Google This is a digital copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project to make the world's books discoverable online. It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject to copyright or whose legal copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. Marks, notations and other marginalia present in the original volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the publisher to a library and finally to you. Usage guidelines Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. We also ask that you: + Make non-commercial use of the files We designed Google Book Search for use by individual personal, non-commercial purposes. and we request that you use these files for + Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google”s system: If you are conducting research on machine translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the use of public domain materials for these purposes and may be able to help. + Maintain attribution The Google “watermark” you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. + Keep it legal Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legal. Do not assume that just because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other countries. Whether a book is still in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner anywhere in the world. Copyright infringement liability can be quite severe. About Google Book Search Google’s mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers discover the world”s books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web atlhttp://books.google. com] Google Informazioni su questo libro Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google nell’ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. Ha sopravvissuto abbastanza per non essere più protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è un libro che non è mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio percorso dal libro, dall’editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. Linee guide per l’utilizzo Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l’utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa l’imposizione di restrizioni sull’invio di query automatizzate. Inoltre ti chiediamo di: + Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per l’uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. + Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l’uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. + Conservala filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. + Fanne un uso legale Indipendentemente dall’utilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di farne un uso legale. Non dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. Informazioni su Google Ricerca Libri La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web nell’intero testo di questo libro dalntt p://books.qoogle. con] pgizssty Google PROPERTY OF U Cl, ‘n of | Sha pgizssty Google DIZIONARIO GuReGraTIco TIstco sreRzao DELLA TOSCANA ——— Google DIZIONARIO GEOGRAFICO FISICO STORICO DELLA TOSCANA conrazata La pascunone DI TUTTI I LUOGHI DEL GRANDUCATO DUCATO DI LUCCA GARFAGNANA E LUNIGIANA COMPILATO Da Cmanzele Repetti toc» paro DELLI. = KR ACCADENIA DEI GEORAGOFILI v 2 Di VANS ALTRS sr VOLUME SECONDO Aly FIRENZE PRESSO L'AUTORE E EDITORE cor riDi DI 4. rorant 1835 S7/S Sed - I/3 AVVERTIMENTO La generosa ed obbligante indulgenza dal Pubblico elargita al primo volume di questo Dizionario GzocRaFICO Fisico Srozico mi sprona a manifestare al benevolo Letto- reingenerale, ed in special modo ai cortesi signori Asso ciati i sentimenti della mia eterna riconoscenza, e a rinnuo- vare la solenne protesta di continuare col solito ed anche maggior zelo le mie cure, perchè il resto dell'Opera rendasi sempre meno indegno di sì gentile favore. E gentile infatti debbo dirlo, quando penso che contem- poraneamente alla mia impresa facevansi di ragione pubblica quelle di tanti chiari ingegni toscani in andar raccogliendo doviziosa suppellettile di fatti illustranti la storia fisica, eco- nomica e civile di questa classica provincia italiana. Nè potrei senza taccia d’ingrato nascondere, che di molto conforto mi fu una consimile cooperazione. Inoltre debbo singolari obblighi ai diligenti lavori statistici prepa- rati dal chiar. sig. Gaetano Gasbarri capo dello Stato Civile del Gran-Ducato; agli spogli di documenti degli Archivj pub blici di Siena con tanta solerzia riuniti dal sig. Ettore Roma- gnoli; ed a quanto l’ onorevole sig. dott. Giovanni Battista Magini facea tesoro per quello che concerne il confronto statistico fra le'tre epoche costantemente notate nel mio Dizionario sotto ogni Comunità del Gran-Ducato. Ma così citando questi soli personaggi non intendo ne- gare il tributo della mia riconoscenza a tanti altri, i quali con generosa cortesia mi favorirono molte importanti no- tizie storiche ed economiche non meno del territorio riunito del Gran-Ducato, che dello Stato Lucchese, della Garfa- gnana e della Lunigiana. Rispetto poi al numero de’fascicoli di cadaun volume, se mai oltrepassa quello enunciato nel manifesto, i signori Asso- ciati ne troveranno la ragione e l’apologia nel grazioso animo loro, del pari che nel desiderio del mio a far cosa che fosse meno indegna di essi. Io ho dovuto estendermi più di quello che non avrei voluto per fare, il meglio che da ine si potesse, la descrisione del territorio di ciascheduna comunità, e la storia dei loro capoluoghi ; sia perchè quella e questa rimane- van desiderate ; sia perchè in alcune di esse volevansi rettifi- care molti fatti politici, o svisati o taciuti da scrittori poste- riori all’età in cui tali avvenimenti accaddero, e che furono da me non senza lunga e penosa assiduità svolti dalle perga- mene originali, o dagli spogli degli Archivj, e più che altrove dal doviziosissimo R. Diplomatico di Firenze. Finalmente rinnuovo la preghiera a tutti quelli che amano il suolo natio e le glorie pairie, di volermi prestare il loro favore nella malagevole mia impresa, essendomi cor- tesi di notizie e di correzioni, acciò divenga meno imperfetta quanto feci, e più soddisfacente quanto mi resta a fare. I SEA RE TATE PE TE 3 BS£ se xE2 Alcune Enzsra essensiali non corrette nel Volume I. Errata Corrige nn) Pr col ' Dice. di Siena e Comp. 3 14 che termina a piramide che termina a terrazza z n 2 37 S. Donato ia poggio 2 Sovicille di 9 e di Yojano 1 30 Com.e3migl. 2 45 Coreglia 1 22 Bigliolo 1 47) Vettoriai 2 30 del vese. fiorentino. 1 31 nellamaremma di Messa nella Vidia 2 44 siaggiunga Ta Com. de? Fucine mantiene un me- dico e un chirurgo. pel così. di a 50 seggi Doe altre fiere si praticano sogrinse Ambra, nei giorni 94 di giug. e 17 sett. 1 39 perr. già Gliale par. filiale 1 51 di Fcadinoroe di Fosdinovo e del A. Sardo 1 4a copiziodifrati ospizio di frati Certosini 1 51 atre nante a una navata 116 L’Aptifomo dell'Uscian» — L'Antifosso lungo l'Usciana 1 63 alla cateratta della Gu- all: cateratta del Padule di Fucecobio sciana 2 15 8. Marta 8. Matteo 335 esazione delleIpoteche — esszionedel Registro in Fucecchio; la Co- servazione 3 So CASTELLETTO nm CASTELLETTO w VENDASO MONTE PO' 1 31 valloneello d'4ntena valloncello d'Orsanella 2 18 Comp. di Firenze. Comp. di Pisa. Quadro S. Marta, Pieve Non è più perrocchia, 1 54 a maestr. di San-Casciano asett.-grec. di Muotespertoli 2° 9 siegziunga La parr. di Cispiano ha 6g abit. © 21 CITILLE in Val-d'Elsa CITILLE in Val.di-Greve. 1 42 dopo 13 migl dopo 11 migl. In molte eopie del fascicolo I, vol. II, sono da cerreggere 1 21 Due corsidiversidisequa Tre corsi diversi .......} cioè, il torr: im Toscane si sppellano Else che scende dall’Appennino di Ros- (-rednnintia! ta nel fi. Sieve fra Borgo S. Lorenzo e 1 19 in del Purgatorio -—"XYXIII del Paradiso DIZIONARIO GEOGRAFICO PISETCUO STORICO DELLA TOSCANA Dacu nella Valle superiore del Ser. chio in Garfagnana. Due cs., Dalli di Sopra e Dalli di Sotto,coa una parr. (SS. Ippolito e Cassiano),esistono nel piviere di Piazza, Com. e 2.jn 3 migl. a sett.-maestr. di Sillano, Gier. di Camporgiano, Dioc. di Massa ducale, già di Lani-Sarzana, Due. di Modena. Risiedono entrambi i casali sal fianco merid. dell'Appennino fra l°4lpe di Mommio e l'Alpe Faggiola di Sillano,alla destra del torr. Dalli; il quale dopo es- sersi accoppiate a quello detto Soraggio dà origine al ramo sinistro del 6. Serchio. Fa questo paese signoria di alcuni val- Sendatarj della contessa Matilde. Erano essi cossorti dei march. Malaspii siccome ap- parisce da due istrumenti isione fendi, sotto gli anni 1231 e 1289, (ra quei marchesi e i nobili di Gragnana, di Castel vecchio e di Dalli in Garfagnana. Questi ultimi dinasti, sotto il governo di Castruccio, vensero espulsi dai loro feu- di e dalla Garfagnana; dove però ricom- parvero appena estinto quel capitano, ri- tornando ai loro powessi di Dalli, da pri- (isa che, nel 1369, pe: gli anziani locchesi, Lagi quei nobili cen- Sermata la signoria del castello e roeca di Dalli, com titolo di luogotenenti della Re- pubblica. La quale rocca nel 1396 venne imprevvisamente assalita da una mano di armati condotti da Giovanni da Castiglione, mati istigato dall’Appiani di Pisa. Ricuperata un la rocca poco dupo dai Lucchesi, venne per ordine della Rep. bentosto demolita. La perr. de8S, Ippolito e Cassiano a Delli conta 404 abit., dei quali 335 sono in Delli di Sopra e 169 in Delli di Sotto. DALMAZIO/S.)nelleMasse di Città pres 0 Siena. Contrada che porta i titolo della sua perrocchiale, nella Vicaria di Cassiano delle Masse, Com. Giur. Dice. Comp. e 3 mig]. a maestr. di Siena. È posta la sua chiesa salla strada R romena faori di porta Camullia sopra ua alto piano fra Funtebecci e l'osteria del Ceppo, fra la Valle dell’Arbia, di cui è tributario il torrentello ressa che na sce sotto il fanco australe di 8. Dal- mazio, e la Valle saperiore dell’Elsa, dove si getta il torrente Staggia che riccoglie le acque della Carpella sulla pendice settentr. di S. Dalmazio. Il comunello di $. Dalmazio nei primi secoli della Rep. senese aveva il suo sie daco, abolito prima del 1$00. Questa chiesa, di cui trovansi memorie sino dal 1349,era cappella dipendente dal parroco dUopini, situata in luogo solitario prima Pima che fosse aperta (anno 1759) l'at. tuale strada R. romana, abbandonando l'antica ehe passata per Uopioi e le Ba desse sino a Castiglioncello, dove si univa alla strada moderna postale. La soppressa badia a Quarto de'monaci- Cistercensi, sino dal 1773 alienata ai par Nicolari, è compresa nella cura di 8. Dah. La per. di $. Dalmazio conta do abiti 2 DANC DALMAZIO (S.) in Val-di-Ceciva. — Ved. Casrer S. Darzazio. Pazmazio (S.) nel Val-d'Arno infe- riore. Chiesa che fu a piè del poggio di S. Maria a Monte, nota unicamente nella storia del'a Toscana per un congresso ivi tenuto nell'aprile del 1248 ad oggetto di stabilire una lega fra varie Comunità, centi e altri nobili raccomandati delle città di Pisa, di Lucca, di Volterrae di altre terre della Toscana, DAMA (S. LORENZO a) nel Val-d' Arno casentinese. Cas. e parr. nel piv. Com. e circa 3 migl. a pon. di Chi sentinese. Giur. di Poppi, Dioc. e Comp. di Arezzo. È posto sul fianco scit. dei poggi. che stendonsi dall’Alvernia e da Chusi fra il Corsalone e la Ras.ina, sulla destra della strada provinciale che da Bibbiena per 1” Alvernia guida i Val-Tiberina. La parr. di S. Lorenzo a Dama conta 280 abit. DAME (S. PIETRO a) io Val.Tibe rina. Cas. e parr. della così detta Willa d' Acquaviva nel piviere di S. Marco a Pog- gioni, Com. Giur. Dioc. e circa g migl. a grec. di Cortona, Comp. di Arezzo. Risiede in costa sulla pendice orientale dei poggi che stendonsi frail vallonccllo del Nestore, e quello della Minimella, i qua li formano contrafforte al durso del mont: cortonese, denominato l’A/ca di S. Egi dio. Ebbe il titolo di Dame in 4eguaviva da un rio che percorre un breve canale, detto Valle-Dame, iunanzi di gettarsi nel torr. Minimella, che è uno dei tributarj del famoso Gume di Roma. La parr. di S. Pietroa Dame comprende la villa di Acquaviva e quella di Ransa, che ha un oratorio (SS. Biagio e Gio. Bat- tista) fondato nel principio del secolo XVI, nel quale esisteva un quadro d'piato dal cav. Pietro Berrettini, prima che fosse trasportato nel secolo decorso nel museo Corazzi a Cortona. La pamr. di S. Pietro a Dame conta 311 abit. DAME (VALLE) nei Monti cortonesi. — Ped. Dane (S. Prerso a). DANCIANO in Val.di-Pierle. Castel luccio nella cura della pieve di S. Donni- no, la cui antica chiesa è situata a piè del poggio omonimo. Danciano costituiva DECC uno dei Terzi della soppressa Com. di Val-di-Pierle. — ed. Donmsno (S.) in Val-di-Piorle, PALBIA o DABBIA in Val-di-Magra. Vico compreso nella cura della pieve dei SS. Ippolito e Cassiano, nella Com. Giur. « a migl. circa a scir. di Bagnone, Dioc. di Pontremoli, già di Luni-Sarzana Con.p. di Pisa. Fu una delle ville dei marchesi Mala spin« di Bagnone, nel 1491 incorporata con quest*altimo castello alla Rep, Loren lina. — Wed. Bacnone. Non è da dire, se a questo piuttosto che ad eltro luogo della Lunigiana riferire volesse il vico Abbia rammentato nella fondazione della badia dell’Aulla fatta nel- 1°884, allorchè dal march. Adalberto di Toscana furono assegnati beni posti in quella sua villa di Lunigiana; comecchè il nome di Dabbia jù verosimiglian- za che quello della villa di Arlia sopra Fivizzano già da noi a fal uopo segnalata. — Ved. Auus. DEBEDUSE, a DOBEDUSE iu Val-di- Vara. Vico di poche case nella parr. di S. Giovanni di Borséda, Com. Giur. e circa migl. 1 4 a maestr. di Calice, Dioc. di Pontreme'i, già di Luvi-Sarzana, Comp. di Pisa. —, Wed. Borszoa.. DEBICÒ È situato in valle alla destra del 6. Ao- saro. e la sua parrocchia conta una popo- lazione di 106 abitanti. DECCIANO, o DICCIANO (Decia- num) in Vai-Tiberina. Due borgate (Dec- ciano e TiG) nella stessa parr. di S. Ma- ria, già Badia a Decciano, tel piv., Com. e circa 2 migl. a pon. ‘aprese, Giur. della Picve S. Stefano, cro, già Città di Castc'lo, Comp. di 4- rezzo. Sono due borgate situate alla sinistra della fumana Singerna: Tifi più in alto è a pon., Dicciano più in basso è a lib. del cast. di Caprese. Furono entrambi casali posseduti si dal secolo XI dai conti di Montauto e di Galbino, poichè nel 1081 era abate del mon. di Dicciano uno di quei patroni (Pietro di Ranieri di Galbino), a favore DECI del quale duc suoi fratelli rinunziaro- no i loro diritti di giuspadronato, tanto su quella, quanto sopra altre chiese dei di- stretti di Caprese e di Anghiari. — Ved. Babia a Dacciaso e Tiri. La perr. di S. Maria s Dicciano e Tif conta 179 abit. DECCIO nella Valle del Serchio. Vico con parro (S. Frediano) nella contrada e piviere di Branooli, delto perciò Yrancoli Deccso, Com. Giur. Dioe. e Duc. di Luo- «a, dalla qual città Decio è 9 migl a sett La soa chicsa è situata alla sinistra del Serchio, fra il poote a Moriano e quello di Diecimo, lungo la strada maestra che gui- da ai Bagni di Lucca c io Garfagnana. — Ved. Baascori. La parr. di S. Frediano a Decio conta 191 abit DECCIO = CERRETÒLI in Garfagoa- ma nella Valle superiore del Serchio. Due borgate che danno il nome alla parr. di S. Andrea a Cerretoli, nel piviere e circa 3 migl. a lib. della Pieve-Fosciana, Com. Giur. e un migl. a pon. di Casteluuoro, Diec, di Massa ducale, giù di Lucca, Duc. di Modena. Le ville di Deccio e Cerretoli sono sì- tuate in collina alla destra del 6. Serchio fra Castelnuovo, Rootaso, Colli e Anti. sciana. La parr. di Sì Andrea a Cerretoli coo- ta 236 abit. DECIMO (S. CASCIANO 4) in Val-di- Grete. — Ned. Sun-Casciazo ia Valdi Greve. DECIMO (S. CECILIA a)(4d Decimum milliare) ia Val-di-Grevc. Cas. coo anti ca pieve matrice della vicina Terra di Sao- Cascisso a Derimo, da cui è un terzo di d'ippremo alla prima posta da Firenze, che è 8 migl. toscane al suo ostro, pari a 10 migl. romane di otto stadj per miglio. Se è vero pertanto, che il nome di De- cimo conservato a questa località sia deri» vato dalla decima pietra migliare, a parti- re da Firenze, non ne consegue altresì,che per di là passasse un'antica via militare, o consolare. DECI 5 Sal qual proposito parve al Borgbini da avvertire, che fra i molti e veri se- gni del proprio e primo sito della cit- tà di Firenze non fosse da dispregiare questo di cotai nomi delle miglia, che io- torno intorno la cingono; perchè emi ci accennano col dito e ci misurano il luogo appunto, dove ella era; avvegoachè non s000 questi i modi di chiamar le miglia, nè i nomi de'tempi bassi de’Longobardi, ma del proprio secolo romano. Se è vero taltociò, convicne altresì am- meltere per vero,che tali nomi di Quarto, Quinto, Sesto, Settimo, Ottavo, Deci- mo, ci richiamino alla costruzione delle vie vicinali o municipali aperte in vario direzioni nel distretto de'respettivi muoi- cipj sotto il romano impero, dopo però che quest’ullimo variò con le leggi i costumici nomi antichi; quando ciuè ogni capitale di provincia e ogni potente cittè, aprendo muove strade, o restaurando le vecchi; trodussc l'uso di segnare la numerazione delle miglia a cominciare dal capoluogo di quel distretto, e non già dal migliare au- reo di Roma, siccome per il tempo tre- passato erasi praticato per le grandi strade romane, Appia, Flaminia, Aurelia nuova @ vecchio, Emilia, Cussia, ec. Quindi gno in favore della badia di Nonantola, si direbbe, che la corte di Decimo e la pic- ve di S, Cecilia ivi rammeatate, fossero state donate da quel conquistatore del re- quo ai monaci Nunaoto- lani. on All'art. Cmaxri (S. Manta Novazta in) sì accennò un istrumento fatto nel del 1043, nel quale è rammentata la pie- ve di S. Cccilia a Decimo, e la corte di S. Pietro a Decimo, oggi detto S. Pietro di Sopra. La qual chiesa con sua corte apparteneva al conte Landolfo figlio del conte Gottizio dci nobili di Monti di nel Chiaoti, nel tempo stesso che i ve scovi di Firenze tenevano signoria nel ca- 4 DE CI stelle di Decimo e in altre ville e casali dello stesso piviere. Ipfatti nel secolo X Lottario III imp. e poco dopo Ottone III, per favorire i prela» ti Gorentini, escatarono i popoli del pi- Viere di Decimo dall'imposizione dell’4/- bergaria dovuta ai re d'Italia, o ai loro vicarj nel tempo che essi percorrevano la Toscana. La quale esenzione venne con- fermata ai vescovi di Firenze dai march Corrado e Federigo, mentre rappresenta- vano il sovrano nella Toscana (anno 1120 € 1127). I diritti dei vescovi sopra Decimo si - stesero sino a quello di nominarvi un giu- sdicente con titolo di rettore o di potestà, aociò giudicasse nelle cause civili con ap- pello inti al potestà di Firenze; dal cui governo quei terrazzarii dipendevano per il politico e per il criminale, nella stessa guisa che allora praticavasi per gli abitanti del Bonco S. Loazuzo, di Casrm:- Fionssrizo,ec. dove pure i suddetti vescori tenevano i loro rettori. Infatti sap- piamo che il vescovo Ardingo Il, quando determinò di dare ai suoi popoli di Deci- mo muovi siatuti civili, essi vennero ap- provati dal Comune di Firenze col consi- glio del potestà, non tanto, credo io col Borgbini, perchè, dovendo ricercare alcu- na fata l'esecuzione del braccio secolare, ci volesse questa cerimonia e consentimen- to, quanto per aver anche la Signoria di Firenze sua generale superiorità e propria ragione in que'luoghi, onde fusse necessa. rio, come in cosa di comune partecipazio- ne, formare alcuna maniera di governo, ove aveme ciaschedunorispettiramente par- te e soddisfazione. (Boncmni, Dei vesc. Firenze.) La pieve di S. Cecilia a Decimo, nel principio del secolo XV ta e danneggiata dai suoi parrochi,ia gui che il pont. Eugenio IV, con bolla data in Firenze il primo nov. 1460, l’ammensò coi suoi beni al convento dei canonici A- gostiniani di S. Donato a Scopeto presso le mura di Firenze. Tale unione però fu sciolta dal poot. Calisto INI con bolla spe- dita li 26 ottobre del 1655 all’arcivescoro di Firenze S. Antonino, mercè cui furono lasciati ai camonici Scopetini i beni po «o innanzi donati alla pieve a Decimo da Attonia di Pierozzo Stroezi,vedova di Mi- Detole; 15. Corella. La Comunità di Dicomano mantiene un maestro di scuola e un medico-chirurgo. Risiede nel capoluogo un potestà di tera clase dipendente per le cause cri- di polizia dal vicario R. del Pontassieve. Non è, ch'io sappia, conosciuta l'epoca precisa dell'erezione di questa potesteria ; ma se io non tecni d’ingancarmi crede rei, che non dovesse risalire più innanzi dell'anno 1500; mentre sino al 31 ottobre 1485 trovo un istramento che rammenta la potesteria di Belforte nelle parti del Mugello, la quale più non csistera nel 1505, giacchè ai 18 giugno di detto aono trovasi nominato il popolo di $. Croce al Santo Nuovo e la potesteria di Dicomaao, cni eno popolo appartenera. (Asca. Dirt. Fion. Carte di S. Domenico di Fiesole.) L’ufizio di esazione del Registro trovasi al Ponte a Sieve ; la soa cancelleria como- nitativa al Borgo S. Lorenzo, la conserva zione delle Ipoteche e la Ruota in Fi: remo 10 DICO DICO QUADRO della popolazione della Corsunità di Dicowaso a tre epoche diverse. nr Nome dei luoghi. | Titolo delle chiese. i Dive. cui Ana0 apparten 1833. —_—_—r__—_a_—_—€—<"—"°’° i” Agnano S. Maria, Prioria Fiesole of 15] 18) Casa-Romana $. Lucia, idem ty gu 157 Corella S. Martino, Pieve 651 | 376 6 Detole (S.) S. Gio. Battista, Cura 98 | 160] 852 Dicowazo 8. Maria, Pieve i 544 | 529] 857 Frascole 8. Jacspo, Pieve 230 | 3606f 616 Orticaja e Riconi, cssia| SS. Jacopo e Andrea, Samprognano Prioria 1793 | ig | 138 Tizzano S. Andrea, Cura 59 69 | 142 Vico-Lagna $. Stefano, idem Firenze | ‘4 | 129 | 289 Vico-Rati S. Andrea, Prioria Ficsole 73] 80] 195 { 2133 | 2105 Frazione di popolazioni p-ovenienti da altre Comunità. ome dei luoghi. ? Titolo delle chiese. | Com. delle quali derivano. re |[.—_———6 °—-—_—_—_yY__—“‘2 Londa SS. Concerione Londa 3a Petrojo per l’anpeso di Cornia 8. Stefano idem 179 ‘ DICOMANO fiume, (Decumanus fl.) altrimenti detto di S. Goveszo. Fiumana tributaria del fi. Sieve. Essa narce sul dor- so sett. della Falteroni, a circa 2000 br. liversi si raccolgono in due fossi 1 il Boccina e il Castagno. Riu. Dili in un qolo alveo acquistano il nome di Torare. dbitanti N° | 4202. £. Godenzo dal sottostante castello omoni- 220, alle falde orientali del di cui poggio passa la Gumana per giungere sulla stra» da R. di Romagna al borghetto e albergo che porta il nome del Ponticino. foco appresso la stesa fumana accoglie dal lato di sett. il borro di Petrognono, e tre mi. più sotto il torr. Core./a, quindi pas- sotto il ponte davanti a Tizzano, e poscia sotto quello di Agnano prima di attravere sare it borgo di Dicomano, duve trova l uîtimo ponte uo quarto di miglio innanzi di sboccare in Sieve. La sua confluenza, stando alla livellazione larometrica fatta DIEV mel 1815 dal cav. Giovanni Bailloa, cor- rispooderebbe a br. 266 4 sopra il livello del mare Mediterranco ; vale a dire, che dalla sorgente al suo sbocco in Sicre il Dicomano ha una pendenza di circa 133 di lo Gellar le smotte pi sui fianchi di quel vallone, una delle quali mel 15 maggio 1335 fa descritta da Gio- vaoai Villani, (Cronic. lib. XI. c. 26.) e l'altima ai tempi nostri. Tali avvallamen- ti pertanto portarono tale c tante quantità di terra argillo-cretacea, e di uu tal colore rubiginoso, che per molti giorni restarono tinte le acque della Sieve e dell’Arno sino al mare. I Gume Dicumano è rammentato in un diploma del 26 f-bb. 1191 a favore delle monache di S. Ellero in Alfiano sotto Vallombrosa, alle quali recluse l'imp. Ar- rigo VI, ad imitazione di Federigo I di lui padre, confermò fra le altre cose le pomesioni che avevano intorno ai Gumi Moscia e Decumano. (Lam. Mon. Ecch Flor.) Dicomano nel Val-d'Arno pisano. Lo. calità che fa nei contorni di Cascina, rammentata in una membrana del 19 maggio 933 relativa alla collazione della pieve dò Cascina, coa cui si amegna al be- nefiziato, (ragli altri beni di suolo, "n pes- zo di terra, quae tenet unum cuput in Decumano. (Munsr. Ant. M. devi.} DIECINMO nella Valle del Serchio — Ped. Deeso nella Valle del Serchio, DIE VOLE in Val.d'Arbis. Villa signo- rile nella cara di Vagliagli, Com. Giur. e circa 7 migl. a maestre. di Castelauoro della Berardenga, Dinc.a Comp. di Siena. Questa bella casa di campagna con an- nesta fattoria della nobile famiglia dePMalsvolti risiede sopra un poggio alla destra del 6. Arbia dirimpetto al csstellare di Vagliagli e sulla strada comunitativa che ds Radda per S. Fedele a Paterno freida a S. Giusto alle Monache e a Siena. Non è da asserire, se appartenine alla stesa prosapia de'Malevolti, evrero alla stirpe de'Ricassli, o a quella de'Cerreta ni, quel Ciampolo che nel 22 giagso 1298, stando a Dicvole, assegnò questo suo po- dere si frati Domenicani di Siena, dopo molcsimo, cambiato il 500 nome ia fr. Do- DOCC it menico. (Anca. Duc. Fior. Carte di Val- lombrosa.) DIMEZZANO, cia’ MEZZANO nel Val d'Arno superiore. Villa nel popolo di Lucolena, Com. Giur. e circa 6 migl. a lib. di Figline, Dioc. di Fiesole, Comp, di Firenze. Trovasi sopra le sorgenti del torr. Cg- sto, presso la cresta dei monti che separa- no la Valle superiore dell’Arno da quelle di Greve e di Pesa Probabilmente a questa villa di Dimer- sano riferisce il luozo o casale di Mezza- ma del piviere di S. Pietro a Cintoja, di cui si trova fatta menzione in una mem. brana degli 8 ottobre 1069, appartcnata alla badia di AMoote-Scalari. DOBBIANA in Valdi-Magra, Cas. con parr. (S. Gio. Battista) nella Com. e a migl. circa a sett. di Caprio, Giur. e Dioc. di Pontremoli, Comp. di Pisa. È situato ia poggio sulla ripa sinistra del torr. Ondola,e comprende pel suo di- stretto varie al sotto i nomignoli © Terasco, che tulte insieme costituiscono con il luogo di Dobbiana una popolazione di 220 abit. DOCCIA nel ValtArno fiorentino. Tre luoghi presso la capitale della Tosca- na portano lo stesso nome di Doccia; la Doccis che di il titolo alla pieve di SL Andrea, fra Monte Loro e Munte di Croce, 8 migl. a grec. di Firenze; la Doccia nel la deliziosa collina di Fiesole, da cui prendeva il titolo il soppresso convento di £. Michele a Doccia dei Francescani, ri dotto attualmente ad uso di villa; e ta acquidotto) trassero natural. mente origine da qualche stillicidio nato- rale,oda un artiGiciale acquidoccio, su cui scorrevano incanalate acque perenai, le quali fluivcono da quelle DOCCIA versi FIESOLE. Gier. Dioc. e circa wa migl, a scin di Fiesole, Comp. di Firenze. Risiede in costa presso le scatarizini del torrentello Africo sopra la strada di Maja no, di dove si vagheggiano i deliziosi colli DOCC popolatiesinza valle di Firenze, la cui città è 3 migl. a lib. di Doccia. Fa in origine una casa privala con podere e busco annesso che Niccolò di Robirto Davanzati comprò nel 1611 da Zanobi di Salri Beniutendì, e che tre an- ni dopo assegoò a un penitente romito di quell'età, fr. Francesco detto da Scarlino, sebbene nato a Firenze, e vriundo di Li. mari in Val-d’Elsa. Il quale fr. Francesco per mezzo di elemosine ivi fabbricò uo piccolo eremo con cappella sotto il titolo di S. Michele, dove raccolse alcuni suoi compagni romiti Terziarj Francescani, i quali confermarono il padronato del luogo alla famiglia Davanzai Nello scorrere degli anni una porzione di quei Terziarj passò in altro conventino fuori di porta la Crucr, e soli quattro di essi restarono alla Ducc:a. Ma essendo sta- to ucciso nel 1483 fr. Ciardo da un suo compagno che era ministro ia quel luogo, il convento di Doccia fu offerto dalla fa- miglia Davanzati ai PP. Minori Osser- vanti, che vi entrarono in possesso nel 1486, dopo avere ottenuta l'approvazione e un breve dal pont. Innocenzo VIII. Tanto il convento quanto la chiesa di Doccia furono restaurati e abbelliti nella fine del secolo XVI coa il disegno lasciato, al dir di alcuni, dal divine Buomarruti sotto la direzione di Sapti di Tito ; del tuttora esiste all’altar maggiore, rappre- sentante la crocifissione. Fu questo convento soppresso nel 1808, e alienato nel 1819 a posideute privato, che nel convertirlo ad uso di casa di cam pagna procarò di conservere al fabbricato |” antica forma, tanto nel materiale, quaoto nei suvi annessi. Cosicchè quell’edifizio fa sem- pre da lungi bella comparsa coa la lunga nell'orto e nel bosco veramente romantico di cipressi, spartito con comodi viali,e ciuto da tutte le parti di mura. Lo stemma dei Davanzati esiste tuttora nella facciata e nel piccolo chiostro. Un’ arme di marmo sopra un'arca trovavasi nella cappella gentilizia di quella famiglia I sepolero dl celebre giureconsulto, e vomo di stato cav. Giuliano Davanzati, frrlio del fondatore del convento di Doc- ni che meotata coll’iuvestire i monaci DOocc Poco al di sotto di Doccia risiede l'antica chiesina di S. Maurizio, riedificata dai fondamenti nel 1520 da Francesco Mine:- betti arcivescoro di Sassari, quando vi fece costruire due case di campagoa, in una delle quali abitò S. Luigi, allorchè, nel 1577, Pier Francesco del Turco con- dusse l’Angelico Gonzaga a Firenze. In seguito con le entrate di quest'ora torio si formò la prebenda di un canonica to ab ezera ercito nella cattedrale di Fiesole, di padrunato della famiglia Mi nerbetti. DOCCIA (S. ANDREA a) nel Vald* Arno fiur. all’oriente della capitale. Pieve antica e cas. nella Com. Giur. e circa 4 migl. a sctt.-maestr. del Pontassieve, Dioc. e Comp. di Firense. ° Risiede sul Ganco merid. del Monte di Croce alla destra di un canale omonimo tributario del torr. Sieci. Questa chiesa era di padronato dei ve- scovi fiorentini sino da quando il vesc. Iidebrando, nel 1018, fra gli altri doni che fece al mon. di S. Miniato al Moete, furvi quello del cast. di Moutalto preso Galiga colla chiesa de'SS. Bartolommeo e Miviato del piviere di S. Andrea a Doccia La qual donazione pel 1024 non solo fu confermata dall’imp. Arrigo VI, e dai ve- scuvi Lamberto e Azzo successori d’Ilde- brando, ma venne da questi ui niato anche del giuspadronato della pieve di Doccia, siccome apparisce da una bolla del pont. Lucio II, data nel 118$. Ciò nonostante mon sembra che i prelati flor. ribunriaserro ai luro diritti sopra i popo» li e fedeli dcHa pieve di Doccia, siccome lo danno a vedere le prestazioni di vas sallaggio che, pel 19 maggio 1293, gli uo- mini della pi di Doccia fecero davanti al sindaco di Andrea vi di Firenze; € siccome ne fa prova il diritto di li. bera collazione che la mensa arcivescovi. le di Firenze riprese e conserva tutto- ra sopra questa chiesa plebana e altre di lei suffriganoe. Erano anticemente sue filiali, ol superstiti, le segaenti 5 parrocei presse; 1° _S. Maria e S. And voli; 2. SS. Bartolommeo e Mii Monsalto; 3. S. Stefano a Pitella SS Michele e Pietro a Strada; 5. SS. Miniato e Romolo a Monte di Croce. DOCC l'annesso di Pitella; 2. S. Lorenzo a Ge- liga com gli aonessi di S. Margherita d' dceraja, giù del piviere d’Acone, e quello di S. Bartolommeo a Montalto ; 3. la prio» ria di S. Maria al Fornello; 4 S. Marti- no a Sieci. La perr. della pieve di S. Andrea a Doccia novera 563 abit. DOCCIA (FABBRICA vers PORCEL- LANE a) nel Val.d’Arno fioreotino, Gran- diosa manifsttora dal march. Ginori stabi lita in prossimità della sua villa di Doccia mel popolo di 5, Romolo a Colonnata, Com. Giur. e appena mezzo migl. a grec. del burgo di Sesto, Dice. e Comp. di Fi- renar, da cui è 6 migl. a maestro. La Toscana che ba credito di emere stata una delle prime nazioni a fabbrica- re e dipingere vagbe e nobili stoviglie, mote sotto il vorabulo di Vasi Etruschi; la Toscana che forni alle belle arti, mercè due orafi e scultori Gurentini (Luca della Robbie, e Benvenuto Cellini) le prime opere di terra invetriata, ei primi smalti Gisati sulle piastre di oro ; la Toscana vide sache, per le core di un illustre fiorenti» so, stabilire preso la capitale la prima manifattera di porcrllane che sia sorta ed prosperato in Italia. Comecchè questo delicato e ricco ge- pere di stoviglie fosse usato nella China e nel Giappope 2000 anni innanzi l'Era volgare; fu solamente pella prima decsde del secolo XVIII che, a forza di prove fat- te dal chimico Tirschenkausen alla nuo va fabbrica di Meissen presso Dresda, si po- %2 ottenere, nel 1710, la prima pasta di mae vera porcellana, i al fo (918) peo fe gitivo di Meinen comunicò i procemi di quella masifsttura a uno consimile fabbri. ca, che allora si ereme in Vienna, e che fe de madre di altre molte dell'Alemagna, e fore anche di questa Borentina di Doc- Lord Erano già dee seni, dacchè il marchese rnatere Carlo Gineri, meditando di stabi- Hire alla sua villa di Doccia una manifatte- ra di porcellane all'eso di quelle di Sasso= nia, aveva fatto eseguire diverse prove per riuscire mel eno scopo, quando egli DOCC 43 1737 fa inviato a Vicnna a complimenta. re l’imperatore Francesco I. Fu in tale oc- cssione che il march. prenominato fissò al suo stipendio due artisti tedeschi; ono dei quali (Carto Wandelein) perito nella chimica, e forse a portata di qualche se- greto attioto nella fabbrica di Vienna per stabilire e dirigere a Doccia la manifattura delle porcellane : 0 l’altro,semplicista,’ Ala- rico Prugger) per creare e mantenere un orto o giarilino botanico nella stessa villa Ginori di Doccia. Dopo molte dispendiose ricerche e pro. cessi tentati, la manifattora del Ginori nel 1740 cominciò a porre in commercio i suoi prodotti. I quali consistevano in porcellane a pasta dara, @ coperta A feldipatica e terrosa; le q: a pasta e coperta duru,assai pi te delle porcellane tenere, 0 d’intonsco wvitreo, avevano subito pella fornace en ca- lore corrispondente, se mon superiore, a 139 gradi del pirometro di Wedgwood. In totti i paesi, nei quali furono intro- dotte e stabi! ili manifatture eve, © non ebbero lunga durata, o noo si so- stennero senza il patrocinio e munificenta dei respettivi sovrani, che le'eremero e le fecero lavorare per conto propio. All'incontro la manifattura di porcella- ne di Ducciasi sostenne costantemente dal- la stessa nobile famiglia che la fondò, e che sino dai primordj ottenne dal governo la privativa di emer l'unica in questo genere, senza però escludere la concorrenza delle porcellane e di altre stoviglie provenienti dall'estero. Mancato si viventi pel 1957 il marche- se Carlo Ginori, il di lui figlio e soccemo. re,senator Lorenzo, ingrandi gli edifizj e le officior, aumentò i comudi e le macchine relative al lavacro, al miscaglioe prepera» zione delle terre e delle paste, e diede al fabbricato la forma esteriore che oggi re conserta. Seguitanio egli i metodi e i processi medesimi di fabbricazione lascia ti dal padre, e impiegando materiali ora toscani, ora esteri, fece costraire statue, qui e altri oggetti di porcellsca dura, delle più grandi dimensioni ; e pervenne a “al consumo interno del Grandoce- ione allora noa inceppata dei limitro6 Stati italiani. Sino all'anno 1805 la manifattara di mel Doccia si era unicamente servita della DOCC porcellane. Nel 1806 fu costruito un forno cilin- drino verticale, cume quelli che erano già stabiliti io Francia nella R. fabbrica delle porcellane di Sèvres, e poscia introdotti in Taghilterra in quella di majoliche da w tal'epoca la manifattora di Doc. cia igiorà roche mella AGcentezza della sca coperta, nella vivacità e ricchezza dei suoi colori: in guisa che si trovò essa ben ire contemporanea» più numerosa della popolazione. Rei 1819 l'attuale march. Leopoldo renze. Carlo Ginori immagi costruì un forno circolare a quattro pi: @ lusse 200 l'economia del combustibile efetti assai vantaggiosi. Questa fornace alta braccia 37 richiamò l’attenzione e la lode delle per sone dell'arte e de'scienziati, fra i quali il celebre naturalista Al. Brongnart, che ne pobblicò 13 descrizione e la figora nel pesa Dizionario Universale Tecnolo- ico compilato in Francia da una società di dott, è quiudi tradotto a Venezia. Lo stesso march. L. C. Ginori aumentò il fabbricato, costruì una vasta sala do- ve riuni una momerosa collezione di scelti model € rese sempre la parte pittorica con le altre branche nu- merose d’industria che concorrono al buoa soccesso di si complicata fabbricazione. Etiste nella manifattora un’accademia di musica e una scuola elementare per comodo e sollievo dei lavoranti stessi. Potrebbe in questo momento, altesi i grandi aumenti operati nelle officine, e- atendersi la fabbricazione di Doccia in guisa da supplire al consumo di buona parte d’ Italia, se i numervsi Stati nei qualiè divi sa mon avessero adottato ua sistema d'iso- lamento pernicioso per tutti gli abitatori della penisola con dazj gravosi e proibizio- pi che impediscono la circolazione medi. terranea dei prodotti nazionali a vantaggio degli esteri. Se all'Italia sarà concesso (com'è spera bile) di ottenere ad esempio della Ger mania un sistema doganale proprio dei dei soci bisogni economico-indosiriali, anche DOCC la manifattura di Doccia potrà progredire, € acquistare maggiore estensione ne’tuoi rapporii commerciali; meutre l'attivo © igenza nè spesa per accrescere pregio € conservare alla patria e alla sua famig in stato florido questo genere d’industria, che alimenta circa 200 individui domi- ciliati presso Doccia, e che fa ornamen- to alla Toscana e decoro all’illustre prosa- pia che lo creò e lo possiede. DOCCIA (VILLA GINORI m) nel Val.d'Arno fiorentino. Villa sigaorile con estesa teuuta presso la fabbrica delle por- cellane, nella parr. di S. Romolo a Colon- vata, Com. Giur. e mezzo migl. a grec. del del Borgo di Sesto Dioe. e Comp. di Fi- Questo palazzo di campagna assai bene spartito e per comoda abitazione signorile modestamente ornato, non offre cina degna d'omervazione, eccetto un fresco della cap- pella fatto dal cel. pittore Sabatelli. Collocata in una favorevoli alle falde del monte Morello, e circa 220 br. sopra il livello del mare Mediterraneo, questa villa nta ana estesa visuale sopra la deliziosa valle dell'Arno Gorenti- no, e la città soa regina. La villa di Doccia però è molto rag- guarderole, se si contempla relativamente ai soci annessi. Il march. Lenpoldo Carlo Ginori attual proprietario, negli sni 1816,e 1819 di carestia deplorabile, per dar sostentamento alla numerosa desolata vicina popolazione, fece recingere da muro per il giro di 5500 braccia uo vastospazio di terreno scosceso e sauioso, che ridusse con grave dispenlio a delizioso parco. Kiuni, e condusse dal vi- cino Munte-Acuto e dalla valle del Rimag. gio multe sorgenti d'acque per adornarlo, mediante acquedotti, ostia doccie murate per il cammino di gfoo br. La strade che danno accesso alla mani- fattura, alla villa, agli edifizi idraulici e al parco sino alla sommità del monte, là dove trovai il sito romantico e solitario di Carmiznancllo, sono state costruite dallo stesso march. Ginori. Esse presentano uno sviluppo di br. 18000, delle q Sotto la villa di Duccia, nel 1833 è stato fabbricato wa frantojo, 0 mulino da oliv; DOFA costruzione tra le più estese e perfette di simil genere che esistono in Toscana. Esso è corredato di varti annessi per distende-e Je olive: in guis. che nel gennajo 1834 potè produrre iu coscervato barili 30 di oliv per ogni giorno (di ore 24). I cor'orni della villa di Doccia merita privato,e di godere la veduta della capitale, di tutta la sua valle e delle colune deliziose chela circondano. Domandando il permet- to può ottenersi l’accesso nel parco, e per- correre il monte ser.:a incomodo, a caval. loo ia vettura leggera. DOFANA in Val-d’Arbia (Duo Fana). Doe chiese che ebbero origine da due an- tichi oratori, uno dei quali fu eretto in ch. parr., e 1 altro in santuario a memoria dell apostolo di Siena S. Ansano, che iri cose le p.Ima del martirio, nel piviere di Pa- cina, Com. Giur. e 5 migl. a lib. di Ca- stelonoro della Berardenga, Dioc. di Arct- zo, Comp. di Siena. ‘Trovansi entrambe le chiese di Dofana nella pianura, o campi Ji Biontaperto, fra la ripe destra del torr. Malena e la sipistra de 6. Aria, anterzo di miglio distanti fra loro, scbbene il santuario di S. Ansa- no sia più prossimo alla confluenza del dis lena, € appena £ migl. a lev. della città di Siena. Detta cappella di S. Ansano, dove ripo- teva il corpo di questo martire dell: fede, si trova fatta menzione sino dal secolo VII. Emendochè per attestato di un vecchio tacerdote, stato rettore della medesima dal 965 alPanno 715, si seppe che quell’ora- forio compreso nel niviere di Pacina sotto ls diocesi Aretinà era di giuspadronato del loagobardo senese Willerat, dal quale fa restaurato dai focdamenti all’epoca in cui egli vi fece consacrare due vue n maggiore de'quali era il corpo di S. An- sano, mecatre l'altro fa dedicato a $. Maria, 15. Pietro ea S. Giuliano. Nel 750 Gua. tperto h. castaldo di Siena vi fece erigere un euoro altare, che fu dedicato dal ve. scovo di Siena senza l'annuenza del dio- crmamo aretino. Ciò bastò a rinnovare | autica lite sulla giurisdizione. vescovile dei due prelati, lite che fa portata daventi al pont. Stefano 11; il quale nel 20 maggio dell'anno 752 emise sentenza a favore del tescoro di Arezzo. DOFA 15 A conferma di ciò fu publiicato ua placito, nel 4 marzo del 783, da Carlo Ms- gno, il quale confermò la chiesa, ossia mo- nastero di S. An.auo alla giurisdizione ecclesiastica II titolo di monastero che soleva appli» l'età de'Longobardi per denotare una piccola ch., 0 semplice oraturio, piutto- stoche un convento di cenobiti, ba fatto cre dere «d slconi storici essere stato questo di S. Ansano in origine una badiola di Benedettini, comecchè niun documento superstite possa farne prova, L'antica chiesa, dove fu martirizzato il », fu riedificata nel 1509 da:1- compagnia secolare di S, Ansano della città a, dopo che quel Comune gliene cedè il padronato. Essa è di figura ottagona, rovinosa da ogni lato per i H spacchi prodotti in quelle mura dall’evral lamento del sottostante terreno argilloso, bagnato a pon. dalle scque dell’Arbia, e scalzato a lev. da quelle del torr. Melena. A un quarto di miglio a grec-lev. esi- ite la chiesa priorale coo fonte battesi- male di S. Ansano a Dofana, riedificata a tre navate nel 1529 insieme con la cano- nics, una parte della quale 10 ridotta ad uso di casa di campagna peruna fo miglia che nel se. XVIII l'ecquistò con gli aonessi poderi dall’univeraità della Se. pienza di Siena, alla quale era stato quel l'eoclesiastico benefizio dalla Repubblica senese con l’annuenza pontificia .mmensato. 8. Ansano a Dofana conte 118 abit. DOFANA s MONTAPERTI. Cas. con castellare e ch. parr. ($. Moria) nella Valle dell’Arbia, piviere di Pacina, Com. Giur. è 4 migl.a lib. di Castelnuovo della Berardeogs, Dioc. di Arezzo, Comp. di Siena. Tanto il cas., quanto la chiesa di & Maria a Dofana, sono situati sop1a ls ripa destra del torr. Malena, a contatto del poggio, su cui esisteva il castello di Moo= taperto, e un quarto di migl. a scir.ler, della moderna villa di Montaperti du’si- gnori Brignole di Genova, già de’Gori ne* Braneadori di Siena, La per. di S. Maria a Dofana fu annes- sa alla cura del distrutto cast. di Moota- perto, entrambe sotto l'invocazione di $. Maria. — Wed. Monramzaro. La parr. di S. Maria a Dofans e Monte- perti conta 238 abit. santo apostolo di Si 16 DOGA DOGAJA (Ducaria) = MEZZO-PIANO nella Valle dell'Arno inferiore. Cas. ch’ ebbe nome dalla sus posizione presso la Dogaja, 0 fosso artefatto, per dare scolo alle acque piovane nella pianora sotto- staate al poggio di Sanminiato, fra la posta della Scala e la bocca d'Elsa. Era una delle ville del distretto di Sanmipiato, mellibro del balzel lo che la Rep. fior., nel 1444, impose a tatti i popoli e ville del suo contado. Questo luogo di Dogaja è rammen- tato in una pergamena rogata li 2 febb. 1139 in Sanminiato, e relativa alla vendita fatta da uo ta) Rustico del fa Fe- derigo e da Lamberto del fu Fraolmo ad Oderigo del fu Tignoto, di un pezzo di ter- ra posto nel piano del borgo di S. Genesio, ia Inogo detto Dogafa, pel prezzo di lire 8, soldi 8 e denari 9, moneta pisana. (Ance. Dirt. Fion. Mon. di S. Paolo all Orto di Pisa.) DOGANE e PRONTIERA pazza TO- SCANA. — Innanzi che sedesse sul trono dell'Arno l’Augusta dinastia felicemente regnaote, il sistema doganale del Grandu- cato era cotanto complicato e intralciato da dogane intermedie, che' i Granduchi Medicei mantennero ia vigore sui confini de’preesistenti contadi, distretti e territo- rj dello Stato antico e muovo, che le re- opettive Comuni di Firenze, di Pisa, di Siena, di Pistoja, ec. coi loro state ti par ziali imponevano gabelle e stabilivano ner la Boro esazione tali e tante cautele . così differenti riscontri, che veniva paralizzata l'industria manifatturiera, agricola e com- merciale della Toscana, come quella che *rovavasi esposta a continui inceppamenti, molestie e vessazioni. Volendo pertanto il Gran Legislatore Leorotco I con paterne cure preparare mna vita più felice ai suoi sudditi, e attiva re con una ben intesa libertà di commer «0 l'industria nazionale, con suo Moto- proprio del So agosto 1781 soppresse nel Grandacato di Toscana tatte le dogane Interne, che, sotto i nomi di paseggerie DOGA © di catene, si trovavano sino allora in vis gore nei territorj parziali del pisano, pi- stojese e senese contado, e in varie altre comunità, sostituendo in luczo di quelle una gabella unica per tutto il territorio riunito del Granducato. Coasiderò quel Legislatore per territo rio staccato del Granducato, ed in con seguenza esentato dalle gabelle e dalle antiche catene varie parti della Toscana; fra le quali quelle più lontane della pro- vi di Lunigiana, dei vicariati di Pie- trasanta, di Barga e di Sestino, la potesteria di Sorbano e il territorio di Valdi. Pierle. Coa la legge del 3 settembre 1815, es- cendo i incorporato ai Granducato 1° ex-principato di Piombiao,e l’ex-feudo del Movte S. Maria. restarono abolite le doga- ne limitrofe fra quei due paesi e il Gran- ducato ; e con la notificazione del 23 apri- le 1834 farono incorporati al territorio riunito il vicariato di Sestino e il terri- torio di Val-di-Pierle. Le Dogane di frontiera del Grandaca to sono divise in cinque dipartimenti doga- nali, dipendenti dall’ ammibistratore ge- nerale delle RR. rendite del Granducato. Essi prendono il nome dalle città, alle cui porte si pega la gabella d’introduzio. ne; cioè, Firenze, Livorno, Siena, Pisa e Pistoja. Ognuno di questi 5 dipartimen- ti doganali è preseduto da un direttore,che abbraccia colsuo distretto uua parte deter. minata del territorio unito del Grandu. cato, Tre altri Stati, oltre il Granducale, so- no compresi, oppure s'innoltrano con .le loro dogane nel perimetro della Toscana designata in quest'opera. Sono questi il Ducato di Lucca, il Ducato di Massa e Car. rara, la Garfagnana e la Lunigiana Esten- se, e il Reguo Sardo per la parte della Lu- nigiana che gli spetta: siccome può vedersi qui appresso dai Quadri VI, VII e VIII posti în seguito ai primi cinque relativi ai preaccennati dipartimenti doganali del Granducato; porti 17 N. IL QUADRO delle Docanzdi Fronrizns dipendenti dal Dirartinsnto Docanare di FinENZE. (1) NOME ICOMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | nelle quali, | della di Froatiera. [son compiese| Dogana. e OSSERVAZIONI. $. Andrea Cortona |3. ClassejPer le strade maestre della|Eretta nel 1835. ia Serbello Dipende d.l dogs laccia. drone idem | idem ‘Perla via mazntradi Città|Dipende dal dogan. | di Castello a Castiglion-| di Castiglion « Fiorentino. Fiorentino. Mazzo Arezzo — |r, ClumefNon ha strade surguate. {Con la legge del Capanna delle] Palazzuolo Guardie Tmola a Palazzuolo. idera [Vie maestre che veoi Carglia |Berberino dij idem {Via maestra che viene da, idem dal Magello pende dog Castiglion. | Castiglion Ceniglioncello! Firenzuola | idsm [Via maestra d'Imola; e via di Firenzucla di Castel del Rio. Due Termini | Cortona | idem ÎPer la via Pesciajola che viene dal Borghetto sul| nicre di Osseje. Lago Tresimeno,e per la] via di Castiglion del Le- 6°, che pessa dal Bonci- no (1) Le inaovazioni sulle Digane di Frontiera del Granducato, che avranno darante la stampa di questo Dizionario, saranno riportate al Sorrusmenro 3 a di| Filigare soprin- ramaziune della via Fiam.| tende anche alle minga che dai Tre Pog-| Dogane di Case- gioli, © segnatamente dai| glie, della Fure Sassi Rossi, volge a poa.| e a quella di Pie- gare. |a. Classa Via maestra che viene da Suprintende anche Civitella attraversando il! alle Dogane di 5. rio Canino. Marina, di $. So fia,ti Veldanieto, di Poggio- Vec- chio e di Massi. Monte |3. Classe Strade di S. Secondo, di Dipende dal doga- S. Maria Lacano e Val-di-Pietrina! niere di Monter- che si riuniscono sulla] chi. strada maestra di Gioje! sE lo. Via del Siguretto. . Anghiari | i [Strade marstre che vengo-|Dipende dal doga= nodaCittà di Castello, dal| niere di San-Se- Pistrino e da Citerna. | pelero. idem |Strada maestra che viene da|Dipende dsl doga- Forli nella ValledelRabbi.. Marradi | idem ÎVia Gamberaldi, e via di Grufieto direttamente. | nieredi Popolame. Verghereto | idem |Vieche vengono da S. Aga- Questa dogana di- ta, e della Mama per il) pende dal doga- Ponte alla Para. Biere di Galeata Mercatale | Cortona | idem |Viadelt'Amita,eviadiRe- Fa eretta con la sichio che mettono ia! legge del 33 apri- quella maestra di Merca! Je 1834; e dipen- tale per quest’altima di-| de dal doganicro rettamente. Vis del Gume| d'Ossee. Nicone che viene da sacinaglia pelGraaducato.| Giojetlo pei NOME |COMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | nelle quali | della che conducono e di Frontiera. [son comprese| Dogana. alle Dogane. OSSERVAZIONI. Modigliana | Modigliana |3. ClamelVie maestre che veagonel da Brisighella, da Fogns-| no e da Faenza. Monte-Casa le |San-Sepolcro]| idem [Perla via maestra che vie- ne da Ancona. Monte - Citaro-|Monte S. Ma-| idem [Via di S. Angiolino che|Ladogana di Mon: sia dal territorio dì Città dil se Cicerone di- Sestino | idem MV che viene da Belforte Dipende dal doge per il Mulinsocio diret-| giere di Sestino. tamente. Via che viene] * dal Palazzaccio. Mooterchi |2. Classe|Via rotabile di Città di indoganieredi ton Castello direttamente. Via] cerchi soprioten- di Citerna. Via del Mon-| de anche alle Do te S. Maria. Via di Lip-| ganedi Pantane- piano. to, Rovigliano, ' Monte”. -Citerone Giojello. Cortona | idem suda R. che viene da Pe Il dogeiere di Or rugia. saja. sopriatende anche alle Dogane dei Due Termini, del Passaggio, di S. Andrea e di Mercatale. Parszzvoro | Palazzuolo | idem {Via maestra che viene da Il doganiere di Pa- Ossasa fn Romagna Imola; via di Gruffieto. | lassuolo soprin- tende alla Dogs» na della Capanne delle Guardie. Pantaneta | Mooterchi |3. Clame;Via maestra procedente da: Dipende dal dogan. | Citern di Monterchi.” Petriolo Cortona | idem |Via maestrà che viene da Dipende dal doge- în Val-Tiberina] Città di Castello lungo] niere di Cesti il Game Minimello. | glion- Fiorenti- no Passaggio idem idem Strada maestra che viene da Dipende dal doga- fn Valdi-Pierl Valdi-Pierle. Via delCoo- piere d'Ossaja. cio che vien da Perugia. Piancaldoli | Firenzoola | idem |Via maestra d’Imola. Viajl dogan. di Pion dello Spedaletto. caldoli soprintes- de alla Degsoa fi Costiglioncello sul fi Santerno. Pietramala | Firenzuola |3. Clase|Per la sola via Fiamminga. Dipende dal dogan. Peo | 8.2: de Perla via che viene da Ser. sE pria Poggio-Veo- | 8. Piero | i er la via che vi - Dipende dell doge chio in Bagno sina lungo il Savio. mere di Galeata. Pororaro ‘3. Claase|Per le vie di 8, Adriano e'1l doganiere di Po. di Campora. Via che dall polano sopriotea- molino vaal ponte di Ma-| de anche alla Do- rgn:n:, ed ll tronco dil gana di Marradi. strada prov. dal pente di Marecchia] scio per il & Marecchia] soprintende anche alla Dogana delle Bolse. Bovigliano Monte |3. Clase/Perla strada di Città dilDipende dal dogan. i Castello, di Monterchi. $. Sepoccno | S. Sepolcro | idem {Per la strada maestra che!Soprintende anche viene direttsmeote dal alla dogana di S. Città di Castello. Leo. 3. Classe Per la strada maestra che) 8. Sofia " $ subborgo Sbarco del Ca-|Mentepolcia-| idem |Provenienze dallo. Stato!Dipende del doga- so Pontificio per mezso dell niere di alieno. Chisro © Lago di Moote. priciane. Sestino idem |Per la via che vien da Car- Questo doganiere pegna per le serre diret-' sopriatende an tamente e per la via chel che alla Dogana viene dal Palazzaccio. di Monterone. [Terra delSo- 1. Classe Per la strada mocstra che) le | vien da Porti pel G. D. 5. Piero |3. Clame:Per la via del Borello che La doga: iu Bagno vien da Ranchio per Rab danieto dipende lato direttamente, e por, del dogsuiere di quella che viene da Mer-' Galeata. cato Sarscino per Careste direttamente. I IMontepukcis-!3. Cleme!Per la vis Lauretana ; via 1 doganiere di Pe- no di Petrignano; via della Ziano soprintende. Foote; via de’Paduli,e via anche alla Dogana d'acqua per la Chiana. | dello Sbarco del Capennone. Vasa N. IL QUADRO delle Docans di FronziERA dipendenti dal Dipartimento Docamatre di Lipormo. Baraiti(Porto)] Piombino |3. Clame|Scalo di Mare. Ndoganiere di Por- di toBaratti soprin- tende alle Dogane diBibbone, di Ce stegneto, .. Ca- stiglioncelloe di N. III. QUADRO delle Docane di Fronrieza dipendenti dal DirantimENTO Docanate di Siena. NOME |COMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE DIPENDENZE e OSSERVAZIONI. asi;e per le pale, bi dro alla Querce, stiola. Per le strade del Sughere-|Dipende dal doga- to.FomodelChiarone,Mon-| nieredi Pitiglio- talto, Ponte della Badia. | no. $. Casciano |$. Cusciaco | idem |PerleviediCittidellaPiere, i [TrevinanoePonte sCentino. San Giovenn Per la via di Proceno, e per|Dipende dal dogan. delle Contee quella di Onano. di Radicofani. Piam-Casta- [Pip - Casta-| idem |Perke vie che vengono da Bnajo PonteCentino edaProceno. | Per lestrade di Onano, Va- lentano, Farnesa, Mon. Poer'Escotz | Orbetello Posro8.Srarsno| — idem Aupicorami | Radicofani Per la strada R. romena, e|Soprintende alla per la strada maestra che| dogana di $. Gio. Viene da Proceno. delle Contee. 3. ClassejPer le strade di Onano, di Gradule, di Grotte e La tera, passando dalle Croci. 2. ‘Clase; Scalo di Mare. |> Classe! Imboccatura del fiume Al- Torre idem idem |Scalo di Mare. [Dipende dal dogen. î di PortErcole. Trappola Grometo | idem {Perla bocca d'Ombrone;e|Dipende dal dogan. Scalo in detto fiume. diCastiglionedel- la Pescoja. Torre delle Se-| idem dine N. IV. QUADRO delle Docanz di Fnoxrizna dipendenti dal DipantIMENTO DocanALE di Pisa. NOME |COMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE Strada maestra da Pisa a doge Castelmaggiore, a Campo| niere de’ Sagnidi di Croce, e alla testa dell S. Giuliano. Poste grande : stroda al- pestre del Castagno scende tra Asciano e i Ba. pi . Filettole idem [Per la strada del Monte di Dipende dal doge : Quiesa, Via d'acqua deli niere di £ipe- Rellino derivante dal lago| frasta. di Mamecincculi. sel Padule di Biea-,Jl doganiese diPio- tina. . nora sopri sochealla Dogana di Fajano. _ Pistre a Pa idem Strada maestra di Quiesa; “ "dala via d'acqua pel fosso del Rellino. Tutte lestradesi-| no al 6. Serchio esclusive. |®. Classe |Per le strade RA.diViareg-| gio € di Pietrasanta. Per la via del Padole che vie- me dal lago di Mssucino coli € imbocca nellastra- da suddetta. Vejano Biestina |3. Clase:Scalo sul Padale di Bicn-|Dipeode dal doga- | tina, 0 Lago di Sesto. | niere di Pianore. s4 N. V. QUADRO delle Docane di FroxriERA4 dipendenti dal DipantiMEnTO DocamaLe di Pisrosa. R] NOME [COMUNITA |CLASSE | STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | uelle quali | della che conducono e di Frontiera. [son comprese| Dogana. alle Dogane. OSSERVAZIONI. —__[ «rrorscio |Monte-Carlo|2. ClasselPer la strada Francesca jI doganiere dell’ che viene da Locca pas-| Altopascio s0- sando per il Turchetto. | printeode anche Per la perte d’acqua la; alle dorane di foma navareccic del Ps-| Punte del Gru- dule di Bientina, cioè, lo gra 0 di Barron Scalo. Boscoroxeo | Catigl'iano | idem [Perla strada R. modenese. n deransre di Bb scolungo sopria- tende anche alle dog. d' Cutiglie- no,di Pupiglio e di Vixsaneta. Botronchio Contelfasoe 3. Classe cao sel Padale di Bien-|Dipende dal dog-- di Sotto nic di diego Caapiro Pescia |2. Classe/Strada R. postale che vie-|N do doganiere da Castelvecchio | Venlano |3. Clase [Strada muestra che scien di dg dal Lucchese per Stiappa e S. Quiri. Peel co a Vellanc, © strada] detta del Bercio. Carersano Vernio | idem [Via del giogo dell’Appen-|Dipende del doge nino proreniente dal Ba.| miere di Monre quo alia Porretta, Bargi,| piano. Baviguo, e Bremenone. Cutigliano | Catigliano | idem [Perla via dell’AlpeatlaCro-|Dipende del doga- 06; via dell'Acqua niere di Bosco- NOME |cOMUNITA|CLASSE| STRADE PERMESSE | DIPENDENZE delle Dogane | nelle quali | della che conducono e alle Dogane. OSSERVAZIONI —_@—€& di Frontiera. [son comprese; Dogana. Lentulo, già | Cantagallo |3. Classe/Per la strada maestra che) Dipende dal dogs. Treppio Viene da Bargi e Stagno] niere del Pontea del bolognese, e per quel:| Taviano. la che proviene da Badi. Mente-Chiari [Monte Carlo| idem |Per ls atrada maestra che| Dipende dal doga- viene da S. Martino in| niere di Squar. Colle, e passa dalla Tor-| ciabocconi. re del Seravallino. Monte-Piano | Veraio idem |Per la via bologuese deljIstituita con legge Giogo,e via dell'Abadia,| de'25 ott. 1816. © del Busco, provenienti] Questo doganiere dal Bagao alla Porrette,| soprintendeanche da Bargi, da Bavigno, e da| alla dogana di Ca- Brescipone. varsano. Pietrebuona | Vellano | idem |Per la strada maestra d')Dipende del dogs- Aramo; per quelledi Fib-| niero del Cardi- bialla e di Medicina, chef no. craducono direttamente alla dogans. Ponte a Pupi-| Piteglio | idem (Strada muestra che viene|Dipende dal doge | glio da Locchio. Strada dell’| niere di Bosco erta Abetina che viene] /ungo. da Pontito, Posre a T.f Sambuca |a. Classe|Per la strada maestra del. Il doganiere del riano Reno che viene dal Baguo| Ponte a Tuviano alla Torretta. Strade che| soprintende sa- vengono da Moscacchia e| che alle dogane dal Pontaccio. di Lentala, e Pracchia, Pracchia Porta alBor-'3. Classe [Per la strada maestra che! La dogana di Prec so vieue da Montauto, e| chia dipende dal dal Vizzero nel Bologne-| doganier.del Pon- se. Via dell'Orsigna. Vial te a Taviano. di Maresca che si divide! per Ponte Petri, e $. Mar-| ecllo. Via di Portafranca. Penta S. Maria | idem |Scalo del padule di Bien-:Dipende dal doge- del Grugno | aMoote tina. | niere dell'Alto» pascio. Squerciaboc- Pescia n. Classe|Per la strada provinciale Questo doganiere coni che viene da Lucca pres-! soprintende an so la R. postale. che alla dogana di Montechiari. Viszaneta |S. Marcello 13. Classe/Per la strada maestra che Dipende dal dogaa vienedall'AlpealaCive | di Boscolungo. ta 4 26 N. VI. QUADRO delle Docane di FrowriERA comprese nel Docaro di Lucca. NOME |COMUNITA|CLASSE STRADE PERMESSE delle Dogane | pelle queli | della che conducono di Froutiera. lson comprese | Dugana. alle Dogane ln 2__1—][ Aramo —[Villa-Basilica]3. Classe|Per le vie di Vellano, Pietrabuona e Sorana. Camasone Camajore (a. Classe/Perlastrada maestra di Pietrasanta, e per quel- le alpestri di Farnocchia e di Val-di-Castello. Carezzazo idem ©. Clase|Per la strada R. postale di Genova, e per quella di Val-di-Castello. Casoli di Lima|Bagnodi Luc-|3. ClamelPer rada maestra che viene dal Ponte a PI Pupiglio. Per quella di Lanciole e di Piteglio. Cusrex di Co-| Coreglia |a. ClaselPer le strade del Burghigiano, e dell’Appeo- aroria nino Modenese. Casrer-Vsc- | Capaonori | idem |Perla strada maestra che viene da Tiglio, è caio dallo scalo del Padule di Bientina. 3 Criasonma Lucca |1. Classe[Per la streda R. postale di Pisa. Conwro (S. Gr-| Capannori | idem |Perle vic alpestri del Monte Pisano venendo nese di) da Castel-Maggiore e dalla Verruca. Dezrza [Borgo a Mot-/a. Classe|Per le strade alpestri di Turrite-Cava, e della rano Petrosciana. Gazticano | Gallicano | idem |PerleviedellsCarfagnansEstenseeGranducale. S. Manta del | Lucca idem |Per le strade del Monte Pisano, che vengono Giovice dai Bagni di S. Giuliano e da Asciano. S. Martino Capannori |3. Clase/Per la strada maestra che viene da Monicchis- in Colle ri per la torre del Seravallino. Morsone Camajore |2. ClawelPer Ja via R. di Pietrasanta; escalo di Mare. Nozzaio Lucca idem |Per la via maestra di Filettole, e per il Serchio. P Pescaglia idem 3. Classe) Perle vie alpestri di Trassilico e Pietrasantino. na 1. Classe/Per le strade che vengono dalla Garfagnana. idem |Per la strada R. Pesciatina. Quirsa Viareggio |2. Classe /Per le vie di Migliarino e di Filettole. Sovasciszoc: | Collodi | idetm Perla strada Prsciatina che viene dagli Alber- com ghi e da Monte-Carlo. Taaxerso Coreglia | idem Perla nuova strada R. che viene dall’Appen- nino modenese per Monte Rondinsja. Forme del Laso| Viareggio | idem [Per lo scalo del Lago Massaciuccoli, e per la strada maestra di Migliarino. Toscurrro | Capannori |1. Classe/Per la strada Francesca dell’ Altopasci lo scalo del Lago di Sesto, ossia Tuasrra Cara Gallicano |a. Classe/Per la strada alpestre della Petrosciana, e per le vie del Barghigiano mediante il Serchio. VIAREGGIO | Viareggio | Dogana [Scalo di Mare e del Porto. Vie del Litorale, 27 N. VII. QUADRO delle Docanz di Fronrizr4 del Ducaro di Massa e Cannara e della GanracnanA nella porzio- ne spettante alli Srari EsrENSI. DIPENDENZE e \OSSERVAZIONI. Ditezione Poganale di Alodena, Avenza Per la strada R. postale di'Il ricevitore di Avene bi Genova direttamente; e via| a soprintende an- dota Silcia che viene dal che alla dogana del la pieni di Aven Marina di Avenza Scalo di Mare; e viaSilcia che] [Dipende dal ricevito» viene dalla Marina di Luni.| re di Avenza. Cassiss È Parmignola Per la strada R. pootale dij idem Genova direttamente. Castel poggio Per la strada maestra dell Spolverina e per quella di} re di Carrare. Castelamoro di Magra. Tecchia nel Monte!Per la strada alpestre che idem Sagro viene da Vinca. Perpoli [Per la strada provinciale che! Dipende dal ricevito» viene da Gallicano e perl re di Castelnuovo Casrsazzoro scqua mediante il Serchio.| di Garfagnana. di GASPA-A Trassilico [Per la via di Turrite-Cava. idem quana Varco dell'Alpe di Per le vie alpestri che ven] ii $. Pellegrino | gono dall’Alpe di Barga re di Mana. Mussa Buca- ] Ferne,o Rocca Fri-|Per le vie alpestri di Vinca) idem PÒ © della Tambura. Marina di Masa |Scalo di Mare. Strada del lit- idem Capannascia Per la strada R. postale di Dipende dal ricevito= Genova. toraleche viene dal Cinquale. N. VIN.’ QUADRO delle Docayz di FrontiERA comprese nella parte della Lunicrana spettante al ReGno Sanpo. NOME NOME STRADE delle Dogane | delle Dogane] che principali. | subalterne. | | rimettono alle Dogsoe. OSSERVAZIONI. Direzione Doganale di Genova. — Ispezione delle Spezia, Bollano {Perle viedi Albiano, di Podea-|Vi risiede un ricevitore zana, e di Gioragallo. particolare. Cosseinuovo|Per le vie che vengono da Ca idem di Magra | stelpoggio e da Fosdinoro. Cepara ma [Per lericche rengonodaAlbiano, idem e da Cali Marinella |Sealo dalla parte di Mare, e perl idem di Luni | Bocca di Magra, Ortanavo |Per le vie di Moneta, di Fonti, idem e di Sorgnano del Carrarese. Padivarma ie di Calice, di Suvero idem Santana ( sulla Vara | e Rocchetta, e per il fi. Vara. Parmignola | Per la strada R. di Genova, c|Oltre il ricevitore parti- per quelle che vengono da Care| colare vi risiede un ve- . rara, o dalla Marina di Aventa.| ditore. Prans |Per le vie che vengono da Albia-|Vi è di Trrrew4| no mediante il Game Vara, S. Michele \Per .le vie che vengono dall’/Vi di Crovara | exfeudo di Giovagallo e da Ca-| particulure. lice mediante il Gume Vara. S. Stefano [Per le vie che vengono da Ca-|Oltre i di Magra Sanzara ssegnate. [Dogana principale. Fessano nel|Scato dei Porti pel Golfo della|Besidenza di un ricevito» Golfo della | Spezia. re particolare. Spezia Las saretto idea idem del Vari- grano Sessa Lerici idem tre il ricevitore part. . vi si trova un veditore. Porto-Vene. idem 'Ricevitoria particolare. ve Srezia | idem,e perle vie interne. [Capoluogodi Divisione, e residenza diun ispettore. | Brugnato [Perle vie che vengono dall'ex-|Vi risiede un ricevitore Lavaaro feado di Suvero, e da Calioe. | particolare. idem idem da Licoai Y Boramote DOLC Deer, 0 Dootr4 in Val-di-Fine. Vico perduto, da cui ebbe nome la parr. di $. Doesto a Doglia nel piv. di Pomaja, Com. della Castellina marittima, Gior. di Rosi» fuaso, Dioc. e Comp. di Pisa. N docamento più antico che io conosca relativo a questo casale distrutto è una membrana dei 15 maggio 1053 fatta cas. di Doglia (Dogla) per la quale un tal Ciullone del fa Rollando donò al mon. di $. Felice a Vada la sua porzione di caselino com terreni pesti presso la chiesa di S. Lorenzo (cioè di Col-Meztano) nel territorio di Rosignano. (Ascn. Dirt. Fior. Carte della Primasziale di Piva.) la seguito acquistarono diritti tanto sella corte di Doglis, quanto sulla chiesa di $. Lorenzo a Col-Meszano i monaci di 8, Salvatore a Mozi, siccome Li da una bolla del pont. Pasquale I spedi- ta da Firenze li 19 sett. 1106 a Benedet- to abate di quella balia. — Wed. Dux Ba- me (La) della Carvatuma Manrrima. DOGLIA im Vol-d'Elsa. Cas. che già diede il titolo a una chiesa parr. (8. Jaco- po a Doglia) nel piv. di S. Appiano, Com. una volta di Cepperello, omia di Mostesanto, attoalmente di Barberino di Vald'Elee, Dioc. e Comp. di Firesse. N cas. di Doglia trovasi situato sulla vallecola del torr. Drove, a lev. della strada R. postale di Siena. Nel 1286 il rettore della cura di S.Ja- copo a Doglia intervenne al sinodo tenu- te in Firenze nell'aprile di detto ammo per stabilire e classare l'imposizione da peger- si dal clero della diocesi fiorentina. $. Jacopo a Doglia continuava a esere cara non solo mel sec. XV, essendo che ilsuo popolo fa inscritte nel balzello imposto nel 1444 dalla Rep. forentins, ma ancora lo era alla metà del secolo XVI, mentre la = di Dogliaè designata nella statistica dello Stato vecchio, ordinata da Cosimo I tetto Fanno 1551. A quest'ultima epoca la perr.di $. Jacopo a Doglia contava 33 abit. DOGLIO (MONTE) in Val-Tiberina. — Fed. Mostrnocuo. DOLCIANO ia Valdi.Chiana. Villa e © Pattoria com chicsa curata Leopol. do) soberbana di Chiusi, dalla qual città è Sppena 2 migl. a sett. Com. Giur. e Dico. medesima, Comp. di Arezzo. È situata alla base sett. della collina di Chinsi presso il lago di questo nome. DOME 29 La R. tenata di Dolciano è attraversata dalla nuova strada /ongitudinale, solle tracce dell’antica via Camia, nella già pa- lustre, sterile e malsana bandita del Pa- glieto, convertita in um fruttifero suolo creato dalle colmate, presso dove, quasi contemporaneamente, fu eretta la chiesa parr. sotto l'invocazione di quel to, il eni nome è cotanto caro ai Toscani. — Ved. Curom Città. S. Leopoldo a Dolciano ha 300 abit. DOMAZZANO nella Valle del Serchin. Cas. con parr. (SS. Lorenzo e Donato)nel piv. d'Ottavo, già di Decimo, Com. Giar. € circa 4 migl. a lib. del Borgo a Mozzano, Dioc. e Duc. di Lucca, Trovasi alla destra del fi. Serchio nella vallecola percorsa dal torr. Ottavo. La parr. di Domazzano conta 229 abit. Dowzwico (Mowrs-) — Ved. Monre- Domznico. DOMENICO (8.) n CAMPIGNO. — Ved. Cammoso nella Valle del Lamone. DOMENICO (S.) sorro FIESOLE. Con- vento che fu de’frati Domenicani dell” Osservanza, ossia Gavotti,nella cui chiesa è una delle care suburbane di Fiesole, un miglio a cetro.lib. di detta città, Com. e Giar. medesima, Comp. di Firenze, da cui è migi. 1 $ a maestr. In fondo ai magniBco stradone della grandiosa villa Guadagui,detta della Lune, fondata da Bartolommeo Scala storiografo e segretario della Rep. for., davanti a ua vasto piazzale e a mezza costa del deliziono poggio di Fiesole sorge la chiesa e il sop- presso convento di $. Domenicodi Fiesole. Fu fondato dal B. Gio. di Domenico Ban- chini Gor. dell'ordine de'Prelicatori, poi cardinale e arcivescovo di Ragusa; il qua le pel nov. dell'anno 1405 ottenne da fr. Jacopo Altoriti vescovo iesole e dei canonici di quel capitolo uno spazio di terreno lavorativo e vignato in luogo chie- mato Camerata per costroirvi per i frati del suo ordine un lo convento ; che tre anni dopo consegnò ai religiosi Do- menicani di Firenze, con l'annuenza dd pont. Gregorio XII, il quale, con bolla spedita da Luoca li 14 giugno 1408, confermò al frati di $. Naria Novella la prescoennata cessione fatta da Giovanni Preto cardinale di S. Sisto, mentre ivi si erigeva la chiesa e convento di & Domenico di Fiesole. so DOME Nel 1418 i frati donarono il pedronato di quell'incipiente convento ai i Barnaba degli Agli di Firenze, il di cui pedre aveva disposto per testamento, che a spese di sua eredità si dasse compimen- to al Cabbricato e vi si ponesse l’arme sua, siccome tattoriò dagli eredi fa eseguito i 6000. pri costà una più rigida osservanza vennero dal convento di S. Maria Novella di Firenze, quando se era superiore e maestro dei no- vizi il prenominato B. Giovaani Baschini; quello stesso che pochi anni prima avera dell'abito di S. Domenico vestito S. Anto- nino primo arcivescovo di Firenze. Divene pie persone fiorentine concor- sero con elemosine ad aumentare il cl stro, e al maggiore adoruamento dell’an- messa e vaza 552 chiesa, la quale venne ar- riccbita di fini marmi edi egregie pitture. Ema fa eretta in parrocchia nel 1796, epoca della soppressione della viciaa badia Fiesolana. Nel 1808 fu tolta di là quella femiglia religiosa e reso inamovibile il parroco, che attualmente è congruato e di collazione del Sovrano. La parr. di S. Domenico a Flesole con. ta 43) abit. DOMENICO (8.) a MURCI. — Ped. Monc: nella Valle dell’Albegna. DOMENICO (BORGO S.) a Cortona in Val.di-Chisoa. Porta questo nome il subborgo orientale di Cortona, fuori della Pai già detta Pecci-Verandi, poscia di Domenico per ragione della chiesa e convento omonimo, che è situato presso alle mura della città. i l'epoca precisa e il fondatore della chiesa che diede il nome a questo borgo, sebbene i PP. Predicatori esistesse. ro ia Cortona sino dal principio del seco- lo XIV. Ciò deducesi da alcune perge- mene cortonesi, e ialmente da un bre- ve nel 1334 spedito da Guido Tarlati ve- scovo di Arezzo alle monache di S. Mi- chele del borgo S. Viucenzio di Corto na, cui concedeva facoltà di vestire l'abito de’frati Domenicani, e di osservare la loro regola. AI quale effetto costitui i religiosi di quell'ordine in suoi vicarj per la di- rezione spirituale di quelle reclase. La pci di S. Domenico fu demolita du gran perte nel 1552, allorchè Cosimo I de’Medici ordinò che si abbattemero i tre quando giunse il (avarevole rescritto, coavento e il tempio di S. Domenico erano già stati demoliti per metà. Dopo un lasso di soni i frati Dome nicani, rifogiatisi in altro più angusto locs- le ottennero dal G. D. Ferdinando I di poter riattare l’antica chiesa e convento, dove emi ritormarono nel 1594, e quivi stettero sino alla loro soppressione ac- cadata pel 1808. XI quadro dell'altar maggiore di questo tempio diviso in più tabermacoli è opera del B. Gio. Angelico da Fiesole ; dello della Madonna del Rossrio è del’ cav. Ja copo Cardi da Cigoli. — Ped. Cosrona. Poori di questo borgo trovasi l'antico, ora s0p| monastero di monache Bene- dettine che portavano il titolo delle Con- tesse, veoute costà da Moatemaggio. — Ped. Mosrzzaccro. DOMENICO (8S.) = GIUSTINO a 8. PELLEGRINO. — Ved. Pettacmno (S.) tu Santerno. DOMINI (MONTE-) — Ved. Monte Down. DOMO VECCHIO presso Arezzo. — Ved. Duoso Veccar. DONATO (S.) nel pian di Luoca. Con trada che ha preso il nome da un'antica chiesa, già ospizio con canonica, siccome lo diede a ana delle porte della città di Lucca, detta anche porta a Pisa; attusl- mente semplice cura pel piviere di Moo- tuolo, Com, Giur. Dice. e Duc. di Lucca. 5. Donato net pian di Lucca ha 908 abit. Donaro ($.) ad Asso. — Ped. Asso (5: Don aro ad). DONATO ®) tn AVANE nel Val-d’ Arno superiore. Cas. con parr. nel piv. di G . Giur. e 4 migl. a ostre ine, Dive. di Fiesole, Comp. di Firenze. Risiede sul Ganco sett. dei monti che separano il Val-d'Arno uperiore dal Chianti presso la rooca di Monte Domini fra Gaville e Meleto in una piaggia ore- tosa, che cuopre ua esteso banco di £i. gnite. È chiesa prioria di giespadroato de'conti Capponi di. Firenze, e dei DONA priacipi Borghesi per Peredità avate dii duchi Salviati. La per. di S. Donato in Avane conta 240 abit f coli, Dioc. Lucchese, già Pitana, Com. Giar. e Due. di Luoca, da cui S. Donato a Balbaoo è circa 5 migl. a lev. Trovasi alla destra del 8. Serchio fra Mozzano e Massaciuccoli, circa un mig). a 1780 staccate dalla Dioc. di Pisa con bolla del pont. Pio VI, e data in compenso di più altre alla diocesi Lucchese;al cui go- verno Balbanogià apparteneva nel politico. La perr. di S. Donato a Balbano conta $19 abit DONATO (5) a BANZENA. — Ved. Baszzna pel Val-d’Arno casentinese. —— ar BORGO atta COLLINA. — Wed. Bosco alla Coruna. —— 4 BRENDA. — Ped. Bazmpa mel Val-d’Arno casentipese. —— a CALENZANO. — Ped. Ca- teszapo, —— in CARRAJA, — Wed. Cannara sel pian di Lucca Le —— a CASALE pi PARI. — Ped. Ca- nate di Pad —— a CASTELNUOVO p’AVANE. — Fed. Avaya (Casrezzuovo d'). —— a CERTIGNANO. — Wed. Cr resssa do at CISTIO. — Ped. ‘Cumo valore. —— 4 CITILLE. — Ped. Crue. — 4 COFFIA.'— Ped. Corni (8. Dosaro a). —— n COLLINA. — Wed. Coruna (S- Dosaro in). Donare (S.) a Cirrano in Vald'Ar- bia. Pieve e villa distrutta, nella Com. € Giur. di Bonconvento, Dioc. di Arezzo, di Siena. : Fa usa delle chiese battesimali contro- verse nella lunga e farsosa lite giurisdi- zionale fra i vescovi lena e quelli di Arezzo; si quali ollimi fa specialmente confermata dal poot. Onorio IlI con bolla del 29 maggio 1220, - DONATO (8.) a DOMAZZANO. — Pod. Donazzazo, DO Na st DONATO (8.) a FILETTO. — Ped. Fusrio di Pom. © — « GALLIANO. — Ped. Gu Luano. —— 4 GINESTRETO. — Ved. Gr RBSTRRTO. — n GRETI. — Ped. Gm. — a GUISTRIGONA. — Wed. Gun- staicona. DONATO (8.) ac’ISOLA nel Val-d* Arno inferiore. Vill. e chiesa perr., nella Com. Giur. Dioc. e circa a migl. a Jev. della città di Sanminiato, Comp. di Fi- renze. Giace salla ripa sinistra dell’Arno pres- s0 la confluenza dell’Elsa, dove probabil- mente un doppio ramo di quest'ultimo fiume, circondando una porzione di terre- no intorno alle rive dell'Arno; formava un'isoletta, dalla quale prese il titolo la contrada 6 la chiesa parr. di S. Donato all’Isole. Era essa una delle parrocchie suffraganee della pieve di S. Genesio, siccome appa risce dalla bolla del pont. Celestino III del 1194, e dal registro delle chiese della diocesi lucchese del 1260. Dacchè fa eretta fn cattedrale la pieve snonominata, la parr. di S. Donato all’Zso/a divenne ana delle delle chiesa maggiore di Seami Biferisce a questo villaggio d'Isola va privilegio deio in Ssnministo pel 1164, col quale il conte Everardo legato impe riale di Federigo I, diede al vescovo di Luoca alcune possessioni della pieve di $. Genesio poste in villa dell'Isola esso di- stretto. $. Donato all'Isola conta 322 abit. DONATO (S.) a LAMOLE. — Ped Lanotz in Val.di-Greve. —— 4 LIVIZZANO. — Ped. Lina sano in Val-di-Pesa. —— a LUCARDO. — Fed. Lucanvo. —— 4 LUCIANO. — Ped. Lucuso in Valdi-Greve. i —— 4_ NARCIANO. — Ved. Mur raro nel Val.d’Arno casentinese. =— a MENZANO. — Fed. Merzazo del Pran di Scò. —— a MOMIGNO. — Wed. Momioso. —— a MUGNANA. — Ped. Muona- ma in Valdi-Greve. —— 41 PARI. — Fed, Pan dell'A DaneamcA. 39 DONA DONATO (S.) a PATERNO. — Fed. Parzazo di Vicento in Mugello. DONATO (S.) a PERGOGNANO. — Ped. Pescorzano. DONATO (S.) im POGGIO, (già in Poci) nella Val.di-Pesa. Borgo cinto di mura «on satica pieve. Fu capoluogo di Com. e di Giur. ora nella Com. Potesteria e 3 migl. circa a lev. di Barberino di Val-d Siena nel crine quelli occidentali sepa rano la Val-di-Pesa da quella dell’Elsa, 18 aigl. a ostro di Firenze. La memoria più antica che si conosca relativa a questo luogo è una membrana scritta in Pasigoano nel gennajo dell’ anno 989, per la quale Teudegrimo figlio del fa Sichelmo, chiamato Sighizio, donò al mon. di S. Michele a Passignano la por- zione dei beni che teneva tello, situati in E/ceto e a Sparpagi puta nel piviere di S. Donsto in loco Pocie. (Auca. Dirt. Fion. Badia di Passi- gnano.) Fu pure in loco Pocie, territorio flo- $. Pietro a Ema a tenore della disposizio- ne lasciata dai di lei patroni e fondatori. (Fionenmini. Memorie della C. Matilda.) La prima volta che io abbia visto nomi. mato il borgo di $. Donato ia Puggio, mi sembra che sia in un istramento della stessa provenienza scritto nel marzo 1090, inburgo apud ecelesiam S. Donati in Po- cis. Comecchè un secolo dopo (anno 1191) dall’imp. Arrigo VII fosse stato assegnato a titolo di benefizio al C. Guido di Modi- gliana la metà del borgo di S. Donato in Poggio, pure un tal feudo a precaria non venne confermato al pari di tanti altri conorsi ai Gigli ed eredi di quel conte sei diplomi che essi ottennero da Federigo IL ll borgo di S. Donato in Poggio è se- gualato nella storia patria perchè costà, nel 1196, e di nuovo nel Po rasbosi conchia- se un trattato di pare fra le Rep. di Fi- renze e di Siena je perchè fu da $. Donato in Poci quel militare, da cui Semifonte ri- etere può le sua distruzione, per avere gli nel 1202 introdotto proditoriamente DONA tumamano di Fiorentini armati nella torte dai Semifontesi affidata alla sua difesa. Finalmepte furono di S. Donato in Poggio quei sei soldati pennonieri, alla testa dei quali era ser Panza di Tunso da Stignano gonfaloniere della Lega di S. Do- mato in Poggio, allorchè io un tal giorno di aprile del 1309, nella piazza del Comu- ne di Firenze, e in altri luoghi della stessa città, mossero, di rivoluzione contro il li popolo e la Signoria di Firenze accla- mando: evviva i Magnati. Per il quale movimento di ribellione, con sentenza dei 22 aprile dell'anno’ me. desimo, furono essi condannati a morte in cootamacia da mess. Albertino Musatto de’ Mussi da Padova, allora Esecutore degli ordinamenti della giustizia del Co- woane di Firenze; da quell’aumo medesimo, che poco dopo troviamo acerrimo ghibelli- no, capitano e sturiografo di Arrigo VII al l'assedio di Brescia e di Firenze, (Ance. Dirt. Fios. Badia di Passignano.) Della comunità di S. Donato ia Poggio sì trova fatta menzione sino dal 1263, quando il pierano della stessa chiesa sta. Sil alcuni patti con gli vomini di S. Do- di nato in Poggio. Era già questo borgo fortificato di mura e di ana rocca, quando fu preso nel 1313 dall'esercito di Arrigo VII, nel mentre che era accampato fra San-Casciano © Barberino di Vald'Elta. già signori di mol te ville © castelletti di Val-di-Greve, Val di-Pesa e Val.d’Elsa, Questa pieve era matrice di 12 succur- sali, attualmente riunite ia cioque S. Lorenzo a Cortine,(Prio- a. $. Maria a Cerbeja, (20- cessa alla pieve); 3. S. Martino a qoni (ora ia S. Maria del Morocco); {. S. Mi- chele a Montecorboli, (Prioria annesa alla seguente); 5. S. Miniato a Sicelle; 6, S. Pietro d’Olena, (esistente); 1. SL Polo di Tierre, (annessa alla pieve); 8 S. Silvestro al Ponte di Argenna, (annes- sa alla pieve); 9. S. Giusto a Aicavo, (esi stente); 10. S. Giorgio a Rosa, ossia a Strada, (annessa ad Olena); 11. S. Gio- vanni alla Zi/lo, (annessa alla pieve); 12. S. Bartolommeo a Piumiano, (annessa anch'essa alla pieve). DONA Erafleast.di $.Donatoin Poggio residen- 12 di va potestà i i Vald'Etsa, eni muse con il regolamento organico del 23 parrio 1774. — Wed. Banreatzo di Var d'Eua. Nel paese di S. Donato in Poggio ogni auso ha luogo twna grossa fiera di bestiami € meiri, che dura tre giorni dopo la terza domenica di setterabre. La perr. plebana di S, Donato in Pog- fio conta 910 abit. DONATO (S.) a POLCANTO. — Ped. Porcasto. —— 1 POLVEROSA. — sed. Po trasi nel suborbin occid. di Firense. —— 4 PORRONA. — Ned. Ponsosa. -—— a RENDOLA. — Wed. Renpor:. —— a RONTANO. — Ped. Ronrano. — tn SAMBUCHETA. — Wed. Sam acrarta in Val-di-Sieve. DONATO (S.) a SANGIMIGNANO, già detto extra scuro di detta Terra in Vald'Elsa, Cas. che porta il nome della sui chiesa perr. nel piv. Com. Giar. e 2 miglia circa a lib. di Seo-Gimignano, Dice. di Colle, già di Volterra, Comp. di Siena. Risiede sal Gi..nco sett. del monte di Ca- melvecchio alla destra del fosso Libaja, fra i canali di Castelvecchio e di Ranza. La chiesa di £. Donato eztra muros fa confermata al preposto della colleziata di Sau-Gimignano dal pont. Onorio III cea bolla del 3 agosto 1220. — Ema Goeta una rione di 151 abit. DONATO (S.) a SCOJANO. — Ved. Sconso in Val-Tiberina. Dosaro (S.) a Scorrro presso le mura di Firense. Moosstero che fu de’canonici porta Romana appena reciti da Firenze. Era in origine una chiesa perrocchiale renze. dai monsci Cistercensi della Badia a Settimo, quando il pont. Martino V l’amegaò ai canonici Regolari di S. Sal- vatore di Bologna. I quali bea presto, meroè leoblazioni private,i sussidj dellaRep.fioren- tina e il favore del pont. Eugenio IV, che tmmensò al convento di S. Donato a Scopeto il priorato di S. Andrea a Moscis- no e la pieve di S. Cecilia a Decimo coi lm beni, edificare sulla più DONA 35 Firenze una decente chiesa e una comoda abitazione claustrale. Fa uno dei monasteri per ordine del governo pell’anno 1529 atterr: geito d'impedire ai nemici venuti all’ dio di Firenze un puoto di appoggio sile loro opere militari. (Vancmi. Jator. Fior.) DONATO (S-) a SERAZZANO. — Ved. Ssnazzano in Vabdi-Cecina. —— 4 SERELLI. — Ved. Senezti nel Val.d’Arno cascotinese. DONATO (S.) a SESTINO nella Valle della Foglie. Cas. con ch. parr. nel piv. Com. Giar. e circa migl. 1 è a maestr. di Sestino, Dino. di Sansepolcro, già Mullius. di Sestino, Comp. di Arezzo, La ch. di S. Donato a Sestino risiede in costa fra i primi rivi che tribu'ano le acque al fiume Foglia, il quale scorre a catro della chiesa medesima. “ —— a STABIANO. — Ved. Sr. —— 4 STRABATENZA. — Wed Srassarzaza nella Valle del Bidente. —— a TERRICCIUOLA. — Ped. Tsamicervora in Val.d’Era. —— 4 TORRI. — Wed. Ton alle Fatte nel Val.d'Arnn Gorentino. + —— a TUBBIANO. — Wed. Tossiaro. —— in VAL-M-BOTTE. — Wed. Borra (S. Dosro in Valdi). —— « VERZETO. — Ved. Ventero. DONATO (S.) pressoS. MARIA « MON- TE, o SS. GIUSEPPE s MARIA a S. DONATO nel Vald'Arno inferiore. Cas. che cambiò l'untico nome di Pompiuno 0 Poppiano, e il titolare della sua chiesa corata ($. Donato in Pompiano) con quello della chiesa moslerna dedicata a $. Giuseppe e a $. Maria, nel piv. Com, e quasi 2 migl. a ostro di S. Maria a Moo- i Castelfranco di Sotto, Dice. niato, già di Lucca, Comp. di Fi- È situato sulla riva destra dell’Arno în mezzo a ubertosi campi colmati dalle tor- be del vicino fiume formanie costà una irimpetto ai borghetti di Antta e di Filetto i nell'altra riva del tiume. parrocchia di S. Donato di Pompiano una bolla concistoriale del pont. Eagenio III spedita nel 16 genn. 1150 a Gottifredo pievano di S. Maria in Monte, colla quale conferma ai rettori di quella pieve tatti i privilegi conceni dal pont. sa DONN lanccenzo Il suo predecrsore, con latte Ve cappelle o chiese succansali; fra le quali eravi quella di S. Donato de Pompiano. - Aggiungasi a tatto ciò un giodicato inziato in Lucca nell’anno 857 dal ito dai vasi vescoro di quella città, a fenperiali, dai scabinie da altri giudici, die- tro l'istanza fatta da Anualdo pievano di 8. Maria a Moote. Peroochè redlameva dal prete Ghisiprando le possessioni lasciate alla sua pieve dal fu Rachisiado, le quali ioni erano state acquistate in com. pra ds Gumperto de loco Poppiano. Anche attualmente li spaziosi poderi di $. Donato a Poppiano fanno perte del patri» monio della piete di S. Maria a Moote. + La parr. de’SS. Giuseppe e Maria a S. Donato conta 503 abit. DONICILIO (S. MARTINO 4) nella Valle del Savio in Romagna. Cs. e chiesa perr. nel piviere una volta di S. Maria di Bagno, attualmente di S. Andrea di 40/e- ro, Com. e circa 9 wigl. a sett.-gree. di Verghereto, Giur. e altrettaute migl. a gice-ler. di Bagno, Dioc. di Sansepolcro, già Nullius di Bagno, Comp. di Firenze. Risiede salla ripa sicistra della fumana Paro, frs Selvapisna e Corneto, negli ao- tichi predj della badia del Trivio, perre- muli in seguito io potere dei nobili Fag. giuolani della discendenza dci famoso Uguecione Bglio di Ranieri da Coroeto, al di cui Giglio Neri, alla pace del 1353, fra le 72 bicocche coafermate a quell'appeni nigeno dinesta, trovasi asseguato anche il castrum Donicilii. 11 giuspadronato della parr. di S. Marti. mo a Donicilio fu lungamente contrastato e preteso dagli arcipreti di Bagno contro l’abate ei monaci Camaldolemi del Trivio. Fra i quali pretendenti favvi Innga cootro- versia anche per altre chiese di quella con. trada, ciocome apparisce dalle bolle pontif- i cie spedite agli aroipreti di S. Maria in Ba- quo sotto gli anpi 1136, 1156, 1181, 1193 0 1226. — Wed. Avazia di Bacwo,e Baono. S. Martino a Dupicilio conta go abit. DONNINI nel Val-d’Arno sopra Fi renze. Villa e contrada nel pop. di S. Pie. tro a Pitiana, Com. Giur. a maestre. di Reggello, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze. Giaoe questa villa nell’imenatura di un valloncello percorso dal torr. Vicano di #- Eliero, alla bass occid. del monte di DONN Vallombrosa, fra Pitiana, la tenuta di Pa terno e quella di S. Ellern. Ignorasi se il luogo di Vonsini acquistò il nome da qualche cappella dedicata a quel martire, o piuttosto dall'antica fami» glia Dounini, che diede due gonfalonieri giustizia alla città di Firenze; cioè Vanni Doonini, nell’anno 1314, e Dume- nico Donniai, nel 1356. DONNINO (S.) a BROZZI. — Wed. Bosso S. Donno sotto Firenze. DONNINO (S.) a CASTEL-MARTINI in Val-di-Nierole, Villa con ch. perr., già ospizio, in mezzo a una tenuta che fu del- le RR. possessioni, nella C. 3 migl. a pen. di Lampurecchio, Giur. e 6 quigl. a ostro di Seravalle, Dioc. di Saominiato, una volta di Luoca, Comp. di Firenze. posta presso la gronda orient. del pa- dole di Fucecchio alle falde delle colline che stendonsi dal Monte-Albano. Nom mi è noto, come questa pren» desse il nome di Castel-Martini; posso solamente dire, che la sua chiesa esisteva tino dal secolo XII!, sotto il titolo di S. Donnino a Cerbaja, lango la strada che guida dl Ponte di Nievole a Fucecchio. Eravi allura a contatto nno spedale di pa- dronato della badia di Buggiano, compreso però nel pievanato della chiesa battesisnalo di S. Lorenzo a Vajano, da lunga mano traslatata col suo titolo nella chiesa di S, Michele a Moote-Vettolini, che fa una delle sue filiali. — Wed. Wasano. Avregnachè. nel 1298, il pievano di S, Lorenzo a Vajano mandò un mogitorio al prete rettore dello spedale di £. Donni- no di Cerbaja per obbligario nel sabato onde pure nelle altre soleonità fra presa quella del titolare della pieve. prot VIN e a Pazunello vese. di Lucca, addo» cenilo per ragione: che lo spedale © chie- sa di S. Donnino a Cerbaja dipendevano, tanto nello spirituale come nel temporale, dall'abate e monaci di Buggiano. (Ascom. Din. Fior Cattedrale di Pistoja») Però poco lesmpo iunanzi l'ospedale di 8. Dvonino a Cerbaja apparteneva si CC. Guidi; un ramo dei quali, nel maggio del 1355, vendà alla Rep. Gor. la sua quarta parte del cost. di Cerzeto con i padronati . DONN di varie chiese, fra le quali fa compresa aoche la macsiune del cempio di Cerbeja, € il bosco di Cerbaja nella giurisdizione di Cerreto. (P.Inoeronso. Opera cit. T. VIII.) Comecchè la chiesa di S. Donnino a Ce- steb-Nartiui, già a Cerbaja, si trovi regi- strata sino dal 1360 gf pina delle parrocchie, momasteri e oratorj della dio- cri lurchese; e che in quell'epuca fosse compresa sel piviere di Vajsno; con la seguente indicazione, Ecel. S. Donnini ia territorio Pistoriensi, ciò nom ostante non sipeò dirc, che simo d'allora essa fome cu- ta d'anine, siccosse tale la si trova nel se- colo XVI, e segnatamente nella statisti- < dell'iaso 1551, quando il popolo di Custel-Mertini era composto di sette fa nigliecon 52 iudividai.LSstessa parrocchia dopo Perezione della cattedrale di Sanmi- niato fa noita alla chiesa prioria di S. Nic- colò a Cecina. Ritornò ad esser cura nell’ sove 1,82, dopo che la B. tenuta di Ca uicl-Martni venne alienata alla casa Ban- chieri di Pistoja, autorizzata 000 sovrano rescritto dei 3 nov. 1981 alla dotazione della per. di $, Donnino a Castel-Martini. Nel 1833 la parrocchia di £. Donnino 4 Casirl.Martini noverava 695 abit. DONNINO (S.) a CELLE. — Fed. Ca 2) mo (S.) a Casraz-Mantist. DONNINO (S.) sor I AFONE, DI MAJANO in Val-Tiberina, Cas. con aa- tica pieve, sella Com. Giur. Dioc. e Comp. di Arezzo, dalla qual città è 7 in $ migl. aletoscir, Risiede alla destra del terr. Cerfone tribetario del Tevere, sal dorso dei poggi che dividono il Valul’Arno aretino dalla VabTiberina; lungo la nuova streda R., deta dell'Adriatico, presso la villa deno- mineta il Palasto al Pero. Nella copia del diploma di Carlo IV, teeceiso nei 1356 alla città di Arezzo, leg- fui n castello E. Domenico del territorio € distretto Aretino, comecchè di esse non cista, che io sappia, alcuna commemora. tiene nri documenti coevi. Ciò se induce = debitare, che quel castrum S. Dominici del diploma sudd. riferir debba al cast.di S, Fou Majano sul Cerfone, che fino a dipendera ed era compreso nel Verriterio eomunitativo di Arezzo. DONN 55 La pieve di 5. Donnino a Majano su- ticamente aveva oma sola succursale ; cioè. S. Egidio a Usciano tattora esistente. At- tualmente ha per suffraganea, oltre quella di Usciano, anche la retturia di S. Biagio 2 Rassinata. 8. Donnino a Majano conta $07 abit. DONNINO (S.) razsso EMPOLI nel Val. d'Arno iuferiore. Piccolo cas. ch'ebbé nome da una piocola chiesa dedicata al martire S. Dosoino, nell'antico piviere, Com. e di Empoli, da cai trovasi luogi u quarto di migl. a poo., Divc. e Comp. di Firense. Esiste tottora l'antica chiesa ridotta per metà a cappella privata, e per metà oa vecchio cemposantodi Empoli, fra Cipe nietra dell’Arno e la strada detta Lucchese. È quella stessa chiesa che fa riedificata dal suo rettore nell'anno 1273, siccome lo attesta una lapida, che è tuttora mu- tata sulla esterna parete meridionale. Trovssi 8, Donnino la prima fra le 30 chiese succursali della picve d'Empoli no- tainata nelle bolle spedite dal pontefice Celestino III (anno 1192) e da Alesan- deo IV (anno 1258) al capitolo e pievano di Empoli. (Law. Mon. Eccl. Plor. T.IV.) La perr. di S. Duonino preso Empoli era già copprema pel 145f, giacchè in quell’anno più non comparisce tra i popo- li del piviere d'Empoli registrati nel date sello imposto dalla Rep. Goreatina. £. Dooaino fa sin d'allora aggregato al beneplacito del pont. Giulio Il, Spedito da Ostia li 14 maggio 1509, fa accordato di Garfagnana cittadini lucchesi, allora di- moranti ia Empoli, per Fanno canone di-47 siaja di grano, di g0 lire di mone- ta Gor,, di cento ova, e di tre paja di cap. poni, da pagarsi nel giorno di $. Dunaino, (n Ricerche storiche della Garfe- Frizioni Pirani Ade Berzano, Duc. di Modena. 36 DONN Risiede sopra le rupi di macigno alte- rato dalle rocce pirogeniche, il borgo sulla strada macstra castellare e la chiesa fra due rupi coniche, sctto le quali passa 1 0. Serchio poco dopo ere rinaito in en solo alveo i due Serchj, quello cioè dell'Appennino di So- raggio e.il ramo del Serchio che viene dalla Pania di Minucciano. La prospettiva di S. Donnino di Ger fagnana offre una remantica e sommamen- bio te pittorica veduta al viandante, sia che egli rimonti il 6. Serchio, sia che scenda in Garfagnana dal monto Tea, e dall’Alpe Minaccianese e di Fivizzano. — Ned. Cau 0ac1ano Comunità, Piazza e Sara. Nl popolo di 5. Doasine confina a lev. con il cas. di Petrognano ; a sett. con Orza- @ Caprignana; a pon. con Piazza e +Sela; a cstro com Casciana e Cascianella modianta il 4. Serchio. 5. Domnino si trova nominato in una carta lucchese del 1179 citata dal Psochi nelle sue Ricerche istoriche della Garfagnana, dove pure tiene avvertito, che, mel 33 meggio 1390, il popolo di S. Doo» mino tornò all'obbedienza della Repabbli- ca di Lucca, della quale ottrone delle ribellioni fatte a istigazione degli Antelminelli allora signori di Castiglione di Garfagazza. Anobe il cast. di S. Donaino ebbe i suoi nobili di contado, fra i quali è noto va Ugolino Sandonnisi seguace di Arrigo VII ® di Giovanni re di Boemia, e un Andrea Sandonzini che ottenne dall'imp. Carlo IV ma diploma di nobiltà, e di cui fa nipote Nicolao di Bartolommee Sandoenini sc- gretario del pont. Paolo li, pei vese. di Modena, traslatato nel 1499 alla cattedra- le di Luoca. A costui devesi la riedificazione dell’at- tual chiesa parrecchiale di S. Donsiso, dove si conserva una lapida colla seguente iserizione : Micolaus de S. Donnino civie et cpiscopus Lucensis hanc ecclesiam pro salute sue, et suorum a fundamentis erezit. Anno a Nativ. Dom. 1590. Eno fa che sel 1489 citenme del duca Ercole Î per sè e per i suai nipoti l'investi- tera de frade di S. Denaino con titolo di vontes, confermato in seguito agli eredi da Aliceso I (1518) e da Ercole Îl (1535) duchi di Modena. Un ramo di questa famiglia nella per- guida in Lanigiana, il Rep. DONN sona di Mattia Sandonsiai nel 1499 « riparò in Empoli sotto la protezione della Boresitina, dalla quale ebbe stipendio ed esenzione dalle pubbliche gravezze; e fa custà dove la sua discendenza si estinse mel secolo XVII Ls parr. di S. Donnino di Garfagnana nel 1832 noverara 154 abit. DONNINO (6.) premo Pisa. Conres- to de già priorato, nel enbor- his mcrilioaie di Pia compra ei pepe: le di $. Giusto in Cannicoio. Fa in-erigine un piocelo monastrro edificato circa il 1240 fuori di Pisa dalla parte di Kinzica nella Carreja del Ponte Fecchie, luoge chiamato lc 4 vie, in va terreno di proprietà della badia di S. Paolo a Ripa d'Arno. — Venne riunito alle due badie della Castellina in Val-di- Fine per bolla del pont. Urbano VI dei 13 agosto 1384. — Pod. Banis (La Dex). Caduto ia bassa fortuna, dalle guerre devsatato e di mosaci rimasto vuote, fu il mon. di S. Donsino assegnate con le suc sostanze si PP. Certosini dell’isola di mediante an breve spedito dall” arciv. di Pisa Gialiano Ricci sotto li 31 lug. 1425. (sil. pia.) Ma tale unione sorti il seo effetto, mentre i Benedettini di Firenze ad istanza dei Pisani inviarono costà alcuni dei loro mo- paci a rinverdire l’omervanza e ripopolare l'abbandoneto monastero, nel tempo che la maggior del superstite patrimonio di & odiino era a bosco de'prieri commendatarj, Fa l’ultimo benefiziato, il carfinale Ferdinando Medici, poi terso Granduca dì Toscana, quello che nel 1569, con l’asouenza di Cosimo I di lui padre, assegnò la badia di 5, Donnino si religiosi Cappuccini, per l’uso de'quali fa rinnova- to il convente.e la chiesa di S. Donniso, dove essi tuttora convivono. DONNINO (S.) w SOGLIO nella Valle del Montone in Romagna. Cus che chbe nome dalla sua perr. nella Com. Giur. e circa 6 migl. a pon-meestr. di Galcata, Dioc. di Bertinoro, Comp. di Firenze. È posto sul dorso dei monti che separa- no la Valle del Rabbi da quella del Non tone, nell'antico dominio dei signori di Calboli; l’ultimo dei quali, Franorsco di Paoluocio, nel 1380, lasciò erede la Ro- pabblica fior. di ogni suo bene, e dei 13 DONN easielletti che pomedeva fra il Rabbi e il Mestuse; nel numero dei quali ere il est. di S. Donnino ia Soglia. — Ped. Secuein DONNINO (S.) in. VAL-a-PIERLE nella Valle del Tevere. che porta il nomignolo di un piccolo det to il Zero di Vel-di-Pierke, nel secolo decoro riunito alla Cum. e Giur. di Cor- ose, da cui 5. Duanino cirea 10 miglia a lev. Dic. perimente di Cortona, nas volta di Arezzo, al di cui Comp. sp- partiene. isiede nella vallecola perocrsa dal tore. Picena tributario del Tevere, fra i) poggio Montanere, che ha a poe., e il marchesato di Sorbello, che è posto al sno lev. La pieve di S. Donzino in Val-di-Pier Ne fu ssergaata con i susi tre poderi alla conil battistero e la canonica nella gras disaa vicina chiesa e. laicale della Nalcasa della Croce. La quale. ultima nel arcole XV era stata ereita dalla pietà deledeti in cocre di una divota immagine di Nostra Donna che ivi si adora. > La par. di S. Donnino sella Madonna delle Croce in Valdi-Pierle \cebta 830 abit. DONNINO (S.) a VILLAMAGNA. — Fed Varanceza nel Vald'Arno fies- "Sommo (PIEVE vi $) già di 5. DONO 37 3. $. Maria a Begneno; 4 S. Maria a Lancialberti (anito al spent); $ £ Margherita a Scieno; 6. S. Martino a Liffoli (unito al predetto); 7.5. Ippolito a Mecognano (annemo alla pieve). La pieve di & Donnino, o di $. Gio. Battista a $. Jerosalem conta 320 abit; DONORATICHINO nella Maremma pisana. Villa e tenuta nella Com. della Gherardesca, parr. Giur. e cirra 3 migl a estro di Castagneto, Dioc. di Mama marit- tima, Comp. di Pisa. Risicde sopra un’amilo collina alla de- stra del borro di S. Biagio tribatario del terr. viva, cirea un miglio a meestr. della Torre £. Vincenzio e del litorale. Donoratichino faceva parte della contea di Donoratico dei conti della Gherardesca inzamzi che, nel secolo XV, vi acquistasse boscaglie e poderi mess. Niccolò di Loren- no Soderini, uomo animoso, assai potente Juvsazn « Semironre in Val-d'Ela. (uttora todo, di Begnano e Vice di Vad'Eka. - Vod. Saurronrz. Dl vero titolo della pieve di $. Donnino era quello di S. Jerusalem, detto suche 5 Gia, Battista in Jeruselem — Il suo piriere i cette i seo Quenti, attoalmente riuniti ia r 5. Michele a Semifonte distratto); 28 Sielano n Bognano (ansesmo al seguoate); più perti fra ii fosso della Torre S. Vin- cenzio e Deneratiso. — Wed. Canmoria di Maremma DONORATICO sella Maremana pisana. Casa torrita ch'ebbe nome di cost. nella Com. delta Gherardesca, parr. è Giur. di bi) DORN di Doneratichino e le abbattute resche di Biserno e di Segalari; pomemi tatti che diedero il titolo a diversi remi dell’illa- stre prosapia Gherardesca, attualmente concentrati e riuniti nell'attuale conte Gui 'o Alberto, unico discendente masco lino dei coati di Donoratico e di Carta gneto; di quel ramo, cioè, che più degli altri divenne celebre negli sanali della storia pisana. Essesdochè fra i signori diDo- noratico figura aci fasti storici quel Gh rardo del conte Tedice, che nel 111$ sì condusse da erve alla conquista delle Ba- Jeari, siccume celebre divenne quel conte Booifazio signore e capitano della Rep. di Pisa nelle prime decadi del secolo XIV. Per altro rapporto occupano ua posto di- stinto pei tristi della storia pisana il con- te Gherardo di Tedice giuniore decapi- tato in Napoli insieme con il re Corradi- no, e il di lui anche più infelice conte Ugolino, che morì coi Ggli e i nipo- ti nella Z'orre della Fame. Finalmente fu della linea stema dei con- ti di Donoratico il B. Guido eremita, mur- to in odore di santità, verso il 1115. Il suo corpo restò sepolto nell’oratorio di 8 Maria de Gloria premo Dosuritico sino all'anno 1212, epoca della sua traslazione nella chiesa di S. Lorenzo a Castagneto. — Wed. Guzzsnvesca. Nel 1406 Donoratico con tutti gli altri castelli della Gherardesca si sottopose alla Rep. di Firenze, dalla quale quei popoli ottennero particolari statuti, governati pe- rò dai conti della Gherardesca, come vi- carj del Comune di Firenze. Nell'agosto del 1449 alla discesa ia Maremma dell'esercito del re Alfonso d' Aragona, Doooratico al peri degli altri luoghi della Gherardesca, fa devasiato da quell'oste venuto in Toscana a danno de’ Fiorentini. — ed Caumotu di Ma- aura. Attualmente non resta dell’antico Do- moratico che una torre e una porta semi- diruta, detta la torre del conte Ugolino, dove nel 1290 Paganello di Ranone conte di Castagneto dettava il suo testamento nelle camere dei conti Guelfo e Lotte di Donoratico. (Asca. Dire. Fios. Carte del- da città di Massa). DORNA (Durna) fn Val.di-Chiana.. Cas. e tenute, dore fa nes ch, perr. (SS. Vito e Niscolò) nel piv. del Toppo, da DOVA eran tempo annessa a S. Bartolomeo al Piso, sella Con. Giur. e 3 L ascir. di Civitelta, Dioc. e Comp. di Arezzo, da cui il ces. di Doraa è circa G migl. a lib. Forse is tenuta di Dorne fa compresa mella donazione fatta ncl 939 dai re Ugo € Lotario ai canonici del duo vecchio di Areszo, quando cioè fa lore esseguata la selva di diberoro, come quella che confi- nave, da wa lato 00m l'acqua della Chia na, $ da un altro Lato ca la piscina Cor: usque in via Durnensi, et usque tn Vitionem. Cumecchè sia trattavasi senza dubbio del lcago di Dorna ia un'al- tra donazione a favore della canonica e chiesa aretina, fatta nel febbrajo del 118% da un certo Rolandino di Mambilis, che he ò quanto egli possedera pel cast. di sun distretto, in cestro Durna et in tota curte ejusdem castri, esceptis duobus hominibus in Malfiano, quorum unus vocatur Micinellus, alter vero Via liolus, guos relinguo Abbatiae de Agna- animas mese remedio, etc. (Aron. de’Casome: di Anszzo.) Infatti l'attuale possessore della tenata di Dorna paga sempre a tal'effetto uo an- nu canone al capitolo della cattedrale aretina. Anche ta badia Camaldolemse di $. Qui- rico delle Rose, altrimenti appellata di Nasciano ia Val-di-Chiana, possedeva co- atà un pezzo di selva, detta la Fratte di Durne, di cui si fa menzione in un intra» mento del 1229. (Anna. Cawato.) DOSSO p’ARCIONE nella Maremma Grometena. — Wed. Anciosa (S. Ma sua ia). DOVADOALA (Dosdola) in Romagna nella Valle del Montone. Borgo con rocca, già contea di un ramo dei conti Guidi, ora capoluogo di Com. nella Giar. di Terra del Sole, sal confine delle diocesi di Forlè edi Bertinoro, Comp. di Firense. a destra del 6. Monto- il quale attraversava la valle innaszi che le acque fluenti del Montone si fossero fatta strada fra esso, rompendo li sireti orizzontali di quel suolo; strati che sono corrispondenti sulle due ripe del Gume tino sd un'altezza di cento e più brac- “il borgo di Doradola era difeso dal leto DOVA del peggio da un'altissima torre quadrata tattura esistente, e le cui cortine abbrac- Ciavaso la parte più esposta e più facil. mente accessibile del paese. Dovadola presenta col suo fabbricato la figera di np triangolo; la di cui parte in- Seriore, giù appellata Badignano, è attre- verista dalla nuova strada R. forlivese, la quale cavalca il 6. Montone sopra due pon- ti, nuo a lib, e l’altro a sett., sopra e sotto allo stesso borgo; meotre la perte supe- riore silnal costa fiancheggia lu strada che guida in Val.di-Rabbi. Quest'ultima porzione di Dovadola di. pende nell’ecclesiastico dal vescovo di Bertinoro, nel tempo che Paltra è sotto la diocesi di Forlì. Domdola è pel gr. 39° 33' long. e 44° 9 latit., 360 br. sopra il livello del mare Adriatico, 6 migl. a sett-grec. della Rocca 8. Casciano, altrettante migl. a scir -lev. di Modigliana, il simile a cstro-lib. di Terra del Sole, e 10 migl. da Forlì Non si conoscono memorie relative al esst. di Dovadola che possino dirsi ante» rioti alla dinastia dei couti G e dei conti, o dacbi Traversari loro consorti. Fu per gran tempo Dovadola sede dei di scendenti di quattro fratelli, i CC. Ruggie- ri, Marcovaldo, Guido e Aghibolfo, nati dal C. Guido Guerra di Modigliana e da una torclia di Pietro Traversari; a favore dei quali nipoti il conte Pietro Traversari, rogato nel 1195, ri ogni diritto che egli aveva so0- pra i castelli di Dovadola, di Monte-Acuto è di Gello in Romagna: rinonzia che fa rianovate, pel 1235, da Paolo figlio di Pie- con dee figli ed ered, i CC. Ruggeri © Guido Guerra secondo. 1 conti di Dotadola sì distinsero fra tatti gli altri nella storia forcatiaa; sia per il partito Guelfo che da epsi quasi co. stantrmente fu professato ; sia per le lu minose cariche di eapitavi e di potestà preso le repubbliche di Firveze e di Sie segnalato ma con decoro le; sia per il valore mi litare che teloni di loro dimostrarono. Mon sarà discaro, io spero, di rammentare potesi tette: questo articole i personaggi, e le DOVA so azioni più rilevanti la atoria civile e po- litica spettante ai conti di Dovadole. Sino dal 25 marzo 1254 il conte Gui- do Guerra Il figlio di Marcovaldo firmò l'istrumento che trattava la vendita al Comune di Firenze del cestello di Monte- murlo, ceduto per la soa parte insieme coa un mulino situato nel luogo detto al bosco de'Conti sol Gume Agna con la selva anpessa: presenti al contratto, fra gli altri testimoni, la contessa Beatrice di lui madre e il cel. Brunetto di Bonaccorso Latini. La qual vendita di Montemarlo e sue pertinente fa ratificata nel 19 aprile dell’ anno stesso dal di lui fratello (il C. Ruggieri) nella chies della pieve di & Maria di Bagno ia Romagna, e dalla cio- tessa Lena di lui sposa, nel tempo che es sa abitava nel cast. di Dovadola. Nel 1255, di maggio, i medesimi due fratelli alienarono per lire 9700 la quarta parte dei castelli, territor] e giurisdizioni che avevanoin Empoli, a Cerreto, nella man» sione di Cerbaja, a Vinci e in Collegonzi. Nel 1263 segui in Dovadola un atto di divisione e permuta fra i prenominati due fratelli conti Ruggeri e Guido Guerra da una parte, e il conte Guido del fa Aghi. nolfu di Romena loro cugino dall’alira, circa i respettivi diritti, feudi e vassalli di Romagna, . Mancato ai vivi il conte Raggieri, nel 3291 furono stipalati alcuni petti fra il Comune di Tredozio, il conte Guido di Remena, e il conte Guido Salvatico, figlio del fa conte Ruggeri di Duradola. Il que le conte Salvatico, nell'anno 1393, resti. tal al Comune di Firenze le cestella che {1 C. Ruggeri dopo la gicranta di Monte aperto e pelle rivoluzioni di Firenze vennero dielu, se le aveva usurpe» Ve; quell’istesso conte Selvatico che, nell ottobre del 1278, fece fine e quietan za di certo debito che la Rep. fiorentina aveva contratto con i fratelli conti Rugge- ri e Guido Guerra, pedre e zio. - Dl credito del C. Salvatico sali a tal grido, che nel 1283, mentre era potestà di Siena, venne eletto in capitano della Taglia Guelfa in Toscana; nel 1386 in comandante dell'esercito fio. reatino contro i Pisani, o naovamente ri- chiamato nel 1288 a cuoprire la cerica-di tà nella stema città di Siena. Nel 1289, medizota un atto rogato nel 40 DOVA piano di $. Ruflitlo presso Dovadola si ultimo dei quali toccò di parte il castello e distretto di Dovadola con tutti i diritti baronali, che egli poi, nel 1301, ced al C. Roggeri di lai Aglio emascipato. (Pan. Icseromio. Delizie degli Erudici. T. VII.) Non fa minore la ripotazione che pres- en il partito Guelfo si arquistò il C. Rog- geri figlio del C. Guido Salvatica, poichè nel 1304 la Rep. Gorentina lo nominò al- l'importante ufizio di potestà, quello me- desimo che nel 1322 dalla Rep. senese fu eletto in ino del popolo. Neli lo stesso conte Ruggeri di Guido Salvatico fu investito dal re Rober. bri to di Sicilia di tutte le ragioni e diritti che il conte Manfredi d'Ampinana figlié del fu conte Guido Novello di Modigliana pretendeva sopra il cast. e distretto di Tredozio, per essersi Manfredi posto dalla parte Ghibellina, e a tale effetto dichi» rato ribelle della chiesa e della Repubbli- ca fiorentina. . Diveramente dai sunì maggiori, dirim- petto alla Signoria di Firenze, si comportò il conte Marcovaldo di Dovadola figlio del prenominato C. Ranieri. Emendochè nel 1340 macchinava,d'intelligenza con i Bardi e i Fresc baldi, di sovvertire l'ordine di quella Stato; sicchè restò rimunerato del suo atlentato in maniera tale, che fu posta su di lui una grossa taglia. Se non che, cercando egli ogni strada per tornare io erazia della Repubblica, ‘finalmente, al dire dello storico Ammirato, in considera. zione dei servigj prestati dal C. Roggieri “e da'suoi antecessori stati sempre devoti sl popolo Borentino, gli riesci di ottenere IPassolozione dal bando della testa e da ogni altra pens, come pure di riacquistare al cuni castelli stati messi ai libri della come- ra del Comane, come cosa della Repubbli- ea. La quale elargità fa sccompagnata dell’oferta annuale, per la . Giovanni, di un pelio di seta în seguo di ossequio, ma nom già di soggetio» mne verso il Comune di Firenze. Nel 1349, quando il conte Marcovaldo TI di Dovadola non era più tra i viventi, 4a di lui vedova donne Fiesca figlia del marchese Morcello Malaspina di Valdi: Magra e di Alagia Fieschi, si 24 maggio 1349, trovandosi nel cost. di S. Giovanni DOVA fn Val-d’Arno coòtrasse muovo ma'rimonie con it vobile Niccolò del fa Bertoldo No vello della casa Cavalieri del Pecora di Montepniciano, nell'atto che ema stessa a titolo di dote sborsò al nuovo marito 1500 fioriai d'uro di peso c conio fiorentino, previa una donazione di fiorini cento che il prenominato Niccolò fece alla sposs. (Bacn. Dirt. Fion. Carte dei Crociferi di Firenze.) — Ved. Mosrepot-iano. Alla morte del C. Marciwald» II, snoce- dè nelta signoria di Dovadola il C. Fran cerco di lui fratello, nato pur esso dal coo- te Raggieri. Il quale, vendo mosso questio i domina contro i figli del di Monte-Grsnelli, e sem ii favoreg= i preferenza dalla Signoria di Fires- iovò degli amici che teneva pel cast. di Portico per distaccare quegli womioi dalla dipendenza della Repubblica fo rentina. E, quasi che ciò non gli bi staue, andava fanendo grandi scorre- rie in Romagna in tempo che egli tenera in Portico Giovaoni d’Azzo degli Ubaldisi suo cugino con un buon numero di lance dell'esercito del Legato pontificio. Onde è che il Com. di Firenze ordinò, che r'in- viassero costà 300 lance capitanate da mess. i di Buondelmonte. Il qual duce, storiografo Gorentiao Marchionne i Cop- po Stefani, che con molta modestia rest cnato dell'esito della sua impresa in Bo magna, alla rubrica 586 delle sue istorie. sentire lo stesso Autore. « E per lodare me mi tacerò della » teria, salvo che ne dirò, che in »° mesi fu il conte Francesco di Dovadola » sì stretto nel son castello, che di com » ch'egli avesse al di fuori, di niuna 008 » gli fu possibile a metter dentro, se non quello che vi si era; e la brigata Yi » vette di quello di fuori continuo del lo- » ro... . Insei mesi ch' etti com » perdei oltre a 15 uomini, e de'sooi 8° » vemmo 123 prigioni, e tollemmo Bet- » cova (così) per forza, ed vegli ridone » lotte le sne foriczze e sè dentro de 4» muri; e giammai non si potò mettet » oste ‘per le grandi nevi che farono is DOVA a quest'anno, e sempre sono în quel pae- » se grandissime. Tornai compiuti | wi » torsi a Firenze,a di 10 giugno 1397, ed » andovri Buono di Taddro Strada, altro » cittadino fiorentino, il quale vi stette fino a settembre ; tanto che la pace » Chiesa fo fatta. » CI - - la san patria, e intese tali doglianze a Fi- renze, il governo commise ai suoi amba- sciatori di dire al pontefice: che il cast. di Duvadola era stato donato e non comprato dal conte Malstesta suo legittimo signore. Merto questo conte, nel 1409, i suoi quattro figli, Giovanni, Carlo, Francesco e Guelfo, pregarono la Signoria di Firenze nd accettarli in accoma ja coni loro costelli di Monte-Vecchio, Tredozio, Par- ticeto, ec. La qual cosa infatti fu loro con- cema con l'obbligo di dare il tributo annuo del palio, e con dover dichiarare, chela zione del cast. e pertinenze di Tredozia, già opeltante al conte Niccolò del conte Ban dino di Monte Granelli, rimanesse in pote re della Rep. fiorentina, come quella che Senoa che uno dei figli del C. Malatesta (1 C. Guelfo) seostrei dai Fiorentini per seguitare il partito deilloro nemici, associ dosi agli OrdrlafGi di Forlì cal duca na. Talchè nella guerra del 1440 Gaello, trovavasi con l'esercito di Niccolò Piccinino, quando fu bandito della testa irenze, che fece dipinge» palazzo del governo la sea figura appesa per i piedi in compagnia di quella del Piccinino. Uno degli ultimi avvenimenti di guer- n relativo al cast. di Dovadola segul parte DOVA 4 nel 1469, allorchè, fallito il disegno ai conginrati fiorentini contro Piero di Cosi mo de’Medici, due di sistiti da Gio. Francesco di Palla Strozzi, con ogni diligenza e con insinuanti talmente commomsero il senato di Venezia contro il partito Mediceo, che nel 1467 ne fecero tosto ii tino nelle parti di Romagna; e nel primo assalto (non essendo ancora i Finrentioi ia ordine) arsero il borgo di Dovadola, e fe cero altri guasti nel paese all’intorno. (Ma- cava. Istor. fior. lib. VII.) Alla pace, pubblicata li 27 aprile del 1468, il cast. di Dovadola col suo territo. rio fa reso alla Rep. Borentina, al di cui dominio d'allora in poi quel popolo sì è costantemente mantenuto fedele. Comunità di Dovadola. — La Com. di Dovadola occupa una superficie di 11363 quadr., dei quali 363 sono presi da consi d’acqua e da strade, — Vi si conta una popolazione di 1975 al ragi di 141 individui per ogni migl. quadr. saolo imponibile. La sua figura irregolarmente ovale è contornata da tre comunità dl Grandu- cato e da una dello Stato pontificio. Dal lati di scir.-lev., di cstro e di lib. ba di froate la Com. della Roona $. Casciano, e partire dalla sommità del poggio di S. Martino in Avello, e traversando il var co per ii quale passa la strada pedonale che da Dovadola porta nella Valle del Rabbi. Discende quindi in cotest’ultima valle formando un angolo rientrante, da primo per termioi artificiali, poscia lungo il rio di Calboli, che presto lascia fuori per rimontare il poggio sino al ter- mine delle Gazze. Costi, voltando faccia ir. a stro, e poco appresso verso lib., costa che acquapende nel fi. sino presso allo shorco del fosso, detto del Campo-mosso. Al quale punto attraversa il fiume e quiodi la nuova strada R. per innoltrarsi sul Ganco occid. della stesa valle per il poggio del Prati- cino. Costà forma un angolo retto per dirigersi da ostro a pon. sul monte della Serra, valla di cui sommità ripiega nella direzione di grec., onde ritornare per ter mini artiBciali sino presso al fume Mon- tone. Dalla quale vicioanza bentosto ti ri- 6 42 DOVA piega nella direzione da greo. a maestr. per aadare incontro al torr. della #ille-Reno- sa, e poscia al fosso di Castel-vecchio. Poco avanti d’entrare nel fuso suscees- mato, soltentra a contatto la Com. di Mo- digliana, con la quale del fosso predetto passa in un suo tributario, che porta il no- mme di Canoverto. Lungo esso la Comuni- tà di Dovadola volta faccia da lib. a maesir., © per termini artiGiciali arriva alla strada provinciale rotabile di Modi. gliana jal di là della quale entra nell'alveo del Samoggia, che forma confine alle due Corounità sino al fosso detto dell’Aequa salata. A questo punto la Com. di Dova. dola lascia il torr. Samoggiaela Com. di ligliana, e piegando da marstr. a greo. trovasi di fronte alla Com. di Terra del Sole: da primo mediante il fosso predetto, quindi per termini artificiali ritorna a varcare il 6. Montone sopra il rio della Croce. A poca distanza dal fiume, piegan- do a lev. tocca, langa il rio di Casina, Com. di Bertinoro dello Stato pontificio, con la quale,mediante quello ed altri borri suoi tributari. sale sol monte di S. Mar- tino in Avello, dove ritorna a confine la Com. della Rocca £. Cascisno. Due strade rotabili pamano per questa Comunità; quella regia che mercè la ma- nificenza sovrava stà presso al termine di sua costruzione, a partire dal 6. Dicomano solto S. Godenzo sino a Terra del Sole. La seconda via, aperta essa pure da pochi an- mi,è provinciale.Questa staccasi daModiglia» na, e imbocea nella R. forlivese fra la Rocca S. Casciano e Dovadola. Tatte le altre sono vie pedonali, fra le quali contasi quella che gnida per Val.di.Rabbi a Galeata. Il fiume Montone che attraversa da lib, a prec. la Comunità di Dovadola è il più copiosa corso di acque, nel quale fluiscono quasi che tutti i mioori ri e torrenti dello steso territorio. Fra i poggi ele vali avei quello di Castel- Ruggiero, il quale s’innalza 628 br. al di sopra del livello del mare Adriatico, mentre la som- mità della torre di Dovadola fa segnalata dallo stesso astronomo Pad. Inghirami a un'altezza di 303 br. sopra il livello dello stesso mare. In quento alla strottura e qualità del suola dei contorni di Dovadola, giova qui richiamare ciò che fu brevemente aceen. pato allreve) e precisamente agli artico DOVA li Arvsuziso Toscano, e Bscso, Comu. nità. Si disse nel prismo luogo (pag. 97, rol.1.) che, l'esterna ossatara dei contra i che spinge l'Appennino dal lato dell’Adris. tico, è formata, a preferenza delle altre rocce sedimentarie, di argilla Gusile e di grés calcareumicaceo a strati inclicatisi. mi, di rado gli uni e gli altri interrotti dal calcareo-sppenninion. Le quali rocce vanoo gradatamente modificandosi in marna e in argilla cerulea a proporzione che i monti si abbassano € si accostano alla pismara. Fa poi avvertito all’artic. Baoso (pag. 238, v. 1.) che nella ira costa dell’Ap pennino che acquapende verso l'Adriatico, © segnatamente fra le valli del Savio edel Lamone, l'argilla schistora può diri la roccia predominante. La quale, allorchè trovasi esposta all’azione delle meteore ba sì debole grado di durezza, che alla super Scie si sfoglia, si stritola, diviene pulvero- lenta. del colore delle marne cerulee, e consimile, in quanto all'aspetto, a quelle che ricuoprono le colline subappeonine dal lato del Mediterraneo. Che se si aggiunga a tutto ciò la ciroo stanza di riscontrare molti frammenti fos- sili in quelle rocce racchiusi, e la disposi zione @ giacitura dei loro strati quasi sera» pre orizzontale o ad angolo ottusissimo, tuttociò porta a giudicare: che il terreno costituente l'esterna ossatura del fianco dell'Appennino voltato vers il mare A- driatico, se non è di una più recente for mazione di quella del lato che guarda il mare Mediterraneo, è al certo assai diver so nella proporzione degli clementi essen- ziali, dai quali quelle rocce rudimentarie vennero costituite. Un esempio luminoso che serve di conferma a cotesto fenomeno geologico apparisce chiaramente nel terri. torio di Dovadola; sia che si rimonti la valle del Montone, a partire dalle colline di Terra del Sole che si attraversi la Avvegnachè i colli a pop..macstr. di Terra del Sole (che possono dirsi l'estremo lembo ocridentale della valle del Monto- ne) è specialmente quelli dal Falcone al pregio Sina, trovansi coperti di un tufo calcaren.siliceo poroso, di tinta ora grigia, ora gialla, pieno zeppo di mollaschi bival- DOVA vi, del genere ostriche, veneri, pettini, e alte specie di spoglie di conchiglie mari- ne deponta per famiglie, da fr conce il cemento in cui sono impasta- d0. TI quali too in molti pu riposa so- pra usa marna losa di tinta cerules, persa di straterelli di lignite, o di fran» menti di altri corpi organici; mentre dallo stemo terreno quasi a Gor di terra, o se si Una le polverslenta, sottostante al sabbione calcareo conchigliare, contiaua a trovarsi camminando cuatr'acqua sui fiaschi dei colli che fianchieggiano il Gume Montone e il torr. Semoggia; con questa diferenza, che a proporzione che uno si avvicina verso li sproni più alti dell'Appennino, la reecia diviene sempre meno friabile, finchè si consolida in una scissile arenario- caicare-argiliosa molto sozioga a) grés schi- stoso dell’opposto Appennino. Allorchè de Ma perti vere macigno adoprato per stipiti, scalini carchitravi nell'arte edificatoria, se poi prevale la caloe, si usa come l’alberese per fare calcina. Il suo tessuto però è sem- pre feliaceo, più terreo e meno com della pietra serena e della calcareaappeo- misica. Gli esempi di tale conversione della marna molle in roccia solida, prima Logni altro, vennero segnalati dal ch. geo- logo Brocchi nel Frignano modanese, sei contorni di Bologna, di Urbino, di S. Les e a Cingoli nell'Appennino del Furlo sella sua Conckiolegia Subappennina. Accade un'altra particoletità nello schi- sta marnoso impieirito di Dovadola, e dei suoi contorni; ed è, che per la sola azione delle meteore egli si sfalda e si disgrega in guisa da lasciare slcune parti prominenti sottr forma di grossi nuclei eliltici meno friabili del restante di quell’aggrogato. Il quale fenomeno va a grado a grado dimi- auendo a proporzione che si rimonta ver- to i costrafforti superiori dell'Appennino setto l’Alpe di S. Benedetto, dove la roc- cia stratiforme si mostra di tessuto unifor- me e totalmente pietroso. — Wed. Rocca £ Casciano, Comunità. Oitre le polle di acqua salsa che contà DOVA 435 ritrevansi sotto la marna argillosa, avvi rasente l'alvoo del Montone, poco sopre Bernicia, acqua acidula leggermente la prima volta dal medi. dottor Pietro Barboni ; per cui dal prof: Giuseppe nella soa Sto- rie delta Acque Minerali di Toscane, ‘omo V. p. 185) fu denominata, dogua del dott. Barboni a Dovedole. Per ciò che riguarda la coltura agre- riae qualità di prodotii, il suolo spettante al grés e allo schisto marcoso testà descrit- tiè generalmente destinato ai pascoli, al bosco e alle selve di castagni. Quest’alti me somministrano il maggior prodotto a questa, al pari che a tante altre comunità situate soi due fianchi dell’Appenniro. Lo schisto-marnoso, allorchè è divenuto polverulento e fendibile dalla vaugi tiva a poderi e a vi; } Di sono disposti a ripiani, e cisscuno di casi è fornito di una piccola torre quadrata termioante in una colombaja. Per modo che le vigne formano uo vago anfiteatro, non solo intorno a Dovadola, ma anorra prevalgono, si forma on quelle Finalmente sul tufo conebigliare dei colli fra la Semoggia e il Montone prospe- rano gli ulivi e i gelsi; emendochè Vedu- cazione dei Glugelli costituisce in Dorado» jpatto la un oggetto importante di risorsa, sicoo- me lo è il frumento e il grano siciliano (mais) che si semina a preferenza di ogni altra granaglia nelle insenatare dei borri © dei torrenti, come pure luogo il Gume stesso del Montone. È oggimai un'omervazione confermata dall'esperienza, che la vegetazione dri ce- reali riece prosperamente nei lerreni ar Gillosi, massime quando essi contengono sostanze fossili e saline. Noa si trascora nei luoghi medesimi la coltura della canapa e del lino, così quella dello piante legnminose e dei bulbi di patate. La circostanza di trovarsi riunite nella Comunità di Dovadola, e qualche volta nel perimetro di un piccolo valloncello, le due diverse qualità di suolo poco sopra ac- cennate, e queste in una disposizione lo- cale assai favorevole, fa si che costà appli» care si potrebbe con successo la marnazio * ne della creta argillosa mescolandola col to fo siliceo-calcareo marino, mercè l'istruzione prstica sulle Colmate di Monte con tanta 44 DOVA precisionee chiarezza descritta,e conil fatto laminotamente dimostrata nella Val-d'Elsa dall’illustre proprietario e direttore del Podere modello di Meleto. — Ved. Gioa- mate Acnanzo Toscaxo, Annata I, e Il. Fra gli animali domesici’ da frutto, oltre quelli spettanti alla pecuaria, for- mano ua articulo di qualche lucro i polli d'ladia che a branchetti si alimentano dai coloni e dai powidenti, mentre noa vi ba forse casa di pigionale, «love son grassi più d'un porco; siccome son vi è vigoa che non sbbia il suo nido di colombi. La Com. di Dovadols, con la legge del 23 sett. dell’anno 1775, fu riunita a quella della Rooca S. Casciano, dalla quale lo stesso Legislatore la separò con regola. mento speciale de'18 agosto 1998. Sotto il governo della Rep. Bor. e dei QUADRO della popolazione della Comunità di Dor4nor4 a tre epoche diverse. DOVA grandachi Medicri, Dovadola fscera comua nità e potesteria distinta, la quale era for- mata dei popoli di Dovadola, di Gello, Ba- lia di sopra e Balia di sotto, Montacato, | Castel-Reggieri, Montepolo e Mizuola. La Cumunità mantiene uo medico, na chirurgo e um maestro di scuola. Nell'inverno, nel giorno di lunedì, pratica costà un mercato per gli ani: porcini, e 3 fiere. Le quali Gere sogliono cadere sotto i gi 5, e 36 del mese di agosto, e nel 9 di settembre. Il tribunale civile di prima istanza Doradola è a Terta del Sole, dipendente per il criminale dal vicario della Rocca $, dove ha la cancelleria comuni» tativa e l’esazione del Registro. La con- servazione delle Ipoteche e l'ingegnere di Circondario risiedono in Modigliana. La Ruota è a Firenze. Nome dei luoghi| Titolo delle chiese. lDioc. cui ap-) Anno | Anno | Anno partengono. 1765 | 1833 PT, }«—— —- *Arello S. Martino, Pieve Bertinoro | tor ta0 Badia di S. Ab-| 5. Andres, Rettoria Fodi | 328 392 S. Stefano, idem Bertinoro 201 9 $. Maria, idem Forlì 133 158 palo Dovavota di sotto | SS. Annunziata, Pieve idera sa 879 Dovanora di sopra | $. Rufillo, idem Bertinoro 139 Abitanti, N° | 1606 | 1133 Frazione di popolazioni provenienti da altre Comunità. Nome dei luoghi| Titolo delle chiese. |Comunità dalle quali proven gono. nr | co—r_T—_— _—— _—_—_ Calboli S. Michele Rocca S. Casciano a Cerreto 8 in Vineulis Terra del Sole 84 Limisso 5. Maria Rocca S. Casciano 1a Valle S. Maria Estera 10 Villa Renosa | S. Mercuriale Rocca $. Casciano 80 Torus. Abitanti, N°! 1975 N. B. Una perte della popolazione della parrocchia contrassegnata con l'aste» riseo* spetta ad altra Comunità. DUDD DOZZANO in Val-di-Magra. Cas. de qui ebbe il nomignolo la ch. parrocchiale (S. Lorenzo a Dossano) nell'antico piv. di Vignola, Cor. Giur. e circa migl. 2 a pos. di Pontremoli, Dioc. medesima, già di Laai-Sarzana, Comp. di Pisa. Trovi costa alla sinistra del torr. Gordana, sulla via alpestre che rimonta }a Gordana da Pontremoli per Zeri, e di là timo alla vetta del monte Gottaro. La chiesa r. di Dozzano della metà del secolo XVIII era upita a quella di S. Felicita a Codolo, ta sotto il regno del G. D. Leopoldo Î, che la fece e- figere nuovamente in parrocchiale. La parr. di S. Lorenzo a Dozzano nel 1833 noverava 189 abit. Ducanra. — Ped. Docaz. DUCATO vi LUCCA. — Ped. Luoca. chiesa DUCATO pi MASSA pi CARRARA. — Wed. Mussa di Cannana. Dvcanra, o Dvcawrora nel Piano orientale Lucca. Vico perduto che diede il titolo alla parr. di S. Martino « Ducentola nel piviere di Marlia, Com. Giur. Dice. Dac. e circa 4 migl. a leva gres. di Lucca. DUDDA (S. MICHELE a) ne) Val-d Arno superiore. Cas. e perr. nel piv. di Cistoja, Com. Giur. e 4 migl. a grec.-lev. di Greve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Pi- resse. È posto in presso la cresta dei mooti che separano la Valle dell'Arno so- periore da quella di Val-di-Greve, lango la muova strala provinciale che guida da Figline a Greve, sulla sinistra ripa del Rorr. Cestio. Trovasi Dadda registrato nei diplomi di imperiali tra gli antichi feudi dei coti Gridi insieme con il castello di Torsoli (he è situsto sullo stesso dorso di monte. La parr. di S. Michele a Dudda conta 356 abit. DUDDOVA ia Val.dAmbra. Cas. e per. sotto l'invocazione di $, Michele, mel piv. di Capannole, Com. Giar. e 4 circa a ostro-lib. del Bacine, Dioc. @ Comp. di Arezzo. Risiede in costa sul lato sinistro del 8. Ambra, «a miglio e pon. del castello stesso di Ambra. La chiesa di S. Michele Arcangelo di Duddova mel sesolo XIli fa di pedronato degli Ubertini, prima che emi ne investis- DUOM 4 sero l'abate e i monsci Camaldolensi della badia di S. Pietro a Ruoti. La parr. di $. Michele a Duddora eon- ta 216 abito Doovzcrmo in Val-di-Chisna. La pieve di S. Ansaoo in vico Duodecim presso Ris fomagoo, sebbene si trovi citata in poche membrane, pure una di esse della cattedrale di Arezzo, seritta nel luglio del 1053, non la- scia alcun dubbio sulla di lei ubicazione. Trattosi di on istrumento stipulato in Arezzo, col quale la contessa Ermengar da figlia del fu conte Alberto, lasciata ve- dova dal conte Ranieri di Walfredo di Asciano, cedè in proprietà alla cattedrale, all’episcopio ed ai canonici aretini, la sua parte di padronato, pervenutacli per Mor- gincep, (ossia dono mettutinale) della lesa e canonica dci SS. Martino, Nic- colò e Egidio, che dice situata nel conta- do aretino, e precisamente infra plebe 97 Amsani in vico Duedecim, in loco et vocabulo Rigomagno. La stessa donazione fu preceduta, e ped Tiguardarsi come conferma di altra offerta stata fatta nel sett. del 1036 dalla stessa C.. Ermengardae dal C. Ranierisuo marito, al lorchè quei coniugirinunziarono ai canooi= ci di Arezzo la loro porzione della ch. di & Maris, S. Martino, e S. Egidio, posta in Rigomagno preso il castello. (Came. Dei march. di Toscana.) DUOMO VECCHIO fuori di Arezzo (SS. Stefano e Donato) l'attoale camposanto dei canonici di Arezzo, che giace sopra un’umile collina sui fondamen- ti della vecchia cattedrale, nel suburbio quabdeotale di Arezzo, € appena va terso fuori della porta S. Spirito, fra la strada R. perugina e quella della Chiusa de’ Monaci in Val.di-Chiana Era invalse la consuetudine nei primi sevoli del Cristianesimo di costruire le chiese matrici. e quindi anche le sottome- trici alquanto lungi dall'abitato. Noa fa pertanto Arezzo fra le antiche città ve- scorvili la sola che tenesse la sua cattedra- le faori delle mura urbane; mentre i citta- dini di Fiesole, di Firenze, di Pisa, dl Lucca e di Chiusi, innalzarone i lore Duomi extra moenia, 0 assi d'appresso a unadelle porte della loro città. Era forse il Duosro vecchio di Arezzo la cattedrale più vetmta che contame la Tossana dopoil risorgimento delle arti,qua- 46 DUOM Bora si eccetui per anzianità iS, Giovanni mia l’antico Duomo di Firenze. Imperocchè l'edifizio del duomo aretino fa incominciato nell'anno 1014 sal mo- dello della più bella della cristia- nità, voglio dire, del S. Vitale di Ravenna. Fu ordinato dal vescoro Elemberto, che inviò a tal effetto colà a levare il disegno del tempio del re Teodorico l'abile ar- chitetto bear il quale presedi esecuzione dell'opera, rimadta com nel 1022 n piena soddisfaziane di Teo- baldo, allora vescovo di Arezzo. — Wed. Acazz. Nell'anno tuto il popolo di Arezzo, anelando di avere la cattedrale dentro la città, venne in contesa col clero non seo- sa recare qualche guasto al Daomo vec- chio, Per la qual violenza l'imp. Arrigo V, nel suo passaggio da Arezzo per Roma (anno millerentoundici) comandò, che a castigo degli Aretini si atterrassero le torri e le mura antiche di quella città. — Ved. Anzzzo. Non cessò per altro il capitolo maggio re di ufiziare e far pontificale nei giorni solenni nel Duomo vecchio, benchè si trovi contemporaneamente uo altro capi. tolo, un nnovo episcopio, e altra cattedra nella chiesa del popolo, cicè nella pieve di S. Maria di Arezzo, la quale fu sempre dentro le mura della città, a diff‘renza dell’altra pieve di S. Maria in Gradiz, 0 in Graticiata, con la quale da molti renne confusa la pieve magziore. E fa forse in quel lungo trambusto fra il popolo e il clero aretino che le ceneri dell'apostolo 8. Donsto si trasportarono dal Duomo vec chio nella chiesa del popolo. Onde meglio provvedere alle bisogne dei cittadini di Arezzo, dietro le ripe tute istanze del clero, e le favorevoli infor- mssioni date alla S. Sede dal vescovo di Fi- remze e dall’abate di Vallombrosa, ad sedandam discordiam et inveteratum odinm eztinguendum. il pont. Tonoccozo TH, con bolla dei 26 aprile 1203, uni il Duomo vecchio di S. Donato alla chiesa dì 8, Pietro, giù detta in Castello, ossia $. Pier maggiore, convertita poi in cat- tedrale. La quale ultima fu riedificafa nella forma che vede sul declinare dello stesso sec. XIII con il disegno di Lapo Tedeeo,esegnitoda Margaritone di Arezzo. Gli edifizj del Duomo vecchio, della DUOM tua canonica e dell’episcopio, vennero ra. i sino ai fondamenti per fatale rescritto di Cosimo I, dato li ottobre 1561; sul riflesso che da quell'amile collina po tesse, nei casi di guerra, dall’oste recai danno alle nuove mura e bastioni stati innalzati da quel sovrano mella parte me- ridionale e più bassa della città di Arezzo. Della struttora, magoifoenza e pregio del Duomo veochio mancò di darne n e biografo Gio gio Vasari, tanto nelle vite di Spinello aretino c di Gaddo Gaddi, quant’ache nel proemio di quell'opera. « Conciofussechè (egli diceva nel proe mio della seconda edizione) il detto tempio, come si è potulo vedere a'tempi mostri, a oltofacce, è fabbricato delle apoglie del iee- tro, colosseo ed altri cdiézj, ch’eramo stati im Arezzo innanzi che fosse convertita alla fede di Cristo; fu fatto senza risparmio, e on graadiunma ape. di colonne di grani. o, di porfido e di mischj, ch'erano stati dee dette fabbriche antiche, adornato. » Lo stesso autore,.nella vita di Spinello aretino della prima edizione del Toleati. no (Firenze 1550) aggiunge: « che questo pittore dipinse al Duomo vecchio fuori della città di Arezzo la cappelli chie sa di S. Stefano, nella quale i colori suoi, per enere lavorati risolutamente e a buoa fresco, sono ancora finissimi e accesi che pe- jono dipinti al presente. E in detta chiesa fece di pittura una Nostra Donna, la que- le è tenuta dagli Aresini iu divozione . Nella vita di Gudo Gaddi Gor. dello atesso biagrafo si legge: « che quel pittore lavorò nel Duomo vecchio fuor della città di Arezzo, per i Tarlati signori di Pietre mala, alcune cose di musaico in usa volta, la quale era tutta di spugne, e cuopriva la parte di mezzo di quel tempio; il quale emendo troppo aggravato dalla volta aptica di pietre, inò al tempo del vescoro Gentile Urbinate (sulla Gne del sec. XV) che la fece poi rifare tutta di mattoni. » Le rovine del Duomo vecchio furono fin seguito ridotte a camposanto pei cano- nici della nuova cattedrale; e, nel 1610, il vescoro Pietro Usimbardi volle erigeri una cappellina con apposita iscrizione: « ne vetusti Templi olim diruti memo ria, cultuque temporis injuria penitus interiret. ele n 47 E En FIZJ pi FOLLONICA. — Wed. For- noeica nella Maremma massetana. EGIDIO (S.) a CAMPRIANO. — Fed. Canzuaso nel Val-d'Arno aretino. —— soma CORTONA. — Fed. Arta di S. Ecipro. —— a CROCEDEVOLL — Wed. Cno- casevoni. — a GIUNCARICO. — Ped. Giox- Camco — pi GRACCIANO VECCHIO. — Ped. Graccssro in Val-di-Chiana. a FRASSINETA. — Ped. Fuur sera nel Val d'Arno casentinese. — « RISTONCHI. — Yed.' Risros» cai in Val.di-Sieve, — — a SAN-PANCRAZIO. — Ped. San-Pascaazio in Vald'Ambre. —— (SS) = MARTINO 4 SALEC- CHIO. — Ved. Surzocmo. EGLIO ni GARFAGNANA (Eglium) mella Valle superiore del Serchio. Vico che fece parte del popolo di Sami innan- zi che avesse ceppellania curata (S. Maria e S. Rocco a Eglioj diprodente dal par- roco di Sassi, nel pievanato della Pieve Fosciana, Com. e 2 migl. a pon. di Mo- e migl. 3 a sett.-maestr. di di Massa ducale, già di Lucca, Duc. di Modena. È situato in monte nel vallone della \Torrite di Costelnuovo, fra Brucciano, Molassana, Mont’ Altistimo e Sassi. \La prima ch. parrocchiale di Eglio fu fabtricata nel 1495 per comodo di una porzione del popolo di Sassi, al quale sino allora il vico d’Eglio appartenne. “La parr di Eglio con la sezione delle Alpi di Sassi e Eglia conta 604 abit: dei quali £12 sono della sezione di Eglio. ELBA (ISOLA bi) —Ved. lora diEtsa, ELCI (Iicie, o Hoti Castrum) in Vab &-Cecina. Villa, giù casi. che diede il titolo a una contea e a un'illustre prosapia, ora capoluogo di Com. cou pieve (8. Niccolò) già filiale della distratta matrice di Sor- ciano, nella Giur. e circa 6 migl. a_cstro di Radicopdoli, Dioc. di Volterra, Comp. fi Siena Risiede sopra una rupe che precipita sulla ripa sinistra del fi. Cecina alla base sett. delle Cornate di Gerfalco, sul fianco dei poggi che separano la vallecola del torr. Pavone da quella della Cecina stessa, 8° 40' 2” long. e 43° 12'8"latit,, 1. a Jey. di Castelnuovo di Val- di-Cecina; 6 migl. a sett. di Montieri; 16 igl. a sett.-grec. di Massa-marittima; 18 a scir. di Volterra, e 22 migl. a lib. di Siena, Non vi è da dubitare sull’etimologia semplicissima del nome che porta questa villa o castelletto sorto in mezzo alle fore- ste de’ Lecci. - N cast. di Ekci fu signoreggiato da diver si dinasti; esendochè, nel 989 di agosto, vi risedeva col ricchissimo conte Idebran- do degli Aldobrandeschi fo principe di Benevento e di Capua, ve dova lasciata dal conte Rodolfo di altro Rodolfo. E fu costà dove la suddetta si- guora col consenso del figlio © suo mon» dualdo, per atto pubblico alienara alcuni beni situati in Pisignano di Val-di» Pesa, piviere di S. Stefano a Campoli. (Axcn. Dir. Fros. Badia di Passignano.) I quali personaggi si trutarano nella vicinanza di Eli, allorchè, nel di $ otto. bre del 1007, stabilirono una petmuta di terreni, case e giospadrunati di chiese con Benedetto vescovo di Volterra. Il qual contratto venne rogato e 6rmato dalle porti contraenti, da più giudici e notari, e dai periti stimatori, in loco Papiana (0 Papiena) prope ecclesiam S. Felicia tere ritorio Volaterrense. La qual chiesa di Popiena, da luoga età distrutta,trovavasi compresa nel piviere di Sorciano, di cui era filiale anche la par- rocchia di Elci. — Ved. Sonciano (Piz- radi) © Dai conti Aldobrandeschi il cast. d’Elci (ignoro il Federigo!, 3 agosto 1164, confermò al giovinetto conle Alber to i castelli e luoghi appartenuti al conte 48 ELCI Alberto di lai avo. Mediante l'atto delle divise tra i Agli del C, Alberto giuniore il cast, d'Elci, e varj i-Ceci. na e di Va'.di-Cornia toccarono di parte al conte Rainaldo signore « di Monteroton- do, uno dei di lui Gigliuoli. Quest'ultimo dinasta, nel 1213, vendè al Comune di Volterra i suoi diritti, forti» lizj e powesioni che avevi Castelono: vo di Cecina e in Elci; per cui gl wamalli di questi due castelli, sotto il di M maggio 1213,prestarono giuramento di fe- deltà al sindaco inviato da Volterra. Non corse però gran tempo che il cast. d'Elci pauò in feudo a un ramo della po- tente famiglia Pannoochieschi, cui appar teneva quel conte Ranieri d'Elci figlio di Manovello di Ranieri signor di Travalle; il quale,con atto dei 6 aprile 1256, acquistò da Ranieri del fa Castiglione di Castelnuo- vo una casa e podere, situati nel cast. di Buriano, con tutta la giurisdizione,e gli uo» ini che appartenevano al venditore nel distretto di quel castello. (Asca. Dirt. Fios. Carte della Com. di Volterra.) Da! conte Manovello di Ranieri di Travalle nacque altro conte Ranieri, che troviamo nel 1295 potestà in Volterra. Di uo conte anonimo, detto il Conticino d' Elci, fanno pure menzione gli storici in- torno a quest'epoca, e se; mo 1288, come amico dei Pisani; in soste- gno de'quali accorreva 200 soldati di cavalle stato raggiunto per via dall'esercito fio- rentino staccato da Sanminiato di Val.d' Elta, che quel drappello assali e disperse, e il Conticino d’Elci fece prigioniero. Fratello forse dello stesso Conticino emere doveva quel signore di Elci, che un istramento segnala col nome antonoma- stico di Conte. Imperocchè di lui erano figli Manovello II, Guglielmo e Gaddo, tre fratelli che stavano, nel dì 26 marzo del 1327, nel palazzo pubblico di Colle per assistere a un rogito, mediante il quale essi venderono, per il prezzo di lire 2000, cinque delle 7 parti del cast. e di- stretto di Bruciano (Castrum Bruscia- ni) jn Val-di-Cecina a farore di un loro consorte, chiamato Andronico del fu Cantino de’conti d'Elci. Con altro contratto rogato nel cassero di Fosini lo stesso Andronaco del fu Cao- tino rivendè per lire 3000 a don Albizo ELCI del fa Scolajo de'Tancredi da Colle co pitano di detta Terra cinque delle sette parti dell’intiero distretto e cast. di Bru- ciano, suoi fortilizj, giurisdizione, e servigj li. 11 quale atto di vendita, portando la data del 2 maggio dell’aono 1331, starebbe a contradire l'epoca della morte violenta da- ta dai Colligiani al loro arciprete capita- no Albizo di Scol: i 10 marzo 1330, (Cro- ib. X. 6. 173) se non si dicesse, che lo strumento del 34 maggio 1331 fa ro- gato da uri notaro di Sanminiato, che di. chiarò, ivi, i logico della sua città, simile a quello pi. sano, vale a dire, che iva di un anno le date croniche dell’antico stile Gorentino. — Ped. Cortez di Val-d'Elsa. Se poi quella vendita sveme il suo pio no effetto, e per qual modo Bruciano ri- tornasse con l'andare del tempo iu potere de’conti d'Elci, lo decifri chi lo può. Es- sendochè nel 28 sett. 1422 il conte Nic- colò del fu conte Andronico di Aldobran- do de'conti d'Elci vendè per sè e per il fratello suo Aldobrando per fioriai 840 di conio fior. tutti i diritti di Bruciano al Com. di Volterra. (Asem. Dirt. Fiona. Carte della Com. di l'olterra.) — Ved. Baucramo in Val-di-Cecina. Asgiongasi che alcuni storici senesi, im occasione di parlare del cast, di Fosini quando si sottopose alla loro Rep. com atto del 18 apr. 1332, vien detto già signoria . di mess. Albizo de’Tancredi capitano di Colle. Il quale Albizo aveva edificato il castello di Fosini, ornandolo di palazzi e circondando di mura quel cast., che oggi altro noo è che una casa da fattore. (Gro- cuara Tommasi. Fstor. di Siena. lib. IX. — Ance. Dim. di Sizzs. Kaleffo veo- chio.) Ma presentandosi dipoi, Ciongono essi) il conte Gaddo d'Elci, e ch il cast. di Fosini si aspettava ad "eso di conservarlo per il Comune di Siena, i Signori Nove glielo accordarono a titolo di feudo con 1” obbligo di un annuo tributo, e di altre condizioni onerose. Anche gli uomini del Comune di Mon talbano, poco innanzi vassalli dei figli di Cione de'Malavolti di Siena, con atto pub- blico del 3 giugno 1331,sottoposero i lore ELCI meri. e lutto il distretto del cast. di Montalbano alla Rep. sencse. (Axcu. dell’ Ouan. di Siena.) I conti d'Elci ;° passaggio dell'imp. Car- I IV da Siena ottennero vu amplissimo e onorifico dipluma, che li dichiarava con- ti palativi; talchè mediante una tal prote. zio > essi pervenner | a ricuperare l'asso- lata padronanza del loro fcudo, come più ampiamente si narra nella relazione gel 1569 dall'assessore du.la Pratica segreta di Fireoze, l'auditore Lelio Tu reti. A. A tenore della qua‘e relazione’ T conti d'Elci v-oncero dal G. D. Cusimo 1 cor. fermati in tatti i loro privilegi, e dichia rati esenti da ogni sorta di sugrerione ed omaggio per la contra d'Elci, che roitò a tal effetto .eparata dallo Stato senese. ritti feudali cessarono dupo com. L M”ab. licione dei feudi ; per par il ertiiorio di Elci fa riunito allo Stato senese, e i suoi abitanti fatti part - cipi del benefici» di una legislazione che seo'ava emanando il Solune della Torcana. Il quale legislatore, con motupropri. spe- ciale del 9% maggio 1779, costitui la nuo» va Comun'tà di Elci, con rdarle 1° amministrazione delle sue tutte le altre, Comunità di Elci. — ll territorio di Comunità conserrasi press a poco Lo stesso di quello che era all'epoca del 179 testè accennala. Esso occupa una mperficie di 19278 qu: Ir., dai quali sono da detrarre 999 quadr. per corsi d’acqua e strade Vi si trovava, nel 1833, una popolazio ne di 1269 individr:, a ragione di it. per ogni migl. quadr di suoli trafforti sett. del poggio di Montieri e del. le Cornate di Gerfalco, presenta una figu- ra iconograsca di un romboide irregolare, la di cui diagonale è dirctia da grec-a lib. Esso confina con quattro Comunità. A sett. ha di fronte il territorio di Monte-! stelli della Com. di Castelnuovo di Vi di-Cecina, col quale resta a contatto dal la conffuenza del fosso Borrone nel torr. Pavone, e di là rimontando l'alveo di quel fesso sino allo sbocco in esso del borro che scened dalla chiesa di Movtalbano. Giunto sulla cresta del poggio attraversa la strada von ELCI 49 di Monte-Castelli, quindi scende rel burro Ricavolo nel vrr. Fodera, e cuo esso nel fi. Cecina. A tale sbucco trova sulla ri li, con la quale suo influcate Lucignano, che dopo breve tragitto lascia fuori; quindi per termini iali, attraversando i borri Riverdello € Serraja, ziuuge sulla strada rotabile chi guida da Montingegnuli in Maremma. to, voltando faccia da sett a Quartino, di dor sale sul poggio je, nella di cui opposta pea- incontra con la Con. di Montieri. Costà ripassa la strada maremmana, e per il fosso delle Gulleraje ritorna nel 6. Ce. ciua, che cavalca allo sbocco del fosso di Rio-alto. Di lè, incammicandosi alle sor genti del Riostes.o, varca il poggio di Ser- ra, dove trora la via che scende da Ger. falco 1 Elci sul fianco delle Cornote sinv 21 burro di Sambucheta. Indi piegando da lev. a ostro passa sul puggio Mutti, dopo aver tagliato la via che distaccasi dalla Massa per cvodurre a Fosini, e ritornare nell'alveo del Pavone, che ri» trova ss:aì d'aupresto alle suc scaturigioi. Sul Pavone ivcontra la Com. delle Pome- sance, con la quale front tutto, mediante il borro del ine, po- scia, piegando a pon e quindi a maestro, per termici artiBciali rientra nel torr, Pavone. Pocu innanzi di arrivorvi lascia 1, Com. delle Pomarance e ritorna a conf nec quella di Castelnuovo nella sezione del suo capoluogo. Con quest'ultima fron- teggia per breve spazio mediate il Pavone medesimo «ino al così detto Botrello, dove abbandona a pon. il torrente per correre lungo i puggi de’ Tre.colli, dai quali pie- gando a maestr. riscsnde nel Pavone davau- fattoria di Sessa. A cotesto punto il torr. medesimo torra a esscr limite fra la Com. di Elci e quella delle Pomarance si- n0 alla confluenza del fosso Botrone; lun- 80 il quale, a partire dall’imboocatora, la ima entra di nuovo a confine con la se- zione di Monte-Castelli spettante alla Co- munità di Castelnuovo al luogo di dove sj partì. La Cecina è il maggior como d'acqua fra quelli che attraversano da ostro a sett. questa Com. Nella qual direzione corre por re il torr.. Pavone, che è il secondo per 7 lev. rimunta 50 E LCI ia d'seque, e che scorre lungo il lembo occideutale dello stesso terrilorio. Noa vi sono strade maestre rotabili, me. no qualche breve tronco, uno de'quali ataccasi dalla villa d'Anqua per Montinge- suoli dove truva la strada provinciale ‘maremmana. La maggior parte della superficie di questa contrada è coperta di ondulazioni montuose e di gibbosità provenienti dalle diramazioni spettanti ai poggi di Montieri e di Gerfalco. La qualità del suolo appartiene nella tnassima parte alla calcarea stratiforme di vrigine secondaria, in multi luoghi conchi Glifera, e quasi sempre retata da filoni di Spato calcareo, che quella roccia in tutte Re direzioni attraversa, scompagina e la massa stratiforme in minuti frammenti stritola e divi Donde consegue, che i Ganchi inferiori dei poggi di Elci si trovano coperti da una quaotità prodigiosa di sassolini appena La causa di cotanti filoni sratici, penetrati «fra gli «pacchi della preesistente calcarea carbonala, non è misteriosa per chi si dà a contemplare lo stato Gsico di cotesta con- la copia e varietà dei gas che abuca- no dalla sua superficie, o che latenti ser, giano nei contorni del territorio di Elci; quando si osserva, che la stessa Comunità ttruvasi collocata tra i /agoni, ossia fumac- chi di Travalle, quelli di Castelouoro e di Monte Cerboli; quante volte si esamina, che dal suolo medesimo di Elci emanano i gas acidu idroselforico e acido carbonico, liberi o associati ad altre “sostanze miveralizzanti; quando si veggo» no fra mezzo a quel terrenustratiforme le masse di gabbro, di serpentino e di dis. epro; l'ultimo de'quali abbunda nel pog- «gio Muti, fra Fosini e il torr. Pavone. Aggiungasi a tutto ciò il bagno sulfureo delle Galleraje, il quale, sebbene fuori di confine della Com. Ici, tramanda al- ‘cone sue ramificazioni nella riva manca del £. Cecina spettante a questa Comunità. Ne fece parola il Targioni, prima del “Santi, che disse esservi in riva della Ceci ne presso un mulino due sorgenti d'acqua ocidula sulfurea termale. Ultimamente il puof. G. Giulj diede la descrizione di quel. Je sorgenti, che' egli csam tre; due delle quali sgorgano dalla parte sinistra della Cecina, e di sotto a un terre no calcarro. Una di esse polle, appellata Aequa for te delle Galleraje, è fredda, scidala da germente ferruginosa. L'altra, che guesi col nume di 4. equa rosa delle Galleraje, è deva pure fredda ed scidala, e più ferruginosa della precedente, ma cou minore duse di gas acidu carbonico. — La magnesia, la calce € la soda formano la base dci sali che trw vansi ia csse discielti. (G. Giors. Storia delle Acque minerali, eo. Vot. III.) ll suolo circostante a quelle acque aci. dule è stato ricoperto da banchi di calca rea concrezionala (eravertino) con le qual pietra nel secolo XVII il cav. Marcello de’ conti d'Elci fece costruire la magnifica sur villa in Anqua. — Ved. Auqua. La villa di Anqua che è posta sui colli, la cui base australe è baguata dal Aimag- gio, mentre nell’opposto fianco vi scorre sotto il torr. Fodera, ha intorno, o assai d’appresso,un burghetto di case, fra le quali quella comanitativa, ‘slchè Anqua può dirsi il capoluogo d'El 1 prodotti più rilevanti della Comuaîtà di Elci ritraggonsi dai pascoli, dalla pa- storizia e dalle selve di castagno, pianta che gigantrezia in colesto terreno, per cai sembra essere la risorsa principale del pio- se, dove pure non mancano siti favorevoli, nei quali si coltivano con qualche successo gli olivi, le viti ed altri alberi Ja quanto alla sementa di civi la segale, l'orzo e il frumento sogliono sfrut- tare debolmente agni due o tre anni lo stesso terreno, che al certo sarebbe suscet- tivo di assai maggiori prodotti, se vi fose- ru più braccia, più strade rotabili, e ue' aria più salubre nella calda stagione. Non vi sono fiere nè mercati, se si co. cettui una buona fiera di bestiame che si tiene nel 6 di settembre nel luogo, detto i! Palazzone. Alla Com. di Elci soprarvede il potestà di Radicondoli dipendente per gli atti di polizia e per il criminale dal Vicario regio di Casole. Ha la sua cancelleria in Chiusdino, 1° ufizio del Registro, e l'ingegnere di Cir- coudario in Radicondoli. La conservazione dell'Ipoteche e la Ruota sono a Siena, ELCI ELCI QUADRO della popelazione della Comunità di Erer Nome dei Puoghi. @ dus epoche diverse. (1) _—o— partenzono.| 1965 Titolo delle chiese. Dive. cai ap-| dano | dinno 1833 inn? tan unt in) (1 88. Rufo e Bartolommeo, | Veltetta | 344 | 362 Pieve > Bua 8. Niccolò, idem idem 179 | 194 Fossi SS. Niorolò, Pietro e Do- idem | 1283 } 258 nato, . Mentalbeno 8. Lorenzo, Cura idem 2929 | 2% * Mostingegnoli $ Sisto, Pieve idem tia | 206 Torazs. Abitanti, N° | 1145 Pieve; 2. $. Maria Assonta a Scieva, Ret- toria; 3. S. Leria a Montigiano, idem; 4. SS. Jacopo e Andrea a Massarosa, idem; 5. S. Nicolao a Gualdo, idem; 6. 8. Martino a Walpromajo, Cappella cura- ta; 7. S. Antonio a Viareggio, Cura sm- amnisirata daì PP. Francescani della Ri- Forma. La parr. della pieve di S. Pantaicone a Elici conta 433 abit. ELCINE. — Ped. Era ia ValTibe rina. Etena (S.) in Burano vella Valle del l'Orcia. Vico com due cappelle (S. Salvato. ree Sì Elena) da molti secoli distrutto. E rammentato in alcuse membrane appare alla badia di S. Salvatore sul Mon- tamiata; fra le quali una dell'anno 821 verita nel rese di giugno in Balano. È un istrumento relativo alla rinnovazione e conferma di un contratto livellario di ana Waleari rettore dell'oratorio di S. Salva tore posto in Balane aveva comprato in Citiglinno, territorio senese. L'altro documento, del maggio 828, fu rogalo a S. Elena in Balano, vico che di- chiarasi situato nel territorio senese. È «a giudicato provunziato da Pietro diacono figlio del fa Berbolano Sculda- scio di Arezzo, delegato da Lamberto ve- scovo Aretino, per terutinare una coatro- versia insorta tra fl monastero del Monte- Arista da una, e Aliperto prete e rettore di S. Donato di Citiglieno, per conto della sua chiesa, dall'altra parte, a motivo di due pezzi di terra con vigna posti nel casale denominato Balano. (Bsussrti. Cod. Dipl Voc. Il. p. 1.) — Ped. diro (S. Donato ed). ELENA (8.) a RINCINE. — Fed Runciva in Valdi.Sieve. ELEUTERIO (8) a SALUTIO. — Ved. Saxorro (8. Esxureno a). Etrneo (ice) nel pieno orientale di Lueca. Vico che fe nei contorni della R. villa di Marlia, il quale è rammeotato spe- cialmente in una carta locchese dell": 608, relativa alla chiesa di S. Terenzio del vico Elingo nel piviere di Marlia. (Menoa. Losca. T. IV.) ELMO ELLERO (S.) a COLOGNOLE. — Fed. Cororsore in Val.di-Siere. ELLERO (S.) a GALEATA. — Ped Avazia di S. Ecuzao. ELLERO (S. MARIA a S.) — Wed. Arriuro (S, Ettzso di). ELMO in Val-d'Elsa. — Fed. Aperwo, © Exo badia. ELMO (MONTE sett’) nella Valle della Fiora. È usa montansità solla riva sinistra del fiume Fiora, che può rizuar= darsi come parte, se non è il corpo mag- giore del monte Vitozzo, cui questo del- Elmo si congiuage dal lato meridionale, Va di cui sommità trovasi 1591 br. al di sopra del mare Mediterraneo, mentre le sue radici si distendono a lib. sotto la de- serta città di Sovana . simo al popo- lato castello di Sorano. È incerta qual sia la derivazione del fuo nome, per quasto a prima vista si da- rebbe a un qualche antico eremo, situato sul selvoso doro del monte, da cui forse derivò l'eremo di S. Benedetto di Calvel- lo, convertito più tarli in una badia di Vallombro-ani. Se mon che i raderi della prima abazia di Calvello sono stati riscontrati presso la base meridionale del monte dell’Elmo ein piccola distanza dal villaggio dov'è presen- temente la «hiesa parrocchiale di S. Gio. battista dell’Elmo; lungo nmido assai, perchè oltre all’essere alla radice del maon- te, vi passa accosto uu'abbondanie vena di aequa potabile, chiamata tuttora il fosso del Romitorio, e che serve a dar moto alle mecioe di un mulino. — Fed. Bunia di Carvasto. Potrebbe entrare nel numero bpreti=si re sull’etimolozia del monte dell’] Lister tes che diede origine alla ba- dia di Elmo, perchè fa fondata da uno chiamato Adelmo, se non si sapeme che mei contorni di questo moote fa prima e dopo il mille un\vico denominate Ulma; € che di eso trovasi spense volte fatta men. gione nelle pergamene della badia Amia- tina, e segnatamente sotto gli sani 991, 800, 804 e 884. Nè è daopo qui rammentare, che gli scrittori dei secoli bassi solevano per lo più terminare le Gnali, fei per dire che Ulma fa im0,0 di O/mo.Arroge a di Ulme, ovia Olmo esisteva anche nella ELSA Gue del sec. XVI. Essendo che, sotto il 24 maggio 1598, l'abate di S. Salvi eleme in rà o badia di Calvello a Sovana il monsco D. Verdisno profemo Vellom brossno, del east. di Olmo. (Asca. Dire. Fon. Certe delle Badia Amatina e di i) ELMO (VILLA per’) snella Val le della Fiora. È us piccolo villaggio con chiesa battesimale (Decollazione di S. Gio. Baitista) nella Com. Giar. e circa 2 migl. asett. marstr. di Sorano, Dioc. di Sovana, Comp. di Groserto. Trovasi alla radice del Monte dell’E& mo, di cui porta il nome, a poca distanza dal fono del Anmitorio e dai ruderi della Bulia di Calvello. — Ped. Esso (Moste “Di 18 ir ut Elmo conta 365 abit ELSA Gume (Elsa fl.) Due corsi diver ti di acqua in Toscana si appellano col so- me medesimo di Elsa; uno nella Valle dell’Albegna, di cui è tribatario il torr. Elia; l'altro, che ha un maggior corpo acque e un più tango corso, dà il nome sì- la Valle dell’Elea. N primo ha la sea origine sulla pen- dice occidentale dei poggi che stendon- ti lengo la ripa destra del Game Fio ra, tre migl. è sci. di Manciano, e che sbocca nell’Albegna alla base sett. della collina della Marsi dopo un tortuoso ire da lev. a lib-poo. di circa 14 miglia. L'alte*Ztso che ha l'onore di eserr chis mela Game, sebbene tributario dell'Arno, di il soo nome a una fertile e lunga valle, fmportante tanto rapporto alla storia na- terale, quanto alla storia patria. — Ped. Vatte dell'Eusa, 0 Vacnetaa. NG. Elsa ha le sue più remote fonti col fianco occid. della Montaguuola di Siena preno la pieve a Molli,fra Siena e Radicoa- deli, nel gr. 35° 3' long. e 43° 17° latit. Costà porta il.nome di Elsa morte forse gta iizione che non alimentano pol le vive, siccom’è quella copicsimima che asorza dal suolo al luogo di Onci, detta P Else viva; la quale si accoppia sll'Edse morte, dopo che quest'ultima ha percorso ne tragitto di 8 migl. e poco jonanzi di sare setto il seccado ponte all'antica fiere Elia. — Wed. Conts, Comunità. Trova il terzo poste davanti al borgo di Spagna,sotto la città di Colle,e il quar- «chè a ragione ELSA 33 to presso le mara occidentali di P. si; al di sotto del quale dhe n alla Steggio. porgi di Ssn-Gimigneno, di Gem bassi, di Montajone, di Castelauoro, di Mcleto, di Canneto e di Sen-Miniato, men- tre dal lato destro rasenta quelli di Ces taldo, di CastelGorentino, di di Gransjolo e di Mosterappoli. Passa ia questo tragitto sotto 4 ponti di pietra e rino di legno, cioè davanti a Certaldo, a Castelfiorentino, 2 Gronajolo, al Mu- lin nuovo e al Ponte d'Elsa:sino a che fre Empoli e Sanminiato, giunto nel gr. 38° 32° long. e 43° 43' 5” lati, a Zocca d Elsa si scarica nell’Arno, dopo un cammi- no di quasi 4o migl. attraverso di una valle coperta di grandiose case di campa. gua, di popolosi villaggi, di terre e di ca- stelli; di una valleche ba circa 12 migl. di larghezza, e che può dirsi la più centrale della Toscana, nella stessa guisa che si diese caser tale rapporto all’Italia, quella della Chiana. Non dirò della natora del terreno per- corso dall’Elsa, nè della qualità e copia dei sooi prodotti, per non ripetere quanto fa pubblicato, o quanto serò per dire mel seguite dell’opera agli articoli speciali del le respettive Comunità della Val-d'Eles,e al generale della stessa valle. So lamente qui aggiangerò alcunchè a quanto fa accennato intorno alla proprietà incro- stante dell’acqua dell’ Elsa l'art. Cotun, Consunità. Alla qual deposizione delle soque d' Ela viva devonsi ripetere quei tantiope quoni 0 travertini che rivestono le colline e le pendici dei poggi che da Onci ‘a Spugna fanno spalliera al 6. Elan; cio Fazio degli Uberti nel suo Dittamoado (lib. INI c. 8) cantò: viva sotto Mon è da trepamare, e starsi muto, Dell'Elue che da Colle a Spugna corre Che senza prova non l’arei creduto. Io dico ch'io vi feci un legno porre Lungoe sottile;e pria che fose unmere Grosse era, e peetra, quando 'l venni (6 torre. La proprietà dell’soqua d'Elaa, d'incro» stare è impietrire i corpi che vi immer s4 EMA Ciò fa com somma avvedutezza osservato dal gran prosstore di Certaldo, allorchè nella soa opera de fluminibue, etc. così scrisse dell'Elca: et circa ejus initiza, quidquid in ejus aquas profeceris, infra breve dierum opatium lapideo cortice cir- e quod post. modum in processu sui cursus non facile facit. Hic suis tantum undii tuo cursu in ezitum usque claristima effuit Profonda e non meno degna del sommo vate fa la similitodine ch'egli fece al canto XXXIII del Pergatorio, allorchè disse: E se stati non fosser acqua d' Elsa Li pensier vani intorno alla cua mente Ma perch i° veggio te nell'intelletto Fatto di pietra ed in peccato tinto, Sicchd'abbaglia il cuore del inio detto, (co. ELVELLA, terr. nella Valle della Poe glia. Ha la sea origine sal poggio di San- Casciano de'Bagui,e dopo un miglio in cir- ca di discesa da sett. a cstro, volge il corso @ lib. Da questa voltata appunto inco- minoia l’Elvella a servire di linea di de maressione fra lo Stato pootificio e il Granducato sino al Ponte Centino che lo cavalca presso la sua confluenza nel fiu- me Paglia, dove l'Elvella si perde dopo un breve cammino di circa sei miglia. EMA (Jma). Torrente volgarmente chiamato fiume, che dà il nome a una vale Iecola del Val-d'Arno Borentino a ostro- scir. e a breve distanza dalla capitale. Fn cotesta vallecola ebbe signoria la ce- sa Besadekmonte; contro la quale Dente per le bocca di Caocisguida esclamò : Molti sarebber liti, che son tristi, Se Dio t'avene conseduto ad’ Ema La volta ch' a città venisti. Si aprecal Banco sett. del Monte-Scala. ri, nel gr. 39° 3' long. e 43° 39' Intit. Di costassà l’Ema discende per 2 migl. verso mmerstr. quindi per altre due migl. totoe a pon, là deve ancor povere di acque pena EMA sotto al-primo ponte. A breve distanza dì là piega a sett. e continue nella stesa di- rezione per circa 6 migl. secrescendesi per via col tributo ehe vi spingono i torr. minori, fra i quali, a sinistre il Graasina,ca destra i torr. dell'Anselta e del RBimesse no: per sino a che presso la confiuenta del Rimezzane passa sotto il secondo ponte- Di là volgendo muoremente il sue corso a pon. l’Zssa lambisce la base sustrale del poggio di MontesRipaldi, © poi di quello di S. Pclice a Ema, dove trura il terzo ponte, al quale è sseei vicino il quarto nuovamente ampliato sulla strada R. ro- maca alla seconda thigliare da Fi- renze, non più che 10 migl. fungi della soa sorgente, e poco innanzi che l'Ema entri pel G.Greve,fra il Gellazzoeil poggio di Certosa. EMA (S. FELICE 4). Chiesa assai do- cente e vasta,una delle antiche parrocchie prepositere due migl. a ostr. di Firense, nella Com. Giur. e un querto di migl. a lev. del Galluzzo, Dice. e Comp. di Firense. Risiede alla radice enstrale del poggio detto Imperiale, sulla ripa destra e quasi di fronte al penultimo ponte dell’Eme. I priori di 8. Felice a Ema sono nomi. nati belle carta della chirea Gorentina si- no dal secolo X. Sal declinare del secolo ieri ne cedè il ta mel 1156 La quale donazione fa dal veso. Ambrogio,e,nel 1151 e 1192, dei poot. Eugenio è Celestino II. 1 perrochi di $, Felice a Ema, sino dal sec. XI, erano tributarii della mensa ve: scovile, cui ogni annodae denari d'argento, pari a 2 denari di moneta asuale; è ciò per cagione di due pezzi di terra concemi .alla chiesa di S. Felice a Ema del vesc.Gottifredo de’CC.di Capraja. Più tardi, in grazia della vistosa soa rendite, questa chiesa fa data in commenda dal pont. Leone X a Pietro de Lana. Presso S, Felice a Ema fu trovata uo’ iscrizione in distici greci, spettante al s> polcro eretto a un cane dal suo padrone; esempio, che fu poi imitato dentro Firen- ne etesse, nel 1530, dall'ambasciatore di Venezia per memoria di un sao cavallo. EMA S. Pelice a Ema conta 1072 abit. EMA (S. GIUSTO 4) ossia a MEZZA- NA in Val-d'Ema. Chiesa parr. e cas. nel pir. dellImpruseta con l'annesso di S. Maria a Carpineta, Com. Giur. e = migl. a lev. del Galluzzo, Dioc. e Comp. di Fi- penze. Risiede in collina alla sinistra dell'Ema, fra Mezzo Moote, ossia S. Giorsulé, e il poggio di Monte-Ripaldi. La chiesa di S. Giusto a Ema è indi. cala col titolo di Afessana tra le cure taffraganee dell'Impruoeta descritte nelle bolle coscistoriali dai pont. Adriano e Nic- colò IV spedite a quei pievani. Pe in origine padronato degli Amidei, cai succederono per eredità i marchesi Niccolini di Firenze, ché toltora lo con- verrano. La parr. di S. Giusto a Ema conta 393 EMA (8. PAOLO a). Cas. che porta il titolo della sua chiesa parr. nella valleco- la omonima, spettante al piviere di Val-di. Bubbiana, Com. Giur. e circa 7 migl. a sett-grec. di Greve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze, È situato alla base sett, del Monte-Sca- lari nell’insenatura del monte, dove sca- tarisce il torr. Ema che gli scorre a ostro, «ia mezzo agli antichi possessi dell’estinta prompia Buondelmonti. La perr. della prioria di S. Paolo a Ema coota 196 abit. EMA (S. PIETRO a) cessa tm CAM- PIGLIANO. Chiesa prioria e borgata omo» nima, nel piviere dell'Autella, Com. Giur. ib. del Bagno a Ripoli, Dioc € Comp. di Firenze. . Fa chiesa manuale dej monaci Clunia- censi, poi Olivetani di S. Miniato al Mon- te, sino da quando limp. Corrado I cun diploma degli 10 marzo 1038 minacciò pre a coloro che avessero recato molestia si beni della chiesa di S. Pietro a Ema, eee iaia cilena uo secolo prima nel di Campigliono o Campignano. Tafstti, nel nov. del 1066, il conte Ber nerdo del fa conte Adimaro, per il bastone che trmeva in mano, rinunziò alla chiesa di $. Pietro a Ema, le terre cheesso alla medesima contrastava, le quali erano po- Me a Hipa, nell'Isola d'Ema,a Fontanel- le e a Fornace. (Acu. Dirt. Fios. Carte della Badia a Settimo.) EMPO 55 Non è da decidere, se trattavasi delle stesse terre ritolte dagli eredi del C, Ber- nardo,quando unodi essi,il C. Guido Bor gnone di Capraja, con atto pubblico del 18 marzo 1184, stando în Cortenuova, rinuoziò al mun. di S. Miniato al Monte, un pezzo di terra posta a Campigliane nel popolo di S. Pietro a Ema. — Ped. Conrz-nvova nel Val-d'Arno inferiore. La chiesa di S. Pietro a Ema ritornò sotto la libera disposizione della mensa vescovile di Firenze per rinunzia fatta, nei 31 agosto 1373, dei monaci Olivetani di $. Miaiato al Monte; i quali però si ri- tennero una parte de’suoi beni. Fu dichiarata prioria con decreto dell* arciv. Martini dei 13 lagl. 1998; e nell anno 1819 è stata restaurata e ampliata del priore Luigi Villa suo zelaute pastore, La parr. priorale di S. Pietro a Ema ha 919 abit. EMPOLI (Impolum, Empulue, Em poriur:) nel Val-d’Arno inferiore. Terra la pià popolata della Toscana, di forma regolare e ben fabbricata, che da ogni parte trabocca dal secondo cerchio delle torrite sue mura, capoluogo di Vicariato R. e di Comunità cou pieve e insigne collegiata (S.Andrea) nella Dicc.e Comp. di Firenza, Giace in uo'aperta pianura che porta il nomedellastessa Terra, presso la ripa manca dell'Arno sallastrada A. pisana che gli passa in merzo, quasi nel centro del Val-d’Arno di sotto a Firenze, dalla di cui capitale è migl. 18 4 a pon. passando per la via pos stale, e 16 migl. per l'antica strada maestra che attraversa il poggio di Malmantile; So migl. a lev. di Pisa; £ mi Bocce d* Ela, e 6 da Ssnminiate nella stessa dire zione; 18 migl. a ostro di Pistoja per il giogo di Mout'Albano, e 15 migl. a lib. dalla città di Prato. Questa popolatissima terra, che le sto- rico Guicciardini chiamava il gransjo del- la Rep. fiorentina, nel secolo XI nom era che una piccola borgata eol foro davanti alla sua Non Pistto memore di Empoli che possano dirsi più antiche del seo. VIII. Il luogo di una delle sue chiese (S. Michele a Empoli vecchio) è il primo che si legga fra le carte superstiti del me- dio evo. Intendo dire della fondazione della badia di S. Savino a Ceresiolo preme Pisa, dove tre fratelli di origine longobara s6 EMPO da. sino dal 780.sì riunirono per condurre vita monastica, dupo aver assegnato a quel c.Lebio il vasto luro jatrimomo, situato nella Valle dell'Arno pisano, e in quella di sotto a Firenze. — Erano fra i luoghi di quest'ultiua valle alcune corti e chiese, fra le quali contavansi quelle di Petro o, € di Empoli con La chiesa di $. Micie. Pu ituata; e ciò poco innanzi, che le Pontorme, di Cortenuova, c di Fibbiana con varie altre chiese del Val!” Arso inferiore dipeudessero dai conti Ca- dolingi, poi Upezzioghi di Pisa. — Ved. Asazia di S. Savino. To non *' motissime di giuspadronato, che avevano nel distretto Empolese cospicue faraiglie pisane, derivar potesse quel piccolo che a lunghi fo c'la cattedrale di Pisa, (fra gli anni 8j0 € 1012) da a'tuni pievani della chiesr ma- trice di Empoli. Nè tampoco io potrei asserire, che da cotesto tributo immaginata fosse la | da da molti trouta per vera: che il p re, cioè, con tutto il distretto di Empoli, prima del secolo XI fucese parte della diocesi e del contado di Pisa. Alla qual Veggenda fece una condegna cornice l'a crifu documento trovato d.ll'Ughelli nell’ archivio del Vaticano, da esso lu' pubb'i. l'ItaliaSacra, allaserie degli Arcive- acovi di Pisa, e segnatamente soîto l'arci. vescovo Ubert. de'Rossi Lanfranchi, che ti figara esserne stato l'autore Avvegaachè in quel fozlio si vuol dare ad intendere, che, mentre Guidone di Travalda reggeva la chiesa pisana, nell’ap- no 1015 (ab incarna‘ione), la citùà di Pisa venisse distrutta dai Pagani; e che 900 dopo, rimasta priva del suo pastore, quel clero invitame il vesc. di Lucca a pre» derne cura Il quale prelato io tale circo- stanza incorporò alla soa molte pievi del. la diocesi pisana: mentre facevano dal cao- to luro quasi altrettanto i pontefici delle diocesi trofe di Volterra e di Firen- se. Giacchè quella storiella soggiunge: « che dalla parte del distretto fiorentino i confini diocesani e del contado di Pisa arrivavano al termine di Pietrafitta, dore fa una lapida, ivi ancora eristente, si legge Questa iscrizione: « Titus Flaminius et Titus Quintus Consules Pisee Milliario KXXILMie posueruni fines suae civitatis.o EMPO Quindi ilo rammenta fra le pie vi dal vese. di Firenze state telte alla chie sa pisana quella di Zarappoli, che con o me corrotto (dice lo scritto) oggi si nomi na Ermpoli. La qual pieve fu carpita al rberardo vescovo fi rentiuo per cpera di un conte Guidone ! 1! Tale e si grande è l'ammasso di erre in quella scrittura, da Cove. concludere cu. Lami e col Mattei, nop esser. quella opera di un arcivesoro pissao, 0 che Uberto, cui venne attribuita. scriveva ciù che di certo egli non sapera. Per ciò che rigu «da l'iscrizione di Pie trafitta, luogo fra Empoli e Pontormo, stala poi in vario modo supplita e inter- pretata, ciascuno pò riscontrarla più esat- tamente che in altre nell'opera del Tar. Gioni (Fiaggi per la Toscanu. T. IX). La quale confronta con quella incisa nella pietra originale, attoalineote esisten*» nel cortile del palazzo degli Antinori ci Fi ze,dove fa nel sce. XVIII dalla villa di La ciano trasportata. Essa riducesi alle eguen- ti poche parole di bella forma e disposte mel modo che appresso: T- VIN. TIVS-T.F- FLAMNININUS C...$- PISAS» N. R. Fre sl QVIN e il TIVS. T. P- havvi nella colonna un'erosione che «a.cenna la mancanza Ji due lettere. Tale similmente si affaccia nel terso rigo fra il C e PS, come pure nel quarto dopo PISAS- In tutto il restante della pietra non si presentano scabrosità, né indisj che possano far dubitare di alcuna sil- laba, parola o numeri stcti consunti. A togliere di mezzo qualunque dubbio sulla supposta dipendenza di Empoli dalla dioresi di Pisa, all’epoca del rescovo Gui. done degl’Upezziaghi di Travalda, gioverà ricordare due strumenti della cattedrale Fiorentina. Col primo dei quali il S, ve- scovo Podio, nel febbraio dell'anno 996, diede a livello delle terre spettanti alla sua mensa poste in Empoli; e col secopdo, EMPO nell'anno 1013, Iklebrando vescovo di Fi- resse in dote al monastero di S. Miniato al Monte, tra le altre rendite, la su corte di Empoli nel piviere di S. Ao dres. (Lam. Mon. Ecci. Flor. T. 1.) amc che, e perfino mel principio del secolo at- teale,scavati sotto i fondamenti delle stes se mara castellane di Empoli: indizj mani. cagione delle colmate dell’Orme e dell'Arno, Finalmente lo dimostrano le otte grandi lastre di marmo /engite, cava. te nel secolo XI dai ruderi di qualche tem- pie amei più vetusto per inorostare la di fini marmi della collegiata di chiesa fra le più antiche della Toscana ; ti docementi, uno dei quali rogeto nel 1166 ndl battistero di S. Giov. Battisia èTupoli, che si dice situato nella Judi EMPO ‘87 Empili comparisoe una pubblica dichia. razione del di 10 diormbre 1119, fatta a Bolaado,cuetode e della pieve di Empoli, dalla contessa Emilia moglie del C. Guido Guerra signore di Empoli. La quale contessa Emilia, stando in Pi- stoja, col consenso del marito promise e giurò tutto ciù che era stato promesso e giurato in Empoli dal conte Guido Guerra di lei consorte; cioè « che, da quell'ora | sino alle calende di maggio avvenire, î daé coajugi avrebbero obi distretto dj Empoli, igato gli vomini del che abitarero alla + spieciolata, 0 che stasero riunili pei ca- stelli, borghi e ville dell’Emmpolese contre- + da, compresi quelli del luogo di Citzadel- ta (fra Empoli vecchio e Empoli nuovo), tin ea tabilisero il loro damiciio intorno alla chiesa matrice di 8, Andrea di Empoli, donapdo per tal'effetto a tutte le famiglie un pezzo di terra, 0 casalino, safficiente a costruirvi le abitazioni, e il luogo per erigere il nuovo cestello. Inoltre prelodati dinasti ‘promisero di difendere le muove case coo gli effetti doaeti ; in guisa che, se fowe mai in vita loro accadato il “caso che, 0 per cagione di guerre, o per violenza dei ministri dei re d’Italia, Qualsiasi altro modo, le nuore abitazioni di Empoli fossero stato dalla forza abbattute, i due conjugi Guidi si obbligavano di ri- farle » loro spese. » . Faceva parte di questa stessa promesta, a favore di Rolando e dei sucì sucormori, la difesa di tutti i possessi mobili e immo- bili apettanti alla pieve d'Empoli, e a 15 chiese delle 30 soccursali esistenti allora, sotto la giurisdizione di quel pievano. Inok tre fu detto e giurato dei conjngi feudate- sj: ch'essi gi. i avrebbero ordinato, nè ad altri dato licenza di ediBcare alcun altra cappella, badia, monastero, o cella mo- mastica nel distretto di Empoli senza il consenso del ‘pievano pre tempore. Una promessa simile a quest'ultima era stata fatta due anni prima allo stesso pievano dal veso. fiorentino Gottifredo de’conti di Ca- pri di Poatorme e di Cortenuova, con la spedita. da Capalle li 1a agosto 1117. (Lam. Mon. Eccl. Flor. T. IV.) Se a cotesto decnmento si aggiunga P- epiteto di vecchio dato dopo quell’epoea alla contrada delle care soppressa di S.Lo- renzo, 8. Donato, $. Mamante e S. Michele, tatto di Empoli vecchio, dre ‘an miglia: 88 EMPO a pon. del prese sttazle, chi mon troverà nel sopra esposto documento gl’incunabuli meno che equivoci della Terra più popo- tata della Toscana? Dissi 15 delle 3o chiese at seo. XII di prodeati dalla plebana d'Empoli, essendo- chè 30 appunto erano quelle designate nel- le bolle che i pontefici Niccolò II (anno 1059, 11 dicembre) Celestino II! (anno , 29 maggio) è Alessandro IV (anno 1258, 3 luglio) coafermarono ai pievani di i lein questio Empoli nuovo evecchio,(2unema al capitolo d’Empoli nel 1473); 2. S. Lorenzo a Em- poli vecchio, (no si conoscono le sue vesti- gia); 3. S. Lucia in Cittadella (esistita fra Empoli e Ripa); 4. S. Maria in Castel- lo, (esistente sotto nome di Ripa); 5. S. Donato a Empoli vecchio, (annesso a S. Moria a Ripa); 6. S. Mamante a Empoli vecchio, (annesso nel 1442 alla seguente); 3. 8. Michele a Empoli vecchio, (aggrege- to nel 1787 a S. Maris a Ripa); 8. 5. Stefano a Cassiana, (da lungo tempo di. strutta); 9. S. Cristofano a Strada, (uni- ta a Corte-Nuova); 10. S. Jacopo d' dvane, esistente; 11. S. Pietro presso il $. drno, ora detto a Riottoli, esisten te; 12. S. Martino a Vitiana (unita alla seguente nel 1983); 13. S. Cristina a Pagnane-conina, esistente; 14. S. Leo» mardo a Cerbajola, esistente; 15, SS. Si- mone e Giuda a Corniola, esistente; 16. 85. Ippolito e Cassiano a Wale oltr*Arno (annema nel 1459 a S. Maria a Petrojo); 19. S. Giusto a Petrojo (cappella unita nel 1754 alla pieve d’Empoli); 18,5. Rf. fino in Padule, (da gran tempo distrutta, preso la clausura della chiesa di 5. Giov. Battista de’Cappaccisi); 19. S. Jacopo a Bagnolo, (annessa a S. Donato in Vel-di- Botte); 20. S. Frediano in Wal-di-Bocte, la villa del Cotone, da lungo tem. po unita alla seguente); 21. $. Donato in Vabdi-Botte, esistente; 22. S. Maria a Fibbiona, esistente; 23. 5. Michele a Lignano (annesso a $, Donato in Val di-Botte); 24. S. Maria a Corte-Nuove, esistente; 25. S. Martino a Pontorme, idem; 26.5. Michele nel Castello di Pon- torme, idera; 27. S. Ponziano a Pratigno- ne (cappellania carata nella stessa parroc- chia della pieve d'Empoli); 28. S. Maria a Paguanarmina oliz’Arno, altrimenti det- EMPO ta a Spicchio, esistente; 29. $. Bartolom- meo a Sovigliana oltr’Arno, esistente; 3o. S. Maria a Petrojo oltr’Arno, esi- stente. Tali cono i nomi e i luoghi delle anti. che cappelle succursali d'Empoli, attual- mente riuoile in 15 parrocchie. Sennon- chè, nell’anno 1786, fa eretta una nuora cura sotto Pin, de’SS. Michele e Leopoldo alla Tinaja, staccata in parto dal popolo di Corte-Nuove,e peril resten- te dalla per. di Limite, in quanto alla porzione della popolazione che quest'alti- ma aveva sulla sicistra ripa dell'Arno. Nel 1473 il poat. Sisto IV ordinò 1° esame e api dei nuovi statuti e costitazioni del capitolo di $. Andrea Empoli; al quale capitolo l'arcivescovo di Firenze Rinaldo Orsini, con bolla spedita dal suo palazzo di Roma li 9 dicembre dell’ anno 1498, concesse privilegio del cappac- cio e della pelle, privilegio che fe poco do- po confermato dal pont, Aleandro VI fa quelle due bolle venne compartito alla ch. di S. Andrea di Empoli l'onorifico epiteto d'iosigne fra tutte le collegiate della Bo. rentina, e di altre circonvicine diocesi; e pochi anni appresso (22 febb. 1531) fa quel pievano dal poot. Clemente VII deco- rato del titolo di cui venne nei tempo stesso accordato l'uso del roccetto e della moretta psocazza. Ma ripigliando il corso della vicende iatoriche Empoli è da sapere, che la stessa facciata della chiesa piebzoa, ora collegiata, fa presa per sigillo e divisa dal- la soa Comanità, e che tale ancora si con- serva da tempo assai remoto. Fa nel 1182, in quell'anno di carestia, che valse lo stajo di grano soldi otto, quan- do il Comune di Firenze intento a tenere fa frenoe di mamo ai conti e ad altri baroni le rocche e onstella, dalle quali essi aogariavano vassalli e pameggeri, e da dore facevano alle strade orribil guerra, fa allora, che la Rep. di Firenze costrinse gli vomioi di Empoli a prestare ubbidienza e ad esser fedeli alla capitale. Con tale atto rogato ne) palazzo pubblico a Firenze, nel 3 febb. 1182, stile comune, gli abitanti di Empoli si obbligarono di seguire la vo- lontà della Rep. fiorentina in ogni guerra, eccetto contro gli antichi loro pedroai i conti Guidi; e di pagare un tribato anco di lire Se, oltre l'offerta. nel giorno di EMPO: E Giovanni Battista di un cero maggiore di quello che erano già soliti di offrire gli semini di Pontorme, in tempo che esi erano vamelii del éonte Guido Borgognone di Capraje, ch'era pure il signore di Corte- Nuora. — Ped. Coxra-Nuova. o Agziongrsi che,a forma di unodei capitoli deltrattato fra i Fiorentini ei Lucchesi del 421 lagl.1184, il Com. di Laoca sì obbli- 1) « oo der ajato veruno ai nobili di con- tado nè a chiecheaia, perchè non fabbricas- sero alcun castello nella diocesi e contado fiorentino, e vominatamente dal fi. Elsa a Firenze; e che dentro quei confini i dhesi noo fare alcun'altro acqu uie.(Aumar. Istor. Fior. lib.1.) 1l progressivo ingrandimento della Rep. Sorentisa pon fece store ariosi, sè impau- riti i conti e gli altri magnati di contado. Più di ogui altro si maveggiò il conte Gui- do Gaerra Il di Modigliana, il quale tro. masdosi al servigio di Federigo Î, mentre questo re d'Italia, nel taglio del 1185, pesra di Toscana,ed ebbe alloggio in Fi- tease, gl'insionò a voler rintuzzare cotanta alterigia de' Fiorentini, scciò che imparas- tero ia seguito a ubbidire e non a con traslare agl’'imperatorize esere ora il tem- po opportuno innanzi che be Mic prenda più forza. Non il gran fuoco, 8 quale ciascuno pon mente, ma la piccola farilla meleastodita esser quella che arde la cia. Perciocchè, se all’acutezza degl’io- Wei i Fioreotini aggiungevano la poten» dinima thedaemofa decretato:si togliesse al Comu- e di Firenze il dominio di tutto il conta do infino alle sue mara, privandolo d'ogni Gierisdizione che sopra diemoin qualunque del modo sequistato c’avense. (Ammar. Zetor. Fili ci) eco tempo altro durò in questo vaio vuilisate la città di Firense, siente» chè ad emma, nell’anno 1188, fu reso il cop- talo, il quale estendevasi a .quel tempo Fino alle dicci tniglia dalle mura della si Smacnchè, nel 1288, i Fiorentini aven EMPO' 59 do in foro potere molte castella, state tol- te alla signoria dei vicini conti e cattani, ipigliarono l’antico pensiero di ampliare, pin e stabilire con legame maggiore di quello della forza le cose del contado, costituendosi in domini, e facendo giurare fedeltà come sudditi di Firenze ei vassale Ni dei già vinti, avviliti, © espulsi baroni della Toscana. «o Frattanto consideravano i Fiorentini, quanto importasse alla Jero politica liber tà di toglier di mano si conti e cattani rurali i castelli e le rocche poste in sitoa- zioni atte ad impedire agli eserciti il pes saggio; motito per cui esi obbligarono i conti di Capraja e di Pontorme a riceve» re i soldati della Rep. nei loro forti; i c00- ti diberti di Certaldo ad sbbandonere alla volontà del più forte Pogna e Semifinte; i cattani di Barberino a fare lo stesso per la rocca di Combiate,e la consorteria dei conti per amore ciò che gli sarebbe stato d'uopo di abbandonare per forza, risolvettero di Ùl primo contratto di tale vendite fa rogato in Empoli li 6 maggio dell’enno 1255 pel vecchio de’conti Guidi piurta del mercatale col palazzo vaoro; la porzione delpadronato della pieve diEmpoli, dello spedale di S. Giovanni di Cerbajola, l'intiero padronato delle ch. di $, Marti- no a Visiana, di S. Lorenzo, di S. Doss- 100 di 5. Mamante a Empoli vecchio con dipendenza feudale; come pure tutti Bates distintamente 'Somsiagi, cite alienazione di molti altri luoghi che per 60 EMPO essere faori del distretto di Empuli non starò quì a rammentare. — Wed. Gr, Vizci, Monzz.ancm e mosto. 11 simile fu fatto per lal--ro quarta par- te dal conte Guido di Romena, Gzlio del fa C. Aghinlfo s.tto il giorno 10 di sett. per la somma di lire 9000; e contemj.o- raneamente dai due fratel siti Guido Novello e Simone figli del cante Gui lodigliana del fu C. G: Guerra il Rep. Gr. si obbligò pagare lire diecimila. - Finalmente l’altima quarta parte del distretto Fmpolese, come anche quella di Vinci, di Cerreto-Gaili, di Collegonsi, ec. fu alienata con rogito del di 3 agusto 1273 dal conte Guido Salvatico figlio del conte Ruggieri di Dovado!a per il preso di lire ott: mila. Tate le ali somme i Reggitori della Rep. Bor. con partito del consiglio gene- rale divisero fra le respettive popilazi.ni e castelli vendati, accordando a quei populi facoltà di rivalcraene nell’imposizione |re- diale, cesia della Lira. (P. Iuneronso. De- fu concluso in Empoli (nel di primo di febbre. 1255, stile comune) oa trattato di pace fra i Comuni di Firenze, di Lucca e di Proto da una perte, € quello di Pistoja dall'altra, quando i capi Ghibellini reduci dalla battaglis di Monte-Aperto scelsero Empoli,come luogo più centrale, per tenervi Ia famosa dieta, nella quale si prozettà di dietore la città di Fireoze, e costruirne una nuova in Empoli. Lo che sarebbe fome evvenuto senza l'insistente oppo- sizione di Farinata degli Uberti. i Imperocchè egii solo fu quello che con- tro l'opinione concorde dei primi capi delle città di Firenze, Pisa, Siena, Arezzo, € Pistoja, de’conti, signori e barsoi della Toscana intervenuti a quel memorabile parlamento, egli solo con indegnazione d' animo si oppose a far fronte a colanta scellerata proposta, perchè la vittoria dell’ Arbia non producene un frutto sì fanesto da emer la rovina della patria sua. Uo altro perlamento ebbe luogo nella pieve d'Empoli, nell'anno 1295, dopo la cacciate da Firenze di Giano della Bella, per trattare di una lega Guelfa contro i memici della Chiess, ‘cioè contro i Ghi. La quale lega fa conclusa per va a condipriare ilal primo di viug. , fra i Comuni vi Firen edi Colle, lasciando luogo a Pistuja e azli altri Comuni di parte Guelfa della fo- scena. Multe altre volte la Terra di Empoli fu destinata per la sua centralità, co. e il Ino- essi politici, iorché nel 1297, di nu vo ncl 1304, fermò la Jogo Gnelfa della Tosca. ma; sia quando nel 1312 il governo di Firenze, asp. ttandosialle mura della città l'esercito di Arrieo VII, con gli ambascia- tre città e terre di parte Guelfa, di ambasciat i riuniti nella pieve d'Empo- Ti concluse allcanza e discasse il modo di resistere a quell’imperante. Noa si può con dati certi asseverare, se. la costruzione «lele prime mura castr‘lane di Empoli risalga al scolo XII, siccome lo danno a congetturare le espressioni del dcumento del 1119 di supra socsnnato, quando i cimjugi CC. Guidi concessero uomini del piviere d’Empoii terreno safhciente a fabbricare intvrno alla i° luro don'ciliu e tanto luogo per difen- dere il paese di Empoli nuovo mediante un castelli. Si può bensì con qualche raginnevolez» ta argoire, che le prime mura castellane di Empoli non fossero di una grande soli- dità testo che non, si ritr .varono i suoi i più profondi di dae braccia attuale, che è da quell’epo- ca molto più elevati; e tit: che quella mura non firruno atte a resistere all’im- peto della piena dell'Arno accaduta nel 1333, per cui restarono in gran parte at- terrate. (Grovanzi Viutam. Cronio. lib. 21 6. 1.) Tale svéotara fa appreszata dalla Rep. Borentina, la quale con rua deliberazione del 1336, poco dopu l'escursione ortiie fatta sal territorio Empolese dal faornsel to Ciupo degli Scolari capi i no della Scala, provvide al rit: le mura di Empoli e di Pontorme, cooce- dendo a quei popoli, per sustenere le spese, alcune temporarie franchizie ed esenzioni dai pubblici aggravj. Si potrebbe credere, che una tal provi. sione pel rifscimento delle mura di Em- EMPO poli volesse riferire solamente a riparare la porzione danneggiata dal diluvio cel 1333, arulse si conta un epoca più recente del la edificazione du de: errehio delle sico. se apparisce da.l'iscrizi ne sopra la Porta Pisano, .mecchè tale © struzione cvotinuae anche qualche ann dopo. Il cerchio delle artiche mura di Empo- più ristretto di giro, tuale di figura quasi iatervalli di t.rr;,con 4 purte, sì modo chelo da a conoscere fr. le sspenstiti, ana delle purte pusta » ‘pon. premo quella pisana e una di quelle torri fituata nell'angido fra cetro e lev. presso i" alteale spulale, già l'antica fortezza. Fu quest’altina vperm di Cosimo I, per «rdine del quale la Terra di Empuli venne ciro.» data di anni ripari, di argini e baloardì e risacito il servado cerchio delle sue mura Da queto i curaggiisi Fmpulesi avrebbe- re apoti meglio afruntere e respingere le truppe Tratonico-lsparo-Papali, che dal- l'assedio di Firenze Alessandro Vitelli e D. Diego farmicnto nel maggio del 1550 coedamen: ad assalire la ho patrio, se fuse stata minare la «lappraggine di Pie- ro Orlandini e di Andrea Giagni, lasciati dal bravo Fe.rucci alla guardia di Empoli contr: gli assalitori. Di un tale avvenimenti, che a confe» sine dello sturio» Scgui in gran perte detie perduta la guerra ai Fiurentini, Em pali ccaserva la memoria sulle mura di nu bustine dalla parte dell'Arno, che ha tattea le imprinte delle palle dell’arti. Gieria del generale spegn‘o Sarmien- lo (Reluziune di un 4wonimo Eurorzse contemp.raneo press il Lami. Hodoepor.) Ai tristi effetti della guerra e del sacco si aggiunse altra nen meno grave calamità the fece grandissima strage in quest’istesso maso 1530 nella campagna e dentro la Term di Empuli, chè, la peste; alla quale prr colmo di misura venne ben tosto die. tro una terribile carcstia. L'odio e presa di Empoli può riguar- dani come l'altimo avvenimento sturico di questa Terra, se non si voleme tener com We di una macchinazione segreta tenuta dursete la guerra di Siena dai nemici del Sorerno Medico per consegnare Empoli EMPC 61 ai Francesi, pagata col taglio della vesta da Gherardo Adimari, e da Taddeo da Cs. Wtiglione, Stabilimenti destin ti ul culto. — Qualora si contempla Empoli sotto spetto dei suoi elitizj sacri e profani, «li benelicenza, d‘istruzione e di pubblica comalità non deve sorprendere, se slcusi aut.ri di geoyrafie universali. supposero questa Terra una piccula città, cumecchè dovria recare maraviglia di leggere in un opera di geugraGia tradotta a'tempi matri in Italia, Empoli designata città, esode vo- scorile. Fru i sscri tempj il più ragguardevole per tatti i rappurti è la- chiesa collegiata, la di cui csierna facciata conserva in gran perte la firma che gli fu data nel 1093. Fu essa restaurata e nella attual forma interoamente ridutta nel 1738, cioè un lo dopo che fa fatto il coro, e pochi pi prima che restasse coperta (nel 1763) la soffitta. Cuntiguo alla collegiata è l’antico batti- stero di $. Giovan Battista con due îavole rappresentanti i SS. Giovanni e Andrea cootitulari della primitiva pieve di Em- poli. Le storie del martirio di $. Andrea dipinte nei gradini dell'ritare sono atiri- isuite al Ghirlandajo, mentre il fonte bat- tesimale di marmo bianco è dell’anno 144 al persi di ecsellente scultura si tro vano nella stesse collegiate, ci.è, ana sistua È: 8. Sebeetieno del Romellino, un bamo rilievo rap la Madonna, che si si Fra le opere di pittura somo da ram- mentarsi un affresco» rappresentante 5. Lu- cia alla soa erppella, opera di Giutto, che si erede anche l'eat re di a'cani quadretti situati pell'altare della compegoia di $. Andrea; an S. Tommaso d’Jacope da Em poli; il Cenacole del Ci Guia del Corpus Domini rappresenta la visione di S. Giovanai E- vangelista opera del Ligorzi nel 1622. Scconda per antichità e ampiezza ci si offre la chiesa di S. Stefano, che fu dei frati Eremitani di S. Agostino. I quali re ligiosi sino dal secolo XIII averano un con- vento nel sobborgo occidentale di Empoli, e EMPO contigso alla distratta chiesa di S. Maria Maddalena. —Ingrazia del terreno ottenuto per deliberazione del 3 loglio 1367 dal magistrato degli Oto, ossia degli otto uî- niali delle castella e fortezze del Comune irenze, quei frati eressero dentro Em. poli il novo claustro e la grandiosa chiesa di $. Stefano, dove si mantennero sino al 1808, epoca della loro soppressione. Trovasi oostà una tavola della Presents- gione al tempio, dpera dell'Empoli, e ua della Natività di N. S. dipinta dal Passi. gnaoo, oltre varj a fresco del Volterrano, e quelli di non inferiore autore che furono barbaramente imbianoati c scrostati, all’ ingresso della chiesa. Ua quadro del Cigoli esprimente | Esaltazione della Croce è da vedersi nella chiesa di S. Croce delle Benedettine, ossia delle Monache vecchie. Sono cosi chiama- te, per ragione dell'anzianità del loro con. etto a csafronto di un altro di Domepi- ene. Vennero le prime in Empoli, vel 1513, dal monastero di S. Brigida esistito mel subborgo meridionale presso il primo convento degli Agostiniani; mentre l’altro monastero di Domenicane sotto l’invoca- gione della SS. Annunziata fu costruito, fra il 1631 e il 1633, per disposizione testa- mmentaria di Cosimo di Domenico Sandonni. ni di Empoli, e nel 1785 dal G. D. Lso- sotno I ridotto a conservatorio, affinchè quelle claustrali si prestassero all’educa- zione e istruzione delle fanciulle. Tre altri conventi di religiosi contava Empoli foori del paese innanzi che fosse soppresso quello dei PP. Carmelitani a Corniola. Gli altri due di mendicanti esi- stono tattora; uno è dei PP. Francescani minori Omervanti, situato a S. Maria a Ri. ps fori di porta a Pisa, e l’altro dei Cap- puccini sulla strada di Monterappoli, che è due terzi di migl. a ostro di Empoli. I primi Zoccolanti furono chiamati nel 1484 dagli Adimari di Firenze, che lor cederono i beni e il giuspadronato della chiesa di S. Maria a Ripa; i Cappuccini vennero nel 1608 nel eonvento fabbricato da Gio- wanpi di Benedetto Giomi da Empoli sul suolo donato dalla famiglia nobile degli Alemandri di Firenze, mentre l'empolese Tommaso di Gio. Del Greco faceva circon» dare di uraro l'orto della clausura. Stabilimenti di beneficenza, d'istru- sione e di pubblica utilità. — Empoli EMPO ha un ricco Monte Pio fondato nel 1530 00 regolsmento, nel mese di dicembre di quell’anno stesso, dal Grandnca Cosimo I approvato. Gli assegnamenti per tale azienda, picro- li in principio, andarono progresivameo- te aumentando, in guisa che adesso il Mon- te Pio di Empoli ha un capitale di circa So,ono scudi, oltre qualche altra rendita fondiaria. Arroge a ciò, che molti dei suoi avanzi servirono; e sono costentemen. te erogati in oggetti di pubblica là. Ospedale di Empoli. — Verj cspizi contava Empoli nei secoli trapassati, uno in via de'Guidaoci, nel luogo dove fu eretto il monastero di S. Croce, e l'altro mel borgo occidentale intitolato a S, Me. ria delle Grotte, oltre quelli di S. Leo. nardo a Cerbajola e di S. Lucia a Pie- tre>fitta. Ma questi spedaletti piuttosto che giovare ai terrazzani per ricovrarli nei culi di malattia o i mineria, servivano di fagio ai biapti, che con il passaporto di un bardone e di un sanrocchino sulle spal- le, girando per il mondo, cercavano di campare la vita alle spalle di chi voleva Vucrarai i) pane col suo sudore. * Decretata nel 1750 la soppressione di simili ospedali, meno quello di S. Lu- cia a Pietrafitta, e i loro beni ti allo del Bigallo di Firenze, la Comanità di ‘Empoli rivolee le sue cure all’erezione di un più vasto, pià atile € meglio organizzato refagio ai poveri malati del suo distretto. Il magistrato civico acquistò a tal uopo dalla casa Dazzi l'antica fortezza eretta o ingrandita da Cosimo 1; in guisa che quel lo- cale, che fu destinato alla distruzione dell’ umana specie, videsi dal 1746 al 1965c00- vertito nell'asilo degl’iofermi, nel tempio della salute con ben inteso disegno dell’ar- ta di 600 scudi che cavasi dall’eredìi cel. scrittore’ e archiatro dott. Giuseppe Del-Papa. Quest'uomo benefico che lasciò il visto= so suo patrimoniu di 90,000 seadi a pub- blico benefizio degli Empolesi, questo cit- tadino generoso fu per la sua patria un al- tro Lazzaro Fei, in lode del quale Arezzo tributa annualmente una ben meritata ora» sione. EMPO E forse îl dutt. Del-Papa seporò il Fei besefattore della Fretermita Aretina i quiato che, oltre l'erezione e manteni. mente dello spedale sostenato in gran par- fe dall'erediti Del-Papa e dai recenti vi- siosì lasciti dei due fratelli empolesi Lorenzo e Pietro Fensî, si cavano dalla ma eredità ogn’anso So doti di scudi 25 Pausa per le fanciulle della Comunità di Empoli, e si mantengono quattro posti di stadio, due per cinque anni a favore di giovani secolari nelle Università di Pi. mo di Siena, e due per sci anai a favore dei chierici pei Semimarj arcivescovili del Gran-Ducato. Nè minore è il benefisio che dalla di- iposizione testamentaria del dott. Del-Pa- pa risentono i preti di Empoli, mentre a dicuso di loro, tanto canonici quanto cappellani, sumentò di un mesto Felemosina giornaliera della meisa senta ebbligo di applicazione ; e finalmente rad- deppiò l'osorario di 73 scudi che fino sl- Nora ritirava il maestro di scuola dalla Com., per cui potà eleggersi un solto-maestro. Daumero dei maestri di scuola fu re- tentemente somentato con gli assegnamen- ti egli avanzi fatti dal Monte Pio. Le Boete scuole comanitative vennero a- perte nel 1820 nel so convento dei PP. Agostiniani, distribuito in quat tre cattedre ; la prima per la logica e geo- metria elementare; la seconda per l’u- mesità e la retorica; la terza per la Grenmatica; e la quarta per la calligrafa è Paritmetica. l’industria cui per indole e per favore: tue posizione sono dediti gli Empolesi, cigerebbe anche un buoa maestro di tecno. scuola di calligrafia @ aritmetica un me-; telo più adatto alla moltitudine dei fan * dialli che vi concorre. SI Tatti i maestri sono eletti dal fe comunitativo , mentre alla disciplina delle scuole e alla parte esomomica sorve- chè Riso due depatati. Tu quanto all'istruzione delle fanciulle, tua è affidata alle Domenicsne del con- terraterio della SS. Annunziata poco so- fra rammentete. EMPO e5 coclesiastico. Questi ultimi appertennere al ch. empolese Giovanni Marchetti vesco» vo di Apcira, dai di cui nipoti ed eredi li soquistò il sig. Giuseppe Bonistalli st- tuale preposto della collegiata por farne davo al pubblico, siccome apparisce da un'iscrizione in marmo fatta porre nel vo- stibolo dal magistrato civico di 9 Una ricca collezione di MSS. fa lastio- ta nel 1691 alla qua patria dal benemeri to pievano Giovanni di Andrea Maleps, ma. quei libri si dissiparono dorsote Il sacco e la peste dell’anno 15305 siccome all’età nostre con maggior danno ascora sono state dissipate,o rose affatto dai topi,le bolle pontificie e tante altre preziose per: gemene dell'archivio della collegiata 1! Empoli conta pure un’accademia lette raria in pià tempi risorta e illanguidita. paolo La più antiea, che risale al sec. XVII, ap- pellossi l’accademia delle Cene. Trovavasi in somma deosdenza e quasi che spenta, quando essa nel 1910 fa rinbovata col ti- tolo che tuttora porta dei Gelosi-Impe. sienti. Ma emendo ancor questa caduta in abbandono, nel 1751 venne nuovamente ri- pristinata da 20 individui, aumentati nell” anno 1816 sino al namero di 36, e scelti dalle famiglie più rispettabili della Terra, Anvesso alle stanze dell’accadessia fa eretto sino dal 1691 il primo testro dalla famiglia Neri che le cedè, nell’anno 1910, agli accademici; per conte dei quali fa in € finalmente, paese 1804 un’eocademia di Filarmonici, compo- sta di 38 sonstori, the nel 1805 prese il nome di banda militare addetta al ‘corpo dei cacciatori della contornata da una gradinata ornata di 4 leoni sugli angoli, che gettano ‘altrettante fonti. La quale tutta di marmo di Carrara fa disegnata dall'architetto fior. Gi G4 EMPO Non dirò dell'ediGitio grandioso detti. da questo stabilimento ricerè incremento armpre maggiore il commercio di Empoli per la concorrenza di tante vettare e persone che cosà venivano a prurvederlo da quasi totto.il Granducato. EMPO ri, che stampò fra le altre sue rime il ber. lesce poema, in cai si Canta l'eccelsa e siagolare impresa di Sanministo e capitan Cantini, che, nel 1399, ripuetara da quella Terra per trofeo an chiesi. stello, il quale a Similitodine del catoro cio di Anghiari fa appeso al palezzo pretorio di Empoli, dove si mostra tet . Nè dirò del palazzetto com portico si- tora. Alla serie degli uomini illustri empole- si pubblicata dal Manni molti altri soee da aggiungere, fra quelli che vissero del fimato nella piazza del mercato di fronte al la cui facciata conserva pit'are ‘storiche a buon fresco di mediocre autore, se non peravvertire il corioso esere fama, che in cotesta casa si adunasse ‘il parla mento dei Ghibellini dopo la senguinou battaglia, che fece. scorrer l'Arbia in romo; qomeccit la ula di qui gli alti congressi politici tenuti in Empoli forse la chiesa della pieve di S. Andrea. Dirò bensi che nella casa medesima venne alla luce pel 1648 Giaseppe Del Papa,l'altimo archiatro della dinastia Me- dicea, il piò dotto e il più benemerito cit- tadino he contre pora Eagoli el o ** Score lÌ più dito del mo scolo, pes ‘and alla lista nuinerosa di Empolesi che ia più tempi si resero illustri ia varj rami: abit. dello scibile amano, con cura stati raccolti dal dott. Bartolommen Romagnoli d'Empo- li, e da Domenino Maria Manni pubblicati. (Sigilli Antichi. T. XV.) Fra gli uomici più valenti, enza toglie- re a' Pontorme il suo Alessandro Mar chetti,. farono da Erepoli diverti pro- Senori dello Stadio pitano e di quello fiorentino, Fra i Domenico Vanghet- ti, Leonardo Giachioi, Giachino Sandun- mini e Anton Francesco Giumi, che lessero nell'Università di Pisa, mentre nello Sta- dio for, dettarono i profesori Frazcorso Vannozzi e Gioseppo Pa pure nativo di questa Terr we ce raggioso viaggiatore, Giovanni inardo o di Lodovico da Empoli, il quale lasciò una descrizione dell'Isola dell’Ascen- sione, scoperta’ mel 1501, € visitata per la seconda volta, mentre il to Gio- vanni accompagnava, nel 1503, Alfonso Albarqaerque all'Indie. Nella pittura primeggiò Jacopo di Chi- menti da Empoli, conosciuto cal nome del- la bo ssa ptc — Nella poesia si distinsero Domenico Bartoloni, autore del Diti- nate di Bacco in Boomisj e Ippolito No- to un nome alla posterità, voglio dire, del dott. Vincenzio Chiaragi, Hi Ù vanni Marchetti, entrambi autori di applao» dite opere nella loro profcssione ; e senoa fome mancato ia troppo verde età, coca pato avrebbe na posto distinto Giuseppe Salva. quoli. — Ped. Conmoti. Comuaità di Empoli. — Tì territorio di queste Comunità abbraccia una super- Geie di 18150 quudr., 899 dei quali sono presi da corsi di fiumi, di torrenti, di fossi i steaziavano 13095 it, 2 609 individui per ogni mig], quadr. di suolo imponibile. Cosfina con 8 Comonità. Dalla parte di sett.. mediante il fi. Arno ha di fronte le praja, a pertire cioè da montando con la Com. di Cerreto l'Armo sino alla confluenza del torr. Sereda, dopo aver passato alla Motta sopra il nuoro te dell'Arno. Dal torr. Streda siao alle Grotte, PI sopra della ch. di entra a com fice la Com. di Vini, e più oltre quella di Capraja sino dirimpetto allo sbocco del fono di scolo di Fibbiane. A questo puoto il territorio di Empoli piega di sett. Ver entrando nel fowo di scolo iasto, il quale serve di limite fra la Com. di Em- poli e quella di Moatelapo, com la quale la prima si accompagna dal fosso di Fi biana nella strada R. Gorentina, ‘e di tà nella così detta Fiaccia, per la quale entra nella strada Maremmana. Luogo quest’ultima le due Comunità, camminan- do di conserva mella direzione di lib, pes- sano per Prupecchin,e di là nel rio di S. Donato in Val-di-Botte, cino a chelo ab- baadenano per entrare. nel borro dello EMPO Grotte. A questo punto cessa la Com. di Muatrlapo e subentra quella di Monte- spertol:, con la quale attraversa la strada che dal Botinaccio conduce alla villa del Poggiale per scendere di là nel fumo del Terrino, poscia in quello della Leccia, col quale passa nel torrente Orme. E ri- montando quest'alreo per breve tragitto «ne alla confluenza del rio del Pallone, la Com. di Empali, rivolta a ostro, scorre lungo il rio stesso del J'allone, poscia per quello di Camarilli entra ngl piccolo torr. Ormicello, dove trova la Com. di Castel-Fiorentino. Con quest’ultima quel la di Empoli scende insieme per l'Or- micello sino al fosso di Ontana, rimontan- dolv alquanto innanzi di trapassario per entrare nella via detta Salajola; luogo La quale attraversa la collina di Monterap- poli sino alla strada R. della 7'raversa, che eltrepama per ginngere, mediante i Canneto, uel È. Elsa. Tì qual fiume divide costà dal lato di lib. la Com. di Empoli da quella di Montajone sino di faccia 21 bor- abetto di S. Andrea, dove sottentra per il Guane struso la Com. di Sanminiato, con la quale ritorna in Arno a Bocca d'Elsa. EMPO 68 Tofatti il sigillo della stema Lego) illu- strato dal Manni (Sigilli Antichi, T. X.), comprendeva le divise dei tre Comuni suddivisati. La qual Lega era formata di 24 popoli; cioè, 13 parrocchie del Com. di Empoli, 9 di quello di Pontorme, e 4 del Com. di Monterappoli. Il suo territorio, non solo sotto il regi me della Repubblica fiorentina, ma ancora sotto i Grandachi della casa Medici, costi. tulva pel civile la potesteria di Empoli, al- lora dipendente per gli criminali dal vicario di Certaldo. Allart. Anso, (vol. 1. peg. 140) fa da- to un breve cenno sulla strnttnra geogno» stica del bacino della Valle dell'Arno in- feriore, nel cui orntro è situata la Com. di: Empoli, quando dimi, che essa Valle tro- vasi Gancheggista da due linee ‘di poggi coperti da terreni di natura affatto diver. sa fra loro; cioè, dal lato dell’Appennino, dai terreni secondarii stratiformi di grès an- tico, (macigno) di calcareo appenninico. (alberese) e di schisto argilloso (bisciajo). 1 quali terreni, verso la base meridionale dei suoi contrafforti, (com'è Mont’ Albano) restavano coperti da immensi banchi di elottoli e di ghiaja di natora consimile al. le tre rocce presccenvate; mentre che nel. l'opposto lato dello stesso bacino, fra ostro € pon., si fanno innanzi le colline formate. di terreno terziario conchiglifero. Più specialmente poi agli art. Caressa, @ Csaarro-Guioi, Comunità (val. 1. pag. 464 e 664), în proposito della desarizione del loro suolo, aggiunsi: che i colli di Ca- + praja possono dirsi collocati sulla linea di transizione fra le rocce stratiformi secon- + darie (macigno, alberese, bisciajo) e le mar- 83,0 Contraca. Sebbene oggi manchino a me dati da ae- certario, ho però un gran dubbio che le feste popolari del sarncino, della cucco- gna, della corsa, del ginoco delle bandie- re, e quella del volo dell’asino, pratica te io Empoli nel giorno del Corpus Do- minî, e residuate altualmente al palio alla langa e al volo ‘asino, lanciato dalla cima del le della collegiata. ho gran dubbio, io diceva, che tali feste Ppolari rimontino all’epoca dell'elczio» ® desi afiziali della Lega dei tre Co- Eopoli, Pontorme e Monterap- ne terziarie marine, mentre alla base delle colline medesime serre di bordo il terreno di allarione coo an profondo hanoo di ciot- toli e di arome ghiaje depositate dai fiurai.. La conferma di un tal vero s'incontra nel territorio della Comunità in esame, sia che egli si contempli pres gli orti set- tentrionali langolArno, a partire dalle col» line di Collegonti sino a Colle-Alberti, sia che si osservi dalla parte della vallecola dell’Orme cino al di là dei colli di Monte. ranpoli, luoghi coperti tutti di marna ce- rulca conchigliare consimile a quella che forma l'omatura delle colline subappesiino nella Toscana granducale. 66 EMPO Altrende la piseura di Empoli, posta fra le due sopraindicate diramazioni di col Nine, è stata ite colmata dalle zioni trascinate costà dal 6. Arno,che di secolo in secolo rialza con il suo letto quello del circostante bacino, siccome da mo canto apparisce dall’impiantito delle antiche fabbriche di Empoli, tre in quat- tre braccia più basso del piano attuale, e dal nome di pedule restato a un inse- matora a più del colle di Corniola. Fra i snaggiori corsi d'acqua che attra versano, o che lambiscono il territorio di questa Comunità, contasi il fi. Arno, il di coi alveo, a guiea di due segmenti di cer- chio, amo concavo el'altro convesso, lo co- steggia dal lato di sett., mentre il fiame E lea gli serve di limite dal lato di cociden- te, e il fiumicello Orme coni suoi in- Siweoti Ormicelio e Piavolo lo percorre nella direzione di ostro a settentrione. — Quasi tutti gli altri corsi d’acqua, piut- tosto che rivi, sono altrettanti fomsi di scolo per mantenere asciutto, sano e fruttifero il io di Empoli, massimamente fra l'Orme € il fosso di Fibbiana ; lo che non avver- rebbe sensa il soccorso di tali operazioni. È incerto se le scque del fiumicello Or- me an di impaladasero in Val-di-Botte; ‘sibbene quelle che scolavano dalla collina del Cotone, sierome lo provano i nomi- guoli di pantaneto e di padule conservati a una porzione di cotesta pianora presso i Cappaceini. Anche l'Arno (il cai livello avanti a Em- poli fu riscontrato 46 br. smperiorea quello del mare Mediterraneo), in qualche luogo biforcando lasciava un'isola in mesto. E bipartito un di egli scorreva davanti a Empoli al distrutto mulino, dov'è 1° isola del Piageione; e forse anche fra Li. mite e Corte-nuov nanzi che i Granda. chi Medicei, prosciuzando e culmando |’ antico letto che appellasi 4rmo-recchio, ereamero colà la R. tenuta della 7'inaja. — Ved. Tira nel Val-d’Arno inferiore. A tanti bonificamentj dell'Arno sarebbe da desiderarsi che fosse aggiunto an pigno- me a gradinate davanti la Terra di Empoli per jà facile accesso ai navicelli, onde can più Gdanza la pusterità poteme crede- re, che costà veramente fu la stazione del Porto «ull'Arno dei tempi romani, © Emporio mediterraneo dell'Etrusca re- Gione, EMPO Non solamente la favorevole luezlità, ma ancora le facili comunicazioni e le strade rotabili, che per varie direzioni fanno cs. po a Empoli, sono altrettanti mezzi incen. tivi delle industrie e l’anima del commer- cio di piccelo Livorno mediterra- neo. Oltre le due strade AR. postali, la pisana che passa per Empoli, e la etrada traversa 0 Francesca di Vald'Elsa, si con tano altre vie rotabili; fra le quali la stra- da detta lucchese, che staccasi dalla R. pi. sana all’aratorio di S. Rocco nel subborgo occid. di Em che si dirige sull'Arno circa mezzo miglio a lev. del ponte nuovo; appellata di sotto è colli, perchè tracciata sul fianco delle colline che com. tornano da scir. a lib. il territorio Empo. lese, da Moote-Lupo per Samontana a S. Donato in Val.di-Botte, e di là per le ville del Cotone, di Corniola e di Pianezzule. Giunta al luogo del Terrafino attraversa la strada R. pisana per incamminarsi soll’Ars no al di sopra di Bocca d’Elta, dove trova il nuovo ponte fatto costruire, tra il 1833 e 1835 da una società anonima col dis. gno e direzione dell'ingegnere pisano Ri. dolfo Castinelli. Questo pante,che non è ancora stato de. scritto, è situato tra il navalestro della Motta e quello di Bocca d'Elsa presso al luogo dove fa capo nella ripa destra la stra- da che staccasi sotto Fucecchio dalla Fran cesca. Esso riposa sopra 6 piloni di mate- riale, che sostengono 7 archi, ai quali è sovrapposto un piano di travi di querce, della lunghezza di 251 br. e di br. 11 di larghezza compresa la cornice. Ogni pila è fondata sopra una solida pa- lizzata composta di 158 pali e di una dop- pia graticciata di travette di pino. La lar ghezza delle pile nei fondamenti è di br. move; sopra fondamento di br. 6, edi 4 all’impostatora degli archi. La loro altezza dalla prima risega al piano stradale ragguaglia a br. 16. Le fiancate, che sono basate sopra 260 pali e sulla stessa doppia graticciata delle pile, hanno i muri ad ala con una scarpa esterna di 4 br. per ogni br. di altezza. Solida non meno clie ingegnosa è la co- «truzione delle arcate con 24 br. di corda, stanicchè sono composte di quattro ca- valletti per esdauna; e ogui cavalletto è armato di puntoni, di puotoscisi, di spro- ni, di asticciuole, ec. collegati fra loro mes EMPO diante catene di ferro e di legno, che for. meno nell'insiome n.° go persi di querce n i a 590 br. lineari. Cosiechè tutta la trabeazione del si compone din* 630 travi facienti totl'insicme la temma di lineari br. 3gge. - Sopra le aeticcinole de’cevalletti posa tn impiantito di travette di pino ben con. nessé e incatramate con suo gocciolatojo nella cornice; il quale impiantito è coper- to da eno strato di solido smalto,e quindi da una mamicciata alla Mocadam. Lespallette, formate di legname e di fer ramenti, heano per soccarto due canapi di {o di ferro, già serviti con ingegaoso tro- vato alla più facile formazione dei pooti quattro di materiali da costruzione. Si fa inoltre en esteso commercio di peglia da cappelli, tanto greggia quanto lavorata, la quale suole ammontare ancualmente 7 in 8000e0 libbre. Un vistoso numero di vettare per berat- to di quelle che pertono da Firenze prr Livorno, @ per Pisa e viceversa, i molti “carri per il trasporto del sale alle comu- nità limitrofe e per, il concorso setlime- male al mercato di Empoli e più sremo al Moste Pio (che è il solo fra Firensz e peserà Pia) sono altrettanti mezzi di risorsa per molti artigiani, e per varie classi di persone di cotesto passe. . Ogni giovedì si fa in Empoli un mer- cato di grandissimo concorso, che sembra Empoli da remo» tissimo i potestà, fra i quali due sono di rea rinomanza per altro aspetto :cioè, Mi- narra ne poli,e Franoeso! Ferrachi oepitono famero, Roverno Empoli poco innanzi che si estiaguene 06 lui la Rep. Sorentina. Nel 1772 il G. D. Lzosotao I innalzò le potesteria d'Empoti al grado di Vice riato di 4 classe con la giorisdizione civi-- le e criminale vu totta la Lega di Empoli, © per il criminale soltanto sulla poteste- ria di Cerreto-Goidi. Ta seguito, essendo steta quest'altima assoggettata al vicariato di Fuoeockio,fa assegnata al Vicario di Em- poli la giurisdizione criminale sulla po- QUADRO della popolazione della Comunità di Euros: «tre epoche diveret. ———_—————— Nome dei luoghi. | Titolo delle chiese. picci cn Anno | dono | danò apperteng:| Nap e, 1833 ——_—_—_—|__—r_— WI Avane Basti (S. Fiore alle) Brusciana 598 4a Corniola Tinaj: Val-di-Botte Frazione di popolazioni provenienti da altre Comunità. ome dei luoghi. Titolo delle chiese. ‘Com. dalle quali derivano. ———yr|—T_—Ty "| @a—-°— _—_—< Gramajolo $. Matteo Castel. Fiorentino Tora. Abitanti, N° | 13095 ENTE + EMPOLI VECCHIO nel Val-d'Arno infenore. Contrada che una velta compren- dera quattro chiese caccursali (£. Loren- so, $. Donato, £. Mamanse e $. Michele) sicane delle quali da molto te, altre riunite alla cura di S. Marie a Ripa, già detta in Costello, nel piviere Com. Giur. un miglio o pore più a pos. di Empedi, Dice e di Firease. Qureta contrada, che attualmente di il Some a una fattoria com cose di campagna del march. Renaccini di Firenze, è ‘situata fra te strada R. pisana e la ripa sinistra dell'Arno, fre Empoli e Avaue. Vi chbero cotà signuria i tre nobili fratelli longo- bordi che fondarono, nell’anno 786, la be- dia di $. Savi Pisa. Più tardi vi anquistò giurisdizione la famiglia de'conti Guidi, la quale dopo la metà del secolo TINI alienò i suoi diritti alla Rep. fior. Delle chiese di S. Lorenzo e di &. Do- nuto a Empoli vecchio non si cencecomo aeepere le vestigia. Quella di 6. Momonte fa incorporata alta cura di S. Michele a pont. Euge- por. di $, Michele ef al wo rien dalla badia sunmominata, cui soppressione (sono 1561) com alnfoe pater Ari me coi suoi beni all'Ordine equestre di S. Belaso.— La parr. di $. Michele a £m- peli vecchio fa aggregata a quelle di $. Maria a com decreto arcivescovile de16 fetb. 1789. — Pod. Rana (S. Ma ti mr ENEA (3.) in Val-di-Chisna, Una delle 2) ville, che formavano il complesso dei Comuni di Castiglion-fiorentino, Monteo- chis-Vesponi, Momtsniaa e Mami, quen- de con provvedimento del 14 nov. 1774 em ville furono unite tutte all'attuale Com. di Canti Ebbe nome di $. Enea dal santo Litola- questa ne della vua distrutte chiesa, una delle an- \iche filiali della pieve di S. Maria di Chie, alla quale parr. de qualche secolo è stetamità. “IL Ved. Caso. siatistica del 1551 rhcilze Sf oc tporò per 36 uni EKFOLA (CAPO 3 ila, an du — Fed. Coro è’Ezror. ENTE è LENTE (Em fl} Piccola fune tribataria del Î. Oscie, che scatu- tie fea le rocce trachitiche nella pendics ENTI 9 occidentale del Mont'Amiata, due miglia 2 dev. della Terra di Arcidomo. Veggomi le. sue copiose sorgenti cadere a seeglioni da una discosorsa altissima rupe mel inogo detto a tale effetto degna da Alto; nome che conserva quel rio sine alla sa unione cea aliro torrentello denominato le Melacce, a cui si marita poco innanzi di rasentare dato di grec. le mura di Arcidosso, sotto Je quali accoglie il tribu to del torr. Arcidosso, dopo che questo dal lato di estro e lib. ha solcato la base del poggio in cui stà ad «rcidosso la terra no- tminata. Costà, passando sotto il primo pon- te riceve il torr. Chioce, e di lè drizzan do il corso, prima da scir. a maestr., quia- di a sett. corre fra la base occid. del pog- gio di Castel.del-Piano e quella orient. di Moote- Laterone. Passata cotesta gola, da- vanti a Monte - Giori vi confluisce il fouo Villa, poco dopo quello assai più copiose del torrente ivo, entrambi derivanti dal Moot’Amiata. A tante acque limpide e perenni un miglio più sotto si iano Sele del greto tari Zancina chron. to all'Ente in un più largo e unico letto, riceve dal lato della montagna stessa il torr. togre pesbili, mtili all’agraria è >, se non ve ne fosse una sin- qolare per il naturalista, © avvertita dall’ autore del Vioggio al Monte-Amiate, quella, cioè, che serve il sno corso, quasi direi, di linea di demarcazione fra le rocce cristalline e volcaniche, che costituiscono Ve periore essatura del Monte-Amiata,dal- la sua sommità sino premo alla riva destra dell'Ente: mentre nella Asunene, è Casas. del -Puso, Comu- Banca, Janrica, Aszurica nel Val d'Arno fior. Cas. forse sinonime della villa di Awrica al suo luogo descritta, e la di cui chiesa pare, di S. Andrea faceva parte del iviere e Com. di Rignano, annema da mano alla cura di $. Cristofano in Perticaja, Dioc. di Fiesole, Comp. di Fi. renza so EQUI Vero è, cheil cas. di. Entica è Jentica doti presso il cast. d'Jentica, che dichiara Lannl.atandi A pare. di S. Maria Ughi. Stenno a conferma di ciò diversi strumenti dello steso archicenobio dei Vallombre seni, rogati sotto i giorni 23 sett. 1129; 29 gio un di fece perte dei feodi Malaspina del remo del merch. dell'Aquila, ai quali i terrazzasi di Equi, di Moszone, di Vieci, di Casciana e di Codiponte, nel 1418, si reolemando - protezione dal commissario che la Rep. fior. teneva in La- Digiena. — Nod. Covisonri. Equi è noto nella storie netrale per La parr. di S. Francesco a Equi conta abit. EQUIS (8. MARIA re) i SPINELLO nella Valle del Savio, — /ed. Snezzo, ERA fiume (Ziera fl) Uno dei più co- piosi confluenti dell’Arno, da cei prende il mome il vallone fra Volterra e Pontedera, fiancheggiato da mimori vallecole che nell” Era tribetano le loro scque.—Nasce l'Era da due rami diversi di posizivae: l'Era viva, che sorge nelle piaggie di Pignano sal fianco cocid. del poggio di Castel Vecchio, e l'Era morta, che scetorisce ERBA Reczno sll'Era tribato dal lato destro, vette Vollerra i torr. Strolle e Capreggi» ne, € più basso il Pregione; di fronte a Ca- io Rici € davanti a Ca- V'influiscono dal ipriano e lo Spedalet- tail borro dell’4rpino ; fra Spedleto e Lajatico il torr. Ragune; fra Lajatico e Terricciola il tor. Stersa della Castel. lina; fra Casa-Moova e Capannoli il Re- sciano; e fra Ponsscco e Pontedera la Gu- mana di Cascina. Miletto sel quale percorre il 6. Eraspetta Tc cossotemente a una marna cerulea ricca & conchiglie bivalvi e univalvi marine, terreno che costà appellasi volgarmente biencone, omette jone.— Wed. Vard'Ena. ERA (PONTE >’) —. Wed; Poxreva- ua, 0 Porrapzna. ERBAJA vassso MONTE-CARELLI in Valdi-Sieve. Villa signorile e tenuta omo- nima della nobil casa for. Dini, compresa nella enra di S. Michele a Monte-Carelli, Com. Gior. e 6 migì. a gree. di Barberi- no di Mugello, Dioc. e Comp. di Fi- renzo. ° Gisee rul Banco australe dell'Appenni- no di Monte Fò, vssia della Futa, in una valicola percorsa dal torr. Sorcelle, di cui è tribotario il fosso Secchieto, dal quale la tenuta di Erbaja è attraversata. È an luogo meritevole di emer visitato dal geologo che percorre la catena del no- stro Appennino, deviando appena mezzo mizlio a lev. della strada. R bolognese, a partire dalla posta di Monte-Carelli. Avvegnachè nella tenuta di Erbaja la sratinra fisica della catena Appenninica offre una di quelle singolarità 1: me omer. Vala e avvertita all'art. Ameamumo (vol. 1 1-97); quella cioè di vedere rraboccare fra le rocce sedimentarie stratiformi le massicce e cristalline, nelle quali pre- dossina il serpentino e il gabbro.—È preci- tamente sol fusso denominato Lupina do- ve si osserva a contatto di una roccia ga- latrina calcarea, da primo apparire dei persi erratici di clisspro comune e di vario» ktv,guindi, a proporzione che unos'inooltra verso va tarul» naturale fatto a forma di capola, trovansi le falde e l’intiero poggetto fermato di serpentino diallagico, cui serve di bose il disspro, mentre a questo ea quello fanno curona lc rocce stratiformi di Dietro, © di arenaria calcarea. EREM ni Filoni di roccia ofiolitica e ino- sa si affacciano in due altre località, une delle quali sul torrente Sscchieto Del po- dere di Prunecchio; e l’altra nel podere di proprietà del sig. Bali Martelli, denomine- to di Gualda, che è posto alla siuistra del Barr. Stura, e merso migl a maesir. della di Monte-Carelli. ERCOLE (PORT*). — Fed, Ponr'En- cora. EREMO, o ROMITORIO. Nome gene rice che conservano molle località della dove fu ua qualche abitaro, o cescbio isolato di penitenza. Gli eremi più antichi ersao tagurj di amecoreti, che viversoo nelle spelonche, in luoghi solitarj e senza regola fissa, indipen- denti da qualunquesuperiore,e conscii solo n sè stessi delle loro Fu solamente dopo l'istituzione della Regola Eremitana di S. Agostino, e delle Congregazioni Csmaldulensi e Vallom brosane, quando si ssocià alla disciplina anscorelica la vita cenobitica Donde consegue, che tutti i lunghi desi guati cel distintivo di Eremo, 0 Romite- rio, se son furono spelonche abitate da un solo anacoreta indipendente dal superio. re di an vicino coavento, in cui si. profes- sassero i statuti di qualche religione mo- mastica, si debbono tali Romitorj rignar- dare come altrettante celle, i di.cui ro miti vivevano sotto una delle regole ere- mitane di $. Agostino, di &, Romualdo o di S. Giangualberto.. è . EREMO (S. MARIA atx”) sullAlpe di Sen-Godenzo. Cas. .con chiesa parr. nel pie. di $. Babila, o £. Savello, Come circa 3 mi a sett. di San-Godenzo, Giur. di ‘Dicomano, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenre. Risiede sul crine dell'Appennino fra le sorgenti del toer. Rio-destro e quette di Acqua-cheta, i quali due rivi prima di giungere alla bedia di 8, Benedetto in 25 Sorco lansi al torr. Fronca d'Owe, dove perdono tutti il luro nome in quello del & Montone. . Potrebbe credersi che fosse questo quel. l’Eremo dei Camaldolensi di Biforco fon dato ‘da $. Romualdo nell'anno 989, e da esso lui 32 anni dopo riformato, sieco- me'appariace da un diploma del 31 die. 1031, dato in Ravcona dall'imp. Arrigo I, se noq si espemse che quell'Eremo era situato "2 EREM mel ierritorio dell'Esarcato di Ravenna: mentre la ch. di $. Maria all’Erema sino da quella età dipendeva dalla giarisdizione fiorentina, ed era compresa nella diocesi Gesolana. Esendochè, nel 29 aprile del lanoo 1028, Jacopo Bavaro vesc. di sole, nell'atto di fondazione della badia S. Gaudenzio a piò dell'Alpî, ameguò in patrimonio a quel monastero, fra le altre cose, il giuspadronato e la cappella posta fn laogo denominato $. Maria all'Erento. (Vermiza Ital. Sacra in Fis. Peesul.) le cappella coi suoi beni fu cou- fermate. all'abbadia di 8. Gaudeuzio dal ‘pont. Onorio INT con bolla del 12 settemb. 1216; e tale si mantenne sino a che, insie- me con la detta chiesa rape fi possessioni, fa ammensata dal pont. Sisto IV al convento e frati dell'ordine dei Servi della SS. Aonuoziata di Firenze, co ubbligo a questi ultimi di proporre all'approvazione del vescovo fiesolano un sacerdote secolare per la cura dell'anime. Era vel distretto di questa parrocchia vn'altra cappella sotto l’invocazione di S. Alessandro nell’./pe, detta di Frassinello, da lunga meno distrutta. — Wed. Basta (S.) e-San-Govenzo in Val di Sieve, La parr. di S. Maria all’Eremo conta 319 abit. EREMO pi ACONA nell'Isola d’Elba. — Ved. Acosa. EREMO pi S. ANTONIO pest’AR- DENGHESCA, 0 ROMITORIO pi VALLE ASPRA bella Valle dell'Ombrone senese, popolo di Casale di Pari, Com. e circa. (13 guigl. a sett. di Campagnatico, Potesteria e quasi é migl.a pon. di Pari, Dioc. e Comp. di C:rometo. Era uno dei conventi dei PP. Agosti i Eremiti, per cui questo © altri mili cenobj presero il nome di Eremo,ossia di fiomitorio. Ha dato materia di discassione lettera ria un’iserizione stata nella chiesa di questo cenobio, pubblicata dall'Ughelli, dal Landucci e dal Gigli, e ultimamente dal prof. Giuseppe Giulj riportata nella sua Storia delle Acque Minerali, (tom.1V, p. 216.)Nella quale iscrizione si dior, che quel tempio di S. Antonio fu eretto da Biagio eresmita, consagrato da S. Donato, al tempo del pont. Damaso e di Valentiniano imp. l'anno della Redenzione 370. . + Ma tali‘e tapti sono gli errori eronolo- EREM gici è gli anscronismi di quella lapida, che mon vi è dunpo dubitare dell'ignoranza e della intenzione di chi in tes:pi meno ss- tichi la fece murare costà. Tutto ciò che di più certo può dirsi di questo eremo dirato si è,che nel g maggio 1206 i conti Ardengheschi con atto pab- blico donarono al romito Bannerio selve e intorno a Palle-Aspra per erigervi un'abitazione eremitica; che an secolo dopo questo lungo era abitato dai frati A. gostiniani della congregazione Leccetena della provincia senese. Di che fa prova ua breve dato in Cortona li 11 maggio 1308, legato pontificio card. Napoleo- ad istanza degli Eremiti Agonti- S. Lucia di Val la della Dioe. di Volterra, e di quel . Anto io dell’Ardenghesca della Dioo. di Gros- seto, annullò un precedente breve da eno spedito a favore di Pr. Vanni di Sasso-For- te, che diceva essere devoluta alla 3. Sede a tenore del Concilio Lateranense la cal. lazione dell'abbadia di Giugnano nella Dive. di Grosseto spettante ai suddetti due Eremi. — La qual badia di Giugnano da longa età distrutta esistera nel luago detto ara le Casacce, sul fosso Fenaje tributa. rio del fi. Bruna nella Com. Giur. e circa 4 migl a lib. di Roccastrada. L'Eremo di Walle-dspra fu onorato dal pont. Pio II, mentre era a far uso dei gui di Petriolo, 3 miel. a erce. di quell’Eremo, allorchè fu a visitare Fr. A- Vessanilro Oliva generale dell'Ordine Ere mitano di S. Agostino, e Cardinale del ti. tolo di S. Susanna sua creatara. TL quale porporato per far la corte al pont. abitava in quell’orrido tugurio, circondato da mon- ti, da selve di sugheri, di castagni e di lro ci, dove raramente capitava (dice lo stesso pont. nei suoi Commentarj) umana ore» tara, mal sicura dai lupi é dai cignali, soli abitatori di quel deserto. EREMO vi S. ANTONIO a MONTE PAOLO in Romagna sulls vallecola deltorr. Samoggia, tributario del Marzeno, nella pare. di S. M: £ Casola, Com. e virca Rocca $. Casciano, Dioc. di Forlì, Comp. di Firenze. È situato nel dorso di Monte Paolo, uno dei risalti orient. del monte Trebbio sulla ripa destra del torr. Samoggia. È fama che costà negletto al mondo 4: «prionca pine, ia veglie e in diziani, imitando i più Nel 1639 Giacomo Paganelli nobile Rstennate dimorante in Castre-Caro a pio- cola distanza dall’anzidetta spelonca, fondò usa cappella a onore del sento Taumatur- go douadole di rendite: Nel 190, l’eb. Michelini di Forlì, dopo svere acquistato dai Paganelti quel luogo già in rovina, rie- diflcò ona chiesa più vasta con l'abitazione per na prete che vi risiede a uliziarla. Fazuo di S. Avronto sul Monre Pr saro nélla Valle del Serchio, sul Binco sett. del monte che guarda la città di Lu> ca. — È tradizione che cuetà si ritirasse e morisse um santo prete discepolo di $, Pao- Fao; e che assi più tardi (aono 10f$) ivi peetsoaleni devoti costruisero altra chiesa dedicandula a S. Pancrazio, fino a che, nel 113,4 pont. Inabcenzo 11 lo stesso eremo fa segregato si camonici Lateranensi di $. Predisao di Lacca. Ma nel 1233,del pont. pitulo della cattedrale di Luoca. (Fa. Fio. tastim. Origines Hetrusc. pietat. e. g.) Fazuo di S. Banana aGancona. — Fed. Gamocwa in Romagna. Fano di S. Banrotonmzro a Gasraa. bili Garvea nel Vald'Arno supe EREMO vi CALCI, è salta COSTA v ACQUA nel Val-d'Arco pissno, pievana- Vo de'$5. Gio, ed Ermolao a Calci, Com. Giur. Dive. Comp. e 5 migl. a lev. di Pisa. Eremo, dedicato ai 88. Jacopo e Veriano, fu sotto:ta' regola degli Eremiti di Camaldoli, dal secolo XIF1 sino alla fine del secolo XIV, siccome risulta dalle pergame- ne che esso' intanzi che fosse am- meneato coi suoi be of alla' badia di 8. Miche- ki di Pisa. — Pod. Cua. EREMO pi CAMALDOLI, ces Di CAMPO AMABILE o se‘ FONTEBUO- Îh. — Pod. Camarvors, . i Frexo di S. Eeipro, 0 de’ Farar. — Vod Axva di 5. Eorpso in Valdi-Chiana. EREMO ni S. GUGLIELNO, già detto ad Stebalum Rodi pella Maremma grosse- tina, perr. di 8. Andrea è Tirli; Com. Giur: è 5 migl a'macstr. di Castiglion della Pescaja, Dioc. e Comp. di Grometo. tun EREM 73 Risiede nell'inernatara di aspro e selvo- so monte, dove ha la prima origine il fosso dì Mala-Valle, 0 della Valle, fuso che scende a Iributare le sue acquenella Guma- na di Castiglione della Pescaja puoo innanzi di entrare in quello scalo ili mare. L'Eremo di S: Guglielmo appellossi in origine lo Stabbio di Rodi, forse per indicare che in così abietto tagario si erano ritirati vomini d'arme di nobile li guaggio, tra i cavalieri di Rodi reduci dalla seconda Crociata. Lo fondò verso la metà del sccnlo XIL 8. Guglielmo, detto il Grande, son tanto per la nascita, o per l’austera e senta vita, che egli insieme con pochi cruciali ivi coaduoera, quanto soche per la figura gi- gantesca della sua persona. Non è pertanto da confondersi, come molti fecero, coa S. Guglielmo dei duchi d'Aquitania, viuto a'tempi di Carlo Ma- gno, nè con qualche altro duce di lai suc- cessore, come furono Guslielmu IV e Gu- 11 qual Eremò divenne la sede lizia, sicoome fu il) convento, dell’ austera regola che da S. Gnglielmo si disse de’ Guglielmiti. La quat regola fu sbbrac- ciata da molti antichi monseteri sparsi nello Stato senese e nella ssa Maremma. Poche vestigio restano di questo cel. monastero, ridotto sttualesente a piccolo oratorio dedicato al S. Fondalure, le cul ceneri farono trasportate nella chiesa ple- bana di Csstiglion della Pescaja, dove con gran sono vénerate, — Ped Ca- sriction della Puerazi. EREMO: pi MONSERRATO nell'Isola d'Elba. Santuario di Nostra Donda, tenuto in grande venerazione dagli Elbesi, e se- Gnalamente dagli abitanti. di Longone, dal' cui castello l’Eremo di Monserrato è sp- pena un migl. a maestro: — > Vi si arriva per una strada fiancheggiata' da una doppia linea di cipremi, salendo sopra una rupe di disspro comune, da duve si apre una delle più belle vedute pitto- riche che, spesso offre da molte situazioni l'Isola di Elbe. i Fra i-detritus e i frammenti di disspra € di serpentino, che costituiscono l'osatu- ra di quei poggi, vegetano e fioriscono le Agave omericane, i fichi d'India; gli olivi no 7 EREM e qualche pianta di vertesi costà in noa vera ambrosia. EREMO n MONTENERO. — Wed Mostzseso di Livosso. EREMO pi MONTESENARIO. Fed. Mostisezanio, e Ausanio (Most). ERAEMO pi MONTICIANO. — Ped. Moxriciaso in Val-di-Merse. Eaxwo Nuoro di Srnanarenza o dell’ Arx di Conrina nella Valle del Bidenteia Romagna. — Wed. Consioto (S. Prerao al). FREMO o ROMITORIO n ROSIA ia Val-di-Merse, Antico convento di Agosti- iani Romiti con vasta chiesa (S. Locia) ripa destra del tor. Rosia, nella Com. Giur. e 9 migl.a grecale di Chiusdi- no, Dioe. di Volterra, Comp. di Siena. Questo antico cunventé dei Romiti Ago- stiniani, ora ridutto al aso di casa colonica delle tenuta 8 ui resta a con. talto Sl tempio de’SS. Antonio e Lneia, trovasi nella tortuosa gola del torr. Rosia, nella traversa della Montaguuola, fra Mon- te-Arienti e il ponte di Roia. N Roitorio di Rosia, al pari dei doco- menti superstiti ad esso relativi. rimoota al srcole XITI. — Esso dotè molto alla ge- nero«ità della nobil famizlia senese d°’ Spannocchi, stata costantemente signora di quella vasta lenula. Imperocchè, con istrumento del di 16 die. 1225 rogato in Mont’Arieoti, Gherar- dino de' i permatò con fe. Pal- merio priore degli Agostiniani dell'Eremo di S. Lucia di Rosla on pezzo di bosco in Tuogo detto al colle, riceveudo in cambio al- tro pezzo di terra nella corte di Seja. Con istrumento poi del 20 geun. dello steno anno 1225, eb incarnazione, il prete Ghe- rando di Uguecione, rettore della chiesa perr. di 5. Maria a Montarienti, vendè a fr. Palmerio priore di S. Lucia di Rosla,che riceveva per i suoi Romiti, ana porzione di bosrn situsta.tn lugo detto Petreja pren 60 il romitoriodi Ania. — Dal quale voca- Bolo di Peernja sembra potersi dedurre. she sino d'allora fossero Costà delle cave di marmo simile a quello di Monta. fieuti, come infatti vi si trura. —Cos altro rogito del 23.dic. 1234 gli Eremiti enddetti donarino a prete Andrea canonico della pieve di Rosia per ls sua chiesa la porzione del suolo che loro apparteneva al di quà del-Vedo di Fargeto, e dalla parte oppo- eta tanto locale da costrairri un mulino. EREM Con breve dato in Ischia, li 19 maggio 1267 Azzo vesc. di Grosseto concalera indulgenza di 40 giorni ai suoi diocesani purchè avessero succorso com elemosine la chiesa dell’Eremo di S. Lacia di Rosia della diocesi Volterrana ; e tre giorni dopo un simil breve fa dato in Marsilizna da Ruggieri vescovo di Massa marittima. Alla qual'epoca la stesa chicca c.ser do- veva presso al suo compimentn,stantechè il pout. Clemente IV, cun breve del 37 nor. 1266, compartiva indulgenze a chi avese visitato la chiesa dell Eremo di S. Lucia di Rosia nell’ottava della saa dedica. Nel 3 £bbr. 1271, Zaccaria del fa Buo- maccorso da Spannocchia,per rimedio dell’ anima di suo padre e di doena Aligrada sua madre,donò a fr. Bonsjuto priore deli’ Eremoanzidetto os perso di terra in luogo denominato deguavivole; e cu altro i- strumento del 3 aprile 1398, fatto premo Vo stesso Eremo, Accorsino e Viviano del fa maestro Grazia degli 2, vene derono ai frati di S. Lacia di Val-di-Bosla un pezzo di terra in I. d. Corte. — Fival- mente nel 19 maggio 1286 Pietro del fa Palr:erio de’Spannocchi alienda fr. Filippo siadaco dell'Eremo di Rosla tre quarte perti pro indivise d'au perso di terra boschiva posto in 4equovivela. (Anca. Dirt. Fica. Carte di S. Agostino di Siena.) Enzmo di Rors-Cara vel Moote Pi. sano. Antico romitorio dedicato a S. Mari, nella parr. di S. Pietro a Cerasomma, pit. di Montuolo, già del F/esso, Com. Giur. Dico. < Dec. di Lucca,la quale città trova. si & migl circa a greo. di Aupe-Cave. Veggoosi le sac vestigie in una cavità del Monte Pisano alle spalle del cast. di Ripafratta, fra la dogana di tal nome e quella di Cerasomea. All’eremo stesso fa aggrega*a la preesi- stente Cetla del Frete Rustico, di cai si è fatta menzione al suo laogo. Fu cao fondato nel principiv del sooolo ZITI nei beni dei mobili di Ripafratta, che ne tonservarono sempre il giuspedronato per aver essi domato una porzione di quel monte agli cremiti di Rupe Cava, la di cui chiesa (S. Maria) fa convagrata nel 1216 da “Rob:sto vescovo di Luce», Quei romiti dovettero abbracciare la regola Ago- stiniana pei bolla pontiGcia del 1285. La altime memorie dell’Eremo di Mw pe-Cava ssrivano all'anno 1368. ERME EREMO ni SELVANAGGIO. — Vel Asronto (S.) del Bosco ERENO ne'VALLESI. — Ped. Var um ia Valdi-Chiane. ERENO ru VIVO sor MONTE A- MATA in — drraruis citano mne moreno uva ESCH 75 pisane. Pieve e ces. nella Com. Gius. e cir- ca 3 migl, a cstro di Lari, Dioc. di San- miniato, già di Lucca, Comp. di Pisa. Riciede sal dorso di uu poggio selroso, nel cui fianco oocidentale scaturiscono le prime polle del fiumicello Jeola. È un lu- rido cssale com piccola chiesa, in cui esi- stono due lapidi, dalle quali ri apprende, che essa fu rifatta nel 1630 da Obizzo di Federigo degli Upezzinghi di Pisa antichi signori di colesta contrada, e conssorata nel di 3 marzo del 1719 da Francesca Maria Poggi vescovo di Senminiato. Però questa cora trovasi nel delle chiese della diocesi di Lucca, redatto mel 1260, ec'to il piviere di Gedlo delle Colline (Gello Mattaccino) da dove sino dal 1444 fa costà trasferito il sacro fonte. Il territorio di$. Ermete confina a sett grec. con csello di Crespina, a lev. ecm Usigliano di Lari, a scir. com Parlascio, a estro con Gello Maltaccino, a pon. con Lorenzana, e a maestr. con Tripalle. S. Ermete a S. Ermo conta 540 sbit. ZAMETE (S.) nel sobborgo australe di Pisa, già detto in Orticaja. Borgata sull’ antica via Romès,0 di Emilio Soanro,.0g- gi maremmana, con chiesa parrocchiale, che fa badia de’ Cistercensi premo il Portone del Borgo di S. Marco alle Cap- pelle, nella Com. Gier. Dioc. e Comp. di Pisa, la qual città è appena un migl. ascir. La di S. Ermete fa unita nel se- cole XIIT a quella della Ferruca Cella sten» sa Congregazione dei Cistercensi, Nel 13 mero 1380 li pont. Urbeno VI direme ana bolla da Peragia all'arciv. di Pisa e al vesc. di Luoca, cea la quale di- l’ab. del mon. di S. Ermete di icaja, e quello di & Michele della Verruca dell'ordine Cistercenso dall’ub- bligo di portarsi a Roma per la conferma della loro elezione. Nel 1447 il post. Niccolò V, ccm breve del 19 marzo dato in Rome, approvò una E Tccg è quale di. Ere d'Oro e € della Verruca di Pisa. 5 Ermete a conta 569 abit. ERMO (S.) nelle Colliae pisane. — Ped. Exusra (8.) a S, Eano. ESCRETO MICHELE 19) al prod te Pisano nella V: prese il sla vallo toga pista = rivestivano questa località, cea parrocchia 76 EUGE succursale del piviere di Massa Picena, nella Com. Giar. Dice. e Duc. di Luoca, da cui è $ migl. circa a ostro. È fatta menzione di questo Escheto in usa certa della cattedrale di Luoca del li suoi Gherardo e Sismondo, Ggli di Pietro di Walperto,donarono alla chiesa de'8S. Pantaleo e Reparata di Lucca un pezzo di vigoa siteato Ischeto.- $. Michele in Escheto conta 161 Escusro, 0 Iscazto presso Monte-Rig- gioni in Val.d'Elsa. Così appellavasi io- torno al mille la parte inferiore del padu- le presso la Badia all'isola, nella Com. di Monte-Riggioni, Giur. di Sovicille, Dioc. di Colle, già di Volterra, Comp. di Siena. Escarzro, 0 Scaiero nella Val-d'Era. Contrada che diede il titolo a uo'antica Chiesa diruta nel piviere di S. Giovan Bst- tista a Villamagna, Com. Giar. e Dioc. di Volterra, di Firenze. BSTINE ALTE x BASSE, o LESTINE ia Val-di-Merse. Due cas nella stessa par- rvochia de*S8. Quirico e go ternpo sencesa a quella di Bagnaja, nella Com.e 6 migl. a poo. di Moateroni, Giur. di Buonconvento, Dioe. e Comp. di Siena. Trovanei bicvoche nelle piagge fra l’Arbia e la Merse. A tali Estine ari pella vb diploma dell’imp. Arrigo IV. (. giuga. 1081) a favore detla badia di S. Eu- genio presso Siena, coofermato dall’imp. Pederigo I nei a agosto 1185. (Arca. Dirt. Fin. Certe del mon. di S. Eugenio.) ETRURIA: — Wed Toscaza, e Irrso- nariosa al Disosano. EUFENTA (8.) n MONTALTO nella Valle del Rabbi in Romagna. Cas. con ch. parrocchiale nella Com. e 3 migl. circa a lev-groc. di Premiloore, Giur. di Galea- ta, Dice. di Bertinoro, Comp. di Firenze. Risiede im costa sopra il torr. /ansella & merzà via fra Presilcore e Galeata. La perr. di-S. Eufemia conta 159 abit. EUPEMIA (S.) a PIETRAPAZZA nel la Valle del Bidente in Romagna. Vico con parr. sotto le sorgenti del Bidente di Stra- ha 203 abit. RUGENIA (8.)' a BAGNORO.— Ped. Rasnoso presso Arezzo. EVOL EUGENIA (S.) nelle Masse di S. Mar. tino di Siena. Borgata ecm antica chiem parrocchiale nel vicariato e piviere del Bozzone, Com. delle Masse di S. Martino, Giur. Dioc: e Comp. di Siena, da cui è mezzo mig], a lev. Si creda che da questa chiesa una volta 1 il nogne naa delle porte della città di Siena, ora detta Pispini. volgarmente ap. pellata al Santo viene, siccome ci legge mello statato senese del 1310. La parr. di S. Eugenia conta 353 abit EUSEBIO (S.) asta CANONICA, — Fed. Caronica (S. Evssaro alla). » _ EVOLA (Ebula fl.) Piocola Gumana che corre per un'angusta ma lunga valle. cola nel bacino inferiore dell'Arno fra P Elta el'Era, e quasi parallela a- questi due fiumi. Nasca sal monte del Cornvochio da dae sorgenti fra il Castazno e San.Vivaldo; il fonte più alto,e più prossimo al orociechio del Castagno, porta il nome di Evola; l' altro che scaturisce più d'appresso a Muo- tignoso ba il nomignolo di Elvelle, e corre presto a noirii all'Evola sotto il poggetto di Orgia. Di costà inoltrandui nella direzione di scir. a maestr. bagoa il fianco occidentale dei poggi di Figline e di Moatajone, quindi corrode le balze cre- tose fra i casteli ‘onda e di Mura; ol- trepassate le quali trova il primo ponte fra Barbialla e Collegalli. Quindi prosegoe fra i colli di Balconevisi e. di Moriolo, € Ginalmente dupo aver lambito a destra le colline di Ciguli, a sinistre quelle di Stabbio, scende nella piapurs Sanminiate- se, dove attraversa le strada R. pisana © pessa sotto il secondo ponte di pietra alla base orientale delle colline di S. Romano, dopo un tragitto di 20 miglia, e poco più d'an miglio innanzi che sbocchi nell’Arno. Pioooli inffciscono nell’Evola dalla parte sinistra, mentre dal lato destro lie per ria,sotto Barbialia il torr. Or/o che scende da Moatajone, e più in basso il torr. Fnsi che viene da no. La qualità del seolo di questa valleonla appartiene quasi costantemente alla marsa cerulea marina (mettajone) disposta a stra- ti, e pei posti più eminenti coperta dal tufo giallastro conchigliare. I quali strati di tafo talvolta alternano con straterelli di ssbbia e di ghiaja, ivi depositate ia epoca inaccemibile alia storie. 77 E Fuma — Vod Fasusa F.SBIANO. — W. 4. Fassaro di Dico- mano, Faniaso di Pistoja, Fesiano di Se- «avezza, e Pamano (S.) FABBIO. — Wed. Pamo. FABBRI (CASTEL sa’) nella Valle dell'Ombrone pistojese. Borghetto nella part. de'SS. Filippo 3 Jacopo L Per reccia, Com. Giur. e 3 migl. a sett. di Tissana, Dioo. di Pistuja, Comp. d' Fi. renze. Gisce in pianura fra la strada R, pi- stojese e il 2. Ombrone. Si dise forse il cat. de'Pabbri per avere ‘ppertenato a una famiglia di case to Fabbri, a per essere abitata da fabbri 'ABBRI (COSTA al). Contrada cca vill: signorile sel subarlio di porta 8. Marco di Siena, dalla cui cità è an miyla lib., nel pop. di S. Maria a Tresa, Com. delle Messe dì Città, Giur. Dioc. e Comp. di Siccn Risiede sopre una piaggia che a pon. è verrosa dal torr. Sorra, a lev. dal tor. Tresa, monte le passa davanti la strada A. grossetana, ed ha alle spalle la collica delli Agoncali sparsa di amenisime case campagaa. Prende il nome dalla Costa a Mabbri tua vago casino del coote Pieri di Sienz, fa mezzo a un giardino attraversato da viali, e contornato d: statue di pietra che dicon scolpite da Bartolommo Mazzuoli artista cencsr. È pere salla Costo a Febbri la villi desomiasta la Pere, già della nobile famiglia Placidi di Siena, Fazna:ca nella Valle dell'Arno areti- no, cmia delle. Ca14554. Can. distratto che. diede {1 Litola alla ch. parrocchiale di S. Maria @ Fabbrica, nel piviere della Chiassa, Com. Giur. Dice. e Comp. di Arezzo, dalla quale città cra appena 6 migl. a sett. Noa sarebbe improbabile che tali nomi lauero derivati anche dalle antiche fabbri» che di terraglie, trattaadosi di luoghi dove più facilmente si trovano depositi ar ta gillosi dei Gumi;e tanto più che erano poco luogi di qua i casali di Fabbriziano, e di Centocelle, paesi cui si attribuisce una consimile derivazione — Ped. Cincesu. FABBRICA nella Valle dell'Arno in- feriure, osmio Fassaioa di Cioou. Vill. con pieve (S. Giov. Battista) nella Com, Giur. e migl. 2 a pon-mwstr. di Sao- tniniat,, Dino. stessa, già di Locca, Comp. di Fireuze. Il villaggio di Fabbrica di Cigoli ri- siele sopra una piocola e deliciona collina a cavaliere della strala R. pisana, poco langi dal distrutto castello di Cigoli, oggi cosvertito In ua villa signorile, denomi. nata tuttora il Castelvecchio. — Ped. Cioou. de’SS. Giov. Battista e Sata: mo menzione di questo villaggio di Fab. dus fra le più vetusto pergameos schivio arcive. suovile di Lacca, delle quali una dell'anno 170, relativa al prete Liutpraado fizlio di Pertalo abitante a Fabbrica, che conferma una donazioue di beni fatta tre sani pri. ama alla chiesa di S. Dalmazio; e l'altra dei 909. quando Pietro vescovo di Luo- ca costital il prete Dmenico in pievano della pieve di S. Giuvanni Batritta e $. Saturnino, situsta in loco et finibus Fabrica. Il piviere di Fabbrica presso Cigoli, nel 126o,contava le seguenti 18 sffrazanee: 1. 8. Lucia a Montebicchieri (esistente); 2. 8. Pietro di Wimossn (ignota); 3. 8. Sal- vatore in Piaggia (idem); 4: S. Michele di Mugnano (diruta); 5. $. Doneto di Mugnano (idem): 6. S. Michelo del Ce- atel di Cigoli (annessa alla pieve); 9..& Pietro di Gosano o Nosuno (perduta); 8. SS, Romano e Matteo alla Villa di S. Romano (dirata); g. SS. Stefano e Lucia di Scocolino (idem); 10. 8. Jacopo di Pilla S. Albano (idem); 10. 8. Maria Madlslens di Puticciano (idem); 19. & Pietro di Montalto (idem) 13. $. Maria di Soffiano (idem); 14. 8. Martino di u 78 FABB Ventignano (idem); 15. S. Maria di Fibliustra (idem); 16. Mon. di S. Gonda © Gioconda (ora villa Borghesi); 19. S. Aodrea di Bacoli (distratta); 18. S. Bar- tolommeo di Stibbio (esistrute). Nol cast. di Fabbrica di Cigoli fa fon- dato nel secolo XIII es convento dei frati Umiliati con chiesa dedicata a S. Maria, soppresso dopo la metà del secolo XIV. Del resto sla storia di Fabbrica emendo comone a quella del cast. di Cigoli e del borgo di S. Gonda, a quegli articoli si rinvia il lettore. La par. di S Giovanui alla Fabbrica di Cigoli abbraccia una popolosa cuntrada con la sottostante borgata di Santa Gonda, la quale nuvera 2040 abit. Fanzarca in Vald'Elea nel piv. di 5. Jerusalem, omia di sino a Lucardo, Com. e circa 3 migl. a Jev. di Certaldo, Giar. i Castel-Fio- rentivo, Dive. e Comp. In cotesta villa di Fatbrio ebbe pode- re il gran conte e march. Ugo; il quale nel 998 dotava la badia di Poggiboosi con assegnare fra le 210 case, casslini e mmensi, che uno di essi è situato nel piv. di S. Jerusalem a Locardo in luogo deno- minato Valli presso la villa di Fabbrica. — Fed. Lucanvo (S. Donato 4). FABBRICA i in Va scir. di PpArrt i di i, Comp. di Pi. Bisiede in collina ella destra del fi. E: fronte alla vallecola della Stersa di Castellina marittima. Fi se poli te nominato belli statuti del 1284 di quella città (lib. 1, rabr. 83) in cui si assegnano al capitano della Vald'Era su- periore residente a Monte-Foscoli i di. stretti di Monte-Foscoli, di Latreto, di Fabbrica, di Montecuccheri, di Monteo- chio e di Cedri. Acquistò podere in Fabbrica la potente famiglia pisana de’Gaetani, a cui si deve la costruzione del castello già quadriturri- to toccato pelle divise alla discendenza di Pietro di Benedetto de'Gaetani; a quello stesso che dopo la caduta di Pisa (anne 1406) venne a stabilirsi con la sua prole a Firenze. FABB Una porzione della tenata di Fabbri. ca, el 1576, pervenne nella famigla patrizia de'Ricciardi; e più tardi (anno 1657) per una quarta parte vi acquistò ragione l'illustre casata de'Galdi; le quali tre prosapie pomederamo in comane li vec. hia rocca di questo villazgio, a'lorchè, nel 1685, fecero erigere in luogo di ema un naovo pelszzo, sulla di cui facciata vennero collocate due iscrizioni dettate dal poeta Gio, Battista Ricciardi, per ri- cordare le accennate vicende della rocca di Fabbrica e dei loro padro La chiesa plebons di stadi rica è va- tica struttura, di pietre quadratea Ur nivate. Esa è stata rimodermata nel 1833, forse von senza scapito della ma primiera architettora. La pieve di S. Maria a Fabbrica al si- nodo. Volterrano dell’anno 1356 en te rionite in due; cioè Monteloppio (esistente) Uncia a Montecchio (esistente); 3. S. Michele a Celli (soppressa sul declinare del secolo XVIII); 4. S. Giorgio alla Rocchetta di Montecuccoli (sopprer 2). Nei secoli posteriori sembra che al pi- viere di Fabbrica fosero incorporati i po- del comane di Ghizzano ; cssendochè gno 1512, ammensò al capii renzo di Firenze le chiese di S. Maria a Ghizzano e di S. Mustiola unite,e spetta. ti alla Dico. di Volterra nel piviere di Fabbrica. (Monesi. Mentor. della Basil ca Laurenziana.) La parr. della pieve di S. Maria a Fab- brica conta 768 abit. FABBRICA jo Val-d'Orcia, altrimenti appellata FABBRICA PICCOLOMINI Villa con parr. (S. Regolo) nella Com. Giur. e circa 2 migl. a grec. di Pienza, Dico. medesima, già di Chiusi, Comp. di Siena. Risiede sopra un elevato poggio fra le sorgenti del torr. Tresa e la villa del Palazzo Massaini. Fu un antico possesso dei conti della Scialenga, ai quali apparteneva quel C. Ranuccio di Fazio Cacciaconti, stato signo» re di Fabbrica intorno alla metà del se- colo XIV. Allo stesso sec. convicne ripor- tare la fondazione della ch. di S. Regolo = Fabbrica, dichiarata più tardi FABB Seappertenota alla diocesi di Chiusi sino all’ rezione della cattedrale di Pienza (anno 462), cai fu assegnata. Ciò seguì un anno rima che Jacopo Piccolomini nipote del pont. Pio I comprasse la tenuta di Fab- brica da Gregorio Mamaini, da cui a quel tempo era posseduta. ' Suatizia de'Buondelmonti. — Questo ca- stello trovasi rammentato nel priocipio del ercolo XI fra le membrane state del- la badia di Passignano; mentre una di eue dell'anno 1013 contiene una promessa di non inquietare il mon. di Passignano mel possesso di una sorte în luogo detto Colio del Prete Lando, promena che fa fatta nel cast, di Fabbrica nella casa di abitazione dei fratelli Gotizio e Pietro pati dal fu Gherardone. Fra i documenti della stessa provenien- za riferiscono egualmente al cestello di cai si discorre altri tre contratti; uno dei 25 febb. 1015, rogato il cutello di Fabbrica nel piv. di Campoli; un altro istramento dell'agosto 1036, fatto avanti la chiesa di detto castello; e final. mente ona scritta di locaziono stipulata in Fabbrica, nel mese di giugno 1065, per la. £ quale Ranieri del fu Tedaldo affittò 6 l'annno esnone di 4 si nell’alba del giorno del £ Natale del Signore nel cast. stesso di Fabbrica, A partire dal 1098 in poi i vescovi fio» reatini patetica il giospadronato del castello e chiesa di S. Andrea a Fabbrica, per donazione fatta în quell’anno al vere. Ranieri da Uguccione del fu lidebrandino degli Scolari-Baondelmonti,jl quale conces- se la ma porzione del cast., chiesa, case e FABB 79 terreni posti nel territorio di Fabbrica; donazione che fu poi confermata, o sm- mentata nel secolo XII dai nipoti del predetto Uguocione. Talchè i vescori fio» rentini nel secolo XII nominavano per proprio conto un loro giusdicente o retto- re anche per il cast. di Fabbrica. Attualmente, questo luogo coosiste in una riunione di case, la maggior destinate all’uso colonico della polini fattoria con villa sonessa della march. Luisa Ferroni, nata Buondelmunti, che è 1° ultimo rampollo di quell'illustre prosspia. La porr. di S. Andres a Fabbrica ha ona popolazione di 220 abit. . FABBRICA in. Vi leve, Cas. che ha dato fl titolo alla parr. di Î Fabbrica, da gran tempo annesso a8, Do- nato al Cischio, ostia Cistio,nel piviere di 8. Cresci a Valcava, Com. Giur. e circa a mig!. a lib. di Viochio in Mugello, Dico. e Comp. di Firenze. . Questo ess. ridotto a poche abitazioni coloniche risiede in collina sulla destra del S, Sieve, quasi alle falde sett. dj Mon- te-Giori. . Vi dominarono sino dal mille ì nobili di Cercina, di Moute-Rinaldi ne di Mooteloro, cui apparteneva quella donna Waldrada det hi Roberto moglie di Sigifredo di Ro= dolfo, la qual donna, mentre abitava in Cercina, pel di 24 aprile dell’anno 10$2, emendoautorizzata dal giudice e da altri buonuomini, vendè o piuttosto regalò al figlio Rodolfo e a tutta la sua discen- denza molte corti e case situate a Firenze, a Sesto, a Petriolo, in Val-di-Marina, in Cercina, in Cerreto, a Mozzanello, a Ca- sole, a Fabbrica, in Monteloro, a Fi gino, a Riofino e in altri luoghi del ’ab-d’Arno € della Val-di-Sieve. (Ance. Dirt. Fion. Carte della Badia di Passi- nano.) Nel secolo XITE stò tenuta nella curia di Fabbrica e del Cistio la famiglia Allotti, denominata de’nobili di Padule nel Mugello; i quali nobili, nel 4 gennajo 1252, prestarono ubbidienza come livel. larj della chiesa Sorentina al vescoro Gio- vanpi da Velletri. La cura di 8. Maria a Fabbrica sino dal 1390 si trova unita a quella di 8. Dona- to al Cistio. — Ped, Cumo. FABBRICA asus PIASTRE presto CIREGLIO nella Valle dell’Ombrope. pi- Porta al Borgo, Giur. Dicc. e circa migl. a sett. di Pidoja, Comp. di Firenze. È posto io monte fra il Gume Osabrose € la strada R. mclenese. Questo casale di Fabbrica, che ebbe probabilmente la sua crigine al pari di molti altri da qualche officina, trovasi ram j mentato in varie carte pistojesi sino dai secoli XII e XII; per cei si distingue da sitri casali 0 castelluoci omonimi situati nel territorio pistojrse. FABBRICA pi CELLE o pe ARCI GLIANO sella Valle dell'Ombrone | isto- A questo luogo, situate sul lorr. Vinci preso Arcigliano, alledono specialmente due atti pubblici; col primo dei quali, ro. gato in Ripalta di Pistoja li 27 nurembre del 1051, un tale Gherardo figliv del fu Tassimaone con -sua moglie Cuoizza dosò alla cattedrale di Pistoja un podere si- tuato nel luogo e confini di Fabbrica. Con istrumento fatto in Pistoja, Febbrica comprava per la chiesa perr. di £. Frediano di detto luogo ua piccolo pe- . Dirt. i. Iacopo di Pistoja) FABBRICA si CIGOLI. — Fed. Fas- marca nella Valle dell'Arno inferiore. FABBRICA PICCOLOMINI. — Ped. Farsaica in Val-d'Orcia. " FABBRICA vsita PORCELLANE. — Ved. Diccra (Fasaarca delle Poncarrane). FABBRICHE in Val-di-Chiana. Due Ieoghi di questo porse furono nella stessa Valle, la borgata di Fabbriche sotto la Terra di Lucignano rammentala pelle cer- te della Badis di Agnano; e le Fabbriche di Quarto, di cui si trova fatta più spes- so parola nelle pergamene dells cattedra. le di Arezzo; e segnatamente allorquan- do, sotto il di 2 ettobre dell’anno 1025, il vescovo Tedaldo concesse si monaci Benedeitini di S. Flora a Turrita preso Arezzo un pezzo di terra con selva posta mul. monte di Fabbriche, nel piv. di 8, FABI Mustiola a Querto, tifera a confine con f cassh di Sergiano e Villalhe, e con la via ica. (Avcu. della Carrano. di Anazzo.) FABBRICHE selle Valle dell'Ombrone pistojese, Villa cos oratorio (SS. Annus- zista alle Pebbriche) nel piviere di $. Giovanoi Evangelista in Pal-di-Bure, perr. di $. Pietro in Candeglio, Com. di Porta 5. Marco, Giur. e Dioc. di Pisto- ja, Comp. di Firenze. FABBRICHE w FOLLONICA nei lit- torale di Piombino. — Wed. Fotto. nica. FABBRICHE serzza GARFAGNANA nella Valle del Serchio. Tre piccoli casati omonimi, due dei quali derivati delle off cine di ferrosi trovano ia cotesta valle: la Fobbrica di Castiglione alla sinistra del Serchio sal torr. di Castiglione alla base dell'Alpe di S. Pellegrino, e due altri ca di Fabbriche posti alla destra del Serchio medesimo sul Ganco orientale dell Alpe Apuasa, dettala Panie della Croce. Di questi due uno è compreso nella perr. di Careggine, e l’altro da il titolo a nea ch. parrocchiale ($. Jacopo) nella pieve di Gallicano, Com. Giur. e 4 migl. a lev. di donò Trassilicu, Dice. di Messa-ducale, già di Lnora, Due. di Modena. Rinede quest’altimo oss. fra la Torrite di Castelnuovo e la fumana della Petrosciana. — Elibe origine da un convento di Agosti- uiani Romiti, chiamato l'eremo de’SS. Giergio e Galgano a Vallebone, fondate nel 1214 sui terreni domati dalla Corn. di Trassilico. Il quale convento esende stato soppresso nel 1461,fa poco stante edifoa- ta in sua vece una-neova chiesa per co- medo di quella; ione addetta in gra parte alle fucine del ferro. La qual chiesa (S. Jacopo) vennecosarrata li 21 not. dell 1530 dal vese. locchese Guinigi. La perr. di‘S. Jacopo a Fabbriche mel 1832 contava 639 abit. . Fassaicrano nel Val-d'Arno aretino. Cas. perduto che diede il nome a una ch, Perr. (S. Michele) nei piv. di Sietina, Com. di Ca; Gior. e di Arezzo, da cui era circa 4 mig» sett. Ved. Panzarca sulla Chiassa. FABIANA, FABBIANA nella Vall dell'Ombrone pistojese. Vico nella perr. di 8. Maria a Piteccio, piv. di Seturnana. Com. di Porta al Borgn,- Giur. Dice. e? migl. a cett. di Pistoja, Comp. di Firener FABI Giace nel sruo della valle persto la ripa sicitra del &. Os bronr, fra Piteccio 6 le Crore a Uzso. - nomi di Fabiana, di F. di Fabio, 0 Fobivne, che is sicuni si fan- te risalire a on' Pesa, venderono per 300 lire lucchesi al mon. di 8. Pietro a Luco la loro porzione della corte e cast. di Luco con la chie sa di S. Lorenzo e quella di S. Niocolso (alla Rena); la corte e castello di Rio Fredo con la sua chiesa; la corte e cast. di Cantamerulo, quella di Rio-cornacchia- joe di molti altri luughi compresi fra il ‘corso del fiume Sieve e la montagna della Radicosa; ad eccezione dei servi e delle ancille che i donatori si riservavano nei paesi preaccennati. Le quali corti e c»- stella si dichiarano poste nei pivieri di S. Maria di Fagna, di S. Giovanni mag- « giore, e în altri pievanati. (Annat. Ca- mato. Se di tali magnati di contado era con- sorte la famiglia degli Ubaldini, ovvero quell’Albizzo di Rustico che, nel 1089, donava a Ranieri vescovo di Firenze ogni suo diritto ‘e proprietà nel piviere di S. Maria a Fagna, non recherà maraviglia di sentire, che presso la piere medesima, quasi nel centro, e sopra l'antica strada maestra che varca l’Appennino, fra il Santerno e la Sieve, che nelle parte più bella del Mugello venisse poi edificata la princi, dove l’arcivescovo legato Ottaviano Ubaldini ac- cogliera con magniGcenza pari alla sua grandezza porporati, pontefici e teste co- ronate. Avvegnachè nel distrutto palazzo di S. Croce, presso la pieve di Fagna, fu- rono invitati e da esso: accolti in ospi- zio, nel 1252, il pont. Innocenzo IV con tutta la sua corte; e, nel 1272, Carl Angiò re di Sicilia, Baldovino re di Ge rusaleme e il pont. Gregorio X. Della qual villa ci accengano dal Broc- FAGN dii le vestigie intorno alla-chiess, già parr. di S. Lorenzo a S. (rece, di cui cosservarono il padronato gli Ubaldini, sino a che due fratelli, Ugolino e Ubaldi- no di Catelaso Ubaldini da Monte Gaglia- »n, coe atto pubblico dei 20 merzo 1414, crecessero i loro diritti snlla ch. e beni di S. Lorenzo a S..Crcoe alle monache di £ Francesco di Firroze. Le quali reclu- se, mediante istramento degli 1 bre 1910, cedettero le loro ragioni al. le famigha Guidacci di Scarperia, (Bnoc- ai Decris. de del Mugello.) dal secolo XV, e forse anche ma, il gisispadronsto della chiesa pleba- na di Fagna apparteneva all'illustre pro- spia de'Macbiavelli; siccome lo ‘prova la prima fra le lettere familiari del famoso segretario Borentino. Il quale, nel di 2 di- cembre 1499, a nome di tuita la casata dei isvelli scriveva a un-preleto romane, affinchè presso la corte papale non venime permesso che la sua prosspie, antica si- sora della possessione di Fagna, restame spogliata. dei suoi legittimi diritti per rivcntirne la famiglia dei Pazzi, la quale sembra che allora vi agognasse. Infetti il giuspadronato della pieve di Fagna restò costantemente ai Machiavelli, di cui per femmine forono eredi i marche- di Tanto di Modena. Senonchè a uno dei Machiavelli (Ristoro di Lorenzo diNiccolò) ribelle del G.D. Cosimo de'Medici, vennero confiscati i beni, in guisa che il sovrano su- Brairò ad ogoi tre vacanze nel diritto di no- mina atutti i benefizj ecclesiastici di quella famiglia per l'eredità confiscata a Ristoro. Peraltro verso il 1981 il psdronato del. la rioce pieve di Fagna ritornò per intiero selle na Rangoni-Hechimelli do dopo che il Gran-Duca rinunziò alla sua voce con la sola condizione, che il pievano pro teme pore dovesse dare scudi 200 alla cassa eccle- tisslica per distribuirle alle care povere. Nel vestibalo di cotesta chiesa di Fa. (4 ebbero tori piuttosto cenotafio, il presominato cardinale barra Ubaldini e il celebre gioreconsalto Dino Mugella- pievania 'agna, del cata. lego delle chiese della dioc. Gor. fatto nel 1399, noverava le seguenti otto. chiese i. S. Giovaani a Senni (prio- ria esstrate); 3. S. Martino a Lago (s0- prua alla seguente); 3. $. Michele al FAGN 87 Ferrone (raccomandata nel 1387 in par te al parroco di Signano, e.in parte a quello di Scarperia); 4 S Andrea a Cer- fano (esistente); 5. 5. Simone alla Rocca (onita nel 1550 alla precedente); 6. S. Clemente a Signano (esistente); 5. S. Do- Ned secolo XIV fu eretta in parrocchia le, e quindi in prepowitura la chiesa de'SS. Jacopo e Filippo, già cura di S. Barnebo, nel castello di Scarperia; ed inoltre fa staccata dal piviere di S. Piero a Sicve la cura di 5, Bertolommeo a Perrone, per în- eluderla nel pievanato di Fagna, cui tutto» ra appartiene. — Fed. Scunpraie. La cura della pieve di S. Maria. a Fagoa conta 459 abiti . FAGNANO nel Terzo delle Masse di S. Martino di Siena jn Val-d’Arbia, Villa si- quorile, già Cas. compreso nel Terzo diCe- folta par. di S. farino aCellole, Com, ino, Giur. Dioc. e ie Risiede sopra un'amena collina a l della strada prov. che guida alla Castelli» na del Chianti sulla ripa sinistra del torr. Boszone, tributario del fi. Arbis. . Fagnano faceva comunello nel secolo avi unito a quello di Cellole. Attoal- mente consiste in una tenuta con casa campagna della nobile famiglia Ban- dini Piocolomini, edificata nel 1698 da Gio. Battista Piccolomini con suo dise. gno. Ha nella cappella due quadri del Caf sblani; spaziosi viali, fontane e giardini inglesi fono corredo a questo bel resn dio. — ed, Cansots in Val-d'Arbia. FAGNANO o FUGNANO in Val. d'Elsa. Cas. ‘che diede il nomignolo alla sopprema ia di S. Maria a Fagns- no o Fagnano, raccomandate vol finire del secolo XVIII al parroco dei SS. Jacopo e Filippo a-Ponzano nel piv. di S, Ap- piano, Com. Giur. e quasi 2 migl. a cstr.- lib. di Barberino di Val-d’Elsa, Dico. e Comp. di Firente. — Ned. Armaso (5) € Poxzazo di Val.d'Elsa. FAGNANO (Famianzon) sella Vallo del Serchio. Cas. antico. che ha dato il nome alla chiesa di S. Maria a Fagnano del piviere di, Montuolo, già del Fl 86 FAGN so, acila Com. Giur. Dice. e Dea di Lucce, da cui trovasi luagi circa 4 miglia a libeccio. . La perr. di $. Maria è Pagusao nel 1833 contava 339 abit. FAGNO (Famuum) nella Valle dar Omsbrone pistojese: Cas. ch'ebbe parr. or: scenplice oratorio (S. Franersco) nella pie: ve e cura di-S, Donato a Momigno, già in quella di S. Pancrazio a Celle, Com. e miglia a grec. di Marliana, Giur. di Seravatte, Dice. di Pistoja, Comp. di Fi- renze. Questo casale è citunto in poggio sul fianco siaistro della valiecola percorsa dal torr. Vinci, che tributa le sue acque al fi Ombrone presso Pituja — Fagno era un antico feudo della cattedrale di 5. Zen ne € dei moi vescuri, ticcume epparisce da varj documenti, fra i quali sno del nov. 1069, col quale il vesc. Leone di Pistwja diede a livello la pieve di S. Pancrazio a Celle coi suoi ben e offerte de'pupola delle ville soggette, nel di cui nuwcru era anche Fagno. L'altro è degli è lug. 1223, col quale un lal Venato del fu Signoretto di Momigno venne investito del podere lasciato dal fa Giovanni di Gualando di Momigno, giurando di stare agli ordini del vescovo Grazia Dio che lo conferì. Lo provenienza di tal fcudo nella meo- sa vescovile di Pisi.xja ricale a un atto di donazione dell'anno 90, fatt a quella cattedrale dal conte Guido del fu conte Tendegrimo e dalla sua consorte contessa Gerrina; i quali coniugi cunccssero alla mensa e canonica di Pistoja diversi poderi € case massarizie con alcane terre, situate in Alliana, in Cuscese et in loco nuncupair se & Fagno. (Cama. Dei march. di To- sca; ine.) , È lo stesso documento che ci souopre il figlio di quel conte Teudegrim ;, 0 Tegri- "mo e compare del re Ugo, già da moî rammentato agli articoli Avazia di ‘Foers Taosz, e Agna in VaLd'Ombrove venissero dalla Germania in Italia. * 11 sinodo pistojese del 36 aprile 1313, tra i diversi rettori di chiese della diocesi Pistojee trovasi nominato anche quello di Faguo. (Zaccaniae. daecd. Pistoriena.) FALC FAGOGNANA. — Ved. Faoasssi di Susmnaro pe Vald’Arno inferiore. - Fasota, Fasoro (Eazwo di S. Prerno 4) — Fed. Conswco,e Sraasarasza nella Valle del Bidente. FALCIANO nel Val.d'Arno cascati- nese. Cas, di coi porta il litolo un'so- tica pieve (S. Maria a Falciano) nella Com. Giur. e 2 miglia a grc.-rett. di Subbiano, Dirc. e Comp. di Arezzo. Risiede in costa sopra ano ocrid. dell'Alpe di Catenzja, fra la Fina. dora del turr. Chiama e la sinistra del Gravenna, entrambi influrati a piera dell'Arno. N cs. di Falciano faceva perte della signuria degli Ubertini sino dal seculo I, se è voro che appellara a quest'illusire prosapia dci contado . Aretino un istru- mento fatto nel sett. del 1027, mercè del quale Ugo Gzlio di altro Ugn, sopracchia- mato Signoretto, ed Ermengarda di lui mi consorte, fecero dunazione alla cattedrale di Arezzo di terr-vi situati in diverse parti del evatado Aretino, frai quali pesscssi furti an podere posto in Falciano. — Ved. Aoszzi. Con altro istramento, scritto li 3 olt. del 1080,donna Berta figlia di Lindolfo e vedova lmciata da Ranieri di Fescherio, premesso il consenso del padre e di Arri- 80 suo cognato, vende alla cuttedrale di Arezzo tuitociò che le era pervenuto per parte del suocero, 0 per scriltara di mor- Bincep dal lato del marito; cioè le terre, urti, torri, chiese, posscesi dumiaicali, ec., situati pei pivieri di S. Martino a Caliano, di $. Stefano alla Chiessa, di S. Maria in Gredis, e di S. Maria in Falciano. Più friquenti s'incontrano le memorie delta pieve di Falciano li annali Ca- nine signo i sul poggio detto Ro, Si i del Saeso, sotto l'’iavocazione di S. Gio. vanai Battista decollato. A favore delia quale badia, ncl 1101, un nobile aretimo pr norme Azzu, comecsse (ulti i saci beni i cun qualunque diritto che aver poteste nel i piviere di S. Maria in Falciamo e segna tamente in loco Agnano. Ne call 8 cori di Palciano dalia Camgerno e di Li alire di Falciano aveva due sole chiese succursali, de gran tempo dirute, tia, . Maria de Ghiora, è S. Andrea di Agnano, oltre la badia del Sesso, da gran tempo ridotta a semplice oratorio. * Dlne di S. Marie a Falciano coota 486 FALCINELLO ia Val-di.Magra. Vill cu perr. (SS. Fabiano e Sebastiano) e: la Com. Giar. e Dioc. di Sarzana, appena 3 migl. a greo. META alle fide dellaltina diremazio- ne occid. dell'Alpe Apuana sopra un Ge che fa perte del monte i Fosdinovo preso le sorgenti del torr. omonimo, ap- peltato la Giorra di Falcinello. arazofE Goria ln) e SurQuns FALG 89 FALCONE (MONTE). — Ped. Mos- r3-Farcose. i Faresta nel littorale di Piombino, ore detto Porte de’ Faliesi,o Porto se Piocolo seno di mare che fa del fo di Piombino, distante un migl. agreco lev. di quella piccola città, nella cui perr. Com. e Giur. è compreso, Dice. di Mama. marittima, Comp. di Grosseto. Era vana delle stazioni longo l'antica via Aurelia, segnalata negli itinerarj maritti- mi e nella tavola Peutingeriana, fra it i porto di Scabri (Pontone di Scarlino) e quello di Populonia (Porto Beretti). Rutilio Numaziano, che vi approdò con la sua feluca verso l’anno 415 dell'E. V., me fa menzione nel suo itinerario mariti: mo, mentre gli abitanti di quel littorale Sesteggiavano la divinità egiziana di Ontri- de, simbolo della germinazione. N qual viaggiatore ne informa, che sino da quell'età esisteva nel seno di Faleis tuno stagno palustre; affidato a uD tel qui- ralo circonciso, che indispettiva com i suvi modi inurtiani quel curioso viaggiatore. Finalmente fu in Falesia, duve i 6 figli del conte Tredici della Gherardreca, ncli* anno 1032, fundarone nei loro pomemi il distrutto mon. d:°$8. Giustiniano e Bar. tolommeo di Falesia, le cui vicende fu- tono rammeniate all'art. Asana di Fa toria, — Ned. Prowso. pibri (CASTEL). — Ped. Casraa- FeiLcano (Palganum) in Valdi Sieve. Cas. e casiellare ds cui presero il nome due chiese parr. (S. Giusto e S. Ma- ria) da gran tempo riunite, nel piv. di Diacceto, Com. e circa 3 migl. a vett. di Pelago, Giur. del Poutassigre, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firense. Risiede l’uso e l'altro sul fiameo ocei- dentale del monte della Consuma alla si- Prsinegizii Rufina tributario del fi Fu Falgano tra i fradi dei CC. Guidi del remo di Batti&ile, di Romena e Poppi, specibicato nei diplomi concessi a quei di- mosti dall’imp. Federigo Il. ti fr mere de rete de Camaldolensi di Tosina, e più spesse volte fra quelle della bodia dei Vallombresani di S. Fedele a Strumi, è rammentato il east. di Falgano.—A ppartiene sì Camaldo- Rensi un'atto del 1099, col quale il conte 90 FALL Alberto figlio del conte Guido di Romena concesse ai monaci di Camaldoli per i mon. di Poppiena sulla Falterona la ‘por- zione delle corti che essi possedevano in Acone, a Moote Bonello. alla Rulina, a Pomino, a Falgano e in altri luoghi. Docamenti di data anteriore trovensi fra le pergamene della badia di Strami, molti dei quali scritti io Falgano sotto gli anni 1064, 1068, 1072, 1073, 1079, 1080, 1086, 1094 e 1095. Rignardano ewi per lo più donazioni di terreni posti nel po- polo di Falgeno, territorio della pieve di S. Jerusalem, o di 8. Giovanni » Diacce- to, allrimerti detto a Strada nella giuri- sdizione fiorentina e fiesolaca. Ta ia di S. Maria e S. . a Pulgano conta 258 abit. FALLE pel Val-d'Arno sopra Firenze. Villa signorile con sottostante borghetto lo non dirò sull’ori seppure Falle non sia una corruzione del vocabolo Falde, comecchè alcuni lo re- potendolo derivare dalla parola latina Falando, avvegnachè cia, al dire di Fasto, equivarrebbe a luogo eminentimimo : e questo delle Falle è un umile collinetta situata alle falde del Monte-Loro, baguata a lev. dal botro omonimo, a pon. del torr. Zas- bra e a ostro dal fiume Arno, da cui entrambi quei confluenti sono accolti sotto la villa delle Falle. Fu questo luogo sino dal secolo XTI dei Gubaldueci, posteriormente de’ marchesi Guadagni, autori di quel sontuoso palazzo che costà tisiede, ed a cui un fucile sooeo grandiosi. vali Gancheggiti e difesi da doppia linea di annosi cipressi. Esso fa pochi anni indietro dall'attuale Proprietario sig. Danti di nuove fabbriche e aumentato di vaghe prospct- inte, figurate, o dalla natura ben diretta create nella vasta e ben coltivata fattoria che circonda quel resedio. Nel borghetto delle Falle, posto sulla stroda R. postale, esisteva anticamente uno sprdaletto per i poveri pesseggeri e pellegrini sotto il Litolo di S. Maris alle Falle. FALLITA nel suberbio di Pistoja. Villa cua oratorio (S. Maria Amunis) pel FALT popolo di S. Biagio a Cascheri, Com. di Purta al Borgo, Gi i da cui la villa È posta nella pianura sella ripa simistra del 6. Ombrone. — Ved. Cascasas. FALSANO pi CORTONA. — Wed. Fattaso in Val.Tiberina. FALTERONA (MONTE pi) Afons Falteronae. Una delle più centrali e più elevate montuosità dell’Appenuino to- torr. Dicomano e nella sua schiena i tre Bidenti il fume Rabbi: questi* tribo- tarj del nare Adriatico, quelli del Me- diterraneo. La sua più alta sommità, nel gr. 39° 19° long. e 43° 52' 9” latit, fu trovata dal ch. astronomo prof. loghirami essere 2825 br. e8 soldi al di sopra del mare Mediterraneo. Essa è situata nell'estremo confine della Toscana,e dell'Esarcato di Ravenna, sino do. vearrivano per varia direzione dalla perte della Toscana le diocesi di Ficsole e di A- rezzo, e dal lato della Romagna i vescova- ti e antichi contadi di Sarsina e di For. linpopoli. Questa montagna è fra totte quelle del nostro Appennino la meglio rivestita di sanosi faggi che ne ricuoprono la sua folta giogana, mentre le faonnala iotorno ai sy fianchi maestose schiere di cminen- tisfimi abeti, e a loro servono di base selve continuate di castagni. Da quella sommità della Falterona frail poggio Mocali, Prato al Soglio e il pog- gio a Scali, sul I giago onde a Camaldoli si viene, pare che l’Ariosto scuoprisse i£ mare schiavo e il tosco. Realmente arri vato che uno sia su quella cima si può ripetere con Fazio degli Uberti: Vidi Mugello, e vidi el Casentino Amansinistra, e vidi onde Arno esce, E come vae da Aresso al Fiorentino. (Dirramono. lib. IV, c. g.) Fino costassù giunge la macchia esto- ima della Faggiola di Strabatenza, ora dell'Opera della cattedrale di Firenze, alla quale dal lato di lev. si congiunge l'altra Faggiola di Camaldoli, entrambe già de- scritte agli art. Baoso di Romagna, Con FALT meo nella Valle del Bidente, Camatpoti, Faocwta, cc. : 1 primi e più alli contrafforti che si aitaccano, 0 che derivano immediatamen- te dalla Faltervoa, consistono, per la parte di Romagna, nell’Alpe delle Celle, in quelle del Corniolo e del Castel dell'Al- i. Dalla te-poi della Toscana sporge Tino palrpirtoni monte di Camaldoli, a seit. l'Alpe e Comunità di S. Godenzo, < a lb.il monte di Pietrafitta, l’ultimo dei quali collegasi al giogo della Consuma equestoal Secchieto della Vallombrosa e Qquiadi al Prato-megno per dividere il Mugello dal Casentino,mon che della Valle dell’Arno soperiore; nella stessa guisa che {1 giogo di Camaldoli cun le suc propagini del moate Calvano e del Bastione divi N Val.d'Arno casentinese dalle Valli Bidente e de) Savio, e le Comunità di Poppi e di Stia da quelle di Bagno, di S. Sofia e di Premilcore. La natora del suolo costitaente l'ossar tera esteriore della Falterona apparticne per la massima parte alle rocce stratifor- mi di grés antico (macigno) e di argilla scbistosa (bisciajo); mentre di rado #° facootra la calcarea appenninici (pietra alberese e colombina), la quale però tal volta si affaccia in qualche insenatara di monte, e precipuamente nei valloni della Cossoma. Pià spesso suole trovarsi nell’ tao e nell'altro fianco della Falterona lo tchisto galestrino, alterato da filoni me- talliferi disferro e di manganese, friabile sono ap) che ogai tenti aeni subissano nelle valli da qualche falda dello stesso monte, e spe- cialmente dalla occidentale fra 1’A)- pe di S, Godenzo e la cima della Faltero- na; delle quali rovine si contano da pochi moli tre esempi solenni già stati conse quati alla storia; . 11 primo è uma rovina del monte acca- duta ai 15 maggio del 1335, e raccontata da Gioranni Villani nella sua Cronica foreatima, a) lib. XI cap. 26; quando uno sprone della montagna di Falterona, dalla perte che discende verso il torr. Dicoma- ne in Mugello, scotorse più di quattro miglia infino alla villa del Casta; quella com tutte le case e persone tie salvatiche © dimestiche e alberi su- Biuò con ausai di terreno intorno, gittando FALT dd abbondanza d’acqua ritenuta, oltre all’ usato modo torbida come di lavatora di cenere. Quella stessa melletra ‘ discese col tore. Dicomano, e tinse il fiume della Sieve; e la Siere tinse l'acqua del fi. Arnò infino a Pisa; e durò.così torbido iù di doe mesi. (loc. cit.) PA iecondo prc improvvisa. mente accadde dopo 306 anni, nello stesso Bianco della montagna e nel mese medesi- mo; cioè, adi 18 maggio dell’anoo 1651. Se credere dobbiamo alle parole di Be- nedetto Buonmattei, che descrime una co- tal frana in una fettera a Pier-Francesch a prima volta mesta alla luee dal can. Domenico Moreni (Firenzé1829), ivi «i racconta, che il primo seoscendimen- ide to, già descritto da Giovanni Villani, lasciò a piè della frana laghetto, che si chia Montefuino, non slo fa riempito dal monte franato, ma trascinando al basso col terreno centinaja di faggi, tutto il vallon- cello ingombrò di macerie e na monticello muovo si formò, scappando fuori da quella colmata laguna molti pesci colla pelle nera, ma di carne bianchissims, ivi rima. Mi a secco, Nel tempo stesso che dalla Fal'erona vabissara verso il Magello sopra le sor» genti del Dicomano il Montefaino, dalla banda del Casent si afacellava nn'altra plaga terribilissima, che da Capo d'Arno sino sopra a Porciano trascinò nella ca- duta una gran tenuta di castagni. % Né è da credere che cotesta smotta dal lato della Falterona casentinese fosse la prima fra quelle accadute nei secoli tra- pasati,mentre una simile rovina era socces ta circa Bo anni innanzi, quando si srel- sero e restarono atterrati fra quelle rui- ne infiniti abeti, trovati quasi incarboniti pel 1641, allorchè essi restarono scopeiti © trascinati a) basso con la falda del ter- reno che gli aveva accolti. ll più moderno scoscendimento dal la- to di San.Godenzo segui nel di 15 maggio dell’anno 1827, nel giorno medesimo, in coi era accaduta, nel 1355, la rovina reo- contata da Giovanni Villani. Sennonchè la più moderna frana caduta nel pian di Cancelli premo Montefaino, portò nella 9° FALT Summa del Dicomano, è di là per la Sieve in' Arno tale quantità e qualità di argilla color di cinubrese, che le acque fcentisino al mare si mantennero per più settimane tinte di rossigno, in grazia forse degli cmidi di ferro e di manganese diffo- si ael'a roccia argillosa e nel galestro c0- stituenti il suolo franato. Ved. Dico. mano fi, e Sin.Gopenzo, Comunità. FALTIGNANO x CIGLIANO in Val. di-Greve.Contrada composta di più villate, nella parr. di S. Bartolomeo a Paltigna- no, cna gli annessi popoli di S, Stefano a Petriolo e della Chiesa-auuta, nel piv. Com. Giur. e 2 migl, circa a sett. di San. Casciano, Dioc. e Comp. di Firenze. Trovasi posta nel poggio de' Sco) sinistra del fi. Greve e a pon, dell R. postale che sale a San-Casciano. La chiesa di S. Bartolummeo a Falti- guano fu concessa con le sue rendite al capitolo della insigne collegiata di S. Lo- renzo a Firenze, per bolla del 28 nov. 1177 del pont. Alessaudro III, cui la con. fermaroao i suoi successori Celestino Il Ma da renze, e quiadi la mensa arci Firenze. La parr. di S. Bsrtolommeo a Palti gnano novera 292 abit. FALTOGNANO, o FALTUGNANO (Faltunianum} nel Val.d'Aroo ii re. Cas con chiesa parr. :S. Maria) nel di S. Ansano a Greti, Com. e un grec. di Vinci, Giur. di Cerreto Guidi, Dioc. di Pistoja, Comp. di Fi- renze. . È situato presso la sommità del monte Albano, fra la torre di S. Alluccio e la cresta di Pietra-marina, sul bivio delle vie che da Lamporecchio e da Vinci a Faltu- gnano s'incontrano per valicare il monte Albano o del Barco, passando per S. Giusto, e di là scendere a Carmizaano e al Poggio a Cajann. La parr. di S. Maria a Faltognano cop- La 308 abit. FALTOGNANO, o FALTUGNANO nella Valle del Bisenzio. Cas. con chiesa prioria (SS. Giusto e Clemente), cni sono annessi due altri popoli nel piviere di Sofi- nano, Com. Giur. e circa 5 migl. a sett. FALT gree. di Prato, Dive. e Comp. di Fi. tene. 24 Bisiede in poggio sul fisnco occid, dell mole della Calvana, ed è la sua chiesa di giuspadronato delle famiglie Bonacici di Prato, e dei conti Strozzi di Firenze. La parr. de’SS. Giusto e Clemente a Faltugnano novera 234 abit. FALTONA nella Valle dell'Arno ca- sentinese. Vill. con piere (SS. Lorealioo e Pergeotino) nella Com. e 2 migl. a macstr. di Talla, Giur. di Castel-Fucw gnano, ossia di Rassina, Divc. e Comp, di Arezzo. Ritiede sopra an poggio che fa parte dell”, di S. Trinita nel lato destro e della sua valle, fra i cast. di Talla e di Focogoano. La corte di Faltona è rammentata ia iploma dell'imp. Federigo I, dato in Lodi li 25 giuzno 1161, a favore della badia di Capolona, cui fra le altre posses- sioni conferì, o confermò in dono curtem de Faltona cum omnibus suis pertinen» tiis. Poco dopo per nuore conceszioni im- periali la badia di Capolona essendo stata data io benefizio al conie Guido di Modi. liana, questi dinasti estesero anche costà il loro dominio, siccome apparisce dai diplo- roi di Arrigo VI {anno 1190)e di Pederizo Il (anno 1220) che dunarono al conte Guilo la metà di Faltona e la commenda dell’abbadia di Capulona. Ni cast. però di Faltona trovasi (ra gli antichi possessi degli Ubertiui di Castel- Focognano; accettati, nel 1360, sotto 1° accomandigia della Rep. fior. — Il comu- nello di Faltona restò unito al territorio comuuitativo di Castel-Focogaano sino all uzione moderna della Comunità di Talla, cui venne aggregato — Ped. Tarza. La chiesa por. di Fultona, già Gliale della pieve di Socana, fu eretta in pieva- Ù vescoro di Arezzo con decreto del di 25 maggio 1759. La parr. de'SS. Lorentino e Pergenti- no a Faltona ha 399 abit. FALTONA ‘PIEVE pi) o ni LARCIA- NO nella Val-di-Sicve. Pieve antichissima dedicata a S. Felicita nella Com. i del Borgo S. Lorenzo, Dice. e Comp. di chiesa trovasi distinta nelle veo. chie carte ora col nome del tors. Faliona, FALT che pe rasenta le mura dal lato orientale, € spene volte è chiamata S. Felicita a Larciano, da un cast. che si dice esistito wu maglio sopra la pieve. Non s‘mbra però che abbia grande ap- poggio il supposto di coloro che dissero la pieve di Faltona in origine situata più tangidi lì nel cast. di Lerciano; eche do- po eser questo rovinato, fosse traslucata in en convento di monaci Basiliani, dove è Situata attoalmente. (Baoccm, Descris. del Mugello, pag. 203). Ta qual cato siano da tenersi tali tra- dizioni ce lo danno bastantemente a co. morcere i documenti del muo. di $. Pie. troa Luco futti di pubblica ragione de ghi annalieti Camaldolensi; tre dei Gilerò, come ovafsceoti al nostro poni prsito. Due di essi, rogati nel dic. 1016, è nel febb. 1085, rrammentano la pieve di & Felicita situata sia d'allora io Fultona, tale a dire molto prima della venuta ia Julia dei monaci Basiliani. Al contrario in un istramento del 15 oltobre 1076 e in moltissimi altri di data posteriore la ates- ta pieve è iadicata nom già dal torrente Faltone, ma dal luogo di Lerciano. L'attuale chiesa di S. Felicita conserva FALZ 95 sanctam, oto. Magister Jacobus canoni- cus plebis S. Felicitatis, Tottus Cienni et Giannetto Perusti dicti campane, che si pet gir li spettava quell’Autouio Pucci poeta che converti in terza rima la cronica di Gio. Villani, ven- € rifase nel 1806 dal piera. insieme con altra cam- pena outa alla chiesa di S. Lucia a Monti, in cui era scolpito l'anno 1336 e il nome di Ugolino di Foscolo che la fe- ce, (Desu’Uosa. dg giunte MSS, alle De- scri. del Mugello del Baocent, nella Bibl. del Seminar. fior.) ll piviere di Faitona comprendeva le seguenti perrocchie, cioè: 1. S. Romolo & Bivigliano, (Prioria esistente); 3. S. Donato a Poloanto (esistente); 3. S. Nio- colò alla Pila (snocssa alla precedente); 4. S. Clemente a Momte-C.roso, 0 alla Tassaja (esistente); 5. S. Michele alla Carsa-vecchia (onita nel 1350 all'abba- dia di S, Bartolommeo di Buonsolazso); 6. 8. Lacia a Monti (scamensata nel 1935 alla pieve) ;. 7. S. Andrea a Monte-Giovi (da lengo tempo diruta).. Bono ia questo steso piviere { due ssatesrj di Mootesensrio e della Madonna di Poleanto, con la soppressa be- dia di Buoneolazzo. La parr. di $. Felicita a Larciano in Val-di-Faltona conta 412 abit. FALZANO, FALSANO (#Falsanum) ja Val.Tiberina, Cas. con chiesa solto l'iavocazione di $. Maris, cui fa an- pensa l'altra di $. Augelo, nella Com. Ginr.e circa 10 migl. a grec. di Certona, Diecs medesima, già di Giu di Castello, Comp. ! di Arezzo. È posto sulla pendice orientale della piaggia che diramasi dal. monte del Pog- des filio suo me fecit. # Mentem san. ciam spontancas honorem Dev et pa- trise liberativnem. Nell minore, ata fun nell’anno 1333, legge» ippo e Bartolommeo Puc ale Piocsasii me fecero. & Mente vu vallecola di Dime, lungo la stra del torrente Alinimella, sei prima che entri arl Gume Nesto- re tributario del maggior flume, il Teo vere, N cas, di Falzano cou il suo distretto era signoria dei nobili del Pgzione dell’ antica casata A!feri di Cortona, i quali, con istrumento pubblico fatto in Cortona nel maggio dell’anno 1214. posero sotto 1" accomandigia del Cum. di Cortona le per- sone e i beni che possedevaso ia quel di stretto: @ plebe Fulsani et a flumino 13 Monte-Maggio, nel far la stama sottomissione al Comune Cortonese, designò fra i possessi di quell” meceterio la corte di Ranza, dal mulino della pieve di Falzano sino verso Corto. ma. (ALticoszi. Risposta apulogetica, eo.) La chiesa di Falzano è autica; essa nel lPistituzione del vescovato di Cortona (an- mo 1325) fustsocata dalla diocesi di Ci di Castello; insieme con due succursali soppresse (S. Agata e S. Angelo),la prima aemmensata a S. Pietro a Dame, l'altra alla pieve, che è di padronato del vescovo. La perr. di-S. Maria a Falzano, o a Falsano conta 196 sbit. FALZANO in Val-di.Magra. — Wed. Fazzaso. FANGO (BADIA at) — Ped Bapiora #1 Fasoo, FANTELLA nella Valle del Rahbi in Romagna. Cas. coo parr. (S. Maria) nella Com. Giur. e 4 migl. a pon. di Galeata, Dice. di Bertinoro, Comp. di Firenze. La ch. di questo cas. solla ripa destra del 6. Rabbi, fn di padronato della badia di S. Ellero a Galesta, cui venne confermata dal pont. Eugenio IV con bol. La degli 11 marzo 1438, — Ped. Gatzara. © La parr. di $. Maria a Fantella conta 214 abit x FANTINO nella Valle del Lamone jin Romagna. Cas. con perr. (S. Antonio sha- te) nel piv. di S. Giovanni a Misilco, Com. Giur. e migl. circa a catrodi Pe- lezzolo, Dioc. e Comp. di Firenze. * Risiede sulla ripa sinistra del fi. Lamo- ne alle falde orient. del monte Pravali- no, sulla cui prominenta esisteva il forie cast. di Leszole degli Ubaldini e dei no- bili di Sosinana che farono signori del Faentino. — Wed. Lozzona. La parr. di $. Antonio al Fantino con. ta 128 abit. FAOGNANA, FAGONANA, FAU. GNANA nel Vald'Arno inferiore. Con. trada nel suborbio della città di Sanmi- misto, de coi prese il nome la soppressa prepositora di S. Martino nell'antico pi- Wiere di S. Genesio, ora cattedrale di San- miniato, Com. Giur. e Dioc. medesima, (iù di Lecce, Comp. di Firenze. Del luogo di Faognana ci trova fetta FARN menzione sino dall'anno 988, allorchè le figlie lasciate dal nobile longobardo Imi. to da Faognana alienarono le loro pomes- sioni della corte di Fargnena sì vescoto Giovanni di Luoca. (Brarini. Memor. Lucch. T. IV.) Tre secoli dopo la strssa corte di Feo gnana con tatte le sue case e poderi fu finunziata da qualche pia persona sì mon. di S. Ponziano di Lucca, siccome appari sce da una sentenza pr-ferita in Pisa, li 17 genn. 1073, da Gottifredo march. di Toscana e dalla contessa Beatrice sua coo- sorte, contro i detentori della corte di Faognana reclamata dall'abate di 8. Poo- riano di Laoca. La qual sentenza fa rinno- vata li 4 marzo 1074 dalla contessa Matilde, per la ragione che molti nobili individoi di Sanminiato, ad onta del primo giudi continuavano a ritenere le pomessio- “ni di Fsognana e di altre corti poste nel distretto Ssominiatese. (Lam. Monua Eccl. Flor. — Froszsrini. Memor. della contessa Matilde.) Intorno a quella età nella contrada di Faognana fu edificata la chiesa de'SS. Donato e Martino, decorata in seguito del titolo di prepositura, e rammentata fra le chiese suffraganee della piove di S. Genesio, nella bolla spedita nel 1194 a quel pre dal pont. Celestino III. FARNETA, FARNETELLA, FARNE. TO. Casali e contrade ch’ebbero pome dalla qualità delle piante (Quercus Far nia), come quelle, che vegetarono e rive stirono i luoghi quì sotto descritti. FARNETA pel Val.d’Arno casentinese. Piopolo cas., già cast, con parr. (S. Stefano) attualmente unita a quella di S. Niccolba Soci, Partina, Cum. Giur. e que si 4 migl. a grec. di Bibbiena, Dioc. 0 Comp. di Arezzo, . Risiede sui culli che separano le acque dell’Archiano da quelle del torr. Sove. Era di proprietà de’conti ra quendo un loro Gittuzrio, nel 1034, re segnava all'abate del mon, di,S. Fedele a Sirumi tattociò che teneva a Hivcllo in Farneta di duminin diretto del conte Guido di Rattifolle, (Camier.) lo realtà quei dinasti ebbero signoria in Farneta sino all’anno 1359, allorohè Mar- 60 figliuolo di Galeotto de’conti Guidi, di Soci e di Farneta, rimise sd etesso e le cose sue liberamente alla Rep. FARN Rer.; dalta quale fa ribendito, fetto citta Gijo, e datogli 5300 fiorini d'ero cosi per evato di Soci e della ville di Farneta, come aeche per le ragioni che egli svera nel Conel.Sen-Niccolò, mei popoli di- Vado, di donne, Margheri- ta di Benvocio Salimbeni «i Siena. (Marr. Var. Cronie. Aumsa. Tstor. fior) — Fed. Casrun-San-Niccorò e Soci FARNETA in Valdi-Chiana. — Wed. Bamsa di Fanssra. Pavsra(Farni RI tn Val.d'Era, Cos. Com. è di Lucca, Comp. di Pisa, Fu Farneta una delle 30 villato e co vielletti,le di cui rendite e decime parroo- dhiali, nell'anno 989, vennero per metà allivellate da Guido vescovo di Lucca al mobile Te figlio del fa Ferolfo. — Fed. Gravamo (8.) in Val-d'Era. FARNETA in Val-di-Serchio. Con trada com-parr. (S. Lorenzo) Giiale del- la pieve di Arlisno, nella Com. Ginr. Dior. e Due. di Lucca, da cui è circa & migl. a meestr. Risiede in costa alla destra della strada postale che da Ponte S. Pietro ci diri- pe sel monte di , — Le memorie seliche relative’a questa contrada si trovano fra le membrane dell’arch. arciv. di Laces, è sotto gli anni timo da Gherardo vescovo di Lucca a faro- me dell'arciprete pievano di Arliano. Nella contrada e part. di Farneta fa eretta nel sec, XIV una delle prime Certo- FARN 9 Queste tenata spettante una volta alla nobil prosapia Gaetani è situata sulla ripa destra del fi. Tora e della strada Emilia, © R. Maremmana, fra l’osteria 0 il ponte della Torretta, CastebAuselmo e Laciana. Farono da Farneta due notari, wo Si- mone di Glaadino che nel 1918 rogò im Moote Massi (presso Nugola) ua istrumem- to di donazione, dettato dal coste Tegri- mo del fa conte Ubaldo. L'altro notaro era Guglielmo del fa Fabiano, il quale nel 9 aprile 1303 in Costel-Aneelmo sti- pulò un contratto di vendita di terreni posti nel popolo di S. Eufrasia di Me- detro. (Ance. Dot. Fica. 5. Paolo di Pisa.) Questo luogo di Farneta si mantenne vestito di farnie sino all'anno 1980, epo- ca în cui quella selva di, Faroeta fa attere “rata dal di FARNETA (FONTE) nel Veld'Arno essentinese. Villa e tenuta nella. Com. Gier. e un migl. circa a lev. di Bibbiena, del Corsalone dirimpetto al poggio di Montecchio; ed è forse il Foeta ch'ebbe ch. parr. (S.Maria) soppressa dopo la me- tà del secolo XVIII, e raccamendata al parroco di 8. Andrea a Campi. Infatti tanto Faeta, quanto euche Fonte Furoeta farono possessi dei monaci Ce- maldolensi di Partine, soppressi nel 1808, dopo la quale epoca la tenuta di Mense Farneta fa acquistata dai march. Corsi di Firenze. FARNETELLA ia Val-di-Chiana. Vill. già cast. con pieve (S. Gioraa Battista) sella Com. Giur, e $ migl.a sett. di Asina= tanga, Dico. e Comp. Aretino. Risiede in collina presso il cast. di Ri gomagno salla pendice orientale dei mooti che stendonsi fra la valle dell’Oa:brone e quella della Chiana sopra la foce de’ Va desi, per la quele fcoe si apre il varco il torr. Foenna. ppRO Fu dei conti bevi i del Com. di Siena, che ilconte di Farnetella, nel 1271, fece laggio, sati i dio ui Iaorucii di contre» rio partito 6 PARN a fabbrica della chiesa di Farnrictia attusle rimonta all'anno 1392; e i cosi partiesiari statuti, superstiti arif Arch Dipi. di Siene, perteno la deta deli’'snno 1559. La popelazione di Farnetelio nel 1549 ascendeva a $02 nell'anno 1640 fe ceva 371 abit, pei 1755 se aveva 350, e all'epuen del 1833 la oua perr.com- tara 518 abit. FARNETO (Fernecrmm). Fra i caseli ewosimi di Farneie ne susistone de fempo remuissimo tre ia Val.di-Sieve, i quali ‘Jero i vorabole ad altrettanti popoli: uno nella curia di Mulezano (Fif le nuova di Farneto) nel pivicre di S. Cassiano in Padule; l’altro nel piviere di S. Stelano in Botena, ora di Vicchio nel Mugello, e il terzg in quello di 5. Andrea a Doscia, Com. del Pontassieve. Inoltre ua casale di Ferneto fa nel pi viere di Settimo ari possessi della famiglia Nerli; uno ia Val-d'Elsa nel pievanato di $, Pietro ia Bossole ; uno nella Valle del- l'Ombrone pistojesr, noto attuzimente sot- to il somigsolo di Farnieto sella Com. di Marliana ; uno nel Vald’Arne inferio- re nel piviere di Bati, che diede il nome Sile chiesa di S. Pietro a Ferneto; ci ha Ferneto in Val.di-Greve nel piviere di Sillano, re. FARNETO me BOTENA nel Mugello fa Valdi-Sirve. Contrada che diede il no me a due perr.; una esistente (S. Berto lommeo), l'altra sunema a S. Michele a Ripa Canina nel piv. Com. Giur. e circa migl. a a grec. di Vicchio, Dioc. e Comp. di Firenze. Questa villa di Ferneto, con le ville di Casa-Romana , di Cormiola, Paterno è Rouejo, fa confermata ia feudo dagli im- peratori Arrrigo Vle Frderizo Il si conti Modi lisna, nel tempo che le ch. conta 181 abit. FARNETO m DOCCIA im Val-di-Sieve. Contrada da cui prese il nome il casale e perr. di $. Martino a Farneto nel pivdi Doccia, Cam. Giur. e circa 4 miglia a Risiedo nel Baneo ericatale del Monte FARN di Croce sella ripa destra del terr. drgo- menna tributario del si. Sieve. La poi vetusta rrmsiniscenza di questo Ferneto rincnta vrrio la metà dei secolo VIIL giac hè fa a questo Iuogo, dal quale prendeva il nome na rio, cui voli riferi» re un atto di donazione del march. Uber- fo ficlio di Ugo re d'Italia e padre del G. C- Ugo, fatto in Revrana a favore di Gui- de suo frdele, allorchè gli donò alcune pos- sessi-ni e cosali situati ia Val-di-Sicre, confisenie da en lato col fomo di Far neto, dall'altro lato con il torr. 4reomen- ima, cla! terzo lato con la terra di Geliga, € dal qua:to con le irnute di Carerano e dire jane. (Anssa. Dei ducki e marche- 2 Più tardi sequistarono podere in que- sta catrada gli Ardimanai, uno dei qua i mel artt. del 1236 cedè la sua parte di giuspadronato sulle chiese di S. Mar- tino a Farnete, di S. Stefano di Pi tella e de'9S, Michele e Pietro a Stra da al vescovo di Firenze e alla sua men. alla quale tuttora appartiene la chiesa S. Martino di Farseto com il suo an nemo di Pitella, noveraado una popolazio- ne di 322 abit. FARNOCCRIA nella Versilia sall'Alpe Apussa del Pietratantino. — Monte e vil. laegio com chiesa parr. antichissima (S. Ni- chele) già Giliale della pieve di S. Feli cita in Val.di-Castello, poi di quella di £. Narlino a Stazzema, che è il capoluego della soa Com. circa migl. 1 4 a macetr., nella Gior. e 5 migl. a lev.-scir. di So ravezza, Dioc. di Psa, già di Lucos, Comp. Pisano. Il Monte o Alpe di Farnoochia, sulla cui piapgia settentrionale riposa il village gio omvnimo, è una continuazione del moale Gabderi, che sporge nella vallecola È Cemejore, ed i di voi più elevato pinoscolo fa riscontrato del ch. prof. pad. loghirami essere a 18959 be copre il livello del Mediterraner, è la posizione geografica fra il gr. 39° 59° 52” long. è il gr. 43° 58° 13” latit. L'oltezza del monte Gasberi fa misu- rata ezisndio dal ch, professore Michele Bertini di Lucca, che la ritrovò corrispoa- dere a 1880,3 br. della misura lucchese, fa quale corrisponde a 0,5g05 di metro francese, per ogni br., mentre la toscana misora usata dal primo geografo equivale FARO 20,5836, 25 di meiro.per ogsi bracci Gerratino. L'Alpe di Farnocchia si altacca a scie. col monte Gekteri;a lev. col monte al Pro- n0; a seit. com l'Alpe di Stazzema e la Penia-Forate; a marstr. ha l'Alpe di pos. i monti del Settino e dell'Argentiera che scendono vero Pie- trasania fra Val.di-Castello e Val.di-Bosi- na; a ostro i poggi di Mente-Costrese « di Monte-Petri, che si sbbenano sino alla via R. postale lungo il Litorale di Camejore. Pertanto i monti di Farpoorhia ponoso [rominenze del ripidissimo singolare grup- po di terreni Nettuno: Plutonisni che co- diitnisenmo l'Alpe Apuana; ed è altresi interno ai monti di Farnocchia, dove che altrove s'incontrano, fra le rocce di schista, talesso e di calcareo salino, filoni menllifi ri di ferro omidalato, di solfuri di piombo argentifero, di zinco, di splime. sio, rici mercurio © di arenico, — Ned. Aure Arvans, Ascesrizza, Mi Tioeana, e n vili. di antica menziooe v'incuire in usa perga. mena turchese dell'anno -98, era sino dei ercoli intorno sì mille ira i luoghi pose- dpti dai nobili di Corvaja e di Velleo. ehia, tocrati al remo de'Cervaresi medisn- Ve l'atto di divisione di beni fatto tra le due cwe consorti con isirumento del 9g ottobre 1219. — Pod. Cosvazi. La contrada chbe forse nome dalle cli abitoati di Farmocchia vivono della pestoricia, dell' dill'arte di embe maje di fabbricanti di furbdici e altri arnesi di ferro proveniente dalle &rriere di Ro- tino. La par. di $. Michele è Farnorchia trenasi pel registro dell'anno 1560 Lucra, della quale diocesi fa smembrata nell’anno 1798, e auegnala » quella di Pisa. — Ved. Prorassara. Lo perr. di S. Michele a Farnoochia tenta 718 abit FARO (VICO) (Vicur-Ferius) nella FATU 97 ne alla ch. perr. di S. Maria Maggiore foo- rn di Porta Lucchese, nella Giur. e Dioc. © fertile pisoura si. tosta fra le mura di Pistoja e la ripa sini- stra dell'Omlrune, sul borgo dell'antica porta di S. Andres. Ebbe casa e podere in Pice-laro sine dal sesolo X il conte Cunerado figlio del fa Tedici, e padre del conte Cadolo auto» re il più remoto della nobilisma prosspia dei Cadelingi signor di Moote-Cascicli, di Capraja, di Fescecchio ec. Îl qual conte Cunerado di Tedici, nel sett. dell’anno 3 stando in Pistofa, donò al capitolo 8i quella cattedrale Ha l’anima di mengerda sua consorte e del di duet lo le pussessioni che aveva ia Vico-Fa- più rio premo Pistoja. Avvertasi che poco dopo ue altro di- nesta antore dei conti Guidi, quale fa il conte Guido del fa Teudegrimo, nel dono che fece, nel 940, alla stessa caite- drale di. dodiei case masserizie di sua at- Linenza poste nel territorio Pietojese, era» vene pore una situata in Vice-Fario — Ved. Aerrara, Faoso, Saruzzana, co. La parr. di $. Mesia Maggiore a Vico Faro cmprende 1208 abit. Fascrano, 0 Fasciaso premo Volter ra Vico che ei suberbi della città, temmentato in un istrumento del 1030, col quale Gunfredo vese. di Volterra col consenso del suo copitule donò sila badia de’58. Giusto e Clemente preso la sicora città le corte di Majano con la cappella di £. Quirico, e la curte di Fesciano 0 Fal ciano posta nelle prodiei di Volterra. Fassaro premo Pi. — Ved. Fa Giano. FATAGLIANO in Val.di.Cecina. Vico che ha date il some alia ch. perr. di $. Pietro a Falagliano, la quale sul cadere del secolo XVIÎI venne riunita alla nuova de'bS. Pietro e detta alle Soline, nel suburbio e circa 4 migl. a ostro della città di Volterra, Com. Giur. e Dice. Comp. di Firenze. È bituata in. pisnora sulla riva destra» del 6. Cecina preso le RR. Saline nuore, ed ha una popolazione di 336 abit, la ‘maggior perte addetta a quelle lavorazioni. — Fed. Mors, e Ssuszdi Vorrenna. FATUCCHIO (MONTE) o MONTE- FATTUCCRIO (Mons Fasucchius) mel Chi FAUG Vakd’Arno casentinese. Cas. con (SS. Pietro e Paolo) nella Com. e 4 migl. a sett. di Chiusi caseutinese, Giur. di Poppi, Dioc. e Comp. di Arezzo. Risiede in poggio fra il torr. Corsalone e la strada provinciale che da Bibbiena Guida all’Alvernia, da cui Monto-Fattec- chio è 3 migl. a sett. Sì trova una delle più antiche memorie di Monte-Fatucchio e del suo territorio mella dotazione fatta nel 1008 agli eremi- U di Camaldoli dal vescuro di Arezio Elemberto, il quale, oltre ever donato loro gran parte di quell’Appeonino, vi aggianse un poderino (manso) posto in Monte-Fatucchio dov'era un vigneto fatto piantare in quelle piagge del Corsalone, con l'obbligo ai Camaldolensi di prose guire costà la incominciata coltara e pian- tagione di vigneti. TI qual documento sarebbe importante per l'arte agraria per la meteorologia, se si conoscesse con precisione sino a qual punto dei monti del casentino giungeva la coltivazione delle viti e la maturazione delle uve innanzi che sì propagasse per ogni lato il diboscamento dell'Appennino toscano, che ha reso probabilmente più rigido il clima, o quindi più fallace e più rara costà la vegetazione della vite. Apche in questo casale ebbero signoria gli Ubertini di Arezzo, sotto i quali gli uu- mini del Com. di Monte-Fatucchio forma rono i loro statuti (anno 1396), rinnovati @ sanzionati li 33 genn. del 1465, quando que) peese fa incorporato a) contado e al governo immediato della Rep. Gor. Uno degli articoli di questi ultimi sta- tuti promettera un premio a chi desse la csocia e uccidesse lupi e orsi, grandi o piccoli, ai quali.premj doveva contribuire per la metà il Com. di Monte-Fatucchio, € per la quarta parte ciascuno dei Com. Nimitrofi di Corezzo e di Fressineta. (Fap. Mosozzo. Del corso dell'Arno.) La parr. de'SS. Pietro e Paolo a Mon- te-Fatucchio novera 212 abit. FAUGLIA, FAULLIA (Fevulline Ca- +00r.) in Val.di-Tora. Vill. capoluogo di Comanità e di piviere, nella Giur. di Li verno, Dioc. di Sanmiziato, già di Luoca, Comp. di Pisa. Giace sopra uiba pisrgia mernosa nell’ ultima linea delle Colline inferiori eteri pi: «une fra Colie-Salvetti e Lerenzana, FAUG Guata a lev. dal torr. Tavola e a pon, di quello di Fauglia, ambedne infloenti del fiumicello Zeo/a, che gli scorre a levante, mentre le passa a pin. il fi. Tora e la strada Emilia o R. maremmana. Il village gio di Fauglia è posto sotto il gr. 28° 10' 5° long. e 20 48° 33’ 2” latit., appena ua to cast. di Montalto, quasi tre migl. a scir. di Colle-Salvetti, a lev. di Livorno; 6 migl. a poo. di Lari; 13 a scir. di Pisa; e al. trettante a sett. di Rosignano. Fauglia è ano de'villaggi più popolati delle Colline pisaoe, fabbricato aborgbetti abitati da molti artigiani, i più dei qualisi applicano al mestiere di carto. Una delle memorie più remote, nelle quali sia rammestato questo paese, è na membrana del 13 ottobre 118 scritta in Pisa, e appartenuta al mon. di S. Ber- nardo di quella città, attuslmeote nei R. Arch. Dipl. di Firenze. Trattasi ividi une selva posta in Colle di Bacarello nei cos- torni di Montalto, venduta da Lamberto del fa Ugolino de Favulia; la qual selva aveva a confine da un lato le terre dell'ar- civescovo di Pisa, e dall’altra parte le pomessioni dei figli di Gualfredo di Sante Rei sgolo. Da Fauglia trasse il casato, e forse costà ebbe in origine sigaoria un'illustre fami- pisana, la quale godeva gli onori della ittadinanza sino dei primb tompi del. la Repubblica di Pisa. Non dirò se altenese alla medesima prosapia quel Pietro di Beriolotto da Favaglia che, nel 1282, veudeva la sua quarta parte del- la villa e territorio di Favuglia insieme col giuspairunato della ch. plebana di & Lorenzo in Piazza ai canonici Regolari di S. Agostino di Pisa. (loc. cit.) Meotre Fauglia dipendeva nel civile dal governo Pisano, vi esercitavano giuriedi- zione spirituale i vescovi di Lucca, la di cui dicccsi anche nei secoli longobardiel sino costà sulla Tora alle estreme colline pisane si estendeva. 11 paese di Fauglia nel 1345 ci ribellò. al Com. di- Pisa con altri villaggi delle Colline limitrofe, per soggestione dei figli del conte Bacarozzo di Monte-: -Scedajosco- slituiti dalla Repubblica pisana nell’afizio di viearj della proviocia di Maremma. Tornato -ben presto il peese di Fauglia all’obbidienza della madre patria, fa ad FAUG qua ritalto nel 1406 dall'oste fiorentine, « quadi cel 1243 per breve tempo ri- pres dalle genti di Niccolò Piccinino al tervigio del doca di Milano. La chiesa di $. Lorenzo s Feuglie on di fscera perte del pievamato di Tripalle, euia di S. Giovanni di Val-d'Isole, insie- me con la perr., ora suo annessa, di S. Giusto a Pugnano. L'sotica chiesa era situata fuori del vil. laggio dalla perte di settentrione. Quella attesle trovasi dal lato di scir. nel punto più eminente della collina, costraita con il meteriale della distratta chiesa e del fortilizio, Ottenne il sscro fonte nei seco- W IVI. Pa eretta in pieve dal vese. di Seaminiato Alessandro Strozzi li 15 otto. bre 1635, e quiadi decorata del titolo -di prepesitara dal vese. Domenico Poltri nei 16 lugl. 1994. Le farono date per cuffra- qoee le core di Tremoleto, di Tripelle «di Valtriano, già pieve di Triana. Comunità di Fauglia. — Jl territorio di questa Comonità occapa una superfì- de irregolare di 31633 quadr., da cui reso da detrarre 953 quadr. per corsi di sequa e strade. Vi riciedera nel 1833 una popelazione di Se39 abit., nella proporzione media di 193 ladividui per ogni miglio que deste di suolo impon'bile. - Pl seo territorio, perte ia pienera e arte sitoato in colline, ha una figura bi- dp cre Îl lato più augusto rivolto a estro, e la testa che guarda a sett Cosfina con 5 comunità. A-lev., che è uno dei lati più estesi, trovasi a contatto ceo la Com. di Lari, a partire da grecale dalla confluenza del fonetto del Padu/e nel fem Reale 0 del Zannone, dove rimonta da primo la ripa destra del fometto, quin- di per termiai artificiali arriva sulla stro- da merstra che ds Censja condace a Pon- Vallinzi e di Brivedere sino a che entra nella via che da Tripalle va ad Usigliaso, N deve sottentra a confine la Comunità di Lortazana. Allora voltando la fronte a eroib. si dirige nel valloncello del fl. Mola, sal di cui alveo ripiega verso scir. puado sotto le piagge di Montalto e di FAUG 99 Faeglia per arrivare al molinosal 6. Tora. Costà furmendo un angolo rientraate, dopo passato il fiume, si rivolge da scir. a lib. salire il. Ganco orient. delle colline di ama 6 di -Sento-Regulo, dove lascia la Comunità di Lorenzana e. trova quella di Orciano. Di fronte a questa Com. piega suovamente a scir. salendo il pog- getto di Colle-Pinsuti, dove -a Posse willa rivolta faccia a lib. sino a che al vie cino fosso della Conella sottentra a com- fine la Com. di Colle-Salvetti. Con quest” ultima Com. dopo ua curto tragitto nella stesa direzione, attraversa la strada comu- nitativa che staccasi dal Crocicchzo della strada R. maremmana o Emili», nella que- le scende per il rio di Rimassano. sel torr. Morra. là jn ceguito la via Emilia verve di confine alle due Comunità cavalcando: mediante il ponte della Tor retta il Game Tora per pasiare alla soa sinistra, e poco dopo ripassare alla sua destra sopra un altro poote che sppellasi di &. Oro, seguitando costantemente il corso della strada B. sino presso al villag- gio di Colle-Salvetti, e precisamente sino allo sbosco della traversa, detta le Wie della Botra. Costà dirigendosi da lib. 4 Jev. entra nella via prelette, che sbbando- ma presso al rio della Tavola, col quale si volge nella direzione di sett. sino a che il rio non entra nel fi. Isola, Alla quale cos- ficenza trova la via della Merginate, fl di cui andamento dai lato di libeo. cio verve di limite alle dee Comesità sino al foto Zeese odel Zannone. A que #0 pento, passata la villa di Gresciamo, si rivolge da lib. a sett. e andando -centr'e- equa trova no, dure nel secolo passato esisteva le macerie la colonna migliare fetta porre 200 FAUG dall'imp. Abtonino Pio al miglio 188 ab Urbe Roma, ora nel Camposaato di Pisa. Una strada provinciale scorre a sett. del le Com. di Fauglia. Ema staccasi dalla pri- ma a Vicarello e per Cemaja si dirige a Ponsacco; tutte lc stre sono comunitati. ve, e molte di esse rotabili. Tn quanto spetta alla natara del terreno, fa d'oopo rammentare ciò che fa avvertito all Corus-Satrerri Comunità; dove si disse, che cotesta pianura è profonda mente coperta da depositi receoti, meatre le colline intorno a Faaglia per lo più spettano alla marna argillosa o al tufo are- mario conchigliare. La coltura del pisco è a pascoli, a ce- resli, a grantorco e a viti maritate a pioppi che producono debolissimo vino. Quella delle colline consiste in oliveti, in vigno, in geli è tri alberi da frutto, dove pure si seminano varie civaje. Più rari sono i boschi di alto fusto e cedai, i quali si tagliano ogni to, 0 19 sani Negli statoti di Crespina, di Faeglia e di Tripalle, redatti negli anni 1 {07. 1528, 1539 € 1550, come anche nell prervisioni sulla permissione di pieno per condurre a serratico, sona rinnovate e antiche severe proibizioni del tagli gli alberi da frutto boschivi, iq dichiarano esere la quercia, l'istia, farnia, i cerri, i castagni, i lecci, gli olmi, 4 frassini e gli aceri. (Mauri. Odeporie. MSS. delle colline Pisane.) TI prodotto del bestiame grosso e 40 potrebbe essere ia cotesta contradi opioso di quello che attualmente lo è in proporzione dei foraggi. NS mero però di pigionali si lia celle arti per. vestiario ierrtedii che suole esitarsi ai FAUG settimanali e alle fiere in questa e in altre limitrofe comuuità. mercato nua copioso di Fi giorno di mercoledì. Prende fiera nel di 10 agusto, nel 29 e 30 settembre. Una fiera pure di bestiame, di pannine e di mercanzie ha luogo nel dit8 dicenbre ie Luciana, altro minore villeg- gio della comuuità di Fauglia. Sono mantenuti pel servizio pubblico due maestri di ola e due medici-chi i quali risiedono a Fauglia ea Crespina, i due più popolosi villazgi. Priea del regolamento Leupuldioo sal l’organizzazione delle comunità del Gras. ducato il comanello di Paaglia si riduce. va all'estensione della sola sus parrocchia, confinante a sett. con le cure di Cenajae di Colle.Salvetti; a ostro con quelle di Tremoleto e di Luciana; a lev. coa Tri- palle e Crespina, e a poo. coa le parr. di Castel-Anselmo e di Nogola. M cvmunello di Fauglia abbracciava nel suo circondario i seguenti luoghi, i primi tre in collina egli altri in pianura: Fauglia; 3. Montalto; 3. Farnete, cui sa Ferneta; 4. Pugnano; 5. Grecciano ; 6. Valtriano. Col regulameato del 19 giag. 1776 ven- nero incorporati alla Comunità di glia i comunelli di Nugola e di Castel Auselmo, dei quali faceva parte la curs di Colle-Salvetti, innansi che quest’altimo luogo fone dichiarato (nel 1810) capolue- go di una naova Comunità. — Ped. Cotue-Satverri, Comunità. Fauglia ha la cancelleria comunitativa e l'esazione del Registro in Lari; la sua Giur. civile e crimioale, l'ingegnere di circondario e la conservazione delle Ipote- che sono in Livorno; la Ruota è a Pisa. POPOLAZIONE della Comunità di Favetra a tre epoche diverse. ——__——- Nome dei luoghi{ Titolo delle chiese. \Dioccui ap-} Abit: | Abit | dbit. partengono.| 1551 | 1945 | 1835 nr | o_,_-_r | Crespina 8. Michele, Prepositara | Saaminiato | 379 | 1200 | 1849 Fauglia S. Lorenzo, idem idem 231 | 1280 | 1808 Luciana S. Lucia, Privria Posa 63 | 44} 62: Tripalle ISS. Jacopo eCristofano,i4.! Sanmioiato | 69 | 371 | 951 Tora. dbitenti. N° 762 | 3265 1 50297 FELC Farsz im Val-di-Pesa. Cos. perdo. 1 . dove fa uma ch. parr. (S. Lucia in Fa- v1le) nel piv. di Panzano, Com. e Giur. di Greve, Dice. di Fiesole, Comp. di Fi- menbrasa del genn. 1100 sppartenuta alla bedia di Buonsolazzo, © in un istra- mento di enfitrusi rogato nel merzo del 1228 alla chiesa fiorentina. FAVALTO (CROCE pi). Scemmità del mostè Marzano, che trovasi situata fra la Valle Tiberina e la Val-di-Chiana, a 1833 br. sopra 71 livello del Mediterra. neo, sella parr. di S. Giovanni a Mar sano o Marsana, Com. del Monte 8. Maria, Giur. di Lippiano, Dice. di Città di Castello, Comp. di Arezzo. Vi ebbero dominio i march. del Monte $. Maria, e quindi i conti di Celiole; | Quali ultimi, con istramento del 23 ottobre 1913, nell'atto di sottoporsi al Com. di Cor- tene si obbligarono di non costruire alcun fortilizio nel distretto della loro contee, cioè da Cegliole sino al lago Trasimeno, e da Fevelto sine alle Chiane. — Ped. Maasaso di) FAVANO in Valdi.Magra. Vico ‘nella cora di 8. Andrea a Gabbisna, Com. e FAZZANO, o FALZANO în Val.di. Fatica e) Cas. nella Mn pere. di S. Maria di Monte dei Bisochi, pi. di Codiponte, Com. Giur. 0 5 maigl. è cstro di Pivicisoos Dice. di Pontremoli, già di Luni-Sarzaca, Comp. di Pios. Risiede in costa alla base sett. dell'Alpe Apezze, che scende dalla schiena del Se- {ro per il monte di Tenerano, fra il torr. Lucido e i fi. Aclella. — Ped. Mosrz deBurrm FEDELE (S.) sn PATERNO. — Fed. Pirmso nel Chienti. FEDELE (S.) a STRUNI. — Ved. € Po. FEGATESI (MONTE). — Ped. Mos. 12 Facaraz. la Freonins. — Ved. Fi “Rive (A Qquinco azza) nel Vab- d'Arno sopra a Firenze. Cas e parr. nel pin. Com. e 3 migî. a lib. di Rignano, FELI 108 Giur. del Pontasieve, Disa. di Fiesole, Comp. di Firenze, Risiede in costa sul Ganen orient. dei i chestendonti da Monte-Scalari verse le ripa sinistra dell'Arno, fra l'Incisa e Ri- quano, fuego il il torr. Selceto. Ebbero podere, e farono pat: della pier isorfpiniegion Vernio, cui sono attualmente subentrati per eredità i conti Guicciardini La porr. di $. Quirico alla Felcé conte 145 abit. -FELCETI (Filicetum) nella Valle dell Onbrone Sorripole, piviere di Ciregiio, Com. di Porta sl Borgo, Ginr. Dice. € cirm é tnigl. a toecatr. di Pistoja, Comp. di Fi- renze. Trovasi alla base della Montagna supe- riore Pistojee, fra i due torr. Vinci, alla sinistra della strada R. modenese che sale alle Piastre. FELEGARA.in Val. Borgata compresa nel popolo di S, Giorgio a Co. eano, Com. Giur. e circa 5 migl. a sett. di Fivizzano, Dico. di Pontremoli, già di Lani-Serzsna, Comp. di Piss. — Ped Comaso ia Val-di-Marra. FELICE (S.) 18 PINCIS. — Ped. dra mo ($. FuLicx in) nel Chianti. . FELICE (8.) « EMA. — Ped.Ena ($ ) FELICE (8.) nella Valle d'Ombrona pistojese. Contrada e popole che prende il nome dalla sua antica chiesa, nel pi- viere di Sstarnana, Com. di Porta "i Borgo, Giur. Dico. e 3 migl. a sett, di Pistoja, Comp. di Firenze. Risiede in valle sulla ‘ripa sinistra dell’ Ombrone - {I ponte, sul quale pesa l'antica strada maestra che varca l'Appeo- nino alle sorgenti della Zimentra, dopo le sorgenti dell'Ombrone. Sino dal secolo XIV il popolo di $. Fe Vice costituiva un comunello, mentre tro- vasi rammentato nella riformagione del berita, lia: marzo 1358, consiglio de. gli anziani e del popolo della città di Pi. stoja, ad aggetto di sedare i postiti e le sommosse nell’anno antecedente sccadute bella Montagna di sopra, c per richiamarne i banditi. (Zeccansa. Anecd. Piston.) 8. Felice vall'Ombrone ha 398 abit. “i 109 FERC FELICITA ($.) a CASOLA. — Ved. Casota ip Valdi Magra. —— a FALTONA. — Fed. Faurona (Posvz di). —— 4 GATTAJA. — Ped. Garzia in Val-di-Sieve. —— 4 LARCIANO. — Wed. Farrona (Preva di). —— a PETROGNANO. — Ped. Pu- trocsazo pel Val.d'Arno aretino. Ferzonica nel Val.d'Arno casentine- se. Cas. ch’ebbe porr. (S. Cecilia) nel di Socana, Com. di Chitiguano, Giur. Castel-Porognano, ora in Rassina, Dioc. e Comp. di Arezzo. Fixanro (Corte) nella Valle del San terno. — Ped. Farra. * FERALDI (VICO-). — Ped. VicoFe- mato: in Val.di-Sieve. Fracionz in Valdi-Chiana. Cas. di stratto che diede il titolo alla chiesa di 8. Michele al Fercione nel piv. di Ba. cialta, ora di Terontola, Com. Giur. Dive. € cirea migl. $ a scir. di Cortona, Comp. di Arezzo. — Ved. Trrontora. FERCOLE: (POGGIO ni) nella Valle dell’Ombrone senese. Poggio dove fu un cas. soto attualmente per un buon alber. go salla strada R. grossetana, a°mezza strada fra Siena ‘e Grosseto, nella parr. di S. Donato a Casale di Pari, Com. e circa 12 migl. a sett. di Campagnatico, Gi lib, di Pari, Dioc, e lo di Fercole nei possessi della PA pc badia Ardenghesca, il di evi abate col consenso dei suoi mo- neci, pel 21 dic. 1240,concedè a enfiteusi a Ventura di Pepone e suoi eredi totta la possessione sul poggio di Fercole per l' amnuo canone di soldi 10 di moneta sene- se; e dopo 25 anni nel giorno medesimo (21 dic. 1265) lo stesso abate alienò a Pietro di Scotto fra le altre servitù, pi- gioni e affitti, che si pagavano alla badia Ardenghesca, che quelle dovate dagli abitanti della villa e poggio di Feroule. — Che poi costà di buon'ora fosse sperta up osteria, vien dichiarato da un altro fon tratto della stessa provenienza del 14: dopo che i diritti e beni della badi: Ardenghesca dal pontefice Eagenio IV furono roncemi ai monaci Agostiniani Soopetini di S. Maria degli Apgeli .di Siena. 1 quali ultimi, nel di 9 novem FERO bre di detto anno diedero ad afitto per tre enni a due fratelli figli di Santi di Mco di Civitella un albergo com orto porto nella corte di S. Lorenzo d'Ardenghaca, nel luogo denominato il Poggio e Ferce- de, per l’annuo canone di lire 100, (Arce. Duc. Fior. Carte del mon. di &. Maris degli Angeli a Siena.) Faaaxo (Casaze di) in Val.di.Mene. Cas. perduto nei contorni di Estime (Mon te Lestine) parr. de'SS. Quirico e Giulit ta a Bagnaja, Com. e circa 6 migl. a pon. di Monteroni, Giut. di Buonconvento, Dice. e Comp. di Sirna. : Era uno dei casali sivo dall'anno 730 donato al mon, di S. Eugenio da Wuar- mefrido gastaldo R. nella città di Siena, che ne fu il fondatore, e che gli conceme fra gli altri beni alcune possrssiuni poste in casali Feriano prope montem Listine. (Monar. Ant. M. devi. e Accn. Dir Fion. Carte di S. Eugenio presso Siena.) FERMINA (S.) nel Vald'Arno aretino. — led. Fonwesa (S.) Fixonta (Leco di) — Ved. Presns: tasra. Frsonisno în Val-d'Orcia. Cos. per. dato dov'ebbero podere i monsci della badia di fra le di cni pergamene trovasi mento dell'anno 819 fatto nel cum. di Fe- roniano. Anche l’imperatore Corrado II, con privilegio del 5 aprile 1027 confermò alla badia Amiatina la corte niano. (Anen. Dire. Fios. Carte della Ba- dia del Montem Frnoniano o Fravniano nella Valle dell'Era. Vico da ‘gran tempo perduto fra PEra e la Cecinella nel: piviere di S. Gervasio, Com. e Giur. di Palsja, Dioc. di Sanminiato, anticamente di Lucca, Comp. di Piss. In questo vico, stato la prima volta, ch" io sappia, rammentato l'anno 722 fre le carte dell’arch. arciv. lucchese, fa fonda- ta, nell'810, da Odalberto figlio del fu Lamberto premo la sua casa di abitazio. ne, una ch. dedicata a S. Maria, che di x loco Feruniano. La qual la poscia in ginspadronato ai vescovi di Lueca, mentre uno di essi (il ietro) nell'anno 897, mediante un giudizio pronnnaiato in Firenze del conte Amadeo in presenza di Adalberto march. di Toscana, la rivendicò dai nobili wi FERR Seamisiaio insieme con la ch, di S. Maria a Valisno nel pievanato di Mosciano, at- tasieente di Mootopoli. Un ercolo più tardi (sapo 980) Guido vese. di Lacca allivellò a Teudegrimo del fe Farolfo con la metà del cast. e corte di S. Gervasio in Val-d'Era diverse terre e cue momerizie di quel piviere, una delle iano. tafitrusi a Siemondo di Sichelmo de'nobi- li di Uzzano e di Montrebiaro in Val-di- Nievole i beni posti ® aliene vicino a Ferunieno fiume Ere. — Ped. Gan vano (Prrva di S.) ie Vald'Era. FERRACCIANO in Val.di-Sieve. - Ved. Trazaso. - FPERRAGLIA in Val.ii-Sieve. Cas. con catellore che dà il nome a un'antica ch. par. (5. Niccolò) nel piv. e Com. di Va. Pi da gui borgo è distante migl. 3 j a eetro, nella Giur. di Dioc. e Comp. di Firenze. Giace sopra mes piccola collina alla de ttra del terr. Carza e della strada R. boo legnene, mezzo miglio olirrpassata la prime posta di Fontebuona. Era aaa prasesione della ema Medici, atitaimente dei principi Corsini, sebbene fl tinpadrenato della chiesa di Ferraglia dia pervensto nella casa Pitti-Gaddi, che ancera lo conserva. 1 rettore di S. Niccolò a Ferreglia stistà cal suo pievano al sinodo Gorentine La pert. di $. Niccolò Perraglia con- ta sigabit. FEGRAJOLO im Val.dArbie. Piccolo gun. che insieme con il popolo di $. Bar. ® Moetethiaro formava un co- mesello della Com, di Costelauovo della Berardenga, altualmente annesso alla cura «8. Pietro a Vico d’Arbie, nella Com. del Terzo di $. Martino, Giur. Dior. e Camp. di iena, dani trovai Smigt a ev. Bisiede in piaggia fra il torr. Bozzone e la ripe destra del G. Arbie. — ed. Mon- menaso di Val.d’Arbia, FERBALE nel Val.d’Arno .inferiore. Can ca (S. Anlonio) pel piv. di & Amano a Greti, Com di rie Dica. di Piotoj, Comp. di FERR 103 Risirde in poggio sulle pendici eocid. del Monte-Albano. _ FERRALE in Val-di-Siere. — Ped Pactiansecio. FERRANO nel Val-d’Armo sopra a Fi. renze. hand che diede il nome a due parr. altoali inite (S. Maria e S. Pietro) nel pivict è Discceto, Com. e 2 migl a rec. di Pelago, Giur. del Poatassieve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Fifenze. Risiede in costa sulla ripa destra del torr. Vicano di Pelago, fra la base occid. del monte della Consama equella settent. i ‘confine del- nache di S. Ilario in Alfiano, ora di S. El- lero, allo sbocco del icanò di S. Ellero fra il Pontassieve e Rignano. Quindi la corte del Ferrano si trova confermata in feudo alle monache di Al- Sano dall’imp. Arrigo VI con diploma dei 26 febbrajo 1191, pubblicato dal Lami. Le pià aatira certa che rammenti il cas. di possesso di unasorte posta in leogodetto Ferranoe Postino. (Asca. Dirt. Fios:) La chiesa di $, Maria al Ferrano, sitna- ta più in alto di quella di $. Pietro, fa sopprema innanzi la metà del secolo IVIIT, € ridotta in a compo anio della superstite cara di-quel luogo Nel 1551 $. Maria sì Ferrano ecotava 106 abit. mentre ne aveva 335 la cura di £. Pietro, entrambe le quali risalto nel 1765 noveravano 400 abit. Nel 1833 S. Pietro al Ferrano ecotera 438 abito FERRATA ($. CECILIA 4) car POG- GIO FERRATA .in Val.di.Chieno. — Ved. Pocaro S, Cacsua. FERRIERA sesta PESCIA di Mares: ma — Vedo Paecia nella Maremma di d betello. FERRIERA ni ROSINA, = PALAZZO parta FERRIERA. — Ned. Romina, e Se: mavazza, FERRIERE vì FOLLONICA. — Ved Foronea. FERRIERE setta LINA. — Ved. Lr na fi, 0 Saxuazcanto Comueltà. 204 FEST Fassozo in Valdi-Sicre. Castelletto diruto nella vallecola di Faltona. Era siguoria dei vescovi di Fictole, dai quali fa dato in feudo nel 1269 a Ruggeri di Ferrautino, e nel 1291 el famoso Corso Donati, cui venne dal vescovo Fra Filippo il casello di Ferriolo nel 1298 rinnorate. FERRO (MINIERE paz) 4 RIO.— ed. Rio nell'isola di Elba, e Misizaz della To- scasa. . FERRONE in Val .di-Sieve. Cas. la coi par. (S. Michele) con l'antico annesso di di S. Martino a Lago fu raccomendate in parte alla cura di Signano, e parte alla i Scarperia nel piv. di Fa- € mezzo migl, a_maestr. di Scarperia, Dioc. e Comp. di Firenze. È situato in pienura solla ripa sinistra del torr. Levisone fra Scarperia e la ma- quifica villa del Palagio, giàdei Castellani, ora dei march. Tolumei Bi6 di Firenze; ta qual villa era compresa nel popolo di Ferrone al pari dell’uratorio di S. Marti- no a Lago, che fu parr. nel secolo XIV insieme coo la chiesa di S. Maria del Vivejo posta presso le mura di Scarperia. Appella ai luoghi del Vivajo e del Fer- rone nel Mugello una donazione dei 16 giogno 1018, fatta da Rullando notaro fi- Glio del fu Palmerio a sua moglie, dove so- no dtscritti i luoghi i erano posti i beni donati, tra i quali si leggono Vivarie «1 Ferrone. (Lam. Mon. Ecel. Flor.) FERRUCCIA nella Vatle dell'Ormbro- me pistojese. Vill. composto di più borga- £. te cun pieve (SS. Filippo e Jacopo) nella Com. Giur. e 3 migl. a sett. di Fizzana, Dine. di Pistoja, Comp. di Firenze. È posto in pianura sulla riva destra del £. Ombrooe, a poca distanza dalla strada K. che do Firenze pastasdo pel Poggio a Cajano guida a Pistuja, Pescia e Luoca. La pieve de'SS. Filippo e Jacopo a Fer- raecia muvera 1152 abit FESTIGLIANO » PRATOLINO nel * Vakd'Arno frratino. Conirada da cui prese il nome ta parr. di S. Jacopo a Pra- tolinò, già detto a Festigliano, nel più. di S. Cresci a Maciuoli,»Com. e ci migi. a cstro di Vagi Fiesole, da cui Festigliano è quasi 3 miglia a cett., Comp. di Firense, Risiede in poggio fra la strada R. bole- fuese e il torr. Mugnone nei delirioro parco della A. fattoria di Pratelino. FEZZ Fa la corte di Festigliamo dei vescoti di Fiesole sino ds quendo uno di essi, Re- girabaldo Gglio del fa Regimbaldo di Ronzo, stando jo Firenze, li 3 febb. dell’ anuo 1018, alla presenza del vese. Sores- tuo lidebrando, del primicero, dell'arci- diacono e di altri cssonici di quelle ciui, donò al capitolo della sua cattedrale, fra le altre sostanze, dieci mansi o poderi di sua pertinenza, oltre un mezzo podere situa- to sel luogo di Festigliano. Come poi la contrada acquistasse la de mominazione che porta generalmente ades- to di Pratolino tanto la R. tenuta omo- nima, quanto la chieta parrocchiale di Fe stigliano, sì può puramente congettu- rarlo dalla circostanza che costà premo e nello stesso popolo di Festigliano es steva il Proto è la Selva Regia, Fanvo fede di ciò le bolle pontificie di Pasquale NI (anno 1103) è d'ionocennio I (2000 1134), che confermano ai vescovi di Fie sole, fra le altre possessioni, le corti di Pe- stigliano e del Prato Regio,state giù con- cedute dei sovrani d'Italia ai prelati di quell’antica diocesi. Inoltre net catale 80 delle fiesolane, scritto pel 1299, trovasi indicata sotto il piviere di S. Cresci a Maciuoli la parr. di S. Jacopo a Festigliano, © l'ospedale di S. Pietro de Silva Regia. — Ved. Paxtouso (S Jaccro 8). FEZZANA o FEZZANO in Val-di-Pe- va. Cas. che ha dato il nome al popolo di . Jacopo a Fesseno nel piv. di S. Pso- crazio in Val-di-Pesa, Com. Gior, e quasi 3 migl.a cett.-greo. di Montespe:toli, Dioc. € Comp. di Firenze, È situato in costa fra il tor. Wirginio € il 6. Pesa un migl. circa a scir, della magnifica villa di Monte-Gufoni, fondata dalgran siniscaleo Niccolò Acciajuoli sui beni aviti, mentre la soa discendenza eb- be podere anche in Messeno, comsertato sino all’altimo fiato di quella famiglia col giospadronato della ch. parrocchiale. È incerto, se applicare devesi a questo Frzzaoo ua istramento del 2 febb. 1018, col quale Regimbeldo vesc. di Fiesole, già rammentato quì sopra (art. Fasrictiaso) domò al capitolo della sua cattedrale 10 poderi, uno dei quali situato in Fissano (Lau Mon. Eccl. Flor.) La parr. di $. Jacopo a Fersano così 138 abit. FIAT FEIZANO nel Golfo lunesse 0 della Spezia. Vill. com perrocchie arcipretura (S. Giovanni Battista) nella Com. di Por- totrnere, Mandamento della Sprsia, Pro- viscia di Levante, Dioe. di Lupi-Sarzana, RL Sardo. ” È situsto nel lato occidentale del Gol- fo della Spezia alla base del monte della Castellana, nel fondo di un'anse, o cala che internaci im terraferma fra*Marola e il Larzareto di Varigoano. Fa Feszano sino dal secolo IX uno dei feudi appartrarti ai mare. Malsspina e Jero consorti, rammentato negli atti di do. nazione fatti al mon. di S. Venerio pel Golfestesso. Con ono dei quali istrumenti, srritto ia Arcola li 6 genn. 1052, il march. Guidone figlio del fe march. Alberto, concese a mon. di S. Veneri nell'isola di Tiro esaggiore, (oggi del Tino) la suoi beni situati nei luoghi di Vafiguano, di Panicaglia e in Cignano dino al Frizano e al Capo di Monte. La siena elargizione, nel 3 sett. 1058, venne compartita a quel monastero dal march. Qherto figlio Pos march. Alberto. (Mo- turon. das. Estene.) © La per. di $ Gin. Battieta a Fezzano sel 1832 contera Gig abit. * FIANO, o ALFIANO la Vald'Ela. — Fed. Arruso. FIANO nella Valle del Serchio, Vill esa perr. (S. Pietro) nel piv. di Vald* Ottaro, Com. Giur. Dice. e Due. di Lee. «s, de cui il vill. di Fiano è circa 8 migl. a mentro, È situato in costa sei poggi che scendo- ne da Moato-magno, i quali dividono la vallecola della Freddana da quella del terr. Padogne. 8. Pietro a Fiano conte £34 abit. FIATTONE, o FIATTONI sella Valle del Serchio, Vill. e castellare com perr. ($. Pietre) nelle Com. Gier. e miglia fa tett. di Gallicano, Dioc. e Doe. di Lucca. Risiede sopra una repe a cavaliere del ‘L Serchio, sull'ultima propagine dell'Alpe Apuma spettante all'4/pe della Croce, la quale diramazione si estende sino alla ri- v destri del Serchio. FIBB 195 Ls rocca di Fisttone fu smantellata nel 1170, all’occasione della guerra fra i Pi- ni e i Lacchesi. (Seacamm. Cronacle Lucchesi. MSS.) Non vi sono dati da assicurare, se di costà jrsesse il nome la famiglia Iucchese, delta de'Fiattoni o Fiadinî, cui sppar- tenne l’erudito vescovo fra Tolomeo Luc- chese, suttre della storia ecclesiastica e degl nali di Lacca. = © . S. Pietro a Fiattone conta 280 abit. FIBBIALLA di Valle-Ariana solla Pe- scia di Collodi. Cas. già cast. con pirr. mel piv. di S. Martino a Medicina, Com. Gior. e circa 3 migl. a sett-grec. di Vil- la.Basilica, Dioe. e Duc. di Luoca. . È posto in poggio sullo sprone meridio nale che scende dal monte di Battifolle fra le due Gumane che di Pescia maggio- re e di Pescia minore, cuia di Collodi la denominazione. N cast. di Fibbialla fa tolto-ai Luc- chesi dall'esercito della Rep. fior. durante la guerra del 1429 al 1440, € restituito dai Fiorentini alla Rep. di Lecca nel marso del 1462 — Wed. Cotton. 8. Michele a Fibbialla ba*184 abit. FIBBIALLA ve’CANONICI nella Val- Ve del Serchio. Vill. che dà il titolo alla parr di S. Pletro a PobbieZ/a nel piv. di 8. Macario, Com. Giur. e circa 8 migl. a scir. di Camajore, Dico. e Duc. di Lucra. La situzzione di questo cesale di Fil Ebbe de’Catonici, stante a la sua corte fa donata sino dal 1113 (22 loglio) da diversi condomisi al capitolo della cattedrale di &. Martino di Lucca, convalidala în segui pitolo, dai sovrani Arrigo III (2nno 1124) Folcrio 1 (ano 1198) e dal duca Guel- fo marchese di Toscens (anno 1160). 8. Pietro a Fibbialla conta 386 abit. FIBBIANA (Pibiana e Fabiana) nel Vald’Arno inferiore. Vill. com pare. ($. Maria) nel piv. di Empoli, Com. Giar. emigl.a fa pon di Montelapo, Dice. e La perr. di S. Pietro a Fialtone era tra Comp. di quelle succursali della pieve di Fosciana, Guafermeta a) suo pievano dal post. Alcs- adrò INI con bolla concistoriale data in Benevento i 23 die. 1168, : Trovasi in pianora lungo la ripa sioî. stra dell'Arno premo il navalestro di Fib- biana « Ia torre dei Fressobaidi, dove’già fa una pescaja con mulino, rammentata 106 FIBB all'art. Anso, come quella della quale ivi si conservano visibili tracce nelle sostuu- zioni di nn edifizio da mulino. I primi signori di Fibbiana, di Pon- tormo e di altri luogbi prono sino dal 580 tra quei godanli che fondarono ia badia vino presso Pita. I quali nobili auegna- rono in dote al mon. medesimo, molte corti @ giuspadronati di chiese di loro proprietà, situate nelle Colline pisa Maremma e nella Valle dell'Arno fra Pi- sa eFirenze; e compresero in tale dono le corti di Pontormo, di Empoli e di Fib- biuna con tutte le loro apparte Nel rec. XII lo storia segui fra i signori di Fibbiana i conti di Capraja edi Pontormo, alla di cui prosapia apper- teneva quel Gottifredo del C. Alberto ve. scovo di Fireoze, il quale, a di 13 novem- bre 1142, confermò el mon. de'$S. Tom- masi c Giorgio a Capraja, dov'era badessa la sua cogina Berta Gglia del conte Ilde- brando, tutte le decime che il C. Alberto padre del vescoro Gottifredo e il conte Na-brando genitore di essa Berta. averano offerte alla chiesa e monastero medesi- mo con una porzione dei loro poses- si posti in Fibbiasa e altrove. (Lam. Monum. Eccl. Flor. — Criaccemi. Dei la quale i conti di Capraja ebbero consor- teria, e lo strrama a comune (consisten- te in tre spade » sghembo), non che i poreni e i giaspadronati delle chiese. vidi Maonelli subentrare iritti dei conti di Capraja anticbi eve di Settimo e di S. Maria tti che tuttora mantengono. Che perciò si rende probabile che, per cagione della stessa consorteria, sino dal 1342, insorgessero controversie fra i Man- nelli e i conti di. Pontormo e di Capreja. Controversie, che promossero in quell'an- mo stesso un lodo del duca d’Atene allora signore di Firenze, per ristabilire la pece fre le doe famighe, nella quale si trovano meminati da trenta individui. (Manni. Si- gilli antichi. T. XI. Sigillo VI.) — Fed. Posrosmo, e Sermimo (Pieve a). ba perr. di S. Maria a Fibbiana conta 663 abit. FIES FIBBIANO in Vald'Era. — Ved. Fa mano (S,) di Fisuaro. FIBBIASTRI nel Val-d'Arno inferiore. Borgata dove fo una chiesa parr. (S. Ma- ria della nevo) Giliale annema alla pieve i bri pendice eccillent. della città di Sanmi- miato, fra il subborgo di S. Chiara e il ca- tello di Cigoli. Della villa di Fibbiastri fece meo: Giovapni Lelmi nella sua cronica Soi Diatese, all'aano 1316 sotto il di 37 aprile, quando Ugoocione della Faggioola e signore di Pisa con i snoi Ghi- mosse dalla balia di S. Gonda per predare e dare il guaato alle ville di Monte Donico, Bacoli e Scoccolino, arri- vando infino a Fibbiastri, presso S. Chie ra, e per la via di Felcino. La perr. di Fibbiastri trovasi notata nel registro delle chiese della diocesi di Lucca fatto nel 1260, Essa fa sopprema cul de- clinare del aecolo XVIII, poichè nella sts- tistica della diocesi’ Sanminiatrve dell’ao- no 1745 contava la soa cora 662 abit. FIBOCCHI (CASTIGLION.). — Wed. Casnicuos-Fisoccsi. Ficasozo in Val-di-Pesa. Cas. perdoto ehe dava il nomignolo alla chiesa di $, Giovanni a Ficajolo nel piv. di 8. Leoli no a Panzano, Com. e ..di Grero, Dice. di Fiesole, Comp. di Firense.. Ficarra (Monre) in Valdi-Greve. — Wed. Moxre-Fionaru. Fiesnzro (Piarz di) in Val-di.Chiana. — Ved. Mascaipo in Vel-di-Chiana. Ficanzro in Val-di.Sieve. Cas. perduto nel piv. di S. Cresci in Val-Cava, Com. e Giur. del Borgo 8.‘ Lorenzo, Dioc. e Comp. di Firenze, Ficzccaro, — Ved. Focscemo. . FIESCHI nel littorale di Lani. Con- trada arenosa sparsa di macchia basa e di selve di pini e di piuppi fra la bocca della * Gumana Parnignola e la Marinella di Lo. ni nella perr. di Cassano, Com. e circa 3 migl. a ostr. di Castelnuovo di- Magra, Mandamento e Dioc. di Sarzana, Provin- cia di Levante, R. Sardo. Porta il nome dalla nobil famiglia de’ conti Fieschi di Levagna, che questo ter. reno da lunga età poniedono. _ FIES FIESOLE (Fesulee) Città entichie time, di cui sussistono da tre lati i resti delte ciclopiche sue mara, ridolta quasi al biente per scarsezza di abitazioni e di abi. tasti, mentre le sue lici di ebiese, di monasteri, di ville e di storiri palazzi sono ripiene. È capolnogo di Comunità, residen- 23 di va pulrstà minore sotto la cascelle- ria criminale di Firenze, sede di un antico vescovato, el Comp. fior. Misiede nel gr. 38° 57’ long. 43° 48° 97° latit.. a 575 br. sopra il Jivello de) Me- diterranco, calcolato dal prato davaoti il «eavento de'FratiFrancrscani,dov’era l’an- tica recca, sopra un continuato poggio di duro macigno, alle cui falde scorre dalla perte di maestr. e pon. il torr. Afugnone, mentre poro lurigi dalla sna base meridio- sale posta il 6. Arno di mezzo a Firenze, ebe appena è 3 miglia discusta dalla soa La ua origine è cotanto remota che si è perdute fra la caligine dei, secoli, ad on. ta che molti abbiano tentato d'indagerla ‘ll'etimologia del suo nome, appoggi desi benespesso a favolose novelle, talvolta ad archeologiche congetture e quasi sem» pre a indezioni poetiche e immaginarie, per darle una nascita remotissima, shbli- mej in guisa tale che per avventura non le maseò che un Virgilio per fer di Fie- sele Alba di un altra Roma. " Per verità le vicende storiche di Fie- tale e del suo contado collegansi, a sotto aleuni rapporti s’immedesimano in guis cea quelle più vetuste di Firenze, che non si peò raionevolmente far di-manro di riepilogare le più emenziali, onde farle servire di esordio e di appoggio alla storia sell’origine è incremento della sua bella figlie Firenze. îî Fiesoleda molti secoli smantoTiata e diser- tala. non già per asprezza di clima,o incomo- diti del sito, che di questo più salubre nè più temperato © più ameno si potrebbe da 0gri altra città desiderare, ma per la pros- timanza grandissima a Firente che insie- me con le ricchezze le più influenti fami- flies 1è richiamò, Fiesole, come dimi, non preenta altre vestigie della gna antica im- perfinza se non che la celebrità del nome accompagnata dai momentosi ruderi delle me mrazlie, mentre ogni altro avanzo di recchi edifizj, che si additano come i più veinsti, appartengono si tenspi del romano FIES fmpero, senza dire di quel conta di un'età posteriore. Di Fiesole etrusca non ne sappiamo niente più che di Luni e di Tiferno, tat- te tre città, al pari di Lucca, sul confine o solle porte dell'Etroria; siccome fa di- stinta più specialmente questa di Fieso- Se dal rumano orature. A tale dichiarazio- me accrescono fede*Pulibio e Strabone, il primo dei quali accertò, che i Liguri, ai i ibal 107 più che ivi del territorio di Arezzo, segnando l'Arno per linea di demarcazione fra il loro pae- se e quello degli Etruschi. Nè molto diversatneote da Polibiosi es preme il greco geografo, tostéchè pose la Li- guria nelli stessi Appennini fra la Gallia Ci» spadana e l'Etruria, e lostcéhè circosrise quest’ultima regione fra le radici meridio= nali dell’Appennino, il corso del. Tevere e it mare inferiore, deito perciò Tirreno, 0 Toscano. (Sraarow. Geogr. lib. V.) Non è da dire per altro che ii coro preciso dell’Arno fosse da un lato ‘la linea costante di demarcazione dell'Etraria con quella de’Ligeri, siccome non può dirvi, che ia tutti i laoghi il Tevere dividene la regione degli Etroschi dall'Umbria, dalla Sebina e dal Lazio. Emsendochè i popoli dell'Etraria pro. priamente detta, parlando dei tempi prese. cennati, tennero dal lato orcidentale l'una © l’altra riva dell'Arno con fl parse in- torno ; @ dal lato orientale sembra che fn qualche luogo oltrepsssassero le sponde del Tevere. Rapporto alla prima parte, ne abbiamo la prova in Pisa e nel territorio di Luni, che sino al Golfo della Spezia con l'Etrasca regione negli ultimi tempi della Romana Repubblica si_ estendeva; 13 dichiara ‘la città di Fiesole che fa sempre degli Etruschi, sebbene situata con una grao parte del suo contado fra l’Ap- pennino e l'Arno, mentre dalla parte del! Tevere può citarsi Tiferno (Città di Ca- stello) che fo volta degli Umbri, e quindi etempi di Plinio il giovane riguar= davasi percittà Ei Lasciando però di Fiesole le cose anti- chissime e più favolose che simili al vero, come dette abbastanza da altri; che ella fome una delle prime città edificate in Ita Lia, se non una delle 12 capitali della Tor 208 FIES neana; che si gorernane come le altre con leggi proprie e a modo delle repobbliche ; che soggiacesse al pari di Arezzo, di Chiu- si, di Volterra. e forse all'età medesima (circa l’anno U. C. 74) al dominio dei Romani, soa vi ha cagione da dubi mè motive da riendarvi Altronde sarebbe inutile il retrocedere verso quella età che trascorse dall'Etruseo dominio a quello della Romana repubblica, giacchè la prime volta che acatesi ram mentare Fiesole, ma appena per incidenza dai greci 0 romani scrittori, è nelle duei- chità Romane di Dionisio di Alicarnasso, all'anno 3og innanzi G. C., ossia 444 dopo le fondazione di Roma. — Quasi un secolo più tardi ci trova di Fiesole an cenno re- egli diecuere della battaglia data dai Galli preno Chiesi. Vicino a quesl'altimo tem- po (2ono 219 prima di G. C.) ne fa meo. Rione T. Livio (Miscor. Row. lib. XXII) quando rasconta il paseggio di Ansibale ia Togeta bella Toscana, ot- ppenainode’Liguri, e quis- di la fertile regione dei csmpi Etruschi tra Fiesole e Arezzo; e un enso dopo, al dire di Silio Italico (De-bello Punico. lib. 111) una coorte di Fiesolani, paese che avera sommo credito nella sciensa sru- epicina, si trovò tra le file romane ella battaglia di Canoe: Adfuit et sscris interpros fulminie alis Foesula. Finalmente Cicerone più a Inngo si trattiene a discorrere di quel Manlio ami. 60 e capo della congiura di Catilina, che apparteneva a uma potente famiglia della eolonia Fiesolana stabilita da Silla sul ter- gitorio tolto agli antichi abitatori di quel municipio. Quali, quenti è dove fomero i prodi Fiesolani pubblicati i ai fave fori e si legionarj di Silla, mancano do cumenti per asserirlo, siocome egualmen- fie muta è rimasta la storia rapporto alla quantità e ubicazione dei terreni della no- vella colonia Gorentina dedutta appena 40 ansi dopo la Gesolana, che tanti a vn Girca ne torsero dalla dittatura di Silla alla vittoria di Perugia, quando Cesare Ottzyiano vincitore dei suoi colleghi tische di eaziare l'iagordigia di 170,000 FI1ES soldati a danno degli erarj comenitativi, del teuro sacro, delle proprietà privne che togliere si vedevano agli antichi coloni, si cittadini dei manicipj, ai più ricchi ed ubertosi territorj delle città d' Italia, senza dare e senza promettere la tninima retribuzione a chi ne restava spe Gliato, ed afBitto. Le violenze dei Silleni, rapporto alla mostra Toscana, contre i i indige- ni degli antichi contadi di Fiesole, di Vol. terra e di Arezzo, furono senza dubbio di gran lunga minori di quelle che vensero esercitate dai veterani di Aogusto. I quali si erano resi già padroni delle nostre Ms remme col pretesto di custodire il littora le dalle scorrerie de'oorsari sotto il comso- do di Sesto Pompeo, * * Pacifici cittadini d'ogni claue e di ogni età si videro iu quelli anni sodare ramie- ghi e tapini per le vie, spogliati di sostan- 2e, di abitezione e di poderi. La desnlazio. ne e le lacrime delle madri, de’fancialii e dei veschi dhe da ogni parte accorrevano. @ Roma per chiedere giustizia da un im potente e servile senato, furomo con tali 6 sl forti colori dipinte selle loro istorie da Dione Cassio e da Appiano Alemandri- no, che faono inorridire chiunque ha ses- timento di equità. Un’egual sorte dorè tuccare ai Fiesole- ni, fossero stati essi seguaci del compremo partito di Pompeo, o di qualché estisto rivale di Ottaviano. Avvegnachè simili co- cuparioni delle sostanze altrui si operase- ro, dirò, quasi senza legge e senza regola, er quanto una ia apparenza dai condot- tieri della colonia fiorentina se he invo casse (la legge Giulia): cusì non sarebbe, fuori di ogni regione, chi ricercame in fatta divisione del territorio ficsolano a favore della colonia Gorentios la primà srigine e istituzione di quest'ultimo cos- Tafatti se si dà en'occhiata alla situa- zione e vicinabsa di Firenze alla soa ma dre patria, alla reciproca promiscuità del due territorj posti in una istema romana tribù (la Sepinia), promiscuità che si mantenne nei secoli posteriori, noa vi è ragione che vaglia a contralire chi dicesse: che da tale divisione fosse costituito il com. tado fiorentino im mezzo al ficsolano, san- sionato ia segnito dal governo politico isa- periale, e cs solenne suggello conferme» FIES ta. allorchè furono stabiliti i confini e le giurisdizioni rpettive delle due diocesi ecclesiastiche. — Med. Diocen di Fis- FIES 109 {1 nome di città, la giurisdizione sua pro- pris, e di emere la sede di uno dei più antichi vescovati della Toscana, isti- taito in un tempo, in cai il circondario civile di una città soleva servire di norma e di limite a quello della giurisdizione eoclesiastica. Se peraltro l'istoria di Fiesole atempi Etruschi e Romani sterile di fatti si pre- senta anzi che nò, esa anche più incerta € languida diviene nell’età posteriore; per modo che in mezzo a questo bujo, do-. ve non sì può camminare per la pesta, con- viene andare a tastoni il megliv che si poò, e sempre a gran rischio d’incontrare dei precipizj. . Ognuno sa, che- nella prima inverione dei Goti e dei Sciti in Italia, quasi appe. na incominciato il quinto seculo dell'era volgare, allorchè Redagazio con numerose orda di barbari penetrò nella Toscana, giò occupava Fiesole e i suoi contorni, quin do gli si fece incontro il gran Stilicone per costernarto. Imperocchè nei monti Gesolani Radagasio con Latte le sue genti venne asse= diato, vinto e preso. Tanto e sì copioso fu il numero de'prigioni fatti in tale strategica, chedai vincitori sì venderono ai paesani per pochissimi denari a guisa di pecore. Sen- nonchè una ferimima epidemia, soprag- giunta ai patimenti sofferti, ritulte si com- pratori quel nuovo acquisto di servi op- portunoa ripopolare le già. deserte campa- 56; e l'ora estrema della vita politica di Fiesole era già per battere, siccome anda- va con essa sd avricinarai quella della.ca- dute dell'impero di ocridente. Imperocchè la malaventura di Radagasio mon bastò a tenere in freno, o neghittose, fiere tribù della nordica regione, le quali, avendo radunato nuora e copiosissime mi- lizie, tornarono a combaltere l’armata dei Greci in Italia. Stavasi il re Vitige col suai Goti, l'an no 539 dell’E. V., studiando la maniera di mantenersi in possesso delle provincie italiane, mentre l’imperatore Giustiniano * faceva ogni possa. per riconquistarle con . rinfreseati eserciti che affidò al comando » del gran Beliurio. lustro in cui la stesa città a quell'epoca di menteneva. — Masopratattola più elo- quuente riprova per la parte politica si è Questa, di avere Fiesole conservato sempre vi Era in quel tempo la città di Fie. sole talmente forte e si ben difesa, che il greco generale d’armata dovette distaccare dal sunesercito due valenti uffiziali, Cipria- no e Giustino, per esegairne un formale 15 ° 210 FIES medio, nel che egli inventiva la città di Osimo. Infatti dopo molto tempo e fatiche, vane fatto ai due capitani sun- nominati di costringere il presidio di Fie- vole per penuria di vettoraglia a capitola. re la resa. Qual sorte toccasse a questa città dopo la soa cadata (dall'anno 539 in poi) la sto- ria von lo dior, nè più la remmenta orme luogo atto alla difesa. Paria bensì all’anno 542 della vittoria riportata da Totila so- pra i Greci, e di ciò che avvenne in conse- guenza di quella. quando il re dei Goti epedi un esercito in Toscana per assedia- re Firenze, alla cai difesa era quello stes. s0 capitano Giostino che poco prima aveva conquistata la città di Fiesole. E fu per soccorrere isamente Firenze che il generale in capo Belisario distaocò tre di- visioni, le quali investirono e vinsero l’ar- mata de'Goti nella contrada del Mugello. Pare da ciò, che, ad cata della copitola- zione onorevole del 539, indicata da Pro- copio, di conservare la vinta Fiesole, que sta venine dal comandante Giustino sman- teWlata, e più che altrove dal lato che guarda Firenze; (siccome da questa parte tuttora appariscono minori le vestigie delle sue muoragli) per fare probabilmente d'allora in ia poi di Fireuse en nuoto punto mili 8°” a cnta però degli sforzi ch'ebbero are le armate dell'imp. di Costaptiuopoli, a fine di ritogliere si barbari i paesi d'ita- ia, mon giovarono essi contro il valoré di Totila, al quale arrise la vittoria tanto, che occupò quasi tutta la penitola. nel riconquistare la quale il richiamo di Belisario a Costapi opel inviò l’eumoco Narsete, come colui che si E ben corrispmerui fatti all'espettati fmperocchè vinto e disfatto l'esercito di Totila con la morte del re, e puco ap presso anche Teja che gli era surorduto altro: vò l'anno 553 quando Narsete aveva già riconquistate tutte le città della Tostana, ad eccezione di Lucera, che sola per tre mesi os fer fronte al fsvorito di Giustiniano. Nel aumeru delle città già alate in mano ai Goti, e che si ssttoprerro senza resistenza a Narsete, furupo Volier= re, Pisa e Firenar, senta ranmentare più Fiale, che per la situazione montuosa c FIES isolata, per la fortezza delle sue mara e della sua rocca, nel 539 valutavasi da Vi. tige come un baluardi da puter far froete all’armata di Bolisario, Dal semplice cenno di tali cose di fatto ognun può da per sè stesso conoscere, quan to sia da prestar fede a quei che le carte di sogni, come sembra che fomero gli aulori di certa lergenide circa il medo cea cui dai Fiurentini, nell'anno toto, fa sorpresa e abbattuta la città di Fiesole all’occasione della festa di S. Romolo, e come da quell'epoca solamente fosse fatto del fiorentino e del fiesolano un sole c0a- lado, Avvegnachè, senza aver duopo di ram- mentare che la cattedrate di Fiesole, dove si conservava il corpo di S. Romolo, esi. steva quasi un miglio faori delle etrusche mura Gesolane, altri documenti ne avvi- sano, eserre stato assai prima «del mille il contado fimolano aggregato, se nea im- medesizato, a quello di Firenze, quasdo Già era il Ceponsucco nel mercato Disceso giù da Fissole. Lascerò ai più diligenti e. più esperti di me il considerare, se tale #$gregazione de’due territorj preacrennati possa rimon- tare all’epoca della distruzione del regao de’Goti, nel tempo in cui l'imp. Giostinia no, che al dire del grau vate Alighieri Dentro alle leggi trasse il troppo e it (vero nel tempo, dissi, che ordinara nuora ri. partizione territoriale delle provincie d' Ttalia, € che probabilmente erigeva coo provvisione parziale i subalterni distretti di alcune città. Nè io saperi qual divisione giurisdizionale campo e quinili adottata, comecchè di un regulamento politico introdotto nell’inten rezno corso fra l’espuliune dei Goti e 1’ entiata dei Loogubirdi i im Italia (dal 553 al 568) si n cepno in Paolo Dia cono e nel Pontificale Ravennate. Dalla guerra gotica iu poi la storia può dirsi taciturna relativamente a Fie- tule; e quel poco, che ad essa riferisce, sembra limitarsi alle vicende della sua chiesa episcopale. Avvegaachè Ficsoje, dopo. sivà alta ora di un semplice ca- nello e talvolta di corte. Infotti negli atti della vita di S. Ales ssadro vescovo di Firsule si viene a sco- prire, che sino dalla prima invasione dei Leguberdi forono tolti molti beni Esamdite be istauze dal re Autari, ritor- mava Alessandro alla sua sede cua il real privilegio, quando per malvagità degli usurpatori delie sue rendite, fu gettato da mi uel Reno bilognese, ove colse la pal- ma del martirio. Ha che lacrimevole siato sul declinare del serolo mestesimo fuse ridutte la mensa vescurile di Fiesule, lu disc il pont. S. Gre gono Magno in un'epistola a Venanzio ve scovo di Luni, (lib. mu, cpist. 44) cui rarcomandava di soccorrere quella chi csdata io puvera fortuna; comecchè a tante bisogne nom potesse ri il me parare schino soccorso di pochi soldi che con lettera si domandavana. La storia cromokgiea dei vescovi di Firiole è interrotta al pari di quella del princi, Quasi alla metà del secolo IX; giacchè più mon si trova alcun prelato che sodlesse in quelli caitedra, fuuri del vescuto Teodal de. Il quale preside comparve nel 715 a Siena come testimone nella osusa fra il vescovo di quella città e il gerarca areti- mo Dupo Trudaldo noa si affaccia altri che Geusolfu vescovo Fiesolano sottmscritto al concilio Romano preseduto dal pont. Eagrnio II, nell'anno 826. NelPanno 844 il santo vescovo Dinato di Scozia recossi dalla sua sele di Fiesole a Boma trovandolo presente all'incorona- riese di Lodovico 1I figlio di Lotario I: € coli lo stesso Donato due altre volte ritor- nò per assistere cioè, nell'853, sl concilio Remano tenoto dal pont. Leone IV, e l sitima volta al coscilio Lateranense ce- Iebrato ott’anni dopo (861) sotto il ponli- ficati reculò IL amtico arcidiacono, fra quelli cono- sciuti, della cattedrale di Ficsole, in quel £. Andeva di sazione scoszese, il quale in- uitme col eno pastore S. Donato pure di FIES ti Sonzia, edificò il mon. di S. Martino a Mensola, e nella di cui chiesa gli fa pui dedicata uns cappella per venerare le sue reliquie. — Fed. Messori (S. Mantis 2). Ja questo frattempo, per il lasso di circa 4 30 anni, non riesci tampoco all'eru- ditissimo Borghini di trovare memoria che in si lungo intervallo mostrawe alcun ve- scovo di Firenze, meno fortunato în ciò dell’Ughelli e del Cerrecchini, i quali Ma della decadenza e miseria della cat- tedrale fiesolana ne fornisce nuovo argo. tento, sebbene meno antico di quella poco sopra rammentato, un diploma dell’imp. Guido, spedito in Pavia li 26 marzo dell’ anno 890, col quale si concedono a Zano- rescovo di Fiesole per la sua catte- arie corti e terreni, compresa la villa di Sala (attualmente Saletta) posto di là da Fiesole, e che dichiara situata in comitatu Fesulano et Florentino. Dalle quali espressioni sembra apparire, che i due contadi fior già da quel tempo, e forse di nanzi, erano riuniti ad una medesima gi risdizione civile, sotto il capo del governo della provincia, ch'era il conte di Fi- renze. Nè questo è il solo fra i molti esempj che avrei da poter mettere in carapo, se fus» se questoaltro libroche nn dizionario isto- riunione dei due distretti (Morentino e fie solano) non avvenne la prima volta nell” anz0,0 poco dopo l’anno 1010, siccome fa immaginato nella leggenda copiata da Ri- cordano Malespini e ripetuta da Gioran- ni Villani. Sceglierò peraltro fra i docu- menti più opportani a pruvarlo tre carte della badia di l'assignano, le quali cr offrono altrettanti esemp] solenni per farci co-. noscere il contrario di quel che finora in- Lorno a ciò fu supposto... La più antica pergamena riguanla un istrumento del 27 marzo 113, rogato. nel mon. predetto; fa seconda è scritta uel mese di maggiu 996 a Castiglione nel ter ritorio fiorentino, e la terza nel marzo del dettata Ricavo Valali-Pesa, le lì esser faite nel contado,o giudicaria forentinaefirsolana. Come andassero le bisogne, e in quale stato si trovasse la città di Fiesole prima 210 FIES assedio, mel tempo che egli investiva la città di Osimo, Infatti dopo molto tempo e fatiche, venne fatto ai due capitani sun. nominati di costringere il presidio di Fie- sole per penuria di vettovaglia a capitola. re la resa. Qual sorte toccame a questa città dopo la sca caduta (dall'anno 539 in poi) la sto- ria non lo dice, nè più la rammenta come Inogo atto alla difesa. Parla bensi all'anno lifesa era quello stes- so capitano Giostino che poco prima aveva conquistata la città di Fiesole. E fu per soccorrere isamente Firenze che il generale in capo Belisario distaocò tre di- visioni,-le quali investirono e vinsero l’ar- mata de'Goti nella contrada del Mugello. Pare da ciò, che, ad onta della copitola- zione onorevole del 539, indicata da Pro- dopio, di conservare la vinta Fiesole, que sta venine dal comandante Giustino sman- tellata, e più che altruve dal lato che guarda Firenze, (siccome da questa parte tuttora avpariscono minori le vestigie delle sue muraglie) per fare probabilmente d'allora in poi di Fireuse an nuoto punto mili- tare: Adonta però degli sforzi ch'ebbero a fare le armate dell’imp. di Costaptinopoli, a fine di ritogliere ai barberi i paesi d'Ita- lia, mon giovarono essi contro il valore di Totila, al quale srrise che occupò quasi tutta riconquistare la quale Giustiniano dopo il richiamo di Belisario a Costantinopoli, inviò l’eunuro Narsete, come colui che si presomeva assai-pratico e più abile dell’ altro duce negli affari d'Italia. E ben corrispmerui fatti all’espett: imperocchè vinto e disfatto l'eserri Totila con la morte del re, e poco ap- preso anche Teja che gli era surorduto ivò l'anno 553 quanilo Narsete riconquistate tutte le città della Toscana, ad eccezione di Lucca, che sola Per tre mesi mò fer fronte al favorito di Giuttiniano. Nel numero delle città già senza resistenza a Narsete, furono Volter- re, Pisa e Firenae, senza rammentare più Finsalg, che per la situazione montuosa e FIES isolata, per la fortezza delle sue marne della cua rocca, nel 539 valutavasi da Vi. tige come un baluardo da puter far froete all’armata di Bclisario. Dal semplice cenno di tali cose di fatto ognun può da per sà slesso conosoere,quan- to sia da prestar fede a quei che le carte empion di sogni, come sembra che fomero gli autori di certa lergende circa il medo cea cui dai Fiurentini, nell'anno toro, fa sorpresa e abbattuta la città di Fiesole all'occasione della festa di S. Romolo, e come da quell'epoca solamente fosse fatto del fiorentino e del fiesolano un sole c08- tado. Avvegnachè, senza aver duopo di ram- mentare che la cattedrate di Fiesole, dove si conservava il corpo di S. Romolo, esi. steva quasi un miglio faori delle etrusche mura fesolane, altri documenti ne arti: sano, eserre stato assai prima del mille il contado firtolano aggregato, se noe im- medesizoato, a quello di Firenze, quasdo Giù era il Ceponsucco nel mercato Disceso giù da Fissole. Laxcerò ai più diligenti e. più esperti di me il considerare, se tale apgregeioni de’due territori presccennati possa rimon- tare all’epoca della distruzione del regao de’Goti, nel tempoin cui l'imp. Giostisia no, che al dire del grau vate Alighieri Dentro alle leggi trase il troppo e ì (vano nel tempo, dissi, che ordinava nuora ri- partizione territoriale delle provincie d' Italia, e che prubabilmente erigeva con provrisione parziale i sobalterni distretti di alcune città. Nè io saprei qual divisione giurisdizionale sotto quell’imperatore fome stata messa ia campo e quinti adottata, comecdlè di ua regulamento politico introdotto nell'iter regno corsu fra l’espulsiune dei Goti entrata dei Longobardi ip Italia (dal 553 al 568) si trovi un cenno in Paolo Dia cono e nel Pontificale Ravennate. Dalla gocrra gotica in poi la storia può dirvi tacituroa relativamente a Pie- tule; € quel che ad essa riferisce, vembra limitarsi alle vicende della saa chiesa episcopale. Avveguachè Ficsoje, dopo FIES l'asne 539, si rammenta appena, e quasi sempre per jocidenza, ora sollo some di serà i, ora di ua semplice ce- stella e talvolta di corte. Infatti negli atti della vita di S, Ales seadro vescovo di Fiesole si viene a scv- (prive, che sino dalla prima invasione dei Lieguberdi furono tolti molti beni alla meusa vescovile Greolana, per cui il sant” sumo ricorse personalmente al sovrano. Eazudite le istauze dal re Autari, ritor- neva Alessandro alla sna sede coa il real privilegio, quando per malvagità degli sssarpatori delie sue rendite, fu gettato da esi ul Reno belagnese, ove colse la pal- ma del martirio. Ta che lacrimevole siato snl declinare del sernto meesizno fusse ridutta la mensa vescovile di Fiesole, lu dissc il pont. S. Gre- gono Magno ia un'epistola a Venanzio ve souro di L ib. viu, epist. 44) cui raccomandava di soccorrere quella chiesa calula in purera fortuna; comecchè a taste bisogne nom pulesse riparare il me- selino socrorsu di puchi soldi che con quella lettera si domandarana. La storia crunokgica dei vescovi di Firso!e è interrutta al pori di quella del mo regime civile e amministrativo, a par- tire dal principio del seculo VIII sino quasi alla metà del secolo IX; giacchè più mon si trova alcun prelato che scilesse in quella caitedra, fuvti del vescuro Teodal de. Ii quale preside comparve nel 715 a Siena come testimone nella osusa fra il vescovo di quella città e il gerarca areti- no. Dupo Trudaldo non si affecria altri che Geusolfu vescoro Fiesolano sottmeritto al concilio Romano preseduto dal pont. Eugenio 11, nell’anno 826. Nell'anno 844 il santo vescovo Diunato di Scozia recossi dalla sua selle di Fiesole a Roma trovandolo presente all'incorone- zione di Losluviev Il figlio di Lotario I: e coli lo stesso Donato due altre volte ritor- nò per assistere cioè, nell’853, sl concilio Remano tenuto dal pont. Leone IV, e 1° uitime volta al concilio Lateranense ce- lebrato ott’anai dopo (861) sotto il ponli- ficato di Nicoslò L E qui cade il destro di raomentare îl più aatico arcidiscono, fra quelli cono- ociati, della cattedrale di Ficsole, in quel £.Andrva di nazione scossese, il quale in- sicme col eno pastore S. Donato pure di FIES i Sonzia, edificò il mon. di S. Martino a Mensola, e nella di coi chiesa gli fa poi dedicata una cappella per venerare le sue reliquie. — Wed. Mansore (S. Manzo 2). Jo questo frattempo, per il lasso di circa 430 anni, non riesci tampoco all'eru- ditissimo Borghini di trovare memoria che in si lungo intervallo mostrasse alcun ve- scovo di Firenze, meno furtnnato in dell’Ughelli e del Cerrecchini, i quali infra cutesto spazio di anni scuoprirono dae altri vescovi della chiesa Gorentina. Ma della decadenza e miseria della cat- tedrale fiesolana ne fornisce nuovo argo mento, sebbene meno antico di quello poco diploma dell’imp. anno 890, col quale si concedono a Zano- bi vescovo di Fiesule per la sua caite- drale varie corti e terreni, compresa la villa di Sala (attualmente Saletta) porta di la da Fiesole, e che dichiara situata in comitatu Fesulano et Florentino. Dalle quali espressioni se:nbra apparire, che i due contedi fiorentino e Gesoleuo, già da quel tempo, e forse da inulti secoli riadizione civile, sutto il capo del governo della provincia, ch'era il conte di Fi- renze. Nè questo è il solo fra i molti esempi che avrei da poter mettere in campo, se fov- se questoaliro libroche na dizionario isto- rico, onde persuadere il lettore, che tale riumione dei due distretti (fiorentino e fie. leggenda copiata da Ri- cordano Malespini e ripetuta da Giovan- pi Villani. Sceglierò peraltro fra i docu- menti più Opportani a pruvarlo tre carte 'assignano, le quali c1 offrono j soleoni per furci co-. i0 di quel che finora ia- torno a ciò fu sippesto. La più autica pergamena riguanla un intrumento del 27 marco 13, rogata nel mon. predetto; fa seconda è scritta nel mese di maggio 996 a Castiglione nel ter ritorio Rorentino, e la terza nel marzo del 994, dettata in Aicavo in Val.li-Pesa, le quali tutte dichiarano di emer falte nel contado, giudicaria fiorentinae firsolana. Come andassero le bisogne, e în quale alato si trovasse la città di Fiesole prima 112 FIES del Gaganto toro, lo diranno quei pochi camonici della cattedrale e di $. Alessandro, allorchè, nel 167, interrogati dal lire vesco- vo Zanobi 1} di tal nome, per qual ragione essi fossero cotanto scarsi di numero, ri- sposrro: per la distruzione e dissipazione der beni della chicsa Giesalana, che a quel tempo trivavasi affatto smunia, desolata e in rovina. Commosso da tanta miseria il pio pre- pate con pubblico istrumento assegnò al letto clero diversi terreni a Mon Fanno, la metà delle entrate spetta: alla chiesa di S. Maria Intemerata (poi ja Primerana) posta in mezzo alla Fiesole, e ulire a ciò un podere t< presso il fivine Mugnone con altro cam- po pesto in Inopo detto ad Putes (forse le Puzzelle) presso la chiesa cattedrale di S. Romolo. Ls qual donazione fere il pre- fato a condizione, che i pre! venti le due chiese maggiori (il Doo moe S. Alessandro) vivessero in comune nella canonira solto la direzione di Pietro Prepasto e nel tempo stemo arciprete quel capitolo. Era forse quello stesso Fie. tro che succedè a Zanobi JI nella sede fiesolana, e che nel 984 ottenne due pri- vilegi dall'imp Ottone III. Col primo di- ploma, dato li lio nella città di Car tro poderi, due dei quali posti in S. Gandenzio, il terzo a Trespiano e il quarto nella villa di Terenzaoo. Con l'altro pri- vilezio,firmato nella città di Rossano, pure in Calabria nel di 31 Ingl. dello steso anno, fu assegnato alla cattedrale fie- padronsto del mon. di S. Sal. presso Pistoja con tatti i favore di Juccpo Bavaro, di che con bolla del 25 febb. 1028 trasportò dentroFiesule, col titolo, le reliquie dell’ anostolo S. Romelo dall'antico duomo, ch* era situato alle falde del poggio, trasfor srando quel Incale in una badia. — Ved. zan Firsorana. Alla stesso veservo Jacopo Fiesnie de- “” l'attnale cattedrale, monumento insi- gne che terrà in pregio e viva, finchè sarà per durare, la storia del medio tvo relati FIES va a cotesta città. La quale poco mancò che 130 anni dopo nom restsse anche priva della sede vescuvile, e in za del nome che solo le resta di città; se la Rep. Gurentina non si opponeva alle mire del vesc. Rodolfo II, quando egli vo. leva fare di Figline una nuova città epi- scopale, col trasportare in quella chiesa parrocchiale la cattedra di Fiesole. — Ped. Ficumz pel Val-d'Arno su Non corsero però grandi anni che la fior. sd istanza del pontefice Gre nel 1228, cedè a Ildebrando ve iesole per nè e per i suoi succes. sori il libero possesso e la piena giuristi. zione della chiesa di S. Ma: dentro Firenze, obbligendosi un palazzo snorsso per residenza libera dei vescori ficsolani; e così offriva sila storia ecilesiastica l'anomalia di trovare dentro la siena città due vescovi e due tadi riuniti in uno solo, — Wed. Fi. ame. A ravvivare il lostro e le glorie di Fiesule, spparve verso la metà del secolo XIV il santo vescovo Andrea Corsini, che ridume (13 ottobre 1350) a monastero di donne suttola regola di S. Agostino quel. lo delle romite di S. Maris del Fiore a Fontechiare, posto nel pinnacolo del poggio dove fa la rocca fiesolana, nelle case fabbricate a tal vopo dal fiorentino Lapo di Guglielmo lero Benefartore. Tale istituzione e conversione di cave Sparse in un monastero con clausura, fa preceduta da una sentenza data in Firen- te li 3 aprile del 1348 nella cappella del palazzo del Comune, presenti il gonfalonie- re di Firenze Fra di Lapo di Gio e Manno Pagni degli Albizzi priore rti, nel tempo che era potestà mese. Quirico di mess. Cardolo da Narni. La qual sentenza fu proferita dal magistrato degli otto uffiziali della Torre, ivi no- inquisizione e procedura promossa sino dal 20 gennajo ultimo passato (anno 1349 stil. fior.), sd oggeito di ricuperare tuttii beni in quahiasi mo- do appartenenti 0 appartenuti al Comune di Pirenze; et marime quoddam terre- num, sive summitatem podii super quo consuevit ese rocca de Fesolit, quod terrenum vulgariter eppellatur la rocce F1IES di Fiesole, et positum est in populo cano» micne Fesolanse loco dicto di supra a Sencio Allesandro, cui @ primo est eccl. $. Allesandri, a secundo, tertio et quore te Ecerestoz Camonicar Fasoranaz,zr ao pasrem Episcoparte Fasorantone — habitogne super illis colloquio cum dkeasinis Prioribus Artium et Vezillifero Vmstitice, vigore auctoritatis et boliae mobis in hac parte concessarum etc, di thiarano e sentenziano,che il terseno dove fa la rroca predetta con iutte le sue di- pendenze doveva appartenere al Comune di Firenze ammeno che i canonici di Fiesole mon mostrassero che fosse stato da essi a nome della lcro chiesa legittimamente comprato dagli uffziali del Comune stesso, aventi ba- tia di ciò, satvoil diritto di Lapo di Gugliel- mo per gli edibzi ivi fabbricati. (Ance. Du Fion. Mon. di Lepo.) A mostrare però i dritti di quel capi- tolo sopra il terreno duve fu la rocca fe solana, pare che non hastasse il contratto del 1a dic. 1335, col quale il canonico esolano Jacopo Frescobaldi, priore di S. Jacopo oltr'Arno di Firen inò al ca- pitelo della cattedrale di Fi e per emo a Filigno proposto della chiesa ho: las (poi vescoro nel 1337) un perso di terreno di sua proprietà posto nella som. mità del monte di Fiesole, in /oco ubi an tiguitus esse consuevit, et situata fuit rocca Fesolanae civitatis, confinatum a prima parte via, a secunda tertia et quarta camonicae, sive dictae ecclesioe Fesolanoe, et jus dominii et propriete» ti domorum ei quorumlibet edificiorum super dicio petio terrae comstructorum, salvo jure omnium Heremitarum inhobi- tantivm in ejs, etc.; il qual possesso fa alienato per il prezzodì fior. 200d°oro. (1.c.) Aveva però la chiesa ficsolana e il suo mettere in campo sella bolla del ponteice Pasquale Il, 13 marzo del 1103 a Gio- iesole,mercè la quale gli fa dominio episcopale e domi- micale della rocca, e della città Fiesolana. Che il capitolo oltenese la vittoria in tal eraflitto, si può arguire dal continuo pos- sessi, 0 dal diretto dominio in cui, dopo il corso di fanti secoli, tuttora si trova la csarmica fiesolane del suolo e del poggio deve fa la rocca, del foro di Fiesole, delle FIES 133 vetuste muraglie e del pomerio della città. Ma le espressioni di tutte quelle bolle pon- , nelle quali si tratta di confermare il diritto possessorio di beni già altre volte donati, sppellano natorslmente a un pre oedente privilegio perduto, e che dovè ne- orsariamente sccordusi alla chiesa Ge- solaoa da qualche imperatore o re d'Îta- lia—Accadde costà per modo d'esempio le atesso di quello che si praticò dall'imp. Fe- igo 1, verso il vesc. di Luni allorchè, nel 1164, donava qual sacco d’ossa le spoglie di quel curpo estinto, compresori il circatte delle ene mura, il diruto anfitestro, e la spiaggia di Lupi. Cosicchè ciò che dalle leggi civili era stabilito come proprietà pubblica diventò allora una proprietà pri- farci vedere, mediante la bolla di Pasqua- le Il, che, nell’anno 1103, la rocca fieso- lana era ridotta al niente; cioè, quella roc- ca medesima da Giovanni Villani rafiigu- rata 22 anpi dopo (vel 1125) difesa da gentiluomini, e in tale e sì valido stato, che solamente dopo ua lungo asedio fu pre» di Blia degli amediati: che per forza mai, egli soggiunge, non l'avrebbero avuta, e fecion- la tatta abbattere e disfare infini fon. damenta, com decreto che mai in sù Fieso- le non s'osasse rifare niuna fortezza. (Cro- nic. fior. lib. IV, e. 32.) Se tali documenti sincroni sono suffi- cienti a rettificare e preseotare nel suo vero aspetto la storia, non starò a rispon: dere a tutti quelli che hanno servile. adottato gli aneddoti storici anteriori età di Giovanni Villani, scrittore altret- *tanto semplice e di buona fede,da ammette re per vere leggende antiche, quanto egli era preciso e veridico nel descrivere gli avvenimenti socaduti alla sua età. Monumenti Etruschi e Romani tutto- ra esistenti in Fiesole. — Di questi, € dialtri molto meno vetusti edifizj di Fre- sole e dei suoi contorni fece raccolta, e di- pinse le vedute nel 1814, l'autore dell'Itine- rario di una giornata d’istrutione a Fiesole, che in aggiunta alle Lettere fiesolane del canonico Angelo Maria Bandini, e_del Viaggio pittorico dell’ab. Francesco Fou- città di Fiesole, di qual forma, di quanta 114 FIES mole, e quali siano gli avanzi delle etro. sche sue mure; l'ubicazione delle sue ab. battute perte; di qual forma e a quanti erdini di muraglie fosse la distratta rucca fiesolans. — Ds quei disegni, asssi meglio che uulla faccia del luogo, potrà il curioso riscontrare i ricoperti roderi e sostru- el tratro fiesolano, poco al di sotto della cattedrale, mentre più lungi di là gli si addiitano gli avanzi di romani acque- dotti e la fontevotterra. Ji monnmento però, se non più antico di tutti, il meglio conservato e più di ogni aliro venerato e pregevole, è la basilica che i Fiesolani dedicarono al loro santo vescovo Alesandro. Tn questo tempio si veggaso in posto e quasi che intatte 15 delle 18 colonne fa- cienti ala al corpo di mezzo, le quali divi. dono la fabbrica in tre corpi o navate. Quantunque a noi manchino documen. ti coetanei per potere affermare che sia stato questo în origine un tempio pagano, ridotto in seguito per l’uso della rel cristiana; pure, allorchè sî riflette alla con srebbero senza dubbio rotte, se fossero cadate e poi state rialzate da qual- che abbattnto edifizi deri che il pavimento interno dell’attuale Basilica fu riscontrato amai più de del piane esteriore; e che davanti alla sua platea in tempi remotissimi erano state artatamente scavate nel macigno tre gran- di buche a cilindro rovesciato, reputate Savisse, e per tali ammeme dall'architetto Ginseppe Del Rosso, e dal prof.Sebastiano Ciampi illustrate ; tali e forse altre ragioni ch'io non produco, possono far eredere, che la basilica di S. Alessandro, innanzi che si convertisse in chiesa del Cristianesimo, e satto-matrice della cattedrale dedicata la prima volta a S. Pietro ii Jerusalem, che essa chicsa, io diceva, fosse stata una hasilica o Inggiato anticamente esisti presso on temjin papano. Fra gli avanzi delle opere romane, tro- vati, ed esistenti ancora in Fiesole, si po- trebbe indicare all’ercheologo un'ara, o piuttosto tma base di marmo bianco lunese jalche statua tattora fuori della basilica di S. Alessandro, nella quale fu scolpito in carattere dei buoni tempi il titolo in più lince rimaste muzze per un’ FIES incamatara rettangolare etalavi aperta a asepoca potrior, ode rpor qulhe tichi edifizj i bassorilievi di pietra del paese, nel medio evo adoprati per servire di pe- fapetto a un pozzo nel chiustro della ca- ponica, dure possono vedersi attualmente nel muro sotto il portico. Noa starò a dire fizj più moderni, ovvero trasportati nelle subiacenti ville, e molti di essi a Firenze, ove poterli contemplare quasi altrettanti monumenti gloriosi dell’antica patria. Con- ciesischè del fasto e opulenza dei Fieso- lati diede una solenne riprova il console Cicerone, per far conoscere al senato di Roma, quento quei Fiesolsoi derivati dai coloni i si dilettassero consumanilo le loro iu deliziosi poderi, in numerosi Fosso nell’imbane dire sontuusi conviti, mentre per mania di fabbricare chiamavami beati. (Cicza. Ca- titin. Il) — Ved. Frassra. Arroge a ciò la senperta di circa 90 lib. bre di denari d’argento trovati nel 1839, scassando uno dei poderi della villa Mozzi, entro l'antico recinto di Fiesole, nocanto a uo muro di pietre rettangolari, e a vsa sottostante cisterna di macigno del pame scorniciata a Gorari e teste infantili. Poco lungi di là furono pure dissotterrati alconi loculi con monete di rame di Massimino imp. {anno 235 dell'era nostra), mentre nio- no dei denari d’argento scoperti nel primo nascoadiglioera di coniu posterioreall'epoca della congiora di Catilina. Tali giusti ri- Geni diedero a pensare al ch. antique rio R csv. Zannoni, che up tal deposito fosse fatto da qualche pauroso o fuggitivo dopo la vittoria di Campo Piceno (anno di Roma 691). Monumenti sacri del Medio evo. — Dopo la basilica di S. Alessandro, nella quale fa collocato il primo battistero di Fiesole sotto l’invocazione di 5. Pietro in Gerusalemme (titolo equivalente a S. Pie tro nel Giordano ossia nel Battistero) ao L ‘magine si venerava costà sino dal-novoceo» to, e forse anche prima. La qual chiesa è rammentata ia en bre- FIES ve del vescovo Zasobi Il, all'anno 969, al lorquaado egli donava al capitolo di Fie- sale la metà dei beni spettanti alla chiesa della B, Vergine Intemeruta, compresa una mansione posta ivi presso, e da esso lui atquistata per farvi l'abitazione col refet- torio per il clero delle due chiese maggio ri, cioè, la cattedrale di S. Romolo, e la Basilica di S. Alessandro. La gaale casa © canonica, dopo la co- ttraziose dell'allra contigua all'attuale cattedrale, fa convertita sella sala muoi- Cipale. (Basoun. Leste. fiesol.) La tavola dell’antichissima immagine della B. Vergine Maria che si venera nel- la chica prenominsts, porta il Gesù Bam. biso diventi al ventre; la qual maniera: i riebiama alla persecuzione degli Icono- cladi sotto limp. Leone lszurico (snno 935-341). La chiesa medesizna possedeva ta quadro pregevole del Lippi, alienato da Qualche ammo. .Vi si ammira tuttora. nella Cappella a consu epistòlae un bel basso rilievo ‘di terra invetriata della Rubbia. Ma il tempio più vasto è quello dell’at- tale esttedrale, dove il vegoovo Jacopo Bevaro nel 1038 trasportò con il titolo le reliquie di 8, Romolo e di altri santi dal duomo vecchio sppi del monte riunendovi fl titolare della pieve di S. Pietro in Ge- ruselemme accennate. Sebbene la forma di questa cattedrale amomigli in gran perte a quella della ma- Gnibca basilica di S. Miniato al Monte del re premo Firenze, tanto rappotto allo Uito della fabbricà in tre navate, quanto al coro collccato nel piano superiore alla confessione, ciò. nondimeno non è da cre. dere che tatto quest'edifizio fosse compi- to derante la sede del vescovo Bavaro, rsarigni indica di essere stato accre- in tempi posteriori, e sino alla metà del cecolo XII i Iafatti se si fa attenzione all’impiantito chiesa posto a un livello di due bractia inferiore a quello del soolo esté riore che la circonda ; se si esemina Îl ma- teriale impiegato nei mmri esterni, i qua- Ni mari, sebbene tutti dell’istesia pietra dell peese, si vergono fatti di perzi assi di- Veni per forma, per mole e per età; Mierchè si contempla l’interna struttara delta tribuna sopra la confessione, e quel- la della navata di mezzo fiancheggiata da 16 elcnne di mecigno (8per parte) e sostenen= FIES 113 ti archi a sesto intero disegoali fra loro massimamente i più prowimi all'ingresso maggiure; se finalmente si posa lucchiv sui capitelli collueati in origine, 0 ripuri posteriormente sopra, quei fusti, alcu dei quali sono di marmo biaoco, ma spro- porzionati al fusto che li sorregge, di ur- i lavoro diverso, mes di emere aj tenuti a ediGzj riflessi danvo adito a congetturare, che la fabbrica della cattedrale ercila dal vesa. Ba- varo continuasse per un lungo girv di anni. Infatti che sia stata essa rialzata © prolungata di mole dall'anno 1028 siao almeno al 1256, ce lo indica usa me- moria inserita in una colonna dellu stemo trmpio, mentre altra iscrizione nel pavis mento superiore socenna l'anno 1213, în cui fu terminata la torre del campanile, innalzata sino a 70 braccia dal piano ter- reno per conto dell'Opera. Non parlo della facciata ch'è lavoro del secolo XIV compila in tempo del vescui £. Andrea Corsini, la di cui cattedra conserva qual monumento di veneraziuge. Fra gh oggetti di arte più meritevoli da considerarsi costà sono le diligenti ope- re di Mino da Fiesole, che scolpi alla me- tà del secolo XV l'altare della cappella dirimpetto al deposito del vescuro Leonar=, do Salutatî, il cui busto è pure lavoro dello stesso Mino . Nalla dirò del quadro creduto del Ghir.. landajo, nè degli affreschi di NicudemoFer» rucei, perchè sono pitture guaste @ quasi perdute. <- Nel tempo che si edificava il duomo di Fiesole fa posta mano alla contigua cass dello canonica, essendochè il vesc. Bava- ro con bolla del 1032, dopo la dichiara» zione di aver innalzato dai foodamenti la. muova cattedrale di Fiesole, voleva anco costruire contigua alla chiesa priocipa- le la canonica, affinchè quel capitolo as. sidnamente vi dimorasse sotto la presiden.. za del proposto, profesando vita regola». re. (Uonatti. Za Episcop. Ferul.) La stersa canonica, dopo quattro secoli: minacciando rovina, fu restaurata mediau- te una deliberazione presa nell’anno1439» Del quale restauro e riparazione abbia. mo conferma jo una apperto» nuta al convento di S. Francesco di Fiesox le, ora nell'Archivio Diplomatico Fiorenr 216 FIES tino. È un istrumento rogato li 27 luglio 1439 nel popolo di S. Maria in Campo col quale mess. Salutato di mess. Coluccio Salutati proposto del capitolo di Fiesole, ad oggetto di provvedere alla riedificazio. ne della canonica, comeochè lo impeditse- ro le gravezze imposte dal Comune di Fi. renze e dalla Sede apostolica, col consen- #0 del capitolo fiesolano adunato in S. Ma- ria in Campo, e con l'epprovazione del ve. scovo Benozzo, veodè per il prezzo di Go- sini 30 d'oro a Giovanni di Antonio Pa- rigi per conto dei Frati di $. Francesco di Fiesole quattro pezzi di terra nella mi- sura distsja 10 a corda, e staja Be un ter- 20 a seme; le quali terre si dichiarano si- toate presso il preaocennato convento dei Francescani. (Ance. Dirt. Fion, 4, c.) Tale documento giora to non so- lo a fissare l'epoca della ricostruzione del la canonica prenominata, ma serve eiian- dio a confermare la continazzione del pos- sesso, a favore della chiesa di Fiesole, di quel poggio dove fu la rooca, non ostante la sentenza procunziata li 3 aprile 1348 d: uffiziali del magistrato della Torre per ri- vendicare la cosa pubblica allo Stato. * Erabsi ritirate sino dal secolo XIII sul io dove fu la rocca fiesclana alcune romite, dette poi di Lapo dal benefattore che acquistò e donò loro il locale. Questo convento è situato sula sommità del poggio più prominente di Fiesole ver. so occidente, da dove si vagbeggia tutta Ie valle di Fireoze, e i deliziosi colli che gli fanno fiorita corona. La fabbrica riposa sai fondamenti dell’. li, cesia della rooca di Fiesole. La quale rocca, secondo i riscontri istituiti sul posto parve all'archi- tetto Giuseppe del Romo, che avene nn triplice recinto di muraglie, l’ultimo dei quali abbracciava anche il tempio già de- scritto di S. Alessandro. Sulla fine del secolo XIV, dopo che le monache di Lapo erano scese a piè del monte lungo il torr. Mugnone, in luogo chiamato Pietrafitta, dove abitano anco. ra, fu comegnato l'antico loro monastero ai frati Francescani della Riforma, che vi si stabilirono, al dire del Wadingo,sino dal 1399, o come vogliono i più, nell'aprile del 1409. Fu questo il primo convento dell'Omervanza di tutta la provincia To- scana di quei Religiosi, famigerato per gli womini distinti di questa famiglia; tra i FIES . quali egli conta (in qualità forse di Ter. siario) an Niccolò da Uzzano illustre Go- rentioo, che destinò ana parle del suo pe- trimonio a sollievo de'poveri e alla fonde zione dell'ospedale del Ceppo in Fiesole, non che all'edificazione del palazzo della Sapienza presso la piazza di S. Mares, ridotto poi ad uso del serraglio per le Pie re, e ora a RR. scuderie. Noo starò qui a rirpil le più asti. che memorie relative ta Eoavene di Fiesole, se non per dire, che costà si conservava la bolla originale del concilio Ecumenico di Firenze, data li 6 luglio 1439,e sottoscritta da) pont. Eugenio IV, dall Giovanni Paleologo e da otto cardinali; bolla che fa consegnata a Fr. Alberto da Sarteano compagno di $. Ber pardino per portarla nelle parti di Orieo- te, accompagnato da un breve pontificio dato in Firenze li 22 agosto 1439, che lo nominava commissario nell’India, Etiopia, Egitto e Gerusalemme per la conversione degl'Infedeli. Si trovavano pure in cotesto convento due i Firence del di 28 agosto 1439, per rac- comandare Fr. Albertoe i di lui Secpagni a Giovanni imperatote d'Etiopia e a Tom- maso imperatore dell'India, entrambi dal papa tenoti cristiani per fumo. Altre otto bolle dello stesso Eugenio IV, date fra il luglio 1442 @ il maggio 143, esisterano costassù innanzi che fossero tra. sportate tutte insieme nel R. Arch. Dipl di Firenze dove. si consertano. Cioque delle quali sono dirette al medesimo Pr. Alberto che si trovava ancora in Jtalia, ora ministro della Provincia della Rifor- ma, detta di S. Antonio di Padova; ora Vicario generale dell'Ordine Francesca. no; mentre l'ultima bolla del 28 maggio 1443 fu spedita da Siena a Fr. Alberto da Sarteano ed a Jacopo da Montebiosdoso ounsj alla ch. patsiarcale di Aquileja, co autorità di poter awolvere dalle censure quelli i quali sovrenimero con denari l' armato che si preparava allora dai Vene ziani e io Ungheria contro il Turco. Invanzi di scendere dalla sommità del poggio di Fiesole, e di lasciare il convento di $. Francesco, fa d'uopo entrare ia chiesa per contemplare, nel coro una ta- vola rappreseotante la Madonna incoro. nata, che è fra le poche opere di Piero di Cosimo, sebbene abbia ceduto il posto ad FIES ne più ampio qeadro dell’altar maggiore rappresentante le Stlimate di S. Francesco ron £ Antonio e S. Bernardino. Fu eno Bortaleemmeo, detto dal Vasari Michrlor- 20 di Michelozzo. di cui è opera la villa Medici (ora Moczi). Quest'uitima posta Sini premo è argnelata nella storia non tane te prr essere stata designata come il luogo deve dovera scoppiare la rongiara dei Parsi, ma per tanti letterati che vi abita- reno, e che ne fecero la residenza dell’acca- denia platonica sotto Lorenzo il Magnifico. mn FIES Molto tempo dopo la sop 117 del convento dei Gerolamibi, fu instituita n le sue Lise Una commen: ibbaziale la chiesa, e devesi pure a lui il quadro di 8. Girolamo del sel. prof. Sabatelli—Fra le varic opere d'arti che adornano cotesta chiesa merita distinzione una tavola di fr. Angelico de -Fiesole posta nel primo altare a destra. Nè doveva emere di minor valore quella dirimpetto, all'altare dei Rocellai, divisa in trespartiti, se nun fosse Gotarro mal:senata. Della stessa mano è il grado della predella, il quale sembra mi- miato non che dipinto con tale amore, che assomiglia al fare del monsco Camaldolea- se Bartolom neo della Gatta. Ml secondo altare a destre di chi entra ba un'ancona levorati marmo bianco da Andrea Ferrucci, autrre pur anco di tm ciborio a basso riliero murato nella em Qrestia ; mentre all'ingresso del si presenta il deposito di Franessco di Giuven dint stesso lavorato in porfido sopra sione nella quale si legge. be che, pera stato egli il primo a scolpire in guela dura pietra orientale, lo rammentavi ezcitanda suorum Municipum allorchè vivente ti andava preparando nel 1596 quel deposito. Lo imitòà nèlla stess'arte Romolo, uno dei quattro figli di Franersco Ferrocci, cai lasciò il segreto di scolpire in porfido. Nella contigua parete vedesi un'anti chissima tavola rappresentante N. Donna vol santo Bar-bino, dove leggesi il nome del pittore greco Andrea Rico da Candi In vicinanza della chiesa de’Gervlamini sono due oratori, che uno è del Crorifis0, detto di Fonte-Luceni», sitasto verso mae- atroe appiè del pàggio dei Frati di Fiesole. L'altro oratorio dedicato a S. Anseno tro- vasi enlla strada preo al di sotto della villa Mozzi, già Medici, E«snefu acquistato dal ch. Angelo Maria Bantini che lo ridusse c0tn la case annessa a nn piccolo museo di piitore e di altri cegelti d’arte, e-poi lo aergnò con altri fondi in prebenda a un Buotoesnonieatodella cettedrale di Well sua petria, con obbligo al prebendato di sedete costà e d'istruite nbi prieni rodimen:. 16 418 FIES tii faneinlii della contrada. Ma coleste sone opere che appellano alla moderna età. Stabilimenti più moderni di Fiesole. — Il ceminario vescovile è tal edibizio, che esso solo (qualera si ecceitai la catte. dale) sopera tutti gli altri riuniti insieme della piazza di Fiesole. La sua mole, quella del daomo con la torre e il convento di $, Francesco, è tuttociò che può vedersi da longi circa li «materiale delle superstite città Gesolana. La fabbrica posa sopra ua rialto alla base occid. del poggio della roc- ca con la facciata véita a lev. Ha ua al- sato di 4 piani, e in una lmogbesza di «sirca 300 br. Ebbe tenoe principio mel 1639 del vere. ‘Lorenzo della Robbia; l’aumentaro. mo i vescovi suoresmori; nel 1699, Neri AUoviti; nel 1936, Luigi Stroezi; nel 1937, il vesc, Francesco Maria Ginori, e nel 1983 si agrionee utili ansesi mons. Ranieri Mancini. Ma niuno di quei prelati per venne a faro quanto a prò del seminario di Fissole fa operato per le ardenti cere dell’attuale benemerito vescoro Giovanei Baitista Parretti, che non solamente dal lato meridionale tetto il corpo della fab. ma di una bella scala è Este all'altare dello cappella del se- minario un quadro con predella di terra della Robbie, in cui si legge, che fu mo Guito per ordine del vese. Guglielmo Fol- FIES si contemporaneo di fr. Aogelico fa il di. ligentissimso scultore Mino da Fiesole, che lasciò nel duomo il suo capo d'opera. A lei vien dietro Francesco di Giovseni Ferrecci ilseniore, nato da una famiglia fiesolana che fu per due secoli ua girato gi artini e di momini di grande iogegso. esa appartiene il pittore Ninodemo, pini tore e ornatista Andrea di Piero, dalla cai scuola esciromo il Montortoli, il franco or- matista e scultore Silvio Cosini da Fiesole, e quel Franorsco Ferrucci giuniore, che sotto il Granducato di Cosimo I ritrovò la maniera di scolpire nel porfido. Finalmes- te devesi rammentare il più famoso di tatta le famiglia nel capitano Francesco Ferrucci, il quale comandò gli ullimi eserciti della Repebblica fioredtina a Em poli, a Volterra e nella montagna di Pi- stoja sino alla battaglia di Cavinaoa, dore perì da forte, — Wed. Camnaza, e Euro. Jo genere di scienze matematiche fece im. pressione allo stesso Neuwton ua Filippo Mangani da Fiesole, di arte contadino; ma mel secolo trapassato portò sopra ogu'altro la palma nelle lettere greche, latine e italiane l'autore del catalogo ragionito della Lavrenziana, il canonico Anton Maria Bandini, insigne benefattore della sus pe tia, per l'instituzione di alcane doti al le fanciulle, domo di libri d ietruzione agli educendi del Seminario, di no maestro di rudimenti, di un medico e chirurgo pensionati per assistere i poveri della comunità di Fiesole, e di un canoni. catoaggiantoalla cattedrale della soa patria. Diocas: di Piasota e suoi confini. — Che i vescovi delle diocesi antiche, com' è senza fallo questa di Fiesole, ostendesse- ro la loro giurisdizione a tenore del distret- fo civile delle città dove fimerono la lo- ro sede, sembra una verità dimostrata si no da quando il pont. Sisto IT, 0 come altri . Felice I, (fra il 259 e il 270 dell'E. V.) deoretà, che non si polese so- onsare un chierico foeri della sua provis- cia. (Grariam. Decreta Sizti Il.) L'ostscolo maggiore si è quello d'igno rare quante fossero le diocesi della Tosca- ma sottoposte al suo metropolitano, e 9 e que Ha un diprene i confini dei contadi dele gieriadizioni civili delle singole città della Toscana medesima all'epoca dell'e ditio dell'imperatore Graziano, pobblicate fm Toeveri fi 32 aprile dell'anno 35€ FIE$S 119 Giù dieei, che oscara e confusa riesce la le sua diocesi e del fenomeno di tro. + warla spartita in due territor] l'ono doll altrò isolati, Appellasi a tale effetto Teola di Fiesole la contrada cireoscritta da quel pezzo di + diocesi che gira intorno alle dirute mara + € alle pendici del colle fesolano, com. prendendofi suburbiodella stessa città. Esso abbraccia 22 perroschie, fra le quali vi : contano, la canonica della eottedrale e le Itro chiese plebane di Monte. h di'obeco, di Maccibolie di Momcnilta Quest'oltima pieve, la più orientale di tutte quelle dell’isola di Fiesole, confina £ lev. con Il Monte-Fiesole, comecchè emo alla diocesi Gorentina, che gira intorno all'isola da tutti i lati, sebbene a una certa distanza ritorni a confine dal lato op la diocesi Gesolane. Cosicchè {1 corpo distaccato dalla testa è serrato fra la diocesi di Firense che lo costeggia dal lato di pon. e quella di Arezzo che gli resta a contatto dalla parte opposta di lev , menire per più corto tragitto la Gesolena confina dal lato di sett. con le diocesi tran- Siena, dove è a contatto con la dioc. di que: st'ultima città. —Innansi che venissero score porati nel 1593 i popoli della Castellina del Chianti, di & Fedele a Paterno, di &. Leolino in Conio, di 8. Miniato a Foote. Ratoli e di S. Michele a Rencine per noirti alla nuova diocesi di Colle, cotesta di Fie- vole pesetrava nella valle saperiore del- l'Elsa e si coegiungera da quel lato con l’antico territorio della diocesi di Volten. re. — Ped. Corta di Var-d'Eua. Il perimetro attoale della diocesi Sesola- fo pregare dall'isola sobarbene, mi sem. bra si come Percile delle vita dala. da’ Arno alla confiuenza della Sieve confica con la diocesi forentina mediante quest’ ultima fiamana, che rimonta sino allo abooso del torr. a pere il do da pon. a masstr. percorre lungo sponda sinistra del torrente 20 a che lo attraversa fra T'issino © $, Be: vello per selire lungo il contrafforte che staconsi dall’Appenzino fra il torr. Corel» 120 FIES la e quelle di S. Bavello. A questa cima il territori» della dicorsi ficsolana oltrepse- sappennina di Faenza: e insieme con esra scende verso il fosso de' Romiti sino alla cs- duta di 4cquacheta celebrata dall’esule porta, volgarmente detta la Caduta di Dante. Costà lasciandoa gree. l'Acquache- ra rale il monte di Londo, quindi per le prata dell’Adriasso si dirige sul monte della Penna, edi Faggio si ‘attraversa on porn al di cotto dell'Ossersa nuove. Di- rimpetto alla quale trova la foce del torr. Troncalossa nel fos«n di S. Benedetto. «endo il-nome nel fi. Montone. Quà lasci la dior. di Faepra e trova quella di Ber. tinoro, ossia di Forlinpopoli. ce n la quale prosegue il cammino verso lev. andando ineantro la corrente del Tonca/ossa per risalire sulla criniera dell'Appennino che ritrova snila schiena dell’ Alpe di Godenzo. Lungo essa giogana nella direzione da maestr. schiena della Falterona. stà a confine l'antica discesi nina di Sarsina, poi Wul/ius di Galeata, e ora di Sancepolera. Accompagnaniosi con quest’ultima si dirige «ul Prato al So elio, estremo confine fra la Romagna e | antica Toscana, fra la Com. di quella di Stia, fra le diocesi di Arerzo; l'altima delle quali di tentra longe lo sprone, che stà fra Capo dArno e l'Fremo di Camaldoli comso sù procedono entrambe di conserva il tragitto neo più corto di 45 mi quante a on circa si possono calcolare dal Prato al Soglio sino di di'8. Polo nel fiame Arbi giogo dell'Appennino presso l'Eremo di Camaldoli entra nella valle Casentinese per il contrafforte che separa Ja vallecola del Fiumicello da quella del tori iedi proseguendo lungo la sinistra dell’ Arne: lo attraversa quasi di fronte al confluenza del Solaro, la cui vallecola rimonte, mediante lo sprone destro della medesima, per arrivare «nì zingo ci Preto Magnochetrova sopra la diruta badia dels le Pratola. Di cistà entra nel Val.d'Arno FIES saperiore passando dall'antica mansione delle Case Cesariane, altrimenti detta Ad Finet, nel popolo di Certignano, sino è che mediante il torr. Spine ritrova Ar no davanti alla Terra di San-Giovanvi. A questo punto volta faccia da scir. a grec. per rimontare contro la corrente del Gume tino al confluente del torr. Dogena sopra la Terra di Montevarchi. Custà, piegando nuovamente verso scir., per il torr. predetto si dirige verso i pogri che chiudono a lib. la Val-d’Ambra, e per Moocioni e Vertine sale qui monti che separano il Vald'Arno superiore dalla contrada del Chianti. Da quella sommità con la frunte a ostro s’involtra fra Barbi- Ie, fra Lerchi e S. Polo sino sì . Qua lascia la diocesi di Arezze, e vobentra per breve tragitto quella Siena nella riva destra dell'Arbia sotto il poegio di Vagliagli, donde volgesi da ostm 2 lb. per rimontare il como dell’Arta fra iagli e Paterno, dove trova li: dicersi di Colle. Con cotesta rimonta il torr. Tregolr per talire sull cidentale del Chianti verso Fonte-Rntoli. Fiesole anticamr- -d’Elta, dove con- finava con la i Volterra, me- diante la pieve di S. Leolino in Coni. Attualmente il poggio di Fonte Autoli. mò riguardami dal lato di ostro cone l'angolo più prominente e il punto estro. mo della diocesi di Fiemle, nella stesa guisa che si è visto esserlo dalla parte di Ver. i Prato al Soglio sull'Appennino Di ste sommità di Fonte Rucoti la dior. di Fiesole voltando a pon. retrocede verso la sorgenti dell'Ardiola. per passare fra la Castellina e Colle Petroso: quindi seen dendo pel fosso Cerchiajo in Val-di-Pesa, torna di nuovo a confine con la dice. fior con la quale fronteggia più per termini tificisti che natarali, da prima sel fisnco dii poggi orcid. del Chianti che otendonsi dalla Castellina vernò S. Donato in Poggio, quinditre Sirelle ePiazza, dove entra inProa seguita il buca. Costà ine per il Pagsiosvento fra la Ssmbue ca e Passignano, girando da lib. a macstr. per traversare tra Sillann e Macerato i colli che corrono tra la Pesa e la Greve, il di cui ultimo fiume cavalca passsta FIES Virchio.Moggio, per entrare nella strada di Val di-Rubisna, sino a che per S. Do- ssi is Cullisa ritorma nel Vald’Arno so- per» Firenre pessendo per Terre a Poni, peggio dell'incontro, poggio a Leon, e di li per il fosso di Rosano nell’Arno. Il qual fame rimcata jer ritornare alla crn- furaza del Game Sieve sino si puoto don- de si porti. La diccesi fiesolana nel declinare del sreslo INIT contava 335 parrorchie, oltre la eaitedrale. Vi erano allura 19 mopasteri, (12 di comini e 5 di duone) cioè, il sero Eremo di Vallombrose, le bedie di Passi- une, di Coltibuemo, di Monte-Scalari, di Tagliafoni e di Soffrna, tolte shitate da monari Vallombrosani ; la Badia fiesolana, quella di S. Gaudenzio in Alze e l'eremo di Gastra, che farono dei monaci Casi. erasi ; la bedia di Montemaro e i priorati di Tosina e di Pietrafitta, dei monsci Ca- maldolemi — Appartenevano alla regola Brerdettina le monache di Majano, di Ro- tas e di $. Ellero scito la Vallombrosa; eremo Camaldolensi le monache vecchie » Pratovecchio e quelle di Poppiena sopra Sta nel Cosentino. . 1 conventi soppressi dei Domenicani e dei Gerolamini sutto Fiesole, dei France. troni Miorri Osservanti della Doccia, dei Coppoccini della Lastra, dei monaci Val- tembiosani si Ponte-Rosso e dei Mi. neri Conveniuali a Figlie, del pari che le rerluse di S. Bartolommeo al Pino, di Carignano e di Montevarchi. foroco mons- uieri fondati tutti in un’epors posteriore a quella del arcolo XITI sopraindicate. Nel'o stato attuale la stema diocesi cesta 351 parrocchie, non compreia la cattedrale e la pieve di S. Maria in Campo Perno la residenza del vescovo dentro Fi- renze, più due collegiate (a Figline e a Mon- terarchi), am oraterio ufiziato de una con- Ertrzione di cappelleni (a 8. Gioranoi in ValdArno), e 37 pievi. Quattro di co- teste chiese battesimali sono dentro il cir- endario dell’isola di Fiesole; $ in Val-di- Sicre; 5 nel Cosentino; 19 nel Val-d' Arro, sea contando le due oollegiate di Fizine e di Montevarchi pure plebane ; 6 evisppertengono al Chianti alto e basso; €2 altre alla Valle superiore dell'Ema. Pr ito monasteri di nomini eristenti FIES 121 ora nella dicorsi Gesolana si noverano, ie insigni badie di Vallumbrosa e di Passigne- no,sebbene quest’ultima sia ridot! pizio con parercchia annessa, tre conventi dri Francescani della Riforma, a Fiesole, e S. Detale in Valdi-Siere e a Muate-Cart: nel Val.d'Arno superiore; due conventi di Cappuccini, che uno di esi a Figline € l'altro ‘a Montevarchi; altrettanti de: Minori Omervanti, al Pontassieve e al Vivajo preso lInciss j e quello dei PP. delle Scuole Pioa Figline, subentrati ai Fraocescani Conventuali. Sei monasteri di monache sussistono tuttora ; cioè quello di Lapo sul Mugnone, già delle Agusti- piane ora Benedettine; le monache vecchie Csmaldolensi a Prato Vecchio ad altro asceterio di Domepi. cane ($. Maria della Neva); le Agostiniane di S. Croee, e le Oblate della Carità a gline; le monache della stessa regola di Agostino a Sen-Giovanni, dov'è pure no mos. di Francescane, e a Montevarchi quel- lo delie monache Agostiniane, attualmente ridotto a conservatario per l'educazione € istruzione delle fancialle. I vescovo di Fiesole nel 1420 fo di- ebiarato suffragoneo del Metropolitano di Firense, epoca dell’ervaione di quest’ulii- una chiesa le in arcivescovile. 11 capitolo della cattedrale di Fiesole è comporto di g canonici, con più due altri eb extra. Il preposto è la prima ed unica diguità di quel clero. Fra i vescovi più rinomati che sedera no in quella cattedra, è celebre per cantità S. Andrea Corsini. — Precodè questo santo prelato il vescovo fr. Corrado, che il Tiraboschi sull'amerzione del pad. Ximenes (Prefazione al Gnomene fior.) citò nella sua storia letteraria, come astronomo e au- tore di una regola del Calendario, scritta in an codice della biblioteca Magliabechia. se, pel declinare del ee. cima lno re di quell'opera si dichiara G... Episco- puo Insulanus, cioè d'Isola piccola città opere sacre, e ano dei deputati. del Docamerose, fatta dal Giunti pel 1573. 110 FIES Comrnta' di Fimous. — La Com. di Fiesole ha una mperficie di quadr. 16034, dei quali 1191 quadr. como occupati da corsi d’acqua e da strade, con 7888 abit. equivalenti a 429 individui per ogni mi glio quadrato di saolo imponibile. Le sua fiera rappreseota ya triangolo irregolare, uno dei di cui angoli di Fiesole è a sett.- pra il Moste-scalari fra le sorgroti del borro della Bagnaja,tribatariu dell’Arno, € le scatarigiai del borro Paude che seen de dalla parte note di Greve. Alla cosfuese del Faule nel borro de'Frati il terri toriv della Com. di Figline si rivolge verso il prato della badia di Moate-scalari, al di la del trova ano dei più re moti rami del torr. Cesco. Costà' piegando da pon. a lib. entra nell'alveo sinuoso del Cesto, cal quale scende nella valle, e strada facendo trova la confluenza di ss altro ramo che vicne de Lucolena sopra Ù ponte agli Strulli. Da questo pesto per termini seticiali con le Situedone è pra le Con. di Grow FIGL firgsado 1 stre scende di crnserta con la Com di Carriglia tango. il borro soprac- eraasio, sino a che l’oltrepane per entra- re ia quello del Piscinale, col quale ar- rea alle Grillaje, e poscia sbocca nel fono di Meleto. Mi il qual fowo ti artompagna nel torr. di S. Cipriano, detto pare del Afulinnccin, correndo pa- ralleloalla strada di Pian-Franzese fiochè arriva alle Stenguccie, dove ripiego a estro avriandosi per termini artificiali venoicolli di Ripalta, del Tartigliene e del Resione. Arrivata sì fosso del Forestelto estrae nel tronro di strada vicinale che stimtacoo quella R. aretina preso la ripa sinistra del torr. Mulinaceio o di S. Ci. pieno, dove cera la Com. ettentra quella di S. Giovi uliima dal lato di scir. quella di Figline passando dal poste del Porcellino sulla strada postale, indi corre per l'alveo del torr. prenominato, Gochè depo un quarto di miglio sbocca in Arno; che dal lato di lev,-gree. per on mig] fines a dividere le due Com., da primo medizate l'arginone della Fornace, poscia per la strada provinciale degli Urbini fino Al termine delle Funtacce. À questo pun- to piegando più verso grec. la comunità di Figline trovasi a confine con quella di Castelfranco di Sopra, mediante la strada degli Urbini, sino al ponte che cavalca il terr. Faelle, al cli li del quale trova sul la strada e lato medesimo la Com. di Pisa di Srò che l’arcompagna nel torr. Resco. Trapassato questo torr. senza devis- redalla via degli Ul bini cammina di co- serra con la Com. di Reggello sino al torr. del Pepini, enl quale ritorna in Arno. Da questo funto il corso del fiume co- stituisce dal lato di Jer.«grec. il confine naturale fra le dae Com. di Figline e di Reggello fino al ponte del Sacchetti, dove ritrova dalla parte di sett. la Comunità di Fra i maggiori corsi di acqua che at- no © che rasentano il territorio della Comnvità di Figline e Incisa, dopo Faro che per 10 migl. lambisce il suolo È questa Comu contano i tore. Ce- te, Mulinaccio o di 8. Cipriano, i borri dl Paate-rocso e di Troghio Salceto. 1 poeti che cavalcano l'Arno lungo il comunitativo di Figline, sono quelle dell'Incisa e il ponte delle Panche, FISL 135 ersia di Bruscheto; ma solo il primo di esi è largo, solido € carrozzabile; condo, impostato molto basso, è a piccoli archetti diseguali. Quello cos detto degli Serulli, ceia ponte del diavolo, posa l’unico suo arco sopra altissime rupi di macigno, sulle pro- fonde ripe del torr. Cesto che cavalca fra S. Leoa Colle e la pieve di Gaville, Alcani dubitarono che fosse questo di opera ro. mana lungo nna strada consolare, (/e Cossia) per quanto stia a infirmare tale supposto la topografica situazione dello stradale, la qualità della cretruzione, e la troppo angusta sua carreggiate. Nel torr. Cesto fluiscono per varj rami tutte le sorgenti e le acque che cadono sul fanco orientale dei poggi ultimi del Chianti, a partire dal giogo di Afonte- Domini sino a Montescalari. Le stesse acque per tanti diversi rivi provenienti dai poggi su. li di Cintoja, di Torsol al castellare di Dudda; poco lungi dal quale ese corrono furiose gorgoglian- do fra le scoglicre che sostengono l'allissi- mo poote agli Serulli. Ml torr. di S. Cipriano, omia del Muli- i rii e borri che dai ano sern- dono in Pian-Franzese, e di là ci pere in Arno fra San-Giovanni e Figline. Al torr. del Ponte-rosso danno il pri. mo alimento i poggi di Piuu.d'Altero, nei quali ha origine la vallecula che de- china da Monte-scalari verso S. Miniato aCelle,e per le ville di Porgiale e di Cam- piglia arriva al Ponte-rosso sulla s'rada R. aretina, un quarto di migl. a maestr. di Figline, e altreti del Il torr. Troghi, sia di Selceto, prin. cipia sotto la villa della Torre a Cuona, e dopo aver corso parallelo alla strada maestra aretina, passa sotto il ponte della Felce la stessa strada indi girando verso lev. s'ingrosa dei borri di Aimag- gio e di Besticci, dopo di che trova il ponte di Salceto pel piano d'Isola, al di 3 del quale si vuota in Arno. Una sola strada R., cioè, quella posta- le aretina, passa per la pianura di questa Comunità, dall’Iocisa al ponte del Por- cellino. Ema fu sostituita nel 18162 quella R., ora provinciale, che scende da S. De- 136 FIGL moto io Collina passando per le Turre » Ceons, il pispo di Troghi e di là per il borgo di Boechio scende all'Incisa, dore si unisce alla R. postale che viene dalla riva destra dell'Arno, dopo avere atira- Fra le strade comunitative rotabili si conte quella stata aperta nel 1833 fra Figline e Greve, varcando i poggi del Chianti inferiore fra Cintoja e Lucolena. Un tronco di via pure rotabile rimorta il Cesto vino a Geville staccandosi dalla ibergo del Poroellino. traversasce il territorio comunitative di Figline per le ragioni che saranno espo- ote all'art. Via Cassia. La qualità del sonlo, che cuopre la su perficie territoriale della Comurità di Fi- di può ridere a tre classi; cioè mento pci sparso di fossili ani- mali e vegetabili ; 3.° a terremo di dleposi- to di recentisime alluvicni. Spettano alla prima classe le pietre arenarie che costi» tuisconc quasi sole l'ossatura spparente dei poggi, fra i quali scorrono i torr, del Cesto e di $. Cipriano, e donde si eera- vano i macigni © pierre serene impiegate per apere di edificatoria e per lastricare le . deposi! di marne arg'llose e di Info arenario che sostituisenno i varj strati delle colline in termedie fra le rocce secondarie dei pog- gi predetti e le recenti colmate lungo il @ Arno. In coteste piagge ghiajose furose sepolte erlve estesissime di al- to fasto, e intere famiglie di gigante. schi quadrapedì, mentre errve loro di co- perchio ana mumerom serie di banchi osissontali comprati di ghiaja, di rena © di ciottoli di più grandezze, derivati dai gasletro, jmili altre rocce appennini- che. In tal guisa si presentano meglio che altrove tango 1 Lorro dei Cappuo cini di Figline; così che dalla profondità di quei baschi e della dimensione dei ciottoli si potrebbero quasi numerare le vorie alluvioni più FIGL della Valle dell'Arno, invaczi che le acque Quenti ne trascinssero nua parte per la tortuosa foce dell'Inciss. — fé PArt Anno. Che il Val-d'Arma di sopra a Firenze, avanti e dopo il mille, fome frigido € palustre per causa dci spagliamenti de' fiume reale e degli influenti che dai fianchi vi csncorrono, è a parcr mio na fatto dimostrate in modo cridente dall ubicazione dei più autichi castelli e pievi, dsi raderi delle È rocche, casali e pacsetti piu vetusti, la di cui situazione risconira- si a on livello molto superiore a quello dei vili:ggi, dei lourghi © terre, e delle parrocchie più moderne del Val-d'Arno medesimo; chiese e pacsi tutti, i quali non contano una età più vetusta di selle @ otto secoli. Che poi l'Arno anche in tempi meno antichi vagamo nella stesa valle, ce lo at- testano tanti terreni conquisiati da'''arte idraulica, ta “ bisarni i carpi che rassem» br no altrettanti giardini. L'isola del Mezzale nel piano dell’Inci- ra di front sl Vivajo, stata colmata e ri. dotte a ungran poce"e omonimo, fa caps- ce nel 1312 di accogliere l’esercito dell’ mp. Arrigo VII. (Gio. Vitami. Cronica 1X, e. 46.) — Di vm'isola di Arno dirimpetto a Figline, nel popolo di Cash Guineldi, si trova fatta menzione, non so- lam. ate pel provvedimento fatto, li a ot- tobre 1753, . dal magistrato della Parte Guelfa di Firenze per aggiodicare i dat- mi e ritrovare i confini delle terre som- mene vione dello stesso fiume, ma «usa è ricordata nelli statati fiorentini ve datti nel 1321 (lib. IN, rul r. 3), dove si trata della direzione da darsi al Gume Arno per il distretto di Figline; c ciò per effetto (dichiarasi in «ssa rubrica) dei frequenti spagliamenti dell'Arno, il quare a e rendeva totalmente infruttifere 4000 stiora «li terra a seme nell'isola cir- condata dall’Arno. Per la qual coss fu de liberato doversi sddirizzare il corso e dere tun migliore cegolamento allo stesso fiuente & spese dei ponidenti frontieti. Tali ea altri succemivi prorerdimenti idraulici nel giro di più secoli, presi dal magistrato medesimo, non furono cuficienti FIGL ® mantenere ecstà nel suo canale l'Arno. rocchè, senza contare il grande dile- vio del 1333, che tutto il Vald'Arno abbonda soprattutto di boschi a palina d * Quercieli, di castagni, di querce e simili. Le colline sono in gra perte coltivate a vite e ad ulivi. Quelle coperte di marna argilicna è di tufo srenarin, distinte coi nomi di piagge o di sabbione, sono spo- Gfiate di alberi, ma si seminano cca pro- ftto » grano na sno ile l’altro no, e pell’ tano di riposo si ponzono le fare, e vi © lesciono crescere le esipraggini (Gallega «ficinalis) seminato l’anno innanzi sopra FIGL 237 il grano, che poi si sovessiano alle nuvm cementa dell'anno mi Più fertili e più produttive sono le piag- ge di sabbione, composte di banchi di mi- nuto renischio, che i Valdernesi chiame- no Sansine. Uns giudiziona condotta delle acque po- trebbe marnare e ccrreggere il terreno più sterile delle pisgge argilicoe col sistema delle culmate di monte, stato ben descrit- te epraticato dal march. Cosimo Ridolb. La coltivazione della pianora intorno Figline è molto accurata e ben dirette. Il Cicatani da Figlie. Per la qual coss i mestanti sono scarsisimi in proporzione alla popolazione che vi traboccs. 158 FIGL Jofatti nom si trevano in Figline ma- , ad eccezione di una f.r- casa Serristori. di cinque @ sei bottegnole di fabbri per coltelli e di pochi fabbricanti di funi. Le cave di mucigno sotto Gaville forni scono materia a varj esvalori e scarpellivi del pare. L'arte della lana, antica risorsa dei Fi- glinesi, e quella dei tessuti ordinari di li. no, una dopo l’altra farono erlivate da industrie più moderne e più fallaci, sic come era una quella della treccia e cap- pelli di paglia, la quale per qualche anno alla classe più numerou del popolo fornì pane. denari e qualcor'altro. Del resto il mercato settimanale, che cade in martedi, costituisce quasi che tetta la risorsa dei pigionali di Figli- FIGL nre, bottegaj, braccianti, barcecianti e fse. chi La Comunità mantiene cm chirurgo due medici condotti. La potesteria di Figline è tra quelle di prima classe. — Essa non estende la sna inrisdizione civile foori della comunità riunita di Fi e Incisa. Per il criminale e per gli atti di polizia dipende dal vics- rio R.di iovanpi. Vi è una cancelleria comunitativa di terza classe, la quale serre anche alle Com. di Greve e di Reggello. Parimente di terza classe è l’iogegnere di cireondario residente in Figline, il quale abbraccia, oltre le tre sunnominate, soche la comunità di Rignano. JI suo nfizio di esszione del Registro è situato in Monte- varchi, la conservazione delle Ipoteche in Arezzo, la Ruota a Firenze. QUADRO della popolazione della Comunità di Fretrxz e Incisa « tre epoche diverse. Nome dei luoghi. | Titolo delle chiese. | Dioc. cui | dit. ] die. | dit. apparten.} 1551 | 1545 | 1833 —_——_—_—_y—r_—_eer_— i: | mn Altoreggi S. Martino, Cor 160 | 205| 218 Avane S. Doeato, Prioria 190 | 196 | 240 Borri 55] 54] do Campig! a 83 | 204] 26. Cappiano £ 205 | 304 | 384 Castagneto s 60 | 253 | 308 Celle n 166 | 205 | 166 Ficume Maris, Collegiata 1224 | 1938 | 5651 Gaglianello S. Biagio, Cura — | sl 20 Garille S. Romolo, Pieve 357 | 582| 789 Incisa S. Alessandro, Piere È — | 1064 | 1351 Loppiano e Incia —|S. Vito, già Pieve, ora Pri Hi 359 | ago 335 Noote-Scalari S. Cassiano, già Badia, © ore Cura £ -| -| 8 Monteli S, Quirico, Cura # 426 | 269] 3 Morniano S. Nichele, Prioria v 69 | 89] 113 Pavelli S. Michele, idem i sé | 153] 266 Ponterosso nel Borgodi| S. Maria, già Badia, dra) Figline Prioria pa 31 | 3c0| 639 Ripalla S. Audres, Cura i sto | 139] 162 Scampata 8. Barolommeo, Prio- i ' ria É 167 I 193 Tartigliese $. Naria, idem È 215 | 200 Terreno S. Pietro, idem 168 | 3ja Vivejo SS. Cosimo e Damia- no, Cura Tora. Abitanti, N° | 4462 | 6836 |11000 PIGL FIGLINE nel Vald'Aro aretino. Con. deve fo una per. cotte lì titolo di $. Mi- chele a Pobbriciano, nel piv. di Sietina, di cui ora è sonena, posta preso l'Arno tel confine della Com. di Subbieno con quelli di Copoluna, nella Dicc. e Comp. di Arezzo. PIGLINE in Valdi-Bisenzio, o FIGLI. KE = PRATO. Vill. con ch. prioria € battistero (S. Pietro ed Figulinas}, nella Com. Giur. Dioe. o circa 3 migl. a sett. è Prato, Risiede in valle fra la base orient. del Monie-Ferrato © quella occidentale del Peggio detto della Costa, colla strada co- mesilotiva diretta alle vicine cave delle FIGL 239 antica perr. di S. Biagio 1 Teppo-Fi ghina Eilsen » S Egidio s Prassi. neto sel piviere di Rigutino, Com. Giur. Dico. e Comp. di Arezzo, dalla quel città Questo css. di Pighine siluto ia meno alla colmata fattoria di Framineto delta R. Corona, trovasi remmentato sino dal 1044 @ 1099 nelle carte della chiesa aretina insieme col padule, che costà premo al perto di Alberoro ristagnando bilicava fra febb. 1783, fu riunita alla nueva chiesa de'8S. Biagio e Egilio a Frassineto — Ved. Carna, Fuasusszo e Tesro-Pi marine di gabbro, dette perciò di Figline. enins. Ha tore che attualmente è ridotta sd uso i compenile della chiesa parrocchiale, servi già di difesa, e il cartello che vi è mersio secenna l'epoca della sua costra- ticer, le quale rimonta al secolo XII. dove più scquistò 1 onsi cei Lo chic camera nelle se pere al- «tando 1) slebre sziore Mereto pare. cune pittere del 1600, € una tavola del saslo titolare che riceve le chiavi dal GH abitanti smo im gran parte cavato- ri e scorpellini di marmo errpentino e pietra di gabbro che estraggonei dal conti- fse Nonte-Perrata, cotto nume, il di Nero di Prato, e Palira di Pietra da macine. Tali macisi cono le più ricerrate per malini fra tutte quelle della Toscana. Del serpentimo di Prite farono incrostati Serino, da esi ricevere il primo Same questo villaggio di Figline © la vee La par. di & Pietro a Figline conta tego . TOPPO- dopo Chisne, volgertsente appelisto FIGRINE. Cas. che ha dote il nome all’ podere, e passò Risiede sopra il pogrio dilione fra Moatajone, $. Vivsido e Gambassi, presso le sorgenti del Aio-petroso, che scende a levsate per iributare le sue scque nel fi. Els, mentre dalla parte di poo. scor. re puco più langi di là la fiumana dell’ Evola e la. strada proviaciale che da Moatsjone conduce a S. Cristina, dove si cuagioage ella strada R. Volterrana che Viene da Castel-Borentino. Se io non m'iagsano a partito, o le memorie di questo pacse sua suso più antiche del secolo XIT, 0 esse si perdono € ferono comuni com quelle dei distrutti ut. dei conti rurali di Camiporena e di Montecuccari. — Wed. Mentacuccani in Vald'Ers. Lostoriografo Montejonese, Ammirato it giovane, pelle vite dei vesc. Volterrani, aver rammentato, cotto l'anno 1161 di geanajo, l'alienazione Satta a favore FIGL per le Torre a 1536 mato in Collina Ceons, il pispo di Troghi e di là per il ecque torgo di Bocchio scende all'Incisa, dove si unisce alla R. postale che viene dalla riva destra dell'Arno, dopo avere attra. versato îl ponte dell’Incisa. Fra le strade comubitative rotabili si conte quella steta aperta nel 1833 fra Figline e Greve, varcando i poggi del inferiore fra Cintoja e Lucolena. te tronco di via pure rotabile rimorta il Cesto sino a Gaville staccandosi dalla R. pestale all'albergo del Poroellino. L'autica via Cania non credo che st- traversasse il territorio comunitativo di Figline per le ragioni che saranno espo- ote all'art. Via Cassia. La qualità del suolo, che cuopre la su- perficie territoriale della Comurità di Fi. gline, si può ridurre a tre classi; cioè 1.° a terrena secondario formato di rocce stratiformi compatte ; 2.°a terreno di sedi. mento post-diluviano sparso di fowili mali e vegetabili ; 3.° a terreno di dleposi to di recentissime alluvicni. Spettano alla prima classe le pietre erenarie che costi- tuisconc quasi sole l'ossatura apparente dei poggi, fra | quali s:orroso i torr. del Cesto è di S. Cipriano, e donde vi reca- vano i macigni o pietre serene impiegate ce, di marne arc'lose e di tufo arenario ci nostituiseono i varj strati delle colline in- termedie fra le rocce ie dei pog- gi predetti e le recenti colmate lungo il £. Arno Jn coterte piagge ghiajose furose sepolte erlve estesisime di al- to fasto, e intere famiglie di gigante schi quadrupedì, mentre serve loro ili co- perchio una numerom serie di banchi osizsontali composti di ghisja, di rena © di cietteti di più grandezze, dei dai massi di pietra calcarea, di macigno e di &siestro, o da simili altre rocce appennini- che, In tsl guisa si presentano meglio che altrove lungo Il Lorre dei Cappuo- cini di Figline; così che dalla profondità di quei baschi e dalla dimensione dei FIGL delle Valle dell'Arno, innanzi che le Quenti ne irascinemero nna parte per la tortuosa foce dell'Incis. — fed. W4rt. Anno. Che il Val.d’Arno di sopra a Firenze, e dopo il mille, fosse frigido e palustre per causa dei spagliamenti de' Bume reale e degli influenti ehe dai seri fianchi vi cencorrono, è a par:r mio nn fatto dimostrato in modo cridente dall’ ubicazione dei più autichi castelli e pievi, dai raderi delle rocche, casali e pacsetti piu vetosti, la di eui situazione risconira- si a va livello molto superiore a quello dei villsggi, dei Longhi o terre, e delle parroechie più moderne del Vald'Arno medesimo; chiese e pacsi tutti, i quali non contano una età più vetusta di sette © otto secoli. Che poi l'Arno anche in tempi meno antichi vagame nella stena valle, ce lo at- csmpi che rassem br no altrettanti giardini. L'isola del Mezzale nel piano dell’Inci- ra di front al Vivajo, stata colmata e ri- dotte e ungran poae-e omonimo, fa caps- ce nel 1312 di accogliere l’esercito dell imp. Arrigo VII. (Gio. Vatam, Cronica lib. IX, e. 46.) — Di "u°isola di Arno dirimpetto a Figline, nel popolo di Cast Goineldi, si trova fatta menzione, non so- Jem.nte nel provvedimento fatto, li a ot- tobre 1753, . dal magistrato della Parte Guelfa di Firenze per aggiodicare i dat, ni e ritrovare i confini delle terre som- merse dall’aliuvione dello stesso fiume, ma usa è ricordata nelli statuti fiorentini ve- datti pel 1321 (lib. III, rul r. 3), dove si tratia della direzione da darsi al Gume Arno per il distretto di Figliue; e ciò per effetto (dichiarasi in «sa rubrica) dei frequenti spagliamenti dell'Arno, il quare devastava e rendeva totalmente infrattifere tI di terra a seme nell'isola cie= Arno. Per la qual cos fa de- liberato doversi addiriszare il corso e dare un migliore regolamento allo stesso fiuente a spese dci posidenti frontieti. Tali ea altri succemivi prorr:dimenti idreulici nel giro di più secoli, presi del tnagiatrato velficienti imedesiazo, non farono FIGL è mantenere costà nel suo canale l'Arno. senza contare il grande dile- Vio del 1333, che tutto il Vald’Arno sesemense, nè la piena del 1353, molte al- Intioni posteriori devastarono e coprrsero Si seque tanto la pianora di Figline, quane to quella dei paesi limitrofi. lu conseguenza di ciò trovasi nelle carte e nei libri di questa Comunità, che il magistrato civico di Figline, nel giorno aprile 1406, poscia nel 28 frbb. 1411, H9 pid 1468, aggiudi. vene Arne; del quale, nell'inverno 14545, 0 ia quello del 1465 farono portate via er'aperta sit Eaî pur DE } 1 i Hi Li i E iù st I L ip i î È 1 i $ È 3 LI E E E I E ì i È Î si FIGL 237 il grano, che poi si sovrssiane alle nuva cementa dell'anno sueseguente, Più fertili e più produttive sono le piag- ge di sabbione, composte di hanchi di mi- nuto renischio, che i Valdersesi chiame- no Sanzine. Uns giudiziosa condotta delle acque po- trebbe marnare e correggere il terreno più sterile delle piagge argilicee col sistema delle eulmate di monte, stato ben descri! to epretieatoda! march. Cosimo Ridoli. sta pianura » seminare foraggi di tato le stagioni. I soresci di lapini e di fave vi HA sti "LL Ì # E i tocra ai coloni, il frutto di tutte coteste risorse agrarie in ultima analisi va a ter. minare nelle borse dei possidenti terrieri, per la maggior parte domiciliati a Firenee olontasi da Figline. Per la qual cosa ibe- mestanti sono scarsissimi in alla popolazione che vi trabocca. | 158 FIGL FIGL Jofotti non si trevano in n bottegaj, braccianu, barcocianti e fse. i ori La Comunità maliene un chirurgo e ‘© sei bottegnole «di fubbri per coltelli e di due medici condotti. pochi fabbricanti di funi. La potesteria di Figline è tra quelle di Le cave di mscigno sotto Gaville forni- prima classe. — Essa non estende la sna scono materia a varj cavatori e scarpellini o i del parso. L'arte della lana, antica risorsa dei Pi- e per gli atti di polizia dipende dal vies- glinesi, e quella dei tessuti ordinarj di li. rio R. di San-Gioranpi Viàuna cancelleria no, una dopo l'altra furono erlissate da comunitativa di terza classe, la quale serre industrie più moderne e più full: sic- anche alle Com. di Gi MA e di Reggello. come quella della tri Parimente di terza ingegnere pelli di paglia, la quale per qualche anno circondario residente in Figlio il quale alla classe più numero del popolo funi abbraccia, oltre le tre sunnominate, anche pane, denari e qualcor’altro. la comunità di Rignano. JI suo nfizio di De] resto il mercato seitimanale, che esazione del Registro è situato in Monte- cade in martedì, costituisce quasi che varchi, la conservazione delle Ipoteche in tutta la risorsa dei pigionali di Figli. Arezzo, la Ruota a Fireoze. QUADRO della popolazione della Comunità di Fretisx e Incisa « tre epoche diverse. Fome dei luoghi. Titolo delle chiese. | Dioc. cui | dhit. ] dit. | dit. apparten.| 1551 | 1245 | 1833 ————_—y—r_{ c__—__- i |- (9a) Altoreggi S. Martino, Cor 160 | 205 | 2:18 Avane 8. Dosato, Prioria 190 196 ao Borri 8. Stefano, Cara 55 54 do Campiglia S. Apdrea, Prioria 83] s046| 262 Cappiano 205 | 304 | 384 Castagneto 60 | 214 | 308 Celle 166 | 205 | 166 Fiom 1224 | 1938 | 5671 Gaglianello — | 1400 ec Gatille 357 | 582| 789 Jnciva — | 1064 | 1351 Loppiano e Incisa Mopte-Scalari S. Cassiano, già Badia, Salosotdi IP 169001] MI[AP uos atqorosied oq anni ora Cura 87 Montelli S. Quirico, Cura su Morniano $. Michele, Prioria 113 Pavelli S. Michele, idem 266 Ponterosso nel Borgodi| S. Maria, già Badia, dra) Figline Prioria 639 Ripalla S. Andres, Cura 163 Scampata $. Bariolommeo, Prio- ria afo Tartigliese $. Maria, idem 28. Terreno S. Pietro, idem Bio Vi SS. Cosimo e Damia- tel no, Cora -—| —| 565 Toras. dbltanti, N° | 4462 | 6836 |11000 FIGL FIGLINE nel Vald'Arso aretino. Cos. deve fa una perr. sotto il titolo di $. Mi chele a Pobbriciano, nel piv. di Sietina, di cui era è ancrea, posta premo l'Arno sol confise della Com. di Subbieno eva di wei aretini di delicatiesimo lavoro, co. teolo ricercati nelle mense dei Lucalli mmeni, ed anche degli Etreschi. — Vod. Caseniz:, Fassasca e Fassascsano. FIGLINE in Valdi.Bisenzio, o FIGLI. NE = PRATO. Vili. con ch. prioria e boltistero ($. Pietro ed Figulinas), nella Com. Giur. Dice. e cirea 3 migl a sett. i Prato. Risiede in valle fra la bose orient. del Monte-Ferrato e quella coridentale del FIGL 239 antica di 5 Biggio dl ZoppoFi Ghina Gra senene = È Egidio Premi. neto pel piviere di Rigutino, Com. Giur. Dice. e Comp. di Arezzo, dalla qual città trovasi circa 9 migl. a cetro. Qureto cas. di Pighine situsio ia mezzo alia colmata fattoria di Framineto della R. Corona, trovasi remmentalo sino dal 1044 € 1099 nelle carte della chiesa aretina fnsieme col padule, che coi. premo al pesto di Alberoro ristagnando bilicara fra le due Chiane; una cioè che volgeva il suo gigro corso verso sett. per entrare nel Val-d'Arno aretino, e l'alira verso estro fra Montepulciano e Chiusi, pogzio detto della Coste, solla strada co- de'55. mernitativa diretta alle vicine cave delle le, servì già di difesa, e il cartello che vi è marsto sccenna l'epoca delle sua costro- Sione, la quale rimonta al secolo XHI. La chiese conerrra nelle sue ab cune pittere del 1400, e una tavola del santo titolare che riceve le chiavi dal Gili abitanti uno in gran parte cavato- ri e scorpellini di marmo errpentino e ST Pia i inte dir) pi Pag Toscana. — Un altro remo d’industria Pn ra i e la cea ehirsa porrecchiale. La porr.. di $ Pietro a Figline conta 617 dit FIGLINE è FIGMINE io Valdi Chiese, volgarteente TOPPO- Moatajone, $. le sorgenti del Rio-petroso, che scende a levsate per iributare le sue scque nel $. Elv, mentre dalla parte di poa. scor. antiche del secolo XIT, 0 ese si perdono € ferono comuni con quelle dei distrutti cut. dei conti rurali di Camtporena e di Montecuccari. — Ved, Menracuecan im Vald'Era Amzion di Loutoriografo Montajomese, A mrui piovane, nelle vite dei vese. Volterrani, dopo sver rammentato, sotto l'anno 1161 di granajo, l'alicnazione fatta n favore 140 FIGL della chiesa di Volterra di tattociò che alcani costi rarali ponederano nei otretti di Moatecuccari, di Camporena, Coddra, co. egli qggicose, che per do rogeto pel febbrajo del 1133 dio sorteria Saladi: cemtelli di Gambani e di Figline con le live curie e distretti. Dalla quale eccomaadigia ilmente derivò il di. ritto per cui il putente vescovo Volterra so, lidebrando Paunocchieschi, ottenge dal te Arrigo VI vivente l'imp. Federigo I di Jai pedre up privilegio nel 1186,001 qua- le gli fa confermata la signoria di Moate- wuecari: ivì non si rammenti il cost. di Figline stato giù ai vescovi Vol terreni pochi anai innanzi dai loro signori raccomandato. Contottecià questo Figline per luoga persa fece parte del distretto di Mootajune, aderente i porerso e territorio di San. Miciato, siccome apparisce dal trattato relativo alla demarcazione e ri i dei confini fra il contado di Sanminiato 9 Sl distretto della Rep. Gorentina sotto l'anno 1399. Essendochè tri sono topica» mento specificati | luoghi e i nomi dei termini artificiali e naturali per servire di limite fra la Com. di Gambessi spet- ftente al territorio fiorentino e quella di Mostsjone appartenente al Comune di Senminiato; vale a dire: d loco Ebulae vursne versus levantem usque ad podium de dlliona propter vallem quae dicitur dguabona, et e podio de Allione usque in fomato qui est inter villam de Fi- Ci Ghino et cilvam de Ritondulo, et vicut trekit ipse fosatus usque, cive prope Castellare, seu Costellacci tab in de toa sicut trahit inter terram Soeriam recte ed Bulneum de Fighino, i. quali espressioni, secondo il testo del trattato, ci davno a conoscere, che nell” anno 1397 Figline era ridotta a una sem- plie vitla, e che il suo antico castello, 0 rocca che fosse, era ridotto a ce- otellare © eastelloccio, vele a dire de molite molto tempo innanti che Noota. fone con Figline e altri psesi si seperas- cero dal distretto Sanminiatese per ema ve incorporati al coatsdo di Firenze, sic cume stresne nell'anso 1363. (Lum. NA dale e in potere della Rep. ignori di quell villaggio fe- rono ammessi con tutta la loro contortcria alla cittadinanza di Firenze, conservando { beni alludiali e il giuspedrenato delle ch. parr, de'$S. Cristofano e Antonio. 11 trattato del 1297 poc'anzi accenna» to rammenta sulla linea di confine fra le Comunità di Gambani e di Monteajone un Bagno di Figline; bagao ossia lerma, da lungo tempo distrutto, ei di cui avane zi con impiaatito a mosaico e torsi di sta- tue di marmo, scoperti presso la villa de’ signori da Pilicaja, richiamano attualmen- te le lodevoli cure di quei proprietar). Forse allo stesso romano edilizio potero» mo appartenere alcuni cimelii stati trovati mei tempi trapassati all’occasione di lavo- iglioe, dove ro» piccole torri eretto ia quelle alture all’età dei conti rurali. AMa sua vil Figline con tanto tra sporto sccorreva il celebre poeta Via ceuzio da Filicaja, che nel ritornare di costà a Firenze, mentre descriveva i sommi pregi della stersa città, terminò un suo sonetto col diret . . . altro difatto Non trovo in voi che il non aver Figline. La parr. de'SS. Cristofano e Antonio a Figline conta 261 abiL FIGLINE pi PRATO. — Wed. Fiou- ma in Val-di-Bisenzio. FIGLINE (TOPPO.). — Wed. Fiou- se in Val-di-Chiana. FILATTIERA (Peleteriae,Filateriao in Val-di-Magra. Cast. già capo- marchesato, attualmente di una Comunità granducale, nell'antica pieve di Pico, detta la pieve vecchia (ora arch pretura di S. Stefano) nella Giur. civile inale di Bagnone, Dice. di Pontre- une volta di LuniSarzane, Comp. li Piso, MN cost. di Pilattiera è recioto dagli evonsi delle sue vecchie mara, catro le quali esistono le cadenti pareti della rocca e quelle del palazzo dei fu marchesi Malmpina di Filattiera. È situsto vna vaga collina posta è cavaliere della strada R pontremulese, Già detta Francesca, ra i tort. Copria @ Monia; il primo de'quali inficenti scorre alla esa bose settentrionale, e il secondo CI FILA FILA 2141 dal compromesso sulla enfiteusi di alcun di quei domiaj. fato nel 1203 fra i Male- spina e il vesc. di Luni, in vigore del lodo, al quale presterono il consenso, fra verj tidomini è vub-feudatarj, anco i signori di tutta la casa di Tresana, di Filati ra, di Mulasto, ec. ADorchè i nipoti del march. Malsspi. ma (Obiszo il grande, cui Federigo 1 nel 1164 aveva confermata la quarta parte di Filattiera), nel 1221, separaronei di stati e di stemma, Filattiera toccò al ramo di Corrado l'antico; di oyi era bisnipote, Al- berto di Obiccino che, nel 1295, si divise di beni eco i march. di Olivola e di Ver. rucola, nati da un suo fratello. Mediante la quale separazione pervennero a Niccolò Marchesotto Gglio del march. Alberto tutti i feudi upiti a Filattiera, cioè Ba- lorchè emi diedero origine nel 1351 ad altrettanto lince di marchesi di Bagnone, | di Filattiera, di Malgrate, di Castiglion del Tersiero 0 di Treschietto, e tonesrono la fendo | cast. di Frilattiere, igliana, Biglio, Oramala e altri luorbi, confermati loro com dipluma dell'imp. Car. Ie.TV nel 1355; in tempo che lo stesso Ricrardino, era: copitano di euerra della Ben. fior. Discendente di Riocardino fu quel march. Bernabò di Manfredi che per cnatratto del 1) marzo 1569 vendè il feno di Filattiera e,Cosieo I, allora dora di Firenze, riservandosi totti i diritti Ippolito capitano degli eserciti imperiali, nato per avere edificato a sne spese solto l'impero di Pietro Leopoldo un «abborgo della città di Vienna (Joceph.etraue), che poi vendè al magistrato della stema città. Era zio dell’altimo march. di Filattie- ra il senatore Marcello giurecoosalto di- stinta e governatore di Siena per il G. D. Francesco Il ;e questi si meritò una meda. glia di onore con nium. (Mann. Sigi ne Memor, di Lunigiana.) 19 142 FILA Comunità di Filattiere. — comunità. il di cui territorio si modellò con l'ea-fendo di tal nome, era formata castello e corte di Filattiera, e delle ville annesse di Lusignano, Migliarina, Zigliana e Biglio, inpanti che questi due ultimi casali fonero nati con le lor pertinenze alla Como, là Bagnone. II suo antico distretto trovasi designato nella domenda d'investitora fatta li $1 mmnegio 1355 all’imp, Carlo IV dal march. Biccardian Malaspina, duve si leggono i nomi dei castelli del suo marchesato di Filattiera, cioè Filattiera con Biglio e i loro distretti in quest ni: eb una parte flumen Mocrae. Flumen Capriae et ab alia summitas 4l- più versus boscum. La smembramento del territorio di Ri- glio ha fatto del dis'retto di Filattiera due frarioni di suolo, l'ana dall’altra isolata. La superficie attuale è di 4261 qnadr. ds cui tono da defaleare 313 quadr. per corsi d'acqua e strade. Ha arrocchis dentro il castello, che conta nel nerse 356 abit è Son nella campagne. L'altra cura di Tenismana siiuata nella porzione alpe. ster è più elevata, pon ha che gi abit. nel territorio di Filatticra, mentre il re- stante sngita alla commnità limfirofa Paenone. Totale 835 che stanno a razione di 150 individui per ogni migl. quadr. di sunto itponibile. La porzione maggiore del territorio, che è nore la più prodattiva e pià abitata, rarchinde il capolsoro. Essa presenta la fenra di nn trisngola troncato, che ha la hier sl fi. Maera, l'angolo opposto torca PPAppennino di Monte-Orafo, e i due lati vanno calle tracce dei torrenti o canali di Monia e di Capria; îl primo verso scir., 1° altro verso maestro, rispetto a Filattiera, voltati. con 6 comunità ; 4 delle quali del Gr: dnesto, e 9 spettanti agli ez-fendi reato di Modena. — Dal lato di sett. a marsir., mediante il torr. Capria. ha di fronte la Com. granducale di Caprio sino 41 suo sbocco in Magra, dove per brevissi. ma passa davanti dal lato di pon. alla Com. di Pontremoli che abbandona alla fece del torr. Teglio. Alla quale foce soltentra nella riva destra del @. Magra l'ex-Seudo dei Malespica di Mulas. FILA sa sino alla confluenza del turr. Mangio lu. A cotesto punto il letto del fiume serve di linea di demarcazione fra la Com. granducale di Groppolì e quella di Fila Liera sino allo sbocco del così detto canale della Fosca. Di fronte alla Mossa la Com. di Filattiera lascia a poo. il letto del f. Magra per rivolgersi dal lato di ostroserso la boéca amplissima del torr. Monia; il cui alveo rimonta dalla parte di ler. di- rimpetto agli ex-feudî dei Malaspina di Malgrate e di Villafranca sino a) poggio dî greo. sino al torr. Ca. pria, dove ritrova il confine da col parti. L'altra sezione, posta a grec. della pri- ma, è on angusto ma lango sprone che stac= casi dal Mont'.Orsajo poco Iungi dal Le- go Santo, prima origine del fi. Parma. Su cotesta criniera per il tragitto di un terzo di migl. ha di fronte, sul rovescio dell'Appennino il Ducato di Parma, quia- di scendendo ds quella elevatezza per il così detto Canal Maestro della Capria sino alla frane, e di là per il canale di Molandola, poscia per le strade vicina. Vi della Fornmacetta e di Lusignana, ritro- va dal lato di pon.-maestr. la Com. granda- enle di Bagnone. Presso Lusignana vol. tando faccia bruscamente da pom. a fer. va inecatro all’'ex-frudo Malaspina di Tre schietto, com col risale sul giogo di monte Orsajo al varno detto la Fusicchie 0 Pu. cicchia di Vico. che è a circa 3166 br. sopra il livello del mare; là dove esiste il cnafine della Toscana con la Lombardia, e del Dacato di Parma coa il Vicariato granducale di Bagnone. Una cola strada maestra attraversa îl territizio inferiore fra Filattiera e il Q. Magra, quella cioè R. pontremolese, stata recentemente ridotta carrozzabile, e retti. firata anîle tracor dell'antica Pie Fram cesen, 0 Romda della Cisa. che diversifica la strattura Ma comunità di Filattiera, varia egualmente per l'indole del terreno. TI quale nella parte montnosa consiste in toron stratiformi delle tre qualità predo- minanti nell'Appennino; mentre le pen- dici estreme delle ultime colline della stema catena si riducono per la maggior parte in argilla cerules conchiglisre, im Grée calcareo-siliceo-terziario, e in depositi FILA fievialili, o civitoli calcarro-silicei-argillo si Giariono questi mella parte più bassa fraîl Copria e il Monia, alla sinistra del 6 Magra, le cui acque bene spesso in. vidono tolla la pianura che attraversa il fesso Pedale, pianura che porta meri mente il uome di Ghiaja di Filoctiera. Nou dirò quanto sia sterile e fallace le predazione agraia di cutesto pantano, qualora si debbano escludere le poche al- berelle di pioppo ele intermittenti pa- stare; dirò bensi che cotanta magrezza trovai ia qualche modo ricompensata dalla fertilità dei campi vitati delle supe- riori colline marnose, dai rigogliosi casta. qui, e dalle raporite e perpetue pastore della porte alpina, non che dalla indu- Wiricsa opera di quei villici, che il be- Bemerito autore del Calendario lunese rammentà ad esempio di quasi tutte le altre comunità della Lunigiana. Infetti la Com. di Filattiera produce quasi altrettanto Geno quanto ne raccoglie quella a lei contigua di agnone, che ha una saperficie territoriale più che quattro volte maggiore di quella di Filattiero. Scerseggia bensi questa di ulivi per erudezza di clima, 0 esposizione sfavorevo- bi pda eccettuino le collies intorno al lnogo, le quali compariscono feraci Gopi peedezione © campestre e di fr: arboree, del castagoo e noocieola 800 e al sesino. La comunità di Filattiera è stata la prize tra quelle della Lonigiana grando. cale a der l'esempio o delln semen- ta del trifoglio e della lupinella peri prati artificiali, come quelli che contribui- sesco ei doppio scopo di sumentare il FILA 143 prodotto del bestiame da frutto e ;1 rac- colto delle biade che per arvicendemento vi succedono. Dafla statistica pubblicata nel Calenda- rio lynese per lanvo i che la superficie produtti di Filattiera può a un distribuita cume appresso: In cohi . quadr. 602 A viti.e ol «+0. + +» 138 In terreno lavorativo nido. . » s4t Tn boschi PIERI » 183 In castagneti + +. + > 1038 Jo praterie attifciafi. . » . » i80 To pastura naturale . . . . » 1659 Ja prodetti diveni +. . . . » 16 Infabbriche .-. . 0.0.» 15 Toras. guodr. 3955 Noo vi sono industrie opificiarie, giac- chè non si trae profitto dalle cadute dei canali di Capria, di Monia, nè da aliri mi. nori fiuenti ad essi intermedii, meno che per muovere qualche macina da malino, e qualche frallone per gualchiera. tre l’aficio per l'esezione del Registro e la conservazione della Ipoteche sono ia Pontremoli; la Ruota a Pisa. QUADRO della popolazione della Comunità di Firarrisza a due epoche diversa Fome dei luoghi. | Titolo delle chiese. |Dioc.cuiappar-| dbitantî | dbitanti tengono. Inel 1765|mel 1833 n —_—_- /_—T7y_T—_< [cor | | Futremaa . Stefano, Arcipr. | Pontremoli, 518 24 (1) Lusigoana |SS. Vino. e Anastasio | già di Lari ini 9! Torun dbitanti N° | 689 835 (1) Della popolazione di Lusignana è stata computata solamente la porzio: ne alture di là dal canale detto Posponte (Post pootem) che spetta alla Com. di Filattiera. L'altre porzione è compresa nella Comunità limitrofa di Bagnone. 244 FILE FILETTA in Valdi-Merse, Borgata con albergo pressi le acque termali det Doccio, poco discost dal ponte a Ma- S. Andrea a Fron. Lignano, cui fu annessa la cora di S. Bia pro a Filetta, Com. Ginr. é 6 migl a estroscir. di Sovicille, Dioc. e Comp. di Siena, : Giace in uno pianura, che distinguesi col noree di pian di Fileita sulla ripa si- mistra del 6. erse, luogo la strada R. Gr.asetana,e dirimpetto al poggio e castel lare d'Orgia. 1 bagni » Macereto nel piono di Filetta sone rammentati da Giovauui Villani all oressinne che, nell'estate del 1313, ne fece seo l'imp. Arrigo VII di Luxrmbur go. (G. Vazam. Croni sett, 1375 fatto iena, in cui si trova la seguente particola : Jrem petia terrene po- sita in curia burgi de Filetta comite- tu Senensi prope flumen Mersac, et Sessatum ecclesiae S. Blasni ‘acum de Filetta in via, qua itur Bagna» ria. Et praedicta bona pertinent ed mo- nosterium S. Eugenii de Senis. (Arca. Dim. Fios. Mon. de’ SS. Pietro e Paolo « Monticiano) — Ved. Faontionaro în Val-di-Mense. FILETTA in Vald'Ombrone pistoje- se. Cas. compreso nel popolo di S. Pietro a Cssal.Guili, Com. Giur. e circa 4 sbigl. » scir. di Serravalle, Dioc. di Pieto- fa, Comp. di Firenre. È situato sullo destra del torr. Stella alla base settentrionale d:1 monte Albs- no, cesia di quella diramazione montaosa desigoata nelle carte pistojesi cul nome di Monti di setto. FILETTA pella Valle de) Tredozio in Romagna. Doe cassli sotto i nomignuli di Filetta di Sopre,e Filetta di Sotto, esi- stono fra i popoli di S. Andrea a Pere ta e di S. Lorenzo a Scarzana, nel piv. di £. Valentino, Com. e 2 ia 3 migl, s ostre di Tredozio, Giur. di Modigliana, Divc. di Faenza, Comp. di Firenze. Risiedono entrambi fra le selve nel ro- vescio dell'Appennino di S. Benedetto, Bengo il vallone percorso dalla umana del Tredozio. Ho. gra. Vill. con parrocchia (55 FILE FILETTO nel Val-d’Arno casentinee, Cao, che di il nome a usa ch. pers. ($, Donatoa Filetto) nella Core. Giur. e migl, 2damarstr. di Poppi, Dioc. e Comp. di Arerzo. " Risiede alla base meridionale del pog. gio di Cestet S. Niccolò presso la com- Siuenza del Solano in Arno, lungo la via comuaitaliva che rimonta questo fame fra Poppi e Strada. Era uns delle ville comprese nel stretto dei conti Guilli di Poppi, la ch. di Pilett tra le Goli del pi viere di $. Maria 0 Bajano, «ino da quan. do l'imp. Federigo Il con privilegio del 1220, e suovamente nel 1367, confermava ai fratelli Guido e Simone figli del conte Guido-Guerra le ville del distretto di Poppi, cioè Quorle, Loscove, Filetto, Lierna, Sele, Porrena, Corsigneno, Buchena e Pergentina. La chiesa di Filetto fa eretta nel 1141 sotto il pedronato dei conti di Poppi. La parr. di $. Donato a Filetto costa tir abit FILETTO (Filetum) in Val-di-Ma- Filippo), A di vicariato ippo), prepositara e i vicariato foraneo, nella Com. e Sn mie Villafranca, Giur. di A se ducale, già di Luni-Sarzana, altual- mente nel Duc. di Modena. Giace ia pianura sulla destra del torr. Bagnone, alla sinistra del A. Magra e della strada R. pontrem.olese. 1 villaggio di Filetto una volta faceva parte del feudo dei Malaspina di Malgrate discesi dal march. Bernabò figlio di Nio. calò Merchesotto di Filaitiera, nel modo he apparisce dall’atto di divise del 13510 dal privilegio dell'imp. Carlo IV del 1355, in cui trovasi un aticolo che specifica: Malgratum, Gragnana, Urtoranum, Fe- letum, Moconum et Îrola cum ejus confi- nibus, qui sunt, ab una perte flumea Macree, eb alia flumen Bagnonis. — Ved. Matcnare. La perr. de’SS. Jacopo e Filippo di Filetto nel 1832 noverava 466 abit. Fizarro in Val-di-Serchio. — Wed. Fi nerrota, FILETTOLE in Val-di-Bisenzio. Villa con antica pieve (S. Maria) nella Com. Giur. e migl. 1 4 a grec. di Prato, Dioc. € Comp. di Firenze. FILE Risiede im cesto sella ripe sinistra e allo sbooro della valle del Bisenzio nell’ estremo confine della diversi e dell'antico territorio di Firenze, sulla costa estrema poggio, dal quale si domina la vici- ma città di Prato, l’inferiore bacino dell’ Onbrone, e una porzione di quello deli’ Arno a partire dsl Poggio a Cajano a Ser. ravalle, e da Firense sino e $i Era Filettole una delle 45 ville del distretto di Prato, dove da tempo smsi re: moto presiede una tenuta cca vago casino I'illosire casa fiorentina de’Rucellai. La pieve di Filettole di padronato della mensa arcivescovile ba attualmente sottoposte Ve seguenti parrocchie; 1. S. Biagio a Cavogliono, Prioria ; 2. 8. Cri. 3. 6. Paolo a Certoeno; 4. S. Michele a Canneto; 5. S. Leonardo Fovvi inoltre nel pivirre di Filetto. le na convento di frati Eremitani (8. Ava), de lungo trmpo ridotto a uso di villa; e uno spedalcito cca cratirio (8. Maria Maddalena di Ponte Perrini) delto volgarmente lo Spede/e de'Malsani pel lo di S. Cristina a Pimonte. parr. della pieve di Filettale conta 469 abit. FILETTOLE, talvolta Frzerro (Fili tulum) in Val-di-Serchio. Vill. com parr. (5. Maurizio) e una dogana di frontiera di terta classe dipendente dal deganiere di Ripafratta nel Dipertimento dogamale di pompini fe a sett, di Vecchiano, Giur. dei Bagni di 8. Giuliano, Dioc. e Comp. Pisaso. È posto solla ripa destra del S. Serchio fm una collinetta che confina con quella di Costiglioncetlo dello Stato e Dico. di Lucca. La memoria più selica che si comosce della chiesa di S. Muwrizio di Filetto sta im una pergamena della cattedrale di Loc ta dell'sono 836, quando quella mensa Guito perdè, sebbene tentame di rivendi. earto con altri diritti, allorchè Pietro veso. di Lecca li reclamò nell’anno got ia Roma dall'imp. Lodovico di Provenza Infatti FILI 145 Irò allcra en privilegio R., ia cuici pati inava che eta fe Rodelando cittadino lucchese, fra le altre cose resti. (uise et ecclesion unam fundetem in honorem S. Meuritii in loco et fundo Filituti. (Bravint. Memor. lucch. T. IV. — Fioszsriaì Memor. della C. Mo- tilde.) Contaltceià la chiesa di S. Mrurisio di Filettole nel serolo XIV si trova nel piviere di Ripoli della diocrsi di Pisa; dal quale diocesano, ncn so a qual epora, venne eretta in battesimale senza core suffraganee. Cemprende pel svo distreito dee orsto- 1j pubblici intitolati, S. Girolamo di Le- jono e 8, Maria Moddalrna de' Rozzi. NI paese di Filettole nell’anno 1436 fa occupato e messe @ ruba dall'ermata del duca di Milano, capitanata da Niccolò Piccinino, cui venne ritoito » mezzo marso dell'enno suseguente dell'esercito Boren- tino. La ch. phbna di S. Maurizio a Filt- tole conta gog abit. FILIANO o FILLIANO ie Valdi.Sie ve — Ved. Fiewaso. Firsaro 0 Fretiazo in Val.di.Pesa. Cas. da cui ebbe titolo la ch. di 8. Jaco. po a Fillisno da lunga età distratta, nel . di $. Stefeno a Campoli, Dice. e Comp. di Firenze, FILICAJA in Val.di-Sieve. Torre con bastione e cassero semidirato, detto tatte- ra il Palagio, sall’ingremo orientale del Pontassieve, nel popelo Com. e Giur. medesima, Dice. e Comp. di Firenze, da cui è 10 migl. a lev. Risiede nella collinetta che propagssi dal poggie di Quoma sopra la testa del Ponte a Sieve dalla parte destra del fin. ‘me predetto. Fu il costelto di Filicaja fatto marerò, nell'ameo 1363, dalla Bep. di Firenze per servire di difesa sì sottopceto borgo e te, fondato soi terreni che la mense e. scovile sino dal 1207 acquistati sveva dei nobili da Quoea e da quelli da Filicaja, due antiche prosapie megnatizie, che fige= rano di buon'ora fra i reggitori della Rep. fior. Una di esse superstite e tuttora illu- stre, quella che porta il casato de Filico- ja, nell'anno 1313 ricevè dal vescore di Firenze l'investitura della chiema di $. Michele a Sieve, ora parrocchia prepe- 146 FILI situra della terra del Puotamiove. — Pal. Pomramera. FILICAJA in Val-di-Tora. Car. che diede il nome alla chiesa di S. Regolo a Filicaja, già filiale della pieve di S. Lo renzo iu Piazza, da lunga mano annessa alla pieve di Parrana, nella Coni. e circa 4 migl. a ostro di Colle.Salvetti, Giur, e Dive. di Livoruo, già di Pisa, al di cui Comp. appartiene. È situato alla bam settentr. dei Monti livornesi salla destra del fi. Tora, fra le Par- race e Castell'Anscluo. — Wed. P. mara Fruicazia © Fermosna in Val-di. Magra. Cas. di cui portò il titolo Lu cap- pela di &. Pietro, nel popolo di S. Gior- gio a Gomane, Com. Giur. e circa 4 migl. a sett. di Fivizzano, Dioc, di Poniremoli, già di Loni-Sarzana, Comp. di Pisa. Trovaai le sue ventigie snì Gaoco me- ridionale dell'Appennino, che prende il nome di Linari dla un’an'ica rovinata ba- dia, fra Mont'Orsajo e l’Alpe di Campo- reghena, sopra uno dei sproni che fan. eBeggiano fe prime fonti del torr. T'ava- rone, mentre sulla schicna dell'Alpe mo- desima nasce il laghetto Squineio, da cui ripete la sua più remota origine il 6. Ensa. Non dirò se questo cas. di Felegaria corrisponda al Fenocluria dei marchesi Malaspina o dei loro consorti, ano dei quali nel 1000 e l’altro mil 1051 donarono al mon, di S. Venerio nel Gulfo lunense la loro porzione di besi che possedevano in Fenoclaria. Dirò bensi che questo casale è spesse volle rammentato fra gl’istrumen- ti appartenuti alla badia di sotto nome di Felegaria, Filigaria e Filega- rée, ano dei quali rogato in Filiguria, li 25 sparso 1306, tratta di ana locazione di terre che l'abate e i monaci di Linari diedero a due figli del fu Adorno da Fili- garia. Nel 10 marzo del 1337 li stessi trali affittarone a Alberto del fu Go- glielmino da Piligaria diversi terreni si- tusti a Monti. Nel 29 lug]. del 1393 Car livo del îu Pranceschino vendè a uno da Filigaria un perso di terra posto nel Com. di Terra-Roma. Finalmente la chie- sa di S. Pietro di Felegaria emendo vacata per morte di Cosimo de’march. Malaspi na, che n'era il rettore, fu dal pont. Cle- mente II, con breve del 1 agosto dell'anno 2910, incorporata coi suoi beni al conven» FILI to di S. Gio. battista degli Agostiniani di Fivizzano. (Anca. Diet. Fion. Carte di questo convento») Fiticcione 0 Fiticione in Val-di- Siewe. Cast. da molto tempo distrutto, eomecchè nou abbia cambiato questo con l'antico vocabolo di Filicino. Da esso pre- pece fra i Guel. fi e Ghibellini festegginta in Fireoze solla piszza vecchia di S. Maria Novella per le enre del card. Latinn. Uno degli Ubaldini di cotesto ramo fa quel Geri del già Ugolino da Filiccione, al quale la Signoria di Firenze sborò 1800 fiorini d’oro, 0 altrettanta som: pagò a Francesco del cav. Ugolino Senni per la veodita da essi fatta avche a neme degli altri fratelli del cast. di Mont” Accisnico, mentre l'oste della Rep. (1° anno 1306) lo stringeva di assedio, e po- neva i fondamenti della Terra di Scarpe- ria per servire di battifolle. FILICHETO delle colline Pisane in Val-di-Tora. Villa signorile fra Crespi e Tripalle, nella Com. e circa a vaigl. lev. di Fanglia, Giur. di Livorno, Dico. ù Sanminiato, già di Lucca, Comp. dî ina FILICHINO o FILICINO in Valdi. Sieve. Cas. da coi ebbe il nomignolo la ch. di S. Andrea a Filicino o Filichino, nel S. Giov: fazgiore, Com, e Giur. del Borgo S. Lorenzo, Dico. e Comp. di Firenze. — Ped. Fiticci FILIGARE nell'Appennino di Pietra. mala. Cas. con posts, albergo c dogana di frontiera di seconda classe nel Dipartimen- to doganale di Firenze, nel popolo di S. Micbele a Cavreono, Com. Giar. e circa sei miglia a maestr.-sett, di Firenzuola, Dioe. di Firense, già di Bologna, Comp. Fiorentino. : Trovasi sal rovescio della montagna Ne- dicasa, preso alle prime sorgenti del @ Idige tributario del mare Adriatico, solla strada N. postale bologurse, e alla quinta posta (35 wigl.) a sett. da Firenze. Il vasto e veramente edibzio della dogana delle Filigare, stato rocentemente costruito da capo a fondo di pietra lavo FINE tata, era portici e magazzini grandinsi sor. perade per la sua magnificenza il passeg. gere, nel vedere tanta grandema all'in LI P — » Pinem) fra Pomafa e la Castellina marit- Une N 6 Fine ho le ove sesterigioi nel fiseco cerid. del monte della Cerreta della Castellina sopra la pieve e vil di Pomsia, Rianite tali fonti in un solo sl ves incomminasi il fiumicello vero pro. accogliendo per via i borti e torrentelli e veniamo de S. Loce e da Orciano sino Sile Via Emilia alla radice settentrionale del poggio di Rosignano. Costà volgesi dal late di netro per correre quasi parallele alle strade regia prescoranala sino al pon- te della Pescera, dove accoglie quest’ulti. mo tributerio; indi piegando nella dire Siene di lib. lescia fuori la strada regia, e Wipesi al mare Mediterraneo che trova FIOR 147 fra Rosignano e Vada dopo uu barre cam mino di circa dieci miglia. Sul rovescio dello stemo monte, in cul nasce cotesto fiumicello Fine, sorge da minori polle un canale o rio tributario del fi. Cascina che porta lu stesso'myme del fiume Fine testè descritto. A cercare l'etimologia del vocabolo,che i dae fiventi devigna, sembra naturale quella che gli derivò per aver servito emi di con- fine a due diverse giurisdizioni. Così son è improbabile che il fi. Fine abbia dato il nome sd una mansione lungo la strada Emilia, che fu registrata nella Tavola Peutingeriana colla vie Emilia di Seat» ro, ossia Aurelia nuova, alla trentaduesi- ma pietra migliare, quasi 26 migl. toscane, a partire dalla città di Pisa. Per egual ragione può oredérsi che {1 fiume prendeme il nomignolo di Finè, sine da quando fu riguardato come liesa di’ confine fra il territorio di Volterta (cul apparteneva Vada)e quello di Pica; voglio dire, invanzi che quest’altitoa città esten- desse il suo dominio sopra la maeregnma Volterrana. — Wed. A Fiss, Pna e Vaso CO FIOR.m-SELVA,0 LUCIANO nel Val d'Arno inferiore. Cas, che diede il nomea una villa dei Frescobaldi con chiesa perr, (SS. Vito e Modesto), di cuì $. Michele a Lecieno è un sanenu, nel piv. di Signa, Com. Giur. e circa 3 migl. a les, di Mou- telupo, Dioc. e Comp. di Firgase. Risiede sulle colline già coperte di selve e speriaimente di pinete, fra il poggio del Malmaotile e la ripa destra dell'Arno lange la gola della Golfolina. — Wed. Locraso sopra la Gol- folina. La parr. de'8S. Vito e Modesto a Fior- di-Selva conta 280 abit. FIORA (S.) nel Monte-Amiata. — Ved. Sanza-Piosa. IFIORA (S.) o S. FLORA in Val-Ti- berina. Cas. oh'ebbe nume dalla sua ch. iale {5S. Flora e Lucilla) una delle ontiche Giliali del piv. di Miceiano, ora dell’arcipretara di San-Sepolera, alla cui Com. Giur. a Dico. fu assegnate, Cossp. di Arezzo. È situata io meziò a una fertile pisnu- ra sella ripa destra dell'Arno, fra Anghis» ri e Sen-Sepolero, dalla cui cià è migl, adalib 148 FIOR pare. di S. Fiora in Val-Tibsrina conte 250 abit. Fioaa, 0 Fiona (Borso di $.)— Wed. Bastia nel Val-d'Arno inferiore. FIORA (8.) pi CARDA. — Fed. Can. na nel Vel-d’Arno caseotinese. Fiosa (8.) Piccona. — Ved. Sraa- ciaso nel Val-d'Arne aretino. —— ni SARNA. — Wed. Sanna nel Val-d'Arao casentinese, —— 1 SCORGIANO. — Ped. Soon - raso ia Val-d'Elea. —— 1 STAGGIANO. — Pod Srao. Giano nel Val-d'Arno aretino. - —— 1 TORRITA in Val-di-Chiasa, — Ped. Bavix di Tonnara. —— 1 VERRAZZANO. — Pod. Vane mazzaso in Val-Tiberina. FIOBALLE (MONTE.). — Pod. Mon ra-Fiosatte in Vel-di-Grevo. FIORE (MONTE.) in Val.di-! pretendi Porta questo nomignolo eno monte che sorde dall'Alpe è di Mon renda alle prime fonti del Game Auletta nella $. Pietro a Of ino, Com. a circa sana, Comp. di Pisa. Esisteva costò ua fortilizio, (forse quello che ora appellasi Cestizlioneello) preso di mira nel 106 da alconi fazioni che tentarono di di notte tempo, mediante una scalata per toglierla a Nic- colò Malaspina marchese di Fivizzano. Appella a tale aneddoto ana epistola del Ri marzo di detto sano, scritta da Caso. la da Giovassi Ser-Nicolai giupdicente in Lanigiana per Paolo Guinigi signore di Lucca. (Batoin. Miscellan. T. IV.) FIORE (MONTE) pelle Valle dell’ pistojese. È ano dei sproni del Moat'-Albano che scende dalla parte che guarda Pistoja, munito già di torri. £ rammentato nelle croniche ne, specialmente quando quel popolo, nel 1228, andò a cete la prima volta col earroccio infino alle burgora di Pistoja; nella quale occasione farono disfatte le torri di Montefiore ch'erano molto forti, e il const. di Carmignano fa tolto ai Pistoje- si. (G. Vituum. Cronac. lib. VI. c. 5.) Attualmente appellasi la Gonerna al Fiore nel popolo di S. Biagio a Piuvica: e Castel de' Fiorini un'altro luogo nella parrocchia limitrofa di S. Ma- FIOR ria a Msisuo fra l'Ombrone e il torr. Stella. FIORENTINO (CASTEL.) — Wed. Cusre-Fi no» NO (CASTIGLION. Ved. Cusrisvoz-Fiones FIORENZA. — Ped. Firenze. FIORENZO (S.) « S. FIRENZE nel Val.d'Arno aretino. Contrada che ha duto il nome a una part. caburbana di Arezzo (8. Gio. battista a S. Msren:e) nella Com. Giur. Dice. e Comp. Aretino. È citoata in costa di un poggio pietro- so, ricco di viti e di fra la muova strada R. dell'Adriat co e il fumo appel- lato Bicchieraja, 3 migl. a scir. della città di Arezzo. 8. Gio, Battista a $, Firenze ha 200 sbit FIORENZO (S.) o 8. FLORENZIO me VESCOVA nella maestre. di im DI i Arosio, Camp. di Sica. di Vescona, già onstelletto dei coati Guinigi della Scialeaga. risiede sul- la cresta di ama piaggia cretosa, per da ve pana le strada R. Lanretena. che da Siena per la Taverne d'Arbia si dirier ed Ascisno, restando alla sua destra la ch «li #. Florenzio eoa le sorgenti del torr. 4r- biola, e alla sinistra la villa signorile di Vescona de’nubiti Seraciai di Siena. Salla strada maestra esisteva uno di quei tanti spedili per î pellegrini, di coi era piena la Toscana. Esso trovasi ram- mentajo negli statuti senesi sino del 1308. TI Com. di Siena verso il 1393 fece costruire in Vescona una roces; disfatta o rinchiusa attoslmente fra gli edifizj della villa © fattoria Seraciai preindieata. La perr. di S. Fiorenzo a Vescoma con- ta 156 abit. FIORI (MONTE) nella Valla del Ssn- terno. È un risalto di monte che fa perte di una pendice dell'Appennino, detto Sasso di Cestro, posto sulla ripa sinistra del E. Santerso, nella parr. di S. Marti- mo a Castro, Com. Giur. e circa 4 migl. 4 pondib. di Firenzuola, Dioc. e Comp. di Firenze. FIORINI (CASTEL na') nella Valle dell'Ombrone pistojese. — Fed. Fiona Mostra). FIRE FIRENZE, FIORENZA. PFLORENTIA. — Città metropoli della Tescana, bella, fortunata, felice; residen. na dei suoi Grandechi, e sede arcivesco vile. cisione di Tacito. Scarso d'ingegno com'io sono, ma costen. tee erlaso di adempire, comunque io possa, all'obbligo spaventevole che mi s000 im memini scritta e conosciuta, è meglio dir che difondersi in molte parole. Mi è duopo inoltre prevenire il lettore, che all'art. Comustra' di Finzszz, dove mon è molto da dire dello stato fisico del suo territorio, come quello che è quasi tut- to riachimo fra le civiche mura, mi ci. offre ocessione per sonennare il giro è posizione dei cerchi più angusti intichi della citte, e i suoi stabili- con i principali tempj e di Firenze, spartita dal fume quattro grandiosi pooti di pie- FIRE 149 10 di delizia, amene colline, une Gorrate ubertosa e salubre campegna, in guisa che vieta dall'alto une immensa cità toll'in. contemplata il diviso Ariosto, quendo nel'capitolo XVI delle sue rime soriveva : Se dentro unmur sotto un medesmo.nome, Foeser roccolti i tuoi palassi sparsi, Non ti sarian da pareggiar due Rome. Richiamando alla memoria quanto dissi all'art. Fizsoce, senza Gavoleggiare sull'ori- ine di Firenze, 0 sul'etimologia del suo mome, che cre dal culto del dio della Guerra, ora dal fiere che porta per eable. ma, diseesi figuratamente città di Marte, tà del Fiore, solamente mi farò le- cito di ripetere qui un satlco prognosti- ca, che a Firenze meglio fore che ad al tra città si potrebbe applicare, quando la Sibilla Eritrea, o chiunque fosse, an. deva vaticinando di un peese di Euro. pa il seguente sugurio: « In Zuropee » partibus ex rore nobili descenden iam Romuli Romulenes floo quidem Aioridus candore mirabili Uiltutus sub Morte nascetur. Sed citra florum morem cum difficuliote ac dierum » longitudine deducetur in formam. » Ante tamen quam arescat sibi multa- ® rum gentium subitciet mationes. Et issimili si esprimeva la Sibilla Tiburtina, che dicesi coetanea di Oitaviano Avgosto, quando ciuè Roma sta- va per scendere dall'apogèo della sua glu- ria, mentre la città del Piore era appena sall'apparire. di quella nobile ruiode che dava la vitae duvesa far sbocciare e Bioeire sotto l'influsso del nume tutelare (Marte) quel candido giglio che fu costaa- te emblema di Firenze. Firenze infatti dai Gesolani (Aomulesi) i imcipio ; dalle culovia cesariana’ di Angusto acquistò territorio e ria mercantile più indipendenza del medio potenza, foriuna e reguo, 2a che il batbaro Tutile abbia evato il demerito di distruggeria, uè Carlo Megao lo giuria di rifabbricarla. » 250 FIRE Chi aon desìa der corpo alle ombre è inutile che vada cercando Firenze o la sua storia fra quelle delle città Etrusche, pè di Roma repubblicana; mentre se peo possiamo accertare nè negare, che a quelle remote epoche esistessero presso le spon- de dell'Arno, quà dove Firenze siede re- gina, delle sparse borgate o casali sotto i nomignoli di Villa 4rnina, di Cemarzo, di Fiorenza una di cue ville sino d’allo- ra venisse intitolata. Parve bensì ad siconi che Firenze fos- se già sorta in grandezza molto innanzi che tadesse la Romana repubblica ; e che della medesima cità voleme dire Lurio municipj d’Italia (Spoleto, Preneste, 7n- teramna e Florentia) furono da Silla vendoti all'incanto, quesi nel tempo ster- so che il vincitore di Mario faceva spis- compagna e potentemen- che io quelle con- te sostenuto dai Sannii trada dominavano. scrittori, ne in- vita di per sè stenta a stare im guardia e meitere in dabbio, non già l'asserto di Floro, ma la svista di chi i suoi libri co- pista, potendo aver lelto per avventara invece di Florentinum; paese che corrisponderebbe alla tuttora esisten- te città di Ferentino, descritta da Strabo- ne solla via La poco lungi dall'Inte- ramna del È presso l'odierno cast. d’ Tola sol Garigliano. (Stassos. Grogr. Hib. V.) stessa città della Campania rem. come illosire moniripio da A. Gellio, e da T. Livio all'anno 569 di a, (lib. XXXV.) quando nel sno vasto territorio fo dedotta nna colonia Latina. Avvegnachè non solo è ignoto, che al tempo divisato esistesse, non che fiori città nostra di Firenze, ma totti i fatti storici concorrono a far credere, che il Ferentinodei Volsci (detto anche Ferentio già Firense dell'Etruria, fowe vendi ol suo territorio all'asta pubbli la, dopo aver egli disfatto (anno 83 avan- FIRE ti G. C.) l’esercito dei Sanniti fuori delle porta Collins presso Roma, e quello co- + mandato da Mario fra Segni e Ferentino, T l'opinione di Colaccio Saluta- ti, abbracciata con molto senno da Vin- cenzio Borghini nelle sue elaboratiesime indagini sull’Origine di Firenze. Cosicchè senza accettare lutto quello che su di ciò da molti fu dato sicuramente per vero, ancorchè alcune cose manifesta. mente non convengano con la verità dei tempi e delle cose, e senza rifiutare amolu. tamente per false tutte le opinioni emer se e totti i racconti dati per geauini, si può dire non ostante, che Firenze sotto l'impero di Cesare Ottaviano avesse un ter. ritorio suo proprio tolto (siccvme fu. già indicato all'art. Fizsott) agli antichi colo ni Besolani, per assegnario a on numero ignoto di legionar], a ragione di 200 jugeri per cisscheduno. — Che la colonie mili- tare di Firenze sorgesse ben presto in va qualche aplendore, lo fece conoscere Ta. cito nei enoi Annali, allorchè, nell'anno 16 dell'Era Cristiana, il Tevere fatto gonfio per lunghe piogee portò tanto gu sto alle campagne di Roma, che in Senato a moderare in seguito le inondazioni di cotesto fer i quali la Nera e la Chiana. Forono perciò ascoltate le ambascerie dei municipj e culonie interessate in tale afare, fra le quali si distinse quella de’fio rentini perorando la loro causa; e ffinché torta dal corso antice non isboccasse la Chiana in Arno, e i fondi loro inon dosse. (Tactr. Annal. lib. I. cap. 99.) Donde chiaro apparisce che i finrentini coloni. (onme i fiesoleni ascritti alla tri Scapsia) ottennero sino dai e legislazione propria: che è quanto dire contado e amministrazione diversa da quel. te della città e contado Giesolano. — Wed: Fissore. Sebbene la storia per un lango periodo di secchi non faccia di Firenze menzione che sia da dirsi di qualche rilievo, pore de altri argomenti si può ragionevolmente de- durre, che essa durante il romano impero obiltà di edifizj pubblici ; la grandezza del sco anfiteatro, che poò concepirsi tuttora dalla soperdite porzie» FIRE te dell'atabito esteriore, passeggiaodo fra le piazzette di S. Simone e de’Peruzzi prossime all’ingresso di quella di $, Croce, ehe trorssi a lev. fuori del primo cerchio della citt; mentre al evo pon. porta sempre il nonse di Terma ana strada, do- ve furono i bagni pubblici fra le case de’ Scali, poi Bavadelmonti e la loggia de’ Noa parlerò del tempio più insigne delta cità che nel Battista Cangiò il primo come quello che può dirsi, rapporto all" età, un monumento perpetuo di contro- vwersia archeologica; nella, stessa guisa che, rapporto al materiale è oggetto di ammira. zione per gli artisti, pei curiosi e pei de- voti sorpiresi © indecisi, ce la materia vio- ca o sia vinta dal lavoro, 0 sé l'edifizio primitivo resti ecclisato (come sembra ai più) dai suoi portentosi atcessorj. Srato bi Fraznzt gar seconso dl DscINO sE00LO A dimostrare che Firense (priacipiando dal serolo secondo dell'era volgare) già fome giuota a un certo splendore, vaso le premura dell'imp. Adriano; il quale dopo avere governata a nome di Trajano l'Etruria in qualità di pretore, divenuto eiso stesso regnante, nell’anpo secondo del so0 impero (119 dell'E. V.) restaurò la via Cassia guasta dal tempo, prolangandola (a tenore delle espressioni di uma superstite colonna miliare) sino a Firenze dai confini di Chiosi. 4 Clusi- norum finibus Florentiam perduzit. — Ved. Via Casa. Varie lapidi scritte, e qualche torso di statua con pochi altri cimelj trovati in Firenze rammeniano il tempo degli Anto sini; © forse ci richiama pure ell’epora stessa il testè citato anfiteatro, che sotto no- me di Parlagio a'tempi posteriori so- leva appellarsi. Era quellostesso Parlagio, nel quale fu esposto alle Gere coi suoi compagni il fo- rentino martire $. Miniato solto l'impero di Decio persceutore acerrimo dei novelli gristiani. Dei quali Firenze contare doveva sn buon numero, tosto che 6o anni dopo quel martirio (313 dell'E. V.) per testi monianza non dubbia mppitmo che al sinodo adunato in Roma dal pontefice FIRE 15î Melchiade intertenne Felice vescovo di Firenze. Lo che avvenne 80 anni prima che S. Ambrogio vescovo di Milano conse- crete la basilica Gorentina di S, Lorenzo fabbricata 00) denaro di pia donna; e ciò un buon secolo innanzi che accadesse la liberazione della stema città e di totte la Toscana dalla spaventosa © Foneotioa i rusione dell’oste sterminata di scesa nel 408 con il loro re Rata devastare l’Italia. Al quale avronimento ci richiama la sto. ria di Firenze, stantechè Paolino discono di S. Ambrogio che scrisse di quel ssato vite, rammenta la seguente particolarità : che nel tempo io cai Radagasio assodia- la città di Firenze, il. vescoro Am- » brogio (pastato all'altra vita sino dall’ » anno 397) appari in sogno ad uno dei » suoi cari fiorentini, cui promise nel di » seguente la Jiberazione della patria; la » qual visione da lui riferita ai suoi con- » cittadimi li riempiè di coraggi*» Infatti è nel giuruo appresso, srrivato che fa » Stilicone geberale dell’imp. Onorio, si » riportò vittoria de’nemici. » Tale particolarità supplisce a ciò che lo pro. non fu avvertito da Paolo Orvsio, da S. Agostino e dal cronista Prospero; l'alti- mo dei quali scrisse: che l’esercito ster- minato di Radagasio, non già sopra Firea- ze solamente erasi diretto, ma cheera di. viso în tre parti, per cai fa più facile di superarlo in quella maniera, che secondo tulte le apparenze elibe del miraoaloso. Avvenne perciò, che i forentiai peco tempo dopo tale liberazione, per consiglio del loro santo vescove Zanobi, innalsaro. no qar] tempio che poi divenne cattedra» le, sotto l'i "invocazione di 8. Reparata, in memoria del giorno ad ema festivo (8 otto bre) ia cui la città nostra fa liberata dall esterminio minacciato dal feroce condatto- re degli Uoni e dei Sciti. Ad eteroare la quale gicordanza il po- polo Gorentina, dopo che ‘era divenuto li- bero di sè stemo, provvide affinchè nello atesso giorno si corresse ogn’anno un pa- lio, il quale prendeva le mosse alla porta S. Pier-Gattolino sinq al Vescovado. Un consimile esempio pare che fome praticato în Lucca, e in altre città o terre della Toscano, non che della Romagna contigua al Mugello; essendochè alcune di quelle antiche chicse matrici furono de- 132 FIRE dicate alla stema vergine e nisrtire Repa- rata, Che Firenze infatti sino d'allora fosse circondata de fossi e da an cerchio di ma- taglie ne abbismo una conferme in Proco. pio. Îl quale sella storia della guerra go- tea, all'anno 563, racconta, che tre capita. mi di Totila », castris tircum moenia pesitis, mentre vi era a eustodirla‘umo dei più valenti capitani di Belisario; cicè, quelle stesso deca Giusti no, che tre anni innanzi cos la sua divi- sione aveva assediata, presa e forse sache tmanteltata Fieoole. — Ned. Fissora. Molti scrittori, riportandosi al racconte di eloune rroaiche, o piuttosto di leggen- de favolose, diedero come accatata la di- st'uzione di Firenze per mano di Totila, (che talani confasero con Attila): romecchè le sue ‘folangi altro denno non sembra che le rerassero fuori di quello che potè derivarle da un passeggicro accampamen- to. Che se la stessa ciità in segui dovè aprire le porla e suitomettei volere dei tre cs DI Totila, niun documento ci assicura che da essi, 0 da chi Iurosuccesse, venisse ab bat'ata e rovinata. Se ciò realmente fome accaduto, nè gli autori di quell'età lo avrebbero taciuto, nè la città di Firenze avrebbe avuta oct» sione dieci sani dopo (nel 553) d'inviere fncuniro a Nassete i snoi rappresentanti, per avere dall’esterminatore dei barberi la promessa di salvare la città, gli abitanti @ i loro beni. Non veribcandosi la distruzione di Fi- rente ci tempi di Totila, nè trovandosi al- un’altra ragione per attribuire lo stesso supposte si Longobardi, che in Firrose arrivarono in un tempo in cui illoro farore ersi siquanto contro le ense e le genti romane sfievolito, nom ebbe per conseguenza motivo Carlo Magno di ri fre Firense più bella che non era; ric. itome allo stemo fortunate conquistatore mancò l'orcesione d'ianalzsre la «birse de'SS. Apostoli nel borgo occidentale di tema città, che si disse consacrata il capitano Orlando; e tattoriò in tempo ehe Carlo Magno era fe centinaja di mi- glia loutano dall'Italia, mentre tanto Tar- Dino questo Orlendo mon si irovavano più mel semery dei vivi. FIRE Deve bensi Firenze a Carlo Magno la ripristinazione del primo poli tico e militare, sutto il Ltolo di dacs, cui venne in seguito sostituite quello di conte con altre subalterne dignità di Giudici, Senbini, Vicarj, Vicedomini, Avvocati e Centenacj. I quali ufiziali minori, a for- ma del Carolingio dell’ asoo 809 (6. XXI.) dovevanti eleggere e stabi. lire, non dal re, ma dal ‘conte e dal po- Ja consegurnia di ciò son si dovrebbe durare gran fatica a credere, che sino da quei tempi fosse stata in Firense al pari che nelle altre città del regao Longoban. do ene tal quale forma di civico regi. me, e di pubblica amministrazione, senza dabbio allimo residuo di quella istituzio- me municipale lasciata dai Roma: che può dirsi il principio più remoto di quel- la civica libertà che sorse solto i pe logiganil tori Svevi in Italia. Srare di Freenza nei pari ran secori DOPO IL wILtea. NI pertito presenelaee. XI dalla contese Bratrice a favore della chiesa e dri pari: caldamente sostenuto tilde, apri un largo campo tetti i popili della Toscane, per eman- ciparsi dal «upremo dominio degl'impera- tori e del loro vicari. Cosicobè i fitiche agitazioni si ereme, e qui larga e solida base fa stabilito na gurer- ne manicipele retto, da primo dai cvnsoli e anziani, quiadi dai priori (i signori) delle varie vorporazioni d'arti e mestieri, preseduti da un Gonfaluniere, e serviti a breve tempo da tre grandi ufiziali fore- alieri, Potestà, Capitano del popo!0, ed Ese- entore degli ordinamenti delle giustizia. N quale regime politico Bnalmente per vense a supplire in ogni genere alla sovrana autorità. Fo verso il 1062. dopo la merte dello selante pont. Nicrotò IT, vescovo di Fi. nome di Gherardo, quando gli il papa Alessandro Il che sedeva sulla cattedra di Luoca; fa allora, io di- orva, che si diede il primo esempio di va inaperatore fulminato da quella romanica, he veminò il germe delle cittadine di- TIRE rardie sulto nerre di Popisti e Iu:periili, “ Guelfi e Ghibellini, di Biorchi Neri, è nto eltie consimili divise, «he tutte le città in genere, ma in special mo» do questa di Firroze, lungamente ogito- ‘ono, Frattanto in simili tranbuîti p.litici, hi cuteste guerre fra il sacerdozio e l'im- re, procperando le oprrazioni mercantili e T bocce dei Borri, peri N) si sprivaso muori sbocchi all'indestria me- mnifatturiera, nel tempo stesso che il terri. torio della madre patria si ampliata, e che ‘il reggimento del Comone spingeva sempre «più lungi il cuo potere. Infatti i nostri primi cropi.ti pongeno all'anno 1098 l'allargemento del secrndo cerchio della città, che precedè di 200 anni a rca la deliberazione e le fondamenta gettate per il ferzo e attuale *recipto della medesima, sebbene esso non che molto tempo dopo. ’ di Pressa. Dalla doviziosa suppellettile di tanti *ermpilstori di vicende patrie raccogliendo alcun chè di quanto oceurre a ristringere in peche pagine le m che, politiche e smmi ti città, a partire dalla minorità dl re d’ Ttalia Arrigo 111, si può dire, che la Tcsra- va, e precipuarente Pirraze, nel perivdo sopra divisato si reggene in apparenza in nome del re d’Italia, ma in realtà ad ar- bitrio di un di lui vicario o della sua don- ma solto il titolo di marchese. — Vi si. puoreggiavo la gron contesa Matilde Biglia del mercb. Bonifario, allorquando ni »:1 1113, moveva contro Firenze. In gni- va tale che i cittadini per rin'uzzare co- tanta baldanza fecero una delle loro prime imprese militari sccorrendo sd amalirlo in una Licocca de’eunti Cadolingi, qual era quello del castello di Monse Cascioli, o Casiolli, pesto $ in 6 migl. a pon. di Fi- renze, e pico lungi dell'odierna villa di Castel-Pulci, dove restò wociso Ruberto vicario del re. — Ved. Casciori (Menrz) eCatu-Puro. Da up si tenoe principio cominciò la grandezza di cotanta cil tempo in ‘cui fl di Ici contado nos oltrepassara, al FIRE 153 ‘diie &1 divino Alighieri, Trespisno di di Gallezso. . Ma ce da un lato la divisione fra il treno e ‘l'altare; da noi poco sopra acorm- ata, fa il segnate di usa quasi indipes» H governati, fra il Menza fra i g:vernani pei gioramenti, la rapina, abborrita schisvità, e vemini ti oppr'wevano la pivera umanità. Per tal modo si vis : pei prini anni del secolo i in Firenze il secondo ccp- cilio generale (nno 1105) precipuamente tnotivato dal vescovo Banieri uomo dutto, quanto giusto. 11 quale prrlsto presedè 62 coni la chico fervotine, siccome pai perisce dall’epitifio che la città riecno» scente pose al suo sepolcro nel tempio che sersi’al primo dumo di Firenze, Ebbe questo buon prelato (6 în ciò non fa wlo in quella età) Sese opinione, the forse mondo, erederlo n malvagità dei tem dalle prave ingerde voglie degli non meno che dsi ternessoti, dalle inonda» gioni, dalle apparizioni di ccmete, da mo- stroosi avveninienti e da tanti altri feno. eni della natura, che allora in sullaterra abbondarono. In mezzo a tale stato di crse si trovava Firenze, quando il pip.lomini.tv e grasso orn.inciò a mettersi ib arne per \eprime- re le oltracotanti schiatte de'Cad.lingi, - degli Ubaldini, degli Uberti. degli Uberti» ni di Gavilleedi altre famiglie magnatizie. Avvegnechè sino d'allora i riggitori della li, tascente repubblica presero tale partito da far conoscere alla posterità ch'essi avevano uma fondate ‘erqui lione intorno l'arti dl governo. Quindia coloro che aderivano 1o- Jentieri, e che si mantenevano fedeli alla città, usavano molti segni di umanità e di distinzione; sl contrario quelli che ricusa- vaso di vbbidire erano puniti con l’esclu- sione dalla borsa dei signori priori e dalle società delle arti, coll'ammonire ed esi. liare i treppo fazioni, coll’espognare le loro torri, mentre le possessioni di ewî s'incorporavano al contado e patrimonio della Repubblica. Estimavano quei magistrati, che sc la 154 FIRE ala forca del potente talora basta a vio- cere e negiogaie il debole, non evi che Ra ragioor, e un modo più umano di go- vernare che possa afezionare e legare co- stantemente ìl viato al vincitore. Così la Signoria di Firenze crebbe in ripatazionee randezza dopo che fece intendere ai com ta che per liberarli dalle brutali estorsioni di sanuguinarj sgherri, e di se Glicsi feudatari, aveva determinato di Leverti sotto la sua tutela e perda] ricomprando dagli antichi padroni le loro vita e le loro cose, e spese volte rindenaiz. zando il siguore della perdita dei diritti e regioni feudali, non che del costo dei Joro castelli, torri e resedj pegandoli più di quello che non valevano. Ognuno che voleme darsi la pena di calcolare le sole prorrisioni della Bepab- Blica registrate dagli storiografi forentini, relativamente allo somme pegate dalla Si- quooria di Firenze, (senza dire di quelle che non si conoscono, 0 di cui manca il valore) facilmente resterebbe convinto che, forse niun contado fu a cusì caro pretzro acquistato, quanto quello che nel giro di tre secoli andò formando la Repubblica fiorentina. Mentre i popoli della campagna sccor- revano da ogoi parte solto l'egida della legge,. la Signoria di Fireose fabbricava toro nuove Terre regolari e mualte di mo- ra torrile, perchè servissero di ssilo ai sefagiati. I quali con la mercà dei privi. legi ed esenzioni potentemente alla causa affiliava, e ciò nel tempo stesso che di nuvvi subborghi e di numerosi edi Sri si sccresceva debtro e fuori la città capitale. Altronde questo agitatissimo stato di rivolte, facendo senno dell'uomo plebeo, promavera îo tanta energia di vita ua coraggio animoso, e en'indu- stria sempre crescente in una nazione som- mamente perspicace, cui tuli’altro epite to dare si dovera fuori di quello che di ibuito dalla malignità di chi disse dei fiorentini, che Vecchia fama nel mondo li chiama orbi. Già da gran tempo le generazioni meno antiche e meno partigiane hanno decisa, se fa generosità grandissima piuttosto che cecità quella usata dei fiorentini allora quando essi offersero ai Pisani di guardare la loro città dalle interne e anche dalle FIRE esterne agitazioni, mentre i cittadini atti alle armi accorrevano all'impresa delle isole Baleari (auno 1114 circa). Se fa ce- cità, allorchè, in ricompensa della custodia fedelmente i difensori scelsero, fra le spoglie offerte, i due fusti di colua- me di porfido, che Lattora davanti alla por: ta di mezzo del tempio del Battista veg- gonsi collocate. Tasto maggiormente lodevole risulta- re deve colesto generoso procedere di fronte 1 coloro che ripensano; come l'ab- bandono delle proprie case per difendere quelle degli altri, fruttamse ai fiorentini 1’ incendiomateriale della loro patria, e quei Jo più terribile che derivò da uloine opi- mioni religiose. Fa in quell’anno rico del ritorno trionfale da Majorca, 0 poco dopo, allor chè cessò di vivere la contessa Matilde, la quale chiamando erede della sua casa e del sao podere Îa Bede Apostolica, lasciò alle generazioni suncessive an fomite inestin guibile sioni e di guerre acerbissime. — Quindi mon passò molto tempo che l'imp. Arrigo W con poderosa oste rientrò in Italia per costrastare al pontefice i possessi della sua corona, gran parte dei quali erano stati sino allora presi e goduti dai marchesi di Toscana, per il poverno della quale limp. condusse il march. Corrado di lui pipote, Nè lungo tempo passò in mezzo a tali tarbolenze che vidési succedere al trono della Germania e dell'Italia quel Federi- go Barbarossa, il quale mise e sogqnadre non solo i popoli della Lombardia. ma che promosse în Firenze una delle più feroci commezioni popolari, che fu il fu mesto segnale di Lante altre civiche cale- mità. Fra le quali disgraziatamente cele bre per le conseguenze si rese quella del 1215, promessa dagli Uberti per una donzella nobile fidanzata poi ripudiata da un Beondelmonte. Ma le prime risse, che cangiaromi în battaglie di partito, ebbero un tristo pre- ladio fino dal 1177, epoca della ca- duta di una pila del primo ponte, situato allora fuori della città, voglio dire, vecchio. Furono quelli della i più possenti e maggiori cittadini di Firenze, che coi loro segnaci nubi popolani, cominciarono a sopraffare i con- toli, nei quali consisteva la prima magistra- FIRE turacleggibile con certi ordiaia corto inter. più parti della città, da contrada a cootrada, da torre a torre ; le quali torri fino d'allora crebbero per la città in buon mamero all'altezza di 100 e di 120 brac- cia. (Maresrni. Cronica fior. cap. 80) Pertanto non è da dire che, nei tempi posteriori alle due epoche e avvenimenti testè citati, si vivesse in Firense senza apargirento di sangue cittadino, arvegns- chè le sue piazze speme volte servirono di orribile spettacole a crudeli esecu- ziooi. . To non debbo nè pomo quì enumerare le molte traversie pubbliche e private della metropoli della Toscana, tosto che da una numerosa schiera di valentissimi storici dell'ano e dell'altro lo furono fatte Innghe e replicate descrizioni più o meno fedeli, più o meno tetre 0 Inminnee secondo la loro maniera di vedere e di Fu infatti da molti ceservato che il Malespini e G. Villani, mostraromsi pre- occupati da sssurde e insulse leggende te. mute da essi in luogo di folti veri; e “nom senza ragione fn tacciato il Villani di sentire troppo in favore della parte Guel- fa, siecome srrivera con pungente rabbia Ghibellina Dante, il quale sempre indispet- tito contro giodiri e reggitori che con- corsero a sentenziare la soa condanna di esilio, livido nelle cue opere si evventa alla fama dicoloro che ai suoi diseguvi in qualche guisa avveni si dimostrarono. Alcupi di quegli storici supposero, che i i di Firenze fossero ona consegnenza © piottosto reliquia del governò r-* serbbene non siavi più dubbio che ci magistratura venisse introdotta nelle citt: decisero per comune interesse di stare all’ obbedienza dei loro maestri, che cunsoli appellarono. Coni senza 1°, ippoggio di dormmenti del - tempo, e scevri di prove legittime, i primi cronisti ehhern anche a credere, che molte Illustri e primarie famiglie, parsaggio di Carlo Magno, altre all’arrivo di Ottone il Grande, venissero d'oltremanti a stabi Vini in Firenze. » Pita, a Pistojao pei Noro contadi, nei quali ottennero ville e FIRE 135 cutelli, badie e altre chiese doviziose di beni di suolo. Fu detto cusere di queste ultime arri- vate con Ottone ] la' schiatta dei conti pranino e nelle Valli dell'Arno snperiore e inferiore, in quelle dell'Ombrune pisto» jese, delElso e della Sieve sino dai tem pi dei re Ugo e Lotario, vale a dire molti anni innansi la venuta di Oitone il Gran- de in Toscana. — Ved. Facso, Faro (Ve 00), Pisrosa, ce. Contro questi potenti feu Firenze ebbe per togliere loro e disfare il castello di Monte di Croce, fra l'Arno e la Sieve, ora per acquistare dai medesit Montemurlo, fra Prato e Piet Vinci, Empoli, Monterappoli e altri molti castelli, nel Val.d'Arno i pel nalmente moltimimi altri più ter. di in Val-d*AmBra, in Mugello, url Ca sentino e in Romagna. Operavasi di simi. cio destro della chiesa e dell’indipendeosa Toscana, Imperoechè poco dopo mancato Federi.so II (20no 1250) i fiorentini cavalcarono in Magello per punire audacia degli Ubal- dini, corsero a Pistoja per abbattere i Ghi- ciarono a_ Pontadera, dove restò ecenfitto l’esercito Pirano, quando de un'altra parte facevano fronte aenesi per sostenere |’ pendenza di Montalcino, € tutto ciò si operava nel giro di uno stesso anno. A buon diritto pertanto i fiorentini erlebrarono, come fausto l’anno 1259, il quale chiamarono l'anno delle vittorie. Ta questo tempo la città essendo tran- quilla e felice, quasi per trofeo di partiti che, vivente Federigo Il, l'avevano tenuta divisa, fu coniato il fiorino d'oro della somma purezza di a carati e del peso di un ottavo d'uncia, con l'impronta 156 FIRE del ceoto Precsrsore e dei gizlio, m meta che per la buatà e b-Hla forms fa imitata da quasi tette le auzioni di E 1r»pe. e con- servata cum pes variazione di pes> e mi ma affatto di lega anco ai di sestri, sutto mome di srochie» gigliato. Del quale Bo- rino è tre vlte maggiore l'altro più con- sueto giglisto, ova nciete ia com nercio csi nome di raspone. Dar anni prima che tili 008° si opera sero, Firenze aveva rifo mato il govera» e militare. affiluodo quello al consiglio di 12 i, questo a due Giudici furestieri, priestà e capitan del quali militavano i citta. ie ischiere com grafalo. mi, 30 per La città e g5 nel coniafo, quan- Li erano allora i pivieri. Che la fortane usa screcssw it popolo fioreatino in mezzo alle sue contentezze, e c'te l'onore e la probità pabblics e priva- ta soa si lasciassero sempre vincere dalla bramosia del guadagno o dallo spirito di partito, lo provano due Tatti storici che occersero a quel tempo e nell’anno mele porterò col Villani le parule del sutore cintemporanro, qranlo nel 1256, mau larono iu ajuto degli Orvietani 500 cavalieri, dei quali itano il cate Gaido Guerra Gionto questi in Arezzo, senza volontà © mandato del Comune di Pirenze, caociò dal governo e dalla città i Ghibellini che me tenevano la signoria, mentre erano in pece coi fi-rrentini. Per cui questi ultimi corsero al oste a Arezzo, e tanto vi stet- tono, ch'ebbono la terra al loro comanda. mento e rimissovi i Ghibellini. Tale racconto prestesi eziandio a corro borare l'opinione già da me esternata all” art. Cosrosa, rapporto alla sorpresa e as- salto dato a questa città nel febb. del 1258 dai Ghibellini ellora dominanti piuttosto che dai Guelfi faorasciti di en- trambi i paesi. L'altro avvenimento che avrebbe im. mortal.to un cittallino del di Roma, se a partenito, seguì dopo la vittoria riportata nel 1256 al ponte al Serchio dai fioren- tini sopra i pisani: per la quale i vi dovettero comprare la pace a cundiziuai essi gravose, come era quella, di cunse- FIRE guare la rocca di M irene pren Pietro senta. Nu0 patesdo cos Le furza, tentara. segretamente alcuni degli anziani di Fireaze, perchè il cast. di Mutrone fome piatioste atterrato. Era ano di emi AlJubrandiao Otto. buoai; il quale aclle prec denti discus nervi an dispealiose presidio per cuato della R-pubblica. Ma dilla cecreta offerta che gli venne esibita di fac Giuriai d'oro, se a loi riesciva di far prevalere mel giorno della detibera- zione la già emesa tanza ci avvide ch: egli c’iagsanava. Tur. muto pertaoto in concilio eva tenta elu- queasa perorò, che giuase a far preadere il provredime.te cratrario. Era sslita Piroaze in breve giro di an- ni a testa prosperità e fortezza, che non solamente capo di Tis ana divenne, ma tra le prime città d’Ital moverata. 1 Ghibellini pertanto. veggendoi man- care di aqui pubblica eatorità, e avendo alla testa Fariaata degl: Uoerti,si raccolsero tut. tia Sieca, nua delle città ch'era tornata di Quovo in guerra coi fi wvatini mercè l'aju. to di Maofredi figlio di Federig» II re di Paglia. Il quale regnante nel mese di luglio del 1260 msadò in Toscana a so. siegno degl'iaperisli 80 cavalieri tede schi sotto il comando del conte Giordeno, capitano in quei tempi assai reputato. Fa allora che i Ghibellini di Siena as- sietiti dai pisani e dai faorasci‘i di mol. U altri bandirono oste a Moatal. cino. Nè ermbrando cosa. convenevole ai reggitori di Firenze di abbandonare alle proprie forze i Montalciaesi, senza porre fodagio in mezzo, raccolsero e inviarone colì ua podenno esercito. Il quale per dei nemici fatto deviare di stra- da, colla lusinga di consegnargli una delle porte di.Siena, diede occasione ella fammora battaglia di Mustaperto, che appellare si potrebbe il Waterloo del medio ero. La strage, per la quale fu vista l'Arbia parve agli scrittori fior.di poterla paragonara (proporzionando fe cose alle nazioni) alla difetta di Canne; seppare non la superat ve nelle conseguenze pubbliche e private. FIRE Sarebbe opera lunga e laboriosa il re- Qistrare tanti esilj, tante crudeltà e tante vendette operate in Firenze e nel suo con- tado contro le persone e le proprietà, senza dire tatte i) male che risenti la Toscana © gran parte dell’Italia superiora dai vin citori di Montaperto. Dirò benal essere gionta la irascibilità di questi a tale vita- perio, che conculcando ogni legge natera- le e civile, invel perfino contro lo sfacel- lato cadavere del benemerito concittadiso Aldobrandino Ottoboni (cai la patria ri. conoscente aveva ereito an monumento in Ville, mobili, poderi e tutte le sostan se de'Guelli vennero poste a secco, di- € mense a comunr, i loro tesedj, le dei capi della Lega Ghibellina in Empoli fa tneso a partito il progetio di disfare da capo a fondo la stessa città di Firenze : lo che sarchbe indubitatamente accaduto senza l'opposizione decisa del copitano Fa- rinata degli Uberti. Reggevasi il paese a nome del re Min- che fredi dal conte Giordano, ma in realtà sotto l'infiusso di rabbiosi amministratori, che mutarono la faccie alle cose pubbli- che e private ditotta la Tossana, sd coce- zione di Lucca, l'unica fra tutte le città che in quei momenti nonservame l'antico © che a molti cittadini esuli of- gliana, in mano del quale fa riposto anche # governo della giostizia di Firenze. Une delle prime operazioni del potestà Ghibellino fa di cacciare i Gueli da Luo. e 0 dal suo distretto conduccado l’eser- cito della Lega, prima nel Vel-d’Arno inferiore, per occupare le quattro Lerre dei lucchesi (Fucecchio, $. Croce, Castel Frasco e S. Maria » Monte), nei sebborghi di Lucca. Fu allora che i reggi- tori di essa città si trovarono costretti a promettere al capitano dei Ghibellini den» tro il termine di tre giorni di cacciare i profeghi sotto pena della vita; molti dei Quali in tale funceta congiuntura furono vw FIRE 157 costretti a prendere il patito di andare in poi ritenne sempre il magistrato Parte Guelfa di Firenze, cioè, un'aquila vermiglia in campo bianco con solito en verde, us A delle Feteg Gusdagnata le morte del re Manfredi, l’ultimo giorno di febb. 1366, i Guelfi che erano ai con- € misero tale paura nel conte Guido No. volle potestà e governatore dei Ghibellini, che egli, nel di 11 novembre 1366, caporali e suoi militi foggi alla: volta di poi in pieno stato. (G. lib. VII. a 15 pitani di Parte Guelfa, incaricato d'inca. merare i beni dei ribelli. Si ordinarone n #58 FIRE diversi comsigli, quello di 13 buonomiai, senza dei quali nion prugetto, nè alcuna Spesa si ammetteva: € perchè le sue deli. berazioni avemero effetto, vi era che allo peste Gurlfa per breve istante tol- se il governo di Tescama per favorire i Ghibellini, i quali mediante un tal favore in Firenze cocaparono quasi tetti gi us dello stato. Avvegnachè lo sconfitta di Tagliscoszo del 23 agesto 168 (la quale costò il tromo e le vita a ultimo rampollo degli imperatori Svevi, e a Carlo d’Augiò assicurò il regno) portò soche la costernazione nei Ghibellini di Fico L'anno 1273 fe memarsbile per la cit- tà di Firenze a motivo della venuta del pont. Gregorio I com Baldorino imp. di Costantinopoli e Carlo d'Angiò re di Na- vtrato di 14 cittadini, dei 8 Guelî rh i Togo tutti questi coi, nel 1382, sorse delle Arti, FIRE detti più tardi (anao 1458) Priori di bertà. — Erano eletti a breve tempo Ve arti peggiori, (ano per ogni vesto città) in compagnia del pih puote) vo, e tutte le grandi Repubblica capitano eoscuti. terzo oerchio di mura, che è quello che tut- Hora si vede, mel tempo che si dava ordine le, dove allora si tenera Î mercato del grano. Le cose dei fiorentini, dope creato il magistrato de’Priori, procedettero cotan- to bene, che gli aretini presero il partito d'imitarne Pesempio coll'afidare * solo l'autorità concorde di più. ivvenne però, che il priore da emi eletto persegui- tando oltremodo greedi, questi, nel 1287, prestamente le finirono, cacciando i Guel- pyenipirialage rage cin verse al vescovo Guglielmo degli Uber- tini, uomo stimato valoroso e grandis- cimo partigiano dei Ghibellini. 11 quale mitreto com l’amalto di Cortona, nel 1358, aprì la sos cerriera politice-zilitare, e nel 19 le chiuse vittima di ambizione e di conio com la battaglia di Campal- Si ug de fe per Innehi soni cele- brata con palio dei fiorentini nel giorno di $. Barnaba, santo che Firenze prèse per secondo protettore della città. Battaglia fsmese non tanto per le con- pontefice seguenze, quante per gli nomini celebri che Ggurarono fra i prodi nelle file dei fiorentini, tra i quali Vieri de'Cerchi e Corso Donati, due che si fece. ro in segsito capi di due potenti fazioni ; € per avervi militato Daete Alighieri allora Guelfo, mentre 22 anni dopo fa allontana to dalla patria per Ghibellino, nel tempo che sedeva mel magistrato de'Priori Dine Compagni, cronista che succedè imme FIRE diatamente a Nicorda0o Malepini, quando sppento lo storico più celebre Giovani Era appena cono ‘un anno dalla vittoria di Campaldino, che si credè bene di fare una correzione alli statuti, ristringendo a nei mesi invece di un snno l'afizio dei po- Vestà di Firenie, e di dar effetto a una prevvisione che vietava di rieleggere prima di tre anni ogni priore stato di magistrato. Noa ostante che i popolani si fossero in- gegnali più volte di porger rimedio con provvedimenti e leggi nuove alle civili di- scordie, onde tenere in freno la potenta dei grandi, questi però giovandosi del fa vore pini della reputazione di n’invecchiata nobiltà e della fresca gloria da essi acquistata nelle ultime battaglie, toglierano l'ardire agli offesi di aconsarti; nè gli stessi gindici ci arrischiavano di castigarli ogni qual volta l'arcusa fosta accaduta. Ma quando anche si discorrera nelle società poprlari della maniera di provvedere alla salute e libertà comune, verano mostravasi disposto, e a siuno ba- atsva l'animo di farsene capo. TI valore @ l'industria di un cittadino gettati mato di nobile Paes € con. dotta detl'onivenale N quale qu emendo nuovamente eletto ‘de’Priori delle arti, ed entrato in carica li 15 febb, del 1293, « nativitote, persuase i suoi com. pagni, che per dare maggior forza al ps: pole era d'uopo aggiungere all'afizio dei Pricri uno di maggiore autorità degli sl. tri. Questo si chiamò il Gonfaloniere di giostizia, perchè alla sua custodia fo sfi- dato il gonfalone coa l'ineegua del popolo, che era la croce rossa nel campo bianno, @ ona guardia di mille soldati d’infaoteria, il cni numero poscia per doe volte si sa) Si i nome di Ordini della giustizia, per po: nire i potenti che avessero popilani, e fu deliberato, che qualanque la famiglia avesse avati cavalieri, (erano ia tutto 33 casste di mezseri) s’'intendese che Kiusero de’grendi, e che niuno di loro pr lesse entrare in seggio de'signori, nè diventare gonfaloniere di giustizia, o al caso de'saci colleghi. FIRE E a questo ordine di cose fatte le sompernie delle delle arti 0 Copita= dinî, dando si loro consoli qualobe auto- rità nei cossigli generali. Tali malzzioni di stato promovesdo accuse continue e severe ponizioni, dote. vano sempre più inacerbire per peura e pér sdegno i cittadini, i quali nom totti dalla nobiltà del sengue, ma per in- dustrie onorevoli, G et i fn 159 Jbettere questo, co- striogendo Giano della Bella ad’ allonte- narsì dalla città (sono 1295), cui tenne dietro il guasto che ci diede alle sue abi- tazioni, e la condanne di tutto il suo li. Gnaggio a un perpetuo esilio, Ml breve Met governo Gorentino grendi ch. di Firenze, cioè, 8. Croce, che è il Pan- teon dei Borentini, e S. Reperata, che di. venne quella maestosa cattedrale, la quale si vede sempre da tutti com maraviglia: nel mentre che l'arte dei mercanti di Cali- mala faceva sgomberare d'intorno sl betti.. stero di S. Giovanni le srche romene di. verchi erpoleri per rivestire con migliore disegno l’esterne mura di nobili marmi bianchi e neri, invene dei guesti e caden- U macigni. Nè questi soli furono i monumenti pub- blici, ai quali allora si dava opera; impe- rocchè si ajutavano di denari e di tutti i mezzi i frati Predicatori per l'edificazione della chiesa di 8. Maria Novella, e i frati Agostiniani per quella di S. Spirito, frat- taoto che s'ingrandiva le piazra contigua dopo comprate le case dei he nel tempo stesso che si dura compimento i atl'aoquedotto che dall'Aroo cotrando per Ghibellina conduceva per uso delle arti copiosa fonte ai lavatoj di $, Si. mone, e xa porta del secondo cerchio in Oltrarno al canto della Cucalia, porta che fa chia- mata di Giuno della Bella. Chiudevasi questo periodo di magistra 160 FIRE tora con la merte del primo iolto fivren- tino Brunetto Lati con la esaltazione al papato di Bonifazio VIII, pontefice di alto ingegno è di grande ardire, quello fiewo vai avvenne lo straordinario acci. dente di trovarsi complimentato da dodiei diversi ambasciatori inviati a Roma io no- me di altrettanti governi di Europa, i quali totti interrogati : qual fosse la loro patria? risposero tutti esser nati citta dini di Firenze; per cui Bobifazio ebbe a proferire tale sentenza, che defini i fo rentini per on quinto elemento. Tonanzi che il secolo XIII spirasse, la Repubblica ordinò l'edificazione di due castelli regolari nel Val-d’Arno di sopra, sotto i i di iovanni e di Castel- Franco; diede principio al maestoso palar- zo di residenza della Sigooria, (ora il Palazzo vecchio) nel tempo medesimo che fece metter mano ad alzare i fonda- menti e le mura del terzo cerchio della città. — Ped. Comunva' di Fiazzzz. Sraro dî Fiazwex dal 1300 sino alle caccrara del pica d'Aranz. Allora quando uno si fa a comiderare Ia storia di Firenze, fra il declinare del secolo XIII e l'apparire e crescere del sos- seguente, resta sopraffalto e indeciso, se vi sin stata una generazione meno irre- quieta di quella, 0 se vi avesse altra città, che per copia di virtù, per chiari comini @ per private ricchezze di questa map- Giormente fioriere. Sennonchè cotante doti de’fiorentini, an- zichè patrimonio pubblico, essendo per- ziale corredo d'individui e di famiglie, queste e quelli, sia che fosse troppo vigore, ‘© piuttosto antico livore, ad ogni piccola scintilla si vederano sceendere di sdegno, e convertire le personali discordie in pub- Bliche micidiali ostilità. Infatti per cause meramente private da due nobili famiglie consanguinee sorsero nuove fa- Mera. Ciascuna delle quali fa secolta e presa a proteggere in Firenze, da Donato Coni la Mera, da Vieri de'Cerchi la Bianca; due schiatte potenti, una più mobile, l'altra più ricca, e sempre fra loro mel d'accordo. Per moro tale che Pri cme primieramente tornò a mettersi FIRE in Firenze tanto scompiglio, che non velò la città, ma tutto il contado si divise: e molte volte batlagliando o in altra guisa si sacrificò chi per l’ana e chi per l'altra Pd i Ghibellini tennero vo’Cerchi, perchè speravano aver da loro meno of- fesa; vi si accostareno quelli ch'erano del l’animo di Giano della Bella, dolenti della soa cacciata. A questi si aggiunsero i renti e amici de'Cerchi © le pervone nos miche di Corso Donati, tra le quali il Eecdaso Malcpini, Bacher Tasigh, boe Tosi Como Adimari e Waldo Ghersrdini. © in Colla parte di Corso Donati tennero i rendi, amici e parenti soci, fra i quali de’Romi, Geri Spini e loro cossorti, Pazzino de’ Pazri, la maggior perte dei Bar- di, quelli della Tora, e molti altri messe» * ré, 0 cavalieri. Credendo, o per lo meno figarandosi di provredere dle discordie interne con P intervento esterno, la Signoria di Firenze pregò fl pepa Bonifszio VITI, affinchè andame un personaggio di sangue reale, per riformare la discorde città, che ben presto arrivò, li 4 novembre 1301, e fa molto onorato. Ognuno sa che Carlo di Valois giunse è disporre del governo forentino a se- conda dell’arbitrio mo; ogaun sa che poco dopo il suo arrivo farone coofenti ed li dalla petria Dante Alighieri, il pe- di5 del Petrisca e mollisimi altri di pare te Bianca, ai quali per giunta vennero confiscati e tolti i loro beni e le lore case disfatte. Esco le parole di Dino Compagni, te- stimone oculare: « L'uno nemico offen- deva l'altro ; si facevano ruberie; i poten- ti domandevano denari ai deboli; marita» vansi le fanciulle a forza; vocidevansi wo- mini, e quando una casa ardea forte mes. Carlo domandava: che fuoco è quello? gli era risposto ch'era una capanna, quen- do era un ricco palazzo, » Partito da Firenze Carlo di Valois, e dal mondo Bonifazio VIII, nuove divisioni fra i grandi e i popolani di parte Nere cau- ssrono nnove rise, moli e bettaglio cit tadine, tentochè la Signoria ricorse a Be nedetto XI appena fatto pontefice, rimet- tendosi ella sua elezione per avere un buon potestà. — Questo aneddoto storico FIRE Vena l'argomento di una lettera di Loi paps, spedita li to aprile 1306 da Monte Rosi alla Signoria, nella quale, nomina tre o qualtro candidati per cuoprire l'ufi- mio richiesto, esortando il Boren- 4ino alla concordia e alla pace. Al quale scopo, egli soggiunge, aveva inviato è Fi- renze il card. fr. Niccolò vescuvo d'Ostia, descrivendone l'ottimo curattere nel modo Non trascararoso i feorusciti di trarre profitto da tanta desolazione @ spavento, cogliendo il destro, per rientrare con ar. mala mano in Firenze; e già erano în buco numero penetrati nella città, e dato principio al combattimento, se sn primo svantaggio noo li sbigottiva a segno da ritirarsi dall'azione, in gnisa che il loro colpo per poco senno e per viltà andò fallito. Invece di vittoria essi abbando- maruno molte vittime al furore della parte irritata ; la quale rivolse le armi contro de castella dei magnati di contado che s tali imprese avevano contribuito. Fa allora dai Neri dopo qualche resi- stenza preso e disfatto ai nobili de'Caval- canti i castello delle Stinche fra la Pesa e la Greve, e gli abitanti chiusi, muove careeri fabbricate in Firenze sul terreno degli Uberti, (anno 1305) atteal- mente copvertite in belle ed ariose abita- FIRE 4648 #oja, i cui cittadini dopo ostinata difesa, per rabbia di fame, dovettero aprire le porte agli smalitori (li 10 d'aprile 1306) € vedere, ad onta della espitolazione, st- terrare le mura delle città e le case dei grandi mettere a sacco. La terta impresa fo diretta ne) Mugel- fo contro gli Ubaldini, | quali con -bson numero di Ghibellini usciti di Firenze, si fecero forti nel cast. di Montaccianico; presso il quale la Repubblica fior. fece edifeare (anno 1306) la regolare terra morata di 8. Barnaba, osia di Scarperia. Prima ehe Panno stesso terminane il beldanza, vollero reforzare il coll'istituine I'aBsio dell'Eserutore carica fu Matteo de’ Terniditi di Amelia, sotto di cui si abbellì alcuna parte di Fi- renze, e di rifece la via de’Cavalcanti, og- gi delta di Baccano, di che resta ivi tat- tora la lapida con lo stemma. Al Terni ili, nel 1309, successe nel medesimo im- piego di Eseculore degli ordinamenti del- Fn realtà la com duArrieo VI ia dianti dilapidate. La morte dell'imperatore rinceorò il governo di Firenze che per un tempo de- Verminato si era messo sotto la protezione di Roberto re di Napoli. Imperocchè da questo coronato s'invisva costà il potestà sotto nome di vicario R., accompegneto da Balice cavalieri e de beroal dell Esso sopravvedeva alla giustizia tam- do nel civile che nel criminale, comandera 168 FIRE la guerra previo giuramento, di attenersi fedelmente acli statuti della lepubblica. Frattanto muoti casi trassero nuova procella dalla parte di Valli apcranza di vittoria. Questa infatti tenue bre presto solenne e completa (30 agosto 1315) contro l'oste riunita dei Fio- rentini, Senesi, Volterrani, Pistojesi, e di tattele Terre di paric Guelfa della Tosca- na, raccolta fra la Pescia maggiore e la Nicvole, in guisa che la battaglia di Mon- teentini fu quari uo altra disfatta di Mon- taperto. Dissi, quasi di Mootaperto, avvegnachè non giunsero questa volta i vincitori Ghi- bellini di mettere a soqquadro come allo ra feckro la Toscana intta; e se ad alcnni di essi in Firenze riesel di riporre il pie- de, mancò loro la forza di prendere stato. AI caftrorio i vincitori inssprirunn i vini talchè agli usciti prolnagareno la pena esilio, pubblicando i loro heni, e sen- inte Alighieri, nel tempo stesso Izivano le nuove mura, dalla quella di Vi fu anche un viomeuto in cui Firen. ae si ralligrà, quando senti avvenota in un giorno medesimo (10 sprite 1316) 1" espulsione di Ugucrione dalla Signoria quali i Gorentini en tutti i loro alleati ben presto ottennero i prigioni fatti alla sconfitta di Montecatini. Sennonchè in luogo di Upuecione sorse in Castruocie un più intraprendeote capi. si legaachè egli diede susi che fare e bene spesso triste lezioni ai fiorentini Gnchè viue. Egli adunque senza alcuna provorazione rompendo can Firente la pace, alla testa dei lucchesi e dei pisani, nella primatera del 1320,e nuovamente pel 1321 e 1393, nella Val-di-Nicvole, e di la nel dunno € saccheggio si paesi aperti, o di- fori da muri e da rocclie dl cuntado reatino, e ardi prifino con l'oste di avvici. marsi a Prato. Lo stesse duce nell’anno FIRE 1325 pervenne inaspettatamente a impa- drogirai di Pistoja. Qnest'ultimo colpo di mano di un destro politico e di an valuro- 20 militare provocò tale ira e vergogna nel governo e popolo fiorentino, che si rac- colse in città un esercito più nameroso di quanti altri ne aveme avoti Firenze in proprio, senza contare l'aumento che ri- cevè dalle milizie a piedi e a cavallo delle città collegate. Ma una sì numerosa oste, che credeva di potere conquistare Lecca non che i peesi tolti da Castruocio, restò vinta con grande strage (li 23 sett. 1325), e in gran parte esangue 0 prigioniera di più accor- to capitano fra le patudi di Bientina e di Fucecchio. La rotta dell’Altopascio, che contasi fra le memorabili sconfitte degli eserciti fiorentiui, mosse il vincitore ver- so Firenze con l'idea di profittare della paura e dello scompiglio del popolo, onde con manuvra di mano maestra vedere d' ‘impadronirsi del'a stesa città. Fu allora che'a insulto e scherno dei vinti fecc Battere moneta a Signa e correre tre palj da Peretola sino al ponte alle Mosse, che è on miglio presso a Firenze, mentre i fio- rentini stavansi riachiusi dentro le nuove mura che procurarono in massima fretta di circondare di fossi e fottiGcare. Se in quell’occisione non fosse comparsa a sal. vare la patria an’altra Velturia nella ma- trooa de'Frescobaldi, la quale per la carità delta patria distoglisse il figlio Guido Tar- lati vescoro di Arezzo dall’unire il suo esercito a quello di Castruccio, Firenze avrebbe dovatosoccombere a tanta sciagura. Ginnse poco dopo in sussidio Gualtieri duca d’Atene, in qualità di vicario interi- no di Carlo duca di Calabria coa 400 ca- valli. 11 quale Gualtieri berto scrumpagnato da una splendida cor- te. Ma le pompose feste date dai Gorentini per riconoscere quel principe in quasi as- soluto signore della Repubblira, piattosto che occuparsi in raccoglicre gente per ten- Ure di respingere il temoto Castruccio, fecero perdere tanto tempo, che quest'ac- corto capitano potà porsi in grado da ripa- rare a tutti gli assalto, che dopo gli furono mosi contro da più lati con la croce, con la spada e con le cungiure. Ad aggravare la somma di tante sciagure FIRE fl commercio di Firense riernii cuatempo- raneamente alla disfotta dell’AHopsscio va denne immenso pel fallimento di 00,070 fiorini d'oro della società mercantile de’ Petri e degli Scali. Che più! e celere di Castruccio sta- va per muoverti dalla Germania com nu- marroso seguito Lodovico dura di Baviera, venire a incoronarsi re a Milamo, a Rios imperatore. Ma 1) copitano Iuccbcse, rifabbrirare i ponti, le mura e le vie del Com. di Firense si sposere più di 150,0n0 Sorini d'oro. il sentire come pochi mesi dopo accaduto tanto fisgello, si tornasse a ricostruire. non solamente i ponti, muri e altri edifizi abbattati, ma si ipendessero grandi somme per lanpona, per il magni- fico palazzo alzato topra lc logge di Or $. Michele, dopo la provvisione dalla Signo. ria decretata, nel di 25 sett. dell'ani 1336, mentre si gettavano i fondumcoti FIRE 163 della torre maraviglicsa di Giotto; e lutto ciò nel Lempo stesso che si attendeva alla dispendiosa guerra e atla malaugurata com» pra di Loca, per la quale i reggiuri di Fireme spesero invano una disordinata soma di moneia, non calcvlandu quella che convumessi nelle guerte di Lombardia contro Mastino della Scala. Del dumiaio e della entrata che aver © Comune di Firenze tra il 1336 e 1938 ne ragiuoò lo storico G. cittadino guelfo, e uno de'mer: ul reptini, quando le sua patria sicnoreggia. va in Pistoja, in Colle di Vald'Elsa e nei respellivi contadì, quando teneva 18 ca- * stella murate del territorio di Lurca, e 46 castella forti del distretto e contado di Firenze, senza le tante rocche e castelletti di proprietà dei cittadini, oltre una grsn» dissima quantità di tere, borghi e nen murale. La somma dell’entrate di Firenze stiva- si più che altrove. mel commerci», che fre mata la maggior ricchezza dri cittadini; i quali però ebbero poco dupo fins fatale sooesa nel fallimenio dell Pervzzi e dei Bardi, cre. fioriai d'oro per mmministrazioni futte « Eduardo II re d'Iughilterra, che noo tro vossi in grado di soddisfare. Pareva alla Sigsorla di Firenze di non potere fra tante avventure sostenere. me- glio il governo che affidandone l'esecutivo ansi dupo la graud’alluvione, senz'ebbligo i tbbidire agli ordini della giustizia, nè di render conto sd alcuno fuori che ai Priori delle arti, tenne sl aspro e crudele i gorerno che alcune potenti famiglie cer- earono di cupirare nella città per abbet- Baldi, de'Rosi, de'conti Geil, i Paesi di Vald'Arna, i Tarlati di Arezzo, gli Uher. Gini, gli Ubaldipi, i Guazzalotti di Proto, { Belforti di Volterra e più altri: i quali dinveano levare la città a rumore per ucci dere il capitano della guazdia, e rifare in Firenze nuovo stato. E sarebbe loro certa- mente venuto fatto, se nen vi fosse stato chi rivelame la congiura, che scoppiò cum trito effetto dei congiurati nel settimo compleanno della disastrosa pieva dell 164 FIRE Arno, cioè il di d'Ogaissanti 1340. Era nel numero dei congiurati mess. Jacopo de'Frescobaldi priore di S. Jacopo Oltrar- mo, quello stemo che nel 1335 alienò al capitolo fiesolano i terreai posti sal poggio dove fa la rocca di Fiesole, e che a cagion di simil coagiura fa condannato come ri- belle del governo oxa la cosfisca de'moi averi. — Ped. Fiesta prg. 113, cel 1. Da tale macchiassione macqae ana ri- forma nel regime di Firenze, da quale frattò, invece di uno, dae abusivamente detti, della pace. A questi fa socordata maggiore autorità di priesa, ad uno per sorcegliare la città © all'altro il contado; siochè dal cattivo gorerao di co- storo si venne presto a cadere nelle pessime mani di Gualtieri duca d’Ateoe, chisma- 40 a coprire lo stemo ufisio di Conserva. tore della pace, quale altre volta esercitò cea plauso e giustizia. Cosicchè poco dopo #1 popolo si diede di buona voglia ia brao- cio a lui acclamandolo, invece di Con- servatore per un anno, Siguore di Firenze 6 Principe a vita coa illimitata sutorità. Che però se al duca riesci facile di aogni- tare la città e dietro a essa tatto lo stato di una Repubblica che in libertà aca sa- ni medesimi, elamato ppi nino . Le accme secrete, i tormenti, le con. danne in denari, le panizioni a on daro carcere, al taglio della testa, della lingua © della maao, ed altre turpitulioi e dis. solutezze, farono i flagellì che subentraro- no alle esaltanti feste di gioja fatte nel di 8 settembre 1362 a onore del duca d'A- tene. A rendere le quali più. solenni vi concore perfino la persona più rispetta bile della città, quale fa il vescovo fr. Aogelo Acciajuoki, che a coronare la festa dele Signoria, del duca Gualtieri, die VO ie ‘eredute del mascherato priacipe appresso il PoReituacooe manicra di operare del du- ca d’Atene e dei suoi satelliti, gli preparò contro ia ua tempo medesimo tre cospira- zioni diverse, di grandi e di popolani, sen- ga che una sspesse ana dell dell'altra. Lo stesso vescovo di Firenzb Acciajuoli, FIRE pentito di avere ingiustamente lodato if ragno, si era fatto capo della prima e più forte congiara. Alla testa della vesoa. da ci posero i Dmati e i Pazzi, meotre della terza cra il primo Antonio Adimari. La scoperta di tante e sì numercse ma- chinazioni sparentò, ma non avvili il da- 6a, il quale si proparava a farne vendetta dasuo pari, quando tutti i cittadini corsero armati in piazza per assediario ia palazzo, tracidare i suci agenti e cacciare via il tiraano dalla residenta dei Signori com perpetuo esilio dallo stato, T 21 gonfaloni delle arti maggiori e mi. nori, che oga'anno nel giorno di $. Anna sventolano intorno si pilastri della chiesa di Or 8. Michele, rammentano la festa an- niversaria della cacciata del daca d’Ateno (26 luglio 1343); il di cui governo aca lasciò altra memoria lodevole faori di quel la che per tristezza sas derivò in ben alla città, mercè la rianione di molte famiglie oospicae per odio inveterato fra eme d'eni- moalienate, cla magnifica strada che a tom- po sno fa ampliata da Or S. Michele sino allo sbocco della piszza della Signoria. Sraro di Prswse dal 1363 alla carrsovazione di Pisa. Posata alquanto la città dal farore dopo le cacciata del duca d'Atene, 14 cittadiai rp dal popolo sotto la. presidenza del vescoro Acciajaoli si cocaparono di riformare il governo e le magistrature; e vinse i partito che i magnati fomero a parte degli ufizi per maggior unione dell* niversale, in gaina che i grandi entrarono nel cagietrato della Signoria per ua ter sa perte, e negli altri ufizi per la metà, - Era stata Goo allora la città di Firenze divisa per Sesti. cinque alla destra. e uno alla sinistra dell'Arno, questo era nomina- to di Olsrarmo, gli altri ci $. Piero Scheraggio, Borgo (SS. Aposto. H), &. Pancrazio, Porta del Duomo e Porta S. Piero; cosicchè, sei Priori (Sì- guori),ano per Sesto, si erano fatti. Eccetto che per alcone mutszioni già da noi av- vertite, talvolta 12 e 13 col gonfaloniere sì vennero a-creare, ma poco di poi erano tornati a sei. — Parve bene di riformare la città da Scatieri in Quartieri, sì per cuere Sesti di Oltrarno e di S. Pier Scherag- gio i più imposti degli altri, sì perchè dei Grandi ago per Quartiere elegger ci voleva. FIRE . Mom ostante simili adeore governative nà i grandi ci acquetarono, nè il trovò contento di averli per coll ne Gl'impieghi maggiori, nè la mediazione del vescovo Acciajoli bastò a contentare gli sale gli diri. Contro tali e così frequenti motazioni sall ordine del governo, che soggettarano Firenze a conlinus agitazioni e a sempre la penna dell’esale poeta, quando rivol- gendosi verso la patria esclamava : Verso di te che fai tanto sottili Provvedimenti, ché a messo novembre Non giunge quel che tu d'ottobre fili. (Danra. Purgat. cv.) Ciascano infatti avrebbe co ciato che fa da Firenze il duca d’Atene, che potessero i cittadini vivervi quieti, qaorati eli tant meo! pedi ren firut E dox bita mor. bili te dei ponti e nei ca : e fu tanto sicrisgazrionti st si trovarono da ogni lato costretti a cedere all'impeto di tutta una popolazione arma- ta, e quindi a Lasciare l’afisio. dei Sigoo- ri totalmente ia mano degli artigiani. Fu allora che dal ito vincitore si appellati ieri, promossa dai molti im- cendj die ai E pa accsdevano; ve FIRE € fo destinata la ‘campana 165 che si recò da si Vernio, quando e'appigliara il fuoto di notte, a darne il cenno dai merli del pa lazzo del popolo. : Provvidesi esiandio all'indennità di co- loro, i quali avevano prestato al Comune, con iscrivere i loro crediti pei libri del debito pubblico, mercè d'un provvedimen- to deliberato nel febbrajo 1345, Il qual debito si trovò che ammontava a 570,600 Sorini d'oro; cui vi erano da aggiugnere quasi altri 100,000 Borini, perragione della compra di Lucca, pretesi tino della Scala. Pel quale debito la Rep. accordò ai creditori dello stato il 5 per 100 d'usi- fratto; ciò che diede origine 21 Moote dei 5 intieri (Mons quinque intégrorumì, espressione talvolta specificata negli atti posteriori a quell'età. A rinfrencare i creditori del Monte c0- mose la Signoria di Firense destinata aveva una parte delle rendite lego belle comunitative. Quali ese ca qual somma, all'anno 1338, ascendessero vimili proventi e le maggiori risorse della Rep. fiorentina, lo lasciò scritto a memo. ria dei posteri Giovanni Villani nel lib. XI della sua Cronica; al cap. ga della qua- le apparince, che : il Comune di Firenze di suo rendite Gse aveva assai piccola en- trata, ma reggevasi in‘quei tempi per ga- belle, e nei casi di bisogno, per prestanza 0 imposte (Balsello) sopra le ricchezze dei suoi cittadini. Lò quali gabelle ven- devansi somualmente all'incsato, o rende- vano al governo ua sono per l'altro circa 3eo,00oliorini d’aroallorquendo questa ma neta si spendeva a regione di lire 3 e sol di a a un circa; lo che corrispondeva a 930,000 lire. Allo streso ‘nota pure il Vilani, che pè il re di Napoli, nè quel- lo di Sicilia, nè quello di Aragona avere. mo allora tanto d'entrata. Rendite fine di Firenze innanai, da perte dil 1348. Renderanole gabelle delle porte pel generi che ° che uscivano dalla città, fforini Quella della vendita del vino a mineto, . DI L'estimo del contado, » La rendita del sale, fior. 1931050 ni 166 FIRE N. B. Le anzidette 4 moggiori gabelle erano destinate, nel 1338, a far fronte alle spese della guerra diLombardia,.he in me- si trentuno e mezio costò al Comune di Firenze più di 600,000 6orini d'oro. Somma a tergo... . fior. 193,050 Lagabella sopra iprestatori, » 3,000 — dei contratti » 20,000 — delle bestie e dei macelli della città, » 15,000 — dei macelli del contado, .» 4,400 — de'le farine e macinature, » 4,250 — delle pigioni della città, » £,150 — delle Jel contado, » 550 - dei cittadini che andavano di foori in impiego, » 3,500 - accuse e scuse, » 1,00 — dei mercati della città per Ve bestie vive, » 2,000 — dei mercati del contado, » 9,000 600 . 750 7,000 — delle Trecche, e Trecconi, » 450 — della tasca e mallevadoria di portare l'arme,a soldi 20 per cisscano. » 1,300 — dei Meni, . » roo — dei foderi del legname che venivano per Arno, » 50 — dei richiami dei Cons.dell’ar- ti perciò che toccava alCom.,» 300 — degli approvatori di malle- 250 vadorie, ». 1 beni dei ribelli banditi ren- devano, almeno » N guadagno della secca salla 1 nobili del contado pagavano, » L'entrata de' difetti de’ soldati a corallo e de'fanti, » Quella delle prigioni, » Totale, fiorini 306,00 Si avverta «he varie rendite, come quel- la delle gabelle sulle mulina e pescaje, delle possesioni del contedo, e altre mi- nori entrate del Com. di Firenze, sono in- Cicate venza derne la scamma dallo stesso au- FIRE tore.Il quale dopo aver moverate nel tolo susscgoeate (93) le spese dei diversi impiegati civili e militari della città di Fi- renze, discorre nel cap. 94 del numero e classe dei soci sbitanti, delle quantità del- le parrocchie, conventi, badie, ec. In gni 62 che stimavasi che fomero allora‘ in Fi- renze da 25,000 nomipi at tra i quali 1500 nobili della classe grandi con 95 cavalieri di corredo. Si battezzavano in questi tempi in Sen Giovanni per anno dei 5500 si 6000 bam- ini; nel qual numero per altro è da av- vertire esservi comprese le parrocchie su- borbane dipendenti dalla pieve maggiore di S. Reparata. Calcol rale popolazione totale della città a circa 90,900 bocche dal consamo del pabe che bisognava di conti- nuo, sebbene mn tal calcolo fosse Per ria- scire assai fallace, sia perchè la maggior parte de’ricchi nobili e agiati cittadini stavano con le loro famiglie £ mesi dell’an- no,e taluni più, nelle loro ville di contado, sia perchè molti di loro panizzavaso per conto proprio. Entravano in Firense nel giro di va anno, da 55000 cogni di vino, e in tempi di abbondanza sino a 65000. Si macellavano per sono i seguenti ca- pi di bestie: Manzi e vitelle circa n° Aguelti, castrati e pecore > Capre e becchi » 20,000 Moajali » moegia N. 16 Entravano pe) mese di laglio della por- ta S. Frediano some di poponi £000,6 tut- fe si distribuivano nella città. I fanciulli e fancialle che frequentavano le senole di erzno circa N. 10,000 Quelli che imparavano l'abbaco im sei grandi scuole pubbliche, » 1,200 1 giovanetti che studiavano grammatica € logica im 4 grandi scuole, » 60 Le chiese, fra quelle della città e dei sabborghi, N no cioè Parroochie, N° Badie con 8o monsci, » 5 Priorati, » 2 Conventi di frati, » n Monasicri con 500 donne» 24 N° io FIRE Preti cappellani, x Spedali per‘1000 poveri e infermi,» 30 Bolteghe dell’arte Cella Lana, » 200 Queste impannavano da 70 in 80 mila pezze di panni lani, che valerano 1,200,000 fiorini d’oro a un circa, e davano lavoro da vivere » più di 30,000 persone. 1 ivndachi dell’ars di Calimala, ossia de'mercanti e acsonciatori de'paoni fore- stieri, erano intorno s venti. Essi accon- ciavano ogn'anno pi panni che facevano venire di Francia e da altre parti oltramontane, per la di 300,000 fiurini d'oro, « tatti questi panni eran veuduti in Firenze, senza conterc quelli che si rinviavano all’estero. I banchi dei eambisti erano circa Bo. Le botteghe di setajoli, 83 Si coniavano ogn’anno di moneta d'oro fiorini 250,000, e talvolta sino a 400,00c. Di moneta d’argento da quatiro piccioli l'una se ne batteva circa Lire 20,000 N collegio de’giudici era di circa N° 80 800 Quello dei notari, . » 60 I medici e cerusici circa » 60 Le bottezue de’speziali intorno a » 160 1 forni della città » 146 I mercatanti e merciaj erano in gran no- mero, e da non potersi contare Je botteghe delle arti e mestieri minori. Oltre a ciò pon vi era cittadino, popo» lano o grande, chc non aveme già edifira. t0, 0 che non fose per costruire in contalo una qualche possessione con belli edizj e molto meglio che in città. « E sì magnifica cosa era a vedere, (cito le esprersioni del- Io storico) che i forestieri non usati a Fi- renze venendo di fuori, i più credevano per le ricche sbituzi ni è belli palagj che ersoo d'intorno a tre miglia a Firense, che tutti fomono della stessa città, cenza dire delle case, torri,.cortitie giardini mu- rati più da lungi, talchè si stimava che in torno a sei miglia aveva tanti ricchie no- bili abituri che due Firenze non svrebbo- no tanti.» Tale si manteneva lo etato di questa ca pitale dopo la cacciata del duca d'Atene, quando due più micidiali e invisibili ne mici, uno dopo l’altro,vennero ad asealirla, e giunsero quasi a distruggerla; voglio di- re la desolatrice carestia del 1346, € 1347, e la memorabile pestilenza del 1343 da Giovanni Boccaccio con tanta eloquenza descritta. FIRE 167 Per j quali dee Aagelli mancarono in questa città quasi 100,000 persone: se po- re non fu esagerato di troppo il novero dato dal Boccaccio; aviegnachè 10 anni innanzi, per aserzione di Giovanni Vil. lapi, rimasto vittima' di quella pestilenza, la popolazione di Firenze, noo compresi gli abit. delle parrocchie suburbane, sti» che fosse di circa 90,000 abitanti. msegaamenti che il Comune aveva i accordati per proseguire la grandiosa fab- brica di SP itaria del Fiore in questi poni di traversie furono sospesi, siccome lo tss- nifesta un’inanza degli Opersj di quel tempio presentata al magistrato del! ria li 12 anorzo 1350 stile comune; nella quale fu esposto: come fino dall'anno: 332 era stato ordinato dai Siguori Priori, che quelli i quali compravano le gabelle del Comune pasassero agli Operaj della noova cattedrale doe denari per lira dell’incasso che rilraevano per servire alla detta co- strazione; e siocome un tal ordine nea era stato osservato, e per mancanza di mezzi gli Operai erano sul punto di duver sospendere la fabbrica con disonore del Comune, per ciò domandavano la confer- ma di tale provvisione. Infatti la Signoria rescrime per l'esatto adempimento di ciò che fa deliberato nell'anno 1332. (Asca. Dist. Fiona. Carte del Bigallo.) Ad acerescere nuova alla desolata ciità ci aggiense, tre anni dopo, la manifesta estilità d'un potento priocipe in mess. Giovanni Visconti arcivescere di Milano. Il quele,impadronitosi di Bologna, inviava per la valle del Reso va numero to esercito, che, oltrepassato 1°Appenaino latofa, del Visconti gl’Ubaldini delMagello, i Par- zi del Vald'Arno, gli Ubertini di Vald” Ambra e i Tarlati di Arezzo. Finita che fa cotesta dispendios guerra con il trattato di Sarzana (anno 1353), Firenze ebbe che fare cen le compa. guie di avventurieri rimate senza offe- rente che le sssoldame. E quasi che ciò non bastasse a tormentare i Gorentini, so- inse altra cagione di srandalo per Liic'intertind di doe poteoti famiglie, gl Albizzi e i Ricci; le quali rinaovareno «oa la ripristinazione dei capitani di Par- 168 FIRE te Guelfa le tragiche sorne dei partiti, e Ve persecuzioni verso i cittadini temoti, o pergfcnsraigaie gi podiaag nidi fn suo arbitrio di ammonire chiunque cit- ni tadino repatasse non perfetto Guello, pri- vandolo per tal quigo del ditte di po. ter concorrere ad esercitare alcen ufcio, 0 impiego civile mella Repubblica. auf seregnaci un tl modo di procedere a molti,e inelusive a Uguecione pe gore pit y careniglol; esco do entrato uno dei priori (sano 1358), con pitra Legge provride, che si sci copitazi di Parte Goelfa tre se ne Pe de re aeree, dei noe si ammonire va cittadino, se prima una depetazione di 24 Goelli non erefermane la sentenza dei capitani di Parte, che sveva chiarito, 0 dichiarato muo come Ghibellime. Nè è da pesare solto silenzio, che in trezzo a simili vicende civili, politiche e 100,000 fiorini (anno 1355) per la confer- gna degli anfichi privilegi; di spenderne 35,000 per le costruzione delle mura ca- Stellane di $. Casciano in Val-di-Pesa; e ciò nel trmpo istesso che accerchiavasi la Verra di Figline, e che abbellivazi la città col prosegsire la sospese fabbrica della cat- tedrale, col terminare il cerchio delle mora di Firenze fra porta S. Galle e porta le Croce, coll'ampliare la piazza del popolo, « col dar principio alla magnifica loggia dell’ Orragna, appena che questo insigne artista «hbe compito il sontacse taberascolo del- la Madonna d'Orsanmichele, il quale costò Va forte comme di 80,000 Gerini d'oro. A tanta prosperità intera corrisponde. vano le cose di fuori, sia per l'espulsione della compagnia del conte Lando dal terri- torio Borentino, per la quale Firenze ac- colse con pompa strsordinaria e quasi trionfo il capitano Pandolfo Malatesta con- dottiere dei sasi eserciti; sia per l'acquisto che si fece poco dopo (enmo 1360) de’parsi tolti ai Tarlati, agli Ubaldini e ai Bellorti, FIRE mobili cittadini la tirannia dei di Parte Guella, i quali ad onta della legge del 1359, che deveratenergli in freno, averano ricomimcialo ad asmonire senza riguardo, © pietà. Nè guari andò che alcuni nobili Gereati- ni,stati esclusi dagli impieghi come ammo- col dsano pabblico ves- ica delle ore private ratarano nico te meno che di dare Firenze in mano al Viscosti di Milano. Figerava nel numero dei congiaratiBartolonmeo de’ Medici,vomo asdito ed grande animo, i qualeso pe ri morso di carità di patria, o per im pericalo, svelò (anno 1360) 1 segreto a Silvestro, fratello più virtuoso e di matora amsatinimo della sua patria, pregandolo di allo scampo seo ed a quello della repobblica. Infatti i capi della coo- Giura forono arrestati e decapitati, e tatti gli altri condapnati all'esilio. Con l’anno 1361, dopo molte reciproche violazioni di trattali, si venne ad un'aper ta rottora tra, i forentini ed i pisasi 4 quali erano “da cinque ansi inaspriti, per aver quelli abbandonato il Porto pisa- no e stabilito il loro commercio mariti» i mo nella Maremma senese al porto di Ts- lamooe. Nel mentre si vivera nella città con si. rava le cose politiche all’esterno; fra le quali ie maggiori che accademero nel1361 fa di spedir gente a liberare Volterra dalla tirannia di Bocchino Belforti, mentre porgevano ajuto i pisani. Ciò bastò sprire la ferita riaperta mel 1359 a cagio ne delle antiche franchigie tolte dalla ro- pubblica di Pisa alle mercenzie dei Gor. che venivano per lavia di Porto pisano, e che costrinse il Comune di Firenze ari volgersi verso Siena per giovarsi dei saoi porti, benchè questo fome più re- moto e assai meno coprodo scalo. Le piocole e indifferenti scarammocie accadute, dal 1359 al 1361, fra i due po poli non presero l’aria d'an’aperta ostilità se non dopo l'occupazione d’on castellet- to copra Pescia (Pietraboona); pel quale si accese tale incendio, che diede occasio. ne ad una guerra disastrosissima, tanto per Firenze, quanto per Pisa. Avvegnachè, se la prima compagna fa quasi sempre nell’esito delle battaglie fa- vorevole ai fiorentini, nella soconda e ter- FIRE i rivoltò la fortuna dal lato dei pisani; per la morte del prode capitano Pirro Farnese; sia per la peste che tornò a lare strage iu Firenze, dove toke ai viventi vo aliro storico in Matteo Villani ; sia per l'ajoto di una numerosa compagnia d’av- ventarieri inglesi che, militando per la re- pubblica pisanasti diedero a percorrere a man salva e da ogni lato ardere e meltere a sacco il contado fiorentino sino alle mu- ra della capitale. Ma ogni scorso, se non bastò, a ripa. rare Matti i i danni accaduti, fa cancellato proseguire la gran torre di Giotto e la fabbrica della chiesa principale ridotta già al chiudersi delle sne volte ; e fu nell’ anno 1366 che in questo ssero grandioso edifizio ebbe Inogo la prima fanzione pub- blica, allorchè il cav. bresciano Guglielmo de'Pedezzocchi, come potestà di Firenze, prestò solenne gioramento nelle mani del Gonfaloniere di giustizia Michele Castel Jani assistito dai Priori delle arti, da'Col legi e da un immenso popolo. N a per altro vivere in pace i fiorenti sospetto che essi avevano di due grandi potentati,sl momento che s’in- camminavano verso 1° Italia, il papa Ur- bano V da Avignone per la via di mare, e Pimperatore Carlo IV d dall’Alemagna per l’Alpi della Chiarentana (Carniola). Ma l'oro e la destrezza del fior. bastaro- mo a riparare tutto; talchè ad essi fu affidato il difficile incarico d’intromettersi pacisrj tra la nubiltà e ii popolo di Siena dupo la sollevazione det 1368, ch'ebbe a costar la vita a Carlo 1V in mezzo a ana numerosa cavalleria costretta a prendere la fuga; e fo pere opera dei fiorentini quella d'in- darre (sano 1369) l'imperatore stesso a Timettere alla testa del governo di Pisa Piero Gamsbecerti, ch'egli medesimo pechi FIRE 169 anni innanzi aveva fatto esiliare dalla cua patria. quale ultimo avvenimento fa di pre- ristabilire con profitto recipri co pisani e i Borentini le antiche iron chigie delle mercanzie, tornando questi ad approdare con i loro legni al Porto pisano, e abbandonsndo quello più remoto e me- mo sicuro della Marcmana senese. In una parola la politica fiorentina per- enne quasi nel Lempo stesso a sventare i Agnello recuperare la Terra di Senminiato ad on- ta di un esercito milanese che difendeva i saliera, col cri ppm È vere Frrmdemere ce- ra contro i maneggi della diMilano, condivvandoli col denaro, per ridurre il vi. imp. Carlo IV È lsoiase Lucca forze e il pensiero del nemico verso i suoi stati, portando’ la guerra in Lombardia, sebbene questa riesci di corta durata. Ma per fatalità delle cose ussane, se il più delle volte le guerre esterne solevano altemprare e assrpire le discordie interne, la pace con le putense limitrofe era qua- il prelodio ie Per i suot meriti nelle guerra pisana di grande era stato fatto popolano il valo- roso difensore di Bargs, Benchi de'Beca- delmonti, mercè cui egli diveniva abile a poter sedere pel magistrato de'Signori. Nel tesapo che il Benchi sspettava di en- trare dei Priori si fece una legge: che nie. no de'grandi fatto del popolo potesse eserci- tare quella magistratera se nea dopo un intervallo di anni venti,a meno.che le per sona graziata non molame arme e casato,ri- fietando la consorteria e agtica. Il quale maligno divieto mome a sdo- (uo la persona che più di ciescun’altra era ateta presa di mira, siechè il Benchi, ac- cozzatosi coo Piero degli Albizzi dittato» re della setta de'Gaeili, indusse il liranni- co magistrato della Parie a tornare ad ammonire eci più ferocia di prima. — Per le quali sciagure molti probi cittedi» ni mossi dell'amore della patria, dopo ve rii consigli si recarono nel palazzo del po- 470 FIRE polo per indurre la Signoria a porre un rimedio a cotanto arbitrario e oppressivo procedere contro il vivere libero in un paese che aveva nome estemma di libertà, Il provvedimento preso (anno 1392) dai Signori iu di ercare î Dieci di Libertà, e di affidare a 56 cittadini il difficile incari- co di liberare con mezzi opportuni la Rep. da tali ingiustizie. Tale provvedimento sp- punto servì per dimostrare quanto fosse vero l'assioma politico del Machiavelli, quando disse: che gli assai nomini, sono più atti «conservare un ordine buono, che a sa- parlo per doro me. ritrovare.—ln- ,6 deputati rono più a spegnere le, esistenti sette quello, che a tor via le cagioni delle futu- re, nè l’ona cosa nè l’altra conseguirono, Imperciocchè esi esclusero pcs un tricn- nio da tette le magistrature tre principali individui ceIle fami; izzi ici, messi fra i capitani di Parte, cagione pri- maria di ogni scandalo. La quale de- liberazione, se tolse per eguale misora si due capi di setta il seggio della Signoria, quello del magistrato de’ Guelfi restò aperto a Piero degli Albizzi, dove tenera grandissinna autorità; e se prima egli suoi fautori erano all’ammonire caldi, ventarono dopo questa ingiuria ardentis- airmi. Alla quale mala volontà nuovo ar- dire si aggiunse, dopocbè nel 1393, per timore di quel tremendo tribunale,non so- lo fa rigettato dal senato fior. il progetto di ana legge il cui scopo era: che nessu- na ammonizione avesse effetto per l'avve- nire, se prima non futse approvata dal ms- gistrato de’Signori e dai Collegj, ma appe- na che escl disignoria il Petrobuoni, de cui , tal riforma venne proposta, fu egli arrestato e, quasi per grazia, condannato all'esilio dai Robespierre della Rep. Borentina. A coteste vendette cittadine si aggiun- sero pubbliche afflizioni colla carestia del 1394, e con l'ostile contegno del cardinal di è. Agnolo Legato di Bologna; il quale, sozichè sovvenire i Gorentini di viveri, mentre di questi tutta Romagna abbonda- %a, come appari la primavera del: 375, con grande esercito» valicò l'Appennino di Fi- renzuola nell’animo di affemare e così di qoter impadronirsi di Fircoze. La qual impresa sarebbe socceduta sscondo i suol FIRE voti, se le truppe mercenarin fossero state più fedeli al Lecato, e se ai Goren'ini fos- se mancalo il rimedio Potentissio, cui sa- pi vano ricorrere nei mali più perigliosi, per corrompere la compagni jaglme, moreè il regalo di 130,000 fivri la ad abbandonare il ca spettare per 5 anni il di ] Nè questo bastò alla Signoria intenta a punire l'ambizioso porporato nemico.Impe- rocchè quella guerra, che nou si voleva in casa propria, fu portata nello stato donde era pactita. Si creò tosto uo magistrato li otto cittadini, chiamati dal popolo Otto santi dell: guerra, con autorità di poter operare senta appello, e spendere senza darne conto. Si fece lega con Berna bò Visconti, si psero delle tasse sul cle- ro, e si giunse in; ochi mesi a far ribrl- lare al pontefice molte città, fra le quali . Forlì, Gubbio, Città di Castello, Perugia, rom-na, come prima suoi ami crstaniemente e validamente difesa, cul suoi nemici la potevano senta timore af- fliggere e meltere a soqquadro. Essendo morto il papa Gre,orio XI (anno 1378)e rimasta Firenze senza guer- ra di fuori, tornò s viversi in gran conf sione dentro la città, Cure i capitami di Parte erano giunti atanta audacia che, nè ai Signori, nè agli Otto di guerra porta vano alcuna riverenza, per modo che coll’ am.ronire divennero gli a:bitri del potere ei padroni di escludere dagli’ uffzj più importanti della repubblica chiunque da loro fosse stato preso La prima coraggiosa resistenza a tirannia vennc da una famiglia di ricchi popolani, che acquistando sempre più credito e fortuna si pose più tardi al timo- ne della repubblica, e finalmente se ne appropriò tutto il carico. Quel me.ser Silk vestro de’Medici, che pochi anni iunanzi aveva rvclato alla Signoria la congiura, in cui era implicato il di lui fratello, quello stesso fu il promotore di una legge che }” oligarchia dei capitani di Parte doveva raf- frenare, e agli esali, al pari che agli om moniti, dare speranza di poter esere alla patria e alle dignità richiamati. La legge stessa arringata, combattata e popolo a secompiglio totta la città, e che partori la popolare sedizione, meglio conosciuta eri ere virette praliche per richismarli in città a costo anche di dare la petria in ma- mo a uns qualche potenza nemica. M che eva cagione che in Firenze con derza della casa, nè sua, per campare n Ai quali pericoli, oltre l’aggiungere altre leggi e nuove armi soldare in fortificazio- ne e difesa del Comune, con una somma di danari si provvide che il re Carlo di Da. razzo, sù cui i fuorasciti sppoggiavano ogni speranza, nel passaggio dalla Toscana non recasse molestia alcuna alla Bepob blica Gorentina. Tn mezzo a tanti avvenimenti la tran- quillità interna non fu scontolta, se non quando (anno 1381) la violenza di due po- polani tolse ad arpata mano dalle carceri del capitano del popolo an falsoe vilissimo accusatore d’ innocenti e ragguardevoli cittadini, meritamente condannato al sup- plizio. Tale violenza scandalizzò la città; eGior- gio Scali,uno dei suoi prumotori,venne ar. restato, giudicato e con alcuni dei suoi più stretti amici in mezzo sì popolo armato in pubblica piazza decapitato. E perchè Firen- te era piena di diversi umori e desiderii, ognuno, innansi che l'armi si possssero, di Pole minato. Io tito, per che terminame l'anno 1381, si formò un go- verno, per ii quale alla patria tutti i con- Buati dal giugno 1978 in pei si restitui- roso, nel tempo strsso che ripristimossi il mogistrato dellaParte, e che allearti infme e alla plebe fu tolto l'onore dai Ciompi sc- cordato gi emere senmene agli e63j e alle magistratore della Rep., riduconilo ai terzo 1 Pribri delle arti saleeri cd peledendo dalla dignità di goo! ere di giu. nai Fn pato provvisioni e rifor. me fa pare ristretto l'abuso di far grandi i popolani, e arcigrandi i grendio ma- quati. Cadde sotto la giustizia del capitano del popolo un seguace del decapitato Gior- gio Scali, Cierdo vinattiere plebeo,la di cui taberna pei Camaldoli di S. Lorenzo por- ta tuttora il nome di Cella di Ciardo. Costui dovè subire la stessa sorte del ano protettore, un nuoto tomulto po- polsre si levò, nel febb. del 1382, che pro- dune l'esilio di un numero grande di cit. tadini ; fra i quali parve sopramodo così 172 FIRE dotestabile che fome compreso Michele di Lando, dimenticando le ingolci sua vie Uì di avere salvato, nel 1 passim die i cid Fermata finalmente Ta socmossa cun sevori castighi, visse Firenze infuo al 1393 bastantemente quieta, ma noa essa. te dal vodere i cittadini esiliati e amesoni. tiz asl terapo che la repubblica al di faori estendeva il suo territorio con la compra della città e ccatado d’Arezzo (an. 138{). Tale cquisto, che semi rallegrò i fiorenti - bentosto dopochè Giorsoni Galeazzo conte di Vir- tà, impomestatosi della persona di Beraa- bò suo zio, si era reso di tatta Lombardia principe. Irapsrocchè Viceaza, Verona ePa- dova con latte le terre dei Sigaori della Scala è dei Carraresi erano cad ate ia po- tere del Visconti, quando egli rivolse le armi e gli artifzj vorso la Toscana per staccare Pisa, Siena ed Arezzo dall’amici. gia de’fioreatini. Mai reggitori di Firenze in mezzo a tanti pericoli, a tanti segreti mioeggi, a sì mamerose armate, che sotto le insegne del- la biscia milanese militavano, non si lascia- tono puato nè poco spaventare; e se era più canto ano dei suoi condottieri di eser- citi, il evate Giovanni d'Armagnmo, da vanti Alenandria della Pagli (2001891) #1 daca di Milano andava a rischi La reciproca stanchezza, benchè gli odj noa fassero scemati, fece re orto- chia alle proposizioni di pace, la quale si coasluse in Genora nel geanajo del 1393; tneroè cui ritoraarono estramba le parti nello stato in cui erano prima della guerra, dopo avere sofferto danai scambievoli, im- toemse spese e fatiche. E perchè dagli agro» ti del permico si domandava idonea malle wadoria per osservare il convenuto trattato, Guido tar Palagio, uno degli ambasciatori Sornatiai, a quel coagressa con granderta d'animo rispose : La spada sia quella che sodi, poiché Giovanni Galeazzo ha futto esperienza delle nostre forse e noi delle cue. (Ama. Istor. Fior. lib. XV.) Attendeva la Rep. Gor. a respirare dalle [meg molestie, e a provvedere con nuove a riempire la città di abitazioni, ob- Desa chiaague veniva fatto cittadino a FIRE fabbricare una casa in Firenze, almeno di centofierinid’oro,econdaanando al coloro edi avemero soddisfatto a tale obbligo iposto con precedente riforenagio ne del 1378. Così prorvide:i ad sccrescore il numero de'cappellani nella nuova cst- tedrale forentina, afiachè si celebrassero i diviai ufizj con cnaestà proporzionata al tempio e al carattere di un populo devoto € dorizioso, e quiadi pubblicomi una legge, «he per ciascua testamento, legato, 0 codi- cillo si dovessero pagare soldi venti all” Opera di 8. Nol principio dell’anno 1393, segal- tando le cose ad omere quiete, si ridussero le sorittare pabbliche Pa libri che sino ai nottri giorol portano il nome delle Ri- firmagioni; © questi, conservati nella sala de'grandi del palazzo del popolo, vennero affidati alla diligenza e fede di doo probi cittadini. acciaio poi, che la mooeta del fiorine 'oro per lasua bontà era trasportata fuori, dovecambiavasi coa gaadazoo, fa proibito di estrarre dal territorio della Repubblica più di 30 fiorini d'oro per volta,ne! tempo stemo che si accrebbe del cinque per cento la valata del Gorino muovo in coafronte di quello del suggello vecchio. Comò la quiete interna della città toste- chà prese possesso del gonfalonierato di Giustizia (sett. 1393) Maso di Laca degli Albizzi, nipote di Piera a cui nel 1399 i fa mosso il capo. Serbava egli nell'animo fresca la memoria dell’offesa con ferma de liberazione di vendicarsi (quando ne avesse il destro) de'suoi nemici, e în degliAiberti: a uno dei quali (Benedetto) La morte di Piero degli Albizzi fa imputata. Maso colse l’occasiune di ano, che sopra certe pratiche tenute coi ribelli fa css- minato, il quale diversi individui dagli Alberti fra i complici di quella congiera nominò. Per la qual cosa molti di costoro venendo arrestati, fu deliberato che tutti della stirpeAlberti,salvoAatosio ei fratelli suoi, figli di Niccolao, fossero fatti de’ grandi e confinati, pél tempo che molti popolani furono ammoniti o morti. Tante ingiurie e condanne mossero le arti e il popolo minuto a sollevarsi, parendogli che fosse tolto loro l'onore e la vita. Una parte di costoro corse a casa diVieri de’'Medici il quale dopo la morte diSilvestro suo cagino, dra rimasto capo di quella potente fami. FIRE Glia prpolama raumentasdogli, che rome Shestro aveva salvata la potria dalla ti- tennia di Piero degli Albizzi, così da lui il popolo furestino sperava che dagli ar. tigli del muuvo gonfalunicre e dei suoi Sintori lo liberane. Nea mancò che la voglia a Vieri di fer. si priacipe della città, uè wascò chi aî mo desimo suggerisse quello che puteva fare. Ma prosando sll'inetabilità del farore della piebeche vode freddernente salire sulla furca chi Il giorno inaezzi avrebbe posto sul tro- buone te de’Bignori zione, eind.ssse Îl pupplo » posare le armi, tendogli giustizia. Non per questo discorso del Medici moderò il contegno del gonfaloniore, nè le cusdannagioni egli esili si videro diminuire, e milo meno re- vecare. Fra cotesti ed altrisimili tentativi degli conti e dei malcogtenti che avevano in mira di riformare a loro piacere il gover mo della città, il duca di Milano non per- «leva mai l'occasione di ienere ia scatto,ora cea artiGiziose pruteste di pace, ora median-. te an'appareate iregua, © ora cou guerra aperta, i reggitori del dominio fioreo- tino. Infatti mon era appena firmato a Geno- wa il trattato del 1393 che il conte di Vietà, indispettito di non aver pututo star- core dell'amicizia dei Fiorentini Piero Gambecurti signure di Pisa, si rivolse n corrompere l'ingrato segretario di lui, Ju- copo diA piani prete da farne il sicario cme maggiori non senza lusioga di soggio. gare anche Lucca; siccome il Visrouti favasi nel tempo stesso a togliere ai Fiecntini la Terra di Sanminiato, dando speranza a Benedetto Mangiadori d'essere F'arbitre della sua pa'ria. Se non che un simile attentato per fedeltà dei Sanminia- Uni e delle popolazioni liuitrofe verso la repubblica fi.rentina non sorti l'effetto desiderato. lmperocchè i Sanminiate FIRE 175 mente poso innanzi aveva assassinato (20 frbbr. 1399) un inerme senatore iurenti- no, Devanzato Davaniati, mente costà esercitava l'ufizio di vicario. Se a cotali cose si aggiangano i forti armamenti del duca di Milano, le scorrerie «i danni che si facevano la Toscana dalle masnade assuldate dallustesso Viscon. ti, nel tempo che egli Lirara pel suo partie to i reggilori di Siena ed era gii prin- cipe di Perugia, noo vi è da demandare qual risoluzione dovesse prendere un popolo accorto e poteute, che vedeva da ogni in- torno inerppate le sne comuuicazioni commerciali @ toeglisi una dopo l'altra fe principali risorse tendenti a cunquider- lo, impoveririo ed abbatterlo. Yu risoluta Îs guerra con piean arbitrio ai Dieci della falla ade la spingonro con vi nossolo in Toscana,ma la portassero pini inLomberdia, cercsu.lo da ogni par. te e a qualunque piezzo armi e collegat ooatro il prepoleute tiranno dell'alta Italia. seconda guerra col duca di Mi. lano ebbe fine, 0 piuttosto fa s00pes3, com la tregaa pubblicata nel maggio 1399, poro inuanzi che acendesse in Pisa la mur- te d'Iscopo d'Appiano;al quale succedì nel governo il Oglio Gherardo. Ma, non avendo nè il coraggio nè l'uocortrzza del padre per sostenere la potenza ereditata di fronte a un'apparente protettore che voleva con l'inganno, 6 con la forsa sog- giogare e impadrocirsi di tutte le repub- bliche della Tuscana, Gherardo dis de ben le pruposizioni di Giuvan- quale consegnò per il prez- 20 di 200,000 fiorini d'oro la città e terri. terio di Pisa, riserrando per sì l'ac soluto dominio dell’isola d'Elba, del ter ritorio di Piombino, e di pocbi altri mi nori castelli fra la Cornia e il padule di Castiglione Fu questo un colpo di falmine che sf- Bite i Fioreatini più che seaveserro por- duta una battaglia campale. Tentò il duca eriandio, per messo d'un altro iniquo at- tentato, d'impossesarsi di Lucca; e ciò col persuadere un fratello sd uccidere l’altro fratello, Lazzaro Guibigi, che aveva la maggioranza nella soa patria.Fuanche per opera dello stesso Visconti, che ebbero ar- di ribellarsi dai Fiorentini molti degli Ubertini ed ulcuui dei conti Guidi; 33 74 FIRE nel tempo che i Scuesi incantati dal sibi. lo di quella serpe ci lasciavano accer- chiare dai saci avvolgimenti, cedendo alle troppe milanesi la stessa capitale con le priacipali fortezze della loro repubblica. A tanto sbigottimento e precipizio delle cose politiche in Toscana si aggiunse nuo- va scisgora nella pestilenza , la quale reorreale l'Italia fece una strage orri- le ip Firenze per rendere ad essa sem- pre più Uristo l’ultimo arivo del secolo XIV. Lo s.legno dei Fiorentini verso il duca milunese andava tauto maggiormente ina aprendosi, quanto più si moltiplicavano le offese, € quanto meno queste rano dirette e scoperte onde poterle rintuzzare. Alle quali cose si aggiunse (anno 1401) il timore che Bologna, caduta soito la si- prora di Giovanni Bentivoglio, nou fo ‘oro. Tale iniqui» è deterzint l'offeso ‘Augusto a scendere sollecitamente iu Italia con mata di 15,000.uomini a cavallo, ed un buon nu- mero di fanti, nell'intenzione di shal re di seggio e di panire il Visconti; alla quale impresa veniva noo meno cal. damente stimolato dai Fiorentini con la promessa di grandi somme di denaro. Ma per fottuna.del duca di Milano, dopo il primo scontro d'armi accaduto verso Bre- scia con la peggio dei Tedeschi, l'impera» tore troromi abbandonato dalla maggior parte de'principi alemanni scoumpaguato con le loro o Italia 3 eosicobè ai Fiorentini anmentaronoi perico- li, dopo aver pagati senza alcun vantaggio 200,000 fiorini a Roberto prima che egli ritornase in Germania. Tutanto lo sforzo della guerra dalle vici nanze di Milano si ridusse intorno a Bolo- gua (anno 1402), alla eui difesa erano sc- corsi con l’oste fiorentina molti collegati; ma questi, invece di tenersi dentro le mu- ra, vollero azcardare la battaglia tre miglia lungi dalla città, al poote di Casalcochio, dove restò sconfilta dai milanesi l'armata FIRE pito improvvisamente dalla morte sulle rive del Lambro (3 settembre ui co sicchè per inaspettata fortuna la repub fiorentina si trovò fuori di un peri- la sua esistenza poli. così be fine una delle guerre più annali di Fi fonte. Le grandi turbolenze insorte nello sta- to milanese e iu tutti i paesi dove Galeaz- 20 teneva guardia e signuria, ricondussero ben presto Bologna e Perugia sotto il do- minio del Papa, e fecero ri po anchei Senesi a escire di di Milano e a rappacificarsi coi fiorentini. Era intanto Pisa toccata a un figlio natu» rale del conte di Virtà (Gabri la), che governava il paese con poca «oddisfazio: ‘ne dei smoi abitanti. Dundechè la Signoria di Fireote, sperando di potere occupare Pisa per sorpresa, fece marciste segretamente Verso quella città un esercito, che fu now solamente dai Pisani respinto, ma che mosse gelosia nei reggitori della rep. di Genova, per timore che Firenze, dupo la conquista di Pisa, fosse per divenire po- tevra marittime. chè volessero prendere il di Pisa sotto la loro accom: una tale protezione, fu intimato al governo di Firenze di desistere da ogni oslilità con- tro il protetto pupillo milauese; ma vedeu- doche i Fiorentini non prestavano orecchie a simili minacce, furono sequestrate le molte merci che essi possederano in Ge- che Buccicallo mare- novesi presidiava di gente e di navigli Li- vorno e altre fortezze del litorale pisavo. Convenne alla Siguoria di Firenze colere all'argenza e adattarsi a una tregoa col Visconti (ao. 1406) promossa e intavolata dal Baocicaldo, da quello stesto che um anno dopo affcrse segretamente la compra di Pisa ai Fiorentini, cercando di persaade- re Gabbriello Maria ad aderirvi stante la difficoltà di poler conservare quella città. FIRE 1 Pisani avendo potuto trapelare un ta- le negutiato si sollevarono, e dopo fiera sulîa (31 luglio 1405) custrinsero Gab- brielle » ricoverarai colla madre e coi suoi soldati nella cittadeli i Pisa e del suo territorio conGinoCapponia tal uo- po incaricato dal Cumane di Firenze, per mode che la guarnigione laerista quivi dal Visconti dovette consegnare la cittadella di Pisa con le fortezze di Nipafratta e di $. Maria in Castelio ai Fiorentini, obbligan- desi questi a pagare al venditore 210,000 fierini d’oro. Ma benchè la cittadella di Pisa al pari delle altre due fortezze dalle milizie mila. nei venime consegnata alle truppe foren- tine, non per questo i Pisani si lasciarono cusi facilmente porre il giogo per ubbidi- rea de’ padroni che degran tempo odiavaso. Ja guisa che mentre la guarnigione Goren- tina prendeva le dispusizioni opportune per soggiogare la città di Pise, arvrone che, per negligenza o vigliaccheria dello sentinelle, il presidio della cittadella fa sorpiesoe faito prigione di Pissoi armati fm massa alla presenza di tutto un esercito fiorentino sccampato fuori della città. La novella di queste perdita rattristò Firenze, e quindi mosse a sdegno la Si- gnoria un’ambasciata orgogliosa inviate dai Pisani a richiedere con espressiuni quasi «hè derisorie îe fortezze di Ripalratta e di S. Maria in Castello. C. tar ra fa di comune consentimento delibeta- ta gagliarda per terra e per mare con- tro i Piani, i quali dal conto loro si pre- perarono a sostencria com il maggior lo- re sforzo e la più ostjnata risoluzione. Gino Capponi e Meso degli Albizzi fa- rono destinati commissari dell'esercito in tale impresso, ma il Cépponi sopra ogoi altro si distinse per le mhr rin rioni da esso date mell’esercito, affinchè Piso restasse per ogui lato circondata da formale assedio, per fmpedirle di ricove- tr qualsitsi specie di soccorso. Quantunque la grande strettozra delle vetturaglie facesse sperare che la città ae- srdliata non potesse lungamente resistere, nos miante la Signori renze cal demente desiderata di averla sollecita mente per metzo della forza. Si credè perciò di far rimpiazzare FIRE 475 Gino Capposi e Maso degli Albiszi de dee nioovi comi ieri Gualegai eda copo Gianfigliazai, i quali giuoti al cam. po promisero prandi si sol dati, se riescivano a penetrare di assalto dentro Pisa. L'esercito Gurentino tentò in- fatti di notte tempo la scatata dalla parte sinistra dell'Arco, ma i Pisani animsosa- mente vi accorsero armati, ributtaudo com grave perdita gli assalitori dalle mura della città. i accerchiò di assedio, si cambiò il generale esirinviò al campo GinoCapponip] quals in vnsol gior= no (24 giug. 1406) seppe rappaciBcare com incredibile destrezza gli umori iasspriti dei due coraggiosi capi lell’osercito lo» la qual cosa sem- branlo che fosse per portare più ia lungo la guerra, determinò i comrissarj fioren- tini a bandire nel campo, che qualunque e scorciati i loro panni venire. Tali ed altre noa sure, come quella di fer gettare in Arno uo messo"del doca di Bor- gogna, inviato al campo dei Fiorentini per intimare al loro esercito in nome del suo padrone di astenerti dal molesta- re Pisa, tolsero viepiù speranza di nol. vezza agli assediati. Perlochè Giovan» mi Gambscorti, che allora reggeva la saddetta città, pensò di fare intendere segretamente alla Sigaoria dì Fireuze: che dove egli fowe certo di ottenere al- cune cocste condizioni, tratterebbe la resa di Pisa e del suo domivio. jpulare la capitolazione, le condizioni della quale furono infatti più vantaggione al Gambacorii che si Pissoi. — ed. Pisa.— Allora Gino Cappoui,la mattina de 9 ottob. 1466, marciando alla testa dell’ esercito, entrò placidamente in Pisa, dopo aver minsociato con bando e cou le for- che alzate, che sarebbe impiccato chium> que avense avuto and are la troppo afflitta e sparuta città. Cosi cessò la pisana Acpubbbica; e quel- 176 FIRF Ja città che per quattro seculi Ggirò fra le prive potenze marittime dell'Europa, e che fu uu tempo sì grande magnifica © popolosa, da quel momesto ia poi vide strapparsi ogoi sua ragi re dal vuvero dei Sraro pi Frazxzr par 1406 sino ata coseitna DEI Pazzi. Comecchè il mantenimento della garrra di Pisa avesse costretto la Signoria di Fi- Veuze a creare con nuove imprestanze un nuovo Munte comuar, pon lasciata in que- sto ventre di abbellice sempre più la città. provvide a decorare l’ester- ve pareti della fobbrica d' Orsenichele con assegnare a ciascuna corporazione delle arti una picchia 0 pilastro per collocarvi le sialue di nia: mo o di bronzo dei santi protet- tori, lavorate dai migliori macstri; e ciò nel tempo che unodi questi, Lorenzo Ghiberti, yer commissione dell’arte di Calimala, fon deva le maravizliose porte del Battistero. Fu eziaudio dopo finita la guerra pisana che gli operaj di S. Maria del Fiore insieme ai consoli dell’arte dilla lana decretaru- no di fare innalzare quella mars:osa co- pola che mes'ra il gento del svmmo arte- fice Filippo Branelleschi. vi ù uvo ostante aiFioren- {ii occupazioni di maggior momentw j.cr 1° «stratezza d. duc papi (Benedetto XIII e Gregorio XII, i quali nel mentre che con- le" ‘biavi di S. Pietro, tenevano tianità. Le premuruse ze dei ceggitori di Firenze,unite a quel. altri goveri i, indussero final. 1409, il cardinale Pietro di Candia,che prese il nume d’AlcssandroV, scoza peraltro che i duc rivali vinterre- ninero per deporre, cume promettevano, la gorio NII, ers prot tu da Ladislao re di Napoli, il quale dopo «seni impadronito di Ruma, inultravasi con paderosa vste in Toscana, disertendo il cuntudo senese, € minacciando cose peg- giori si Ficréutini, 0 dell'oste napuletana alle perte e le mosse che di lì prendeva pes invadere il tesrilorio della Rep. ti» FIRE guasando e metteado a ruba quan. determiuarono l-Signoria sad quante maggiori forze poteva. ita strinse lega cv i Sens, col cardinal Cuscia legato pontificio e con Luigi Il d'Angiò rivale a Ladisiao nella successione del regno di Napoli. ccume tale dal pontefice Alemandro V proclama» to in Pisa. ica impresa che in quel frattempo riescisse all'esercito napoletano fu d'im- paironini (30 giugno 1409), per mezzo di pratiche tenute con quei di dentro, delta città di Cortona; la quale poscia Ladislao, per rapparificarsi ced sì Comune di Firenze, (gennajo del 1411) mediante il prezzo di 60,000 fiorini d'oro; dopo che la renti Ver tale ci repubblica ne sveva consomati in quelle spese, rivolsero l'animo a porre un freno ai suoi gureroanti, affinchè inarvenire con potessero muover puerra, far leghe, o oon- federazioni, aè iuviare eserciti fuori del nio, 0 dure la Rep. fiorentina non aveva giurisdizione, se prima il progetto issc approvato da quattro di. ivè 1.° da quello de'200; de'131; 3.° da quello finalmente Una delle più importanti deliberazioni di queste quattro Camere fu di couver*ire legge dello Stato (anno 1415) la com- lazione degli Statuti fiorentini, stata af- commi composta que esperti cittadini, assistiti da P. di Castro e da Bartolummev Volpi da passi cino due sommi ginrecuusulti che allora leggevano nello Studio di Firenze. In questo meilesinno tempo vennero duiti i vicariatisdi Mugello e di Val.d'EL sa, destinando la resideaza loro a Scarpo- ria e a Certaldo, qaandu icari Val.l'Arno residenza di due minuri potestà. Muncando allora nella circolazione la piccola monrta dei pircioli, fa docret.to di cumiarne una quantità col determinare, e « per lubbricarli fosse compus'a di undici once di rame e dran'un ia di ar. ento purissimo per ogui lbbra, della qua- FIRE le la secca ne dovene formare mille pic- culi, corrispondenti fra tutti at valore di Ire 4.3, 4j quando 1) Gorino nuoro odi suggello computovat lire 3, 13, 4 Fer buona furtuna la città di Firenze dopo la pace con Ladislao visse per qual- «he anov tranquilla denirs e fuori, sicchè nel 1421 si fece dai Geauresi per 100,000 Gunni d'oro l'importante acquisto del purto di Livorno, di quel perio che dure. va divenire uno dei più giaudi emporii Mediterraneo, e il ceutro del com mercio marittimo della Toscana Una perdita però amai lscrimerole fu fatta ia questo anno medesimo (1421) in Gino Capponi cittadino benemerito della sua patria, in servizio della quale cgli Questo nuoto Aristide che contribui sopra ogu'altro nella conquista di Pisa, innanzi di morire rbbe Lu crutentezza di sapere, che i Fiorentini cun la compra di Livor- no avevano assicurato stabilmente l'im- portante possesso della città e terr. di ai di cui dirilti eventuali aveva testè ri- neoriato, ron la pace del 420,FilippuMaria uno dei figli «lel conte di Virtù che riacqui» stò la maggior parte della Lombardia. ‘Quest'ultimo duca, per quanto non con- tasso l'ingegno del padre, ne aveva eredi» fata tutta la crudeltà e Gozi e nicdi anni Qui si ascora quattro anni, quand» Filippo com poderosa uste penetrato nell'Emba, frandoleatemente asrali e si rese padrone d'lavta, di Lugo, di Forlì e di Forlimpo- al disleale procedere del Viscoue e così di poter richia- Ti frnedel duca milanese la questo tempo Firenze trovavasi in grande molesi conto delle gravezze Male impo-te sopra i grandi, coicchè uno diloro, Ri inaldo Maso degli Albizzi, da c’suvi coll ghi adunati oel- la chiesa di S. Stefano al ponte, propose Sri provvedimenti da prendeni quello di FIRE 177 scemare della metà il numero delle arti minori, e cosi di qualti lurle a set te: afbuebè la phbe nei consigli della Re- pubblica avesse meno votie autorità, men= veniva ad acerrscere nei parlamenti Luenza dei gramdi. Alla proposta d-ll'Albizzi, comecchè sod» disfacense il genio di quegli sduuati, popo: se Niccolò da Uzzauo, uuo dei citt più invecchiata esperienza, dicendo dhe il voler raffrenare la plebe senza oppur- si a coloro, i quali ogni volta che vo- glione la possono far sollevare, non era eltru che il nutrire uno che potesse impa- dropirsi di tutti; cosicchè egli concludeva, di non doversi cosa alcuna in diminuzione dei diritti della plebe tentar di operare, senza guadagnare prima quei ricchi e po- tenti popolani, i quali sotto zelo di pietà, di verri mestieri ed esercis) gli ertigiani, e fucendo il volgo quasi ministro delle loro ricchezze, venivano per tali mezsi a im- padronirsi della molti Conobbe manifestamente ciastuno che l'Uzzano intendeva discorrere di Giovanni quale essendo diven- natura benigno,e ge- anche il primo della soa rità nella sua patris. Fa duuque di couseo- so comune incaricato Rinaldo degli Albiz- il confortas- Ma questi il rimedio proposto, come quello che por tare durera manifesta divisione nella città a rischio della rovina della republilica e di chi ne fosse stato autore, il Medici sapprotò il consiglio di Rinaldo e de? nubi. li suoi colleghi. Conosciuta dal puliblico una tal pratica, non fece essa che accrescere popolarità e reputazione a Giovanni e alla sua casa a scapito del partito contrario. Ma continuando ciascuno a dolersi di essere oltre misura gravati nelle tese im- poste durante la guerra, fu deliberata la Jegge del catasto (anno 1627) in modo che ogni possidente dovesse pazare un mezzo Biorino per cento di capitale. Noa volevano i graniti sopportare un si- mile censimento; ma non trovando strada da disfare la legge che l’ordinava, pensaro» no al modo di farle contro, col procararle FIRE de'malcontenti per avere così più com- pagni a urtaria. Mostrarono danque agli ufiziali deputati ® imporre il catasto, come la lezge gli ob- Bligara ad accatastare eziandio i beoi dei comuni distrettosti, fra i quali Velterra ol suo territorio, per vedere se tra quelli vi fomero altri powesi de’ Fivrentini. Il tentativo fu fatto; ma la bisogna an- dò in una maniera puco favorevole alla quiete della repubblica; gisochè dopo molte doglianie e dispute mon volen- do i Volterrani ubbidire, segui ribellione per opera di ua ardito plebeo (Giusto Laa disi), che fattosi capo del tomulto trae le città dalle mani dei Fioren steso signore della sua patria 6 per sole due settimane vi ci manteone. Perdota adanque e ritornata quasiochè in un tratto Volterra sotto il dumpio fio pentino, siccome a questa sommoma la guerra di Lucca; la quale città, dupo la ricuperata indipendenza dell’anno 1370, era stata agitata dalle interne fazioni nien- te meno delle altre repubbliche tosceve. La famiglia Guinigi, una delle più po tenti € più cospicue prosspie lucchesi, da quell'epoca in poi si acquistò tele ascra- dente sopra i soi concittadiei, che Fram- cesco, pri Lazzaro suo figlio, quiodi Pao- lo Guinigi fratello di quest’eltimo, quasi senza interruzione per mezzo secolo vi go- vernarono come principi. Someinistrò Paolo Guinigi nell’oltima guerra cagione di dolerm alla Rep. fiurea- Giva per aver mandato il figlio con una upeno o armati nell'esercito del luca di diede a dubitare che avesse operato non senza tacita aa di qualcano de'reggitori di Firenze, ci riesci poi facile impresa di persuadere i loro clleghi per impegnarli in una guerra, che facevasi credere di breve durata, di sicu- to successe e ulile quanto giusta. L'esi- te peraltro dimostrò Lutto il contrari cimento fu lango, difficile, di- imo e totalmente sfavorevole ai i cosicché, inveoe di scqui io di Lecca, la Rep. fiorentina vide invadersi e disestare una gran parte el propro. FIRE Mentre che questa guerra \vagfiona Firenze, ribollivano sempre timori dei partiti dentro la città, e Cosimo de'Medici, dopo Ea morte di Giuvanni suo padre, con maggior animo nelle cose pob- Bliche, cu maggivr studio © solerzia con gli amici che non fece il di si governava, nel tempo stesso inten deva a beneficare e con dimnostrazi sti liberalità a farsi molti tr diari Dimodoritè l’esempin suo Mimi tando il esrico a quelli che governavano, pareva loro che, il lasciar oresorre in cotal Guisa la putenza di Cisimo, fosse per di- venire sempre più opera pericolosa, Ma pericoloso era il progetto propuste ocatrerio partito, di csiliare Cusine dilla patria, siccnme lo fece conuscere Niccolò da Uzzano. Imperocchè inter pellato sa di ciò. quest'aumo venerando rispose: che coloro, i quali peusara no di cacciare Cosimo di Firenze, do- verano prima che ogui cusa misurare le Iuru forze è quelle di colui che volevano sbalzare. E dato anche riuscisse fatto di esiliarlo, soggiungeva, emere quasi impossi» bile, tra tanti suoi amici che vi rimarreb- bero, ovviare che presto son rimpatriame. solu adanque l'Uzzano nun volle cos- re, ma altamente disapprovò di piglis- re uo partito,che per ogni latu egli vedeva dannoso alla città. Queste ragioni disoorse da en uomo di somma ripatazione nella repubblica, raf- farne spunto l'animo di coloro che bramavano la rovina di Cosimo il veochio; ma seguita la psoè di Ferrera (26 aprile 1433) mercè la quale Lucca col suo terri» torio restò libera, e non molto dopo man. cato di vitaNicoolò da Uzzaso, la clttà di Fi- renze rimase senza guerra, e la fazione dei Grandi senza alcun freno; onde Rinside degli Albizzi, chedi tal partito era principe, impaziente dell’sntorità e stima sempre crescente di Cosimo de'Medici, e vedendo che uno dei due di loro doveva ormai soc- combere, tenne tal modo con i Signori che Gl'iodusse a chiamar Cosimo in palazzb, rinebiuderlo in na prigione, e quindi dalla patria esiliario. Rimasta Firense vedova di un tante cittadino, erano tutti sorpresi e sbigottiti, vinti e vincitori. Dondechè Rinaldo degli Albizzi dubitaodo della sus apparecobista rovine, rampognare Quelhi del suo partito di FIRE euprd lasciati vincere dai preghi e del dona. ridri loro nemici, cull'aver lasciato Cosimo ie rito e gli amica svi nella città; emen- dechò gli'oomini grandi, o non si hanno a feccere, 0 tocchi che sono debbonu spe- Guere sfltto, Ma il consiglio di mese. Rinaldo esen- do restato senza l'effetto da esso lui deside- rotasvrenne che prima di enanno dacchè Cosimo era stato enofiosto a Padira, appe- ne entrati di governo otto Priori e il gon- le, si falonicre, tutti partigiani dell’ verificò il irenze quasi come an cittadino che lorpasse Irionfsote da ena vittoria, co tanto concomo di briehattore del popolo, e Padre della peiria. Appena rimeni in Fireuze dall'esilio anti iazieriati cittadini aderenti e segusci di Cosimo, presarono questi srnz'alcun ri- spetto di assicurarsi dello Stato e delle. prime magisirature, spogliando la città di nemici e di sospetti, e volgradosi a bene. Scare nuove genti per fore più gagliarda la porte loro. La fawniglia degli Alberti, e , piccolo prezzo fn i putigisoi di luî si divisero; ese quella di Silla e di Ottaviano potuto que- S tquiperarsi. Oltre di ciò il pertito di Corimo cca opportuni provvedimenti, —prepriandosi le redini della repubblica e trarado dalle horse degli elettori i nomi de” Ressici per riempirle di smaici, sempre più ti fortifeava.Pa dato ai sigg. Otto di guar. dia amtorità sopra la vita,si proibi a chie- FIRE 179 guastime, chbero da lui aotale risposta: esser meglio città guasta che perduta. Non si affannesero però, giacchè cr poche braccia di scariatto molti cittadi- ni ogni di poteva vestire, conoscendo bene egli, che a mantenere uno stato euo. vo gli abbisognavano nomini nuovi. Pre tetta la vita di Cosimo la città di Fi renze restò comprema nella quieta della servitù, senta che avesse mai luego une di quei movimenti, coi quali ana popola- zione’ suol tentare di risequistere Îs per- dula libertà, —Reslmente a partire dal l'anno 1434 cominciò la decatenta della Rep. bor., la quale sino d'allora restò sotto il domisio diretto o indiretto della casa de' Medici. E benchè Firenze av ii guito aleuni brevi intervalli eua ricadde bra presto nel primo laccio, sino ‘a che, abolite coi nomi Je forme antiche, si converti la repubblies-io prie- cipato, . Poco innanzi che tali mutazioni politiche e proserisioni cittadine fossero incumiscia- te, siserrò l'occhio della maestusa cupole di 8. Moria del Fiore, nel giorno che sbarcò a Livorno il pont. Eugenio JV, quello medesimo che nel dì 25 marzò dal 1436, nel giorno della Pasqua di Resarre= zione con magnificenza coufectnie a una graade e ricca città consacrò la metropo- litana forentiua; nella quale, dopu la se- cera funzione, fa oresto cavaliere dal pontefice Giuliano di Niccolao di Ro- berto Davanzati allora gonfaloniere di giu- slizia e ripulatissimo cittedino, cui Euge- nio di sua propria mano cinse il fermaglio nel petto. , . Nell'anno stesso 1436 il governo di Cosimo diede motivo di alterare la pece col daca di Milsao; poichè sentita la sof. Vevazione di Genova, i reggitori di Firenze Secero lega cviGenovesi e coi Veneziani con- tro quel duca, lo che bastò al Visconti per ricominciare le ostilità senza altra dichia- razione di guerra. A fomentare la quale contribuirono i maneggi dei fuornena fi rentini, fra i quali precipuamente si di gtinse Rinaldo degli Albizzi, che da Tra. pani rompendo i'confini si era recato a Milano, Accadde la prima battaglia fra i due qaerciti sotto Barga con esito favore. vole a'Fiorentiui,capitanati dal conteFran- cesco Sforza. Questa prima vittoria persua- se e indume la Signoria a tentare un'altra 180 FIRE volta l'impresa di Lucca, difesa virilmente dai savi abitsati, e quindi liberata per pece costsnza del C. Sfursa; il quale lu- siagato dal metrimonio di Bianca Giglia del duca di Milano, shbend.nò il servigio de'Fiorentini per pesssre a quello del lato nemico, lo che obbligò a lasciare ia pace i Lucchesi e aprire con esi un trattato (28 aprile 1438) che accordò al conte Sforza uns parte del territorio conquistato. — Ved. Consatta. Ebbe poco dopo Firenze il maestoso spettacolo del greco impesstore Giovanni Paleologo, del pontefice Eugenio IV, di cardinali, patriarchi, metropolitani, e di uo beoa numero di prelati ‘greci e latini venuti per riunire nel Concilio ecumeni- 60 la chiesa greca con la latina. Prattanto gli esali Aorentini von cesta- vano di sollecitare il duca di Milano s ri- metterti in Firenze, dove contaraao fecil. mente di poter entrare con l'ajate dei fau- tori che avevano in città. Le toro istanze farono emedite dal Visevati, il quale sf dò la spedizione militare al miglior suo capitano Niccolò Piccipiau. Questi in moltratosi com numeroso esercito in Ro- muegna, penetrò nella Toscana per la volle del Lamone, ed estese le sue scorrerie ne) Mugelle e sel Cosentino, di dove trapesò nella valle seperiore del Tevere. Costà ancorse l’armata: Go. rentiaa:e a'39 giugno 1460 consegui sutto Aoghiari la vittoria, per la quale Firenze vi rallegrò a segno che ogni anno la ram- mesta con la coma del palio di $. Pietro. Acorebbe letizia alla città l'acquisto che si fece poco dopo(marso1 {{ 1) della nobil Ter- ra del Borgo S. Sepolcro venduta col suo distretto alla Rep. foreatina dal pontefice Eusenio1V peril prezio di 25,000 ducati oro, . Uno dei commissari dell'esercito fiore. tino fo Neri di Gino Cappoai, che in que- ata stema guerra ci era maravigliosamente distinto non tanto per' i felici succemi mercè sua ottenati nel Casentino e nella Tiberina contro il conte di Poppi e il Pieciniso, quanto sache per molti altri importanti servigi che in qualità di lega» to aveva resi alla sua patria ; sicchè egli era riguardato dopo Cosimo «e'Me.ici il principale cittadino di Firenze. Si nobili prerogative dovettero dare tale csmbra al eepo del governo, che forni a molti cagione FIRE di sospettare, che fune stato efrito delle coperla politica li Cosimo per ablimease la farea eaatorità delCap;poni,quello di consi» Gliare il gonfaloniere Orla: lar vw cilme e quindi gettare dalle finestre del palazzo del popola il capiteno Baldaccio di Anghiari, militare sopra ogn’altru ecerì- lentimimo e grandemente al Capponi sffe- Fionato. La morte del daca di Milano (13 agosto 1448) fece restar in tronco le trattative di intavolate con le Arp. di Firenze feoezia, quando an Buuvo nemico si affacciò nel re Alfuaso di Napoli. 11 quale, chiamato da Filippo Maria all'eredità del- loStato milanese, veniva avvicinandosi ca mumeross oste di cavalli e di fanti nella Toscana. Considersado egli, che per la via del Val.d’Arno superiore non potera far cu- s1 alcuna di gran momesto, rivolse il suo esercito versa il territorio di Volterra, di dove penetrò nelle pisane maremme. ! Fio- rentisi veggesdo an re potente ia cas loro, il quale mos soleva così di leggicri dalle see imprese desistere, nè putendo conoscere essi dove na simil contegno vsti- Veavesse andare a riuscire,lentarono di apri- re con Alfonso una qualche trattativa di Ù ia; per aderire alla quale chiedeva ri Capponi, il quale affacciò ia cvasiglio così valide e periuadenti ragioni, che fa concluso,. nom doversi il governo di Firenze in alcom modo piegare a far pacc col re,seil signore di Piombino, che era de'Fioreotini raccomandato, non si lasciava dall'Aragoarse quieto nel priaci Iotaato il re di Napoli rta igai. dior 20 per mare e per terra infestara comti- nuamente la Terra di Piombino, sino a € quiudi dopo gravi perdite di abbendo- nare la Maremma e Lutta la Toscana. Nd mentre che l’eserorto d'Alfomeo ri- turaava messo ed infermo a Napoli,il conte Fronc.Sferza,come genero del morto Viscon- ty: adoprava ogni pema de riconquistare FIRE per conto proprio il ducato di Milano, costre voglia di quelle ioni di erano ssilerate e rimene în libertà cad sota i A Incemincisronsi le ostilità dai due po- Veniati com l'espulsione dei nazionali Fio- rentini dai veneti e dai napoletani domini, tentando eziandio di farli esiliare dagli scali del Levante, a fine di escluderli dal commercio di Candia, di Costantinopoli € di Ragusi. E per uuvcere in tulte le ma- miere alla Signoria di Fircnar, i Veneziani Secero lega cea la Rep. di Siena, e pruca- rarono di mutare lo stato di Bulogna per distsocaria dall'amicizia de”) ntini. la- tasto che questi stringevano alleanza col muovo duca di Milano e preperavansi alla guerra, il re di Napoli, che sentiva an cura la vergogna di emere stato costret- to a retrocedere con sumerosa oste dal- la Toscana , invista costà il suo figlio Ferdinando con 8000 cavalli, e 4uoo fan- ti. M qual esercito entrato per la Val. di-Chiana, sì fermò davanti il castello Fojano, che dopo un pertinace assedio di 43 giorni dovette rendersi a patti (3 sett. 1452) Avato ch'ebbero i nemici Foj- to, vennero nei confiai del Chianti, verso ole castello diRenciae che l'ebbuo in po- ehi giorni. Nun sccadde però lo stesso del- la Castellina, paese propinquo 10 miglia a Siena; gisechè per quanto il luogo, per ar- te e per sito, mon presentasse grandi osta cali, pure resietè a quell'csercito, che vi Melle inotilmente un racse e mezio a intanto che una nuwecro- vi FIRE 181 sa llnttiglia del re, scorrendo lungo la me- rina pisana, per poca diligroza del costel- lano occupava la rocca di Vada. I Fiorentivi, non essendo ancore in forse da misararsi con quelle dell’Aragonese, stavano sulle difese, schivando di venire a battaglia, Gino a che i nemici si ridamero ai quartieri d'inverno. Nel qual tempo la Bep. in varie guise preparavasi a re- spingere l'oste napoletana, sia con l'indurre Renato d’Augiò a venire dalla Provenza in Italia per contrastare ad Alfonso la suo- cessione al regno di Sicilia, sia con l’acco- modare al nuovo duca di Milano 80,000 Borisi d’oro, per ricevere da eso una squadra di 2000soldati di cavalleria, sia con l’assoldare Manuello d’Appiano Signore di Piombino condottiero di r50c0 cavalli. Com tali ajuti la Repubblica fiorentina riao- quistò facilmente (nell'estate del 1453) ciò medesimo che scoprivasi lu Romagna um suo ribelle in quel Gherardo di Giovenat Gambecurti, al di cui padre le Signoria di Firenze, mercè la capitolazione di Piss, aveva concesso il dominio del Vicariato di Bagoo. Le ostilità del re Alfonso dovettero cb- bl:gatamente cesare dopo il trattato con- chiuso, nel gaprile 1454, fra i Veneziani e 11 duca di Milano; alla quale pace aderi- tono volentieri i Fioreni tardi è di male in cuore l’Aragonese, costretto a ri chiamare dalla Toscana le sue truppe e Il di lui figlio Ferdinando,nel mentre que- ati sspirava a impadronirsi di Siena. Pueo dupo questo tempo senti Firenze come un ristoro ai sofferti mali le notizia delle morte di un suo fiero nemico in Alfonso di Aragona, amareggiata però dalla perdita che poco prima la repubbli- aveva fatta in un sommo cittadioo, Neri di Gino Capponi, mancato in Firenze; li 22 novembre dell’anno 1457, fra i com- pianti di totta la città; la quale rigasrdò tempre ia cotesto integerrimo uomo di stato il fedele seguace delle civili virtà ereditate dal padre, seppure nom lo sor- va per maturità nei consigli, per va- fitta nei mezsi della guerra, © per che sostenne. Memore dei Ricordi, che per lui distose il genitore, fece egli conoscere all'univer- sale, che il servire la patria è un sacro do- vere di cittadino sinv al puoto,che neppure La) 188 FIRE l'ingratitudine o gli intrighi delle fazioni poterono affievolire in esso tale duvere, e molto meno indarto in sentimenti contra- ii all'intercsse e all’onore del suo pacse. a parola Neri Capponi fa dopo Cosimo il cittadino più rispettato di Fi- renze, con questa differenza, che Neri si acquistò credito e riputazione somma wie pubbliche e notorie, in modo che egli aveva assai amici e nemupi, o pochi parti» giani; mentre Cosimo, essendosi fatto stra- da per vie pubbliche e private, aveva più i che amici.—Fintantochè ilCap- Visse, gli aderenti di Cosimo per pao- ra si mantennero uoiti e forti; perduto Meri, la cai stima universale serviva ai seltarj d’an qualche freno, cominciarono i medesimi a trovarsi meno concordi fra oro, e a desiderare una più assolota au Infatti morto che fa appena il ni, ebbe lnogo in Firenze peri ies mento più di segreti maneggi, che di fora aperta, per tentare di riformare la conti tazione del 1434. Avvognachè dopo il ri. torno di Cosimo il governo erasi ristretto nelle mani di pochi individui, i quali non solamente non lasciarano campo alla sorte nell'elezione della Signoria, erano fatto nascere tale provrisione, perfino uno dei più preziosi diritti ai cit- tadini, cioè la libertà di chiamare in gi dizio quelli che gli governavano. I parti» gioni stessi di Cosimo, o fumero fra loro discordi, 0 si trovassero annojati di questo perpetuo dittatore, 0 troppo grave cosa gli sembrasse servilmente dipendere dal- J’arbitrio di coloro che facevano e disfa- ecvano a loro sennolleggi e magistrati, rac- colti insieme ragionavano, e pubblica. meate consigliavano; 1.° ch'egli era bene che la dittatoria potestà della Balia, della quale era per terminare il suo tempo, più noa si rinnovasse; 2.° che si serrassero le borse dei Priori; 3.°e che quei magistrati, non più a mano, ssa a sorte secondo i fa- vori dei passati squittibj si estraessero. Cosimo che sapera in ogni modo di non correre alcun rischio nella sua diitatura, condiscese alle preci della malcontenta fa- sione; conoscendo bene che nelle borse, dalle quali doveva sortire ogni bimestre Je prima magistratura, erano stati chiusi i nomi di cittadini ditalti i ceti, la maggior perte muovi e al Podre della patria per FIRÉ avidità d'impieghi, per interessi di denari, © per ragione di mercatora ligj 0 ben af- fetti. Ottenata Lale riforma, parve all'unis versale diavere acquistata la propria liber- tà, sebbene l'esito mostrò ben presto tutte il contrario. Imperciocchè fatti gli squitti- ka ed entrati di Signoria gli eletti, questi mon operarono mica secondo la voglia di coloro che tal riforma sverano promossa; ma secondo il proprio arbitrio, o quello del loro padrone, la Lt repabblia ‘governava no. Si accorsero ben presto gl’inmovatori della loro follia, giacchè nonal Medici, ma ad essi stessi avevano preclusa la strada alle cariche e si erano lasciata fuggire di mano la cosa che ambivano di carpire. Quello però che fece più spaventare i malcontenti, ed a Cosimo dette maggiore occasione a fargli ravvedere, fa allorchè risascitò il modo di rifare il catasto come nel1429. Questa legge viota,e digià cres- strato che la doveva eseguire, fece risolvere i grandi a stringersi insieme per scoogiorare Cosimo, affinchè volesse lire l'ordine oligarchico da eso Mato introdotto Gno dall'anno 1634. N dittatore peraltro noa volle corì per fret- ta dare ascolto a simili lamenti, accioe- chè i faziosi sentissero più mente il loro errore, e ne portassero più langa pena. Tentossi nei cunsigli la legge di far auova Balia, ma mon si ottenne; e perchè un gonfaloniere volle senza con- sentimento adunare il popolo s parlamen- to, lo fece Cosimo dai Priori di lui colle» ghi sbeffare in modo, che egli impazzò, e cume stupido dal palazzo “falla Signoria alla casa sua fo rimandato. Nondimeno perchè un tal coategno aveva fatto crescere I" nei nuori governasti,e nella plebe gli insulti verso i grandi, non parve a Cosimo il lasciare più oltre trascorrere le cose, che le non si po- temero poi ritirare a sua posta, Dondechè er- sendo pervenuto al gonfalone della giusti- tia Luca Pitti, uomo animoso ed audace, si credè costui un istrumento opportuno per governare l'i i riservandosi il Me- dici a favorire fl tentativo dietro la scena, acciò, se la riforma non sortiva l'esito desiderato, ogni biasimo a Luca e non a Cosimo fosse imputato. Volle il Pitti sul principio tentare la mutazione col per- suadere i suoi colleghi, che cotcsta intro- dolta Libertà di elezione era una licenza FIRE sfrenata; al quale erroneo consiglio si cpposero i magistrati con tali forti eupres- sioni, che uno di cssi come sediziono ven- me arrestato e posto alla tortura. Fu allo ra che Pitii ricorse all’arbitrio; e avendo ripieno di armati il palazzo, chiamò il po- polo in piazza, cui per forza fece con- sentire quello che volontariamente non aveva potuto oltenere, riduccndo il gover- mo al regime del 1434, @ coronando la sua opera col fare esilisre quattordici cit- tadini che si erano dichiarati caldamente attaccati alla pubblica libertà.lonanzi che Pitti terminame la sua magistratura si propose una riformaziune, in vigore della quale la magistratura soprema della re. pebblica, stata fino allora appellata dei Priori delle Arti, dovette prendere il tito- lo dei Priori di Libertà, quando appun- to in Firenze era comata ogni libera ra- Fa Laca Pitti io premio dell'opera sua dalla Signoria faito cavaliere, e da Cosimo riccamente presentato, nel mentre quasi tntta la città coscorreva a offeriegli doni. Cosicchè egli venne in tanta Sdanza e su- perbia de por mano a innalzare due gran- diosi edifizi, che ano in Firenze, cangisto poscia nella maestosa reggia, (sebbene di palazzo Pitti conservi tottora il nome) l’altro a Rusciano sopra a Ricorboli luogo propinquo un miglio alla città. Per con- durre a fine i quali edifizj Loca nea perdo» mavs ad alcuno straundinario modo; per cai noa solo i cittadini lo presentavano, e del. le cose necessarie all’edificatoria lo sovve- nivano, ma le comunità e le popolazioni del Gorenlino distretto gli somminietrava , nel temno che agli uomini di ogni delitto macchiati Luca offriva asilo, purchè nelle sue case lavorassero. Gli altri grandi della città, se non edi. firavano al pari, non erano meno vio- lenti nè meno rapaci del Pitti; in modo che, se allora Firenze non aveva guerre di fuori che la distraggesero,dai suoi cittadi- ni era distrotta. Segni durante questo tempo la morte di Cosimo (il di 1 di azosto 1664); di quel- l’uomo el'ebbe la forza di tenere per 30 anni nelle sue mani il governo della repub- blira, e che ne assicnrò il dominio nek La sua esso, Laciò di sè grandissimo desi. derio nella città e all'estero. in quanto che non solamente egli superò ogni altro, dei FIRE 185 tempi suoi, d'autorità, di pradenza e di ricehezze, ma anco di magnificenza e di liberalità. La quale ultima prerogativa si fece comuoere ansi nte dopo la jacchè non vi era cittadino di alcuna qualità cuiCosimo grosse somma di denari non avesse prestata. E tantoera il oreilito ch'egli tenevaall'estero, che quan- doi Veneziani, e Alfunso d'Aragona contro la repubblica Gorentina si collegarono, Cosimo col ritirare il suo avere dalle pias- ze di Napoli e di Venezia, si crede vi la- sciasse un vuoto tale di numerario, che i due supraddetti potentati foserr costretti ad accedere alle proposte condizioni di pace. Apparve la magnificenza di Cosimo in vari ediGizj sacri che in Firenze, nel pog- gio di Fiesole, e nel contado dai fonda- menti fece costruire. Il suo granilinso pa- lazzo in via Larga (poscia de’marob. Ric» cardi) e quattro sontuose i, a Fiesole, a Cafaggiolo cl tolo ediGcò, ma di vasi da egregiartati di di altre miuuri fabbriche, cappelle, altari 6 ospizj da esso foudati e arricchiti. Difficilmente si potrebbe indicare nel. la storia del medio evo un cittadino che 21 pari di Cosimo sia stato colmato di elo- nua aver potuto, nel lango periodu cheegli tenne le redini dello Stato, di un acqui accrescere il dominio fio- rentino; e tanto più se ne doleva, quanto che gli parve essere stato da Francesco Sfur- za ingannato; il quale mentre era conte promisegli, sppena si fuse insignorito Milano, di ture per i Fiorentini l'impresa di Locca, che poi non mantenne. Lasciò Cosimo erede delle sue ricchez. se e del suo potere il Giglio Piero, debole e infermiccio, cui commise morendo, delle sostanze e dello stato secondo il com iglio d'un suo intimo confidente e citta dino ripatatissimo (messer Divtisalvi Ni- roni) si lasciasse governare, Ma la GJucia nell’amico e consigliere non currisposero nè alle promesse del Neroni, nè alle spe- ranze del M Imperocchè solto pre testo di rimediare ai disordiai del patri» 184 FIRE monio, Diotisalvi indusse Piero de’Medici @ ritirare dai suoi debitori somme rilevanti di denari, imprestate loro dal padre per aoquistarsi nella città e fuori partigiani ed si, ogauno per diverso fiue, di torre a Piero lareputazione,e lo stato.— LacaPittil più potente cittadino dopo Cesimo, morto lui non voleva esere il seconde. Agnolu Ao ciajoli,per private cause, nutriva odio cea i Medici ; mentre Niccolò Soderini, mosso da mire meno smbiziose, bramava che la sua patria più liberamente vivesse, e dai magistrati estratti a sorìa si govermasse. Parera a questi capi di avere la vitto sia in mano, perchè la maggior parte del popole, cem cui essi adonestavano la loro da alcuni più pacifici cit 2cq i dissapori, mentre le inimicizie co- minciarono a manifestarsi aperte dopo la morte di Francesco Sforza daca di Nila- no (8 marco 1466). Ma non giorando P eloquenza del Soderiai, nè l'orgoglio del Pitti, nè le engrete arti del Neroni a sore- ditare Piero de'Medici, fuvvi chi fraicon- giurati propose che si doveme wocidere quest'aitridolo della plebe; ricordando quello che a Rinaldo degli Atbizzi, o Pal. Ta Strozzi, a'Ridulfo Perutai e a tanti altri grandi della città era intervenuto a cagio- ne di aver lascieto Cosimo la vila prima dell'esilio. A volere con sicsrezza eseguire il me. 4itate disegno, stimarono i fazicsi neces- «ario un esterno soccorso d’armati. S'im. pegnò di cosdiuvarli sell'impresa Ercole d'Este fratello di Borso marchese, poi de- Gorentino che poter: chiamarsi ia Val-t'Elsa dal territorio pi- sano. | capi della congiura farono son- FIRE dannati a morte seuza accordar loro il be ueficio dell'appello, lo che inzspri alte» meote il partito dezli 4rrabbiuti consi Frateschi,in gaisa che riesci loro di ven. dicarene con altre armi e con tali mezzi, che pu-tarono sul patibolo il frate cia pione della Gur. libertà (4 maggio 1496). La quale luttuosa catustrofe fu perce- duta di pucbi giorai dalla morte di Carlo VII; così che se cou la perdita del frate predicatore fu tolto al part.to Mediceo ua pericoloso nimico nella città, manoò altresi ad esso ana parte di appoggio nelle fore esterne e specialmente ia quelle del duca di Milano perrivolgerlea guardare la cam propria, minacciata da Luigi XII prosto a incamminarsi dalla Fiaacis nella Lom bardia alla conquista di quel ducato. Per questi accidenti la Rep. fiorentina avendo creato di nuovo i Dieci di Libertà, e coo- dotti al suo servizio uomini d'ogni armee valenti capitani, spingeva coa vigore l'im- presa dalla parte di Pisa, nel tempo che da an altro lato faceva fronte a usovi & serciti de’Veneziani che dalla Roana ri- moatavano le valli tracssppenniae per scendere con Piero de'Medici nel Casenti. mo e ia Val.Tiberine. Lombardia (anno 1500) e di ottenere al loro soldo 5c0o Svizzeri e 500 lance,onde riavere ad ogni costo Pisa. La quale città era loro scappeta di masv pichi mesi innanzi, all'occasione che fe atterrata (10 azosts 1499) ana purtedl- lc sue mura, assalita ed espugaata la rvo- ca di Stampace. — Fed. P.ta Ma per avventura auche la posteriore impresa. milit:re de'Francesi contro Pisa noa riesci meglio delle altre e fa anzi la più disgraziata delle precodenti pci Fiv reatini. Avvegasel > appena arrivato quel- l'esercito in Lunigiana, tolse Massa e Car- rara al marchese Alberigo Malaspina amico della repubblica; occapò quindi Pietra- sauta, e fece accordo coi Lucchesi di noa restituir questa Terra si Fiorealini io- nanzi che essi risequistassero Pisa, Giuoto finalmente quel corpo di trappe davanti al- la preaccenneta città, fa incuminciato con, gran fervore l'assedio, ed cra già aperta la breccia in una estensione di 40 braccia, quando per imperizia del capitaao,e per di- FIRE lignano con gli meediati, fu sospeso il col peusio che quest'ultimi rianimati da suo. tesi quasi inaspettati, tolsero affalto ogni apereaza agli amalitori di guadagnare la lore città. Noa cstante che Firenzo sentisse la Gratezza di tanti mali, erano però questi di Gea leage superati dal limore fortissimo che vi si aggiunse di perdere,nou tanto Pi- meca le terre e castella del suo antico 31 quale ajutato di denari, di consigli e di furze dal padre, cun l'osorato utolo di voler reiutegrare le mesa- Bra iparse dello Stato pontilicio, sotto la protezione delre di Francia, aveva rivolte le mire all'occupazione dell'Emilia, a tiringendo a faggire da Imola la coutes- te Calerina Riario qui Gigli, togliendo la signoria di Rimini a Pandolfo Malatesta, Pessroa Givvanni Sforta,e Feenza ad Astor= re Manfredi; l’ultimo de‘quali contro la Sole della capitolazione fatto prigione, a Ruma per ordine del duca fu ba: baramente etraagolato. Questo stemso (or di rirtà,cnde mantenersi l'acquisto di tante belle opero ialomagna, stava i i a dare eascazione a de'concetti enco più smisura= ti,impegnando Alessandro VI a collegari per intereme proprio coi Veneziani, nel Fiateazione di p.tere rimettere inFirenze l'emle famiglia de’Medici, onde avere per tesi vicini principi naori, riconoscenti el amici. la questo stato di agitazioni politiche Rrincipiò ul secolo XVI, quel secolo in cui spirare una dopo l'altra le re. Iubbliche di Pisa, di Firenze e di Siena. Per quento i reggitori dello Stato fioreu- tino nos' trascarassero di vegliare e di prov- rice alla pabblica salvezza coa ugni sor. ta di mezzi, pure taota diligenza sembrava ineuficiente alla grandezza dei mali che Bi di minacciavano. Cominciò il duca Va- lettino a mandare a chiedere passe e toraglie per i luoghi della Repabblica; le uali cose «ttenge a condizione, che le sue Seeti non dovemero entrare în terra alcu Re murata, nè condur seco ribelli 0 sewmici dello Stato, — Appena peraltro il Veten- ties videsi arrivato con 800, uomini d’ar- =, € 7000 fanti a Barberino di Mugello, &es intendere alla Signoria di Firenze, che 3 nlerio tenere amico, conveniva otgauis- Vo FIRE 197 nare an'altraforma di governo ;oltre diche domaudava che gli venisse accordata qua Pensione a titolo di capitano di eserciti, ® che fowe data qualche sudiisfazione ai Vitelli e agli Orsiu:, e qualora volcne egli intrapreuder la conquista di Prosmbino, non dovesse essere impedito dallaRepubbli» ca, seppure uou fo voleva ajulare*— Fuo- ri che in mutare Stato, fu risposto sl duca, che si cumpiacerebbe. dla accuetau.iusi e- gli cvu le sue mesnade sempre più viciuo a Firenze, gieiopì la città di spaveato, nou tauto pel numero de'uensici di fauri, quanto per l' iutelligeuza che dubitarasi esistema con quelli di dentro, Antanto, 4 prevenie ogni tumulto, si presero i uecessarj provredimeati cul guar= nire i puggi dei coaturni e la città di geu- te fedele. Emeudo già il duca Valentino arrivato a Campi, sci miglia vicino a Fi renze, e veggendo egli i cittadini queti @ il governo fermo cel suo n Da praggiuntigli in questo mentre ordioi del’ re di- Fraucia che gl'inibivano di mole- stare la repubblica Gorentiaa, risoltà sce cordarii secu mediante una pruveisione di 36,000 ducati per 3 anni, cua il solo vb- bligo di mandare 300 uomini d'arme ad ogni bisogno di guerra : purchè nessuna delle due parti fosse per ajutase i nemici o ri Delli dell'altra, e che la Repubblica nom desse noja al duca nell'impresa che esa per fare di Piombino. Firmate le convenzioni, il Valentino ai 19‘ maggio 3501 perl o le sue genti per Eiapoli e di là per la Val-d'Elsa, rubando i paed ehe attrarer- dava, come se Vi passume ua nemico; il quale, inuuliratusi in Val-di-Ceoiaa, non prima del 25 maggio uscì del distretto della Bepabblica, e per Valuli-Curnia cu- trò nel Piombiuese. Frattanto i Fiorealiui ripresero coa più calore le ostilità cuntro Pisa, dove le cose sue sarebbeso prosedute cun fo- lice successo, 40 nuovi tuuulti iusorti iu Val-Fiberina e in Val-di-Chians, nua avemero richiamate al.rove le armi della Repubblica. E perchè d'ogui parte le cre- scesero i periculi intoruo a questo tempo (giugoo 1502) il feruoe Valratino tolse la stato a Guidubaldo duca d’Urbinu, e puo dopu, eutrato nel dumiuio di Camerino, con bestiale ferità strangolò com i teneri suoi figli Gialio Varano di quel paese Si- guore, nel tempo quasi medesimo no che 198 FIRE Arezzo, Cortona, Sansepolcro, Anghiari, Pieve S. Stefa tro 6 ribellavansi aiF'iorentini.ed accoglierano fra le loro mura Piero de'Medici, il Cardi- male di lai fratello, e Vitelloezo Vitelli. Sensonehè quest’ultimo spaventato dalla eradeltà del Valentino, e temendo di emerue preda come il Varano (siccome ia realtà arvenne), si accordò con le trop- pe Francesi socorse pel Vel-d'Arno spe- fiore, consegnando - ai © loro ufiziali la città di Arezzo, la quale bentosto con gli altri paesi del contado aretino, per or- dine di Luigi XII, venne nell'agosto del 1502 ai Fiorentini riconeegi Per quanto quest'ultimo successo re- casse un qualche conforto a Firenze, tut- Aavia continuava nei cittadi ii motivo di temere delli; Bento dura, emendo ormai comosciuto per vemo, che nè ad amici, nè a nemici ser- bando alcuna fede, procurava di sottomet- tere ogni cosa alla sua crudelisima libi- dine. Lande în Firenze, per meglio veg- gbiare cui maneggi di lui, che qual nuovo gunte di Virtà, niirava niente meno che e iosignorimi di Siena, di Lueca e di Pisa, affinchè poi, circondata dalle sue armi, la repobblica Borentina venisse a eadergli in seno per forza, fa convoca te della Signoria il consiglio generale; mel quale fa deciso di creare il primo ma- gistrato della Repabblica, non più ogni ue mesi, come fino allora ermi use to, ma un primo console s vita eon l'anti- cu titolo di gonfaloniere; così che per evitare un estremo si andò a rischio di incorrere in un altro più pericoloso del primo. Fortunatamente cadde l'elezione in Piero Sederini, nomo di somma probità, secetto generalmente sì popolo quanto wa Publicole, e privo di figli da non po- ter dare ombra di aver a destinare ai tuoi discendenti lo stato, Insieme col gone faloniere a vito (che ipeominciò col mese di novembre 1502) fu dato principio sì tribunale collegiale della Ruota Gorentina nel palazzo del potestà, levato via, non so- lo lappello al espitano del popolo, ma questo magistrato medesimo dichiarato sione del esrdisal Franemeo di lui fratel. FIRE Io, fatta li Sr-maggio 1503, appena tar. nato dall’ambasceria di Francia. Il novello porporato fa accolto în patria con solene entratera e con onore grandissimo dai ma. gistrati e da totti gli ordini dei cittadiai, poche settimane innanzi che con letizia da totta Italia giungesero avvisi della mor. te di pepe Alessandro (18 agosto 1503) stimata per molti conti utile ai Fiorentini. Sali per pochi giorni salla sedia di S. Pie- troil poot. Piv INI di casa Piccolomini, mi- pole di Pio Il, per modo che dovette riaprirsi presto il Conclave. Dal quale nel dì primo di novembre fu proclamato ea bertà, ed crasi fami» liarizzato nell'arte della politica alla corte di Francia, da esso sino allora costantemen- te frequentata, — La Signoria di Firenze inviò a Roma ambasciatori, affinchè, dopo le consuete cerimonie di ubbedienza, mo- di sede vacante ta la città di Faenza e molti altri paesi |-di-Lamone, nè era tempo quest'anno le muili. tà tra i Francesi e gli Spagnoli nel regno di Napoli, quando rinforzati quest'ultimi sotto la condotta del fumoso Comsalro di Corduva, nelle vicinanze del Garizliono (dicembre 1 t na barca, alla fore di quel sonegato una vita errante dopo g anni di esilio dalla pat Chi volesse salire sì Monte Camino ve direbbe il bel cenotafia,che nel: 552 fece co- Xi erigere Cosimo Icon la seguente iscrizio» ne: Petro Medici Magni Laurentii fi lio, Leonis X Pont. Mar. fratri, Cle- mentis VII patrueli; Qui cum Gallorum castra requeretui, er adverso praelio ed Lirisottiumperiit, Anno netat. XXXIII. Dopo una vittoria cotanto segnalata, co» FIRE minciarono gli Spagnoli a rendersi formi. dabili a totta Italia; onde il Comune di Firenze, benchè fose in lega e sotto la protezione del re di Francia, inviò sl Gra: capitano Conslro un ambasciatore, sc- con ogni studio procacciasse di farlo benevolò si Fiorentini, nè rivolgese na parte dellesuegenti insoccorsodi Pissy enatro la quale città all'apparire della pri- mavera del 1504 si volevano riprendere con più calore le ostilità. Ma i Pisani di- sposti » vincere o morire, quesi sempre eventarono tutti i mezzi e tuiti gli sforzi la loro dependenza l'una e l'al e ciò x che, sul declinare dell 1508, il re Cristianissimo, quindi i Cattolico, mettendo i Pisani a mercato, indumero i Fiorentini, quando voleisero senza opposizione dei due coronati, batta» gliando farsi padroni di Pisa, a pager loro grosse somme di denaro (100,000 ducati 2) re di Francia, e 50,000 a quelto di Spa- Bua) je dopo tutto ciò chiese ed ottenne snche la sua quota (40,000 ducati) Massi. miliano imperatore. È altresi vero che quest'altima pags so- pra ogni alira fruttò alla Repubblica fo- rentina, avendola efeituata dopo le capi tolazioni che confermarono al Comu- ne di Firenze tutti i privilegj concessi. gli dai precedenti imperatori, compresa la cessione a tutte le ragioni, che sopra la città e distretto Gorentino, compresa Pisa ron l'antico contado,potese mai aver avuto l'Impero.(Amma. Sc Fior. LXXVIII.) Frattantoa volere che i Pisani, stretti da pre sio alla resa, fu dai Fiorentini sssoldata pel 1509 una flottiglia, perchè guardasse Îla costa sulla foce di Arno, e alla città per via di mare impedise ogni soccorso di gente e di vettovaglie; mentre dalla parte di terra Pisa era amediata dall'eserci to diviso in tre parti una delle qua. passi emendo chiusi, care agli assediati ogui speranza di soc- corso, per modo che facendosi sentire la fame con le più lacrimeroli miserie, co- minciò il minato popolo a tumaltusre. Simulò il governo pisano di venire ad una trattativa per tener tranquilla la plebe, FIRE 199 @ nel tempo stesso tentare un colpo di mano sopra l’esercito Gorentino; ma la prima essendo stata scoperta, e il seconde andato fallito, bisognò che i Pisani si pie- gossero alla resa. Era sulla fine del maggio 1509, quando renero a Firenze otto ambasciate pisa uno dei tre commi rootino, per presentarsi alla Signoria, dalla quale oîtennero una onorevolissina capi- tolazione, con am della ribel. giurie e dauni fotti alle cose pubbliche e private «de'Fiorentini. Nell'ottavo giorno ili giugnu i tre com- missarj della Repubblica presero il poses- so di Pisa, tornata dopo una ribellione di 15 anni sutto il domiuio Fiorentino, e per volta, passato di poco il perio- do diun secolo, viuta dalla fame e dall'oro, più che dalle armi soggiogata. Vi furono rimessi secondo l'antico ce- stame i consueti magistrati, nomiusti però dalla Signoria di Firenze coa l’approva- zione de’ consigli tempo brevissimo vennero eletti per primi, Alsmanno Salviati in Capitano del popolo, omia Conservato- re della pace, e Francesco Taddel iu Po- testà di Pisa. Acconce in cotal modo le più impor- tanti cose dello Stato, restava però alla città di Firenzo il dispiacere delle recenti nozze senza consentimento della Re. pubblica contratte da Filippo Strozzi G- glio di quell'altro po che ediGcò il grandioso palazzo, per saver egli, contro una legge che proibiva le parentele coi ribelli, tolte in moglie Clarice figlia di Piero de'Medici; onde Filippo fa con- dannato a una multa, e per cinque anni ammonito. — Nè poterasi mai prevedere che la sorelli Leone X col suo marito Filippo Strozzi,come anche i Gigli che erano per nascere da quel connubio, dovessero essere (ieri nemici non meno sì duca Alea sandro figlio di Lorenzo de'Medici, Toro respettivo nipote e cugino, quanto anche al di lui successore doca Cosimo I. Dopo l'acquisto di Pisa, il governo fiorentino, avendo rivolte le sue cure alla parte economica, bandi la moneta d'argento tosata, e fisò un giusto peso per le altre. Fa allora che si aumentarono sino a tre, dove prima erano due, gli uBziali della zecca, al pari dei Triumviri monetoles di 200 FIRE Roma; che i coniò, oltre diverse altre mo- mete di minor valore, quella d'argento, di cui ne entravano venti per ogni fivtifio d' ore, la quale dal para allora regnante fu chismata col nome di Giulio. Dopo tali provvedimenti il gonfalonie- re perpetuo, veggendo ewere già finiti 8 onni del suo reggimento, volle dar conto di tutte le pubbliche spese fatte in tempo della sua amministrazione, Ordinò a tal vo- po lo spoglio dei libri della Cartera, omie della depositeria dello Stato, e raccolto tutto quello che dai sindacbi del Comune era atato sallafo, fa trovato essersi spesi in quel periodo di anni per conto della Ro- pubblica gn8,300 fiorini d’oro. Ciò fu notificato ai 12 di dicembre 4510, il giorno innanzi che si’ seuoprime tna congiura contro il Soderini, ordita in Bologna da un Prinzivalle di Luigi Stofa giovine Gorentino, il le, imma. ginando di aver per compagni alcuni suoi concittadini, recomi a Firenze per tentare Filippo Strzzi, che come parente de’Me- dicie per tale effetto ammonito, eredè pron. toa en'rare nella cospirazione; ma aecortosi dalla rispista dello Strozzi, che non solo mon sercbbe aderito, ma che probabilmen- te potrebbe evclare al governo il sno reo disegno, si ricavrò pr utamente in Siena. Il Solerini che veder doveva in questo elientato con quali nemici aveva a fare, Sur-ce di cercare ogni merzo di riconci S'arsi con il pontefice, conscio dell'attro» tato, lo sdegnò maggiormente coll’accor. vende che Giu suo Legato, e folminò sulla città l'inter. detto, che provrisoriamente sospese all'av- vicinarsi dell'esercito francee. Ciò sc cadde poco prima della famosa giornata di Ravenna, (11 aprile 1512) in cui si colnò di glori lorono duca Alfonso d'Este, e nella restò prigioniero il cardine. le Giovanni de’Medici Legato pontificio. Ma la morte del prode generale di Foix, rimasto nel campo di battaglia, bartò a disirnggere totti i frutti della vittoria da- gli alleati de'’ Appena Giulio II vide l’eseri rarsi grin rigeo, stimo! il gonfaloniere Soderiai, non meno che dall desiderio di avere autorità più che spirj- FIRE tasle sopra tutta l'Italia. Dondechè Giulie, nel laglio del 1512, intimò si Fiorentisidi rimuovere dal governo il Soderini, preme- rosamente insistendo,aflinchè si rimeltrerre tn patriai fuorusciti, e nella pristina derza la famiglia de’ Medici, Indi spedì a Firente Lorento Pucci suo detario, per tentare com l'oratore che vi tenera Dea Raimondo di Cardona vicerè di Napoli, sl. Tora grnerale dell'esercito alleato, i Fio mentini a staccarsi dall'emicizia del re di Francia, affinchè si unissero alla le. (2, eni fa dato il titolo di Secre. Frattanto che si perdeva in in trattative it gonfaloniere della fem. blica Brrentina, tenevasi inMantova un con- gremo segreto fragli ambasciatori della Se cra alleanza,nel quale sì determinò, che il ducato di Milano fome reso a Mamimi- inno Sforza, e che si sesalisse repentiae. mente il territorio finrentino. Con que sta deliberazione il Vicere alla testa di un esercito spagnolo si mosse da per l'Appennino di Pietramala, dove lo raggiunse il cardinale Giovanni de'Medici con la qualità di Legato pontificio in To seana, di corto foggito verso Milano delle meai de'Francesi, dei quali era rimasto sino allora prigiorriere. A Firenze, inteso avvicinamento degli Spagnoli, sul timore eziandio che da wa” altro parte si avanzamero le truppe poeti ficie, erano gli abitanti in grandissimo spe- vento, tanto più che puche erano le genti d'arme, nè alcun capitano di vaglia, eui si poteme il comando affidare. Nondimeno ti ceroò di provvedere al ripero sollecita» mente, quanto la brevità del tempo le comportava; nè si mancò eziandio di tentare, benchè tardi, la via dell’accorda, mandando ambesciatori al Pope e al Vi cerè. Ma se da un lato Hi primo mostrosi inflessibile alle offerte e alle preghiere, ri- spondendo non essere questa impreza sua, e farsi senta soldati pontificii ; dali’attre lato il Vicerà, che giò era disceso col suo esercito dull'Appenniao della Fato a Bar. berino di Mugello, presso 18 miglia a Fi- renze. rispondeva per un seo messo alla Signoria, non emere intenzione della So- cra lega di alterare il dominio, nè la li bertà dello Stato, solo che si rimovesse il gonfaloniere Soderini, e chei Medici po tessero ritornare a godere la potria. A tali domande esposte nel consiglio gene- FIRE mule, il pontalooiere si mostrò pronto ad aderire per ciò che rignardeva la sua per- sona, cal rinenziore la nprema meginirs- tera, nella quale per consentimento prb- Mico era tanti anbi seduto: dichiarando nel tempo stesso, che si altribuirebbe a singolere felicità, oe questa domandata ri nuszia e Gi richiamo de'Medici in. patria emme privati cittadini, e non arbitri delle leggi e dei magistrati, fosse il ve. romero della salute della potria. Non ere dubbio quello che il consiglio gene- rale avesse a deliberare. per l'inclinarione ehe sveva quasi tutto il popelo di man- tenere il governo libero. Perciò con mrsviglioso serordo fn risoluto, che si consentire al ritorno de'Medici come no- mini privati, ma che si rifiutase la do- munda di rimecnrre il gonfalmniere So. derisi, e con la vito si attendese a di- feniere la romene libertà. — Però volti i penvieri alla guerra, e fatta provvi- eta di denari, si 2000 fanti con pechi ormini di csvalleria pella Terra di Prato; la quale si mera svene a emer epr multata, siccome Safatti te fa i giorni appresso dal Vicerè. N quale, Poichè » Barberino ebbe raccolto l'eser- cito e le artiglierie, si secostò con Sono uemisi di quella terribile fanteria, che aveva sputo sola far argine a tanto impe- Ve nella fiornate di Ravenna ; indi a poco Seuinriò a battere com due cannoni le ter di Prato verso la the ha tut. tera il nome del Serraglio; e spprna aper- ta la breccia, s'ordinò l'assalto, non tro vendo più cstscoli medianie la fuga dei dicusori.ia guisa che gli Spagnoli, entrati dentro, corsera liberamente la Terra (il di 39oputo dell'anno 1512) deve sen ora più resistenza me petra grida, fuga, violenza, sacco, Nè srebbe stato calva cosa alcuna dal- l'ruaritio, libidine e erodeltà dei vincito. Ti, re fl cordina! de'Medici, meme le pror- de alta chiese maggiore, (dove era uno dei tinti seoi bruefizj erelesiastici ) non arene cerenio di conservare 1°: delle deoseshe quasi tutte vi si erano rifugiate. I citadii più facoltosi salvati alla strage, ferone costretti per via di minacce, e dei tormenti straziati, di redimersi a cariesimo presso dalla prigionia de’ Spagnoli. N misrrabile evento di Prato speventò tetta Firenze, e più d'ogu'altto iì gonfa- FIRE 201 Teniere, il quale retto piattoste che vettore, Irresolote lasciarasi goidare dalla volontà degli altri ; cosierdà farenvi molti giovani nobili, e avidi di cose nuove che divenpa ro più sudaci. Contavasi fra questi Anton Franorsco degli Albizzi e Paolo Vettori, { quali già eransi con Giulio de'Medici, figlio di Giuliano, orcultamente sbboreati in vna villa del territorio Gorentino dalla parte di Siena. Ora avendo essi comuniesto Il progetto loro a Bartolommeo Valori, gio» vine splendido e al pari del Vettori indo. bitato, derisero insieme di cavar per forsa #1 gonfaloniere dalla residenza della Sie groria. Infatti, due giorni dopo la perdita di Prato, entrati essi con pochi compagni im polazzo, e intredottisi nella camera del So. derini, lo rinarriarono di torgli le vita, se non si partiva di tè, dandogli in tal caso fe» de di salvarlo. ANa qual cosa per sover chio timore erdendo il gonfaloniere, fa trat- to di palazzo e scrompagnato alla case del Valori, donde la notte appresso si condose fuori di Steto. lisenti particolarmente i tristi effetti di cotale avventura i) celebre Niccolò Me- chiavelli, il quale avendo in questo tempo perdota la carica di segretario della Repub. bliea, si ridusse a vivere ritirato e meschi. no nella sua ville!ta a 8. Andrea in Per- cunina, maledicendo la dsppoceggine di Pier Soderini, resa cimai volgare da quei suoi piccantissimi versi: Le notre che morì Pier Soderini L'alma wandè*dell'irferno alla bocca; F Pluto le gridà : anima sciocco, Che tnferno? Va' nel Limbo de’ bambini. Ma lo seritto che dè maggiormente neo noscere il raraitere del Segretario finren. tino, a me sembra il tenebreso opusrole da emo lui in detta villa dopo il ritorno de' Mediei » Firenze sul mbletto del Prin cipeto compilato, per indirizzario alla ma- guifcenza di Giuliano, sperando, sierome 'antore faceva presentire all'amico Vet- Lori, che quel suo lavoro fome per eserre accetto a un principe, e mascime a ua pria- Cipe come lui nuevo; e desideroso che quenti Signori Medici Py gigia pedro adaoprerlo(Niccold}; perché se ave parole) non me li quadagnesi, io mi dorrei di mè. (Larrzaa sur Maenia- vasi 4 Fraucasco Verroa:.) 209 FIRE La fraudolenta cacciata del gonfslonie- re perpetuo accaduta nel giore sesso che a dei conzi a dalla Signo enciva di seggio, e dalle altre magistratare. Not era appena il Soderini dalla città pertito, che i muovi Sign Vicerè legati per trattare il quale per opera del cardinale de’ ia, come privati cittadini, tutti gl'in. dui della fomiglia Medi di ricomprare fra certo tempo i loro beni fisco alienati; mentre dovè la in quanto alle cose politiche di fuori, sd entrare nella Sacra ega, e inoltre sd adempire agli obblighi verso di quella contratti dal cardinale, pagando, cicè, per mercede del ritorno de’Medici 40,000 ducali all'Imperatore; 8o,ne0 Vicerè per le spose della guersa, e per in» teresse suo proprio altri 20,000 ducati. Rimossi per tal i pericoli della guerra, i Fiorentini determinarono con nuore leggi, che il gonfaloniere ai cleg- gesse per un anno, sebbene dopo il primo eletto (Gio. Battista Ridolfi) si ritornawse all'antico sistema bimestrale. Quindi fa ritoluto che, senza alterare il senato, 0 sia il consiglio degli 80 (con l'autorità del qua- le si deliberavano le cose più gravi), per dargli maggior vigore gli st aggregassero in perpetuo totti coloro che nei tempi tra. scorsi avessero amministrate le prime di- fuori di Firenze, coloro che, essendo stati nel consiglio degli 80, avessero anche ese- guite ambascerie presso qualche potenta, © fossero stati eommissarj gencrali nella guerra. Tu quanto al resto rimarero fermi per allora gli ordinamenti antichi, Ma troppo erano trascorse le cow, e troppo potesti nemici aveva la pubblica libertà. Nel centro del dominio un eser. cito prepotente e sospetto ; dentro la città sudscimimi giovani cupidi di opprimerla ; dello stesso spimo, benchè con le parole di- anostrasso il contrario, era il curdinale do' Medici ; il quale non reputava premio de- 00 di tante fatiche il ritorno suo e de'suoi come privati cittadini. FIRE La Signoria avendo ratificato il trattate dazli ambasciatori euuchiuso col Viceit, quisti nel 14 di settembre entrò 1m Fi. renzo, accompaghato da multi soldati e of. ziali del suo esercito, dal cardinale Gio- vanni, dal fratello Giuliano e dal lore Lureuzo. Quindi nel giorno srgaente, mentre era congregato nel palazzo del popolo per le generale cunsiglio, com guito sotto Litolo di avere a trattare di on qualche pubblico negozio ; quando ii d'ora, sopragginota altra gente d'a: ita la porta, e occupati Li della residenza, depredando gli argenti, e ciò che vera per uso della Signoria, Costretti i Priori dalla forza, do- vettero cedere alla proposizione fatta da Ginlianode'Me.lici, presente a quella sorso, far chiamare subito al suono della cam- pana maggiore il popolo in piazza. Colore pertanto che vi concorsero, circundati dagli Spagnoli armati, consentirono che fone data ampia Balia a 50 cittadini doli per un anno della medesima autorità che aveva presso i Romani la somma dit- tatura, con autorità di potersi da sè me desimi per un altro anno roffermare. Fu rono quindi cotesti arbitri scelti tutti fra î dipendenti o amici del cardinale, in guisa che la nuova Bi: forza di riformagioni, tidusse il governo alla forma medesima ch'era innanzi all'anno 1494. col ridonare non solo il perduto dominio e grandezza,ma col porli in grado di governare la città pià imperiosamente e con arbitrio più assoluto di q stesso Magnifi quella libertà civile che dal probo gonfe- loniere Suderini era stata in Firenze ri- spettata,e per opera di armate straniere que- sta volta carpita della famiglia medesima, i nei tempi trascursi era riesento di assor birla a forza di buone grazie, di munifi- cenze e di oro. Era da pochi mesi restituito alla patria e agli onori l'espulro ramo Mediceo, quan do #'intes la morte di Gialio II, Setado. ta in Roma la mattina del di 21 febbrajo 1513, mentre cgli proponerasi di spo- gliare il prode duca Alfonso del dominio di Ferrara. Nonostante i wi coucetti, Giulio II lasci ricordanza per il gigantesco progetto. di li FIRE Berere l'Italia dal dominio dei foreatieri, abeegli a imitazione degli antichi Roma- mezzo della guerra e col sangue dei Cristiani Pimpero temporale della Chie ws, per l'ardore geserosimimo con cui favorì le arti belle, e i sorami maestri, ehe allora fiorivano; cosicchè meroè di quel pontefice divenne’ ammirabile il tempio mazgiore dell'orbe Cattolico, e 1° imac palazzo Vaticano. iveno del conclave 10). senza disfrepanza di alcuno, ia poetebce il cardinale Gioranvi dici di soli 37 sani, il quale assunse il no me di Leone X. — Senti di questa elezio ne quasi tulta la Cristianità, e Firenzo precipusseute, gioja e piacere grandissi. wu, per la chiara memoria del valore pa- terno, © per la fama che risuonera per Letto della Viberalità, dolcezza e amore di Hei verso le arti e i letterati. — La caval. «aa solenne del possesso di Leone X, nella quale si vuole che egli prodigasse la som- m3 di 100,001 ducati, riesci una festa del- le più magnifiche, ve da moltiseculi noo decorta nèla più bella; e fece quel giorno più memorabile e di maggiore ammirazio- ne il considerare, che colai che formava l'sgetto di tanto splendore era stato l'an- el di medesimo (11 di a- frile) fatto da' Francesi piiserabilmente Prigione alla sanguinosa battaglia di Ra. treno, Per tale avsenimentoiFirentini div Mero entusissti, e tuite le altre città della Teacina fecero pubbliche feste e sUegori- e rappresentazioni, fra le quali si rac conta quella esegnita a Siena col cavallo Trojano condotto in città, con cui pare che Sub.licamente si voleste palo del pericolo che minaccia Tiberi quella stessa fammi lia, per un fino diriduo della quale allora si fosteggiava. Fra i dieci ambuscizori Goreptini de- Minati a recarsi ja tal circostanza a Roma fa compreso l'arcivescovo Cosimo de'Paz. fi. ma sopraggiante da grave infermità, era di vivere nel giorno atesso della fran cavalcata di Leone, il quale poco do- pescminò alla diessa cattedra arcivescori. Ve di Firenze il cavalicr geroolimitano Giulia de'Medici anto da Giuliano eno rio, FIRE 203 quello stemo Giulio,-ehe nella festa pre ta, armato sopra un grosso corsiere vi- desi în Roma portare El foofslone della religione di Rodi, prima ne nominato cardinale di Santa Chiesa, Pochi mesi dopo, il pontefice Leone X, fatto arbitro fra i Fiorentini e j Lucchesi a cagiune di alcane pretensioni di State, promunziò sentenza che i secondi dovesse ro restituire ai primi la Terra di Pietra con-il suo distretto. — Governavasi pertanto la città di Firense a piscere e secondo gli ordini del Papa, il quale in. dame il magistrato della in capitano de'Fiorenti, assoluta potestà Lorenzo sno nipote, @i- gliuolo di quel Piero che cedé le fortezze delta Repubblica a Carlo VII) ; nel tempo che il fratello Giuliano imbercava a Li sposà figlia di ‘Fip po daca di Savoja, invitato dal Pape a Re- ma non senza conforto di farlo salire se- pra uno dei troni d'italia, per quante il carattere di Giuliano da tali ambizioni do gato apostolico. Giuliane però non trnee che di nome quella carica; avregnechè emendosi ammalato, fu incaricato del comando delle truppe poatiBcie il nipote Lorenzo, con ordine di petsere in Lom- Bardia per unirsi alle gruti dei Collegati destinati a far fronte a'Franonsi che col loro re Francesco I tornavano in Itslie. La vittoriosa giornata da questi attenata (13 sett. 1515) a 8. Donato presso Mari. Grano, decise Leone X a stringere accordo, € quindi a collegarsi col vincitore. At 1 di ottobre i plenipetenziarj convennere nei preliminari del trattato di pare, mercò cui il re presò sotto la sua protezione 1) Pontefice, il fratello e il nipote, a com. dizione però che la Chiesa restituime’ Parma e Piacenza tolta da Giulio IL, co- me membri del ducato di Milano. Quindi Leone X, avendo fatto invitare Franorsco 1 a nn abboceamento in Bolo- qua, si partì da Roma lì 6 novem. 1515, secompagnato do 18 cardinali e da un ente corteggio di prelati, di esteri e di altri Mostri ed entrando in Toveana per la Ie Valle Chiama, preve la strada di Ares- 204 FIRE so, di Montevarchi e dell’Incisa, di do- nre $. Dosuto in Collina si condus- quella di Lorenzo padre del ponlefice, posta sopra un arce a S. Felice in Piazza 00 sotto queste parole: Mic es Fili meus dilectus. Altre pompose feste si rianovarono al ritorno del poatefice da Bologna. .— Per altro nè cotanta gioja della città, nè la presenza di sì acclamato puatefide bastarono a sollevare il di lui fratello Giuliano dalla infermità che lo afluggeva,e contro la quale riesciruno vani tatti i rimedj dell’arte; sicchè poco dopo. la partenza del Pape, pella Badia Fievola- ma, dove ultimamente era stato condotto, Li 19 marzo del 1516 morì nella fresca età di 37 snai, non lasciaudo che un fi- glio natorale, Ippolito, che fa poi cardi pale, natugli menire era esule in Urbino. Giuliano per le vue loderoli qualità, per #1 gueto che nelle lettere e nelle belle ar- ti aveva ereditato, a preferenza di ogni al- tro della sua ossa, portò l'onorevole pater no titolo di Magnifico, trasmesto anche al figlio Ippolito. Egli fa dai Fiorentini sinceramente compisoto, tanto più che Ba asa autorità servi di freno all’orgo- glio del nipote Lorenzo ealle brame smo- derate di Leone X di lui fratello, tratte pendolo, finchè visse, dal perseguitare il ge- meroso ospite del suo esilio, Francesco Ma- ria della Rovere doca di Urbino. Maappe- ma maocato ai viveoti Giuliano, tormen. tato dalla sorella Clarice il Papa occupò i ducato d'Urbino con una guerra che co- #6 (dal 151921 1518) non meno di 800,000 ducati, fa maggior parte cavati dai Fiorco- tini; guerra poco onorata al primo e poco tile ai secondi, che dovettero conteotarsi dos anai dupo (luglio 1520) di ricevere in ricompensa di tanta moneta il Vicariato di Sestino con la fortezza di S. Leo, e la regione di Moatefeliro. — Wed. Sssrino. Questa strssa guerra diede chiaramente suomesre quante l'efitt del nipolismo FIRE Soue di pregiudizio ai papi, com tutto che dupo il trattato di cessione di quel ducs- to, Lorenzo de’ Modici,ricunosciuto in nov. vo duca di Urbino, avesse Gesato il matri. i mouio (aprile 1518) cea Maddalena di Bualagne, da cui nacque la celebre Cate- rica di Francia, che costò la vita alla > dre (28 aprile 1519-) Riuase anche orl» lopo del padre (1 5 Fiorentini, come quella di Giuliano; che anzi per uo rumore divulgetosi, sino di tenzione di molti cittadini sentirouo contento della sue morte. Infatti tostochè la sorte arrise al duca Loregzo,questi manifestò ua caratte» re orgoglioso 6 prepotente a segno che tutti gli affari pubblici si facevano dalle sue oreature di mudo che. egli cunsider. va lo Stato Gorentino come un patrimonio con altro per fer credere sl popolo «be esso viveva sempre sotto vu liber» regime. Lo stesso cardinal Giulio di lui ziu, rece» tosi da Roma a visitarlo, ne riparti ben esequie con le consucte condoglianze, andò l porporate @ visitare la Signoria, e con quella moderazione e politica che Lorenzo nun conosceva, si trattenne con essa a riordinare le cose del governa, mostrando dispiacere, che la scelta’ dei magistrati, soliti per antico uso a trar si dalle borse a sorte, fosse stata fatta ad elezione del duca. E allorchè Leone X destinò que! cardinale arcivescovo di Fi. renze in € governatore della Re. pubblica, questi ceppo co tali prodesu consigli provvedere al reggimento di ema, che si fece ammirare volere dal smaggior sumero de’Fiorentini, noo socor- tisi ancora dei stavi ambiziosi desideri, tenuti per tanti anni con incredibile ar- tiBizio mascherati e compressi. Vide Leone X nella morte di Lorenzo mancare il fondamento principale sa cai FIRE voleva basare un trono per la sua famiglia ; « vi to asche alcuno che ia tal'uccasiune nuo mancò duvanli lo stesso Papa di pe- terare la causa de'Fiorentini ; avvegnachè nella persona di lui ri andava a spegnere il mague legittinio dei disorudenti del reo. hiv Cosimo, da cui cotanta graudezza era stata uadata, pregandulo « voler fare vpe- ra gloriosa e ben meritata col rimettere la ppiria ja quella libertà che sveva prima. Nua era ancora terminato l’anno 1519 quando a Leune fu recato l'avviso della murte ia Firenze accaduta di Maddalesa dileisorella, madre di Lorenzo Cybo, pri- mo di quella famiglia fra i maschesi di Masa e Carrara, e madre parimente di quel cardinale lunocenzo Cybo che ebbe cotanta parte negli affari politici di Fi- trze ai tempi del duca Alessandro, e di Cosimo 1. Alle morte della sorella del Papa teune dietro (7 lebbr. 1520) l’altra della co- Guata Albena Orsini veduva di Piero de’ Molici, quella che sopra tutti coa ferro» we istanze aveva iadotto lo stesso Lroue tura a lare l'impresa d'Urbino, ed alla quale fu dato sd enfitensi dalla Rep. Gurenlina sea» na shorso di denari, il padule di Fucecchio, Coo questa rapidità le grandi speranze ele grandi fortune nate © sranite quasi ad en tempo stesso, mostravano in inezzo alle glrie de’Medici la caducità dell’ama- ne grandezze; douderbè Lecce da tante morti ammonito, pensò a fer costruire la famosa sagrestia nuova di S. Lorenzo a Fi- renze per cullorarvi fe sepolture del fre tello Giuliano, e del aipute Lorenzo: per terquire le quali il Buonarroti, senza v- puta dei suoi biugraf, nell'aprile del 1531, lo troviamo a Carrara, ‘done snetie qualche Vempo a contrattare i marmi delle cave, che sppellansi del Polvuccio, per quelle sepolture. — Ned. Sunevazza Avera per cessato di rere nell'anuo 1519 l'imperatore Massi 0 I d'Au- trono al nipote Carlu Vesta per una mirabile sscorssivai, oltre gli Stati aviti della Germenia, si riunirono le corune del Ro. i Spagos, e del- della Borg-gna e della Franca Contea. Ottenue la coruva imperiale per elezione, gli altri Stati per diritti percrai, e maleioì. ti FIRE 205 Quando perciò sì cunsidera quanti fu- runn i colpi della fortuna, che riunirvuo sotto il comando di queli”Augusto giuvi- nelto si vasta porzione dell'Europa e del- l'America, non si può fare a meno di nua riconuscere ciò che è stato dagli storsei chiamato la propizia stella della Casa d'Austria. Questa nuova e straordinaria diede motivo a Leone X di cambiare si- steina alla sua politica, cosicchè stacc.ui egli dalla lega col re di Francia per etrio- gere alleanza col nuovo imperature, sotto ta di cui protezione pose nel tempo slmo i suoi parenti, la repubblica fivrentva € la S. Sede. All'incontro i Vearziani e il duca Alfonso di Ferrara si collegaroue coi Francesi, i quali ben presto perdette» ro Milano, e la maggior parte delle città della Lombardia, cocupate dalle truppe Spagnole; e ciò nel tempo che gli Svizseri al servizio del Papa ricuperarano i duesti di Parma e Piacenza. Peso dupo l'anauu- zio di queta fortunata impresa, un'imme- improrvisa morte colse Lesme X,net di 1 dicembre dell’anno 1321, non sense supetto di propinato veleno, trapasso «ua il cordoglio di non averegli riperato a tempo all'esplosione di un'eresia che col pretesto degli abusi di una corte currulta staccò dal grembo di S. Chiesa una gran parte dell’Alemagna, cosicobè lu pagata da quel puoteGice amai cera la gloria di dare il nome al suo sroole. Alla morte di Leone il cardinale Giu. liv de'Medici parti de Fisense per recar- si a Roma sl conclave; sei quale dopo 38 Giorni di Sede vacante trovossi proclame to in puatebce il cardinale di Utrecht del titolo de’S3. Giovanni e-Paolo, che prese il nome di Adriano VI: Terssinato ib con clave ritornò in patsia il cardinale Gialio, sotto i di cui auspioj continuare a gorer- nari la repubblica Borentina, tanto nello spirituale quanto nel temporale; più sicu- ro di prima per aver egli sventati i teu- talivi del cardinal Soderini seo rivale che avrebbe voluto tugliere di mano al Medici Ve redini dello Stato. Conoseva però Giu» Tio l'amore de'suvi concittadini per la per- duta libertà, stata sua mercè quasi che spenta dalla forza esterna; quindi lascia» va ad essi travedere una qualche speranza di restituirti nel pristino regime. La qua- le Giuzivue #-ppe si bene rivestire, che geò 32 ses FIRE Raneuni in Firenze come na evento tal. mute sirero, che dispatavasi pertiuy sulla furua del governo più acconcio alla città. Verano ia via della Scala i celebri Orti Oricelierj, cuai detti da Beroardo Rucel. laj ktterato distinto, il quale, dopo la muerte del suo cognsio Lorenzo il Afagni- fice, ivi socolee la orlebre Accademia Pla- tesice. Ora continuandosi tale riunione, sì rarceglievauo costà molti giovani amanti delle lettere per disputare di subbietto po- Nitico, e leggervi discorsi libei coafa- eni alla rilurma del governo. Quest'opi- inse tant’ olire, che “Alesandro de'Pei compose bn'orazione a sume del fioreolino per ringraziare il cardi. mal de’ Medici to benefizio nel gior- mo della riforme. Fu l’orazione portata all'arcivescoro porporato, il quale, dopo pr mere stato più volte interrogato a dirne il suo parere, rispose che, l'orazione gli piaceva, ma non il soggetto. Probabilmente il trovarsi delusi in ta Ni lusinghe, piuttosto che mossi da fri. cagivai private, indume alcuni di quei letterati a cospirare contro la vita del cardinale; dondechè due di lore fu- robu presi, processati, ed ebbero la testa muorta, mentre altri furone csiliati come cwpirstori. Non sodò senza macchia di qualche inielligenza com i processati Nic- colò Machiavelli che i suoi discorsi culle Orti Oricellarj; i di cui concorrenti fu- runv iu tal circostanza banditi, e dispersi, oppure dal governo sorvegliati. Frattanto il pont. Adriano VI arrivava della Spagna a Litorno (23 agosto 1523) ato da Paolo Vettori che; in munerazione di avere cacciato di seggio il Souderibi per rimettersi i Medici, fa fatto da Leone X gencrale delle galeo pontificie. Dilà il Papa si recò a Romaseguituto peco dopo dal cardinale de'Medici, che divon- ne il consigliere co dopola del Vaticano (19 novembre 1523) sotto mome diClementeV'].—Uno dei primi atti di clemenza del nuovo eletto fu la restitu- ziune della patria, dei beni e degli onori alla famiglia Soderini, azione assai lodero- le, seppure soa fa, come dimero alcuni quella bolla pontilicia alla Signo. ria di Firenze epedita per condizione da euro riceruta sn conclave: o almeno lo fe- FIRE ce per mostrare di fuori e col some quella clemeoza e pietà, la quale egli, a dir vero, dentro e co”fatti non ebbe. — Il nuovo Papa, dietro l’esempiu di Leone X, diseguò subito che la gras. dezza della casa de’ Medici venisse non ne' discendenti legittimi di Lorenzo fratello di Cosimo padre della patria, ma nella persona d’Ippolito figliuolo natarale del magnifico Giuliano, ed in quella di Alt sandro figliuolo medesimamente spurio di Lorenzo duca d'Urbino. — 1 quali due individui, sebbene di tenera età, Cle- mente VII averbbe voluto, se non fargli uori assoluti di Fireoze, almeno inve atirli di autorità straordinaria, senza parò dimostrare di essere a ciò mosso dal seo arbitrio e volontà, ma richiesto e quai fegato dai Fiorentioi tutti per il pub blico bene e salute universale della citti. La cagione perchè egli andava così riteno: to e guardingo era, oltre alla natura tes, il sospetto che avea di Giovanaine de Medici; così allora appellavasi a distia- zione dell'altro Giovanni, poi Papa Lee ne, quel valoroso capitano delle sendo nere, che fa padre di Cosimo I. Tanto Clemente VII si adoperò affachè la Signoria di Firenze decretame l'abilite» ziooe di Ippolito Bglio di Giulizav a tatti gli uGizj e dizaità della repubblica, non cetante l'età sua di 15 anai, che alla Goe d'agosto del 1524 il Magnifico (che con questo titolo volle rianorani in lui la memoria del padre e dell'avo) fu accolto in Firenze senz'altra cerimo. nia, affidando Clemente la spedizione del affari politici, e la disezione del gi vanetto al Legato Silviu Passerini ore tona. Questo miniutro metteva ogui sta. jo nel cuntentare il Papa in tutte le co de quanto sspeva @ poteva il più, non curandosi pè di spogliare troppo il pub- blico, nè di aggravare fuori d'ogni mode e misura i privati; in guisa che al sce tempo, quantunque fosse di breve derata, oltre dur accatti, che si posero si vecolarie nou comprese l'inoposizioni che si agli coclesiastici, bisuguò ancura che siven- denero dei beni delle corporazioni d'arti e mestieri. Ippulito per tauto cra cuntem- piaiviu quel murato cune siguore e rap- prescotante di tutta la casa Medici: nè si petera aloan afre di Stato dei magi- dtrati della soy-ubblica Sorentina discutere FIRE tenza consolare questo fanciullo, o il car dieale tuo direttore. Scerrevano per l’I der reererti, l'uno della lega di Carlo V, Paltro di quella di Franersco Î. Clemen= te VII, iagsanandosi ne'ssoi calcoli po tici, ahbandonò la lega dell'Imperatore per tenersi a quella del re de’Francrsi; quadi avvenne che le milizie di Carlo V, dopo le vittoria di Pavia, piombarono per vendetta sallo Steto pontificio ein Tosca- ta, mentre che per en'altra varcava l'Appeanico del Mugello un corpo di truppe della lega contraria, condotto dal dec d'Urbine, cui il governo fiorentino Leone X, insieme col distretto di Monte feltro, a riserva di Erssi intorno alla stessa epoca, secondo #l disegno del celebre architetto Antonio da SasGallo, poste mano a innalzare alcuni Bastioni fuori detla porta a San Miniato; { quali info si poggio di Giramonte ar- rivmso; mentre per consiglio dei capi- tusi Pederigo da Buczole, e del conte Piero Navarra coo infisito dispiacere di chieague ciò vide, quari tolte le tor. ti, le quali a guica di ghirlanda a ogni 300 braccia le uura di Firenze coronava. no, vennero gettate a terra 0 sioo al pari delle mara racate. Strano per tanto gli animi dei Fio reaini ollesti, mentre avevano due po- testinimi eerciti nel loro territorio, ano come nemico, l'altro solto nome d'amico, ma entrambi per manometterio e ssccheg- Giario. Jofatti le truppe appena arrivate Rei contorni di Arezzo, si dettero a preda» re la Val.di-Chiana e il Casentino, doi simo nel Val Pepica) AlamannoSelviati, pro. Sitrodo dell'imbarazzo dei governanti, e di na pentefior loro pemion, chiesero srmi ala Signeria sulto pretesto di difendere la ct contro le soldatesche Fireate,Ma rinfrancato il Panerini dalle fetazioni di Baccio Valori, che al vivo difine in quei primi momenti d'inopiata in questo tempo pi FIRE 207 mntazione la titubanza e confusione del mato anche dai ca. sciarsi ricondurre inFirenze, i soldati con le moschetterie forzarono quelli del palazzo a soltomettersi, e dopo una convenzione dallo storico Francesco Gaieci dettata snpra un banco d'una bottega in via del Garbo, quindi dal car. dinale Silvio e da Ippolito de’ Medici sut- toscritta, restarono per essa tutti gli atti del magistrato della sollevazione annollati, e a tutti i capi della sommossa accordato il perdona ln questo mentre Carlo di Borbone alla testa di un esercito sfrenato di Tedeschi, Spagnoli e Italiani, sloggiando da Arezzo attraversò in fretta il territorio senese, per arrivare a grandi giornate a Roma. La que- Je città trovandosi aprovvista e sorpresa, fu mesa barbara vente a sacco e sangne da quelle masnade, sebbene sì Borbone co- Stone la vita (6 mezgio 1529). Tale orrenda sventura che obblieò Cle. mente VII a rinchiudersi nel Castel S, Aogelo, ridestò coraggio nei Piurentini, sperando di puter cumpire con magzior fondanento e più prulenta, che non erasi fatto nel mese inna: disegno di rice» adegnati contro il Papa; sere stato dato in ostaggio bi Spagnoli, e ar n stardì preferiti alla sua fomiglio nel prio- cipato di Firense, e per mom averle Clemente VII mantenuta la promes- sa di fargli cardinale Pietro suo Giglio maggiore. All'arrivo di quei due conjugi a Firenze si tennero segreti consigli, dove intervennero i principali cittadini, i qua. Ji indumero la Siguoria a far un decreto che riapriva il gran consiglio del popote, salvo che il numero dei votanti limitomi ille; e di più obbligarono quei Signori a creare una quova helia di 20 buon'uomini, 5 per quartiere,l'autorità del. la quale per tutto il laglio vegnente derar doveme. Deliberossi ancora, che si avessero (RE nà (> per quatio o “e compari. i quali intime «ngn «rgla e dalia, aveuero anto. 2 cessa ufime si 20 di gingno = egrerme qupli afizi che onstamavano = va 1a sesroe semnineti dal comsiglia de’ nuantità tare Filippo Sirozzi partecipò = endazie Ponerini e al Mellici siffatta scosse, è Bel tempo stesso snuunziò si cente Neferi, che la Repubblica non arca più rogo di lui, nè delle sue qenrde al pol pieeleti ta del cordinale tl provvi. vuen prima di frmarla vi fece aggiungere 8” articoli segnenti (in data del 19 mag- po 1527); cioè, che Ippolito, Alessan- dro € li dochessina Caterina de’Med:ci Soveero eome gli al presti per cagione di cose seguite dopo fl 15198; Pre fosse loro permesso di stare 0 di attontamarsi dalla città a loro piacimen- to ed arbitrio; eche a tutti di Casa Medici dille pubbliche graverae. Noe credette per altro il cardinale di he si potese con sic pre. la vita privata in una città, mella Quale si era dominato da principe; don. dichè determinò di pertirsi con i due gio- ani, consentendolo il governo, per ordine del quale furono scenmistati,e verso i con- fini scortati dai fanti del contc Piero No- feri di Moatedoglio. Fa questa la terra ed altima cacciate di’Medici,i quali stati fuora tre anni a viva forza, nei modo che qui sppresso si dirà, ricuperarono ls patria, della quale si fecero suolutamente signori e padre ni, compreso tatto il suo distretto e do- minio. Una qualche riforma si portò in quest” sessione sul sistema civile d.l governo, col nominare nn Sensto di 80 individui,a col portare a unanno la dursta della prime migietratora.Coneorse la mapgior parte de’ eleggere goof.Icniere di gioni sino al luglio del 1528, Nicolò Capponi figlivolo di quel Piero, che fu entanto hesemerito della patria, e cognato per wra di moglie di Filippo Strozzi testà no- minato, Egli erasi acquistata qualche riputazione apprese 1 suoi cittadini si- no de quando in dei ire commissari di FIRE guerra all'ultimo impresa di Pise, dove si era fatto on gran nome Gino seo srervale nella prime capitolazione della stema città. Avendo in tal guisa i Fiorentini rice perata la tanto ambita libertà, molte com nondimeno venivano a turbare questo quasi riniversale contesto. Imprronchè la peste che in quesl’anno ricomparre com leggieri principj, venne a tale che dal mese di maggio infine al novembre si trurarone emer morte dentro la città circa fo,cc0 altre le molte famiglie fagzite per ripararsi a Prato e mei luoghi meoo «flit- ti; in modo che, nom le deliberazioni pe Are seri pl rale consiglio 800 cittadini, si decretò che per allora serrisse la metà. Dopo la peste nacque el gran carestia che prr molti ansi nom sì ricordava in Firense nè in contado emere stata la maggiore. Mi quello che non meno di coteste scis- gore affliggera i buoni, era il noe treversi tra i cittadini quell’unione che in tal caso sarebbe stata neceseria; in guisa tale che, i sppema verano i Medici di Firenze per titi, il popolo corse alle lor case per re- barle,e con gran fatica potè il Capponi,con altri buon’ uomini difendere le une, e raffrenare l’altro. Aggiungssi che a molti parve di vedere grandimima parte di culor-.pei quali i Me dici restarono cacciati, nom cercare posto il vivere fibero e lo stato popolare, ma siv- vero ua governo di pochi, una vera ariste- crazia: cui ad nom voleva riferini qu consiglio di ottimsti da loro me con sì grande autorità nominati. Locode in mezzo a tanti mali cagionati della peste, dalla fame, dalle spese sof. ferte per guerre esterne, © per interne sollevazioni, la volse l'animo a opere di devozione, e a ordinere leggi cantissime con la mira di poter riformare i guasti, disonesti e vizioni costumi nella città. Avvicinemiori i) tempo. in cai Niccolò Capponi dovra lasciare la prima magi. siratera, da lei medesimo fa promoste nel consiglio generale una preprziione sopra tutte singolarisuma, quella cioè di eleggere Gesù Cristo per Re de’Fioren- tini. 11 progetto fu prcolto è primo give. ta quasi a pieni anffragi, se 26, che tal decreto ara Si rereceno. -_ Fa il titolo di questa Jegge ceritto sopra FIRE la parta del Palazzo della Signoria in let- ‘ere d'ore, attorno cl nome di Greù che tettora ini sesipito si vede ; nella quale ce fa megaito il pensiero del Ssvonsrola, de, in una predica, aveva proclame- le fra la nemerosa sua ndirnia Gesù Cristo per Be del Gorentino. Fer questo fatto Niecolò Capponi cssen- doi arquisiato maggior favore fra i citto- diniavermae. che mell'elezione imminente del mano gonfaloniere egli fa raffermato, trade avelo ne'secondi favori per emu- LA qel'onere mess. Baldassarre Car En la città di Fisense nell'età che quale cose seguivano, aggravata da molti debiti, stente le esorbitanti spese che s'era- no fate per erreire più che altro ai po- Iini disegei dei Medici, le quali somme di denaro furono cavate dalle borse dei Gittalini, 0 per via di belselli a tatta per di, 0 per via diacestti che mai odi rado si rendevano. Ed era mecessario che ia 1a] medo seguisse, tostochè le usuali en- trute del governo fiorentiso nom oltrepes- terano allora i 370,000 scodi ia circo, dei quali se ne asecrbivane 80,200 nel rendere i frati ele paghe del Monte comune; e inf ne è 100,000 scudi si annosl mesie nel palazzo dei Signori, nelle pe- Ghe degl'impiezati, nelle guardie ordinarie delle Sisto e delle fortezze, nelle muraglie FIRE 209 re di Leone X contro i Frasorei; 3oc.sce d i capitani imperiali prima dell'e» Jezione di Clemente VII, e nella guerra che incominciò allora ad accendersi. e che terminò quando fe consumata la Repob Blire, si distrussero non meno di Goc,cce ducati d'ero. La trista rimembranta di queste e di altre non meno odiose cose spiageva spes- ve volte una folla di giorani a trascorrere agli insulti verso gli antichi reggitori delle città, e contre tutti quelli che manteno. ansi ancora, o che ferono amici dei Mo- did. Il goafeloniere Capponi eta l'uomo del Gineto mezzo di quella età, più Piagnone ehe 4rrebbiato. La sua [en bra che venisse in lui consigliata dai rigusr- di dovuti a va concittadino Pontefice, col quale i Fiorentini venivano indirettamente ad essere in lega mediante quelle che essi o- vevano col re ili Francia. Peraltro i fano tici della muova libertà, i momici più arditi de'Medici si diedero a calansiare pubbli. camente Niccolò Capponi; dei quali feorsi Capo un vomo Baldassarre Carduoci, già profemore di diritto nell’aniversità di Padova. Era ecsiui nella mutazione del governo tornato alla petria con grem fave- te, sicchè tento alla prime quanto alla seconda elezione del gonfaloniere aunuale, era sempre appremo al Capponi, rivale il più prossime per numero di vati. Dopo la conferma del i nella carica di gon- faloniere,il Carduoci fu allontanato dalla cit- tà con l'onorevole veste di ambasciatore del- la Repubblioa al re di Francia, scciorchè impegname quella maestà a non intrigarsi com Papa Clemente, e per dimostrarle che Firenze era perotissima ad ogni spesa co- de sostenere la sca parte in Italia. — Una meno di giovani nobili, al gonfaloniere avversi, col pretesto di voler formare vee compagnia armata per la custodia della cit- tà, sotto la quale si serebbero pei rioniti tutti i loro fautori, chiesero perciò ai Sio (Guori una bendiera col metto Likertos. Cenchbe quel megietreto l'importensa delta domanda e tl disegno de'fazioni, on- 210 FIRE militante sotto i soliti antichi 16 sten- dardi o goofaloni dei Quartieri della cit- tà. Ragunavansi ogni mese per le raswegne, € per eseguire gli esercizj militari, ar bande recava diletto, Educia e meraviglia anche ai forestieri. Tali farono le pubbliche sciagure, tali le molte gare private che a quell'epoca af. figrevano la Rep. Sorentina; mentre in quanto alle cos di fuori non erano per anche in Firenze meme le berbe del nuo- vo regime popolare, che cominciarono a svellemi da ainbizioni segrete, da inimici- gie palesi, da opinioni opprete e contradit. torie intorso al reggimento politico della stenta città. Une delle quali opposizioni, sostenuta een troppo pertito nel generale consiglio, fa d'importantisime consegnesta a Pi. renze, come quella che segnatò la perdita irrefragabile della sua liberti. Esendochè le truppe imperiali, dopo il ssocheggio di Roma, mentre stavano aesediendo in castel. lo il post. Clemente VII, mandarono agen- ti a Pirenze perchè facessero intendere ai snei reggitori, che se volevano collegarsi cone loro, promettevano la ratifica di Cesare ad ogni convenzione che Some per trattarsi a favore e in difesa della repubblica fiorentina e della esa liber CS Sopra di che fattesi più pratiche, non vi fe modo che i cittadini più inf 4 primi capi dell volessero mai dare orecchi a trattatisa alcena, preferendo pinttosto che la città fnwse de'France- di allesta. In siffatta opinione concordava- mo altresi molti buoni ed onesti cittadini, che tenevano in riverenza le di fra Girolamo Savonarola, il quale allorchè predicava la felicità di Firemer, usava dire Gigli con Gigli dover fieri nione, che fu la più confurme si popolo, jase talmente i reggitori del- la città, che esi frorre sebito.mna spe- «ie di conlizione col re Francesco | con- tro l'imperaione Carlo V, costisione che portò seco ben presto cna_ sn doleroro e bungo sesedio la perdita irreperabile della Repobblice. I Fiorentini rinnovando l'an-. {ico trattato di aliesoca con la Francia, si’ trovareno per conseguenza ad essere per singolare coniradiaionè momentancamento FIRE alleati eziandio con Clemente VII lore peculiare nemico. Non mai o radissime volte avvenne, che magistrato alcono deliberssse cosa prrsuna la quale interamente suxldi»fscesse a totti ed anche non fosse da molti biasimate. Nè è dabbio che a mantenere quel governo, bisognava (a parere dello storico Varchi) lasciata la via di mezzo, 0 accomunare lo stato anco al minuto popolo, come nella congiura de’Ciompi, © seguitando il vole re degli drrebbiati e tirannicamente pro- cedendossicurarsi aflstto dei capi del po polo; magli nomini molte volte o son fanno © noe possono mò risolvere nè cer. grire ciò che comosonno e quanto vorreh- bero. Oître che im una repubblica noe br. ne ordineta, anzi corrotta, com'era 1 allora questa di Firenze, è del lutto impossibi- le,0 che vi curgano mai uomini buoni e ta- lenti, 0 che pare insurgendovi, non siano invidisti tanto e persegnitati, che eglinoo enî ben dirigere il timone della Rep. fiorenti ne a eni presedeva allora il Capponi, uo- mo,cei pisceva da wn lato la libertà, mea. tre dall’attro leto avrebbe voluto concilis- re con la maestà del pontificato la fortara della esa Medici e l'indipendenza della ana patria, Mentre i nemici del gonfaloniere Cap- peri eramo intenti s spiarne le pratiche è le azioni per ruinarlo nella pubblica opinione, accadde un accidente il più op- portuno si loro disegni. — Siccome egli odiava i modi violenti, dopo l'ultima @ spulsione de'Medici, aveva posta ogni sua cura io frensre quanto poteva la rabbia dei loro memici riammettendo ogl’im- pieghi gli antichi aderenti quello oriata femiglia,e oercando di mon inaspri- re con misure treppo camstiche Clemente VII. Teseva pure usa privata corrispon- denza in Roma con Jacopo Salviati familie- re e parrate del Pontefice. Aveva appunto il Cappowi riceveta una lettera, nella quale, benchè ci diceme che il Papa ame- va la libertà di Firenze, nondimeno vi si leggovano sleme espremivoi ambigne st- te a generare sospetto. lettera, caduta per negligenza di tasca al gonfelonicre, fa recsta a uno dei Signori (Jacopo Gherardi) memmico FIRE resrimo del Capponi ; il quale Gherardi tnando in quel foglio un corpo di delit- te,chiamò tosto in palazzo i suoi amici ar- mati, fece adunare il consiglio coi suoi co leshi,lai quali solircitò om precipitoso giu- dio, promotendo la sentenza di murte tipra il quofal.miere. Ma se non restò vin tu la proposizione del Gherardi, ci vinse però il partito di deporre il Cappoei dal la prime magistratura, eleggendo in soa mor per olo mesi ile 1528) Francesco Cardacci di fessione merca- taste.— Credette Niccolò ritornarsene la versa casa, quando i Signori, di cai era prepesto l'accusatore Jacopo Gherardi, raquastisi col auoto gonfaloniere obblige- teso il vecehio a restare in palazzo per euere esaminato intorno alla sua condot- toda wa giuri di Bo cittadini, C Capponi in presrata dei saoi giudici per bea due volte, l'altima delle quali 0e0 tania gravità, moderazione e sicu- verza diecorse di sè medesiano e del suo eperaio da sventare in ogni parte l'accusa e tetti i sospetti cavati da quella lettera; in guisa che quel giuridico consesso, ma- riviglisto della bontà, della prudenza, e delle see virtà cittadine, decise che dalla fetta querela fosse aseoluto. Dopo di ciò 11 Capponi fa onorevolmente da alcuni megiairati e da molto popolo alla cas Cit accompagnato. Ù Era di due mesi 0 wn circa entrata la nuora ju palezzo col gonfaloniere i, qeandosentissi il primo accordo ta il Papa e l'Imperatore, pubblicato in 2°39 gingno. Nel quale tratta. &, perciò che a Firenze apparteneva, era to coavezato che l'Imperatore avrebbe dels per moglie Margherita ona figliuola talerzle sd Alessandro de'Medici, nipote di Clemente, obbligandosi Cesare di ri. Scitere ia Firenze il prefato Alessandro, fl mezsibico Ippolito, già cresto cardina- Vendi restituirli entrambi in quella gran» dea, in cui eramo innanzi la loro cae- Seta. — Al quale accordo andò die tre quello conehiuso ja Cambray H Sago- 1 col re di Francia; del quale,sebbene si Maprradessero dal re i si ci collegati d° Vul, Prsperienza moedimeno mostrò che Si veli non raccolsero frutto alcuno com Muli trandi paci dei due più grandi meserchi dell'Europa. Tali notizie intere di Firentini, ureasi accertati. che la FIRE Guerra doveva venire loro sddomo focere tosto diverse per riconciliarsi col. l'Imperatore e anche col Papa; ma iron» cata ogni speranza di n cui ri solvettero correre. la sorte terribile della guerra, disponendo i cittadini e la città alla più. vigorosa resistenza e difesa. IL SUO DLTIMO assEbio. Per quanto alla storia antica, e alla ancore non manchine st F 3 HE Hi Aeoto, che o per amure 0 per forza miaio di Firenze ricuperare. Per la qual susa, sino dal bel pri della espulsione della sua Cass, i reggitori del governo forentino Shella erano queste 16: 1. Pescia; 3. Bere 6%; 3. Fivizzano e Castiglion del Torsie- 219 FIRE re; 4. Pietre-Santa; 5. Vico-Pisano; 6. Scarperia @ Barberin di Mugello; 9. Borgo S. Lorenzo, Vicchio e Dicomano: 8. Pontassieve è Cassia; 9. Firenzuola ® Piancaldoli; t0. Marradi © Palaz- suole; 11. Castrocaro e Portico ; 12. Modigliana; 13. Galeata; 16. Val-di- Bagno; 15. Poppi, Castel S. Nicculò è Pratovecchio; 16. Bibbiena, Castel-Fo- cognano e Subbiano. — Le altre 14 or- dinanse a Francesco del Monte farono: 1. San-Miniata al Tedesco; 3. Campiglia; 3. Pomarance; 4. Radda, Greve e Celle; 5. San-Gimignano e Poggibonsi; 6. Terra nuova, Cauel- Franco, Latsrine, Montevarchi e il Bu- cine; >. Monte San-Savino, Fojano è Civhtelia ; 8. Montepulciano; 9. Certe- ne; to Castiglion -dretino; 11. dres- lio e Mom rporfplarizane che entraue 1539; la quale fa mons ilo determina» Rione l'anno innanzi presa, di fortificare € gettare a terra; € similmente stimassero emi il valore de’campi o altre terre, che in fortificando occorrese gusstare. Le quali stime e valute dovenero Gnalmente esser valide quando la Signoria con tutti i collegj deotro il termine di dieci giorni Je aves- sero approvate. FI che fatto, si dove- vano i padroni di detti effetti scrivere ereditori ia un libro particolare del Moo- te comune, per riceverne gl'interessi a ra- gione del 5 per cento, inliotanto che il Comune non avesse soddisfatto loro il va- lure del capitale. Quindi per fornire i confini di gente armata, i Dieci di Libertà inviaruno com- Imisserio di totte le genti fiorentine ad A- resso e Cortona Raffsello Girolami; il quale menò seco otto capitani appartenati alle bande nere cosi dette, perchè alla morte del valoroso luro duce, Giovanni de' Medici, si monturarono tutte a lutto. Fuautosizzato i) Girolami ad essoldare FIRE 5000 fanti e quanti potesse il più di quelti appartenuti alle socemuate bande nere. Lo stesso magistrato dei Dicei clese pet ot anso com titolo di governate sopra le fortificazioni e riperi della città di Firenze il sommo Michelagnoto Bor narroti, che eotrò pur anche dei Nove della milizia. Perchè poi non mancassero denari da pagare le compagnie e i capitani assoldati, farono in uno stesso giurna (6 agouo 159) proposte e vinta tre provvisiosi; di eme relativa a un imprest- è di 82,000 fiorini; la seconda fa per tassare un sccalto a quelli eh: no latemero avuto nel 1538; o la tema per iacemerare tutti î residai dei bel. Lili è prestante, © qualsiaci altre impe sizione passata e mon saldeta. Prima che fome eletto in ajutante del eommisario di guerra ad Arezzo, sveva militato fra le bande nere il capito Francesco di Niccolò Perracei, quel 1’ eomo che da privatisimo cittadino, mentre era potestà di Radda (sono 1617) diede prove di valore cel ritegliere ar- 5 quiodi, passato alla guardia di Empoti, darle ra ta virtà dorante la guerra e assedio di Fi- renze, che a lui, sebbene troppe tardi, fu dal suo governo tanta satorità militare sc cordata, quanta forse nessun altre cittadi. no dalle repubbliche italiane del medi evo ottenne Così il Ferrucci, se în vece di esere inviato a Perugia presso Malatesta Bs Glioni, fusse restato con le soldatesche iu Arezzo, non avrebbe al certo tanto vil. mente e senza preciso comando, lasciate questo posto in balia dei nemici ; come fe ce appuato chi in appreso venne al pre- tidio di quella strssa città. Avvegnachè l'esercito Gorentino sotle gli ordini del commissario Anton Fran. cesco degli Albizzi,anzichè aspettare quel- lo del neinico comandato dal principe Fi- liberto d'Oranges,ritirossi daArezzo aMve- tevarchi. e costà, umitosi al Malatesta che Trugia, si accostò a Firenze con maravigliou sorpresa dei cittadini e dei magistrati. me- i che senza consultare la Signoria nè i Dei del. la guerra aveva scritto all’ Albizzi che FIRE vi rilirame com le truppe verso Firenze per maggive difesa della città. ‘Se poi una tal misura non mostrò arll’Albizzi trop- po timute, diede almeno a irevedere ona ta quale propensivne verso il partito de’ Nol.ri, cowe alcuni nun sraza ragio- ne dubituroso, rammentandosi che era quel medesimo Albizzi che aveva cavat. di palszzo il guafaloniere Sulerini. Comun que cia quella strategica fu si mal con- cepita e di sì grao danno ori resulta- menti, che putd, se con sccagiouore, al- memo cellesitare la rurina e cadata della città. la tante confusione di 008° quei mo Era questo formato di cieca 8100 soldati Serratieri e di Seco viboai distribuiti co- teme serrati tall gli esercizi, susprro eemmarcio e lavorio, fuvrchè di vivere vw FIRE 85 UaUi armati, e ialenii giorno €’ notte ia militari ronde e scaramucce. Nel di 24 ottobre del 1529 il generate de'nomici pustò lesue genti sullo colline di Moutici e di Arcetri, nel piaa di Giullari, alla torre del Gallo ca Giramunte. Da a» test’ultimo puuto più prosime alle mura della città fece batiere inulilmente wa 150 colpi di cannone il campanile di Sun- Mioiato al Alvute, fasciato per cunsiglio del Buonarroti di coltroni, e sopra Il que- le era stato collucate un pesso di artiglie- ria che daaneggisra, senza ricever dunuo, H campo nemico. Si ‘acerano ugni unto, ora di uotte e vra di giurao, delle. sortite dalle bande guidate da Pr Colouua loro geserale,ud onta che ulie volte fonro impedite del troppo cauto comamlante se- premo Bugliuni. Da na altro lato tusto che l'esercito imperiale si avricinò a Fi- renze, i Soncsi comiuciarunu a currere e rubare nel tesriturio Borentiao el loro li- mitrofo, canciamdu armata mamo i Ricasuli. di Brulio, dure muerru fauto, e mundsn- do peste ad amslire Mepiopelcisso, cca tatto che nua riessisse per ‘allura d'avere lo. — Aggiungasi che i popoli delle cit- tà e priacipali terre del distretto Burenti. no, come Areztu, Pistoja, Volterra e Sea- Miniato, non potendo tollerare di vedersi seggriti a quisa di schiavi ad un governo di ambivano che di assicarazei una stato, per cui più spesse volte si Medici anziohè alla Bepubblice, affezionati e- ambasciatori ieviati a Carlo V, che ritor nò solo in patria), si diò bando di ribelli emigrati famiglie . primario renze : fra i quali Jaenpo Sabviati. Pier Franorsoo Bidulfi, lo etorioe Fras- creto Guiccn. divi, Akssaudro Coruni ec. 28 214 FIRE A Baccio Valori ch'era comminario per come traditore della patrio, fu efregiata e adrucita una lista della casa sua da capo a piè, secondo una legi tica. Nè potè passare senza taccia di traditore, e pagarne la pena, Lorenzo Suderini, che raggoaglia- va Baccio Valori nel campo nemico di ciò chedi più importante accadeva in Fireoze. La seventà dell'enunciato bando fu cagione che molti ritornassero in patri; tra questi Michelagnolo Buonarrot quale poso innanzi con Rinaldo Corsini e Antonio suo creato se n'era uscito di Firenze. La cagione si fa per aver egli, come uomo zelante della salute del la sua patria, inutilmente avvertito il gonfaloniere Cardurci, dal quale fa mal accolto, quandolo prerenne a stare in guar- dia del Malatesta Baglioni, avendo inteso dire dal suo amico Mario Orsini (uno de' ovmandanti dell'esercito finrentino che la- fortemente (siccome i fatti ogni gioran più lo confermarono) che Malate sta dovesse far tradimento. L'esercitodell'Orangesi distese dintorno alle colline sopra Firenze in guisa da cir- condare con on semicerchio Lotta quella parte della città situato slla sinistra. dell’ Arno, mentre dal lato destro verso il pog- gio di Fiesole e dalla parte del Sesto e di Campi le comunicazioni si man- tenner» libere sino e che non calarono dall'Appennino di Bolagna Soon Tedeschi mandati dall'Imperatore; di modo che non nel combattere contro l’esercito il più agguerrito di Europa. Nè mancavano a tener vivo il corag- gio degli anediati, oltre l'amore della li- bertà e la difesa delle cose più care, le aleuni fervorvii fr cani (fra Benedetto da Fi charie da Fivizzano) i qui del loro correligiono fra Gi rola, vaticinsvano vittoria e felicità per le piazze, per le chiese e persino nel gran sa- leone del palazzo del popolo. FIRE A siflatte prediche tenevano dietro pre emsioni analoghe per riscaldare sempre più l'animo de’Fiorentini ; i quali sor contenti di tenersi sulle difese doneo- davano spesse volte ai loro capi di emere condo! i delle mura a combattere Gli amedianti.—Fra le diverse azioni, due massimamente meritano di essere quiraa- mentate ; la prima accaduta nella notte piovosissima del to novembre 15% quando il principe di Orange, pensando di ricerere meno offesa dall’artiglierie, 0 di trovare i Fiorentini, per cagione della festa di S. Martino, sepolti nel sonnee nel vino, con 4oo scale, stategli fornite coî molti altri arnesi di goerra dai Senesi, Paccostò tempo stesso con tutte le sue genti alle mura e ai bastioni delli culi dalla parte d'Oltrarno, cioè dalla S. Niccolò sino a quella di S. Fre Siano. Ma oltre che gli assalitori trova sentinelle e le guardie vigilaoti, ja nazionale e tutto il popolo sone all'arme 10 on attimo; sicchè alle quattro ore di notte era corsa tanta gente armata in tulte le vie conducenti alle porte di 0l- trarno,che dalla calca noo si poteva passar più oltre. Fu in quella stessa notte veduto un vecchio condarre seco per mano un suofiglio- lino, il quale dallostorico Varchi interrog» to, cosa egli far volesse di quel fanciallo, ri- spose: voglio ch'egli scampi o muora insie- fiorentine, fu quando esse impazienti dis- salite il nemico si presentarono ai comss- danti prontissime ad investirio nei suoi stessi accampamenti. La qual cosa, cuesde coni voti e alle intenzioni di Mal- testa Baglioni, cui poco innanzi a nom della repubblica il gonfaloniere Rafiello Girolami aveva consegnato il bastone del comando generale, fu da lui quasi a inga>- no consentita; giacchè inviò le milizie fiorentine al prieo assalto contra la prole fanteria Spagnola, forte non tapto per il tito in cui era postata, quanto per ewert la truppa più valorosa di ogai altra; talchè dava minore speranza di essere viole, © meggior motivo al Baglioni di screditare il sno emnlo Stefano Colonna, onesto quis to valoroso comandante di quelle guardit nazionali, Ordinò dunque il Malatesti, che la mattina del 5 di maggio 1530 dovemero, divise in tre colonne, eusir fao- FIRE me un'era medesima da tre lati, cioè dal le porta S. Frediano, della purta di S Fior Gallalini, e da quella di S. Giorgio falle Cosa; e ciò dopo avere data istru- Mione ai comandanti, che investissero a prima gianta e s'impossessassero del poggio di Colombeja, dove fa il convento di £ Donato a Scopeto, fra la collina di SenGaggio e quella di Bellosguardo. 1 poggio era furtificate e guardato da un reggimento di veterani Spagnoli e da sa caraggiono loro coloaaeile, Baracone da Bara, che vi restò morte dopo un csagni» no sembio: nel quale assalto le milizie diedere prove non dubbie di coraggio edi deirezza, Nel tempo che da questo lato i Fiorentini altsccavano com intrepidezza ilesmpe, comeodò ai Tedeschi posta. tialle destra del Gume di mettersi in ordi- neaza per accorrere in rinforzo azli Spe- freli combattenti nell'opposto lato. La terza colonna, che doveva escire dai ha- HHRs frabi: LTAL LEE | IE t r ordine dalle suburbane colline, dape sver combetteto con sommo valore Stia quella avesse agito la terza colonna. Fra i distinti Gorentisi che restarono quella sanguinosa fazione fuvvi Fim di Leopoldo de'Pazzi capitano del Malilene della Vipero, e mess. Lodovico di Nienii i ch'era il porta insegne Claitano da Parrano. Ai 16 di maggio, fatta la rassegna go- FIRE Ì16 merale delle milizie urbane, quelle dai 18 iabao a 40 anni si trovarono essere in- torno a 3000, e 2000 l'altre da fo a 55 sosi. Fa poi cantata una solenne mossa su'» la piazza di S. Giovanni, presente la Si- Guoria, i Dieci di Libertà e il generale Com tuite le bande civiche, alle quali si fece prestare giuramento (toccando ciasca- mo il libro aperto de'vangeli), che non ab- baadonercbbe mai l’uo l'altro, c finchè avene spirito ciascuno difeudercbbe la li. bertà della patria. Per cavare denari in tutti quei medi che i Fiurentini potevano, fu fatto un lot- Vo di beni dei ribelli, al quale si metteva tea dacato per polizza; e cominc.ata ai 17 enaggio nei modi soliti la pabblica estra- Rione, se ne cavaruno 6600 fiorini d'ora. Nello stesso mese, dop» esser stata messa a partito uadici volte, fa viota una legge, mediante la quale si raoculsono tutti gli argenti e gli ori non coniati dalle varie Classi di abitanti di Firenze, eccetto dai cite tadini che allora militavano, e medesima. mente farono ratcattati gli orie gli argenti delle chiese, lasciati solamente i meccesarj all cultodivino, noe escluse le giuje d'iatore no alla reliquia della S. Croce, e quelle della mitra che Leone X dunò al capituto della cattodrale. Quindi fatte le stime, e accreditaline i respettivi padroni, si mao- daruoo in zecca, e farowo coniati per sino 4 53vuo dacati di una nuora muneta d'ar. Bento, alla quale era unito ua poco d'uro, del peso di denari 13 e gr. 7 l'una, spero» dendusi ciascuna di ese per uo meczo de- cato (lire 3, 10). Coteste raonete da una parte avevano il giglio con le parole iator- no Senatus Populusque Florensinus s nel rovessio la croce con una corona di Spine, e nel contorno Jesus Rex nester et Deus noster. Nei tempo medesino che intorno a Fi- renze ogni giorno si bagnava il terreno di sangue per le frequenti scaramaccr,nacque unemochetenne la guaraigione, la città € i nemici di fuori intenti a un ducilo, io» sorto per cagione di amore di dunua più che di patria. Furono due nobili fioreati- mi, Lodovico Martelli che militava a faro re della città, e Giovanni Bandioi ribelle nel campo nemico. 1 quali, dopo enersi cun cartello stidati, richiesero di avere cisscuno us compagao, pare nobile € cit tadino, nel deellare. Il Maricili si eleme LI6 FIRE Dante da Cast-ghone, ed i. Bandioi Ber. tiny Aldubuaudi. Uscironu i duc cavatici di Fireuze cou licenza del Malatesta © derl'Orauge nelle des.goste arcue in duc chiusi stcceati, e in prescuca dei due eser- cit. sul poggio de'Baruoc Ui,vra il Poggio Lecper iale.Vinnesi al fatto, e nel durilu del Mutelli coutsvil Bandini resto Ludovico fe. Fitua morte, mentre nell'altro agone si cum- baitè cun diversa fortuna,perchil'Aldubrag= di aveva date cinque ferite a Dautc, che sta va quasi sulle difese, quando questi mevò la apala con tanto mpetu contro l'avversario, ch: do fice di subito morire; e comc.chè dall'aua e dall'altra Peidita c lavittoria, ciò moudumeno si ris pose a para dulla città e dal campo con lo sparo delle arliglicrie. | pericolo si faceva più grande, più crescava l'odio contro 1 tradito: ri. Per la qual cosa furono condannati 4 morte Ja «pu Corsi e il di lui Giglio Gio- vanni sccu-ali di avere tenuto trattato di Pisu.ch'era statu alla dote cusionta dalla tema sure uu frate Fi di guerra a Prato, perciò pa, il aemico di quantv accadeva giornalmente in Firenze. Fasà ribrezzo a taluni 11 seutire, che si coudannassero alla pena della testa perfino euloro che pronunziavano parole in qualche guisa favorevoli agli «utenati degli espulsi Medici, nom ecoritnsto Cosimu il padre della patria e Lorenzo il magnifico. — Reca perciò maraviglia, che vo mezio a tanta sorvegliauza contro i cittadini sos- petti di tradimento, e fra cotanti pericoli, Îl governo now rivolpesse una magi re attenzione verso il generale Malatesta Ba- petto dalle cose dette da Michelaguolo al goufaluniere Candueci, e dalle stisse di i la segreta corrispondenza che con il generale nemico e, indirettamente, eun papa Clemente: sicrome lo provarono pui la cedola trovata in petto dell’Uran- Ge. quando fn spogliato il suo corpo in i battaglia, e le lettere fatte di pubblico diristo dal Lonig, In meezo pero a lanti traditori risalta va più splendida la fede e il valore di un doi Cittadinv che rese lonzamente inerti FIRE Ve-itu di sì potenti e ostinati nemici fine alla battaglia di Garinana. Mancò allure a Firenze un'altr'uumo onme Franorseo Ferrucci a comandere l'esercito durante lmediv della città, sicchè la sua vi potere: stancare, e furse anche. obbligane l'esercito oemnico a sloggiare di là; e eni rimettere ad altro teupo la conquista e la schiavi Firenze da Clemente VII ar 'entemente desiderata. Fu Ferru. ci il slo pitoto che mostiaue capacità e maggior coraggio im mezsoa procellusa tempesta Da Empoli, dove fu inviato col titolo di commisarie di ra per guardare tuito il Vel-d'Arno inferiore e sovvenire di vettovaglie l’asse , terribile quanto il fulmine egli accurreva, ora a San-Miuiato scalandu le suc mura per eacciarme i nemici, ora cun Volterra sì craribcilata, e cm, , basteva Spazooli e ita socursi per riavere la città. — Dopo glurivia azione, il Ferrucci fa cun decreto della Signvria inualze a un gr» i che ludichiaro comi» screti deila Repub blica. Fu allura che quel prode asedità di iù sedita impresa c'e abiua uni ustacolì e cus pos chissimi mezzi qualsiasi pencrale, deciso di prrire 0 di liberare dalla fame e dall’ div ta ssa patria. Fatte le accessarie di sposizioni per la conservazione e difesa di Volterra, il Ferra: ci in tre marcie lungo la Cecina, pel li.torale di Bosignane, Val- di-Fiue e Val-li-Tura si cundusse a Pisa con circa 1500 fanti, olire alcune lance e pi» hi soldati di cavalleria. Giuoto costà i anunalò di febbre, per cui fa obbligato a trattenera 13 giorni ; duve sccuziatoni cca Gianpauto Ursim e cun Bernarto Strueai, commissarj di guerra in quella città,si ce- curò nei preparativi della sua imurma Frattanto egli visto le due cittadei va più capaci di muovere tumulto; ria- ni inneve sutto 35 bandiere un esercito di circa 300n peduni, e di Gov cavalli; greve) che geltavano fnocu lavorato, per distubuirie a ciascuna compagnia, pruvti- desi di pezzi dla campagna. di ana bumma Quuutola di scale, di vaso qualtta di ser FIRE timenti, di multa muvizione da gnerra, dille neccusarie vittovaglie, fra le q nua buosa dose di bisculto. Appena e tivi libero dalla febbre il Ferrucci, nella Sulle che precrdè il di primo sgusto, usci valse. esercito di Pisa per la porta di Laeca, il coi territorio attraversò per in- comminars: in Valdi-Nierole; mail capita no Iuiamaldo co@'suvi Calcbresi, segoitan. do d'ippremo l'esercito del Ferracci, vu già barricato il pawaggio sulla Piacia nivere al prate di Squarciuloccone; per fs qual cuta Ferrucci dutè rivolgere la Marcia a settentrion., rimontanilo la Val. le-Ariana; talebè la sera arrivò a Afe- dicina castello de'Lucc: esi, dure prroutiò. Li m.itioa del 3 agusto, partito a buonis- siu'ora, mostrava di vuler condurre l’eser. cito per la volta dei poggi fra Prato e Pi. scojaal Montale, per cui fece sembiante di prcodere la strada che mena a Pistoja; mo pico stante volse il commino più in al- to verso le sorgenti della Pescia maggiore, tuo #1 castello di Calamecca, dure si fer- tte. La mattina del 3 ago- timo giorno della vita del Seoutegna, dai Csucellicri, che volevano pupire i lo- fu provai nemici, truvosi invece a Sun- Ruculo. N quale castello teveudo dalla parte de'Panciatichi, seguaci dei Midici, fe cruklissinauente arso e quasi dis- Letto, Quesia marcia del Ferrucci pon fu Kgnota al srineipe d'Orange, cume quello che venna informato di tutto dal geuerale de Fiorentimi Malatesta Baghuvi, il qua leasera promessu di non cumbattere gli alleggiamenti durante la sua assenza. A fivato il principe cun circa 8uco sukidati la Pistoja e Gavinana,ebbe avviso, come il Ferrocci ere com le sue genti comparso a Sen-Mercello; per lo che dopo aver rinfre» Valo l'esercito, si avviò in fretta verso la Utra di Gavemana per essere il primv ad eccuparla, neutre sì commissario Surentivo da l'alezsa mira movendosi in ordinsuza de Sao-Marcrilu. presentossi da aquel Pefte quasi coniemporanenmente al capita- Se nemo Fobbrsio Maramalilo, mi nen- Be che questi dall'opposta banda per la Rutera di nm muru slava per eutrervi. Nou dirò le prove di valure che con Merpuzivnato numuro di iure fecere i FIRE 817 sildati Borentini cundotti a quel cimento. È nota la buona fortuna che emi eb- berual principio della batiaglia, avendo visto cadere estinto l'Orange generale dei memsici; ma ciò non fache un passeggero segnale di vittoria contrastata da una bat- taglia ssaguinosimima; nella quale 1 Tede- faggiva, riafre» scavano con muove genti il combattimento dentro e fuori di Gavinana. Benchè il Ferrucci e l'Orsini avemero formata tutta una Gla di afiziali e sostenes- sero gagliardamente Pimpeto Austro-Lspe- nc-Papale, scagliandosi durunque vedevano il bisogov maggiore, e incoraggiando isol- dati, che al combattimento lasciavansi in- Blzare dalle picche,o trapassare dagl’archi busi piuttosto che ritirarsi un passo a die- tro; pur nda ostante tanto ardire, quel prode Fiesclano vedendo fa piazza di Gavis mana ricuperta di cadaveri curvere sengne da ogni parte, nè potendo melto adorare le trombe da fuoco per le g:andi pi. gge quel di cadute, dup» essere riasti enuo- nel campo circa 2500 combattenti, il Ferrucci con i suvi sjutauti trovussi fatto prigione. Ma on si bel trivofo nun basta- va al Maramaldo, il quale contro il diritto delle geni, per vendicarsi dell’onta rice tuta a Volterra, dupo averlo fatto disarma» re, trapassò al Ferrucci la gola, togliendo barbaramente di vita il più ardito e valo- ruso capitano di quell'età, colui che per: no inurendo bra il suo nemico digli: che egli ommazzava un pia oramai morto. Allcrobè giunse a Firenze il fatale av- visodell’esito di quella giornata, la città fa vento e di dulore. Ad cata Jeutura, il governo resistera usava ad ogni modo di adenre Gli ageoti Cesareo Papal rimettere i Medici i patria. Così il po- polo anzichè capitolare chiedera di esser condotto a battersi contro gli ssedianti prima che fusse di ritorno l'esercito nitto- risco della montagna N Mail Bagiio- ni, il quale aveva, come si disse, assicurato T'Orange, che di Firenze non uscirebbe al- enuo a n.jare il campo durante l'asenza di lu: e delle truppe iraperiali, ostinata- mente si oppose a tale istanza uno al pun- to di minacciare, che avrebbe lasciato il comando piuttosto che evu un'operazione 918 FIRE intempestiva procurare la orrta rovina e il sacco della città. Quando però la dimisione del Mala- testa fa dal governo accettata, vedutosi il perfido deluso, poco mancò che non pa- Gualane il commissario Andreolo Niccoli ni nell'atto che questo gli presentava il congedo. Si sparse per Firenze l'allarme a cazione di un simile attentato; per cui il gonfaloniere Raffaello Girolami mosso a sdegno, risolvè di mettersi alla testa del popolo per andare a combattere, e a vi- va forza cacciare dalla città il Baglioni oramai scoperto traditore e nemico. Ma questi aveva già fatto occupare dalla fante ria perugina S. Pier Gattolini, e sbarrate le vie di là d'Arno con parecchi pezzi di moschetti piantati sui capistrade. Firenze era ormai perduta, e alcuna forza umana non poteva a quell'ora sal varla dai traditori di dentro e dalle ms. unade che da lungo tempo la tenevano as- sediate, avide di aver presto a saziare con Ve cose josc dei Fiorentini la loro inesauril ibidine e avidità. Cosicchè dopo tanto sangee sparso în endici mesi di asscilio, dopo infinite agite- zioni intestine, dopo tante privazioni sof- ferte, di fame, di peste e di stenti, dopo avere nel periodo di soli tre anni (dall’ agosto del 1527 all'agosto del 1530) a fi za di contribuzioni straordinarie fc per le spese di guerra 1,416500 Gorini d° oro, dopo tuttociò Firenze Goslmente dovè abbassare la fronte ai suoi interni ed ester- pi nemici. Fu in mezzo a tante desolazioni che la Signoria risolvè d'inviare, la mattina del 10 agosto, quattro ambasciatori a don Ferran- te Gonzaga, luogotenente generale pel cam- po nemico, per chiedere una capitolazione. Le trattative farono aperte nella casa dove risedeva Baccio Valori incaricato del papa ii S. Margherita a di Cessre e di Baccio Valori per conto del Pontefice da una, e dall'altra parte, Barde Altoviti, Jacopo Morelli, Lorenzo di Filippo Strozzi, e Pier Francesco Portins- ri, rappresentanfi della Nepubblica fioren- tina. Îl giorno appresso vennero i capitoli approvati dai Signori, dai collegj e dal comsiglio degli 80. — Sono troppo note le condizioni di quell’accordo per nom averle qui a riportare; nè giova tampoco ram- FIRE mentare cser stata posta per base della capitolazione : che qualunque fome la for- ma del governo da stabilirsi in Firenze da S. A. L dentro il termine di 4 mesi, s'ia. tendeva sempre che la libertà ssrebbrei conservata, e tutte le azioni passate tente pel pabblico che pei privati perdonate € poste in oblio. Avvegnachè di tutti i dieci espitoli, non solo nom ne fa omerrato sì. cuno, ma di ciascuno di essi fa fatto preso che il contrario. In quel giorno (30 agosto) in cui Bsecio Valori da 4 compagnie di seldati Coni aveva fatto occapare il palazzo della $i guoria, e tuti i capistrade che rimetto no nella pisssa, ia quel giorno sie al suono del campanone di palazzo fecrei chiamare il popolo a parlamento, perchè si rappresentesse in ringhiera l’ultima fama repubblicana dai Signori. Per ordine dei quali adalta voce il cancelliere delle ras te per tre volte all’adienza domandò: se piaceva al popolo si creamero 12 per sone che avessero tenta autorità e be- lia essi soli quanta soleva everna È popolo fiorentino tutto insieme? Fari sposto da quella gente di si, col gridare palle, palle, Medici, Medici. Tra le prime deliberazioni prese dal Dodici riformatori (dei quali fece parte lo stemo Baccio Valori) fa quella di te gliere il potere esecutivo alla Signoria, di levare di mezzo i Dieci di Libertà, e di cassare gli Otto di Pratica, col cresrme de’avovi. Nè gran tempo trascorse, dacchè le promene recentemente giurate furono scancellate col sengue di molti ciltadiei giustiziati, «on le deportazioni, le confeche, le prigiooi, ed altre simili atrocità atte sd incutere, piuttosto che amore, paura e ter- tore al popolo, per dovere meglio secoglie- re il nuovo principe Alessandro, nipote di Clemente VII, che era per arrivare a Firenze con la bolla di Carlo V ecol tito lo di Signore della Repubblica fiorentina. L4 Dinssria Mzpicra. Auesanpso E Docs. Sperevasi che si avessero a estinguere ia Firenze le fazioni, spegnere le ire e di- straggere i sospetti con la morte, con le carceri @ con l'esportazione de'più ardenti FIRE Cos uusi fatto apparecchio cuminciò è anno1531,quando nel mese di aprile si vide. 0 appiccare sopra la porta del palazzo delSi- gmori le armi del Papa, ade incominciare a dare alcun segno, come le cose per l’arve- nire avessero a procedere j e poco stette a sentirsi la notizia, che Alessandro de'Me- dici, già Bdanzato di Margherita d'Austria, incamminavasi verso la Toscana. Giunto com un numeroso seguito a , nel di 5 di luglio, e, secondo l'Ammirato, nel giorno medesimo anniversario della cacciata del daoa d’Atene, fece il duca novello la sua en- tratora in Firenze per la porta a Faenza, in- eoatrato da un drappello di giovani, com- plimentato dagli ambasciatori esteri e na. zionali, cortegi dalla nobiltà e dal polo accompagnato alla chiesa della Nunzie- ta, e quindi al suo palazzo io Via larga.—La mattina seguente il duea in compagnia del ministro di Carlo V, del nunzio di Cle- mente VII, e in mesto a un gran codazzo di cittadini andò al palazzo dei Signori, i preceduti dal gonfaloniere Bene- deu jondelmonti, andarono incontro al principe sino alla scala. Tosto che il Daca arrivò nel salone, mes- sos in una specie di residenza, il ministro imperiale (ch'era alla destra del prioci- pe) fece leggere la bolla di Carlo V, in vigore della quale Cesare ordinava, che Pillustre famiglia de' Medici, e conse- guentemente il signor Alessandro de' Medici duca di Civita di Penna suo dilettissimo genero,dovesse esere ricevuto e accettato nella patria con tutta la sun Alersandro fuse cepo tal reggimento in tutti gli uffz;, do ch'era stato deliberato per legge mu- nicipale nel di 19 del mese di fobbrajo prossimo passato; e che in tale supremesia si conservasse,finché durava la vita sua; così dopo la sua morte succedessero nel poterei suoi legittimi figliuoli ed eredi. Venendo poi a mancare la linea di dler- FIRE 219 sandro, in tal cas S. M. 1. ordina e vuo- de, che nello stesso dominio succeda il più propinguo di detta casa de’ Medici della dinea di Cosimo il vecchio o di Lorenzo di lui fratello. Fatta una tale cerimooia, il gonfalonie- re, e dopo lui i priori ed i maggiori magi- otrati ivi presenti, con segni e con parole di umiltà e di riverenza, mostrarono di sottoporsi mansueti al volern di Cesare, che ordinava sotto l’imperio de'Medici 1° agitata loro patria tornasse a riposarsi. Parendo dunque che in tal modo for se ogni cosa acquictata, fu stimato che, come non più necessarie, le armi di ogni sorta fossero dai cittadini fedelmente con- segnate. Per conseguenza vennero scope pressi i 16 gonfalonieri delle compagnie ; fa dato un altro scopo al temuto magi. strato dei Capitani di Parte, converten- dolo nei Nove ufiziali sopra i bastioni, ponti e strade ; fu tolta via la sicurtà che di faceva ai magistrati di non poter esser convenuti davanti ai tribunali come le persone private ; nè molto in lè andò, che si volle anche scancellare l'ultima imma- gine della Repubblica col togliere di messo la Signuria. Ciò avvenne pell’apri Ve del 1532 sotto Gio. Francesco de'No- bili, ultimo Gonfaloniere di giustizia, do- po una serie di 1372 che per il coro di 240 anni avevano tenuto nel Palazzo vec- chio il gonfalone della Rep. forentina. Da quel momento, a tutto rigore, dovreb- be annoverarai l'epoca del principato del duea Alessandro, quando cioè la Signoria fa autorizzata ad eleggere una commissione di 13 cittadini, oltre il gonfaloniere ultimo, con°piena potestà di riformare l’ammini- strazione governativa dello Stato. — La più sollecita operazione fa quella di nomi. nare 48 senstori a vita, per destinarli consiglieri e coadiutori del supremo capo rin. graziata per sempre e licenziata di palazzo 1a Signoria ; dopo che essa era uscita nel di 3° maggio con solennità a prendere il duca Alessandro per condurlo nella residenza dei goofalonieri di giustizia, come spet (tavasi a chi era divenuto di Firenze asso Ipto pedrome. Infine per abolire ogni vesti gio di libertà, fa distratto il campanone che chiamava il popolo a parlamento. M senato, o sia il consiglio de’48, per poter squittinare gli ufizj e spedire le pe- palazzo vecchio, dor ser già rinoirsi Al gran consiglio del Fa N a fine che ga ire mesi de i 48 senatori si trarssero qualtro per formare «5 magistrato che fa chiamato dei Consi Blieri. A ano di emi si diede il titolo di luogotenente del Duca, il quale doveva in qualche modo rappresentare l’estiuta Si (ooria e decidere molte cause importanti a quella magistratura riserbate. Dai 48, previa l'approvazione del Duca, si delibe- ravano le leggi, si vinoevano le provvisio- ni, si prupinerano le imposizioni; cd era necessario che in tutti i magietrati della città presedesse alcuno di quei sena- tori. Data e stabilita questa nuova forma di governo, eva dispaccio del 12. maggio 1532 ne fu reso partecipe l'Imperature in termini a un dipresso del tenure seguente: «1 Dodici riformatori della Repubblica flo- rentina si fanno ua duvere di partecipare a 8.2. 1 li riforma stabilita nel gureruo della città, emendo stato casto il me Gistrato de'priori, nel quale avendo potu. le per l'addietro aspirare qualunque del rasi ridotto una sorgente fecvo- di sedizioni e di tomulti; che perciò hanno trasferita tutta l'autorità della Si- moria in 4 consiglieri da scessi fra la nobiltà e il Sore della cittadinanza; co- sicchè a questo nuevo magistrato, alle città, e a totta la repubblica, i Do dici riformatori avevano custituito Lo capo e signore il Du-a Alessandio de’ Medici genero della Muestà cus, nel qua- in tutti £ suoi succewori legittiusi Favano transfasa tutta la dignità e autorità della Repubblica Gorentiua. » (25 formazioni di Firenze.) jd oggetto di guadagnar la plebe ed ae- sopirla nei divertimenti, il doca Alemandro, a imitazione del deca d'Atene, ripristiuò 4 Saturnali fiorentini, vigarmente pellati Potenze, significato che davasi a diverse brigate di persone del popolo; le quali univansi sotto us capo col titolo ecua la veste di duca, di signore, di marchese, di monarca,d’imperatore,di re, o di grant signore. Ciascuna Potenza aveva bandiera e insegna sua propria, e soleva comin i vusì spettacoli dal primo di maggio sino lì atotta estate, FIRE festeggiando per la città, e gureggiando l'ana cun l'altra per lug, per invenzione e per briv,talchè sprato tir. minavasi în risse civili io battaglie eroe» ti di sauate, in crapule scandolose e ic altri tamulti popolari. È memorabile |’ iscrizione lapidaria esistente nella [accista della chiesa di S. Lucia, sul‘ Prato, cume Quella che rammenta ano di quei cam. piuni: Imperator Ego vici precliando lapidibus. dino MDXXXXIV. Ja apparenza il popolo mustrava di essersi quasi scordato delle vrochie sofferenze € sventure; e i cittadini non patriati, at tradendo a coltivare e a marare, pererà che ne dassere una apecie di conferma. Era tra questi Filippo Strozzi, il quale com prava case per gittarle a terra, vude avere piazza devanti al suo palazzo; e tatti culuro che averauo sporti alle case di via larga, per far il piacere del duca e score. serre bellezza a quella via, li fecero in mesi levare. Nell'anno medesimo che ciò si operava (1534) per dure mag- giore luce e rendere più salubri le abita tioni private, fu scoresciuto vnuamento al. la piazza de'Siguori, ora del Gran-Duoi, collocandusi davanti alla porta dol palus: 20 ducale e alluto at Davidde del Buonsr- ruti il gruppo di Ercole e Caoco, scolpite da B.ccio Bamlinelli, Ma questa uoa era che oppareaze die Nicità ; avvegnachè le famiglie più potenti e più ‘ricche, DE] grandi capitalioti, i mmacstri delle arti maggiori per dispetto, per li- more, o per livore ci erauo allontanati li Firenze; dove in sostanza vivevasi di m> lavoglia; a. ll’univertale, sia per la nun del puverno, sia per vedersi in certo solo degradati, si ancora per la violenza 13, cume pure per i cattivi portamenti della famiglia del Duca, e dati che erano alla sua guardia, Al che si aggiongera po re, che lo stesso duca Alessandro ia vene le dunne, di qualunque condizione o gralo elleno fossero, mustravasi disonestimimo. Per amicurar sempre più il suo potere, Alessandro aveva pueta mano a erigere in più sicuro sppoggio, quale bio quello che posseggunu FIRE nell'amore dei loro sodditi. Per dar luogo ai nuoro castello, che prese-it titolo di S. Giu, Battista dal monastero di donne Vallombrasane ivi presso levato, divet tere demolisi, fra be altre fabbriche. l'an- tica villa di S. Antonio degli arcivescovi di Firenze, e il cootiguo borgo di porta Faenza. Porzì denari per tale impresa il ricco Pippo Strozzi, quello steso a cui quattro asi dopo du fortezza di S. Gio. Battista servi di carcere e dh tombe. Vivermi in cotesta guis in Firenze, allorchè accadde la morte di Clemente VIE (ag sett.) in quel giorno stesso in cui era tornato dell'icitio Cosimo di lui bisavolo.— Luvde vacnoie dopo pochi giorni (15 atisbre) fa coperta del cardinale decano Alenandro Farnese, che volle emer chia- mato Paolo Hi. Frattanto una gran porta dei foesusciti fierentin? si era raccolta ia-Roma,dove esi ciminciarono sd svviciaare Filippo Sirosai esi vesi maggiori Ugiuoli è quindi = far la corte al cordiale Ippolito de'Medici, done quello che, in confreato del due Alemsadro, pe cere maggiane di età e di treno, sentiva tuttora ii rancore di ewere tiato de pepa Clemente » lui posposto. nel principato delta cus patria. Buode avren- ne che la case d'ippolito esa diventate.l’a- tile della più nobil perte de’favrusorti, 1 quali acorssorvano. con ogni arte e com Altmndro, anche i cardinali Ridolfi e Seb Vinti, messi » ciò dall’interesse privato più Preso che de valere che la patria loro vi Van ia libertà. Consiostischè cisschedua di csi ora nato di ana figlinola di Lorca- mil Magnifico, nipute di Cosimo, la di ei lince era mancata in Leoce fra Ri rione di natali per nobiltà di ssn- P è pre ricchesse cuspicuo, dubitaudo ta i lecoctese, digrawi ‘FIRE ‘224 che Alessandro fosse di mal soimo vers di Tui che tenea per moglie eva Ggliuola di Filippo Strozzi, ossrosmente di Firenze sialloptanò. Nè molto tempo passò cheegli insieme con Bernardo Ssiviati fratello dell” stso cardinale, evo Piero di Filippo Strozzi, ed aliri si recsrono in Spagna alla corte di Carlo V a perorare la causa della luro patria, e a dolersi cosa S. M. I del tiraanico contegno del capo della Repubblica tiurentina. Furono ascol- tati da Cesare i. reclami dai nubili foora- citi fiorentini, ai quali promise che, dopo fatta l i i di ciò alle sua tornata in Napoli. Al lora tuiti quelli che Urovavansi racculti in Roma deliberarono. di mandare il cardinale de'Medici a Tunisi com altri sette. compagni per maccomandarsi all” lmperstore quauto mai poteseso il più, asciò volesse degnarsi di ordinare ja Fi- renze quel geverno che più gli piaceme: solo.ch'egli ne levasse il duca Alemendrc. 1 uorusciti dubitando. delle. mente. del cardinale, nè Gdondosi del tutto di lui, impusero a Quei actte compagni di survi- glisrlo. Erasi già consumata in quei aria, 0, come altri dissero, di veleno datu- gli per conto del duca, ai t0 di agueto si morì, lasciando ia molti grandissimo deside- rio disà, ia quantochè egli mostrossi d’in.lo» ino, e amatore d'ogni maniera di, virtà. Frattanto s'iatese, che Cesere dopo la press di Tunis: era aber cato a Napoli, e che custà aveva assai lu- singhevolmente ecculto an incaricato de faorusciti. 1 cardinali RidolG e Salvisti con i principali evali forentini erano già par- titi per quella città, onde assutere al pro- eso che colà agitar duvevasi luveati lo meno Imperatore, mentre dall'altra parte il eerdmale Innocenzo Cyb» sollecitava il daca Aleandro a partire Ja Firenze sc- compagnato da nubile corteggio e ds va- lenti giuresonsulti e oratori, affinchè po- tres. meglio difendersi dagli addebiti di Gui fa accusato. L’iatorico Guicciardini gli servì di av- tocato, è seppe al beur piatire la del 100 signore, che l'Imperatore ritirò la proposizione di, rendere il duoe Alessandra sm sss FIRE feudetsrio di Cossre; dopo csavinte, che la città di Firenne, emendo viata tanto tempo con summa felca e spesa liberata cosa giusta nè onorevole di farla suggiasere mu'altra volta sotto quel giga. Altra ca contr; gione indusse Cesare a rimettere la cittàe diuone fiorentina sotto il libero dominio di colui, il quale cwendo per divenire genero di Carlo V, devevo comsiderare Quasi come na suo gorermatore © come se Bo Stato liurentino facesse quasi parte delt'i.mpera. Contribui eriandio a (avorire Alessandro la situazione politica dell'ite- Tia, por la morte accaduta del duca di Mi- lano, e per la guerra che andava a acora- deri con la Francia. Duadechè Carlo V si decise di assicurare il trono di Firenze 24 Alemandro sollecitando le oetobrazione del contratto matrimoniale; per conclude. re il quale il Duca ebbe persitro a sopper= tare condizioni molto gravose, cade astice. rare le conveniente della sposa, non me. no che quelle dell'Angusto Il Duca per la vittoria pertata sopra i suoi nemit so!vtnizzate /li 29 febbrajo 1536) con Margherita d'Austria, toruò festeggiante a Firenze, dove accolse fra gli archi trica- e in mezzo a sontunse feste e spetta il più potente monarca dell'Europa più ritegno onde mostrare agni severità cuntroi walcontenti, imporre furti graves- 2e ai nuovi sadditi,e soddisfare liberamen- te all'effrensta sua libidine verso le vergi. ni e le matrone; sino brellegigengio Pierfranorsco de’ Medici, ch'era prossimo agnato, ed il minietro | deate di Aleandro sei piaceri, sperando di ereditarne 1) trono, piuttosto che di ri. donare alla patria la pabblica libertà, la najo 1539, nella propria lore in Via larga, attorchè il nel sonno immenso, proditoria» mente lo scannò nel trentesimo anno della sua età. Fu Alemandro de'Medici uomo d'inge. quo peripicace, di animo irrequieto e in- saziabile, desideroso peraltro e capace di grandi cuer. Aveva complessione rubusta, preatezza ori risolvere, caldo fuor di mo do nelle passioni, senza. rispetto nelle use divine, cume nelle umene. lata può ener giudicate forse me Gite che de calore, i quali, den creta nua furono però Lulli cuncurdì nel ducw- sere delle cause, e dello scope dell'euesi- mio del primo dura di Fireuse. Quiedi è, che niuno dei oneri di quella iù apre riece giudice imparziale a decidere, se Lo- renzno fn un vile e soelieralo amesina, Piutirmiechi la brutta copia di wa Biruie novello. Concicsischè auche all’epoca in cui vegui quella tragica sosna, per tesi monianza delle storico Varchi, acreume Set scieglire quella politica dubbicaa e darue sentenza che fuse senz'appello. Cheochè me sia, Lurcazino dupu il duchi. cidio evase dallo Stato come un cslpereis di capitale delitto; e il giorno cuseegoca- te, non vedendosi a Firenze comperice il principe in laugo veruno, si cominciò dai tuvi più intimi a dubitare, e inline a cor titicare quello che era di lui avvenute. Allora il cardinal lunocenze Cybo, per chè non si levasse tumulto nella città, pre cuiò che si Lenrase ocovito il caso avrene- tn; e intanto scrisse al genciale Alessa- dev Vitelli, che portisse subito da Città di Castello. Lo stres'ordine inviò si caman denti delle bande di Pra, e di Mugello, affischè ussmcre ugui diligenza e si trasfo. Cosimo figlie di Giovanni delle Miande nere; il quale avvisato dai suoi amici, per ti testo della cua villa del Trebbio nel Magello per recarsi a Firenze. — Lo pre- venta di questo giovaneito in patria, il ran concorso di tenti amici e seldeti, ves. chi compagni del padre, nel visitare, servi di puazolo al cardiazie per rsplorare l'ani- mo di Cosimo. Il quale avendagli dute molte buone parole, nei caso che fuse elet- to per capo della Repobblica, di cssertare con ogni sua pursa le condizioni preposte gli, Cosime nei terze giorno dupo fa mur- fe del duca Aleresadro, fu nominato del cenato fierentine ai governo delia Rep, cd FIRE terrziene di un senatore, Palla Racellai, il sele che protestò nua volere della morte del duca Alessandro, i repeb- Niiessi faorusciti «i erano rallegrati, « Gil monsi da Roma per avvisrsiormati ver. to la patria, altrettanto gli atterò e sbigotti limuuzzio della sollecita elezione fatta di we nitro principe di casa Medici nella prrena di Cosimo. - Forà meraviglia agli womini spassionati di riscontrare alla testa di due spedizioni militari di fazioni (quella prima di Valli. Chiana, e l'altra di Montemarto) fra i capi feorusciti, quel Bacrio Valori che fa commimario del pontefice Clemente sì- l'nvedio di Firenze e primo compio. ne del governo assoluto di questa ciltà. Ma il giovinetto Cosimo mostrò senne tupecità da veechio fin dell'esordio del to regnare, poichè i falsi amici e le mire dr: srmici espiande, com efficaci misure di difem a rventare iloro disegni da ogni per te proreedera e ripersva. . Nel tempo stesso l'imperatore col te del ceste Sifonies suo ambasciatore, coa Mio del 21 giagno 1537, dic'riarava tegit- tima e valida l'elezione di Cosimo Gizlio di Giovenai de’Medici, come più prossimo e di Maggior età che alcon teicchè il governo Lodo imperiale nel 1530 pronenziato. Per la qual cosa veggendosi i fuormesti privati Togni speraaza, non restava loro altra via cde il tentare quella dell'armi, animati a dò anche datta corte di Francia, che pro- meitera di sesisterii. Si ragenarono per- 6 alle Mirandola, oltre ua buoa necwero Gi esli Gorentini, intorno a foco selda- 11 Capo dell'impresa si fece Baccio Valo- Ti; commadante della fanteria fa eletto il eolesaeilo Capino da Mantova, e capitano ili mese. Piero di Filippo Stroezi; fetta gente nuova, e più piera di fero- more che sopraggiugnesse in loro soccorso il rimancate dell'esercito dei fuoranciti, servì di stimolo agli assedianti per setlecò tamente ausalire la casa torrita di Monte muro, della quale dope breve estecelo si resero padroni;ma Filippo Strozzi velle sn rendersi eniremeute al Vitelli, da cai eb. be parvla di salvarlo. Questo avrenimento di spavento i liberali della cid ei fuoruciti con il restante del loro esercito; fl quale, valtando le epalle el nemico, si sbandò al di fà dell'Appennino, | pei. gioni di Montemarlo furono condotti in Firenee in vile equipaggia, per fare va trito e miserabile spritaculo in faccia a wa Popolo estatico di rimirare tanti mobili stati in governo e come pria re, momati vilmente sa di va gavallecrio con wa sudicio sajo în dose e scura berretti cepo nel declinare di corente giornata (Îi 2 di agueto) proordende tonanzi il Vili tricafente di sì gran vitloria. Dupo queste umiliante compera una gran parte di quei prigioni a quattro per giorno Furono conannati a lasciare la testa sopra un palco davanti ella ris me con i 2 Filippi figlio e nipote con de- ton Frenoesco degli Albizsi è Aleusadro in eui Baccio sette anni inaaati colla form dell'ermi era catrato rl p.lazzo de'Signo- ri a riformare il governo della sua patria, allorchè da spergiuro ruppe la convenzio» me firmata dieci giorni innanzi nel campo imperiale sopra Firenso. FIRE avere pagati 18000 seudi di li delli, e i perenti dell'illmtre ‘prigione Vicche gioje e denari. Debitendo Cosimo che Filippo, stante i nolii è potrati mezzi, non ritorname in grazia di ‘Carlo V, fareva di tutto, affin- chè gli fame dato nelle mani. Ma l'impera- tore che aveva promesso al Papa di cam- «quegli la vita, se egli nom era colpevole della morte del duca Alessandro, non la- i lrndere altro, se non che bisogne- va venire in chiaro di un tale adrebito. Per questa ragione rirecì al Duca di far ‘euminare lo Stroazi in foriesza e-di otte nere che si affilasce I aumen celliere degli Otto di Belia. Furono dati alcusi tratti di corda a Filippa, che, di pestilissine com'egli era, pretendo sessi, venne îevato dal tormento Seiendo però di Don ssprre cosa alcuna dell'amsminio ducale. Dupo que tto fareno messe le meni addosso a Giu. Kino Gondi cao stretto amico, che venne traminato a feria di tortura. Compito il preve, si mandò in Spogne all'impers- tere; ein seguito di ciò fa dato erdi- neche lo Strozzi fasce consegnato in mano di Como. Sodi poi-al dell'o. 00 1538, come Filippo de sè otesso v'era sunessste ja prigione per sjuto di une Speda siata lasciata mel carcere, come dis. tri, a caso de uno di quei che lo gusrde- tia. Nella quale cocssione si resero noti alcani suoi scritti, fra i quali quella Vicgiliana scatena vergata(è fanna)co]. pro- Rie negre: Eaoriasur aliguie mestrio (2 coibas ultano Risso corpo peraltro non fa più vede M. ni ti seppe mai in che luogo preciso tesine sepolio.—Camecchè fra il deco i soci trerzene voce che Filippo si forse per sè Mem ammaszzio, più certa fama in fra FIRE 295 pochi fa, ch'ei venisse scanato per ordi- ne del costellano, 0 dell marchese del Va- Duca, sel dubbio che voleme per nano del carnefice farlo giustiziare. Poichè Cosimo si ebbe levato dinanzi volere ; sicchè da quell'epoca in poi si applicò a liberarsi da Lotti quei vincoli, nei quali lo avevano involto le condizioni politiche che gli ottennero il trono.—Il ri. gusrdo dovuto a molti sesatori che aveva. no la sua elezione; la sogge- zione che gl'imponerano i ministri e i ge- nerali di Cesare, erano catene troppo pe- santi per wn giovine Bero e cupo quale fa Cosimo, che mel soffriva di dover parteci. pare com alri il potere e la gloria. Co- minciò pertanto a ristringere la cogniri ne degli affari fra pochi saci confidenti, e ad smsarfsre i magi d una maggior sabordinazione ai suoi veleri. A tal effetto pubblicò nel 1549 «n motuproprio, cel quale ordinava che nessun magisirato po- tene adunarsi e deliberare senza il suo se- senso; e fa per qorsto che Giorgio Vaseri volendo dipingere il Granduca in presen. na dei senatori, prese per simbolo di que. ni ultins il aidonsio. Un'impesisione del selle per cento si raccolse per de pubbliche contiagenee, e per sapplire alle spese onde rigilere ella sicurezza del dorsinio coa l'erezione o ro» stauro di fortezze e di mara castellane in varie città dello Stato, per manire di be- stioni la città di Firense dalla perte di Oltrarno e per ridurre a fortilizio il po- lazzn,a uso villa degli arcivescovi, presso il monastero di S. Miniato al Monte. Dopo la vittoria di Montemurlo Cosime manifestò il suo piano politico della Lega con Carle V, snteponendo di amociare i snoi interessi con chi dominava le Spagne, l'Alemagna, ed era iu Italia signore del togno di Napoli e della Lombardia, piut-. 226 FIRE 7 testo che ascomanarti a quelli della Fram cia, ove reggeva Caterina de'Medici, la quale cume ultima erede del ramo di Lo- renze il Afagnifico riguardò per qualche tempo Cosimo quale usarpatore de'suoi diritti alla signoria di Firenze. Questo politico sisiema pertanto impegnò il duca a prender parte in lutti gli avvenimenti che potevano riguardar gl'interessi dell’ Imperatore nelle cose d’Italia. Nè potendo egli. siccome ambiva, sposare la vedra del doca Alemandro. per stringere uo vineulo di parentado e procaociarsi vieppiù la gra- zia di Carlo V, chiese a scelta di S.M. ona sposa, ed ebbe Eleonora secoadogenita di don Pietro di Toledo vicerè di Napoli, spet- tante alle primarie famiglie di Spagna. Ema fu pomprsamente scrolta e festeggia» ta,nel giugno del 1539, nella cara Mediei, e ua anno dope nel palazzo già detto de’ Signori, riordinato e ridotto a nubile re- tidensa docale. Ja eccasione delle mazze di donna Eleo- nora Cosimo trovossi obbligato a far lavo. rare gli argenti altrove, perchè in Firen- me erano mancati i migliori artisti e i principali manifattori stati dicpersi in tempo di assertia, 0 dopo la cadota della Repubblica dalla petria allontanatisi, Largo nelle spese dumestiehe non che nel contribuire denaro e gente all'im. peratore,dilettandosi specialmente nel mu- sere grandiose fabbriche, e nel tenere in corso diverse galere, Cosimo 1 consumava tafinito perulio, in guisa chè oltrel'entrate ordinarie, oltre i beni confiscati a più di 4roriechi fenrusriti sentenziati, 0 condsa- mati im onetnmacia con pena della vita, egli tretavasi soventi volte fortato a impor grarezse straordinarie alla città e dominio fiorentiso, non che ad imsistere premo il pont. Paole III, per avere l’importare di due decime esatte in Toscana sopra i beni eeclesiastici, in ricompensa (diceva ls bella del 31 meggio 1538 che le con cedere) delle spese fatte per la difesa dei leoghi marittimi contre il Turco. (Rifor- mazioni di Firenze.) Voleva il Papa tornare a imporre altre decime, ma Cosimo vi si oppose tauto che frese sensa effetto le armi spirituali contre @aro e costre i suoi surlditi fulminate, rin- tersando anche le armi temporali, che Bvevano incominciato a invadere il terri. Vorie toscano dalla perte di Cortona. FIRE Per le quali contingenze Cosimo ricor. ve nel 1541 a un accatto, nel quale fure. re imposizione a lutta perdita onde suppl. rea una grossa somnia di denaro richiesta dall'Imperatore prima di consegnare ei Granduca le fortezze di Firenze, di Pim e di Livorno, aver chiesto ripetute volte a Carlo V il territorio di Piombino, Cei. mo l'ottenne nel 1548, ma ben prrvo per un intrigo di corte gli fa ritolto; nè per questo egli giacmsi apparentemente fece mostra d'averne sdegno, nemmeno quando i ministri Cenarei gelosi del favore che egli godeva presso sì gran monarca, que. si per deririone, in compens3 di tanti s- erifizj fatti per la causa imperiale, gli of- frivaoo de'pomesi in America. — Tusa costanza, e una così ferma imperturbabilità apianzrono a Cosima la via onde aggiunge re ai suoi dumiaj la ciltà e lo Stato di Sie na, divenuto dopo la caduta della Ben fiorentina il nido de'farrusciti è di tutti i malcuntenti del governo spagnolo ie Matia. soffrendo che vi si edificame ana fortezza, sollevossi per discacciare la gnarnigione; cosiechè nel 1552 s’impegoò una goerra scranita, nella quale prese parte a favore dei Senesi laFrancia,non già per sostenere ta causa della libertà, ma per menomart la maggioranra che gli Spagnoli averaso scqaistata nella Penisola. — Wed. Sress. Perdeta da Piero Strozzi, gran Mare sciello di Fraocia,nel 2 di agosto 1554, la battaglia di Marciamo in Val-di-Chiana, le troppe Cesarro-Medicce si recerono intor- mo a Siena, la quale stretta e combattata da ogni perte, dovè finalmente aprire le porte ai memici (35 aprile 1555) dopo e- sere state distrutte le facoltà con un ere porsi della Repubblica, che finalmente n s se quattr’enni dopo in Montalcino. — vero conquistatore di Siena fa Cosimo; il quale coi suoi deneri e coi suni talesti, del pelezzo Pitti, riparande a egni bi- La delesa preattre che i Sruesi fecero della Lea Libertà è aoo dei periodi più aeererali dell’itoria italiana, tate da non perire al confrunto cun alcun di quelli di Sporta e di Atene. Greai, le morti e la miseria, in coi ci prati iauti: pumidreti tertieri, interilironn cua le indusirie e de- terierarono le campagne, gran parte del le quali cino del 1559 aveva ricentiti i dani delie namerese bandite de Cosimo I muta le grandi fortone e la forza della Rep. lune € fercatica prima di Lorenzo ii Magnifico, alla di cui cià cominciarono molte lsmi- Ric mercaniili e varie colonie di operai a spisare per recarsi ia laghilterra, in Francia e in altre porti di Europa, dove Ntublireso ragioni bancarie, fondachi di Imibcj e drapperie di seta e di oro. Fi- nalarale quelle arti che tanto contribuire tere quasi all'inszione, dopo che Cosimo I riceità di claere uns casta di mobili, coll intituiee nel 4561 l’ondime coralieresco di £ Suelsno Papa e Martire, per far milita re i nuovi i culle galere tesca- teesatro i Tarchi ; nri tempo che il re- to della mubiltà si geitora in folla selle selimmere della corte grandecale, 0 di Mtnszerava ella vita rociosiontica. Dopo la conquista di Siene, Cosimo Î, memare delle gravi contestasioni avute con Poslo IT, corcò di Corsi molti amici nel + sicehà egli contriboi grande. nente, nel 1559, all'elezione di Pio IV. Dri quale peetefioe Cosimo orppe guado funi l'animo in guisr ch- fu sul puoto Gi emere da lui forgiato del titolo dif. Noa tibe miner favore del di lui euoremure Pio Vil quie con solonar errimonis in Re mu nella sala dei Re, ii di 5 di marz del 1570, gi pose in capo la curona grande- Cie sd quta delle proteste latte del mini. SeeCanren; ciochè i sovrani della Toscana Gotti gli atti pubblici fomeru intestati col nume del Papa vivente innanzi a quel- lo del Granduca regnante. La decorazione del tuson d’oro che più tardi CarleV inviò a Cosimo,la conseguen- za di va imprestito, 0 piuttosto di un re- qulo di 100,50 duesti d'oro. Stubilito le Stato verchio (che così 559 l’antico dominie litu cva luState nuovo, ossia quello della distrutta Rep. senese, Cosimo I, ass.curato che fu da ogni inter- so sconvolgimento, pensò a preservare il duo dominio da quelunque violenza ester- na che ne polesse mai lurbere la quiete. — Dopo avere eretto le fortezze nelle città di Arezzo e di Pistoja, procurò nna difese alle fsvatiere dello Stato col guarnire di terri e di fortilisj le coste, col circon. dare di mura e fabbriesre usa rocca destro la città di S. Sepolero in Val-Tibe- rina, coll’innalzare dai fondamenti due piazze d'armi, ana nell'estremo confine tempo col nome del fondatore(Cosmopoli più note però sotto l'antico vocabolo Porto-Ferrajo. Peer incomine: porte più ampio a Livorno, costruire nel Magetto supra S.Pier aSieve l'ampia fortes- za di $.Mertino, dopo che pressoPuggibonsi aveva rifabbricato consolida regolarità il bastione che da Arrigo di Lun-mburge il wome di Poggio Imperiale. — Bilcuarsei inoltre Cueimo, e spendeva av sai. in fare mine per cavare argento e altri metalli ; perciò » Pietrmenta inviò inge- Gueri mineristi chiamati dalla Germaaia, iutrendo molti in simile esercizio senza ritrarne gran fruito, e piuttosto con scuo danno, er cresere si deve allo storico Ber. nando Segni. (Star. Fior. lb. XI.) Bal bitancio fatto nel 1550 di tatte 1° entrate ordinarie del dominio fiorentino appariva, che esse smmonterano a lorde a ducati 537,934 per anno, e sì netto delle spese ordinarie a duosti 367,903. — Però la sorgente maggiore delle ric- chesze di Cosimo I, colle quali mp- piiva alle atraurdiaarie sere e al Lato FIRE 298 amici) quanto anco mercatura: staplechè cou le ragioni di riochi negozianti pelle piazze di Abversa, Bru- (3, Londra, Lisbona, Barcellons, Marsi. lia, Lione, Venezia, Napoli e Roma. AI qual uopo Cosimo impiegava conti- anamente due galeoni pel tri delle mersanzie del Levante e dell’Italia nei porti di Spagna, di Portogallo e di Fian- dra, da dose ritornstano carichi delle mero: di quelle contrade. Anoo la granda- ra della città di Firenze, che costruivansi di qui è di là del fuse Arno presso sila pricsia della porta dell: Giustsia. (Ancn. Da Op-ra di S. M. del Fine.) — Che inter arreluo sella città nnn fosse anco» e1 1388 t0 dimostra il legato per l'altra metà nella (ebbrica di S. Re tata. (Avcu. Dirt. Fiva. Carte del Bigal- to) Sotto il governo del ducs Alessandra, fra ls torre piantata sui findamenti del ponte Reale e la por a di S. Francesco, quia della Giustizia, nel luogo che servi per breve tempo officine di detto tuttora la Zecca vecchia, cipe fore costruire una spe cie di fortilizio. Nl portone di pietra forte, esistente tuttora cut l'arme Medicra, restò in gran parte Biterrato dal terreno depusitato per le wrde di Firenze dalla pirna dell'Arno dell'anno 1559, e che fu per consiglio dell'Ammannato in segnito dalle vie rac- calle e Wraspurtato a ridosso alle mura della città, a lalla porta suddutta fino a quella di S. Gallo, Porte del terro ed attuale cerci della città. — Questo tr20 cerchio eb- sedici tra porte e postierle ; dieci alla destra, e sei alla sipistra dell'Arno. Otto di ee furono murate o disfatte al princi- fis del toverno Mediceo ; cioè, la porta Ma Giusti: la porta Guelfe, la po suerla de'Servi, la porta Faenza e la Perla Peivernsa, tutte alla destra dell’Ar- D> Alla sinistra dello stesso Gume farono Sinne la postierla di Camaldoli, fra $. FIRE 268 Pier Gal ® £. Frediano, e più tardi le perte di S. Giorgio sulla Coste, e quella di S. Afinieto. Quest'ultima per altro è stata riaperia nel 1834. Cesiechè attualmente esistono otto perte e ona stierla; cioè, Porta la Croce, Pinti, &. Gullo, P. o, Porticciuela della Gora Eredinno, $. Pier to,e S. Niccolò. ebbe che un solo ponte fuori del suo primo cerchio, dirimpetto a porta S. Maria. Sa questo solido ponte furono in seguite costruite diverse botteghe per uso di ma- celli, ma Cosimo I, dopo ever fatto innal. zare il corridore che mette in comuai- cazione la reggia de'Pitti col Palazzo veo chio, ordinò che le boiteghe del ponte Vecchio si riserbassero unicamente agli orcfici e giojellieri. Prese il nome di te Vecchio dopo essere stato fatto, nel 1218, il poate alla Carraja che rovinò nel 1269, e varcrsiramente rifatto e ricaduto due volte, sino a che dopo la piena del 1333 fu solidamente ricostruito di pietra. Nel 1236 fa fabbricato il ponte alle Gra. zie, detto di Aubaconte dal nome di Re- baconte da Mandellu, che allora esercitava ia Firenze l’ofizio di potestà. Nel 1251 fu edificato il ponte a S. 7: inica che cad- de, ora per intero, ora in parte, nel 1269, nel 1333, nel 1346 e nel 1559. Dopo quest’altima epoca fu costruito di forma svelta ed elegante dall'architetto Amman- nato. Nel 1319 ci fondaroa le pile del ponte Reale ecoceto alle mura della Zec ca vecchio, pente che son fa mai ter- minato, de FA co Dopo la terribile piena del 1333 î1 po da K muse di Firenze decretò delle pescsje di sotto a Firenze; onde con prosvisione del 14 novemb. 1340 la Signoria avegnò ai monsci della Badia a Settimo furini 6ro Ziune di alenoe pescsje di ad oggetto di rimettere nel corso naterale le scque del Gume Arno dalla perte delle mora della città, le quali ragionevaso inondazioni alla porta Dure. Pros. Carte di PRINCIPALI BDIFIZI SACRI DI VIRBESS. S. Giovanni, Batistero, già Duomo è Cattedrale. — La sua origine rimonta 266 FIRE probsbilmente si tempi del gentilesimo, comecchè taluni congetturamero che fosse edificato dei Longobardi. La forma della eua cupola a guisa del Panteon di Roma, i mermi antichi e le colonse meme più tardi intorno alle interne pareti, la im- cristiana il Doomo e la madre chiesa del- la diocesi forentina seno altrettanti moti- vi che ci spingono a credere cotesto tem- Fio umrie fa un'epoca seteriore alla regina de n Nei principio del secolo XINI ne era operajo un tale Arduino; imperocchè a quel maestro dell'Opera del Duomo di £. Giovanni di Firenze, nel 39 maggio 19309, il pont. Innoceszo III diresse da Roma un breve, col quale prese sotto la protezione della Sede Apostolica tatte le porsessioni del Duomo di S. Giovanni, coe- Sermandogli le decime che già ds 50 soni per la chiesa medesima riscuotevanti dai suoi opersj. Riferisce alle stro drduino opersio na sentenza del 35 nov. 1210, data in Fi renze nella curia di S. Michele in Orto da Pace giudice dell'imperatore Fede. rigo Il per il Comune 'irenze, con la quale decise una controversia tra i monaci anno, per ragione di un pezzo di terra comprato dall’abete di detto monastero. Abche nel 1219 il vesonro di Firenze Giovanni da Velletri, sepol lireme nel mese di novembre ad 4rduino operejo di $. Giovanni n bro- ‘ve, col quale, per favorire le di lui istanze, confermò la pia elargizione fatta dei ve- scovi suoi astecessori all'Opera del Duo. mo delle decime spettanti alla roensa vescovile per i soli pivieri però di S. Gio- Ripoli, di Settimo, di S. Ste- 'ane, Calenzano. Il brrre è Grmato dal vescovo medesimo e da dieci canonici, comprese le tre dignità del proposto, dell'arcidiscono e dell’ arciprete del Duomo. (Asca. Dirt. Fioa. drte di Calimala.) Circa l'anno 1293 fa questo tempio per ordine della Repubblica incrostato di mar. mi bisachi e neri com la direzione € dise- Remole, di Fimpoli e di ch FIRE quo di Arnolfo capo marstru del Comase, il quale in tale occasione fece lestricare la piazza di S. Giovanni. Posava allora il sacro edifizio sopra o fjiro di scalere, stato rinterrato dopo il rial. 1amento progressivo del piano della citti; tempio esistevano le came lo altare sell’opposta parete voltata a le- vante. Fra Jacopo da Torrita, Aodrea Tsi ed ali versi rivestirono la cu- pol tribuna di mossici. Andrea Pisa- no gettà, nel 1330, la porta di bronzo dalla e di meziodì; più tardi (amno 1400) fa collocata al posto quella vdlta a settea- trione, opera di Lorenzo Ghiberti, che fa pe- re l’autore della terza maravigliosa, di petto alla cattedrale verso levante. Final: mente le statue di broazo sopra i cornicio ni delle porte medesime furono eseguite da Vincenzio Danti, da Franorsco Rosti- ci e da Audrea Contacci da Sam-Savino, Metropolitana di $. Maria del Fiore, già S. Reparata, — Questo grandioso € solido tempio che abbraccia uu'erea di 22118 braccia quadrate, questo portentoro e imponente edilizio che basta da sè sole e quei cittadini che l'ordinarono, fn deere fato dsl Comune di Firenze nell'sone 1296, quando commise ad Arnolfo cspo- mosestro della Signoria: di far il disegno della rinnovazione diS.Reparata com quella più »l- ta e sontuosa magnificenza che inventsr non si posa nè maggiore, nè più bella dall'industria « poter degli womini; w- condo che da'più savj di questa città è stato detto e consigliato in pubblica e pri vata adunanza, cioè: « non doversi intre prender le cose del Comune, se il concetto non 4 di farle corrispondenti ad ua cuore, che Sarto grandiuimo per o dell'animo di più cittadini jeme in un solo volere. » 11 lungo periodo scorso dalla fondazione finoal compimento della metropolitana, dit fuogo alla mutazione di diversi architetti per succedere a quelli che di mano in mano mancavano dopo morto il primo se- tore Arnolfo di Cambio da Colle. Nol 1332 subentrò l’eccellente Giotto FIRE ad esso lui Taddeo Gaddi, che fu rimpias- sato da Andrea Orgagna e questi da Fi. Lippo diSer Brunellesco. Quest’ultimo,tor- mato da Roma nell’anno 1407, consigliò gli opersi, che si elevasse la cupola, non già immediatamente sopra gli archi, sio- come Arnolfo aveva disegnato, ma sopra un tamburo, onde renderla più svelta e maggiormente illuminata. Superati da quel sublime artefice tutti i contrasti dei di quella portentosa cupola che niuno si sazia di contemplare. Nel 1439 fu dato pribeipio all’elegantissima lanterna sul di- segno dello stesso Brunellesco, la quale rev stò compita nel 1456, cioè 12 anni dopo la perdita del sno immortale autore,che or- dinò si portasse @ un'altezza di braccia 202 compresa la palla al pavimento della chiesa. Questo tempio a croce latina con tre corpi, o navate, è diviso da quattro ardi- tissimi archi a sesto acuto. Ha di larghes- za braccia 67 e soldi 2; di lupghezza to- tale br. 360 e soldi 18. Due tribune com. fatto di marmi sotto Cosimo ],e contornata da eccellenti Bgure in basso rilievo, scol- dell'Opera, da Vincenzio pari sommi artisti; mentre patta ino torno sl coro fa delineato da Michelagno- Ie Buonarroti, l'altro della navata di mes- so è di Francesco da Ssn-Gallo, ed il ri- manente di Giuliano di Baccio d’Agnolo. Ha sette grandi porte, quattro laterali, e tre nella facciata. Le esterne pareti del tempio seno tutte inorostate a disegno di marmi bianchi, rosi e neri, sparse di piccole statue e di delioatissimi ornati. La facciata che fu incominciata col disegno di Giollo, venne disfatia nel 1588 con in- tenzione di ricostruirla più bella, Ricom. altro un tal vuoto il iguo Erepasile, csi la gran tore di Giotto, opera nel suo genere la più portentosa dell’aniverto, siecome con tale scopo nel 1334 com fa dalla Signoria di Firenze la croce di sopra S. FIRE 967 con queste parole decretata: « Si co- struisca un edifizio così magnifico, che per altessa e qualità del lavoro venga @ superare tutti quanti in quel genere ne fossero stati fatti da' Greci e daRo mani ne'tempi della loro più florida potenza. » Questa torre, che ha 140 braccia. di altezza e 100 di circonferenza, finisce sormuniata da un ballatojo prati di sopra del quale nel modello e; guata una curpide alta braccia 50, tr sciata da Taddco Gaddi, che tirò avanti la fabbrica dopo la murte di Giutto. ilica di-S. Lorenzo e R. dei Principi. — Non vi ha tmpio dedicato al vero Dio, il quale cop- ti un'epoca, se non la più remota, senza dubbio la meno contrastata, della chiesa di Arroge a ciò che i canonici di questa culle giata vestirono degli abiti canonicali uni- formi a quelli dei canonici della catte- drale, sino a che il pont. Eugenio IV, con bolla del 23 dicembre 1439, terminò le nsicni su tal proposito fra i due ca. î i insorte. (Anca» Disc. Fion. Opera di S. Maria del Fiore.) Fo nella primitiva chiesa di S. Lorenzo dove predicò S. Ambrogio ; fu costà dove ebbe il primo sepolcro uno de’più anti- chi vescovi Borentini, $, Zanobi, e dovein seguito trovaron riposo le ceneri di Così. mo padre della patria; per la di cui mu- nificenza la chiesa di S. Lorenzo, bruci: vel 1419, fu costruita di nuovo sopra un più msgnidco e grandioso disegno ordina. to a Filippo di Ser Brunellesco.— È que sto tempio a croce latina con tre navate divise da otto colonne per parte d'ordine corintio, Presso i cappelloni a destra e a sinistra havvi l'accesso alle due sagrestie, chia e nuova; l'ullima delle qui disegoata dal Buonarroti, è i dai due depositi maravigliosi di Lorenzo duca di Urbino, e di Gioliana duca di Nemours, l’uno e l'altro della famiglia de'Medici, e scolpitientrambi da Michel più che terreno Angel divino.—Un altro più sontuoso edi- gio è quello situato dietro al gran cp Cinisi Grasduchi Ferdinando L 968 FIRE Cosimo! e Ferdinando Il che l’arrierhirono d’istare;, di lavori di pietre dure e di de positi con due statue di bronzo fase da Giovan Bologna e da Pietro Tacca. Ma colasl’opera era restata incompl:ta sì sel pavimento, si nell’altare di pietre dure, come nella cupola e nella fascia inferiore, sino a che il regnante Grandeca Leopol- do Il ccn i del suo animo ord: oti il compimento di sì grandioso lavoro. TI quale lavoro è ermai giunto, rispetto al. le cepola, con gras meraviglia del pub. Blico al s00 compimento, mercè l'immor. tale pennello del cav. Pietro Benvenal mentre con incessante attività sudano gli altri artefici per adempire pienameate si voti del magnavimo Principe. Nel chiostro contiguo alla b del la quale va attual- jaandovi la sala a guisa tonda per rolluearsi uns copiosa raccolta delle prioripal o Î Chiesa di S. Croce. — Fu fundata nel 1294 col disegno di Arnolfo archi» tetto del Comnne, quando la Repubblica fiorentina decretava opere degne di Roma nella sua maggior potenza. La chiesa è divise in tre navate separate da olte arcate a sesto acuto per parle, longa br. ado e larga br. 90 Qui Cimabue die saggi del suo valore nell'arte di dipingere. Costà Giotte mostrò la potenza del suo pennello me’ grandi affreschi; e qui una turba di pittori fecero a gara nel rappresentare storie sui muri, salle tavole e sulle e dei loro capita- ni, siccome ora è divenuto il penteoa della nazione per collocarti le osa e Quà la scultura emulò la belle statue che adornano i depositi del ino Buonarroti. di Galileo, di Machia. Alberi. di Leonarlo Bruni, del Marsappini, del Fantoni e dell'Aligh-eri. Chiesa di S. Maria Novella. — Que- sto ammirabile edifizio dei PP. Domeni- een, è opera di tre religioni laici dello stor FIRE v'ordine, fra Ristoro, fra Giovanni e fre Sisto. Fu fondato sel 1298, e restò quasi cumpito all’epoca della fsmuta peste del 1348. La chiesa è lunga be. 170 » tre corpi con a:chi a sesto semi-acuto di varia graa- densi gli archi di mezzo sono più larghi tuttuciò l'insieme è di un effetto pieno di armonia. | più valeoti artisti gareggiaruno i dopo gli altri in sdornaria; Cima- bue, l'Orgagna, sl Ghirlandajo, il Lp, Santi tit I Vasar , il Bronziuo, «d patrona della cappella maggiore, fece pit turare il coro da Andrea Orgagna, che di- prnse eriandio uel 1357 gli affreschi del Paradiso e delle bulgie dell'Inferno nel cappellove della crociata presso la sagrestia. Ditavate però ben presto le pit- ture dall'acque piovane, fa il curo di nuvro spese di Giovanni Toraab: naquinci, che vedesi ivi effigiato al natu- glie, e cua molti altri illestri comini di età. Tatta questa pittura, che desta a maraviglia in coloro che gustavo il bello, mon costò più di mille logini. Fo terminata nel 1490, anno in cui frori Lo- renio il Magnifico, in tempo di'pace, di abbondanza e di prosperità ; come appari sce dall'iscrizione posta sulla wuraglis « comu Epistolue, la quale dice: dano MCCCCLXXXX, quo pulcherrima ci- vitas opibus, victoriia, artibus, nedificiro- que poli copia, salubritate, pace pero Guito da Fra Gioransi da Campi, trovasi lu famosa cappella del Capitolo, di strut- tura gutica, fondata circa il 1920 col di- altro converso Domenicano, ipoziano. La pittura delie vago, t altri ne potrebbe contare Lutto l'ube FIRE ciatizno, è Popera mirabile del più gran» de architetto del suo secolo, Filippo di Ser Brupellesco. Egli disegnò negli ultimi tempi di sua vita (anno 1440) queto portentoso sacro edifizio a eruce latina che tullevasi sopra cinque ordini paralleli di coloane a foggia curintia, con basi, capitel- Li, architravi e fregj di pietra serena con gran previsione lavorati. Tre ordini iso lati percurroto con egual simelria l'aro- Bulatorio, la tribuna e i bracci, che costi- taseoso la croce latina. Tutto l’edifizio è lento braccia 161, largo nella crociata br. 98 e nel rimanente br. 54. Gli alri dor ordini di cnlonne sono appoggi pareti del tempio, e servono di uniforme e Grodicsa ne alle 38 cappelle, che a sorretto da colonne di verde antico, com l’ alte maggiore, tutto di pietre dure e preziose commesso, il quale fu dalla nobil famizlia Michelozzi con la spesa di 100,000 sodi nel secolo XVII fatto innalzare. Molte pittore di eccellenti marstri s- dornano gli altari di questa chiesa e delta coetigua sagrestia; la qual ultima è della ferma di un bel tempietto ottagono, ope- ra del Cronaca. — Baccin d'Agoolo fu 1° autore della svelta torre o campanile; Bar- tolemmeo Ammanmato e Alfonso Parigi ri. modernarono gli spazioni chiostri del cop. ligne convento. Torre e chiesa di Or-Sam-Michele.— Questo eminente edilizio, destinato in ori- fine per l’annona, collocato pel centro di Fisenze antica e nella parte Se decretato dalla Siguoria di Firenze sa- bito dopo che ebbe ordinato a Giotto la più magnifica torre del mondo. Fu nel 1336 ch'essa ordinò per tutti i rispetti degna dell’u Fiorratiai, affidandone il diseguo a Giotto, © come altri vogliono, a Taddeo Gaddi, e la cara per l'esecuzione all'Università di Per 5. Maria, ossia all'arte della Seta. Fu benedetta la prima pietra sel 29 letlio 1337 dal vescovo di Firenze alla portata di lutti magistrati della ciutò, va FIRE 269 gettando nei fondamenti medaglie d'oru e d’argeint coniate cun l'impronta del dise- gnato edilizio, e intorno queste parole: Dt magnificentia Populi Flor. Artium ee Artificum ostendatur. Nel rovescio erano l'armi della Rep. e del Popolo colla leg. genda : Reipub. et Pop. Decus et Honor. La Gabbrica è di pirtra concia lunga br. 42, lasga 32, alta 80; ha due orilini di Que- stroni, e termina oo degli sporti intag] della Loggia di Andrea O; imagine della Madonsa, di i tavola da Ugolino Senese, veneravasi sp- poggiata a uno dei pilastri esterni ‘di que. stu loggiato. La quale Madonna, pefl’unpo ta9:, avendo fatti molti soli de origine a una compagi l'elemosine elargite dai fedeli. Tali'etar zi zioni si secrehbero al puoto, che, all'occa- sione dell’orribile peste del 1348, più che oro le furono lasciati in dono i edili da quella morla. Per tali ragioni i capitani di enna Com- pagoia, con l'aonnenza del Guverno ris d- sero di serrare la giò innalzata Loggia; e di piazza destinata alla vendita giornaliera ridurla a uso di oratorio } cr teso Orgagna, che fu pue laborsto tabernacolo, dure nel 1359 quella ioumagine venne collocata. Non era appena com Questo ricco e delicato lavoro, quando i capitani della compagnia medesima deliberavano {14 novembre del 1358) di assegnare all'O;-e- ra di S. Reparata per la fabbrica della facciata della cattedrale tutto il danaro che la .compagnia della Madonna di Or- Sen-Michele teneva nel Monte Comu Se nen che poco dopu, revorando essi parte quelta deliberazione (28 dic. 13:8) itarosio il dono all’annua offerta di 250 d'oro per un quinquennio, onde im. piegare il denaro restante all’erezione di una cappella sotto la stessa loggia o chicse Michele in onore di S. Apna, in me ioria del giorno, in cui Firenze fu liberata dalla tirania del duca di. Atene. (Ancu. Dini. Fion. Opero di S. M. del Fivre.) Ci richiama all’epoca della conquista di Pisa (anno 1406) una provvisione della Signoria, cop la quale destinò a ciascano de'collegi delle arti di’ Firenze una delle niechie nelle esterne pareti della Torre di Or-San.Michele, perchè vi fucrssero collo Gare le statue di marmo bronzo dei 35 per 270 FIRE ture santi avvocati con l'insegna resvelti. vs delle arti, nel modo che tultora si os- serva nella base delle varie state eseguite da Domatelli, da Audrea del Verrocchio, da Lurenzo Ghiberti, da Bsecio da Moate. lupo, da Nanni d'Antonio del Bianco, e da Giovan Bologaa. Simone da Fiesole fu au- tore della statua di marmio rappresen fa B. Vergiue col santo Bambino, ordinate per lario de'iledici e Speziali, che fu dalla nicchia esterna trasportata in chicsa. Archivio pubblico nelta Torre di Or- San-Michele,—Quelle sale in origine sta- agazzini dell’annona, furono de- la Cosimo I a ricevere i più pre- ziosi titoli della j.roprietà dello Stato e dei privati, quando con decreto dei 14 dicem- bre 1569 ordinò, che di tutti i gati dai Lotari fuse conservata una co. pis originale nell'archivio pubblico, e che alla morte dei notari venissero trasmessi costà i protocolli. — Nel 18 lugl. 1572 fu decretata la separazione dei protocolli da- gli originali, trasportano questi ultimi nell'archivio del Prucousolo sotto la cura € custodia dei conservatori dell’ a-chivio pubblico di Or-Sen-Michele. Essendo stato venduto so stabile del Proccosola, e trovandosi le stanze surroga te in quella vece poco comude, venne de- liberato dal Granduca Ferdinando I, nel 29 maggio 1612, il «rasporto sopra le lugge di Merrato nuovo di totte le man. date dei pubblici istrumenti originali. Finalmrnte con sovrano rescritto del 26 ottobre 1823 fu creato un polo chivista per la riordinazione degli atti ginali pcati pelle loggia di Mercato nuoro. Basilica dslia $$. Annunziata, Correva al secolo XIV quando l’immagine della SS, Annonzista dipi ino gresso di questo tempio divenne l'oggetto più sacro ilella devozione dei Fiorentini, Nel 1362 uno di casa Falovnieri aveva re la prima chiesa, la qu DI curo rotondo con una cupola disegnata da Piero de'Medici ereme la cappella della Beata Vergine a foggia di padigi questo lempio nei vestibalo e nei chiostri FIRE Franciabigio, l'Empoli, il Rosselli eil Pose toro fra i pitturi, Baccio Bandiuelli e Giuliano da Sap.Jallo fra gli sculto.i. Nell'immeoso sumero dell’altre chiese meutavo di esser rammoutate quella del Carmine per le pitture principalneute di Mosaccio edi Masolivo da Panicale, re spettate dall’iocendio che distrusse quasi per intiero questa chiesa nel 1771 come pure fu rispettata la ricca cappella di 5. Audica Corsini e il mausoleo destinato a facciata cul preshiterio, che sono opera di Bernardo Buoatalenti; uella quale chiesa la cappella der Sassciti è tutta dipiota e fresco da Domenico Ghirlandajo. Nè è da passare în silenzio la vetusta chiesa dei SS. Apost_li, quelle della Ba- dia, dde’8S. Michele e Gaetano, di S. Gi vsnnino delle Scuole Pie, di S. Marco e di S. Fehcita, per tacere di moltissime altre, DIL ISTITETI DI BEnErICENZA. Compagnia della Misericordia, capo d'uvei a dell’umana corità. — Nas società in mezzo alla società, più utile di queta, più zelante, e più teressata sarebbe iflienle riutraeciar'a. — Fu il suo prinoi. gio nell’anno 1264, cagionato du.le fre. queoti pestilenze di quei tempi, che sti- molaronu de'selanti cittadini ad associari insieme soccorrere j'umanità ne'cui d'infermità, o di accidenti fortaiti, se correndo al primo invito tanto di notte che di giorno (sun eccettuati | casi di pesti lenza) per trasportar.: gl’inîermi dalle case e dalle pubbliche strde alli epedati, è nel caso di morte improvvisa alla sepolte. ra. Il popolo Borentino spplandi Dai opera, e vi concorse geoerosmmente col servizio della pe sona, coll’elemosime gior saber. e toi lasciti testamentari. Fone patrimonio volootario e col- Eititio fe la ogioue per col la compagnia della Misericordia per decreto della sep Bicentina rimase sopprema nel 1625, alb lorchè si riuni all'altra compagnia contigua di &. Maria del Bigalio. Ma i frequenti sconcerti, che accadetano nella città, per malati © per morti abbandonati, fece meglio compren. dere l'utibità e | rata del pio isti. tuto della Misericordia; cd i cuol statuti FIRE tatichi, sottoscritti nel 1491, inducono a tredere, che la predetta cumpagnia non ri- mancoc mppressa che per circa Go anpi. Malti privilegi furono concessi a questa fl lantropita società, tantusutto la repubblica, quanto sotto la monarchia; in guisa che la carità di questa mumerosa e pia congrega conserva costante quel santo selo ed ardo» re che diè vrigine a sì umano istituto. Compagnia del Bigallo. — Ciò che ferrlacarità per la compagnia della Miseri- cordia venne fatto dalla religione militene luto del Rigatlo. — Terminate battaglie cuntro gli eretici Paleriai, circa il 129», che bandì fra Pietro da Verona capo di quella militia user, sorse la compagnia di $. Maria del Bisallo, ld dove si dipinsero le glorie dei erocreegnati la loggia di Niccolò Pi. toe, chiamato della Misericordia vecchia. Faroso quindi raccomendati alla pietà di quite compagnia molti piccoli (circa 300 di nomero) sparsi per il conts- de forentino, onde sibergarvi infermi © pellesiini. Lo spedale chiamato del Bi- gallo, nel popolo di 8, Quirico a Ruballa, dicde alla compagoia il some che porte. Tale intituzione, e tanti ospedaletti da- ino allarmetà del see. VINI, quan- 'copitalità comò di essere vo do- vere di religine, ma il Granduca Così. $. Martino de’ Buonomini. — Questa Piceels chiesaola situata fra il monastere della bedia di Firenze e le antiche case dei Cerchi, fa fondata nel 986, per uso di parrocchia sotto il governo de'Benedettini della vicina badia. Tale si manteneva al- bra quando il religioso domenicano fra Asicnino, che fu poi il santo arcivescovo ferratino, nel 1441, pensò di provvedere i poveri vergoguosi, e specialmente i cit. Uadini poveri, che nom ardirano questuare. A tale oggetto scelse dodici cittadini di seesto costume, i quali dopo aver riceva» ta dl foadatore le costituzioni, sdunaron- “i da primo in casa di unodi loro, quindi fella chiesa di Sen Martino del Vescoro, Ae di cas cara fu poi soppressa mel 1491 li tropia di rmelti cittadini FIRE ‘971 Fra gli obblighi fondamentali di quest” istituto avvi quello di dovere alienare qualsiasi fondo lasciato dai benefattori per erogare il predotto in sullievo dei poveri. Congregazione di 8. Giovan Battista, — Eretta da pie persoar, fu confermata nel 1900 dal Sweranu allora regnsate, e quiadi protetta e sm Jai RA. Sacces. sori, ed in special modo da Leopoldo I felicemente regnante. Tende ca pore a prevenire le questua somministrando vesti letta alle nsiserabili famiglie della città. Fra le caritatevoli istituzioni Firense conte la casa pia di San Filippo Neri, eretta nol 1659 da Filippo Franci per raccogliere 1 fanciulli erranti ed eioni per le vie. Così le Pia Cosa di lavare, gra. è pata € utilissimo asilo, fa aprrta. nel "a: 8 per raccogliersi i questuanti, e togliend.4i dallozlo, impiegarti in Tali sono le sele infanti pro: in Firense per addestrare della più tesera età i figlioli del povero ai buoni costumi. Non dirò del grandioso archpelale Li Santo Maria Nuova e delle scienti. fiche ivi nel 1818 aumentate; tscerò dello Spedale degli Innocenti, e dell'altro diB. nifazio, giscchè a eguun di lore vi serebbe d’eope di nu lungo articele, Appartiene allo stano genere l'uspisio di Orbeteilo fondeto nel 1392 de Niocuiò Alberti pre ricevere le vittime della se- dazione, code depesitarvi il loro fate. srsninimenti D'isravzione PUSILICA. La via dello Studio fra la cancalce del Sapienza Era le piasse reo e della Nanziata, ci rammentano due antichi stabilimenti di pubblica intrusione,che uno aperto a spese della Rep. l'altro fondato da un illustre cittadino Niccolò da Utzano. Noa era sneora cessata la gran moria de 1368 allorchè i Fioreutini, pensano di richiamare gente alla luro città, e dil» tarla in fama e in onore, operarono sì che costò fosse generale Studio di varie sevenze, lettere ad arti; cioè la srora Teologio; in diritto Canonico; in Giurisprudenza; in detrologia € Piloofia; in Aledicina $ nelle detie Letteratura. Era questo studio ridotto alla sola fa quit di Teli, quan Coil 5f3 tesegnò quelle asse all' Accademia furen bh FIRE ina, sino a che questa nel 1 pri ri Epi ri per le loro scuole. eee ria Ie Cat dele Sapienza incominciata a fabbricare verso il 1430 da Niccolò da Uszaeo, il quale st- Au sca morte ssergnò ua fondo "i per mantenimento di Se scolari poveri. Se nen chè l'edifizio restò incompleto, e gli asergnamenti a quel eollegio destinati fure- no dalla Repabblica convertiti ia altr: asi. in perte a queste vuole i PP. Gesuiti chiamati in Firrase meli 551 dalle dechessa Eleonora di Toledo maglie di Cosimo I, e coe generosa liberalità da quel sovrane e da molti cittadini assistiti. Cosiechè nel 1559 quei Padri dirdero principio a Collegio e clima di 8 Gio. da vangino cel disegno e i mezzi di Rartolem- meo Ammannato, il quale fa cotanto libe- rale che douò quasi tutto il suo petr monio a quei religiosi, per coi negli nb Limi snoi di sua vita si ridusse indigente. Ma j Gesuiti nea si curavano molte d'i- trai i poveri, n.2 favor dei quali vennero i del Calageazio; e nellostndie della Gsica e delle matematiche. Dalle cane de'Cerchi, deve le Scuole Pie ferono la erigine collocate, pemarone pel. 1775 mel Collegio dei inppressi Gesuiti a SiuGiovennine,doretut'ora ca gran plsn- so e profitto della giurestù quei religiosi msercitano il loro filantropico inistero. All'istruzione eeclesiastico del clero flo. trentino proveedone lr sraole delle chiese cullegiate, e perte scienze sacre i profeno ri del Sensinerio fiorentine. AWîa prima istruzione clementese ripe. suon tre pebbliche srunte di reriproco imorgnomente, e diversi privoti istituti. Dope annelleta la testamentaria volon 12 di Niccolò de Uszono, Firenze mon ch- de più stabilimento con convito per i ste- denti; e srbbrne ari 1812 si preporeva il vasto monastero di Candeli per riempire un tal vuoto in cosi vasta città; pere non testa cggi che il nome di Liaroa quelloca ezmmache principisser e servire a tel won. Più fortuaste furono le fonainile di egni siasce, le quali, oltre le pubbliche FIRE venole dei Quartieri inatituite del G. di Pietro Leopoldo, costano in Firrase atte ine TR nai pruadiezi aan tento interni che esterni per sccresrere ridare coperto, fatto nel 1564 dal Vaseri, si commesica con la R. fabbrica degli Ufzj, € di là col palazzo Fecchio 1 LR pelarse della Crocerta fe fotto riedificare e smoliare dal G. D. Pietro Leopuldo col R Casino di S. Merce, e le la forciata, e il Cigoli il bel cortile. Por i tanti mobili palezzi dei privati, i di cui fondatori cocupone sella storia ve pasto distinte, rimvierò alte Guide speciali 275 POPOLAZIONE della Città di FIRENZE a tre epoche divera divisa per Quantizz:. (2) A TTI I Ea dla Te Par.| Popoi. Titolo delle Parrecohie.irecchie re delle rette. |. Ti QUARTIERE DI S. GIOVANNK Metropolitana di $. 1) N. D. Nella del Fiero, già S. Repora si cea iseguenti anarmi( 1). ‘politana è com- $. Pierro Celoro (3). \metr648. preso la 5. Andrea in Mercato|Soppremanel:785. ione dell vecchio. ite di 884 abit. 5. Denodotto dalla Cano-|Soppresa nel 1771. (3) Venne ri- 5. Crirtefeno degli ddi- seli796. dotta ad uso di mori distro il Digello. Biblioteca della 5. Marie Neporecose, 0 .|Sopprema nek 369- Cattedrale simo Donnino degl Adimari. è che nel 1680 5. Maria degl Aiberi idem si converti meli” è (3) archivio e edu- $. Michele delle Trombe. ne 198% nanza del Capi- 5. Tommaso in Mercoto| neh769. n Vecchio. oni serve tatto» Basilica e insigne ro. ta di $. Lorenco. $. Michele Viodomini. Una porzione SS. Ananaziata, per uns|Eretta dopola rovi. Veleni partinne della parreachia| na di $. Pier Mog- Moria degl’AL è 8. Pi (1783). Pevihi sesbal- giore. (6) a e: PP. Domenicani. Levi E Egidio inf. Moriaoora | Arcispedale. $ Maria nello Spedale de-|Con l'ammesso di £. (AL altra por Gl'Inccsesti, cmia degli] Caterina degli Sicne della perr. S LA |di&.PierMaggio- £ Gia. Bottista nello Spe-|Con l'annemo di $. Ire fu dataaliaco- dale di Bonifazio. : abi (1) La popolazione del 1551 non trovasi distinta per parrocchie, ma sola mente per case e Quartieri. 274 ossenr azioni QUARTIERE DI 8. MARIA NOVELLA. SS. Apostoli, Prioria ae- 459 tica con Paaseno di s #. Maria sopra Perta inS.|Soppresa nel 1985. 6314 ( ‘357 Biagio,antica Prioria. £. Gortano in S. Michele! 291 nori, cea gli annessi di $. Miniato fra le Torri. Sopressa n neli985. 2460 S. Maria Ughi. 224 -S. Donato de' Vecchietti. tic 3o1( '9* S. Leone nella Piazza de' idem au h Hem 10336 Re; 870 raso dell" pa tieni n 5. Ru ffilto sulla Piarzet- idem 30 ( "° te dell'Olio. 8. Moria Novella. PP. Domenicani laSor1 3:53 86. Trinità,con l'annemo di|PP. Valtombrusa 1216 5: S. Panerasio. Soppressa nel 1809. i520 f 29 8. Salvadore in Ognimanti|Eretta nel 1619. 2900] dit con lanmemo di PP. Francescani. &. Paolo dei PP. Tere-;Suppressa nel 1619. siani, già prioria. 8. Lacia sal Prato. 4664] 504 S. Giovanni Battista nella Cera di Militari. vol — | 1389] Fortezza da Basso. Torars. | 10636114231:19944 QUARTIERE DI 8. SPIRITO. S.Frediano inCestello,Col.| 8302 Veg. com parte della cura dii 28 &. Maria in Versaja. (5)|Sopprema neli784. 160, S. Felicita, con l’anorsso] 2373] 36458 ja fuori di porta dell'antica Prioria di S. Frediano fa S. Jacopo sopr'Arno. — [Sopprena mel595. data alla par S. Felice in Piazzo. 3369] Sofbirochia nuora $. Piero in Gattolino. } 4680) 1214 tdi S. Maria sl 8 Niccolò oltr'Arno, Prior. igii 215% Pignone. S. Lacia de'Magnoli 008 1° 479 anpeso di } 10% S. Maria sopr’Arno. ressa nel:985. afo, s portai £. Giorgio] fore 7 733 95) colla Costa. S. Maria nella Fortezza di Cora di Militari. — | 37 Belvedere. Ì Foraze.| 14660i17781|2053 978 QUARTIERE DI 8. CROCE. S. Michele ia Orto,Prepo- 750 6) La cura di situra con gl’anocui di S. Martino fa £. Romolo in Piszze. [Sopprema neli969. 450 ) a ‘aggregataa 5. Bertolommeo in via|Soppresa nel1968. 339 fa PAT carnjoli le il suo leale s al Poote con gl'| 1397 [ceduto allaCone ansenzi di |gregazione | dei 0 Cecilia in Vaccherec-|Sopprema vel1783. 163 ), 1201:fXIl Buouomini meligg a 4. $- Pierro Scheraggio. |Soppressa mel:561. . Lu $ Remigio Prioria agtica, 1596: (2)La cora dì 8. con l'anneuo di listo. 3520f Procolo fu deta $. Firenze. |Soppressa peli: 318 1 $. Stefano da $. Stefan - della Badia conlPP. Benedettii. Badia. di $. Mertino del Vescoro,|Sopprema nel 149: 929% (8) Altra porzio. im perte. (6) 9133 ne fu annessa al. . La |Soppressa nel:955. 6on la Metropolita Mgberita nella Ma-|Traslocatarell'an- 215 CS deona de Ricci com l°| no 183%. ceceno di (9) Tnstitoita 85.Procolo eNicodeme(=){Soppressa nel1788. 309 (" ‘°23% va la porzione $. Moria degl'Alberighi[Soppressa neliz69. 4oo orientale - della per ema porzione. (8) Sistratta N $. Simone, Prioria antica. 2289/1695) le china -di $: S.Jacepo tra i Fossi, P. 1283| 1941f/ Pier: Maggiore. tia antica. & Anbrugio, Priorie an- 47711 693 ties. 3 Cimeppe dalle Cos-[Ereita nel 17 492] 52: © (9) $ Ferdinando nella Pia/Eretta nel 1815. — | 833] Cos di Lavoro. serns | araliasioe — tette RAscapirozazione di tutta la populazione della citeà di FIRENZE distribuita per Quanrizas. Anne | Anno 1551. | 145 26335] sais: 106361 143%% 14680 | 47981 g133 | _19996 60773 | 73517 Quantisaoi ===; MOUVIMANTO della Popoluzione dellu Citiò di FINENZE dall'anno 1818 sino a tnsto aprile 1836, | | POPOLAZIONE || NUMERO DEI NATI || NUMERO DEI MURTI|| NUMERO NUMERO ssa cirtal asi 034 GaATti pi —_ —_ _ | _—__ sa sonore FIRENZE noel rorsce || MATRIMONI || GENITORI 82,739 3165 || 1504 | +597 82,984 3536 || 1609 | 1677 83,306 3656 || 1493 | 1422 | 84,791 3594 || 1698 | 1758 85,259 3659 || 1661 | 1640 86,976 3725 || 1450 | 1493 88,088 3693 || 1564 | 1607 3715 È 1626 | 1633 3856 || 1562 | «568 3908 || 1526 | 1682 3806 || 1826 | 1705 3621 || 1590 | 1589 3538 || 1506 | 4532 3845 || 1654 | 1632 3689 || 1720 | 1692 3690 || 24.8 | 2517 3887 || 1518 | 1632 3729 || 1698 | 1866 FIRE DIOCESI DI FIRENZE Nom essendoci di alcun vescovo fiorcu- tino prima del secolo IV memoria che Cermamente chiara € certa si dire, ium vuole che si cominci dal vescovo Felice, il quale nell’anno 313 assistè al Concilio romano adunato per causa dei Donasiani. Essendochè (dirò col Borghini, e con molti altri dotti scrittori della chiesa fio- rentina) di quel vescovo Frontino, del quale parlano alcuni come di un disce- polo di S. Pietro Apostolo, e da lui spe- cialmente mandato in Toscana con Pso- lino e con Romsolo loro compagni a pre dicare la fede di Gesù Cristo, non vano scritture nè autorità che sem potere con sicurezzi affermarlo, onde | gliare il priucipio della diocesi fiurenti- ma dal primo sccolo del Cristianesimo. II più antico «dunque che si trovi tra i vescovi di Firenze, è quel Felice di so- pra nominato, dopo del quale per circa s'incontrano nolizie sicure di il vado da ‘quello della oli matrice o cat- tedrale in cui sederano, nel molo che lo usarono in Toscana i prelati di Arezzo, di Lueca, di olterra, ce. Uno dei più vetusti cenni @ prova di tal vero lo forniscono per la diocesi fiorentina molte pergamene del suo ar- 4 ag. 967 solto il vesc. Sichelino, l'altro «del 5 febb. 990 solto il vese. S. Podio, si rammenta il Duomo di S. Giov: Sichelmus (nel primo) et Dom dius (mel secondo) tune erat Episcopus. Un'altra membrana del sell. 973 nomi- ma Domum Episcopalem Sancti Joannis intra civitatem Florentiae. Per egual modo nella fondazione del Ha badia di S. Niniato al Moutc, fatta nel 1013 dal vescovo Ildebrando, quel gerarca si sottoserisse: Zdebrandus Sancti Jvan- nis servus ct indignus Episcupus. altresì vero che la pieve di S. Repa- vata, (ora S. Maria del Fiore) a partire vm FIRE 277 dal sccolo XI sembra che acquistane il io di coucattelrale, menti x Midebrando nella carta del no poco sopra rammentata si qualifica Episcopus Suneti Joannis vel Sanctae Reparatae, nel mod» istesso che per at- to pubblico dei 15 gennaio 100, rogato in Signa, si offrono terreni alla chiesa © canonica det Duomo di $. Giovanni e di S. Reparata. (Laxi, Monum. Eccles. Flor. passim.) Che veramente la chiesa del Battista fosse la prima sede e la critedrale dei ve- scovi di Firenze si può eziandio argo mentarlo dall'antica consuetudine che avevano i nuovi eletti di cantare la pri. ma messa în quel tempio, mentre cost tamquam in suum stullum entravano = prendern: Guenza di poeta chiamava ovile di S. Giovanni la cittadinanza fiorentina, e Firenze la città del Battista In cotanta venerazione ed amore era tenuto il nume di S. Gi: fiorentino, che nei pri mille le terre e le castella, i magnati di contado e altri signori, quando volevano soltomettere essi e le loro sostanze al Co- mune di Firenze, dichiaravano di farlo, non a favore della città nè de'suoi magi- strali, ma sivvero a onore di $. Giovanni, cui promettevano l'offerta di un annuo tributo. Cosicché il santo precursore di G. Cristo consideravasi dai liorenti la stessa guisa che per il dominio e città , di Venezia era riguardato il $. Marco. Ma lasciando a parte culeste cose, mi li milerò piuttosto a dire di ciò che rellamenie giova a far conoscere l'antico e moderno perimetro della diocesi in di- scorso. Quando peraltro dico perimetro antico non intendo già di risalire al pri- mitivostato, in cui Firenze venne alla fe- dle di Cristo, e nè anche partirmi dalla me- no dubbivsa serie dei suoi vescovi, quando l'opinione del so- pralodato |, che i termini, cioè, della giurisdizione ecclesiastica di Firen- ze, fossero i medesimi di quelli del lerrito. rio che fu consegnato ai coloni fioreui solto i Triwnviri , ossia nei primi dell'impero di QUlaviano, pere non 36 278 FIRE scend» qual modificazione territoriale po steriormente sia avvenuta fra l' Esarcato di Ravenna e la Toscana, non possiamo tampoco sapere, se a quella età la diocesi di Firenze olirepassasse la catena dell'Aj- pennino, e quindi , Come ora si vede, nelle valli del Senio e del Sinter- no. Tanto più lo danno a dubit:re i du- cumenti di Ravenna, dai quali risulta, che anche dopo l'epoca Longobarda (du- raute la quale dominazione vennero tolti Varii paesi e terreni al greco esarcato e alla metropoli Ravennate) il giogo dell’ Appennino , sino almeno al secolo IX avauzato, serviva di limite alla giuriadi- zione della Romagna ; essendo che allora questa continuava a estendere il suo domi- nio usque ad jugum Alpium finibus Thu- sciae (Fuxruzzi, Noa. Ravenna. carta de- gli 8 settembre 896). Comunque sia di quella parte di ter- ritorio transappenniuo, în cai si vede inoltrata la diocesi fiorentina , fatto stà che a di lei favore su questo rapporto non si contano, se io non m'inganno, memo- rie valevoli a contestare un'antichità che risalga più indietro del secolo XL Pose tali considerazioni, ne consegue si può con sicurezza dedurre dai atrare il distretto di dainiio innanzi che sd ese venime tolto il piviere di Peggibonci per darlo a quella Eu moderna seetia bi Calle, è prima cho la nostra fosse stata sumentata di varie chiese transeppennine apperte- nute alle diocesi di Bologna e d’Imola. do non ternerè 2 for prole del piviere d'Empoli, che alconi dissero una volta compreso nella dincesi di Piea, ne fu bastantemente discorso all'art. di quella Torra dei Val d'Arno inferiore. Così all'art. Fizsoc: fu accennato, che la cattedrale ficsolsna com 22 perrecchie della stessa diocesi trovansi circsadate dalla fiorentina in guisa da lasciare il poggio cd i contorni dell etrusca città «i Fiesole isolati del restante del ouo an- tivo contado e giurisdizione. Promene (ali avvertenze speciali, di- FIRE co, che la diocesi fiorentina attuaimen. te confina con g vescovati; cioè, a lev. e scir. con la diocesi di Fiesole; a ostro con quella «ti Colle; a ostro-lib. con la diocesi di Volterra; a lib. con quella di Sammi. niato; a pon. e maestre com i vescovati «i Pistoja e di Prato; a sett. con quelli di Bologna e d'Imola; e a grecale con Li diocesi di Fueaza. Verso lev. e scir. la diocesi di Firenze costeggia con quella di Fiesole, a partire dal giogo dell'Appennino di Belforte so- pra il Passo delle Scalette, scendendo di la per lo che divide il vallonce!. lo di Corella da quello di S. Savello si- no alla confluenza del lorr. Dicemene in Sieve, quindi seguitando la corrente di questo fiume sbocca sotto sl Pontassiere in Arno, il cui corso seconda sino al fos- 10 di Zosane. Costà trapessa alla sinistra dell'Arno per salire sui poggi @ Zace e dell'Zacontre, e di la inoltrasi sino sul dorso di quello di S. Donate in Collise, di dove retrocede piegando da lev. n scir. per dirigersi in Val-d'Ema alle falde di Cintoja. Di costà cavalca in Val-di-Gre ve questo fiumicello tra Vico maggio e Citille, quindi penetra in Val. di-Pesa, il di cui fiume attraversa di coatro a Sicelle. Quà rimontando il tor- rente Cerchiajo sale i poggi occidentali del Chianti simo al loro vertice, dove ces- sa la Valle di Pesa e si apre quella dell Elsa. Su questa sommità cessa 1: dioc. di Fiesole e subentrano gli antichi consi della dioe. di Siena, ora di Colle, coi que- li la fioreatina pesta a contatto del pi- viere di S. Agnese del Chianti, Serre di limite all'una e all'altra diocesi il tor- rente Drore, che peneira nel piviere e comunità di Poggibonsi, staccato dall: diocesi Gorentima sino dall'anno 1593. (Ped. Corse disc.) Giunta Laddove al fiume Elsa si mr rita il tore. Avene, la diocesi fior. lasci: dal lato d'ostro quella di Colle, allaquk sottentra dal lato di lib. la volterma:: con questa si accompagna lungo lo steso fiume Elsa sino a che fra le tenute di Me- lelo e di Canneto entra a confiae dal laio di kb. La dicon di Sanministo. Car tima presso al a al dira dl ne Ge abbrnccizze dentro suo perimetro i popoli della Bestia e di Morciguana, € vicino al ponte moto ar- FIRE soleendo la faccia destra sulla destra prg la Ira, sino di fronte alla confluenza del torr. Strido nell'Arno.Qui- vi la fiorentina oltrepassa questo fiume per arrivare sulle colline di Petrojo e di Spicchio e di la al villaggio di Zimife, confine della moderna diocesi di Sanmi- niato un tempo di Lucra, e sin dove si estende uno dei lembi della diocesi di Pi stoja; la quale ultima arriva sul fiume Arno rimontandolo unitamente a quel- la di Firenze tra Monielupo e Capraja, di la per la gola della Golfolina giun- ge per le pendici di Arlimino presso a Si- gna. A questo punto li diocesi di Firenze ripassa alla destra dell'Arno per inoltrarsi dentro terra lango la strada da Lecore a Mezzana, dove soltentra la diocesi di Prato in continuazione di quella di Pi- stoja, e con essa, approssimandosi al merio orientale della città di Prato, ri- monta il fiume Bisenzio, mercà cui coufì- nano le due viocesi sino presso al Merca- tale di Vernio. Costà quella fiorentina il Bisenzio per salire sulla pendice occidentale del poggio di Mangona, di dove inoltrasi per il vallone della Stura nell’ Appennino dello Stule, i ino «l Sasso di Castro ove incon- loc. di Bologna, con la quale la fio- rentina confina dal lato di sett. fra Mon- te-Beni e Montoggioli, dunde si avanza sul giogo della Radicosa sino alla dogana delle Ziligare, e di la per i poggi che dividono le acque del fiume Idige da quelle del Sillaro, e la diocesi di Bologna dal vescorado d’Imola. Con quest ultima dioc. la fiorentina gira intorno all'Ap- penninodi Piancaldoli con la faccia a gre- cale, e quindi attraversando la valle del Santerno entra in quella superiore del Senio, che percorre sino al monte Gam- baraldi. Sulla sommità di questa mon- tagna trova la dioc. di Faenza, con la «quale la nostra di Firenze, piegando da grec. a lev., reirocede verso la Colla di Cosaglia sull'Appennino che separa i) Mu- gello e l'antica Toscana dalla Romagna, dopo esser passata per un contrafforte set- tentrionale formato dai monti di Prava- ligo e di Calzolano, col quale sorpassa la caduta del torr. di Valbura. Dal giogo FIRE 279 di Casaglia, seguitando la criniera dell’ nella direzione da maestr. a scir. cammina insieme con la stessa dio- cesi Faentina sino al Passo delle Scalette 0 di Belforte, nella di cui pendice meri- dionale ritro vescovato di Fiesole. La diocesi fiorentina negli ultimi secoli non ha soferlo se non che piccole varia- , mentre nel 1593, se essa perdette il piviere di Poggibonsi per darlo alla dio- cesi di Colle, nel 1785 acquistò quat- tro parrocchie transappennine, tre delle quali (Bruscoli, Pietramala e Laneigenti staccaronsi dalla dioc. di Bologn: (Piancaldoli) da quella d' Imola. Final: mente nel 195 fu fatta una permuta fra Firenze e Fiesole della parrocchia di Tre- spiano, che li diocesi fiesolana celè alla fiorentina. vendo iu cambio la cura di S. Mai Il vescovato in discorso conta attual- mente 454 parrocchie, 8 delle quali den- tro la città con due colleginte, oltre la metropolitana. Ha sotto di sò 61 pievi, quattro delle quali sono decorate di colle- Gate: e sono, Empoli, Cusicl-Fiorentino, in-Casciano e l'Impruneta. Si noverano 28 conventi di Regolari, 16 dei quali in città, 5 nel suburbio, e 7 nel contado. Vi si conservano 19 monasteri di donne ia città, 4 dei quali nei suburbj, oltre 11 Conservatorj che uno di essi è fuori di città, in tutte 770nonache;a liierenza che all’epo a della chiusura del Concilio di Trento si enumerarono dentro Fircuze 3823 monache ripartite in 47 monasteri; e per la diocesi, compresi i suburbi della città, 14 monasteri con 970 monache.—Vi sono due seminarj, uno dentro la città, l’altro a Firenzuola di la dall'Appennino. Nel 1420 la cattedrale fiorentina fu dichiarata metropolitina con bolla del pontefice Martino V, e il vescovo Ameri- go di Filippo di Tommaso Corsini, nel 12 dicembre «tello stesso anno, stato ii to in Roma del pallio sacro, fu il primo che incominciò la serie degli arcivescovi fiorentini. In seguito vennero destinali per suffraganei del metropolitano fioren- tino i vescovi di Fiesole, Pistoja, Prato, San-Sepolero, Colle, e Sanmii Nella serie dei vescovi fiorentini, che sopra gli altri figurassero per santità, prudenza e dottrina, sono da annoverar- si il glorioso San Zanobi secondo pa- 280 PIRE trono della città, San Podio, Giuranni «la Velletri, il vescovo Gherarilo che fu pont. sotto nome di Niccolò Il; frate An- zelo Acciajoli e il cardinale «dello stesso nome e casato; Pietro Corsini cardinale € politico insigne; il vescovo Antonio d' Orso, che esortò al animò i Fioren- peratore Arrigo VII. Nel novero poi degli arcivescovi della stes. FIRE sa diocesi precede tutti gli tri per virià e dottrina il nostro Santo Antonino, per entrambi i quali salirono sulla cat- tedra di S. Pictro, uno col nome di Cle , l'altro di Leone XI, Tomma. s0 de' Conti della Gherardesca, Francesco busti Incontri, Antonio Mart molli jriuosi e zelanti pre che sederono sulla slessi cattedra. —r—rr——->Gaotri———_— COMPARTIMENTO DI FIRENZE tichi tempi nn molto vasto contado; giac- ché il ano distretto non si può dedurre, «ircome è stato qui sopra avvertito, dall estensione della Contentandoci sdunque di prendere le nolizie dai tempi meno oscuri, fa donpo partire dall'epoca în cui la Rep. fioren- la tina incominciò a fa registrare rego Biformagioni. — Quando il Comune di Firenze estendera » Îl territorio in tal guisa acquistato faceva parie del distretto fiorentino; îl quale distretto \raltavasi quasi nel molo che la Rep. Roma i i far uso di statuti e leggi variando però nella qualità de' tribu € per altre tive di cittadinanza. Altronde gli abitanti del contado forsa- tino non erano, come quelli del distretto, capitolati nè conquistati, ma sivvero con- I esenzioni, sicrome Roma usava verso le colonie di diritto Fomano. La stessa ripartizione materiale della i Firenze, divisa prima in Sestieri, toi in Quartieri, venne applicata egual. mente al contado fiorentimo. La qual di visione servì sotto la Rep. fior. quasi sera- norma all'amministrazione della quando le cause del contado si € disculevano davanti i giudici ilwissero i vicariati di S. Gio- Scarperia, e di Certaldo, i quali i la vigore della legge del 1423, ebbero in certi casi ripartitamente la gie- risdizione criminale sopra le comunità del contado fiorentino a partire dalle por- te di Firenze. Per ta) ban spettava al Quartiere di &. Giovanni la porzione del contado po- sta alla destra dell'Arno sopra Firenze, cominciando dalle chiese suburbane fra S. Gallo e l'Arno. Cosicchè dalla comunità di Fiesole innoltravasi per Pon- tassieve, e di là per Cascia e Piandiscò nel Val d'Arno superiore sino a Terra- nuova e Loro; mentre nel Valdarno del Casentino non abbracciava che le Comu- nità di Raggiolo e di Castel S. Niccolò, situate nella così detta Montagna fioren- tina. Il Quartier di S. Croce comprendeva porzione del contado posta alla sinistra dell'Arno sopra a Firenze, a partire dalle chiese suburhane situate fra la porta Ro- mani e quella di S. Niccolò, e di la ri montando le Valli di Ema e di Greve, e quiadi quella della Pesa, giungeva nel Chianti sino sopra Brolio dove varcava 1-d'Ambra per arrivare con quel fiu- me in Arno sopra Montevarchi. N Quartiere di S. Maria Novella cora- prendeva il contado alla destra dell'Arno sotto a Firenze, a partire dalle cure bri burbane fra la porla S. Gallo e porta «1 Prato, abbracciava i pivieri di S. St no in Pane, di Cercina e di Maccioli donde per \ Monte-Senario entrava in Mu- gello, e oltrepussava il giogo di Scarperia scendendo per l' A/pi così dette fioren- tine o di Firenzuola. Da quel punto re. tresedeva per lo Stale e per Mangona nel. la valle del Bisenzio, che versava sui confini della comunità di Prato, passando a sett. di Montemurlo e di là fra Tizzana e la Com.di Carmignano calava nel Val. d'Arno inferiore per il Mont'Albano sino all'Arno presso Fucecchio. Quartiere di $. ‘rediano, territorio distrettuale di Sanminiato. Co- Ja rimoniando il fiame Elsa, com va alla sua istra i Comunelli di Cati- guano e di Gambassi con tutto il territo. rio di Montajone e di Barbiella in Val d'Evola, punto il più remoto del contado fiorentino. Di costassà ripiegando verso la Val d'Elsa rilornava per il territorio di Castel fiorentino a Certaldo, e di là si estendeva fra le comunità di S. Gimigna- no e di Colle con quella di Poggibonsi, ultima Terra dell’antico contado fioren- tino dal lato d' ostro. Totti gli altri paesi terre e città assog- gettate alla Repubblica fiorentina faceva- no parte del suo distretto, fra le quali le città di Arezzo col sso contado, di Borgo San-Sepolero, di Colle, di Cori i Montepulciano, di Prato, di Pistoj Pescia e di Volterm, oltre le Terre di Val di Nievole, di Sen-Gimignano, del Casentino e di quelle della Romagna gran- ducale. del 23 giugno 1769, Con moluproprio allorchè fu eretta la Camera delle Comu- nità del Grandueato, vennero ad essa assegnate molle di quelle attribuzioni, che nei tempi andali erano ripartite fra i Capitani i parto Guelfa, i Nove Con- servatori del Dominio fior. e gli Ufiziali dei fiumi.—Posteriormente con il regola- ‘mento generale dei 23 maggio 1774 fu- rono organizzate e meglio sistemate le at- tribazioni delle comunità comprese nel contado forentino; le quali comunità su- birono una riforma durante l'oecupazio. ne straniera, sino » che il regolamento del 1774 fa ripristinato dalla legge de’ 27 giugno 1814; e finalmente comparve il motnproprio del primo nor. 1825, col quale furono staccate 15 comunità dal Compartimento senese, e {o da quello fio rentino, onde costituire una quinta Ca- iera di sopriniendenza comunilativa da risiedere in Arezzo. I Compartimento fiorentino atlual- menie è composto di ge comunità com- FIRE I prese in 28 cancellerie, e in 14 de' 16 circondari, nei quali è divis cato rapporto all’ ul delle scque e strade. La superficie territoriale del Compar- timento di Firenze occupa 1,799018,65 quadrati di misnra agraria, pari a miglia 2241. La sua popolazione nel 1833 sscen- deva a 681083 abitunti, calcolati nella proporzione media di 304 persene per ogni miglio quidrato. Da questa stesse su- perficie però restano a defalcami 67814 rati, ( circa miglia 84 e {) occupati da corsi di scque e da pubbliche strade, e quindi esenti dall'imposizione fondiaria. Il suo perimetro attuale abbreccia Je valli transappennine del Granducato, a partire da grecale dalla Valle del Savio, o di Bagno, sino alla Valle del Remo, ver- s0 maestro. Di quà dall’Appennino com- prende il territorio pistoiese e la regione del Mugello girando dalla giogana della Falterona sopra i monti della Consuma € di Vallombrosa. Da quella sommità fre Reggello e Piun di Scò scende in Arno che attraversa fra S. Giovanni e Figli- di ne per varcare presso al giogo di Moute- scleri si in Val di Greve, e i di Pesa sino a che a S. Donato in entra in Val d'Elsa, rasentando i eonfini Orientali della Com. di Barberino di Val d'Elsa e di Certaldo. Colà oltrepassa Elsa fra la Com. di San-Gimignano che lascia al Comp. senese, e quella di Mon- tajone che abbraccia penetrando in Val d'Era lungo i confini settentrionali della Com. di Volterra. Di tà inoltrasi in Val- di Cecina fra la Com. di Pomarance del Comp. pisano e quella di Montecatini di Vi ti Becina con la quale ritorna in ValWEra a ritrovare i limiti occidentali delle Com. di Volterra e di Montajone, di Senminiato e di Montopoli, per modo chearriva col torr.della Cecimella in Arno. nella i confini del Compartimento fi rentinoe nel tempo stesso quelli delGran- ducato. 282 PROSPETTO delle Comunità del Compart. Fionaurino distribuito per Cancellorie. Capelanghi delle Cancrlloie| Palle în cui è compresa) Saperficie tr Fi comunit. con l'annesse Com il Capoluogo. ritor. in quedr.{della C: puerond Cancell. un del Savio . ASTI emo Casetag. Val n Sen . . a ] Vicchio . ". Dicomano (R) nn San-Godenzo . 3 $ Boeciane, Cancell. . Y Massa e Corzile . 6 RE San-Cascuso, Canc. (A) Val di Pesa e Val di Grete 3ongi,o: 11097 lontespertoli Val di Pesa e Val d' Fisa 6935 i forca di Val d'Elsa | Vald'Eha . . . 2069 Casrer Fionusr.Canc. /ag. detta. . . . . 6053 5 ( Certaldo detta . n 5336 Moatzjone Valli Elsa e d'Evola 8735 Casrarraanco-se-Sorre, | Cancril Val d'Arno inferiore . | 10449.56 4093 6, Montecalvoli detta. . . .. 1592,5a 150 Moe i detta. . . . 4063,t aBs li I MS = detta n 17267.39 130gi delta. . n 6661,58 4204 2406 detta DLL. 7078,0r Vald'Ombcone pistojce 2350 Val d'Arno superiore . 15000 detta . è Ei a Val di Greve . 8247 Val d' giua7 Valle del Santerno daga Val d° Arno inferiore gIio è 7749,68 6450 Valid Ridente Cat cane. Val di tro Gecenfino Legnaja detta. ne Bagno a Ripoli della. . .°. 14 \ Rovezzano detta. . . Casellima e Torri detta. |... Lastra a Signa detta. . |. . . Segue . . . quadr. g18951,5; N° 335466 2983 Riporto . . quedr. g18951,54 N° 395466 (S. Vascento, Canc. Zng. | Val di Limo . . . 2446»,93 4805 15) G detta. |. . .-. 18517,03 \Fi detta. . .. 269 Namnane, Cene. Valle del Lamone . \Palazznolo, /ag. Valle del Senio. . . t7 Sunisiaro, Cane. Zag. Val d'Arno inferiore . A Valle del Marsena . n Val di Nievole . Vettolini, Zng detta. Sa0y PESCIA, Canc. fag. delta. 5336 20 ) Honte Carto detta. . . .. Gina Uzzano delta. |... 3590,64 3867 Vellano (Ri) detta... .. 7111,46 afro { PISTOIA Città e Cortiue, . Conc. Ing. Val d' Ombrone pist. 286,60 trio: 11 ]Porta al Borgo detta. PI 354 13396 Carratica detta. |... 5980, 6738 Porta Lucchcse dea. . . .. 7368,67 -5506 Porta S. Marco delta. |... . 18494,93 6696 Puroca ( Porzeraata pi) Titans, Cane. detta. . . . . 13004,29 7731 Seravalle detta e Val di Nievole | 12019,97 4867 Lamporecchio Val d°Arno inferiore . 1330158 Gier 2 bri Val re di Nievole 11985,17 Montale (A) Val d'Ombrone . : as3ghis Val di Bisenzio . . 93837,54 Val del Reno bolognese! Postamacva, Canc. Zag. | Val d'Arno fiorentino detta. 26] Vaglio 14 (Berterino di di Mugello (A) Ing. (R) Cane. Vernio 2778973 40377,70 2575 feraz . . . quadr. 1,3990:8,65 N° 681083 Sd presente prospetto la lett. (A) indica residenza di un' Ingegnere auto; la lett. (R) ta secondo Cancelliere. — NS. La superficie territoriale è stata rottificata. STRADE REGIE E PROVINCIALI CHE ATTRAVERSANO IL COMPARTIMENTO DI FIRENZE Sruox Bicre. 1. Strada R. postale Bolognese. Dalla porta Sì Gallo di Firenze per la Futa si- no al confine delle Filigare. 2. Strada R postule Momana. Dalla porta Romana di Firenze sino al confine con il Compartimento di Siena fra il ter- ritorio di Barberino di Val d'Elsa e quello di Poggibonsi. 3. Strada R. postale Pisana. Dalla por- ta S. Frediano di Fir. uze sino al confine con il Compartimento di Pisa sul ponte della Cecinella. 4- Strada R. postale Aretina. Dalla porta la Croce per Pontassieve e l'Incisa simo al confine con il Compartimento d'A- rezzo fra San-Giovanui e Figline. 5. Strada vecchia, giù postale Aretina. Dalla porta S. Niccolò di Firenzo per S. Donato in Collina fino all'Incisa, dove si accomuna alla R. postale nuova. 6. Strada R. postale Lucchese. Dalla porta al Prato di Firenze per Prato, Pi stoja e Pescia al confine con lo Stato di Luecs alla dogana del Cardino. 3. Strada R. Pistojese per il Poggio a Cajano. Stuccasi dalla postale Lucchese alla piazza di Peretola sino alla porta Car- ratica di Pistoja. 8. Strada traversa Romana. Stuccasi dalla R. postale Pisana all'osteria bianca rimontando la Val d'Elsa per Castel-fo- rentino e Certaldo sino al confine di que sta comunità e del Comp. fiorentino. 9- Strada traversa di Vul-li- Nievole. Staccasi dalla R. postale Lucchese al go a Buggiano, e attraversa la Val-di-Nic- vole per Bellavista sino al confine del Compartimento di Pisa al poggio di S. Colomba, fra la Com. di S. Maria in Mon- te e quella di Calcinaja. to. Strada R. Modenese. Dalla porta I Borgo della citta di Pistoja fino al con- fine del Compartimento fiorentino e della per Dicomano e il Ponticino, varca l'Alpe di SL Godenzo per entrare nella Valle del Montone che percorre passando per S. Be- nedetto in Alpe, Portico, Rocca S. Ca- sciano, Doradola e Terra del Sole sul cou- fine del Compartimento fiorentino e con la Com. di Forlì dello Stato Poatificio. 12. Strada traversa dell''Altopascio nel la sezione della strada antica Momea. Dil porto dell’ Altopascio fino al ponte dell Sibolla. 13. Strada R. del circondario esterso delle mura di Firenze, a partire dalle RR. Cascine sulla testata del muovo ponte sospeso, e di la girando intorno al pome rio della città, termina alla porta S. Fre diano. Srau0s Paorinciau srrrrasri sr Con- rasrimento DI Fiaxuza. 1. Strada del Mugello. Staccasi dalla strada R. Bolognese presso Novoli, per S. Piero = Siero, Borgo S. Lorca, Vicchio e termina a Dicomano. Strada delle Salajole. Staccasi dalla R. Bolognese al ponte Rosso presso le porta S. Gallo «di Firenze, e rimontando il fiumicello Mugnone passa sotto il pog- gio di Fiesole, quindi per quello dell' Olmo entra in Val-di-Sicve e termina al ponte che cavalca il fiume Sieve davanti al Borgo S. Lorenzo 3. Strada Fuentina. Staccasi dal Borgo S. Lorenzo, sale l'Appennino di Casaglia per entrare nella Valle del Lamone pas. sando per Marradi, e termina al confine del Compartimento fiorentino e del Grau- ducato con la Comunità Pontificia di Bri- sighella al poute di Marignano sul fiume Lamone. 4, Strada Militare,o Mulattiera di Bor. berino di Mugello. Si dirama dalla R. £e- lognese presso la posta di Moate Carelli, e do per Barberino di Mugello var- ca il Monte alle Croci per «ntrare in Val- di-Marina , indi per Campi s' innoltra sl ponte di Signa, dove si unisce ella R. Pi- sana. 5. Strada di 7al-di-Bisenzio. Dalla por- ta del Serraglio della città di Prato ri- fiume Bisenzio finchè a Ver Appennino di Moutepiano inol- trandosi da questa dogana versoil rio Ai malpasso sul confine Bolognese. 6. Strala Afontallese. Principia dalla porta del lio di Prato passando a' piè di Moutemurlo, e di la per Afontale 7. Strada Francesca, più cumuncwen- te Valdarnese, o Empolese. Staccasi dalla strada R. Pistojese al ponte a Nievole, e passando per Monsnmmeno e Stabbia arriva a Fucecchio, di dote proseguendo lungo la ripa destra dell'Arno; passa per le Terre e di Santa-Croce e di Castel-Franco di sotto, quindi attraversa i Guscians al porto di S. Mari sino a che ziunge al confine «'el Comp. fiorentino col pissno, che trova alla vetta sulla strata R. Pistojese. 8. Strada Zucchese, denominata Roma- ‘ma, 0 antica Zomea. Staccasi dulla strada R. Pisana all’Osteria Bianca, passa l'Ar- mo dirimpetto a Fucecchio, e di lh per il ponte a Cappiano, la Cerbaja e Alto pascio giunge al confine Lucchese pre» so il Turchetto. (NB. il tratto ‘dal por por to di Altopascio al ponte Sibolla è strada ia). Ù Strada Chiantigiana. Si stacca dall’ antica strada postale dretina alla voltata del Bandino fuori di porta S. Nicco, e passando per il ponte a Ema, per G. e per Ponzano, arriva sì confine della Com. di Greve con quello della Castel liua, dove prosegue nel Comp. di Siena, 10. Strada Casentinese. Staccasi dalla R. postale dretina passato il Pontassieve, e sale il monte della Consuma al con fine della Com. di Monte Mignajo presso I'osteria della Consuma, dove entra nel sal Comp. Aretino. 11. Primo ramo della strada olter. rana la parte di Castelfiorentino. Sistacca dalla R. Romana sotto al Galluz- 20, pessa per i poggi della Romola, in Val-di-Pesa, và a Montespertoli e Castel fiorentino; di là per Gambassi sale il si congiunge al secondo ramo della stra- de Folterrana che viene dalla città di ‘ Mi Colle. 13. Secondo ramo della strada Pol FIRE 285 terrana. Staccasi dal primo ramio della strada medesima sotto il poggio di Mon- temiccioli sino al confine della Comuni- tà di Colle e del Comp. senese. 13. Terzo ramo della strada Wolter- rana. ‘Incomincia da Montemiccioli sul confine della comunità di Volterra con quella di Colle e per Spicchiafuols Volterra , e di la per il territono di Mobtecatino giunge «P principio della Com. di Guardistallo, fia pri il Comp. pisano. Ha Breda Maremmana. dalle Moje Leopoldine conduce al guado di Cecina, anzi al nuovo ponte sospeso. 15. Strada provinciale da Fireme a Siena. Si dirama dalla R. Lerpgin al ponte nuovo sulla Pesa, e passa: per la Sambuca e S. Donato inPoggio giunge al confine della Com.-di Barberino di Val d'Elsa con quello della Castellina fiel Compartimento senese. 36. Proseguimento della strada Urbi. mese de' Sette ponti e Riofi nel Val-d'Ar- no superiore. La sezione di questa via compresa nel Compartimento Lino, comincia presso la villa di Menaccio, e arriva fino alla nuova strada R. 4retina vicino sl poute dell’ Incisa. — Fed. Anezzo (Conrarmimento DI). 19. Strada provinciale Lucchese, deno- lerecigi Romana. Principia dalla R. No ivio fuori la Pisana di Empoli, @ conduce sino sl nuuvo ponte sopra la bocca d' Elsa. ui p Strade provinciale di Gan Gimigna. no. Staccasi dalla R. Traversa Moma: a Certaldo per dirigersi siuo a Sen-Gii gnano. 19. Strada provinciale, detta la Nuo- va Polterrana. © Questa dulle vicinanze di Rioddi si dirige a Capannoli. so. Strada provinciale Traversa Mo i mognole. Staccasi dalla muove via R. di Ronogne presso Dovadola, e passando per na, S. Reparata e Sessana, giunge nira lira via provinciale Faestina presso S: Adriano sul fiume Lamone. o infe nrte del ima a S. sulla ri- a miglia i Castel ato, una | Marze. nel pop. sia mi li Fuew- 1 LlCRORENZUOLI (F10- Liu ea Valle del Santerno, una — 4 ine. —_Castello n RAR astelio sta dd DL a dioatiria io mmenitetivo, ‘ella Sl Snsoe di Castro, a maestr. dal Monte Mei, dei cli Montoggioli , x sett. dalla mou- lla Radicosa. trovasi fra il gr. ag® a' 5” € 46° 7° 3” latit.; 08 migl a sett Mi fureate, lo maigl per la sito dire aiene da Scarperia, 14 migl. a grec. di rara dall'antica strada che valicava l'Appennino del il giogo di fe di Searperia, 4 mig] attuale strada E bolognese è della posta € comodo albergo, del Covigliajo. Dobbiuse allo storico Giovanni Villa- ni, quand'eranel Consiglio del popolo fior. la imezione che per suo avviso fu data alla Terra di Firenzuola, tostochè al Mib. X. cap. 196 della sua cronica egli rao- conta, come il Comane di Firenze nel- l'anno 133» ordinò si fabbricasse colesta Terra oltre Alpe in sol fiume Senterno, accieoché gli ia non si . l'incarico a un FIRE alla nuova Terra, Giovanni Villani, sug. gerì di chiamarla Firenzuola; e per aver la più cara e favorire il suo stato, egli stesso iggiunge, che le diulono per in segua c gonfalone mezza l’arme del Co imune (il giglio ) e mezza quella del Po polo di Firenze (da croce mesa in com po bianco). Inoltre fu ordinato, che h maggior chiesa della nuova Terra si chi» masse S. Firenze; e feciono franchi colus che si recassero ad abitarla, e vi ordina rono un mercato per seltimana. Comin- ciossi a fondarla a dì 8 di uprile deil'an- no 1332. (did. e loc. cit. Fin gui lo storico Villani. AI che ap- giungerò, che sinv dal ag aprile del 1306 la Repubblica Sorentina nteva fatto nes e protvizione in pubblico consiglio, coa quale fu proposte e approvata la rifor- magione per la costrizione di due nuore Terre murate, una nel Mugello, e l'altra di là dell'Alpe. di cca altra rio magione del 18 lugl 1303, li stessi Reggitori di Firenze si livaitaroso a ordinare l’esccuzione per una delle de Terre, quella ciuò del Mugello, a:Slasdo loro deputato e capitano, Mess. Matteo, affinché egli disegnane e facesse eseguire nel. luogo della Scarperia una Terra cli quella forma e grandes, secoudochèé avesse eg'i creduto meglio di ordinare. La qual Terra si doveva chi mare Castel S. Barnaba , a lode e rere renza di quel santo patrono del Comune di Firenze. (Anca. Diet. Fioa. Carte dell Arch. gen.) A F:: pertanto dopo al uè în campo e si diede alla provisione della signoria del 29 apri- le del 1306, quando si rinnovò ordine diedificare l’iltra Terra in mezzo te Alpi fiorentine, incaricando sei ufiziali perl'e- dificazione della medesima, e per redige. re i suoi stotuti municipali. È primi sci cittadini fiorentini incariceti dalla Rr- Co probi © cittadini di quell'età; Guidone di Spinello dì Morciano, stato giù Benincasa Fol- i «hi, e Lottieri da pia jcaja. primi statuti di i Firentuola, compilati dai sei cittadini 10 promesso rigato li sr agosto 133» da Bellino del fu Cino da Rabatta. (Arce. Dirt. Fios. loc. cit.) ( Noa ostante che ai primi sei ufiziali rammentati sino slal 133 fosse stato da- tadalla Signoria l’incarico di far costrui- re case, € contornare di mura la nuova Terra, bisogna hen dire che tale costru- tione venisse rallentata 0 sospesa, tosto chè nel primo genn. del 1339 si presentò in Firenzuola mess. Naddo di Daccio Buo- telli di Firenze, come eletto dalla Signo- ria insieme con sci ufiziali deputati a pre- se‘ere all'edificazione della medesima, dalle calende di luglio sino a quelle di {ennajo dello stesso anno. (loc. cit.) Dopo tuttnciò recherà forse sorpresa il leepere in Matteo Vii + che cotesta Ter di Firenzuola, allorchè nel luglio del 1351 fu investita dagli Ubaldini, non emancora cinta di mura, né di fossi, uè di Wecrati, ma solamente incominciata; e destro v'erano capanse per alberghi, e lieve guardia per tener sicuro il cam- mino, sicchè (gli Ubaldini) senza con- trasie la presono e arsono, (M. Vrrtam, Creasca lib. IT. cop. 6.) U guasto dato dagli Ubaldini, e dall’ cute milanese, al quale essi eransi associa- tiebbligò la Signoria di Firenze a pensar più seriamente alla difesa dell’Alpi fio tentine, di cui Firenzuola daven esere il capoluogo. Qu keondinata la sua riedificazione, circon- dindola di mura, quando già il Comune di Firenze aveva rivendicati i suoi diritti mell'Alpi medesime, sia per la lite vinta tel 1358 contro i Bolognesi per le ra- gioni che i monaci della badia di Setti- mosino dal 1048 avevano acquistate nello Stale; sia per la compra che la Repub Mica forentina avea fatto nel 1359 da aleume famiglie degli Ubaldini del cs- Mello di Monte-Coloreto, posto a grec. di Firenzuola, e di quello di Monte-Gemoli Alb. della terra medesima; alla quale ul- tima epoca tutto il distretto dell’ Alpi ferentine, ossia del vicariato di Firen- tali, fa recato a contado, e gli vomi- Ne fedeli di quel territorio dichiarati indi è che fa nuovamen- FIRE 287 fiberi. (M. Vinzazi Cron. lib. XI. cap. 26); lì sia mercè del texiamento di Giovacchino di Maghinerdo degli Ubaldini , rogato Ne egli dichi, ingarde, rammentino piuttosto i tempi di Loren: zo il Magnifico, sotto il di cui la Repub. fior., dopo vinti i nemici in- terni ed esterni, per amerto del Machia- velli, fortificò anche il castello di Firen- suola. s2, prese ceduto ‘nel 1371 alla Rep.da Ottaviano di Maghinardo da Susinana. Nella qual circo- stanza per maggior enta fu trucidato il castellano con tutti ‘coloro che erano a guardia in quel castello, che tenevasi in nome del Comune di Firenze. La qual cosa indusse la Signorìa a non lasciare senza vendetta l’ingiuria ricevuta, sì per- chè parea che il fatto venisse più da al- to, sì sarebbe stata infamia per il governo il soffrire che si dicesse, che nell’A/pe dei Fiorentini si rubame; im- infiniti farti si commettevano commissione © i questi dinasti fu messa taglia di mille Gorini d'oro per cisscheduno, da pagarsi a chi li avesse dati morti © vivi melle mani del Comune. Quattro di emi erano i figlinoli di Vanni da Surinama con tre nipoti di li due fratelli Maghi- mardo e Antonio del fa Ugolino di Tano da Castello con un figlio di detto Maghi- nardo, e Aurea di Ghisello. — In au- mento di tale deliberazione fu creato, come nel 1350, un magistrato d'otto cit tadini titolod'afiziali dell'Alpi di Fi- ali fu data autorità di muni re di nuove difese i luoghi che v'erane della repubblica e di provvedere sila loro sicurezza. Quindi nell’anno susseguente, cmen- 296 FIRE FIRENZUOLA nel Val-d'Arno iufe riore. Piccolo borghetto che fa paric del de' SS. Giuseppe ed Auna e S. Donato, già detto in # , sulla ri- pe destra “dell'Arno nella 1» miglia ostro di S. Maria a Monte, di Castel franco di sotto, Dioc. di Sanminiato, una volta di Lucca, Comp. di Pisa. FIRENZUOLA nella Valle del Marze- no in Romague. Villata compresa nel pop. Ai S. Cassiano, Com. Giur. e quasi a mi- glia a grec. di Medigliana, Dioc. di Fueu- 2a, Comp. di Firenze. FIRENZUOLA, FIORENZUOLA (Flo- rentiola ) nella Valle del Sanieruo, unu volta detta mell’4/pi forentime.—Castello quadrangolare che può clessarsi fra le piccole Terre del Granducato per essere capoluogo di piviere e di comunità, resi- delaa di an Vicario M. di quinta classe € di una cancelleria comunilativa, nella Dioc. e Comp. di Fireme. Risiede in pianura presso la riva sini- stra del fiume Santerno nel centro di un profondo vallone fiancheggiato a lev. dul Monte-Coloreta, a ostro da quello di Ce- stel-Guerrino, da Monte-Fo,a pos. dal Sasso di Castro, a maestr. dal Monte Beni, sh a Montoggioli, a sett dalla mon- cela e ng? a' 57 long. e 44° 7° 3” latit.; 28 migl. a sett. di Firenze, 1o migl. ‘per la siena dire 'ietramale. È attra versata dall'antica otrada postale che valicava l'A) del Mugello per il giogo di Scarperia, 4 migl. a pon. dell’ attuale strada RL bolognese, e della posta € comodo albergo, del Covigliajo. Dobbiame allo storico Giovanni Villa- piquend'ernnei Consiglio del popolo fior . la denomi mazione che per suo avviso fu re data alla Terra di Firenzuola, tostochè sl lib. X.csp. 196 della sua cronica egli rso- conta, come il Comune di Firenze nel- l'anno 133» erdinò si fabbricasse colesta Terra oltre Alpe in sal fiume Santerno; acciosché gli Ubaklini nom si potesero così ribellara; e come ferono desti nati a presedere = tal costruzione sei gran- di popoleni di Firenze con grande balia; come poi, i delii ufiziali essendo in cou- trasto eni Sigueti priori sal mome da darsi FIRE alla nuova Terra, Giovanni Villani, seg- gerì di chimnarla Firenzuola; e per aver- la più cara e favorire il suo stato, egli stenso soggiunge, che le dicdono per in- segua e gonfalone mezza l'arme del Co mune (il giglio ) e mezza quella del Po polo di Firenze (/a croce mesa in com po bianco). Inoltre fu ordinato, che la maggior chiesa della nuova Terra si chia- masse S. Firenze; e feciono franchi cole che si recassero ad abitarla, e vi ordina- per ciossi a fondarla a dì 8 di aprile deil'an- mo 1332. (did. e loc. cit.) Fin gui io storico Villani. AI che ag- giungerò, che sinv dal ag aprile del 1306 la Repubblica fiorentina aveva fatto una rorvisioue in pubblico consiglio, cca quale fu proposta e approvata la rifor magione per la costrrtzione di due nuove Terre murate, una nel Mugeilo, e l'altra di la dall'Alpe. Quindi com altra rifor magione del 18 lu; no 1303, li stessi Reggitori di Firenze ii . inare l'esucuzione Terre, quella ciuò del Mugello, aSlando l’incarico a un loro deputato e capitano, Mess. Matteo, affinché egli disegname e facesse una Terra cli quella forma e gra secoudoché avesse eg'i creduto meglio di ordinare. La "quat Terra si doveva chi mare Castel $. Barnaba , a lode e rero renza di quel santo patrono del Comune di Firenze. (Anca. Dirt. Fioa. Curte dell 306, quando si rinnovò l'ordine care l'.ltra Terra in mezzo alle Alpi fiorentine, incaricando sei afiziali per l'e- dificazione delle medesima, a per redige. bblica furonc mess. Bartolommeo da Eastel-Aorentino, dottor di legge di soa mu riputazione; Coppo Borghese, ram- mentato dal Boccaccio come uno de’ più Rrobi cittadini di quell'età; Guidone di puazza; Spinello dì Mosciano, stato già gonfaloniere ner due volte; Beniucasa Fol- Si e Lottieri da Filicaja. Da uu frammento dei primi statuti di Firenzuola, compilati dai sei cittadini 10- FIRE pramnominati apparisce, che se furono unili i onmuni Bordignano con i loro territorii Il più antico slorumento, che io cnno- sca, stato scritto in Firenzuola, è un com- promesso ragato 1 agoslo 133» da Bettino del fu Cino da Rabatta. (Arce. Dirt. Fioa. loc. cit.) Non ostante che ai primi sei ufiziali ino ilal 1333 fosse stato da- to dalla Signoria l’incarico di far costrui- re case, e contornare di mura la nuova Terra, bicogna hen dire che tale costru- zione venisse rallentata © sospesa, tosto» ) primo gen. del 1339 si presentò duole ese Naddo di Daccio Buo- i Firenze, come eletto dalla Signo- insieme con sci uliziali deputati a pre- se ‘ere all'edificazione della medesima, dalle calende di luglio sino è quelle di gennaio dello stesso anno. (doc. cit.) Dope tuttociò recherà forse sorprese il leggere in Matteo Villani, che cotesta Terra di Firenzuola, allorchè nel luglio del 1351 fu investita dagli Ubaldi era ancora cinta di mura, nè di fossi, nè di ‘steccati, ma solamente incominciata; e dentro v'erano capanne per alberghi, e lieve guardia per tener sicuro il cam- mino, sicché (gli Ubaldini) senza con- trasto la presono e arsono. ( M. Virtam, Cronaca lib. II. cop. 6.) Il guasto dato degli Ubaldini, e dall’ vate milanese, al quale essi eransi associs- ti, obbligò la Signoria di Firenze a pensar più seriumente alla difesa dell'Alpi fo- rentine, di cui Firenzuola doven emere il capoluogo. te oninata la sua riedificazi dandola di mura, quando già il Comune di Firenze aveva Tivendicati suoi nell’ Alpi medesime, sia per la li mel 1358 contro i Bolognesi per le ra- gioni che i monaci della badia di Setti. mosino dal 1048 avevano acquistate nello Stale; sin per la compra che la Repub blica fiorentina avea fatto nel 1359 da alcune famiglie degli Ubaldini del ca- stello di Monie-Coloreto, posto a grec. di Firenzuola, e di quello di Monte-Gemoli a lib. della terra medesima; alla quale ul tima cpora tutto il distretto dell’ fiorentine, ossia del vicariato é di ni e fedeli di quel territorio. iarati è che fu uuovamen-. FIRE 287 pee- fiberi.(M. Vrezani Cron. lib. XI. cap. 26); sia mercè del testamento di Giovacchino di Maghinando degli Ubaldini, nel »ool ita di una piccola rocca Gan lato occidentale, quantunque i suoi baluardi posti sugli angoli delle mura castellane con feritoje per le spingarde, rammentino piattosto i tempi di Lorea- to il Magnifico, sotto il di cui la Repub. fior., dopo vinti i nemici in- terni ed eserai, per amerio del Machia- velli, fortificò anche il castello di Firen- auola. Non ostante tuttociò, nel 1372, un Ge- i stipendiato dalla Chie- clio na 1371 alla Rep.da Ottaviano di Magbimardo da Susinana. Nella qual circo- stanza per maggior enta fu trucidato il castellano con tutti ‘coloro che erano a guardia in quel castello , che tenevasi sa nome del Comune di Firenze. La cosa indusse la Signoria a_non riesi senza vendetta l’ingiuria ricevuta, sì per- chè parea che il fatto venisse più da al to,sì sarebbe stata iufamia per il il soffrire che si dicesse, che nell’Alpe dei Fiorentini si rubeme; im- infiniti farti si commettevano commissione © helàini. Che però nardo e Antonio del fa pine di Tano da Castello con un figlio di detto Maghi- nardo, e Andrea di Ghisello. — In au- mento di tale deliberazione fa creato, come nel 1350, un magistrato d'otto cit. tadini con titolod'afiziali dell’Alpi di Fi- renze, ai quali fa data autorità di muni- lpi re di muove difese i luoghi che v'erano della repubblica e di provvedere sila loro Quindi nell’anno vusseguente, cmen- «lo siate vintenel suo castello del Framino, e = Firenze decapitato Maghinardo No- vello, vini RE il più valoroso uomo della stirpe Ubaldini , poco dopo il governo a- vendo compro da pena Francesco il castello di Caprile nelle Alpi fiorentine, uistò i castelli di Susinana e di Tir- li, chei figlioli e il nipote di Ottaviano degli Ubaldini delle Pignoleriamaziarono alla Rep. per il prezzo di 7000 fiorini d' oro, oltre il cast. di Lozzole e le ragioni che quei sti potevano pretendere nell' Alpi e vel Podere; per modo che si pose ro intieramente nelle braccia della Repub- blica, la quale tolse di endo e Hberò quei magnati da ogni comdannagi + resti. tuendo loro i beni allodiali del Mugello € dichiarandoli cittadini n Così dopo la seconda ricostrazione di Firenznola, spenta che fu la potenza de- gli Ubaldini dopo essere stati spoglia dei quali nel Podere, ora distretto di Pa- lazzuolo, e sei nell’Alpe de' Fiorentini, 00- sia nel circondario di Firenzuola, la Rep. instituì due Vicariati nelle parti transap- fennive, quello ciò di Palazzuolo nel l'altro di Firenzuola nel con- perg fiorentino. La residenza pertanto del vicario del l’Alpi fiorentine nei primi tempi sembra che fome in Tirli e non in Firenzuola, dando ciò a csngetturarlo una sentenza pronunziata in Tirli li 12 agosto 1409 da mess. Donato Acciajoli di Firenze, al- lora vieario deli' Alpi fiorentine. (Ance. Dir. Fia. Carte dell’Arch. gen.) Io dissi che alle fortificazioni a gui sa di fortini, esistenti sui quattro angoli delle mura di Firenzuola, dee precedere la costruzione della piccola rocca Lage sulle mura occidentali, mentre sino dal 1377 serviva essa di residenza al potestà, siccome lo dichiara una pergamena del #9 maggio di detto anno. — Riguarda questa il di la ste Si da Michele di Lendo duo al quale ufficio dalla Signoria era stato eletto—Il ritrovare costà Michele di Lan- do, famoso gonfaloniere di Firenze nell’ anno 1388, depo esere sito pote nel nel 1366 a Mantigno nel Podere dini, ne induce a credere che cotesto uomo singolare avesse dimostrato talenti supe- riori al sno mestiere di scardassiere anche ima di farsi campione della ri volazione Latte) dei Ciompi.— Ped. Fraser. Un'altra membrana della provenienza sopraccennata, rogata nel dì sg ottobre 1381, riguarda il giaramento to da- vanti al giudice delle gabelle del Comm- ne di Firenze da Lorenzo di Piero Ro. moli beccajo, estratto a sorte in castellano della rocca di Firenzuola. Dovè peraltro contribuire all’ incre- mento e prosperità di Firenzuola la stra- da maestra bolognese stata aperta dal Co- mune di Fireuze per il giogo di Sar periasino dal 1361, ad oggetto di scamsare TIE limi Cormacchiaja e Costel-Guerrimo.— Ved. Bonco a Consaccmaza. Infatti Firenzuola fa per quattro se- coli il luogo di stazione, tanto a chi in lettiga o sui muli veniva dal bolognese in Toscana, quanto a coloro che valies- vano il giogo di Scarperia per recarsi dal fiorentiso nel bolognese; Peosicchà più iscrizioni leggonsi tuttora nel o ve fà l'albergo nella strada di mezzo di Firenzuola, relative alla fermata che costà fecero varj principi è teste coronate. la medesima strada meestra fn la fondazione di un ospizio peri pellegrini alla porta bolognese sotto il titolo di S.Jacopo, e una chiesa dei re- ligiosi dell’Ordine di S. Antonio di Vien- na nel Delfinato, i di cui possessi furono annessi alla precettoria di Firenze dello stesso titolo, mentre lo spelale di S. Jacn- po insieme coi suoi beui nel secolo decorso restò ammensato alla commenda dei cava- lieri di Malta di S. Jacopo in Campo-Cor- bolini a Firenze. La chiesa parrocchiale di Firenzuola, sotto l'invocazione «lei SS. Giovanni e Fiorenzo, mediante una bolla del pont. Innocenzo VIII fu data in padronato al capitolo della Metropoli no; 4° S. Pietro a Afoscheta, già ab bedia de’ Vallombrosani. La pesizione di Firenzuola e del sno vicariato oltre l'Appennino indusse il go- verno, dietro il consiglio dell'arcivescovo Antonio Martini, ad erigere nel 1800 nel fabbricato dove fa il maggiore albergo, ri- dotto già ad uso di pubbliche scuole, un Seminario dove esere ammessi, non solamente i chierici al di là dell'Ap- pennino, ma ancora quelli di altre parti della diocesi fiorentina, son esclusi i seco lari che vi volessero concorrere per l'eco- eine 289 nomina: della retta, e per la beona istruzio- ne e disciplina che vi fiorisce, Gli abitanti di Misia sono andati aumentando anche che questo paese (aono 1753) cessò di esser Imogo di ferma- ta e di passaggio per la strada maestra del giogo. Avvegnachè nel 1551 nom si contavano costà che soli 350 abitanti ri- partiti in 55 case; nel 1745 vi ci trova- vano Ga case con 77 famiglie e 336 abi tanti, quando nell'anno 1833 vi erano 133 famiglie con 613 abitanti divisi co- me appreso: Morimzxro della popolazione del capoluogo della Comunità di Firetsuola @ tre epoche diverse diviso per famiglie. Tn Firenzuola ehbe i natali wn celebre letterato del secolo XV, l'amico di Le renno il Magnifico, Angiolo Giovannini, più conosciuto sotto nome del Firenzzola. Fu costà dove si tenne nel 1736 un congreso fra i generali dell'esercito gusolo e gli Austrisci, ad oggetto di cre certare l'esecuzione del trattato di Vien na relativo al della comma eranduerale della Toscana nella casa so- vrana di Lorena alla morte di Gianga- Stone ultimo luca di casa Medici. i Firenzuola. — 11 territ. comunitativo di Firenznola eccupa una superficie di Bo174 quedmati, 2693 dei no a a pub quali spetta ‘segua ed a pai Vi si trovava nel 1833 ma popolazio. ne di 8316 abit. corrispondente a 87 in- dividei per ogni migl. quadrato di soolo imponibile. . . Confina, di quà dell mo, con «quattro comunità del ito, e, sul rovescio della stessa giogana, con nove co. L'accarnio sutore di un articolo di ste- Listica inserito nel Giornale agrario te- scano (T. IK. n.° 34) ha fornito al pub blico varie notizie, di alcune delle quali io pure mi gioverò. Egli, a proposito della projezione di questo territorio, l'as- somiglia alla forma di un pempano di vi- te, di cui la sezione del vill. di Bruscoli, , paò dirsi la base, ossia l'angolo pintvialicai della siena Agere. A lev. il territorio di Firenzuola con- fina con quello della comunità grandu- cale di Palazzolo, mediante la cresta dei 200 FIRE i del Cerro e di Momigna, il monte del Fabbro e il Cimone della Bastia. Di costà scende nella Valle del Santerno pel rio dlell’.A/pi rino al suo sbocco nel torr. Do quale torr. rimonta pieganilo da ostr-scir. per arrivare sulla cri- niera dell'Appennino che divide la Roma- gna dal Nugello. Giunto al borro della Serra il terri. di Firenzuola lascia la comunità di Palazzuolo e va incontro a quella del Borgo S. Lorenzo, con la quale fronteggia camminando da lev.a pon. lun- go la giogana, dal monie Paganico sino alla fonte ai Preti sul giogo di Scarperia. Là trov confine dal lato di ostro con la Com. di Scarperia, con la quale per- corre a sett. dell antica strada maestra la cresta dei poggi che propagansi dal Te por Fine Mine le CI draci» ta, Castel-Guerrino e Spazzavento sino al Afonte di Fò sulla strada R. Bologne- se. Costà cessa la Com. «di Scarperia, e sottentra quella di Berberino di Mugello, il di territorio è confinato «da quello di Firenzuola, da primo dalla parte di pon. e lib. mediante la strada postale, a parti- re dall'osteria del Afonte di Fò sino a S. Lucia dello Stale, in seguito si volge ver- so ostra, e poco stante a pon. sino al di la della Cascina Lenzoni, giù dei Cistercensi, detto lo Stele, sull'antica via di Barigazza,di Sparro,di Castigli Gatti, di Piano, di Monte Ridente, di Ca- stel dell'Alpi e di Mongidori, pesi si- tuati » pon. della strada R. postale di Bologna, mentre a lev. della strads me- desima il territorio di Firenzuola tocca i comuni di Campeggio, di Gragnano, di S. Benedetto, e di Querceto, villaggi tutti della diocesi e contado di Bologna; men- tre dal lato di grec. là dove il territorio di Firenzuola Jambisce la valle superiore del Sellaro, e quindi ritorna in quella del Santerno, ha di fronte la contea Imo- lese di Tossignano, fino a che arriva al- la dogana della Faggiuola, dove ritrova Ja Com. di Palazzuolo. fatta menzione delle ragioni che la hedin de' Cistercemi di Settimo aveva nello Stale, e della causa traliata e vinta im Bologna nel 1358 dal Costume di Fi- ‘renne, il medesimo storico Matteo Villani tra i due Stati limitrofi, e posti per mess. Alderighi da Siena arbitro in tra i detti Comeni. I termini assegnati furono i seguenti: « Il Mulinello a piè di Pietramele » compreso nel territorio fiorentino, rigazza. il Poggio del fuoco e quello » delle Falli, e mezzo Monte Beni, e » Sasso Corvaro, (Sasso di Castro) eil » prato di Barigazzo » (Croe. Lib. VIIL c. 95). fa generale il territorio di Firenzeola è montuoso ed alpestre, intersecato da an- gusti e profondi valloni, e bagnato da di- versi torrenti, molti dei quali divengono fiami, e vanno tutti a tributare le loro acque nel mare Adriatico, [1 solo fiume Santerno che nasce sopra le balze sciten- trionali del Monte Fò presso la Futa, at- travena da lib. a lev., e porcini a gree.il territorio di questa comuni un tra- gitto di circa sa miglia. Gli rendono tribato in questo primo corso, a destra i torr. Fiolle © Rovigo, e a sinistra i due Diaterna , il rio Barondoli e altri borri. La maggior lunghezza di questo territo rio è di miglia 16 a xo circa, la maggior 4 prof. pad. Scuole Pie, sono i seguenti: Montoggioli sopra Pietramala, si alza sopra il livello del mare Mediterraneo. br. fior. 183 Sasso di Castro . . . . »a157 Monte-Bcui «+++ sari Castel-Guerrino. . . . » sgra Monte-Coloreto, 0 Coloreta. » 1648 Varco della Futa sulla strada R. bolognese, alla dogana. » 1560 La struttura geognostica di questo ter ritorio, esaminata lungo il fiume Sen- terno, presenta una profordla e continuata sirutificazione quasi orizzontale di gras dissimi lastroni di grès secondario. La loro formazione risulta da un deposi arenaria micacea con più calce ed argi di quella contenuta nella pietre forte di Firenze, e nei macigni che affacciansi in gran copia nella pendice meridionale de l'Appennino toscano. Una tale varietà di grès o sia di are maria marnosa lungo il Santerno, è mol tissimo conforme a quella che incontrasi nelle valli transappennine dol Seuio, dell Lamoue, del Marzena, del Montone, dei tre Billenti e del Savio, siccome fu già avvertibo agli artieli Tosca- Dosadlere cita 1 aveà luego nuovo agli articoli Mer di schisto marnnso, 0 di bisciajo. Lungo il torrente Wiccione, tributario del Zovigo, si presenta una qualità di schisto argilloso nero-fume, friabilisi. to mo, e sparso di migute perticelle mi. q: cacce che gli danno un lustro setaceo, I monti però situati a settentrione di Fivenzuola, (fra Pietramala e Caburaccia) si mostrano coperti d'una specie di calca- re dolomitica, semigrazone pellncida e biancastra; mentre nel rovescio delli viessi monti, presso le sorgenti del fiume Sillaro, emergono rocce massive di un ofiolitequarzose-diallagica, che si usa per far macine da mulino; alla pietra i peesani danno il nome di Aeltesca dal luogo d'onde la scavano. Allo stesso genere ofiolitico «partie. ne l'esteraa cesatura di Aonte-Beni e del Sasso di Castro, due monti a pon.e maesir. di Firenzuola. Sono cui coperti di di grandi massi sconnessi di uua specie di breccia diallagica e feldspatica sparsa di filoni di candide quarso jaliso, ricchi di cristalli * di ferro solfurato. A colesta roccia serve di contorno wna specie di disspro siliceo- urgilloso, di color rosso-bruno incrostato di ossido di manganese < di cristalli di que n0. Ved. Casro (Sasso si) e Mosra- bal greto del torrente Wialla presso la sua confluenza nel desto Praline she è a un quieto dl n a ostro di Firenzuola, trasuda ui e minerale fredila, lesgermente aci- solforom e bile, ma in tanta piccola quantità che sarebbe diflicile po- dersene prevalere per uso di bagni. Eguali, se now più scarsi indizi d'an' prose presso allo sbocco «el torrente ZMorige, sollo le rovine del Santerno, al luogo così detto Castellascio, e circa due miglia 2 lev. di Firenzuola. Dell'Aegua buja, e dei Fuochi 0 terreni ardenti di Pietramala. . D'indole, e natura diversa dall'acque minerali testò accennate è l'Acqua buja di Pietrumala. Consiste questa in una piccolissima pozza dogua, situata in un - avvallamento, o. {rapposta tra Mon- te-Beni e Moni lib. di Pietra lle fiamme tramandino sensibile odo- re di zolfo, di petrolio, di bitume, o di altra sostanza consimile. Mezzo miglio più Lungi di la verso er; esistono da tempo assai remoto i terroni ardeuti ossia i fuochi 'ietrumala. Oc- cupano essi uno spazio di circa qualtro braccia di diametro su di una piuneg- giante pendice, framezzo a una rocci spettante a una varietà di arenaria gal strina, poco lungi di li un for. gio che gli sovrasta dal lato di gree. sia compnsto di calcarea dolomitica. — Nel eitoosoritto dalle fiamme, i sassi di l' arenaria, subiscono una coltura, e di grigiosi cangiano in color di mattone, come se fossero esposti al fuoco lento di una limes La terra che contorna lo spazio rtiene alla siena specie di prin si , di tinta uerasira, leg- Germente ‘tnivon, @ quasi sciolta iu re ni Le fiamme bono costanti, meno il caso di un vento impetuoso che le vofoghi; po co apparenti di giorno, si mostrano visi bilissime anche da lungi di notte. Esse si alzano ordinariamente da terrà circa va st’ultimo fenomeno fa avvertito pure dal- lo siorice sassone Lorenzo Scradero nel suo viaggio fatto in Italia dopo la metà det secolo XVI. (Lava. Sonnaneni, Afneu- mentorum Italiae Libri IV) Non ti sono corsi di acqua che avvici- mino tanto questi, quanto i fuochi dell’ 4egua buja, Il fiuido aeriforme infiam- 292 FIRE mabile che gli alimenta, tramanda pero adore bituminoso, o di petroli chè da gran tempo è prevalsa l'opinione che questa sostanza unita alla decumposi- zione dei solfari di ferro, sin la causa principale e l'origine dei terreni ardenti di Pietramala. Al cel. ab. Ambrogio Soldani, che vi- sitò questa località nel 1785, sembrò di sentire tramandare dai fuochi ardenti di Pietramala qualche odore di petrolio; ma Prud in quelli dell’ 4ogue bufa nou vi scuoprì alcun sentore, donde egli concluse, che dai minando la stessa località, sentì a una piccola distauza l'odore nauseante del petrolio, sostanza che realmente egli ot- denne in qualche dose dall’ analisi che instituì sulla terra de’ terreni ardenti di tramala. Avvegnache libbre 5 terra estratta d’attorno ai detti fuochi gli die- dero circa un denarodi petrolio, dell'acid, idroclorico e solforoso, pochi solfati, e una piccola dose di borato di magne: Tali fenomeni, di cui si trovano nel rovescio dell'Appennino toscano alcuni altri esempi, e segnatamente nei fuochi di Portico, e nel gus idrogeno che svilup pesi dalle acque termali di Bagno, richia- mano l'attenzione del geologo in cotesta contrada;sia per contemplare la formatio- ne del terreno sulla schiena di quell Ap- pennino,il quale sembra, come dissi, di- verso da quello che costituisce la sun pendice dal lato del Mediterraneo; sia per i corpi organici che vi si racchiudo. 50; sia perla pece montana, che dalle fen- diture talvolta (come vedesi presso Marra- di) trasuda, quanto ancora per le rocce mas- siveo plutoniane che di la emersero, e pre cipuamente nel distretwo di Firenzuola, fenomeni tutti che concorrere a spiegare quello de'sollevamenti parzi: e di epoca posteriore ai depositi di cui incontransi esempi assai frequenti mei erappi dei monti lungo il litiorale toscano. — Med. Aura Arvana, Anosstano (Monte), Arrannino Toscano, Cammotta i Mantua, lsora nes Essa, Mostri Pr sam e Lavonnea: ec. Dalla statistica sopramenzionala risul. ta, che nella superficie del territorio di Fi- renzuola nell'anno 1834 vi possedevano FIRE Jeg- da 1521 proprietarj. Esso fa calcolatori. partitamente nel modo seguente» + «quadri. 56,11 VARE RT; ++ + + » 1723995 Lee ee gta Selve di Castagni . + » 846998 Prato . . 0.0... » 5865 Sodaglie a pastura . . . »24258,31 lotti diversi . . . . » 154967 Fabbricbe . . . . . . » 152,3 Beni esenti per legge . . » 10866 Superficie Tau, fossi e strade. . . . . . + » 269265 Totale guadr. 8017415 Attualmente due sole strade rotabili ino pel territorio di Firenzuola, cioè regia bolognese, che fu aperta nel 1753, eche attraversa il territorio di Fi dall’osteria del Monte di Fò sino al coo- fine delle Filigare. L'altra via che è co munitativa, parte da Firenzuola, e sboo- ca nella suddetta strada R. presso la po sta del Covigliajo. Il nomignolo che porta Fia povera, rammenta i tempi di care stia e di tifo, in cui fa costruita (anso 1817) per dsr lavoro ai poveri. Due altre strade comunitalive sono st- tualwente in costruzione; a una di ese non manca che una porzione spettante alla limitrofa Com. di Scarperia per mettere in comunicazione diretta la Valle del Santerno con quella della Sieve, mediante il giogo di Scarperia. L'altra via, che si lavorandosi, deve condurre dalla strada a pel crine della montagna della Ra- dicosa al villaggio di Piancaldoli, onde iù per Castel di Rio a Imo- Itre strade sono mulattiere. questa contrada è rigilo pechi panti alligni e fruttifichi l'ulivo, e che riesca meschina la reccolta dell’uva e dei gelsi, come pure quella di una grem perte di frutti. Sappliscono invece le copiose rac colle di funghi, e quella recentemente dei tartufi. aria di Firenzuola per quanto sia umida anziche nò, in vista che il paese FIRE trovasi circondato da tre corsi d'acqua, cioè dal fi. Santerno, dal rio Barondoli, e dalla gora dei mulini, può dirsi però selu- bre. Tale lo manifesta l'aspetto de’ suoi abitanti, e il sapere che un solo medico condotto può riparare cura di tutti gli abitanti della Comunità sparsi in una superficie di circa 100 miglia quadrate. Ciò non ostante si rimarcano in Firen- tore dell'art. statistico già rammentato, osservò che la demenza è un fagello che affligge più che altrove 1’ uomo in quest’ angolo della Toscana. Avvegnachè nella Comunità di Firenzuola si sogliono con- tare setto individui fra tulta la sua po- polazione attaccati da tal malattia e que sti generalmente a ‘tengono a lie dimoranti nelle pilolevate situazioni, Si fa in questa, al pari che in altre Com. dell'Appennino toscano, un gran conto della raccolta delle castagne, masi ha po. ca cura delle piante che le producono. I prati e le pasture naturali alimentano nu- merosi branchi di bestiame lanuto e bo- vino, e costituiscono una delle maggiori risorse iali. Ma questa pure viene diminuita dalle spese occorrenti per le fide nella stagione invernale, essendochè molti pastori conducone i loro greggi nel. la Maremma. Esistono nel territorio comunitativo di Fi cole. — Dal bosco si ritrae è) che l'alimento delle pecore, Îl'leguiime per da poco in qua và introducendosi il bo- sce ceduo nelle località più facilmente ibili, cui accresceranno valore le strade roisbili sopra ramsmcatale, onde È limitata a poco più di ua quinto di tutla la superficie territoriale la terra la- Voraliva a seme, e questa ogni (triennio conta un anse di ozio, per la ragione » che ia che si dedicano all'a; sissime sono quelle che si applica qualche mestiere, o arte d'industria ma- mifattariera. Sebbene | il territorio di Firenzoola sia percorso da molte correnti ua, pochi sono gli edifizj che ne prot profitto, opponendovisi la mancanza, di buone strade. Vi si contano 58 mulini quasi (atti di un palmento, una tintoria, vua Gualchiera ed una polveriera. La caccia si riguanla come un oggetto di distrazione piuttosto che di profitto. La raccolta de'funghi fornisce alle opportune stagioni un piccolo mezzo di lucro alla vera gente. Anche la recente comparsa Rotante bianchi e meri, dovrà valutarsi come una delle spontanee produzioni di cotesta conlrada. I Regolamento comunitativo locale è in data dei aa. genn. 1776. Riduce eso Gli antichi 25.comunelli a 27 più due frazioni li, la di chiesa è situata fuori di questa Co- munità. Per l'istruzione pubblica seppliscono i maestri del seminario, ‘pochi fuori degli ecclesiastici frequentimo le scuole. La Comunità per altro mantiene tn maestro, un medico ed us Hanno luogo in Firenzuola due annue ed un mercato settimanale. Le me si praticano nel lunedì della Pusqui di Pentecoste, e nel 34 di Agosto. I se condi, che cadono riel giorno di lunedì, risalgono all'origine del castello. Il mag- giore commercio N napa di Bologna, in minuto, e in granaglie provenienti in gran parte dallo Stato Pontificio, Firenzuola è residenza di un. Vicario R. di quinta classe n rta classe, l'ingegnere Miicdea Palazzuolo, l'ufizio della Conser- vazione delle Tpoteche a Modigliana, quel. lo del Registro al Borgo S. Lorenzo, e la Ruota a Firenze. 3a 294 QUADRO della popolazione dello Comunità di Fissnzvor4 a tre epoche diverse. ione nn Anno | Anno |Auno aj [S. Giov. Battista, Pieve Covigliajo Ss. Matteo, Cora Fruzsuota |S. Giov. Battista , Pieve Frena IS. Maria, Prioria Monti |S. Michele, Cura Moscheta IS. Pietro, già Abbazia Peglio IS. Lorenzo, Cura Pellegrino (S.) |SS. Domenico e Giustino ) [Scippellania, Curata." Pianealdoli IS. Andrea, Prepositura Pietramala IS. Lorenzo, Pieve Rapezzo |S. Stefano, Cara Rifredo IS. Maria Assunta, Prioria Santerno |S. Pietro, Cora Ti È Patrizio; Prioria !S. Bartolomeo, Cura |SS. Iacopo e Cristofano, Cura Somma N°6474 N°625: Frazioni di rorotazione provenienti da parr. situate fuori di Comunità. Nome dei luoghi Titolo delle Chiese Comunità in cui sono situate le Chiese Stale IS. Lucia [Barberino di Mugello n Caserta di Tiara Visit della Vergine Maria|Palsesuolo s Teraz Abitanti N‘ FITT FIRIDOLFI (MONTE) in Val di Pe. sa. — Zed. Moxre-Finiotri. FISCIANO ( Fisianum ) nella Valle jese.—Cas. nella parr. di S. Giovanni in Val- Dioe. di Pistoja, dalla qual città è circa 4 migl. a grec., Comp. di Firenze. - Risiede in costa alle falde merid. del monte di Fonte-Taona nella vallecola per- cora dal torr. Bure. — A questo luogo di Fisciano risce una carta della cat- tedrale di Pistoja del 1084 (14 febb.) ri- guardante quattro poderi che il conte Gaglielmo Bulgaro figlio del fu C. Lot- tario, stando Fucecchio, donò al vesc. Guido per la sua cattedrale di Pistoja, i quali poderi ano era posto in luogo det- to Fisciano. (Zucca Inecd. Pistor.) Anche nella doi to e ai suoi compagni del monte di Val. lombrosa , vi aggiunse, fra gli altri pos- sessi situati lungi da quel monte, due pre- di, uno dei quali posto in Fisciano, e l'altro a S. Zoro. (Uontnu, in Episc. Faesul.— Sovoani. Histor. Passinian.) FITTO DI CECINA nella Maremma volterrana. — La nuova colonia e borgata del Fitto di Cecina, sorta quasi per canto dopochè comparve alla luce l'art. Crersa { Frrro pi) della presente opera, mi obbliga a ritornarvi sopra per darne mag- gior comlezza, e rettificare alcune espres- sioni relative al casamento di bocca di Ce- «ina per non doverlo confondere con quel- lo del Fitto. Porta il nome di Fitto di Cecina un palazzetto fallo costruire sulla ripa stra del fi. Cecina, lungo la via R. marer mana (sntica Emilia di Scauro) dal Gran- duca Ferdinando L fru il 1590 e il 1594, un poco al di sotto di un ponte di legno eretto alla stessa epoca e dopo pochi lu- stri rovinato. La Casa de’ Medici Ta costà mol- ti beni anche prima che diveniae regnane te: altri ve ne aggiunse nel secolo XVI per acquisti fatti da Cosimo I uel 1548, € da Francesco I nel 1579. Anche la Gran- duchessa Eleonora nel 1548 prese in af- fitto per l’annuo canone di scudi 200 tutti i terreni spettanti alla comunita di ibbona. All'estinzione della dinastia Medicea fu FITT 295 ordinata la vendita di tutte le terre com- ponenti la Fattoria della Cecina, ed il senstore Carlo Ginori ne fece l'acquisto per contratto del 27 novembre 1738. Poco dopo lo stesso Ginori, comprato che ebbe dal marchese Carlotti il marchesato di parbella, e aggiunti altri terreni, per ac- quinti fatti da varii proprietari, ottenne lat Granduca Francesco II, con diploma del 37 giuguo 1739, l'infeudazione dei esi di Guardistallo, di Casale e di Bib- Bone, con facoltà al feudatario di riunire sotto una stessa giurisdizione i 4 castelli e pertinenze annesse, compresa la colo- nia di Cecina ch'era per formare, con- cedendogli a titolo oneroso l’affrancazio- ne di quel territorio. Con tali ed altri 1 vasto progetto che meditava, col bonificare ) palustre suolo. Egli per- celebre idraulico Bernar- il quale suggerì, che si acavasse primieramente nel piano di Bib- bona un canale quasi parallelo al lido del mare, a partire du) punto più profondo del padule, ch'era allora fra la Cecina e la gora della Magona, affinchè quelle ac- que potessero sboccare nel fiume! Predetto presso alla sua foce in sì fatto modo venissero a riunirsi ei lo alveo i due torrenti, o fossi, den delle Zane e della Madonna, i quali devano nei marazai e paduline spore per bo: un anno sulla riva del mare presso la foce di Cecina furono edificati il vasto casamento della nuova colonia e ire ai villici chiamati dal regno di Napoli e da alire contrade. — Nel tempo steso fu posta mano a prosciugare ip duletti del piano «li Bibbona c della quantina, sì dicioccarono molte terre in- colte per ridurle a sementa; s'i sero delle piantagioni di ulivi, viti e piop- pi, e si suddivisero le terre da lavorarsi ai respettivi coloni. Tale si mostrò l'at tà, con la quale si progrediva in quel- trapresa, che i colti a terreni prepe- rati per la sementa del grano, all’epoca del 1738 erano di sole saccate 353, men- tre nel 1753 si trovarono aumentati sino a saccale 2000. 206 FITT Era pere intenzione del march. Ginori, oltre a far prosperare l'agricoltra nella culonia della Cecina, incoraggirti il com- mercio coll'introdurvi le arti, le manilat- ture e la pesca dei coralli. Ma nel tempo che si poneva mano a tanti progelti, ncl mentre si sostenevano ime spese per dar compimento a così vasta opera, fu pubblicata la legge del a1 aprile 1749 sopra i feudi e i feu- datari, la quale puralizzò tutte le speran- ze del ‘marchese Carlo Ginori, richiaman- perante tutti i suddi Dové pertanto il Ginori offrire al gover- mo la retrocessione di una vasta sione, che per l'eflicaci di lui cure in cominciava a variare di aspetto. La restituzione del Fitto di Cecina fu accettata dalla log gie? nome del Gran- delle Tistose spese da lui fatte in cote- sta vasta, incolta, allora deserta e malsana pianura. Dopo tal epoca la tenuta del Fitto di Ce- cina fu proprietà dello scrittojo delle KR. possessioni, del banchiere Sassi e di altri; quindi tornò intieramente nei ssi lella Corona, sino a cle nel 1634, dupo facilivuto il transito per questa contra da mediante il bel ponte di legno sul fiu- me Cecina, e la contimuazione della strada A. maremmana aperia con sovrana muni- ficenza, sulle tracce dell’Emili Scauro, fu concesss in enfiteusi perpetua una par- te di quelle terre a diversi privati con ob bligo di costruirvi case coloniche, e di sta- dai respettivi coloni, e alcune di esse con doppia famiglia. Preso il raamentato poute trovasi giò una parte di tali abi- tazioni poste a piccola distanza fra loro, FITT ta una rivendita di sale e tabacco con di- verse osterie, oltre l'albergr in cui da gran tempo fa convertito il ensamento del Ti to. } guverno inoltre ha concesso l'in. troduzione di una fiera annua, la quale fa gperare che. ia per cere di qualche itrofi stante la centra- pa lità del nuovo Retta Cecina, dove forse un giorno si vedrà anche un mercato set- re 30 case saranno per fahbricursi co- stà nel periodo di soli di tre gli allendenti a tali acqui numero maggiore delle concessioni. Si è cominciata con buon successo la cultura delle viti, dei gel punto anche degli oiivi. tificiale, sia di lupinella, si dica, vi è stata introdotta, dall'efietto diniostrata della massima utilità. Il bestiame hovino non più scorre li- beru nente vagando per quella piannra , siccome nei tempi andati, giucché a quello è stato sostituito il domestico, di cui già son» ripiene le respettive stalle coloniche. Ma ciò che più dogni altro deve con- solare è, che l'esperienza di due anni cor- tinui ha dimostrato non essere quell'aria insalubre quauto si era temuto, mentre famiglie provenienti da luoghi interni montuosi e di aria fina, vi hanno passuto due stagioni estive bastantemente in sa- Jute, e quanto sogliono goderne gli abi- tanti della pianura pisano. Ad oggetto di riparare all’iatroduzio ne dell'acqua salsa presso del Tombolo, ima , se non forse unica endemica delle pianure ri- correnti al mare, sarebbe necessario che l'amministrazione si occnpasse delle due foci, della Cecinella e dei Capo-Cavallo, applicandovi cateratte mobili, siccome con evidente vantaggio si viJeai enspi nostri eseguito al Cinquale presso il lago di For- ta, al Fiume-morto Pietrasanta, 0 pre- alla Fiumara di Castiglione della Pe- muovi possidenti per ottenere 0 stanziare costà famiglie coloniche. Un fabbro fer- rajo vi si è domiciliato dopo averti fab Iricata una comoda casa, Vi è stata aper- scaja—Così questa contrada che fu la ‘ma porzione della Maremma toscana boni ficala e ripopolata, potrà servire di ben augurato preludio ai miglioramenti che con mezzi più estesi si vanno attualmen- te operando dal magnanimo principe che FIUM dirige a sempre migliori destini la To scana. FIUZIANA, FIUMARA ( Zivizre di Fi Francesi) —Nc.ne generico dato ai maggio- ri torrenti che scendono dalla schiena dell’ Appenninu; come la Fiunana della Vel- Je, tralasciato lo specifico di Acereta, la 'iumana del Frerlozio cc. Anche l'emis- sario del Padule di Castiglion della Pe- senja vien designato con lo stesso vocabo- lo di Fiumana, o Fiumara. FIUME DI GATTAJA (S. FELICITA 21) 0 S. Fatscrra a Garasa nella Val-di- Sieve —Chiesa filiale della pieve di S.Cas- siano in Padule, con l'annesso di S. Mar- tino al Pagliereccio, nella Com. Giur. e circa 4 migl. a sett. di Vicchio, Dioc. e Conap. di Firenze. , Que-to luogo ha preso il nomignolo dalla rocca di Gattaja, e dal torrente omo- nime, altrimenti denominato il Cutur- fiume Muccione. La sua chiesa parr. risiede nel fianco merid. dell’ Ap- pennino di Casaglia alla destra del torr. MYuccione, 0 Coturn:, sotto le rovine della rocca di Gattaja. Non è da confondersi cotesta località del Fiume di Gattaje con quella del Castrum Flumen, castello donato nel secolo XL ai vescovi di Fiesole dai Longobardi del Mu- gello, e quindi confermato ai vescovi fieso- lani dai pont. Pasquale II (anno 1103) e da Innocenzo IT (nano 1134). Avvegnachè il Castel di Fiume era posto dal lato me- ridionale della Val di Sieve, nel piviere di S. Cresci in Val-Uava, la dove esistono le macerie di un castelletto che diede il tito- Jo alla perr. di S. Stefano el Fiume, dal vicino torr. Fistona. La qual cura.di S. Stefano nei seroli posteriori fu ammensa- ta a quella di S. Anssno a Monte-acereja. La rocca di Guitaja innalzala sopra una delle creste «lell'Appennino era pos- seduta dai conti Guidi da Battifolle quan- do nel ing1, uno di que' dinasti, mili- tando coi Fiorentini, venne costà ad oste contro Manfredi figlio del Conte Guido Novello per avere questi ribellato alla Rep. il vicino Vittam Cronic. lib. VII c. 150). Già a quella suddetta età la bedia di S. Naria a Crespino, di cui i Conti Guidi erano commendatarj, possedeva beni in Gattaja, siccome rapporto al casale di Fiume vi tenevano pedere e giurisdizione d'Ampinana. (G. bocca FIUN 297 care in ogni parte la confinazione dell'Al- pe medesima e la giurisdizione sa di quel- la, come pure sul distretto della parrocchia di S. Felicita nel fiume Coturno. Finalmente nel 12 giugno del 1301 i popolani di S. Felicita nel fume di Co- turno giurarono fedellù al procuratore cel vescovo Antonio stando nel poggio di Ca-- stel-Potente, che dichiararono essere anche questo un castelluccio della mensa vesco vile di Firenze. (Lawt, Mon. Eecl. Flor.) taja patto contava 544 abit. Fiunz (8. Sreraxo at) in Val-di-Sieve. — Chiesa parr. distrutta e aramensata alla pedi S. Ansano a Montaceraja, piv. di Cresci in Valcava, Com. Giur. e circa 3 mig. a ostro del Borgo S. Lorenzo, Dioc. e Comp. di Firenze. — Wed, Frome Di Garrana. FIUME MORTO nel Val d'Arno pisa- no.—S' intende per Fiume Morto quel canale maestro che, lungo la destra ripa dell'Arno, attraversa la pianura pisana, a partire da Caprona. — Esso porta nelle varie sezioni del suo cammino altrettante denominazioni; poichè dalla sua origine fino all’intersecazione del fosso di Ri; fraita col Fiume Morto, questo appellesi Fossa Vicinaja; di la fino alla ina dell'Acqua prende il nome di Fossa di Maltraverso, dicesi Fossa di Scorno fino al ponte della Sterpaja, dove inco- mincia a nominarsi Fiume Morto, conti- mundo così fino al suo sbocco in mare. 'utta la campagna interposta fra l'Ar- no, il Serchio Monti Pisani confluisce nel Fiume Morto ; il quale una volta im- el Serchio, ed ora ha la sua foce propria. Fu pensiero del matetastico Ca- stelli quello di voltare lo scolo di questa qmperna direttamente nel mare, proget- to che ad onta della contrarietà riescì feti. cissimo in guisa che da quel tempo in poi questa già pelustre pianure ha preso un 298 FIVI miglior aspetto, essendosi a pocoa poco con ipuri mezzi agrovomici spurgali e assai come quelli dli ristretti diversi paduleti Ae di Asciano, e gai di S.Giulixno. 1 mautenimento del Fiume Morto, e de'suoi influenti per tutta la sua lun- gbezza fu sempre a carico dell'Ufizio de’ Fosi di Pisa. — Wed. Fussa-Ccccna, c Fossa-Viciaza. FIUNE-MORTO di Pietrasanta. ed. Fosso verte Paara alla marina di Mo trone. FIUMI (NADONNA DE'TRE?) in Val. di-Sieve, Cas. che ha preso il nome da un devoto santuario sulla stra rovinciale faentina, nel popolo di Ronta, Com.Giur. * @5 migl.a seit-grec. del Borgo S. Loren- 20, Dioc. e Comp. di Firenze. Questa chiesa costruita a tre navale ri- siede a mezza costa dell’ Appennino tra Razzuolo e Casaglia sulla ripa destra del torr. Elsa. — Costà concorrono nell'estiva stagione molti devoti da varii paesi per venerare una devota antica immagine del- la B. Vergine che vi si conserva. FIUMICELLO (S. MARIA A) nella Valle del Rabbi in Romagna.—Cas. che diede il titolo a una parr. nella Com.Giur. e circa 5 miglia a ostro di Premilcuore, Dioc. di Bertinoro, Comp. di Firenze. È posto nella pendice settente. della montagna di Falterona sotto le sorgenti della fiumana tributaria del Rabbi, detta il Fiumicello, dalla quale prese nome il suo popolo, attualmente aggregato alla cura di S. Niccolò al Castel dell’ Alpi. Fu la chiesa di S. Mariu a Fiumicello della badia di S. Benedetto in Alpe, stata confermi quel monastero dal pontefice Cellisto II con breve del 13 aprile 1124. — Stante poi un istrumento del 13 giu- gno 1360, lulto in Premilcuore, l'abate di S. Benedetto iu Alpe diede a livello la suddetta chiesa ed i suoi beni per g anni al rettore della cura di S Lorenzo di Pre. milcuore con l'onere annuale di una can- dela di due lilibre, cou doverla ufiziare e pagare le collette. ( Ancs. Dirc. Fiox. Carte della Badia di Ripoli ). FIVIZZANO (Firisanun, Firizanun, Fosum Vinsucoraz Bosoncm) in Val-di- fc Magra —Terra nobile, grande, ben fabbri- cata con mura castellane, capo luogo di comunità, residenza di un vicario regio FIVÌ nella Dioc. di Pontremoli, già di Luni- Sarzana, Comp. di Pisa. È situata alla sinistra del fiume Rosaro disotto alla confluenza in esso del torr. MHommio, sopra di un pianeggiaute con- trafforte che scende nella direzione di erec. a lib. dal giogo dell'Appennino ap- pellato l'A/pe di Mommio. È attraversata dalla nuova strada militare che dalla Lu. nigiana per Cerretto dell'Alpe guida a Mo- dona, ed ha vicino un terzo di migl. a grec. l'antico castelletto della Verrucola. Fivizzano trovasi fra il gr. 27° 47” long. e il gr. 44° 14’ 4" latit., a un'ele- vatezza di 724 br. sopra il livello del 1na- re Mediterraneo; 24 migl. a scir. di Pon- tremoli per le nuove strade rotabili, 20 miglia per le vie traverse, 14 miglia da Bagnone nella stessa direzione, 14 a sett di Carrara, 12 da Fosdiuovo, e circa 16 da Sarzana, entrambi questi ul- timi situati al suo libeccio. Il nome di Fivizzano non figura ch'io mi sappia in documenti anteriori al 1200; che perciò è una mera congettura quella di coloro, i quali fanno di questo pacse un corrispowlente del Ziracelum di To- lomeo, e i suoi monti specificano per î monti Violati che sccennò Plinio. La co- sa meno controversa è, che in cotesta con- trada si estendeva quella tribù de’ Liguri etruschi, ai quali, dopo essere stati vinti e traslocati fra i Sanniti, subentrò nell” anno di Roma 577 dedotta a Lucca, aggregando così all’an- {ico municipio lucchese una nuova popo- lazione di 2000 militari ammessi alla cit- tudinanza della capitale. A ciascuno di quei coloni i Triumviri destinati a con- durla assegnarouo una vastissima esten- sione di territorio della Lunigiana (ju- geri 51 e 4 per ogni individuo) corrispon- dente nella totalità a 103000 jugeri di terre ulpestri state tolte ai Liguri, sebbe- i e appartenessero agli Etru- Hist. Rom. lib. XLI.) i telli e luo- In ghi di coloni lucche: desinenza di origine latina, ma i nomi stessi ranmentano dei padroni, cui quei furono probabilmente consegna dai Triumviri, o da altri romi riormente acquistati. Una consi rivazione mostrano di avere molti FIVI gi del territorio di Fivizzano, e della Val di Magra, come sono, per modo di es. 4l- biano, Bolano, Cecina, Cesariano,Comano, ri Gragnano, Magliano, Marciaso, Turano, Terenzano, Tenerano, Palerano, Pessano, ece., nomi dei ni simili nella Ti ja, in cuisi dentta di fondi assegnati in ipoteca a' tempi dell'imp. Traj loni lucchesi, le di cui possessi tendevano fino nella schiena dell'Appen- mino di Veleja. Dondechè non sarebbe strana cosa il dubitare, che il luogo dove poi sorse Fivissano fosse stato un fondo di provenienza di qualche romeno, Ver sano, 0 Vissano, pamato nei fig] i da far nascere il composto di Fivi Ma lasciando ai curiosi tali indagini, dirò bensì che la storia per molti secoli sembra muta relativamente a questo ‘im- portante prese della Lunigiana; concios- siachè la sua località, fino dall'origine destinstaa servire di mercatale, per molti secoli venne com) sotto la giurisdi- gione del vicino castello della Werruco- de' Bosi dei feudatarj dei Estensi, i quali sino dai pri- mi secoli dopo il mille costà signoreg- però la Werrucola de Bosi facesse parte del patrimonio dei marchesi di To scana, discendenti da Oberto conte del pa- lazzo sotto Ottone il grande, lo prova il privilegio dell'imp. Arrigo V concesso nel 1077 ai marchesi Folco ed Ugo figli del march. Azzo d’ Este, cui confermò, fra Ve altre terre del contado di Luui, Fi/or- tiere, la Verrucola, Cumano, l'Abazia di Linari ec. Ma intorno alla stessa età, o poco dopo, i march. Estensi dovettero ce- dere in enfiteusi il castello della Verru- cola con il suo distretto ai nobili della casa di Bosone, mentre nel 1104 fu sti. palato nel cast. di Verrucola, nell’abi- tazione di quel subfeudatario, cioò in Camminata Domini Bosoni. ‘mento, col quale i Benedetti spero a Reggio affittarono a Oddone 60, per sè e per i suoi discendenti, | possessione della Corte Nasseta, giù donata i Reggio. Era ismantova arrivava simo alle scaturigi- ni del fi. Secchia, ascendendo dal monte FIVI 299 Palaredo per la strada usgue in fines The tei La quale eopresione abbiamo qui ripetuta ‘per dimostrare, che la criniera l'Appennino nel medio, come tuale evo, a partire dalla Luni alle sorgenti del Tevere, ser fine fra la Toscana e le regioni transap- pennine. — Med. Arrannmo Toscano. Ma per tornare a Fivizzano, dirò, che queto prese prima del 1300 venne riguar- lato come un sol corpo e popolazione con uello della Verrucola de'Bosi, meschinis- simo castello situato sopra il dorso di us’ la riunione di zione pianeggiante di spazi jodità assai maggiore si pas- seggieri e agli abitanti. Ciò non ostante Fivizzano anche nei secoli XIII e XIV continuava a dipendere dalla Verrucnla-Bosi, non solo per la giuri- adizione civile, ma în quanto anche alla spirituale; siccome lo danno a congettura- re le bolle dei pontefici Eugenio III (anno 1149) e Innocenzio INT (anno raos ) d li botte free suo crsali di quella diocesi, dopo la pieve di S. Paolo a Venduso, si nominano le cap- pellante di S. Maria di Pognano e di $. Margherita del Custel di Verrucola; la quale ultima sembra che servisse allora di parrocchiale ui Fivizzanesi. Infatti che Rella cura di Verrucola anche nel sec. XIII foue compresa la lazione di Fivia- zamo, si può ‘dedusse da varii documenti sincroni,e soprattutto dal lodo pronunzia Serzana nel maggio 1902., dagli ar- l'infendazione di alcuni ca- stelli della Lunigiana, ceduti dai march. Estensi ai Malaspina, e da questi alienati a Goffredo vescovo di Luni. Alla quale sentenza furono invitati a prestare il con- senso tutti i Comuni e nobili feudatari delle parti contraenti; in che per la pre rie dci marchesi Molupine, fra gli altri fedeli, vi comcorse l'adesione dei signo» del della Verrucola-Bosi, ossia di Fivizzano, domini et populus de Veru- cala.— Questo documento, giova eziandio a confermarci, che il distretto di Fivizza- \p- no col cast. della Verrucola nel secolo XIII riconosceva per suoi diretti padroni i mar- chesi Malaspina , comecchè da cent innanzi vi dominame costa la fi 300 FIVI subieudataria dei discendenti di quel Zo- sone che abitava in Vi mel 1106. he giurisdi di Fivizzano, nel primo istrumento di divise della famiglia Ma- Derpine celebrato nel 1921 nella città di Parma fra Carrado l'antico e Obicino figliodel march. Guglielmo cugino di Cur- rado, toccò sl marchese Obicino Malaspi- na con gli altri fewdi di Valuli-Magre si- tuati alla sinistra del fume. Mediante una succemiva suddivisione fatta nel 1175 fra il march. Alberto figlio del nominato Obicino, e due suoi nipoti mati da Bernabò e da Isuardo, la Verru- cola col suo Foro fa assegnata aGubbriel- lo figlio del march. isnardo, da cui ue- ro î marchesi Isnando II, Aszolino e Spi- metta. l’ultimo, che per le sue gesta marniali si acquistò il titolodi grande, non avendo ottenuia maschile, lasciò il suo patrimonio ai nipoti nati dai due cosicchè i figli di Azzolino ebbero 4 feudi di Fosdinovo, di Gragnola e di Olivola, mentre Niccolò figliuolo d'Isnar- do TI divenne lo stipite de' marchesi della Verrucola e del distretto Fivizzanese. Era Niccolò uno di quei marchesi di Lanigiana, che il Comune di Firenze, per atto pubblico dei 26 sett. del 1404, ricevè coi suoi feudi in uccomandigia dopo che ebbe dato prove di affezione alla Rep. fior. siccome lo provano le sue lettore scrit- te nell'anno stesso 1404 al comune e vomi- ai di Carrara. Gli abitanti di quel paese emendo soggeiti ni Visconti di Milano, erano invitati dal mar. b. a scuotere il gio- Go del Biscione, innanzi di vedersi venire addosso come nemiche le masuade che di- nel 1418 di Leomanio march. di Gragno- al vecchio march. di fatti giunto questi alle maggior età ven- ne ristubilito dalla Rep. Gar. nei suoi di- ritti al morchessto di Fivizzano; e fu me- FIVI dinnte il patrocinio di quei Repubblicani che il march. Spinetta IL, dopo aver visio i suoi feudi occupati dall'oste milanese, li riacquistò per condizione stipulata in uno degli articoli nella pece di Ferrara (aprile 1433). Per altro Spinetta IL nom fu molto più fortunato del di lui padre, di cui ebbe a subire un egual fine, divenuto villima nel 1473 di uma congiura tramata e con- sumata dagli abitanti di Fivizzano. Dopo di che i Fivizzanesi, essendosi dichiarati di vivere a comune, chiesero protezione dal governo di Firenze, il quale fino d'al Jora teneva in alcune terre e castella di La- nigiama giurisdizione e dominio. Fu in- viétoa tal uopo a Fivizzano (anno 1477) mess. Agnolo della Stufa diplomatico di gran fanta, ad oggetto di capitolare co quei e per regolare altri politici negozii relativi a quella contrada. (Mas- xi, Sigilli-antichi T. XX.) De quell'epoca Fivizzano comii divenire capoluogo di un capitinato al pari di quello di Castiglione del Terziere, detto poi di Bagnone, con l'autorità e le onorificenze mesle-ime dell'altro di Sar- 2ana, tre capitanati allora dipendenti dal- lo stesso dominio fiorentino La Terra di Fivizzano fu travagliata diverse volte da ostili incursioni. Nel 1317 dalle genti di Castruccio, che obbligaro- no il march. Spinetta ospite di Uguccio- ne della Faggiola a rifugiarsi a Verona; nel 1430, allorchè fu occupata dall’arma- ta de' Visconti di Milano comandata da Niccolò Piccinino; mel 1494 fu assalita dai Francesi scesi con Carlo VIII nni del- l'Italia, ai quali servì di scorta il march. Gabbriello di Fosdinovo; e finalmente nel 1537 Terra ehbe a vofrire un van- dalico seccheggio truppe spagnuole comandate dal march. del Vi L'importante posizione di Fivizzano allo sbocce di una foce dell'Appennino, FIVI taute altre mura di Terre e Castelli , ser- vono d'ingombro piuttosto che di difesa alle case ivi racchiuse. Del resto questa Terra è ben fabbricata con regolari e larghe strade lastricate, con una vasta piazza sede del suo antico € copiaso mercalo, mentre il pretorio tr- vasi alquauto lungi di là. Nel centro di essa piazza havvi una bella fonte stata e- retta al principio del secolo XVIII. La chiesa parrocchiale col titolo di pre positura de' SS. e Antonio, situa- ta prossima alla piazza del inercato fu re- staurata, se non fabbricata nta, nel nel secolo XVI, allorchè i si ri ven. buone pitture, fra le quali il miracolo di Lazzaro. Alla stessa età spet- tano tre buone tavole, già situate nel co- ro, quella cioè che ruppresenta S. Seba stiano, un’altra S. Rocco, e la terza una de ine della Croce. La chie di S. Giov. Battista, presso cui fu costruito un convento di Agosti. miaui Leccetani, esisteva sino dall'anno 1321, sicenme lo provano le carte sincro- ne di quel monastero irsportate nel R Arch. Dipl.di Firenze. Lo che starebbe imfirmare l'espressioni di da stata collocata in tempi meno antichi presso Paltar maggiore, a tenor delle quale si crederebbe questo tempio fondato (forse restaurato) da Puceio di Duccio della Ver- rucola, nel mese di aprile del 1336.—Il t. Bonifazio IX sulla fine del secolo V concesse lu stessa chiesa ai Frati Fre- ‘miti dell'Ordine di S. Agostino, ad a del march. Niccolò Malaspina, cui è dovuta la fabbrica del conveni La detta religiosa famiglia diale varii momini distinti, la cui biografia fu data dall A. delle Memorie storiche di Luni- giana. Meritano tra quelli di essere segna- lati mons. Agostino Molari sagrista del S. Palazzo apostolico sotto i pontefici Gre gorio XIII e Clemente VIII. la ch. di S. Gio. Batt. di mon solo arricchita di sacri arredi e di sante reliq 1535, sotto il di 1 ottobre, un breve dal t. Gregorio XIII che sopprimeva la FEdia di $ Bartolomeo « Linari sul gio go di quell'Appennino, per ammensare i suoi beni alla ch. e mon. degli Agostinia- ni di zano. Quest'ultimo venne sj presso sul declinare del sec. XVIII c pui vu FIVI 5of convertito in un conservatorio solto la stessa regola di S. Agostino, attualmente ridotto in monastero di Benniettine. a lev. del paese, nel. Dcara di Cerignano, stat » soppresso nel passato secolo al pari di quello delle mo- nache Clarisse del cast. di Verrucola; men- tre il terzo è tuttora abitato dai France scani zocenlanti fuori della porta «di so- me Quest'ultimo fu aperto nel 1440 per cure del march. Spinetta Il; quinti stato ampliato nel 1490 a spese del Co- particolari. jesina dello Spelalino, situata al principio della strada del borgo, fra le piazza del mercato e la porta chiamata di sopra, si crede che sia il primo spedale fondato dil march. Spinetta il Grande, in ordine al suo testamento del 1353; per quanto le memorie locali lo dichinrino appartenuto ai Canonici, detti di S. Anto- nio del Fuoco della Congregazione di Vienna ‘nel Delfinato, siccome lo mostra- no le pergamene ili quella Precettorìa per- vennte nell’ Arch. Dipl. di Firenze, e più specialmente un'iscrizione scolpita sopra uel fabbricato con l’arme dello stesso ine religioso. L'attuale ospedale capace di 30 letti, e ben provvisto di menti, fu eretto nel 1733 dal Commiusario di Fivizzano Giuliano Capponi di Firenze. Al mantenimento dei fanciulli esposti provvedono le rendite dello stesso spe dale secondo il sistema usato da degl'Innocenti di Firenze, sistema dimo- strato fecondo di ottimi resultamenti. Vi è un Monte pio fondato nel 1588 da un benemerito concittadino Giov. An- tonio Neri; altri legati pii furono lasciati da diversi benefattori per dotare cinque fanciulle l’anno. La Comunità mantiene per le Benedettine del monastero di S. Gio. Battista insegnano gratis alle fanciulle del paese, leggere, scrivere ad i più essen- ziali lavori donneschi. Vi sono pure «lue medici, un chirurgo e una levatricestipemliati dal Comune.— Bello e hen decorato è il maderno teatra; ben fornita la nuova tipografia Bartoli, 39 sos FIVI la quale ci rammenta una delle prime stamperie dell'Italia stata aperta nel 1479 in cotesta Terra da tre compagni (comi- tes) gratuitamente supposti conti della famiglia Onorati; avvegnachè essi da Ve- nezia si recarono nella loro patria a Fi- vitzano, dove impressero in detto anno le opere di Virgilio, comecchè nell’ enno appresso ritornassero a Venezia, dove e- vernno appresa l'arte, e dove nelle caso di Marco de' Conti, stamperono nel 1474 il Giovenale e il Cicerone de Officiis. Danno occasione di movimento e di lucro ai Fivizzanesi due mercati settime- nali di gran concorso nei giorni di mes- coledì e di sabato, stantechè quà fanno la loro stazione lanto i conduttori dei pro. dotti che provengono per La via modenese dalla Lombardia in nigina + quanto Iii si esportano il giogo me imo dalla Riviera di ante eda Li sorno in Lomberdie. FIVI 1 prodotti di suolo, che sogliono abboe. dare oltre il consumo del distretto, sono te castagne, il carbone, le legna, il bestia- me minuto, le pelli, il burrc, il cacio e LA POT Paduotria manifatturiera avrebbe bi. sogno costà, al pari, se non più che in altri luoghi, di migliorare e di accrescer si, per emancipare la popolazione il più che fosse possibile da tanti onerosi e vo lontari tribati. . Ciò non ostante, imercè le esenzioni dalle gabelle, che gode questa porzione di territorio distaccata dal Granducato, 6 in grazia delle strade aperte, delle leg- benefiche e protettrici dell’ industria, e dell'individuo, la Terra di Fivizzauoal peri del castello della Verrucola, da tre se. coli a questa parte và ozmora più sumen- tando di abitazioni e di abitanti, siccome Treo vedersi dal quadro statistico delle s- tre epoche qui sotto riportato. Movimento della popolazione della Trnas Di Firizzavo e del Casratzo osrsa Prsavcota e tre epoche diverse diviso per famiglie. (1) Za questo numero sono compresi 34 religiori dei due conventi allora esistenti. (3) Fecsvano parte di questo (3) Ciai, 26 sanache clarisse, e na solo prete parroco. FIVI Comunità di Fivizzano. — Ta sn Gie territoriale di questa Comunità fu cal colata estende 64043 qualra quali debbonsi detrarre 2533 per i corsi di acque e strade. Nell'anno 1833 stevano abit. corrispondenti a vidui per ogni migl. quadr. di «uolo imponibile. delle quali subappennina, e l'altra sube- puana. La di esse, che è la porzio- ne maggiore, poluogo, scende ital fianco une dell’ Appennino sino alla base che gi ionale, si poggia dell'Alpe Apuana, a cominciare dalle sue radici sino alle più elevate -reste del Pizzo di Uccello Monte Sagro. Cosicchè il terr. nella sua maggior lunghezza, che è di cir. ca 12 miglin, attraversa da ostro a sett. tutta la valle orientale della Magra, il cui fondo 0 talveg è solcato dal fiume Au- lella. In cotesto fondo il territorio della Comunità in di.corso vedesi talmente stringere, che riducesi in alcuni punti a ‘uu’angusta tangente, siccom' è quella da- vauti alle ville di Alebbio e di Serco. guano. Esso confina sul crine dell'Appennino con la Lombardia, cioè a sett. con il Due. di Perma mediinte la giogana di Cam ragbena , a partire dalla foce dell'Alpe detta di Linari al termine triplice della Branciola , per dirigersi a lev. verso il laghetto Sguincio, dove attraversa le più alle scaturigini del fiume Ensa; quindi volgendo la fronte a grecale trapassa la Tecchia de C (grotta ), le cime di Montauto e di Pietra-Saginda, sino a che al Afasso delle 4 Croci sottentra a confine dallo stesso lato sl giogo della montagna #1 Dacato di Modena. Di fronte a questo si dirige verso il varco della strada militare, e di la nile prime fonti del fiume Secchi € percorrendo in seguito la giogana del Ue «di Mommio rasenta l'estremo lembo lla selva ducale del Cerreto dell'Alpi, an tempo della Corte Nassete dei Benedet- tini di Reggio, sino a che arriva sulla cima di Monte-Mondo. A questo punto, do. ve nasce il torr. Mommio, il territ. comu- mit di Fivizzano, volgendo la fronte da gree. a scir., il crine dell'Ap- FIVi 303 con la quale percorre di conse ste dei poggi di Monte-Grosso, della Cro- ce di Ferro e di Monte di Po, sino a che arriva nei contorni di Turlago, dove ta- ia la strada comunilativa fra Casola e Fivizzano: quindi passa per Terenzano, dopo di che entra nel borro di Sercogna- no, e lungh'esso arriva nel fiume Aulella. A colesta tangente il territorio Fivizza- uese rimonta per breve tragitto verso lev. il corso dell’Aulella; a grec. oltrepassa alla per entrare nella sezione subapuana. Costà dirigendosi contro la corr. del torrene Lucido di Equi; quindi rimontando il profondo fosso suo tribut rio, denominato il Solco, giunge con esso alla ripida pere- te del Fisso d'Uccello. Sormontata quell’ altissima cresta dell'Alpe Apuana, sotten- tra a confine su quella sommità dal lato di lev. la comunità di Minucciano , spet- taute allo S a:0 di Lucca. C-n quest'ulti. ma il ‘territorio comunita di Fivix tano costeggia circa due miglia per le nude balze che no i nomignoli di Tana de'Gracchi, del Bastione, del Val- lino dell’Asino, e del Sasso-gelante. A co- testa balza dietro le spalle del monte Tam- Bura trova dal lato di scir. la Com. di Massa Ducale, con la quale perviene all’ avvallamento che unisce il monte della 3 prei di Campo-Cecina nelle sommità del &e- percorrendo l’erbose cime dei a pati prg egiuola, di Birola, di Acqua. sparta e di Pruto-secco, dopo il tragitto di eirca tre migl. abbandona a ostro la Com. di Carrara, al termine denominato dell'Uomo morto, dove si tocca dal lato di pon.-lib. con la Com. Estense, già ex-feudo di Fosdinovo. Di fronte a questa il terri. torio Comunitativo di Fivizzano Agia TAlpe Apuana lu Li sino pestato il villaggio di Cecina, al qual punto retrocede nella direzione di scir. si- no verso le ti del fosso di Tenerano, per dirigersi nel torr. Lucido di Piace, € lungh' esso ritornare nel fiume Aulella porò i dallo sbocco del fosso di Ser 504 FIVI cognano.— Costk seconda per poro la cor- sente del fiume sino al borro di Zipa, dove passa alla sinistra dell’ Aulella per ritor- ware nel borro Costìa presso îl villaggio di Cecina : quindi inoltrandosi nella di- rezione di lib., sale mella schiena dei monti di Fosdinovo per il torr. di Pali- ca sino a S. Terenzo de'Mouti, di dovesi za mella direzione di pon. per andare incontro al fosso di Auggiaro, e con esso scendere nel torr. Bardine. — A tale con- fivente cessa la Com. di Fosdinovo, ed entra a confine quella dell'ex-feudo diAul la appartenente pur esta al ducato di Mo- dena, da primo medi:nte il Berdine, cui attraversa per quindi varcare l’Au- sopra. fia Lai nel i dove in seguito imbocca nel suo confluente Arcinnasso, e lo dietroal poggio di Collecchia, proseguen- do dal lato di pon. per termini artificiali sino al colle di Migliarino. Costà trova i coufini degli ex-feudi della Bastia e di Varano compresi nella Com. Estense di icci di fronte alla quale il territorio di Fi no arriva alla confluenza del torr. Tana coa quello del Canalone 0 Ta- varene, e rimontando quest’ ultimo, sale sulla vetta dell'Appennino, la dove ritro- “va al triplice termine della Zarciole l'e stremo confine del Ducato di Parma. Della corografica descrizione del terri- torio di Fivizzano è facilé congetturare dell’ di questo peese, come quello che trovasi situato fra i due grappi più elevati dei monti tcncani; o pira rie dell'A; ni sommità dell’, Pa di Camporeghena trovasi 2 3424 bro cia sopra il livello del mare Mediterra- neo, mentre dal lato dell'Alpe Apuana la cima del Pizzo d' Uccello si alza 3e1s br.— Colesto Pisse si unisce a lev. con il più eccelso moute della Toscana, denomi- mato il Pisanino della Penia, mcalre se: igonometriche del Pad. Giov. Inghirami trovasi a 3511 br. fior. sebbene per le osservazioni dell'astro- nomo ped. Michele Bertini noa spparisca Più alto di 3996,4 br. lucchesi. Quest'ul. fimo astronomo riscontrò la cima del monte Tambura elevata br. Incch 303,1 sopra il livello del mare. . Dal fisnco dell'Appennino si stendo mo sopra il territorio Fivizzanese tre spro- ni sulmiterai, i quali costituiscono le due vallecole dell'Aulella e del Rosaro, oltre rivi tuna tesna che si forma in mezzo ad ese mediante l'avvallamento interposto fra l’alpe di Camporaghena e quella di Mom. mio, il quale avvallasento è percorso dal torrente Momunio, Al principio della val. lecola del Zosaro, fra mezzo a sempre ver di praterie ed a vaghi boschetti di car. pini e di oniani,apresi uu limpido laghet- lo che circonda una rupe caversosa,da cui ha origine la fivimana del Zosaro, la que- le scendendo di lu, presso a Fivizzano si marita al torrente del Mommio, fin tanto che nel centro della valle non si scarica nel fiume Aulella. Dal lato dell'Alpe Apuana si staccano, Je balze cavernose di Equi, le guglie di S. Giorgio, di Ajola, di Tenerano e del moate della Spolverina. Da questi sproai nascono i profondi burroni, mei quali scorrono i torr. Zucido d'Egui, Lu- cido di Fince, e il Bardine, tutti tributo rii dell’Aulella dal siuistro suo lato. Gli i dei monti che scendono dalla parte ppevnino, sono assai più sc- cessibili di quelli che precipitano mella valle dal Jato dell'Alpe Apuana, dove po chi e oli varchi si aprono fra quell'aggregato di aculissime rupi. Da pochi apni il territ. di Fivizzano non contava alcuna strada carreggiabile, meulre anguste, ripide e mal tenute erano le vie pedonali e mulsuiere, che nei tesa- i andati attraverssvano cotesta contrada; ‘alveo dei di cui torrenti e borri serviva di traccia comune alle acque piovane e al viaggiatore. Attualmente Fivizzano è at- traversato dalla vie militare, che da Mo. dena per Castelnuovo ne' Monti guida in Val di Magra, passando per Aulla, Fosdi- noro e Caniparola, dove si unisce alla strada R. di Genova. Una nuova importantissima comuni» cazione rotabile fu aperta nel 1835 tra Fivizzano e Pontremoli per la nuova stra- da che mette questa città in comuni: zione noa solamente con Bagnone e l'Aul- la, ma con Fornuovo e Parma mediante j varco carreggiabile dell'Appennino della Cisa. Una terza strada carreggiabile stà attualmente costrucudosi fra Foslinoro e Carrara, passando il varco più dell'Alpe Apuana sul monte della Spol- verina. La via militare modanese, che entra per la foce di Sassalbo nel terriiorio Fi- FIVI vizzanese , è a sufficenza larga e comode. mente rotabile. Esan, ad eccezione di sb cuni brevi tratti, nom ha più di $ br. per 100 di pendenza. 1) benemerito autore del Calendario Lunese, I' avvocato Girolamo molli dal distretto riportate si deduce, che il clima di cotesto territorio uell'inverno riesce generalmen- te molto meno rigido, e nella estate assai più temperato di ciò che promette la ele- ine del suolo e la posizione da' mos ti circostanti. I veuti, che vi predominano, sono il le- vante, lo scirocco, il ponente e il così det- to vento d'Alpe, (grecale), il quale ulti- mo più dannoso degli altri con im- lo funesto a quelle campagne. PL neve noe si trattiene molto salle colline e nei luoghi più depressi della val- le. La pioggia è per ordinario molto ce- piosa in tutte le stagioni. Le nebbie di primavera sogliono esser fatali alle rao- colle del vino e dell'olio, menire le gran- dini, che investono perlo più la sola par te elevata del suolo non riescono tento funeste ai prodotti dell'agricoltura. - Generalmente la temperatara del clima Fivizzanese è sottoposta a subiti causa noa infrequente di malattie; quindi le infiammazioni, il di cui svileppo è giore in primavera e fn autunno, porisno riguardarsi come le sole malattie climateriche di cotesto paese. La struttura geognostica della contrada in «uestione presenta due formazioni es- senzialmente tra loro diverse, oltre una terza e più recente formazione di sereno massima parìe în arenaria o macigno e in calcaria compaita. All'incontro dal lato sustrale il dorso del Moute Segro e del Pizzo d'Uccello consistono in gran parte in terreno massiccio di stesschisto e di calcarea più o meno ssccaroide, cui serve di mantello la calcarea cavernosa. © _ Laugo la cresta dell’ Alpe di Campora» rivi 505 qhena, a pertire dal varco delle via mili- fare sino nl segnale triponometrico del prof. Inghirami, comperisce la calcarea appenninica di tinta, ora cenerina, ora ce- rulea, attraversata da frequenti filoni di spato candido , ai quali filoni su Lentrano in coteste altare quelli di solfato di calce (genso). Alle sorgenti più remote del fi. Bosaro si affacria l’arenaria compatta, di struttu- ra uniforme a quelle di molti altri luoghi dell'Appennino toscano. Le stessa roccia continua a mostrarsi sino alla foce di un profondo vallone denominato dello Spe- dalaccio, sopra le gessaje di Sessalbo. aifcianto fianco merillicnate dell'Alpe i Camporaghena trovasi un fatto geolo gico importsatizime. Fu nel giugno del 1832, allorchè mi furono di cortese scorta in colesta montagna due gentili fivizza- mesi, l'Avv. Odoardo Sani, e Olinto Serie sehi, poco innanzi che visitasse e descri- vesse la stessa località il chiar. prof. pi- mno Paolo Savi ( Nus. Giors. Pisano I° 63) — È usa ripidissima balza che porta il nome di Zama dello Spedaleccio becca di wa macigno convertito in sten: histo verdastro con vene di solfe in eri- cente 0 acquista ima tinta cupe tenden- te al nerastro, sino a che a una mag-' do n leppareeo di là mediante le reciproca 306 FIVI rulco. Quindi, arrivati al podere di Pani. gagliola sulla vi tare, si affaccia uno schisto calcareo argilloso. che a luughi con- vertexi in ardesia, mentre in altre parti è affatto marnoso. Esso lingesi in color rosso cupo mercè dell'ossidazione del fer- rv che ivi intorno si rinviene, talvolta allo stato di ferro oligisto, tali alire fiate tnito ul solfo o all'acido solforico, for- mando così dei filoni di soliuri e di solla- ti, dei quali souo asperse coleste sommilà. Nella parte orientale dello stesso con- trafiorie che forma spalliera occidentale alia vallecola percona dal torr. Hommio, ricomparisce il grés antico ( arenaria ) = grandi elementi ; tulchè esso rafligura, ora una breccia calcareo-silicea , ora una va- rietà di calcarea-silicea stratiforme (pietra Sorte di Firenze), e ora filoni di spato ‘calcareo-magnesiaco (specie di siliememi- te?), cui subentra uno schisto argillo-si- liceo, (galesiro), sino a che nel canale del Risecco ricomparisce il grés sulico compatto di grana minuta e uniforme, come la pietra serena di Fiesole. Quest'ul- tima roccia costituisce i contorni del la- getto, donde prende origine il fiumicel- lo Rosaro, e forma le ru c gli no nella sommità di Appennino. È pure della stessa iudole la pietra che ri- cuopre le pendici del moute n destra e a sinistra della strada militare sino alla sommità del poggio di Vendaso. Cost sot tentra lo schisto argi!lo-siliceo friabile (galestro) di Linta ne; , che alte;na con la calcarea-arenaria; cui succede una specie di alberese in stra i inclinat'ssimi di tinta cerulea e talvo!t: ceciata; le qua- li ultime due rocce continuano ad incon- trarsi sino al di sotto del castel'etto della Verrucola alla confluenza del :orr. Mi mio nel Rosaro, nel qual punto sila sini- stra del torr. Zfommio apparisce di nuo vo l'arenaria-cerulea, ossia il macigro fie- tolano a grandi elementi; e questa roccia redimentaria serve di ossatura al poggio, su cui è fabbricata la Terra di Fivizzano. Scendendo la pendice di Fivizzano, la pier reria alterna con una specie di ia 0 poudinga silicea, la quale, in luogo denominato le Pelle, si scava per uso di macine da mulino. Di lì passando alla destra del fiume Rosaro, oltre il ponte di Povera, il terreno si di una marne, nella quale si formano rognoai di FIVI petroselce, che incontransi alla superfi- gie del suolo segnatamente al luogo delto il Corso del cavallo. Iv quanto alla sezione subapuana del territorio di Fivizzano posta nel lato si- stro del fiume Aulella, sino alla sua del Pizzo d' Uccello e del Monte Sagro, rinvierò il lettore agli art Aux Arvaxa, Asora, Equi, Munzoxr. Text. mo; e solamente quì avverlirò che da co testa parle le rocce calcaree, argillose e arenarie trovausi alterate o cangiate af- fatto di aspetto. Avvegnachè sui fiavebì dei monti Apuani il macigno apparisa in masse di pietra verrucana o schistosa; la ia argillosa vedesi convertita in ar desia, e la calcarea compatta cangiata in ‘un terrepo semicristallino di aspetto ssc- caroide, coperto bene spesso da una cab carea cavernosa; sicchè in cotesto lato so- no frequenti Ir grotte che costà volgar. mente appellansi Bucke o Tecchie; avver- tendo che la roccia calcarea diviene più candida e più cristallina a misura che si avvicina al centro della mon'agna, do- ve serobra essere stata maggiore la ‘lora plutoniana, alla quale i geologi moderni attribuiscono una simile trasformazione del terreno appenninico. Fra le produzioni minerali del terri- torio, sono le cave di gesso di S.walbo, a poca distauza dalle quali esistono al- cune tracce di vene e di filoni metallici contenenti ferro e rame, mentre nell’/l- opposta delle Panie si cavano marmi ianchi e venati il villaggio di Equi, siccome nelle vicinanze di Ajola si estrae del feldspato fatiscente, o colino per uso della Fabbrica Ginori delle po» cellane della Doccia presso Firenze ec. Cirea i prodosti agrarj il territorio della Comunità di Fivizzano, secondo i caloli forniti dal prelod. «utore d:1 Calendario Lanese, si suddivide come appresso: i Quadrati 339400 . 390,10 » » 3otssig » 12684,35 16471,04 DI: a 64043,15 Totale . . rivi La questo territorio I soli prati felciabi- hi pini denti ciglia bre Peli donde ne conse fue, che uno de' più levoli dati della contrada deve consistere nei botiame.—I castagni però sono quelli che somministrano Îl vitto quasi Giorna- Fiero alla popolazione agricne, e che co- un anno per l'altro al consumo della po- polezione staja ave di cen castagne,che ven. dute ai Genovesi li forniscono una rendita di circa rinei lire toscane. La coltara della vigna, benchè sia in aumento, non basta ancora al consumo del paese. Avanza però il prodotto degli livi, mentre rendono barili 3640 d'olio circa; se non che le piante, lenendosi so- verchismente fitte, alte e froudose, produ- cono meno per loro medesime, e per le se- mente del sottoposto terrene adug- fiano. Il prodotto de’ cereali non basta al cos- sumo.—Ll grano fè appena del 4, sia per mancanza di concimazione, sia per il me- preparare le terre, sia per la molta owbra delle alberete che ingombrano i campi. — La raccolta annua dei cereali, al petto dal seme, è di circa staia 39000, il loro consumo di circa staia 43500, a cui si aggiangano circa 7000 staia di formen- tento reniente dall'estero. Un arti. colo di risorsa è la canapa accreditata nel commercio a segno che fl sno prezzo è di citre un quarto maggiore di quello de le canapa di Bologna. ci esporta all'estero: si "ate ce rund frati le piante seno le rilevanti. La tità dei Sii Roli castagni lo querce, i cerri, i ini, i frassini e altre le di alberi Si ito fusto forniscono il izle mne d'uso, nom che per esitarne al di fuori. Tra i frutti di terra, che non hanno d' epo di cultura, meritano di emer ricor- dali, per il lucro che emi forniscone, i prugneli specialmente di Vinca, nelle di cui montuose pralerie mascono copiose e fragranti je Le industrie poi del poese si riduco Be a uma ferriera, a diverse fornaci da FivI 307 mattoni e da calce, a 15 tintorìe, 1a gual- chiere, 4 concie, 1 sortire, 3 ceci veriera, 1 stamperia, un Frasi a fabbriche di cappelli di pelo, 4 fabbriche di , © una trattara di seta, che è stata a) nel 1835. Con la Pespoldina del 30 set. 1772, al Vicariato di Fivizzano fu riunita la giurisdizione civile, criminale e mi- sta del distretto che competeva all'Audi- tore di questa Terra, con più nove castel. la della soppressa press potertria della co del ta Terra e corte di Codipoote. Finalmente, il po ilmotuproprio del ag febb. del 1777, furono n sol corpo i comuni conosciuti da voca- boli di terre, ville © castelli della corte di Fivizzano, più i sr comunelli della giurisdizione dello stesso Vicariato. Fivizzano diede i natali a molti vomi- ni illustri in varie facoltà — Nel sec. XIV, a Giovanni Manzini, che visse alla corte del duca Gio. Galeazzo Visconti. Nel sec. XVI si fece un nome all'assedio di Firen- 20 fra Zaccaria da Fivizzano; nelle scien- nerale del suo vo Ordine Eremitano, e mons. Agostino Molari già rammentato. Nel sec. XVII ebbero fama di dotti canonisti i fratelli Carlo e Giulio Serteschi. Nei secoli XVII e XX salirono in celebrità due altri fratelli Fivizzanesi, Domenico Battini prof. di medicina all’ Univer. di Siena, cui sì devomo varii opuscoli impor- tanti, e Costantino Battini rale dell'Ordine de' Servi ria, prof. all'Università di Pim, e ‘attore dell'dpe. logia de' secoli berberi. Ma superò in gri- do ogn’altro Fivizzanese l'Orazio italinne, i Giovanni Fantoni, il Lebindo fra gli Ar- cadi.—Fra quelli della nostra eta meri- ta lode il tes defanto prete Emanuele Gerini per le Memorie istoriche della Lar nigiana pubblicate nel 1826. comprende nel Com. di Casola, e Com. di Albiano. — Vi è un Cancelliere comunitativo di terza classe, che abbrac- cia anche le Comunità di Casola e di Al- biano. Mavvi un Esattore dell’ ufizio del Registro; il Conservatore delle Ipoteche è a Pontremoli ; la Ruota a Pise. QUADRO della popolasione della Comunità di Firizzano a tre epoche diverse. | —Fopolazione Nome dei luoghi ragono | Anno] Knno | Anno” 1551 | 1745 fuso 1833 ignino 438 | 526 Ajola 133 Alebbio e sae ville/S. Gemign 283 Arlia 215 Boltignana 8. Bartolommeo, Cura 135 iporaghena SS. Pietro e Paolo, Cura -_ 238 Canneto ISS. Colombano e Martino , Cura — | 174 | 1546 Cecina IS. Giov. Evangelista, Cura 200 | 165 | 169 Cerignano |S. Venanzio Abate, Cura 116 | 271 | 376 Ceserano |S. Bartolommeo, Cora 206 | 248 | 372 Colla e Maglietola :SS. Cipriano e Giustina, Cura 179 | za | 3a Collecchia |S. Lucia, Cura 195 | 109 | ito Collegnago |S. Caterina, Cura 135 | 99 | sa Comano IS. Giorgio, Pieve Prepositura| 863 | 621 | 709 Cotto |S. Jacopo maggiore, Cura 160 | 343 | 215 Crespiano IS. Maria Assunta, Pieve Ar- ci Debicò eCaugliano $ rlovsiri Apostolo, Cara sa: | 96 | 108 Equi |S. Francesco, Cara 135 | 130 | 159 Fivissano ss. Jacopo e Antonio Abate,| Pieve Prepositura 882 |1329 !1805 Gaissano eGroppoli SS. Lorenzo e Lucia, Cura 634 | 500 | 4go bolano :S. Martino, Cappellania Cur. 26] — | 29 Magliano |S. Martino Vescovo, Cura 016 | 116 | 141 Momrmio IS. Martino, Cura 266 | 177 | a00 Moncigoti 8. Maria Maddalena, Cura 046 | aa: | 343 Monte de' Bianchi 'S. Maria della Nevee S. Mar- der | 586 273 | 397 3468 | 193 265 | 361 15) | 256 88 | 107 Buetseg-inm 1p vid ‘iomazineg tp 169001G sifop ovos 1uprrmioilod 2 onng . n°gbsen*ggr Sn 12673 FLES Frecso di Lunigiana, attualmente Fes- nono nel Golfo della Spezia, e non Fiviz- zano, come fa creduto dall'autore delle Memorie Storiche della Lunigiana. — Fed. Fresano nel Golfo Lunense. Fraccrano in Val di Pesa.—ed.Lao- umo (S.) a Pamzano. Frisso ( Flezus ) nella Valle del Ser- chio. Vico perduto che ha dato il suo no- me all'antica pieve di S. Martino di Mon- tuolo, già de Flezu, o ed Flexrum presso la strada R. pisana, nella Com. Giur. Die. Due. e circa 3 migl. a lib. di Lucca. Trovasi l’attuale chiesa del F/esso, ce- sia di Montuolo, sulla ripa destra dell'Oz- sari (Auzer fl), la dove questo ramo sini- stro del Serchio formava un gomito prima di confluire nel tronco principale, chiame- to Serclum, che al di sotto di tal confluen- 1a designossi col nome di Auserclam. — Fed. Seacao e Ozsan:. — L'etimoldgia del nomignolo. Flexus emerge naturale qui al pari di altre località, nelle quali è stato adoperato il vocabolo medesimo. — Fed. Fizsso nel Val d'Arno fiorentino e Fiesso nel Val d'Arno pisano. Nel secolo X quivi sull'Ozsari esisteva una ja dalla contessa Willa dre del march. Ugo donata al mon. di S. Ponziano di Lucca,e dall’imp. Ottone III, nell’anno g99, fra le altre cose confermata allo stesso cenohio, con queste pertii (Poconesti, Croe. della Badia fior.) Sembra che si debbano pur anco rife- rire alla prenominata località le parole del registro Vaticano di Cencio Came- rario, tostochè fra i tributi che i Luc chesi pagavano nel secolo XIII alla Corte di Roma si trova compresa la Terra a Fleru. — Wed. Moxruoto. Fissso nel Vald'Arno pisuvo. — Que: sto Cas. esisteva nella Comi. € piv. pisano, forse alla confuenza dell’: ‘catico Bic sarno che si trovava cost, e nel territorio di Calcinaja, al cui alveo è restato tuttora il nome di Arno vecchio. — Wed. Cara masa- Di questo Flesso Lcovasi menzione in un istrumento dell’anno 975, col quale sta Alberico vescovo di Pisa diede ad enfileusi ai due fratelli march. Oberto e Adalberto progenitori degli Estensi, dei Malaspina € dei Pallavicini, i beni della pieve di Vico, quali eranvi quelli situati in “he FLOS 309 luogo appellato Flesso. Lo stesso casale è rammentato în altra carta lucchese del tot relativa alla vendi! ni ef 0. I i rie alienati Di 1002 dal march. Adalberto figlio del fu Oberto e nipote del march. Adalberto, uno dei due fratelli che l'ebbero in enfi- beusi ne 975. — Wed. I° Arrexvica alla presente Opera. Fizzo nel Val d'Arno fiorentino. — Cas. perduto situato probabilmente nelle gicinenze del Biserno esistito nel Pian i Ripoli, e cl tà prendere il nome di Flesso dalla dit o gomito che far doveva il Gume Arno in quella località. Un'istrumento fatto in Firenze nel 790, relativo alla badia di S. Rartolommeo a Ripoli, rammenta nella assegnata a quel monastero, item lui Flezo casam Vico pi Bidente.—Cas. perduto sul poggio sovra stante alla Terra di S. Sofia in Romagna, Com. stessa, Giur. di Galeata, Dioc. di Seu-Sepolcro, già Mullins di Galeata, Comp. di Firenze, Questo casale con le sue dipendenze ap- a parieneva ai nobili di Valbona, dai quali domato alla badia di S.Maria in Corme- din, detta ell'Zsola, sul Bidente.— Wed. a Ford ( Bosco pi 8.) nel Val d'Arno inferiore. — Ped. Basria nel Val d'Arno inferiore. FLOSCOLI (MONTE) o MONTE-FLO. SCULI (2fons Flusculi) in Valdi Sieve. Cas. e poggio che ha dato il titolo alla ch. parr. di S. Maria, volgermente appel lata a Monte Fruscoli, o Foscoli cou l'an- nesso de’ SS. Ippolito e Cassiano a Monte Flosculi nel piv. Com. Giur. e » miglia a grec. del Borgo S. Lorenzo, Dioc. e di Firenze. Risiede alla destra del torr. Else, un migl. a lev. della strada feemtina , alla base eden nino di Coreglia.—A que- ha relazione un’ documento importante le storia fiorentine. Contiene questo una provvisione dei so febbraio 1290, deliberata dalla Signoria di Firen- 2e, com la quale fu nominato e autoriz- zato va sindaco della Rep. a potere spen- do 340 FOCE dere la somma di 3000 fiorini per acqui- stare dal vescoroe del capitolo fiorentino ser cigi, le albergarie , og fedeltà e gius di colonia , che il clero e preside (ioren- tino avevano sopra gli uomini di mol- te ville, terre e castella del Mugello; fra le quali in essa provvisione sono specifi cate le terre del comune di Pulicciano, le ville di Aonta, di Fabiano, di Molessano, iazzono, le corti del Borgo S. Loren- S. Maria di Montefosculi e di altri luoghi posti in Val-di-Sieve. (Lu Monum. Eccl. Flor. T. III. pag. 156. La chiesa parrocchiale di S. . Monte-Floscali trovandosi ridotta in cat- tivo stato, dal padronato del popolo passò nella famiglia Bruni sino dai tempi dell” Arcivescovo S. Antonino; il quale con de. creto del g luglio 1455 ammensò alla curà di S. Maris] quella di S. Ippolito a Monte-Flosculi, obbligando i patroni a fornirla rredi sacri. — Ciò non ostau- te la chiesa di S. Maria a Monte-Floscu- li andò sempre più decadendo, così che nel 3 gem. 1566 fu soppressa con decreto arcivescovile che aggregò il suo popolo a quello della pieve di S. Giovanni mag- giore. ( Dell'Ugna, Note MSS. al Brocchi nella biblioteca del Seminario fior. ) Ma posteriormente tornò la stessa chie- [I di Monteflosculi parrocchiale sotto il La perr. di S. Maria a Monte Flosculi "uo 1833 contava 140 abit. FO (MONTE) nell'Appennino del Mu- gello.— Fed. Morre-Fo. FOCARDO (CAPO e FORTE) nell’ Iso- la di Elba, nella Com. e Gi i Longone. È una panta o promontorio con forti- no all'ingresso australe del porto, e di- rimpetto alla fortezza di Longone. FOCE e FOCI.— Titolo generico che serve n segnalare varie località, sebbene sotto an fore petto: di gioeco cioè, © varco da una in altra va appel lato Foce e talvolta Colla, {Cotle deren cesi); oppure, viene usato ad csprimere la Foce 0 Bocce di un fiume o fiumena, sia direttameote in mare, sia confluente in altro fiume. Al seconilo significato ri- feriscono i tre luoghi seguenti; gli ultri successivi spettano ul prime caso. PFOEN FOCE mt CALA BUJA. — Sboceo del canal di Piombino sull’estremo promon- torio ddi Populoni. FOCE per CINQUALE.— Sbocco dell' emissario del Zago di Porta nel mare Mediterraneo fra la marina di Pietrasanta e quella di Montignoso. Foce JE o BOCCA DI MAGRA. — Da questa Foce prese il distintivo til degli Agostiniani Romitani . ad fauces Macrae, noto specialmente per tina lettera dedicatoria, attribuita al prio- re di quel convento (Fr. Ilario) e diretta a Uguccione della Faggiuole, per commis- sioue (a detta del bulmente da Dante Aligh prima cantica della divi. no. — Ped. Tuosa, Feltro allegorico. FOCE vi FILETTOLE nella Valle del Serchio, — È un profondo avvallamento formato dalle pendici del monte di Filet- tole che resta a sett. e di quello di Avane che è dalla parte di ostro. Nel fondo di questa foce fu tentato una volta di Tarvi un canale per introdurvi un ramo del Ser. chio, preso sopra la steocaja di Ripafrat- ta, ad oggetto di condurlo a colmare con le sue torbe il lago e padule di Massa- ciuccoli. FOCE run MASSA x CARRARA. — Varco della muova strada R. postale sul monte Bruciana; il qual passaggio separa il terri sese dal Cai Varcodell’Appennino nella Liguri tale, situato in una depressione del Mon- te-Rotondo sull’estremo confine della Val. di-Magra, e della Lunigiana. FOCOGNANO (CASTEL) — Fed. Ca. stei-Focounano nel Val d’ Arno casenti- nese. Foorenaro ( Fodignanum ) nella Val- Vecola di Marina tributaria indiretta del- l'Arno sotto Firense. — Cus. che fu nel piv. di Legri, Com. di Calenzano, Giur. di Campi, Dioc. e Comp. di Firenze. — A questo luogo riferisce un atto di vendita rogato nel febbr. dell’anno 1044 in Sca- rabrone in Val di Carza. ( Ance. Dirt. Fion. Carte di Cestello). FOENNA fiumana in Valli-Chiana— Uno dei più grossi influenti della Chiana, che porta in cuiesta valle, come diceva il cel. Torricelli, arene d'oro. Ha le sue pri- FOGL' me fonti sulle penilici meridionali «de’ poggi che separano la Val di Chiana da quella dell’ Ombrone senese, e la Com. di Monte S. Savino da quella di Rapolano. La Foenna infatti nasce nel poggio di S. Giustim sul fianco orientale del monte di Palazzuolo, prende di prima mos- ma la «direzione da sett. a ostro, solcande una profonda foce fra il poggio di S. Ce- cilia che rasenta a destra, e quello del Calcione che lascia a sinistra; quindi do- po aver bagnato il casale di Modanella, € le falde occidentali del poggio di Rif magno, giunge a mignanello delle Serre, sull'antica stra Sovicille, Dioc. e no risiede sulle piagge cretose fra il torr. Sorra e la strada R. grossetana, che gli passa a Ere du'autica chiesa plebana piutto sto grande e a tre navate tutta di pietra di travertino, quando minacciando rovi- ma, per le ture dell'attuale pievano Luri- ni fu riedificata insieme com la canonica, e fu quindi consacrata nel 19 setlembre del 1830 dall'arcivescovo Giuseppe Nan- cinì, che in tale occssione deconò quel pievano del titolo di preposto. La pieve di Fogliano trovasi ramzien- Uata nella bolla di Clemente IH1 del so apr. 1184 diretta a Bono vescovo di Siena. Anche gli statuti senesi dell'anno 1270 fanwo menzione dei sindaci di Fogliano. La villa di Fozliano solfri par essa i gus- all esercito Austro-Spagnolo nel Fierno 6 maggio 1554. FOGN 3î La parr. di S. Giovan Battista a Fo gliano nel 1833 contava 151 abit FOGNANO, FIGNANO, già Orricns. no (Offnianum) nel Val d'Arno essen- tinese.— Cas. che diede il nome a una parrocchia ( S: Stefano ) e a un comenel- Ho della Com. e Giur. di Chiusi e Ca », altualmente annesso al di E Donato a Banzena nella Com. Giur. e circa 4 unigl. a grec, di Bibbiena, Dioc.e Comp. di Arezzo. Di questo casale, situato poggio lungo il torr. Corsalone, trovasi una delle S. Ge più antiche rimembranze nell'atto di fon- dazione della beilia di Prataglia (sett. del 1008), allorché Elemherto vesc. di Arezzo, fra i molti terreni di cotesta contrada, as- segnò alla nominata badia ua predio nella villa di Offiniano posta nel distretto del- la pieve di Bibbiena. (Anmat. Camato.) Ol[fignano, ora Fognano, lu nel nuee- ro delle ville e castelletti del contado are- tino confermate alla città di Arezzo dall imp. Carlo IV con diploma del 1356. - FOGNANO o FUGNANO in Vi sa. — Cas, già cast. con pare. (S. Maris in Funiano ) annessa alla cura di S.Gior- gio a Cinciano, entrambe nel piviere di S. Appiano, Com. Giur. e circa a migl. a scir. di Barberino di Vald'Elsa, Dioc. e Comp. di Firenze. Non sarebbe forse ardita com peltura quella di credere colesto nome di Fognano una elisione di Fondagnano, ca- stello che fu in queste perti tra i feudi posseduti dai Conti Alberti, e uno dei primi assalito e disfatto dai Fioreutini nell'anno 1119 pelle icianaze dì Pogna, appartenuta con Semifonte ai prescoea- nati dinasti. ( Riconvano Marasrist, G. Vitsana, Cronic.) — Vod. Fonosoraro. FOGNANO, © FUGNANO (Feganmem) to 6 Inigi ci sao ib). nai Comp. di hi 'irense. Tanto la chiesa quanto le ville risie- dono in poggio lungo il lorr. Agna, dal uale ripetono il nomignolo, quasi fae- lus Agnanus, per contrazione. ridotto a Fugnano.— La ch. di S, Martino a Fu- gnano apparteneva al vicino mon. di S. 512 FOSA Salvetore în Agna sino da quando l'imp. Ottone II, nel 984, assegnò l'uno e l'al- tro luogo in benefizio alia mensa vesco- vile di Fiesole, Da questa mensa li smem- brò nel 1197 Jacopo Bavaro, vesc. Fie- solano, per dare im dote la chiesa di Fu alla badia di S, Bartolomeo, da esso fondata nella collina di Fiesole, cui venne confermata dal pont. Innocenzo Il, allorchè uella sua bolla del 22 sett. 1141 specificò fra le chiese di suo padronato “monasterium 8. Salvatoris de Alena ( A- gna ) cum ecclesia S. Potiti (S. Poto a Piazzanese) et ecclesia S. Martini in Fu- gnano, etc. — Wed. Asazia Fiusotana Acsa (S. Saxvarons n). Irrourro (S.) 4 La per. di S. Martino a Fugnano, o a Fognano conta 356 abit. Fosazo vel Val-d' Arno fiorentino. — rhetto che ha cambiato l'antico nome di Fojano, quindi d: Forno in Pane, in che porta attualmente di borgo al Perve a Rifredi, nel suburbio e un migl. @ maestr. della città di Firenze, parr. della ieve di S. Srefano in Pane, Com. del , Giur. e 3 migl. a scir. di Fio- sole, Dic. e Comp. di Firenze. + Un istramento del 1 ott. 1027, spettan- te al capitolo della cattedrale di Firenze, tratta vendita di un di terra in loco Fojano, ubi et Forno in vocatur, infra territorium plebis 8. Stephani siti in Pane. — Ved. Pant (S. Srevazo n) e Posra a Rirazpi. > FOJANO (Fogianum, Fojanum) in Val di Chiana. Terra cospiena, ben fab- bricata, com insigne lata (S. Maro tino vescove) capoluogo di Comunità e «di Potesteria nel Vicariato R. di Monte 8. Savino, Dioc. e Comp. di Arezzo. Risiede nell'ombellico della Val di Chiana toscana, sull’alti-piano e nel pun- to più eminente di una fra le umili co- line che fiaucheggiano il Canal-maestro della Chiana , contornata da tre lati dal fiumicelle Esse. —La parte superiore che costituisce il castello, ossia il primo cer- chio della Terra di Fojano, trovasi a 694 be. sopra il livello del mare Mediterra. neo, nel gr. 19° ag' long. e 43° 15° lai 16 migl. a ostro di Arezzo, 1: FOSA tuttora le traceie di nn doppio cerchio di tura; il primo dei quali, girando intorno alla parte più elevata della collina, costi- tuiva l'ambito dell'antico castello, di fi- gura ovale. Era detto cerchio munito di torri altissime, con tre porte, e tutto fab- bricato di mattoni. Dentro il superiore castello sono compresi due uniformi e grandiosi palazzi, uno dei quali spetta al magistrato manicipale, e l'altro per uso del pretorio. Presso a questi esiste Luttora una delle torri poste a difera della porta settentrionale del cestello, attualmente ridotta ad arco. Di figura triangolare quasi equilatera è il secondo giro delle mura di Fojano, le quali racchiudono non solo l'antico cs- stello, ma due ordini di strade fiancheg- giate da abitazioni e da piazze, menochè dal lato australe, dove non vi ha che una sola via con doppia fila di case tra il ma- ro del castel verihio,e il secondo cerchio. Quest'ultimo conta pur esso ire porie, situate negli angoli, cioè, verso sett la Fiorentina, dal lato di lev. la por te delle Chiane, e a lib. la porta Cor- tonese. Sebbene finora s'ignori l'origine di Fojano, pure non è mancato chi tentasse di farla credere remotissima , quando si congetlurava, che Fojano fosse una deri- vazione di Fanum, o di Forum Jani. Comecchè sia, il castello e pieve di Fojano si trovano rammentati sino dal mille; essendochè in una carta del mag- gio 1021, speitante alla cattedrale di Ares to, è nominata la pieve di S. Martino sito Fojano. Costà a quell'epoca vi avevano giurisdizione e podere i conti della Scia- lenga e della Berardenga, discendenti dal conte di Siena Wainigi di origine sali- ca. — Fed. Bansnenca, e Asciano. Lo prova un atto di donazione del 2036 fatto dal conte Ranieri del fu conte Whualfredo, e da Ermenganla sua moglie figlia del fa conte Alberto, i quali coniu- gi, stando in Arezzo, offrirono ad una lo- ro chiesa posta premo Rigomagno nel pi- ere di S. Stefuno al Vico Duodecim (ora Vallesi ) la loro porzione della corte pa- terna di Fojano, ereditata dal conte Wual- fredo, e toccata per metà al predetto conte Ranieri mediante le divise fatte con l'al. tro fratello suo Wualfredo. (Cauca, Dei March, di Toscene ). FOJA Del casale poi, che portò il nome di Corte vecchia di Fojano, è fatta menzione in una pergamena dell'eremo di Camal- doli, data il 1. genn. del 1145, con la qua- le il march. Guido del fu march. Ranieri (del Monte S. Maria ) rinunziò a favore della badia de'' ldolensi di S. Quirico delle Rose, Nasciano presso Foja- no, tutti i diritti giusti o ingiusti che gli polevano apparlenere nella possessione Pi. nelli, piviere di S. Martino a Fojano, in loco dicto Cortevecchia. Lo stesso casale della Corte-ecchia è rammentato in un istrumento ilel g mar- 20 1315 appartenuto alla Comunità di Fo- j:n0, — Del resto questo paese divenne uno dei castelli più importinti del con- tadoe giurisdizione di Arezzo, cui fa im- medialamente soggetto, sino a che ne se possesso nel 1337 la Rep. fiorenti ‘poco innanzi il traltato, chè accord: temporariamente al Comune di Perugia ls custodia e governo di Fojano, di Lu- cigrano, di Monte S. Savino e di Anghis- ri.— Se non che all’ occasione della cac- ciata del Dacs di Atene da Firenze, Foja- noal pari degli altri castelli dell'antico conta'o Arelino tornò sotto il regime e giurisdizione della madre petria nale fu nuovamente confermatoda! p. rlo IV con diploma dato in Siena nel maggio del 1356. Tornarono per altro i Fojanesi volontarj all' obbedienza della Rep. fiorentina, nel 1383, poco innan- th ciob, che esa risequistane la città di rezzo. Fino da quell'epoca la Signoria di Fi- renze, e per essa i capitani di Parte Guel- fa pensarono di fortificare di torri e di mura Fojsno, che consideravasi allora come uno de' castelli di frontiera del di- FOJA 343 non corse molto che la Rep. fior. ricupe rò Fojano (14 giugno 1435), nella quale occasione dalla Signoria fa decretato, che fossero rindennizzati gli abitauti del dan no sofferto mercò la di alcane franchigie ed esenzioni. Dal 1387 al 1513 non meno di 6 sen- tenze per cagione di confini fra la Comu- nità di Fojano e quella di Lucignano farono proounziate dagli arbitri; una delle qui so ottobre 1441 fu det tata nella chiesa del convento di S. Ma- ria a Vertighe de Francescani Riformati presso il Monte S. Savino dal celebre pre- dicatore fra Alberto da Sarteano stato elet to arbitro dalle due comunità. Nel tempo che Sisto IV solleticava gli animi dei Senesi, affinchè si unissero a ed al re di Napoli contro i Fiorentiai, questi procuravano di riparare e fortifi- care i castelli posti nel confine orientale del distretto della loro Rep. — Non s0 se a quest'epoca si debba (are risalire la co- struzione del secondo cerchio intorno al castello di Fojano; vero è peraltro che nel di ag morembre 1476, i tan lì le declina laggio del Pozzo in Valdi ima,. garne il prezzo nella costruzione delle mu- ra castellane di Fojano.— Dopo aver mu- nito di un secondo recinto il castello pre. detto,lostesso magistrato della Parte Guel- fa rilasciò in dono alla comunità di Foja- no le torri del castel vecchio, il pomerio, © carbonaja, con i terreni interposti tra il primo e il seconde maro. Tale ce lo dà a divelere una deliberazione presa nel 29 marzo 1578, con la quale revocate fa- rono le precedenti comcemioni rapporto alle torrì e carbonaje del castel vecchio di Fojano, allorchè i capitani di Parte Guel- indo fa ordinaromo ai castellani di richiudere pesi alla sp ebbero tempo di mu- nire i luoghi più importanti e di metter tiene ua ragionerole esercito. Infatti Ne aperture state fatte nei muri di Foja- i no, e di rendereliberi tutti i luoghi, ter. reni e piazze, state occupate da quel co- mune. Ignoro se il decreto aveme il suo pieno effetto, avvegnachò alcuni odi@z} i pubblici eetti ia quella età, fra i quali a chiesa collegiata, si trovano collocati spunto nel o del castel vecchio, (Ance. Derx. Fioa. Com. di Fojano). vale stato fossero i due cerchi delle mura di Fojanoall'epocadell'altima Guerra di Siena, lo indicò l'Adriani nell 54 FOSA isteria de’ suol tempi, quando Piero di Fi- ippo Strozzi generale del- T'esercito Gallo-ltaliano, nel luglio del 1554, dalla parte della chiesa di S. Fran- cesco piantò due camuoni per abbattere la muraglia della Terra di Foiano occupata dai nemici; e poichè dopo 140 colpi fu fatta tanta ruina che agevolmente per l'a- Fasi vi si poteva entrare, vi si mosse l assalto. Questo per sorte toccò ai Fran- i, che mescolati con alcuni valorosi Ita- li, facendo loro la via innan- zi, si misero con tanta furia a salire un pedi di serpe, la quale era rimasta sopra che presto pene penetrarono dentro il mar e bente il custello da quella pirte resse un eltro cerchio di mura da ritirar- visi i psesani con la guarnigione, nulla giovò, perchè colero che ‘ano lasciata la prima, feggendo senz'ordine alcuno al loro scampo, abbandonarono anche la seconda difesa. + In tale assalto fu messo il fuoco al mag- gior numero delle case di Fojano, uccise senza distinzione alcuna di sesso o di età da 160 persone, fra le quali il castellano Carlotto Orsini, essendo gli altri rimasti prigioni insieme col potestà Pandolfo Ben- venuti. La perdita di Fojano mosse il march. di Marignano com tutto il suo esercito Austro-Spagnolo, il quale da Oliveto di Val-di-Chiana recossi ad assalire Marcia. no occupato anch'esso da 15 insegne d'Ita- liani. Piero Strozzi udito l’avvicinamen- to del nemico, si mosse da Fojano con tutte le sue genti, e fa costà ne campi fra Fojano e Marciano, dove, nel giorno due di agosto 1554, ebbe luogo la strepitosa battaglia che decise della sorte della Re- senese. Nell'anno stesso Cosimo I, con decreto del 13 nov., esentò per tre anni la popo lazione di Fojano dalle tasse e contribu- zioni ordinarie e straordinarie, onde com- nsarla dei dansi sofferti nel saccheg- gio datole dalle genti di Piero Stroezi ; il quale privilegio fu prorogato due altre volte per il tempo e termine di un no- ‘vennie ciascuno. Finalmente i capitani della Parte Gael. fa di Firenze, con atto degli 11 febb. « le carbenaje intorno alle pati FOJSA esteriori di detta Terra in tatto il loro circuito, fino alla larghezza di 50 braccia, con la proibizione però di eri. gere fabbriche intorno alle mura castella- ne più vicine di so braccia. Fra il primo e il secvado cerchio fu eretta la nuova chiesa plebana di Fo no, dichiarata collegiata da un breve di Leone X, spedito li 23 dicembre 1515 al pievano e agli abitanti di Fojano. Es- sendochè questi avevano fatto istanza di erigere dentro il paese an'altra chien bettesimalc, per essere la pieve vecchia troppo lontana, e di sopprimere la chiesa parrocchiale di S. Leonardo, situata nella piazza alta dov'è il pretorio, perchè, ame la troppo i, ai ballie alle risse che spesso in cotesta piazza cadevano a turbamento dei divimi e perchè fossero assegnati i suoi beni allo nuova chiesa che si desiderava di erigere in collegiata. — Leone X concesse la gra- esta per la chiesa plebana,che in- nalzòall'onoredi collegiata insigne con sei canonici euna dignità, l'arciprete pievano. Tafatti la nuova collegiata fu edificata fra il primo e il secondo cerchio, senza che la chiesa di S. Leonardo restasse folla di là. Essendochè trovasi questa sino si mostri tempi fra le parrocchiali di Fojs- trasferita nel 1783 nella ch. di S. Cri ina, e finalmente nel 1,88 DI il suo popolo aggregato a quello della chie sa collegiata. La pieve di S. Nartino di Fojano com ta attualmente quattro perrocchie sv cursali, cioè la prioria di S. Angelo nel Castel vecchio; secomla $. Cecilia; ter S. Maria del Carmine presso Fojaso; quarta $. Biagio sl Pozzo. — La prioria di S. Cecilia nel secolo decorso fu tr slatata nell'oratorio di S. Maria della Pa ce fuori di porla Fiorentin:. La ch. di S. Maria del Carmine fuori di porta Cor- tonese fu erelta in parrocchia con de creto vescovile del 13 agosto 1291, ricor me lo fu quella di $. Biagio nel villg- gio del Pozzo mediante un decreto vere del 21 luglio 1728. Esistevano pure in Fojano due con- ino di frati Domenicani (S. Tow- altro di Francescani Owervanti (S. Francesco ). L'antico mon. di Bene- dettine sotto il titolo di S. Silvestro cor FOJA mrvai Lattora, e riceve fancialle in edu- cazione. Nel territorio di Fojano era cora- presa la badia de'Camaldolensi di S. Qui- rico alle Rose. — Wed. Anazia pi S. mico arte Ross. Esiste poco langi d' Anasciano il tem- pieito ottagono della Wittoria fatto innal.. rare da Cosimo I sopra il risalto di una collina, ia memoria del trionfo che colà nel a agosto 1554 riporto l'esercito Au stro-Ispano contro i Franco-Italiani. Fra li stabilimenti di beneficenza Foja- uo conta sino dal secolo XV una pia con- gregazione che ebbe, e che conserva medi Fraternita, la quale dispensa ti dei suoi capitali a sollievo di fa Î bisgnose, e nel dotare oneste fanciulle. Vi è un ricco Monte pio che couta la sua esistenza sino dal secolo XVI. Gli antichi due spedaletti sono stati rimpiazzati da un più comodo e meglio provvisto spedale comunitati vo, stato eret- to da Leopoldo I nel soppresso convento di S. Francesco fuori di Fojano. Fra le molte e belle abitazioni, che reo- doso più decorosa questa Terra, quelle che più delle ultre grandiose, sono i due edifizj pubblici di quasi uniforme archi- tetitura, esistenti nella piazza alta, e la cass di deli porta Cortonese. Un vago teatro fa costruito col disegno di Leonardo Ve- gui fra la porta sudd. e il castelvecchio. Malti oggetti di belle arti possiede Foj mo, fra i quali meritano di essere veduti i bellissimi alto-rilievi di terra invetriata della Robbia nelle chiese di S. Angelo, mella Frateruita e nella Collegiata. Io que- s'ultima fra le buone pitture si distingne ema tavola di Luca Siguonelli, rappresen» tante la coronazione di Nostra Donna. L'eradito artista dancse dott. Gaye, nel 1836, ha riscontrato nell'archivio di que- sta collegiata la ricevuta Grmata da Luca Signorelli di Cortona, nel dì 14 di giugno 1533, nella quale dichiarò di aver egli compito mel termine prefisso di 16 mesi la piuura allogatagli nel 34 marto 1522, e di aver ricevuto la somma pattuita di 90 decati d'oro. Cotesto quadro pertanto deve comtarsi fra le ultime opere di Luca Signorelli ; oltre di che serve a rettificare maerrore biografico del Vasari, il quale diole quel pittore per morto nel 1521. della famiglia Passerini mei FOSA 35 La Comunità di Fojano mantiene medici e un chirurgo; due muestri scuola nel capoluogo, e uno nel villaggio del Pozzo, dove risiede anche un medico chirurgo. Pochi Fojanesi si distirisero nella re- pubblica letteraria, se non fu quel frate Benedetto da Fojano predicatore famoso in Firenze durante l’ultimo sio assedio, e che in Castel S. Angelo pagò con usura lu pena alle sue diatribe contro il pont. Clemente VII e la Casa de' Medici; e pochi ranmentano un Niccolò Mannozzi, che fu medico, e autore di un piccolo opuscolo apologetico sulla salubrità dell'aria di Fojano, e sull’antichità di Cortona, pub- Dlicato in Firenze nel 1613. Lo storico Adriani fece menzione di un capitano Biagio da Fojano, che mili- tando pei Senesi si distinse nella guerra i i Si l’occasione dell'assalto dei quali ultimi Fojano sino del medio eto fu, quasi direi, l'emporio della feg- tile Val iena. — Lo provano attual- mente i suoi frequentatisimi e copiosi rcati che si praticano nella muttina di ogni lunedì; lo dice il concorso alle Sue tere, che succedono nel lunedì della settimana chiamata di Passione, nel gior- no dopo la Pentecoste, nel agosto, e nel terzo lunedì ili ottobre; men- tre per i tempi più antichi lo dimostra, fra gli altri, up istrumento del 18 agosto 1297, col quale i sindaci di Fojano a nome e per interesse della loro comunità ven- derono a due banchieri di Arezzo 32000 staja di grano buono, da pagarsi a rate nel temine di anpi otto, per la sorama di lire 5500 di denari pisani, cioè, a ra- gione di soldi 3 e denari 6 lo stajo. (Asca. Dirt. Fioa. Comunità di Fojano.) Sul quadro della popolazione della Ter- ra di Fojano, che si esibisce a tergo, giova avvertire che la popolazione delle parroc- chie delle quattro parrocchie costituenti i tre Zerzieri di Fojano, non abita tutta dentro la Terra, mentre quasi una metà delle famiglie designate trovasi sparsa per i sobborghi e per le circostanti cam- pagne. Movimento della popolazione della Tama pi Fossano @ tre epoche diverse, divisa per famiglie. Tmpuazzi apuLei Comunità di Fojino. —Il territorio della comunità di Fojano può assomi- gliarsi alla figura d'un cono con punte riamte, la di cui base è volta a sett. tondeggia: e il vertice a ostro — Esso abbraccia una 11787 quadr. fra i quali so- quadr. occupati da cor- strade. superficie no compresi 40g si di acqua e da Nel 1833 vi si Canol-maestro della Chiana; dal lato di vstro e di lib. ba di fronte la comunità di Asinalunga, dal Canal-msesteo sino alla Casa-rossa, dove subentra la Com. di Lu- cignano; con questa ulti: i so pos., rimonta il fi alla strada comunitativa, che guida al vil- leggio del Pozzo; e finalmente di costà per termini artificiali, voltando la fron- te a maestro, e quindi a setl., ritorna al Ca di conserva con la Com.di Molte strade, tutte larghe, tutte buone e rotabili, attraversano în varie direzio mi il terri comunitativo di Fojano. Fra tante vie sccennerò solamente le due inciali, cioè la Longitudinale della al di Chiana, che passa per Fojano da sett. a estro, e l'antica via 1, © delle Folci, che attraversa il territorio da maestro a libeccio. MNotabiti avanzi di un' aritica strada, (forse la via Cassia) segnalò nel sec. XVIL Baldassarre Nardi, autore di un libro ine dito sulla bonificazione delle Chiane. Un tronco di essa tra Fojano e il Pozzo, € un altro # incontra presso Foate a Ronco, dove ritiene sempre il nome di ia della Selce. Le pianura del territorio di Fojano è bagnata da due diversi corsi d'acqua, a Jev. dalla Chiana, mentre da maest a lib. € quindi da ost. a scir. è circondata dal fiamicello che porta il distintivo di Esse di Fojano, per non equivocarlo con l'al tro fiumicello omonimo, il quale scorre nel lato opposto della stessa valle, ape lato Esse di Cortona. 1° Esse di Fojano, detto anche del Mon- te San Savino, trae orig: la cima del monte di Palazzuolo sul confine della Val-di-Chiana cou la Val-d'Ambra; di co stà scende a lev. a scir. passando canale formato dai poggi di pietre n naria del monte S. Savino, a piè dei quali riceve il tributo del fosso Zeprone; quin di voltando faccia da scir. a lev. s'avvit fra le piaggie cretose di Marciano, del Pot 20 e di Fojano, cui serpeggianilo lambisce alla sua sinistra, fino a tanto che voltanlo faecia nuovamente verso lev.-grec., avvia» si parallelo al Canel-maestro della Chie ma, nel quale sbocca alla base orientale della collina del Pozzo. n. L' Esse di Fojano, e diversi altri î- fluenti che scendono a destra e a sinistr: nel Canal-maestro, banno dovuto cangiare l'antica loro direzione, ch'era verso astro. rivolgersi verso sett., dopo che l'arle Pirometrica ha saputo obbligare per via di Venite ma ive colmate l' inversio. ne della Chiama toscana. — Wed. Cau FOJA Siffatto corso sinnosissimo, e in gran perle artefatto, di un fiumicello come è quello dell’ Esse, il quale raccoglie le s0- que fra terreni ora solidi come il macigno, ora fri. come la creta, è di una gran- dissima utilità alla pianura del distretto Fojanese. Essendochè cotesto finmicello, il quale, ad imitazione delle Chiane, riescì lunga età dannoso e funesto alla fer- n tilità del suolo e alla salubrità degli abi- tanti di Fojano, è stato all’età nostra con- verlito in profitto grandissimo delle stesse campagne e dii chi le abita. A megliocomprenilere l’anzidetta verità importa che io aggiunga due parole sulla struttura fisica del terreno che cuopre la superficie di cotesta comunità. Imperocchè la qualità precipua del di lei suolo appartiene al terreno appellato i parte del quale rimonta all autidiluviana, quando cioè depo- sitaronsi costà le crete lufacee con intiere famiglie di conchiglie marine, terreno che riveste l'antico fondo della valle, in mezzo a cui attoalmente scorre il canal fiancheggi: maestro, 0 il falveg, ch'io chiamerei la carena della valle.— Fed. Corana fiume. Testimoni d'un tal deposito debbono riguardarsi i banchi di ostriche e di al- tre conchiglie marine, tuttora esistenti nelle colline fra il letto della Foenna, e quello dell’Esse, riunite in banchi che si presentano allo scoperto presso la Castel- lina fra Fojano, e Asinalunga, e a Ca- salta sulla strada comunilativa che guida da Luci a Bettolle, tufo marino nelle colline, drupedi di speci quelli sepolti nel Valdarno aretino, e nel Valdarno sopra e sotto a Firenze. AI principio dell’inversione dall'an- tico corso dell'Esse, presso la strada Zos- gitudinale tra Fojano e Dettolle, il terreno addussato alla pianura che stà all'oriente del colle di Fojano, è tutto di alluvione, fulto o quasi lutto da tre secoli a questa parte conquistato sopra le acque dell'Es- se e quelle delle due Chiare che costà va i lunghe FOJA 317 “lungamente pigre impaludevano.— Ped. Cana e Faammero. Fu il Comune di Fojano il primo a sentire la necessità di affidare a una mano te l'impresa del bonifieamento della ‘al-di-Chiana, sebbene la Rep. fior. più volte vi avesse rivolte le sue mire per irlo a carico delle vicine comunisti di Fojano, isolvettero di cede: re, per atto pubblico del 10 giugno 1525, quei fondi palustri sl cardinale Ippolito de' Medici nipote cugino del Pont. Cle: mente VII, e socio in tale impresa, affin: chè eglino a proprie spesc e per loro vai io, ma con quelle cautele e condizio. i prescritte, la malsana pianura della Chiana potessero bonificare e riderre a perenne cultura. Ma gli avvenimenti politici già di- scorsi all'articolo Fraxxzz impedirono al cardinale Ippolito e a Clemente VII di continuare i lavori incominciati. Quindi tanta impresa restò interrotta sino a che Cosimo I, oltre la conferma del contratto frigidito e malsano; siccome lo dimostra- vala perizia eseguita nell'anno 155: dall ingegnere ducale Antonio Ricwoli, e la mappa idrografica che l' accompagnava. Dalia quale perizia risulta, che allora la pianura orientale delle comunità di Fo- jano era stagnante, e che per il Iragitto di circa 9 miglia, cioè dal porto di Pilli @ quello di Fojano, le acque della Chiana non avevano pendenza sensibile nè verso il Tevere nè verso l'Arno, sicchè solto alla collina di Fojano il padule spagliava per la larghezza di miglia 1 e {, ed era tre braccia profondo in tempo ordinario, e br. cinque nel tempo di escrescenze e di ie. — Vedi Curana. Attual te però quasi che tutta l'e nunciata estensione di terreno palustre ‘e malsano vedesi bonificata mercè il me- todo di tenere il fumicello Esse in col mata; il quale avendo rialzato con le sue torbe la superficie del terreno, inca malarsi in an piano inferiore col dare una decisa pendenza alle acque che ivi arresta- vansi: in guisa tale che ne emersero due estese tenute della R. Corona, le quali dai peesi delle sovrastanti colline presero il nome di Fojano e di Posso. “i 3418 FOLG La qualità del terreno testè accennato rende le acque che v'infilirano cariche di sali a base argillosa; cosicchè mancan- do costà sorgenti di acque salubri e leg- gere, gli abitanti di Fojano usano di quel- la piovana delle cisterne. La porzione maggiore del territorio di uesta comunità posta collina è col tivata a viti e la minore por zione couservasi nda a seminagione di biade.—La pianura che circonda da tre lati le colline di Fojano e di Pozzo stinata ad uso di praterie, vasti campi ea sementa di cereali, di legumi, di mais, di lino e di canapa, mentre i campi e le pub blicbe strade veggonsi finucheggiale da gelsi e da loppi, a cui sono raccomandate le viti. II prof. Giuli, autore di una Sta tistica agraria della Val-li-Chiana, nel 1825, fra gli altri calcoli valutò che vi fos- sero costà 8400 capi di animali domestici. POLL Con regolamento del 14 nov. 1774 fu approvata dall’Augusto Legisintore l'or- gunizzazione della nuova comunità di Fojano, il di cui territorio abbraccia i tre Terzieri; cioè S. Martino a Fojano, sc dentro la Terra medesi SA tembre 1772, relativo al nuovo comper- timento dello Stato fiorentino, fu confer. mato Fojano residenza di un potestà di de. prima classe, dipendente pel criminale per la polizia dal Vicario R. del Monte San-Savino. Havvi in Fojano la Cancelleria comunit. che abbraccia le Com. di Lucignano e di Nurciano. Vi è un ajuto dell'ingegnere di Circondario di Cortona; l'ufizio ili ese zione del Registro trovasi a Lucignano, la conservazione dell’ ipoteche e la Ruota so- no in Arezzo. QUADRO della popolazione della Comunità di Fosano a tre epoche diverse. esziere di 5. 6. Martino, Collegiata Si lor |anso Martino \S. Leonardo, Prioria 59 1 2|8 S. Cecilia iu S. Maria del. | #7 ini Pace, Priori ie Î 289 | 52 detto di S.An- £S. Michele Archaug., Prioria| & & [1078 | 658 gelo S. Maria del Carmine, idem LED -|- slo Villaggio di Pozzo | S. Biagio, Rettoria FE [305 [too Somma totale . .... Ferzonaco 0 Foicnaco in Val-di-Ma- gra. — Villata nel popolo di Monte de' Bianchi, Com. Giur. e circa 4 migl. a ostro di ino, Dioc. di Pontre moli, già di Luni-Sarzana, Comp. di Pisa. Risiede in una piaggia bagnata a pon. dal torr. Zucido di Vinca, e a sett. da] fiume Aulella.—/ed, Monrt pe’ Buson. Foruoa: e Scatvasa in Val-di-Merse.— Ved. Lunum. - + Abitanti n°3844w° 459726425 FOLLO (Follum) in Val-di-Magra. — Vill con pieve prepositara (SS. Martino e Leonardo ) capoluogo di Com. nel Man- damento , Dioc. e circa 6 migl. a pon. di Sarzana, Provincia di Levante, R. Sardo. È situato alla destra del fi. dietro ai monti della villaggio era tra i feudi dei marchesi Malaspina, i quali nel 1202 cederono in enfitemi per petua al vescovo di Luni, fra gli altri ca- FOLL nielli e casali che possedevano nella Lu- sigiana, anche questo di Follo, che poi un altro vescovo assegnò in feudo ai con- ti Fieschi di Levagna — Ped. Besaarno La Com. di Follo sbraccia le popo- lazioni seguenti, dove nel 1833 si nove ravano sino e 2013 abitanti, cioè: 1 Follo, SS. Martino e Leonario, Prepositura . . abit. * Carnea, S. Maria Asta, Ret » 3 Polverata;S. ‘Ricoolò vesc. di Ba- ri, Rettoria. o» 4 Sorbolo, S. Lorenzo, idem ‘o » 5 Tivegna, S. Lorenzo, Arcipret. » 6 Piana di Battolla, $. Maria, Ret FOLLONICA nel littorale di Massa ma- filtima. — Cas. che serve di residenza all' ulizio delle miniere e fonderie granducali, nella parr. plebana del casello di qui ) Com. Giur. e 6. migl. a scir-lib. di Ga- vorrano, Dioc. di Massa marittima, che è to migl, a sett.-grec. Com Grosseto. Di questa borgata, che deve la sus ori- gine ai forni fusori della miniera di ferro costà trasportata dalla vicina isola di El- s'incontra una debole rimembranza in an istrumento rogato il dì primo geun. 1038. Trattasi di una donazione fatta alla badia di Sestigna di un pezzo di terra posto nel luogo Fu/lorica.—L'etimologia di un tal nome sembra pertanto doverla ripetere da qualche antica officina fullo- nica, ossia follo a acqua; aÌ che agevol- mente doveva prestansi cotesto litorale, nel quale scendono i canali di acque dai poggi di Massa e dalla su- piana. + La storia di Follonica, trovandosi con- Nessa con quella del vicino cadente ca- stello di Valli, sarà riportata all'articolo Vatu di Fottonca, discorrere i questo dello stato attuale de) nascente hoc 60, e dei celebri suoi forni fusorj. Allorchè il R. Governo, nell’anno 1836, disciolse l'amministrazione della Mugo- ma, coll'allivellare tutti gli edifizj e fer- riere della montagna di Pistoja e del Pie- fraatino, creò una nuova amministra» FOLL 319 zione delle Mi € Fonderie del ferro nazionale, destinando Follonica a centro della medesima. Du tale amministrazio- ne pertanto dipendono gli impiegati alle miniere dell’ Elba, quelli dei forni e fer. riere di Valpiana e di Cecina, e le mac- chie cedue che le furono assegnate in dote onde ricavare in parte il carbone neces sario ad alimentare i lavori di quelle ci- clopiche fucine. Forni di Follonica; quantità di fer- raccio che vi si fonde, e lavori di getto a disegno. — La situazione di Follonica sulla riva del mare, rimpetto all’ isola dell'Elba, ed alle miniere di Rio, da cui è seperata da un canale di circa 20 mi di traversa, e in mezzo ad estese macchie, può dirsi senza dubbio li più favorevole alla lavorazione del ferro e la più adattata al suo commercio. — Esiste costà un forno con macchina sofliante a vento asciuito, alto br. 14 e soldi 3, e largo nel suo mag- giore diametro br. 3 e soldi 16. Cotesto forno è capace di fondere e di produrre da 45 u So migliaja di ferraccio, o ghisa per ogni 24 ore; cosicché a piena lavorazione (che è dal dicembre al gin- «no) si calcola di ottenere uu prodotto di .. cirea otto milioni di libbre di ghisa. Si eseguiscono eziandio dei getti di ferro fuso in forme; per es. projettili da artiglieria di ogni sorta, tubi per acque- dotti, stufe, fuocolari ec.; e non ha mol. to che si è dato principio ad eseguire og- getti d'intaglio di non poca difficoltà, co. me sarebbe il tempietto di ferro eretto sulla piazza di Grosseto per adoruamento di quella fonte, edi pioli e colouniui per la balaustrata intorno ai fondamenti del Duomo di Firenze. All'oggetto di accre- scere e perfezionare una simile manifat- tura, la quale stare a confronto con quella delle fabbriche estere, è stato di recente costruito in Follouica un gran- dioso edifizio ad uso di fonderia con un forno, al quale verrà applicato il metodo stato già introdotto nell'Inghilterra e in Francia, quello, cioè, di servirsi dell'aria riscaldata. Frattanto, a favorire sempre più l’in- dustria e il commercio di questo prodot to natorale e nazionale, è stato notubil- amente abbassato il prezzo del ferraccio, col ridurlo a lire 41 toscane, ossia franchi 34 per ogni mille libbre. — Arroge a ciò 50 FOLL Ba qualità del ferro di sua natera miglio. re di quelenque altra miniera de'”'Eu- ropa , per arguire che sempre maggiore pose divenire il consumo per l'interno, € l'esportazione della ghisa di Follonica per gli stati esteri. Del Forno di Valpiana, della quantità e qualità delle acque motrici. Dicesi e l'argi. dal littorale più depresso di Follonica. Ja Valpiava si trova un forno fusorio sall’antico sistema delle trombe a acqua, il quale di rado è messo in attività,atteso il maggior costo dei trasporti del minerale. Oitre il forno el un ino, sono in Val iana tre ferriere al una fabbrica cilin- Rcics lemgo il cono di quella gora o ca- nale che viene dal poggio di Massa, e che prosegue per Follonica sino al mare. Il meccanismo di tutti gli opificii qui sopra rammentati riceve il movimento da due sorgenti, la Zonna e le Wenelle, le cui acque si riuniscono in un solo canale poco al di sopra delle officine di Valpia- na. La sorgente della Monna scaturisce lim. pidn e tepida dalle rocce di calcarea caver- mosa che formano l'esterna ossatura dei colli di Mama; ma a proporzione che le me scorrono all'aria aperta, eme, ni mdosi dal muturale loro tepore, depositano lungo il canale una dose di car- donato (travertino) non minore ‘del tartaro, di cui il f. Elsa incrosta l'al- FOLL struzione col disegno e direzione dell'ar- chiteito Francesco Leoni, addetto alle of- ficine di Follumca. Colesto ponte è for- mato i 16 0 19 pontoni, 14 dei quali sono foderati di rarae nella parte sommer- sa nel mare, nel quale s'innoltrano per il tratto di circa a20 braccia; per modo che avvicinarsi alla testata del pooie rocdesimo tutti i bestimenti che non som stre Moremme, indusse tentare nel 1836, sotto la direzione dell amministratore attuale Raffsello Sivieri, la perforazione di un pozzo artesiano nell' orto della casa di Amministrazione, che è circa 400 braccia lungi dal lido del mare, e 4 br.al di sopra del suo livello. Con tutto che unn siasi ottenuta acqua saliente sopra la superficie del suolo, pure l'esito ha corrisposto allo scopo, mentre al. la profondità di br. 4o circa, doro aver - trapanato un allissimo strato di creta cab carea, si trorò un getto, il quale ascecde sino a un braccio al di sotto de'la super- ficie del suolo, e che tanto d'inverno quas- to d'estate somministra per via di tromba una buona acqua polabi!e nella quantit* di circa no barili per ora. La popolazione di Follonica nella :t+ gione delle lavorazioni, (dal movembre al giugno) da pochi anni progressivamente è aumentata, talchè, se prima otto o nove» penne bastavano, ora non sono suffici ti le venti case che attualmente si cont» no in colesta spiaggia, non comprese kl officine, i magazzini, e le abitazioni spet tanti alla R. Amuinistrazione — Perl crescente popolazione di Follonica il g preno- verno ha ordinato la costrazione di un muova chiesa invece dell’ antica, ormi tre quelle di sopra accennate. al facilitare sel did di Follonica lo reo e l'i ircezione Generi; e elalmente a fornire un più comodo de Io ai bestimenti che costà la vena del ferro di Rie, fu fabbricato nel 1834 na ponte di leguo di solidimima co- massetana. In Follonica è stato aperto di recente run macello e una farmacia; e vi si tic una fiera di tre giorni nl mese di aj prile. i; FOLLONICA (POGGIO Di)ia Valdi FOND Nerse — Porta il nome di Follomice un poggio nel distretto della parrocchia di Montc-Pescini. Com. e Giur. del Murk di mon loaica della Val di Chiena, sia per la di- reione, che è a destra della via prove. miente da Roma, sia per la disuunza mag- giore, quanto ancora per la qualità del terreno tufaceo e scevro di miniere, come è quello che ricuopre il Monte Follonica presso Monte Pulciano; mentre Li con- (ada di Monte-Pescini, dov'è il Poggio di Follonica, è formata in gran parte di gabbro e di serpentino, due qualità di rocce, nelle quali ‘ogliono incontrersi Joni 3 nadi prù o reno ricchi di rame.— Ved. Vazenano del Vescovado in Valdi- Merse. FCLLONICA o FOLLONICO ( MON. TE)— Wed. Morra-Foctossco ia Valdi. Chiana. FONACO o FONICO (8. MARIA A) im Val-Fiberina. Cas. che ha dato il no- me a una parrocchia nella Com. Giur. e circa » migl, a ostro di Monterchi, Dioc. di Sansepolero, giù di Città di Castello, Comp. di Arezzo. Risiele in monte alla destra del torr. popolazione di soli 8a abit. Fonvscnazo in Val d' Ela. — Ved. Faonoscnare. FONDAGNO nella Valle del Serchio — Cas. con per. (S. Michele) nel piv. di migl. a lib. del Bor- jar. del Ragno , Dioc. e # posto in costa sulla destra ripe del torr. II, che Padogna, che scende Serchio de Anne di appellato anch’ esso na di castello, apparteneva ai vescovi di Lucca, ai quali fa confermato dall'imp. Ottone IV, con privilegio del 14 die. 1209, e dall'imp. Carlo IV, nel 16 febb. 1355. alla dritta del FONT MM La perr. di Fondagno conta 136 «bit. Fospionane, è Foorcaaro in Val-di- Marina. — Cas. perduto nel piviere di Le- gri. Ad eso riferisce una pergamena della badia de’ Cistercensi di Settimo, del lugl. 1044, relativa a une vendita di terreni ti in Fodignano nel piv. di S. Sere Fedi Marina — (Anco. Der: Fioa, Carte i di Cestello e di Settimo). Fensot: nel Val.d'Arno superiore. — Css, che diade il nomi alla chiesa di S. Lucia a Fondoli piv. di Cascia. — Ved. Cascia. FONGAJA nella Montagnnola di Sie- na — Fed. Foneasa. FONTANA, FONTANELLA, FONTE, FONTANELLE, FONTL,_— ti ed altri nomi consimili nervo « Qesignare diverse villate e casali in Toscana.—-Tale è la villa di Fontana nel popolo di S. Pie- tro in Collina della Com. di Porta Lucche- sedi Fistoja; la Fontane Ghisi nel piro. re di Saturnana, Com. di Porta al Bor- (0, pure di Pistoja; altra villa Fontana mel popolo di Loppia, Com. e Giur. di Berga; la Fonte o Fontana-Teona nella montagna di Pistoja che diede il nome a una badia; il Poggio Fontane nel pop. e Com. di S. Maria a Monte, ec. regolamento governativo del di » giur. 1777.— ed. Buonconvanro. FONTANELLA (8. MARIA IN) nelle Valle del Rabbi. — Ces. e parr. volgare mente appellata S. Moria del Rio di Com nelle Com. e Giur. di Premilcoro, di Bertinoro, Comp. di Firenze..— A questo Ces. di Fontanella alludevano i digliana, fra gli altri luoghi della Rome- anco il di Fontanella. — 7ed. se Came. FONTANELLE in Val-diChiene. — Cas. che diede il titolo alla perr. di &. Ber tolemmeo alle Fontanelle, unita nel 1783 al pop. di 8, Andrea a Petreto, Com. Gius. 33 FONT e circa 3 migl a lev. di Costiglion-Fio- rentino, Doc. e Comp. d'Arezzo. — Ved. Perazro e Forrameuza. FONTE RONCO in Val-diChiana.— Fattoria della R. Corona nel popolo di S. Marco di Alberoro, Com. Giur. e circa 4 migl. a lev. di Monte Sap-Savino. Dioc. e Comp. d'Arezzo.—Il fabbricato della Fat- toria risiede alle falde orientali dell’alti- piano che rasenta la parte occidentale del Canal-maestro della Chiana sopra la strada Longitudinale. La fattoria di Fonte a Ronco si compo- ne nella massima parte di terre che infri- gidivano » piè delle colline della Fonte a fioncoe di Tegoleto, state conquistate in gran parte daiglue primi Grandu cè le colmate ; € poscia cedute al ordine di S, Stefano Papa e M.; il quale andò sempre aumen tando il boni ficomen- to di simili possessioni fino a che ene, nel 1809, ritoruarono in potere della R. Co- rona. — ed. Ataznono e Tacorrro. FONTE (PIAN DELLA) nel Vald' no superiore — Med. Incisa. FONTE-BENEDETTA nelle Masse di Citta _ al Beneperra (Fos- 73) in Val di Ti FONTE. BENEDETTA (ABAZIA DI ) mell'Alpi di S. Trinita. — Ved. Asuzu »i S. Tarmrra nell’Alpi del Casentino. FONTE-BECCI presso Siena. — Wed. Bacca ( Fosrr). FONTE-BUONA pr CAMPI nella Valle dell’ Ombrone Senese. — Wed. Amsazu nesta Bensnorsca, x Benuapizca ( Mora- erzao ELLA ). CATE BUONA, © FONTEBUONO ni SIMALDOLI. — Fed. Camarpori (Sacao Eazwo pi ) FONTE-BUONA in Val-di-Sieve. — Borghetto e prima posta da Firenze sulla strada R. bolognese, 8 mig! stessa città, nella parr. di S. Macchie, già a Fonte-Buona, piviere Macciuoli, Com. e quasi 3 migl. a ostro di Vaglia, 6 Giur di Scarperia, Dioc. di Fiesole, Com) ino. Tn questo Torghetto, posto in pianura alla sinistra del torr. Carza, nei secolo XI s'incontrano i primi magnati del Mugello. Tale era quel conte Gotizio figlio di altro C. Gotizio di legge longobarda, il quale insieme con la contessa Cunizza sua mo- glie e figlia del fa C. Alberto, nel febb. FONT del 1085, mentre risiedevano in /oco qui dicitur Fonte bona, cederono al conte Ta- lio del fu conte Pagano la loro Fs Hestiazgt castelli di Zuco e di Can Lemerlo con tutti i beni che essi possede- vano sei pivieri di S. Gioranni Maggio re, di S. Maria a Fagna, e di S. Felicita a Faltona pel Mugello.— Nellosiesso mese ed anno i coniugi medesimi, dal luogo pure di Fontebuona, fecero altra domazio- ne a favore del prefato conte Tagido, cui rinunziarono, per il prezzo di lire s00, le proprietà e ragioni che essi uvevano in tutta la Toscana, ad eccezione delle loro corti di Firenze, di Campi, di Decimo, di Corella, e dei castelli di Luco, di Can- tamerlo e di Monte-Aceraja. Nel tempo stesso iuvestirono il predetto coute Tagido di tutto ciò chea va nella villa di pedronato che av Martino del cast. di frivolo su “retta di S. Stefano nel cast. di Camprato in Chianti, sulla ch. di S. Michele nel cast. di Rifredo, es quella di S. Maria nel cast. di Zio Coraacchiaja presso la pieve la pieve di S. Maria e di S. Giov. Battista; pure rinunziarono a favore dello Steno C. Tagido i diritti loro sulla corte di Ca- stro e sopra quella di Frena nel fiume Santerno. (Ama. Camazp.) Più tardi in Fontebuona fa eretto uno ale per i pellegrini ; ‘e attualmente Foonr

opo le be nefiche disposizioni testamentarie di due benemeriti Fucecchiesi, il canonico Lui- gi Paperini, € Vincnzio Montanelli, già gonfaloniere; avendo essi destinato a be- nefizio dei poveri il frutto dei loro patri- monij ( circa 7000 scudi di fondo ). La Comunità per altro mantiene due medici, die chirurghi e due maestri di scuola, che uno di elementi, e l'altro di belie lettere, Circa l'aumento straordinario della po- polazione di Fucecchio, dal 1551 al 1833, si ve-lere nella tavoletta quì a) 20 GT quale da d'uoposv et, che la popolazione del 1501 è compreusiva di tetto il distretto comunitativo di Fuoe- chio, valea dire, che cum equivale appena della popolazione attuale. Movimento della popolazione della Tess Di Fucaccuto e sue pendici «tre epoche diverse, divisa per famiglie. Comunità di Fueecchio.— 1) territorio Che costituisce questa comunità è di tyg-ura bislunga e irregolare ; ha la base più lar (2 volta a sett. cr* riposa nella Cerbaja, mentre il \eruce verso ostro tocva la ripa dell'Arno. Esso abbraccia una superficie di 18090 quadr., dei quali quadr. Sos sono presi da corsi di acqua e da strade. Vi stanziava nel 1833 en> popolazione di g940 abit, corrispondenti a circa 450 individei per egni mig. qued di suolo im) Erli com i teritori di otto comu- nità. — Del lato di sett. per il tragitto di circa messo migl. he di fronte la Com. di Uzzano mediante il fosso Sibolla, a partire dal ponte sulla strade R. traverse della Val.di-Nievole sino al ponte detto ile Porte che cavalca il fosso medesimo. val Ivi sottentra a eonfine la Com. di Bug- giano lungo lo stesso fewo, con cui si accom) nel canal nuovo del Capan- none, che poi attraversa da pon. a lev.. [n per varcare il pedule inferiore di ‘acecchio nella sezione denominata l°.f- jone, onde giungere al canale del Terso che trova al porto delle Morette. Quivi subentra a confine dal lat> di lev. la Com. di Lamporecchio, con la quale percorre il etto canale sino davanti alla chiesa . Aquesto parito tro Com. Cerreto-Guidi lungo il canale del Terso, finchè esso, un miglio più sotto, si socop- pia a quello del Capannone, dove i due ca- nali cambiano il nome in quello di mae stro della Gusciane, emissario del pedule di Fucecchio; canale che neò riguardarsi come ana contiauazione del fiume Nio- 4 358 FUCE vole, che va a tribatare le bp ic Arno, puco lungi dalla Seresse, emissario del lago di Bientina. — ed. Guecuna © Nirvots fiume. Il terreno che costituisce l' esterna os- satura del porgio di di Faceochio, è simile a quello le colline longitudinali alte 1 Greciana, consistenti in ripetati letti di di ghiaie della grossezza di una di un-uovo di struzzo, ghi je andtini tutte da rocce di macigno, e di alberese trascinate costà dai monti detti di cotto Finiaia, cia dal rappo di rep: e CE poi dell'Arno vagassero in un Leste lungo le colline di Cer. reto-Gi quelle di Ripoli e Fuceochio, lo dichiara il nome di Sreri che rino da otto secoli almeno porta questa coni e che lrpniangrnn ini pepincichar ti per un alveo, ossivvero Sicara, 1 nno somaro ati oc menti del medio ero; fra i quali ci rò l'itinerario di Filippo Augusto re di Francia, allorchè reduce dalla terza cro- ciata (an. 1191), da Roma si avviava per la strada Francesca nell'alta Italia. (Anro- 1oc1a se Frazsar, Giugno del 1833 peg. 16). Allora la strada Francesca attraversava pito il poggiodi Puoecchio dor imesi dell tenzi uello a sinistra, il più discorto lima, ppellevasi Arno nero, e 10- ei dll'Altopescio S te "la Loilina di esso Fucecchio, designa- vasi col vocabolo di Arne bianco. Anche sia questo bisarno, chiumato Armicimo in alcune carte del secolo XIII, l'Lmp. Fe derigo Il con privilegio dell’aprile 1244. diede facoltà alli stessi Ospitalieri dell' Altopascio di costruire per comedo ed uso dei Laven n ‘una specie di ponte mobi. Nel secolo XV Je alluvioni del fame dovettero ostraire l.fro bianco, ossia il ramo più piccolo, mentre al terreno di quel letto colmato restò I° mignolo di Arnicino. Tale un contratto del 1481, col quale Gagi ta LI F " atario perpetuo della mansio- ne d'Altopescio, permutò e cedè ai com- FUCE soli dell'arte del cambio di Firenze, fra beni, on di terra premo che ad drnicino premo il fiume Arno (Lan, Modoepor. parte IP.) Le terre acquistate per l'incanalamen- to in un solo alveo dell'Arse davanti a Fucecchio, vennere în potere della badia presccennata, alla quale dripoll, cn 1 cn privo ne potrai decime dovute al R. Fisco: Se ti ini do cime universe: terrarum et novorum. agroram ium ed Curiam de Ficiclo, et ejus pinza percipere , vel habere. (Luni, Esisteva costà, nelle terre dei nuovi acquisti fra le ripe dell'Arno e Fucecchio, una chiesa sino dal secolo XII in luogo detto Grimagneto, per la quale era iu- sorta lite fra l'abbate DAnsetino di Foceo chio, che sosteneva esser di padronato del suo monastero, e il pievano di S. Gene sio, che la reclamava come filiale del seo piviere; sicchè il Papa Pasquale II sea questa causa, e la sentenza fa Soaternzta da Celestino III nella bolla delag aprile 1194 a favore del preposto di Genesio. — Anche rapporto ai confini distrettuali del territorio alla sinistra del. l'Arno, sino da quel tempo erano insorte controversie fr il comune di Fucecchio « quello di Sanminiato, per terminare le quali, nel 3o sett. del 1294, fu pronune ziato un lodo da quattro erbitri eletti dal- le perti; nella quale circostanza furono eziandio apposti i termini e tracciata una fossa nuova lungo la via detta il Petrorio, nella fossa di Cavene sino al Gume. In quanto al distretto di Fucecchio si- tuato alla destra dell'Arno e nella Cer. heja, si prese per norma una ne dei 30 sett Pio fatta dal collegio de' Priori degli Anziani della Rep. di Lucca, con la quale fu concesso ai Co muni di Oltrario, di Massa-Piscatoria e di Ceppiano la domandata unione con quel lo di Fucecchio. (Asca. Dre. Fioa. Carte della Com. di Fucecchio.) A quell'epoca, ed anche nei secoli po- steriori, la comunita di Fucecchio dava FUCE FUCE 359 ia afitto i pascoli della Cerbaja alla de- convertito in seguito in un mulino delle stra del canal della Gusciana, cioè, di RR. possessioni. Orentano, di Galleno e di Stafioli. Per Ma le vicende idrometriche del efkttio di i suoi sindschi, nel 1413, Tago della Gusciana , rinvio il lettore (13 agosto ) affittarono per cento fiorini agli articeli Gosciama, e Pasuta ne Fu- l'oro l'anno quelle pestare a Mess. Gen- csccsso; solamente mi limiterò qui a rem- tile Giglio del fu maestro Tommaso del mentare il benefico editto de' 4 settem- Garbo medico farzoso di Firenze; quindi, bre 1780, col quale, dopo quasi un se sel 1400 ai di giep., Il potest di FE colo di reclami dei Valdi renze eletto in giudi È dai Nievole, e di Fucecchio, dopo tant ripe- sindachi dei comuni di Fucecchio,diSan- tute visite e relazioni di sommi matema- ta-Croce e di Castelfranco per cagione dei tici, che reclamavano le cure del R. detti pascoli, mediante en lodo da eso verno per ottenere la massima promunziato, fa assegnata a ciascuno dei ne scque del pàdule di Fueecchio sopraddetti comuni la loro porzione del. con la demolizione indispentabil della leCerbaja, descrivendone i respettivi con- pescaja alzato nel 1435 al ponte s Ceppia- fini. In y alle differenze nate fra le mo; il sommo legislatore i» Com.di € quella.di Larciano, Pisrao Leorotso I, di sempre cara memo- confini le RR. bandite, < fa bor] 5 ibertà ai fronti di pisa piper derivi colmare terreni. E quasi che simili atti di ità non bastamero, volle quell Li colose che nell'estiva siagione vi sta» tiavano. Da quanto ci è finora diseorno è feci Je arguire di qual natura siano i e Ahi Redi, E icceme dificilmente quei ri ni arrivano sani alla calda stagione, si ricorre al cempeneo della distillazione; Lg bit di fanta Gees ‘propria degli al di Santa-Croce. In Fuosechio l’arte più estesa è quella di pettinare il line e la canapa, due generi che in oggi sone peristi costà per la mag- gior perte dall'estero, mentre questo me- stiere in origine mecque e ci propagò in Fuoecchio pel bisogno di lavorare il pro dotto del proprio prese. Esisionb 1a Fucecchio sei tiatorie Lari Lingere i temuti di filo e di canapa; vi si contano due fabbriche di cappelli di feb tro; e sulle sive dell'Arno sono due for maci di Ta conformità dell to vale de' sg. sett. 1974, relativo all'orga nizzazione di un migliore sistema eco. ‘Îmomico delle csmunità del distretto fio- rentino, anche a questa di Faoecchio, con editto speciale del 19 dicembre dell’anno predetto, fu prescritto un muove sisiema amministrativo, e l'estenzione del suo ter- Vengo la strada la Veldernese « quella Traversa luoche. fa Fecvloaicoa molli fe tiro pi iena nm mereaie del più tati della Valle, IA ogni sto dope l' Ascensione, e l'altra nel mar dedi successivo alla festa di Tutti i Senti. ‘Se contare si dovessero i Visconti fr i soggetti di maggior merito che ha for- ‘mito Fucecchio, noi dovremmo citere non solamente il card. Guido di Ud ‘meniato, ma Filippo Visconte di Fucse chio, che nel 1288 comandava uma galera ‘alla battaglia della Meloria; e Corsine Vi- sconte, che fu giudice degli appelli ia Volterra nell'anno 1265. Era forse della stessa consorteria quell Earico Conte e Vescove di Luni, che dall anno 1273 al 1296, governando la su: chiesa, rivendicò molti diritti e giurisdi- tieni; e fa egli che pensò a (ar traecri vere tutti i diplomi, privilegii, lodi, ces- Aratti di vi ia un li N Ara mella castle di Ser sana sotto îl nome di Codice Pellericisa FULI di te postero di Carteirnnco ssi sotto, edi comunita POPOLAZIONE della Comunità di Focsccsro a tre epoche diverse. + Abitmti 1958x° SSg9 n? 9940 Somma italo ....... FUGHANO nella Valle dell'Ombrene —Essa nel 1945 contava 66 abit., mentre pistojese. — Ved. Fosusmo. mel 1551 aveva soli 28 individai. FUGNAFO e BILIANO in Va}-d' Era. lecolline, che diramensi dal monte di Vol terra fra il borro drpiso e il fi. Era. Mel 1293 gli abitanti di Fugnono 0 Biliono rinnovarono il giuramento di fe- deltà alle città di Volterra (Ance. Duri. to Foa. Comunità di Polterra). Fra le case di compagna ne esiste costà ta di proprietà della petrizia famiglia ‘Velterrana Mafiti.. . La perr. di S. Michele a Fugnano nel 21745 contava 5g abit. FUGNANO di S. Gimignano. — Cas da cai perr. di S. Rertolemmeo apperte nera alla Dioc. di Vohern, innanzi che Fr niaien sul declinare del secolo FULIGNANO (Fulizienum) in Val. d'Elm. — Cas. e antica ch. perr. (S. Lo- renze ) con l'annesso di S. ale ignoli , cca plebana, una volta filiale ch. prepositura di . da cui è cirea migl. s $ 2 lev. nella Com. e Giur. medesima, Disc. di Colle, una se FULT Nell'anno poi 1087, ai 25 aprile, quat tre (ratelli fedi di contado; riusitii mella badia di S. Salvadore a Isola, ven derono a quei monaci la loro porzione di corte di Fuliguano con la sesta parte del la corte e cast. di Siaggia, eccettuata la torre dentro il castello e una casa dentro le mura di Castiglioncello (Ghinibaldi ). Anche in un atto di donazione, fatto nell’ott. del 996 alla badia fiorentine, si mominano due corti poste in questo casale di Fulignano: siccome pure i Pont. Lo- cio II nel 1183, e Onorio III nel 1310, confermarono ai i della pieve di Sen-Gimignavo i diritti che aveva la loro chiesa nella corte di Fulignano, e nella T' Lorenzo. sua cappella di S. La perr. di S. Lorento a Fulignano conta 267 abit Fouronano nel Val-d' Arno sotto Fi. renze.— Ces. che fu nel piano di Sesto, di S. Romolo a nata, Com. e . di Sesto, Dioc. e Comp. di Fi. renze. A questo lsogo di Falignano riferisce un istramento rogato, nel nov. del 1042, in: PiancalJoli dell'Appennino Imolese, ora del Vicariato R. di Firenzuola; col psetrà atto il C. Landolfo figlio del fu C. della tifredo, detto Goltizio, a seconda Vegge rda che professava, donò cagione di more (scorgincop ) alla fas sposa Allina figlia di Adoaldo la quarta perte d'en gran numero di corti che pos. sedeva mella Toscana, e precisamente nel nità. Chianti, nel Mugello, e nel piano di Se. cui nomina fra le altre la sua curte di Fulignano. Aoche i canonici della cattedrale di di Firenze, e più tardi la chiesa collegiata di 8, Maria Maggiore della siocsa città te mevano dei fitti in Faliguano del popolo di Colonnata, In quanto alla cattedrale 6o- rentima si rammentarono due documenti sotto gli anni 1072 e 1084 bg Co romzara me Sesro; rapporto poi a S. Ma- ria Maggiore, essa nel asd sc “a di terra situato nella villa di C>- mata in luogo denominato Fuligneno. — Fed. Cowornata m Suso. FULTIGNANO nella Valle del Bisen. io. — Ped. Fartasaro. FULTIGNANO ( EREMO pi S. SAL- VABORE a).—È uno dei primi conventi di Romitazi Agostiniani che si conosca FUMA im Toscana, che poi, aggregato a della Selva del Lago nel Mon ri presso Siena, diede il titolo alla Congre Fr ita UN; (MON no di Verghereto. ) monie posto sul confine del Granducato con la regione Urbinate di Nonte-Feltro e di Sersina, fra il monte Cornero e le Balze risiedo nel nodo della catena centrale dell”, nino, da dove incominciano a schi tre valli le più centrali dell’ Italia; cioè, la Valle del Tevere, quella del Savio e la valle della Marecchia nell'antica provia- cia dell'Alpi Appeunine. — Ved. Bus "eo, ALDA. Il monte Frimajolo fa designato in un istrumento del 1330, nel quale si dichiara che la chiesa di S Giovau Battista inter embas Peres, attualmente per. plebena, era situata fra il. monte Ocri de Saxeno (forse quello che on è chiamato È Ser doni, a cagione grandi i sc00- nese di learn dolo che lo ricuo prono), la piaggia di S. Alberigo, il mon dedi VunbialEt ti monte di doguilone. Anche in una convenzione stipalata, li 10 ottobre 1350, fra i nobili della Faggiuola e il priore di S. Gio. Battista fra le due Carte di $. Eu La ch. di S. Fabiano a Fumelgello, ce sia di Tensano era di padronato della be dia di Poggibonsi sino dal 1180, siccome apparisce da un contratto del 36 nov. di detto anno , riguardante una permula di Esso è rammentato fino dal 715 ‘agitata in Siena per cagione del ievi del contado senese, comprese però si diocesi di Arezzo; mentre a quell” epoca deva il titaloa unacappalli ($- Pin. tre in fundo Gellino) compresa nel re di È. Maria ad Altaserra, attua) te pieve di $. Maria e Montebenichi. — Forse a questo fondo Gellino riferisce un istramento del gennajo 1003, col quale i bisnipoti del Conte Wuinifgi coni no alla loro bedia della Berardenga, fra sel gli altri del Chianti, quelli i iu Gellino putido in Colle fenali, in Sezia- no, in Piscinule etc. — Wed. Bensasen- 64, e Atrasenna. Funse-Luco nella Valle dell'Ombrose senese. — Wed. Casusoas, e Luco ($. du eso mn). Furse-M scuo nel littorale di Livor. no.— Podere che fu dei Conti della Ghe- rardesca, fone sino da quando Wallresto di Radgauso cittadino pisano assegnò in du- te, nell'anno 754, alla sua badia di S. Pie- * quale Bavvi una case di cmpegna delle miglia Borghesi di Siena . di $. Michele a Fnngaja con etti Lorenzo al Colle conta 118 Dr. Fivs. Badia di Coltibuono ) FUSIANO, o FUSCIANO (Fusianum) nella Valle dell Ombrone pistojese. — Villata che diede il titolo alla chiesa di S. Biagio, il di cui popolo da'lunga nno è aggregato a quello della pieve di S. Ma- ria a Bacchereto , nelle pendici orientali n04 FUTA di Monte-Albano , Com. Giar. e ci.ca s a pon. di Carmignano, Dioc. di Distoje, Comp. di Firenze. La ch. parr. di S. Biagi © Fusiano è rammentata in una mem ber na dell'antico mon. di S. Bartolom. meo di Pistoja sotto il di 7 aprile 1398, @ in quelle de' PP. Domenicani della st-s- sa città, al 18 geon. 1430. (Ance. Dirt. Fia. Carte di quei due Monasteri). FUTA (MONTE patta ) ossia MONTE » FO' nell Appennino dello Stale. — Porta il nome di Futa il varco più fre quentato della catena centrale dell’ Ap- 1nnino, che trovasi a 1560 br. sopra il livello del mare Muliterraneo, circa 60 br. più depresso della sovrastante cresta del Monie di Fo Di costà, venendo di! cast. di Gagliano, passava l'antica strada «asestre, che dalla provincia dsl Magelle varcava il giogo dello Stale, da dove proseguiva nel rerri- torio di Bologna. La qual via maestra fu afforzata pel 1358 dalla Rep. fiorentina, onde difender il contado da una n cursione che meditavano di eseguire per il passo dello Stale le compagnie di capi. tani di ventura; sicchè (p>r asserto del cronista Matteo Villani ) in breve tenspo fa fatta lungo l'Appennino dello Stele tina chiuse per la traversa dei poggi di ot iglia con fossi - steccati, torri e speme bertesche di legname. ( Marr. Via- tant, Cronica ). Fri in quell occasione che i reggitori delle Rep. Sorentina fecero rintracciare l’istrumento della donazione del territo ric dello Stale fatta ai 7 dicembre 1048 dal C. Guglielmo Bulgaro di Fucecchio a favore della badia di Settimo prese Fi- renze cui amegnò in dote la contrada, che poi prose il nome di Conica dello Stale, affinchè quei monaci vi erigemere un l'arte degli albergatori nelle città, mo meno nelle aperte campagne e mei mont ia ii iti dell'A, mino. Tali ricerche fufono spacistmente pro mosse dallo scopo di rintracciare i conf ni fra il territorio bolognese e quello fin rentino, nel quale ulti.n0 era corapresa la vasta tenuta dello Stele, ossia dell'Ospe dale; tenuta che ivi c'ichiarasi posta nella contrada di Gall'‘ano Nella specificauzio ne ci tali confini, sebbene non sia ge ficato il varco della Futa, ossia del Afoe- te di Fò. pure sembra ivi designato cca le espressioni di Colline di Feo di Ubal- do e di Feo di Carbone. La fabbrica della dogana della Futa, tutta di pietre ivato, fra fatta costrai- re dal G. D. Piani I, che isti tai questa dopana la soppressione della Contee dello bordi Vea. Sta. Fanno capo alla dogana della Futa le merci che entrano nel Granducato per le in vie che provengono da Piano, da ne e da Barigazza. — Il dogagiere della Futa è di terza classe, e dipend= da quel lo vi seconda classe dellé Filigare. TI pesso della Futa era temuto una vol. tu dai passeggieri per la violenza dei venti che sofiano su quello nude somu.ità dell' Appeanine, spec:almente lungo la crinie- ra dei monti ira la Futa e l'eslerio dll Traversa presso il Sesso ci Castro, la qual criniera divide la valle transappentina del Santerno da quella superiore della Sie ve, ossia del Mugello. La rmunificenza del Grandu.a felicemente regnante ha proce. Tato un riparo a tali bufere, mediante sa costrazione di due lunghi e rossi mure- glioni, che a guisa di bastioni difendoso le vettore e i passeggieri nei punti più esposti al vento in mesto a quel passaggio G Gis — Fed. Can srors e Gan suora. GABBARI ( MONTE ). — Wed. Aurz Arosa, Fansoccsta , Sramesa. GABBIANA o GABIANA (Gabiana) in Valdi-Magra. — Cas. che dà il nome la pare. di S. Andres a Gabbiana Com. Giur. e circa 3 mij N Dioc: di Pontremoli, già di Luni Sruta, Comp, di Pisa. Risiele sopra un poggio, la cui base è bagnata dal torr. Civiglie tributario sini- siro del finme Magra quasi sulla foce del Teverone. Questi nomi di Gabbiana, Gabbiano, Gabbiola, Gabiaule, e simili, parve a mol U erediti che essi ripeer del la loro etimologia ed origine da predii apperte- tuti a coloni o altri romani addetti alla pente Gabbia o Gevia. . Fanno perte della zione di Gab- li Casso- biena diverse villate, fra Je lana, Greciola, Baratti, Degliò, Favale, Casella, ec. consistenti tulte in piccoli greppi di case e di famiglie. N casale maggiore, quello di Cassola- ne, è nominato in en istramento di di- vitione di fedi, fatta nel 1295 fra di- GABBIANELLO (Gabianellum) in Val. di-Sieve.— Cas. la cui ch. parr. (S. Miche- Xe) è annessa alla cura di Laci fiano nel - Giue. Frati.— Ped. Locsesuno. GABBIANO nel Val-d' Arno inferiore. = Cas. ridotto a un colle boschivo con oratorio (S. Barbara) già parr. dell'anti- % piviere di Montopoli, dalla qual Terra è dreca un migl. a ostro, nel Com. ‘ ‘gia di istessa, Dioce. di. Comp, di Firenze. mn £ il colle di Gabbiano bagnato a pon. dal toer. Cecina, a non molta distanza dal- la via comunitativa che da Montopoli gui. da a Palaja. si GABBIANO in Val di Chiana. — Cas. e parr. (S. Firmena) nel piv. ino Com. Giur. e circa 7 migl. a lib. di Cor- tona, Dioc. medesima, una volta di Chiusi, Comp, di Arezzo, - Trovasi in un poggetto alla sinistra del rio Massarone, alla cui destra passa la strada provinciale che da Cortona guida a Valiano sul Canal maestro della Chi: La par. di $. Firmena a Gabbiano no- Vera 192 abit GABBIANO in Valdi-Greve.— Villa che fa dei Ridolfi, attualmente Romelli del Turco, nella parr. di S. Andrea a No- vole, Com. Giur, e circa migl. 4 4 a lev. di Sancasciano, Dioc. e Comp. di Firense. GARETATO nelle Valle Ombrone jese. — Cas. con rr. (S. Miche ) nel piviere di Vinatclano; fissa della Porta Luochese di Pistoja, Giur. e Dioc. della stessa città, dalla quale è circa 3 mi. glia a poù. Comp. di Firenze. Giace alla base orientale del poggio di Seravalle alla destra del tore, Piuci, e della strada R. lucchese. La «par. di S. Michele a Gabbiano ha 149 abit. . ù GABBIANO in Val-di-Sieve.—Cas. con parr. (S. Lorenzo ) nel piv. Com. e circa migl. a $ a sett. di S. Piero a Sieve, Giur, di + Dice. e Comp. di Firenze. * Cotesto Gabbiano è in una pia» mura salla strada comunilativa che diri. guai per Gagliano lla destra del tore Cor. «sal confine della Qoe. di S. Pio ro a Sieve con quella di Scarperia. L'altare maggiore della ch. di Gabbia» no ba una bella tavola dipinta da Jacopo Vignali rappresentante il titolare con al. tri tre sentì della Congregazione Vallom- brosana stata patrona di questa chiesa. Fi. mo al principio det XIX era esa governata da un curato monaco Vallom- brosano della badia di Vigesimr, sebbene mel secolo XIV fosse manvale della badia 4 366 GABB de’ Vallombrosani, come apparisce daila visita fatta li 6 ottobre 1322 da don Si- mone da Gavill: generate di quella Con- gregazione. Attualmente il parroco è ina- movibile. La parr. di S. Lorenzo a Gabbiano con- ta 111 abic., 30 dei quali spettano alla Com. di Scarperia. Gannrano, e Cassiera nella Valle del Serchio in Garfagnana. — Villa perduta dove fr. un monastero nell'antica vicaria € piviere di Gallicano, Dioc. di Lucca, Duc. di Modena. i; li Corvaja, ai T trumento del 1266 lato nella villa di Gabbiano, in orto 7ia- ciguerrae quondam domini Peltri olim de Castello Aghinolfi. ( demor. per ser- vire all'Istoria di Lucca. T. III.) Il monastero di Cavhieta o Cabbiata trovssi registrato nel piviere di Gallica- mo sino dal 1260. GABBIAVOLA, GABBIAVOLI, già Gansracra e Ganasone in Val d' Elsa. Jo dubito che questa villa di Gabbia- vola sia quella che diede ii di mmeniata in un istrumento rogato insCa. stel-fiorentino nel 1415 ai 18 fuglio. Es #0 contiene la vendita di un pezzo di terra nel popolo di S. Bartolommeo a Gabbajala, nel piau di Pesciola, fatta di un popolano di S. Quirico alla Sodera mel piviere di S. Pietro in Mercato (Ance. Duer. Fioe. Carte di Cestello); e forse è la medesima chiesa di S, Bartolommeo a Grabbiolla che trovasi registrata nei cata- loghi della diocesi fiorentina e nel balzello imposto dalla Rep., nel 1444, sotto il pi- Viere di diouterappoli. Comecchessia l: cura di S. Bartolom. meo a Gabbiavole, giù detta a Cabajole, fu annessa alla cara di S, Frediano a Neb- Jima a sinistra della strada provinciale volterrana che da Montespertoli guida a Castel.fiorentino. — Wed. Cusssote. Cotesta villata, al pari di altri castel Vi di Val-d' Elsa, appartenne ei conti Al- conte Rainaldo e il conte Maghin.r- do, «ratelli e figli del C. Alberto e della conte» a Traversara, noti specialmente per la guerra di Semifonte che fu pur loro feudo. Nel quale istrumento, fra le essioni dei conti Alberti i Val-d° Elsa e in Val tano le corti di Ripa, di Zignano, di Foe- dignaro, di Bagnolo, ui Gricciano, di Tre valli e di Gubbiauia. (snc. Dirt. Fio-.— Cane dell'Ospedale di Bonifazio). Tali possessioni dei CC Alberti ci ri- chiamano a una del:berazione fatta dalla Signoria di Firenze li 13 aprile del 1318, mercè cui furono deputate 15 persone per esaminare i privilegi di esenzioni dal. Je gabelle che reclamava un conte Alberto, chiamato Berto, che tu figlio lel C. Azzo lino, e nipote di Alberto del C. Maghi nando sopranominato. Il qual conte Berto di Azzolino, nel 1318, abitava il palazzo antico dei conti suoi agnati în Certaldo, sessioni di i - (Taxciom, Fiaggi T. VIII p. 114 e sett) 4'la predetta chiesa di S. Bai Mommeo Gubbiavola , ossia a Gutajola, riferi. izione ivi collocata , nel 159%, dal C. Alberto figlio del C. Antonio degli Alberti di Firenze, che prò leggessi nel Lami. (Afon. Eccs. Flor. Tom. Il p. 783) GABBIOLA in Val di Pesa ( Cavianle © GobiiAula).— Cas. che ebbe ch. pen. (S. Stefano) il cui popolo siuo dal secolo XVI fu annesso alla pieve di S. Giovanni in Sugana, attualmente oraterio pubblico nella Com. della Case'lina e Torri, Giur. e circa 4 migl. a maestro di San-Cascie no, Dioc. e Comp. di Firenze. Risiede in mezzo alle pinete sui pog- di della Romola, alla destra del primora- mo della strada provinciale volterrana che si stacca dalla R. romana al Galluzzo. La fu a per decreto dei da Mons. Guido Serguidi scovile ad istanza del pi Poco lungi dall'oratorio di Gabbiola, ma alquanto più in alto, si vedono le trae- e coi fondamenti di un muro nella lau- qbezza di br. 104, e nella Larghezza di br. 50, indizj di un gran fabbricato qua- GABB drilungo, ad uso probebilmente di casa torrita, giacchè luttora cotesta località conserva il nome di castello. A questa Gabbiola, detta Castel-vecchio di Val di Pesa, probabilmente appella un istrumento del 27 ott. 1075, stipulato in Gabiaula giudicaria fiorentina, col quale Pietro del fu Alhino da Gabiaz/a vendè la quarta perte del poggio di Castelveo- chio. ( Arca. Dirt. Fiona. Badia di Passi. ittero (Gebretum ) in Valdi-Ceci.. ma.— Cast. distrutto dietro ai poggi di Monte-Catini di Val-di-Cecina, alla cai chiesa filiale fù riunita la pieve dei SS. Dionigi, Rustico ed Eleuterio di Gabbre to, Dioc. di Volterra, Comp. di Firenze. Il castello di Gabbreto deve il suo no. me alla qualità del suolo di che in cotesti monti predomina; ed era uno di quei tanti castelletti del contado volter- rano, che Arrigo VI nel 1186 concesse con titolo di feudo a Iklebrando Pannocchie- schi Vese. di Volterra. Ma simili privilegi, comecchè personali e di precaria durata, risultando sempre fn pregiudizio della pubblica libertà, în un tempo in cui tutti i popoli tentavano di rivendicarla, anche gli uomini di Gab. breto, al pari di tutti gli altri abitanti delle ville registrate nel diploma preac- cennato, tornarono presto sotto l' ohbe. dienza del comune di Volterra. Infatti nei suoi archivii si ritrovano g Blici di sottomissione prestata di popoli di quel contado al potestà terra, atti che vennero rinnovati dopo com le forze dei Ghibellini mercè le battaglie di Benevento. Quindi anche i sindachi del comune di Gabbreio giu- rarono obbedienza alla citta di Volterra nel giorno 35 genn. del 1373, siccome l'arevano giurata i soci antecessori nel die. del 1335 e nel nov. del 1351 mao nella somma di lire 7150, mentre Mienimo fu tassato in L. 1250, Sorbajano e Agnano in L. 500 per ciascuno. Cosic- chè il totale della prediale toccata nell'an- no suddivisato a un distretto territoriale Î, 9400 di quella moneta, corrispondente a GABB 367 ua dipresso a circa 36000 lire fiorentine del cono sttuale.— (Asca. Dirt. Fioa. Carte della Comunità di Volterra). Il ca fabbreto è rammentato come ‘uo fortilizio in un Urattato di tregua fat- ta nel 1315 fra i Pisani, e i Volterrani dopo la battaglia di Monte-Catini di Val di Nievole. La pieve di Gabbreto comprendeva nella sua giurisdizione le seguenti setto chiese: io di Munte-Catini, eretta in pie- stesso titolo; a. $. Giovanni di 1.8. Bia, Te solto Caporciano; 5. S. esistente; 6. la chiesa di Terenzano , di- strutta; 7. S. Andrea di Miemmo , chiesa riedificata dal G. D. Pietro Leopoldo I. Gabbreto fu segnalato sul confine dell' antico coutalo pisano nei diplomi eon- cessi degl’ Imp. Arrigo VI, Ottone IV e Carlo IV a quella città. Nel 1403, ai so agosto, l'arcidiacono di Volterra, come delegato apostolico, ineor- rò al decanato della cattedrale di quel PR città la pieve di Gabbreto e la chiesa di S. inn di Scandicci nel piv. di Pova, ossia a Pitti, della Dioc. ima, unitamente ai loro beni. (Anca. Dart. Fior. b- Olivetani di Pisa). — Ved. Moxra-Carin di Val di Cecina. GABBRO,GABBRETO,MONTE-GAB- BRO, MONTE-FERRATO, MONTE-NE- RO, MONTE-TIGXOSO, NONTE-PELA. TO, MONTE-ROGNOSO ec. — Sono di quei nomi dati a una qualche contrada, poggio o castello, ordinariamente situati d'appresso, 0 anche sopra un terreno che i naturalisti toscani chiamarono gabbro. 11 qual terreno generalmente di tinta ver. de-nera, d'aspetto ferriguo, di qualità ma- gnesiaca , suol esere poco propizio alla vegetazione di molte piante. — Noi in- dicheremo quì appresso alcune poche cow- trade designate col nome di Gabbro o di Monte-Gabbro cow nella Toscana. GABBRO ( ‘EL pt) nei monti Li- i in Val di Tora. — Vill. sperto e di alcuna rocca o torre con Le le (S. Michele) nella Com. e circa 6 migl. a ostro di ColleSalvetti, 308 GABB Giur. Diec. e 8 migì » poncecir. di Li- vorno, di Risiede in costa sulla lice orienta. rgeastiariri ivornesi Scauro, ossia R. Centrino, titolo com cui sua ch, parr. di S. Michele, quando era fi- liale della pieve di $. Giovanni a Cama- jano, situata sul botro di Riardo nel luo- go denominato tuttora la pievaccia. — Ved. Camazano. La memoria più vetesta che a me siasi presentata, relativa a questo villaggio di Gabbro, è în una pergamena del 1203 ap partenuta al mon. di S. Lorenzo alle Ri- volte di Pisa. (Asca. Dirt. Fioa.) La perr. di S. Michele a Gabbro, nel 1551 contava soli 198 abit., nel 1745 ne uveva 369, e nel 1833 ne noverava 836. Gassso in Val-di-Cecina. — Cas. esi- stito nelle spalle del poggio di Montieri, da cui ebbe titolo la chicsa della Camo nica di Gabbro, faciente parle del sop) so piviere di Sorciano fra Montieri ed Elci, Dioe. di Volterra, Comp. di Siena. GABBRO (MONTE) in Val d'Elsa — Costellare che chbe il nome da un poggio Il cast. e distretto di Monie-Gabbro fn cuncesso dall'imp. Arrigo VI al vescovo di Volterra tue ndo Pannocchieschi, dai successori del quale pamò nelle poien- te famiglia Belforii , stata per lunga età signora di Moaie-Gabbro. Anche la chiesa itara di Sew-Gimignano n ni nella corie di Monte-Gabbro, con- fermati a quel ;:reposto dal pont. Osorio III con holla del 3 agosto raso. La natura del terreno però nori corri- sponde al nome di Gahbroche porte que- sta collina, quantunque poco lungi di lì si trovino rocee ofiolitiche. Avvegnachè il Monte-Gabèro trovasi coperto da un tufo arenario ripieno di conchiglie fossili ma- riue, e procipuamente di grandi terehea- - registrate tra quelle dell’ GAGG mò in parte per nna smotta di quel ter reno. Ta prossimità di un terzodi migl, ale. dei raderi di Monte-Gabbro , trovasi ua masso di calcaria maruosa che ha una ne turale perforazione internamente caver nosa, la quale al mutare dei tempi tra. manda un risentito soffio di vento, deb perciò il buco del vento. GABURRACCIA. — Ped. Casunnion nella Valle del Santerno. Gaznza o Gaseuna in Val di Chiare — Cast. distrutto che diede il titolo all . di S. Maria a Gajenna nel piv. dd Com. e Giur. di Civitella, Dio. e Comp. di Arezzo. Sl cast. di Geenna pere che sia esistito presso la badia di S. Martino al Piso;e- sendochè un istrumento del 6 sett. 1306 appartenuto a questo stesso monastero, al: tualmente nel R. Arch. Dipl. di Firenze (Carte dell'Ospedale di Bonifazio) na menta alcuni beni post? nella curia di Goenneo Gajenna spettanti alla badia del ino. La chiesa di S. Maria a Gaennà irorsi tico pivieredel Toppo (adesso Badia al Pino) vel at .. logo delle chiese della diocesi aretina com pilato sulla fine del secolo XIV pubbli cato dal Lami. (Mon. Eccl. Flor. T.II1) “Fu uno dei castelletti rammentati fr qui del contado aretino mel privilegio li Carlo IV spedito nel 1356 alla città € comune di Arezzo. GAGGIO o GAGIO (Gejum e Gagian) nell' Appennino di Piola; Valle del Be senzio, di S. Mi reppio, sona di Gutpl Com. e circa a migl. a sett i i Vernio, Dioc. di Pistoja, lo, Gi Comp. di Firenze. 1 vocaboli di Gaggio, Gejo, Cajo. Cap giolo, Gajole,ce. applicati dai ini ai boschi con pascoli, sono consertati sd alcune località, che furono, o che sos tuttora foreste com naturali pestare. Ciò lo dichiara meglio di ogni altra scrittari tin diploma del sr magg. 1014 dell'Imp. Arrigo 11, col quale accondò al monastero di S. Zeno a Verona l'aso di alcune selve regie: nt in regalibus silvis tam ia Goja see nTroceaa Sb LA -LAZAZA GIA ehi GAGG GAGGIO e CORTI in Val.l'Elsa. — Due Cas. che ebbero parr ( S. Niecolò e $. Lorenzo ) nel piviere di S. Giov. Bat- tista in Castello, ora annessi a. Martino & Leno, nella Com. Giur. Dice. e circa 4 igl. a ostre di Colle, Comp. di Siena. due villate cone situate in col. Nina, fra il fosso degli Strulli e il fi. Elsa, presso dove si riuniscono le due strade comanitative che da Colle e dalla Pieve d'Elea si di; a Casole. Se non fù una di coteste la villa Gajo che rammentesi nell’istrumento di dona- zione fatta nel 998 dal search. Ugo alla badia di Poggibonsi, alla suddetta certa» mente: unatto di procera fatto alle Corti nel glogl tion di popolani dell Corti è ‘aggio, o Gaggio per promet- tere olbelicna osi comune di Celle ( Det. Fiea. Certe della Com. di Colle) — de R. romana con une borgate, che 8 appena è mezzo migl. fuori della Tier Gatiolini, nella pare, di S. Îlurio = tico esistito quà viei- de scesi, tigre at” te figo e: ni, al iglie Be- roni, e Pulci, la qual torre si dice, che nel secolo XINI servisse di luogo diritirata per Ie conventicole di alcuni cittadini foren- tini della setta de' Paterini. Arvegnachè le monache propriamente dette di S. Gaggio sino «la quel secolo esi- sievano nel poggio medesimo, mentre a GAGG 369 quelle donne rinchiuse di &. Gagio (S. Ceio), sino dal 1a30 fi lasciato per Usa: mento un legato di 10 lire dalla contessa Beatrice figlia del conte Rodolfo di Ce- prio sizmi- ’ L'attuale monastero di S. Gaggio, giù detto $. Caterina in Alonte, data la sua primitiva fondazione nel mese di die. del 1344 ; mentre per atto del a die. di detto sanno fù fatta la prima compra di due po- deri con case anuesse, nel di S. Hario a Colombaja in luogo detto Sengaggio, per il prezzo di 1300 Sorini di S. Feli- ve in Piazza di Firenze, la quale donna dichiarò, che comprave i coddatti predil ad oggetto di edificare in mezzo ad emi ua monastero. Mel di ‘1: dello siemo mese ed anno, gute in cata di Mese Tammaro di Conino della 5. Sede, inerendo alle preci di na Nera, che domandava di fondare ua ‘monastere sotto il titolo, e in onore di S. Caterino V. e M. nei poderi suddetti, in- (Ancu. caticò l'abbate del monastero di S. Miniato Falcon: plinti indien Iuogo; il quale avendolo trovato oppor- tuner ie benedisse, e concedà fscoltà a don- ns Neradi fondarvi sopra un monastero di deane con Capena ei da povna rina vergine e martire; e inoltre di poter ella nominare per la prima volta 1» fan- ciulle da mouacarsi e la badessa. In con- seguenza di che donna Mera nell'atto isteno, ia presenza dell'abbaie nominò intento 4 delle dodici fanciulle, cioè: Ca- Elisabetta figlia di Gherardo Corsini, e Agnesa del fu Ammannato Amidei, tutte fioreutine. Dalle quali fanciulle l'abbate medesimo a nome del-candinal Legato ri- cevè la professione solto la regola di S. Agostino, e finalmente donne Nera elesse per prima ludessa del monastero di S 370 GAGG Caterina in Monte seor Agnesa figlia del fa Ammennato Amidei testà vestita mo- naca. All'edificazione del nuovo tempio, e del’ sacro asilo di nobili vergini fiorentine contribuì assaissimo mess. Tommaso Cor- sini, e donna Ghita sua moglie, cui aj parteneva una figlia, e una nipote tra fe quattro prime claustrali di S. Gaggio; in che talvolta quelle monache furono sprellate le Signore di messer Tommaso Questo ci dice l'epitafio scolpito inun arca magnifica di marmo con la figura di Tommaso Corsini eseguita dal Silvani, e collocata T’alter maggiore della ch. di S. Gaggio, sotto il sepolcro del uale riposano le ossa di donna Nera fon- dario € quelle di donna Ghita degli Al Bizzi consorte dello stesso Corsini. A benificare il monastero di S. Gaggio concorse eziandio uno dei figli dei preno- minati due coni cioè il cardinale fio- rentino Pietro Corsini, il morendo alla corte di Avignone, nel 16 agosto del 1465, lasciò la metà del suo nre al fre tello Mess. Filippo Corsini, e l'altra metà alla sorella e alla cugina sua, entrambe monache in Sen Gaggio. Infatti tra le carte a; sio monastero esiste un in Avignone li 19 agesto 20 del tesià detunto cardinale Pi sini, di tutti i mobili, arredì sacri, gioje, denaro e di una scelta e doviziosa collezio» ne di libri in mena e în papiro. (Anca. Drrs. Fion, Monast. di $. Gaggio). Il monastero di S. Caterina in Monie stò ben to un tal credito, che gl soli dopo ta sua fondazione accolse nel suo claustro anche le monache del vicino asceterio sotto il titolo di S. Gaggio. Avvegnachè nel dì 17 dicembre 1353, la badessa di S. Gaggio, dopo aver sup- plicato a nome delle sue monache il vica- rie del vescovo di Firenze Agnolo Accia- foli per la riunione dei due monasteri, la sua carica nelle mani di don Matteo da Narni vicario vescovile, an- nuendo a ciò le monache di S. Caterina al qual monastero nell'atto me- unito queto di S. Gaggio con i suoi beni. Nel 5 dicembre del 1354, essendo morta le prima badessa del monastero di S. Ca- GAGL terina, frà Benedetio del convento di S Sepolcro a Colombeja, dell’online di S. Agostino, per mandato speciale delle mo- nache, ottenuta licenza dal suo superio- re, nominò ed elesse per badena del pre- fato monastero suor Andrea figlia del fia Sennozzo e di donna Nera fondatrice ; la ual nomina nel dì 13 dello stesso mese fa canonicamente confermata dal vicario vescovile. Dopo le morte della seconda su- periore, accaduta nel principio del 1387, fu eletta in abbadessa di S. Gaggio (li 6 mar. 138) sti). com.) Suor Elishetta Cor- sini; mancata la quale fà nominata (nel a» genn. 1396 stile comune) suor Felice di mess. Niccolò di Guelfo de'Cavalcanti, e finalmente nel 6 die. 1408 venne ac- clamata suor Caterina di Mess. Tommuo Corsini una delle prime quattro fanciulle elette mouache da donna Nera fondatrice del tuogo. — Che se a tutto ciò si aggiun- ga la lettera scritta da S. Caterina da Sie- na alle monache di $. Gaggio per confor tarle dell'afllizione che risentivano a ca- gione della morte di donna Nera, quando scriveva loro: che eravi per esse monna Ghita Corsini, le pregava di prestare ad essa obbedienza in tuite quelle cose che sono ordinate secondo Dio e la S.Religio- ne; se a tutto ciò, io diceva, si aggiunga questa lettera, chiaro apparisce, che tanto la fondatrice, quante la moglie di Mess. Cor. Tommaso Corsini furono protettrici piut- tostochè direttrici di spirito, e non mai badesse del monastero di S. Caterina nel Monte detto di S. Gaggio. — Fed. G. B. Casorn, Memorie istoriche dell' I; neta.— Auca. Dari. Fiona. Carte del Mon. di $. Gaggio. GAGGIOLETO in Val-di-Chisna. — Era una questa delle 26 ville del distret- to di Castiglion.fiorentino compresa nel Terziere di Mercato, e riunita sotto una so- la amministrazione comunitativa col Re- golamento del 14 nov. 1774.— #"ed. Ca- stiovion-Fiontetizo. GAGGIOLO o CAGIOLO di Val-d'Ar- * bia.— Villa che fu uno dei 34 comunelli dell'antica comunità di Buonconvento in- nanzi che fossero stati riuniti in un sol corpo mediante l'editto del a giug. 1772. — Fed. Buoscoxvento, Cacto, Gaso, Ca- eioto e Gasote. GAGLIANA, gia GALLIANO ( Gallie num) nella Valle del Lemone nella Ro Sorco, con diploma CaGL magna granducale. — Ratio) nella Com. Gi a sett-crec. di Narradi, Comp. fiorentino. Risiede sul fianco meridionale del mon- te di Budr'alto, presso al onfine della Ro- magna granducale con lo Stato pontificio, fra la strada prov. di Modigliana, che gli passa solto a lev., e il fi. Lamone che gli scorre dal lati di pon. Fu signoria dei conti i quali per privilegio degl'Imp. Arrigo VI e Fe derigo II venne confermeto tutto il teri ritorio di Galliana, o Galliano con i ce- sali di Ateto, di Pupolano ee. 11 p.dronato però della chiesa di Cal. liana, era stato concesso dall’Im,. Arri- go HI alla badia di S. Benedetto in 2i- del 31 dicembre 1023, ‘a quella badia che era stata da tem com par. (S. e circa 5 migl. Dioc. di Faenze, Po indietro edificata , dice quel privile. gio, super res nostri juris in Alpe guae dicitur Biforco. rr. di S. Ruffillo a Gagliana conta 131 abit GAGLIAVELLO e GAGLIANELLA 11 popolo di al piviere di S. Vi Lanfra parte del piviere di Figline, riservando al pievano Hi S, Vito la metà dei proventi pirrocchiali. — Ped. Fi. Figline, Le per. di S. Biagio a Gaglianello conta 201 abit. GAGLIANO o GALLIANI ( Gallia. ni Castrum) in Val-di-Siere. — Antico borgo con sovrastante castello e ch. parr. (S. Bartolommeo) nel piviere di S. Gavi. no Adimari, Com. Giur. e circa 3 migl. a grecclev. di Barberino di Mugello, Dioc. € Comp. di Firenze. Risiede sopra un poggetto un la strada R. bolognese su Via maestra che dalla pieve di . Agata i te ghibell do del governo di GAGL Sa dirigevasi sul giogo dell’ Appennino del- la Futa. Fu Gagliano capo luogo di un vuto di. arie enendermi sino al confine bo- lognese innanzi che si formasse la contea della Tenuta dello Stale. In Gagliano nel tao: fu sanzionato un trattato di con- cordia fra il Comune di Fircnne n di Firenze fatta nel principio del secolo XIV, per la quale fo ordinato il riatta- mento ce'la pubblica via che in mezzo a un bosco da Gagliano passava per il po- dere degli Ubal fino al distretto fio- rentino, per cui si ordimava il taglio degli alberi da una perte della predetta strada per la larghezza di 4o braccia, nociò i viandanti potessero passar liberamente. Ilegrini che esisteva in quei tempi in Fagliano. (Aace. Dire. Fist Bonifazio). adetà. (Rironmactoni vi Fia.) — Il cast. istenso fu disfatto nel 1352 dedine renze, affinchè non ser. vine di ripero ai nemici della Rep. fior., € specialinente all’ oste milanese che a l'età guerreggiava contr i Fioren- tini in Val-di-Sieve. Da questo 0 da aliro cast. di Gagliano prese probabilmente il casato la famiglia fioronti gliani , che Ciede eccellenti sica. Vi è tradizione che la chiesa di Ga- i gliano fosse consacrata da S. Tommaso Cantuariense, mentre egli nel 1163 pas sava di là dirigendosi a Romi. Esa fa eretta in prioria con decreto arcivescovile del 7 nov. 1548. Ta Galliano esiste tuttavia una casa che fu degli Ubeldi li quelli del ramo di Tano da Castello, alla qual liner apparten- ne mons. Pier Francesco Ubaldini, che nel 34 giug. 1545 fu consacrato vesc. di Na- zianao dal pont. Paolo III, traslurato poco «mr alla cattedra episcopale di Pistoja. perr. di $. Beriolommaeo a Gegliano conta 659 abit. ve GAIO GAGLIORANO,0 GALCIORANA nel Ta Valle dell'Ombrone pistojese. — Villa mella parr. della pieve di S. Giovanni Evangelista in Vi Com. di Por- fa S. Marco, Giur. e Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. . Questa villa posta in costa sal'torr. Bx- re, circa 3 migl. a grec. di Pistoja, fu ratamentata sino dal 6 agosto 1189 in una membrana appartenuta all'Opera della cappella di S. Giacomo di Pistoja. (Anca. Det. Fior. Gassrvarico o Goaraparica. — Ved. Posra-Caxzanca di Pistoja. Gasanna — Ped. Gazuna în Valdi iana. GAJOLE (Gajolae già Cajolum) del Chianti nella Valle dell'Arbia.— Piccolo borgosalla strada provinciale del Chian- Di ti alto, di comunità con ve (S. Siglemordio a Gajole) già S. tro in Avenano, Giur. di Radda, Dioc. di Fiesole. Comp. di Siena. Risiede nel fianco occidentale del mon- te Grosso 0 Gressi lungo il torr. Massel- lone sulla strada provinciale del Chianti che da Siena guida a Montevarchi, nel 15° 6° long., 43° 38° 5' latit; circa 3 migl. a lev.scir. di Radda, g a lev. della Cestellina, ro migl. a ponlib. di Mon- tevarchi, e altrettante a sett. di San-Gio- vanni in Val-d'Arno. 1 vocaboli di Gajole o Gajolo, quelli di doane e Avenano, con cui vennero desi- mate tre pievi del Chianti alto, ne ri- chiamano all'antico stato selvoso di co- testa contreda posseduta da marchesi, da conti e da altri baroni della Toscana, i quali costà nel Chianti nei secoli intorno Movimento della popolazione del @ tre epoche diverso diva per famiglie. cn casa signorile) il Gagio o Gagiolo — Wed. Zeum Averiso, Baouo, Casier, Gaaeso e Caasoro. Forse a questo Gajole corrispondeva la: villa di Gajo di cui si fa parola dal march. Ve tg meri fatta nel 998 alla ia di ibonsi, alla quale assegnò (ra gli altri terreni del Chilnti ‘un man. so posto in villa Gajo, e uno în quella di Ama. Il borgo di Gajole chbe origine dai mer- enti che in mezzo ai boschi e pascoli di Gajole lungo la strada maestra nel secolo XI{ si praticavano; per mado che il Mer cato di Gajole, 0 il Mercato di Barbistio . sono rammentati in varie mene del- la badia di Coltibnono, ora nel R. Arch. ipl. di Firenze, segnatamente sotto gli 1077, 1214, 193561 paese non aveva a quell’ epoca ancora una chiesa parrocchiale sa pr ia, ma era compreso nel popolo della di S. Pietro in Avenano, poscia di S. Maria a Spaltenna, situata in un pog- gio poco lungi dal borgo di Gajole, di do- ve nell’anno 1709 fu traslatato il betti- stero nella chiesa di S. Sigismondo a Ga- jole riunita a quelle di S. Margherita a Castelvecchio, mentre i beni della pieve di Spaltenna dalla famiglia Ricasoli pe- trona della pieve medesima vennero am- mensati al canonicato fondato nella Mo di Gare unito alla cura di Vsarinz. GAJIO Comunità di Gejele. — U territorio co- munitativo di Gajole abbraccia una su- perficie di 36954 quale., 63y dei quali some occupati da corsi di acqua e da stre- de—Visi trovava nel 1833 una popolezio- Cita-Mura, e quindi sulla cima di Mon. d te Ficalli, dove si dischiude la valle dell Ambre, lasciando a terso quella dell'Om- SS. crtice, piegando verso ler.; s Doe lungo il tor. dell Ambrelle nel fi. Ambra, alla cai influenza nebentre confine la Com. del Bacine. Con questa rizmouta l'alveo del & Ambra per. Sui verso maestro sul del quale davanti alla Ai esonero: xa le Com. di Montevarchi. Di ffonte sila medesizna percorre la giogana dei monti più elevati del Chianti sino al poggio dell Costa ‘subentra la Com. di Cavri- dre. la quale continua a percorrere nella direzione di mssstro da dina sio , sino passato il giogo fra Monte; Sento larice, di di della cr da provinciale del Val'd' Arno. Al borro detto del Lovetofo pesci nel Val d'Ar no per abbreciare ma. parte della pen Spore dad ce i gilet badia di Colui Costà to Fucia la Com. di Castiglia cd otra di a confine quella di Radda, com la quale risale sul crine dei passando a sett. di S. Donato in Perzmo. Quinli volta dal lato di pos. per scendere dalla sommità del moule, lungo i lorri di Fontercoli e di Vallimaggio, passa fra Radda e Ver- Line sino a che aldi La della ch. di 8 Gio Vv. ab n pai È mentre quasi lutti i poggi che lp ricuv- Erono pomono dirt alisettzati contrf: dalle occidentali ® meridionali del Monte Luco, la cima del quale innalza a r4sa breccia sopra il livello del mere Mediterraneo Ed Lo tut: tor questi poggi consiste iu calcarea sere. ninica (alberese) ricoperta bene spesso da schistoso alterato, noto ia To- sima all'olivaealla vite, nonche agli ab beri da frutto di più allo fasto: ed è ap- punto nella Comunità di Gajole dove si oltengouo squisitissimi vini, e lucidissi- me sete, che somsministrano al commercio specialmente le ewute di Gacchiano e di Brolio della casa Ricasoli. MES prodotto Ta dive paci Tale colte di ar sue nesmerose, e folle selve di ca- stegio, e dai boschi di leccio e di cerro, in mezzo alle quali trovano pingne ali- mento numerose mandro di majali, il com» mercio dei quali fornisce in molti luoghi del Chianti la maggiore risorsa di quei proprietari. 1 ed più pico pi s74 GALA GALA esteso un siflaito genere d'industria agra- di Brolio dall' intelligente agromomeo il ria resterdbbe da desiderare qualche nuo- barone Bettino Ricu. va strada rotabile più agevole c di quelle, La Cosiuvità di Gajole mantiene va de starmene attraversano il Chianti medico e ua chirurgo, Il Vicario regio < I° Ingegnere di circondario risiedono in pid porti Ù Radila, l'ufizio di esazione del Registro manifatture agrarie contasi la ‘stà in Greve, la Conservazione delle Ipo praline gattini mel castello teche e la Ruota a Firenze. POPOLAZIONE delle Comunità di Gascrs e tre epoche diverse, Nome dei luoghi TPitolo delle Chiese 55, Jacopo e Filippo, Ret Brolio 8 Riese; Prioria 3 Campiglie S. Maria, Rettorìa 20o Castaghetoli 278 Coli 194 Garone 395 3 Lucignanello — | S Cristofano, Rettozia 185 Nonteluco a S. 8. Vincenzio, Pieve * 181 —” 116 490 195 335 193 558 158 386 n — Somma totale ........ Abisanti 3882023782 9° 4398 GALATRONA (Galetrana, giù Ci ’ano- telaco del Chianti sulla sinistra del fiume Comp. di Arezzo. . te altre ce lo indica una carta del 25 may- Riziede sulle cresta deî poggi che forma- gio 983 scritta in Comaserume, sella qua. mo il contrafiorie seltenirionale a-NMun be sì tenta della rcnantia urta da un Tesi GALB diperto Gglio del fu Rigimbaldo della por- none del suo giuspadronato silla chiea di S.Ma-tino posta in luego Streula for «e Stielle) gel viviere di S. Marcellino 1n Chianti. (Axcn. Dirt. Fion. Zadia di Cal- tibuono ). Hi castello di Galatrona, e la torre di $. Reparata con altre terre del Viscontado di Val-l'Ambra dei CC. Guidi, furono occupate da Sicrone Tarlati, al quale le + allorche itanti furono affrancati per cin- raverzo. — ( Giov. Viu XI cap. 41.) magi strato degli Otto destin.ti alla conservazione delle fort. zze e rocche del Comune di Firenze diedero la consegna, come dastellani, Cella rocca e torri di Galatrona, a quei cittadini che fu- (As Din. Fioa. Carte dell'Arch. Li pieve di S. Giovan Battista a Petrio laoia a Galatrona, fu dichiarata arcipre- tura con decreto vescovile del 2. mapgio 45. Essa nel socolo XIV contava una . attualmente ridotte a 7, ci 15. Maria di Stardo ; a S. Giusto a / genna; 3 S. Donato a Rendola; 4 S. chele a Pontenano; 5 S. Biagio alla Zorre a Mercatale; 6 S. Reparata a Mer. atale; 1 SS. Jacopo e Cristofano a Solata.—Lt altre quattro chi. 1 $. Mat tia a Casfzlvecci a S. Lo Caposelvi, assegnata al piviere di Croce a Pietravelsa, sop- indrca » Cennano as egnata Fiesole, e traslocata nella Terra di Monlevarchi. La chiesa latrona è di antica «o- n baftistero di lata favorato dagli artisti.della Robbia. AI pipolo di Galatrona apparteneva quel Nepo fatto comparire Mago da Lo- renzo de Mi ci detto il Magnifico in una tro) ricoloss. e lunga, che raepontasi tatto medico miaestro Mani una giocosa novella del Lesca, ri tati nelle l'eglie piuccooli del Manni. La par. piebana di Pelriolo, ossia di S.Gior, Batista a Galatrona colla 356 abi GALBINO pr Mosravro nella Valle. Tiberina.— Vill. che lia dato il titolo al.” l'illustre famiglia de'conti da Muntauto, GALSC 975 i quali dominarono nel contado aretino dal secnlo decimo: e costà in Galbino i suoi ereli ehbero e conservauo naluzzo e tenuta, nella parr. arcipretura di S. drea a Galbino, Cum. Giur. e maigl. + a pon.-maestro di i Ang Sepolcro, giù ili Arezzo, Comp. Aretino. Risiede sulla ripa destra della fiumana Sovaraalla hase meridionale del Xiont' Au to, sopra l'antica strada provinciale che dalla valle dell'Arno aretino per il varco del Ciiavaretto entra iu quella superiure, del Tevere. La memoria più antica» sn di Gallino appella a quel nobile'Ranieri di 0, che nel si ‘maggio dell’ann. to50 assisté i4 Firenze a un placito della con- tessa Beatrice march. di Toscana a favore «lella badia della Berardenga. Erano figli di Ranieri di Galbino All quali fonuò nel 1104 la badia di S. Bar- tolommeo in Anghiari. Nel 1187 i nobi Matteo e Guglielmo Presero ai ti stello di per cui quei moi reclamarono al Pontei che delegò Ranieri vescove di Fiesole, e questi nel 1199 citò detti nobili a compa- rire presso Capoloita. — Med. Azamaar, Bapia a Decciaxo, MontpocLIO e Moxrau- to di Val rina. S.Andrea a Galbino conta 345 abit. GALCIANA nella Valle dell'Onbrone pistojere.— Borgata con ch. parr. ‘S. Pie- tro) ne! piviere di S. Ippolito a Piazza nese, Com. Giur. e quasi a migl. a pon. della città di Prato, Disc. di Pistoja, Cop. di Firenze. È posta su'la ripa sinistra del fosso Bar- dino, in mezzo a un'ubertosa pianura lun- 0 la strada che da Gonfienti per Gal na e S. Ippol di Galbino, Alberto, li di Ro lito n Piazzanese va a riunirsi al ponte di-Agliana alla strada R. postale lucchese. Golciana, di cui s'incontrano memorie anco nel secolo XI, era una ri ville, che in mum. di 45 sii Repubblica fior. facevano parte ionale di Prato. fu riunito da indietro lo di S. Pao- lo della villa di “Armignano; che ne è ra separato nell'anno 1551, quando il 376 GALE pop. di S. Pietro a Galciana noverava 450 abit., e quello di Armignuno 85 abitanti. Nell'auno 1745 le due ville ri con tavano G8g abitanti, e nel 1833 si trova. mo aumentati sino a 1369 individui. GALEANO. — Ped. Gatiano e Gu- euro. GALEATA ( Golieta, nella Valle del Bidente. Casciano, con antica chiesa arcipretura (S. Pietro ir Bosco) nella Dioc. di San-Se- polcro, già della badia di S. Ellero, in ori- ine di Forlinpopoli e Bertinoro, Comp. di Firenze. . «È situato sulla sini lungo la strada per Meldola e Civitella di Galeata rimon- ta la valle dei tre identi—Il borgo priu- cipale è fiancheggiato da decenti abilazio- mi, perla maggior parte fornite di portici, con vasta pi; i i situata al- la testa d | borgo. nel gr. 29° 34’ 4” long. e 44° latit.; 8 migl. a scir. della Rocca S. Casciano, 16 migl. a ostro di Forlì, 3 4 asett. di Santa-Sofia, e 12 mig]. circa a sett-maestro di Bagno. Favoleggiarono molli scrittori sull’o- rigine e sul nome di questo luogo. Talu- mi lo tepnero per un romano municipio denominato Mevaniole, cui diedero im- pulso varie iscrizioni antiche trovate pres- s0 Galeata , ora nella chiesa areipretura; fra le quali è nota quella scolpita nel pie- distallo di marmo che serve at- base e di bacino -al fonte tualmente battesimale. Ivi si legge in bel carattere del primo ‘o secondo secolo dell'era nostra la seguente iscrizione: — Q - Vescomnar * L: F + Stat. Piocuto * DecvasoniMEYANIOLAE-CC. N M-Parnono-Hoxonr * Conraxtos* Iurtx- voro Rassrr-Er (pro) Deoicatione +’Sra- var + Nomra + Coi + lrsonvn + Sroarei. Daser »-Stso + Derazios Bisos. L. D.D.D. Altri vi furobo i quali, esaminando la situazione di Galeata posta nel fondo di un'ungosta valle, e il sao pristino ome di Caligata, sospettarono che dovesse at- tribuire la sus denominazione al verbo caligo, quasi luogo nehuloso e fosco; co- mecchè- iano di parere, che cost iu Caligatà si stabilissero molti lavoranti GALE di Calceari (Caligarii), tanto più che di predj dei Caligarj, situati in colate parti, trovasi fatta menzione fra le antiche carte dell'archivio arcivescovile di-Ravenna. Arroge a ciò il caso di vedere tuttora if Galcata le arti de’ calzolai e de' sarti le più numerose e più costantemente eser- citate dal popolo, che ne ha fatto sempre ranarticolo di sua maggiore industria ma- ififatturiera, e di commercio nei mercati setlimanal ° Il principio della storia meno incerta di Galeata può attaccarsi a quello della sua lebre badia di S. Ellero situata sul pog- io sovrastante al borgo di Galeata dallato di pon.-maestro, la quale badia può dirsi senza dubbio la più antica di quante se ne conobbero nella Toscana, e nella Ro- magna granducale, — Med. Anasta ni Ga- sura. Quindi non è da tenersi in gran conto la vaga tradizione sorta nei secoli più prossimi alla nostra età di un palazzo di campagna che fece costruire il.re Teo- dorico a grecale del poggio di S. Ellero, in una collina luogo detto la Saetta, mex- 20 migl. a seit. di Galeata. Che però nei secoli anteriori al mille Galeata, o Calicata, come allora veniva appellata, non fosse che un piccolo luogo dipendente dai monaci di S. Ellero, ne Io assicura una lettera del papa Adriano I scritta a Carlo Magno (anno 786), e una bolla di Gregorio V all'arcivescovo di Ra- venna (anno 996), dai quali due Pont Galeata fu designata col titolo di vice, di luogo, o di predio. — Adriano I con quelle lettera reclamava presso il nuovo re di Lombardia i danni fatti dalle genti con- dotte in colesti monti dal suo duca fio rentino Gundibrando, perchè egli ave va messo a lì ospizj di pertinenza del monastero-di Galeata, fra i quali le corte Sassantina; corte che pt con rispondere all'eremo del Sasso,alirimenti detto dell'Alpe di Cortine nei monti del Corniolo, dove s'incontrano i suoi ruderi; vale a dire poco lungi dal giogo dell'Ap- pennino della Fallerona, confine nate- rale della Toscana, e dell'antico contado fiesolano.fiorentino. — Ped. Conniote e Sassarro pi Saxra-Soma. : Rapporto alla bolla di Gregorio V,al- lorchè confermava a Giovanni arcivesco vo di Ravenna il monastero di S. Ile GALE rio, dichiarò essere questo situato in agra cognomento Caligata. —_* Ìl paese pertanto secolo ottavo dipendev monaci di S. Ilario, donato in origine da ‘un riobile ravennate Obritio, sebbene il jn seguito tornasse solto- di Bertinoro o ai loro d uesti ultimi, un ramo dei quali prese, il titolo di conti Zuolo, avessero qualche fiata tolto ai mo- naci di S. Mario alcuni possessi e giori- sd lo conferma un testamento fatto nel genn. del 1062, col quale il conte Ghe- tardo figlio di Ugo conte di Bertinoro fra le allre cose dispose, che nel caso in cui il di lui figlio ed erede non lasciasse succes- sione, fosse restituito al mon. di S, Ila- rio tuttociò che egli possedeva in Galea- ta.—(Faxruzu, Morum. Ravena. T. I.) La badia medesima aveva a quel tempo anco giurisdizione sul vicino castello di Civitella di Galeata , attualmente nello Stato pontificio. Quindi si trova, nell'an- no 1076, che Manfredi abbate di s. Ellero col consenso de’suoi monaci confermò a Wiperto Arciv. di Ravenna il cast. di Ci- vitella cou tutte le dipendenze, e quello sli Castel vecchio, situati entrambi nel contado di Forlinpopoli, pievanato di S. Pietro in Bosco, ossia di Galeata. (Ammar. Canato.) Dondechè gli abbati commenda- GALE 377 Uri di S. Ellero sino de quella età, con be- neplacito, prima dei Melropolitani di Ra- venna, poscia dei conti di Bertinoro, e fi- nalmente dei principi Malatesta di Forlì, esercitarono doppia giurisd., spirituale e temporale, non solamente nel di Go. lenta, ma sopra gli abitanti della loro dio- cesi abbaziale; e ciò finchè i popoli di Ga- Venta, nel 1411, si costituirono a comune con proprii statuti, e finalmente, nel 1425, si sottoposero alla Rep. fiorentina, a patti di pegare un annuo tribato a S. Giovan- ni Battista, e di ricever potestà e castella- no dalla Signoria di Firenze. Se non che uno dei primi ad esercitare colesto ufizio in nome della Re- pubblica fa quel Zanobi del Pino, che nel 1426 vilmente cedè le rocca sopra Geleata all'esercito del duca di Milano. L'attuale chiesa maggiore ossia l'arci- pretara di Galesta fu consacrata nel 1183, € la facciata restò compita nel 1194, anno di gran terremuoti, cui fu spesse fiate sog- getta questa contrada. . L'arcipretura di Geleata, sotto il tito- ietro in Bosco, attualmente ha Movimento della popolazione di Gareara e S. Evtazo a tre «poche diverse, divisa per famiglie. Antica diocesi abbaziale di S. Ellero. — Il territorio della giurisdizione ecele- siastica e civile di Galeata ai tempi della repubblica fior. e del gorerno Mediceo abbracciava’ una gran parte delle valli superiori dei tre Bidenti, a partire dalla moutagna di Falterona,e di la proseguendo sulla giogana dell'Appennino per la mac- chia dell'Opera del Duomo di Firenze sino a quella del Sscro Eremo di Camaldoli. 378 GALE Confinava nelle parti di Romagna. a pon. della Rom. S calle del inabuente «al lato «i terminava con i vescovi di di Forlinpopoli compresi attualmente per la maggior parte nello Stato pot Permodochè il territorio antico di Galca- tu doveva far parte, o almeno av ere a con- fine, da pun. a nuestro la tribù de' Galli Bui, cangiata poscia nell'Esarcato di Ra- da dev, a prec. i popoli Sarsina. imbria, ea ostvo-lib. la Tosca. na mediante lu criniera dell’ Appennino. — Fed. Arrizzizo To ro. Dall'abbate di Gareaia dipende ca badia all'Iso'3,cotrambe le quali giurisdi- zioni albraccavano il distretto d giù descritti all'art. Bapia ma 1% Comuepis. Coteste popolazioni si ridussero jn seguito a 19 comunelli della comunità di Gaieata, descritti nel Rego- lamento parziale del a1 agosto 1775 relu- tivo alla nuova organizzazione a riforma della stesa comunità dipendente dall'a.i- tico distretto ficrentino. La dinecsi abbaziale di S. Ellero a Ga- pressa nel1784,e le sve chiere parroc. biali assegnate al vescovo di San- sepolcro con il titolo di abbate perpetuo dì S Ellero e di S. Maria in Cosmed'a. — Fed. Sunseroreao ( Dioctst Di ) Comunità di Galeata. — Il territorio ‘a l'antica comunità di Galea- ta componevasi, siccome fu festè accenna. to, di 1y comunelli ; ‘na in ordine a uf decreto dell'Imp. Napoleone, emanato li fu essa ridotta a 12 co- do gli altri sette per la nuova comunità di Sarta-Sofia. Contemplata la Com. di Galea'a nello stato attuale, essa occup. una superficie territoriale di 21 460 quadr., dei quali 805 quadr. sono presi da strade e da corsi di — Vi si trovava nel 1833 una po- polazione di 28g0 abitanti, equitalenti a circa 112 individui perogni miglio quadr. di suolo imponibile. Confina da tre lati con altre:tanie co- del Granducato; dal quario lato lambisce per termini artificiali lo Stato GALE nantificia. Essendochéè ver n nta il Rabbi che poi abbandona a pon. per entrare tario del lato «le. core, con la quale per term sale sal poggio di Montalto c qu versa il torr, di Fantella e la sua val lecola per ritornare sul contraflrio che separa la valle del Rabb Bidente. In questa se V Premilcore, e subentra vers ostro quella il territorio di Gulesta #' incammina di conserva nel fiume Bidente, cl sata la Casa nuova della strada anacstra fra Santa-Sofia e Galeala. I cono di! dente separa per un breve traeitto dal lato di Jev. la Com. di Galeata dallo ; di fronte al quale si ci cl poggio della Torre Boniu. accompagna per mezzo migl. col tor se, e quind' rivolgesi verso il fi nel cui alveo ricnira davanti la col della Saetta, volgarmente nppellat villa del re Teodorico. Da quest'u punto fino alla chiewa del Pantan dente serve di limite fra Ja Cor leata e lo Stato pontificio, col q guita a fronteggiare anche alla sinistra del fume, ca ominando contro la corrente del fosso del Z’antano per nice alla valle del Rabb quale il terrivorio di-Galcata riscende me diante il borro di Aonengtia. Crati senza valutare una piccola frazioi lo che ha questa Com. poco lun in mezzo allo Stato ponti; rimonta sul vertice di Monte Colanbò, dove ritorna a contatto la comunità della Rocca S. Case . MI territorio di Galcata è attraversato dal fi. Bider'e dopo aver: questo accolto in wa solp alveo i tre Bidenti delle val lecole superiori; cioè il ‘Bidente del Cw- niolo, quello di Valbona o di Zudracoli, GALE GALE 379 e îl Bidente di Strabatenza. — Wed. Bi- tealire comunità della Romagna grandu- sesti fame. , . cale, tedono al caraltere in i Uno dei monti più elevati di questa sia per l'abuso dei liquori; sia per il quasi cumunità è quello sitoato a lev. di Galea- quotidiano usu'del formentone, di che il ta fra il Bidente e il torr. Soasa, il que- maggior numerò degli abitanti di com- Je è segnalato da wma torre, denominata pagna suole nutrirsi; sia per i pessaggi del Boaini. Esso si alza 1146 br. sopra il Lroppo istantanei di temperatura. alino- tivello del mare Adriatico. : . sferice; cui è soggetta cotesta contrada. * La qualità dominante delsuolo di que- —Il borgo di Galeata è stato frequenti sta contrada corrisponde quasi, perfetta- volte soggetto a forti scosse di terremuo- mente a quella delle altre valli trasversa- to, alcune delle quali fanno epoe: nella li alla schiena dell’ Appennino, e segma- storia. Tale per es. fu quella accaduta nel timeole al terreno stato giusegnalato nel- 1194 registrata nella facciata della chiesa le valli superiori dei fumi Savio © San- battesimale di S. Pietro in Bosco, dove ceso i gelsi, talchè il prodolto dei filu- Casciano. Esso abbraccia nella sua giuri- hi per i possidenti di Galea- sdizione civile l'antico distretto della co- ta un articolo di risorsa agraria. In pochi munità, cioè quello di Galeata e di ‘Sen- leghi l'olivoa gna costà al pari che nelle ta-Sofia. trota pare un cancelliere i cleue, il quale Sauta-Sofia. Vi no sopra bechive di cerci, lecci, faggi, ed abeti. rio di Modigliana, dov'è Eccetiuata fa stagione invernale il cli- ne dellé Ipoieche. L'Ufizio del Registro ma di Gelcata può dirsi temperato; le ma- stà alla Rocca S. Casciano, la Ruota a Fi. lallie dominanti in questa, come in mol- renze. - POPOLAZIONE della Comuaità di Gazsrs a tre epoche diverse Sunta-Sofla Tontdla 3.B. L'asterisco * indica che uno frazione di quel popolo spetta a unioltra Comunità. GALENA. — Ped.Gatszza e Gazzano. GALGANO (S.) in Val di Merse—Fed. Avszza se S. Garuaso, e Faous. Gariano nella Valle dell'Ombrone. — Ved. Garzisro. GALIANO in ValdiSieve. — Fed. Gaoziaso Gaticanze. — Ved. Caticanza. GALIGA (Cestr. Galicoe ) in Valdi- Sieve, — Casa-torrita da cui ha preso il tina chiesa gerr. (S. Lorenzu) ngi pivilre di s. andrea = Doccia, Com. Giur. e cirea 5 migl. a sett. del Ponte: sieve, Dicc.. e Comp. di- Firenze. Risiede in fra Monte di Crece, Monte Giovi e Montalto, alle sorgenti del tore. tributario alla destra del fiume Siero Fu Galiga signoria dei conti Guidi fiao «dall'anno 960, quando il march. Oberio figlio del re Ugo e la sua moglie Will, stando in Ravenna, donaroso li 24 aprile del 960 al loro fedele Guido (tredo il f Gio del conte Teudegrizno che ebbe a com- GALI ire lo stesso re Ugo) na tenuta nella Fica posta in luogo detto Porcaje, la quale confinava, da un lato col fossato i Farneto, da ur'altra perte col Sumicello «frgomensa, dal terzo leto con la serra di Galige e Ssalmente dal quarto Jato con la terra di Caterano e Tilliono , luoghi tutti compresi nel piviere di Doccia. — Ped. Ancenezza e Fansero ni Doccia. corte e distretto fu confermato ai CC. Gui- di dagl Imp. Arrigo VI, (anno 1191) € Federige Il (anno 1230). — Nel febb. del 2115 un Gherardo del fa Berto donò al mom. di S. Miniato al Monte renze tutti i beni mobili e i il che pella corte di Galiga compresa i sen'chiesa,e i possessi che gli apparie- nevano nella Petri Siontalio col gio spadronato della cl e to aveva nella corìe e castello del ‘cate di Croce con la chiesa; donò anche i beni della sua corte di S. Maria di Acone con la stesa cappella, e quelli della corte di Petrojo con la ch. di AE Artio nel nel pi- Poste api prmentedronro Le que li postsesioni il desalario dichiarò ciro scrile nei seguenti confini, cioè: dalla pile di Monte Giovi sino alla Croce, e di laa Monte Lore, edo Monte are sine ia dr da Argomenna sino a Ba Teitne e alla chiesa di 5. feno di Pre: mala , guindi alla fosse, che per il Ful- cone scende ml torrente Sieci.— Fed. Ba- aciano di Val-di-Sieve. . La parr. di S. Lorenzo a Galiga nel 1551 abit., che nel 1745 erano n0- mentali a 332, e nel 1833 sino a 245. Garsorzza nella Valle dell'Ombrone pi dela stojese.—Villa che fa nel popolodi S, Mi. chelea Vignole, Com Giur e cieca 3 migl. a stti 'izzama, Dioc. di Pistuja, Comp. di Firenze. — Ped. Vionora. GALIGNANO (Galinimmnm ) nel sabur- bioa lib.di Siena nella Valte dell'Arbia— Villa, già comunello con esemo, pei ch. porr. (S. Maria a Galigaano) oca annesso alla pieve de' SS. Giusto e Clemente a Cosciano nella Com. delle Masse di Città, Giur. Dice. e Comp. di Siena, da cui è circa due migl. a lib. Risiode sopra la collina eretosa di ipo. soli la Costa ai Fabbri alla destra della strada RL grossetana, fra i lore. Tres se Serra. van GALL Sino dell ra 3394 Siiadino senta de ai de Co i cOn sue testamento del 24 et. tobre 1324; € già nel 3e ottobre dello stes sonno trovasi fatta l'elezione del priore dei nori eremiti, comecché esi non abi- Infatti il castello di Galiga-con la sua . « che tem tale rianione la ali Gali, La ber mico ti- tolare în quello di S. Andrea, attualmen- te cappella di S. Andreino a Gali; La inmiglia Moni de «Fortini, giù ietari. villa de. norinata la Monaca, fece collocare nell'al- tare della chiesa di Galignano un vago quadretto dipinto da Ventura Solimbesi. Garzia, Gastone. — Val. Paxzano. . GALLENA, o GALENA mella Monta. di Siena in Val-d'Elea. — Villa si- gnorile che ha dato Îl nome a un autico casale e ad una chiesa parroorhiale (S. Pie- tr0) nel piviere di Squola, Com. Giur. e di Dioe. di È posta sul fianco. tagaeola nella ripa sinistra del fosso det- to il Aio di Messo, tribatario deil'. Ela, pira tor Maggio, per causa di nosse donò a Sia- deia cal spore. figlia di Guido Visconto la quarta parte dei beni che posedeva mei cootadi di Volterra, di Firenze, di Sicna 6 di Fiesole, fra i quali la corte, la rocca s9 Cda GALL € chiese d'Elm,la corse di Piscina nigra, detta Gallena cc.—V'ed.Forsenano, Sac” lena e uno di Rodi Montano. (Asca Der è Frea: Corte di $. Eugenio, e del Mono- stero delle Trefisse di Sirna.) La perr. di S. Pietro a Gllena nel 1833 contava 113 abit. parr.di S Maria Maddalena di Val pistoni Gior. e circa 3 migl. a perineo rn quite catmmeno per carme coo melt poco argento. Kn villa di Gallena è rammentata € di Vallecchia. Così pere negli 11 Iugli. del 1314 fa presentata un'istanza da quei dimnsti al gi di Uguecio ne della Faggiuole in Pica, nella spe ranaa di emere veintegrati dei lmoghi tolti loro in Versilia, fra i quali luoghi si no mina la villa di Galleno. — Fed. Ancas- ‘una di Pietrasanta e Mimeax della To- scama. GALLENO, già GALLENA in Valdi. Ni con ch. perr. (S. Pie- tro) nella Com. Giur. e circa 5 migl. a isfede in pianura alle hase seltentrio- nale delle cotline della Cerbaja; a levan- cecchie, a pesente quello di ® un terreno ricco di macchie c Bendochè nell'itinerario di ippo Augueto (suno 1190) coteste luo- posto sulla strada Momba fu qualificeta con l'epiteto di Grassa Gallone. Trovasi sull'inerociatera di due sira- de maestre, l'antica Frencesoa o Fraver- mome a un borro tribatarie del padale di Bientina, detto anticamente dei Corvi, Cerveja, dove finiscono le del ie colline orientali delle Cerheja, jmchusi- ve di quelle che pel rio di Fal di Terre scendono dal fiance settentrionale del Pog- gio Adorno. Ai costi Cadolingi di Fucecchio tenne po signoria suche nel Gallen, sino 2 che quei dinasti, il conse Ugo, nel nziò la metò della corte del Gal- tività . leno e suc pertinenze ni vescovi di Lucca. — Fed. Focsecno. Una delle più natiche carte, ini cui si rammenta i horge del Galleno, è datata li 16 apriledel to8o. Riguarda emo une i- donazione e vendita (atta per il prezzo di 20 soldi al mon. di Monte Cassino da Te dice figlio del fu Flamma (sic), di tatte le iomi e diritti che gli erano perre- nuti da [appro rate cagioni dre.che fe figlia di na Sigiomonda le li possessioni erano situate mei leoghi di di Téupescio (era Altopascio) , di Orentame, as. Martino in Oliveto, nella Cerbaja, hoo- o detto S. Nazario com una porzione di Skira 0 am Galle cin Cappiomo. Uan to (Sigilli pa T. cane sand to del comune di Galleno con- wna porta di ferre che chiude ingresso di una specie di torre merlata, sopra la quale leggevi : Galleno. la denzzione del coste Ugo i ve- scovi lucchesi ottennero dagl'imp. Orione Moglie 1309) e Carlo IV (15 feb. 1355) due privitegii uniformi che confermevano a quei prelati, fra le altre giurisdizioni temporali, quella del così. di S. Maria i in Monte con lulto il seo distretto sino al borgo del Gallene: a loco videlicnt gui di- citur Catiana ad de Uisciana, ot dicitee preti vito pascuis etc. — Vel. Sarra Massa 1 Monre. Il Gelleno finalmente fa rammentaio a confine del distretto della Cerbaja nel privilegio concesso da Gievanei re di Boe- vedova del conte Ranieri di Colle, da Arrigo suo figlio faroto offerti alcuni beni posti ziel comune del Galleso ui luoghi detti Greppio e Pratài quindi ai 10 marzo 1203 fu vendato al rettore dell'o- spedale medesimo un mulivo sal rio del Galleno o di Cerbi da un tal Baonvassalio mativo del luogo; la qual vendita venne confermata nel 1a genn. del 123: a Al- ber maestro e ritor dellAltopescio fel 1384 sotto il 3 giugno gli vomini comune di Gallerio domandarono esere ammessi e dichiarati legittimi ter- razzani e comunisti di Fuctochio, promet- tendo ad Anselmo medico figlio del fa Fi. lippo, come sindaco e rappresentante del Com. di Fucecchio, di solloporsi a tutti gli oneri e privilegi della stessa Comu. nità. Un Pichi atto di sottomissione fu riamovato nel primo febb. 1368. (Ance. Dux. Fioa. Curte della Com. di Fuceo- chia.) aprile del 1354 il comune di S. Fietro al Galleno clene usi procaratore = difendere qualunque lite che dettò comu- me aver avanti i potestà e vicarii del Valdarno di Sotte e di Val di Nievole, vendere le Devesi però avvertire che 145 abitanti spettano alla comunità limitrofa di Ca- uielFranco di Solto. GALLIANA, e GALIANA,e GALIARO. — Fed. Guecissa, e Gaotisso. Gaziaro, 0 Gatiaro (Galianum Castr.) in Val.d'Ombrooe senese. — Casa torrita, cele, o grancie È della [bey italia 9 resta altaalmente rude! se esiolere a di pulonia, di Parma, GALL 385 Avvegnachè il cost.di Galliano sull'Oun- Ja brone è rammentato ju varie membrane della prenominata abbadia, dalle quali si rileva, che esso fu posseduto dai conti Al- dobrandeschi di Sovana e di Grosseto ; mentre uno di quella consorteria, il mar- chese Lamberto Aglio del march. Îide- Brando, sino dal 18 aprile 973, abitando mel suo cisiello di Giano i in Waliano intus castello meo, est super fivio Umbrone, vendè, © piuttosto Corale al prete Ropprando figlio di tto per la cospicua somma di discimila lire, pagate in presenza di molti testimoni del contado di Chiusi, 45 corti coi loro castelli € pertinenze, le quali corti trovavami byiw mei contadi di Roselle, di Sovana, Castro, di Toscane!la, di Chiusi, di Po- Piacenza, Genova ec. comprendendo in tal vendita totti gli al- di, aldiane, e bestiami divisi e indivisi. Una delle 45 corti slienate nel contado di Roselle, fa questa di Goliano col ca- stello, la chiesa e la che dichiara posta sulla ripa del fume Ombrone. — (Anca. Det. Fion. Carte della Badia del Lamberto fossero ignorati, piuttosto che alienati al prete Pidele ce da un altro atto del 17 apri- le 989, rogato in fe, col quale la C Raaie. ri, rimasta vedova del suddetto merchese Lamberto, ri dal medesimo per la stes ne Timma di lisci mila live iste la cs corti prescormaate. Delle qrili corti la viessa contesa col consenso di Uberto di lei mondualde, vendò le metà Finalmente in Galliano davanti la ch. di 6. Salvatore, è datq ue istrumento del asvfebb. 1007, col quale Winizzone ab- bale del mob. di Monte Amieta allivellò © Îidizio figlio di Adelmo une casa massa. rizia ( ossia podere ) posta in luogo detto Campagnatico per il censo anquo di de- nari 18 di argento da pagarsi alla cella di Gaglianzlo spettante a detta badia. Infatti pei due diplomi dall Imp. Coere- do II concessi a quella badia (5 aprile 1027, € 10 1036) e in quello con- fermato nel 20 lagl. 1194 dall'Imp. An finti diem Ced. Sal- GALLICARO (Galioezam) nella. Valle del Serchio. — Borgo con sevrastante ca- stellare e piev capoluogo di comunità, sede di ua giarisdicente di prima istan- 2a, nella Dioc. e Duc. di Lucca, che è cir ca (5 migl. al suo ostro. Trovasi sulla destra del torr. Petrc- sciana, detto anche la Torrita di Galli. i cano, presso al suo sbocco rel S Ferehio, soli di fronte al moote © Terra di Barga, da cui Gallicano è 3 tnigl. { a fb. alla beso Gall orientale della Pania della Croce. È mel gr. 38° 6' long. e 44° Hotit. sull” incrociatura della strala provinciale che da Lucca rimonta la Valle del Serchio sino a Casteluuore di Garfagnana con quella comunitativa che scende da Barga alla foce del torr. Corsonaa, e costì pur sato il Serchie prosegue por Gallicano sall'Alpe della Petrosciana rimiontendo il torr.vmonimo per eutrare nella vallecola opposta della Fegilia, spettante al Pie trasalinò. Una delle reminiscenze più antiche di questo luogo di Gallicano comsertasi in una menibrana dell'archivio arci vescovile di Luoca dell'anno 778.) ua istremento remota, supponendola rivata da un qualche predio di famiglia romana di simile cassio. Ciò lo da tan to più facilmente a sospettare il trovarsi GALL fmi i nomi dei coloni Velejati e Lucchesi i di Trajano, reglatrati nolla Ta- alimentaria di Veleja, un Cornelio Colico. Kel secolo decimo i nobili di Corvaja acquistarono giurisdizione in Gallicano anediante un trattato di enfiteusi fatta nel 991 fra i figli di Fraolmo Visconte lne- chese e Gherardo vescovo di Linee Gand il quale ultimo allivellò ai pi dei beni ‘delle chiese plebane di Ss. sii e S. Giov. Battista di Controne, Ste fano e 8. Giov, Battista a Bargi (ora Cer- reto del Borgo a Mozzano), e le decime che dovevano pagare le molte ville e abitua ti di quei contorni, fra le quali si trova compresa anco la villa di icaro. — Ved. Cenusro del Bosco a Mozzano, e Corrose. Iafatti la consorteria dei nobili di Cor- vaja e di Vallecchia dominava im Galli- cano nel 1190, allorchè costà quei dinasti l paese i. di nuoro si ribellò nel 1390 per opera di Rolando Antelminelli fuorascito di Lecce. i di questa città sd lp sopra l’antiporto, Salligando quei razzani a rinuovare il giuramento di fe- deltà al Comune di Lacca, siccome fi ese- guito per atto pubblico stipulato mel 17 mov. 1371 nell'arriago (ossia piazza ) de- vanti alla chiesa plebana di S. Giacomo. Nel 1429, i popoli della vicaria di Gal- licano, compreso il capalnogo, sì soltomi- sero al march. Niccolò III di Modena; ma appena cessò di vivere il march. Leonello di lui ‘successore, (ottob. 1440), il goverso di Lecca foce assalire all'improvviso cote- sta parte di Garfagnana dalle sue genti, le quali riuscì cos agevole riconquistare molte terre e castella, come lv furono Gal- ignana. mai "ile avviso il duca Borso, succeduto nel'irono di Modena e Reggio sl fratel- de: lo Leonello, spelì tosto in Garfagnana sotto due capitani, Alberto Pio da Carpi € Manfredo da Correggio, un buon mu- mero di milizie, mercè cui non sulamente GALL Ferono ri ti i Inoghi testè nominati, ma parecchi altri vennero tolfi di quelli d — In conse. qoena ta a cercare ua aggi media l'interporizione dei Fiorentini, e quindi rimettersi nell'arbitrio anziato li 28 aprile 1451 dal Poot V.—la vi gure di ciò fu sentenziato, che le terre. © ana, Prassilico, Velico di sopra è Felice di vst, i muali avevano fatto par- te sino allora "delle vicaria di Galliceno, rimanessero al dominio Estense. Donde. chè il duca di Modena da l'epoca eres- ne sei suoi pesci di Gerfagnana una lata tuttora di Trassi.' Così ebbe fine P'intrakciata e confasa divisione politica della Garfagnana, spo- cislmente di quella così detta Garfista: ne lesse. Avvognachè la Terra di Barga, Sommo-Cologua con altri minori peesi, si- testi alla sinistra del Serchio di fronte a furono confermati definitiva trattato da essi concluso nel 1341 con Me- Mino della Scala. Giò non ostante ancora non sono sopite le verienze che sino da « quell'età insor- Chiesa GALL 385 cedeva l'erezione di una nuova chic battesimale, da farsi coi materiali dell antica dentro il cestello. Nel 1aGo la stessa pieve contava mel- la sua iadizione 23 chiese, alcune del- le quali da lungo tempo distrutte; le al ice esistenti spettano per la maggior par- te alla vicaria di Trassilico, e alla nuo- va' Dice. di Massa ducale.-I titoli delle chiese di Gallicano erano i seguenti: 1 $. Jscopo a Gallicano, attuale pieve, » Aadrea a'Gallioeno (soppressa); 3 58. Lo. renzo e Stefano a Cascio, reltoria esisten- te, 4 S. Martino di Versi, rettoria esisten- . te, 58, Pietro a Tyassilico, rettoria esi- stente; 6 S. Maria in Giuvieno 7 SS. Jacopo € Cristelano i ia Valico di sotto, rettoria esistente: pa ondiei Valico di toria esistente, 13 S. Maria al Piamusso (annessa nel 1340 alla perr. di Gallicano); 14 S. Genesio al Cardoso, rettoria esi itente; 15 8 Timoteo a Ci o, di uratta; 16 SS. Alessandro e herita reitoria esistente; 17.8. Mi- dhe dai Mal ; 18 S. Berto Sossio in Cole dicano altera ta), 23 Eremo di Waliona della Gerfa = gnane (distratto). Nella chiesa maggiore di Gallicano si ammira una delle più belle storie in bes- i so rilievo di terra verniciata di Luca del- la Robbia, la quale non cede al confron- Gaseno to di quella bellissima che accennammo si- csputio eie.—Proca, Mem. Zoter. delle Garfe- quese). La vecchis pieve di Gallicano, trovan- dosi siquanto lungi dal castello in luogo tcemodo e Fip È, quegli abitanti im Innocenzo VII un parprni 1485, col quale cou- È lev. com l'art. Banca, situata nella chiosa delle Clarisse di quella Terra. Comunità e Giurisdizione di Gallicano. — La Comunità di Gallicano confina a quella Granducale di Barga mo- diente il corso del Serchio, il Monte di i, Graganci tre di Treppigntne, i qul uitimo è tributario sinistro del nato fiume. — Per la perte di sett. la Co- meunità di Gallicano ha di fronte fl ter- ritorio comunitalivo di Castelnuovo ; a ansestro quello di Molazzana, e dal lato di poa, la Comunità di Trassilico, tatte tre dipendenti dal Duca di Modena ; mentre 396 GALL a ostto Crenteggia con la Comunità luo these del a Mozzano. Noa si consace ancore l'estensione se- perficiale del so territorio, che può dirsi costituire insieme com di Barga l'ingresso australe della powder sa; alla quale serramo l'accesso, verso pon. le Alpi della Petresciona e della Cro- ee; mentre dall'opposta pendice scendono dall'A ino pia sinistra del Serchio i contraforti dell’ Alpeselia, dell’ Alpe di Barga, e del Monte-Rondinaja—Ved. Gansaonaza. Nel territorio dell’ attaale comunità di Gallicano esistono 10 , tre dei quali ( Zupinaja, Rione, grana ) somo alla sinistra, e setie di essì trovansi alla destra del Serchio. La natura del suolo di questa comuni- tà è per la massima com) di cal. Cirva compatta La “Male lange tl Serchio vien coperta da ripetuti banchi di ghiaja € ciottoli trascinativi dzi torr. che scen- douo, a destra dalla Pania delle Croce, e dalla Petrorciona, a sinistra dall'Alpe di Barge. S' incontra da tto il casta- mo, peri paese, cui succedomo i pascoli naturali; quisdi la pecuaria e i boschi costituiscono le pri- cipali risorse di Gallicano. In minor co- GALL pia vi sllignauo le piante leguminose e i cereali; r abitato e lungo i i torreu semina la canapa e ij lino. Copiosi». sime riescono le raccolte dei funghi; scar- so e sempré immaturo il prodotto delli vigna; e anche più raro quello dell'ulivo. Da Gallicano sua patria prese il nome il Padre Gregorio autore di un libretio mul modo di comporre e recitare le prediche. In Gallicano risiede un giusdicente di prima istanza e un duganiere di seconda classe. La Ricevitoria del Registro è al Bor- go a Mozzano, la Conserv. delle Ipoteche, e i Tribonali maggiori sono a Lucca. I popoli della Comunità di Gallicano, in quanto allo spirituale, restano attual- mente divisi fra due diocesi, giacchè le parrocchie poste alla destra del Serchio, riferiscono col priorato, ossia vieario dio- cesano di Coreglia, d dipendente dal vese. di Lucca; e quelle poste alla sinistra del Serchie sono comprese nel priorato, ossia vicariato vescovile di Castiglione, riunito alla muova diocesi di Massa ducale. La Vicaria, ora Commissariato di Gal licano, nel 138 contava 344 famiglie zione si noveravano 2464 abit., nel 1832 la sua popolazione ascende: 3078 individui ripertiti come nella Tavo- Vetta qui appresso: POPOLAZIONE della Consunità di Garricano nel Ducato di Lucca nell’anno 1832. Bologneza SS. Alessandro e Margherita, ser Cardoso 8. Genesio, Reitoria . 353 Fiattone SS. Pietro e Paolo, Rettorìa 280 Gariscano S. Giov. Battista e S. Jacopo, Pieve 1087 Lapinaja S. Pietro, Rettoria 196 Perpoli 8. Michele, Rettoria 206 Riana S. Silvestro, Cara 285 San-Romane, già in Spu- litiono 8. Romano, Rettoria Treppignena S. Merlino, Verm s pi .pE GALL GALLO (TORRE DEL) nel suburbio avwoirale di Firenze.—Casa tosrita con po- deri annessi sopra un'elevala prominenza facente porte di quei colli di Arcetri, che siendonsi di iù verso sett. sino alla co- us de Magnoli e si poggio di Boboli des- tre Firenze. Îa Torre del Gallo, osservata dal viven- te astronomo Padre Giovanni Inghirami delle Scuole Pie, fa riscontrata alta 344 hr.sopra il ivello del mare Moditerranco. {l poggio del Galjo.confina a sett. con Di le, a gree. con S. Miniato al Mon- te, verso lib. col Poggio Imperiale, a estro tel Pian-di Giullari, e a poo.-maestro con la fortezza di Belvedere e la città di Fi- rence, che è appena wa miglio lontana di Ken pettine Aroetri, Com. Giur. e cirea due migl. a gree. del Gallezze, Dice. e Comp. di Firenze. Non che io voglia, nò debba ad ogni peso rammentare tante case-terrile che fasno corona sui poggi intorno alla valle deliziosa di Fyrenze, per quanto molle di ee sollo varii rapporti interessino l' i- maria di cotesta classica terra: ma perchè serthbe omissione indegna di un caltore delle fisiche discipline di non segnalare pella presente opera la casa-torrita delle Terre del Gallo, come quella che, per fa- ma tradizionale di due secoli, ci sta nove ammi di carcere pelia vicina villa di Areetri, denominata il Giojello. La Forre pertanto del Gallo è un fab. tricato solido e quadrate con ua cortile mel centro contornato per tre lati da un leggiato sorretto da etto colonne di maci- gno di online corintio e di na maniera tica del Gello, se il più ve- sereno fra gl'istorici forentimi, Ricorda no Malespini, non ne aveswe avvertiti, che tette poggio era Into dalla fami- Glia magnatizia de’ Galli. Stantechè, dice vi egli nella Istoria fior. al cap. 59, che All'età sua dentro la città di Firenze, in Porta Senia Moria crano i Galli, che già GALL 387 avevano un poggio allato a Sante Minie- to al Monte, che si chiamava il Poggio de' Galli, e toglievanvi (cioè riscuatevano il pedaggio) per antico passaggio, me il Comune (di Firenze ) ogni cose obbatsà. La casa de' Galli pertanto era in origina grinde « pomente, ma avendo abbraccia. teil partito ghibellino con quella de' Cap- pirdi loro vicini e consorti, si ridusse în povera fortuna; (G. Viscam, Cronie. lib. |V. cap. 13) e all'eccasione della pace del Cardinal Latino fra i due iti, (asino 1286) alcani della casa de'Galli furono confinati, e i loro beni confiscati: sicchè quel terreno con la Torre del Gallo ai fra- telli Grassi, e da questi ne fece 1 l'attuale possessore, il ch. avvocato fio» rentino Luigi Piccioli. |’ Possedeva la Porre del Gallo con i pò deri anvessi la famiglia Lenfredini al tem- po in cui risule l'attuale fabbricato, che di poca età dotè precedere quella dell ulti- mo assedio di Firenze, quando in Filla del Gallo, nell’ oitobre del 1529, venne a'postarsi una perle dell’ esercito imperiale-papalino, e con esso il colonnello conte Pier Maria di i men T'Erta canine, Vitelli, e verso la Porte Vicino a 8. Leomardo, si Vasto, Nella villa de' Balducci Pirro Co- in sal poggio di S. Margherita e Mon tici il signor Sciarra-Colonna, e nel Pian di Giullari nelle case de' Guicciardini il principe d’ Orange, comandante in capo p- dell'esercito di assedio. —(Vancer, Zetor. for. lib. X.) » Ancora i westri (aggiunge Bernardo Segni) avevano messo due pezzi di arti- glieria sul campanile della chiew di S. Ministo, coi quali infestavano il campo nemico; ed essi all'incontro di que'poggi vicini, e al dirimpetto del Gello, villa de’ Lanfredini, avendo piantati due altri perzi growi, tiravano sl campanile, es- 368 GALE sendovi il sig. Mario Orsini vicine, e il sig. Giorgio Santa-Croes con altri ca;ija- mi e lo stemo Malotesta Bagli ne (gene rale dei fiorentini). Fu ferito il sig. Mario edilsig Giorgio da una pietra, onde mo- rirono ambedue, e così alonni altri giu- vani fiorentini vi farono feriti e ne re starono mosti, fra i quali fu Averardo Pe trini ,,. (Stom Zstor. for. lib. III.) Ma sela Torre del lo riesci allora fa- mesta ai. Fiorentini, esca caneeliò eziandio cola a quell’occhio che vide ne ro più egli solo che tatti gli occhi insie. mme dei dotti trapueati. — Sì, fu il som mo Galileo «menie detta a Mesza-Pegeni, Gliai GALL di Arezzo, dalla qual città trovansi Je duc ville circa 3 migl. a Jev. GALLUZZO nel suburbio meridionale rize. — Piccolo borghetto capotuo. go di una vasta comunità spersa per ogu* atoruo di comodi palazzi e di case di ram- scarsissima laggi aggruppoti, Sita da Lenga eli residenza di uno dei set- te potestà minori dipendenti dal Commis sario del Quartiere S. spirito Firenze, dalla qual città il Galluzzo è a migi.a sett., nella pprr.di S. Lucia a A sa Pagani (Massa Paganorum) di la chiesa nella Dioe. e Cossp. fiorentino. È situato sepra wa piccolo risalto di collina che attraversava l'antica strada R. Viccpli romana, là dove si stacca il primo rano Si ui me id Gip pr pian di Guulleri, circa 300 passi distante alla dall’eminente poggio del Gallo, nella cui torre è voce tradizionale, che egli si re- casse a eficituare alone delle importantie- sima sue cuservazioni astronomiche, i quan do le dovè combattere l'opinio- ne IP. Losi ll cre dl lee dapeide della luna. Erano fra gli affezionati discepoli che allora ramo sì sublime maestro, oltre Vinoenzie Viviani, due religiosi Sce- lopj, H Padre Aagelo Sesti, ed il Pe dre Clemente Settim}, i quali servirono al Galileo di amenuensi anche negli ul timi duc anni di sua vila, divenato cieco. la dorata fondò la fuer date Se Pie 8 Gimvrpe Cale senzie; il quale scriveva da Roma ne' 16 aprile ‘1639 st Padre Ministro delle Scuole di Firenze queste aureo ‘parole: Se pina prandelli per qualche nette restasse là (in Arcelri) colo Reverenza glielo TP Clemens, vostra Fin aretino. — Due ville che facevan parte delle Compete suburbane di Arezzo, nel quartiere del Bagnoro, popolo di S. Maris a Penct:, Cum. Giur. Bioc. e Comp. di quella provincisle volerraua, preso ripe Lari della fiumana dell' Ema molla Greve, fra il gr. 28° 53° 5” long. e 43% 44° 3° latito È ignota l'origine el'amtichiti del Gab lazzo, comecchè Dante abbia fatto ram mentare questo luogo al o trisavolo Cac- claguida, quando dine:, O quanto fora meglio esser vicine Figini ne, dico, ed al Galluzzo Ed a 2 respiano aver vostro confine. Certo è, che So anni prima che Dante scri- vesse il divino poensa, fu indicato il Gel. luzsa, allora quando alcune compagnie di armati senesi © pisani, mel 1253 fecero una rapida scorreria infino alla Pietra del Galluzzo presso Firenze un miglio e per onta lagliaro il capo al Galluzzo. (Anvaza Bu, Cromic. Semese ). — Donde vembra poter congetturare, che il borghet- fe del Gelluzze, fino d'allora situalo sulla strada muore che guida a Sicna, prendo» se. il nomignolo da una qualche insogne, (forse di Taberna ) raffignranie un pic- gallo, i; di fusiglo Boreatine inte alle di tI Line porla poieni fiorenl de Gelli e de' + Nè fia tampeco probabile, che la ma- È guatizia feumielia de Galluzzi avesse costà qualcano di quei resed}, cose-torrite o pa- Jazzi di campagna sino d'allora in. copia esistiti nei colli intorno a Fironse. Di un podere della chiesa fiorentina, pesto presso il Galluzzo, denominato il Palagio, ci trova fatta monzione in un GALL istramento appartenuto alla badia di S. Miniato al Monie stato rogato nel mou. della Certosa , li ag ott. dell'anno 1393, ora vel R. Arch. Dipl.; siccome è pure GALL 359 nello stesso Arch. altra carta del 4 marzo 1335, dove è rauamentato il luogo del Galluzzo net popolo di S. Lucia a Masse Pagani. (Carte del Mon. di Nicosia LE Movimento della popolazione del Guttoszo, ossia del suo popolo a Mussa. Passi a tre epoche diverse, divisa per famiglie. Comunità del Galluzzo. — Lù territorio di questa comunità si estende nel subur bio meridionale della città di Firenze in una superficie di 20151 quadr., dei quali 607 sono presi da corsi d’acqua e da pub Bliohe vie—Vi stanziava nel1833 una po- selt. fronteggia con Firenze lungo la stra- da regia che gira fuori delle mura della .per città, dalla porta S. Miniato sino a quella di S. Pier Gattolini, ossia Romana. Alla piazza fuori di questa porta subentra la comunità di Legnaja, con la quale vol- gendosi da sett. a maestro entra nella pri- mma strada che staccasi dalla R. postale per salire il poggio, dov'era il convento di S. Donato a Scopeto, sulla cui cresta seguita la direzione verso lib. sino al bivio, il cui braccio sinistro diramasi per la villa ne; mercè cui di Colombaja, per dove s'incammina nel- la strada maestra delle Campora che passa dalla villa, già monastero delle Aomite, sino alla via di questo nome. Lungh' essa scende nel fiumicello della Greve, il quale Soltando la fronte a pon. va incontro alle sorgenti del Viagone, quindi oltrepassa mik Ir. te îl borro {l. colle di Giogoli, dove iungo il borre della Magnaja irriva alla provia» ciale volterrana, mediante la quale confe nano-le due comunità sino alle scatari. gini del borro di 7ramonti. Quà solten tra la comunità di S. Casciano, con la le questa del Galluzzo fronteggia medi tto sino a = Greve lungo la forre cai Montebaoni. Da cotesto panto la siewa Greve serve di limite alle due comunità $1 corso di circa 5 migl., da nella direzione da sett. a ostro, poscia da a seir. Oltrepassato che sia il ponte di Cappello e la strada traversa che dall Impronta guida a Mercatale, entra nel confluente Calosina, lasciando a pon. il fiume Greve. A questa confluenza saben- tra a confine la Com. di Greve, dalla quale è divisa priina dal torr. Celosina, dal fono Sorbeto e da quella del Pegi che separano la vallecola ‘della Greve da nella dell'E- ‘ma ‘traversando la strada CAiantigiona, finchè pel borro delle Mortinete entre in Ema. A questa fiumana sottentra dal la. to di lev. In comunità del Bagno a Ripo- li, di conserva alla quale l'altra del Gel. Tuzzo seguita il corso dell Ema sino allo sbocco in essa del torr. Grassina. Qui pie. gando da lev. a sett. rimonta per ‘breve tragitto ® cono dell Grassina, poria na suo influente manco, denominato il mo a che entra nella strada delle Cingue gie quindi per quella comunitaiva ule il poggio di Moplici passando davanti al- la chiesa perrocchiale; ichè voltaa- do. faccia a lib. s' inoltra per il Pian-di- d Giultarî rasentando fra le case de' Guic- ciapdini e la villa del Giojello, abitata dal sommo Galileo. Al trivio, in cui termina gi V'altipiano di ( di Giullari, volta faccia a sett., e percorrendo la strada che dirigesi fra il poggio della Torre del Gallo e quello di Eiramonte, arriva alla Yolta San-Minia- to, e quindi poco appresso imbocca nella strada dell’ Erta-canina , lungo la quale scende alla S. Miniato. . I corsi principali di che passano per il territorio comunitativo del Galluz- zo sono la Greve e l'Ema, due fiumane che si riuniscono fra la collina del Galluzzo € il poggio di Certosa, dove l'Ema pende il nome, e di la per un solo alveo si diri- serve gono le loro acque nell'Arno circa 3 migl. a pon. di Firenze. Una strada regia, la postale romana, percorre la Com. del Galluzzo dalla porta S. Pier-Gattolini sino al ponte «li Monte buoni sulla Greve. Essa pel tragitto di un migl. e mezzo è stata rettificata deviando dall'antico corso, a partire dalla villa del Fossone, presso il borgbeito di Ss. “Gago, ad oggetto di scansare le salite di Mala volta, del Portico e del Gallezzo per dove pessara la vecchia si le, nella quale rientra fra il Gelluzto è i ponte della Certosa sopra l'Ema. Si contano fra le strade provinciali il primo famo della volterrana, che stacca- si dalla postale sotto il Galluzzo, Ia strada che entra nella comunità Chicatigiona (e sono molle) appartengono alle comu- mitative, meno lo stradone regio che dalla poeta S. Pier-Gattolini. sale dolcemente io fra doppie file di anvosi cipressi alla R. illa del Pog- gio Imperiale. Pochi e angusli ripiani presenta il ter- iterio € variatissimo di questa romanità, stantechè lo cuoprono per ogni GALL Iaio le amenissime colline, che inghirien- dano la valle dell'Arno fiorentino, da lib. a scir. della capitale. Infatti a lev. della strada R. romana, sormoniaudo il Poggio Imperiale per l’alti-pianodi Giullari, di- ramansi i deliziosi colli Nootici, di Monte Ripaldi ©, aocutre a La strattara fisica dell suolo di questa contrada può dirsi un' appendice di quel. la dell'opposto lato dell'Arno, dove si al. zano i poggi di Settignano e di Fiesole. Sennonchè dal lato del Galluzzo la roccia iante consiste in un'arenaria più ricca di calce della fiesolana. Tale è per esempio quella pietra stratiforme'che co- stituisce la Costa de' Magnoli e il poggio di Boboli, e di là continua per l'alti-piano di Arcetri a Montici. i qualità consimile è la che li ossatura alle colline di Bello- sguardo, di Colombaja, del Portico e del Galluzzo. Esta è conosciuta volgarmente sotto il nome di pietra forte, come sel che resiste più della pietra fiesolana all' © azione degli agenti meteorici, e gi presta meglio di i altra all’.uso dei lastrici. iò, che cotesta pietra forte strati di confacente gros sezza, per lo più disposti quasi che oris- sonialmente, e alternanti con sottili stra- terelli di schisto marnoso. Possono vedersi tali pietre specialmente alla Costa fuori della porta di S. Giorgio, nelle colline di Colombaia, del Portico, e a Monte Bipal. di presso Montici; ed è in questi ultimi due luoghi, dove sino dai secoli di mes- 20 furono aperte le cave delle pietre, con le quali si lastricano a grandi poligoni le belle strade di Firenze, sino agli antiporti. La bisogna cammina ben diversamente rapporio alla qualità dei terreni che s' iu- contrano nei poggi fra l'Ema e la Greve, massimamente dove questi due fiumicelli più d'appresso si avvicinano all Impre- Dela; avvegnachè macigno pare abbia sofferto una sì fatta alterazione, che sebhene non possa dirsi un'opera manife- sa del fuoco, egli però è sì pocò atto all’a- gricoltura,che ne restano offese e quasi ab- GALL brociate le tenere piante; dondechè molti an i toscani sogliono appellare colesta qualità di terra, gol terreno Socujolo, e talvolta galestrino. Infatti è ‘nella vicinanza di tali aridi poggi, det- ti delle Mortinete, dove si affacciano le rocce ofiolitiche di'serpentino e di gab- bro diallagico dell'Impruneta. Due terzi del terreno di questa comu- nità è coltivato a viti,a olivi, grano e frut- te, prodotti tutti che riescono di squisito Anche le minori raccolte conosciu- te sotto il nome di riprese, come carciofi, sparagi, piselli, fravole ec. danno un'es- trata vistosa ni padroni e ai coloni dei poderi della comunità del Galluzio , per quanto tali enirale oggi siano diminuite in confronio Selen trascoral; stanta che coltivazione li prodotti, se prima pra tiva dei poderi dentro. il raggio di uno o due miglia intorno alla città, essa da qualche tempo si è estesa qua- si in tutti i distretti comunità se burbane a Firenze, cioè: del Gallusso, Bagno a Ripoli, Novessano, Fiesole, Pel. legrino j L'attenzione colla quale sono tenute le piante da frutto, il terreno ito dai sassi e dalle erbe cattive, il vigore della “ sone per l'abbondanza dei conci- mi che i villici suburbani vanno gior malmente raccogli: capitale, ren- dono un tal suolo, benchè di natura sas- meo, fertile al punto che giunge a durre dell'8 e $ per uno. Qui i ee cotesta parte della campagna di Firenze vedesi rivestire un ito di continuati giardini piuttosto che di poderi.—Al ap- pagare vie meglio l'occhio dell'osservatore concorre assaissimo la moltitudine dei pa- lazzi e delle case elegantissime sporgenti sul dorso, nei fianchi e per ogni lato delle mumerose e variamente disposte colline, le li dai poggi della Zomola e da quelli i Scopeti di Sen-Cuscianosino alle por- te di Firenze si distendono. Chi, per esempio, nou ammira il vasto e imponente fabbricato della R. Villa del Poggio Imperiale? Chi nom adocchia an- breve del che da lungi il grandioso ‘giù de ‘Ricci nel poggio di Pozzolatico, dov'è fama trattenesse quell'Agnolo da Fire» suola,che per astrazione dissi.amico di Lo- renzo il Magnifico, quando questi morì innanzi che l'altro nascesse? dii capitòa GALL 5A Firenze senza conti la città e i sudi porolai contorni dalla casa torrita .che fu de'Michelozzi a Bellosguardo? Chi non resta .sorpreso nel vedere sul poggio di Montauto in forma d'isolato castello il grandioso convento alificato da' Niccolò Acciajoli per i PP. della Certosa?... Ma io non terminerei così per fretta se nume. rare solamente dovessi le case di delizia che a centinaja s'incontrano nella comu- nità del Galluzzo, talchè noe si potreb- bero ripetere nel caso nostro espressioni più adeguale di quelle che cà DA- riosto, allorchè contemplando la valle in- terno a Firenze esclamò: | - > A quier picn di tante ville i colli Pas che'l terren ve le germogli , come Vermene germogliar suol’ e rampolli. Non meno di 9 monasieri, oltre quello principesco della Cerios, esisierano nei tempi.scorsi nei contorni del Gelluzzo. Fra i conventi degli vomini citerò; quello di S. Maria nel poggio di 5. Se- di Firenze ; 3.* il convento de’ frati Ber- mardoni , denominati Foliscensi , eretto detto Za Poce dalla Granda. nel l chessa ima fra il Poggio Imperiale e Je muta della cià. Frai monasteri abitati da doene, oltre. i dae di S. Maria della Disciplina al Portico, e di $.Caterinae $. ut tora esistenti , si contava quello di Mos- ticelli a Colombaja foudato dal Carl. Qi- taviano Ubaldini, e uno di Benedettine assai d'appresso la S. Miniato ,ab- battuto esso pure nel 1539 per ordiue della Signoria di Firenze. Il mon. delle Cla- rise a S. Matteo in Arcetri, ora ridotto a uso di villa; siccome è stato ridotto quel- lò di S. Michele alle Momite dell'Ordine di S. Agostino preso il Gallezzo; il quale ultizao fe soppresso sino del 1446, per pooi. Eagenio IV, che riunì i suoi beni a quelli di S Donato a Scopeto. Fra le arti d’industria più frequenti nella comunità del Gallozzo possono tom- tarsi quelle dei scarpellizi, cavatori, e la voranti di pietre da lastrico, e i numero si vetturali impiegati al giornaliero tra- GALL dei iastroni in città.— Ancolefor- munita, ialmente all’ Impreneta, al Ponte all’Asse, a Malavolta e alla Ports Romena. Fra le atili manifattore havvene una muovamenie introdotta con la i della Colla-forte in un comodo locale fuo. ri della porta a S. Miniato sul confine del- le comunità del Gellazzo con quella del Bagno a Ripoli — Autore e direttore della medesime è indusiriono chimico Vinore- 20 Manteri di Livorno, il per av ventura che siasi pt re introdurre in Toscana quest'importante ramo mani. fatturiero, sino da quando eresse nel 1833 due fabbriche di Tila forte a Castel del Piano e a Colle di Val-d'Elm. — Pod. Caerzroer-Puro. Gennonchè la più recente di tette fon- data per associazione presso la porta S. Miniato è messa in attività dal vapore mediante ui a] ito, nella co- lngegaoso strezione del quale trovasi semplicità, in- dei telligenza mi desiderio costante tena lavorazione siffatta, unito all’intizaa convinzione che il Manteri nutriva soll’a- zione ta qualche mode distruttiva del fa Fino S. Michele, Retieria Pa Le" | & igiria c8.Bag È 2 a Mocsoli î 5. Beigida, "i È: Poroletico S. Stefano, Prioria Size Ri 'S. Martizio, Prieria & Maria 2 Montanto | CHLOGRARO nel Vald'Arno aretino: € Comp. di Aramo, da cui era circa 3 mi: i a dimratto da vai proc ì momigne. Gi. a posi. met SI a 04 GALO Flor. di detta città, dalle quali apparisce de i monaci ebbero giurisdizione co- ptc] ‘941 per beni donati da un Guglielmo figlio TE re drizio, nel Gag- i Finile e nella selva praro detto io ipertanie alla chiesa di S. Maria in Montione; le quali Romersioni erano sta fe rilolte ai monaci dai discendenti dei primi donatarj. Tale affare diede occasione a diversi reclami di quegli abbati davanti el Conte del S. Palazzo, oppure agl'impe- ratori st siccome risulta dai placiti ati negli anni 970, ggo, e 1014 Pivore della badia di S. Flora e Lacilla di Arezzo. — (Mvnaroa:, Antick. Estens.) Nell'anno 1032 l'abbate gd i monaci della precitata badia col consenso del vesc. Teodaldo ebbero in permuta altri beni, alcuni dei quali situati nello stesso pivie- re'di S. Martino a Galognano, ossia agli Ortali,e mei canli di Quarata e di Cam- fanti re 1115 ferone donate al mo- masiero medesimo altre possessioni poste nei contorni di‘ sul Semicello Castro. (Munaron:, Ant. A. evi.) Nel 1383, agli 8 sett. Guglielmo abba fe di S. Flora elesse il rettore della chie- sn di S. Andrea a Quarata, il quale chie se ed ottenne la conferma dal pievano di ino.— Finalmente con decreto ve- del 10 aprile 1354 gli abitanti del ho villa di Pretantico nel distretto della parrocchia plebana di S. Martino di Galogneno ottennero facoltà i di poter edificare una nuots chiesa pa (£.-Giov. Battista. @ Prato-Antico) con assegnere alla medesima le decime e sov- venzioni solite pagarsi da quei popolani alia loro antica parrocchia e pieve di Ga- — Fed. Quunata e Montiona nel Val-d'Arno aretino, Carvsvna Ossarznca € Puaro-Awnco. GALOGNANO in Val-d'Elsa. -_ Casa GAMB Di questo Galoguano e della sua chiem di S. Ansano è fatta menzione in wn istre- mento di donazione del 998, col quale il march. Ugo offrì al mon. di S. Michelea Poggibonsi anche il giespadronato di que sta cappella. —Molte altre pergamene dello steso luogo pio danno 3 conncere che ad esso spettava anche nei secoli XII , XIL, e XIV la chiesa di Galognano, siccome le provano tra le altre le membrane del 17 aprile tro dl 17 Giugno 1283, e del 9 lu a villa dì Gelognano nel secolo XV fu acquistata dalla famiglia della alla quale appartente il capitano Cositso, ‘autore Della Serie degli antichi Duchi e Marchesi di Toscana, dove di questo pos. sesso di famiglia vien fatta menzione (pag. 173-174.) GAMBARUCCI în Val di Merse. — Villa posta nel monte delle Serre di Po triolo confinante con il comunello di Tec- chi, con quello delle Serre al Santo, con Petriolo e con Fesa, di cui fa perte pelle parr. de' SS. Iacopo e Filippo al Sent, Com. di Monticiano, già di*Sovicille, Dioc. e Comp. di Siena. Fa Gambarucci uno dei 34 comunelli della comunità di Sovicille rammentato nel regolamento parziale del » giugno 1777 relativo all'organizzazione ammini» segna a In seguito divenne Gambercs pare lella grancia d'esa spettante allo. di S. Maria della peri Siena. Nel 1371 decreto della Rep. senese Gambaracci Fa designato residente di n notaro civile. Attualmente riducesi a un che abbraccia tre poderi. JAMBASSI in Val-d'Elsa.— Borgo con lì Firenze. Risiede in un risalto di poggio , su ori esisteva la rocca, a una elevatezza di Sya braccia sopra il mar Mediterraneo, sul fian- Cei” dinesti; fea i quali com Guido del fu Rauieri, che in quel giorno offrì a Ganfredo vese. di Volterra la terza parte della sua porzione del poggio, ecs stello di Gambassi con la chiesa di S.. fano. Nel secolo a (anno 1113 ) il C. Ugo del fu C. Uguecione de'Cadoli fra le molle terre, casali e castelli possedeva, è la metà di dominio di Quelli posti nel contado di Volterra ai ve- soovi di detta città; fra i quali luoghi e giurisdizioni si novera' anche Gambassi, Quindi è che tra i castelli conceduti in feudo da Arrigo VI a Ildebrando rescoro di Volterra, fu compreso anche questo di Gambassi; meatre l'imperatore Fede. rigo ILL pochi dopo diede l'investi- tura del castello mertesimo a Gualtieri de gli Opezziughi da Calcimaja, a quello stes- 20 seggetto,che nel 1222 esercitava l'ufizio di potestà nella Terra di S. Gimignano. (Taone, Annali Pisani ). Peraltro un atto pubblico del 1234 dato in Gambassi, stà a provare una certa. in dipendenza degli uomini di questo psese, trattandosi di un compromesso fatto Galgano «la Moute-Tignoso e in Stagui- gno della Pietra per terminare le versie insorte fra i Lambandi e vecchio. fa viriù del qual compromesso gli arbitri proferirono un lodo li 26 mag. gio 1224, nella chiesa del castel nuovo di Gambassi, che assolve dai dazii stati loro imposti di Gambassi per il transito delle merci e del sale portato dalle loro bestie a soma. (Ance. Dirt. Fioa. Carte della Com. di San-Gimignano.) Dal documento lestà cilato pertanto ri- sulta, che fino dal 1224 il.cast. di Gam- bassi aveva un borgo nuovo e la sua ch. parr. sato il castel vecchio. Inoltre, nel 1330, coa suo decreto a Si- gnoria di Firenze diede facoltà a Gianfan- te di Berbellotio di Fante cittadino fio- rentino di contro la Comunita di s Gimignano per il diritto di viscon- che vere nel castello no e Ulignano; ma quegli abitanti aven: do fatto sentire i loro reclami, fu compro- messo in Otto da Mandello potestà di Fi- renze, Questi nel Ra Sargant PERSI daile comune ) seutenziò, - 1501, raba GAMB 305 S. Gimignano in riguardo dei diritti di detto Gienfante dovesse sccettasio in po testà di detta Terra con un’aunua. reizi- buzione di lire 300 (oc. cit.) Dopo la pace di PIC (ento 1393) Gambassi col suo contado fu incorporate al territorio della Rep. fiorentina, che ne costital una comunità a confine com il territorio di San Gimignano, con Mon- tajone, e con-quello di Castel-Fiogentino mediante il fiume Ein. — Nel 1317, il di Gambini, im contemplazione lei danni ricevuti dall'o.. ste pisana, venne esentato visione della Signoria di Firenze Soli pabbliche graverze. Sennonché più tardi egli Lerppiena a soffrire danui maggiori (magg. del 1433) quando la Val d'Elsa fu Teague di venture Sonde ceste da Post) della Carda, ai danni della . di Firenze. Riconquisiate presso dalle armi fiorentine, Combezi dopo quell'epoca noa vide altri memici, comecchè l’esercito nipoletano-papelino si accostasse alle sue mura, dalle quali fu respinio-nel 15 seit. 1479, e che più tardi fosse stato mialtrattato dal duca Valenti- no, allorclià di costà, nel maggio del con le sue genti ‘piuttosto come ladroni, che come uomini comprati a tal logo, e fa conosciuto col Cieco da Gambassi, Giov. Gian lì nelli, rinomato seultore di plastica nel se- colo XVII, sebbene: privo fosse di vista. Gambasti era potesteria e di uva comunità, che abbracciava 4 comuni, Gumbassi, Montignoso , Camporbiano, e Pulicoiano, com altre 8 parrocchie ; cio, Farma, ire popoli di Catignano, Geri. gnalla, Agresti, Badia di Correre e Ss Cristina. — Queni dodici popoli fure- no ii ti alla comunità di Montajo- ne mediante il regolamento del 33 mago gio 1774 sulla nuora organizzazione del- le Comunità del Contado fiorentino. La ch. ‘prepositura de'SS. Jacopo e Sie- fano a Gambassi conta 574 abit. GANBERAJA, o GAMBERAJE nella vallecola ilell’ Ema sopra Firenze.— Cas. itolo vna ja) mente di padrpuato della illastre Casa Re- nuccinî, e'annesso al popolo di S. Donate im Collina mel piviere dell'Amtella, Com. 396 GAMO GANG Gime. è circa 4 migl. a scie. del Bagno scovo di Faenza d’ impedire e di annal. di cul lare tale ii — Peraltro col 1 Corg i Fiane di cl Dec ie orzo Cali ci i questo casale fu considerato come un solo corpo con la la dè un istrumente della badia di Val soltostante badia di Acereta, siuchè diven leeabrosa del gen. 1085, rogato ia Gem. ne insieme con essa benefizio di un ahbe- bereja piviere dell'Antella.—La prenomi- te commendatario. Tale era, allorquando tata badia per contratto de' sg nov. 1166 Clemente VII, con breve del 14 nov. 1533, comprò dei terreni posti nel cestello di ammensò badia ed eremo al capitolo di £ Antica, e nella corte di Gamberaja.(Ancu. Lorenzo di Firenze. — Nel 1736 la chiem Darx. Fion. Carte di Vallombrosa). di Gamogna, minacciando rovina per le GAMBERALDI (C: um, quasi forti scosse di terremoto accadute costi, lu Campus Araldi) nella Valle del Limo È ficonralt opere dl capitolo preset te. — Monie e cas. che ha dato il titolo ato, il quale previi gli opportuni consemi una parrocchia (S. Matteo a Gamberaldi) alienò quei beni per acquistarne altri nei sall'estremo confine della Romagna gran- contorni di Prato. — ed. Mezzana. ducale e della diocesi fiorentina con il Nell'eremo di Gamogna si cominciò coatado e diocesi’ di Faenza, nella Com. prima che altrove l'uso della recita gior. Giur. e circa 3 migl. a maestr. di Marra- Riliora dell’ufizio della B. Vergine, per di, Dioc. di Faeuza, Comp. di Firenze. consiglio di S. Pier Damiano, ma essendo Il monte di Gamberaldi è uno dei con- stato sospeso per tre anni colesto pio eser- trafibrii settentrionali della calena cen- cizio,accaddero agli eremiti di Gamogna trale dell'Appennino che si alza fra.il Se- disavventare straordinarie. (Pera. Daxu- sio e il Lamone nella Romagna tos.ana. ni, Epistolar.— Banoni, Annal. Eccles. Fu questo luogo posseduto solamente ad ana. 1056.) per una terza parte dai conti Guidi di —La parr. diS. Barnaba a Gamogna con- Modigliana, siccome apparisce dai privi- -ta 332 abit. legj concessi loro da Arrigo VI, e da Fe- —GANGALANDI nel Val-d'Arno sottoFi- derigo II — Fed. Masnapi. renze. — Coutrada con più borgate che bri fa S. Mattro a Gamberaldi diedero il nome a un'estesa comunità, or detta della Lastra a Signa, dov'è wi [og “tion: 0 GAMUGNO nella Valle dicente minore nel piviere di Signa, Dio. Acerela io Romagna. —Autico eremo, ora e Comp. di Firenze, dalla quale città L la bella insegna porte. qrragiiae $ di migl. n tre dlta ch per Dal ran Barone,il cui name cil cui pregio: Lig feto munitativo del 26 ottobre del 1378 i Go vorranesi, adempiendo all’omorevole is- carico, nominarono potestà di Volterra nobil uomo Mello, ossia Paganello del Inghiramo de' Par nocchieschi signore del cast. della Pietra. Egli era quel Velo marito della Pie, alla quale l' Alighieri mise in bocca le misteriose parole : Siena mi fe', disfecemi Maremma ; Salsi colui che 'nnanellata pria , Disposando, m'evca con la sua gemma. Quel Nelle, che maritò una sua figlia per nume Fresc.: al C. Manovello de' Pannoo- chieschi d'Elci, e ebc , per atto pbblico del so genn. anno 1300 rinunziò la sa perte di Gavorrano, di Gerfalco, di Tra vale e di Fosini al fratel!» suo Mangian- te. (Ancu. Dirx. Sen. Corte della città di Man) fazioni di partito, che alle i più acer be e cra “eli si resero nel secolo XIV, i Pannocchieschi per la maggior parte GÌ'. bellini, insieme coi loro fedeli e vasmalii commisero ogni sorta di raberie, di omi- cidii e d’incendii a danno dei Massetani, mentre questi dal canto loro ‘acevamo rap presuglie di nomini, di bertiame e di ge- neri nelle terre de'Pannocchieschi. Con lettera, scritta li 97 sett. del 1310 al capitano e della città di Mesa, Carlo duca di Calabria, e vicario in To- scena per il di lui Roberto ré di - Napoli, faceva loro intendes:, che per la morte di Manovello e de'suci fratelli conti d'Elci ilast. di Gavorrano tri Panvocchieschi, fra i lo e Nioccluccio figli di chieschi di Castigliom-Bernardi, a Ugo e GAVO. Neri, detto Scarpa, figlio di chei medesimi feudatarii, costretti dal Comune di Mi past vello pa aveva per moglie una figlia di Nello d'Inghiramo della Pietra. Ciò non ostante i Massetani nea per derono di visia la dei Pannoo- chieschi, onde togliere loro ceni specie di « La perr. di S. Lorenzo » a Gelle di Pa- ELIO e caio ne Pian di Pi. - stoja in Val«l'Ombrone pistojese. — Cas. che ha dato il nomea wu’antichissima chiesa parr. (S. Maria a Gello) altrimen- ti detta ad Poster, nella Com. della Porta al Borgo, Giur. Dice. e migl. a adasei maestro di Pistoja, di Firenze. - E situato alla dectra del fame Quabrose lla testata del ponte cha fa «ppellato del P'Arinajo, presso la confluenza del 'incio La fondazione della chiesa di $, Maria © S. Pietro in loco Piante rimonia al so- colo VIII. — Devesi ali" di un Winifredo figlio del fa Willerado nobile pistojese, il quale nell’anno 768, ai g di aprile, insieme oa tre suoi figli assegnò all'oratorio da esso lui edificato in onore di $. Maria e S. Pietro, in luogo chiamato @ Piunte, varie posessioni com case mas- brand gine che i contedini, ce. sia gli uomini romani, ogai anno per cia- scheduna delle possessioni date loro a co- Jotla, recassero all'oratorio di S. Maria ai Ponti un'offerta a titolo di canone in olia, in cera, cin oro del valore di un tremizse monelta allora corrente; e che ognuno di di quei mamari, 0 coloni prestasse in ser-. vizio della chiesa stessa 4 gioroi di an garie per anno. —(Zaccazza, dnecd. Pi. ster. Froanvanri, Mem. Stor. di Pistoia.) pipi Catansona: ‘delgi lei secoli posteriori dispose del giuspa- dtvosto della ch. di 5. Magia ei Posti di Ta strada fra Pistoia e la Sambuca, avuto il consenso del vescore e dell' arciprele della chiesa ,, essa donava alla be- dia di Fonte-Taona la sua porziene della chiesa di S. Maria a Piunte. — (Fiona vanni Opera cit.) Il priore della chiesa di S. Maria a Gek 428 GELL lo, nel Se di maggio del 1306, fu destinato dal vicario del vescovo di Pistoia a met- Bere in il nuovo rettore dello spe- dale al Ponte S. Pietro presso l'Ombrone. — (Zaccanra Oper. cit.) La paerr. di S. Maria « Gello compren. de nel suo popolo gli oratorii di S. Spii to ai Ponti, della Madonna dell’ Umiltà detta dei Tucci, di S. Francesco di Paola a Ponsano e Domenico a Longino. La parr. di S. Maria a Gello nel 1833 contava 828 abit. Grito,o Acero del Pian di Ripoli nel suburbio orientale di Firenze. — Cas. riluto che fu nel piviere di S. Pietro a ipoli, già detto S. Pietro a Quarto, nel- la Com. e Giur. del Bagno a Ripoli, Dioc. e Comp. di Firenze. Che l'ubicazione di questo Gello fosse mella contrada detta tuttora a Quarto, lo dà .2 dimostrare un'istrumento dell’anno 790, concernente una donazione « favore della badia di S. Bartolommeo a Ri + detto © allora in Aecavata, fatta dai bisnipoti di Adonaldo fondatore primario di quella chiesa, alla quale, fra le altre sostanze, assegnarono essi una casa con podere situa- ta in Gello di Quarte, cioè, casam et pos- sessionem quae recta fuit per Bonifridum, quae est posita prope Quartulo, ubi et Auzito vocotur. Anche la distrutta chiesa parr. di S. Ce- ciliaia ze, sino dal secolo X, posse deva beni in cotesto luogo di Gello, men- tre nell’anno y66, nel dì primo di aprile, dal vescovo fiorentino Sichelmo furono concessi a livello bona posita in loco Gel- lo in plebe S. Petri de Quarto, quae per- tinebant ad ecclesiam cardinalem S. Ce ciliae. — (Lam, Mon. Eccl, Flor.) GELLO pi PRATO in Val-di-Bisen- zio. — Cas. che diede il titolo a una del- le 45 ville del distretto di Prato, ed al- la ch. parr. di S. Bartolommeo a Gello sino dal secolo scorso traslstata nell’ora- torio di S. Maria del Soccorso, nel piv. di S. Giusto a Piazzanese, Com. Giur. e Dioc. di Prato, da cui Gello è mezzo migl. a estro-lib., nel Comp. di Firenze. Trovasi nel suburbio meridionale di Prato fuori della Porta di S. Trinita, fra S. Giusto a Piazzanese e Griguano. La villa di Gello nel 1551 compren- deva N° 1210 abit — La parr. di S. Barto- Iveco a Gello in S. Maria del Soccorse GELL nel 1745 aveva solamente 154 abit., men- tre nel 1833 contava 1288 abit. GELLO pi PONSACCO. — Fed. Gu Lo DI Lavasano. Gatto pi $. Surimo ‘nel Valdarno pi sano. — Wed. Giuro pi Lavasano. Getto di Sorana. — Ped. Acezio di Sorana. GELLO pi. VALDARNO ARETINO, detto Gello e Pagognano. — Due piccoli casali con parr. (S. Bartolommeo a Gel. lo) nel piv. di S. Polo, Com. Giur. Die. e Comp. di Arezzo, dalla qual città tro vansi circa 4 migl. a grec. Queste due bicocche che costituivano un comunello delle Camperie di Arezzo, nel quartiere della Chiassa, risiedono sul Î ietramala presso l'antica stra- era di Anghiari nei posessi aviti di Seccone Tarlati da Pietramala. di S. Bartolommeo a Gello AL D'ORCIA. — Fed. 4- cauto Cartsino. GELLO pi VAL p'OSOLI. — Fed. Geo x Borraxo. GELLO - BISCARDO nel Val-d' Arno aretino. — Cas. con ch. parr. (Sì Giov. Battista) il cui popolo costiluisce uno dei Due comunelli distrettuali di Laterino, lion-Fibocchi, ca , da cui Gello-B> di Montevarchi, Dioc. e Comp. di Arezzo iede sopra uno sprone del monte che dal giogo, fra il Pratomagno e l'Alpe di $ Trinita, si stende nella di e di scir. fino alla Gola dell'Inferno, fra il Val-d'Ar no arelino e quello superiore. I Fa uno questo fra i molti castelletti de- gli Ubertini di Arezzo, i quali domina rono anche nel castello di Cara situato sul rovescio dell'istesso giogo. Dondechè non sarebbe troppo ardita induzione di chi opinasse che, per distinguere questo dai . di Carda degli Ubertini, lo appella» sero Biscardo, quasi bis Carda, o secon- da Carda; comecchè altri abbiano prefe rito la suà derivazione da un nome pre prio, che non trovo tra quei padroni, cioò, Wiscardo. — ed. Casriosion-Fisoccai. La parr. di S. Giovanni Battista a Gel- lo-Biscardo conta 172 abit. GELLO-MATTACINO (Gellum Ma. thaei Cini ) già Grito ortus Cozsine in Ù ' ' GELL ‘ara.— Cas. dal quale prese il di. vo la più remota pieve dell’ anti i di Lucca (S. Martino di Ge!- lo, a S. Marti-o in Colline) traslocata in D Sanminiato, Comp. di Pi; Questo casale, che fu comunello, sulla cresta delle colline superiori pisane, alle sorgenti del fosso Giunco marino, tri- butario del fiumicello Tora, presso dove si schiudono e scaturiscono due piccole valli; cioè, a scir. quelle percorsa dal fiu- micello Fire, e a lev. la vallecola della Cascina. La menorie più antiche superstiti del- la pieve di S. Giovanni e S. artimo a Gello nelleColline risalgono agli anui 764, 770 181, fra le pergamene dell'Arch. Ar- civ. di ivucca, parte delle quali furono edi- te dal Muratori, e parte da Domenico Ber- tiri nel vol. IV delle Memorie Zuechesi. La pieve di Gello era già diruta nel 1260, avveguachè il suo battistero era stato traslocato nella chiesa mannale o sulirage- aea di S. Cristi qual chiesa trovavasi votitolo di S. Maria e S. Giov. Battista— Dalla località di Tartaglia nel .444, il fonte battesimale fu trasferito nella chi sa di S. Ermete, compresa nell'autico pi- viere di Gello. Conservossi però fl padro- nato nella casa Opezzioghi, siccome lo dichiera l'armme loro ed un' iscrizione po- ports della nuova chiesa di S. Fate dell’ anno 1630. — Zed, Eanz- rio di S. Maria Maddalena « r esso faceva parte del pi- attualmente è un oratorio dentro la cura di Palascio e Ceppato. Perchè poi questo Gello delle Colline pisane si chiamasse Gello Mattacino, o Mottacini , è da sapere, che sotto il go- verno di Cosimo I la tenuta di Gello fn venduta ad Alessandro di Metteo Cini cittadino fiorentino, it quale fra il 1548 50 mosse lite alla vicina comuni inta-Lace a causa di confini di pa- scoli, decisa mel 1550, quando venne apposti i termini fra i boschi comunali di van GEMO Santa-Luce e le powessioni di Gello della famiglia Cini. Fu allora che il nuovo pro- avendo fatto coltivare « fabbri. case mella tenuta di Gello delle Colline, questo luogo pri di. denomi » poi per 429 tacini e Mattacino, Serve a conferma di ciò una notifica- zione, pubblicata il primo di maggio del 51 dal Magistrato Hello Parte, tima 10 imposizione per i risarcime strada Maremmana o Emilia di Scauro, «la Colle-Salvetti al fiume Arsini nella quale notificazione trov ignato fra i Inoghi e possidenti froni inche que- sto Gello di Matteo Cini. Attualmente Gello Mattacino consiste in poche case rustiche con un'antica torre e una cappella pubblica dedicata a S.Fran- cesco, di padronato della nobil casa pinne Rosselmini, proprietaria della ten de! mulino di Gelto, ch'è alimentato dal copioso fosso del Giu nco. Marino. (Gra. Maxm, Odeporico MS. delle Colline pi. sane nella Bibliot. Riccardiana ). GEMIGNANELLO (8.) — Fed. Gimx- rametto (S.) atte Senne st Rarotiro, — D'ALFBBIO. — Pel. Ateseso. — D'ANTONA. — Fed. Arrona. SENIONANO (S.) Terra in Val-d'El- sa. — Fed. Sux-Grsanano. — DI CARREOLA.— Fed. Cransota. — DI CONTRONE. — led. Conraox, — D'IROLA. — Zed. Inora: — DI MORIANO.— Ped. Giuonano (S.) vt Monraso. — a PETROJO, o al POGGIO. — Ped. Perzoso ri Bansanivo di Val-d'Elsa. — NI TORANO. — Fed. Toraro di Valdi-Magra. — (CASTEL pi SAN-)— Fed. Casrer- 10 pi San-Giutonaro. GEMINI (ISOLOTTO px')— Dae sco. gli che emergono fuori dell'und he se del monte Caiamita del lato . dell Isola d'Elbe, dai qual prende i il nome la vicina Cala de Ger Longone. — Ped. GEMOLI ( MONTE ) — Fed. Morr. Gurou in Val-di-Cecina. rawoti (Rocca Di Morr)— ed. Hon- ra-Grwoti di Firenzuola. Gens (Bosco pr) in Val.d'Elsa.— Pic- colo borgo perduto, che lasciò il suo no. 55 430 GENE me 21 fosso che fiuiece da S_ Leolino in Conio nel torr. Staggia, fra Rincine e il cast. di Staggia, nella Com. Giur: e circa 5 migl. a scir. di Poggibonsi, Dioc. di Colle, già di Volterra, Comp. di Siene, Fn signoria una volta dei conti Guidi, GERF na perte dei lore beni posti nel distret- vdl& Gennaro. Ul castello medesimo con quello suo vi- i guano, entrambi dei sunno imasti , faromo disfatti dai Lue chesi nel 1309, allorchè i Porcaresi ven nero posti al bando dall'Imp. Ottone IV per aver wosiso Guido da Pravano poie stà di Locca. — (Beveami, 4enal. La cens.) II pievano di S. Gennaro è priore, ossia vicario perpetwo dei vescovi di Lascca. La sua giurisdizione vicariale, ossia Priore. to, oltre il piviere di S. Gennaro com- quelli di Villa-Basilica di, di S. Quirico e di Medi Mel 1300 era pievano di S. Gennaro un Guglielmo degli Aotelminelli canonico di Colto. Staggia di Lecca, il quale insieme com altri di Eugenio presso Siena. — Auninar. Ist. della fomiglia dei CC. Guidi). GENESIO (S.) e Giueso at Cansoso.— Vod. Canseso nella Valle del Serchio. — DI COMPITO. — Wed. Conriro, e Gianca ($.) a S Ginasio. — 4 Manmori.— Wed. Mammoci nella Valle del Serchio. — ni Giasano pi Basucori.— Wed. Gi- unaso a Baanceri nella Valle del Serchio. — ni Prco-razran.— Wed. Bosso S. Guanto nel Val-d' Arno inferiore. Fed. Bonco S. Ga- nesio, € naro città. GENNARO (S.) nel- Lucchese, — Cast. che 4l nome dalla sottostante pie- ve, che domina una ridente contrada spar- ta di ville, di palsazi di campagna 6 di casali, nella pendice meridionale del mom- te Pizzerna, Com. Giur. e circa 4 migl. a sett.-grec. di Capennere, Bioc. e Duc. di i sua famiglia, avendo prestato ajuto ai ne- mici della chiese, fa dal poet. Bonifazi VII con bolla del 15 setterabre 1301 pri- vato di tutte le prebende e dignità co clesiastiche. — (Arca. Dirt. Fion. Opere 8. di $. Jacopo di Pistoja). La piéve di S. Gennaro è matrice di sole due chiese parrocchiali, S. Maria As- santa a Tofari,e S. Pietro a Pi L La della perr. di S. Gen. naro conta 1164 abit. GERFALCO ia Val-di-Cocina. — Cast. smantellato, era vill. sopra ua monie omo- nime con pieve (S. Biagio) nella Com. Giur. e circa 6 mi . di Mon elevatezza di 1345 br. sopra il Livello del mare Mediterranco. Essendo stata designata con il vecabole isteso di Gerfalco la recon il monte di Cortona, dove era si dice il Forreene, ciò darebbe quasi a indicare, che sotto si- miti nomigneli si velesse una volta dare gran fatto palese prima del secolo XII. A quell'età tenevano pertanto en here. nale in Gerfalce i centi Pammoc- GERF chieschi, dalla di cui schiatta era disceso Iidebrando potentissimo vescovo di Vol terra che fu, oca tra i seguaci della lega guelfa in Toscana, ora uno dei capi dell’ opposto partito, militante per Federigo I e per Arrigo Vi suo figliolo. Da quest'ul- timo infatti, vivente ancora il padre, nell' agosto del 1186 il vesc. Ildebrando i impe zioni temporali dei villaggi e casali com- presi nella diocesi di Volterra, la confer- ma della metà del castello di Gerfalco e del suo distretto, comprese eziandio le me n miniere di argento. In conseguenza di ciò i vescori voller- mani seccessori d'Tldebrando continuarono ne del feudo e dei anche dopo la betta- glia di Montaperio (anno 1260), fostochè ia ua registro dell’ Arch. delle Riforma- gioni di Siena, all'anno 1266, descritti i nomi e il numero degli abitenti di Gerfalco che dovevano restare fedeli favore dal vescovo di Volterra della sua porzione feudale di quel castello. Nel1303 Dino de'Panpacchieschi, conte Jendè a uno dei mei consorti, Maugiante d'Iaghiramo del casel della Pietra, i diritti che istrumento del 16 ottobre al Com. terra altra vale e di Gerfalco, gli abitanti risolvet- tero di sottomettersi al Comune di Massa, dal quale, per quanto essi oltenemero com- dizioni onorevoli, ben presto si distacca. Tono; lestochè volontariamente, oppur co- sretti, mel 1318, ai 13 ott, nediante i lorosimlachi si solto il patrocinio dei Senesi, salve le ragioni, che avevano mel loro paese i conti ‘hieschi. Un consimile atto di sudditanza, con l'obbligo di recare nel 14 agosto, unan- meo tribato a Siena fa rinnovato dai dele- ali del Comune di Gerfalco avanti ai No. ve governatori di Siena nel 16 dic. del 1331: € nuovamente, nel 1340, all’ occa- tiene che il C. Gaddo e il C. Andronico del fe Cantino signori di Elci alienarono alla Rep. senese la loro porzione dei di- GERI 451 ritti che potevano preterulere sn quel ca- stello. Qui 357 è nel 1360 le reni foro ragione sul castello di Gerfalco e suo territorio alla Repabblica. (Arce. Dir Fios. e Sus., Carte di To nero delle Riformagioni di ‘Sizna). Da quell'epoca i Nove governatori del- la Rep. senese destinarono in Gerfalco un giuxdicente minore. per giudicare nel ci- vile a tenore dello statuto comunilativo. Il territorio di Gerfalco è noto per i suoi marmi color persichino, dei quali nel secolo XIV si giovarono i Senesi per la fabbrica specialmente del loro bel Duo- m0 — Wed. Connars i Gearasco Non sò però quanto potessero trar pro- fitto i vescovi di Volterra, o chi peressi, di argento, delle quali fa fatta menzione nel diploma di Arrigo VI sopra enunciato. Ad ese i lmente gono le vestigie di antichi scavi i piby di Mutti e le due Cornate. — (Sum, Viaggio terzo per la Toscana ). - Nell'anno 1333 edificavasi prossimo a Gerfalco un convento di Eremiti Agosti- iami sotto il titolo di S. Croce, dopo che per cagion delle restò devastato un più antico claustro situato nel distretto medesimosopra il poggiodenominato.Mon- te Beni. Noa avendo pertanto quei frati mezzi suficienti da proseguire la fabbrica della. chiesa e del chiostro, con istrumento degli 11 agosto 1323, venderono al Com. di Massa il to io di Monte Beni con i terreni adiacenti. ( Anca. Dart. Fiona. Certe di Massa). La por. di S. Biagio a Gerfalco nel 1594 aveva 870 abit.; nel 1640 ne conta. va 717; nel 1745 era ridotta a 413, men- tre nel 1833 noverava 748 abit. GERFALCO (MONTE pi ) — Fed. Connare pi Gaaratco. GERI (CASA ) nella Valle dell’Om- lrone pistojese. — Villa nel popolo di S. Noria Grazie a Satornana, Com. della Porta al Borgo, Giur. Dioc.e circa 3 migl a sett. di Pistoja, Comp. di Firenze. i rammenta questa villa quel nobile forentino Bonaguida di Geri Frescobeldi, il quale, nel 14 nov. contrasse ma- trimoaio in Pistoja con donna Bice di 432 GERM . Beri di Gone pistojese : la quale donna, unziò allo ste» che essa aveva sall'eredità dei defunto di lei Un altro documento del 1345 fa vedere, che da quel mat nacque un altro Gezi di Bonagiunta Fre. scobakli, la di cui cognata, moglie di Ja. copo di Bonagiunta, lo elesse in procurato re nel giorno di giù citato. Dir Fioa. Opera di $. Jacopo GERMAGNANO nella Valle Ti — Villa nella parr. di S. Michele alla Battuta, alias alla Moutagna, nella Com. Giur. e Dioc. di Sansepolcro, Comp. di Arezzo. GERMANO (S.) a MORIOLO.— Fed. Montoro. GERMANO :S.) al SANTO-NOVO nel. la Valle dell'Ombrone pistojese. — Cas. che prese il titolo dalla antica sua chiesa, giù oratorio chiamato al Santonovo, ora parrocchiale sotto il piviere di Montema- gno, nella Com. Giur. e circa 4 migl. a amaestr.di Tizzana, Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. Risiede alla base orientale del Mout'Al- bano, ossia dei Monti di Sotto Pistoja, rapporto a quelli che dicousi di Sopra spettanti alla catenz dell'Appennino, poco lungi dal torr. Stella, sul quale esiste il ponte di $. Germano. La ch. di S. Germano al Santo-Muovo fu eretta in cura sotto il G. D. Pietro oldo. Esta nel 1833 contava 507 abit. GERMINAJA (S. NICCOLO’ a) nella Valle dell'Ombrone pistojese. — Cas. e ch. parr. nel piv. di S. Giov. in Valdi. Bure, Com. della Porta S. Marco, Giur. e Dioe. di Pistoja, dalla qual città è quasi igl. a sett. nel Comp. di Firenze. lede sopra un poggio che appoggiasi all’Appenuino di Taona, fra le vallecole della Bruna e della Bure. Le più antica rimembranza che io co- mosca di questo luogo trovasi in un'istru- mento rogato in Pistoja nel lugl. del 10y9, mercè cui il conte Guido del fù conte Guido insieme col di lui figliuoloC. Guido, chiamato Guerra, rinunziarono a favore del monastero e di S. Mercuri; le di Pistoja nelle mani di Teberga ba- dessa a tutti gli usi che essi fruivano sui terreni e case posie nei luoghi denominati Corejano, Miano e Germinaja,vebbene di GERS diretto dominio del mom. predetto. (Axcx. Dir. Fros. Carte di quel monastero). La prima chiesa siata eretta in prioria con cappellani, fu dedicata alla B. V.Ma- . ria, siccome lo dimostra un'istrumento del senn. 1175, col quale il rettore della ch. aria a Germiuaja, previo il consee- a0 dei suoi cappellani, si obbligava pagare al mon. di S. Mercuriale di Pistoja l'an- muo tributo di 15 denari di moneta luo chese. La parr. di S. Niccolò a Germinaja con- ta 125 abit. GERSOLE (S.) o GIORSULE in Va d'Ema. — Cas. sparso di ville signorile case di campagna coo chiesa parr. (S. Pie- tro in Jerusalem) nel piviere dell'impru- neta, Com. Giur. e circa migl. a a lev- scir. del Galluzzo, Dioc. e Comp. di Fi- renze, che è 4 migl. lontana. Risiede sul pinnacolo del poggio chis mato Mezzo-monte, il quale propagasi dal- l'altro più elevaio dell'Impraneta che gli resta dal lato di ostro, fra la vallecola dell Ema e quella della Greve. Ha una eleva tezza di 443 br. sopra il livello del mare Mediterraneo dalla sommità dd campanile della chiesa, ch'è 13a br. più basso di quello dell'Impruneta. — Fed. Turaunera. Ul nome di $. Gersolè è senza dubbio un'alterazione di quello di S. Jerusalem © Gerusalemme, titolo della ch. perroc- chiale dedicata a S. Pietro in Jerusalem, siccome lo dichiarano le bolle de' pontefici Adriano IV e Niccolò IV, spedite negli anni 1156 e 1291 ai pievani dell'Impre- uela, in conferma dei privilegi alla se> sa pieve stati anteriormente concessi dal pontefice Niccolò Il, un di vescovo di Fi- renze col nome di Gherardo. produce buoni Francesco Redi nel suo Ditirambo, là do ve per osservare l'uso di guerreggiar po- tando con Febo istesso, protesta che un tal costume è preferibile E più grato di quelch'è Il buon vin di Gersolè. Poco lungi dalla chiesa di S. Gersolé trovasi la bella villa di Mezzo-monte de' principi Corsini, e più d'appresso alla ce- monica la casa torrita de'conti Alberti di Firenze, comecchè anticamente sul pog- GERV io di S. Genrolè dov possedere case e Hc la famiglia magnatizia de' Gherar- dini antica e costante patrona della chie- x e prioria di S. Pietro in Jerusalem. La parr. di S. Gersulè conta 482 abit. Guosacex ($.)p1 Acone. — Ped. Aco- ma (Parione pi) Geaosaten (S.) pi Cascina. — Ped. Cescrna nel Val-d'Arno fiorentino. Gruosatza (S.) 1 Guraccsro. — Ped. Diaccero in Val. leve. Grisatzu (S.) 1n Pomiso.— Wed. Po- nuo. GERUSALEM (S. DONNIKO 1n), 05. Gio. Barrisra n Janvsacen, già Pieve di Semifonte. — Fed. Domamo (Pinva ni S.) in Vald'Elsa. GERVASIO (S.), S. Cansasso, e S. Can- vauo nel subarbio orientale di Firenze.— Villata sparsa di deliziose abitazioni di campagna edi vaghe collinette. Essa preo- de il nome dalla ch. de'SS. Gervasio e Pro- tasio, suecursale della chiesa maggiore di Firenze, dalla qual città Urovasi poco più di un migl. a grec.-lev., nella Com. Giur. e circa » migl. a ostro di Fiesole, Dioc. e Comp. di Firenze. Risiede in pianura alla base meridiona- le delle ridenti colline di Cameruta, che «dal poggio di Fiesole s° inoltrano fra i torr. Africo e Mugnone nel piano orien- tale di Firenze. Senza contare sulla tradizi risalire la fondazione primitiva di que sta chiesa de” SS. Gervasio e Protasio all’ età di S. Zanobi; senza valutare i ricordi di Leopoldo del Migliore che pongono all'anno 1065 cotesta chiesa nel grado di collegiata con canonici, restano fra i documenti superstiti quelli appartenuti all'ospedale di S. Paolo in Pinti, attual- mente nel R. archivio diplomatico di Fi- renze, i quali sino del 1200 fanno men- zione della villa e perrocchia di S. Cer- vasio, e delle terre che ivi inlorno posse. devano alcune distinte famigli: me di quell’ età. I primo è on istrumento rogato in Fi- renze nel di 8 genn. 1204, relativo alla veudita che Uberto di Guittone di Gio- fecero allo spedale di S. Paolo fnori delle nuove mura della città di resse, non molto lungi dalla chiesa di $. Picr Maggiore, di una presa di terra di , che fa di GERV 435 po- stiora 15 e panora 9, posta nella Villa di S.Cervasio, per il prezzo di lire 148 e den. 10 di buona moneta ; la qual terra confi- nava da due parti con i poderi dei figli del fu Scartattino cittadino fiorentino. Cito questo confinante perchè 13 anni dopo, mediante scrittura del sa marzo 1216, Rinaldo del fa Scarlattino con Te- i moglie,avuto il consenso di vicinanza della chiesa di S. Gervasio sp- ‘partengono tuttora alla casa Gondi. Nel 1326, il 13 lugl., Capitano del fu Forteguerra abitante nel borgo di S. Pi Maggiore vend allo stesso spedale di ti una presa di terra posta nel popolo S. Gervasio, infra cappellam 8. Gervasii, confinante da tre lati con i beni di Gual- terotto de' Cerchi. Nel 7 febbi del 1383 Folco del fa Ricovero Portinari, padre dell’ angelica Beatrice di Dante, e fondatore pri; dell Arcispedale di S. Maria Nuov. si mutò con lo spedalingo di Pinti al effetti che egli possedeva nella parrocchia i S. Ambrogio, ricevendone altri pori nel popolo di S. Gervazio. Lo stesso Folco Portinari, nel 7 di sett. del 1388, diede a titolo di permuta al rettore dello spedale sopranomiuato due case situate nel borgo di Pinti, che egli stesso aveva comprate nel a1 agosto lente da Bindo del fu Cerchio dei Cerchi di Firenze, e ne ri- cevè in cambio un pezzo di terra posto nel popolo di S. Cervasio, oltre s000 lire di fiorini piccoli. — f Asca. Dirt. Froa. Carte dello Spedale di Bonifazio. — La- mi, Mon. Eccl. Flor.) oeifosi Il popolo della parr. di S. Gervasio coa- finava con quelli di S. Ambrogio e di S, Pier Maggiore, quando queste due perroo- chie si estendevano fuori delle mura del- la città. — Attualmente essa è circoscritta a ostro dalla parr. di S. Salvi, a lev. da quella di S. Maria a Coverciano, a lib. arriva sino alle mura della città, a pon. € sett. ha la parr. di S. Marco Vecchio. La riedificazione della chiesa di S. Ger- 454 G.ERV wasio raramenta la religiosa munificenza del Granduca Pixrzo Leorotso, che la fe- ce rialzare dai fondamenti nel 1784 da un piano ridotto mezzo hraccio più basso del suolo esteriore. Essa fu consacrata nell’ auno 1800 dall'Arciv. Antonio Martini, abbellita di affreschi e di decenti ornati dai parrochi di quella e della presente età. Nella tribuna dietro l'altar maggiore vi è un quadro rappresentante il divino Redentore che sazia la turba famelica, piuto nel 1592 da Senti di Ti pure l'autore di un altra pittura rafigu- rante il martirio di S. Siefapo protomar Lire all'altare del santo titolare, nella qua- le leggesi il nome dell'autore che la fece nell'anno 1599. La parr. di S. Gervasio nel 1551 nove- rava 634 abit. Nel 1745 ne aveva 477; mentre nel 1833 vi si contavano 676 abit. GERVASIO (S.) in Val-d'Era.—Antica pieve che diede il nome a un fortilizio attualmente ridotto ad uso di fabbriche per una grossa fattoria che costù possiede Ja march. Alamanni-Uguccioni di Firen- ze, nella Com. Giur. e circa 3 migl. a maestr. di Pace Dioc. di Sanminiato, giù di Lucca, Pisa. 11 casiello di S. Agg risiede in ci- ma ad un elev ito e scosceso poggelto a la cui base settentrio- Sino al secolo IX ‘risalgono le memo- la della vetusta chiesa batiesimale sotto il titolo di S. Giov. Battista e dî S. Ger- vasio, Riferisce alla melesima un istra- mento di permuta di diverse lerre fatto da Pietro vescovo di Lucca a vantaggio «della ch. plebana di S.Gervasiosotto l'anno 899. Anche mel 930 un contralto, rogato da Bonizio nolaro regio nella stessa chie- sa di S. Gertasio, tratta di un chiuse con casa situsta infra Castello istius eccle siae Sancti Cervasi, che Pietro vescovo Lucchese accordò a livello per l'aunuo tri- bato di dne denari d'argento; il qual chiu- s0 si estendeva di fronte sette piedi della misura del piede Liutprando, e 14 piedi mei lati. ten altro vescovo di Lecca per ido investì a titolo dentini Teudegrimo figlio del fu Farolfo della metà del cestello, corte e pertinenze di S. Gervasio spettante alla vicina chiesa ple- Iene dello siesso Llolo, com più la nti GERV per indiviso di olto case masserizie, ossia poderi, due dei quali situati ju luogo dette Casale e in Ferugnano, tre in luogo de- nominato Monte, il settimo nel vocabolo di Campovigne, e l'ottavo dove :.icevasi. Sotto-strada. Inoltre fu allivelluta al mo desimo personaggio la metà di tutti i red- diti, decime e tributi , che pagavano all e di S. Gervasio i popoli delle ville Pinocchio, Ferugnano, Montalto, Par- iglione, Subripule, Villa Aliga, Salecsa, Appiano, Palli, ( ora Vallichiesi ) Co. mugnano (forse Comugnori ) Paretiare, Tugnano, ( forse Tojano vecchio ) Pi. vaja, Palaja, Collinule, Pulica , Casale Lapidi, Cardignanula, Tribbiaja ({.Treg- . giaîa ) Puligno, Marciano, Villa Cer- retulo, Materaja, Ducenta , Muscianer, Pic » Sigonzano, Farneta, Colle. Carelli, Tovernule, Raperano, Carlone in Cercino, o di qualsi tanto in opere, quanto in bestiame o in produzioni di suolo. Per la quale enfitessi il prenominato Teudegrimo si obbligò de- re alla mensa vescovile di Lucca l'annoo censo di soldi 15, con la penale mancando di 600 soldi d'argento. Nell'agosto del 1077 stendo il vescoto liò ai fratelli To dizione che i fittuarii retribuissero l'an- muo canone di tre denari moneta lucche se. Frattanto il vescovo di Lucca si obbli- Gava per sè e per i suoi successori a difes- dere i presccennati fratelli nel della loro porzione del cutello di Palsja, stato sino da quel tempo circondato di fos- si e di carbonaje, meno nei casi di dover far guerra-contro il re, il marchese e la marchesa di Toscana. — (Ance. Ancv. st Che dominio ori pi ferseniciiee nel castel di S. Gervasio e suo distretto ce lo pale mo diversi fatti posteriori ai secoli X. e XI. Lo dice fra gli altri il contratto di permuta e respettiva cessione di domiaio feudale di alcuni castelli di Val d' En e Ceci Rangerio vescovo di Lucca e il conte U- 60 del fa C. Tedice della Gherardesca; lo GERVY attesta un istrumento del 1119 fra l'abate del mon. di Serena e Benedetto vescovo di Lucca, riguardante il cambio di varii peesi situati fra la Cecina e l'Arbo, e precipes- mente di alcani castelli e ville del piviere di S. Gervasio; lo prova il trattato di pace stabilito nel 1175 con la mediazione Fe. L n ulacio, di Sojano, di lonte-C. visi di Monte-Castelli, di Cerretulo, di Tojano, di Pianetole,e molti altri peeset- ti stati invasi dall'oste pisana e dai suoi alleati.—(Buer. Pro. în Script. Mer. Îtl= Ance. Anciv. i Lecca, Memorie Lucche- ca sopra molti paesi della loro diocesi me- diante un diploma ad essi concesso nel 1209 dall’imp. Ottone IV, e confermate loro da Carlo IV. nel 1355, nei quale ci trevano nominati, fra gli altri fendi, ce- Stella st carten de Planectre cam sil etc. castrum 8. Gervasii cum Seiulbus suis pertincutlis et volite usu ad justitiam faciendom esc. Altre memorie ci dicono, che nel 1335 la mensa vescovile di Lucca diede a li- vello ‘un annuo canone lutto il territorio di S. Gervasio. Tornarono nuovamente i Pisani a impa- drouirsi di queste paese, tostochè in alira pece stipulata nel 1356 (ra i Lacchesi ed i Pisani, questi si obbligarono di restitai- re il cast. di S, Gervasio ai delegati Fio rentini, Ma ossia che i Pisani noa cmer- vasero i patti, 0 che presto li rompessero, fatto stà che in altre accordo pscifico del 1276 la Rep. di Pisa ebbligosei a rimet- tere nelle mani di un commissario pon- tificio il cont di 5. Gervuio con lu see le e Lo stesso cast. fu ripreso dall'oste pisena nella guerra riaccesa nel secolo vasseguen- te tra la Rep. di Firenze e quella di Pise; ma lo riperdé nel 1397. Lo riebbe per pei. mesi nel 1496, quando il Com. di ribellossi ai Fiorentini, sotto il cui GERV 435 dominio S. Gervasio d'allora ia poj abit. mente ritornò coa gli altri paesi dell'anti- co contado di Pisa. —(Auma.,Jstor.ffer.) La chiesa plebena di S. Gervasio ere di antica struttora, e divisa in tro navate, im- panzi che coin gran parte rovinasne per cui nel restanraria venne Chiusi gli archi delle mavato Intra. — Alla stessa sine dal secole XII{ era unito il distrutto Di bano, siccome lo dichiara chiese lucchesi scritto nel 1a6o. A quell poca appartenevi \ppartenevano al piv. sio le seguenti chiese e ville; r.S. Maria Treggiaja, esiuiante; 3.5, Martino © Pe- laje, oca pieve e caposesto dilla diocesi di Senminiato; 4 5 Pietro è Pimeontio, lata, 5. Stefano e Biagio e Cerre- Elo Corel, dacia 8. È Maria di Zepase, ignota; a Cercino, perduta; $. Vittore di Treg- giaja, distrutta; g. S. Bartolomeo a Col- legoli, esistente; to. S. Matia a Pertino, esistente; 11. $. Lorenzo a Gello, esistente; 13. S6. Giusto e Leonardo de Mocte ed Falle, ora S. Matteo alla Rotte; 13.5. Do- Licia asia picvona: Se RT drea e Tommaso a Colcarelli, distrutta; at. S. Margherita a Favelle, ignota ; as. Spedale di S. Maria e S. Pietro al Castel del Bosco, nuova perr. sotto il titole di SL Brunone ; 33. Monastero di S. Cascieso in Carisio. Questa badia peraltro restava dentro i confini della diocesi di Volterra. Lt Bor Caso. n parr. piebena di S. Gior. Bakista ni esi a aveva più che 84 abit Nel 1745 vi erano ,0 mel 1833 vi si contavano 244 abit. . GERVASIO (S.) a VIRGOLETTA. — Wed. Vissacerza in Valdi-magra. Gear cero ( Pasrx 01 8.) tn Arosa © 6 5. Maxrino a Oraco. — Ped. Lusaco, Orco, ovvero Ouaco. Gar ano (Prerz 01 8) a Mosisno, n ver a Scenitsvo, — Ped. Parsso. 456 GHER GETA (PALAZZO DI) nella Val.d Or cia. — Antica grancia dell'ospedale .ti S. Maria della Scala Jena nel pop. di S. Eustachio al Castelvecchio, non inolto lun- i dall'osteria della Scala, nella Con. Giur e circa ‘4 raigl, a les. di Castiglion d'Orcia, Dioc. di Pienza, Comp. di Siena. Troy ‘Palazzo di Geta preso il confluente del torr. Vellora nel fi. Orcia, tazioni postali della Poderina c di Ricorsi. La tenuta di Geta prima della metà «del secolo XIV apparteneva alla potente famiglia dei nobili del Pecora da Monte pulciano, uno dei quali, Bertoldo di Ber- toldo, ne! 1349, r'ienò a Cione de'Salim- beni di Siena il castello e podere di Get (Ance. sui Coxrnatti Di Sttna). — Ped. Nel 1410 la tenuta del Palazzo di Geta era sempre posseduta dai Salimberi , to- stochè in quell’ar:no, a di 8 giugno, An- del fu Salimbene Salimbeni e Gio- di luî figlio venderono a France 100 del fa G.ibriello de Montepulciano cittadino senese fra gli altri terreni la tenuta di Geta con il palazzo e case an- nese, posta a confine c:n il distretto dell’ Eremo del Vivo. — (Ance. Dar. Ses. Balsana 118). GHERARDESCA x BOLGHERI nel. la Maremma pisana. — Una Comunità del Granducato contrassegnala con doppio vo- cabolo. Fu detta della Gherardesca dalla illustre prosapia dei conti della Ghera desca, stante le vdsie tenut: ed i mol castelli che costà fino dal mille possedeva il conte Gherardo, il quale, se non deve remoto, è senza fallo più conosciuto i quelle nobile prose. pia, che tenne d'allora in poi, anche per gli i che fornì, un posto luminoso negli annali della pisana repubblica: e che do- otto scoli di lustro forma tuttora uno dei più belli ornamenti della nobiltà to- scana. — L'altro titolo della comunità del- la Gherandesca è stato preso dal castello di Bolgheri situato in mezzoai fendi, ora quasi nsl centro degli. allodiali della stessa stirpe a dei monti detti pesciò della Gherardesca. Ciò nonostante le magistrature della co. munità della Gherardesca, tanto nell'am- ministralivo, quanto nel civile, tengono GHER la loro residenza nel castello di Castagne. to situato sopra una propagine occi tale poggi uclla Gherardesca , trovasi il cassero, ossia il palazzo di quei dinasti che fecero di Castagneto sole della loro contea, come poi fu fatto capo'rogo della stessa Comunità, e di un potestà di- pendente dal vicario R. di Rosignano, nella Dioc. di Massa-marittima, Comp. di Pisa, I cenni istorici di Castagneto, al pari di quelli di Bolgheri, di Biserno e di Dono- ratico, furono dati agli articoli respettivi cui rioviamo il lettore per non torna ? a ripetere ciò che fu detto relativamente conti della Ghcranlesca, ai loro feudi e privilegii, o per non dire ciò che dovrà appartenere all’Arrexpice dell'Opera: co- sicchè in quanto alla comunità della Ghe rardesca resta solo la aggiungere quì la descrizione corografica e la stalistica del suo lerrilorio. Comunità della Gherardesca e Pighe ri,—Il territorio di questa comunità cc cupa una superficie di 40615, quadr. dai quali sono da defalcarue 716 per corsi di acqua e strade. — Vi stanziava nel 1833 n'a popolazione di 2476 abit. divisa in tre parrocchie, a ragione ci ner ogni miglio quadr. di suolo impon bile, mentre nel 1551 vi si contavano a,» pena 19 abit. per ciascun migl. quadrato. Il territorio comunitativo della Ghe- rardesca e Bolgheri confina dalla parte di terra con 5 comunità del Granducato, mentre dal lato di pon. ha per limite li spiaggia del mare toscano per una traver sa di 6 migl., circoscritta a ostro dal torr. Acquaviva, e da scit. da termini artif- ituati alla dest.a della Fossa Cam milla. Da quest'altimo lato trovasi a con- tatto per quasi 8 miglia con la Com. Bibl A h parte tracciata in pianura, la minore nei colli che scendono dal Foggio al Pruzo, ossia dalla giogana della Gherardesca. Co- sul vertice, per dove passa Ta straua comunale tra Bolgheri e la Sassa; suben- tra a confine dal lato di lev. la Com. di Mouteverdì, con la quale l'altra dirigen- dosi verso ostro percorre fra i poggi di Castiglioncello e quelli di Caselle. Giun- ta sulla fiumana della Sterza di Valdi. Cecina, risale con essa verso il crine dei GHER menti della Gherardesca che percorre fra le sorgenti del torr. Pelosino e il poggio della rocca diruta di Segalari. Al varco della via detta di Casavecchia trova la Com. della Sassetta, con la quale questa della Gherardesca pissa per iero te sopra il poggio della Rocchetta, così detta dal distrutto castelletto dei conti di Biserno, appertenato alla stessa prosapia della dei. conti della Gherardesca. Fra le più remote scaturigini del bor rm polo della Rocchetto" e quelle del Acquaviva, subentra la Com. di Fosderiepata la quale l’altra corre di cou- serva nella direzione di grec. a ostr, pe il tragitto di oltre un miglio, sino a che presso la cima di Monte-Calvi giunge a toccare la Com. di Campiglia. Con que- st'ultima voltando la fronte a ostro scende nella direzione di pon. dalle pendici di Monte-Calvi verso il horro o torr. di 4c- quaviva, nel quale dopo a migl. s'intro- duce mediante un suo fosso tributario, del mare che pon. della ritrova un quarto di mi Torre di S. Vincenzio. Frs i torrenti e corsi maggiori di acqu ehe percorrono, o che rasentano il terri- torio della Gherardesca , senza contare la Stersa, il cui alveo per corto tragitto lam- bisce la perte montuosa a lev. di questa Comunità, possono annoverarsi, dal lato di sett. il borro della Zufalaccia che scen- de dai poggi sopra Bolgheri e termina al lido nella Fossa-Cammilla; sul confine australe il torr. di Acquaviva e nell'in- terno del terri! i borri di Castagneto e dei Muliai, il primo dei quali corre nel- la direzione di seir. a maestr. partendo dai poggi di Castagneto, e l’altro fra quel. Ni di Segalari e di coni lioncello si ‘av- via nella pianura da lev.a pon. per unir- si presso il litorale con l'altro borro testà nominato. Poche e cattive strade si potevano moverare nel selvoso e già deserto terri. torio della Gherardesca, innanzi che fos. se ricostruita cou magnificenza veramente sovrana, e retlificata nell'andamento quel. la già militare di Emilio Seauro; la quele quenvenie per il tragitto di nove miglia la pianura della Gherardesca non mollo lungi dalla spiaggia. — Anco le vie comu. mitative che staccansi dalla suddetta sotto le colline di Donoratico e all'Osteria uyo- n GHER 437 wa di Castagneto, come pare la strada fra cotesta Terra e Bolgheri, sono rese suf- ficientemente rotabili. Nolla dirò dell’, pio stradone fiancheggiato da doppia fila bar pioppine, che dalla strada R. maremma- na per retta linea di quasi tre miglia con- duce al castello di Bolgheri, essendo que- sta opera ordinata e mantenuta dal conte Gherardesca, per maggior comodità di lui, e utile dei suoi effetti. Il terreno della vasta pianora di Bol- e i consiste in un profondo letto di se limento moderno formato da frantumi di rocee e di terriccio traseinati dai su- periori monti della Gherardesca. Nelle colline, che stendonsi dai poggi di Donoratico sino presso slla foce di Acquaviva, sì afsccia wua roccia feliispa. cataclismo accaduto in epoche anteriori alla storia, cataclismo che fa capace di caugiare struttura ed aspetto alle rocce ‘plutonizzate, che emersero lungo cotesto littorale Noantri i monti del. la Gbera di lia, di Gavor- rano ec. — Quindi non deva far mara. gigia se poco lungi dalle rocce tracbiti. ehe il calcareo‘stratiforme compatto, che costituisce l'osmiura dei monti della Ghe. rardesea e del Campigliese, cangiò le an- tiche sue forme stralificate in mussicce, e rerti iu varie qualità di marmo sic caroide e granoso. Tale sì disse essere quel- lo di Fucinaja e di Monte-Calvi all'arti- colo Camrioria Comunità , siccome tale può dirsi il bel marmo bianco di Caste- gneio, oltre i kroccaselli ed i mischi brec- ciati della Gherardesca Bolgheri, che si trovano nelle balze intorno al romitorio La scoperta della formazione rachi. fica nei poggi meridionali della Gherar- desca fa, se non erro, segnalata la prima volta dall più grande naturali il Micheli, contar possa l'Italia nella pri- ma metà del secolo XVIII. Fu Giovanni Targioni-Tozzetti quel dotto che nei suoi viaggi, fatti sino dal 174» per le Marem- me pisane, vollerrane e massetane, osser- vava nei monti della Gherardesca, e se. fnatamente in quello detto della Mocchet- lire un'antica cava di marmo bianco, al marmo dei Monti pisa certa. pietra dura quanto l'areiiaria, ma 56 458 GHER della natura del granito 0 del peperino di $. Fiora, cioè composta di granelli configurati di spato, 0 quarso laminare biancastro (feldspato) e di scagliette nere metalliche e vetrine, 0 vogliamo dire di schori che sfogliano (mica). In Caste- gneto se ne servono per fare gli stipiti delle porte e delle finestre. (G. Tancioni, Viaggi ediz. del 1951 T. II p. 173,eT.1V . 334 ediz. seconda). stessa roccia trackitica fu riscon- trata dopo g0 e più amni dal prof. Pao- Jo Savi e da me alla torre di $. Vincen: zio e a Bolgheri, mentre alle fulde del Poggio al Prano sopra il cagt. di Bolghe- ri e în altre località esistono molte altre masse cristalline spettanti alle rocce ser pentinose. — Zed. Pocoto ar Paorto. Dei marmo bisnco sopra Castagneto, e di quello mischio e colorito im rosso si scavi nel borro della Roc- altri ciot- pietra cornea pure nelle discere del- lo stesso monte della Mocchette, dove nei bassi empi si aprirono profondi cunicoli estrarre ferro, rame è zinco dai sol- fi metallici che in forma di vene, di nodi e di piccoli filoni attraversano quel terreno piutonizzato. L'agricoltura delta Gherardesca poò dirsi insieme con quella di Campiglia ffa le più avanzate di tutte le altre comanità della Maremma toscana. fatto potrà dipendere, più che dalla natura del terreno, dalla minore ma- Jignità del clima, dalla maggior vicinanza ai luoghi ove l'agroconi trovasi in pro- stato, o piuttosto dalle e great, pistole preme se non lo dere a tulle queste cause ite iurieme. I principali prodetti consistono in ce- venti” bestfamme grosso e minuto, boschi, vino, olio e castagne. I territorio della pisnera può conside parsi peru terzo coltivato a sementa, un altro terzo a bosco ceduo e to fusto, ed il ‘restante a prati artificiali e a calo ria. El suolo prestasi assai bene al lavoro della vanga, stante l'essere molto sciolte ro è che la massima q! destinste a sementa viene preparata dall' GHER aratro, più per scarsità di braccia che Volontà dei proprietarii. Le piantagioni delle viti appoggiate ai pali di scope e ginepro, ovvero maritate agli alberi di loppo si accostano ai metodi dell" agricol. tara fiorentina, al peri che nell'arte di governare gli ulivi e di estrarne l'olio, massimamente nelle vaste tenute di Bol gheri e di Castagneto possedute da un sm lo e intelligente padrone, il conte Guido Alberto della Gherardesca. maggiore di quasi tutte le comunità della Maremma, assai da vicino quello ichè le sole teauie testé ao. minate alimentano da 1500 pecore mas. sionarie ( von valutando le mandre che vi passano mell'inverno, e che tornano alla mootagna in primavera). Una mandria di quasi 200 cavalli delle migliori razze no- i, bufi di dli progressivo aumento, di quantità e di guadagno, spettano allo steso Signore. I boschi per le‘legua da catuste, per il carbone, per la scorza da conce, per le dogarelle, per la cenere di potassa che se ne ficava, forniscono il terzo ramo di ri- sorsa di questa comunità. Di minor re sultato, sebbene ognor crescente, può dir si il prodotto dell'olio e del vino. Asmi maggiore è quello delle castagne. Anco gli alvesri, in grazia della cura chese ne tiene nelle tenute della Gherar desca, song da riguardarsi come un pro dotto di qualche considerazione. Rapporto al clima e allo stato sanitarie della contrada rinvio il lettore agli Art. Boroszni e Casracuzro, Fn stabilimenti di beneficenza a Castagneto si prepara quello di un ospeda- le, mentre il conte della Gherardesca sino dal 1817 ha datoun hell'esempio di eti- le beneficenza coll’aprire dentro il sue castello di Bolgheri asilo agli orfani nati nelle sue possessioni per fornirli di sussistenza, di educazione e in fime di collocamento. La comunità mantiene un medico, un chirurgo e un maestro di scuola , che ri- siedono in Castagneto, dove, oltre un potestà che riferisce al Vicario R. di Com- iste Piglia, esi che abbraccia Je comunità di Monteverdì GUER ©Sesetia.— L'ingegnere di Circondario è 3 Rosignano; l'ufizio del Registro a Piom. GHER 439 bino; la conservazione delle Ipoteche Volterra, e ls Ruota a Pisa. . POPOLAZIONE della Com. della Garsaoesca € Boosta: a tre epoche diverse. Pieve Casmenero (3) Castiglioncello | S. Bernardo, Pieve tà è scarse migl. a grec. sopra il risaltodi una collina fra i de torrentelli di Measola, e di Affri- co,in mezzo a deliziose case di campagna, cri sovrastano le nude balze pietrose di Monte-Ceceri cun le numerose lapidici ve del macigno fiesolano.—Porta da qualche secolo il distintivo di Poggio-Gherardi dalla nobile famiglia de’ Gherardî , che sino dal 1433, dopo diversi pasaggi, dai Malgaldi nei Beroneelli, poi negli Albizzi, quindi uei Ballesi, e finalmente nei Zati, fece quert'acquisto che tuttora possiede. Vi fà chi non dabitò di asserire, che nella villa di Poggio-Gherardi, onde fug- fire lo schifoso aspetto della città di Fi- i novellatori messi in scena nel Decamerone: tanto più che il padre del Boccaccio, possedé una villetta nel popolo Titolo delle Chiese SS. Jacopo e Cristofano, S. Lorem, Prepositura i antica, di un'ampiezza ragguardevole com Abitanti n° 573 n°218 w®2456 (2) Za popolazione di Castagneto dèl 1745, quand era feudo , non si conosce; talchè resta da aggiungere alla statistica di guell’anno. SHERARDESCA (CASTAGNETO nea) — Ped. Castacnaro della Guznan- duca. — (CASTIGLIONCELLO pezza) — Ted. Casricrioncutto vetta Guinsapesca. —— (MONTI para ) — Wed. Pose as Pavso. di Majano, « corffine con quello di Co verciano , dei di 1 i il gran iatore si'compiacque descrivere le bel. lezze nell Ameto, nel Ninfale Fiesolano, € singolarmente nelle Cento Novelle. Quindi è che, alla dipintura da esso fat. ta della prima dimora di quella brigata, parte a qualevno di riconoscere la villa in discorso, e precipuamente a Roberto Ghe- rardi, che ne fece soggetto di un apposito capitolo della sua inelita Zilleggiatura SO oe sopra una piccola « il una pi mote » tagnetta duogni parie lontano alyuanto » alle nostre strade, di varii arboscelli e » piante totte di verdi fronde ripiene, » piacevoli a riguardare, in sul colmo della » quale era un palagio con bello e gran » cortile nel mezzo, con loggie, e con sale » e con camere, ciascuna verso di sè bel. » lissima, « di liete dipinture ragguarde. » vole ed ornata, con pratelli d’ attorno » e con giardini maratigliosi, e con poezi » d'acque treschissimi,e con volte di prev » ziosi vini, coce più attea'cariosi bevi- » tori che a sobrie ed oneste donne ». — (Boccaccio, Prefazione al Decamerone ). Osservando la villa del Poggio-Gherer- di, sia per la sua ubicazione, sia per trovare si fuori di strada, sia per la soa struttura 440 GHIA po il 1709 fu ridoito al orto, sia ancora per il pozzo di mirabile profondità con acque freschissime, tutto ciò tende ad av- valorare l’ opinione che in si bel resedio di campagna, lungi due scarse miglia dal- la città, si avviasse, e che quà facesse la prima sua stazione la faceta comitiva del prosatore. Garnapirca 0 Gasrapsrca (Bocc4,o Frrsucora peLLa ) — Wed. Vanuuoora della Garfagnana. _ GHEZZANO ( Ghitianum ) nel Val. d'Arno pisano. — Vill. composto di più borgate nella parr. battesimale di S. Giov. Battista con l'annessa cura di S. Michele a Gbezzano, entrambe comprese nell'an- tica pieve di Caprona, Com. Giur. e cir- «a 4 migl a ostro dei Begni di S. Giu- liano, Dioc. e Comp. di Pisa, dalla qual città trovasi la chiesa a mig]. a lev. isiede in pianura sulla ripa destra dell'Arno lungo la strada provinciale di Calcinaja. Varii docamenti pisani fanno menzione di questa contrada. Uno de'più vetusti, che risale al 15 lug. 1030, è un istramento col quale Ugo Visconti figlio del fu Gherardo nobile pisano alienò un pezzo di terra compreso dentro i confini di Gbezzano, ix /oco et firibus Ghitiano, dove sì diceva il Prato di Tedice, rice. vendo da Orso compratore il prezzo di soldi 100 in un anello d'oro. (Arcs. Dirt. Fioa. Carte della Badia di S. Michele in Borgo di Pisa). Le medesime località di Ghescano e del Prato di Fedice sono rammentate iv altra pergamena del 1098. ( loc. cit. ) Nel dì 8. febb. del 1083 Emelda moglie di Ugo tro Ugo, e figlia di Tebaldo, il merito di un anello d’oro investì Leone abbate del mon. di S. Michele in Borgo di tutte le terre e vigne che ella Ò leva in Siesiano. (oe. cit.) lel secolo XIV il di 5 Michele è Ghecsco frmelalue co. sannello separato da quello di S. Giovanni Bettista. ( Ance. Dari. Fioa. Carte di S. Martino di Pisa). - La parr. di S. Giovan Battista a Ghes- zano nel 1833 contava 400 abit. GHIACCETO. — Fed. Duocero. GHIAZZANO ( Glecianum ) nel Val- d'Arno aretino. — Villa nella di SL Pietro a Calbi e Quole, Com. Giur. Disc. € Comp. di Arezzo, de cai è 3 migl. a scir. GHIZ Risiede sopra il torr. Zingone nella pendice orient. del poggio di Lignano, ia mezzo a case di campagna ed a diligenii coltivazioni di vigne e di ulivi Guici (Mosrs) pr Taequanna. — Ped. Morris, gia Monrr-Guicr in Val d'Orcia. GHIVIZZANO nella Valle del Ser- chio.—Cast. con parr.(SS. Pietro e Paolo, già S. Martino ) nel priorato, Com. Giur. e 3 migl. a ostro di Coreglia, Dioc. e Dec. di Lucca. È situato sopra un io bagnato a lev. dal fosso Sovicchibna. e n pn dal Sigone, entrambi confluenti nel Serchio che gli passa un buon migl. a lib., mentre una fertile pianura resta fra mezzo ai tre corsi di acqua. Fu il Cast. di Gbivizzano signoria spe ciale di Castruccio Antelminelli di Lac ca, che vi ampliò il palazzo de’suci sn tenti. Anteriormente a quell'età Ghivizzano faceva parte dei feudi de' Rollandinghi di Loppia, dal cui piviere dipendeva la chiesa di S. Martino di Ghivizzano. Poco do pentita Castruccio, Ghiviz zano con il territorio di Coreglia fu occa- pato dall’oste fiorentina, alla quale fa ri- preso nel 1352 da Franorsco Castracani, da quello stesso dinasta, cui Carlo IV mel 1356 confermò con titolo di contea il fea- dale possesso del disireito di Coreglia e del Borgo a Mozzano, compreso il cast. e rhivizzano. Ritornò il castello medesimo nel 1386 sotto il dominio di Lucca, ma fu assalito € preso di nuovo nel 1439 dalle armi fio- rentine sotto il comando del conte Fraa- cesco Sforia, cui, mercè la pace del 1438, venne assegnata la contea di Coreglia. Se non che egli, nel 1443, ‘rivend il terri- tario medesimo alla Rep. di Lucca, per la qual cessione gli abitanti di Ghivizzazo Lal voti gli altri della Vicaria di Core ia, nel 14 maggio del 1441, prestarone fiuramento di Tale, mediate dachi agli Anziani di Lacca. La perr. de’ SS. Pietro e Paolo a Ghi vizzano nel 1832 contava 517 abit. GHIZZANO, o GHEZZANO in Vald” Era. — Vill. già cast. con pieve (SS. Ger mano e Prospero ) nella Cora. e circa 4 migl. a lev. di Peccioli , Dioe. di Volterra, Comp. di Pisa. + Risiede sulla cresta delle colline cre- GHIZ tose che propagansi dal poggio di S. Vi- valdo per Castel-Falfi fra le sorgenti del Mclogio e del Roglio degli Olmi, che poi questo e quello si accoppiano e quindi sono accolti dal Roglio maggiore alla base occidentale delle colline di Ghizzano. Situato nel confine di due antiche dio- esi ( Volterrana e Lucchese ), sulla linea di demarcazione di due contadi (Fiorenti- no e Pisano) in Ghizzano signoreggiaro na no a seconda dei tempi diversi padroni. Il primo che trovo in quel Castello è un conte Ranieri, detto Pannocchia, figliuo- lo del conte Ugolino d'Elci, il quale con la sua moglie Sibilla, nel 1139, median- successori. Salito sulla cattedra i siterna il vescovo Galgano de' Pannocchieschi, li nel genn. del 116» scquistò per la soa chiesa dal conte Gaglielmino del fu © Ranieri della stessa coosorteria de' Pan- nocchieschi ogni suo diritto sui castelli e distretti di Monte-Caccari, Csmporena, Lajatico, Ghizzano e Codri.— ed. Canas. ia autorità nto eredità in Ghiszano il potente Îidebrando Paunoo chieschi successore a Galgano nel vesco- vado di Volterra, e doppia giurisdizione per'conseguenza fan loi Poofermata da Ar- Lodi VI, con diploma del 1186, mercè cui ottenne l'alto lominio sopra molti presi del contado di Volterra, come Ghizsamo, fatico, Peccioli, Legoli ec. Saf il vese. Ildebrando alternativa- mente, ora | fra i Guelfi, ora fra i Ghibelli- mi. Era coi primi quando concorse nella lega,o faglia conclusa nel nov. del 1:97 nel borgo di S.Genesio fra i commissarii delle città di Firenze, Locca, Siena, ed altre ter re e dinasti della Toscana. Le qual taglie fa rinnovata nel marzo del 1201 special mente tra i Fiorentini e i Senesi: quando “della lega ghibellina era sostegno: preci. puo la Rep. di Pisa. Questa infatti inviò osteggi fa sus gente armata in Val-d' Era sd 00 cupare fra gli altri castelli Peccioli, Le-* jatico, Legoli e Ghizzano. Ciò svegliò i. risentimenti del vescovo volterrano itefice Innocenzo IT, questo minsociò apr privare daigioni GHIZ 4“ restitnivano i castelli spettanti al‘) o Volterrano. — Infatti i Pronta continuarono ad avere qualche giurisdi- zione in Ghiscano anche dopo la morte del vescoro Iklebrando: tostochè nel 1213, quando sedeva nella cattedra di S. Otte- viano se Volterra il vescovo Paganello, te- nuto pur esso della prosapia Pannocchie- schi, troviamo in Ghizzano il conte Rai- naldo, uno dei figli del conte Alberto di Mangona: quello stesso Rainaldo che si- guoreggiava insieme com i Pannocchie. schi a Castelnuovo di Val-di-Cecina, a Elci ed a Gavorrano. ( Ped. questi die.) Avvegnachè con atto pubblico degli 11 magg. 1213, rogato nelle chiesa di St Ger mano del castel di Ghizzano, il prenomi- mato C. Rainaldo del fa C. Alberto per mille lire di moneta volcerrana, vendè al Comune di Volterra tatti î vassalli , por» sessi è giorisdizioni che gli va= no in Castelnuovo di Cecina. ( Dn. Fioe. Comunità di Volterra ). Tentarono saccessivaniente i vescovi di Volterra di rinfrescare i i Jore diriui coll autorità Imp. Carlo IV, dal quale fa facil cosa per hen due volle ottenere (anni 1355 e 1363) diplomi che ripete. vano ad verbum ciò che in altri tempi fa ad essi concesso da Arrigo VI, compresi { feudi di Peccioli e di Ghissano: è ciò mel tempo che lo stesso Carlo IV rinnovava (anno 1365 ) ai Pisani i privilegi dei Rep.di Pisa la foridizione del suo a tico contado, e specialmente dei castelli san- nominali di Peccioli e di Ghiszano con il loro distretto. Infatti gli uomini di Ghizzano fino dal secolo XII dipendevano nel civile dl dal capitano che inviava a Peccioli di Pisa; dal quale si ribellarono, allorchè Ugolino Visconti Giudice di Gallura, nel 1282, cacciato come Guelfo dalla patria, si unì ai Fiorentiai, e fatto comandante preci. generale della taglia guelfa di Toscana, im Vald'Era, cacciando i strati è guarnigioni. che stavano in vo nome degli Anziani di Pisa. Signoria di Firenze con visione del 6. lugl. 1299, sulla dontand” di Ugolino Giudice di i temer sotto il di lui comando una meno di soldati x Peccioli, a Ghizzano e in altri GHIZ i Val d'Era. Sennonchè, alla pie del rag3, furono riconsegnati Pisa i paesi stati fino allora Qui anto Peccioli quanto Gbizzano con il capitanato di Val-d'Era tornarono sotto il dominio di Pisa sino a che, nel 1363, riacce: sasi la guerra fra le due Re- i, quest'ultimo cast. fu dei dal march. Bonifazio La- pi di Soragna, generale dell'esercito fior., che l’occupò a polti, malgrado che per tempo vi lînesse il piè fermo. — Elsendoche alla pace pubblicata in Firea- sett. del 1364 , fu incluso fra i ‘obbligo di rendere al Comune di Pila il castello di Ghizzano te giorni e preso; iccome si dovè consegnare la Ter- Peccioli venti giorni dopo la pab- Bliczzione del trattato. — (Marr. Viiani, e Amm. Iscor. Fior.) Fu dopo quest'ultima età, che soquisiò in Ghizzano podere con alcuni diritti bee ronali la casa Venerosi dei conti di Stri- do, alla quale appartenne il bel palazzo e la torre situati nella parte più eminente, dove probabilmente esisteva la rocca di Ghizzano, palazzo che fu poi abbellito Pesciolini-Venerosi, attua- taria della tenuta antessa. Poco altra casa di campagna apper- lastre prosapia tina de’ Ricci, stata anch'essa de'conti Cevoli-Ve. nerosi di Fisa, che l'alienarotto nel 1729 al senatore Federigo de' Ricci. . Nella facciata di quest’ultimo resedio i una iscrizione in ‘marmo riportata nel Giornale rio Toscano n.° 23 dell’ anno 1832: salle di cui ampollose e affet- tate espressioni, contru'la storica verità, lascio il proferire giudizio a chi leggerà le seguenti parole: « Questo castello di » Ghizzano fu già dominato dall’ anti. » chissima, vera e schietta casata dei Ve- » nerosi conti di Strido; ed era ripieno i case e di popolo, peese allegro e de- » Îizioso; adesso le case sono tutte casca- » le, ed è restato totalmente distrutto di » persone.—Il conte Gaspero Cevoli fece * « fare la presente fscrizione per memo- dei conti Venerosi suoi avi mater- per l'amore che poriava a questo stello di Ghizzano, essendo stato al- » levato in eso nella sua fanciullezza; ed » ri GHIZ » avendolo veduto fiorita, gli dispiaresr issimo di vederlo al presente iu onì stato senza speranza alcuni che pussa ritornare nel suo florido » stalo ». » Il nostro Signore Iddio perdoni chi ne » è stato la causa.—Eresse l'anno 1658 ». Basterà solamente avvertire il lettore, che poco innanzi che nascesse quel buon uomo del conte Gaspero Cevoli allevato nel castel dei suoi avi materni a Ghiz- zano, cioè nel 1551, la sua popolazione non era che di 404 «bit, la quale trovasi dui al 1745, mentre ccresciuta di 4o leste sopra quella dell'epuca compianta dall'au- tore della capricciosa memoria qui sopra sil ta Avticamente la pievg di Ghizzano era a destra del torr. Roglio,e portava il distia- tivo di Pieve al Pino, ora sem plice oraio- rio. sali; 1. Canonica di $. Pietro in Corte, soppressa ;2. S. Germano di Ghizznno, om pieve; 3. S. Pietro di Libbiano, eretta par essa in battesimale; 4. S. Fri diano el Pratello, ora cappella privata. — Le se- guenti Lre chiese verso il secolo XV farono staciate dalla loro matrice di Monte Fo- seoli € date alla pieve di Ghizzano; cioè, S. Prospero di Ghizzano, disfatta nel 1818. Meria, ora cappei . . Que ste due cure furono soppresse nel 1512 dal Pont. Giulio Il, perammessare i lorob- ni al capitolo della Collegiata di S. Lo renzo di Firenze. Ai 3o genzajo del 1406, stile comune, nella chiesa di S. Germaro del cast. di Gbizzano, sdunati gli abitanti del comune, elessero i sindachi per inviarli a Firenze i Signori dieci di Balla ad oggetto di sottomettere il comune medesimo sila repubblica e contado fioret.ino, troran- dosi a queli' adunanza fra i testimoni il prete Piero di Antonio pievano della chie- sa di S. Maria a Monte nel Val-d'Arno di sotto — (Axcs. Dirt. Fioa.; Carte delie forme ioni di Firenze.) chiesa di Gbizzano è stata riedifi- -cata dai fondamenti nel 1816 per le cure del testà defunto picvano Raffsello Mat- teucci, cui devesi egnalmente la Lestagra- «ione della canonica. * La perr. di Ghizzano ha 444 rbit. GIAN GIACCHERINO nella Valle dell'Om- Brose pistojese. — Vico che ha dato il a un convento di frati France scani della Riforma nella parrocchia di S. Pietro in Pincio, o a Vico-Petroso, Com. di Ports Lacchese, Giur. Dioc. e circa a migi. a pon. di Pistoja, Comp. di Fi Teme. Trovasi alla destra del torr. Pincio po- colangi dalla sua confluenza nell' Om- Brone, e dal borghetto delle Fornaci che é al suo ostro sulla strada R. Lucchese. Er ia antico iu Giaccherino un oratorio pubblico sotto il titolo di S. Giuseppe alla Scala con annesso spedale dei pelle grini, stato membro di quello amaggiore H+ S Maria delta Scala di Siena. le soa saprei schiarire il dubbio che mi si presenta, cioè, se questo nome di Giaccherino debba la soa origine a un” Gian-Carlo o Carlino della nobile prosa- pia de Lazzeri di Pistoja lasciato erede nel 1348 da Zarino di Vanni de' Lazzeri cre obbligo di fare nel contado pistojese uno spedale com sa letti nel termine di ma sn00; 0 piuttosto se debba la sua eti- giù , ram mentatoia vna pisa eli s0i fircioe dell'aprile 1051. (Anca. Din Carte dell’ Opera di a Jacopo,'e della Cattedrale di Pistoja ). GIANPERETA (Jampereta) nel Val. d'Armo casentinese.— Cas. con parr. (S.: Maria t} i le dell’antica migl. a sett., Com. medesima, Giur. di + Dice. e Comp. di Arezzo. iniede alla sinistra del Corselone che viene dal Monte Fattucchio, da Monte Sil- vestri e dall’ Alvernia, sotto la cresta dei mosti che fanno sprone a quello di Ca/- vano e del Bastione. Il dominio del castello di Giamperetà fe confermato «I Comune di Aretio com diploma spedito nel 1356 dall'Imp. Car. le IV; mentre la giurisdizione ecclesia tica della chiesa perrocchiale di S. Sil vestro a Giampereta sino del 1155 era sta- ta assegnata dal pont. Adriano IV ai pie- vani di S. Ippolito di Bibbiena. Alla chiesa di S. Silvestro a Giampereta nel secolo XV, se non prima, fu ammen- tala lo sua vicina di S. Maria al Corse GIGL 445 done, per cui l’altra portò in ito il doppio titolare di S. Maria e S. Sifrestro, - La parr. di Giampereta nel 1833 noe contava più che 91 «bit. GIANUTRI (ISOLA 1) — Fed. sora ni Giasoras. rr. (S. Mi- ur. e circa migl. 4 none, Dioc. di Pontre. moli, già di tuali Seecine Comp. di Pisa. Trovasi sulla cresta di un contrafforie dell'Appennino di mont'Orsajo, fra il terr. Capria che gli scorre dal lato di maestra, e il torr. Momia che gli bagna il piede dalla parle di ostro. Fu già avvertito all’art. Firarrizna Co- munità, che Gigliana, ossia Zigliana e Biglio lscevano parte del feudo dei Ma- laspina di Filattiera discesi da Obicsino liccolò Marchesotto, padre di quel Riccardino Malaspina, che militò da ca- pitano di guerra negli: eserciti della Rep. fior., e che nel 3: di maggio del 13 stando nel suo palazzo di Fi (oscrisse un mandato di gli agenti da esso autorizzati si recgsse. ro presso l'Imp. Carlo IV per diman re a nome di lui e de’: paterni l’in- vestitura dei feadi aviti, che per diploma oltennero nell’anno stesso, specificando, fra gli altri luoghi del marchesato di Fi. Intera, Zigliana, e Biglio, i cui feu dichiarano posti fra i seguenti confini: eb una parte flumen Macrae, ab alia fumen Capriae, et ab alia summitas Alpis ver- sus, boscum. — (Munn, Sigilli entichi T.x — Maccioni, Docum. del feudo di Treschietto.) — Wed. Baanonz e Fiuar- nera. La parr. di S, Michele a Gigliana, o Zi- gliana conta 242 abit. GIGLIO ( ISOLA par ) — Ped. Isora pet Giotio. GIGLIO (S. MARIA se} nel Vald'Ar- no superiore. — Borghetto sulla strada R arelina un quarto di miglio fuori della porta fiorentina della Term di Montevarchi, nella Com. e Giur. mede. cime. Dice. i Fiesole, Comp. di Firenze. Ha preso il nome da una devota e bel- la chiesa stata eretta dalla pietà dei fe- deli, e quindi dichiarata parrocchiale per decreto del vesc. di Fiesole, nel 1786. Essa nel 1833 contava 572 abit. dsl GILI “GIGLIOLI ( MONTE ) nella Romagna Grauducale.— Porta questo vocabolo uno dei contrafforti: che si appoggiano alta schiena dell'Appennino di Falterona, fra il Bidente del Corniolo e il fiume Rabbi, nella Com. di S. Sofia. — La sua cima trovasi a 799 br. sbpra il livello del mare. Giowono ( Monastzro DI ) nel saburbio orientale di Firenze. — Mon. distrutto e chiesa esistente (S. Bartolomeo) nel pi- viere della chiesa maggiore di Firenze, da cui è a migl. a lev., sul confine di S. Naria a Coverciano e S. ra alla destra del torrentello Messola, lungo uno stradello che staccasi dalla stra- da R. di fuori la Porta alls Croce per riu- mirsi a quella vicinale di Majano. La chiesa parr. di Gignoro portava il titolo di S. Michele. Si crede che possa essere stata la medesima dell’attual cap- pella di Gignoro ivi esistente, e di antica struttura, dedicata a S. Bartolommeo. Da lunga pezza fis distrutto il mona. stero di recluse Benedettine, contiguo alla chiesa. Esso ripete ls sua fondazione da un tal Pace giudice fiorentino verso la metà del sec. XIII, comecchè ottant'anni dopo subentrasse la famiglia de' Baroncelli nel giuspadromato dello stesso asceterio, aven- do avuto parte alla sua dotazione un Bar. tolommeo di Mainetto loro antenato. Alle donne Recluse del monastero di Gignoro lasciò un legato di cinque lire, nel testamento del 1278, Ja contessa Bea- trice figlia del C. Rodolfo di Capraja, e vedova del C. Marcovaldo di Dovadola. Le monache di Gignoro, siuo dal decli- mare del sec. XIV, furono traslatate den- tro Firenze, e unite alle Recluse di Re gina Coeli in Via S. Gallo, volgarmente dette di CAigrito dal suo -fondatore. — Fed. Covenciaro. GILIO (S.) o S. EGIDIO a CAMPRIA- NO. — Fed. Camraiano nel Val-d'Arno Aretino. — Simile invio valga per gli al- tri luoghi e parrocchie di campagna che portano il titolo di S. Gilio 0 Egidio in sieme al nome specifico della località. GILIONI (CASTEL) in Val-Tiberina. —Cust. ridotto a un podere con castagne» to nella perr. di S. Gristofano di Monna, piviere di S. Muria alla-Selva, Com. € GIMI juasi 3 migl. a scir. di Caprese, Giur. del. 1 Pieve S' Stefano, Dioe: di Sansepolcro, già di Arezzo, al cui Comp. appartiene. Trovasi presso l acqua acidula della Madonna della Selva: ed è quel Castel. Gilione dei conti di Galbino e Montaulo, di cui trovasi falta commemorazione in un istrumento del 13 nor. 1083, col qu le Alberico figlio del fa Ranieri di Galbi. no vendè al fratello Bernardo e al di lui figlio Ranieri la sua porzione del cast. d’Anghiari, con la pieve di Micciano, e tuttociò ch'era di suo diritto in Campie- no, nel Castel-Gilione, e altrove. — (dn mar Camaro.) GIMIGNANELLO (S.) ata SERRE fra la Val.di-Chiana e la Val-d'Ombrone senese. — Fortilizio, ora villa Sansedoni con casale e parrocchia (SS. Fabiano e Se- ‘hastiano).giù filiale della pieve di S. Aga- ta d’Asciano, ora di S. Lorenzo alle Serre, nella‘Com. Giur. e circa 5 migl. a scir.di Rapolano, Dioc. di Arezzo, Corap. di Siena. Il castello di S. Gimi Gimigoanello trae le se più lontane sce- turigini. Il cast. di S. Gimignanello fu uno dei feudi dei conti della Scialenga, signori di Asciano, ai queli senza dubbio apparte neva quel C. Walfredo del fa C. Ranieri di Walfredo di Siscano (Asciano) che nel febb. dell'anno 1023, menire risiedeva in questo castello di S. Gemignano delle Ser re, donò al capitolo della cattedrale di A- rezzo la quarta parte della Chiuse che fu del march. Obert Val.di-Chiana. — Fed. Curosuna Ossarznca. Comprato dai Senesi nel 1212, San-Gi- mignanello fu destinato a fortilizio con residenza di un giusdicente minore sotto «gli ordini immediati del di Siena. La chiesa di S. Gi gnanello fa riedif- lia senese de'San- . GINE Le nomina del parroco è quernativa nel 1745 aumentò gino a 288 abit. e nel 1833 avera 198 abi GIMIGNANO ( TERRA » SÌ — Va. Su-Gnugzano in Val-d' Elsa. GIMIGNANO (S.)a PETROJO.— Ped. Prraoso in Val-d'Elea. GINESE (S.), a S. GINESIO pi COM. PITO nel Lucchese — Vill, sotto il Litolo delle ch. parrocchiale, la quale sino dal sec. XIII fu registrata nel piviere di SL Giov. Battista a Compito Giar. e i Capannori, Dioc. e Duc, di Lucca, da cui distà circa 5 mi- gia nella direzione di scir. È situata alla base orientale del Monte- La perr. GINESIO(S)) ‘nel Val-d'Arno inferiore. — Fed. Bonco S. Giezzso. GISESTRA,oGENESTRA di MONTE- VARCHI nel Val-d' Arno superiore. Antico spedale sotto il titolo di S. Miche. le alla Ginestra, poi monastero di donne, soppresso e ridotto nel 1793 a chiesa per rocchiale con l'annesso di S. Croce a Pie traversa del piviere di Gelatrona, nella Com. Giur. e appena mezzo migl. a scie. di Moatevarchi, Dioc. e Comp. di Arezzo. Risiede in una piaggia la strada R. aretina alla destra del borro Chiave, e sull'antica via mulattiera che sale a Gala trona per entrare in Val-d'Ambra. Appella alla chiesa di S. Angelo ala Gi mestra, e al suo antico spedale per i grini, una bolla del Pont. Martino I Ur retta da Orvieto li 13 giugno 1283 all arciprete della pieve di Moutepalciane, con la quale lo incaricò di esaminare e decidere una questione di giuspadronato per una cappella dello Spedale di $. An gelo allq Genestra di Montevarchi, a mo- tivo che il rettore e i fratelli di ospizio da una perte, e il Comune di Mon- tevarchi dall'altra lo pretendevamo. — (Ancu. Diri. Fioa, Corte di Montepul- ciano). Tynoro qual fa la decisione dell'arbitro pontificio, ma qualunque ella fosse, è certo però, che negli anni precedenti ave- mm GINE 445 vano giurisdizione per una quaria parte sull'ospedale della Ginestra e sue perti- menze i conti Guido Novello e Simone î fratelli, e figli del conte Guido e.di Gio- vanna girini Pallaviciu entre ad eni, coa diploma del 1247, l'imperatore Foleriso Il fra i varii possessi confermò Montis Varchi et Mospi. Tale de 6 de stra cum ejus pertinentiis, et totum Mospitale Montis Seechi ec. (Que- st'ultimo spedale era compreso nel pi viere di S. Marcellino in Chianti ). Le altre tre parti dei luoghi soprano. minati, nelledivise del 1225 erano luccato alle tre diramazioni dei conti Guidi di Bagno, di Modigliana e Dovadola, Psa Il 1aS5eil 1284, vendei loro ne di Firenze sdizioni sopra il casello 0 di «listretto Moutevarchi, ec. — Wed. Dovavota, Movrstiaza, Moxrevasom, Porri, Crane: vo-Gurse e itri castelli. Nel luogo dello spedale della Ginestra subentrarono le monache clarisse cou lo stesso titolo di S. Michele alla Ginestra, sino a che quelle recluse furono trusla- inmanzi che na- tale in Arezzo; e ciò scese il decreto 2256.1793) col ne della pai La perr. di S. Croce e S. Michele alle Ginestra nel 1833 aveva 298 abit. GINESTRA (SPED: Val-di Pesa. — Antico spedale di pelle. soppresso nel secolo trapassato, at- le Martino a forni Cos. Giur. e quasi 5 migl. a ostro.lib. della Lastra a Signa, Dioe. e Comp. di Firenze, Piziiini sul bivio della strada maestra gia la ripe destra del fi. Pesa con qui che iu altra direzione sale i poggi ila Romola per entrare uel piano di Settimo. — Wed. Cancuzsi. GINESTRETO (S. DONATO a) in Val. d'Arbia. — Cas. con parrocchia ed alcune tue di delizia nella vicaria ecelesiastica di Barontoli, Com. delle Masse di Città, Giur. Dieo. e Comp. di Siena, da cui tro vuoi circa 4 l. a ostro, iposa a piuggia orelosa, bagna. ta a lib. dal torr. forra, fra la pieve di 57 ad GIOG Fogliano, la chiem di Monsindeli e quel. la di Montecchio. to costà dall'Alferi, del Bertola e da altri suoi illustri smici, Li 20 die. 133» fu rogata in Giaestreto urna scrilta matrimoniale, con la quale doana Aguola del fa Vannetio di Venta ra da Siona im dote allo Pie. r0 di Tura del fu Piero notaro due persi di terra pesti nel distreito di Monterone di Vald'Arbia, e nel distretto di Gine streto, in luogo detto Miglieto. ( Auca. Dot. Fia. Corte degli Agostiniani di Siena.) La chiesa di $. Bonate, di cui si trova di Matioo de Siena, sata dei signori Gori. Gandetin, soquisisia © donata del lle dute Romagna allo cme iempio, dov'è quadro esprimente 5. Gio. Bat- tinta di Taldoo da Giona. (Ecr. Renaare. ni, Conni sterievartistici di Bicna e suoi fu |rsangirdiepoioeicieacseai trio é iviore di 8. Cas- Ve quali erauvi dei prodi Ramoli, volgarmente dettoColle-Grameli, dal vesc. Lamberto nel 1038 donati, e a Atto di lui saccesere nel 1035 GIOR 3.5. Bartolommeo in Tuo, o a Scandicci, privrato che fu dei monaci Benedettini di Firerze; g. S. Quirico a Afarignolle, ritornato solto Giogoli, come lo era nel secolo XI.— Zed. i respettivi articoli. La graniliosa villa denominata Collaz- zi, posta sopra a Giogoli, ap persiane tut tora alla nobile famiglia + che la ehuoò La porr. plebana di S Alessandro a Gio goli nel 1833 noverava 954 abit. GIOJELLO in Val-Tiberina—Dogana di froatiera di terza classe nella parr. di S. Michele a Verciano, Com. e 3 migl. a sir. del Monte S, Maria, Giur. di Lip- gino, Dice. di Città di Castello, Comp. di Arezzo. Trovasi alla base meridion-le del Moo- te S. Maria nella ripa destra del torr. 4g- gia, sl confine del Granducato, e lango une strada mulattiera che dirigesi a Città di Casello, nella quale fanno capo le vie traverse di S. Secondo, di Zucano, di di-Pietrina e del Si jgnorotto. Ladogana del Gioiello dipende da quel 1 di seconda classe di Monterchi GIOSELLO pi ARCETRI nel terbio (Poosro per) e Grestans (Pras pe). GIONA nel Val-d'Arno Casentinese. — (PI e Comp. Trotesi i in poggio alla destra del torr. Corsalone sulla pendice occi:'entale dell’ Appennino di Corezzo.— Ebbero signoria di Arezzo. anche in Giona i conti Guidi, e eni di Ca pat: ti sui i ignori di Copense alpre di S. Maria a Giona conta 98 Crciaro ii “dioncio (S.) a CANNETO. — Wed. Cumero iu Vald'Elsa. GIORGIO (S.) a CASTELNUOVO nella Valle dell’Ombrone pistojese. — Ixpta, dove probabilmente nel medio eo fu una di quelle case-torrite, cui al- lora soleva darsi il nome di Castello, con chiem parrocchiale nel piviere di S. Mo- tia a Colonica, Com. Giur. Dioe. e quasi 4 migl. a ostro-lib. di Prato, Coi 1) Firenze. GIOR 447 È situata in mezzo ad una fertile pia- nura che abbraccia una porzione delle RR. Cascine del Poggio a Cajano salla strada che guida a Prato. — È una delle 45 ville del distretto Pratese da non do- versi confondere con $. Giorgio @ Colo- nica, siccome per inavvertenza fa detto all'art. Casretuvove pi Cororsca. Il territorio di Qusielnuovo delia Cous. di Pruto confina a pon. con quello della Com.di Carmiguano, e a ostro con la Com. di Signa, le quali si toccano sul fiume Ors- brone, là dove nel 1300 fa costruito un ponte di pietra invece dell'antico di le- quo, sebbene tuttora si appelli il Ponte dell'Asse. L'iscrizione in marmo che ivi fa po- sta, era del seguente tenore. Ia Christi no- mine amen. Annis Domini uocuerzzrini hic pons fuit consecratus pro. Comuni Prati, ct {n amnis Domini occ foctus et completus Ta pare. di S. Giorgio a Castelnoero nel 1833 contava 459 abit. GIORGIO (S.) a CASTELVECCHIO nella Valle del Santerno.— Castellare con chiesa parr. nella pieve di Bordignano, cui fu un tempo aggregata ; nella Com. Giur. e circa 6 mig]. a sett.-greo. di Fi- n: , Dico. e ip. di Firenze. situato sopra il vertice i un poggio alle prime fonti del torr. Diaterna di Vi- Non posso dire, se al castellare di Castelvecchio riferisca il cast. di Corpi no del piviere di Bordignano venduto nel 1238 dal si del cast. di Visignano ad Albizzo di Ugolino di Albizzo degli Ubaldini. — { Lam:, Mon. Ecol. Flor. T. IV. p. 4.) La perr. di S. Giorgio a Castelvecchio conta 193 abit. GIORGIO È. ) a CINCIANO. — Ped. in Val — a COLIGNOLE. — Ved. Corsenota nel Val-d'Arno aretino. GIORGIO (S.) a COLONICA nella Valle dell’ Ombrone — Parr. è uma delle 45 ville del distretto di Prato, nella Com. Giur. “Dice della sio cit, da cui è quasi 3 a ostro, presso pieve di Colonica, matrice eziandio di S. Giorgio a Castelnuovo. — Wed. Coso- mica nella valle suddetta. La perr. di 8. Giorgio a Colonica no- vera Sye abit. 448 GIOR GIORGIO (S.) ar LAGO nella Valle del Lamone iu Romagna. — Ces. con ch. parrocéhiale nel piviere, Com. Giur. e cir- DI migl. a pon. di Modigliana, Dioc. di Faenza, Comp. di Firenze. Risiede sulla pendice oocidentale del Poggio di Melandro;'e conta una popola- zione di 74 abit. — 11 LAPI. — Fed. Lari e Moxrx-La- scaso nelle Masse di S. Martino di Siena. — 4 Orrnazso.— Wed. Tonnx (S. Gion- Gio, atta). AL OMBRONE di È Piatoja.— Bor gata che prende il nome dalla sua parroc- chia e dal fiume che le scorre d'appresso, nella Com. di Porta al Borgo, Giur. e Dioc. di Pistoja, da cui è un miglio a maestr., Comp. di Firenze. Risiede in pianura alla destra del fiv. “me Ombrone, € comprende nel suo distret- to le cappelle denominate S. Maria al Cer- ro e S. Pietro de' Fioravanti, siccome ap- parteneva pure allo stesso popolo l'orato- rio di S. Vito, al quale fece una dona. zione di beni sino dall'anno 766 il nobile pistojese Wuinifrido figlio di Wuillera do, a tenore della dichiarazione specificata nell'atto di fondazione della chiesa di S. Maria ai Ponti, ossia di Gello. La pr di S. Giorgio all'Ombrone ha 418 abit — a ORBICCIANO.— ed. Onsicciano. — a PAREZZANA. — ed, Panezzana. — atta PIAZZA, o a GRIGNANO. — Ved. Guronazo e Prizzi in Val-di-Pesa. — a PIAZZANESE. — Fed. Piazza. musz in Val-d'Ombrone pistojese. — 4 POMPIANO. — Fed. Poxrrano e Viaxazo nelle Masse di S. Martino di — ar POZZO. — Ped. Posso in Val. di Magra. . — atri RENA. — Fed. Luco, e Rana in Val.di-Sieve. — a ROSATA. — Fed. Rosara nella Valle del Tredozio in Romagna. — A RUBALLK. — Ped. Rumatza. — a SALUTIO. — Ped. Sarurio. — a TELARO.— Wed. Terano in Val- di-Magra. — ata TORRE. — Ped. Tone 'Ot- raan:0, 0 Tonnzx (S. Grozcio atta). GIORGIO (PORTA S.) di Firenze. — Ved. Frarnza Comunità. GIOV GIORGIO (SS.) x LUCA a TUORI.— Fed. Tuont in Valdi-Chiana, GIORGIO (SS.) LORENZO a MOR. TALBINO. — Ped. Mowraraiso. Gioraxni (S.)1n Atrvaa. — Ped. Sun crovarni nel Val.d'Arno superiore. GIOVANNI (S.) p'ASSO. — Ped. de 10 (8. pi di). — DI CERRETO. — Ped. Cannero in Val-d'Arbia. — pece CONTEE. — Ped. Saneiovan- n perte Comme nella Val.di-Paglia. © — (TERRA n S) — Ped. Sascroraen nel Val.d'Arno superiore. — 4 Pintasvora di Montepulciano, — Ved. Pircanvora di Moxrarotciano. Per non ingombrare troppe pagine av- vertirò di nuovo il lettore, che le villate spicciolate, le parrocchie o contrade spar. se, le quali oltre il nome del santo tito. lare portano seco un altro vocabolo spe cifico, si troveranno descritte sotto alla lo- ro denominazione speciale, meno i casi, come dissi nell’avvertimento al primo vo- lume, dei borghi, villaggi riuniti, cenelli murati, di o città, il di cui nome è collegato al titolo; come Sanerovaxm del Vatpanno; Sanciovanm delle Conrra ec. GIOVANNI (S.) MAGGIORE nella Val-di-Sieve. — Cas. che porta il semplice nome della sua antica chiesa battesimale nella Com. Giur. e quasi a migl. a sett. del Borgo San-Lorento, Dioc. e Comp. di Firenze. È una chiesa a tre navate di sufficente ampiezza pra un’amena collinet- ta presso la strada provinciale faentina fra il il cast. di Palio Borgo, Scarperia e ciano, quasi nell'ombelico del Mi Le memorie superstiti della pieve di S. Giovanni Maggiore rimontano sino sÌ secolo X, mentre nella più antica colle zione di fitti spettanti alla measa fioren- tina, riunita, nel libro detto il Bal/ettone, si legge, che a' tempi dell'Imp. Lotario, la pieve di S. Giovanni Maggiore doveva pagare annualmente al vescovato fiorea- tino a titolo di censo soldi 17 nella festa del Battista. La chiesa plebana di S. Giovanni Mag- giore fu molte volte rammentata nelle car- te appartenute al mon. di S. Pietro a Laco, a partire dal secolo XI. (Annat. Camaro.) — Ped. Faom, Foxri- Boona e Luco in Val-di-Sieve. GIOV Che intorno alla stessa età vi fosse co- sà un qualche piccolo fortilizio 0 casa- torrila appartenuta ai vescovi fiorentini, lo dà a conoscere iu altra pagina il preac- cennato Bullettone; e forse il vocabolo di Corte rimasto a una villa compresa nello stesso stata un tempo della casa Foissd trad de Pepi con 'annemo ora» torio di S. Lodovico, derivò il uome dal castellareo cortedì S.Giovanni Maggiore. Il Manni, che illustrò un sigillo del secolo XIV appartenuto a Niccolò pievano dello pieve di S. Giovanni Maggiore, ri- porta le memorie superstiti esistenti in detta chiesa, delle quali la più vetusta è un'iscrizione in pietra dell'anno 1533, collocata sotto un busto di terra-colta pres- 30 l'altare di S. Sebastiano, la quale dice: che Francesco Minerbetti Arciv. Turitano restaurò questo tempio quasi diruto, rad- doppiò le sue enîrate, e insigni la sua fa- miglia del di lei giuspadronato; diritto sino dall’ anno 1513 stato concesso dal Pont. Leone X a Francesco e ad Andrea fratelli Minerbetti ed ai loro eredi e suc cessori, nei quali infatti si mantenne fn siuo all ultimo fiato di quella famiglia, spento sul declinare del secolo XVII! L'erudito senator Carlo Strozzi nelle sue ricerche sull'origine di varie chiese fiorentine, trovò, che nel 1363 i canonici, (ossia i cappellani) della pieve di S. Gio- vanni Maggiore elessero capitolarmente in pievano un Giovanni di Ber nile alle 7 seguenti; 1. S. Michele a Zon- ta, prioria con l'annesso della soppressa cura abbaziale di $. Paolo a Rassuolo, nella cui chiesa fa trasferita, nel 1785, l’altra di Ronta; a. S. Maria a Puliccia- mo, prioria cui fa unito S. Michele alla 3 3. S. Agata a Mucciano con l'an GIOV 449 nesso di S. Jacopo fra le Scope, appellato anche di Pianett 4. S. fap aa di Miralbello, giù sotto la pieve di Fa- gna, riunito nel 1992 a San Michele a F7- gliano; 5. S, Pietro a Zuco, già Mon. di donne Camaldolensi con due annessi, cioè, S. Niccolò e S. Giorgio alla Rena, stati ammensati con bolla del 30 aprile 1473 dal Pont. Sisto IV alle monache di Laco; 6. S. Pietro ad vincula di Casaglia, pri ria; 7. S. Stefano a con l'an nesso di S. Margherita alla Rena. La parr. ‘della pieve di S. Giovanni iore conta 437 abit. IOVAN-BATTISTA (S.) a CASTEL- LO.— Ped. Casreszo (Pieve a) in Val. d'Elsa. GIOVE, GIOVI, GIOVO. — Molte vero dal vertice, o erine dei monti, che per metafora giogo e in qualche contreda al lasi s0vo e giovo. — Tale è il giogo la giogana dell Appennino, il quale serve di comunicazione ed aggioga le val- li del mare Adriatico con quelle del mare Toscano, Tale il Monte-Giove che si fra ne fra il Val-d' Arno fiorentino e ‘al-di-Sieve; tale il Afonte-Giovi situato fra la vallecola della C%iassa e il corso dell'Arno, fra il Casentino e la Valle di . Arezzo; tale il Afonte-Giovi che stà fra i valloncelli dell'Ente e del Fico alla base occidentale del Monte-Amista; tale final- mente può dichiararsi il Monte-Giove che fa parte della spina montuosa dell'Isola a Iba. — Zed. Monra-Grovs, e Moxra- nova, GIOVENALE (S.) DI CASCIA nel Val.d'Aruo superiore.— Villa che ba pre- 20 il nome da una chiesa soppressa, nel piviere di Cascia, Com. Giur. e un migl. a scir. di Reggello. La ch, di S. Giovenale con hreve del 2052 fu ammensata dal vescovo di Fieso- le Jacopo Bavaro al capitolo della sua cat- tedrale insieme con tre poderi da esso lui acquistati. Attualmente vi sono due gran diose case di campagna con vasti poderi annessi, nei quali si ritrova il modelle 450 GIOV della diligeute coltivazione toscana. — Ped. Cascia. GIOVI (CASTELLO e BORGO n ) Cestrum Jovis, nel Val-d'Arno aretino.— 20, donde l'Arno agli Aretini disdegnoso torce il muso. Fra gl’istromenti spettanti alla Frater- nita di Arezzo avvenc uno dato in Giovi strictu La parr. di S. Marir a Giovi era un delle antiche succursali della pieve di S. Stef:no alla Chiassa, il cai battistero no ilal secolo XIV fu traslocato nel di Giovi, stata eretia d'allora iu poi in battesimale.Concorre alla sua data il Prin- cipe e la casa patrizia fiorentina de' Po- ruzzi. — Ped. Carassai (S. Sreraro m) e Cirrassa ($. Manza peLLA). La parr. di S. Maria Assunta a Giovi conta 376 abit. GIOVI (MONTE)— Fed. Monre-Giovi. Giorraxo (Jovianum ) nella Valle del Serchio. — Castello distrutto, che diede il titolo 1 ana ch. parr. (S. Maria a Giovia- no) nel piviere Com. e Giur. di Galli. cano, Dioc. e Dacato “cca. È rammentata la chiesa di Gioviano nel eatalogo dei pievanati lucchesi del 1260, mentre il casale di Gioviano trovasi an- noverato nell’ investitura della contea di Coreglia, con diploma dell'Imp. Carlo IV conressa nel 1355 a Francesco Castracani, — Fed. Gazticano e Coareria. GIOVO o ZOVO dell' Appennino di Garfagnana e di Lunigiana (Jovium et Juvium Alpis). — Varie carte del medio «vo tra quelle pubblicate dal Muratori giovano sd avvalorare il mio asserto; cioè, che i vocaboli di Giove, Giovi e Monte. Giovi derivino, come dissi, dal giogo dei monti. — Portano tuttora rotto di Zovo, o Giovo varie sommità dell' Appennino di Lanigisna e Garf:gnana. — Senza dire degli altri varchi, per dove passano le strade, come quello del Gio- go di Scarperia, citerò i seguenti docu- GIRA menti. In un lodo dato in Sarzana fi ra magg. 1209, decignando ivi i confini della diocesi di Luni, si notano quelli del Giu» della Pavia : comprendendo totam curiam Corvariae et Vallechiae usque ad moa- tem, gui dicitur Juva (sic), et ab eo te usque ad summitatem Alpium ( Apen ninorum). In altro istrumento del 1333 sulla confinazione del distretto Modanese col Lucchese lungo la crinicra dell'Appen. nino è segnalato il confine usgue ed Jo- vum Alpe. In altra convenzione del 1381 tra il Comune di Cucca e quello di lo dena per il mantenimento della strada dell'Alpe di S. Pellegrino, sono espresse le seguenti parole: a Zovo Alpis, idest a Zugo Apennini. GIRAMONTE ( VILLA e COLLE di) presso le mura al mezzo giorno di Fireo- ze. — Questo luogo è più fiate rammen- tato dagli autori delle storie 1iorentine e . specialmente dal Varchi. Consiste in ua delizioso casino di campagna situato so- pra un piccolo poggetto posto fra il mon- te di S. Miniato, il poggio del Gallo e la fortezza di Belvedere, nella parr. di & Leonardo in Arcetri già di S. Miniato al Mor te, Com. e Giur. del Galluzzo, Dice. è Comp. di Firenze, che è messo migl. lun- era nome d'indi La villa e il colle di Giramonte chiama- vasi del Palagio, quando l'acquis 1498 un tal Giramonte di Benedetto di Giuliano Gini, che visse fino al 1532; da cui l'ereditarono i suoi figli Pier France- sco e Benedetto, e quindi i successori di uest” ultimo, dai quaii per testamento di ‘rancesco di Guglielmo di Benedetto di Giramonte, rogato li 23 aprile 1629, pe» sò e col podere in Francesco ed Ot- taviano di Guglielmo da Verrazzano che poco dopo aver r'edificato il Pelagio di Giramonte, lo vendè nel 1636 al prete Nic- colò del fu Giov. Ribaldesi. Nel 1681 per contratto del 30 dic. Fac quistò Ferdinando d’Antonio Miglicriai, la cui famiglia possedè Giramonte fino al 1765, anno in cui lo comprò Giuseppe Costa. Dall' erede di quest’ ultimo, Pietro Costa, nel 1832 l'ottenne in compra Fer- dinando Piszzesi, e da questi nel 1824 per contratto del % febb. l'attuale posses- sore Sig. Gaspero Paliti.— L'arme di pie GIRO irta del Palagio sembra del Fagiacaria! asino deri bilmente la bella porta d'ingresso e la restaueezione del Pelagio. Ma chi rese quasi celebre il Zalegio è il colle di Giromonte fu la sea posizione a cavaliere di Firenze; fu il bastione che per ondine dei Medici oe lamnzi ll: to ultima cacciata da , verso Îl fo pit triste quel giorno, in cei ua colpo di artiglieria venuto da Giramoate uccise, fan gli Itri, due valoresi capitani dei Fio- rentini, Mario Orsini e Giorgio Santa- Croce. — Wed. Gato (Puuoso set). Finalmente fn dallo stesco colle di Gi- ramonte, donde alla stessa epoca fa diret- Grossa colubrina contre il ebbe nome da una picnic fa ta la ia di $. Siefano d'An- Ailiale della pieve di Micciano, Com. Giur. e circa messo migl. a lev. di An. Anghiari, e la ch. di S. Donsto a Tebbia- Poco tuagi dalle chiesa de' SS. Giro lamo e Stefano di che mette in moto diversi così detto ponticino, davauti al prec Giug. 1440, seguì il primo scontro che fu presagio di memorubile giornata fra l'esercito fiorentino e quello del duca di Milano comandato da Riccole Piccini. no. — Fed. Anontans. La perr. de’ SS. Stefano e Girolamo nel Pian d'Anghiari conta 339 abit. GI (S.) presso Fiesole. Fed. Favou. GIROLAMO (S.) nel subarbio orienta- Je di Volterra in Val.d' Era. — Conven- to dei Francescani della Riforma con ch. - parrocchiale nelia Com. Giur. Dioc. e ua uarto di migi. a lev. di Volterra, Comp. li Firenae. a Selci in una piaggia detta già a Yellesoli.— Tonio la chiesa quanie t convento furono edi- ficati tra il ph4S e il 1405 a spese del Co. mune di Voherra che l'assegnò ai frati Francescani dell’ Omervanza. Si associò ad accrescere il fabbricato la ricca borsa di Cosimo de'Medici all'ecca- sione che si recò a Volterra, nel 1447, per cui fu collocata l'arme di sua famiglia nella (acciata del tempio. Compi l'opera Pietro di Cosimo Medici, siccome apri. sce da un'iscrizione che leggevasi nel coro della stessa chiesa così: Corpe per po più del vere, e che serviose d'im si itteri, venne tolta SIF ccessione fa dipinta la cupola e il coro da Lorenzo Perconi e da Leigi Lorenze votterrani. Le due statue di terra cotta, poote si lati dell’aliar maggiore, sono fra le poche ©- GIRO 42 superstiti di Cecco da Gambassi. Fra T'uesdei bavvene uno di Dumsenieo Ghir- landaje, uno di Sunti di Tito, e un terzo in cui è scritto: Opus Benvenuti Joannis de Senis. NCCCELFI. Melle dae cappelle sotto il portico si conservano lavori di alto rilievo di terra detta della Robbia, in uno dei quali leg- gui: Quore Questa tevola è fatto fare Miche- ogelo di Niccolajo Ceregli. MCCCCC. Un'alira bella tavola della Robbia esiste mel convento contigue. La perr. di 8, Giro $. Girolamo faori le mera di Volterra conta 481 abit. GIRONE nel Val-d'Arno sopra Firen- ne. Piccolo borgo composto di diversi i di case detti al Girone, a Bassi e ST incietta, lungo la nuova strada R. aretina e di Romagna. Da esso prese il no. une la chiesa di S. Jacopo a Girone, il cui popolo fa annesso a S. Pietro a Quiniole, nel piviere di Remole, Com. Giur. e cir. 1. a scir. di Fiesole, Dioc. e Com di Firenze, dalla qual città è quasi 4 mi- Qlia a lav. Trovasi sella ripa destra dell'Arno al- la base australe del poggio di Settignano, dove iveo del fiume forma semicerchio ‘mediante ripari e pigne di muraglie, delli n i dal giro che facevano © mura castellane. Vi fa chi dubitò essere i muri di que sto Girone vestigia appartenute a qualche pila del ponte rammentato da Giov. Vil mi, (Croaic. Lib. I. c. 57) così « il solo che » avesse allora sopra l'Aruo, nou però do- » ve sono oggi; ma si dice per molti ch' » era lo antico ponte dei Fiesolani, il qua- » le era da Girone a Candegli; e quella » era l'antica e diritta strada e cammino » da Roma a Fiesole, e per andare in Lom- » bardia e di là da monti ».—La quale con- gettura quanto sia di poco peso lo vede ognuno di per sè, che voglia dare un'oc- chiesta nie Rocalità, pie delle antiche vie e all'autorità degli storici del Laici il titole le vicine Da Girone prendono il titol vi gualchiere vall'Arno, presse le quali è un oratorio sotto l'invocazione di $. Antonio da Padova. — Wed. Qurrtota ni Ramone. GIRONE (S. MARIA m) sa PORTICO nella Valle del Montone — Perta il nome di S. Maria in Girone la chiesa plebana del cas. di Pertice, stante il trovarsi col GIUD locata sopra il girone dell’antico castello di Portico. — Ped. Poanico. La perr. di S. Maria in Girone conta 440 abit GIUCCANO, volgarmente detto Zuocu- 20 în Val di Magra —Cas. cem perr. (SS Fabiano e Sebastiano) nella Com L Gar. e quali nelle divise del 1393 toccò di perte con Fosdingvo, Marciaso, Pulice, Tendole, Posterla, Colla, Bardine, &. Tereaso in Monti, Zuccano, osia Giuccano ed altri . — Ped. Fosornovo. La parr. de’ SS. Fabiano e Sebestiano a Giuccano nel 1833 contava 320 abit. GIUDICE (S. MARIA ver) ossia di Leone Giupicz nel Monte Pisano ia Val di Serchio Growo Vill. che porta il no- me della sua chiesa perr., già suffraganea della pieve, ora rettoria di Massa Pise na, nella Com. Giur. Dioc. e Duc. di Loc- cia gui trovasi quasi 5 migl a ostro. Risiede presso il giogo del Monte Pi sano, sul varco della strada mulattiera che dai Bagni di S. Gialiano attraversa il monte per andare direttamente a Loca. Questa chiesa ebbe nome ed ine da Leone Giudice, che; figlio di Miro Leste di prfenioe giadioe il quale fiorì sul declinare del secolo cui deve probabilmente Fiale ia Srna cal Cetona di Maria di Zeone Giudice.— A Leone gi» riore riferisce un istrumento rogato li 13 marzo 1002 nel di Lucca prese la porta S. Frediano, col quale {1 marche se Adalberto Pallavicini figlio di Ober- to 0 Alberto, che al padre mar ch. Adalberto, vendò n Leone Giudice Bi porzione che quel toparca teneva lultora indivisa coa altri consorti, consi: consistente in terre e case poste nei contorai di Mic Arseresse (ora Vico Pisano), a 8. Ge nesta, Cusaso Fiesso del Vald' Arno e Vico-Prsano. GIUG Anche dal lato opposto del Monte Pisa- no nel distretto di Calci, e nel popolo di S. Salvatore al Colle esisteva un mulino, chiamato il mulino del Giudice. Nel catalogo delle chiese®lucchesi deb 1360 la parr. di S. Maria di Zeone Giu- dice‘apparteneva alla pieve di S. Ambro- gio di Massa Pi: rò nei tempi po. steriori da quest’ ultitsa venne trasferito il S. Fonte nella prima, alla quale trovan- nate le seguenti tre ch. parrocchia i; 1, $, Lorenzo ia Poccolî; a. S. Am brogio di Massa Pisatta; 3. S. Michele in Escheto. — Ved. Massa-Piuza, e Mos- 73 Pisano. La parr. di S. Maria del Giudice com- prende 1766 abit. GIUDICE (SORBANO pet) nel piano di Lucca. — Ped, Sonsano del Giupica e Sonsazo del Vescovo. - GIUFFENNA, Crorrzuna e Ciorran- x4, tore. nel Val d' Arno superiore. —È una fiuimana tributaria alla destra dell Arno, la quale he il suo pri pio dalle faggete che cuoprono la criuiera del mon. te Pratomagno, passa sotto la rocca della Trappola de' signori da Ricasoli, la uale accoglie tre borri, il 1° detto di Todine, il i S. Chimento, e il 3° di Casale. Poco al di sotto rasenta le mura occidentali del cast. di Loro, e scemile per il Cas. di Penna verso il piano di Terre- uno0a, che l'avvicina dal lato orientale. Finalmente meszo miglio dopo cuer pas- sata sotto il ponte che appellasi di Terra. nuova, entra in Arno quasi dirimpetto alla collina e al convento di Monze Carlo. GIUGLIANO, o GULLIANO nel Val. d'Arno casentinese. — Cas la cui parr. di S. Giorgio fu annessa alla cura di S. Maria a Vogognano , nella Com. e Giur. di Subbiao, Dioc. e Comp. di Arezzo. — Ved. Vouounaze. . Giucuazo (Ba014 pr) nella Valle della Bruna in Maremma. — Quest'antico mo- nastero di monaci eremili era situato in mezzo ai boschi sul fosso delle 7'emaje, tri- latario del fiume Bruna, fra Monte-Lat- taja, Monte-Massi e Roccastrada, iu luo- {0 detto attualmente le Casaccie, nella Com. Gier. e circa 4 migl. a lib. di Roo castrada, Dice. e Comp. di Poche notizie di questa badia restano fra le carte degli Eremiti Agostiniani di Sicna, ai quali furono riuaiti gli eremi vu GIUL 453 di Val d'Aspra, dell'Ardenghesca, e di Valdi-Boria de Panuocchieschi, che sie no dal secolo XIII possedevano lu badia di Giugnano con le sue foreste. — Ped. Eae- mo di Rosta, ed Eazmo di Vate Asraa. GIULLARI (PIAN pi) nel saburbioau- sirale di Firenze. — Borghetto posto sul- la cima pianeggiante dei colli di Arcetri che stendonsi tra la fiuinana dell’ Ema e la ripa destra dell'Arno a partire dalla costa de' Magnoli, e di Boboli dentro Fi- renze. . 11 borgo di Giullari è attraversato dalla strada provinciale del Chianti che divide costà la Com. del Galluzzo da quella del Bagno a Ripoli. Si chiama a sentimento del Varchi, Pian di Giullari dalle feste come si può credere o Giullerie che anti- camente vi si facevano. — Nel mezzo al horghetto havvi una piccola piazzetta, nel- la quale è un e una chiesuola dedi. catialla SS, Trinî , già spedale di pel legrini. Costà fanno crpo tre Da delle quali viene da S. Leonardo in An cetri e dalla porta ora sa di S. Gior. gio, la quale via continaando diritto per Montici e per Greve dirigesi a Radda nel Chianti; l'altra che vien da condu. ce al soppresso mon. di S. Matteo in Ar- cetri e al Poggio Imperiale, e la terza nel. la direzione di seirocco porta a diverse Nelle case de'Guicciardini, che sono dal Jato di lev. sulla strada Chiaatigiana, pro- se stanza nel1539 il principe d'Orange co. mandante dell'esercito che assediò la città di Firenze, mentre dal lato opposto poco innansi di arrivare alla piazza trovasi la villetta del Giojello, celebre per emecvi itato gli ultimi g anni di sua vita il divino Galileo, siccome lo attesta al vian- dante la iscrizione marmorea che i nella facciata, del seguente tenore: Ei Btw DES > Q04s + riatoa * Liceo anrosuse ax10045 » DIVINUS - GALILEUS COELI * MAXIMUS * SPECTATOR * BT RATURALIS PAILOSOPEIE * MESTITUTOR © SEU * PoTIUS PARERE © PSIEUDOSOPMORUM * MALIS * ARrIBOE CO4CTUS * INCOLTIT * dB * aumo © 1632 HALL NOVEMBRIS © 40 © ANNO! TITOLUM * dB * JOANNE* DAPTISTA* CLEMENTE 56 454 *GIUN ELLIO > STEPNANIANI > GODINIS © BQUITE SENATORE | dC > PATRICIO © FIORENTINO ASTEARITATI * DICATUM * SUSPICE > antONIO BONAIUTI "1°C. FUNDI * DOMIBO* ANNUENTE, GIULIANO (S.) nel Monte pisano. — distrutta, che diede il suo nome al monte per cui i Pisan veder Lucca non ponzo, cai subiacenti Bega di Pisa, det TU) ci Ss. Gi chicia cate sulla cima del Mon. te Pisano dentro i confini della diocesi luo- chese, siccome apparisce da una membra- ma dell’Arch. Arciv. di Lucca dell'anno 987. È un contratto enfiteutico, col qua- le Teudegrimo allivellò a Ildebrando 6 pisano, e inoltre gli assegnò certo tributo delle Saline situate a Vada, che ritraeva la sopraddetta chiesa di S. Giuliano. — Ved. Vana. GIULIANO (S.) a QUERCIOLANO. — Fed. Quracioraso. — a SETTIMO. — Fed. Serrueo (Pix- va di) GIULITTA (SS.) e QUIRICO2CAPAN. MOLE — Fed. Carazote in Val d'Am- dra. — Egualmente glieli altri luoghi, la cui parrocchia è sotto i] titolo di S. Giulitt, saranno descritti al oo vocabolo s fico. GIUMELIO nella Montagna di Pistoja. — Porta cotesto nomignolo uno sprone di poggio, dove furono tentati dei scavi di miniera di piombo argentifeto.— Esso acquapende sul fiume Lima, nella Com. di Piteglio, Giur. di San-Marcello, Dioc. di Pistoja, Comp. di Fireuze. — ed. Prre- cio Comunità. GIUNCARICO (Juncaricum) nella Ma- remina di Grosseto. — Cast. con ch. ple- bana (S. Egidio Abate) residenza di an potestà, nella Com. e circa 6 mig]. a le i Gavorrano, Dioc. e Comp. Gros iede sulla cima di un poggio coli vato, fra la strada R. grossetana che gi pessa sotto a ostro, e il torr. Sovata che gli gira intorno da sett. a scir. È Giuncarico uno dei pochi presi della Maremma, di cui resta qualche memoria anteriore al secolo IX. — Due pergamene importantissime per la storia fisico-eceno- GIUN mica di cotesta contrada si conservano nel A. Arch. Dipl. di Firenze provenienti dal- la badia Amiatina. Sono due istrumenti di locazione di due poderi situati inci garico, che Guatifredo figlio sercitale della città di Chiusi, nel © mes di marzo dell'anno 792, stando nel terri- torio di Roselle in luogo detto a $. Do nato, affittò, uno ad Auderado, e l'altro a Teadiperto momo libero, con l'onepe ai fil tuarii di certe angarie e di recare alla @a- sa dominicale posta nella città di Roselle nella stagione di tstate dieci. moggia di s® le, ponendo yna penale reciproca nel caso di mancare ai patti convenuti. ( Pisa, Antich. Toscane T. Il. — Revsenm, Ce dice Diplom. T. I.) sor alla domanda che tutti fanno, se la tati, nei que uali vien ingianto ei fiusari l'obbligo di portare nell'estina stagione i tributi conventi alla casa dominicale situata nella città di Roselle. Resta bensì a sapere, dove mai potera essere quella chiesa di S. Donato del ter- ritorio Rosellano, in cui furono stipulati i due contratti enfiteatici di sopra accea- nati; sù di che aggianger le seguenti ri flessioni Di una pieve della diocesi di Roselle sotto il titolo di $. Donato, posta ia loco Morrano, o Murano, fanno menziane di. versi contratti spparienati alla badia di presso Golonna. Il più antico di essi è del 26 gono got, scritto in Morrase contado di Roselle; il 2° del sg aprile 1032, fatto avanti la pieve di Aforrans; e il 3° del 6 sett. 1073, rogato in Aforrane presso la chiese di S. Donato. Nei citati istrumenti trattasi di beni della bedia di Sestinga situati nei confini di Morras, nei nomignoli di Perentina, Mencolaje, Aperita, o Perita e di Carelle, uoghi che furono dentro i limiti della comuzità st tuale di Gavorrano. Quindi vi ha ragie ne di credere che la chiesa nella quale, nel marzo del 772, furono stipulate le due prime contrattazioni livellarie , riferisca alla pieve di $. Donato a Murano, Mor- reno, situata forse nel luogo che dicesi ora Monte di Muro in Pian d'Alma E chis GIUN E castel di Pietra della casa Pannocchieschi, nraire uno di essi, Ranieri figlio di altro Rameri, nel ar msarzo del 1094, stando nel soo casiello di Giuncarico, aftttò all’ tiete del mon di Sestinga porto nel pof: gie di S. Frediano la: porzione del medesimo che gli sia) ra, ritraem- de teeuo canone di sid» di srpes: te, da pagarsi mel mese di agosto nella sue corte di Giuncarico. Più generosi verso i monaci di Sestin- fa farono nel 1104, tre fratelli, cioè Ro- dollo, Lamberto e Ruberto figli dl fu Pie- tro, i quali coo Reberga di lei madre, figlia di ni 18 ag., mentre abitavano nel castello della Pietra, venderono 24 soldi al mon. di Sestinga tetta la le lì €. Frediano e te dopo Ranieri to, stando in Portiglione, li ss sett. 1104, segni di fratelli Ugo e Salvagno figli fe Guido tatte le ragioni e possessioni che farono ad essi vendote da Rodolfo, Pi aio atta RG 1121 ai 25 die. Benno ab. di Se Riga, trovandosi in S. Roffino nella corte di Celle, comprò per s0 soldi da Gerardo del fu Nello e da lina d'Ildebrando Dl diversi terreni posti a Manco- Pei ivi di Gia GIUN 453 carico e di Sestinga, quando i Sa o sco a cao aveva eimato da Bernardo vescoro di Roselle, il tenue tributo annuo di 4 0 S soldi, la coso gico di Ple fu, Ain, gie corti di Zi i, Fatti, Alma, Caralle rata, Caldana ec. (elba ti monaci di Stioga dovere: mo recare siccome infalti recavano an- nualmente a Grosseto nella vigilia di S. Lorcuzo. (Anca. Dir Fron. Carte degli Agostiniani di Siena). che ai monaci farono subentrati nella badia di Sestinga i Frati Agosti» niani Ercmiti, questi ottennero nel 23 febb. 1288 an breve da Rainaldo vescoro di Sieu» delegato dal pont. Onorio IV, scritto in Giuncarico, e diretto al prete Pace proposto della chiesa di S. Gilio di detto castello, affinchè dentro il termine di 15 giorai egli compensasse i frati Ago- stiniani di Sestinga delle decime da lui percette nel mo piviere. Cioe dl) nom saprei, se sospensione dello RASO 4 3 mite he staure vescovo di Grosseto, nel 1311, are- va diretto ai parrochi delle pievi di Zu- riano, Coloana, Ravi e Giuncarico lettere scomunica a tutti i debitori di Sestinga, sia per ragione di frutti, di censi o di altri oneri, di ritenersi nelle mani il denaro, finchè i detti frati non avessero pagato alla mense vescovile Îe im- ni £ lette; per la qual co lì li Sestinga, solto il dì arco ulla S. Sede. I anno 1$13 ai 9 agosto, curatore dal convento di Sestinga si rest [air nel castello d'Ischia nel palazzo vescovile prmar FIGLIO Restauro veneto di Grocato somma di soldi 8 per il canone di due anni arretrati. (loc. cit.) Frattanto il dominio di Giuncarico si continuava a tenere dalla famiglia Pan- nocchieschi del ramo dei conti di Travale i ed Eli. Di essa era capo il conte Renie- ri, allorchè nell'anno 1282, ubbi 0 E ta pren iano di to che La Repabica Papini ne del castello, pira ig dI 456 GIUN mini di Giencarico.— (Mazaveuni, Zster. di Siena Parte Il). Rel 1385 il nobile Enrico Gioseppi, ii in qualità di tutore del conte Ranieri Ma- novelli figlio del fa Ranieri conte di Elci e Travale, riottenne il del castello mmddetto, mediante va rogito fatto nel cas- vero d'Elci li 14 febb. 1385; per cui Comune di Siena a certi patti rinunziò ni suoi diritti sopra il castello di carico e suo territorio. — Nel 1314 risie- deva costà il conte Nello della Pietra me- rito della Pia, il quale in detto anno fece il suo testamento mella camera del pio vano; e nello stesso anno 1314, ai 29 mar- 20, si sottomise di nuovo con le me solennità il castello e distretto di Giun- carico, alla di Siena, a. nome della quale ne prese ione il conte Cer- Jo di Battifolle di lei potestà. — (Muta- vor, Zstor. di Siena Parte II.) Nel 1330 il conte Gaddo d' Eli figlio di Conticino, e signore del cast. di Giun- «carico stipulò per messo del soo siudaco n nuovo trattato cen i Signori Nove di Siena,.obbligandosi di conservare e di te- mere a disposizione della ica il cast. e uomimi di Giuncarice, di sommi. misirare in tempo di guerra $ uomini a cavallo e 35 fanti, e di mandare a Siena un cero di libbre 10 per la festa della Ma- (Axa. Dm. Sax. Laleffo vecchio). Nel 1360 il C. Ranieri figlio del fa Giuncarico al Duomo di Siena l'annuo tributo di un palio di seta del valore al mene di so fiorini d'oro. (loc. cit. Me Ie@fo nero, e Maisavoon Ister. di Siena Parte M). don Nel 30 ag. 1405, donna Lippa figlia di Ugolinaocio de' conti d' Elci col consenso del suo mondualdo e procaratore, dopo essersi dichiarata contenta delle doti co- stituitegli dai CC. Bocchino e Federigo figli del fu Conte Racieri d'Elci, rin zia in favore del di Jei cugino conte Boo chino alle ragioni che se le competevano di sua perte diritti ereditarii delia madre donna Cia, di Ugolineccio smo pe- dre, e di Giacomo suo fratello, sui beni posseduli in Giuncarico e sua corle, e Tillmente par le regioni sul tell. Lo stesso C. Bocchino nel 1430 vendà si Comune di Siena per il prezzo di 400 fio- rici la la perte di Giuncarico domatagli da ippa assieme con più case e ter la stessa somma fumanzi ii conte ’ederigo del fu C. Ranieri Van ni del C. Gaddo del fu C. Ranieri, e Ra nieri del C. Manovello della stessa cos- sorteria dei C. d'Elci avevano rinunziato stessa Repabblica la loro parte per ia della corte e giurisdizione di Gian carico. (loc. cit. Maleffetto). Da quell'epoca in poi il paese di Gina- esrico restò costantemente i al contado e giurisdizione di Siena, di cui seguitò la sorte. La parr. di S. Egidio a Giuncarico nel 1833 Ponta 552 abit. GIUNCHETO in Val-di-Serchio. — Ved. Bazaa Comunità, e Trezzo (S. Gre soa) GIUNCUGNANO di Garfagnana nella Valle del Serchio. — Vill. con perr. (S. Antonino martire), filiale della pieve di Piazza, caj di comunità, nella Gir. e circa 5 migl. a maestr. di Cam- ano, Dioc. di Massa ducale, già di Foti Seriana, Due. di Modena. Trovasi nello sprone occidentale dell Appennino, chiamato il Monte Tea, che ha dirimpetto le ripi si cuinemi sco- gliere del monte Pisanino dell'Alpe Apus- na, preso al confine della Garfagiane con la Lunigiana, e quasi sal colle fra la Valle della Magra e quella del Serchio. La comunità di Giancugnano Gienongnono, Perrocch. sotto il i- di S. Antonino mart. . Abit. 176 GIUSEPPE (S.) ne VAL-d' ARNO. — Fed. Donato (S.) presso S. Manza a Mosa nel Val=l'Arno inferiore. GIUSTINA (S.) aL RIO in Val.di-Ma- gra — Cas. con parr. nella Com. e Man- GIUS damento di Godano, Provincia di Levan- te, Dioc. di Lani-Sarzana, R. Serdo. Trovasi sulla pendice meridionale del Menie-Rotondo, che acquapende nel fin- me Vara, di cui è tributario il Bio, dal La parr. di S. Giustina al Rio nel 1833 aveva 360 abit GIUSTINO CE) nel Valdi Arno pepe riore, altrimenti detto £. Giustino al ro. — Ces. desiguato col nome pAriget sua chiem arcipretera, nella Cora. e circa 5 migl. a scir-lev. di Loro, Giur. di Terra- muova, Dice. e Comp. di Arezzo. Risiede sul fanco merid. dell'Alpe di 8. Trinita continuazione di Pratomagno, tango il torr. Agna e sopra la strada pro- Vinciale delta 'rbinese che pasa da Zé per il Borro e Castiglion-Fiboochi, quibdi cavalca l'Arno sopra il Ponte e luriano e guida ad Arezzo. sctcaizazione Iucita! 2 8 Giani» Cabiano, poi a! Berro. Della pieve di & Giustino è Cabiano lavvi memoria in una carta aretina del sort. Nel catalogo delle chiese della stessa diocesi redatto nel 1265 la Pieve di $. del Giustino comprendeva due chiese suocur- mli, cioè, S. Bartolomeo a Cerreto, 0s- sia a Vitareta, e S. Michele a Cafaggiola, ammensata dal Poat. Adriane IV alla be- dia di S. Maria in Gradi di Arezzo. — Fed. Carseoso nel Val-d'Arne saporiore. Nella chiesa della pieve di S. Giastino, Hi 17 agosto del tap rorava il ‘vescoro Guglielmino di Arezzo, davanti al quale reclamarono i sindaci dei monasteri di ®. Flora di Arezzo, di Capolena, del Ses so e dell'Alpe di 8. Trinita, mom. tutti della diocesi aretina, a cagione di una col- letta.—(Fraiz. Monozzo, Dello stato del Arno Parte Ip Nel secolo XIV la stessa di $. Giustino, detta allora ei Borre, contava la Eaton 7 chiese filiali; 1. S. mei ‘afeggio o Cafeggiola, soppreme; a. Bariolommeo a So Viltareta, esistente; 3. Maria di Facta o Faeto, csisicnte; 4 & Biagio al Barro, esistente; 5. $. mare, distrutta; 6. SS. Fabiano e stiano alla Trojana, esistente; 7. Spalale di S. Audrea della 7rojana, soppresso. La pieve di S. Giustino conta 309 abit. GIUS 457 Grerrim (8.) a Mazsscrano, ora 8. Mi- chele a Melisciano © Milicciano cari RI IIC XIV 10 ch di Mlizzione dovò mere riedificata sotto l’invocasione che porta attualmente di S. Michele. ed. Mz- LAZZUOLO. — Wed. Parazzuoro in Val. di-Chiana. GIUSTINO (8.) © & GIUSTO a VE. pci Ved. Vissaz nel Val-d'Arno Tifismo (S.) di BRANCOLI nella Valle contava GIUSTO (S.) di COMPITO. — Ped. Commro nel Lucchese. — a EMA — Ped. Ena (S. Giusro a) Grosro (Casrst 3.) vell'Arbia. — Ped. Giosre (S.) Movscss. GIUSTO (PIEVE nt S.) a BALLI pro s0 Sovicille in Val.di-Merse. — antica ch. plebana dedicata ai SS. Gius € Clemente nella Com. Giur. e migl. 1 $ 8. n sett-grec. di Sovicille, Bioc di Colle; già di Volterra, Comp. di Siena, che tro- mi distante 6 migl. al suo lev. 458 GIUS Sì fa menzione di questa pieve di S. Giuste in ua giuslizio dato dalla contessa Matilde, li a tebb. 1078, a furore della ritti e beni spetta di Pernina e di S. Giesto con la villa di Personata, dov’ era una cappella succar sele. Tufatti nelle vicinanze di S. Giasto sussiste tuttora un luogo di Personata, ove si osserva una villa con cappella gen- tilizia di figura citagoma di proprietà dei ignori Fineiti di Siena, come pure vige il nomignolo di 8. Margherita ersonata , sd una più vetosta chie. Radom ridotia ad uso di capanna pres- #0 una casa colonica con po lere omonimo La pieve di S. Giusto a Balli è tatta di pietra, in origine a tre navate, lunga br. 25, e larga be. 17, con tribrna e tre altari, due archi per parte a sesto tondo, 4 finestre nella navata maggiore ulte e strettissime, formate a strombo ovia a gruisa di feritoja, talchè la luce maggiore entra da quella siate aperta recentemente sopra la ‘ingresso. Pri ia origine la chien era a ue mavate, st non che un pievano più gotico di quelli che la fabbricarono, verso la fine del secolo XVII, fece chiudere la ne- vata a cornu epistolee, per riduria a cel- la vinaria. La pieve di S. Giusto a Balli pei pri- mi secoli dopo il mille aveva, come si è avvertito, per succursale la chiem di £. Margherita di Personata, la quale sussi- steva anche nel 1356, cla par. di 5. Zar- tolemmeo ad Ancajeno posta sulla schiena della Montagnola. Quest ultima essendo stata devastata nel 1554 dall'esercito Au- stro-Ispano, fu annessa alla picve di $. Giusto, si: che il Pont. Alessandro VII la fece riedificare nel 166» coa nobile disegno ziolto simile a quello della chie- m di Provevzano di Situa; € finalmente mel 1788 dal vescovo di Colle fu decorata del titolo di La pieve de' 85. Giusto e Clemente a Belli nel 1833 contava 277 abit. Grosto ($.) 4 Canpi nel Val-d'Arno fo- rentino. — Chiesa che fu del piviere di S. Stefano a Campi da lungo messa alla cura di $.. “Cresci me nel GIUS Un’istrumento del 9 giugno 1257, ro. gato da Brunetto di Bonaccorso Latini, tratta di alcuni effetti posseduti dal e. pilolo fiorentino nella perrocchia di $. Ginsto a Campi, sui quali beni fu data al capitolo una somma di cento lir: che dotè pagarc al vescoto di Firenze d’or- dine del pontefice, per ls colletta i Snmposta pro stipendiis militum Romena: carise mizsorun in dpuliam. (Lama, sfon. Eccl. Flor. T. II.) — Ped. Caun (S. Causa a). GIUSTO ( S. ) a CANPOLESE, o a CAMPORESE in Val-d'Elsa. — Villa de- vera una chiesa perr., il cui popolo fa raccomandato sino dal 1466 al parroco di Nebbiano dal santo Arcivescovo Antonino, ed i suoi beni ammensati al monastero di Mantignano, nel piviere di Settimo. — Ped. Canone. GIUSTO (SS.) x CLEMENTE axza BA- DIA nel subarbio di Volterra in ValdE ra. — All'art. Asana ni S. Grosro fa dei- t0, che ema era vicinissima al subbc-godi 8. 8° Stefano, de cui popolo fo parte: ne tre il borgo che l'avvicina è propriamente appellato di S. Giusto, compreso nei con- fini della stessa parrocchia @ chiem sb be ciale. Comecchè più ino alla cite tà, € feori della stesa potto di S. Fraser 200 trovisi l'altro borgo, detto di S. Ste fano e S. Giusto da aus ch. parr. di cui fa parte; donde è, che invece di una sola sono due cure, quella cioè della badia di S. Giusto, e l'altra di S. Stefano extra " dell’ S. Giu La uto dell'Abazia di So cipria oltre il borgo omonimo anche i! castelletto di Monte Bradoni, i cui nvanzi sono a grec. della stessa bodia. La mu chica ba seni tre per par ee Olure i bel'qu ‘quedro di le Meta, reppresentanie la Natività di Nostra Donna, non deve omet- derti una bellisime tavola all'altare di- rimpetto, la \ppresenta Maria Ver gine con S. Leti inedetto e S. LTS, Romushlo ei altri Senti e Sante dell'Ordine Camablo- Pyche dipinta da Domenico Ghirlandajo. affresco dello sfondo, e i due Setti dell'ordine, Benedetto € S.Ro mualdo ai lati dell'organo, dipinti nd 1629 da Franceschini. La perr. de'SS. Giusto e Clemente alla Badia nel 1833 contava a11 abit. GIUSTO (SS.) = STEFANO cxira meo GIUS nia di Volterra —Chiesa grandiosa eretta dal popolo volterrano nel subborgo di porta S. Francesco, detto la contrade di Prato Marzio, anticamente Monte Albi- no, era Borgo $. Stefano, nella via che conduce alla badia dello stesso santo pa: Arono della città. La memoria della me di questa chiesa, i re, del santo a ogi fa dedicata, del re longo- berdo che allora regnava, e del vescovo che sedeva nelia cattedra di Volterra sul cadere del secolo VII, i tuttora scol- pita in una gotica iscrizione latina af- fissa alle pareti del coro nel moderno iem- espressa nei termini seguenti: Hono- mos Susti Alchis ialuntte, Castaldine fieri jussit tempore domini ‘uniperti re- sis, Ceudentiano episcopo. Assorbita nel 1697 cile franate balze, l’antichissima chi S. Giusto, pelle oblazioni dei fedeli fa dato pri ipio el maestoso tempio presso la chiesa di S. Ste- fano già parrocchia, attualmente ca la, della quale si hanno memorie dl 1300. Nella sacrestia è stato collocato ua qua- dro rappresentante S. Sebastiano, di quelli probabilmente appartenuti alla sabissata chiesa di S. Giusto, con la presente iscri- zione: « Questa tavola an facto fare la con- » trada di Prato Marzio di Volterra Anno » Domini MCCOCCLXXVIII ». Il chiar. Padre Giov. Inghirami delle Scuole pie nell’anno 1809 fissò nel peri mento di questa chiesa uno Nella compagnia contigua alla stessa chiesa di S. Giusto esiste na tavola presentante la deposizione dalla croce 6. C., alquanto maltrattata. Essa porta îl nome dell'autore e l'epoca in cui fu ese- guita Nicolaus Circinianus de Ripome- rane pingebat A. D. MDLXXXX. piazzetta di S. Stefano, Marzio, esiste un torso di cui Ciriaco Anconitano iscrizione allora esistente nella quale diceva: Sodales d. Novia. 4. F. Pliconti. Sesiro Augustali. iusto e Stefano ertre moenia conta 876 abit. GIUSTO (S.) IN CANNICCIO nel su- hurbio meridionale di Pi: Borgata con ch. perr. nel piviere della primaziale, Cam. Giur. Dioc. e Comp. di Pisa, da cui Sp; Porri GIUS 459 è appesa un migl. distante. — Trovasi fuori della Porta Fiorentina, fra il fosso de' Navicelli e l'antica strada Romea, è di Ezilio Scauro, oggi R Marecamana. La ch. di S. Giesto in Cenniocio esi. nota al mon. de Canonici Regolri Ago i S, Martino di Pim, a coi era GIUSTO S)ALLE MONACHE in Val- d'Arbia, già deito a Reatennano, talvolla Castel di 8. Giusto. — Villa signorile dore già fa un fortilizio, e inoanzi tatto convento di monache con chiesa sotto il titolo de SS. Giusto e Clemente nel popolo di S. Cristina-® Renteonano, da gran tempo riunito alla cura di S. Cri- stofano a bar + 0 Lucignano i . Marcellino in Chianti; dini q migl. a ostro di Gajo. - le, Dico. di Arezzo, Coop di Sia di Siena, dalla mo qual città è circa 6 migi Trovasi alla sinistra dell riva cri me dei poggi che separano le crete senesi dallerocce stratiformi compatte del Chiam, ti alto, e la valle dell'Omi dalla val. lecola dell'Arbia sua tribataria, presso »i luogo do toccano tre diocesi, cioè, di vezzo, di Siena e di ‘Fiesole, e sull'antica Five di demarcazione fra il ceatado fo- Trentino e quello senese. Tafatti la villa di 8. Giusto a Rentenno: mo fu segnalata a confine tra i due con- tadi nel trattato di concordia concluso in ibonsi nel 1204 dagli arbitri delle due Repubbliche, fiorentina e senese, in i Fieso- del Q. Mapente di Sarteano, del C. Cacciaguen ra, e di molti altri testimoni; mercà della quis convenzione restò fissato il confine lei due contadi mel Chianti alto Torna: no, Campi, alla villa di Larginano, alla chiesa e villa di 8. Giusto a Rentenna- no ce. Che poi fino dalla stessa vi fame in S Giusto è Reotennano ce monssiere di donne lo fa credere una pergamena del 12 febb. 1206 riguardante naa transazio- ne di lite che verteva tra le momache dei SS. Giusto e Clemente a Reniennano ed i fratelli Guido, Spinello, e Currado di 460 GIUS Cerreto, a cagione di mulini che avevano in comune nel Piandi Arsiccia e in quel- lo di Valle nel distretto di Quercia grossa; lo conferma nn atto del a lug. 1211 fatto mel Chianti, col quale i fratelli Ugo e Ra- mieri, con Uggerio e Bernardino, figli del saddetto Ugo della Valle, rifiutarono ogni diritto ed azione che avevano sui beni del mon. di S. Giusto. — Ped. Can- nero per Cau. Finalmente a dimostrare nel secolo XIII la conservazione del mon. medesimo si po- trebbe aggiungere una bolla degli 11 mar- 20 1377 del Pont. Giovanni XXI diretta alla bedesa e alle monache di S. Giusto le loro posessioni. Le stesse recluse di Rentennano gode- vano il giuspadronato della vicina chiesa pe $ Cristina, mentre esse, con par- tito degli 8 aprile 1279, elessero il retto- re della medesima nella persona del pre- te Pietro Canonico di S. Manellino del Chianti, Dioc. di Arezzo, al qual rire apparteneva il monastero di S. Ia altra membrana del 17 febb. 1296, de. la stessa proveniénza, si aggiunge, che il mon. di £. Giusto e S. Clemente a Ren. tennano trovasi nella diocesi di Arezzo e mel Contado fiorentino. — (Anca. Dir. Fioa. Carte delle Trafisse o del Santuc- cio di Siena.) Ma non era ancora com) ‘3297, che le monache di S. traslatate nel mon. segui . (loc. cit.) per altro il nome di S. Giusto alle Monache al pri quale fu acquistato e ridotto in fortilizio nobile famiglia de'Ricasoli, che nel Chienti fa sempre molto potente. . Lo possedeva nell’anno 1390 Agnolo Ricasoli che fu poi vescovo di Arezzo, fra- tello di Albertaccio e di Bettino palorosi guerrieri, capi di parte guelfa a Îl quale Agnolo avendo cognizione ne del puese, teneva nel suo castello di S. Giu- sto d'Arbia una mano di fedeli armati, e cogliendo essi l'opportunità facevano di GIUS cosà fr ti danni al contado di Sie. na, città allora dominata dai Visconti di Milano. Onde il governo senese inviò in detto anno ad assalire colesto castello il valente capitan di guerra Giovanni Ubel- | com tutte le sue genti il qual le, dopo varii inutili assalti con i di loro, avendo recato da Siena le bom- barde, istrumento di guerra forse perla prima volta adoprato in Toscana, comin- ciò a bombardare il castello. A così fatta batteria non reggere le mura ce stellane di S. Giusto, dopo cadute buosa perted euse,gli assediati, avendo date mol- te prove di valore, si resero lì 8 di giugno a patti che gli fusero salve le persone e i loro averi. Frutto di tal vittoria, che pure del soggiogato cast. nache, sulle cui vestigia venne in seguito innalzata la villa che attualmente con i predii intorno appartiene sl pupillo Ben- tivogli di Firenze. (Amm. Zstor. Zior. Lib. XV. — Matavorn, Zstor. di Siena Part. II.) GIUSTO (S.) a MONTE RANTOLI, volgarmente appellato S. Giusto a Moe te-Martiri fra la Valle dell’Ema e della Greve. — E una cappella posta sopra il monte omonimo, nella pre e più re di S. Pietro a Cintoja, Com. Gi rca 4 migl. a sett. di Greve, Dioc.. di Fiesole, Comp. di Firenze. Riziede sul pinnacelo di un poggio i- solato a greco dalle sorgenti che scendono dal monte di Cintojay per tributarie nell Ema, mentre a lib. gli scorre il fi. Greve. rato Monte de’ Martiri, dopo che iberardini Vesc. di Fiesole nella visita diocesana del 1616, ai 10 marzo, scuoprì e riscontrò sotto l’altare dell'ore- torio di S. Giusto qualtro loculi coa le liversi Santi martiri, da più decente luogo riposti e castoditi, sie- come lo manifesta l'iscrizione scolpita nel macigno sotto la mensa dell’altare. Moate Rantoli è più noto per il suo mar- mo persichino adoprato, per asserto del Targioni , a incrostare alcune parti della aticirale, di Firenze, sebbene sia di strut- ve la roccia di macigna, che costit la massa principale del Monte di S. Giu- GIOV se, degenera in un galestro tramezzato da Wirati di calcarea-schistosa , la quale rocciy è attraversata quasi sempre da filoni di spato candido, che dal colore lilla passa- noal persichino e quindi al rosso ocraceo. Il lnogo dove si affaccia una simile specie di armo schistoso sppellasi il pog- gio di Cafaggio, nei boschi della fattoria di Cintoja di casa Masetti, patrona della chiesa di $. Giusto a Monte Raztoli, ed in quelli limitrofi del march. Riccardi. Vernaccia. GIUSTO (S.) a MONTALBANO. — Cappella sulla sommità di MonvAlbano, preso il giogo di Pierra-Marina , nella pere. piebana di Bacchereto, Com. Giur. e dica 3 mig: a lib di Carmigaano, Dive. di Ri ja, LI Firen tezza di Ss Giusto a LI a Monl'Albe- so pinto «al suo campavile fu trovata dl pad. Giovanni Inghirami br. 720 al di sopra del livello del inare Mediterraneo, GIUSTO (S.) a MONTE PESCINI, o aS.SALVATORE in Val-di-Merse— ed. Most Pescrni del Vescovado di Murlo. 4 PIAZZANESE. — Ved. Prassane- ss in Val-d'Ombrone ose — 1 SALCIO. — tn laccio in Val- d'Arbia. _a VISIGNANO. - — Fed. Visicnano nel Val-d'Arno pi (CASTEL, 21 S:) 0 »1 PORCARI. — Fed. Poncanr. — (MONTE ). — Fed. Moars-Giusto nella Valle del Savio. — (VILLA pi S.) — Fed. Prazzanese. Lo stesso riporto valga per tulte le al- trecontrade e parrocchie di campagna, che sotto il titolo di S. Giusto non si Lrovassero qu rammentate. GIUSTAGNANA nella Vallecola della Versilia. — Cas. nella parr. di S. Marti- no alla Cappella, Com.Giur. e cìrca mer- 20 migl. a sett. di Seravezza, Dioe. di Pi- sa, già di Luni-Sarzana , Comp. Pisano. È posto in monte a lev. della strada che quida alle cave de'marmi, risalendo con- Are le sorgenti della Serra, ossia del Hio Meg. GIOVAGALLO, o ZOVAGALLO, (Ju- «8,0 Sugum-Galli) în Val-ti-Ma Cest. con chiesa arcipretura che fu camluogo di un ex-feudo dei inar- chesi Malaspina di Mulazzo, ora nella Con. Gi r. e migl. a e è a lib. di Tre. va GIOV 44 sana, Dioc. di Massa ducale, già di Luni. Sarzana, Duc. di Moilena. Risiede sopra uno sprone orientale dell monte Cornevi; lla sinistra del fiume Magra, fra il territorio granducale di Calice, che è a pon., e quello di Terra. Rossa posto a lev., mentre a ostro tocca îl distretto di Bolano del Regno Sardo, e a sett. quello di Groppoli del Grandacato. Il castello di Gioragallo (Cueavallo? ) è rammentato fino dal 1033 nell'istrumento di fondazione del mon. di S. Maria di Ca- stiglione presso Borgo S. Dounino spet- tante al marchese Adlberto figlio del fa march. Oberto de'Pallavicini. Dopo fa muta fatta al principio del secolo tra gli Estensi ed i Malaspina, il cast. di Giovagallo tocoò di parte a un ramo dei march. di Mulazzo discesi da Manfredi fi- glio di Corrado, che Dante chiamò antico rr distinguerlo dal suo nipote Corrado I, da esso raffigurato nel Purgatorio. — Il march. Afanfredi nato da Corrado I nel 1260 militò per i Guelfi di Lucca alla battaglia di Montesperto, dove restò pri- fioniero de’ Senesi con altri due fratelli, roello e Federigo. Lo stesso Manfredi, dopola divisione dei feudi di famig] ta nel 1266 con gli altri suoi fratelli Mo- roello, Alberto e Federigo, tutti figli di Corrado I, divenne marchese di ore gallo, Lusuolo, Madrignano e di alcuni al- tricasali che appartevanoai Malaspina nel- l'isola di Sa , dove il detto Manfre- di verso la fine del 128» morì.—Succes. se nel marchesato di Giovagallo il di lui figlio Moroello, quello stesso che fa capi tano dell'esercito lucchese con. tro Pistoja, tra il 1304 e 1306; cului che venne adombrato da Dante in quel verso, Tragge Marte vapor di Val di Magra. Fgli mancò circa i 1315, lasciando di sò e di Alagia 'iesco, nipote del pont. Larita, dee Ri ridi ce incon Manfredi II è Lachino: più una figlia appellata Fresca, la quale si meritò în priue nozze al C. Marcoralda de’ conti Guidi da Dovadula , al in seconde mozze ( nell’anno 1349 ) a Niccolò di Bertoklo del Pecora tiranno di Montepulciano. — Fed. MonraruzciAnO. Alsuddetto Manfredi, mancato nel 1344, successe nel marchesato di Giovagallo l'a- nico tra i suoi figli maschi, Morcello III 59 462 GODA di tal nome, oltre una femmina chiamata Alagia, che si unì in matrimonio ad wn' altro Morcelle di Mulazzo, nato dal mar chese Franceschino, da me in altro tempo dimostrato il vero ospite di Dante. Nel 1347 Argentina Grimaldi, vedova del march. Morvello INI di Giovagallo, ri- mase tutrice del figlio Giovanni, il quale morì in età illare pochi anni Mu Bondeché tere le metà delie kw essendo cessata la linea dei march, I) S. Michele a Giovagallo, oltre il east. omonimo, comprende le ville di Chiusura, della Chiesa, di Pietrasalta, di Tevella e Pigonsola, le quali tulle insieme nel 832 contavano 340 sbitanti, cresciuti sino a 483 bocche nell'anno sqs- seguente. — Ped. Tazsana. GIUVIANO o GIOVIANO nella Valle ‘alla bese di un poggio su cui fu il cast. di Gioviano, detto perciò il Pian della Rocca, lungo la strada che dal a Moezano conduce a Gallicano. All'art. Gaoviazo riportato al suo luogo devesi aggiungere che, se il cast. di Gio- viano fu distrutto, esiste tettora il suo borgo con la chiesa parr. sotto l'antico titolo di S. Maria Assunta, la quale nel 1832 contava 330 abit. Assunta) nella Provincia di Levante, Dioc. i di ito, R. Sardo. Pisino posto sul fianco meridionale del Mon- te Rotondo acquapendente alla sini del fiume Vara. — Era uno degli antichi possessi dei discendenti del march. Ober- to conte del S. Palazzo sotto l'Imp. Otto. ne I confermato per la loro porzione ai march. Ugo e Folco Estensi figli del mar- GODA ch. Azzo con diploma del 1077 delli Arrigo IIL. — Dopo la permuta fra gli E- stensi e i Malaspina il castello di Gods no con la sua giurisdizione pervente si marchesi di Mulazzo, dei quali fa autore qui Corrado Malaspina chiamato Antico ll'Alighieri, al quale nella divisione pe- trimoniale, fatta pel sas: tra i figli e ni- poti del march. Obizo il grande, tocx- rono sè e peri suoi eredi, i fendi di Mulazzo, di Giovagallo, di Godano, di Chiusola, di Podenzana, di Tresana con i altri castelletti di Val-di-Magra e fuori di la Nelle seconde divise fatte nel 1408 fra Dante, il marchesato di Godano e Chiusola restò a un Morcello del march. Antonio di Mulazzo, dal quale passò nel di lui im- mediato successore Antonio II che ebbe un figlio per nome Antonio III, e che fa pe- dre di Alessandro ultimo della stirpe dei marchesi di Godano. 1 signori di Godano sono rammentati mel loda dato in Sarzana nel 1202 promos- 20 dalle vertenze insorte fra i march. Ma laspina, i vescovi di Luni e i loro visdo mini o feadatarii. — Anche li statuti par. ziali di Pontremoli fanno parola dei Si- gnori di Godano e Chiusola , i quali do- vevano pagare la colletta e le imposizioni a Guisa dei borghesi a quella comunità. De ciò si rileva che i signori di Godano erano sotto l’accomandigia de Pontremo- Jesi senza bisogno di credere, come taluni opinarono, che essi fossero feudatarii di quel Comune. = Infatti come raccomsa- lato di Galeazzo Maria S(orza-Visconti de- ca di Milano e signore di Pontremoli, f il march. Aotonio INI di Godano ia un’istramento iale conchiuso in Pos- tremoli, li 29 giug. del 1493, in casa dello stesso marchese, col quale Baldassarre del fa Bernardino di Anguisola piacentino, fu investito delle qualità di suo procera- io, ad effe stabilire con lano patti di accamandigie. Ma il governo di Antogio III e del se Alessandro non do: mollo 1524, gli uomini con Sforzino Sforza, governatore ducale di Pontremoli, cui pagarono 500 scudi per riscattare sè stessi e le loro cose dalla GODA schiavitù del march. Alessandro Malaspi- e ciò nel mentre che quegli abitan- dici soltoponevano liberamente al inio insieme con gli uomini di Chiusole, di Pignona, di Bregazzana, di Marcatorio, di S. Maria di Godano, di Sesta e di Scogna. ( Arch. Comun. di Pontremoli). Non corse però gran tempo che lo stesso governatore di Portremoli le fece demolire sinoai fondamenti la rocca di Godano pro- pier multa nefanda crimina in dicto ca- stro et arce perpetrata per D. An- torium III et Dlezandram è Ti; fili exmarchionibus Malaspinis de Mulatio. Ma riconoscendo quel goternatore, di nua Leonum ragientium dictum locum injuste possi- dentium , in vigore delle lettere presen- tate dai sindaci di quella contrada, egli js et amore gli in libera e piena fo di sottoporsi in perpetno alla Ca- “mera di San Giorgio di Genova, siccome lo dichiara un'atto- pabblico rogato in GODA 463 Godano li 38 ottobre 1525 dal notaro Bat- tista Pignone di Zigmano. (loc. cit.) De quell'epuca in poi, non scla.sente cessò il Jomiuio dei march. di Godano, ma quel feudo coo tatti i villaggi an: nessi restò incorporato alla Rep. di Ge- mova, la di cui sorte ha costantemente se- guilato. “i distretto di Godano mediante la gio- &ana del Zfonte Rotondo e del Monte Got- taro confina a sett. con la Com. di Zeri € la Giur, di Pontremoli; da lev. fi dena; a pon. con il Mandaméato di Va- rese della Provincia di Chiavari, e dal lato di ostrolib., mediante il iume a- ra, col Mandamento di Borghetto della Provino di Levante, catrambi del Re- 4"in Godvno risiede un sindaco che pre siede il Consiglio municipale. Vi è wu giudice di prima istenza, cui riferisce tai- to il Mandamento, il quale comprende 14 parrocchie, con 4662 abitanti. Il Tribu- ‘nale di appello è a Serzana; l'Intendente pec l'Amministrazione della Provincia riziode alla Spezia. POPOLAZIONE del Mandamento di Gossso nel Regno Sardò all'anno 1832. Antessio 8. Lorenzo, Rettoria 243 Bergasana, 0 Castel S. rea S. Andrea, Pieve prepositara idem 271 Bozzolo « | S Antonio Ab, Rettoria Bragosto 158 Brugnato, città S. Pietro, Cattedrale idem 800 Chiusola S. Michele, Rettoria Luvi-Serzana os Cornice S. Colombano, Rettoria Brugnato 4eo Godano (S. Maria di) |.S. Maria Assunta, Rettoria idem 167 Guorre vi Gosano ‘| S. Siro, Pieve arcipretara Luni-Sertana 385 Pigro 8. Croce, Rettoria idem 190 Rio - 8. Cristina, Rettoria idem 360 Sesta S Maria e 3. Marco, Pieve arcip. | idem 390 Torpiana e ino vescovo t Valgiuncata S.Andrea. } Rattorie Hem 157 Lignago S. Pietro, Pieve arcipretura idem 65 464 GOLF GODEMINI (VILLA pe’) nella Valle dell’ Ombrone pistojese. — Antica la cui cappella ($. Girolamo de'Godemini) posta alla base sett. dei così detti Monti di Sotto Pistoja, fu da tanga mano annessa alla parr. di S. Pietro alla Collina, nella Com. Giur. e circa a migl. a lev. scir. di Seravalle, Dioc. di Pistoja, Comp. di renze. — Wed. Contini (SS. Pirrno e Gi- notano alla ). GODENKANO in Val.d' Elsa. — Cas. ch'ebbe ch. parr. (S. Bartolommeo) nel piviere di S. Leolivo in Conio, riunita “a S. Salvatore della Castel Com. e Giur. medesima, Dioc. di Colle, già di Fiesole, Comp. di Siena. La chiesa di S. Bartolommeo a Goden. nano doveva esere în povera fortuna fino dal secolo XIII, mentre fu esentata dalle imposte, tanto in occasione della colletta del 1399, quanto del balzello del 1444, sebbene entrambe le volte nominata nel piviere medesimo di S. Leolino in Conio. chiesa perr., ora semplice oratorio privato dei siguori Buonamici li Prato, posses- pare. e piv. di S. Vito a Sofigaano; Com. Gir. e circa 6 migl. a sett-groc. di Pra- to, Dioc. e Comp. di Firenze. Risiede a mezza costa sul fianco occid. del monte della Galvana, alla sinistra del fi. Bisenzio, che sotto la villa di S. Go- denzo si atiraversa sul ponte a Gabbolana. Era una delle 45 ville del distretto di Prato, alla quale appellano diverse mem. brane degli archivii pratesi —Nel distret- to della villa di S. Godenzo presso al pon- te di Gabbolana esiste attualmente una Ferriera cou distendino, dove si raffina la Ghisa dei forui di Follonica, e si riduce il ferro in verghe di ogni dimensione. Il locale appertiene sempre al possessore del- h villa di S. Godenvo. La villa di S. Godenzo nel 155: con- dava in 15 case 114 abit. GODENZO (CASTEL pi S.) — Ped. San-Goeenso in Val-di-Sieve. GOLFO »: ACONA. — Fed. Acona (Goro pr) nell’ Isola dell'Elba. — ni CAMPO. — Fed. Cauro ( Gor- vo pi) nell'Isola dell’ Elba. — m PROCCHIO. — Fed. Psoccaro ((Gocro ne) nell’ Isola dell'Ejba. . GOND GOLFO persa SPEZIA. — Fed. fr. zia, e Luni ( Posto pi). — vetta STELLA.— /"ed.Srezza(Gu- vo psuta) nell'Isola dell'Elba. — VITICCIO. — Fed. Vrrsocio (Ga vo pi ) nell'Isola dell’ Elba. GOLFOLINA. — Fed. Goxrouma. GOMBITELLI o GOMITELLI « PUO- SI nella Valle del Serchio. — Villeer stellare con ch. parr. (S. Michele) dipee- dente dal priore della collegiata nos majore, alla di cui spettano il vill. di Gombitelli la Silla di Puosi, la quale distà dal primo sopra mezzo migl. nella Dioc. e Duc. di Loca. Si trovano ambedue sul crine dei che separano la vallecola della Freddese da quella di Pedogna, circa an miei ta grec. di Montemagno , ai coi parteneva il castello di Gombitell. Della sua rocca piccole vestigie si accennano 310 il vill. omonimo, abitato quasi per liero da fabbri e calderai bergamo schi, mentre la villa di Puosi idace a una cass di campegna con pochi poderi annessi. La parr. di S. Michele a Gombitelli nel 1832 contava 334 abit. GONDA (S.) o S. GIOCONDA (Bd. DIA 1) nel Val-d' Arno inferiore.— Bor- &betto, altrimenti detto Za Catena, sulla strada R. pisana nella perr. di S. Giov. Battista alla Fabbrica di Cigoli, . medesima, giù di Lucca, Comp. di Firenze. tra Firenze e Pisa presso ulla base sett. delle colline che stendonsi da Sanminiato verso Cigoli. ALlArt. Carena pr-S. Gonpa fa avvisato in qual maniera a questo borghetto restas- se il nome di Catena, meutre il suo più antico nomignolo era Obacula o Bacale derivato dal rio vicino, e da una chiea di S. Andrea stata designata col nomi- gnolo ad Obacula. — Ved. Bacuna. A questa subentrò l’altra di S. Giocce- da che divenne ospizio e badia di Camal- dolensi con il doppio titolo di S. Barte- lommeo e S. Gioconda , poi di S. Gonda. Infatti le sue memorie non cominciano che dal secolo XIII; mentre il primo do cumento, nel quale (per quanl'io sappia ) si fa menzione dell'Abazia di S. Gondz, GOND Dioc. di Lucca, è del 15 febbraio 1953, dato nella casa della chiesa di S, Barto- lommeo a Sovigliana sull’Arno nel piviere dEapoli, Com. di Vinci. È un'istrumen- to, col quale il conte Guido Guerra figlio del fa conte Marcovaldo e di donna Fre- sca Malaspina, rinunsiò il giuspedronato della chiesa di S. Maria di Pietrafitta con tutti i suoi beni a favore dei monaci Ca- maldolensi nelle mani di don Martino priore generale di Camaldoli. Il qual prio- te accettò l'offerta, dopo aver preso consi- glio da don Benedetto abbete di Pozzevo- li, da don Paolo abate di S. Gioconda e da altri priori e monaci Camaldolensi. (Ax. me Coraza ) Il moa. di S. Gioconda trovasi rammen- talo nel privilegio amplissio concesso nel 13 lugl. 1258 dal Pont. Alessandro IV all ione di Camaldoli, e nel di. ploa rinnovato alla medesizaa dall'Imp. Y soito li 17 marzo del 1355. Gli Apnalisti dello stesso Ordine mo- sarti hanno pubblicato i nomi di molti abeti di S. Gonda, dopo quell’abate Paolo sprasominato. Tra i quali «n Enrico Gherardo abate di $. Gio- nel 1315; ed an Romualdo Gli abati di S. Gonda per un certo tempo farono superiori spirituali del mo- mastero di S. Benedetto a ppio tuo ri della ivisi, ossia di si icita 2 Seamibinto. CIA ersenne dopo che le monache di Monteappio, nel 1330, impetrarouo dal vescovo di Lucca facoltà di poter cambiare l'abito nero di S. Ago. stimo in quello bianco di S. Romualdo, di prendere la riforma e la disciplina dell'Ordine camaldoleuse, e di potersi seiloporre all'abate e monastero di S. Bar. tolommeo e S. Gonda della stessa regola € diocesi. Jafatti con atto del 39 marzo 1343 don Boeaventura di Coma deli concedà facoltà alla badesse e alle mo- tiche Camaldolensi di S. Benedetto a Snmiaiato di poler alienare wn di terra per estinguere un Toro debito, prerio il consenso di don Romuakio e lele del son. di S. Bertolommeo a $. Guoda. (Curte del Capitolo della Cat- tedrole di Sanminiato). GOND 485 Nel:1(03, ai a novembre, l'abate del mon. di S Goada elesse e investi la ba- dena del mon. di S. Benedetto posto fuo- ri dî porta Poggivisi a Sanminiato. (Car- te dell'Arch. cit.) Ma le fortune e i beni della badis di S. Gonda circa detto tempo farono dile- pidati in guisa che il Pont. Martino V, con breve dato in Firenze li 20 a) 1419, accordò all'abate di S. Gonda l’ap- plicazione di 1500 fiorini d'oro delle cose mal tolte per sollevare la miseria della bedia medesima. La qual badia per asserto dello stesso pontefice, di ricchissima che fe, ed ospite generosa di pellegrini, per cagione di guerre trovavasi ridotta iu ta. le povertà, che le sue rendite non basta. vano appena a mantenere l'abate com un solo monaco, senza dire che tutta la fab- brica cadeva in rovina—-Axsar Camato.) Fu pure in colesto tempo, quando l'a- bate di S. Gonda cedò i suoi diritti di elezione della bedessa e giurisdizione sul mon. delle Camaldolensi di S. Benedetto doli. Dondechè il di lui saccessore ab. Am- brogio Traversari, nonostante i reclami di don Michele abate di S. Gond», nomi- nò di suo pieno diritto la badessa del mon. di Montesppio. Totorno alla stessa età il mon. di & Gonda fa incorporato con i suoi beni alla Frepositura dei Frati Umiliati di S. Mi- chele di Cigoli, finchè l'ab. Delfino, Mag- giore di Cameidoli, alle istanze del ma- fistrato di Sanminiato, cercò di rimuove- re il priore diS, Benedetto di Monteappio, dopo che questo mon. era stato riunito coù suoi beni alla badia de' Camaldolensi di 8. Felice in Piazza a Firenze; e quindi lo stesso Maggior Delfino nel 1501 rinun- ziò la badia di S. Gonda al Cardinale pro» tettore dell’Ordine camaldolense. Final- mente il capitolo generale, tenato nel 1513 in S. Maria degli Angeli a Firenze, deter minò di unire la hedia di S. Gonda al mon. di S. Benedetto fuori le mura di Fi- renze, siccome aj da uns bolla del Pont. Leone del 5 giugno del 1514. Non ostante tali determinazioni la ba dia di S.Gonda non servì più che a som» ministrare un titolo di commenda abe- ziale a dei secolari o prelati domestici de” pontefici , sino a che esa con i suoi beni 466 GONF divenze proprietà dei duchi Salviati di Firenze ,.dai quali l'ebberu per succes sione ereditaria i principi Borghesi-Aldo- brandini di Roma, cui la badia, ora villa riscuolevatoil pedaggio delle merci, cou- fermato ai medesimi dai Fiorentini, al Iorchè il Comune di Sanminiato si diede a quella Repubblica col trattato del 19 febb. 1369. — Fed. Carena a S. Gonna. GONDO nel Val.dArno sotto Firen- ze. — È un podere compreso nella R. Te- mata di Castello e della Petraja nel lo di S. Michele a Castello , Com. Gi Dioc. e Comp. di Firenze. Fa eretto tostà nel Gondo un edifizio corredato di nuove macine differenti dalle ordinarie con gran pressa idraulica che il Grandoc: Leorotso II felicemente re- guante orditò, e fece venire appositamen- te da Loadra, affinchè serriue di modello e di utile eccitamento da imitarsi dai tic. chi possidenti di oliveti pet la atigliore manifattura dell'olio , oggetto di somma im) nia pet l'oleifera Toscana. NFIENTI, o CONFIENTI in Val. di Bisenzio. — Ved. Cont. — nel Val-d'Arno inferiore. — Ped. Bassa (S. Manzi alla ) e Rurosa (S. Lao- marpo A) — {Bocca pi) Ved. Conrizari (Roc- ie Val-di-Merse. NFO NUOVO VECCHIO (Con. fire © Gusfam) nel pi no useridionale di Due coni o tenute palustri, rina delle quali esiste nelle vicinanze di Vicarello, mentre il più antico Gonfo era sitosto più d'a a Macerata, e dava 51 nome alla distrutta chiesa di S. Fre- diano in Goefo uel piviere di S. Cascia. no a Settimo primo nella Com. di Colle-Salvetti, 1° tro | in di Casei. na. Di questo sue cappella fanno menzione fra gi altri due lira: menti pisani, che uno del ss settetabre dl 3piGSatto in Gofo premo la chiem &. Frediano, e l’altro Pinto in Pisa, n 19 maggio 1336, relativo alla vendi di un pezzo di terra posto in Gonfo mei confini di Macerata. (Anca. Det. Fica. Carte della Primaziale di Pisa.) Questa stessa tenuta del Gonfo di Mo cerata con diploma del 28 dic. 1219 dal GONF l' imp. Ottone IV fu concessa in fetdo insieme col castello di Tondla in Val d'E- vola ai fratelli Guido e Ventilio figli dol fu conte Ildebrandino dei couti della Ghe- rardesca di Settimo e dei loro succesori. Ja conferma del quale diploma si aggiut- se an privilegio dato in Pisa, li 4 geub. del 1221, da Corrado vescovo di Spira cancelliere e Legato imperiale iu Ialia, cheavvalorava le concessioni medesime in favore dei due fratelli couti del castello di Tonda. ( Anca. Dirt. Froa. Carte della Com. di Sanminiato ). — Ped. Tonvi Gonfo era posto tra l'antica pie o, ora di Crespina, e quella ;avvegnachè le terre di quel * Gonfo futono. acconlate in dote della pie- ve di Miliano ai vescovi di Lucca dall Imp. Ottone IV con diploma del 14 die 1209, cioè, et plebe de Miliano cun mansis et dilote, e justitia, prots pi scuis, et cum terra guae Coat, ty/ri albergatia, ete. fo vecchio e nuovo 2) dipl dell'Imp. Corrado IL, dato ine rimberga li 18 laglio 1138, a favore di Baldaino Arciv. di Pisa, cui tonfermò fra le altre cose Ganfum vetus et nov; il qual dova, a petizione dell'Arciv: Ubaldo, rinnovato alla chiese pisana dall'Imp. Federigo I coa privilegio dato in Pavia MU grmafzo 1178. scs le sone itguasti del Geafò mero venivano raccolte in una fossa omonima: mentre la rubrica 19 del lib. IV, intito lata de Fossa nou Gorf, tratta di far ampliare la delta Fossa mora, guae est in Gonfo Vallis drni, ut oqua per com possit discurrere in Ghin, sive nte- quer ( (cioè ui poeti di ). — la. dicesi Lattora lo Scolo del Gogfo ua fossato, confluente nella Fosse muova cs- sia nel Gonfo nuovo che pesa la via E- milia di Scauro sotto an ponte chiamate della Fossa nuova, o del Fosso Meale. — Ved. Fossa Nuova, e Ponri s1 Sraeno. GONFOLINA, o GOLFOLINA (Petre Gaulfolina) nel Val-d'Arno sotto Firense fra il Porto di Mezzo sotto Signa e Sea miniatello sopra Moulelupo. — -Quesio nome è rimasto alla chiusa, ossia stretio in cui termina il Val d'Arno fiorentino, e dove per ua tortuoso passaggio fra le api di duro macigno che Giancheggiano a de- GONF stra i poggi del Barco di Artimino, e a stra quelli di Malmantile, il fiume si perta la via per entrare uel Val d'Arno inferiore. — Quiudi gli antichi scrittori appellarono questo luogo lo Stretto della Pietra Golfolina , frase che in tre parole da a conoscere la qualità del sito, l'indole del terreno, e il gonfo, 0 golfo che cosà dovè forma; intendo ire, ii che l'arte presentasi sotto forma di GONF 407 metrici o meglio apco teodoliti ripetito- vedrebbe che dalla pescaja di Ognis. di Firenze simo al pglo dell'Arno davanti a Empoli, che è circa 7 miglia iù sotto della Golfolina, la pendenza dell” rno ammonta a circa br. 29; cosicchè prendendo la media pro i ràdi 2a per dA rete hl i decl pi branza di cotesta chiusa, sotto nome di Pietre Gulfolina la trovo in un'istrumento del il 1124, col quale Ubaldino figlio maro fece una permuta di beni con Gio. prete e preposto della cattedrale ingresso superiore dello - vanni si gusto della Golfolina, donde di S, Giovanni e S. Reparata di Firen- mente potè derivare il nome di Artimino, ze; per effetto della quale Ubaldino cedè quasi dretus minor. «+ 31 Gapitolo alcune vigne, terre ec. pose. Comecchè sia è ben credibile che la ro- dute da Bernardo arcidiacono figlio sura luago il seno della Golfolina sia opera fatta o quasi tutta della natura, piuttosto» chè tagliata dall'arte, siccome fu creduto di lani. Pu forse questi il primo a opinare che il taglio della Golfoling fosso stato comandato dalla necessità di far sporgare Terni n € ficizione della Pietra Golfolina è stata ri- istorie fiorentine da Piero Boninsegni, da Bartolommeo della Scala, dall'Ammirato e dal Borghini. Per egual modo molti seguitarono a rTe com Jo stesso Villani, che Castruccio fasse co- tanto credulo da lasciarsi infinocchiare dai maestri periti ingegneri, che non si po- teva con pna grossa muraglia alzare il co Med sa del fiyme Arno allo stretto della Pietra Golfolina per fare allagare Firenze, stan- il calo di Arno da Fiorenza in fin laggiù era 150 braccia, e perciò lasciò di Îare tale impresa. (G. Visuani, CGronie. Lib. IX. cap. 335). Chi però si fece ad emendare questo passo del Villani, e de' segaaci suoi, in- conse in un'altro fallo, siocome avvenne all'autore della prefazione della Aeccolta degli scrittori dell'Aogue, il quale asserì: che se avessero i maestri ben misurato, trovato avrebbero, che il declive d° Arno non era se non le trentesima parte di guanto essi ritrovarono, vale a dire di sole 5 braccia da Firenze alla Golfolina. Me ove si adoprino istrumenti baro tro Bernardo, e ricerò in cambio due mog- gia di terreno boschivo, posto sul Mio Maggiore, che sboccava id Petram Gid. Îti istorici, a pertire dal buon Vil. folinam. (Lam, Mon. Ecel. Flor. T. Il. - 1840) Pic tutta quella foce era coperta di macchia bassa, di lecci e di pinete che formavano , a destra le pinete de’ Fresco. baldi, poi il R. Parco di Arti trea sinistra, di dove scorre il rio di Colle il nome delle Selve personaggi Galileo Galilei, alla magnifica villa di Bellosguardo del marchese Pucci, giù de ici, a quella di Zuciano degli Antino. ri, posta fra le Selve, il Malmantile e la folina, ec. lella parte p'ù angusta dello stretto di Golfolina esistono da gran tempo molte cave di pietra serena, consimile per grana, per colore e per uso a quella ma, cui viene adoperata per usi architet- lonici, e medisnie l'Arno, o per l'Omabro- ne pistojese suo confluente all ingresso della Gonfolina, viene spedita per acqua a Firenze, a Pisa, Livorno, Pistoja e in varie altre città della Toscana, M dotto Giovanni Targioni-Tozzetti nell’ esaminare la struttora delle rocce che costituiscono l'esterna ossatura dei monti di Artimino e della Gonfolina, e Je cave di pietra serena ivi aperte da una #98 GONF remola età, osservò che la direzione delli strati è con la testata volta a grecale e la base a lib.; che essi variano notabilmente fra di loro in altezza, in consistenza e in di grana, donde ne derivano es- senzialmente macigni di qualità diversa. In generale però la pietra arenaria della Gonfolina è di grana meno fine e meno uniforme di quella di Fiesole, racchiu- dendo bene spesso dei frammenti etero- genei, tanto del genere di altre pietre, quanto di fossili vegetabili, fra i quali precitato naturalista riscontrò delle ma. ferie carbonizzate sotto l'aspetto di car- bon fossile. (Tanciom Viaggi ec. T. 1.) Coo la pietra di macigno alternano mi. mori strati di schisto marnoso, gossia bi- sciajo.— Nella parie esterna del monte la pietra serena molte volte è rimpiazzata da strati di un conglomerato siliceo com- posto di piccole ghiaje di varia qualità e coleri, la qual roccia avendo una figura consimile al legume chiamato cicerchia, dagli antichi litologi toscani fu appellata pietra cicerchina, corrispondente ad una pudinga, © grossolano conglomerato di arenaria. AI principio dello stretto della Gonfo- lina ho detto che shocca in Arno il fi. Om- brone pistojese, il quale dopo passato il Poggio a Cajano entra in un'angusta fora lambendo a destra i poggi di Artimino e di Comeana, mentre a sinistra rasenta le colline di Sigua. — Wed. Ousox ni atosIE. La strada R. pisana tracciata sulla si- nistra ripa lungo il tortuoso alveo dell'Ar- mo nella traversa della Gonfoliua, fu resa carreggiabile, sotto il granducato di Fran- cesco ÎI, dopo la metà del secolo XVIII; giacchè nei tempi anteriori la via princi- pale, conosciuta allora sotto il vocabolo di strada militere pisana,alirimenti detta di Molmaatile , passava attraverso del monte * daranti a quel castello che diede argo mento al giocoso poema del Lippi, e ri- tornava sull'Arno a San-Miniaiello presso Montelupo. Noa giù che prima di allora nou fosse stata aperta una strada sull’ andumento a di presso dell’attuale R. postale pisa- Sì certo essa vi esisteva fino dal 1369, anno in cai la Signoria di Firenze con- chiuse un trattato con il governodi Pisa, mesoè cui Îra i due popoli furono ristabi- GORA franchigie delle respettive ‘mercai è essendo stato riaperto ai legi le merci dei Fiorentini il Porto pisano, i senatori (dice l'Ammiralo) per comodità de’ mercanti dettero ondine di far la strada che passa per Golfolina lungo Arno,acciocché i carri vi andasse. ro lente. — Ma o gli ordini nou furono eseguiti con troppa precisione, o con l'andare del tempo la strada della Gol- folina tornò ad essere impraticabile dai carri più di quella selciata delMalmantile, jecome tale fa riscontrata dal prelolato ‘argioni Tozzetti nel 1742, quando disse La strada per la quale io passai dalla » Lastra a Montelupo è sufficientemente » larga comoda e piana; solo intornoalle » Zatomie della Golfolina è alquauto di- + rupeta e impraticabile ai carriaggi; ma » con poca spesa si potrebbe ridurre usa- » bile, e allora si farebbe assai meno sco » scesa ed uspra dell'altra ». — Fed. Vu R. sosrate risana. GONZI (COLLE. ) — Fed. Cous Goi NZI (MONTE ) — Ped. Mosre Gorni. GORA DI BRANA. — Fed. Gou u Sconmo nel suburbio di Pistoja. GORA pi CANDEGLIA nel subarbio a grec. di Pistoja. — Una delle molle Gore pistojesi , che prende l'acqua soilo la confluenza delle due Bure La chiesa di Candeglia, e di la si dirige da grec. adib. alla Porta S. Marco di Pistoja il cuila È lite le antiche borgo ed un gran servizio all gazione degli orti che sono tanto fuori la città quanto dentro le mura, nel piano di Pescina, del Pantano e di Pelago. ed. Poara S. Manco si Pisrosa (Comunità) GORA pi GORA, ossia GORA »'OM- BRONCELLO nel sub. sett. di Pistoja.— Fra le diverse Gore che attraversano Li pianura suburbana a seit. di Pistoja, lt maggiore di tutte è quella che diede il no- me a un comuuello, e che porta il distin- tivo di Gora di Gora, o di Gora di broncello. Essa prende le acque da ui steccaja alla coscia sinistra del Ponte dsi. natico, quasi a migl. a sett. di Pistoja di- rimpetto alla villa e alla colli i sguardo, di dove si dirige all'antico editi-* GORA rio della rameria acquistato sotto il Gran- sa Francesco Il, riedificato nel 1752 iù vasta dimensione e ridotto ad uso di ferriera con cilindro per filiera. Presso quest'edifizio la Gora di Gora si divide in due giore dei quati prosegue il corso al di la della fab drica suddetta fra la ripasinistra dell'Ota- brone e lo stradone della Porta al Borgo, ossia la via regia modenese, mentre il suo raso minore, appellato la Goricina di Capo di Strada, attraversa lo stradone medesimo, lungo il quale costeggia dal lato di lev. rasentando il fabbricato dove fu lo spedale ili S. Lacia di Burgianico, presso cui la Goricina si accoppia alla Go. radi Scornio che proviene dal fiumicello Bramu. — Ped. Gona ni Scono. Ul ramo maggiore della Gora di Gora, © di Ombroncello, si avanta dalla Filiera verso Pistoja mettendo in moto le ma- cine di 13 mulini, oltre l'efflusso con- tino di nove fori di privilegio. Strada essa passa di mezzo al podere de- nominato tuttora di S. Michele in Gore dall'antico monastero e chiesa omoni della quale chiesa restano indizii nella cina casa colonica. Quindi per la via detta de' Mulini la Gora di Gore le mura di Pistoja, nella quale città s' troduce sotto il bestione di Porta al Borgo dirimpetto al convento di S. Francesco; e di la, traversandola in linea diagonale Hengole stradeosotto le case, va finalmente a riunirsi alle Gore di Scornio e di Cas- deglia dopo aver provvisto al servizio di molti edifizii e officine, nel tempo me. desimo che una porzione delle loro acque dirigesi per varii fori di privilegio agli stabilimenti pubblici, ai palazzi, o giandi- ni privati —Le Gore riunite escono dalle mara orientali di Pistoja presso la cittadel- la, dove mettono in moto le macine di un malino innanzi di vuotarsi nel fiumicello Brana —Ved.Poxri ar Boxco, Comunità. Quale direzione sino dal secolo XIII avesse la Gora di Ombroncelle dentro la mesa città lo manifestano fra le altre le dell' antichissimo mon. di S. meo di Pistoja, e specialmente usa riguardante la deliberazione presa mel 1294 dal consiglio generale di detta città, con cui si ordinava: che ciascua pro- prietario di case sopra il fi. della Gora, ed ì fintori e quojai che tenevano lungh'essa vu GORA 469 le loro officine fossero tenuti, almeno una volta l’anuo, a far cavare la melletta e i sassi da detta Gora, acciocchè l'acqua po- tesse scorrere libera nel suo letto, proi- bendo a ciascun quojaio-di metter tanti cuoj nel prenominato canale della Gora, © di farvi alcuna chiusa di legno o di pi tre, dai qo ostacoli derivar potesse il trabocco Tielle acque della Gora a rischio di vederte scorrere per le strade. Nel 16 magg. del 1295 gli operai del mon. letto di S. Bartolommeo fecero istanza a Mainetto degli Scali potestà di Pistoja , acciocchè a tenore degli statuti della città facesse giustizia, coll’impedire, che restasse turbato il che aveva uel mos sopra | le acque della fore dell Bisbroscelio Gora corre per Ta. ci di Pistoja dalla osa di S. Francesco fino el mulino di pro- prietà dello stesso monastero. Tultociò si reclamava dagli operai per essere stato iu- cominciato un acquidotto, il quale era per prendere e deviare ad altro uso una parte delle acque della Gora d'Ombron- cello.—(Anca. Dirt. Fion. Carte del Mon. di S. Bartolommev di Pistoja). GORA sorro MARLIANA iu Val-di vole.—Porta la data dellaGora sotto Mar- liana un istrumento del 30 agusto 1285, col quale il procuratore dello spedale di Spazzavento fece una permuta di beni cou il parroco della ch. di S. Martino di Groppore. (Axcu. Dir. Fia. Curte dell Opera di $. Iacopo di Pistoja.) GORA DI OGNISSANTI alla Posric- cora ni marxzx, ossia Fosso Macimasre.— Questa Gora, che la lasciato il suo nome 2 una strada posta fra le mura della città di Firenze, la piazzetta della Porticciuola, eil borgo di Ognissanti, ci rammenta quel Fosso Bandito o Fosso Macinant: dell’Iso- la delle RR. cascine già descrilto al suo articolo , dove si annunziò , che uei seco. i XIVe XV egli serviva di Gora alle la. vorazioni della lana dei Frati Umiliati del vicino convento di Ognissanti. — In prova di che qui solamente aggiungerà la notizia del primo acquisto fatto dai Frati Umiliati dilun Un terreno con casu annessa rasente questa sino d'allora esistente Gora. È un istrumento del 30 maggio 1250, rogato nel monastero di S. Salvadore a Vajano nel distretto di Prato, col quale Iacopo di Mainero Tornaquiuci giudice bo 470 GORA ecittadino fierentino, ed i figli suoi Folk lerio e Lottieri venderono a fra Ruflino dell'Ordine dei Frati Umiliati, priore del convento di S. Donato a Torri un appez- samento di terra con casa situalo quasi appresso (prope vel quasi prope ) la città di Firenze. La qual case e terreno css mavano, a 1° com la via la terra che fe d'Iscopo Altogradi, e della chiesa di S. Lucia mediante la fos- va a comune; a 3.° con i beni della chiesa € canonica di S. Paolo e di Uguccione Pra- diai che Pe "130 e seg.) — Ped. Fosso n ada © Macmaxrs dell'Isola delle RR. Cascine. GORA x OMBRONCELLO. — Ped. Gona ni Gona, € Poxra at Bonso, Comu nità. cli m PRATO. — Fed. Paaro, COTORI 1 SCORMIO, 0 GORA sa BRA- NA nel suburbio sett. di Pistoja. — Que sta Gore ha il suo principio preso le ch perr. di Bargianico dal fumicello Brace, di deve dirigsi nel grandi porco di Scornie, quindi introducedosi in un sc- ‘imaralo e coperto magnifico palszzo di campagna del cav. Ricolò Porcini di Pistoja per fino a che arriva sulla strada R. modanese, ed ivi si congiunge alla Goricins di Capo di Stra. de, dove appunto le due Gore danno il moto alle macine di un mulino, e ad una cartiera. Di costà lungo la strada R. mo- desese le due Gore per un solo alveo si dirigono al bastione a ler di Porta al Bor (o, percorrendo la città; e Soi cere di Gora è a quella Can deglia. — Vod. Gona mi Gona, Ponta ar ii Beaco, Comunità, ‘e Soonmo (Vezza ni). Il mulino unico con casa ammessa e car- tiera, cui serve la Gora di Scornio o di Brene fuori di Porta al Borgo, oggi de'Be- i, Ppattenne un tempo alle mona- gele in Gora, siccome dedu- cesi da un'isirumento del 13 marzo 1466 proveniente da quel monastero. — Ped._ Gone (&. Micusts in). passa soito il di T; Gonna GORA (8. MARIA ASSUNTA 12) nella Valle dell’ Ombrone pistojese. — Popo- losa borgata che prende il distintivo dal- l’antico comunello di Gora, e dalla chie sa parrocchiale foudata 60 indietro un miglio a sett. di Pistoja, nella Com. della Porta al Borgo, già di Gons, Giur. € Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. Giace in pianura sullo stradone © bergo attraversato dalla via R. modemese, alla si- nistra del fiume Ombrone, menire all destra le scorre la Gora di Scornio e il fiumicello di Brano. — ed. Gona di Go na, e Aseunta (S. Manza ) di Porta al Borgo di Pistoja. La parr. di S. Maria Assanta in Gora nel 1833 noverava 1206 abit. Gosa ( S. Micustz D:) nel suberbio settentrionale di Pistoja. — Fu ua mo mastero di Benedettine nga mano de si possedessero dalle Sedesime clanstrali dopo che esse dovettero trasferirsi in Pi Noja; donde che il luogo comserva tattora il nome di &. Michele di Gora — Esisteva pella parr. di S. Moria Assunia in Gora, Com. di Poeta al Borgo, Giur. Dioc. e mezzo migl. a sett. di Pistoja, Comp. di Firenze. La memoria più antica a me nota della chiesa di S. Michele di Gora è del g gie- [edii n ndo alcuni LISI A prighia di Salice all’oscasione che fa tolta ai crocesegnati la città di Gerusalemme (anno 1187), a- vendo ritrovato la chiesm di 5. Aageo di Gore in povera fortuna, spesero in be. nefizio della medesima il denaro che de essi era slalo' messo insieme iu siffatta im- > ibitare. ra gli altri documenti spesi ri Serisce alla stessa chiesa di S. Michele di isco- Gora un testamente regalo alla Piscina aadare oltremare in servizio di Dio, le sciò diversi legati pii, fra i quali a S Angelo in Gora, allo spedale del Ponte di Brana, a quello di Ossello, e all'altare di S. Jacopo di Pistoja una rendita ommne di di olio per ciascuno. (Aacu. Dirt. Free. Carte Opera di S. Jacopo di Pi. “a luglio 1239 donna Spociesa ve- GORA GoORD 471 primo. — È uno dei villaggi che fecero perte dell'ex feudo n Rd , Gorasco seguì i politici stini. + Ped. Avesa. La parr. di S. Bartolommeo a Gorisco nel 1832 contava 163 abit. GORDANA in Val.di-Magra. — Grosso torrente o fiumana tributaria del lato de- stro della Magra, a cuisi riunisce sotto la città di Pontremoli. — Nasce la Gordens MEF), È 8 elfit Hi RL Po) i 1jE esi dovuti al monastero di $. 4ng: Gora. (Corte del mon. di Gera nell'Arch. di fosso o canale di Gottara, quindi sotto citato Fa nel move di marzo del 1320, al poggio di Zeri, dove il no. Gare i porte nella perr. di S. Moris in Torri, le acque della Dorziole, chescendono dei Late ero crncese de Senguigoo del fa vescciticti dl lie Rotrado, matie i | i } I ti ti 1 È f i P orta, abi Ja: del fa Agnolo di Ser Rambo cha la spalleggia destra,ci Pico euî sborsarono il ta baia in Hi; Îi îi HH il (4 phi È [Er Ì Î af îi $ È 1 ì i Î bi sE Hi i i A i 472 GORF loro dorso i superiori macigni; e ciò fiso a che l'impeto delle acque non abbia più estesamente scalzaia la base per aprire da cima a fondo an libero varco, mella stessa guisa di quelle chiuse che nei tempi antichi vennero franate ed aperte dalla forza delle acque fluenti al ogni siran- golamento di ciascun vallone. Passati li Stretti di Giaredo, la Gor. dana accoglie alla sua destra il rio di To- rano, detto della Azem/a; il quale de- riva da monte Burello sopra il villaggio di Arzellato; quindi, rinchiusa frai poggi di Vallelonga edi S.Cristof«no, la Gordana corre a scaricarsi nella Magra dirimpetto Gavazzana Gonparza. Gospena (Bacri D:1) in Valdi.Cor. febb. nia. — Yed. Bacm Vrrvronzni. GORFIGLIANO o CORFIGLIANO (Corfiglianum) nella Valle superiore del Serchio. — Vill. con parr. (S. Giusto) filiale di S. Lorenzo in Tassonera, nella Com. Giur. e un migl. a scir. luecia- mo, Dioc. di Luni-Sarzana, Due. di Lucca. È situato preso la serra che chiude la valle del Serchio, sal fianco orientale del monte Pisanino, sotto le sorgenti del Ser- chio Minuccianese che pasta sì suo sett Doe vetasti documenti relativi a Corfi- gliano furono accennati all'art. Ganra- uara ( Vol. IL p. 503). Hprimo di essi, mantunque scritto nell’anno 793, ci ri- Hi alle del duca di Lucca Wal e del di lai Giglio Walprando, che fu ‘vescovo nella stessa città prima del 755. Il secondo documento l'anno g4e, relativo ad una enfiteusi che Corrado vescovo di Lucca fece a favore del longobardo lucchese Rodilando figlio di Canimondo, cui assegnò fra le altre cose due i situati in finibus Cor- faniana ubi dicitur Curfiliano. Egli e ‘forse quel castello medesimo di Corgli no, al quale appella un mo fatto da Gherardo ves. di Lucca (anno 997) nel- la corte dei fratelli Ranieri e Fraolmo signori di Corvaja e Vallecchia contro Cunimondo, appellato Cunizio, figlio del hifredo, e contro Sigismondo del fa GORG Corfliano, 0 Gerfiliano, e della più Cellicane. — FAI, Guriscaro. Fieài Anche la Corie di Ro:na in tempi meno antichi poté scquistare signoria, se nen feudale , almeno di utile dominio in Cor- filiano e nei pacsi limitrofi, mentre nel Registro valicano trovansi notate fra le altre quelle provenienti dalle terre poste in Petroniano, in castello de Curfiniano, etc. La porr. di S. Giusto a Corfiliano, o Gorfiliano conta 529 abit. GORGA.SCURA (ROCCA DI ) nella Valle della Marecchia. — Castelluccio nella Com. e Giur. della Badia Tedalda, Dioc. di San-Scpolero, Comp. di Arezzo La rocca di Gorga-Scura dava il titolo ai conti della famiglia Schianteschi-Can- tagallina di San-Sepolcro, estinta sul fi- mire del secolo XVIII nel conte Francesco Schianteschi. — Dopo di che il Granduca Ferdinando IMI con monproprio de' ordinò, che d'allora in poi il comune di Gorga-Scura posio nel vica: ziato di Sestino, per il civile dipendesse dal potestà della Badia Tedalda, alla di cui comunità in tutti i rapporti fu incor- to il territorio di Gorga-Scura. GORGO (PORTA at) di Firenze. — Fed. Fux, Comunità. GORGO (S. PAOLO in), ossia Piesr m S. Pioto nel piano orientale di Lucca. Com. Giur. e a migl. » pon. di Capan- nori, Dioc. e Duc. di Lucca. Lica pieve, che prpellosi di S Paolo in Gurgite al pari di altra distrutta chiesa di S. Maria in Gurgite, è situata sulla strada Francesca che da Lucca si dirige in Val-di-Nievole, passando per l'Altopascio. Entrambe presero il nomi gnolo di Gorgo (in Gurgite) nome che ch. ben e comune con va vicino casale, stan- costà formava gomito, e ia, ecltamo del ame] aechese che appeliossi I" Ozzeri , ora dell' Ozseretto , siecome dell Ozzeri sempre si appella l'ultima sua sezione, la quale scorre da Pontetetto fino alla sua confluenza nel ramo prin. cipale del Serchio, Quindi i nomignoli d’Ynterocula (An traccoli) di Zraponzio, di Zico-pelago . e di Gurgite stati dati, e conserva! perte alla contrada percorsa dall'anti Ossari, indicano abbastanza qual era la condizione idrometrica di colesta boma pianura innanzi che accademe la deviazio GORE ne del ramo i, cui forse riferise 6. petrelibe il famigerato miracolo di S. Fre- diano. — Med. Osoci, Ossza: e Scacme. Del vico di Gorgo, del monastero di S. Maria in Gurgite (ora bilmente di Paganico) e di altra chiesa dedicata ai SS. al Pietro e Paolo in Gurgite, si trovano pe- membrane del se- colo VIII. La prima è an istrunento del 257, rogato nel contado di Lucca în Pico Gurgite, col quale Eonando offrì alla ch. . Maria sita in loco Gurgite, ubi Leo. naci abar preesse videtur, terra men, que habere visus sum in loco Tripontio. Il finava, da una partecon en Jtra parte con la via pubbli- ca, e da rin terzo lato con un podere dal. lo stesso donatario stato offerto alla vicina . Pietro, (Mamon. Lucca. T. IV:) nno 789, un altro lucchese per nome Tanimundo, figlio del fu Gianfredo de loco Gurgite, ottennea locazione da due fi inberto delle terre con casa «lonato alla chiesa di S. Maria situata in loco Gurgite, con l'onere al locatario dell’ annuo canone di cinque buoni semissi di suoneta spendibile, e la penale di un tre- misse nel caso di non lavorare a dovere le terre della chiesa predetta, e di essere espulso di la. — Il qual contralto fu ro- gato nel territorio di Tuca nel laogo de- nominato Vico di Gundualdo (loc. cit.) Con Linta scarsità di documenti e in du gran distanza di età sarebbe inu Ver rintracciare da qual Gundualdo pren: «lesse il nome il /”ico suddetto: solo dirò che anche il medico dei re Desiderio e A- delchi pernomeGuudualdo, nell’istramen- to del 5 fehb., anno 766,0 767, relativo al Ja fomlazione del mon. di. Biartolommeo di Pistoja, fra gli altri beni che gli asse enò in dole, fuvvi una sua corle posta - sul fiume Ozzari nei confini di Lucca - et aliam curtem que dicitar ad Osare fini- bus Lucensis. ( Ancm. Dari. Fioa. Carte LA pieve di S. Paolo fa Gorgo nel 1260 aveva sollo di sè le seguenti chiese suc- curnsali, 1. S. Donato di Carraja, retto- ria esistente ; a. S. Giorgio di Caratula, ora di Parezzana, cura esistente; 3. S. Pietro di Toringo, reltorìa esistente; 4. S. Michele di Mugnano, distrutta ; 5. S. Stefano di Tassignano, prioria esistente; GRAC qs 6° S. Maria di Paganico, prieria, quale presiede un vicario a perpetuo. La pieve di S. Paolo abbraccia una po- polosa e fertilissima campagna, nel cai po- rimetro all'anno 1832 esistevano 1029 bi tanti. GORGONA (ISOLA DI). — Wed. lsoca Goncona. GOSTA, a Costa, Accera in Valai Nievole. — Wed. Acosra. x GOSTAGGIOLI, COSTAGGIOLI o Morra Acvcuove nel Val«d'Arno sotto Firenze. — Piccolo poggetto che scende nella pianura del piviere di Settimo, nel cui distretto trova: pi Casellina e Torri, Giur. della Lastra a Signa, Dioc. e Comp. di Firenze. Questo luogo oscuro per la geografia, può recar qualche debole scintilla alla storia municipale per quel Zillan d'Agu- glione che fu giudice collaterale del ‘po testà di Firenze nel Sestiere di Porta S, Piero, il quale segnò la prima sentenza di esilio contro Dante Aliguieri. Costaggiuoli e Monte Aguglione fato no registrati in una membrana del ss olt. 1340 appartenuta alla badia di S. Sal- vatore a Settimo, Trattasi in essa di un compromesso fatto da Baldo del fa Tii da Firenze di vendere a Baldino del. fa Tignoso di S. Martino alla Palma per il prezzo di 300 fiorini d’oro un podere po- sto nel popolo della pieve di S. Giulizao a Settimo, in luogo denominato Costag- © giuoli, 0 Monte Aguglione. (Anca. Dirt. ron. Carte di Cestello ). — Ped. Aov: ciiore ( Y GRACCIANO in Val-di-Chiana.— Cas. con ch. parr. (S. Egidio ), da cui il nome una delle porte della città di Mom- tepulciano, che è circa migl. 3 a lib. di Gracciano, Com. Giur. e O medesima, una volta di Chiusi, Comp. di Aretso. Risiede alle falde sett. del monte sulla cui vetta risiede Montepulciano, lungo la rada Zongitudinale della Val-di-Chiana, destra del torr. Salarco, in mezzo ad an’amena e uberiosa cam HI popolo della villa di Gracciano in- nanzi l'erezione della cattedra vescovile in Montepulciano (anno 1561) faceva par- te “della. diocesi di Chiusi iusieme con quelli di S. .A/bino e di Cervognano. — Fa fede un lodo dato nella curia romana li 6 maggio 1551 da Francesco 474 GRAD de Recainati referendario dell’ana e dell'al tra Segnatara, arbitro eletto da Giovan- mi Ricci vescovo di Chiusi da una parte, e dall'altra perte dagli abitanti delle ville di S. Albino, di Cervognano, di Gracciano © della vecchia badia de'Caggiolari (forse le vifia di Argiano), tutti luoghi del di- stretto di Montepulciano, per termi le vertenze insorte a cagione di tributi, ossia d’alcune decime pretese dal vescoo di Chiusi, oltre quelle che i popoli mede- simi solevano pagare ai respettivi parro- chi.— (Ance. Dirt. Fiona. Carte della Co- wrunità di Montepulciano ). La parr. di S. Egidio a Gracciano nel 1833 noverava 840 abit. GRADO ( S. PIETRO m ) nel subar. bio a lib. di Pisa. — È uu tempio antico a tre navate con cara d'anime, di cui l'Ar- civescovo è il primo ‘con titolo di Priore . — Giace sulla ripa si- mistra dell'Arno presso la strada R.di Li. vorno e il fosso dei Mesicelli, nella Com. “Giur. Dioc. e Comp. di Pim, della qual città è appena 3 migl. a lib. Stando alla testimonianza di Strabone, se è vero che la città di Pisa all'età sua era soli venti stadii lentava dal lido, Gredur, e dov'è tredizione che l'Aportolo 8. Pietro venendo d'Antiochia discendes. ne dal naviglio e approdesse su! suolo etre- sca; aggiungendosi, che nel luogo del suo sbaroo egli edibcò il prito altare pe ri generare alla vera fede una parte del po- polo idolatra. * Varii scrittori di una età mollo meno vetusia csavalidarono simile tradizione, comecchè nom si trovino fra loro concordi circa l'epoca più precisa dello sbarco. Tn uno dei sermoni scritti intorno alla si la prima chiesa di S. Pietro in Grado fa edificata dallo stesso Principe degli Apo. stoli assistito da alcuni suoi discepoli, e che essa poscia fa consacrata dal pontefice Clemente I di lai ruccessore. Distretto dal tempo il piccolo oratorio, i Pisani ne eressero uno più grandimo tatto di pietra lavorata , nella quale rie- dificazione essi adoprarono eni , che tamente GRAD ritelli, stipiti e molti di quei marmi che erano serviti ad altri edifizii sacri e pro funi di epoca assai più remota. Di simile provenienza debbono riguar. darsi le 26 colonne che dividono in tre ambiulaiorii la chiesa di S. Pietro inGr- do, delle quali coionne 15 sono di marmo re greco el 11 di granito orientale. Di opera egualmente romana sembrano quei telli di più ordini architetlomici, di stile e di grandezza fra loro diverse, che fe- rono sovrapposti alle medesime colonne nella riedificazione del tempio. Tati dovevano emere i mani dei por tici esteriori tolti di la nel 1790, allor quando nuovamente restaurata la chiesa, la nn bianco intonaco di calcina fu rice perta la sua rispettabile antichità. Nella presccennata riedificazione del tempio di S. Pietro in Grado vennero ia modo adoperati alcuni marmi serit ti, siccome ne fa fede un cippo migliare, stato murato nel Îla chiem. e ilttrto dal Chimenti muteli (De ame pag. 42). Li facilmente Teens dota milo pebblica Via nelle Viciuanze di Pisa, mentre aveva lettere e nuneri che indicavano il IV uaiglio: 4 Cirrrart Pisana M. P.ITII Frepoca della seconda costruzione di si venerando edifizio \te precede quella della Primaziale pinm, avvegnachè nelle mura della tribuna, state imbiancate nel 1791, farono efigiati i poe- tefici fino a Gi XIII, che è il 130° nella serie dei Papi, il quale sedò nella cattedra di S. Pietro tra l'anno g65 e il 973. Dondechè noe srà vano il credere cel Morrona , che costà fosse stata dipinta la serie dei Papi fino a quello setto di cui fo dato mano: riedificare in più grandio- 00 forme la chiesa ta. La torre però del campanile è opera di quadro disposta a liste di marmi bianchi € nori secondo ΰ uso dei secoli immedie- al mille. S. Pietro în Grado fino da quella cà era di pieno diritto degli arcivescovi pi- mani, siccome lo dichiarano un documento del 1148, dell'Arciv. Villano, e un lodo del 1252, quando l'Arciv. Vitale reclamava la suddetta chiesa dalle mani secolari, ‘mentre ne era Gottifredo da Por- cari; e finalmente nel 1312, allorchè l'Ar civ. Oddone Sala supplicò il Pont. Cl GRAG mente V, affinchè faceme restituire alla sua mensa arcivescovile la chiesa suddetta concessa da Bonifazio VIII in benefizio x Benedetto de' Gaetani di Pisa, e dopo la di lui morte stata occupata da altri se- colari. Quindi Clemente V, annuendo alle i dell'Arciv. Oddone, con bolla del 10 luglio 131» ordinò che la ch. di S. Pietro in Grado coi suoi beni fosse restituita a- gli arcivescovi pisani.— D'allora in poi i al governo della di Pietro in Psi indi posto a nome dell'arcivescovo di Pisa, che è il parroco ‘nato di questo vetusto e do- vizioso priorato. La parr. di S. Pietro in Grado nel 1833 contava 779 abit. GRAGLIANA eCAMPOLENISI in Val. di-Serchio nella Garfagnana. — Sono due casali con una parr. (SS. Marco e Leona do) nella Com. e 3 in 4 migl. a ostro di Trassilico, Dioe. di Mawsa ducale, già di Lucca, Duc. di Modeua. Risiedono sul dorso dell'Alpe Apuana solto le sorgenti della Torrita Cava che gli passa dalla perte di scir., sul confine dello Stato lucchese e di quello della Ver- silia granducale, ossia del Pietrasantino, poco lungi da una strada le che dal lato di Pomezzana. un antico sj le lama, il quale mel 1415 fu perpetuo insieme con i suoi beni alla chiesa parr. di Trassilico. Posterior- mente però fu ereila costassù in Campo- lemisi una muova ch. parrocchiale a cui somministrò la necessaria congrua il par- roco di Trassi Com Le perrocchia di Gragliana e lemisi nel 1832 panier it. Pi GRAGNA in Val-di-Serchio nella Gar- fagnana alta. — Piccolo cas. della Cow. e parr. di Pontecchio, Giur. di Campor- Giano, Dioc. di Massa ducale, già di Lu- ni-Sarzana, Duc. di Modena. — /"cd. Pos- recemo di Garfagnana, GRAGNANA di Cannana. — Vill. con ch. arcipretara ( S. Michele ) nella Com. Ginr. e quasi s mig]. a maestr. di Carrara, Dioc. di Massa ducale, già di Lunì-Sar- zana , Duc. di Modena. Ri costa alla destra della strada monte della Spolverina nella parte occidentale dell'Alpe Apuana, presso GRAG 475 al confine con Pex-fesdo di Fosdinovo, che è dalla perte di ., mentre dal lato di lib. avvicimasi al iandimento Sendo, di Ortoooto, e mediante il giogo dell'Alpe verso seit. si tocca col territorio della comunità granducale di Fivizzano. La perr. di S. Michele a Gragnana nel 1832 contava 760 abit. GRAGNANA, o GRAGNANO (Gragna- num, vel Grinianam ) nella Gerfagnana alta. — Castellare con soltoposto borgo e cappella succursale (S. Margherita) nella rr. di Nicciano filiale della pieve di jazza , che è distante un miglio a scir. sotto la medesima comunità, nella Giur. @ circa 4 migl. a maestr. DI Dioc. di Massa ducale, già i-Ser- zana, Dec. di Modena. Ul'esstellare risiede sopra un poggio isolato facente parte dei contrafforti che serrano la valle superiore del Serchio, fra ll rorr. Lasca, che gli scorre a lib. e quello di Gregnana, che lo bagna da belt. a lev. La borgata di Gragnana è posta lungo la strada mulattiera che guida nella vi- cima Val-di-Magra, pessando per il casale di Capoli, che è l’ultimo paese della Gar- fagnana alta. . II castello di Gragnana fu dominato da una prosapia lucchese della cousorieria dei nobili di Versilia. Erano tra ‘quei fedeli di Garfagnana, a.favore dei quali l'Imp. Federigo I spedì un diploma li 4 luglio del 1185, confermato da Federigo II li 12 genn. del 1242. Farono gli stessi signori di Gragnana subfeudatarii dei marchesi Malaspina , siccome lo dimostra un trat- tato di alleanza conchiuso nel 1303 dal march. Guglielmo del fu Morcello Mala- spina con il Comune di Modena. Nel quale Ravvi la promessa del marchese di fare osservare le stesse condizioni di, di Gragnana, ai Soffredinghi, a quelli della casa Gherardinga e ad altri nobili, o cattani di Versilia, di Garfagnana, e di Lunigiana. Il castello di Gragnana, trovandosi co- me dissi situato nella serra della Valle del Serchio, da dove si domina l'ingresso, fa occupato militarmente da Castruccio Am- telminelli, allorchè costrinse a soggeltar- La cappellania di S. MargleriG in Gra- Gragnano novera 205 abit. N Val. di-Magra. — Cast. distrutto dell'ex feudo di Malgrate già dei march. Malaspina di Filattiera, nel popolo di S. Lorenzo a Mal. grate, Com. di Villafranca, Giur. di Aul- la, Dice. di Massa ducale, poco fa di Luni- Sarzana, Duc. di Modena. 11 cast. di Gragnano fu dato in sublea- do a usa famiglia di caftani che presero nel il titolo di conti di Gragnano. Fra i nobili di questo Gragnano il Boc- caccio tramandò alla posterità quel Nicco. lè di.Gragnano, o Grignano, di cui era rimasta vedora donna Spina figlia del marchese Corrado II di Villafranca, che in modo assai romantico nel 1282 diven- ne sposa di Giolfredo Capece di Napoli Alla stessa prosapia dei signori o conti di Gragnano appartenne quell’Azzo che nel 1315 rina figlia di Castruccio An- telminelli ; e forse fu della stirpe mede- sima quell Ugolino de Gragnana, cui appella wma lapida esistente nella chiesa dì $. Francesco a Sarzana, per rammentare il padronato della cappella ivi dedicata al santo d'Assisi, di sua fondazione. GRAGNANELLA nella Valzlel-Serchio in Garfagnana. — Vill. che ha dato il ti- tolo alla ch. parr. di S_ Bartolommeo a Gragnanella, nel piviere di Fosciana, Com. Giur. e circa 3 mi maestro di Caste]. nuoro, Dioc. di Massa ducale, già di Lucca , Duc. di Modena Risiede in poggio sulla destra del fi. Serchio, intersecato dalla strada Vandel. Ni, la quale sale sull'Alpe Apuana al varco della Tambura per scendere di lassù nella vallecola del Frigido a Massa ducale e a Catrara. La chiesa di S. Bartolommeo a Gragna- nella era tra quelle registrate mella bolla spedita ’anno' 1168 dul Pont. Alessandro Il al pievano di Fosciana , ivi appellata .$. Bartolomeo de Gragnano. Verso il declinare del secolo XVI la cura di Gragnanella restò unit di Cerretoli, quando sulle lore Poot. Clemente VIII assegnò 50 ducati al prete Pietro che egli fosse creato car. dinale di S. Chiesa. La parr. di S. Burlolumineo a Gragna- nella nel 1832 contava 3157 abit. GRAG Guecsaro in Val-di Nievole. — Cas. tolo alla chiesa di 60 fra quelle del piviere di Noe- ora nella Dioc. di Pescia, già di Lucca. Comp. di Firenze. GRAGNANO, talvolta Gaionaro, nei colli all'oriente di Lucca. —Cas giù an. che serve di nome specifico alla ch. perr. dis Nicolo, già $, Maria a Gragnino, ere di Segromigno, Com. Giur. e to sopra gli ultimi colli che ser- vono di base al monte delle Pizzorne po- sto a cavaliere della strada R. postale tn Lucca e Pescia. di 6 È quel io di Gragnano preso il Colle delle Donne, dove fron fiorentioa si accampò di passaggio nell'ottobre del 1330, e una seconda volta nel 27 marto 1342 in Grignano fermò per un mesee mezzo il quartiere generale Malatesta da Rimini capitano di che la Signori la speranza che tali forze bastassero a l- vare i Pisani dall'assedio della città di Lacca. Fu questo castelletto dominato dai no- bile da Porcari, uno dei quali, Donauccio, chiamato Sirico, nel 1039, offrì alla catte- drale di Lucca la metà delle rendite e tri buti che ritraeva dai saoi possessi di Por- cari, Tofori, S. Gennaro, Gragnano ec. La ghiesa parrocchiale di Gragnano, nel secolo XIII era la prima del piviere Segromigno. Essa nel 1832 abbrac- GRAGNARO,e Guronivo i in Valdi-Pe su. — Fed. Guicnazo in Val-di-Pesa. GRAGNANO o GRIGNANO in Valdi Sieve — Fed. Gusovano in Valdi Siere. GRAGNANO, in Val-Tiberina. — Cas. che ha dato il titolo a una ch. parr. (SS. Lorentino e Pergeatino) nell’arcipretara, . e circa 3. misi a por maest. Com Arezzo È posto in pianora alla simistra del Te- del castello di Mou. tedoglio, slato però ri per iuti po il 1833 alla comunità di Sansepolcro. — Fed. Anomani, comunità. La prrr. di Gragnano nel 1833 con tava 269 abit, del quali 126 in quell GRAG anno apparienevano alla comumità di An- "’ERAGNANO » TORRI nel Vald'Arno — Uno degli antichi comunelli HI i FE fi È ne fe t fi GRAG 4TI Lace, me che all'occorrenza di torbidi © di guerra il Granduca di Toscana po- tesse mettere sui monte di Gragno un pre- sidio di soldati. Fatto sta, che da quell'epoca in poi con- viamarcne, nè posto diri encore pica: mente sopito fra i doe popoli, le vertenze sul conlese monte per diritti di pasture, di passo, di tributi ec. GRAGNOLA in Valdi-Magra.— Vill. con sovrastante rocca denominata Castel dell'Aguila.— Esso diede il titolo a ua ra- mo dei marchesi Malaspina di Fosdinovo, Hit ui Con € Giur. attualmente tiene, e del cui capoluogo Gragnola distà circa "0 migl agrer— ria una chie pre Tri (SS. Ippolito e Cassiano ) nella . di Massa ducale, già di Lani-Sarza- ma, Duc. di Modena. ca, ed 2 sett. dal fi, Aulella, presso alla oonfienza dei soqua. Alf art. Fosarnovo fu avvertito, che if marchesato di la tre anni dopu la merte del march. Gabbriello di Foedi. castel dell'Aquila, che, nel 1418 con cc- eccupò i castelli di Ver. no, dopo assassinati quei marchesi suoi congiunti per impadronirsi delle loro terre. Ma ben presto egli pagò la di tanta crudeltà, mentre la Rep. nigiana ua buon numero di fanti e ca- valti per ritogliere a Leonardo II ciò che nen era suo, nel lempo siesso che a lui si ribellarono i suoi antichi vassalli dell’ 4- quila, di Gragnola, Vessanello, Piano, € di alre ville ediscenti, i quali ritorua- reno sotto il dominio del marchese di Fo- sdinove &ntonie Alberico L Fualla mor- questo Alberico I, (anno 1445) che uno dei di lai figli, Lazzaro III, divenne merch. di Gragnela e dei luoghi annessi. A Lazzoro II successe viel 1451 il figlio Leonardo II, il quale propegò questa li- nen di maschesi, e rinnovò cca gli altri Ci 478 GRAM mei consorti, per istrumento del 1468, petti Mena è di accomandigia com How Rep. fiorentina. Leonardo LII lasciò alla sua morte tre figli, che nel 1516 si divisero il feudo paterno. Gragnola toccò a uno di essi, per nome Galeotto, da cui passò nel march. Boerado di lui figlio. Da questo ereditò, verso il 1574,il marchesato medesimo Gio. Baitista, che lo lasciò (circa il 1603) al fi- lio seo Cosimo. Quest'ultimo, non aven- le feudo nei 1638 al fratello Alessandro, il quale nel 1642 dichiarò erede del suo marchesato Ferdinando II Granduca di Toscana. Tale disposizione dell'ultimo marchese di Gragnola bastò per suscitare uns lunga lite fra l'erede chiamato col testamento del march. Alessandroed i marchesi Mala- spina di Olivola e di Verona, i quali affac- ciarono diritti di successione, come di- scendenti del march. Antonio Alberico I di Fosdinovo. La lite ehbe termine con 1a sentenza della Corte aulica di na, che decise la causa a favore dei Ma- laspina del primo ramo di Fosdinovo; per guola mai più d'allora in poi fu distac- cato da quel distretto feudale. parr. de'SS. Ippolito e Cassiano a Gragnola nel 1832 noverata 250 abit., ma nel 1833 quella popolazione era aumenta- ta sino a 331 individui. Gran acaro, o Gaonarcio ($. Leca DI) — Fed Gaum4ccio alli Golfolina nel Val d'Arno sotto Firenze. GRANIGNANA, ° GRAMIGNANO di di ILARI in Val.d' Era. —Piccola bor; popolodi Vitis d di Lari to, di Trovasi nelle colline superiori pisane a ie] Via sulla strada comuniltativa che Li Imp. Massimiliano I. Gramignano formava uno degli antichi comunelli di Lari rammentati nello Sta- tuto fiorentino del 1415. GRAMOLAZZO si MINUCCIANO nel- la Valle superiore del Serchio, ossia nella Garfagnana alta. — Cas. cou chiesa suc- pa effetto della quale il marchesato di Gra- G: GRAN cursle (S. Bartolommeo) compresa nelle cura di Minucciano, alla cui Com. e Gi appartiene, nell'antica sua Dioc. di Luni Sarzana, Duc. di Lucca. Giace nella pendice orient. del moute Pisanino sotto le sorgenti del Serchio di Minucciano, fra le rupi marmoree e le selve di castagni. — Zed. Ninucciano. GRANAJOLA, o GRANAJOLO in Val- di Lima. — Cas. già cast. che dà il titolo alla ch. parr. di S. Michele a Granajole, i e dei Monti di Villa, nai stagni a ripiani a guisa di anfiteatro. In Granajola acquistarono podere i no bili di Vallecchia e Corvaja sino dal se- colo X, siccome lo altesta un'istrumen. to del gg1, in cui trattasi di un livello fatto da Gberando vese di Lucca, della ter ch. plebana di S. Ù che ichiara situata in /oco et finibus ubi dicitur Granajolo. — ed. Conraone. In seguito Granajola con lutti i luoghi della vicarla di Coreglia fece parte della contea di Francesco Castracani degli An- telminelli, della quale il Cas. di Granajola seguì i politici destini. —/"ed. Contcua. La parr. di S. Michele a Granajolo, 0 Granajolo nel 1832 contava 274 abit. GRANAJOLO in Val-d' Elsa — Villa Giur. e circa 3 mig]. à sett. di Castel-Fio- ice. e Comp. di Firenze, pianura lungo la strada R. traversa, ossia Francesca, alla destra del fiume Elsa, dirimpetto al bel ponte di che il march. Roberto Pucci signo re della vasta tenuta di Granajolo fece edificare sul declinare del secolo XVIII. — Fed. Guunisoro ( Posta pi) Granajolo, Monterappoli e Corbi Carbonaja, fecero parte dei molti fee- di che possedevano nel Valdarno inferio- rei conti Guidi, dimostraudolo i privi. legii ad essi concessi da Arrigo VI, nel 1191, e da Federigo LI, nel 1200 e 1247. GRAN La villa Pacei di Granajolo corrispon- de al Cas. di Borgovecchio, la di cui cap- pella, contigua alla villa, couserva il tito to di S. Maria al Borgovecchio. Il giuspadronato della chiesa di S. Mat- teo a Granajo!o dal secolo XV in poi ba subìto molte vicende. Nel 1486 apparte. neva a Francesco di Lodovico di Gira- mmonie Frescobaldi ed ai figli di Nicrolò di Paolo Frescobaldi, i quali in detto an- no setto il dì So agosto, Il Ar- iv. di Firenze Rinaldo si Cor.ini lemor. dello Bertoldo di Gherardo di Fili; € dei loru figli. (Monzm, Basil. Laurenz.) Più tardi divenne pedronato delle ca- «e Venturi e Riccardi, ed attualmente le è della mersa arcivescovile. 1 confini del comunello di Granajolo, corrispondenti a quelli del circondario della sua parrocchia, si trovano regi nella demarcazione del distretto Sanmi- miatese con il contado fiorentino fatta nell'ottobre del 1391 dagli ufiziali a ciò ti dalle respettive comunità; cioà, I dalla perte dell’ Elsa confina col distretto di Castelnunvo mediante il fiume e la stra- da di Sai to; di quà da Els, a sett. con il territorio di Monterappoli, a lev- grec. con la parr. di Celiaula mediante il torr. Ormicello, e dal lato di scir. con quella di Cambiano. La per. di S. Matteo a Granajolo nel 1833 noverava 182 abit. GRANAJOLO (PONTE »1). — Questo bel ponte tulto di pietra lavorata , largo e pianeggiante, fà cpera del matematico etro Ferroni, eseguita ml declinare del secolo XVIII a spese del march. Roberto Paoci signore della vasta fattoria omo- nima. Esso cavalca il fiume Elsa sopra otto piloni e sette archi; ciascun arco è fornito di cateratte da calarsi mediante e. onde son resi del vicino malino di Granajolo, nel quale sono messe in moto otto macine nel tempo medesimo. Gaasarozo in Valdi-Sieve. — Villa da lunga mano perduta, che fù nel piviere di S. Giovanni maggiore, Com. e Giur. del Borgo S. Lorenzo, Dioc. e Comp. di GRAN 479 Firenze. — La corte di Granajolo nel pi- viere di S. Giovanni maggiore è rammen- tia TI jatrumento dell'archivio det litana tina, to nella chiesa di S. Loreaso in Magello nell'an- no 941.— (Lusi, Mon. Bcol. Flor. T. 1 + 898). PEanarmEnI (VILLA na’) nel Valdar- mo sotto Firenze. — Villa e borghetto sul- la strada R. pisana nella parr. plebana di S. Giuliano a Settimo, Com. di Caselli ma e Torri, Giur. e 2 migl. alev. della La- stra a Signa, Dioc. e Comp. di Firenze. Prese il titolo da alcuue statue di terra cotta raffiguranti de’ Granatieri in fazio. ne sui mari della villa Fenzi. Nel poggetto che si avanza dal lato di estro assai d'a) alla villa de’Grana- tieri esisteva il castello di Monte Cascio. ti dom mel 1313 Roberto Tedesco vice Cedslingi, cha fe l'alto ipeore dial. ingi, rltimo; di la bicocta: — Ved. Casciors ( Mosrs). GRANCE, o GRANCIA nella Valle del. .. di Grosseto, ‘bene nella Dioc. di Sovana. È cituata nella ripa sinistra dell'Om- brone, a lev.-grec. della strada R. ma- remmana che guida a Orbetello, fra il col- le pietroso dell' Alberese che resia a ostro, € quello di Poggio Cavallo che è al suo maestro. Debbo pertanto quì retti ficare un equi- roco pres all'art. dcosame, dote fa ca: fusa la parr. di S. Maria della Grancia è Grance con la vicina ch. curata di S. Ro- heno all'Alberese — Fa costà alle Capan- me di Grosseto un convento di Frati Os servanti dell'Ordine di S. Francesco, i quali nel 140 abben.lonarouo quel con- ventoela parrocchia cheammibistravano. Prese dopo quell'epoca il nome di Gras cia, stante che quell ione dal verno fu douata 1833 contava 10 abitanti. GRANCE, o GRANCIA dello Spedale di Siena, — Fed. Mowna ia Val d'Orcia. 490 GRAN dino dell'Italia, facendo astrazione al suo territorio staccaio, coufina da ostro a grec. on lo Stato pontificio, dal lato di sett. con layLombardia modanese, da maestro a lib. con il Ducato di Lucca, e da lib. a ostro col'mar Tirreno o Mediterraneo. — Esso cocupa circa tre quinti dell'antica Etrx- solo corpo ria, qualora si contempliso i suoi più moti confini fra la Magr:, il Tevere, l'Ap- pennino e il mar Tirreno. Alla quale sa- perficie si deve aggiungere la parte tran- sappennina della Romagra granducale, ed una porzione di territorio transtiberino, rià conosciuto col nome di Massa Tra- ‘ia. Avvegnachè nei die territorii testà nominati il Granducato de 19 co- munità in una superficie di 576,107 quadr. agrarii, peri a miglia toscane 719 e un terno, dove nel 1833 si trovava una po- polazione fissa di 57,986 abit. Ta quanto alla porzione disunita del Granducato di Toscana , esca comprende diversi distretti all’ occidente del Ducato di Lucca. Tali sono il Pietrasautino nel la Versilia, consistente in distretto di Barga nella Garfagnana, ed i territorii di Pontremoli, di Bagnone e di Fivizzano con le poteste. rie subalterne di Albiano, di Calice ed altre 6 comunità nella Lunigiana. In tatte 35 comunità con 66,852 abit. in una su- perficie di 078,506 quadrati, equivalenti a quasi 347 migl. quadr. toscane; dire meno della metà di estensione terri. torio disunito havvi uns popolazione più ebe doppia di quella posta di là dall'Ap- pennino e dal ti Tevere. Spettano pure al Granducato varie isole del mare Tirreno, la maggiore delle quali è quella dell'Elba, che abbraccia 4 co- maunità, e che nell'anno 1833 noverava 16,450 abit.; mentre l'isola del Gigli nutri, della Gorgona, di Munte.C Tutto il Granducato, compreso il ter- ritorio disuuito rinchiudesi fra il gra- GRAN do 37° 20° e 29° 3o' di long. sd il gr. 42° i deutro i quali li- porzione di 1 a 200,000 del celebre astro- momo P. Giovanni laghirami Jelle Sosole ca posto dagli antichi dominii della repubblic + fio- rentina e di quelle iuniti giudiziaria dopo l'ultima conquista di sr (anno 1509,) meno il distretto Piom. binese e quelli delle Isole dell'Elba , di Montecristo staccati nel 1399 costituirli in discendenza Nel 1531 tatto il dominio della repab- blica fiorentina cadde della ce potere sa Medici, allorchè si dichiarò capo della repubblica di Firenze, quindi sovrano ss- soluto della medesima, îl duca Alessandro. TI di lui successore Cosimo I ampliò + vistosamenteil nuovo dacato con i seguea- ti acquisti. Nel 1546, nel vicariato di Be- gbone, giù capitanato di Castigliom del Ter- ziere, comprò dai conti di Noceto la Roc- igillina con le sue ville; nel 1549 dai sua consorte il marchesato di della Pescaja e I Isola del Giglio. Tostochè il territorio della Rep. di Sio- na venne în potere di Cositno I mediante il trattato concordato in Firenze li 3 lagl. del 1557, ratificato da Filippo II re di Spagna li 29 nov. 1558, il duca medesi. mo seppe riunire alla sua corona il domi- nio dello Stato Gorentino con quello della nuovamente spenta Rep. di Siena, co- servando a quest’ ultima un'amministre- zione giudiziaria, civile e politica sua pro- pria. Fu eselnso il territorio di Orbetello coi paesi adiacenti, stante che il re di Spagna volle ritenerlo sotto il nome di RR. Presidii di Toscana. Da quell epoca fu distinto l'uno dal T'altro ducale dominio, qualificando il fiorentino col nome di Stato vecchi il senese di Stato muovo. — Dal 1: al 1569 Cosimo II intitolavasi Duc di GRAN Firenze e di Siena, finchè nel 1569 fa di- chiarato dal Pont. Pio V, e incoronato primo Granduca, titolo che fa confermato imiliano a quel regnante ed ai suoi successori. All’ occasione del trattato del 1557 per la cessione dello Stato]senese, Cosimo I ottenne in compra da Filippo II il castello di Portoferrajo con il suo eun lizai- tato distretto nell'Isola Francesco I, Granduca secondo, nel 1574 aggiunse alla sua corvna i paesi di lo e di Riccò, e 4 anni dopo il castello di Groppoli con i loro distretti lano e gli altri posti in Lunigiana, per compra fatta dai marchesi Malaspina. Ul terzo Granduca, Ferdinando I, nel 1604 e 1606 acquistò dai conti Giov. An- tonio, e Bertoldo figli del C. Alessandro Orsini le contee di Pitigliano e di Sore- no; per modo che potò in tal guisa in- corporare ai suoi dominj quel territorio che da Cosimo I soleva chiamarsi il s0lfa- &Îtalia. ta-Fi 1 Otie nolfo di Flamminio Ottieri. stò dal March. Fabrizio -feudo di Terrarossa in Lu- nigiana. Nel 1633 il Grauluta Ferdinando II otteune dal conte Mario Sforza duca di Segni la contea di S. Fiora, e nel 1650 egli aggiunse al territorio del Granduca. to il distretto di Pontremoli per acquisto oneroso futto da Filippo IV re di Spagna. Nel 1770 il Granduca Pietro Leopol- do I co\aprò dai MM. Malaspina di Mulaz- zo il territorio di Calicee di Veppo nella Lanigiana, di cui formò una polesteria. Col trattato di Luneville del 1801 fu riunita al governo dell Etruria l° Isola dellElba, smembrata momentaneamente dal Granducato per servire di reggia 0 ub- bidire essa sola a quel Grande, cui ! Ea- ropa intera sembrava campo troppo sn- gusto alle sue gigantesche imprese. Finalmente nel 1808 furono riuniti al dominio toscano i RR. Presidii di Orbe- tello ec; e col trattato di Vienna del 1814 venne aggiunto il Principato di Piombi mo, nel tempo che fu tolta ogni specie di GRAN 438 Fiorisdizione beronzie i conti tasrchesi i feudi imperiali di Vernio, di Montsa to e del Monte S. Maria. Dirissne Eccrasrastci Das Gaspucato Bsisiono nel Granducato $ vedi arcivo. scovili,a Firence;a Pira eda Siena, e 19 cattedre episcopali, delle quali 6 sono suf- fragance dell itano di Firenze, cioè Pistoja, Prato, Fiesole, Colle, Sam- miniato : San fi ” Sono nddeti al metropolitano di vescovi di Livorno e di Pontremoli; e al metropolita. SI LI Siena, ciod Chiusi, Planta, Serene, Grossetoe Massa marittima —Levei città vescovili di Arezzo , Cortona, Volterra, Montalcino, Mi @ Pesio re d'Imola , di Fsenza , di Forlì, tutti dello Stato ponti- adizione spirituale sulla di Città le, le quali rammentano le metropoli di tre estinte repubbliche, od oltre le 19 cit- tà con sede rereovile, si contano nel Gram: ducato tre piazze forti, cioè ferrojo sede di un governatore civile e militare nell’ Isola dell’ Elba, Piombino stata ca- pitale del principato del suo nome, e Or- betello giù capoluogo degli Stati dei A. Presidi, tutte tre decorate del titolo di città, sebbene non sieno vescovili. In con- seguenza di che il Granducato attualmea- te conta oltre la capitale, 24 città con circa 180 terre, borghi, e grossi castelli murati. Esistevano nel 1836 dentro il territo- rio del Granducato N° 243 conventi; dei vali N° 130 appari a di diversi con 2358 frati. I monaste- ri di donne sotto regole diverse sono 65 con 3451 monache, ed i conservatorii per ricevere ia educazione N° 48 con 1544 482 GRAN ebiate. Totale fra religiosi, monache e o- Dblate 353 individui. Il regio magistrato della Giurisdizione, © Segreteria del Regio Diritto, prende co- gnizione di tutto ciò che può interessare i diritti della Corona granducale e dei privati nelle materie ecclesiastiche e be neficiarie, accorda il regio ereyuatur a che Fonera ir pitt ed altri luoghi non dipendoso dagli ufizj comuni invigila alla conservazione e risarcimen- to delle fabbriche sacre. Dipendono dal suo dipertimento gli economi generali de' benefizii vacanti di tutte le diocesi del Granducato, oltre le ingerenze che inte- ressano gl'individui, i corpi, i diritti degli ecclesiastici, e le materie di disciplina che, a tenore dei regolamenti leggi fondamentali del Granduca to, richiedone la sovrana autorità. Finalmente il Segretario del A. Dirit- aj to, iu coerenza della legge del 18 giug. 1819, ba la sorveglianza dell’ufizio dello Stito Civile, dei registri di nascite, mor- ti e matrimonii che accadono nel Gran. ducato. Dirismaz corsanarivi e ciuDIzIANA DELLA CAPITALE DeL Gaanpucaro se- COSDO LE PIÙ MODERNE DIFORNE. Firenze è la residenza del Sovrano, e greterio dei Di; ti di Sraro, di Lapgrintg P-Lopeit Arrau ssr8- 27. — Sono eme te dal Primo Di. presodui vettore delle RR. Segreterie, che è Segre- tario R., Consigliere Intimo di Finanze e di Guerra. Presiede alla seconda :l Di- rettore della R. Segreteria di Stato; al Va terza il Direttore delle R. Segreteria di Pinanze « della R. Depociteria; e alla quarta il Direttore del Diportimento del- la Guerra e degli Affori esteri. Per rapporto al sistema giudiziario ri- siedono ia Firease le seguenti magistra- tare disposte per ordine di precedenza GRAN I, La suprema magistratura è quella dell'Z. e A. Consulta di Giustizia e dire zia. Essa rappresenti il Sovrano regnaiie in ciò che riguarda la vigilanza del ge verno per l'ammiaistrazione della giusti- zia nei tribunali e criminali del Granducato, e per render conto al Pria- cipe, oppure per risolvere in suo nome gli affari di Giustizia e di Grazia. la soprintendenza a tutti i tribunali i di giastizia del Granducato, e ad essa fa Luopo ricorrere per le sentenze di qualun- que magistrato 0 giudice sebben delegi- i; to, allorchè mancano i rimedii onlinarii,e quando le leggi vedono col solo mer- zo di ricorso rauo regnante. È incaricata di minotare le leggi a mi- pr delle commissioni che ne riceve dal le RR. Segreterie di Stato, Finanze e i Guerra, e deve alle occorrenze quelle riforme che le sembrano utili nel sistema della legislazione toscana, oltre va- rie altre particolari attribazioni. II. La seconda magistratura gii Ilasi Consiglio Supremo di Giusti Gieile, il quale giudica in seconla 4; x pellazione le senteuze proferite dalle A; Ruote di prime appellazioni civili di Fi- renze, Pisa, Siena, Arezzo, e del Tribunale collegialedi prima istanza ere! seto con motuproprio del 31 dic. a TIL Una Ruota Criminale Essa eu. la sua giurisdizione tutte le cause criminali del Granducato, escluse quelle del Compartimento di Grosseto, i di cei Litoli si puniscono con pene inferiori aila detensione nella fortezza di Volterra, 4 la reclusione sarrogata al confino per litti di faro, mei quali casi provvede il ibunale di prima Istanza di Grosseto con l'appello in seconda istanza alla AL Ruota Criminale di Firenze. IV. Una Ruota Civile di prima appel lazione, la quale conosce in seccnda istau- za delli interposti dal'e sentenze emanate dei Magistrato Supremo di Fi- rente, dul Tribunale di Commercio della stessa città, dal Tribunale collegiale di V. Un Magistrato Supren.o Civile, che a istanza tutte le cause co- seuli 200 fino a qualrnque 30 esse ordinarie, sommarie, e- mealive, mere civili, © miste della città GRAN e contado fiorentino circoscritto dalle set- te Potesterie minori di Campi, San Ca. sciano, Fiesole, Galluzzo, Lastra, Bagno a Ripoli e Sesto. N Inoltre le cause di merito inferiore al- li scudi 200 sino alle lire aco sono deci. se da un solo auditore, egualmente che alcune cause di merito incerto. In simile modo da un solo auditore si decidono in seconda istanza tutte le cause di merito in feriore a lire 200 giudicate in prima istan- za di testà minori e dai vicarii sog- getti alla Ruota di Firenze, esclusi i vica- pe della Corona, e il Fisco, ad eccezione di uuelle di competenza degli auditori dei Corerni di Siena e di Livorno. Fa parte del Magistrafo Supremo civi- le con voto consultivo ub auditore che ha il titolo di Provveditore amministrativo ed economico, perchè a lui è affidata la soprintendenza ai patrimonii dei pupilli, dei minori e degl’interdetti. Egli Eifnol. tre l'amministrazione economica della can- celleria del Consiglio Supremo di Giusti- zia, della Ruota civile, dello stesso Magi- strato Supremo e del Tribunale di Com- anercio di Firenze. VI. Il Tribunale di Commercio è com- posto di un assessore legale e di due giu- dici mercanti estratti ogni anno dalla li- È di sua ingerenza la de- ione delle cause commerciali dei nego- zianti domiciliati in Firenze e nel circon- dario delle sette potesterie minori. L'asses- sore legale inoltre adempie alle funzioni di giudice commissario in tut falli- capitale. VII 4l Presidente del Buom-governo tiene la direzione speriore della Polizia e del Buon-governo per tutto îl Grandu- cato, e corrisponde perciò con (ulti i Di. rlimenti e Ministeri. Egli al rano per il canale della Le X Cone sulta gl'impieghi provinciali di giudica- tura. — Dipendono da lui i tre commis- sarii della città di Firenze e tutta lu for- 2a civile esecutiva dello Stato. Ha inoltre Ila facoltà d'imporre delle pene economi- che nei termini preseritti dalle leggi è dai regolamenti veglianti. GRAN 485 VIIL I tre Commissariati della città di Firenze sono designati coi nomi di tre Quartieri; 1 8. Spirito alla sinistra dell’ Arno, a $. Croce, e 3 &. Maria Novella che abbracciano metà per ciascheduno il Quartiere intermedio di £. Giovanni alla destra dello stesto fiume.—-Essi giudicano nel civile i prima istanza le cause di un merito non superiore alle lire 70, ed è per il loro organo che il Presidente del Buon Governo fa eseguire gli ordini di polizia, e governativi. Dirisionz Gorensarira x Groviziania Pza LE CITTÀ DEL Gasnpocato FUORI DELLA CAPITALE. Nell ordine governativo e giudiziario il Granducato ha quattro Governi provin. ciali, i di cui capi, appellati Governatori, iedono in Siena, in Livorno, in Pi in Portoferraje. Ciascuno di essi ba un consaltore con titolo di auditore del go- verno, il quale pe iziari le attribuzioni dei vicari regii I Governatori di Livorno e di Porto. Serrajo, oltre il dere al civile, hanno anche il governo militare nella circoscri- zione del loro territorio. Il Governatore di Livorno estende la sua giurisdizione militare e sanitaria a tutto il littorale to- scano, mentre quello di Portoferrajo si limita alle Isole dell'Elba e di Pianosa. Tutti i quattro Governatori rappresen- i per l'osservanza per il buon regolamento del- la provincia amegnata loro. Inoltre sono superiori locali nelle materie di Buon-go- verno e di polizia, soggetti però in que sta parte alla direzione del Presidente di Buon governo. Sono finalmente nel Grazilucato cin- que Commissari regii, resident seto, in Aresso, a Volterra, a Pistoja ed in Pontremoli, Quello di Grosseto , ossia della Provincia inferiore di Siena, so- pravverle all’ economico in tutta l'esten- sione del Compartimento di tal nome. Il Commissario R. di Aresso estende la sua di Castiglion-Fiorentino, di Cortona, di San-Sepolcro, di Aughiari, della Pieve Stefano e di Sentino. riedizione " tremoli, sopravrede per gli affari di Buon. Figino Fivizzano e tempo la criminale deve ri Veggi, huon regolamento e peli sit ii siritorio di ss giariedizione. co. mani a i Comumiserii regii, uni quelle dei vicarki loceli melle ma- terie criminali per tutta l'estensione del. l'imtieo loro viesriato. Essi centenziano in prima istanza tutte le cause ordinarie, semmerie, esecutive, mere civili, commerciali di dette città e loro territorio, siano di um merito superiore alle seo. Nelle cause di un merito info riore giudica in prima istanza il loro can- io pesate aa ipogei tanto cancelliere suddetto quanio dal pote. stà di Calice e dai Vicarii RR. di Fiviz- zano e di melle canse di un me- rito inferiore alle lire a00 si ricorre al Commisserio R. di Pontremoli; ma per di maggior merito alia Ruota ci- quelle vile di Pisa. Il Commissario R. di Grosseto limita speciale. to alla elasenzione giudiziaria bra menti di Pisa, di Siena e li Arezzo, in ognuna di saddette città risiede una Ruota Civile come nella capitale, mentre la Ruota di Grosseto con il Motuproprio del 31 dicembre 1836 è Jorn Spiri sebilito a Tribu di prima istanza civile e mine oracle giada te pei Wa istanza di Latte le cause civili che supe- rano in merito certo il valere di lire 400, ed im seconda istanza proferisce sentenze nelle cause appeliabili state decise dei tri- buneli inferiori del Commissariato R. di Grosseto. Compete sì tribunale medesimo il comeseese « risolvere le domande d'in- Com- esistenti si puni: GRAN terdizione. Nelle materie criminali è com- a decidere le cause relative a de tti ed a trasgressioni che si commettes- sere nel terziiorio della Provincia inferie. re di Siena, e che dalle leggi cd omservenze di 1 dicembre 1836 i vicariati di Fiati cdi ono glia con le potesierie dipendenti de que- 20 ultime (meno quella di Castagneto che fu aggiunta al vicariato di Rosignano), ‘vennero stacenti della Ruota di Pise, e Sreenti al Tribunale di prima inatze di mentre Lat l'economico LAG cario di Compiglia dal di Volterra è passato sotto quello di Grosseto. N° L Paosrerro per Cisconnaze pasza Rovers Corna pi Finauss con 1 sos TAIDUNALI SONALFEZIA DISPOSTI PER ce sis aLrazance. Nome dei Capeluo- , Vienz. di IV sensa Potesterie Empoli, Vie.di III di. Mootelupo > bee a Ripoli FIRENZE, Magistra. Fiesle to Supremo, e Tri- { Galluzzo bunal di Commer- ) Lestra a Sigua dio 8. Casciano Firenzuola, Vie. di IV classe sensa Potesteria ;, Cerreto Guidi Faceechio, Vic. di IT Gostel-Franco di sotto Marrodi, Vic. di IV sclazse Pelsazuolo Modigliana, idem =— senza Polesterie Borgo Buggiano Peocia, Vic. di I cl. è Monte-Carlo Monsummano GRAN Vome dei Copoluo-. _Nomedei Capo- ghi di Tribunali Col. luoghi delle Pute legiali,Commissaria sterie dipendenti. ti e Vicariati Regii. nane, _r Montale Purosa, Trib. Colle. ) Samboca giale Seravalle Tizzana Pontassieve, Vic. di III classe Dicomano Carmignano Praso, Vic. dil el. d Mercatale di Ver- nio Radda, Vic. di IV cl. “Greve Bocca $. Greffe ci Premileore fe. di II classe Y Terme Uci Sole Castel.Franco di San-Giovanni, Vic.di ) Lama IU clane igline Reggello Terranuora Sea Marcello, Vie. di II classe senza Potesterie San Miniato, Vic. di ( Casel-Fiorentino Montajone 1 claze tì Montespertoli Barberino di Mu- Scarperia, Vic. di NI ) _ gello classe Borgo S Lorenzo Vicchio Votreasa, Commina. riato Regio Pomarance = N.* II. Paosrerro per Cinconpano veLt4 Ricora Cirie di Pisa cor stor Tur- BUSALI SUBALTERSI DISPOSTI PER ORDINE atraseTICO. Nome cc. come sopra. Nome ec.comme sop. n ic.di IV cl. senza Potesterie Barga, idem idem Fivizzano, Vie. di Il classe Albiano Leri, idem Chianni Peccioli Luvorso, Magistr. Ci. vile e Consolare Pietrasanta, Vic. di I classe” anti ‘senza Polesterie Seravezza GRAN 485 Nome dei Capoluo- —Nomedei Capo ghi di Tribunali Col- luoghi delle Pote- lesiali,Commissaria- sterie dipendenti. ti e Vicariati Regii. NO PISA, Tribunale di prima Istanta Bagni di S. Giu liano Pontedera, Vic. di Il classe Palaje Poxrazzoni, Commis- sariato Regio Calice Portoferraio, Vie. di y Langone Il cl {x Marciana Rosisnano, Vic. di Castagneto IV classe {austin Vico-Pisano, Vic. di II classe * senza Potesterie N.° HIT. Paosrerto DeL Cinconpanio DELLA Rvora Cirice pi Siexa con 1 stor Tare BUNALI SUBALTERNI DISPOSTI PEA ORVINE ALFABETICO. Yomeec. come sop. pai Nome ec. come sopra. — Abbadia S. Salvado- Asinalunga, Vie. di f X° III classe Ra Casole, Vic. di IV cl. {ion Radicondoli $ Cetona Chianciano Sarteano Barberino di Val. d'Elsa Poggiboi San-Gimignano "pato di Ve Chiusi, Vic. di Vel. Colle, Vic. di II cl. Montalcino, Vic. di fon NL Vesco. IV classe vado Montepulciano, Vic. di UT clase senza Potesterie Pienza, Vic. di Vel. San-Quirico Radicofani, idem —1San-Casciano de Bogni Gartelnuoro della SIENA, Tribunale di } — Berardenga prima Istanza Monticiano Sovicille da 496 GRAN N° IV. Puosrarto DEL cisconp4zo DELLA Ruor4 civine p° Aaszzo con 1 suor Tu- BURALI SURALTERNI DISPOSTI PER ORDINE dLpaszrico. Nome dei C. Nome dei Capo. ghi di Tribunali Col. luoghi delle Pote- legiali,Commissaria. sterie dipendenti. ti e Ficarioti Regii. no _— Anghiari, Vic. di IV f Lippiano classe Monterchi si ‘Bucine AREZZO, ite Sabbiano Castiglionforentino, Vie. di IV cl. sensa Potesterie Cortona, Vic. di el. Frint x n ivitella Monte 8. Savino, Vic-$ Fojano li ILE classe Luci, iguano Pieve 8. Stefano, Vic. di IV classe senza Potesterie Bibbiena Pratovecchio Rassina Strada Sansepolcro, idem senza Potesterie Sestino, Vic. di IV cl. Badia Tedalda di cl. N° V. Paosrzrro peL Ciscoxoanio DEL Tusunaza Crvits e Carminare DI Gros. s3ro com 1suo1 Tarsunai sUBALTERNI DISPOSTI PER ORDINE ALFABETICO. Nome cc. come sopra. Nome ec come sop. nu vu . ((Cavil del Piano Arcidosso, Vic. di 11 )Cinigiano Monticello cane Rocca Albegoa È Sante-Fiora Campiglia, Vic. di IV clame Moateverdì Castiglion della Pe- f Gavorrano cole. Vie. di V cl. \ Giuncarico GROSSETO, Comm. ( Campagnatico Regio,e Vic.di IVJ Pari classe ( Roccastrada Giglio, Vic. di V dì. ‘sensa Potesterie Manciano, idem idem GRAN Nome dei Capoluo. —NomedeiCapo ghi di Tribunali Col- luoghi delle Pote- legiali,Commissaria. sterie dipendenti. ti e Vicariati Regi. _—r bea Ani Massa-Marittima, i- terotondo dem rata Orbetello, Vic. di IV clane Porto San-Stefano Piombino, idem sensa Potesterie Pitigliano, Vic. di IV classe Sorano Scansano, idem Moatiano = Divisione Mirirans ps Granpocaro. Il Dipartimento di Guerra è solito la direzione di un Coi iere T.e R. Se gretario di Stato. Il comando generale del- * le truppe di linea è affidato a un Generale maggiore; la R. Guardia del Corpo e quel- la R. Palatina ricevono gli ordini dal Principe regnante, o direttamente o per il mezzo del Maggior domo maggiore. Vi sonn due Governatori militari, a Li- vorno e all'Isola dell’ Elba. Quello di Li- ‘vorno a il comando della stessa città, suo porto e distretto con tatto il litorale tosca- no, com] le isole del Giglio e di Gor- gona. Il Governatore dell'Isola dell'Elba ha il comando militare della detta Isola € di quella di Pianosa e loro dipendenze. I Corpi di truppe del Granducato con- sistono in due Reggimenti di Fanteria, in un Battaglione di Granatieri, uno di RR. Cacciatori a cavallo, un corpo d'Invalidi, Vetera uno di Artiglieri tre Bat- taglioni di Cacciatori volontarii di Costa, e in quattro compagnie di Cannoaieri .guardacoste sedentarii dell' Elba. Dirisione Economica £ SursariciE Tuaeroasate osL Graspucare 1n Tuasarzana. La Toscana granducale tutto divisa in tre pro Pisana, e Senese; quindi con la legge del 18 marzo 1766 fu suddivisa la Senese in superiore ed inferiore; finalmente col meotuproprio del : novembre 1835 venne ripartita in cinque Comparlimenti. restò prima di Pagg alter; GRAN Sino dal 2» giugno del 1769 con So. trano motuproprio fu creato il diperti- mento della Camera delle Comunità so- stituita all'antico magistrato dei Nove Conservatori del dominio fiorentino, a quello dei Capitani di Parie, e agli Uf- ziali dei Fiumi. Dopo la restaurazione il so\rano motuproprio de' 27 giugno 18; destinò quattro Soprintendenze conuni- talive, tante quante erano Je Camere o Compartimenti territoriali del Granduca. to. Le quali Camere erano presedute dai respeitivi Provveditori sotio l'ispezione di un Soprassindaco per governare l'eco- sonic, dell Comunità, Luoghi pii, Ao e Strade. Vor la legge del 1 novembre 183.5 alle quattro Camere di Sopri: allativa, che esistevano a Firenze, Pisa, Siena € Grosseto, ne fu aggiunta una quinta da risedere in Arezzo. Nel temp» steso venne la carica di Sopras- sindaco insieme coll’ufizio che ne dipen- ra dea, affidando ai Provveditori delle Ca- mere dei respettivi Compartimenti le in- tabenze del Soprssindaco. di In cocseguenta di tali sovrane di; sizioni i Provveditori delle 5 Camere. di Srprinten lenza comunitativa con imme- dista dipendenza dalle II. e RR. Suxre- terie dirigono esclusivamente gli afbri crosomici delle Comunità e Luoghi più comanitativi, soprintendono al i dei fiumi, GRAN 487 nomica dei Bagni di Monte-Catini, men- tre la direzione dei lavori spetta al di- partimento del Corpo degl’ Ingegneri. Così la Camera di Pia alle attribuai ni generali di tutte le altre Camere juistra gl’interessi delle masse spese dell'Arno e scale Inoltre il Provveditore della Camera me- desima presiede la depatazione generale amministrativa de’ fiumi, fossi e canali della provincia pisana. È poi di speciale attribuzione della Ca- Sieun la soprintendenza ai be- data del Sovrono, il nefi mente 242 comunità in Terraferma e 5 nelle Isole. Al ioro servizio provvede civile di notabil ri) preseduta dal gonfaloniere, mistrata dal cancelliere comunitativo, l’ u- mo e l'altro di nomina sovrana. I cancellieri comunitativi per natura del loro impiego sono i consultori legali delle comunità e degli stubilimeati co- i castodi degli archivi muni- cipali, ed i ministri ii del Catasto. "Sono mm essi sotto l'immediata strade provinei se perla perte cosmo. mica si favori strade regie, dei ponti € strade pro‘ ali, dentro i limiti del ciscoedario del loro Comparti. menle respettivo. Giascano de’ 5 Proveeditori esercita la, ma giurisdizione in tutti gli afari benel pi laicali È di sua attribu: ione L'esame ed approvazione, trata fa- coltà, de'contratti livellarii e di tuti gli sitri istramenti che si celebrano dai. mp presentanti Je comunità, looghi più, e monti del Presto, o di Pietà. Di speciale competenta della Camera del Compartimento di Firenze è la sor- veglianza all’ Azienda del monte dei Pre- nti della capitale, e l'ammiisirazione eco- ducato sono 79, divise in cinque classi, in guisa che una cancelleria comprende nella sua giarisdizione una, due, e tal- volta auche quattro e cinque comunità in della importanza degli affa- ri e della vastità del territorio. Il Compartimento di Firertue conta set- te città, compresi la capitale, cioè, Fi- renze, Fiesole, Punia Pi Prato, Sanminiato e Volterra. Esso abbraccia novanta Comunità sotto 28 Cancellerie. Rapporto alle comanità dipendenti da una stessa cancelleria, vedasi il Quadro delle Comunità all'art. di cissena capo luogo di Compartimento. Il Compartimento fivreniino ha una 1,876,645 quadrati agrarii, 488 GRAN corrispondenti a miglia toscane 2336 ]; delle quali miglia 84 }, peri a quadr. 67,814, sono occupate da corsi d’acqua e da pubbliche strade. Sulla stessa superfi- cie territoriale nell’anno 1636 esisteva una popolazione fissa di 671,857 abit. Cosicchè presa la media proporzionale, e concedendo alla parte transappennimica ciò che si detrae dalla popolosissima valle dell'Arno sopra e sotto a Firenze, verrebbe-. ro a riparlirsi nel Compertimento fioren- tino circa 288 individui per ogni miglio quadrato.—ed.la tavoletta prima qui ap- Romagna Guanpucate. ‘ompartimento di Pisa, oltre il eapoluogo di Piss comprende tre altre cit- tà, Livorno, Pontremoli e Portoferrajo.— Innanzi le riforme compariimentali del 1834 e 1837, esso contava 56 comuni tre delle quali, cioé, Piombino, Campi. glia e Suvereto, furono date nel 1834 al Compartimento di Grosseto, cui inoltre le di sono siate aggregate nel 18397 due altre cumunità, cioe, Monte-Perdi e Sassetta. Quindi, se si contemplano le ultime ri- iorme dell’anno 1837, il Compartimen to medesimo si troverà ridollo a 51 co- n:unità sotto 14 cancell Delle quali comunità 30 sono nel Territorio unito, al- tre 4 nell'Isola dell'Elba, e 15 situate nel Territorio disunito della Veni della Lunigiana e della Garfagnana granducale. Le 5» comunità del Compartimento pi- suno di Terraferma, inuanzi le ultime ri- forme, abbra 987,587 quadi scane; dei quali quadrati. 47,530, ossiano miglia 59, spettano a corsi d'scqua e stra» de. Vi stanziava nell’anno 1833 una po- polazione di 307,616 abii corrispondenti in proporzione ripartita a 350 individui per ogni migl quadralo. Non si conosce esattamente la dimen- sione territoriale dell'Isola dell'Elba, do: mounilà del pont atinn di Pisa nel 1833 ammontava a 323,838 abitanti. GRAN 3.n Compartimento di Siena, di cuiè capitale la stessa città, abbraccia trenta» quattro comenità, fra le quali vi sono quattro città, cioè Siena, Colle, Montalci. noe Pienza, ed ha 10 Cancellerie comuni talive. — Occupa nel totale una cie di 1,006,358 quadrati, equivalenti a 1253 } migl. quadr.; delle quali quasi migl. îg, ossiano quadrati 31,208 sono e corsi di scqua e per pubbliche vie.— trovava nel 1833 una popolazione di 134,320 abitanti; che litamente corrispondono a 109 1 individui per ogni miglio quadrato. 4. Il Compartimento di Arezzo, dicui è capoluogo la città medesima, compres. de 49 comunità con le cinque città di 4- rezso , di Chiusi , di Cortona, di Moate- pulciano edi Sansepolcro, il tetto anni. nistrato da 17 cancellieri comunitativi. Euso occupa una superficie territorie presso le quali migl. 41 f circa, pari a 33,260 quadr sono da corsi di acqua e da strade .—Nel 1833 vivevano costà 211,939 tanti, corrispondenti in proporzione media a 156 individui per ogui migl. que: drato. 5. Il Compartimento di Grosseto, di cai questi città è capoluogo, contemplato 2 tutto il 1833 contava 18 comunità, una delle quali costituisce l° isola del Giglio. Comprendeva allora quattro città, cioè, ittima , Orbetello, le territoriale di 1,372,712 qu drati agrarii, equivalenti a migl 1709"; dei quali quadr. 30,574 ( pari a mig. 38) 6 i da corsi d'acqua e da stre . Vi stanziuva nel 1833 una popolazio ne di 59,926 abitanti, dei quali 1502 is- dividui spettano all’Isola del Giglio. Doe- dechè esistevano in Terraferma suli Lei cui ralenti a circa 33 - indi. lio quadrato. Però al cino di 1837 il Compertimento di Grosseto era anmentato sino a 23 come nità, distribuite in 8 Cancellerie.— Ped. la tavoletta seconda della pagina 495qui appreso. UJIU VUE Iv viiivion suse merino ie sore voli 11946 segui 4106 secc orti Lori 16016 166% . s , ti LI tI . . LI , CU] 4 U e s L] DI s LYN 130 OVANNN MOVIMENTO della Popolazione del COMPARTIMENTO Di PISA dal ‘prima delie ulti: erritoriali. NUMERO DEI NATI a vanune | rorsce 258,184 263,059 267,097 286,356 291,795 295,500 3og,3ty 312,245 316,042 319,819 323,838 s a . a ti . a ' ri ' ' a x tI OIIGVUGI I INVVILIVIFE SU AMIVWSI I dito 1sg6gi eby'Lgr Cegtsri oue'ter Lertser eog'ecÌ gvo'cei gls'eei ggotiei ocy'ber corger agr'sei oes‘csi oloner Giro grl'ozi ICI bul'bir sgesgri , ' £ DI 1 tI £ 1 ' ' mona | imper fUVN tono va ; . “FIXFI |1LvN 120 ANCIZYIOdOI OVAKON MOFIMENTO della Popolazione del COMPARTIMENTO in AREZZO dall'anno 1818 al 1836 inclusive. 08,8 183,499 By 187,634 i800 188,743 1834 233,535 1835 n26,6,8 228,616 z a io LL NUMERO DEI MONTI roraLe 5y90 5 53iy NUMERO pu MATRIMONI NUMERO DUI NATI ma tono GENITORI 324 45° CENTE. NARS susluvsenelc-urvsvne uva 130 OVINON *1]2140134423 SULIOfiy SUITIZA 0) BImIRZ®A MOR SAIINIOU) 969! fw grgr cewo.s/0P OITESOND 19 OENARIENIATMOI 179 suorsepodo Co OINTMIAON 1,348,759 1,365,708 8,393,3%61 1,601,336 09,184 T,621,997 27,040 1,696,785 26,991 9 é 8 8 7 4 3 E) DI 6 8 4 2 8 RIC APITOLAZIONE della Popolazione e della superficie territoriale del Gaanvucaro în Terraferma nell'anno 1833. 653,338 307,316 134,320 221,999 i] 5.° Comr. pi Grossxro 58,624 Totale della Te ferma del Gre.rducato, dbit.n®1,375,417 —__———_—_ RIC APITOLAZIONE della Popolazione e della superficie territoriale del Granvvcaro in Terraferma ..ell'anno 1836 secondo le ultime Riforme. 1,870,645 23367 840,193, 1045 1,006,358 1353 1,841,764 RILLI 20,105 it.n°1,418,156 | Zot.6,385,045 Tot. 7951 } | Tot.180} | Totale Abitanti . . . n° 1,436,985 496 GRAN Diraarinznto pxr Carasro. La prima istituzione del Catasto in Fi- renze rimonta all'anno 1388, sebbene un estimo daziale fosse stato proposto fino dal 1366 sotto il governo del conte Guido No- vello vicario regio in Toscana per il re Manfredi di Sicilia; mas quell’estimo non ebbe effetto, e invece fu una delle cause molrici dell'espulsione del vicario ghi- bellino e del suo partito dalla città e do- aninio fioreatino. — Dal 1288, variando sempre metodo per difetto di giusta riper- tizione delle guivenze, si arrivò al 1437, anno in cui Giovanni di Averando de’ Mc- dici propose alla Siguoria la riformagione dal 27 maggio, mercè cui fu stabilito il tasto, sopra del quale i puamente Cotto pe dl que pripazmenie vezze dei cittadini arruolati, distribuiti, e accatastati nei libri detti della Deci- ma dei qualtro Quarticri della città, cia scuno dei quali ieri era suddiviso in altrettanti gonfal Per altro non sempre uniforme resal- tata la quota che assegnavasi agli acca- tastati, mentre se la riformagione del 27 raggio 1437 determinò la gravezza impo- mibile sulla decime parte del fruito netto degli stabili, a ragione del 5 per cento, degli bi, gine ol 5 pr cn fondiaria venne compulata, dirò quasi a scaletta, cioò, a proporzione delle entrate del contribuente. Dondecbè coloro che avesano soli cento fiorini di rendita netta daogui aggravio pagavano di decima il 3 per cento, quelli che arrivavano a 200 fiorini di rendita pagavaco il tre e mezzo per ceuto, il 4 per cento chi ne aveva 500 di rendita libera, e così gradatamente au- mentava la deci fino alla rendita di mille o più fiorini, che pagava il 5 per cento di censimento. Non ostante siffatto provvedimento, col quale ripartivansi le gravezze in proporzione delle forze di coloro che «dovevano sopportarle, vi restarono sempre due difetti radicali. Il primo era quello ludere nelle liste ca- sottoposte alle leggi e imposizioni dei go- verni esteri. L'altro vizio derivò dal com- prendere nella distribuzione delle gra vez- GRAN ne l'industria personale. Tali difetti con- tinuarono a tenersi in vigore simo a che, nel 1494, la Rep. fiorentina ordinò la for- mazione di un nuovo censimento che in titolossi Decima per i fondi urbani, Esti. ano per quelli di contado; e tenendo fer mo il principio già stato adoltato del cea- simento sopra la decima parte delle ren- dite per i beni stabili compresi ncl domi- nio fiorentino, seanero escluse le proprie- tà che i citta possedevano nei terri- lorii esteri, togliendo dal catasto le lase dell'industria, del traffico e di ogni altra sorte di frutto che non rinasce. In tutte le riforme anteriori e posterio- ri alla Jesee del 1494 si adottò il prin cipio di rile la Decima, o dalla ren. dita degli stabili, o dalla stima che resul. dava istrumento di compra, dai li- bri degli Estimi dellecomunità, nei quali trovavansi iscritti i beni fondi, o dalla perizia che si ordinava agli stimatori del- le Leghe del contado, e nei casi di contro- versia, dalla stima di altri periti giudi- cialmente deputati. Prima della riformagione del 1534, con- fermata nel 1570, e convertita in legge per tutto il Granducato, non vi era differen 22 tra il modo d’imporre la Decime agli stabili della città e contado fiorentino, e a quelli del suo distretto. Avvegnackè sino all’epoca testè accen- mata fu introdotta la consuetudine di ri- levare la decima catastale sulla valuta de- gli stabili a ragione di den. uno e mezzo perogni fiorino d'oro, corrispondente a lire 41 e soldi 3 per ogni mille fiorini d'oro di capitale; vale a dire, che fu cab colato a ragione del sei percento il frel- to di quel capitale, di cui era gravata hl Decima pei terreni e case del distretto fiorentino. Tanto più onerosa riesciva poi una tal prodiale, in quanto che gli stabili situati nel distretto fiorentino erano soggetti, ol- tre all’estimocatastale, alle gravezze delle respettive comunità , nel territorio delle uali si trovavano situati: e in quanto die glistabili dai cittadini fiorentini una volta acquistati nel distretto erano esen- ti dalle gravezze comunitative. Donde ar- iva che il censimento delle comunità cadeva quasi per l’intiero sopra i terreni dei distrettuali. Cotesto metodo continuò a praticarsi sino alla legge del 1570, con- GRAN fermata nel 1590, mercò cui venne tolto un tal privilegio, obbligando i cittadini, abbenchè ascritti al libro della Decima in Firenze, a pagare al pari dei distrettuali le gravezze ilovute alle respettive comu- nità, nel cui territorio si trovavano i lo- ro possessi siluali. Ma nel progredire dell’ età si affaccia- rono sempre nuovi difetti, o per errore di misura, o per inesattesza di siima, o per omissione, o per complicanza di pas- saggi di beni fondi, o per progressivo au- mento di case edificate, e di terre incolte rese produtlive, © viceversa. Per riparare a tali ed altri simili di- sordîni, il governo francese, dopo che eb- be incorporato al suo impero il grandu- cato di Toscana, fece eseguire le mappe, le misure, e le stime parziali dei beni fondi di varie comunità. Alla qual opera si rivolse ben to l'animo benefico del Granduca Ferdinando III, allorchè resti- tuito ai voti del suo popolo nel dì 7 otto- bre 1817 ondinò la legge fondamentale del ‘moderno censimento per tutta la Terrafer- ma del Granducato, per ricondurre la di- stribuzione delle gravezze iche ad tina misura eguale e con proporzione ade- quata alle rendite dei beni stabili, mercè di un nuovo generale estimario, che vo- leva che fosse compilato con intelligenza, con uniformità di sistema, e con quelle migliori regole che la scienza, l'arte, l’one- stà e l’esperienza dovevano suggerire. Con altro motuproprio del 24 nov. del- lo stesso anno l'Augusto Principe affidò a una deputazione la direzione di sì im- portante lavoro, sia nei rapporti metrici, quanto nei rapporti economici. L’opera era quasi presso al suo termine, quando la legge del 1 nov. 1825 instituiva una So- printendenza alla conservazione del nuo- vo Catusto per invigilare e dirigere il cen- simento dei fondi urbeni creati o aumen- tuti dopo la compilazione di quell' esti. mario, e per soprini del dazio prediale correspettivamente ai eangiamenti delle proprietà fondiarie e lo- ro volture estimali. Finalmente col motuproprio del 31 di- cembre 1834, essendo già siato messo in ività il moderno Catasto, fu soppres- di Soprintendenza e creato un Conservatore del Catasto con speciali al- tribuzioni. tendere alle divisioni miglia GRAN 49 Dirastimzuro pasta Acque 3 Srnuoe. Questo dipartimento ripete la sua cres- zione al Sovrano Motuproprio del 1 nov. 1825, ol quale fa istituito wa Corpo d'I- gegneri d'Acque e Strade sotto l'i del Soprintendente alla conservazione del Catasto. In seguito la legge del 3: dicem- bre 1834 stabilì indipendentemente dall’ Ufizio del catasto quello relativo alla di- rezione dei lavori di Acque e Strade. Questo dipartimento riunisce in gran parte le attribuzioni degli antichi ufiziali de’Fiumi e dei capitani di Parte Guelfa, la cui istituzione rimonta all'epoca della Rep. fiorentina. Ma chi diede il primo impulso a tale institazione fa quel gran Principe che risvegliò in Toscana l’agri- coltura, I industria, e il commercio dal loro letergo, soccorrendo l'una e le al- tre con disposizioni magnanime e libe- rali.— All'art. Fiutsaz, vol. IL peg. 248 fagià avvertito, che senza valutare le atra- de maestre rettificate, e quelle che per mancanza di tempo non restarono ultima- te, Pietro L 1 nella sola costrazie- ne di dieci strade regie nuove impiegò la somma di 5,573,916 lire toscane. Il Granduca Ferdinando III, seguitan- do le tracce dell Augusto genitore, volle che l'utile di queste grandi comunicazio. ni fosse risentito prontamente anche uelle parti più interne del Granducato. Quindi con motuproprio dei sa febb. 1793, ri- chiamato in vigore con l'editto de’ 13 sett. 1814, fa introdotto l' utilissimo sistem: degli accolli delle strade comunitative. Fi nalmente con la legge del 1 nov. 1835, dato vita al dipartimento delle Acque e Strade, l'Augusto Legislatore ba in tal guisa provveduto all'unisona utilissima direzione e sorveglianza dei lavori di pon- ti, corsi d° neque e strade. Lestrade accampionate nel Granducato a tutto il 1832 correvano lo spazio di 7042 lia toscane, cioè: Lunghezza delle Str. Regie. . mig. 72 — delleSte. Provinciali.» sei ” — delleStr.Comunitative» 543t Lunghezza totale . . mig. 7042 Ad eccezione di un direttore speciale, il Corpo degl'ingegneri rimane qual era nel 1825, cioè, un Consiglio centrale degl’in- Tue Ispettori resi. denti nei capoluoghi di Compartimento, e gl’ Ingegneri de'respettivi Circondarii. tribuzione di questo moderno di- imento la formazione e discussione dei progetti del Principe, la sorveglianza del- P'esecazione tanto dei lavori di acque e strade per conto regio, quanto dei lavori di acque, strade e fabbriche per conto co- munitativo. Spetta al Direttore la sorve- glianza salle operazioni degl’ Ispettori, sotto-ispettori ed ir i di Circonda- rio. Egli propone all’ esame e risoluzione del Consiglio degl' Ingegneri tutti gli af- fari di sua competenza a forma della legge del 31 dicembre 1834, ed in coerenza del regolamento ed istrazioni dei to dic.1826. Lo stesso dipartimento ha la direzione dei lavori ai Bagni di :fortecatini e lam. ministrazione del Padule di Fucecchio. Con la legge del 1. nov. 1835 tatta la d' ingegneri erdine di ani appresso esserlo stalo riconosciuto che al- cani di quei circondarii erano troppo va- sti per non potersi ben sorvegliare da un sulo ingegnere, vennero perciò divisi in due sezioni la minore delle quali fu affi data alle core di un ingegnere giuniore, cui fu dato il titolo di 4yato: comecchè egli debba al pari degli altri riferire di- rettamente con l'ispettore del suo Com- partimento. —_——————=z Cinconpasn per Comparrimzzzo * Fioxsurino. Residenza degl'In- gegneri e i territoriale di cia- seua Circondario. eaana Bosso S. Lostsso Superficie imponibi- le, quadr. 194,426 Corsi d'Ao queeStre. de quadr. 5,044 Nome delle Co- munità comprese nei respettivi Cir- condarii, n Borgo S. Lorenzo Vicchio Scarperia Betberino di Ma- gello San-Piero a Sieve Vaglia Vernio GRAN Residemadegl'In- gegneri e superficie territoriale di cia- scun Circondario. — Caerar-Fionzernio le, quadrati 93,470 Acque e Str. 12,373 Exrovi Sopericie ponibi- rati 71,878 Acque © Ste. 3,499 SI Firsoce Superficie imponibi- )Ssa le,quadrati 68,347 Acque e Str. 3,524 Superfici a) ibi He, quadr, 125, Acque e Str. 3,874 F5RENZE Superf. tot. q. 1556 Gatsuzzo Superficie imponibi- le, quadrati 66,308 Acque e Str. 2,755 soci po: i. innponibi- le, quadrati 83,433 Acque e Str. 5.569 Sa Movicrima di sErcgonde, Fosa Sa Acque e Str. 3,874 Mowsmrmazo Superficieimponibi- Je, quadrati 47,590 e Str. 1,336 25,422 Gi Nome delle Co- munità comprese nei respettivi Cir — Castel-Fiorertino Certaldo Moplajone Empoli Lastra [Capraja Montelupo (Cerreto {Firenze Galluzzo Bagno s Ripoli Casellina e Torri Legnaja Rovezzano Sanministo Fucecchio S. Croce Custel-Franco di Monte-Catini di Val-di-Nievole GRAN GRAN 499 Besidensadegl'In. Nome delle Co cerca n on territoriale di cia. mei respottivi Cir.-—Craconsani per Conrasrimzzro Superficie imponibi- Rn Pea mit Erquednti 4 i Aoque e Str. 1,298 Lun Marliana Superficie imponibi. ) Fauglia Porno © ( Pontassieve le, quadre. 120,303 | ColleSalvetti Superficie imponibi ) Dicoicamo ee N (LT rar: 131408 ) Looda Luvonso A * %3°9 ( Pelago Superficie imponibi. Pur Prato le,quedrati 27,007 Seperficie imponibi- Î Cormignano Acque e Str. 871 quadrati 62,905 Pu Sert tai) Cc E le quadrati 78,491 ) Cascina Divisione di Cirnalei < Ride Piece ii Pontedera Sax-Cascaso ( Sen-Carciano Portiere Caponsoli anni Val. Superficie imponibi. )Vico-Pisano Bientina le, quadr. 100,349), d'Ela le, quadrati 48.902 Acque e Str. 3,430 ( Moutesperioli Acque e Str. 2,347 lenta Gassara in; )S Sofia Superficie imponibi- i de, quadr. 145,694 Ema erre Porrizmori Acque e Str. 4:30 (/Sorbeno Snperficie imponibi. Sus-Mascetto (Gan Marcello le, quadr. 119,283 Superficie imponibi. ) Se*-Ma Aequee Str. 5,633 le, quadrati 53,385 VS na Acque e Str. 1,286 Supertcic impe i fin Supericieimponibi impooibi- ie imponibi- le, quadrati 81,474 | Cantagallo pride ignota Acque e Sir. 3,307 ( Tizzana Acque e Sir. ignota 300 GRAR GRAN . Dicizione di Circondarii e Residenze BesidensadeglIn. Nome delle Co Fate A, n n © dinilosrri Eliteriale di cia. nei regpettisi Ci. Residenza degl'In- Nome delle Co- scua Circondario. condarii. Llieriale di cia. ni regpottivi Cir. beettoni n scan Circondario. —condarii. Montalcino Bacaconvento vana — Mosrazano [terrible Superficie imponiti- $ Quo Banca (h. ‘205,359 |) Pienza Acque e Str. 7,879 n ® Verquedmti 0,978) TP S. Giovenni d'Aseo Acque è Sir. 1063 Rasoi Ratto Superficie impenibi. ) Fiizzamo ci Empoli Cesellina in Chi Je quadrati 59,193 ) Atbieno eStr nto Acque e Str. 3,514 sità Cavriglia Superficie imponibi. ) Palaj: Picci S'ciriono dee imponibi. ) Palaja roca sciano de”! Fini ei 035 | Tairiziot papa Bela & Salvadore " Aoquee Str. 4,044 (p; van Saperi i ponibi-) Bagni di S. Gio- nn Castagmajo Fede: rele veleiiano Rassconzoni © \Cetele Ù Superficie i: ibi- È Fonsnae ni È, quair. 200,570 | Chiusdino Sepricitiniionaz, ) Custel-Nuovo di Acque eStr. 7,520 Mootieri Acque e Str. 3,303 Eli sepolti irta; jOrcisso Superi.tot. quad. 484 {003 le, quedrati 69,857 $ Riparbella Divisione di Circondarj e Re. Cossellina Morit- Ciro e Residenze Acque e Str. 2,088 (“tima di Ajuti-Ingegneri. Mame del terzo di rr es Soma Gua Seperficie ibi- / Masse del terzo di Cisconoazs ses Conramuzsro le, quadrati 91,682 \__S. Martino . Acque e Str. 2,432 / Monteriggioni Sarzss. Residenza cc.come Home «. com rr sore. u Cinconnani per Conpanrimzero — — Aeczaro Arcano Beridensa ec. co Nome cc. come imponibi- | Castei. Nuovo della =” , quede. 157,839 —— — Acque e Str. 5,205 T rada A arez Cosca Colle — ros 0 bd Castiglion-Fieren- La paria epr See-Gimignano le, ‘quadr. 196,635 tino Aogue e Sir. 1,934 Poggibonsi eStr. 5,281 peer GRAN Residenza deglIn. -— Nome delle Co- gegneri © superficie: munità comprese territoriale di cia- mai respottivi Cir- scun Circondario. condarii. _—_ Conrona Superficie imponibi- le, quadr. 135,7; Acque e Str. 4,354 Moxraretciano Superficie imponibi. le, quadr. 113,825 AcqueeStr. 2,817 — Cortona Asiualunga Torrita Montepulciano Chiusi Città Sarteano Chianciano Cetona Montevarchi Castiglion — Uber- Monrzvazcn tini Superficie imponibi- le, quadrati 84,003 Acque e Str. a,prs Pasva San-Starano Superficie imponibi- le, quadr. 153,489 Acque e Str. 4,805 Superficie imponibi. Li ibi- sorridi as AcqeseSir. 3,856 San-Sarorcao Soperficie imponibi- Je, quadrati gr,191 Acque e Str. 3,334 Motte nta Ma PARA ee di Ajuti-Ingegneri. Castel-Focognano Rosa Chiusi ia Casco. Superficie imponibi. le, quadrati 67,: Pisibry 1783 )S Chidgneno Fosso le, quadrati 85,017 Acque e Ste. 2,282 vu GRAN 501 Residenza desl'In —Nome delle Co gegneri è superficie munità. comprese territoriale di cia- mei respettivi Cir- scun Circondario. condarii. — —_—— San-Giovanni Castel-Frauco di sopra Pian-di-Sob Lero San-Grovam Saperficie imponibi- le, quadrati 68,048 Acque e Str. a,126 Terranuova Cinconv.an pr Comparrinznro Guosserano. Saperficie imponibi- le, quade. 19,59, SCI Acque Str. 6,070 Superficie imponibi- Je, quadr. 145,429 Acque e Str. 2,534 supchto impomibi. le, quadre. torri Acquee Str. , ,910 Massa -Manrerima Sapertcioimponiti- le, quadr.334,341 eStr. 3,906 Superficie imponibi le, quadr. 199,795 Acque eStr. S,utr Divisione di Circondarii e Residenze di djuti-Tngegneri. Supesicio bi- ) Orbetello ie imponibi- le, quadrati 92,617 ) Isola del Giglio Acque e Str. 1,561 A DI Rocca-Strada Campagnatico 502 GRAN GRANELLI (MONTE). — Ped. Mos- re-Guasizci nella Valle del Savio. GRANIA, o GRANCIA m CRETA, nel la Valle dell'Arbia. — Cas. con chiesa ple- hena (S. Martino ), cui fa annesso il po- polo di S. Angelo a Ponseno, nella Com. Giur. e 6 migl. circa a pon.-macstr. di Asciano, Dioc. e Comp. di Siena. Risiede in una piaggia creto fra il fosso Grania che la bagna a pon.-msesir. ed il torr. Arbiola che gli pasa del tao lato di lev., pirciaregini sip rioni Arbia, Îl quale scorre ee di Grania verso libeccio. tibeccia. Fra le membrane della badia Amiatina una dell'aprile 1038 fa scritta in S. Mar. tino dicto Grania. È un contratto, col le Guido figlio di altro Guido, e brando figlio di Ranieri dei siguori di Sarieano ad Alpichiso abule del mon. di S. Salvatore del Monte Amia- ta di non molestario nei beni che i monastero possedeva nel contado di Chie si, ricevendo eglino per tale promessa sol 100 dall'abate predetto. La pieve di S. Martino in Grania e il castello omonimo si trovano rammentati nella bolla del Pont. Clemente III, li so aprile 1198 a Buono vescovo di Sie- na, all’ ocessione in cai furono mati alla cattedra senese gli tichi diritti che ema aveva sulla pieve di S. Martino in Grania, e nello stesso castello. Anche la badia di S. Eugenio presso Siena, chiamata il Monietero avevi dale da Rotoszioni i in Grania, in Vescona, in edinalivi della Val-d'An bia, remmentate nelle pontificie di Alenandro III (anno 1176) e d'innocea- 10 III (anno 130) ) 11 comanello di Granie è quello di s Moriino in Grazia ferono riuniti sotto na cola amministrazione ecomemica al- la comanità di Asciano con iale dei 9 dic. 1777.— Ped. Ascuno della Nella chiem di S. Martino in Grania esiste wa hel del cav. Francesco Vanni, descritto a lungo dal Pad. Gugliel- mo della Valle nelle sue Lettere Semesi. (Tom. II.) Francesco Alberti denominato il Pos. tonto, verso la metà del secolo XVI, fu pie- vano di questa chiesa di Grania. Non deve confondersi il Grazia o Gras. cia di Creta con il castello delle Graace dellospeiale di Siena, mentre questo cor- risponde al cast. di Montisi, cui spetta un fatto d'armi ivi accaduio nel 1554, quan- do quei viliani coa straordimario anli- mento ne sostennero la difesa contro l'im peto delle armi Austro-Ispano-Medicre, sa- crificandosi la maggior parte per la difeni della patria. (Axmrnar. Zetor. for. lib. 34) La parr. di S. Martino in Griaia nel 1833 contava 159 abit. GRASSINA nella vallecola dell'Ema— sit. del Galluzzo, Dice. e Comp. di Fi "E siteato in piamera alla bese orienta. le del poggio di Mezzomonte e poco lungi dal colle su cui risiede la semidiruta roc- ca di Moatanto, alla confluenza del torr. suo Grassina nella fivmana dell’Ema, sul tri- quelle Lap- edi Mesaomeate, 0 dell meta. posizione di Grassisa sullo sboc. 00 di tre strade doveva esserti un qualche fortilizia, tostochè il castello di Cascina è rammentato ia una membrana del s: 1229, fra quelle appartenute alla ora nel A. Arch. “asivionia vata im Valdi Magra. — Cas. il psese più vicino al varco della Ci- sa sull'estremo confine della Toscana con SÌ decato di Parena, cieca un migl. sci. strada parmigiana della Cisa, cmia dell'antica via Francesca pontremolese, accoglie il Civaso/a appena esso arriva fn Val-d'Antena. L'Ape di Gravagna cscodo coperta di pescoli alpini e di faggote indica linda. GRAZ stria dei suoi abitanti, la quale nella mas- sima perte riducesi alla Quitorizio, e al mestiere di taglialcgue e di tarbonero. La parr. di S. Bartolommeo a Grava. gna nel 1833 contava 987 abit. GRAZIANO in Val-Tiberina. — Picco lo Cas. con ch. parr. (S. Lucia) cella Com. a grec. del Monte S. Maria, Giur. , Dice, di Città-di-Castello, Comp. di Arezzo. Trovasi sull’ estremo confine del Gran- ducato alla destra del torr. Erchi presso da ima di Monte-Citerone, alle base base Mosse S. Marie, e appena 3 migl. = pon della Città-di-Castello. Ignoro se da questo luogo il casato l'il- lastre famiglia ! di San-Sepolcro. La perr. di S. Lucia a Graziano nel 1933 Reverava soli Sp shit GRAZIE (EREMO pece) © De Aco. na — Ped. 'Acona (Gosso se) nell'isola dell’ Elba. — (S. ANDREA a1-1) — Wed. Sraana (S. Asnata 1) presso Colle di Val d'Elsa. — (S. MARTA asce) nel Val d' Arno essentinese. — Cas. già denominato il Casalino, quindi designato con quelle della sua chiesa parrocchiale, nel piviere, Com. e circa due migl. a maestr. di Stia, sesi Giur. di Pratorecchio, Dioc. di Fiesole, Comp. di Arezzo. Risiede in monte dalla perte sinistra’ dell'Arno sopra la, torre e Cas. di Porcia- mo, bongo l'antica strada che dsl Casenti- di ne passa in Vai-di fiere per $. Leolino del Conte e per Londa. Prendera costà il nome da S. Maria delle Grazie una fattoria del R. arcipe dale di S. Maria Nuova, dal di cui i» vio. fu estratta copia di ana supplica che Lorenzo Salucci Trolalingo nel 146 pre seutò al Poat Niccolò V. Trov: ta quella fattoria situata in foco gui dici- tur Casalino infra metas plebanatus ple- bis $. Mariae supra Staggiam, prope ca- siram Portiani Fesulanae dicecesis, est querdam cappella sub vocabulo B. Ma- rice verve Guazio nuncupata. — (Fuso. Mosozio, Dello stato del fiume Arno). Questo documento pertanto ne assica- ra; che il Casulino di S.Maria delle Gra. tie sopra Porciano è afliuto diverto dal- pure S. Maria per titolare della sua chiesa parrocchiale. — Ped. Casatmo nel Val d'Arno casentinese. La parr, di S. Mariu alle Grazie nel 1833 contava 110 abit. i GRAZIE (S. MARIA parte) nel sa- burbio meridionale di Arezzo. Conven. toe chiesa de' PP. Carmelitani Scalzi nel suburbano di S. Croce, Com. Giar. e Comp. di direzse, dalla qualcità dal fosso Pingoae, e a da puello della Ficchieraja, fra la stendo BI dell’ Adriatico e la postale diretta a ol Tel luogo del convento di S. Maria le Grazie esisteva anticamente ta Frate Tenta, che il popolo di Areste tenne in una specie di superstizion venerazione, siccome fu amerito negli atti dei SS, Mar. tiri Gaudenzio e Columato pubblicati dai Bollandisti sotto li 19 giugno, e nella vita di & Bernardino scritta da S. Giovanni pistrano, e siccome lo prova una deli- berazione del magistrato civico di Arezzo dei 19 maggio 1455 pubblicata dal Guar- im una nota alla sua disertazione sulla Via Gate. Pad Accuusorri mt Anzsso, In quel documento pertanto si racoon. ta, che quando $. Bernardino predicava Fan to) in S. Francesco fuori le mera i Arezzo, esisteva nel subarbio meridio- nale'la Fonte «Tente, alla quele quel po- palo soleva secorrere a stuolo per i re- spomsi, nella stessa guisa che ai tempi del pagsnesimo i ricorreva allomecolo di Del- . Vedute tali stoltezze, S. Bernardino fé ce alla tarba un energico sermone, quin di con una scure in mano, messosi alla te- essa sta dei suoi ascoltatori, si diresse al fonte designato per atterrare il supposto oracolo ninfale, sicceme fu tosto eseguito, riem- piendo il teogo di macerie s di mi. Poco dopo il magistrato di Arezzo de- cretò che in quella stessa località fosse edi- ficata una chiesa in onore della Natività di Maria SS. delle Grazie, preso la quale fu poscia eretta una clausera. — Vi en. tratono nel 1504 i Frati Gesaati, i quali afiziarono la stessa chiesa fimo alla sop- pressione del loro Ordine (anno 1688). Allora h medesima fu ridotta a benefi- zio semplice, e coa titolo di comorenda 504 GRAZ abesiale ad ogni vacanza conferivasi del vescovo di Arezzo. Ma uno di quelli abeti commendatarii, sotto il dì 16 merto 1695, con l'annoenza dell'ordinario cedè la chie- sa delle Grazie con la clausura annessa ai le temporarie soppressioni timo scaduto e di quello che corre, fu re. learned arti il bellissimo atrio davanti la chie, lavoro pregevole di Benedetto da Majano, siato a lungo descritto nelle vita di lui dal sto tr pi fre per ve Twori celo scorso onde evitare la spesa della re- staorazione, nel tempo che si ricostruiva im forma più piccola la gradinata dinan- zi all'atrio del tempio medesimo. Meriterebbe per se sola usa descrizio- ne la tavola a metto rilievodell'altar mag- con fine artifizio lavorata da Andrea Robbia ad ornamento della pittura della B. Vergine colorita da Parri di Spi nello celebre pittore aretino. Un'altra buona tavola esiste vella ap pe. a cornu cpistolae. Essa rappresenta Nostra Donna cea S. Bernardino ed al- tri Sami, dipinta circa l'anno 1456 da Nenni di Lorenzo de' Bicci di Arezzo. n quadretto dell'altare a destra di ci eutre in chiesa, esprimente la Nati: Reilentore con S. Caterina V. e 3. e “ besto Colurabino, è opera lodata di Ber- nardino Santini. GRAZIE (S. MARIA verza) nella Val le dell Ombrone pistojese. — Ped. Sa- romana GRAZIE (8. MARTINO vera MA DONNA ezz1) nel suburbio settentr. di Montepulciano in Vat-di-Chiane. — Bor- gala e chiesa perr. sulla strada R. loare- tana, quasi en migl. fuori della porta di Gracciano, nella Com. e Giur. di Mon- tepaloiano, Dioc. medesima, già di Arez- '20, Comp. Aretino. Fucostà in origine un convento di frati GRAZ Chiesa di S. Maria delle Grazie fuori delle mura di Montepulciano, da esri per l'ed- dietro abitata, il prenomimato Legato poa- tificio ordinava a Buonsignore de Buon- signori di For, ed a Silverio di Cortona ‘vicirio del vescor di conferire la suddetta chi chierico Rocco de’ Chiarugi lontepul- ciano. Quindi lo stesso cardinale Legato, con lettere del 3 agosto 1526, dirette ai so- pranominati Baonsignore e Silverio, sog- giungeva, che appena conferita al chieri. co Chi i la chiesa di S. Maria delle Grazie in nome della S. Sede, lo mette» sero della medesima al possesso. Tale documento pertanto ne induce a dover credere, che la data cronica indica ta dal marmo posto nella parete della stes- sa chiesa non sia troppo esatta, o chei Carmelitani ritornassero nel convento me gino molt’ anni dopo di averlo abben- to. Certo è che la comuni Montepul- ciano rivendicando i suoi diritti ritornò al possesso di quella chiesa, e forse poste GREG riermente nel 1361 vi richiamò i Car melitani dell'Osservanza, i quali vi stet- tero sino al 35 luglio del 1774, giorno della ione di quel convento. fm di ciò la stessa chiesa di SL Maria delle Grazie fu dichiarata parroc- chia invece di quella di S. Martino pres to le mura di tepulciano. rr. di S. Martino alla Madonna di Pienza, già di Arezzo, Comp. di Si Grecena è rammentato nell'esame dei testimoni sentiti in Siena nel 715 dal no- taro del re Luitprando, nella causa che simo d'allora agitavasi fra il vescovo sene- se e quello aretino, a motivo di giurisdi- zioni diocesi me. GRECIANO o GRECCIANO in Valdi Sieve — Fed. Guuzzazo. GRECIANO o GRICCIANO in Val di Tora. — Fed. Garmso. è GREGIGNANO in Valdi Sieve. — Ped. Gucsenazo. GRECIOLA in Val di pere. di SL migl a scir. di Bagnone, Dice. di Pontre- moli, già di Luni-Sarsana, Comp. di Pi- sa. — Ped. Gasoraza. GRECO, : PIEVE S. STEFANO nella Valle del Serchio. — Due borgate che davano il titolo a due chiese parrocchiali (S. Andrea a Greco e S. Stefano a Torri ) riunite alla seconda che è chiesa plebana, nella Com. Giur. Dice. Duc. e intorno ® 4 migl. a maestro di Locra. Queste due borgate situate in collina alla destra del torrente Freddane costi- tuiscono una delle sezioni della compnità di Lucca, dove nel 1832 contavanri 459 abit— ed. Tosa: (Pieve mi S. Srevano a). GREGNANO o GRAGNANO nella Val. di-Magra. — Ces. dove fino al declinare del secolo XVIII fa una chiesa perr. (S. Lorenzo di Gragnano) nella Com. Giur. dell’exfendo di Tresana o Trezzana, già dei marchesi di Mulazzo, ora dello Stato Estense, Dioc. di Lani-Serzana. Le notizie storiche dei Signori di Gra- gmeno subfeudatarii dei march. Malaspina di Mulazzo sembrano doversi applicare Magra — Vil. gerno nel 1745 contava 330 abit. GREGNANO o GRAGNANO ip Val-Ti. 3 migl. a sett. di Caprese, Giur. della Pieve S. Stefano, Dioe. di Sansepolero, già di Arezzo, Comp. Aretino. È posto sulla fiumana Siagerne presso . la confluenza del torr. Tritesta che viene dal monte Foresto sotto la rocca di Chiu- si. — Fu uno dei casali dei conti di Gal. bino e Moatauto rammentato nella divi- sione di beni fatta li 12 marzo 1o8s fra l’altra parte, del castello di Anghiari com tutti i beni e pedronati di chiese che quel- la famiglia teneva nella valle superiore del Tevere, e specialmente di tutto ciò che possedeva nel piviere di S. Cessiano in Stratina (Caprese) sino al fiume Sin. » dove nell'ottobre del 1014 venne celebrato un atto di permuta di beni tra l'abate del mos. di S. Salvatore in Popano e quello della bedia di S. Fiora di Arezzo, fra i quali beni è specificato @n pezzo di terra posto in Gregnano nel prenominato piviere. (Camc1, Continuo sione della ceri de‘ march. di Focene > lo di Gregnano fa tra gli 11 co. mundili di Ga riuniti in un sol con pope fa Carazze. 35 19976.— La srt Maria a Gregnano nel 1833 noverava 56 abit. (S) atta TORRE nella Val-di-Nievole.— Fed. Torsz a: Orraatia. Gasrins (88. Lacore e Cuisrorazo di) Jn Val.di-Merse. — Chiesa e casale da lune #0 tempo. la cui wbicazione era sulle pendici sett. del monte di Gerfalco, mel circondario della distrutta pieve di Sorsciano. Si può arguire taito ciò de va documento dell'anno 1353, coì quale Rai- le esistito so- ca 6 migl. a maestr. di Fuosochio, Dic. di Samminiato, già di Luca, Comp. di Firenze. i Riforisce a cotesto di ù € all'ospedale di 4. Naro ca Frate «i Foderigo LI dell'aprile 1244 i dell’ 8. Martini di io ed ci pula si. de Greppio od cjus potesto Tn questa stessa lacalità di Greppio, nei confini del Gallieno, esisteva un malino che un tal Sardo di Simone nel 25 1225 rinuaziò ai frati dello spedalé d'Al- topsscio. — (Ance. Dire. Five. Maeccolte tir Cage rape li Altopascio). Forse è lo spedaletto nel comune del Gelleno di cui la meo- chio dell’anno 1401. Dopo tali documenti bicazione dell'amtico di S. Marti no ia Geeppio il Galleno, lascierò nd altri giudicare se fa errore quello di aver collocato nel registre delle chiese Iuo- chesi, redatto nel 1260, l'ospedale di £. lore di Diecimo che precisano l'a- Ta una chiesa di £. Mertino di Groppo fa celebrato un contratto da un molare del duse Guelfo di Spoleto e marchese di To- scana nell’anno 1160. GREPPO, GREPPI e GROPPO. — Varie borgate e vici presero e conservano GREP il nome di Greppo dalla lore posizione che ordinariamente suol essere im un ripido risalto di poggio, o supra una rape scoscese che Greppo 0 Groppo ap- pellasi. Tali sono fra gli altri il Crespo Greve, il Greppo-Zungo nei monti di Camaiore e la villa di Greppa di Co- i ntiglion Fiorentino.—Lo stesso dicasi dei luoghi che portano il sonignole di Crop , i quali inconiransi di (requemte pi nil nella Val di Magra, punti ee no il Crespo di Begnone, il Groppo di Godano, il Groppo-Fosco di Terrarorsa, Il Gropno di Licciana, il Groppo S. ro di Fivizzano, il Groppo d' Alosio di Val d'Antena, il Groppo di Bela, di Pe- nicale cc. ville e casali tutti sitanti sopra lame, o di scoscese balse nei monti della Lauiziana. — Ped. Gaorro. GREPPO-LUNGO e MONTE BELLO nella Viersiagiesi pupi — Due Cas con castollere sopra discoscese balae nelle ia di $. Stefano a Montebel- lo, già filiale delta pieve di S. Felicita ia Val-di-Caviello, attuaimente della colle. ginta di Camajore, nelle cai Com. Giur. o i due casali trovansi compresi, Dioc. e Duc. di Lecca. Ebbero signoria im entrambi i castel sederano LE quei delle 45 ville del distretto di Prato che diede il titolo alla dirate ch. parrocchiale di &. Michele, il eni popolo da lunga ma- no fa annesso a quello di S. Martino = Pupigliano, nella Giur. Dioc. e cir- gl. a sett. di Pesto, Comp. di Fi- renze. T1 poggio franante di Gresciavola spor fe alla destra del isenzio sopra il ca- nale che conserva il nome della località. Un istrumento del 1o sett. 1213, re- gato in Firenze, rammenta uo Seldense del fu Guglielmo da Grerciaulo, il que le, previo il consenco del potestà e cos- GRES soli di Firenze comprò da due coniugi due pezzi di terra posti in Val-di-Bisenzio sot- to la villa di S. Lucia, ia luogo detto Pe- polo. — ( Ancs. Dirt. Fion. Carte degli assisie al sinodo tenuto in Pistoja li 26 aprile 1313 dal vescovo Ermanno a cagio ne della colletta che doveva imporsi al cle- Il popolo di S. Michele a Grescimala nel 1551 abbracciava g fuochi con 45 abit. GRESSA nel Valdarno casentinese. — Villa e rooca con chiesa parr. (Sì Iaco-, po) nel piviere di Partina, Com. Giur. e circa 3 migl. n sett. di Bibbiena, Dioe. « Comp. di Arezzo. Riziode la rocca salla cresta di un pig- gio, il eni fianco velto a grec. è bagnato dal fosso che il vocabolo di Gressa une dei confluenti dell’Archiamo. Sino dal secolo XI il cast. di Gressa aveva due recinti di mura castellane. Es- so dipendeva nel le come nello spirituale dai recoti di Arezso, i quali spesse volte recaronsi ad abitare costà fra i loro vassalli a guisa di villeggiatura. trovava infatti nel 149 il vesco- 70 Geglicinino 4 li Ubertiai, nel g febbrajo mpetl’ul beer brr fn TAASTIcie dhe iveceno coatribuito con le loro elemosine all'edi- .mone figli ficazione del nuovo spedale di S_Maria de’ Ponti sul Castre, allora situato nel sa- barbio, rinchiuso quindi nella città d'A- rezzo. Nel 1357 I PIINC gare alcuni suoi debiti, il cast. di Gressa ai Fiorentini, dalle cui. armi nel febbrajo del 1259 venne assediato, san, Cronica Lib. VI cap. 67), — Ved. Conrona. questa lezione il di l successore vesc. Brandino de'conti Gui tornò a soggiornare in Gressa, dove in- fari egli risiedera nel giugno del 1299, nel mentre che egli spailì ana bolla alla badessa Camaldolense di S. Giov. Battista a Pratovecchio per autorizzarla a far tra. GRET 807 sincare niella ch. di S Benedetto in Area- no le reliquie dei Santi dalla chiesa di S. Hlario a Pulia ch'era di giespadronato di quei mon. — ed. Pura di Arezzo. Ul Comunello di Gressa prima dei Re- golamento, che lo riunì ammi too di Bibbiena © contava 170 ‘GRETI (| (S ANSANO ra) nel Valdi no inferiore — ed. Amano (S.) m Gasri. GRETI (S. DONATO m) nel Val.d'Ar. no inferiore— Villata con ch. par. nel pi- viere di S| Prà Battista in Greti, Com. e circa migl. 3 { a cstro inci, Gier. di porte ice. di Pistoja, Comp.di Firense. Risiede alla base meridionale -del mon- remotissimi è divenuto il distintivo ‘ Fialectimda, giacchè se ie trova fatta memoria in una carta pistojese del 767 e in altra del 780 della badia di S. Savino Pisa. — Fed. Beans (Vizza pa) nol 'al-d'Arno inferiore. La chiesa di S. Donato in Greti fa di ito dei conti Guidi insieme con quando (atta la contrada omonima, siccome lo pro- va un diploma dell'Imp. Federigo II Pei 3249 a favore di Guido Novelle, e di Si- del eoate Guido di Modigliana, ed il contratte del 1255, col quale i me- desimi fratelli venderono DA une di Firenze la di loro gi prizdizione sopra pi parere chiese, fra le sono specificate nel Val.d'Arno pi S. Bartolomneo di Streda, $. Maria di feîa il titolo di potestà di Vinci e Cela Cesazro-Guise, e Vince del Veld'Arno inferiore. La parr. di S. Donato in Greti nel 1833 contava 3s0 abit. GRETI ( PIEVE) nel Val-d'Arno info. riote. — Una «delle antiche pievi dedicate al Battista ed a S. Ansano, nella Com. e quasi 3 migl. a ostro-cir. di Vinci, Giur. 506 GREV GREV di Cerreto Guidi, Dice di Pistoja, Comp. alla sua destra la grandiosa villa di Ur. di Firenze. zano appartenuta alla celebre famiglia fio. Risiede nelle colline cretose che servono rentina di tale casata, ora a quella ma. di lerabo fra il monte Albamo e la sponda gnalizia de' Masetti di Firenze. Davanti destra dell'Arno. — È quella pieve di Gre- a Uzzano la Greve, piegando Verso lib ti jentata nel diploma di Ottone III, e quindi ritornando nell: spedito da Roma li 35 febbr. del 998 sd » sccerchia da tre lai Aptonino vesc. di Vi hio-Maggio, di dove iu seguito fu tolta di ponte di Mercatale. Costà fra il poggo che insieme con le chiese battesimali di di Colle-Bonsi e quelli che scemciono a li). Casale, di Lamporecchio o di Spanerec- dell'Impruneta,la fiumana rivolgersi a pre. chio state poi recnperate nel secolo XI sotto i colliamenissimi di Percessiaa, per dalle mani dei laici per le cure del vesc. quindi lambire la base orientale del pug- di Pistoja Nidebrando, siccome lo appe- gio de' Scoperi, e rodere nell’ opposto lat Jesò il Pont Pasquale Il in una bolla di- il pietroso masso di Montebuoni, al quale reita allo siesso prelato li 14 novembre gira intorno da lev. a pon. Finalmente del 1105.—(Zaccasta, doecd. Pistor.) voltando a scir-grecale s' incammina ver. Quindi la pieve di Greti fu tra quelle so la base occid. del Monteuto, su cui sie che vennero confermate a Graziano ve- de regina la chiesa e convento della Cer. scovo di Pistoja da Fi I con diplo. tosa. Costà presso si unisce alla Grere, ma dato in S. Qeirico di Val-d'Orcia li e in lei perde il suo mome il fiumicel- 4 giugno del 1155. Ciò non ostante va lo Ema. secolo dopo il di lui nipote Federigo Il Dilà rivol la direzione d: sell (anno 1247) assegnò le rendite e il pe- a maestro isce alle falde orientali i dromato della stessa chiesa ai conti Gui- colli di Marignolle e Scandicci, quindi di, dai quali nel 1355 fa rinunziato con varca la strada pisana sotto il pon! se altre giurisdizioni, alla Rep. Fiorentina. Fed. Frurticolo precedente, € Amaso (S.) i, di sotto di Firenze, dupo fai in Bipiati gito di as migl. r. della pieve di S. Gio. Battista’ GREVE (BORGO se) — Borgo sell in pala nel 1835 aveva 035 abit. strada provinciale chiantigiana, caohx- GREVE fi. (Greve fumen).—Fiamama godi comunità e di potesteria, con chiesa che ha dato il nomea una vallecola, a un parrocchiale (S. Croce) nel piviere di S borgo capolsoge di comuniti, a più vil- Creci a Mosteficalle, ore Mortefioralle, late è popoli posi presse il corso delle mel vi: to di Radda, Dive. di Fiesole, .— La Greve trae la sua sor: Comp. sod dalle Ile pendici settentrionali del Riziode lungo lago la ripa sinistra della fia. i geni il some del distrutto castello mana, della quale porta il nome, alla ba- iebes Stinche, costituente uno de’ooatraf- se orsentale sio di Montefioralie. Surti orcidentali dei monti del Chienti, nel gr. 43° 35° 3° latil. e 28° 58° 6” long. 41 quale staccasi nella direzione di 14 migl. a ostro-scir. di Firenze, 8 migl. Lib da dal I giore fe dota Badisocia di a maestro di Radda, alirettante a sett. della le sogne € le vellocola Castellina del Chianti, 19 migl. a grec. delle tip asp qui dal lato oppo- di Berberino di Vald'Else, 10 ‘ ato versano nel pon.-lib. di Figline, e altrettante a scie. Gianta al I cenale di Montagliaci | la Gre. di San-Casciano. ve accoglie i rii che scendono dai poggi N castello di Greve lo treso rammen- di Lamele, di Torsoli e di Casole; quia. tato in un istremento del 15 giug. rot di scorrendo il suo alveo da scir. a mse- celebrato a Greve presso il castello, e in siro pessa rascate il Borgo di Greve, che un altro del 1 logl. (1085, allorchè S. Ber. incentra alla cua sinistra sppiè del poggio nardo Uberti nell'atto di vestirsi moss- deve fu il castello omonimo e dov'è l: co nel mon. di S. Salvi donò a quel cr cur pieve già sotto il Litelo di S. Crosci a_nobio fra gli altri beni quelli che pose Mons-Ficalle.— Un miglio a sett. del deva in Greve— (Ance. Dire. Fion. Fe- detto Borgo la famana della Greve lascia die di Passignano e di Pollombresa). GREV In sostanza questo luogo era un piccolo borgo del piriere di S. Cresci a Monfical- , nella diogesi di Fiesole, cresciuto vi stasamente di esse e di abitanti in grazia della sua favorevole lucalità e dei suoi anercati settimanali. Avvesnaché il bor- go di Greve è porto sulla strada maestra del Chianti que paesi più centrali della Val di Pesa, della rualinente distaute dai il GREV 509 Val d' Elsa, e del Valdarno sopra, e pres- soa Firenze. zione, che si riporta nella tabella gui sotto, popolo nell’anno 1551 non vavano 696 abit. con 159 faochi. Movimento della popolazione del Borgo di Guers a tre epoche diverse, divisa per famiglie. Comunità di Greve. — Questa comuni» tà si este:nde fra la Pesa e i monti selten- del Chianti fino presso a S. De- mato in Collina, in una superficie terri- toriale irregolare, la quale sscopa è 49055 uadrati, puri a migl. 61'toscane; dei fi quadr. 1011 spettano a corsi di e a pubbliche strade. — Vi stanzia ta nel 3833 una lazione di 8849 abit. a ra- individui per ogni ni parte di scir. con quella te il contrafforti Resa staccasi dai monti del Chianti fi di Torsoli e quello della Badiaccia di Montemuro, il quale contrafforte s’inoltra da grec. verso lib. per il io delle Stinche fra la vaile supe- riore della Pesa e quella della Greve. Alle sorgenti del ‘borro delle Stinche, che trova presso il distratto castello omonimo, il ferrilorio comunilativo di Greve cambia ostro per incamminar- si alla base occidentale del poegetto del del . di Monte Ripaldi sino al ponte del. la Pesa sulla strada chiantigizna. Costà la Com. dells Castellina del Chiau- ti, con la quale dopo aver vollato faccia da vb ostr.a lib. fronteggia mediante la corren. te dello stesso fiume fino allo sbocco in esso del fosso delle illaue. Cotesto con- destro della Pesa serve di limi- Com. di Greve e a quella di Bar di Val d'Elsa, rimontandolo insie- une sul fianco orientale del Peggio a Pen- i che le feta valledi Pesa da quelle dall Greve, arriva alle sorgenti del borro di Fontanelle ‘presso Tracolle, dove subentra a confine la Com. di San-Casciano. Si toc- ca con essa questa di Greve lungo ii fosso di Stormo, € piegando a maestr. acqua- pende nella fiumana del suo nome: di là rivoltando la faccia a lib. seguiia l’anda- mento dell’ alveo della stessa fiumana di Greve fino allo sbocco del borro Calosisa, che fluisce alla sua destra. Alla confienza del Calosina in Greve la Com. ia discorso trova di fronte quella del Galluzzo, con la quale confina da lib. a maestr. rimontando il Calosina, quiudi i fossi di Sorheto e del Frassine, finchè arriva sui poggi che separamo la Val di Greve da quella miuore dell'Ema, nella 65 sa0 GREV cui fiumana discende mediaute il borro delle Mortinete. Allo sbocco di questo ca- nale comincia la Com. del Bagno a Ri- poli, con la quale l'altra di Greve cammi- ma di conserva dal lato di sett. rimontan. «o per Castelraggeri nei poggi di Val-di- Riabiana, donde dirigesi verso Montemas- si. Dia pel crine settentrionale dei monti che stendo! maestro di Monte Scalari il territorio di Greve innoltrasi sino pres- “so a S. Donato im Collina. Costassù sot- tentra alla Com. del Bagno a Ripoli quel- la di Rignano, con la quale si uccompa- gua dal lato di grec., ma dupo corto tra- gitlo entra a confine con Palira di Greve la Com. di Figline, percorrendo insieme la giogana de’ monti che chiudono s pon. la valle superiore dell'Arno. Cosicchè pas- sando sul crine del pog olo, si dirige a Monte-Scalari, dove li prime fonti del borro Aag ja tri butario del torr. Cesto nel Val-d'Arno su- periore. Di la proseguendo sulla schiena orientale dello stesso monte arriva alla Fonte al Grillo, che pur'essa si scarica nel torr. Cesto. A questo confluente il territorio comu- mitatiro di Greve cambia direzione da lev. a scir. per rimontare sulla cresta del- la giogana alla | Case al Monte, dove cessa la Com. di ine, e sottenira dal lato di lev.scir. quella di Ca iglia. Con que- tra di Greve cammina lungo il gio- la Badiaccia di Montemuro, do- suno 0 che paciniioa il territorio co- munitativo di Greve sono ire; me che rasenta la comu to di lib.; 2.° la fiumana della Greve e il 3° l'Em. I mooti più prominenti del territorio uesta comunità sono il Mfoate-Sca- al primo, mentre quello di Moute Runtoli sporge isolato a lib. toja elta, fra le sorgenti dell'Ema e la fiu- mana di Greve. Fra le strade rolubili avi la provio- ciale chiantigiana, che attraversa la co- munità di Greve nella sua maggior lun Ghezza di circa 14 migl. da scil. a ostro. ige Ri romanaal Ponte di Pesa: quella che per Mercatale guida a San-Casci.no, e la strada muova che varca il poggio di Ciatoja alta per entrare nel Val-d'Arno superiore sino alla R. aretina oltrepassato La natura del terreno spetta alle rocce stratiformi appeubiniche; fra le quali «b- bondano, nc moale e in colliua, il &i- sciajo ed il galestro. Il marmo persichi- no, che allacci si fra il Moute-Rantoli e intoja alta trovasi subalter no al macigno, e spetta ad un schisto cal- careo-argilloso. I prodotti agrarii della stessa comuni. tà nella parte montuosa consistono in bo- schi, in pasture, in selve di castagni, e in palibe: mentre le colline e le vallecole aparse di I colli di li Panzano, di Verazzano, che ranmentino nomi d° illustri famigli rentine, sono celebri per i loro vini, tra i quali porta il vanto il generoso liquore delle viti basse di Lamole. Con sovrano motuproprio dei 13 feb- braio 1773 alla comunità di Greve, la quale prima di quel tempo si componeva hi 16 di 33 parrocci furono aggregati popoli che costituivano allora la cru: di Cintoja, in tutto parrocchie 39, ridotte attualmente a 35. — Wed. il quadro della popolazione qui appresso. Tn Greve si tiene un mercalo settima le nel giorno di sabato. Due piccole Gere nel corso dell’anno hanno luogo uella sua Vasta piazza fornita di portici, una delle quali cade nel primo mercoledì di giu- «no, € l'altra nel primo mercoledì di set- tembre. Anche in Monte-Fioralle, nel 10 agosto, e a Panzano, nel 16 detto, si pra- ticano due fiere di cereali e besti. vicario R. di Radda. Esso ha a giurisdi- zione civile nel solo distretto della co- manità. Trovasi pure in Greve no uf. zio di esazione del Registro, un cancel. liere sjuto di quello comunitativo di gline, dove risiede l'ingegnere di Ci jone delle Ipoteche bat POPOLAZIONE d.Ila Comunità di Garrs a tre epoche diverse. £. Lucia, Cura grano S. Moria, Prioria Crsole S. Andrea, Cura Cecione £ Martino, Cura Cintoja bassa Cintoja alta Citille Collecalii Convertoje Dedda Ema Gun Lamole s Donato, Priori Lipari S. Andres, Cura Lacolena Ss Stefano, Prioria Moatagliari Cura Moatefioralli Moniefsralli e PinoJ S: Stefano, Prioria Magnana Portali Pantano, Pieve Finzano, Castello | S. Ma soli io, Cara Fitigliolo e Pancole S Cristina, Cura Pooeta 1 S. Giorgio, Cara Rignana in Vatte {S Maris, Prioria e 5. Sezzate S. Martino, Cura Sillano S. Pietro, Pieve Strada S. Cristofano, Cara Stiache S. Pietro, Cura Toroli S. Gaudenzio, Cara Urzane S. Martino, Prioria Val di Rubiana S. Miniato, Pieve Velle S. Martino e $. Bertolom- meo, Cura Viochio maggio —|'Sì Maria, Prioria dee GREV GREVE a SCANDICCI nel Val d'Arno sotto Firenze. — Villa presso la quale fa un castello, donde ba preso il nomignolo l'antica parrocchia di S. Marin a Greve Dioc. e Comp. di Firenze, da cui distante tre buone miglia a lib. Riiede sopra un'ameni collina, pres- so le falde dei poggi della Momole che la spalleggiano a pon., mentre dal lato di lev. bagna le sue radici il fiumicello Greve. Îl cast, di Scandioci con l'annessa corte e chiesa di Greve erano di padronato del- la contessa Willa madre del march. Ugo, Ja quale, coi rumento dato in Pisa li 3: maggio 978, assegnò fra gli al ni alla badia fiorentina da essa Jora fondata, la sua Corte ed Greve cum castello, gui dicitur Scandicio, et eum ec- clesia, seu cum triginta mansis, qui ad ipsa curts sunt pertinentibus de culta res per mensura ad justa pertica mensura- tas modiorum tricentos, et de terris agre- stibus modiorum quingentos. Saul qual proposito giova avvertire, che la misura del moggio qui sopra indicata doveva esere di una capacità molto mi- more di quella ch'ebbe posterioriormen- te, giucchè la sola corte di Greve a Scan dicci di proprietà della contessa W' dovesse valutare a moggia nostrali, cioè & 34 staja per moggio, avrebbe occupato essa sola una superficie di 19000 staja 2 se- me, vale a dire più che non è ro territorio di Scandicci. Altresi che il re Luitprando, tra le misure che riformò, corresse e fissò ancor quella della capacità di tre moggia. Ma quel moggio era eguale, se non più piccolo dello stajo comune, sicché la misura trium modioram a un di presso corrispondeva al nostro saceo. La stessa corte di Greve a Scandicci fu confermata alla Badia fiorentina da Otto ne II, con diploma degli 8 gennaio del 1008 dato in Paterno, dove quell’impera- i giorni dopo morì. Eguali pri- rono accordati a quel monastero ds Arrigo HI, nel 14 maggio del 1010; da Corrado II nel 1 di aprile del 1030 e nel. 1074 dall'Imp. Arrigo IV.Anche nel. le bolle pontificie di Alessandro II e Ill, e di Pasquale II, nelle quali si confer: mano alla stessa Badia i beni donati, si GREV specifica lu corte di Greve e la chiesa di S Martino, cioè quella di Scandicci. Di ini della Badia fiorentina, mentre il rettore dell'altra ch. di S. Muria a Greve era di nomina dal vescovo di Firenze, alla cui mensa quel parroco nel secolo XIII era tenuto di pagare l'annao tribato di un congio di vino. Di tra corte di Greve, diversa da uella posseduta dalla contessa Willa, vien fatta menzione in dae istrumeuti del se. colo XI. Uno dell’ ottobre 1004 riguarda un livello fatto da Pietro del fu Alberto di tro è un contratto del 1 luglio 1085, col quale S. Bernardo figlio del fa Branone Uberti offri alla badia di S. Salvi Firenze fra le altre cose, tulte le possessio ni che egli aveva nella contrala di /r- cstri, e la intiera sua corte di Greve con case, terreni, vigne, e portici ad essa corte aonessi. (Lum, Mor. Bcel. Flor. — Gar nam dell'origine della Badia for.) La chiesa di S. Maria a Greve di Scan- dicci è attualmente a regia; cla sen rrocchia nel 1833 contava 510 abit. GREVE (PONTE a) nel Val d'Arno sotto Firenze. — Borgata con ch. perr. (S. Lorenzo al Ponte a Greve, giù detta alle Cave) una delle subarbane della Metro- politaua, nella Com. di Legnaja, Giur. è 3 migl. a maestr. del Galluzzo, Dioc. € Cowp. di Firenze, da cui trovasi quasi mig). 3 a ponente. La chiesa. e la borgata sono situate alla destra del fiume Greve presso la testata del stra Fi nieri, posteriormente della mensa arcive- scovile, sebbene per qualche sempo pes sasse nella famiglia Deti, la quale ne go deva il padronato nel secolo XVII. In cotesta chiesa nell’anno 1361 fa dai suoi patrini immerso mel bagno mest. Luca da Panzano la notte innanzi che fosse vestito cavaliere dell'Ordine caval leresco del Bagno, e cinto per mano del ‘del Gonfaloniere dalla Sigmoria di Fi. GREZ del palazzo del popolo. renze sulla mea La prima memoria che incontro di sto casale di Grezzano è del 1 logi. 1085, quando S. Bernardo di Brunone degli Uberti, nell'atto di vestire l'abito moma- GRIC 813 dale di S. Maria nuova, cui spetta il do- minio diretto di una tenuta con villa cmo- nima situata nella cura di Grezzano. Sono compresi nel popolo medesimo due grandiosi cassli, uno appellato Poggifer- soli, e l'altro più vicino al giogo dell’ Ap. pennino che porta il nome di Mansaso. La perr. di S. Stefano a Grezzano nel LI Val-d'Arno casenti- ‘Ap- nese. — Cas. cheebbe ch. parr. (S. Maria) ed una vicina ca mente raccoma: lla (S. Giusto) attwsl. cale nel mon. di S. Salvi, donò alla badia me matie e vale sonda di drv, e ra nella cont pati corte di Greve, il castello e terreni che aveva in Zucordo, e in una villetta del piviere di Ciliaula con quanto altro ‘era di sua pertinenza in Mugello cam ca- stello et curte, quae vocatur &. Joannis Majoris, et in Gresano, etc. (Unnacui, Ztal.. 8acr. in Archiep. Florent.) I1 rettore della chiesa di S. Stefano di Grezzano col pievano di S. Gio. Maggie re insieme con Pietro abate di S. Pietro di Moscheto ed altri, nel luglio 1086, as- sisterono in Luco del Mugello a un con- tratto eufiteutico fra Rodolfo priore di Camaldoli, e Alberto pievano di Cornae- chiaja.—(Ammt. Camato.) Ia seguito nelle ragioni del mon. di S. Salvi sopra i beni donati in Grezzano subentrò la bedia di Moscheto della stes sa Congregazione Vallombrosana, la qua. le nel secolo XIII pagava un annuo censo alla mensa vescovile di Firenze, stante che varii effetti del castelvecchio di Grezzano mel 1117 farono donati, e altri mel 1290 farono acquistati per la chiesa fiorentina. (Lum, Mon. Ecel. Flor.) In quanto alla signoria baronale del Grezzano pare che appartenesse ai CC. Ri Guidi, ai quali venne confermata da un guola, ivilegio dell'imp. Arrigo VI Ei ded alri di Potere M (negli esal 1230, € 1247). La chiesa Giusto apparteneva ai monaci di Camal- doli per donazione fatta loro dalla contessa Emilia vedova del C. Guido con istru- mento del 7 febb.1137°rogato nel claustro della ch. medesima di S. Giusto in pre- senz: della donsarice e della badessa Sofia di Jei figlia — (Arsar Camato.) La parr. di S. Maria a Gricciano nel 1745 contava 12 famiglie con 90 abit. GRICCIANO in Val-d' Elsa. — Villa che diede il titolo alla ressa chiesa perr. di S. Jacopo, annessa alla cura di S. Michele a Vallecc! piaggia fra i terr. Or del primo ramo jano un casale de’ conti Al- berti, toccato di parte al C. Maghimardo del conte Alberto, mediante l’istramento di divise stipulato li 23 febb. 1208 nel east. di Zicignano, col quale toccò al conte Magbiuardo suddetto tulto ciò che il C. Alberto di lui padre possedeva nei cast. e distretti di Certaldo, di Semifonte, di i 'ignano, di Fondignano, di Bi- i Gabbiola, di Trevalli, di Grio. ciano ec. Nei secoli più vicini a noi la villa e inenze di Gricciano pessò nei duchi viati di Firenze, è quindi fa soqui- stata dai signori Ricci di Livorno, che attualmente la possiedone. La chiesa parr. di S.Jacopo a Griocia- bi4 GRIC mo è rammentata in una sentenza profe rita in Firemzeli a1 ott. 1400 dal giudice collaterale del potestà in causa di una ces- sione di dote. ( Anca. Dirt. Fiona. Carte delle Riformagioni). Il popolo di S. Jacopo a Gricciamo fu tassato per fiorini tre mi, belzello © im posizione decretata per il contado e di- stretto fiorentino con riformagione della Signocia di Firenze dei 18 dic. 1444. Faceva parte del popolo di Gricciano casale delle Cortine, dal fore nomignolo l'attuale tenuta di Cor- del Cav. Danti, dove nel secolo XIV sederano effetti i vescovi fiorentini GRICCIANO è NO di Crespi- na in Val-di-Tora. — Villa in mezzo ad un vasto possesso omonimo, che diede il nome ad uno degli antichi comunelli com- presi nel po] Com. e circa 3 migl. a sett. di Fauglia, Giur. di Livorno, Dioc. di Sanminiato, già di Luoca, Comp. di Pisa. È situato in piatiora fra il fiume Tora, il fesso Reale, o del Zancone e la Lase delle colline superiori pisane, in mezzo a recenti colmate create per cura del pro- prietario Scolti di Pisa, attuslmente della principessa Corsini sua figlia ed erede. Non è da asserire se a questo ri. ferisca un istramento della cattedrale di Lace, dato in Griciano nell'agosto dell’ anno 795, per il quale un tal Goisprando offrì alla di S. Frediano di Griciano un podere con casa colonica siluato nel lo stesso casale. — (Mzzton. Locca. T. IV.) Guicarota nella Valle di Bisenzio — Ved. Gazsciarota. GRICIGLIANA nella Valle del Bisen- zio. —Vill. con ch. . (S. Caterina) nei piviere di Usella, Eee. e circa 3 miglia a lev. di Cantagallo, Gior. di Montale, giù di Mangone, poi di Barberino di Mu- gello, nella Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. coli Risiede sopra una collina posta alla de- stra del fi. Bisenzio e della pisepgntatai ciale di Vernio, dirimpetto al ripido col le della rocca di Cerbaja. Nella ville di Gricigliana fa stipulato li ro genn. 1354 un contratto di matri. mobio fra Nerio del fa Neri di Usella e Giovanni di Vamnino da Gricigliana. — Riferisce poi alla chiesa di Gricigliana un legato testamentario di en tal Egidio da GRIC Prato, col quale si ordinava l'erezione di una cappella in Gricigliana sotto il tito lo di $. Bernardo, assegnandole in dote uu perso di terra di 3o stiora porto nel- la villa d’Ajolo presso Prato. (Anca. Din. Fiona. Carte degli Spedali di Prato). La parr. di S. Caterina n Griciglisna nel 1833 aveva 240 abit. GRICIGLIANO se REMOLE nel Vel d'Arno sopra Firenze. — Villa signorile nel popolo della pieve di Remole, Com. Giur. e circa 4 migl. a maestro del Poo- e, Dioc. e Comp. di Firenze, da cai circa a lev. Risiede sulla pendice meridionale di Monte Loro in una collina, a piè della quale scorre a lev. il torr. Siecî, a quello delle Falle. Lun Era una fattoria con terreni annessiche la pia società della Medoona di Ortanmi- chele a cagione di legati più possedera e che alienò a titolo di livello perpetao a Niccolò di Ugolino della nobil casa Gorea- tina de’ Martelli per contratto rogato li 15 giugno 1498. Eta allora il casamento di Gricigliano quasi dirato; ma ben presto fa dei Mar. telli con tale eleganza riedificato, ehe si decantò la sua bellezza e l'amenissima po zione in un poemetto latino che ba per tolo Gricilianum Martelli, del quale ne diamo un saggio nei 4 seguenti T) Mons est ascensu facilis, vermasgue niveli Sidere, quem dirimit senus ab urbe la- pis Qua spirant Euri, Boreae, Zephirigue fe Dora, coronalur regia villa jugo. (reati Qua coelum perfiant Austri patet Araus et amplus Cujus Martellis pars bona servit, ager. Qua solem videt occiduum donmus inclyte, gressum Nobilis inducit flezile ruris iter. ete. GRICIGNANO in Val-di-Sieve. — Cas € chiesa par. (S. Andrea) com l'annesso di S. Michele a Afonfaceraja nel pivier Com. Giur. e circa _migl. 3 a ostro del Borgo S. Lorenzo, Dioc. € Comp. di Fi- renze. Risiede in collina fra le falde sett. del Monie-Gi nelle orient. di Monte-Se- GRIG è posta dal lato di”ler. in un poggiea ca- valiere della strada delle Salajole. Si castel vecchio sopr la villa de' Ca- i Gri eusa episcopale da tempo im. memorabile speita il paddronato della ch. parr. di Gricign ino. — Essa nel 1833 con- tava 116 abitanti. igl. a lib. di Sen Sepol- cro, Comp. di Arezzo. — Trovasi in aperta campagna presso la ripa destra del To- 3 fra lo stradone e la Gora di An- parr. va Gricignano nek 1833 contava GRIGNANELLO, GRIGNANO, oGRE- GNANO in Val-di Pesa. — Due casali e wu castellare che diedero il titolo a tre chiese (S. Giorgio a Grignano di sotto, $. Lorenzo a Grignano di sopra, e $. da- drea di Grignanello) attualmente riunite alla cura di $ Lorenzo a Grignano e di S. Giorgio alla Piassa , nel piviere Leolino a Panzano, Com. e circa tre a sett. della Castellina , Giur. di Radda, Dive. di Fiesole, Comp. di Firenze. GRIGNANO o GREGNANO_ presso MONTE- RINALDI nella Val-di-Pesa.— qui avvertire che due castellelti o- sistono in due valli e giurisli- zioni diverse, uno dirulo, l’altro conver- tito in una magnifica casa di campagna; cioè, Grignano in Val-di-Pesa, di cui si parla nel presente articolo Grignano iu Val-di-Sieve, del quale si farà menzione qui appresso; tutti due non molto distan- ti da un castellare che porta il nome di Monte-Rinaldi. Il cast. di Grignano iu Val-di-Pesa die- de il titolo alla ch. perr. di S. Lorenzo a Grignano di sopra tuttora esistente, e a quella di S. Giorgio « Grigi Grignano di sotto, attualmente detta S. Giorgio alla Piazza, entrarabe nel pivie- re di S. Leolino a Panzano, giurisdizione evelesiastica di Fiesole, civile e politica di Firenze, santeché «pellano s la Castel del Chianti GRIG 515 quere il cast. di Grignano di Valdi-Pe- 33, spettante alla giurisdizione di due di- verse città, dal Grignano di Val-di-Sieve, che appartenne costantemente alla diocesi e giurisdizione civile di Firenze. i diruto cast. di Grignano esisteva so- risalto di collina alla sinisura del fiome Pes, di fronte « quello della pieve di S. Leolino a Panzano che trovasi sulla ripa destra del fiume medesime. Le notizie istoriche di questo Grignat . ro,cherimontano al principio del sec. XI, pessono cercarsi fra le membrane inedite della badia di Passignano, e in quelle del inonastero di S. Pietro a Luco edite dal Lami e dagli Anpalisti comaldolensi. Pi coi si racamenta questo mento appartenuto alla tedizaiPa ar no, che porta la data dell'anno 1 venienza, una delle quali dell'agosto 1035 relati lta vendita di terre poste iu Gri- goano lungo il fiume Pesa, e l'altra dei 31 ottobre 1035; mentre ii del maggio 1039 fatto in Grignano si fa menzione del Gregnano di sopra. e del Gregnano di sotto nel piviere di S. Leo lino a Flacciano (ora a Panzano). Della Torricella poi di Grignano, detta attaal- mente la Torraccia, vien fatta speciale menzione iu due carte del marzo 1046 e 1048, e in una terza del dicembre 1050, tutte provenienti dalla stessa badia di Pass signano. Aoche un istrumento fatto in Grigna- no nel marzo 1084, e appartemato alla badia di-Coltibuono, tratta della vendita di un di terra in detto Corte Fecchia, col pregio si ri servano la porzione di giuspadronalo ad essi spettante dell'oratorio di £. Giorgio @ Grignano, piviere di S. Leonino a Flac- ciano. — Aaca. Dirt. Fion. Carte delle Ba- die di Pessignano e Coltibuono). All'art. Curanri (S. Manta Noventa m) documento dell'anno 1043, Gotizio, ossia Gotifredo, il quale asseguò 316 GRIG a titolo di morgincep alla sua sposa Aldi- na la quarta parte dei suoi beni, e:cet- tuato il monte, poggio e castel!» di Gri- guaano con lulte le abitazioni v aliri edi- faj Lo Lo stesso Landolio uel 1083 ri-iedeta Rimal i tei i loro castelli di Monte-Rinaldi e di Grignano, situati nei pivieri di S. Maria Novella e di S. Leolino a Flacciano.— Tre anni dopo (felb. 1083) un altro con- te del Mugello e del Chianti, fratello del prenominato Landolfo, cioè il C. Gotizio del fu Gotizio e la contesa Cunizta sua moglie rinunziareno a Tagido del fu Pa- gano, per il prezzo di lire aco, tutte le corti, casteili e case che possedevano uci contadi fiorentino, fiesolano e aretino, iù padronati delle chiese: fra i quali laogbi sono ivi specificati il ca- stello e villa di Monte-Rinaldi con la sua chiesa sotto il tito!o di S. Martino, il ca- stello e corte di Griguano con la chiesa di S. Lorenzo, ec. Ved. Fonriacona e Luco in Vabdi-Sieve. Nei secoli posteriori dominarono in Grignano i Bernardini signori eziundio di Moate Riuakdi, dalla cui inmiglia prese il nome un poggetto di Grignano, che up- pellasi tuttora Jonte-Bernardi. — La con- trada di Grignano ha dato il womignolo . Loreuzo a Grignano di sopra; 2.° S. Giorgio a Grignano di sotto; 3° S. Glemente a Grignano, anta Torricella, detta ora alla Torraccia; 4* S Andres e Grigaanello. Una sola chiesa conserva il litolo di Grignano; ciob puella di S. Lorenzo; u0en- Guano) fu ridolta a benefizio di pedronato del Seminario di Fiesole, mentre il suo popolo fa tanesso a quello della pieve di Panzono, siccome lo è anche queilo di S. Andrea a Grignanello. Alla parrucchia di S. Lorenzo a Gri- gnano prima del secolo XV era stata ag- gregata la cura di S; Maria a Monterip di, o Mouripaldi, per cui essa conserva il doppio titolo. Il padronato dell’ aua come dell'altra pussò nelta famiglia Cardecci, sino a che Bernardo di Tenduro Carducri lo rinunziò a Raffaello di Francesco Baz. GRIG mattei, dal quale essendo stato con testa. mento dei 28 aprile 1619 nominato suo erede il nobile Gio. Battisia di Lod vico Bitti, pervenne nei marchesi Billi Tuio- mei ui Firenze, che conservano costante mente la collazione della mede.ina chie sa di Grignano, Gli storici Gorentini rammentauo que. sto Grignano all' anno 1452 all'orcasione che l'esercito napoletano condotto da Fer- dinando figlio del re Alfonso all'assedio della Castellina del Chianti andava scor. rendo, rubundo e bruciando i paesi iuter- no, tra i quali Pietrafitta, Grignano e lu Sortesza delle Stincle; e fu in contempla ‘zione dei danni solierti, che la Rep. fivr. con sua riformagione esentò quei popoli per 10 anni delle pubbliche gravezze. — (Ance. vette Ruronmactosi pi Fiaeuza). La parr. di S. Maria S. Lorenzo a Grignano nel 1833 aver GRIGNANO presso Prato in Val-di-Bi- senzio (Grinianum, un tempo Gricigna- nun, e Gherignanum ). — Bue contrade portavano il nome medesimo di Grigae- Ro 0 Gherignano, una posta fra il vecchio & l’attual cerchio delle mura di Prato dal- la parte meridionale, l'altra sitiata pure a osiro un migl. e mezzo fuori della stes- sa città, Tauto qua che là fa un an- tico monastero dell'ordine Vallombrosan: sotto il titolo di S. Meria a Grignano. piloni dentro Prato esisteva sino dal ipio del secolo XII, dove fu rogato Eell'ohobre 1130 spettanie alla Preposi- . vura di Prato. Che il suddetto mon. fonc in Prato lo dà a conoscere un'atto di do- nazione fatto nell'agosto del 1171 alla ch. di S. Maria a Grign:no, che dichiara po sta nel circondario del'a Piere di S. St confermano le bolle dirette agli abati di Vallombrosa dai pos- tefici Anastasio IV (anno 1152), Alessan- dro INI (1156); Urbano INI 1186), Tano. cenzo IIÎ(1 1981204), eOnorioIII(sar6", nelle quali trovansi confe, mati alla Con- gregazione Vallombrosana ult i mosa- steri allora militanti sotto la Riforana de- medettina di S. Giovan Gualberto, fra i quali questo di S. Marie di Prato. La budia di Grignano era compresa uel- la tuttora esistente parr. di S. Pietro Fo- rello, di antico padronsto del Capitolo di Prato, ora del Principe. Ed è da av- vertire che questo nome di Forc/lo, ade GRIG so Forelli si attribuisce all'essere que- sta chiesa feori dell'antico recinto di Prato. Anche lo ricordia fabbricato fuori delle prime cer- chia di Prato nel luogo detto Grignano, dal Card. Ugo del titolo di S. Sabina di- retta al potestà, al capitano e al consi- glio del Comune di Prato, con la quale Spe che la sue protezione lap » sotto la sua Poy dele della Misericordia posto fuori delle mura di Prato in luogo detto Gricignano (Grignano). — Dubito bensì che dovesse cin pleno chiesa abaziale di S. a di no in campagna la ta- toe Jacopo di del fa Lozio pittore di Pistoja si obbligò dipingere, per il pre- o di fiorini otto d’oro, in brevissimo tempo (dal so gennaio al 25 marzo 1373), per l'altare della madomna di Grignano, nella qual tavola rappresentavasi la figura di Nostra Donna, e quelle di S. Giovani @ di S.Caterina. (Ance. Dir. Pron. Opera di 8. Iacopo di Pistoja.) Finalmente il Pon Leone X. nel 155 il petrimonio del mon. di Gri- e RIO LI SITi di guaio delle be: dia di Pacciana e di alcune altre chie- al capitolo della Metropolitana di Fi. SI oggetto di sccrescer ΰ entrate di quei canonici. Infatti dove erano da chiesa e il clau- stro di Grignano in Prato sorse la magni- fica fabbrica del collegio Cicognini, av- visudolo al pesseggiero una Iapida pres- so la porta hr collegio, nella quale sono scolpite le seguenti parole: Nic fuit tem. pium S. Marice de Grigneno olim capitu- li Florentiai. EA è per conto del collegio medesimo che si paga tuttora una rico gmizione annua in cera al clero della Me- tropolitana succeduto nelle ragioni dei monaci Vallombrotani. Anche la badia di S. Maria di Grigna- mo posta fuori di Prato da lungo tempo fu ‘soppressa, comecchè esista sempre il fabbricate a poca distanza dalla ch. parr. di &. Pietro a Grignano. GRIGNANO in Valzli-Sicre. — Villa signorile con fattoria omonima nel po- va spedale vecchio della Mise Gi GRIM BAT polo di S. Lacia ala Pieve-Vecchia, giù di S. Niccolò a Vico sno annesso, nel viere di S. Lorenzo a Monte-Fiesole, Com. e circa = migl. a sett. del Pontas- = Dice. e Comp. di Firenze. ° te-Fiesole alla destra del fi. Sieve, di an- tica pertinenza della nobile famiglia fio- rentina Gondi, che tuttora lo possiede con la fattoria e poderi annessi. Questo è quel Grignano, il quale tro- vandosi non molto langi dal poggio di Monte-Rineldi posto a maestro di Afon- te-Giove, potrebbe nelle memorie che lo riguardano confondersi con il Grignano in Valdi-Pesa, se non si sapesse che que. sto di Val-di-Sieve fa un tempo di giu- spadronato dei vescovi fioreatini, nella coi diocesi è compreso, a differenza dell'altro che appartenne costantemente alla dioresi fiesolana. GRIGNANO (S. PIETRO a) nella Val- le del Bisenzio. — Contrada con ch. parr. nora merilionale di Prato, da cai trovasi migl. 1 & a ostro, nella Com. e Giur. medesima, Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. La ch. parrocchiale di Grignano è si- tuata sulla Strada che dalla Madonna del Socegrso fuori di Prato guida per Coto- nica a Campi e a Signa. easione di un pacificamento fra gli abi- tanti delle di Grignano, di Casole edi Faltognano per tutte le offese che si erano scambievolmente fatte. (Anca. Dre. Fion. Spedali riuniti di Prato La popolazione della parr. e vil S. Pietro a Grignano nel 1551 contava 219 abitanti; nel 1745 neaveva agi, enel 1833 era aumentata sino a 658 abit. GRIMOLI nella Valle dell'Arno supe- riore. — Piccole borguccio posseduto in gran parte dalla famiglia Sacchetti nativa del luogo nella parr. di S. Silvestro a Mon- tajo, piviere e Com. di Cavriglia, Giur. e circa 6 migl. a Jib. di San-Giovanni, Dioc. e Comp. di Arezzo, Risiete sul fianco settentrionale dei monti del Chianti, lango la strada vinciate che da Montevarchi sale perbot: tibuono nel Chianti. 66 ss GRON GROMIGNANA nella Valle-del- Ser. succursale di Gromignana nel 1832 contava 178 abit. nappi niro PS i asa bilena salire, verso aett. per il Monje Moli- matico nel duceto di Parma in Lombardia, rigo 1 cato) Paatramolti, che vano la perte Guella della lega oeerine da, gli chiusero il passaggio per il loro passe. — Pod. Li cast. e distretto di Grondola comi. allora come la chiave al varco tea ) contra. tanio ai Peziglai che vi soradovano las detta Cisa, quanto ai Piaceu- n Borge-Taro, non tig fonebit tit fu preso di mira unto dai Parmigiani, che militavano sotto le insegne Ghibelline, quanto dai Piaceutini sosenitori dell'opposto partito. Ecco il a cagioue del castello e poggio di Grondola la città di Piacenza, nel 13 di- cembre 3195, Leune un generale consiglio nel palazzo comunilativo, nel quale il March. Albero Malaspina Giglio di Obizzo il Grunde, nell'atto di prestar GROP Siurmwento di foleltà si Piacentiaiia ne. ane proprio e di Corrado suo nipute, al. loca pupillo, promise di consegnare lle mani del loro potes Groa- stretto. in tal circostanza dal March. Alberto giurate eravi la seguente: ita quod neque aliud custrum postit eedi- ficari, nec levari in tota curte Groadales, nisi in concordia atgue consenss Comunis Placentiae et D. Alberti marchionis, a Conradi nepetis ejus. Dondechè nello ses . soattoil March. Alberto dichiarò: se por sidere nomine Comunis Placentise prov supremo do minio di Grondola, il Comune di Pis- cenza incaricò, per ricevere la formale coa- segna di quel "poggio, Lcopo Calvo eletto potestà di i; La qual terraa quel irepo ere parimente unita in lega e sole dei Piacentini. (loc. cit.) Malaspine, Alberto, rono il loro consenso alla cemione li Groudola a favere dei Piacentini. Por simil guisa Corrado Malaspina ap- pena escilo dalla sainor età, giovine di 18 anni, comperve nel palazzo del Comuse di Piacenza, e la in pieao consiglio cn allo pubblice, li 15 marso la cessione fatta tre an March. Alberto suo zio ai Piacentini, © uel tempo stesso aderì alle condizioni di pre e concordia state sino dal 6 sorea- ti9s stipulate fra i Piacentini ei Puntremolesi con i marchesi Morcelle e com Guglieluso suo figlio lore raccoma» dari. Nel distretto di Groodola, oltre il a stello e il casule omonimo, vi è ema rit lata che apppellasi Moatamese. La pare. di S. Nicodemo di Gromiok nel 1833 contava 285 abit. GROPINA (PIEVE ») nel Vald'Amo superiore. — Pieve antica intitolata aS Piciro, nella Com. e quasi na migl = di ‘erranuova, Disc. Cinffenna sulla strada msestra che da Loro guida per il Burro al borzo di Luterin. GROP La chiesa di Gropina può noverarsi fi i tempii vercai del Criaienesimo conservati in Toscana. — Nom parlerò del coatroverso diploma attribaito a Cor- lo Magno a favore della badia di Nonan- nel quale si nomina le pieve di S. Tropina; nà dirò conn'ema con tatto il suo territorio fa assegneta a ti. prabifesgisna tisi gian per pri begio ottenuto dall’Imp. Arrigo N di mi age i: derigo II nel 1220 confermato. fioverà rammentare, che sino dal 1037 aterano podere nel piviere di Gropina gli Ubaldini del Mugello, tostochè uno di esi, nel giugno di detto anno me alienò una parte sd Adalagia figlia di Petrone. (Asca. Dir. Fioa. Carte dei monastero moria come nel piviere di Gropina posse- deva beni il monastero di SL Ellero sotto Vallembrosa, al quale farono confermate con en diploma Sei s6febb.argi onaces. distorrere della strattura del tempio di S. Pietro a Gre- pina per esere desso une dei più solidi e meglio conservati edifizii d'architettara 2 itato tondo. La chiesa è a tre navate con una sola porta d'ingresso; ba due file di coloame, SÉ pre parte cavate tutto da ua solo per: le colonne posano ©opitelli e architravi assai differenti fra Vore com i soliti politi capriczioni ornamenti di fami, € figure: comecchè i ca- pipi a destra di chi entra rap- figare più caricate delle altre tiluate a sinistra. Merita di essere con. templata la tribuna tanto esternamente, nre internamente; avvegnachè essa di è circondata da due ordini di co- lonne staccate dal muro, le une sopra le altre; fra quelle dell'ordine superiore tistoco due strettissime finestre. Nella ferie esterna la tribuna medesima è con- Vernata da un ordine di colonnette stsc- Venemente con la semplicità della facciata delta chiesa, la quale è di una solidissima € imponente costruzione. Le pietre della GROP 519 porta, per esempio , sono quanto mai «i Puo dliderare Hené unite è aderenti fra loro senza alcun visibile cemento. Della medesima strattura è il muro esterno la- terale della chiesa = mano sinistra, al per di quello della parte inferiore della già descritta tribuna. Salla mano destra, con- tigua al muro della facciata, si alza la torre del campanile, tulta di pietra serena, lato. In una sua parete è scolpito Panno 1233, sebbene le vecchie campane coniasmero un'epoca più antica, massima. ‘mente la meegior quale pestare nel Panno 1153, la campana la Fico fora nell'anno sab, e Li maltena, nell'anno 1317, con il nome dell’auto- re, Bertusi Florentinus me fecit. ( Anca. vete’ Orena se $. Manta per Front, degli spogli del Dott. Gira). Le due accennate finestre nella tribuna, € forse un occhio nella facciata, attual- mente ingrandito, erano le sole aperture perle quali entrava ana languida e scarsa nel tempio di Gropina. La tettoja è di legno,come usavasi in si- mil fabbriche. È molto curioso il perga- mo, trovandosi appoggiato a una delle colonne della chiesa , come nel duomo di Siena, sostenuto davanti da due colon- nette legate insieme mediante un fascio. La testa del leone, l'aquila, e una ca- pricciosa figura che si ti ripetono unite in. sieme nella blemi bensì è l'iscrizione della tavola sorretta dalla nominata capricciosa figura. Secondo il solito anche in cotesto paese, 01 pari che altrové, molti opinano che forse costà in Gropina un tempio del prive: imo , credendo di trovare indi latrie nei capitelli cc. ec. I quali darai non mostrano particolarità fuori di quella di altre antiche chiese che conservansi nella valle superiore dell'Arno, la cui ar- chitettonica struttura paò stabilirsi fra il mille e mille ducento dell'Era cristiana. Da lettera autografa di Lorenzo de Medici, detto il Magnifico, diretta da Firenze li st marzo 1487 all’oratore Giovanni de' Lanfredini a Roma, appe- risce, che il pontefice To poceRTO. VII ave. va ai h di iua in bene- io i Eat tato Agno Polizino. (Arca. Mesicso, spogli del Dott. Gaye). Noncorsero però molti anni della mor- CUI LINIINIPARATITII NO ORARIO IO 1 IVUNIZION s920 crROP te del Poliziano alla bolla del Pont. Lev ate X lanuo 1515), con la quale la di Gropiua la ammensata c0u (ui Leni al capitolo della Metropolitana io. reulima per acerescere le reudite di ‘quei i quali appartiene tottora il di- di nowimare il pievano. A quell'età il piviere di ab Lracciava un vasto distretto, dal quale in seguilo si formarono le comunità di Loro e di Terranuova. Avvegnachè la pieve di Gropina sino dal secolo XVI ha coniato 26 popoli 0 chien: suflraganee, cioè 1.° S. 55. Lacopo e Filippo fano «i Tasso » Trevigne, 0 di Marta; 15° SS. Apo linare e Lucia a Monte-Marciano; Niccola el Terrajo; s0* S. Maria ai Co- vi; 21° S. Andrea a Zero; 22° S. Attualmente la pieve di Gropina divide isdizione insieme con le chiese battesimali di Monte Marcianò, di Pian Travigne e di Gengareto in Terranuova, state tutte sue filiali. Mel 1833 la perr. di S. Pietro a Gropi- na contava 198 abit. GROPPINO (STRETTO n) nella Val le dell'Arno casentinese. — Wed. Anno. GROPPO), e GREPPO.— Ped. Gaurro. GROPPO-DALOSIO, o GROPPO »' lagra.— Villata nel Matteo di 7al-d'Aa Risiede i mente Molinalico , e quello di mont Or- adjo, sotto le prime fonti del Gume Ma- pi custa fra l'Appennino del Castellare nella pare. Fornoli , Com. e circa » migl. a sett. di Terrarone, Giur. di Bagnone, Dioc. di i cioi, Mal Li lo ‘a la balza di un io im ani Chiesaccia, alle tai falde «lal lato di ostro scorre il torr. Civiglia, mentre dalla perte opposta scende il È Magra. Il castello di Groppo-Fosco fu tra i feudi che il March. Obizzo Malaspina pos- sedevi Lunigiana, siccome apparisce dal privilegio ch'egli dopo la pace di Co- tania. nel so pe parce veleni Imp. Federigo I, e dal ell dicembre del 1230 fu confermata a 5. favore dei march. Corrado I e Obizzo Il in seguito nelle divisioni dei feudi fra aluspina fatte mel 1221: e mel 1275, [ carono al March. Alberto figlio di Obizzo 11, che fu nipote di Obizio il Grande. Nel 1351 seguì una terza suddivisione fra i nipoti del suddetto Alberto, per la quale si stabilirono cinque rami di mar- cheuti; cioè, di Filattiera , di Bagnome, di Castiglione del Teraiere, di Malgrate e di Treschietto , la quale suddi visione fa » confermatani respettivi feadatarii mel 1355 [YA Carlo V con speciali diplomi d’inve itura. G fosco com Formoli toccò di par- peri Castiglione del Terzie: re, dai quali quella ig s43o i ribellò 4 al fiorea- tina, — Ped. Posto in Valdi-Magre. GROPPO-S-PIETRO ia Val-di-Mo- denominata în peter la quale re popolo fa Risiede salla groppa di un contrafforte che scende dall'A ppensino alla destra del torr. Tana e alla sinistra del Canalone fra il giogo di Camporsghena € quello del distrutto monastero di Linari. Fu patrimonio degli Estensi, Pallavi- pina e di altri marchesi deri. vali da Oberto conte del S. Palazzo sotte i due prismi Ottoni , i di cui discendenti GROP diedero in sablendo il cast. di Groppo $. Pietro eva il suo distretto. Stentechè alla «celebrazione del lodo pubblicato nel 1208 im Terre-rossa per terminare le vertenze e cagione di i tra il vescovo di Lani e i marchesi Malaspina, mel numero di quelli che doveroa di omervere che nilora vertevano fra detto comune ed i monaci della bedia di S. Bartolommeo di Linari. infatii i duo sindaci modesimi im seguito assieme con l'abate di Linari stabilirono i confiai territeriali fra il ce- bat: Agostiniani î Nel 1377 la comunità di tro, con alto speciale del di smesso, i pose setto ΰ accomandi Fe A fregi di Pi Fi "RI cose EVI nere diete i sero fra il comune di Falbate commendatario del oe. di Linari, Br pr nigi ua lodo da dae » cioè dagli arcipreti di S. Moria di Crespiono, e di S. Maria Nea per questo 12 leglio pubblicata in Fivizzano, l'arci- prete della pieve di S. Martino di Viano, Giudice nuovamente delegato in quella cuese, condannò il reddetlo comane è ce dere parte contraria il possesso Iuoghi uno detto Casbeta, e l'atro Mo- #10 ae pertento nea terminò bitri, ma si ricorse ai tribunali im prima, seconda e terza istanza, fino a che solto il di se dicembre 1575 il Magi- strato del tribanal supremo di Firenze a nome del Granduca Cosimo I, conferman- «lo una sentenza della Ruota fiorentina dei 17 dicerabre delle stesso anno, annullò tuiti i giudicati ed arbitri sati pronun- ziati a favore della badia di Linari con- tro la comunità di Groppo 5. Pietro. di due poli GROP? {| Finalmente nel 1710 per la morto del ano rettore Cosimo ina essendo ri 8. Pietro in mano, con bolla data in Roma fl 1 di agosto di detto anno, Gi nori sopracitate). TN comune di «Pietro era fra Mi at comuselli ripieni di Fiviza- no stati rinniti in un sol corpo di ammi- nistrazione con fo dei 24 febb. 1779. Ti comunello di -Pietro nel 1551 contava 149 fuochi com 718 abit. GROPPOLE nella Valle dell'Ombrone une GROP poso persesto di a nome del Megro sorramo, invece ito im GROP chese e sempre indivisibile ci conserrawe il marchesato, conforme apparisce dal di- pioma iucale spedito sotto li 4 lug! dell'anno sopraindicate. ( Ance. vetti Risoasaesonr si Frazzze ). Venuto a mancare di vita il marchese Giulio Sele, egli con suo testamento de- stinò Suoi succemori nel fendo di Quindi è che ad istanza fatta in nome di Antonio Giulio BrignoleSale, ancora l'altre metà in censi da fondarti nel dominio di Firenze o di Sie- ma . Alla quale alienazione diede forza e validità il beneplacito e la noora inve. stitora dell’Imp. Ridolfo IL, med diploma de 1578. a della cas Medici allora regnante. (Asca. nesta Rrvoanacioni ni Frazszz). Allora il Granduca Francesco I incor- porò il castello e territorio di Groppoli allo Stato fiorentino, solteponendolo ai agis € giurisdizione della sua co- tale. Nel 1588 il G. D. Ferdinando I spo- vendo medeme Cristina di Lorena obbligò il castello e territorio di Groppoli por ss- sicorezione della di lei dote, in forza della quale disposizione derogò ad ci legge in contrario. Ciò avvenne dopo che con istrumenio de'14 giug. 1588 gli altri 4 fl deldefusto March. Giov. Cristofaro (Giovanai, Gaspere, Ottaviano, e Cesare ) ratificarono le vendita di Groppoli fatta dal March. Azzone loro fratello con la ces. sione Picnizime di qualritone ragione a favere dei Grendechi di Toscana. Pertanto nei 1559 il G. D. Ferdinan- do 1 concesse in fondo com titolo di mar- cheseio il Cost. di Groppoli con tutto il amo territorio e giurisdizione a Giulio fi- glio di Niccolò Sale nebile genovese, ai successori di suoi figli e discendenti qualenque sorte in infini peraltro che uno solianto fosse il mar i l'investitura del ma G. D. Fenlinando I approvò l’accennete disposizione testamentaria di Giulio Sole march. di Groppoli , e quindi con diple. ma de’ 37 giugno 1610 Venne rinnovate Granducale con la dichiarazione, che maneando,o non esistendo figli maschi di detto mito Antonio Giulio Brignole-Sale, sue- cedemero nel marchesito Gr altri figli e discendenti Lo chè infatti segu) i nelle, gene. posterinri in vigore delle oppor- tune investiture # tenore delle ioni e delle successive leggi re- feudi erenducali. Se non che alla ione della legge sui feudi del 1749, il march. Bri- que ricesò di abbidire al di lei e di pubblicarla nel suo mar. chesato. promosse una tanga proce. dara davanti ad una commissione giuri- dica a tal’ mopo nel 1756 destinata dalla Pratica Segreta di Fircnze. A tenore del cui giudizio fu dichiarato, che il feudo di Groppoli non cra imperiale, come as- serivasi da quel marchese, ma incontrasia- bilmente ‘dipendente dalla Corona gran- ducale di Toscana, e conseguentementi sottoposto alla legge generale dei fewdli del 1749. la conseguenza di ciò nel 1753 enen- do stata pubblicata in Groppoli ls lepre estera questi perdè ogni politica e civile azione, la quale alla restaurazione della stia granducale felicemente regnante fa talta trasfusa nel supremo potere del GD. Ferdinando IÎI è dei suoi soccassori. GROr Comunità di Groppoli. — Il territorio di questa comunità occupa una superfi- ie di 3580 quadr., dei quali 885 sono pre- i d'acqua e da strade pedonali. trovava nel 1833 uma popolazione di zi» ragione di 214 dadividui per uad. di suolo imponi Fece di To ie c00 due Con. Granducato alevea Sarmi ezzio nose a ieri e è pro di eotesi volti a lev. a sett-macsir.ca ostro- di un'intera sampe cepe di Puaia cpripole Gioi: Aregiachà lo panta dl pi fesdo di Mulazzo dello Stato Estensò sino 2 che l'abbandona per ri volgersi da poa.- maestro a selt.; costà per termini artificiali verso la cima di un poggio del Monte-Beuso, forma aa angolo fienirente, quindi passando allernativa- meote di custa in piaggia e di piaggia la in cosa si dirige verso il canale mediante un suo minore influente (Cane- sî), finchè cambiando direzione entra nel terr. Mengiole, e con esse arriva nella Magra. Li qual fume del lato di n serve di confine alla Com. di di freate n quella por granducale di lattiera sino allo sbocco in Grriola. Costà il rerrilorio comunitativo di Groppoli abbandona la Magra, e vol. tando la fronte a ostro trova la Com. dell’ ei-feudu di Tresna, Di conserva con essa GROP Paghe psi grInsegnin Ai icescilere di Groppoli è sitasto in costa alla destra del torr. Yincio, mentre il borgo trovasi in pianura presso la sira- da R Lucchese. Ul castello di Groppore, volgarmente detto di Groppoli, con l’antica sus chie- sa di S. Martino è rammentato ia ana car. ta della cattedrale pistojese dei 13 1043, con la quale il C. Guido figlia di altro C. Guido, trovandosi infermo nel suo castello di Vinci, dopo ottenuto il con. senso dalla sua consorte Adeletta figlia del fa Mavirizg al capitolo della cat- l'intera sua porzione del tini, quae est aedificata infra ipso castel. lo, sicut a muro « a confinio et a fos- 10 circumdata, una cum propugnaculis suis..... et terris, et vineis etc..... è omnibus rebus de jam dicto castello et cur- te quioquid miki Guido Comes in heredi- tase et successione religuit de parte b.m. Guidi, qui fuia genitor ment, tc. (Gone de Duesi e March. di Toscana Del castello, corte e giaciadizione di Gi si fa pare menzione in due istru- menti dell'Opera di S. Jacopo di Pistoja; il primo dei quali dell'ottobre 1117, @ l'altro del 4 maggio 1366. L'altimo di juesti è una locazione di terreno lavora- tivo, fatta da Ser Leonardo da Baronio de' Ricciardi di Pistoja. Della stessa pro wenienza sono aliri istrumenti, nei quali, 1387, Do: 1344 di $. Loren: di GBbpire, e l'isola del Vinci nel ter ritorio di $. Lorento e An che al sinodo pistojese del 1313 assistà il parroco della chiesa di S. Lorenzo di La quento sl borgo, alle ch. di S. Mar. GROS Lino e alla pieve di S. Michele n Grop- pore possono consultarsi le certe del 15 nov. 1282, del So agosto 1285 e del 17 Taglio 1346, appertenule all'Opera di $. Jecopo di Pistoja, attualmente nel A. Arch. Dipl. Fior. Quella del 30 agosto 1285 è un istre- ‘mento rogato presso la Gora di Groppare relativo ad una permeata di beni fatta dal procuratore dello spedale di Spezzavento eo il rettore della chiesa di S. Martino di Groppore. Rapporto alla pieve di S. Michele a Sroppore essa è nominata nelle bolle dei PP. Urbano Il e Pasquale Il (ammi 1094 e 1105) al clero e vescovo di Pistojà, e più specialmente in un istrumento del 4 it. 1174, rogato e Gi davanti chiesa. Riguarda esso la corapra fatta dalle monache di S. Mercuriale di Pistoja di an uliveto posto nel territorio della esiste uno dei pergami più ani perli la storia della scultura italiana, tostochè esso fa lavorato nell’anno 1198. Sebbene si distingua poco il soggetto storico che vi è scolpito, vi si legge chia- ramente la seguente iscrizione, riportata nella Guide di Pizioja a pag. 73. dal Ceo. Francesco Tolomei Hoc Opus fecit feri S. V. Pleban. Azzo Donini MCLXXXXVIIT.—- Nel distretto di Groppoli era una vit la sotto il vocabolo di Gello, rammentata in un istrumento del 31 dic. 1309 che fa degli Olivetani di Pistoja, ed è forse quella villa di Gello di cui si parla in e altra carta degli 8 giugno del 1298, fra quelle dell'Opera di S. Jacopo di Pisiojs, altrimenti nti appellata Gello di Gulliano. (Ance. Derx. Fros. ) GROPPOLI* GASSANO in Val.di.Wa. gua. — Ped. Giussano e Grorrosi. GROSSA (QUERCE). Fed. Quesc: Gaossa in Val-l'Arbia. GROSSA (VILLA) in Val-di.Magra — Fed. Carica Comunità. GROSSENNANA ( CANONICA ) o a GROSSENKANO nella Valle dell'Om- brone senese. — Ped. Canonica a Gaoe senza. ] GROS GROSSETO (Grossetum) nella Valle inferiore dell’ Ombrone senese. — Città Torte, non grande, ma ben fabbricata e di- fesa da una rocca con sei bastioni intor- me al giro Lacittà di delle solide sue mura. Moschini, mentre nell'ultima line gli altri i monti di Roocs- Porte e di Moute Massi. Tipi CAO di Grato è 16 braccia più alto ave. del livello del mare Mediterranea, la cui riva è cirea 6 miglia lontana. — Trovasi 9° di i long, 43° 46° di latit., I. a scir. di Massa-Maritlitan; 28 migl. a seit di Orbetello; 30 a lib. di “Moatalcino; e 5a migl daSiona per la sira- «la R. grossetana, equivalenti a un di; 90345 migl. Rorcatima di 69,308 a grado. Sottentrò alla distrutta città etrusca di si Freni cinque Compartimentt del Granducato, € consegueniemente solo di una Came- GROS 525 ta nel medio evo in mezzo ad una valle che forea uno degli oggetti delle provide cure e delle generose munificenze dell'Au- ii itualmente regge i variamente appel- pata la spiate è lella grossetana provin- più delle volte Gros- Stime, alcun altra fiata Crassetum, men- Ja denominarono Aosetum; pe- tè le scritture più vetuste e più genuine, i le bolle dei pontefici Innocenzo II:, del 1138, di Celestino II, del 1143, di Cle- mente III, del 1188, dichiaravano chiara» mente essere il suo vera nome Grosse. .— A baon diritto pertanto il Cluve- fio nella ma Italia antiqua chiumò impu- dentissimo Fr. Annio viterbese, che il nome della città grossetana alterò in quel- lo di Zosetum. La più vetusta notizia di Grosseto po- trebbe risalire aun di, di Lodovico Pio spedito nell'815, 0 piuttosto nell'830, a favore della badia di S. Antimo in Val- d'Orcia, col quale le concesse une gran parte di territorio posto fra i monti di Gavorrano e di Castiglion della Pescaja sino lungo il mare: deinde justa litus i -maris pervenit ad locum ubi stagnus in mare mittit, et ex illo loco pervenit ad terram S. Laurenti itolare della calte- i drale Rosellana, ora di Grosseto). L'espres- vile e criminale, un comandanio militare della Provincia, 10 capitano comandante della e del litorale. Vi si trova inoltre uu ufiz'o del Registro, va cos. servatore delle ipoteche, un ingegnere di Circondario, e la RL Amministrazione eco- nomico.idraulica per i bonificamenti del. Maremma. ha Mentre un raggio di benigna siella parfiadgricpleesd penis ciare, anzichè toniare di alzare a poco a poco la densa misieriam veste, solto la quale nescondonsi le opere della matura , cresce iu ione l'ansietà di cono- scere le sieri Ficemde di una città soc: . jone pertanto di Terra S. Zaureatii po- trebbe riferire piuttosto che alla chiesa di Grosseto, ai i che fra il lido del mare e lo stagno di Castiglione aveva la cattedrale di Roselle, pervenuti più tardi al capitolo di Grosseto o all'Opera della sua chiesa, e finalmente al magistrato dei Fossi. Non è perciò da far gran conto di tale espressione per dare a Grosseto un° origine più remeta di quella che realmen- le avere. certo peraltro che nel secolo decimo si nomina apertamente il castello e corte di Grosseto com una chiesa che fu di pa- dronate di un marchese La nato da lidebrando stato esso pure marchese, e che Cosimo della Rena me essere stato figlio di altro Lamberto e nipote di Adalberto il Ricco potentissimo marchese di Tuscana. — È un istrumento stipulato li 18 aprile dell’anno 9-3 nel enstello di Geliano presso il fi. Ombrone, col qualc il prenominato marchese Lam- e B26 GROS berto per la vistosa somma di 10009 lirc alienò al prete Repprando figlio del fu Henedetto 45 corti da essolui possedute iu To-cana e in Lombordia, comprew il ruonastero di S. Fietro a Monteverdi. Era- no tra i castelii dal Marchese alienati Su- vereto, e Fromentaria nel contado di Pu- pulonia, il cast. di Radicofani, quelli di Cannule, di Monticello, di Manciano e di Campiano nei cootadi di Chiusi e di So- vana, la corte e cast. in Alma, quelli di Scarlino, di Buriano, di Galiano e di Campagnatico nel contado di Roselle, et curte Grosito cum castro et ecclesia ibs- dem consistente. — (Ancu. Dirt. Fion. Carte della Badia Amiatina.— Uonzci ia Episc. Volu*crran, — Rusa dei duchi e march. di Toscana). ALl' Act. Gatraro nella Valle dell'Om- brone senese, facendo menzione dello stes- so documento, aggiunsi, che nel 17 aprile del 98gls coutessa Ermengarda, stando nel cast. di Zestaja, dopo la morte del march. Lamberto suo marito riacquistò dal prete Roppraudo per la stessa somma di 10000 lire le 45 corti e castelli alienati. allodiali essendo mancati ai gi sopranominati i figli e forse gli eredi di famiglia, sembra che restar sero divisi fra i conti AlJobrandeschi, i conti Alberti, ed i nipoti del March. Ober- to I conte del S. Palazzo sotto i due pri- mi Ottoni in Italia. — Ped. Rosazt, So vana, Scansino, Suraazro e l'Arrenpicz al Dizionazie. Na ritornando a Grosseto, ilcitato istru- mmeuto del 973 ci avvisa, che sino d'allora in colesto luogo esistora una chiesa di pa- dronato del marchese Lamberto, riacqui- stata dulla contessa Ermengarda, la qual chiesa non deve confondersi con la ple bana di S. Maria Assunta di Grosseto , la quale più tardi divenne cattedrale della più moderni diocesi di Roselle. Di questa stesta ch. plebana, dell'e; di sua consacrazione e dedica vien fatta distinta menzione ia un privilegio con- cesso li 7 aprile del 1101 da Ilde;:rando vescovo di Roselle a Domenico abete del moa. di S. Maria sul Monte Alborense, col quale il vescovo rinunziò in vantug: gio di quei monaci a tutte le decime dio- cesane. Tale rinuuzia fu fatta in presenza di S. Bernardo degli Uberti cardinale, di Alberto prepusto di Ruselle e di Ruwicri GROS vicedomino : cioè, în loco guod vocatur Grossetum in Ecclesia S. Mariae virginis dix dedicationis ejus tertio. — (Ucweu in Epise. Grosset). Per altro la chiesa plebana di S. Mu- ria esisteva in Grosseto anche un secolo innanzi, tustochè essa è rammentata in uu istrumento apparienuto alla badia di S. Salvatore di Monte Amiata rugato li ; febb. 1015, in Grosseto apud plebem S. Mariae. Nel 1138 Grosseto dove zione e di sicurezza ogni qualvolta si cousidera che dal Pont. Innocenzo Il fa de- corato del titolo di città, quando egli con bolla di detto anno ordinò, che in Gro;- seto fosse trasferita la sede episcopale di Roselle: stantechè, per asserzione dello stesso Gerarca, Mosellana ecclesia mul- torum praedonum in circuitu habitantium stimulis , et infestationibus agitatur, ct populus ejusdem loci ad magnam desola- tionem atgue itatem est redactus, communicato fratrum nostrorum consilio, dignitatem episcopalis sedis iu cadem urbe hactenus habitam in Grossetanam civitatem apostolica autoritate trasferi- mus, etc. Dalle quali espressioni si deduce che, se Roselli era a quel tempo desolata di abitatori ad alle rapine dei ladri © malviventi di quei contorni, viceversa iu Grosseto si stava più ul sicuro : sicchè non vi doveva mancare la une ne cesaria alla sua difesa. Che però il mu- mero de'suoi abitanti non fosse quale do- rebbe averlo una mediocre città, si de- duce dalla bolla del Pont. Clemente III dei 1a aprile 1188, con la quale fu conceno al vescovo Gualtieri di Grosseto fra heal tre cose la giurisdizione sulla metà di tutto Grosseto, consistente in 6u casali € qualtro chiese cioè: medietatom totias Grosseti , et seraginta casalinos supre cum curte, et districiu suo, et toto Tum- bulo, et coclesiis, scilicat: ecclesia s. Pe tri, ecclesia s. Michaelis, coclesia s. da- dreae , ecclesia s. Georgi. La cattedrale di Grosseto aveva già nel 1143 i suoi camonici, € così cinque ansi dopo la traslazione del vescovado, nel tem- r che sussisieva sempre wn capitolo nel- la chiesa di Roselle. Lo che chiaro appa risce da una bolla tuttora incdita-di Colo GROS stino TI de' 23 dicembre di detto anno, com la quale si onlina, che i beni della chiesa grossetana si porzione fra i due capitoli, di Roselle presti reverenza al capitolo di Grosseto come «li maggior dignità. (Ar- chio. vescovile di Grosseto). Dopo la metà del secolo XII si trauo fra le pergamene della badia di Mon- tamiata molli istrumenti e'-nfacenti a di. mostrare la signoria che i conti Aldobran- desebi tennero in Grosseto. Dal 989 in poi, epoca della ricompra fatta dalla contesa Ermengarda vedova del suacch. Lamberto delle 45 corti da emo alienate, Grosseto con i paesi di Cam- pagnatico, di Lettaja, di Marciano, di Campiano, di Monticello, di Suvereto, di Scarlino, di Buriano, ed altri castelli delle Maremme toscane, si trovano d’al- lora in poi sotto il dominio dei conti Al- dobrandeschi, ovvero dei loro feudatarj. E qui di paso può aggiungersi che, în quanto al castello perduto di Campiano, troransene fatta menzione in un plscito celebrato nel coutado di Sovana, del luglio 991 dal conte Uberto degli Aklobrandeschi a favore della badia Amiatina per alcuni beni posti in Campiano ed in Agello.— Ved. Acziro di Sovana. Che infatti i conti Aldobrandeschi te messero palazzo e residenza in Grosseto lo stramenti dei secoli po- U primo odi essi è quello del 7 febb. 1015 di già citato, col quale il conte Il- debrando figlio del'fu C. Ridolfo, stando in Grosseto presso la pieve di S. Maria, per il merito di un anello d'oro promise izone abate del mon. di S. Salva- dore di Montamiata di non contendergli la metà del poggio e cast. di Mone-Nero. GROS 527 ebbe ad enfitewsi dalla casa Aldobrande- sca. ( Anca. Dirt. Fion. Carte della ba- sidente al giuramento prestato in Siena nel mese di luglio del 1151 dai sia- daci del Comune di Grosseto, allora quan- do i-Grossetani promisero di mandare a loro spese tre volte I° venia nile im come lo provano tutti i documenti saper. stiti dei secoli XII e XII, tra i quali citerò il testamento del conte Iklebrandi. ne figlio di altro coate Ndebrando , ce- lebrato li sa novembre 1208 in Sovana nel palazzo de’ canonici alla presenza di Viviano vescovo di quella diocesi. Fra le diverse disposizioni il testatore obbliga. wa i suoi figli ed eredi a continuare il so. lito dono annuo all’ Opera della canoniva di Grosseto, finchè non fosse terminata la fabbrica della chiesa maggiore. Confes- sava la dote di mille marche d'argento ricevuta dallaC. Adelaide sua mogli ual donna assegnava un’annna pensione bi tre mille marche, rilasciandole a cau- zione il castello con le rendite di Selve na e tutti gli oggetti che il testatore ave- va in Siena, fra i quali si specifican si preziosi stati da ii del ta città, Volle di più che gli eredi rila- ‘sciassero alla medesima contessa Adelaide le rendite di Arcidosso e di Orbetello, fiu- chè non le fosse restituita la dote, e inol- tre l’usofrulto di tutto il bestiame rino di Garfagnana. Qualora poi i figli non tenessero la detta loro madre come La stessa promessa per un egual regalo fu oleva ch'essa ripetuta nel 6 dic 1047 dal C. NJebran- li Sovana, il Titto, ve. ve do figlio del prenominato conte, il quale stiario ed abitazione oltre gli oggetti e le rinunziò alla stessa badia Amiatina con solo i suoi di ul cast. di Monte-Nero, ma ancora quelli Monte-Latrone. Iofatti pel die. del 1152, nel tempo che risiedeva nel suo cast. di Grosseto, la con- tema Gemma valova del C. Uguccione 25 sieme col figlio Illebrandino Novello offri. rono alla badia di S. Salvadore sul Monte Amiata la metà di tutti i possessi che Ar- Jilafo da Grosseto figlio del fu Gugliclmo rendite sannominate. Finalmente insti. tuiva e nominava eredi universali i di lui figli, cioè: Zidebrandino, Borifario, Guglielmo, Tommaso, Gemma, Marghe. rita, e Cristofano. (Aacu. pero Sezpate patta Scata Di Sinni N° 1056). Nel 19 sett. dell’anno 1213 risedeva nel sno palazzo di Grosseto il conte Ille- brando figlio miggiore del dina»ta già no- minato, quando, alla presenza di Ranie- 528 GROS ri del fu Ugo di Valcortese, dei fratelli Pannocchia e Mangiante de'conti Pannoe- chieschi, egli diede in feudo perpetuo con titolo di /'iscoatado a Mauto del fu Gu- glielmo di Grosseto ed ai suoi eredi il ra- stello e torre di Balignano con il suo atretto, riservandosi la partecipazione dei slessero, o che potessero riavenirvisi. — Ved. micnaRo. Quanti e quali fowero i visconti feo- dalarii della casa Aldobrandesca signora di Grosseto ce lo dimostra un diploma dell'Imp. Federigo Il, P apedito nel mese di maggio del 1231 da Messina al suo fe- dele Zidebrando conte Palatino di Tosca- na. AI quale conte fra gli altri feudi con- termo Civitatem suam Grosseti et univer- sor cives ejusdem cum omnmibus bonis suis, quae nunc possident et in antea posside- crilta, collazionata e autentica! motari di Grosseto alla presenza di più te. simoni, sotto il di 24 aprile 1249, nella chiesa maggiore della stessa città, (Munar. Ant. M. Aevi SLI far giurare lo stesso iraltato a 2000 uo- .) erre e castella comprese nella giurisdizione Aldobrandesca, fra i quali paesi soggetti i no Groseto, Muglia Pitigliano ec.(Maravocni, Zstor. di Siena, e Ance. Dirt. Sex. Kaleffo dell Assunta). II popolo di Grosseto comincia a com- un erado più decoroso di poli- civiltà all'anno 1222, quando, nel di 8 di aprile nella chiesa di ta Michele di Grosseto in pubblica adunanza i conti Pa- latini Hidebrando e Bonifazio in nome pro i conti Guglielmo e Ildebrandino volendo remune- essi ed ai conti autecessori prestati dagli uomini di Gros- selo, concederono a questo Comune varii ilegii ed esenzioni. (Maleffo e Archi- vio citato). i mese con i stenti negli archivii senesi, e precipua- un grande incendio di guerra, per effetto cli che la città di Grosseto fu presa nell’ agosto dello stesso anno ad onta che esa fosse stata valorosamente difesa dai suoi lata, e nuovamente dai Senesi repressa li 8 settembre susseguente. Peraltro la Cronaca di Andrea Dei pre- cisa il giorno della occupazione di Gros seto, dicendo: In quest'anno (1224) si prese Grosseto per battaglia il di di S. Maria di seltembre, e favri preso Guido ico libretto dell'archivio del ‘Doomo di di jena , copiato da Uberto Benvoglienti e riportato dal Muratori in forma di nola solto la Cronaca del Dei. ( Merum Ztalic. Script. T. XIV ). 11 qual giornale segna per sbaglio 10 noanzi la di Greta, le; “nno Domini Vi Saas septembris capia est civitas Scie a e Senensibus, muris per violentiam dirutis, et pro majori parte combusta, et populus Senas ductus est captivns. Peraltro non si potrebbero conciliare i racconti del Malavolti sulla doppia con. qsista di Grosseto nel breve giro di un cumenti coevi tuttora esi- mente con il tratiato di pece stipulato sot- to i di 24, 298; mosett 1226 Siena e nel pian d'Orgia sulla Merse fra i conti Aldubrandeschi e la rel lica senese rapporio cessinne di Grosseto. Infatti con atto pubblico rogato in Grosseto li 22 ottobre dell’ 2 pagire annualmente un tri- buto di lire 48 ed offrire So libbre di cera alla chiesa maggiore di Siena nel giorno di S. Assunta. La quale sot- tomissione lu poi confermata in Siena li lic. 1224 da 23 deputati, c uon già da 6%o cittadini dei primarii di Grosseto, co- me si trova stampato nella storia del Ma- lavolti. (Ance. Dirt. San. HaleYfo vecchio). Anche il vescovo di Grosseto nel 1228 inviò in Siena i suoi procuratori per sot- I Ù A s i » ° “i "i ‘A s , ti , di GROS agorre all'accomandigia di quella repub. blica , con atto del 30 aprile, 5 suci ca- stelli d'Istia e di Roselle insieme con tutti i beni della mensa vescovile di Grosseto, promettendole un annuo tribato di lire 25, e l'offerta di wn cere di libbre ra r la Madonna di agosto. Gli abitanti di Grosseto in quei tem al pari di molti individui della casa dobrandesca fedeli alla Rep. di Siena, te- mevano al partito ghibellino. Infatti nel novembre del 1242 risedeva in Grosseto Pandolfo da Fasinuella governatore e ca- itano generale dello Federigo Il i osca; londechè nel dì 3 nov. del me- desimo anno, stando nella chiesa maggio re di Grosseto, egli emanò una sentenza per una causa fra alcuni mobili ed il Co- suune di Sen-Gimignano, mentre due an- imvnai (mel giugno del 1340) lo stesso capitan-generale di Fe Il stava all assedio di Sovana presso il fiume 4rminio (Fiora) e nel 1043 ai 17 giug. dai suoi accampamenti davanti al castello di Sel- vena nella valle di Albegna spedì un or- “dine di Federigo II date in li 8 tmaggio del 1242, al vicario di Fucecchio. qua. Det. Fiona. Gere delle Comunità ca Nel febb. del 1243 lo siero Imp. Fe derigo II da Grosseto, di dove spe- di un di a favore del Comune Montepulciano, cui confermava gl chi privilegii.—(Anca. cit. Carte Com. di Montepulciano). Nel 1245 di marzo trovo in Grosseto nella qualità di giudice, sotto gli ordini del medesimo vicario i. fiale Pandolfo da Fasianella, un mess. Filippo da Brin- disi, il quale nel 30 agosto dello stesso anno teneva il suo tribunale in Casole, sotto il medesimo vicario Pandolfo. I due documenti inediti testè citati, di cui trovansi gli autentici fra le pergamene appartenute alla Badia Amiatina, giorno per a' tura a rettificare ui aticinio fatto da Guido Bonatti Fett: vese, celebre astronomo di quella età, al- lorché nella sua opera lasciò scritto, ch'es- sendo l’Imp. Federigo in Grosseto, ed egli in Forlì, dalla inazione dei piane- ti conobbe che tramavasi congiura contro da vita dell'Imperatore, e che avendone lo egli avvertito, trovossi in fatti che Pea- GROS dolfo da Fasanella, Teobaldo, Francesco € più altri de'suoi secretarii avevano con- tro di lai congiurato, senza che alcuno degli astrologi della sua corie pe avesse avuto sentore. —(Guinests Bonarri, De Astronomia. Tractatus quiatus. — Ti soscai, Stor. della Letter. Ital. T. Bonetti nen facesse mol. to hene i suoi calcoli, o che l'incontro de' pianeti accadesse in altro tempo, € noe già quando Federigo II passò da Grosseto € dalla sua Maremma, lo dimostrano al. tri docamenti più positivi. Tale ssrebbe quello di trovare Federigo nel giugno del ne non più a Grosseto ma a S. Germano la Campania, e a Foggia mel sett. del eroi ire, poco innanzi che Pandok fo di Fasianella fosse scoperto e pulesato traditore dell'impero. Tafatti si 30 di agosto del 1345 la con- (iura da Fasianella non doveva essere an- cor nota, tostochè egl cui cuopriva sempre Pim inte carica di vicari: di cipiten geserde în Tocaaa; fesa si 4 ott. dello stesso zano le carte Amiatiue d tenga un Costantino di Sicilia vi- per Federigo Il nel contado di Sie- uae ec diocesi di Chiusi. Senesi in grazia della loro fedeltà ver 20 la causa imperiale ottennero da Gual- imperiale l' investitura del- "gl rosseto, e Il giorno dopo i visconti fo datarii de tara nella stessa città, insieme con 4 cittadini Grossetani nella chiesa vanti al potestà di Siena premi e nblidienza a quella Rep. obbligandosi di far guerra insieme i igpirne Aldo brandeschi ribelli al do di tenere ai oottandi della ia di Siena tutte le castella del territorio gros- setano, e quelle che i feudatarii possede- vano nella contea Aldobrandesca. In tale circostanza i confini er Maremma gros setana furono designati fra i seguenti luo- TE i i alipalto ad baco; Massa usque ad Portilionem (cioè, dal lato di ponente, dal distretto di Massa fino 830 GROS alla Torre di Portiglione che trovasi fra Rocca d' Alma e il pontone di Scarlino} ef a Gessis de Sassoforte usque ad Fornoli, et a Civitella usque ad Sassum (cioè, dalla li settentrione, fino al Sasso di Maremma sull'Ombrone ) et per Mon- tamiatem , ut vulgoriter dicitur, usque il lianura, et sicut trahit fumen dr minis usque ad mare (pel lato cioè di le- Vante fino a osiro, mentre da ostro a po nente forma confine il mare). Nel tempo che le armi imperiali com. Iattevano in Maremma le terre e i feleli del conte Guglielmo degli Aldobrande- schi, e il di lui figlio Uberto conte di Campagnatico, seguaci entrambi del par- tito guello, il loro respettito nipote e eu- gino conte Ildebrandino figlio del cone Bonifazio militava con gli Orvietani cun- tro gl' Imperiali. A costui riesci, median- te i suoi procuratori, nel 17 maggio del 1251, di accordarsi a buoni patti con la Repubblica di Siena, promettendo di a- derire alle antiche condizioni del 1231; ma hen presto, e più di una volta, tornò = mancare di fede. (Matavotri Stor. di Siena). Appena fa morto Federigo Il i Grose- tani, anzichè riconoscere l'autorità del re Manfredi, si stuccarono dal suo governo e costituironsi a comune, siccome lo dà 2 conoscere miatina dei gitori del dominio nese con prosvisione degli 8 gennajo e 2 febbrajo del 1259, deliberarono di rac- crgliere un esercito dalla città, dal sob- borghi, dalle terre e castella del suo con- tado per mandarlo all’irapresa di Gror seto sotto gli ordini del potestà. — Ricon- quistata nell'anno medesimo la capitale della Maremma, fu dato ordine di fabl: carvi il camero e di lenervi guarnigione senese. Erano le cose della provincia grosse! na in questo stato, quando i Fiorentii nella primavera del 1260 fecero una ca- valcata fino alle porte dì Siena, recando dauno intorno al paese e stringendo d’as- selio la stessa rinforzo di cavalleria tedesca sotto il co- mando del conte Giordano, già suo vica. GROS rio in Toscana, nel tempo che richiama rono le ganrnigioni di Grosseto, e da allri Inoghi della Maremma. Fu in tale emer- impero, ai quali patti neppure questa fix ta quel dineta fermo si mantenne. po pochi mesi accudde ( sett. 1360) la famosa giornata di Montaperto, per eifetto della quale il Comune i Siena ri- tempo +9 di recente tornati a ribel- lassi ai sensi. Furono perciò rinviate genti d'arme a Grosseto, espulsi di la gli abitanti ribelli e tolti a quel Comune i fondi pebbii per incamerarli a quelli di Siena, o per assegnarli ni cittadini nuovi e fedeli al partito vincitore. Un documento inedito del 13 dicembre 1360 esistente fra le per. gamene della badia Amistina nell'Arch. Dipl. Fior. riporta an decreto dei Dispen- satori delle terre del Comune di Grosseto eletti da quel potestà Jacopo di Besvern- to, col quale fu donato un pezzo di terra ad un nuovo cittadino grossetano per farne ciò che vuolesse. Quindi nel 1262 rinpo- vossi la capitolazione fra le due città, ob bligandosi i Grossctani ad accettare e ub- bidire al potestà inviato da Siena, de a favorire accomunando legi di quelli di Grosseto. Nell'anno medesimo 1262 il nifazio conte di S. Fiora dopo lunghe trat- tative mentre egli trovavasi al Bagno a zioni sottoscritte sino dal 19 maggio 1251, ma aderì cziaudio a molti altri capitoli stati nella nuova trattativa aggiunti. La morte però del re Manfredi avendo shigotiti i ini tutta la Toscana, l'opposto part prese tosto speranza di ricuperare la perduta Va di Grosseto ri torratico di Siena (anno 1266) si diede in poiestà dee fuorusciti e dei nemici di quella repob GROS blica; alla testa dei quali si era posto Pe- pone de' Visconti di Campiglia che poco dopo perdà con la vita Grosseto, ricon- istato dalle armi senesi (Ance. Dir. posi Bicherna). Venaero frattani conti Aldobrandeschi, per cui sotto gl cttobre del 1272, fu stipulata una di sione de' beni allodiali fra il C. Ildebran- dino, chiamato il Zosso, figlio dì Gugliel- mo conte di Sovana ed il C. Ildebran- dino figlio di Bonifazio conte di S. Fiora. Ja vigore di tale contratto restarono iudi- visi,ed a comune fra le due branche Al. dobrandesche i diritti sulla città di Gros- selo, sopra Massa, Saturnia, e la miniera di mercurio di Selvena. la morte del C. Ildebrandino Nos- sodi Sovana, accaduta di 6 maggio del 1284, un nuovo istrumento di transazione fu cchebeato li 6 agosto del 1286 nel ca- stello di S. Fiora tra la coutessa Margheri. ta figlia ed erede dell'estinto conte di So- Vanta, rappresentata dal conte Guido di Moafoste sto marito, da una, ed i conti IWebraudino Novello, Bouifazio, Umber- te, Earico Novetto e Guido fratelli e figli del fu didebrandino conte palatino di S. Fiora, dall'altra perte. Quindi pochi an- ni dopo i prenomimati 5 fratelli couti di Le S. Fiora iuvieme con la contessa Giovan- tia loro madre, per mito pubblico dei a ayusto 1397, rogato in S. Fiora da Michele d'Iscopo medico e nolaro, si feceru.nuore divise fra loro per mezzo di polizze tirate acorie. (Ancu. Dart. Fioa. Curte della Com. di Volterra). i In tutti i contratti di famiglia, poste- riori all'atto di divisione del 1379, fra i costi Allobrandeschi, uoa si rammenta più Grosseto, nò si mettono più in campo le ragiuni che emi nei tempi trascorsi vi tenuero direllamente, oppure mediante i lura Viscuati, Lembardì, o Cattani. Ialatti, previa una capitolazione stipa- Nata ii ma nel novembre del 1297, i Gruseuaui si obbligsromo di fer pace e Guerra a libera disposizione del Comune di Siena, e di esentare dalle pubbliche Gravene i cittadini senesi che venissero. ad abitare nel loru territorio. (Ancu. Dirz. Sta Maleffo dell'Assunta). Dopo che Sicua pertanto divenne libe-. te dominatrice di Grusselo e del vasto seo territorio, potò pucificamente conli- GROS s3ì nuarsi la fabbrica della grandiosa sus cat- tedrale, uIla quale impresa fu dato inco- minciamento sino dal principio del seco- lo XIII, sicc::me apparisce dal testamento del 1208 del conte lidebrandino puco so- pra raramentato. Pertanto dalle iscrizioni superstiti nella facciata esterna di quel Duomo si rileva, che l'architettura della stessa facciata fu opera del capo muestro Sozo Rustichini di Siena, incominciata uel 1293 a tempo del nobil uomo senere Filippo Malavolti vice-potestà di Grosse- to, mentre la parte interna incrostata era pure di marmo sino alla metà, schbene ora ramente ricoperta d’intonaco, iudi murata |’ anno 1295, allorchè il nobil uomo Mino de' Pic- colomini era potestà di Grosseto. Più moderna è la torre per uso di cam- panile, nella quale esiste un’ iscrizione ara esere cinta fubbricata nel rovido uonso Domeni te Merano operajo a vita del- l'Opera di S. Maria di Grosseto. Fiualmeute il battistero e la sovrap- ta lanetta di warno rappresentante la Ss A unuuziata furono scolpiti dall'arti- sta Antonio Ghini da Siena, nell’anno 1474, al tempo dell’operajo Salvatore la riprendeudo îl filo della storia, ram- menterò come nel 1310, essendo iusorto iu Siena va tumulto fra i nobili ed il popu- lo, wolte autiche famiglie feudatarie dei couti Aldobrandeschi profistarono di taie circustunza per ribellar.i dal governo se- nese. Era tra questi Bino di Abbute del Ma- lia viscoute di Grosseto e di Batiguano,'il quale avendo cacciato il partito domiuau- le, s'impossesò della citta; e quantuu- leso luugamente maso tenere iu dominio, pure due anni gli rieseì d'impadronirsi di nuovo della meesiva. — Avvegnachè la Siguoria di Siena essendo conlinuamente iu contrasto coi partiti di dentro e cva i uemici di fuori, dovè per un qualche tempo lasciare Grosseto iu balia agli autichi feudatarii, e perfino riconoscerne in certo modo il do- sainio, mediante uma trattativa di fermata li 17 aprile 1317 fra la Rep. seno se e i conti di S. Fiora. (Macavonri, Stw- ria di Siena Parte II). Si mantennero su Lale stato gli afari ricccuperene varii pes. ai della Maremma , fra i quali farvi il eo- stello di Moatemassi, lungo esedio riconquistato dai Senesi, nell'agosto del 1338, coll’ aiuto dei Fiorentini. Passò nello stesso anno di Moremma l’Imp. Lodovice il Bevare con le sue trup- pe. È fu ad istenza dei conti di S. Fiora glie, ma non l'ebbe; cossechè dopo quat- tro giorni 11 Bavaro ces le sue genti ooli” anti) e senes.) Mei giorno 33 grana dell'1334 del GROS nite di ripari e bon difcu, sostenne un 20 selio, intanto che uno dei capi, Abbatine del Mala, essendosi recato a Pisa a chic i der soccorse a quel governo, raccolse una mano di armati a piedi e a carallo, uali tornò a investire mei contorni l'oste cemese che mise im fuga, ponendo a seco e fuoco gli abbandonati accampamenti (33 nov. 1335). L'amno appresso i Siguori Nove aven- do rimandato altre masnade da Sicna a Grosseto sotto il comando di Ugolino di Gaide march. del Monte $. Maria, il ri belle Abbetino del Malia insieme co’ suoi i, ottennero rise di e e copi della n promise di ri volta da egni handoe. iome,e di restituirgli una comma di dessero che li lica aveva riscosso da Simone Pic- colemini debitore dei Malia per la com- pre fatta del castello di Batignano. Gremseto, fa ripresa l'edi- Sicazione della rocca, dei suoi fossi e car- bonaje. Al qual effetto venne demolito ua cosemento la liner giryrgini di Groneio, il governo nel 1345 acqui- stò dalle moglie di Guelfo d' Jacopo de’ Lanfranchi di Pisa figlia di Petruccio Be- . ringhieri di Grosseto. (Mazavoun, Opere cit. e Auen. Dos. ve Sesua, Lolcffo dell’ Assunta ) Le rocce predetta fino dal 1350 era ie le di servire di difesa, tostochè fu cel- ita nel cassero della medesima una la- pica, nella quale si leggono tuttora queste parole: Al Nome di Dio e di Madones accordare ls facoltà sl giudice di Grosseto Santa Maria, dito Dii uccer:. Si fece di allentanersi dalla sun residenza questo Masaro, e si fecero tuzse . .... el tempo. ..... ano e di Lonardo di mei mesi di luglio, agosto e settembre, col Iasciarvi un suo vicario. Di più essendo queste stessa cii- anco fl pesta la prima pietro. Tole edi- fizio per altre fu sespeso stante la fugn dei Mahe prigionieri da Siena, e la maov@ ribellione che per di loro fa so noe in 1 per cagione le 1 Gen, nei 1335 spadirone ve cosrcito con il conte Macvovaldo de'CC. Guidi di Bovadola loro cnpiteno di guerra sotto Goosseto. La quale città, omendo sinia mu- Cholo di Giovani di Gano cittedini di Sie na e ufitiali sopra el deto Kasaro e mura cleti per lo Chemune di Siena. Nella sommossa di Siena del 1355, mel ti popeli dello stesso dominio, seguirono ri della capitale, fra i quali furom- vi ai i Grossetani, e fu allora che il pepolo tentò di assalire e di cecupare il cassero. Ma ben presio i rivoltosi imvis- sono a Siena un delegato a chiedere per. deno; lo chè fu loro accordate dal gover. mo-dei Xii a condizioni sempre più cne- GROS rose, fra lequalifavvi quella di nbbidire alle di rinueziare a tali gl imperiali. Da quell'epoca in pui Grosseto si man- tenne costantemente soito. la custodia e dominio semese, per ordine del quale fa rifatto nel tosia statuto più conosciuto di cotesta città. Finalmente esa ebbe a sof- frire frire muove versie dall'esercito napo Ifonso di Aragona, allorchè pare iana del 1447 cccapò Castiglion della Pescaja è quindi prese stanza fino ica in Grosseto e nel suo territorio. l'anni Je campagne e i contor- ni di ai dere le cinraf guasto dalla compagnia di avventurieri condotta da Ja- copo Piccinino n danno della Rep. sene- se; la quale, di essere stata battuta nei contini dello Maremma verso Castro e Tosennella, si fuggì ulla volta di Casti glion della Pescaja sovvenuta del bisogue- vole dal re Alfonso. In conseguenza di che poco dopo essa cecupò il castel di Colos- na, e lentò dim irsi della città di daaneggiare viemaggiormen- ma te i paesi del dominio di Siena. Pacificato il re Alfonso coi Senesi, questi riotten. mero quanto era stalo loro tolto dall’ venturiere capitano nelle Maremme di Grosseto e di Orbetello. Frattanto nou cessarono le calamità di questa provincia, la quale andava minuire sempre più di popolazione, di si- curezza pubblica, «i produzione di suolo, edi salubrità di clima. Grosseto Rorizione, sì fat li terra e di mare giù trop- po trista contrada. La situazione politica della Rep di Siena era ormai divenuta vacillanie per incostanza di governo, per intestini e per gare iche Îra i gabinetti. Le conseguenze lacrime. voli di una lunga guerra preparala contro quella Rep. da Cosimo Î, e sostenula dal- portarono l'ullimo scempio menire Piero Strozzi attendeva a forti care la piazza di Grosseto per nvere copia espingere di la provvisioni di vettovaglie, e per accorrere in qualunque luogo del littorale, noa saprei, dirò col Muratori, vin GROS 853 se per difendere o Piuttosto per devastare d’avvantaggio un troppo infelice paese. Si sostennero i Francesi a Grosseto fi- no all'anno 1559, epoca della conclusione della pace tra il re sla Francia Enrico II e il re di Spegna Filippo II; dopo di che sottentrarono im Grosseto e nel suo di. stretto le armi e le leggi del nuovo duca di Siena. Cosimo I, tostochè potè divenire tran- quillo padrone dello Stato senese e della sua maremma, pensò di giovare al com- mercio e all’agricoltara di tutta la pre- vincia, coll’istituire nel 1560 a Grosseto per 10 giorni da incomin- ma il cerchio esagono delle mura "ttunti con i suoi bastioni sono opere del Gran- duca Francesco I, terminate «la Ferdinan. do I poco dopo ilsuo avvenimento al tro- no granducale. Fu questo terzo Granduca che provvide di acque salubri la città mediante la co- struzione di sei pubbliche cisterne di ac- que piovane; che fondò in Grosseto uno spedale filiale di quello della Scala di Sie- na con una dote sufficiente a mantenere al. sero maliziosamente Leica) la la de molizione della pescaja di Castiglione, now mulini adiacenti al padule di Castiglio e ciò nel tempo ebe si a opera alla circoscrizione, e prosciugamento di una parte del padule omonimo , son che all frinntura del fiume Ombrone da Gros- seto fino alla torre della Trappal: Afiiuchè poi tutte le operazioni idrsu- tiche fouero saggiamente «ircite e co. slaniemente ben mantenute, Ferdinando E stabilì in Grosseto un Ufisio, enni ineta GRos MLT erezione DE da fara, la mano dei Foesi, al cui ciali istruzioni dei i ponti, strade, argini cc. he benefiche misure a favore di Piscera] e delle sue campagne furone meatenule in vigore ce protette da Cosi. mo II figlio e successore di Ferdinando I nel breve periodo del di lui governo. Im- dal 1609 sino all’ultinzo semo di Sua vita (1631) il Granduca Cosimo II fece continaare l’escavazione di un canale ne- vigaote nella pianura grossetana, e di altro canale più d'appresso alla città per ser. vizio dei mulini e dell'abbeveratojo ; ri- gene dalle lire 15 a lire 7 4 per moggio la gabella della tratta dei grani; fece edi- ficare nuore case in per como- do dei forestieri che andavano a stabi- lirsi in Marecama, e endi i provve. dimenti relativi alla pulizia menicipale € alla riforma dell' Ufsio dei Fossi poco emunciato. Frattanto che la rigenerazione della Ma- renama grossetana andava lentamente ope- randosi sotte il governo di Ferdinando I e di Cosimo Il, bisogna altresì confessa re, che cotesto ‘periodo fu per quella pro- vincia il più felice tra quelli del governo Medicco. Avve dopo quell’ epoca non solo tropps isolati farono i bonifica» GROS scoli nello siesso periodo di tempa dalle lire 101,179 si ridussero a lire 39,956. Dondechè l'abbandono , 0 la poca sr veglianza delle opere idrauliche , se noe distrusse affalio, rese però quasi senza ef- fetto tutto ciò che era stato fatto sotto il governo di Ferdinando I e di Cosime IL Alla metà del secolo XVIII il fame Ombrone senz’ argini era sperio ia cesto lati, i canali e fossi di scolo dell’agro gres. selano si erano interrati e ripieni, il pede- le di Castiglioa della Pescaja spandeva a capriccio le sue acque nella circostante mara, nò quesle si scaricavano Snc alta delle sua socchette. ne. —Nel tempo valenti matematici di quell'età per co. mando sovrano metteva ulla prova un pia- no rogioato di ice ridazione dell pira in marittima semese, il magnamiuto ripe ordinava un sisiema di gorerno e di amministrazione ccomomico-civile, che doveva dipendere immediatomente dalle sua sovrana autorità. Con la legge dal 18 menti ordinati da Ferdinando II, da Co- chi; timo III è da Gian-Gasicne la Maremma grosseiana da una futtuosa caduta, ma si cenò di sorvegliare inde- fessomente all’ esatta manutenzione delle operazioni idrauliche state anterioriente eBetteato. — Che se talvolta alcuni prov- vedimenti da un lato si temperarono, dall’ altra parte vennero abrogate mella loro pienezza diverse leggi economiche, cui sostitaironei altre, le quali divennero po tenti ostacoli alla desiderata riescita di mina fisico-economica riduzione della nu principio del soc. XVII ascendeva a 3oce abit. essa all'entrare del secolo XVIII nua Haiti plenarie per salvare i stessa Pinar olo pdicriane Frattanto si comandava l'arginatura del fiume Ombrone, il ricavamento dei canali vano nella pianura Eroseeiaca;si ricostra; vano i già acquedolti cen al. tre operazione premier si rendeva più comodo e più sicure l'accesso dello scale di Castiglion della Pescaja; si aprivano seo ve strade, si migliorava fa sorte degli ab tanti coll'abolire le serviti: de’ pa: aumentava il numero dei propricirii digeni , mel tempo che si allcitavano gi sirnnieri con egni sorta di favori e col concedere loro a larghe condizioni La di- Visione dei latifondi di mani-morte. — Si promuoveva l’ industria meroè privikgii GROS ed esenzioni commerciali; si rimborsa. vano dal R. erario della quarta ed an- che della terza parte della spesa i fonda tori di nuove case. Finalmente alle fami- glie avventizie che recavansi a stabilire ci, 0 infrigiditi, e divenuti di poca 0 niuna utilità. Di tale natura, taute e sì generose fu. rono le sovrane disposizioni a favore del- lu Maremma grossetana dal Granduca Pix- mo Laorotvo I ordinate, oltre l'organis- tazione di vo’ amministrazione economi. co-governativa, allorchè nel 1775 Egli no- minò una depulazione composta di pub- blicisti, economisti , matematici e periti agrarii, affinchè visitasse e riferisse sulla condizione economica e fisica della Ma- remma, sulle opere dal Sovrano ordinate. La depatazione dopo avere adempito l'o norevole commissione, nel lug]. del 1776, abbassò al trono la sua relazione divisa in due parti; la primn delle quali riguar dava le proposizioni economiche, e la se- conda le proposizioni idrometriche, nella quale farono descritti i lavori idraulici in tulto o in parte effettuati. La fabbrica della cateratta costruita sul- la ripa destra dell’Ombrone, per accoglie- re una porzione delle sue acque mediante il Fosso Navigante, fu rammeotata la pri- ma fra tutte le operazioni idrometriche, in quanto che riguarduvasi come lavoro fondamentale, su coi si appoggiavano dal matematico Ximenes e dalla deputazione medesima tutte le altre opere relative alla riduzione della grosseta Fra i lavori idraulici giò compiuti nel. ta pianura di Grusseto s'indicava il nuo- vo Fosso Navigante cou i tre Legolato ri, dai quali le acque che traboccavano dal Mevigante si scaricavano per il Canal di Rinfresco ueì padale di Castigli Erano pure fra le operazioni idrauliche già completate il Sostegno detto del Quer- ciolo, la Cateratta grande del padule, l'e- difizio del mulino di Grosseto, l'argine d'Ombrone, il rivuotamento della Mol- la, della Molletta, del Lago Bernardo, del fesso Martello, del fosso Tanaro e di al- tri minori canali di scolo, l'acguedotto di Castiglione, la darsena di Grosseto, i) pic- colo Sostegno di San-Giovanni ec. GROS 835 Restava ancora a compirsi, fra opera. zioni idrometriche di quel pini ilC nal intermedio (nella cui vece fu incomin. ciato il auovo fosso Navigante) il Canal j, la colmata di S. Gu- mento a quel tempo stabilito gioverà qui riportare Je precise parole della relazione citata: « Dipende infatti (Ja massima operazione) dal ravvivamento delle ac- » que del padule vastissimo di Castiglio- » ne, che è il cardine fondamentale di » tutte le dispendiose operazioni idrome- » triche fino ad ora eseguite nella Provin- cia inferiore di Siena » e che, a parere » della deputazione; era il solo bonifica. » meno possibile del precitato padule. » Giacchè noi siamo di sentimento (par » lanoi deputati) ch'esso pedule nor pos- » sa asciugarsi nè per essiccazione. né » per alluvione , 0 siovero, nè col metodo » delle colmate, né col cavo de' nuovi i fossi » che l'attraversino; e che non posse nep. » pure ridursi ad uno stagno ripieno di » acqua salsa. » Non è pertanto maravigliosa la cir. costanza che quasi tutti i matematici, » i quali anche nel secolo prossimamente » decorso sotto il governo dei Medici so- » vrani hanno sottoposto all' esame il mi. » glioramento delle Maremme, abbiano » sempre proposta ed effettuata in alcuni » tempi la presa d'un corso d’acque dal fi. » Ombrone , mediante una steccaja » sima alle Buoscce, una cateratta all'Znci- » le corri: +e mediante ameo il » fosso Barchetti, ch'era un manafatio » canale escavato nella pianura contigua». Tali espressioni pertanto dimostrano ad evidenza da quali principii fossero mosti i malematici che operarono nei due secoli ultimamente scorsi, tanto sotto il gover- no Medicen, quanto setto quello di Pane Leorotso I, rapporto alla fisica ridazione delle Maromme: cioè, col procurare di te- nere meno frigida la pianura mediante la buona manutenzione dei fossi di soolo, ma sopra ogun'altra cose col rinfrescare in estate il malsano pedule di Castiglione mediante il Fosso Fevipante, e col lener chiuse le sue cateralte durante l'inverno, affinchè non vi s'introducessero le scque dell’Ombrone: e ciò fintanto che i respet- Vivi influenti mantenevano il pelo delle 556 GROS sceque del padule oltre i consueti deter minati segni elevato. Mostravano quei periti di credere qua- sichè impomibile di colmare col torbido Otabrone il vasto padule che lo avvicina ; ed ia tale persuasione furono comandati ordiai severi, affinchè al sopraggiunger di una qualche piena si abbassazse la cate- ratta del Fosso Novigante per im l'introdazione delle torbe mel padule di Castiglione: nè si permetteva che la cate- rutta si rialzasse se non dopo chiarificate Je acque dello stesso fiume. Si agiva pertanto allora con un siste ma diametralmente opposto a quello che si và attualisente praticando nelle tosca- ne Maremme; sistema del quale si cono scono i feli ltumenti, sia per toto ciò che si è acquistato col mezzo delle grandi colmate in Val-di-Chiana, sia per stando nella Ma- remota, € specialmente per l'immensa quantità di terra che fu trasportata fra il 1833 e il 1837 dalle piene dell'Ombro- me pel padule soprannominato, mercò le muove opere idrauliche ordinate dall’Au- gusto Regaante Leorozzo IL, nella ragio- mevole lusinga di poter finalmente rista- Dilire la matura fisica di cotesto suolo nei perduti suoi diritti. Lavori preordinati al donifcamento del- la Maremma grossetana dal Grunduca Leerocso II felicemente regnante. Appena salito sul trono paterno ed avi- to Laorocso II rivolse uno sguardo bene fico verso la porzione più infelice e nel fempo siesso più seducente e prodattiva del Granducato. La prima operazione or- dinata nel 1826 fu la costruzione di un solido ponte munito di cateratte mobili a traverso alla fiumara di Castiglion del- la Pesaja, ad oggetto d'impedire l’in- resso delle acque marine del canale di Castiglione « conseguentemente la loro miscela colle acque dolci del contiguo pa- dule. LI buon successo di colesta utilissi- ma opera fu il segnale d' imprese sessi maggiori, tostochè essa di poco precedè il magnanimo motuproprio del novem. bre 1828, col quale fu ordinata la fisica riduzione delle Maremme, nel tempo stes- so che l'Augusto Sovrano affilava la di- mezione degli opportuni lavori al una “GROS commissione economico-idranlica , all: ituito un Ufizio preseduto, per la parte idraulica, dal di rettore del Corpo degl'inpegneri Ca v.com- mendatore Alessandro Maueiti, e, per ciò che spetta alla perte economica, dal Cav. Giacomo Grandoni provveditore della Ca- li ii comunitativa di Colmazione del Padule di Castiglio me. — Questa vasta laguna, che fu sempre riguardata come causa precipua della mal. sanla della valle grossetana, fa anche la prima ad esser presa di per di: gere con lei i suoi maletici miasmi. — È sato poco sopra accennato che nei tempi ti la scienza idrometrica aveva ine- tilmente tentato di pervenire al desiderato intento mediante il mantener fresco in estate il padule di Castiglione con le se que chiare dell'Owbrooe; giacchè gl'idraa- lici allora consultati giudicarono quasi im- ile il poterlo bonificare per colmate. All'incontro col sistema attualmente pra- ticato si vede progressivamente colmare e impicciolire il padule, nel tempo che n di Ria più patire suoi influenti maturali, e più che altro mercè l'apertura di due vasti canali artificiali, per i quali entrano nel palustre bacino le acque del- Ombrone a depositare le loro torbe de- rante le piene. Unoderl'infiuenti naturali èla Sorate, ta quale fiumana insieme con i minori suoi tribetarii che scendono nel padale di Castiglione dai poggi di Buriamo, di Tirlì e di Castiglione, fa la prima ad e» sere riordinata e inalveata (anno 1829) per la lunghezza di miglia 6 è in circa. 11 torrente Brusa che raccoglie tutte He acque che scendono dai raonti di Prata € del distrutto castel di Pietra, venne esso pure nel 1829 incanalato, rettificato ed il suo alveo circoscritto di nuovo per la lunghezza di oltre cinque migi egu:le operazione fu eseguita nel torren- te Fossa e nei suoi influenti, che poriano nel padule medesimo le acque fluenti dai poggi di Roccastrada, di Sticciano, di Moute-Laitaja e di Monte-Pescal ja. — Un assai più grandiose fu l'anno 1830 con l'escavi Canale diversivo di Ombrone; il quale fu aperio alle così dette Bucacce sulla ripe GROS destra del fiume dirimpetto al Poggio Ca- vallo, in distanza di circa migl. a ? lev. di Grosseto. Dopo essere stata rinfor- zaia la ripa dell'Ombrone con @ botti presso la cateratta del Ximenes, fu costruito all'apertura del nuovo cana. le un robusto denzello ed una steccaja obliqua alla corrente del fiume, in guisa tale che il dentello spinge nel canale il filove delle acque nei tempi di piene, mentre la steccaja obbliga ad introdurvi le acque del fiume medesimo, allorché sono esse al pelo ordinario. Questo Canal diversivo, che ha 5 mi- glia di langhezz: ina larghezza di 28 Braccia all'orlo, e 14 alla base, giunge nel pedule ul punto denominato Zago Boccie, © Trogone di Barbanella. Esso è attra versato da tre solidi e bellissimi i genti di to questo lavoro, che potrebbe credersi rn'opera di molti anni successivi ed il ritratto di langhe e straordinarie imposi- zioni, fu per maraviglia ordinato, diretto ed eseguito senza imposizione di alcun pabblico aggravio nel breve periodo di centosessania giorni, dall'inverno alla og imavera dell'anno 1830, mercè di un forle volere, di una vigile sorveglianza, di operose braccia e di una ben diretta ‘esecnzione. Nello stesso primo Canale diversivo preso la svolte di S. Martino è sata co- struita una caleralta di presa d'acqua, la quale mette in moto le macine di un mu- lino edificato presso l'antico nel luogo chiamato il Ponzicino di Grometo, nel tempo che le siesse acque giovano a rin- frescare e lavare i canali, nei quali scolano Je clonche con tutte le altre izie della città. 11 secondo Canale diversivo fa aperto alla cateratta Ximenes, circa due piglia solto al primo diversivo, mediante un'al- tra steccaja obliqua, che obbliga le acque a dirigersi nel padule quasi per l’istemo andamento dell'antico Canal Navigante al luogo detto che trova alla distanza di circa miglia 3 € 3 dalla suddetta caleratta. GROS 857 1 risultamenti delle colmate ottenute fino al mese di maggio dell'anno correa- te 1837 sono vistosissimi, per non dire superiori ad ogni espettazione. Avvegna- chè la superficie del padule di Castiglione della Pescaja, compreso lo spazio delle gronde che occorreva colmare per costi- tuire il terreno di nuovo acquisto adegua- tamente pendente al mare, nell si estendeva a 33 miglia quadr. Della qual superficie nel mese di maggio del 1837 fu riscontrato che oltre 14 migl quade. emergevano quasi dalle acque, eche poco mancava per giungere al desiderato com- pieto risanamento e fai riduzione di la stessa porzione di padule, onde dirla convertire in un La coltivabile gi ion innocuo. — Wed. Pavorz ne Casse "° oltre l'emissario antico del pedule alla fiumara di Castiglierie sono stati aperti nel 1833 due altri rami di sbocco; une è contigue al ponte delle cate- ratte mobili per il più facile scarico delle acque del padule chiarificate; l'altro emi» sario, denominato di £. Leopoldo, è state senvato nel tombolo di Castiglione fra la torre di S. Rocco e quella delle Marse. Esso è cavalcato da un solido ponte com porte a bilico e scmtse, stlaalmonte în co. d'impedi: peri repadieriLani i] re sffe ecque marine con le palustri, mentre quest’ultimo emissario, a ride- zione completa del padule, dovrà servire di continuazione sino al mare dell'alveo della Bruna che ora speglia le sue soque nel pedale a dirimpetto. Bonificamento per essicoazione. — Il Iagacciuolo Bernardo, detto anche. del Fescovo per enere di pertinenza la mensa, è stato prosciugato total- poor Pepi gici rofondare il suo emissario (fosso Nallave che va par eso = penlersi mel padule maggiore di Castiglione 3 miglia da grecoa esci. Tale operaio: ne idraulica può dirsi il compimento di quella stata già incominciata dal Ximenes, mercè cui una gran parie del Zago Ber- mardo per essiccazione si bonificà. Per equal modo il padele dell'Albereso posto vulla sinistra dell’Ombrone, ma den- tro i confini della comunità di Gromete, è stato inlieramente dissoccato coll’ aper- 8358 GROS tera di opportuni acoli alle acque che ivi inca pa parlerò delle altre opere fara fiche che per munificenza sovra fem mente a queste del territorio grossetano si eseguiscono nei minori padu- fili Scarlino e di Piombino, e nel lagodi Rimigliano. Nè starò neppare a noverare i molti lavori architettonici, non le varie strade regie e provinciali che si aprirono, eriordinarono, non i numerosi e marmorei ponti che s'i per le Maremme, dovendo io qui limitarmi alle opere re- ceutemente eseguite nella città e distretto grossetano. È d'uopo bensì di aggiungere, che per provvedere la capitale della Ma- rerama di acque fresche e salubri, l'Au- Gusto Regnante nel 1830 fece trasportare dal mella piazza maggiore di Grosseto una di i macchine, com le quali si trivellano i così detti poszi artesiani L'opera sorti un tale effetto che, dopo un mai costante lavoro di più mesi, la trivella- zione del suolo essendo penetrata alla pro. fondità di circa aro braccia , scal! di sotto a quell'immenso deposito pira diluviano e postdiluviano copiose acque potabili dolci e perenni le quali salirono fino a otto braccia sotto il livello attuale di Grosseto. Due trombe circondate da un vago tempietto gotice lavorato col ferro fuso si terni di Follonica indicano alle gene» razioni viventi e futare uno dei tanti e sommi benefizii di Leorouso Il a favore della popolazione di Grosseto. Mi: i provvedimenti importanti e Len li relativi Mila edi. ficazione dei macelli tungi dalla città Grosseto, il riordinamento e il lastrico zione ad ameno passeggio ico dei bestioni, che circondano la città, e le estese piantagioni di alberi che fiancheg. fino ea adombraso le pubbliche vie su- Alle quali cose seno da aggiungere i Rpiglioramenti er imati ed eseguiti a spese la comunità di Grosseto e dei partico lari, incoraggiti dell'esempio e dalle bene. ficenze del magnanimo Principe, il facilità loro ogni mezzo d'industria con saggi provvedimenti per la ripartizione - Magriniechian di Fires GROS delle proprietà fondiarie, e col destinare Grosseto centro di un più vasto Compar- timento, e sede di un Tribunale coll, giale ivile e criminale, quivi stabilito al prio- dell’anno che corre 1837. Per l'istruzione della gioventò vi è un maesiro comunitativo per le scuole ele mentari, un aliro che insegna la lingua latina e le belle lettere. La Teolugia mo- rale vien dettata da un canonico del'a cattertrale. Si mantengono due alunni secolari nell'università di Siena, e due altri nel seminario di quella città per il chiericato. La comunità di Grosseto mantiene un melico e un chirurgo condotti con l’ol- blieo di fare il servizio anche allo spe- fr gli ufizi pubblici di sopra accen- nati che risiedono in Grosseto debbo ag- se quello di una cancelleria co- tiva, la quale abbraccia le comu- nità di Grosseto, di Castiglion dello Pe- scaja, di Magliano e di Scansano. AI tronde non esiste costà, come fu detto in principio, un comandante milita; : della ma sibbeue un comandante della piazza e del litorale , che è pure il Maggiore del terso batiagiione dei Cac- ciatori volontarii. si chiude. — In santità può nominarsi il beato Andrea dal Grosseto Minore Osser. lettere quellAndre da Grossete che tradusse in agua italiana prima del 1280 li Albertano da Brescia, un co- i la biblioteca in scienze fisi- Grosseto vantere un suo be- benecrt medico in Gio. Antonio Pizzetti, che tenne cotesta clità per sua seconda patria, se la Terra dell''Abbadia S. Sal. vadere non lo rivendicasse come suo al ri dell'autore delle Antichità Foscene, ietro Paelo Pinzetti di lui fratello. Fi- nalmente in giurispradenza , in politica, in erudizione sacra e profana ale per molti il nome di Giovanni Valeri, morto in Siena nel 1827, e il di cai se polero ceisie mel duomo di Grosseto. Diocesi st Gaosszro. — Dalla etrusca città di Roselle macque Grosseto, come da Fiesole ebbe vita e si elevò al rango di capitale Firenze. Ma se le reliquie di Roselle al pari di quelle di Fiesole fu- rono dai re d’Italia donate ai loro ve- scovi, non può dirsi pertanto che eguale sia stata la lore sorte. Avvegnachè Fie- lesi si mantenne costantemente sede di jone episcopale, nel tempo che Firente cresceva d'importanza poli. fica, civile ed coclesiastica, quando Ro- selle era divenuta una macia di sassi, € mentre Grosseto andava socorcisado e re- stringendo ognera più il territorio e le giurisdizioni ia esa trasfuse dalla sua vi cina e vu di celebre città. Quando fosse inviato a Roselle il sue primo vercoro è lattora ignoto, e forse triuno le saprà mai; giacchè assai poche D, delle quali possa dirsi l'e- e indubitata del foro primo Roselle si conosce il più Rolando che nell'anno {99 nodo romane tenule dal Poot. uit a Si previ antiche diocesi la giurisdizione episco- pale seguisse l'andamento della civile, e che comuni fossero i termini all'una e altra potestà. Contullociò niuno po- trebbe assicurare, se dal tempo dell'isti- ftuzione dei vescovati fino all’età in cui cuininciano a comparire i docamenti delle ive diuresi, fossero accadute rifor- per la parte civile, per quella cceliiantica. dani Movimento della popolazione della città di GROSSETO e tre epoche diverse, divisa per famiglie. Nell' ipotesi pertanto che all’epoca de’ Longoberdì stassero sempre fermi i li- miti della diocesi ecclesiastica di Roselle, non possiamo ricorderne altri fuori di quelli che dal lato di grecale avvicina- vano la rosellana com la diocesi aretina, i quali confiai dovevano incontrarsi se: Fr Tim bocciare dell'Orcia nell'Om.- Conciossiachè nella deposizione dei testimoni esaminati in Siena nell'anno 735 scrivese per abbreviatura fines Musinas invece di fines Rusellanas, e che l'oma maense dopo tre secoli trascrivendo qui deposto, interpetrasse fines Pisanas, In- fatti nell’accennate procedura fra i te. stimoni esaminati fa un tale Fforentine prete della pieve di S. Restituta in Val d'Orcia, il quale asserì che, quando man- cava il vescovo in Arezao egli il criema ‘ta Siena 0 da Roselle. Quindi iecesi ; e per la stessa ragione di vici. manza fu pare interrogato, e sentito l'as- serio di Fabrone chierico del confine fe sellano. — Che poi le diocesi aretima dalla rie di Val d'Orcia si estendesse uspue in Sancto Angelo fine Pisana (leggo Ru- sine ) lo altestava un altro chierico, per 540 GROS mome Alerato, quaralo depose, che la dio. esi di S. Donato si estendeva da quella al di la di Sancta Mutre Ecclesia te Mensolas (che era l'antica pieve di Montalcino esistente bediprrr isp Romano nativo del eastel Policiano. Donde conseguirebbe, che nel principio del secolo VIII la diocesi di Roselle pro- babilmente confinava verso S. Sigintone do ed il Poggio alle Mura con la diocesi aretina, mediante la pieve esistenie tut tora di S. Restituta e quella di S. .fn- pelo a Bollenis, del qual ultimo piebana. to faceva l'oratorio di S. Marie in fundo Sexta.— ed. Anoaro (S.) 1n Corts. Di costà passando alla sinistra del fiu- me Orcia doveva soitenirare a confine lu diocesi di Chiusi, con la quale questa di igendosi a scir. di conserva con ri verosimilmente per il torr. Ribusie gì a maestro di Monte-Labro; cioè, fra Clo: già della diocesi chiusina, e Cinigiano che fu della diocesi rosellense e poi della grossetana. Su quella mon. tmosità terminando i confini colla dio- ces di Chiusi, incomincia rano quelli con la giurisdizione di Sovana, con la quale la diocesi di Roselle scendendo di con- serva per uno dei canali delle Melacce, Hi di là, dopo attraversati i torrenti del- le Trasubbie, inoltrandosi verso ostro fra Monte-Pò e Monte-Orgiali, abbracciava quest'allimo paese, come rileverò fra po- co, per salire la giogana dei monti a po- nente di Scansano. Di costà continuando il cammino verso libeccio per i poggi che seperano la valle dell’ Ombrone da quella dell'Albegne, passava verosimilmente per Montiano Vecchio, l' Alberese e VUccel- lina, tracciando a un dipresso N confini sustrali della comunità di Gros- seto, per arrivare finalmente fra Collo. lungo e Calafaria sulla riva del mare. Sebbene languido, pure forniscono un qualche lume atto a corroborare la sopra espressa congellnra, prima di tutto la bolla del Pont. Pio Il del 13 agosto 1460 relativa alla fondazione del vescovato di GROS Montalcino, cui assegnò cinque pievi del- la ‘Tioced di di Grosseto, cioè, Camigliano, Argiano, Poggio alle Mura, Porrona e Cinigiano. la secondo luogo per ciò che riguarda la parle altualmente compresa nella diocesi di So ignoti dalla diocesi porgi c- qualche iadizio la bolla del Pont. Cl mete III del 13 aprile 1188 @ Gualfrede vescovo di Grosseto, alla risdizio- ne confermò i diritti che la sua mensa aveva nel castello e distretto di Monte Orgiale e nel distretto di Monte-Calvi. ia quanto spetta alla chiesa e abbazia di Monte-Calvi, che fosse essa realmente sotto la giurisdizione dei vescovi di Ro selle, lo manifesta un privilegio concesso nel da Ildebrando vescovo Rosellano all'abate di quel monastero, in fa vore del quale rinuaziò a tulte le decime dioces»- ne. Ma più chiaramente lo dicono le lettere monitorie scritte nel 1131 dal Pont. Cab listo Il al vescovo rosellano, quando que- ato ricusava di mantenere le elargizioni e privilegi stati connessi a quei monaci Île decime e al diritto di sepol Episc. Rosell. ilmente uno si persua- derà, che la diocesi di Sorana estendesse la sua giurisdizione sino presso le mara di Roselle, come avrebbe dovuto accadere se il corso dell'Ombrone avesse costantemes- te formato, nella guisa che ora vediamo il s'innoltrava, come attualmente, sulla par- te sinistra del medesimo fiume sino a quat- tro e cinque migli miglia lungi dall'attuale po rimetro In quanto ni confini della stesa dio cesi con quella di Popalonia, ossia di Mar sa-Marittima, dalla parte di libeccio. fa- dal Poat. Gregorio VII in lita 0 nov. 1075 a Ge glielmo vescovo di Populonia. Dalla quale resalta, che il corso del fiume Alma ser iva di limite fra le due diocesi; in gui se che dul mare rimontava i poggi a por. di Grosseto per la strada d'Altma passando per Else, per Pietra Bianca ( forse il di- rato castel di Pietra) e per altri luoghi ora ignoti. Del lato poi di maestro la diocrsi di Re- selle confinava e sempre confiua l'ativale di Grosseto con quella Volterrana salendo GROS verso le sorgenti della Merse, fra i monti di Prata e q' sett. di Boccheggiano, lungola cui criniera dirigevasi verso lev. mel vallone della Faria sino verso Petrio- lo, dal lato di sett. dove anticamente seme- bra che entrase » confine cou la diocesi di Siena. L'ultima delle quali pi po- i dovè oltrepassare gli antichi suoi e penetrare nella vallecola del Zan- ne sino a Paganico, giacchè fra le altre ch. di quella vallecola l'abbazia dell’Arden- Ghesca, ora spettante alla diocesi di Siena, rieneva a quella di Grosselo. to il vescovo rosellano per nome Relando, che alcuni hanno erroneamente creduto esere asceso ( anno 1159) sulla cattedra pontificia col nome di Alessan- dro INI, la sede da Roselle fu trasferita in Grosseto; comecchè per alcun tempo i vescovi grossetani tenessero bene spesso la loro residenza nel vicino castello d'I- schia, o Istia sull’Ombrome, dove essi vano en palazzo, le di cui roi stano tuttora una qualche magni Se si dovesse tener dietro a una tradi. zione inveterata, si direbbe che dopo la presa di Roselle fatta dai Saraceni il ve- scovo ed i canonici da Roselle andassero ad ufiziare nel cootiguo colle, deriomina- to la Canonica, il quale giace tra il poggio di Moscona e la città di Grosseto. he tanto più è da credere in quanto che ru- deri frequenti i in quei dintorni danno per loro stessi pensare, che fossero anti- che abitazioni; siccome vi si sono visti sino al secolo scorso gli avanzi di una chiese piuttosto grande costruita di pietre lavorate. Se non che il nome di Canonica, solito ad indicare un luogo dove fu una parrocchia plebana, dovrebbe più verosi milmente riferire alla distrutta pieve di Moscona, della quale esistono documenti per fine al secolo XIV. Ia prova di che citerò fra gli altri un appello Gitto li 8 luglio del 133: davanti a Donusdeo vese. di Siena da Fr. Agostino di Grosseto priore del convento degli Ago- stiniani di Sestinga coutro una lettera di Ceuni pievano della Pieve di Moscona vi cario d'Agnolo vescovo di Gresseto, con la quale si avvertiva la popolazione di Colonna, che,i frati di Sestinga erano ca- duti pelle scomuniche fulminate dal Car- Legato spostolico, per uom aver quei Frati vs GROS pagato alla mensa tana i ti.— (Axcs. Dirx. Fioa. Carte di $. dgo- stino di Siena). Ecco frattanto una delle pievi state o- mese nella bolla di Clemente LII al ve- scevo di Grosseto, seppure il pettiziero di Moscona noa fu eretto dopo ii chè ne sia, nel secolo XII dover: ne Cin. re varie di quelle cinque pievi tate nel 1462 dal Pont. Pio IL allorchè le staccò dalla diocesi grossetana per darle al- la auova di Montalcino. — Nè tampoco la bolla del 1188 fa parola della pieve di S. Giovanni di Cajano, o Ancajano, che fa nella vallecola del Lanzo, la quale esistere doveva non molto lungi da Paganico, es- sendochè la ch. parrocchiale di Monte-Ver- di sall'Ombrone era una delle sue filiali. Così la soppressa badia di S. Lorento del- l'Ardenghesca sotto Civitella, quantunque dopo la metà delsec. XV sia stata compresa nella diocesi di Siena apparleneva, come legi te a quel cenobio. Non esiste allualmente nè in Grosseto nè in tutta la sua diocesi alcuna grancia, coavento o badia, mentre noo meno di 18 monasteri si contavano anticamente nella stessa gii È 1. La Badia de’ Benedettini, poi dei Ca- monici Regolari Leccetani di S. Lorenzo dell'Ardenghesca, mel 17 soppressa 9. La Badia de' Benedettini, poi dei Ci. + nercensi di S.Maria dell'odiberese, all'Uo- colline, da lunga mano diruta. Quella di Grosseto sotto il titolo di HI Fortunato dello stesso Ordine, cedu- ta ai Frati Minori vivente $. Francesco; ed il cui monastero venne im parte de- molito al tempo della costruzione delle muove mura della città. Soppressa nel prio- cipio del secolo XIX. 4. La Bediola di S. Fencraiode Fan de' Benedettini, lielmiti, Sita eretta i in palato dal Pont. Pio II per la famiglia Concini, quindi asse- quata alla Religione di S. Stefano papa e mactire. Nel 1717 sussisteva ancora colà una chieta dedicata a S. Libertesca. 5. Badia di S. Bartolommeo di Sestia- a presso Culea prima de Bengdettiui, li Agostinidai itani. Lapp aironi del secolo XVII era già stata abbandonata dai claustrali. [A GRO$ fra Tirli e Castiglion della Pescaja; cas generalizia dei Guglielmiti. Diruto. 1. Badia di Giugnano dei Cistercensi i S. Galgano, poi Eremo degli Agesti- niani. Da lunga cià diruta nel distretto *di Rocca-Strada. — Ped. Giucnaso. 8. Momasiero dei Cammaldoleusi presso Moutecucco. Diruto. 9. Monastero di S. Stefano dell'Ordine Cistercense, presso il Cast. del Sasso di Maremma, e Grencia di $. « Galliano sotto Campayeatico. Eatram- bi da più secoli distrutti. 10, Convento di Agostiniani a Ti Soppresso sul cadere del secolo XVIII. 11. Cosvento di Agostiniani a Scarli- no. — nel priacipio del seco lo XIX. 19. Convento di Agostiniani Eremiti soîto il titolo di S. Antoni, dotto ad chessa Cri: 14. Convento di S. Croce presso Beti- guano, priwa abiluto dagli Agostiniani, poi dai Stinori Osservanti di Sì Francesoe. S nel principio del secolo XIX. 15. Convento di Franceseani Minori Osservanti preso la porta di Castigliva delli Pescaja. Da qualche tempo ditute. 16. Convento di Omervanti, detto le Nove, presso Monl'Orsajo. Abbandonato nel 1751. 17. Convento di Oservanti a Monte di Muro presto Scarlino. Diruto. 18. Monastero di Benedettine in Greo- seto, poi di Francescane . Totalmente de- solito all'uccasione che vennero rifab- bricate le mura di detta città sotto il Granduca Francesco I. Ne fa però costruito tutti un altro in vicinanza dell'antico, che venne soppresso sul declinare del seco- lo XVIII. Non menodi 14 sarebbero le pievi della divcesi di Grosseto, delle quali si è per duta la memoria, e per fino di molte iguo- rasi la esalta wbicatione. — Sono di que- slo numero; Le Pievi di Rocca, Alma, di Pa , di Cominimo, lartura, di Morrano, di dule, di Bagno! di Fornoli, GROS$ Pugna, di Tobieno, di Lettaja, di Mo scona e di Ancajano. Fra le parrocchie soppresse da più di un'iccolo seno la Persia Lettajo e le cere di S. Andrea e di S. Lucia in Gros seto. — Di quella di S. Giorgio, che dava il nome a uno dei Terzi della città, non trovo più memorie dopo la metà del se colo LIV. Quella che diede il vocabole al Terzo di $. Michele a Grometo fa sop. pressa soîte il G. D. Leorecce I. — Ap iene a alti la Siano della aevoschia di B. Maria e Ces: ico, di S. Marta a Colle-Masri, di S. Leonardo a Belagajo, di S. Donato a Scarlino, di S. Siefano a Monte-Pescali, e di $. Antonio alla Torre delia Trappola. La diocesi aituale conta 26 5 delle quali plebane, com; la calo. drale di Groseto. Quest'ultima aveva i suoi canonici fino dal 1143, siccome è stato da noi di sopra avvimio. Dodici Camoaici , fra i quali il Prepo- sto unica dignità del Capitolo e Pievano breeze pit ulti poni sete, nove ippellani comprese i sagre stano, e sei Chierici sti i dell'Opera formano attualmente il Clero delle catte- drale di Grosseto. 1 patrimonio dell’ Opera di S. Maria di Grosseto, cui fa rienito quello della di- rata chiesa di S. Lorenzo di Roselle, era POrabrune e la fiumara di Cestiglione , fl padele e la riva del usare. Cotesto lati- fondo fino dall'anno 1592 fu sesegnato in dote all’Ufsio de' Fossi.— Per il restante l'Opera suddetta fu obbligata dalle leggi veglianti sulle mani-morte ad allivellare possessi immobili, dai quali me ri- tree una rendita di circa lire 11000. A tenore dello Statuto di Grosseto era- no devolate all'Opera le sostanze di colo- re che fomero mancati senza eredi egit- timi, Fra i vescovi di Grosseto che meritano re menzione sono da contarsi: 1° Fra Giacomo Tolomei Minore Cen- ventuale, nunzio di Urbane VI e prodi catore dejla Crociata contro l'amtipapa Clemente VII. Il quale vescove però im- GROS plicatosi in una congiura contro la Re- i pubblica senese, morì nascosto e ramingo dalla sua sede e dalla patri 2° NI Card. Autonio Casini, vescovo di Siena, il quale teneva-im amministra zione anche il vescovato di Grosseto. 32 I) Card. GiulianoCemrini di molta dottrina ed esperienza negli nflari ecclo. siastici, che specialmente si rò nel coscilio Ecumenico di Firenze per l'unio- ne delle due chiese;.e che ottenne esso pere in commenda la diocesi di Grosseto. 4° Il vescovo Claudio Borghese cele- brato per erudizione dall' Arciv. di Siena Francesco Piccolomini suo maestro. Gomunrri vi Guosazro — Le superficie territoriale di questa Comunità occupa 118,956 quadr.agrarii, dai quali sono da detcare 2,957 quadr. per strade, per corsi siii e era nel 1833 una ione fissa di 073 dente repartitamente n ogni migl. quadr. di suolo im- pat ile; compresi però nella stessa m- je anche i pedi leghetti e padu- line in O attuale bonificamento. Il territorio comunitativo di Grosseto ta la di o, uno Eat caro becio confina ol mare, mentre gli altri tre trovansi a eontallo con 5 comunità del Granducato. Dal lato velto a pon.-maestro toc: comuuità di Cestiglica dell Pesca partire dietro alle case poste sulla sinistra del porto; di dove, rimontando la iumara, rasenta la gronda occidentale del padale «li Castiglione sino allo sbocco in esso del torr. Bruna. Costà subentra la comunità di Roccastrada, con la quale l'altra di Grosseto piega da pon. a sett. passando insieme per la colmata degli Acguisti sotto Monte-Pescali, finchè entrano nel torren- te della Fossa, col quale nella direzione di gree. salgono sopra i Batigna. mo. In cotesto angolo del territorio coma- mitativo di-Grosseto viene a confine la Com. di Campaguatico, con la quale la ima voltando da sett. a scir. attraveria strada che da Batignano guida = Mou- torsajo, quindi tagliando la strada R. se- nese, passa dietro il poggio Mortajo, lascia a pon.le rovine di Rmelle,e scende perlg vallecola delle Gonete nel fiume Ombrone. Costà cossa le Com.:di Campagnatico ed l'alveo tortuoso dell'Om- brone fino dirimpetto ad Istia, deve shoc- ca il fosso Majano, che le due comunità rimontano di conserva alla sinistra dell’ Ombrone per salire sul poggio di Cer- ralto. A coleste punto cessa la comunità di Scansano, sottentranto quella di Ma- glia, con la quale la nostra di Grosseto percorre nella direzione di grec. a lib. il erine dei colli che separano la Valle dell Ombrone da quella dell’ Osa, passando a n. di Montiano vecchio, e di là per il fosso Rispescia scendendo insieme nella pianura dell’Alberese, dove attraversano le vestigie dell'antica via Aurelia al bivio della strada R.. Orbetellana con quella della Grancia. Costà finalmente, salendo il poggio dell'Uccellina, i terri- torii delle due opposte comunità rasen tano quell'abbandonato cenobio, per scen- dere di là nell’opposta pendice fra Cala di Forno e Colle Lungo alla costa del mare. Da cotesto punti Bocca d'Ombrone, che è quattro gl. al suo pon. e di là sino al porto di Casti- glion della Pescaja che è altre 9 miglia a pon.-maestr. di delta foce, serve di confine il litorale toscano. 1 Cinque raderegie,oltrequellaintorno rio di Grosseto, partono per S venti SAC lta e citt PA set IR prveosi a maestro quella per la Maremma di Mas. sa, provvisoriamente tracciala per Monte- Pescali; a ostro la strada R. Orberellana; lib. lavtrada di S. Zocco diretta alla ma- rina, e a lev.-grec. quella di Scarsono. Dell’antiea via Aurelia fa distrutto da pochi anni un residoo della solida sun Posriociata lungo la macchia del Tombolo fra Castiglione, il pedule e il fuse Om- brone, mentre poche trecce della mede- sima via consolare sussistono tatlora tra 1° Alberese e Collecchio. Spettano alle comunitative rotabili la strada da Grometo alla Grancia e a Mon- tiano ; quella che staccasi dalla R. Orbe- tllana per condurre lungo la ripa destra dell’Ombrose alla sua foce, e il tronco di strada che della sesso R. di S. Rocco Longo il Tombolo porta a Castiglion della Pescaja. Fra i comi d'acqua che entrano nella comunità di Grometo, il mag e più copioso di acque è il fi. Ombrone, it quale 544 GROS da primo rasenta, quindi attraveria la stessa comunità da grec. a lib. — dal poggio di Batignano a sett. di Gros- seto il fosso Molletta; e dai bagui di Ro selle posti alle (alle occid. del poggio omo- mismo prende alimento il fosso della Mo/- le, questo e quello iribatarii del padule di Castiglione con altri fossi minori. Ivi presso parimenie si scaricano, a maestro di Grosseto le scque del torr. Fossa; poco più a pon. quelle della Brusa, e final- mente rasenta il suo conliue occidentale l'alveo della Sovara. Più numerosi sono i fossi artificialmen- te aperti da due secoli e mezzo indietro solto i nomignoli di fosso Mertello, di fosso Nevigante, (oso Tunaro ee., molti dei quali divennero di poco, o di nieno effetto, specialmente dopo che nell’anno 1830 fu aperto il primo canale diversivo, dopo un secondo canale, Grosseto per pie na letorbe dell'Ombrone e condurle in varia direzione a colmare il pui di Castiglione. chi volesseavventurarsi nell'investigazio- ne delle cause sulla malsenia dicotesta cou- trada: avvegnachè non vi è secolo, non vi è anno, non v'è quasi giorno che non si scrivano memorie, che mon si facciano osservazioni, che mon si pabblichino viag- gi ed altre opere più o meno veluminose intorno al clima delle toscane Maremme. Pare ad onta di tatto ciò vi è ancora chi dubita, che la caosa della malaria delle italiane Maremme si nasconda al peri del Cheléra- Morbus fra quei i di me. dicima fisica, cri non è dato ancere di po- ter risolvere. at per di quallo Ul clima di Gresseto, del seo vasto distretto, è Fatcninea te temperato fatti dalle meteorologiche esservazioni instituite per il corso uon in- terrotto di due aasi da un doitissimo canonico grossetano, la di cui modestia m'inibisse di nominarlo, comecchè molte ed importanti notizie a lai io debba, dalle » ie diceva, i mento trovavasi sotto il gr. 36° GROS che a mezzo giorno è due gradi più alto, e che nell'estate il mercario dell’ istra- mento medeximo resta inferiure di vu gra- do almeno.—Lo stesso osservatore avvertì. che nelle maUînate d'aprile e di maggion Grosseto il termometro dalla levata sino a tre ore di sole cresce di nove interi gradi, mentire di estate nelle ore meridiane resta inferiore di un grado almeno alla lempe- ratura segnata da quello di Firenze. HI barometro a Grosseto va ordinaria- mente d’accondo con il Ximeniano, delle Scuole Pie, oppure non ne diferisce che di qualche decimo di linea. Le osservazioni igrometriche istituite in Grosseto dal prelodato canonico nos abbracciano che lo spazio di un anno in irca; nel qual tempo due igrometri, uso fabbricato a Parigi e l’altro a Siena, non generale l'igrometro a Grometo di prima mattina è superiore a quello dell osser- vatorio Ximeninno di 10 gr. almeno, e tetta la scala al di Îà del ceutigrado. Di non minore rilievo potrebbero essere dato da altri csempii cor.simili quello re centemente orervato dal dott. Bertoli, me dico già da 18 anni in Grosseto, cioè, che gli abitanti dei piani superiori delle case più elevate nella addetta città sembrano meno soggetti degli altri alle malattie en- demiche del paese. se altra Jarrett ellerta lla maggior longevità donne, te stochè nel ventennio ultimo decorso vi GROS enirambe, nè uscirono giammai dall'agro Grossetano. Inoltre non è difii tonio Pizzetti merlico di atinto, il quale esercitò con plauso la sua professione per anni 4o a Grosseto. Tutte le osservazioni sulla statistica me- dica di cotesta comunità tendono a dimo- che le malattie predominamti. tono inflamma- torie e gastriche, pa specialmente sull'av- vicinarsi «dell’antunno febbri periodiche «i ogri tipo e carattere. Tali malatiie siii ego cera le più nenti negli anni, nei quali i calori estivi sono preceduti da invernata umida e rigida, precipuamente nei nc uoghi deve scarseggiano © mancano potabili, e dove la 'octtezza dette strade, delle abitazioni e degli individui suole maggiora.ente trascurarsi. Acque stagnanti del Serritorio grosse. tano. — Il territorio della pianera di Grosseto fn più 0 meno sperso di ncque lacustri e palustri, con tutto che sempre li. hero corresealmare il fame maggiore del contado senese; ma non sempre egual. mente vasti, egualmente iciosi all mana economia furono i Par teta 11 doppio nome di Anais, e di Locus Preclius o Prilis che gli fa dato. Dirò bensi che eno de erea Senpo si rese mo dei più vasi fomiti d'ia- Maremata Sezione della grossetana, le ementazione pari aelle micelio che morivano nel suo bacino, sia per la miscele alle acque palustri delle se- linee minerali che vi finivano dai di Moscoma e di Batignano, sia finalmente per il suo letto coperto di torba o di cuo- Pa,eui trovasi sottoposto un deposito con- GROS 545 «Bigliare marino, che molti fisici sogliono . riguardare come'una delle cause della ma- taria maresamana. Sul qual proposito gioverà ch'i rammenti al lettore quanto d addietro, allorchè farono pui - Antologia di Firenze (agosto 1823) a/- li cune mie osservazioni intorno el clima delle Maremme. « Se l'infezione dei pecsi deve in gran » perte ripetersi dal pedulamento di » acque, nelle quali infradiciamo materie » organiche, e dal concorso reciproco delle » acque salse € termali con le palustri, è » fuori di dubbio che, ad onta di certe » anomalie le quali în ragion del clima » cader possono in alcuni siti, il maggiore » alimento dell’aria cattiva delle Marem- » me si nasconde nelle materie putride » d'un suolo coperto di frequenti rista- » gui e di vlmastre lagune, donde nelle » calde stagioni esalano pestilenziali va- » pori che poi, abbandonati a sì stesti, ri- » codemo salla terraal levare e tramoniar « Se inoltre si rifletta che en nemero » di malattie contagiose, 0 ha la sua sede, » 0 maggiormente infierisce nelle regioni » marittime, facilmente si scenderà nel- » l'opinione di coloro i quali accordano » una non infinenza ai venti che hanno lambito la superficie del mare prima d'attraversere (terreni palusiri ed immondi. Pertanto, come l espe. rienza ne ii talî essere i venti se- » labei © nocivi quali sono i luoghi per » dov'eni passano, ne conseguita, che medesimo vento secondo la posizion pessi potrà avere diverse el anche di afiree dilibeccio, "eso percha dopo attraversato il mare lambisce e trascina verso Grosseto i vipori che nella calda stagione emanano dalla palestre pedale di Castiglione, la terrestre impregnata di into salubri esalazioni. Infatti alcuni valenti 546 bei medici nell'in cause, per le quali il contagio della feta Gialla suol limitarsi lungo le spiagge del prc iiv tro varowe la cagione precipua nel n Ad cata di tuttociò, nè queste nè al si osservazioni potranno uscire dalla sfera dell’ se non allora quan- «do sollentreranno in loro soccorso prov: più, evidenti, e fatti meno contrastabil Indole salmastrosa del suolo grosseta. no. Var: rendere le paludi grossetane più malefiche be concorrere la natora del circostante suolo salmasirose, non me- no che i rifiuti delle scque salino-termali che alle stagnanti finora si unirono. - Tali sono, rapperto alla natura del suo lo, quelle vaste piazzate di .torreuo ste rile € coperto di eflorescenza selina , di incipalmente nei bassi fondi della pa- dulina fra il Tombolo di Castiglione e il suo padule. ""iba è pertanto difficile a dedurre da tutto ciò, come, e perchè il padule di Ca- stigliene divenisse fetente o causa di ma- aria, specialmente quando all smidità del saelo si aggiungevailcalor solare. —Il cratere che serve di becino al padule ed alla pianera grossetana trovasi, come die si, coperto di spoglie vegetabili (torba è emora) e di sostanze marine, le quali al- Jorchè sono profondamente ricoperte dalle acque conservansi quasi inalierate per l' azione del sale da cai il terreno è intup- pato, © per alcun altra di quelle cagioni che devono ritardare ed impedire la pu- trefazione, e renderne almeno gli eslui ibili. Fra gli ostacoli alla putre. scibilità primeggia la colonne ‘d’acqua che ricuopre in inverno quel terreno, mentre nell'estate la loro alterazione e putrescenza è dovuta all'alternanie con- corso dell’ umidità e del calore estivo. È up fatto tristamente ghi di aria sanissima sul lido del mare, e apecialmente pei porti, quello di vedere comparire in un uncuo i più mi sporre a ceujatto dell’aria una grani ques titò di alga e altri prodotti organici ri- guitati dalle onde sul lido, ossia delle ma- terie limaociose scavate dal fondodel mare, sulle quali le pioggie ed il sole abbiano GROS sabilito una viva fermentazione, le di cui esalazioni sono capaci a spopelare e render mulsane le più lridenti Crane. Una solenne conferma di ciò fu dita sette anni fa dal March. Cosimo Ridolfi, allorchè nella pubblica adunanza dei 16 giugno 1830 all'accademia dei Georgoîli descrisse i resultati chimici da esso cite mati coll’analisi della terra itati nel palude di Castiglione della Pescia. La Qual terra di natura argillor e di ule sapore, era colorata leggermente in eri gio-celureo simile al mattajone dei terreni terziatii marini delle Valli dell' Elsa, del- T'Era, dell’ Arbia e dell'Ombrone , mes- tre esposta al contatto 0 l'aria nel dis resultato per ogni libbra di terra denari 4 e gr. 8 $ di sal marito, più guai 9 di sostanza vegelo-animale eminentemes- te patrescibile. La qual altima sostsu esposta all’evaporazione esalò, da prio cipio un odore particolare disgasteso e ammoniscale, dipoi grato e somigliati» simo a quello del brodo. Potè l'analiza- tore accertarsi , che una dense soluzione in acqua della nominata sosta: anliale, now seperata dai sali che sccoa- pagnano la terra, conservavasi in van appropriato senza corrompersi , e sesta salare cattivo odore; mentre separata dsi sali, la stessa sostanza organica pronti mente alterandosi tadeva tal tutta in preda di wna decisa putrefazione. Chi sò dire Fittnio, se a Quest'allim causa noa sia da attribuirsi la malaria ehe si respira in estate nel profondo vil lone della Farma intorno ai bagni di Pe. triole, a quelli di Macereto sul fiume Afer- se, alle terme di S. Filippo e di Vignose poste lungo il Formone e il fiume Or. cia? — Senza aver duopo di. remmest» re altri peesi, bastano questi soli per fer credere che la malattia maremanana nos circoscritta unicamente ai laoghi al mare e alle paludi, toste che gue tootbeltati, quantunque esenti da pal quelle malattia che conosce vasi nell'agro GROS romano sino dai tempi di Piauto co) neme di morbo solstiziale; quello siesso morbo, per il quale Tiballo avvertiva i suoi ami- ci di som recarsi negli ardori dei mesi canicolari in Etruria a fare uso di quei bagoi; (Tisue. Lib. 2/5. Eleg. 5. pesi morbo, pel quale 150 anni dopo di Ti lo me avvisava Plinio giuniore, che l’a- ria del littorale etrusco (dal Toverea Za- 25) era grave è malmna. (pira. Zi. v. 6) Contattocià il clima maremmano fu mi- Gliore di oggidi, siccome furono i mominati luoghi più abitati e asai più frequentati nella calda stagione da perso maggi Î . " Son mne Inienzione di secolo abbia progredito in peggio al segno a nom ritromani oggi quat che peste © pante reliquie di varie castella, città, terre, ruoche, pievi, monasteri, che colà esistevano tanio nel priuo come nel me- dio evo, dei quali luoghi la storia mo- «lerna non ci ha conservalo appena appena chef poni. che innanzi il mille frequen- sie vavasi Ile nom solamente nei tempi estivi, ma che nel mese di agosto ivi si celebrava la festa maggiore della dioce- si, la quale cadeva, come ognun ch, nel g;iorno di S. Lorenzo, titolare dell'antica cattedrale; il trovare in Roselle di set- tembre (anno 893 ) l'imperatore Guido con la sua corte; il vedere per le Ma. Femme di Groetò e di Sovana gli eserciti di Foserigo Hdi pu4o al 1045) mei tempi estivi accampersi, ora nti le mura di Sovana, ra intorno a sediata fra l'agosto e il settembre (an- mo 1234 ) da poderosa oste senese la città dii Grosseto, sotto alla nel 1328 nel. la prima metà di ‘settembre stette a bi- waoto 4 giorni con le sue genti l'Imp. Lodovico il Bavaro; questi, e tanti altri fatti che qui tralascio, mi sembrano ar- GROS 547 gomenti valevoli a dimostrare, che fra il nono cd il decimoguarto secolo i mali del: le Maremma non fouero colanie maligoi € perniciosi all’unena economia, sicco- me lo divennero sempre più nei lempi posteriori. Quantunque però la costituzione geo- ponica ed atmosferica del litorale tosca- ma sia andata deteriorando, ad onia che @ tullo rigore sianchino argomenti con- facenti a dimostrare che, prima del do- minio romano l’aria delle nostre Marem- me fosse di rara bontà, contutiociò non dobbiamo pregiata dei funesi preso stici fatti fai dulo nei duo mi pon suoi valicinii altro che positivi. (ed. Le ia memoria intarmo ! clima delle Mo. remme nell'Axrorocza n: Fiazzzz del 1833). Se vi fu cangiamento di livello nel ma- chiamano qui sioni emesse da un crlebre architetto ( il Cav. Antonio Niccolini ) dal quale nell” vimento dell'antico caio detto il Tem- pio di Giove S. Al tenti nominato Niccoi parve di mer d devant agli ecchi dei fa r dedurre, che 4 diverse tesi ite nel mare dopo l'edificazio- ne "del Tempio di Pozzuoli; fasi ( dic'e- Gli) che potrebbero influire sulle rilevanti eperazioni che in varie parti si praticuno per lo miglioramento d'alcune Maremme, le quali forse resistono alle benefiche cure dei respettivi governi per l'ostacolo me desimo del rialsamento del mare. Lascio da parie le speciose idee sopra mena nuova teoria della terra messe in cam- po pochi mesi dopo dallo stesso autore ad Oggetto di spiegare le cause di alcui ‘ampi za mon dovrebbe recar maraviglia, se per due volle avvallò il seno Bajamo, vale a dire nel 1198, epoca dell'eruzione della Solfatera di Pozzuoli, € nel 1538, epoca della comparsa del Afua- te nuovo, allerchè sparì la maggior purte «del pescoso Zago Lucrino, quando por- 346 GROS zione delle sue neque sì arrestarono nell’ avvallato ppi che circondava le bri superstiti e semi-sepolte colonne tempio di Strapide a Pozzuoli. Tuttociò srmonizzerebbe con la storia fisica di quel- la vulcanica cootrada: ma che tali fenome- mi siano stati comuni a tutti i littorali del Mediterraneo e dell'Oceano, questo è quello che non resiste a una giusta crili- ca, e che sta in cont ione dei fat segnalati dai geografi, Uta Europa. | che spetta al riliransento o avanzamento dei mari, ciò mon ostante quelle eseguite finora nei diversi becini dell'Europa nou hanno fornito risultamenti che possano dirsi fra loro corrispondenti e concordi. È altresì vero che le indagini fatte in- torno al mare Mediterraneo, e nella parte euperiore dell’ Adnatico, potrebbero ser- vire di appoggio all'opinione di quelli che sostengono il rialzamento piullosto che l'abbassamento del mare; ma è alirei- tanto vero che anche all'epoca attuale esi- stono delle cause tendenti ad accrescere ressivamente la spiaggia del littorale toscano, ch'è di sua natura inclinatissimo all'orizzonte, massimamente nelle grandi re e in vicinanza alla foce dei fiu. mi. Basterà di dere un'occhiata al peri polti dell'Italia antica per convincersi che delle Maremme toscane più riduca fido la già un fondo di mare, stato aggiunto al continente della sola in un'epoca che la geologia s1 p pellare recentissima, perchè è l'opera maturale, costante, progressiva dell’ab- bassamento dei monti, e delle materie che Je acque correnti seco trascinano col rial- soltostante pianura, ed accrescere la spiaggia a furia di tomboli o dune pa- rallele fra loro, e così respingendo sempre più lungi le acque del mare. In quanto agl' interrimenti recentissi- mi del littorale di Grosseto ne abbiamo fra le altre una prova evidentissima alla foce dell'Ombrone, il di cui fiume a me- porla di uomini fu visto protrarsi circa iglio dentro le onde. "= chel il livello del mare toscano dal- iò circabr.a GROS L'E. V. in pui abbia sofferto una sensibile alterazione , questo è quello che non tro vasi concorde al vero, e che non armonia con la topografia fisica, le vicende istoriche della Toscana lio ranea. Sesi tiene per dimostrato che, ai tempi di Cicerone e di Tito Livio il fiume Om brone ed il lago Prelio, ossia di Casti- glione, fomero accessibili si mavigli che vi penetravano dalla parte del mare, bi- sogna egualmente accordare che il livello di quest’ ultimo fu poco diverso, se noa più elevato, di quello che oggi sparisce. Av- vegnachè, se attualmente ds Grosseto alla foce d'Oambrone contasi una pendenza di À rr migl., se il corso dell'e- missario alla fiumara di Castiglione fu riscontrato rapido anzi che pigro, sareb- be difficile cosa oggidì senza il soccorso di mezzi meccani: bastimenti il sormontare le stesse foci. Questi soli due fatti piuttosto che favorire starebbero a scupito del preteso rialzaznento del mare, qualora non si rifettesse che gl’i menti della spiaggia zamento della pianura che l’avsi — Ognano di noi infatti potrebbe i scontrare tuttora esser tale, siccome lo fu 14 secoli indietro, cioè sparso di piccoli scogli a fior d’acqua, il giro esteriore del promontorio Argentaro, intorno al qua- le nell'anno 420 costeggiò descrivendolo Rutilio Numaziano, Ognuno può ritrova. re lo stagno salso d'Orbetello tale quia fu visitato 18 e più secoli indietro dal geografo Strabone. Che se fosse giammai avvenuto da quell'epoca în poi alcuna fasi sensibile nel livello del mare Medi terraueo, sarebbe indubitatamente succe- duto, nei casi di de di livello, il prosciugamento dello stagno di Orbetello, come quello che è di fondo bassissimo; mentre nel caso contrario, supponendo che il livello del mare si alzasse pi quello che lo è, o più di quello che lo fa lalla fotidazione del paese di Subcosa, lo atesso laogo ( corrispondente alla città di Orbetello ) sarebbe rimasto in gran perte ‘sommerso dalle onde. Nulla dirò dei paesi littoranei situati 4 ponente della providci grossetana, do- vendone iv far parola ai loro respeltivi articoli; solamente avvertirò qui, chean- che all'età nostra sull'ingresso del piccolo Ki che sertono a quello scalo di deb- bioto ingresso , nella stessa guisa che ce lo dipinse il poeta Rutilio, allorchè vi approdò con la sua feluca. Dopo questi pochi esempi, cui si po- trebbero aggiungere varii altri da veder- si all'Art. Lerronata Toscaro, sarà forza sonchalere, che il mare Mediterraneo dall’ pei retta influito, nè può da esso dedursi alot- na cosa sulla deteriorata condizione fisica delle Maremme; intendo « dire cogione impedisce il li- Minzoni] jpesse finte con le acque dei rini si promiscuano a danno eri- dente della vnnsua economia nei tempi ativi Le antiche s:line esistite presso la boo- ea di Ombrone, e Île situate fra la torre delle Masse e la fiumera di Casti- gemma e sal ma- rino da supplire ai bisogni interni e da soddisfare al commercio esterno della To. scana, — Ped. Mor Vocrinnare. e furono mel 1822 in riedificate dal Graal delpoggio occientaledi Moscona, 3 miglia circa a sett. di Grosseto. Fra i monti più elevati della comu- nità di Grosseto uno è quello dell’ Uocel- lina, la cui elevatezza calcolata dalla cima del campanile di quell'abbandonato ce- riscontrata dal ch. astronomo prof. Inghirami in quel punto a 564 be. mpra il livello del mare. . Il territorio di questa comunità è for- mato di quattro antichi comuni, distinti coi numi dei loro capoluoghi: cioè, Gros- sto, Batignano, Istia , già Ischia e Ro- slle, Grancia con l'Alberese. u distretto della Grancia ed Alberese avvesnachè i Livoranti di quelle tenute, 0 sono avven- Uil, 0 vengono a pernottare in Grosse- vu GROS . 5549 to. = Il Poggio.Cavello, quelli di Mon- te-Cabi, dell’Alberese e Gell'Uecellina, situati tutti a levante del fiume Ombro. ne, sono coperti nella maggior parte da una calcarea semigranota attraveiata de frequenti filoni di ferro e di manganese, che comunicano a quella roccia un aspetto di marmo venato di linta ora grigia, ora cupa ed ora persichina. Sono della for- mazione medesima i della Canoni. ca,di Moscona e di Roselle situati alla de- stra del fiume, ma la roccia calcarea di i ultimi trovasi più lataraente squar- ciata e quindi ripiena da filoni di spa- to calcareo cristallino. Esistono in cotesti poggi, specialmente sulle pendici occiden- i tali, dei potenti banchi di breocia calca- reo.silicea composta di ciottoli alberese e di pietra cornea un cemento siliceo e tal: biaja di i da massicciata delle pubbliche strade, Tali sono quei bauchi che incontransi lungo la strada R senese sui monti di Batignano e di Mont'Orsaio. La strut tura di essi consiste in una roccia cal- carea ora compatta, ora cavernosa, quale subentra, nelle pendici infe, travertino poroso ( calcarea coucreziona. ta),.la cui formazione per un gran (ratto propagasi dal poggio di Roselle verso la Pianura grossetana. Ta quanto spetta alla formazione geo. gnostica del suolo di Grosseto un bel mo- numento è stato di recente somministrato alla scienza dalla trivellazione del pozzo attesiano eseguita nella piazza del Duo- mo. Im) sino alla profondità di do Mao Tape iena al livello del suolo fu trapanato un terreno di deposito consistente in una marna argillosa.-Sotto le 40 braccia fino alle 98 di fondità V'incontrarono ghiaje e ciottoli di calca. rea grigio-nerastra con larghe vene di spato di natura cousimile a quella che iu contrasi nelle pendici occideatali dei pog- gi che circoscri vono la valle a setleutriono di Grosseto, Dalle braccia 98 sino alla pro- 130 la irivellazione nun estrasse da quel profondo letto altro che una pret- la Zig plastica scevra di conchiglie, mentre al di sotto di quel pulente banco argilloso cominciò a scuoprirsi una mar- na ricca di conchiglie microscopiche; la 70 sò GROS quale marna continuò acempeoise sino sl la scatarigine dell’acqua viva, che emerse Le Pali pie ended iaia ‘'agricollura grossetana come di tatta la sua Mervarme è le limitata alla coltivazione della cascola rossa, 0 grano mazzocchio resso ( Triticaum aestivam , spica erecta, subfusca), della vena, dell'orso, e delle altre biade. 11 grano rende per l'ordinario noi ter- GROS veni della pianura, anche cenca le cure di una diligente enltara, del seite e dell'otio per uno di seme, ma nelle terre concimate, cioè nelle mandrie, nelle cetine, 0 grasce. te, non è straordinaria la rendita del 13 sino al 18 per uno. I prodotti però della vena £ dell'ora sone proportionatzme te più copiosi di quelli del grano. Eccone due esempii di fatte tratti da due epoche diverse. Confronto approssimativo della samunra e della naccorra di granaglie nella Comunità di Guosssre a due epoche diverse. NOME DII Luoesi Quante volte per altro si rivolga l’oc- chio all estensione dei sopraccitati terri- Ila quantità del terreno che po- ‘si a cultara, al sistema delle terserie che ivi si pratica in guisa tale che, meutre una parle è neminata, sn'egual porzione si prepara per la se- menta dell'auno sucetarivo, © le tera porzione raccolia , si lascia in riposo, ognuno a prima vista si accorge, che lo stato attuale di poca o di nina entità. 11 granturco si semina în così piccola quantità da non bastare al consame che jnao le persone mercenarie avventi- zie, le quali scendono nella Maremme grossetana per occuparsi nei lavori delli compagna, © nel taglio delle boscaglie fortunatamente un tale languore noe solo apparisce nella sementa del grano, ma cora nella coltivazione delle piante di Ito fusto, e soprattutto delle più wiili e più ricche, quali serebbero gli ulivi ele i vili, comecchè la quantità degli slivi salvatici e delle vili gigantesche, che in Maremma si veggono, indichine ewere colesto il loro suolo predilcito. Si trovano è vero nell'agro grossetano, espocialmente mei poggi di Batignano, © ann Sn _ = w el GROS d'Istia ulivi dogiestici entend una sollecita e prospera vegetazi ma sono lasciati quasi dirò in preda a Joro stessi senza polarli, nè porri pece al piede, e bene, ab. ra. domestici dell'agro d'Istia l'anno 1824 non resero olio, e quelli di Batigna- mo staja 575. Veggonsi pure costà diversi vigneti di varia e E ensione. Sono generalmente viti basse, piantate, piuttosto che in costa, in pianura ed a fogna aperta. Contuttociò la lore coltivazione riesce costosissima ai Serre tevorarela vigna te a vveatizia e massima pace. Quindi Fonsegue cab Lol: tura fer della vi vite riesce limitata e meschina, da per fa quat, cone perla qualità to; nè questo bastar può a plire al coniamo delle respettive penché popolazioni. > Tafatti la raccolta imativa del vino nel suddetto anno 1824 nell'agro di Grosseto fa di ....... Barili 1:00 Nel distretto di Batignano . . » A stia e suoi contorni . Totale . . . Barili 1814 Cotesto vino è per lo più spiritoso, non ingrato al gusto, ma alquanto sal. mastroso, grave allo siomaco e poco 0 punto ricercato in commercio. La pastorizia forma sicuramente uno dei peibcipali articoli dell'industria agra- ria, c_poò riguaniani La prima risora economica ed il più importante fra i pro- dotti del territorio comunitativo di Gre 1 lo smercio delle lane, dei , come ancora per dei majali, pra agnelli e dei molti i oli di bestiame vac- cino, cavallino, ec. Nel 1894 il bestiame da frutto e da Iavoro.in tutto il territorio suddetto am- montava pprowsimativamente a a 15,918 capi di bestie nou comprese le bulaline. Esso fa calcolato ripartilamente nei seguenti capi: 13,618 | Mel distretto di puro «N° 9 Fotale del Bestiame..... Capi N° 15,918 Il bestiame grosso, vaccino e cavallino, per inveterato uso nell'attuale montatura dell'azienza agraria maremmana, suol ie- narsi migrante, indomito, talvolta feroce € quasi salvatico, sotto la denominazione di bestiame braido . È lasciato in balia di sò stesso, in mezzo a vaste tenute, a ster- peti, a macchie, 0 hendite, di notte come di giorno esposto all’intemperie delle sta- gioni. Vero è che, dietro le disposizioni economico-govermative state recentemen. te emanate, i maggiori possidenti sotto stati obbligati a chiudere di più solide difese le loro bandite, Tagiubgendo ai guardiani delle mandrie una sorveglisn- 2a più esatta. Ciò non ostante l'uso di tenere il bestiame grosso nelle stalle e di difendorio dalle intemperie, il bisogno igliorere le razze cavalline e la qua- PA dei pascoli non è sentito ancora quan- to besta, sicchè in pochi luoghi e da po chissimi” proprietarii trovasi praticato in gia da veder migliorare e rendere più proficuo cotesto importantissimo articolo d’industria maremmana. Parlando del commercio che, mediante la produzione del regno animale, ha luo- (0 nel territorio grossetano , non devesi se GROS commettere quello che ivi si ottiene coi mezzi della e della caccia. Kelle selve di Batignano, d'T Gravcia e dell'Alberese trovano asilo e mentre fra i vola starne, maglie, le beccaccie, gli asto- papi le tortore, le pernici, «li storni, i tordi, i merli, e tutti i pio. coli volatili spettanti alla Classe dei par luoghi palustri e bessi allignavano io quantità le anatre, le pavoscelle, le oche, i pi i heccaccini, i cigni, ec. u padule. Castiglione della Pescaja soleva essere copioso di pesci , consistenti ‘in anguille, lucci, tinche, gevonchi e testaggini di acqua dolce. Tali di pesce nei tempi andati eramo sti Va stagione malsane e cattive: decchè però il nominato pesa trovasi circoscritte in più angusto "= attraverso e Mimeatato "in acque [resche e correnti, i seoi pesci 1000 delicati, salabri e di ee” cellenie sspore. Aoche i fossi della pis- nara grossetana abboodene di quei vermi ( Je sanguisughe ) la cui faciolta cocti. sce, specialmente da 4o anni a que- parte, wa articolo di produzione na- turale, benchè indifferente ali’ interesse degli quali lasciano a benefizio degli avete una simile raccolta. Rel mare, a Cala di Forno, si pescano nella stagione del passo Je acciughe, e da Cala di Forno @ Castiglione della Pescaja grandisime quantità di pesci di varia qualità in tutte le stagioni. «Oltrechè i boschi sono, come dissi , il vivajo, la mandria, l'ovile e il serbe- tojo degli animali da frutto domestici e salvatici, essi forniscomo molte piante di alto fusto mei cerri, lecci, ie, ii soprattutto nelle sughere, il di cui taglio irregolare e continuo somministra molto eguame da costrazione, moliissimo vien ridotto in doganelle, in carbone, e in cataste da ardere, © convertito in potas- sa, oltre una pro ligiosa quantità di scor- 2a che staccasi dalle sugbere; tutti que- sti prodotti boschivi hanno procurate e procursno un annuo lscro alla Maremma in generale ed anche alla comunità di Groueto, cui appertiene la vasta pineta GROS del Zembolo posta fra il padule di Casti. glione e il litorale. Da quest’ultima mac- chia, oltre il legname ed i pascoli, suole ritrarsi un qualche fratio dalla vendita into dei pinocchi. Ma il lucro dei i in generale e specialmente nella ; maremma grossetana anderà sempre de- crescendo, non tanto per la diminuzione del suo legname, quanio ancora per lami. nor pastura che resterà ai bestiami, sep pure noa si cercherà di supplirvi com l'im. troduzione delle praterie artificiali, Je quali presto © tardi dovranno divenire la più vantaggiosa e la più confacente col- tura all'economia agraria del d’industria manifatts- riera le comanità di Grosseto conta varie fornaci Ba calcina e da mattoni; più usa di terraglie in Groweto. Vi è da pochi anni una fabbrica di lastre di vetro a Be- tignano, ta quale può dini la prime di tal genere che sia stata aperta in Tosca na. — Pod. Barsonaro. La vendita delle grasce che compari scono nel commercio suol praticarsi mella del dd Costi iedipiti Pio scalo porto di iglione, o per delle boca di Ombre o della Vorre di S. Recco, s'inviano per mare s Livorno, isola di Elba, a quella del Giglio, in Corsica, a Genova e altrove. Uno dei mezzi più efficaci e più utili @ promuovere il commercio della Ma. remma grossetana fu quello senza dubbio di migliore le strade che già csisie vano, e di aprirne altre tutte ampie e rotabili. pie AI principio del presente articolo si sono già accennate le strade maestre che im sei diverse direzioni partono da Gree- seto. Alla fine dell'articolo si possono ve. dere quali e quante sirade regie e pro vinciali, senza rammentare le comunita. tive, esistono altualmente, e tutte rotabili, nel Compartimento grossetano. Resta solo a compirsi, e non anderà guari, che il col- mato pedule di igli permetterà redlirpei nuovo suolo rialzato e ris- nato ua tronco della strade reeia Marem- mana, che da Grosseto verrà diretto per il litorale di Masca senza il bisoguo di i ner sare, come era, per Monie-Pescali . Men- cano, ch'io seppie, a Greseto fiere am muali e mercati settimanali. n i ' n ° : n 1 " : 3 n , n e ” Nome dei luoghi Alberese (2) Batignano Grancia Grosseto Istia d'Ombrone | S. Salvatore, Pieve Forns... POPOLAZIONE della Comunità di GROSSETO a tre epoche diverse. « Abitanti n. 1919 n. 884w.27%n (2) La cappollenia dell'Alterone fa porte della parrocchia di Monticano. Conranmmenro se Guossero. — Allor- chè li 27 genn. 1250 (a mativitate) Gual- Sicilia diete il pomesso di Grosseto al potestà di Siena e al sindaco delle sieuo Comune, fi la Provincia gros- tro i limiti poco sopra (pag. 529 e 530 ) designati. In seguito la Provincia marittima se- nese abbracciò un perimetro più esteso dalla parte di settentrione e di ponente, dopo la conquista di Massa e del suo ter- ritorio . Finalmente il Granduca Piera Laorezso Î, con suo motuproprio del 10 mov. 1765, nel dcsiilerio di migliorare la sorte delle toscane Maremme, divise in 20 1766 vi ordinò un governo economico, iario col farne centro la città di dette sovra Uan votaci. Fuallora che ai 4 capitanati di Gres seto, di Massa, di Sovana e di Arcidome, approvati con rescritto del granduca Co cime II setto i 10 genna. 1691 (« nos vitate), furono aggiunti i territorii delle ex-contee di Scansano, Pitigliano, Sora mo, Castellottieri, S. Giovanni delle Con- tee, e di S. Fiora con più l' ex-marche- sato di Castiglione della Pescaja e dell'I sola del Giglio. Nel 1808, essendo stati restituiti al do- minio toscane i RR. Presidii, fa aggian- to alla provincia grossetana e also verno il vicariato di Orbetello. ” Finalmente cen motuproprio del 17 giugno 1814 la stessa provincia ricerà una nuova organizzazione economica, tr puando Grosseto fu destinata sede di una imera di soprintendenza comunitativa del Granducato composta allora dj 18 co- munità, e aumentata a tutto il 1836 di altre cinque che vennero staccate dalCom- partimento Pisano. In conseguenza di ciò il Compartimen- to grometano , non compresa le comunità dell'Isola del Giglio, in Terraferma nel 1836 contava sa comunità in una super- ficie territoriale di 1,408,804 quadr agra- rii, peri a migl. toscane 1754, dove .esi- stevano 71,894 a proporzione cioè di gu individai per e miglio quade. —Fd. Foscana. PROSPETTO delle Comunità del Compartimento di GROSSETO distribuiti per Cancellerie secondo le ultime Riforme del 1836, ma con le statistica dell'anno consueto 1833 e la superficie territoriale rettificata. Palle in cui è compreso comunitativa e Ing. 118956,68 1 < Casrio:son petra 60138,01 2438 Magliano 93101,23 1473 Scansano 80171,97 1088 Massa-Mantrrima, Cancel. 129380,16 LITTI liere e Ingegnere 6199 vorrano 70816,43 2376 Canmoria, Cane. e Zag. | Valle di Cornia 3358210 atti Piombino Idem 40680,01 1443 3 < Suvereto Tdem 2708e,29 355 Mooteverdì Idem 28421,67 768 Sassetta Idem 7072,34 689 i) Roccasmapa, Cancelleria] Valle inferiore dell’ 4 comunitativa Ombrone senese 101317,66 4080 Ycsrapagnatico Idem 103589,22 3136 Cane. e Ing. Valle dell Orcia 27168,77 4365 Castel del Piano Idem 23071,71 4583 $ dGinigiano Valle inferiore dell’ Ombrone senese 5963384 3658 Roccelbegna Valle dell Albegna 48460,31 3016 Senta-Fiora (R) Valle di Fiora 4253416 4397 ) Pimezzaro, Cane. e Zng. | Lie: l 29902,33 3193 6 2 Manciano ValdiFiora e Albegna| 143757,71 2555 È Sorano Valle di Fiora 67490,60 3855 2 | Osseratto, Cane. (4) Valle dell’ Albegna 96178,52 4833 8 | Giozso Isola DEFEAT 2502 Totale ...... Quadrati 1408804,53 Abit. n? 65880 NB. Le lettera (A) indica residenza di un Ingegnere ajuto, e la lett. (R) residenza di un secondo Cancelliere. STRADE REGIE E PROVINCIALI CHE ATTRAVERSANO IL COMPARTIMENTO DI GROSSETO. Srasox Recis srerranri ar Compaari- - dove continua nel Compariimento semese mento si Geossero sino a Siena. 1. Strada R. postale Senese.Dalla porta —.Strada R. Afaremmana,o continsa- muova di Grosseto passando per Batigna- zione della Via Emilia. Dal confine del no, Paganico e Fercole conduce a Petriolo, Compartimento pisano passando per Ge- GROS verrano, 0 provvisorismente per Monie- Pescati entra in Groueto. . Rooce. Dalla porta wecchia della città di Gromete alla torre di S. Rocco sul littorale. 4. Strada R. Orbetellana. Fuori della che gira attorno alle mura della città per dirigersi alla barca dell Alberese do- we si passa l'Ombeone, e di la per l' Osa e quindi per l’Albegna che varca, il presso la torre di Talamonaccio , Paltro alla torre delle Saline, e va ad Orbetello. 5. Strada R. da Grosseto a Scansano. Sisccasi dalla strada R. iniocno alle mura fuori della porta vecchia di Grosseto , si dirige per Pelia, dove si passa in barca POebrose, e di là conduce a Scansano. 6. Strada R. del Sostegno. Si dirama : da quella di S. Rocco e va al alla fabbrica del aulino del Sostegno, luogo l'antico Fosso Navigante. 7. Strada R. fuori delle Mura. Gira in- torno ai bastioni della città di Grosseto. Srasoz Paorincrari cat «rrasrznsano 11 Companrimento Grossarano. 1. Strada di Massa, o del Cerro Buca. to. Dal confine del Compartimento di Pisa in lpogo detto il Cerro Bucato gii GRUG 556 GROSSO (MONTE ).— od. More GROSSOLI (MONTE). — Fed. Mea a3-Guosoi € Monte Guoset. GROTTA (S_ MARIA nesza).— Ped. Monrsocsto delle Masse di Città di Siena. GROTTE (S. MARIA ansa) o a RL PA. — Ped. Rura (S. Mansa a). GROTTI in Val-d'Arbis, Casa torrita, giù fortilizio nella cura diS.Mi- mo chele a Palombeja ,aumessa da lungo tem- po alla parr. plebana di S. Gio. Battista a Corsano nella Com. e cirea 5 migl.a pun. di Buouconvento, colle alla cui base dal lato di grec. scorre il torr. Sorrs € da pon. le acque scendono nel fi. Merse. La grandiosa torre, già fortilizio della famiglia Ugurgieri, è ridotta ad uso di casa di campagna dal March. Nerli di Siena attuale possessore. La torre di Grotti fu presa e devastata con le case annesse e la vicina torre delle Strine dai soldati austro-ispani nell’ulti- na contro Siena e Montalcino. GRUFFIETO nella Valle del Senio Romagna. — Cas. mel popolo di S. Mi chele alla Rocca, Com.-Giur. e a mi iun- lev. di Palazzuolo, Dioc. e Comp. di Fi- &e 2 Grosselo, passando per Massa-Marit- renze. fia @ Monte-Pescali. 2. Strada Massetana. Dal confine del Comp. di Siena iu comunità di Montieri Giunge a Massa. 3 Strada di Montalcino. Dal confine del Comp. di Siena presso l'Ombrone si unisce alla strada R. Senese in vicinag- za dell'osteria dei Cannicci, 4. Strada di Castel del Piano. Dal confine del Comp. di Siena in comunità di Castiglion d'Orcia conduce a Castel del Piano. 5. Strada da Sorano a Scansano. Da Sorano arriva a Scansano passando per Pitigliano e Marciano. 6 Strada dei Cannicci o di Castel del s Giovanni delle. Contee, Celi Qeteri € S. Valentina fino a Sorano. . È posto sulla schiena del munte Gam- beraldi dal luto che guarda sett.-maeste, lungo la via qulattiera che da Palazzuolo per Gruffieto esce fuori del Granducato e si unisce alla provinciale Faentina sulla ripa sinistra del fi. Lamone. GRUGNO ( DOGANA parta PUNTA ver) in Val-Ji-Nievole. — Dogana di ter- za classe dipendente dal dogauicre dell «È situata allo scalo del lago di Bientina fra la dogana della Zamora e quella di Botronchio nella parr. di Stef- one c gira 6 mie. a maeste. di di Santa-Croce, ta, Dioc. di Senminiato, già di Lucca, Comp. di Firenze. Questo nomignolo di Gragno mi ri- chiama alla memoria un isirumento dei prile 1198 appartenuto lla comunità di Fiececchio, ’ ii Foa. Carte di Fucecchio). 356 GUAI GRUMAGGIO, o GROMAGGIO nel Vald'Arno sotto Firenze. Aulico conven. pene tiene casa colonica con oratorio titolato a S. Luca nella parr. dis S Fietano alle Busche, piviere di Ar- timine, Com. e iur. della Lastra a Si- qua, ve è distante migl. 3 a pon., mella Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. Trovasi salla ripa destra dell'Arno, po- o innanzi di arrivare allo stretto della Golfolina, e pessata la foce dell’ Ombrone Deve la sua origine a Mess. Leonardo di Niccolò Frescobaldi cittadino fioren- tino, saggio al pari che pio, il quale do- po aver fondato nei ii beni di Gra maggio l'oratorio di S. , lo concelà, ai so luglio 1413, con una piccola rendi . ta annua a Fra Carlo dei conti di Monte -Granelli fondatore della Congregazione dei Girolamini a Fiesole. La qual dona- zione fu convalidata nel 5 aprile 1430 da Francesco di Tommaso Frescobaldi, e indi dal Pont. Eugenio IV con bolla 3 geno. 1442 approvata. — (Masnz, Sigilli antichi Tom. VII.) Gaonoto,nel Val-d'Arno pissno.—_Cas. da cui prese il titolo la diruta chiesa di $. Frediano di Grumolo nel piviere di S. Lorenzo alle Corti, Com. e circa 4 migl. esi a pon. di Cascina, Giur. di Pontedera, Dioc. e Comp. di Pi . Frediano di Gru molo trovasi rammentato nelle carie della Primaziale di Pisu. Ped. Conn (S.Lo- nunso atte). Gavmoto, o Cumeto nella Val d'Ero. la.— Cas. periluto ch'ebbe nome di ca- stello, e che diede il titolo alla chiesa di S. Martino di Cumulo, o , nel piviere di Barbinaja, Com. Giur. e Dioc. di Senminiato, gii Lucca, Comp. di Fireuze. — Ped. Cumalo. GUADALTO, o QUADALTO (MO. WASTERO nr) nella Valle del Senio in Romagna. — od. Parazsvoso di magna. GUADO. — Fed. Vaso. Guavo-zonco ( S. Munrino pr) altri. menti detto iu Kisssca, già nel suburbio, poscia dentro la città di Pisa—/ed. Piss. Guavo-ronco nel suburbio orientale di Firenze. — Wed. Vantusco. Guassnarica (Porrd). — Ped. Ponta » ora Cannarica di Pistuja. GUAL Guasa (Piera vi 8. Massa vi Temi) sal Moate-Pisano. — Era una chiesa ple- bana , alla quale io dubito che fosse più tardi sostituito il nome di S. Mari: Massa-Pisana. Alla pieve di S. Maria Terra Gualda,o Walda, «appella una mem- brana dell’Arch. Arciv. di Locca dell'881, uando Gherardo vescoro di detta ciuà diede l'investitura della pieve. medesima al prete Alprando con l'obbligo di pa- gare ogn’anno alla sua mensa 6o denari d'argento. Nel susa l'Arciv. ‘di Pisa avendo fatto inizio del vescoro lacchese, questi ricorse al pontefice Innocenzo II, il quale destinò il Ven. Atto vescovo .li Pistoja in arbitro di detta lite; e tale fù il lodo ema- nato che ordiuò all'arcivescovo di Pisa di disfare dentro il termine di otto giorni giorni il nuovo castello per ordine di lui comin- sul poggio di Terra /7al- »i Lucca). Nell'atto della fondazione della Bedia di S. Savino presso Pisa (del 30 aprile 780) i tre fratelli nobili pisani che la eressero, assegnarono fra le altre cose al muovo monastero la metà della corte che i possedevano in Terra /Walda (Anni Camato.) Ped. Massa-Pisana. Guarprmans (Posrs) pi Paaro. — Pal. Paaro città. GUALDO, GUALDA, e GUALDIC- CIOLA. — Varie località coi che in Toscana il nume ori sco di Gualdo (7Wallum) un bosco speciale, privilegiato e di uso quasi riserrato al solo suo signore. Tale era il /Waldum Domini Regis ap- partenuto ai re longobardi, situato alla sinistra del fiume Cornia, nel bosco dove oggi trovasi la ch. parrocchiale del Fras- sine. Tale fu l'altro Gualdo pusto nella me desima alla destra dello stesso fi. fra Ro. Monteverdì e la Sassetta, il quale diede il titolo a un comunello, c ad una distrutta pieve ($. Maria de Gualda), c di cui conserva tuttora il nome la coutrada. Ap partenue anch'esso ai re longobardi, e forse faceva parte del Gualdo dl Re che abbiamo poco sopra nominati ché nov. 1075 il Guido che descrive 2 000 GUAL fine fra la pieve di S.Giovanni (di Campi- glia) e la cappella o basilica di S. Filip) Monteverdì, è appellato Gualdo del Ro: inde vero ed Sanctum Johannem in Gualdum Domini Regis et ad S. Philip- pum et inde ad Montem iridem —Ma ai tempi di Gregorio VII il Gualdo di Mon- teverdìi era passato in potere dei cunti di Suvereto, tostochè il conte Ugo figlio del C. Ridolfo e di Ermengarda, con istrumento* del 10 giugno 1053, vendè alla badia di S. Pietro a Palszzuolo presso Monteverdì, e per essa ad Azione nbate di quel mo- mastero il castello e distretto di Gualdo, ossia di Gualda, unitamente al giuspa- dronato e beni della pieve di S. Maria de Gualda. Tale acquisto fa confermato al mona- stero di Monteverdì dal Pont. Alessandro III nel 1176. — Era console della villa di Gualda un tal Gualandello, allorchè, nel 1230 ai 9 giug., gli uomini di questo comunello insieme con quelli di Monte vendi e di Campetroso, con l’annuenza dei monaci loro signori, non avendo essi forze sufficienti per difendersi dai baro. gare per cinscano dei due comunelli l'an- nuo tributo di mezza marca d'argento nel- la vigilia di S. Cerbone. (Anca. Der. Fion. Carte della Com. di Massa). ino 1298 l'abate ed i lonteverdì, per es- ser difesi nei beni che tuttora restavano al monastero,asseguarono al Comune di Vol- terra per il tempo di a9 anni, contro una piccolaretribuzione livellaria, laterza par- te di tutte le selve situate nei territorii di Monteverdì, di Canneto, e di Gualda.— (Aacu. Duri. Fion. Carte delle Com. di Volterra). — Ved. Anazia na Moxtavensi, e Moxravzane Comunità. Guazvo pet Rs in Val-di-Cornia.All' ari. Coasiwo (Conra0) feci menzioue del del Gualdo del Re, presso sino dal seculo VII esì quel martire. All'art. Frassine (Maponza set.) aggiunsi alcunchè relativo allo stes 10 Gealdo del Re, in mezzo al quale sot- vu GUAL 557 to il reguo dei bardi fu editicata la devota chiesa di già citata. Il Gualdo e Bagno del Re con l’orato- rio di S. Regolo in Waldo Domini Regis sono spesse fiate rammentati nelle carte dei vescovi longobardi di Lucca, alla di cui mensa, per eredità lasciata da quei ge- rarchi,sembra che pervenisse una parte del Gualdo stesso col padronato della ch. di S. Regolo, il di cui corpo sul declinare del se- colo VIII venne di la in Lucca trasporta- to.—Dopo il mille una porzione del Gual- do del Re posta alla sinistra del fiume Cornia si appellò Gualdicciolo, nome che fa comune a due mulini sulla Cornia si- tuati a confine con il distretto territoriale di Campetroso, lochè è dimostrato da va- rii istramenti della città di Massa sotto anni 1266 (25 gen.), 1279 (25 magg), 1294 (26 nov.) e 1322 (5 giugno) negli ate Dare. Five. e Serne, © 100) 266 GUALDO nel Val-d'Arno casentine- se.— Cas. con parr. (S. Stefano al Gualdo) nel piviere di Romena, Com. e circa 4 migla pon. di Stia, Giur. di Pratovec» chio, Dioc. di Fiesole, Comp. di Arezzo. Risiede sul fianco orient. del contraf- forte dell'Appennino che congiunge il i monte di Falterona a quello della Con- i suma nel mezzo alle selve di castagni. La perr. di S. Stefano al Gualdo nel 1833 contava 171 abit. GUALDO nel Val-)'Arno fiorentino. — Cas. posto sul giù selvoso monte Morello, dal quale ha preso il vocabolo la parroc- chiale di S. Giusto a Gualdo, cui fu an- nessa nel 1783 la cura di S. Donato a Lonciano, nel piviere, Com. Giur. e cir- sett.-grec. di Sesto, Dioc. e li Firenze. Giace sulla parte più alpestre del mon- te Morello, il di vertice fu già rive stito di abeti e di altre piante di alto fu- 510. ed. Mosre-Mosszto e Losciaro. La chiesa di S. Giusto a Gualdo è di giuspadronato dei Fioravanti di Firen- suola. — La sua parrocchia nel no verava 141 abit. GUALDO nella Valle del Montone in Romagna. — Cas. con chiesa parr. (S. Antonio in Gualdo) già detta in Salutare, nella Com. Giur. e circa 3 ib. di Terra del Sole, Dioc. e Comp. Trovasi nella ripa destra del fi. Mon- tone sal confine estrento del Granducato. sr 853 GUAL La perr. di S. Antonio in Gualdo nel 1833 contava 96 Goaso nella Val-di-Magra. — Nome perdato sebbene perduta nom sia la selva che tuttora si conserva in quell'al; località sagli ultimi poggi peri rn pa Apaana, nella parr. di Ceserano, Com. Giur. e circa 5 migl. a sett. di Fosdiuo- vo, Dioc. di Masse-ducale, già di Luui- Sarzana, Dac. di Modena. Si fa commemorazione di Gual. de in un istrumento della cattedrale di Lucca dell'anno 8-9, allorehè Gherardo Vese, di detta città fece una permuta di ti nel contado di Leni, ix loco ubi dicitur Pulicha prope Celugnole, confinanti da un lato con le terre e selve della chiesa maggiore di S. Maria di La. ni, e dall'altro lato con quelle della catte. drale di Lucca; cioè, in Waldo finibus Lunensis prope rivum Pisciula, a Lo guatica , ci Ciserano. — Vod. Cisensso, e Cosossota in Val-di.) n GUALDO a: VIA! 10 nella Valle del Serchio. — Cas. con ch. parr. (S. Ni n ivsto) nel piviere di Elci, inca 7 migl. a groc. di Via: reggio, Dioc. e Duc. di Lecca. — Risiede la vetta del monie di Quiewa fr inciale, che da Camajore per Freddima guida a Luc. ca, e la via R. che dalla stessa città, va: caudo il moate di scende mel lit- torale di Viareggio e di Pietrasanta. Trovesi memoria del Gueldo di i Viareg: gio in un istrumento di concordia, del mese di giugno 1099, fra i canonici della chiesa mspriore di Lecca € Guidone figlio d'Iidebrando signore di Montemagno, per le rapine che i di lui vassalli sodevano facendo sei beni e persone di ti dall capitolo lucchese, melle corti di Masse- Rosa, di Riscetalo, di Montisciana, e di Gualdo. (Mrnar. Ant. M. devi.) La chiese di Gualdo sul monte di Quie- sa nel secolo XIII era setto l’invecatione di S. Giusto nel piviere medesime di EL ci, ma nella vicaria di Camajore, dalla quale venne staccata mel secofo XVIII. La parrocchia di S. Nicolzo di Guai. do è semplice ca; cerato, la quale mel 1532 contava 189 abit. GUALDO ( PADULE e ) nella valle- cola dell'Al Maremma. — Piccolo ristague di scqee mel seno di Scarlino GUAR rr la terre detta del Barbiere, fra la iva mare e îl 0a di Troja, nel ilari Scartino, Com Giur. e circa migl. 1a a lib. di Gavor- rano, Dioc. e Com Grometo. GUARDAVALLE in Val-di-Chiana— Villata che formava ua comunello nella Foglie di E Stefano di Guardavalle uasi quattro secoli stata annessa alla giata di Torrita, Com. e Giur. Jasrssiangi cin di Pienza, già di Are: 20, al cui Compartimento appartiene. lede in costa sulla pendice dei pog- gi che diramansi a sett. del Moete-Fol Ionica fra Torrita e Ciliano. Tucominciò Guardavalie a figurare nel. la storia municipale dope gli allori colti dai Senesi nei campi di io sont di perepo di iene eil il ce lio nel 1251, deliberò d'ia- tire un giusdicezie minore, o notaro civila a risedere nel cast. di Guardavalle. Questo luogo sembra che desse il suo mome ad una famiglia potente di Torri- ta, alla quale riferisce un istrumento dei br: sett. brio È ca mandato di prece illa di Ciliano mella casa di curo ii vendere a Niccsiuccio di Ghi- no dei Guardevalli un pezzo di terra in selvosa jin parte prativa e palastre, posta nella contrada di nel piano della pieve di &. iscenzio. — Un altro istramento del 19 genn. 133: regalo nei castello dell'Amorosa da Gio. di Biagio da Torrita riguarda la vendita di due Roteri con case annesse posti nel disiretio i Torrita e di Guardovolle nel contado di Siena. ( Anca. Birt. Fron. Carte della Com. di Moniepulciano, e dei PP.Cro ciferi di Firenze). Alla stessa famiglia de'Guardorelli 2p- pelio una deliberazione della Rep. di Sie ma, dela:agosto 1444, con la quale fu so- cordata Ia somma di fiorini 200 a Ber. toldo di Magio dei sobili di Guardavalle per emersi manienati fadeli ni Senoi, con pericolo di vedersi togliere le pos sessioni proprie dai Moniepulcianesi. La chiesa davalle . di S. Stefano a Guar- padronato de' frati Agueti- + fa a lore istanta soppressa Pont. Sisto IV con bolla del 15 maggio 1473, permettendo che venissero iacor- GUAR porati i suoi beni all’entrate di quel con- vento. ( Axca. Dir. Fios.Carte di $. Ago stino di Siena). — Wed. Monra-Foronca e Ton. Guania ( Pitta 1) in Val-di-Fine Villa distrutta che diede il nome chiesa di S. Michele di Guordia nel viere di Pomaja, da lunga mano stata riu- mita alla parr. di Pastina, nella Com. di S. Luce, Giur. di Lari, Dice. e Comp. di Pisa. TI nome di Guardia nel medio evo ia frequentemente che altrove ani, fra È quali soleva equivalere ad una Tale era la Guerdia-Baldini, la Guardi muova e vecchia nel distretto di Crespina, la Guardia-Orticaria a S. Ermete presso Pisa, la Guerdia-Silvatica nel Comune di Malaventre, la Guardia di Putignano mei contorni di Casciua, ec. Questa di Pomaja esisteva nell'estreme Colline superiori pisane fra Pastina e Pomaja, la dove dal espin Mariti sulla fine del secolo XVIII fu visto nel pre- sbitero della chiesa di Guerdia un’ iscri- zione relativa alla sua riedificazione, fatta nel 1920. Dalle rovine n for- tilizio trovate sal poggio di S. Michele di Guardia, e dalle macerie di muri e di case sparse in quei contorni lo stesso viaggiatore Gio. Mariti rilerò, che colà fosse esistito un castello. È altresì vero che questo luogo col nome di Willa di Guardia si trova designato in un istru- mento rogato li 20 maggio 1301, davanti alla porta della chiesa di S. Michele di Guardia, allorchè i popolani preseduti dal prete Orlando pievano di Pomaja, ed in presenza del rettore della chiesa di S. Bartolommeo di Pastina, del parroco di S. Luce e di molti altri ‘lestimoni , ele sero ed investirono ii vo Rettore della chiesa vacante di S. Michele della Pilla di Guardia, Com. di $. Luce , piviere di Pomaja, Dioc. pisana. (Giovama Mani- n, Odeporico delle Colline pisane MS. mella Biblioteca Riccardiana ). GUARDISTALLO, già Gualdistallo, nella Marcmma della sottosianie borgo, capoluogo di comunità, residenza di un potestà, di un cancelliere comunilativo, e d'un ingegnere di condario, con pieve prepositura (SS. Lo renzo e Agata) nella Dic. di Volterra, Comp. di Pisa. usava: . e 65°g' lati la di Cecina GUAR 859 È posto salle.ralline seltose ( quasi Stallum Guuldi ) a sett. del poggio al Pruno fra la Cecina, la Sterza ed il lit- torale di Bibbona, nel gr. 819° long. igl. a lev. di Bocca 6 mi a lib. di Volterra, 11 a scir. di Rosignano, € circa 34 migl. a ostro di Pisa. Guardistallo era una delle più grosse borgate con cassero tuttora io piedi, già appartenute all’ illustre casa Gherarde- sca, dalla cui famiglia discendevano quei due fratelli Gherardo e Ranieri figli del fu conte Gherardo, i quali nel a giugno del 1155 douarono alla chiesa volterrana, € per essa al vescovo Galgano, la porzione dei beni che essi possedevano nel castello di Guardistallo, nel suo borgo e distretto. Che tali doni per altro fossero precarii lo dimostra un altro istrumento dei 25 lu- glio 1160, mediante il quale gli stessi due conti con le respettive mogli offrirono allo spedale di Linaglia, da godersi però dopo La loro morte, tra le altre cose una macchia ta in Zscheto sotto Guardistallo fra la terza e la Cecina. Ed erano quei mede- fratelli, che 17 «nni dopo, nel 1 dic. dell'anno 1177,'trorandosi in Vada, assegnarono a quel monastero di S. Fe lice a5 pezzi di terra situati nel piviere di Rosignano. Alla stessa donazione pre- starono il loro consenso le respettive mo- gli, cioè, la contessa Erminia moglie del C. Ranieri, che allora abitava in Monte- acudeio e la C. Adelasia moglie del C. Gherardo nel tempo che risedeva in Guar- distallo. (Anca. Dart. Fion. Carte del Ron. di S. Lorenzo alle Rivolte,e di S. Paolo a Ripa @' Arno di Pisa). Fu senza dubbio un equivoco preso dal Targioni quello di confondere la chiesa di S.Agata a Guardistallo della diocesi vol- terrana con la pieve di $. Giorgio a Gua- stalla, dipendente allora di: Reggio;tostochè l'autore dei V Toscana credè applicare a questa di distallo un documento del 1070, nel qua- le si dà notizia di tutti i castelli, pie vi, cappelle, loro possessi il potente marchese Bonifazio aveva ot- tenuto in feudo dal vescovo di Reggio; i apparteneva anche ora cattedrale di alla, cioè, ef Plebem de Wardestalla cum cappella S. Georgi et cum contun 560 GUAR jugera. — (Musaroni, Ant. Med. Aevi Dissert. XXXVI, La chiesa pertunto di Guardistallo, ina scraplice cappella sotto il doppio titolo de' SS. Lorenzo ed Agata. Tale ce la manifesta anche nel scolo XIII un istrumento del 29 lugli: 34, col quale il prete Alberto Cappellano e Ret- tore della chiesa dle’ S$. Lorenzo rd Aga « Guardistallo vendà allo sperlale di Zi naglia, situato fra Guardistallo e Casale, la metà di an pezzo di terra presso Lina- glia, in luogo detto le Valli, nella curia e distretto di Casale. ( Ancn. Dirt. Fioa. Carte del Mon. alle Rivolte di Pisa). Nel sinodo volterrano del 1356 la ch. di Guardistallo, sebbene al di lì della Ce- cina, era riguardata come quelle del Sesto della città di Volterra. Infatti essa dipen- de costantemente dal capitolo della catte- drale vollervana, cui spetta la lizione delle bolle della prepositara di Guardi- stallo al pari di molte altre chiese subur- bane, comecchè attualmente Guardistallo appartenga al Sesto di Montescudajo. La chiesa di Guardistallo era per altro repositura innanzi del 1436, avvegnachè in quest'ultimo anno Cosimo dei MeJici, denominato Padre della pitria , scrisse al suo amico Roberto Adimari vescovo di Volterra per raccomandargli specialaen- te il Preposto della chiesa di Guardistallo. (Ammrnar. dei Vesc. di Volterra). Le vicende storiche di Gaardistalin so- io della Rep. di Pim. ciò fino a che questa fe dai fio renlini conquistata; alla qual epoca (an- so 1408), Guardistallo f@ uno dei pri- mi tra i castelli della Maremma pisana a invisre i sindaci £ Firenze per giura- re sottomissione e fedeltà alla nuova Si- majo 1410, elessero procuratori per ragio ma delle questioni di confini fra il loro territorio e quelli delle limitrofe come- ità di Gello di Casaglia e di del contado di Volterra da un lato,e fra i comuni di Casale e di Montescudajo del- l'antico contado pisano, allora del distret- GUAR, to fiorentino, dall'altra parte. —(Anc. Dirt. Foa. Comun. di Volterra). Dopo la qual epoca quasi sempre Gnar distallo si mantenne fedele ai dominatori di Firenze, ai quali fu tolto per brere tempo nel 1447 dalle armi del re Alfot- vo di Aragona. Comunità di Guardistallo — Che i ce. fini territoriali della comunità di Guar- distallo siano poco diversi da quelli che ino dal 1410 vennero determinati dai periti dei respettivi comuni limitrofi, ven vi sono prove da accertarlo, nè da uegar- lo; dirò solo che il suo distretto abbro cia una superficie di 6660 quadr. agrarii eq nie a circa migl. 8 e un quarto; che la sua figura iconografica potrebbe quasi assomigliarsi alla porzione superi re di un braccio nmano, la cui vagoli sia volta a lev. ver;o dove confluisce il torr. Sterza nel fi. Cecina. Dell'acceona ta superficie però 249 quadr. sono occe- pati da corsi di acqua e da strade. Vi si trovava nel 1833 una popolazione di a ragione cioè di suolo si circoscritta, come nell'anno 1410, dalla parte di sett. cou le parrocchie di Casaglie 6 di Querceto, due antiche comunità, st tualmente comprese in quella di Yontece tini di Val-di-Crcina; dalla parte di sett.1 pon. con la Com. di Montescudajo me diante le colline che gutrdano la marina di Cecina, e dal lato di li Com. montando di conserva i botri del Consle e delle Caprareccie. Giunta alla sommità dei Gabbri questa di Gu Com. di Afontecatini, gi» di Casaglia. cou la quale riscende nella vallecola della Sterza, che oltrepassa presso la sua cos- Givenza nella Cecina, per abbracciare cia- que o sci poderi alla destra delle dre sì- time fiumane. Tutte le strade di questa comunità sono anguste e non rotabili, muno quella che staccasi della R. maremmana per salire» Guardista'lo; alla quale forse now resterà più lungo tempo un desiderio la con- giunzione di un ramo di strada roiabik per meltere il paese in comunicazione con in parte a viti, a il più è rimasto bosc melicochi condotto e un maestro i siede un potestà, che ha giurisdizione civile anche sulle comuni- GUAR 861 tà di Bibbona, Montescudajo € Casale; è dipendente per la polizia e pel crimina- le dal Vicario R. di Rogno Con Re golamento recente è pato eretto Guardi- stallo caj di an Ingegnere di Cir- Soodario e dina Camelia comusit tiva; l'uno e I’ altra abbrecciano oltre questa le comunità della Gherardesca, os- _ sia di Castagneto, di Bibbona, di Mon- tescudajo e di Casale. —L’ufizio di ese- zione del Registro e la conservazione delle Tpoteche sono in Volterra; la Ruota a Pisa. Movimento della popolazione della Comunità di Goasisrazto @ tre epoche diverse. GUARLONE ( VILLA naz ) e annessa coatrada nel subarbio orientale di Firen- te fuori della porta alla Croce. Dicesi Guarlone il più vetusto possesso che conservano lattora i monaci Vallom- brosani di Firenze, donato al loso istitu fore S. Gio, Gualberto insieme coa la chie mm di S.Salvi fino dall'anno 1048 (26 mar. so e 16 aprile) per dote del muovo mous- sero da erigersi costà nel luogo già detto Paratinala.— ed. Anazra va S, Sauri. è La tenuta del Guarione consisteva in iversi poderi con un palazzo torrito, at- tualmente ridotto a n casone abitato da una famiglia colonica di quei monaci, co- stà dove nei primi secoli risiedeva l'abate generale della Congregazione Valombro- sana. — Trovasi sulla ripa destra dell’ Arno presso la confluenza del torrentuo- dio Africo, un miglio circa a lev. della città di Firenze, nella . e dirim ill chica di S. Salvi, Cor. ar. To migl.a maestr. del Bagno a Ripoli, Dioc. e Cap. di Firenze. Po pel "nomi di 7erlungo (già Vado-longo), di Guarluae, Bisarno e Ripoli rimasti alla contrada che costeggia l'Arno sopra Fi- renze danno a vedere, che in cotesto tratto di paese l'Arno spagliava le sue ac- que e formava de' lunghi e larghi guadi e dei d alvei o disarni. Sino dal secolo XII esisiere dovevano lungo la ri I Guarlone quelli abban- donati mulini di S. Salvi, le eni vestigio sotto nome di Mulinaccio, e di Casaccia (ridettanosteria) attualmente si appellano. Avvegnachè si può dubitare che a cotesti edifizii volessero riferire le parole del pri- vilegio che l’Imp. Arrigo VI nel 1189 (29 aprile ) accordava ai monaci di S. Sal- vi, ai quali fra le altre cose confermò om- nia uedificia, quae sive in fiumine Arsii, sive in aliis agnis in suo proprio fundo habent. — Senza dubbio alle stesse muli- ma del Guarione appellò Giovanni Vil lapi nella sea Cronsca (Lib. XII cap. 117) quando progettava al governo di quel tempo la costrazione di un muro nella ripa destra dell'Arno, il quale dalla co- scia del poate reale (cssia dal luogo detto attualmente la Zecca vecchie) continuasse verso levante fino alle mulina di S. Salvi 362 GUAS per raddrizzare il corso del finme e allar- Pare Îl sco ingresso in città. Forse questo lavoro fa eseguito poco posi dopo non senza danno della ripa opposta Mel fame: giacchè trovo nel 16 lugl. 1359 una sentenza del Potestà di Firenze, con la quale fa aggiudicata al monastero di S. Salvi una grande estensione di terreno posto dirimpetto alla tenuta del Guarto- ne, che le piene dell'Arno avevano invaso nelle parrocchie di S. Pietro in P.lco e di S. Ministo al Monte: cioè dul Bisarno sino all: Pigna di Camarzo. — Ved. Bi- sanzio e Camanzo. Nel 1381 il mulinaccio del Guarlone era già divenuto inoperoso per causa dell’ essersi l'Arno gettato verso la rip: destra, e reso inutile il canale della superstite gora con le mulina di S. Salvi, poste nel luogo dove ora si dice la Casaccia. Nel palazzo del Guarlone tenne la sua ultima residenza il prepotente Don Rng- gieri dei Buondelmonti stato abate ili Pas- signano, poi di Vallombrosa, il quale nel di 14 agosto 1316 vi morì, e comtà con suo testamento nel giorno innanzi dispose che fossero restituiti alla badia di Passi- goauoe a quella di Vallombrosa gli arre- i ed i vasi sacri di argento che egli si era arbitrariamente appropriati. — Fedra 1 Passiczaro. Goaantazta vel Val.d'Arno sopra Fi- renze. — Cas. perduto che diede il titolo ad una chiesa parrocchiale ( $. Maria @ Guarnialla ) nel piviere di S. Pietro a Pitiana, Com. Giur. e circa 3 migl. a sett. di Rignano, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze. — Ped. Prrana GUASTICCE (S. RANIERI arte) in Val.di-Tora. — Nuova popolazione sorta sopra an terreno nuovo poco lungi dai i di Stagno, nella Com. e 4 migl. a li Colle-Salvetti, Gi Dioc. e 6 di Livorno, la qual città è circa ro mig). Ti nome di Guastiece quasi di per sè solo basta per indi ine poco fa- vorevole della sua ubicazione: stantechè cotesta contrada fu lungamente guasta dalle acque palustri e saline che nella sua bassa pianura spagliaveno, in- mnanzi che venissero racoolie nei fossi e nel rio, detto tuttora dell’4ogua-Salse. Cominciò l'opera Cosimo I, allora quan- do fece dirigere le torbe acque dell’Arno GUGL per lecateratte delle Bocchette di Riglio ad oggetto di colmare con le loro de- ioni i bassi fondi della pisnara me- Pisa non escluso il palustre terreno delle Guasticce. rono aperti li scoli del pedule di rello mediante il taglio di due line, fra le quali vennero tracci nali artefatti che dalle Guasticce dirigomi nell'Antifosso Reale: Per effetto di ciò si bonificarono ridonando alla coltura mil le stiora di terreno malsano e infecomlo, convertito dagli attuali proprietarii Ca rega e Carmignani in altrettante agrarie tenute utili precipuamente alla pastorizia. GUAZZINO (S. MARIA pezza GRA ZIE Yo alla Casrettima in Val-di-Chio na. — All’Art. Casretuma pi Astsarorea . e 2_migl. a grec. di lunga, Dioe. di Pienza, già di Arezzo, Comp. Aretino. Qui solamente aggiungerà, che il voca- bolo di Guazzino potrebbe esser derivato dai possessi che ebbe costa an Guazzimo li Montepulciano, del di c Siomenuiti inno ricevi mo dei Caval d'oro per restituirgli chiesta. (Ance. Dir. Fioa. Carte di detta Comunità). La parr. di S. Maria delle Grazie a Guazzino nel 1833 contava 486 abit. GUELFA (PORTA) di FIRENZE. — Ved. Fracnze Comunità. GUFONI (MONTE). — Wed. Mosn- Guromi. GUGLIANO o GULLIANO del Visoo (Gullianum) nella Valle idell ’Orabrone pi- stojese. — Vico che ha da comunello del distretto di Pistoja con cappella ‘S.Maria Maddalena) dell'antico piviere di S. Pancrazio a Celle, poi di S. Pierino in Vincio, nella Com di Por- Gi Trovasi nei poggi che scendono a ler. della vallecola del Fincio sulla strada det GUGL ta di Gugliano, mediante la quale il ter- ritorio comunitativo di Porta-Lacchese confina con quello di Porta-al-Borgo di Pistoja. Una delle più vetuste reminiscenze di Gugliano conservasi in un istrumento del- la ch. pistojese dell'anno 1067, quande # vescovo Leone nel mese di novembre di detto anno investì a titolo di enfitemsi Signoretto di Gherardo di tutti i beni, decime e degli altri omeri dovuti dagli dis. pra (27 geni ) dal suo Jetario. ( Ancu. Dart. Froa., Certe di detta Opera). GUGLIANO DI COMEANA nel Val- d'Arno sotto Firenze. — Vico com cap pella (S. Andrea ) nel popole di S. Mi- chele a Comeana piviere di Artimino, Com. Giar. e circa 3 migl. ascir. di Car- mignauo, Dioc. di Pisioja, Comp. di Firenze. È posto alle falde orientali del poggio di Artimino fra la riva destra dell'Om- rome pistojese e la sinistra del torrente Elsano nella R. tenuta delle Ginestre. La chiesa di S. Andrea a Gugliauo fu anticamente di padronato della nobil fa. miglia Mazzinghi. La qual ch. sino alla fine del secolo XV era ia distia- ta e non ancora riunita a quella di Co- macine, ticcome la credette l'im to nell suo libro delle Famiglie nobili fiorenti. ne, alla Gente Meszinghi Avvegnachè fra le dell'Arte della Lana depositate nell'Arch. Dipl. Fior. havvi un istrumento dei 28 agosto 3480, fatto nella casa d°. del ri lino Mazziaghi posta sel popolo di 8. Andrea a Gugliono del Comune di drti- mino , col quale atto tante Jacopo come Bernardo Domenico di no minarono il rettore della di S. Andrea di Scozia porta ch. di 8. Doanino di Brozzi, allera vacante e di romato. GUGLIANO ( Jullianum, oJulianum ) nella Valle del Serchio. — Cas. con chiesa parc. ($. Stefano ) l di cui è vico rio perpetao, nella Com. Giur. Dioc. e Di un’antica chiesa sotto l’invocazione de’ SS. Martino e Giorgio in loco Ju- liano della diocesi e contado di Lucca tro- vasi commemorazione in una pergamena dell'Archivio Arciv. lucchese dell’anno 807. — Per altro questa del piviere di Toeri sino dal 1260 fu designata nel ca- talogo delle chiese di essa diocesi con il titolo che conserva attualmente di S. Ste- Sano di Guiliano. La parr. di S. Stefano a Gagliano nel 1832 contava 135 abit. GUGLIESCHI ( BIBBIANO ). — Wed. Beratano Guetizicai. GUGLIONE per UGLIONE, o AGU. GLIONE.—AIT'Art. Acuozione, 0 piuttosto Ueziona di Val-d'Elsa, dissi, esservi chi pina che da quell' Uglione traesse i na- tali quel ‘giuadicente Baldo, quel Villan d'Aguglione, che confermò ed sggravò la prima condanna di esilio di Dante ghieri, seppure quel viliuno giudice non traesse i suoi natali da uma località più vicina a Firenze, posta nel della pieve di Settimo, chiamata Monte 4gu- Blione, 0 a Guglione. A questo poggio adunque spettano tre pergamene inedite dell'Arch. Dipl. Fior. — La prinsaa) teneva alla badia de' Cistercensi di Setti. mo.È un'obbligazione del saottobre 1340 con la quale Baldo del fu Tiugo del Rosso del popolo di S. Felice in Piazza, proregò il termine decennale, per cui si obbli- gava di vendere a Baldino del fa Tigno so del popolo di £. Martino alla Palma nn podere posto nella perr. della pieve di Settimo, luogo detto Costaggioli, o Mon- te Aguglione. La seconda è una carta del mon. di S. Docato a Torri del 38 nov. 1352 relativa alla vendita della metà per indiviso di una cass con terre anneme po- sta nel pop. della pieve di Settimo luogo detto a più di Monte Aguglione;e la ter- ra, che ue al oa. di 5. Pier Mag- giore ’irenze del 26 sett. 1388, tralta del fitto di un pezzo di terra posto nel lo suddetto, luogo detto Moste-Gu- liane. — Ned. Auvorrone, e Uotione. GUGLIELNO (EREMO DI S.)— Fed Eazmo si S. Gueizuno. 5684 GUID GUGLIELMESCA in Val-di-Chiana.1— Antica rocca, già detta di Gerfalco, la quale è situata sul vertice del monte so- praCortona. Dalla rocca Guglielmesca pro- se il distintivo la chiesa di S. Nuria Mad. dalena a GuglieImesca, giù parrocchiale, quindi ridotta a benefizio e raccomandata i parroco di S. Giorgio, poi di lov. Battista dentro Rss Finalmente nessa alla cura di S. Carlo a T'orroone. Cotesta rocca ebbe probabilmente nome di Guglielmesca dal vescoro Guglielmo Ubertini , il quale appena impadronitosi di Cortona (anno 1238) con isirumento de’ 6 febb. dello stesso anuo alienò al Co- mune di Arezzo il poggio superiore a Cor tona, dov'era la rocca detta di Gerfa/co, a partire dalla Porta Moatanina sino alla Porta di Castellonchio , compreso tutto il terreno fra la chiesa di Marzano e la Bocca di Gerfalco con le sue adiacenze, dichiarando tutto quel poggio di perti- menza del vescovado di Arezzo. — Ved. Conrura e Tosnzonr a Gronizimesca. Geiravo, Gatzaxo, giù Cautraro nella Maremma Grossetana, — È un tenimeuto appartenuto alla prepositura della catte- drale di Grosseto posto sulla ripa «lestra del fi. Ombrone a 4 migl. dalla sua foce. Non domanderò se questo luogo potè ac- uome che porta da una chiesa no esistita nel piano di Gros- sa possedeva in Colliano. È una scrittara Pr dell'anno 803 di agorto con la quale Je. copo di Luoca diede ad enfiteusi i beni della chiese di S. Ginrgio di Gros seto di padronato della mensa lucchese,i quali beni erano posti in loco Grossito et in Calliano. (Mimon. Loccs. T. IV pag. 38). I possessi di Galliano pervennero n capitolo della cattedrale di Grosseto, e formavano parte della prebenda di quel Proposto, che li alienò pochi enai indie tro per rinvestirne il GUIDI (CASALE).—Fed.Casat-Guipi., GUIDI (CERRETO). — ed. Cenasro- Gen. GUIN GUIDI (MONTE).—F ed. Mowra-Gore. Grioinca (Rocca). — Ped. Convasa. GUIDO (CASONE x CAPPELLA »i S.). — Fed. Botoazat, e Gaxnanpasca. Gorezranara (Guillarada, 0 Willarade nel Val-d'Arno pisano. — Cas. perlato che diede il titolo a una chiesa tuttora in edi (S. Maria ) nel piviere e parr. di + Giur. Dioc. e Comp. di la qual città è circa 7 migl. a lev. Il suo nome di origine longobanla paò dare un qualche indizio sall'epoca della fondazione della ch. di Willarada, di cai i trovano memorie nei secoli intorno al mille fra le carte degli Olivetani di Pisa e della primaziale. Infatti al patrimonio del capitolo maggiore di Pisa appartene- vano i beni col padronato di $. Maria in Guillarada, il tatto confermato dal Poat. Adriano IV con bolla dei g 56 di. retta da Benevento a Leone ai canonici della chiesa maggiore di Pisa. GUINADI in Val-di-Magra. — Villata con chiesa pare. (S. Pietro) nella Com. di Zeri, Giur. e circa 5 migl. a maestre. di Pontremoli, Dioe. medesiana, già di Lani- Sarzana, Comp. di Pisa. Risiede presso la cima dell'Appennino sul monte Molinatico, innanzi che il torr. Werdesina entri nel fi. Verde, in mezzo a praterie natarali , a selve di faggi e di castagni al confine Toscana con il Ducato di Parma. Se le abitazioni di questa villata fo sero insieme raccolte, esse formerebbero un grosso villaggio, stantechè la parroc- chia di Guinadi nel 1745 contava 112 case con 636 abitanti, il cai numero andò descrescendo in proporzione che aumes- tava quello della vicina città. — Ped. 'onrazmoLI. Nel 1833 la pare. di S. Pietro a Guivali contava 503 abit. Gornstro (Casrat). — Ved. Carne Gornstvo nel Val-d'Arno superiore. Gormano, Giuntaro, e Giotnazo (Be pr4 31) nella Maremma grosetatia. — Mo- nastero distrutto, che fu sul fosto enaje tributario della Bruna. Era ana piccola badia dei Cisterciensi di S. Galgano cos- cessa loro dal Pont. Innocenzo IV, e qui di ai medesimi confermata dall’ limp. O! tone IV con privilegio spedito di S. Galgano li 31 ott. 1209. ( Ucsatt. In Episc. Voleterr.) GUIN Non è da dire che fosse la stessa di quel- la chiesa di S. Pietro in Guinieno, la qua- le insieme con altra (S. Maria in Arcio- ne) fa data nel sas: quelli della badia d do , passaruno nei frati Agostiniani Ere- Siti di Siena. Ped. Exxno si S. Antonio penr'Anpasoazica e Bapia pi Sesrixoa. Guiminoo (Faarra 01) 0 di Guinst- no. — Ved. Faurra 01 Foruno. Gornizisoo, 0 Guimiernco (Casret) in Valdi itol dal suo signore, e che lo diede ad uni sa parrocchiale (S. Martino) nel pivi di $. Agata in Mugello, Com. Giur. e cir. ca due migl. a pon. di Scarperia, Dioc. e Comp. di Firenze. Lra questo luogo di un Cavalcanti per nome Guiaizingo, il quale fioriva nel priu- cipio del XHI. — Nel distresto e il castel Guinivingo, nei a1 sett. del 1123, fa royato un istrumento, mercè cui tal. Ascianello del fu Ottaviano di Gricciardino vendè una casa e un resedio posti ne. castel di Gui preno minato Guinisiago e ai figli. quali, per i danni ricevuti nella loro re, palazzo e case distrutte dai Ghibellini dopo la giornata di Moniaperto, la Rep. Fior. scconlò una ricompensa. Quindi è che nell’estimo ordinato dal Comune di Firenze sopra i gua:ti cagionati in con- tado ai possidenti Guelfi fiorentini si no- tarono, nel contado del Sesto di Porta del Duomo, fra le altre cose danneggiate ai fedeli della Rep'bblica anche le seguen- ti : Za terza parte del castl d'Ascianello con sei case e curic esistenti in detto ca- stello di proprietà dei figli di Guinisingo dei Covalcanti. Una casa con mulino e co- dombaja nel rio Tobiano presso detto ca. colo decorso dal stello. La metà del cast. di Guinizingo, del palazzo e torre di Guinizingo dei sud. detti fratelli Cavalcanti, ce. (P. Iuparon- so, Delizie degli Eruditi T. VII.) —Ved. Asoramztzo in Val-di-Sie Finalmente gli uomini del comune di Guiniziago \rovamsi fra quei popoli che Ja Signoria di Firenze con provvisioue del 18 luglio 1306 invitò a recarsi ad abitare la nuova terra che quel governo vu GUIS 865 faceva edificare a piè dell’Alpi del Mu- gello (Scarperia ), ad oggetto di tenere in freno la superbia degli Ubaldini. — Wed. Scanranza. di S. Donato nell'antico piviere di Pacina. H suo è divi ita, quella cioè di Asciuno sall’Ombrone, che è 7 migli. a ostro-scir., e la Com. di Cs. stelnuovo della Berardenga, che trovasi quasi 3 migl. al suo lib. dalla perte che guarda icampi di Montaperto, nella Dioc. -+ di Artzzo, Comp. di Siena, da cui Gui- strigona dista circa 8 ev. Infattiquesto villaggioesistesulle piag- ge cretose che a lev. tributano le acque nell'Ovbrone, mentre nelle pendici a pon. scaturiscono i rivi che alimentano la terri la quale si scarica nell'Arbia. ttualnente passa per Guistri; una strada rotabile che la comonila “li Conto nuovo ha aperto dal capoluogo alla R. di Biena o Aretina, mediante la quale e stata resa molto più comoda e più sollecita la comunicazione fra Castelnuovo e la città di Siena. L'antica chiesa sotto il titolo di S. Giu- sto a Guistrigona era di giuspadronato dell'abazia di S. Antimo in Val-l'Orcia, cui fu cunfermata, nel 1051, dall'Imp. Ar. rigo Ill; diversa da altra cappella di Gui- strigoua,cheil Pont. Alessandro II nel 1181 accondava alla badia della Berardenga. A un quarto di migl. a maestr. della chiesa parrocchiale esiste la bella villa signorile iGuis.rigona con vaghi annessi, spettan- te alla nobil famiglia Bolgherini di Siena. La chiesa e la canonica di S, Donato a Guistrigona insieme con le sue possessio» ni furono vistosamente migliorate nel se- suo benemerito Gio. Battista Guidi di Castelnuovo della La suddetta parrocchia nel 1833 conta. va 224 abit., a1 dei quali apperienevano alla comunità di Asciano. Wed. Asciano Comunità. Guserrz (#00 D1) — Wed. Gonco ($. Paoto m). Guizzazpa (Rocca). = Ved. Loso nel Vald'Arno superiore. ì n 306 GUSC GUSCIANA, USCIANA, Jvscisna (Jo ziana), ed una volta, almeno in parte, ite Bora se i put ro ‘alla mavigazione barche per circa pia, dell'anno, rsc- coglie tutte le acque della valle di Nie- vele che scolino nel vaste bacino del pe- dale di Faceochio, anticamente cono- sciuto sotto il nome di Zago 0 Padule dell'Usciana. Attualmente l'Usciana non è che la continuazione dell'emissario del pedale sunnominato; il quale emissario 4 partire dalle gronde del padule sino alle cateratie, 0 Celle del Ponte a Cap- piano appellasi il Canel-Naestro. Dalle Calle di Cappiano in poi il fiume di Gusciana coa placido declive dirigesi da grec. a lib. rasentando le pendici me- ridiomali dei colli delle Cerbaje di Cap di MontoCalroli, per quindi tributare teme nmell'Arno alla Booca d'Uscia. ne, ra detto il Bufalo. L'Usciana 0 Gasciana nel suo tragitto di circa sette migl. è cavalcata da 5 ponti; il 1.9è il poate aC il 2.9 il ponte del territorio di S. giù di Rosi jolo, dove fa una torre rimmentata da Villani sotto l'anno 1337; il 3° è geetio del distretto di Castel-Franco di Sotto; il 4° trovasi sulla strada provinciale del Val-d'Arno a piè della collina di S. Maria a Monte, che fu rifabbricato ed ampliato mel 1735 sopra i piloni del vecchio di Bibbiano; e finalmente il 5.° cavalca la Grusciana sotto Monte-Calvoli. L'Antifosso, che corre quasi parallelo alla ina, dal Ponte a Cappiano sino alla sua docca in Arno, è opera ordinata dal Granduca Francesco II, e primo dell’ Imperiale dinastia regnante, eseguita nel. l'anno 1740 dal matematico Tommaso Pe roelli contemporaneamente all'arginazio- me dell'Arno e dell’Usciana. Finalmente il corso dell’ Usciana rice fezionamento mel 1774 I Le più antiche memorie superstiti che siano a mia notizia relalivamente a que- sto corso di acque ed ai varii pomignoli, » mille de sue diverse GUSC può aggiongersi un docamento anche più vetusto , relativo alla foudazione della Abazia di Monteverdi, che è dell’am- no 754: allorquando Walfredo nobile sano assegnò a quella badia fra gli altri beni un prato presso il padule di Uscie- na, e la porzione dei terreni che egli por- sedeva ad Arsicciola. — Ped. Anssocsoza Fra le memorie dell’Usciana posteriori al mille ne citerò quattro provenienti totte dall’Arch. Arciv. di Lacca. Le due prime sono del 106 e 1068, quando il vescovo lucchese diede ad enfiteusi, e le contessa Beatrice con suo placito sanzionò un’ investitura fatta a favore di un conte Guidi alcune ioni situate mei luoghi di Usciane © sel Vico Auseresro re. — Fed. Avseszssa. Le terza è un istramento di cessione del 1114, col quale l’esecutore testamen- tario del conte Ugo figlio delC. Uguccione de’ Cadolingi di Fucecchio investi il ves. di Lucca della metà dei possessi che il conte prenominato teneva nella diocesi lucchese: fra le quali possessioni si no i beni posti sull'Usciena. Final. ® documento è una vate di alcani posessi che la cattedrale diS. Martino aveva în S. in a Monte, nel luogo denominato Zibiano inter Araum et Uscianam. Nel documento del 754 di sopra ram- mentato si chiama la Gusciana col nome di padule tosto che di fiume © cana- te le; nella stessa guisa fa appellata mel 1181 da Tolomen Annalista lucchese, allorchè il Comune di Lucca fece riconoscere come acquisto della Rep. le terre che erano sta- te colmate e abbandonate dai peduli di Lavane, e dell'Usciana. Che una volta la Gusciana lungo il corso del suo alveo spagliasse per i cam- pi contigui e gli lasciasse coperti di acqui- trini, ne abbiamo un riscontro nel nome di Usciana vecchia rimasto sd un antico suo letto fra il ponte di Castel-Franco e quello di S. Maria a Monte; e più che dal altro lo dimostrano le ragioni che indes- sero il Perelli a proporre l'apertura del l'Antifosso della Gusciana con lo di liberare una vasta estensione di pia- dalle score che, în inverno i per la sua depressa situazio. ne costà pigre in grandi e frequenti acqui- i trimi si arrestavano. GUSC Una riprova delle premure usste dal porerno di Lucca , allorché dominava in Gusciana le adiacenti campa. nella di obbligare nel 1279 le co- gr venire non si potesse più edificare sopra l'Urciana cosa alcuna. Sennonchè essere stata ceduta la Val.di-Nievole al dominio della Rep. fio rentina ( anno 1339), vennero bentosto rifabbricati mulini e pescaje sullo stesso fame; e sebbene ott'anni dopo per ordine del gorerno medesimo taliedifizii fossero difatti, nondimeno poco dopo simili la- vori vennero rimessi in piedi, e poi nuo. vamente nel 1370 disfatti. Ma nell’anno 1394, in occasione della Guerra insorta tra i Pisani e li Fiorentini, con atto di riformagione de’ 27 aprile di detto anno, la Signoria di Firenze, consi- derando che per utilità della repubblica era necessario di fortificare e chiudere molti passi, particolarmente dalla pre 4el Valdarno di sotro, acciocchè non fosse- rodefraudate le gabelle,e che non entras- sero nel territorio fiorentino le società di armati, decretò l'istituzione di un magi- strato di cittadini guelfi autorizzato ad or- dinare opportune difese. Quindi con altra. che deliberazione del 4 maggio successivo ln Ù medesima elesse per deputati sopra le fortificazioni da farsi nel Val d'Arno inferiore gli otto Ufiziali di Guar- dia; i quali con ordine dei 16 febb. 1395 concederono al Comune di S.Croce facoltà di poter fabbricare e ridurre a modo di fortilizio en mulino ed una pescaja sul fiume Gusciana presso sì ponte; colà dove era esistito an consimil edifizio che fn ca- Gione nel 1343 di una fiera mischia fra i diversi popoli della Val ole e i Fa- ceschiesi da una parle, e quelli di S. Cro- Castelfranco, di S. Maria a Monte e poi ratti,e di altre vicende idrauliche della stessa contrada, il lettore troverà mag- fiori notizie nella Nelazione sopra Bella- GUSM 867 vista dell'abate Grandi ; in Pargioni.Tox- zelti nella sua opera le cause dell insalubrità dell'aria di Val-di.Nievole, € nell'Odeporico dell'ab. Lami. — Fed. Pavvte p: Fucsconio. . GUSMÈ (S.) NEL CHIANTI, 0 $. GU. SMÈ IN CAMPI (Cast. S.Cosmae) in Val d’Ombrone senese. — Castello che ebbe nome, dalla sua autica chiesa parr. (Ss. Cosimo e Damiano), nel piviere di S. Fe- Nice în Pincis,Com. Ginr. e circa 3 migl. a sett. di Castelnuovo della Berardenga, Dioc. di Arezzo, Comp. di Siena. È situato sul collo del monte cui so- ‘vrasta a selt..la torre di Campi, detta Ja Castellaccia, le più alte @ prime scaturigini del fume Ombrone, sulla stra- da provinciale del Chianti per il Val- d'Arno, la quale non è, almeno per ora, rotsbile che da Siena fino a Ss Gre, questo uno dei principali castelli dei conti senesi discesi da quel conte Wi- nigi di Raginieri o Ranieri, il quale fino dal febb. 867 insieme con Richilda sua moglie donò al mon. di S. Salvadore del. la rdenga nell'atto di sua fondazio» ne lutto ciò che egli possedeva nella villa di Cam, i im Sertano insieme com la chiesa de' SS. Cosimo e Damiano, guae sita est ibidem in Campi. La qual dona- zione con istramento dato in Siena, nell aprile dell'88 C. Berardo e dal C. Ra- nieri, figli dei coniugi fondatori, vennero tutte quelle possessioni paterne confer- mate allo stesso monastero, nel mentre i era badessa una loro sorella per nome Îita. Nel 1167 Cristiano Vere. di Magonza, e vicario per l'Imp. Federigo I in To. scana, diede in feudo, e nel 1187 Arrigo VI confermò l'investitura del Cast. di S. Gusmè a favore del milite Ranieri dei Ricasoli, la cui famiglia sino da quella età possedeva grandi tenute e costelletti nel Chianti. (Ance. Durz. Sex.) . Cotesto castello di Campi insieme con la rocca di Sesta nel 1403 fa occupato da due fratelli fuorusciti senesi, figli di Meo di Giovanni Giantiui; sennonchè essi ceca la mediazione dei Fiorenti: K E guente riconsegnarono i due fortilizii ai govermanti di Siena con ritirarne Boo fiorini (Joc. cit.) \ i Nel 1478 agli 11 settembre l'esercito dell re Alfonso d'Aragona occupò S. Guru. bi GUSM Rel 1518 signoreggiò per poco in S. Geesanò altro ribelle senese per nome Gio- vanni Damiani, il quale costà assoldò alca- mi massadieri per teniare di entrare con essi furtivamente in Siena. (Maravonni, Star. Sen. Parte IH ). Più daunov agli abitanti di S. Gusmè fa la visita fatta loro dalle truppe Austre- Pi Ispane nell'altima guerra di Siena, sia fundo nei contorni di S. Gusmè, ai a5 bb. del 1554, ebbe luogo una fazione di armi fra gl'Imperiali e i Senesi, sia allorchè tre mesi dopo (13 maggio 1554) l'oste medesima ripassando per S. Gunmè mise a sacco e fusco le abitazioni di quella contrade. N paese di S. Gesmò fu residenza di tn giusdicente minore, e capoluogo di una comunilà, siata riunita a quella di Costeluuoro della Berardenga col regola. mento del 2 giugno 1777. — Fed. Beasn- nenca (Casei nuovo peLLA') i Sigilli antichi (Tom. GUzz Attualmente la ‘parte di S.- Gu. ami è di proprietà della nobil fassiglia senese Clementini, cui spetta anche Li romina grandica illa di Arcena gd ‘aja, anticamente pur essa appartenuta ai conti della Berardenga e della Scialenge. S. Gusmè in Campi fa patria di quel Pei jo da Campi rammentato dall'Alighieri nel canto XIII del Parga. torio;'e costà vel 1556 ebbe i natali il celebre pittore Pietro di Giuli scepolo di Arcangelo Salimbeni , e dipoi di Domenico da Passigaspo. — È opere di lai woa tavola che si conserva nella chiesa parrocchiale di S Gusmò. La per. di S. Cositno a S. Gusmò ne 1833 noverava 642 abit. Gozzano, Gurzzano ( Gutianum ) sul monte Javello nella Valle dell'Ombrone pistojese. — Vico ode i nella parrocchia di S. Pietro di Albiazo, iviere e Com. di Montemurlo, Giur. di XXVII) ne illustrò ano appartenuto alla to, Dice. di Pistoja, Comp. di Firense. comunità di S. Gusmè avente la leggen- GUZZO, è Dazo (I A) Ped. da intorno: &. Comunis Scò Ghusmè, com Uzso (Caoce a la figura di S. Cosimo in abito di lucco, GUZZO, cUZZO (S. LORENZO a)— cà ua vaso nella meno sinistra con un eZ. Usse (S. Lonzzao a) nella Valle dell non so chè altro nella mano destra. Cinbrone pistejese. AVVERTIMENTO Era già stampato l'Art. Gnampucaro pt Toscana ia Dizionario allorchè comparve il Sovrano Moteproprio del 7 settemi bre 1839, la cai merc vieu eretto un sesto Commissariato Regio nella Romagna grandu- cale di residenza nella Rocca S. Casciano ; il quale cstenderà la sua gierisdizione governativa e politica sopra i 4 Vicsriati RR. di Modiglia- sa, di Marradi, della Rocca S. Casciano e di Bagno. Con lo stesso Mo fu ordinato nella Rocca S. Casciano un Tribunale collegiale di tma istanza pel civile e pel criminale, da incominciare il suo ufizio dopo fa 12 novembre dell’ anno st stesso 1837. abbraccerà nella sua gie- ristizione tutta l’esteasione del nuovo Commissariato R. della 3 grandecale, ed avrà le attribuzioni e regolamenti medesimi del Tribunale collegiale stato sperto con l'anno 1837 in Grosseto. — Cca '0 stesso Me- tuproprio furono Ne Potesterie di P'alazzeolo e di Premilcore, ris- nendo quella di Palazzuolo pel civile, siccome lo era pel criminale , al Vicario Regio di Marradi, e Potesteria di Premilcore al Vicario R. della Rosce-S, Casciano, Ticopino (s.) 19 PoLVEROSA, giù S. /acopo della Barella nel mburbio occidentale di Firenze. — Contrada fuori della Porta al Prato, dalla quale prese il nomignolo la chiesa, poi monssiero di S. Donato a Torri, ossia in Poleerose, convertito nella grandiosa Ville Demi: miglio a pon.-maestro. l Portava una volta il neme di Polverore mon solo quel traito di pianura che dalla Porta al Prato sino al di là di S. Donato di Polverosa; la quale ultima fa abbat- tuta con le mora della città, allorchè il primo Duca di Firenze vi sestitui le For- Vezza da Basso) Restò bensì il nome alla Novella superstite Via Polveresa, che alla Porta sciano a Settimo, Com. e circa migl sa pon. di Cascima,Giur. di Pontedera, Dioc. € Comp. di Pisa, da cui era 6 migl.a let. La chiesa e comunello di Selre-Longe giaceva lungo la strada R. pisana fra Set- imo, Casciavola e tico. Essa chiee nei ci secoli XIH e XIV era di padronalo dei monaci Cistercensi di S. in Orticaja, e di S. Michele alla Verroua. Un istramento del 1170 pene alle monache di S. Lorenzo elle Rivolie di Pisa, ora nel R. Arch. Dipl. Fier.fu rogato in Selva-Longa, luogo cetto Pe gnatico. Nel medio evo la Selra-Zonge coprire pera carta del 1041, appari: S. Miebele in Borgo di alcune terre poste in Se/va-Zoage, ii eo detto Codali, presso la chiesa di S. Ber- tolommeo a Moroni. Nel 1089 (8 aprile) IMPI il nobile pisano Erizio del fa Erizio donò ui canonici della cattedrale di Pisa, i quali viverano allora regolarmente, alcuni suoi beni situati in Pagnatico, a Selva-Zonga, a Musigliano, a Scorno, a Cucigliano e a Lugnano. (Auca. Die. Fion. /oc. cit.) ILARIO (S.) DI TITIGNANO.— Ped. Tinesuso nel Val-d'Arno pisano. ILATRO, nel littorale della Cecina — Piccolo scalo posto fra il Forte di Bihbo- ma e la Bocca di Cecina. Esso ha tolto il nome da! borro Z/atro che, rasentando il tombolo fra il fosso delle Tane e quello della Cecinella, corre quasi parallelo al litorale ed alla strada R. Maremmana, nella Com. e circa miglia 3 a lib. di Bib- bona, Giur, di Guardistallo, Dioc. di Vol- terra, Comp. di Pisa. Ebbe lostesso nomignolodell’accennato borro un'antica chiesa denominata S. Bia- gio de Ilatro, la quale iusiemo con la sua corie o distretto, nell'anno 1004, fu dona- ta alla badia di S. Maria di Serena pres to Chiusdino dal conte Gherardo figlio di altro conte di simil nome della nobile stirpe dei conti della Gherardesca ed. Comunità. ILCETO (MONT*)}—ed. Moxr'Atcero. ILCI. — Fed. Ezci, Etc, Leccio, e ILCINELLO (MONT")— Ped. Mor Avanzo, ILCINO (MONTE) — Ped. Mowrar- oso. ILICETO.— Ped. Laccero. TUBROGIANA.— Fed. Amsaocrana. IMBUTO (MULINO pasc') nel Pal- d'Arno aretino. Ped. Anzo, e Monta s0- Rossore. na IIPIANO (Cast.de in Plano) nel Val- d'Arnoaretino. — Cas. con ch. parr. (SS. Jacopo e Cristofano d'mpiano), al quale è stato annesso il popolo di S. Andrea a Mortarfoni, nel piviere, Com. e circa nigl.1 $ a scir. di Laterina, Giur. di Mop- tevarchi, Dioc. e Comp. di Arezzo. È situato sulla ripa sinistra dell'Arno sie boo o della gola denominata la Fat Inferno, dirimpetto al ponte Romito, altrimenti deito della Palle. _La memoria più antica che mi sia dato di poter riscontrare, dove si rammenti la Villa di Piano nel piviere di S. Cassia no di Campavane, ossia di Laterina, è un istramento del febb. 1074 rogato in Arez- va IMPR 873 20, e ap; to alla badia di $. risi in Alpi. Trattasi in esso di una dona- zione che due coniugi fecero al monaste- ro predetto di un pezzo di terra di loro proprietà situato nel piviere di S. Cas- siano di Campavane nella villa denomi- nata Piano. La chiesa 6 spedaletto di S. Cataldo al Ponte di Valle erano nel popolo della par- rocchia di Piano, il di cui parroco nel g giugno 1372 a nome dell'abate di S. Tri- nite in Alpi mise in possesso di quell'o- spizio il rettore della chiesa di S. Pietro di Sopioro compresa nello stesso piviere di Laterina, ossia di Campavane. — (Ax cu. Diet. Fion. Carte della Badia di Ri- » Ur parr. de' SS. Jacopo e Cristofano a Impiano nel 1833 aveva 375 abit. RUNETA, già in Pinera, in Pi wir4, in Pinzro fra le vallecole dell’Ema e della Greve.— Grosso Vill. con antica liato di alberi, stato coperto da una fineta che diede il notice villaggio d'a pineta, ora Impruneta. Il qual villaggio, se non ripete la sua origine, certamente deve il suo incremento e la sua rità alla costante devozione dei fedeli ver- so una miracolosa immagine della Ma- donna, che venne da molti secoli indietro ritrovata nel luogo dove si edificò la chie- sa plebana. Fu questa costantemente pro- tetta dalla potente casa de Bondelmonti già signora della contrada, ed a cui si devo il grandioso, devoto e ben adorno tempio che ivi si ammira. Il villaggio dell'Impruneta è un com- plesso di varie borgora staccate le une dal- Je altre, lungo le quali per diverse dire- zioni trovansi altrettante vie che sboccano nella vasta piazza della devota chiesa; la quale è Jovargirodganioi di vi po icara tante a quelli separano la val dell'Ema dalla Val.di-Greve. Per quanto la pieve dell debba contarsi fra le più cospicue tusie chiese sottomatrici della diocesi fio. rentina, pure non riescì al suo erudito illustratote Gio. Battista Casotti di tro- Fi) 574 IMPR puo documenti ud cose relativi. che pes seno dirsi anteriori al secolo XL Avvegnasbò la cb. di S. Maria dell’Im- di tutto ia fu Gottifredo all'altare di $. Gio. Evan. Gelista eretto nella pieve di S. Reparata a Firenze, è innanzi stalo conse- Grato da Ti vescovo di Arezzo. — Si della stessa chiosa in ario iioto de è legito reti e senbea che appelli all'anno 0054 l'iscrizione in ca marmo csistente nella facciata del tempio medesimo, nella quale fu indicata l'epoca della sua consacrazione fatta da Umberto cardinale di Selva-Candida. — Fu poi eslebrato nella stessa pievo di S. Marie in Pineta ea istramento, nel di 13 no- vem. 1074, relativo ad una certa divisio ne di beni. ( Ancs. Dyrt. Fios. Bodio di Passignano). Sono note abbastanza le bolle dei poo telici Adriano IV (anno 1356) è Nicco beni, e nominatamente la giu- risdizione e tributi che loro dovevano i Mil nie Cell'Inprezite cossa vo si succursali, state riunito in 16, ob tre la chiese — Attualmente il suo territorio confina dal lato di sett. com 31 piviere di S Pietro a Ripoli è con lo chiese suburbane della cattedrale di Fi reaze; da maestro a pon. avvicina il di- stretto dal piviere di S. Aleandro Gie- i 5 da poa. 3 estro confina com il pie no, Ci ria din a lev. con quallo di S Cresci a Monte sulla Greve; a lov. con le pievi di @ di S. Miniato di dine Miano da Pro i Doglia; ». 8. Stefano a Possolatico; 3. S. Pietre È Montebaeai, giù detto di Mulier male; 4. S. Martino a Bagnolo; 5. S. Pietro in li Terusalem, volgarmente chiamato S. Ger- solà; 6. S. Andrea a Zujano con l'annes. so di $ Romolo de Berti; 7.8. Mi $. Miniato a Quiatole; 8.S. Gristeloro a Strada; 9: S, li dell'Opera; a TMPR Giorgio a Ponto; 16. S. Giusto a Mar nare, cosia a Ema, cca l'annesso di S. tino a Cofferi; 16. $ Michele” a Nizsano, traslatato nel 3791 nell'oratorio del Cro cifisso a Montoriolo. Le bolle pontificie di sopra accenzate mummentano due altre chiese: quella di 8. Stefano a Bifonica, già romitorio, ed era cappella semplice nella perrocchia dell’ Tmpraneta: e l’altra è la chiesa di S. Pie tro a Montecchio, della esistono i raderi insieme coo quelli del rovinato ca Mielletto omonimo a sett. ed un terzo di mig ci lmpruneta. LI sentore di tile im za il bene fisio dei pievani dell'Impraveta, che mat te volte fu chiesto ed oitenuto i menda da vescovi e da cardinali; el'isto: cafone die gi e Ma più oto dll cirtataate critiche, perle que: li paletti lecci si , 0 per disavventere di pe- ae fe degli i ebbe ricorso alla miracolosa Im- Con istrumcate cel nella pieve del dì a marzo 1431 (e nmativitate), fa dato il possesso al nuove settore di una cappellania ivi fondata dal pertanio risalta, che la pieve dell Impruneta sino d’allo ra aveva un capitolo di cappellani, i quo iveeno vil Fegolare e conenica per ul. sese di ci di e Gui istituzione, IMPR tosto che creata, venne riformata con una le del Pont. Giulio II, nell’ famiglia magnatizia de' Buondelmonti, patrona antichissima della pieve c di qua- si tutte le cappellanie e parrocchie del suo vasto circondario. Vero è, che uno dei suoi pierani, e nel Com. tempo stesso Vesc. di Volterra, Antonio degli Agli nobile fiorentino, durante la sua amministrazione ( dal 1439 al 1477) si vaole che impî più di tacco fio. rini d’oro in Lincizio della ch. dell'Im- pruneta. È altresì vero, che mediante la vendita delle ricche suppellettili, lasciate nel 1593 per legato dal Cav. Francesco Bueon!elmonti, la restaurazione del tem- pio dell'Impruneta potò essere portata qui.i a quel punto medesimo, iu cui st tua'mente la si vede. Finalmente nel 1634 la sua facciata fu adornata del Rortiooa spese della Confra. ternita delle Stimate di Firenze. po si all'Impruneta nei tre gioroi dopo la festa diS. Luca, e la cui rappresen- danza è stata luata dal no'o, bizzar- ro balino d'/acopo Callot, che con ma- ravigliosa maniera l'intagliò in ramo. Con solenne fanzione nella terza do- ica di luglio dell’anno 1834 l'Arciv. . di Firenze Ferdinando Minucci dichiarò la .pieve dell' Impruneta collegiata. pre- pesitara con g cunonici, 3 sostituti e la ità del preposto pievano, dopo fu letto dal cancelliere arcivesco- vile il brevea ciò relativo del Pont. Gre- gorio XVI dei 7 giug. antecedente. Nella qual eircostanza nell' istrumento di concessione fu rammentato, che la Pie. vo dell'Impraneta era stata decorata del titolo di collegiata sino dall'auno 1469 con breve del Pont. Paolo II, per quanto a quel breve non fosse stata data eseca- rione per mancanza del consenso de’ le gittimi patroni della chiesa plebena e del- Je cappellanie dell'Im N villaggio dell’Impraneta nei tempi della Repubblica fioreatina dava il no- me, insieme con il Galluzzo, ad una Ze- INCI 875 ga delle milizie di contado » al una del- le Potesterie suburbane della capitale. — Ved. Garruzio Comunità. La parrocchia «li S. Maria dell'Impre- neta ta 1833 comprendere 2592 abit. INCASTRO,0 INCASTRO (S. GAU- DENZIO att’, 0 4) in Val-di-Siere.—Cas, e pare. dove” fa piccola badia nel pieviere li S. iano in Padnle nella Giur. e quasi due migl. a sett. di Vicchio, Dioc. e Comp. di Firenze.— Ri- siede su di un risalto di poggiu che for- ma perto dello sprone dell'ag nino di Belforte fra i torrenti pai la e Muc- cione. Innanzi che la chiesa abaziale dell'In- castro divenisse padronato dei conti Gui- di, confermata loro dagl’ imperatori Ar-. tigo VI e Pederigo II, il castelluceio del- l’Incastro dipendeva dai vescovi di Fi- tonze, alla cui mensa appartiene Luttora Ia collazione di quella cura. Derivò in pr eiò da una permuta di beni fatta l'abate e monaci di Zoncastro ed il vescovo Sottifredo per contralto dei Li 19 aprile 1986 assistà al sinodo di Firenze il rettore della chie di $. Gan deuzio all’Incastro, la cni parroochia nel 1833 contava 118 abita: Incuota, 0 Intinotd.— Wed. INCISA, ANCISA,e talvolta LANCISA (Ancisa)nel Val-d'Arno superiore. Bor- £0 con sovrastante castello, e chiesa parr. ($. Alessandro, una volta $. Biagio) stato eapo-luogo di Com. e Giur. prima unita. mente alla Com. di Cascia, poi solo, fin- chè nel 1828 fa riunito all: Com. e Giur. di Figline, nella Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze. % Trovasi l'Incisa sulla sinistra dell'Arno dirimpelto nd ‘una torre e ponte di pietra della così detta Gola dell’Za- dalla quale fa creluto che potesse derivare il suo nome (ad sara incisa): co- mecchà il lungo e tortuoso tratto, per il quale passa Taro dall’Incisa fino al Poo- tassieve, altro non sia che una rosura rata dalle acque correnti fra la serra 576 INCI poggi che scendono dalla Vallombrosa, dal Moate alle Croci e da Monte-Scalari. La stessa chiusa separa il Valdarno su dal Valdarno di Firenze, e mo- stra visibilmente la corrispondenza che mna volta esisteva fra gli strati dell'una « l'altra ripe. All Incisa si riuniscono le due strade regie di Arezzo, l'antica che da Firenze per il Bagno a Ripoli sale all'Spparife, attraversa il poggio di $. Donato in Col. lina e di Torre a per scendere al Pian della Fonte, vecchia mansione ed ospedale l'Ineisa, a 15 miglia da Firenze. L'altra è la via postale che dalla Porta alla Croce percorre lungo la ripa destra dell'Arno passando per Pootassie- ve, S. Ellero, davanti a Rignano, e quin. di varcato l'Arno sul ponte di pietra di fronte al borgo dell’Incisa, và a riunirsi costà, dopo lia di cammino, alla vecchia strada aretina. Una delle rimembranze superstiti del castello di Anciza trovasi in un istra- mento del 18 febb. 1135 appartenuto al- I'abbadia di Montescalari, rogato nel ca- stello dell’Ancisa, che fino d'allora esi- steva, e forse corrispondente a quello che porta tuttora il nome di Castelvec- chio, ch'è poco distante dalle mura castel- tane sopra il borgo attuale dell Incisa. Avche iu una bolla del Pont. Anasta- sio IV, spedita li 30 dic. 1153 a Rodolfo vescovo di Fiesole ( colla quale conferma- va alla sua mensa le chiese plebene, i mo- masteri della diocesi fiesolana allora esi- stenti è molte altre possessioni ) furono ficate anche le sostanze che i prelati i Fiesole avevano nella corte, o distretto dell'Ancisa. ( Uouziu in Episc. Fesul.) La rocca del sa fa edificata sopra {1 Borgo a guisa di battifolle, nell’anno 1033, dalle Rep. Borentina, fa difesa di quell'augusta foce, non solamente per te- nere a freno i Pazzi, gli Ubertini di Ga- ville, i Ricasoli ed altri nobili di con- gio dell’ 4; tudo nel Val.d'Armo superiore, ma affin- chè rimanesse sempre aperta la strada di poter far guerra ai nemici domestici che signoreggiavano troppo dappresso alla stessa città. Nel 1312 di sett. al cestello dell’Incisa secorsero da Firenze popolo e cavalieri chiudere il del ponte e castello dell'Incisa sll'Imp. Arrigo VII, mentre INCI da Arezzo marciata con numetoso eserci. to contro i Fiorentini. Le genti imperiali di prima giunta si accamparono nel pi» no dell' Incisa sull’Zsola, che allora esisie va in mezzo all’Arno, la quale appellare si, come tuttora quel luogo si spell, dl Messule.— Ped, Frisa, e Zsora sar Mrzsvrs. Quindi reggendo, che l'oste fiorentina non voleva avventurarsi alla battaglia, T' esercito ghibellino si mosse di là, e per angusti passi valicando i poggi di sopra all Incisa, di costà assalì € mise in fuga quei soldati della repubblica cho gli si fecero innanzi, seguitandoli con la spedî alle reni inéino nel borgo dell'Incise. La suoi due migl. sotto in un luogo, chiam»- to da Leonardo Bruni, Borgo del Padale, dende la mattina si mosse verso Firenze, nella filucia d’impadronirsi della città senza contrasto, mentre aveva lasciato il nemico come asseliato e impaurito der- tro il castel dell Incisa. —(G. Vacua, Cromio. Lib. 1X C. 46). Assai ggiore fa il danno e lo sp vento de' Fiorentini nel 1356, allorchè i Pisani cou le compagnie degli avvento rieri Inglesi, essendo penetrati sino nel Val.d'Arno superiore, assalirono, presero il passo dell'Incisa, e cacciaron di là i Fie- rentini. I quali trovandosi senza capit» no, morto a Figline, noa difeo- dersi meglio, nè cuntamente patteggizrela propria salvezza, nè quella degli abitanti dell Incisa, il coî bego in Ri fa posto a ruba e.in famme dai vincitori. Il castello, 0 borgo dell'Incisa sino dal secolo XIII formata corpo di comusità, e già nel 1337 aveva i suoi particolari statuti. Ciò apparisco da una delibera zioni arzo di detto anno, per cai ieri e rrocchia di S. Bia- i chiesa esistera tosi a suono di campe- na nella casa comunitativa tenuta a pigio ne, a forma dello statuto speciale, elesse in sindaco Michele del fa Buti di detto popolo e comune, ivi presente e accettan- te, afiuchè prendesse iv affito dai monaci della Badia di Montescalari, siccome egli nello stesso giorno eseguì, per conto del- la comunità dell'Incisa, un mulino a due INCI palmenti posto nol fiume Arno presso il ponte dell' Incisa (oggi detto il mulino delle Coste) a condizione di dover pagare a quei monaci un annuo canone di ro moggia di grano. etum in castro An- cisae prope castellum et ecclesiam S. Che dell'Iucisa fosse allora, e per molto tempo dopo, S. Biagio, lo attestano varii docu- menti, uno dei quali del 16 marzo 1333 appartenuto al Mon. di S. Pier maggiore di Firenze; mentre nei secoli posteriori fino al XVIII, più spesse volte si ram- menta la parr. di S. Biagio all'Incisa nelle carte dei Capitani di Porte, e Ufi. ciali de fiumi del Dominio fiorentino. Alla comunità dell’Incisa erano uniti altri sei popoli; cioè Lorri, Cappiano, Ca- stagneto, Hontelfi, Morniano e Loppiano. Da Loppiano attualmente prende il no- me l'antica matrice dell'Incisa sotto il titolo de’ Ss. Vito e Modesto, în luogo già detto a Scergnano. La qual pieve nel seco- lo XIII contava 12 chiese suffraganee; 1. S. Biagio, ora S. Alessandro all'Zncisa; a. Sì Quirico a Montelfi, esistente; 3. S. Locenzo a Cappiano, te; 4. S. Ste- fano di Alfiano, ignota; 5. Canonica di S. Pietro al Terreno, esistente; 6. gio a Gaglianella, data nel 1199 alla i Fi Giusto di Sn lio, ignota esistente; g. S. Cerbone a Castagneto, esistente; 10. S.Stefano a Borri, esisten- te (forse Îa stessa della soprannominata di dlfano); 11.S. Maria a Morniano, di- stratia; 13. S. Bartolommeo a Foramala, ignota. Nell'anno 1786 fu eretta in parr. e în pieve la chiesa di S. Alessandro nel borgo dell'Incisa, già succursale di S. Quirico + a Montelfi, poichè si trova sulla riva si- mistra del borro di Chiesa-nuova, il qual borro divideva la cura suddetta dalla par- rocchi: S. Biagio all'Incisa. AJ piviere dell'Incisa fu aggiunta nel 1807 una nuova parrocchia eretta nella chiesa dei SS. Cosimo e Damiuno al 7î- vajo dei Frati Francescani. Neastello dell'Incisa è celebre per essere stata patria dei progenitori di Francesco Petrarca, la di cui casetta paterna esiste tuttora dentro il castello sovrastante al borgo, posseduta una volta dalla nobil fa- INNO 877 miglia Castellani, attualmente dai Braos: . lassi dell’ Incisa, Dall’Incisa trasse pare l'origine e il casato un letterato del secolo XVII, Pier Autonio di Filippo Dell'Ancisa, la cai famiglia fa consorte di quella dell'im. mortale Petrarca. Nacque nel borgo dell'Incisa nel 1715 Angelo Nannoni, che può dirsi il restau- ratore della scuola chirurgica toscana. Finalmente lo storico Varchi ricorda un fatto memorabile accaduto nel 1528 a una tal Lucrezia Mazzanti presa dai sol- dati dell'Oranges, per esporla alle libi- dini di un loro capitano, la qual donna con stentagemma potè allontanarsi dalle guardie che la tenevano in custodia, e in- contaminata nel vicino fiume. La parrocchia di S. Alessandro all lu- elsa nel 1833 contava 1351 abit. INCISA nella Valle del Savio. — Fed. Srxvartana pi Baono in Romagna. INCISA nella Montagna pislojese. Fed. Lancisa. INNOCENZA (SANTA) asta PIANA nella Valle dell’Arbia. — Piove antica con villa signorile nella Com. Giur. e ua migl. circa a maestr. di Buonconvento, di Siena. sero eseguite le opere idrauliche, per le nali restò colmata una delle insenature li quella fiumana, e nel tempo medesimo irenne radrizzata la strada R. dal Pon- te d'Arbia a Buonconvento. La Pieve di S. Innocenza è nominata nella bolla del Pont. Clemente III spe- dita nel 1189 a Bono vescovo di Siena. La sua canonica conserva il claustro come quando i cappellani o viceparro- chi convivevano canonicamente col pie vano. Nella stessa canonica la sera del 7 luglio 1538 alloggiò îl Pont. Paolo III al suo ritorno dal con di Nizza. La villa della Piana, già fattoria, o Grancia dell'ospedale della Scala di Sie- na, fa acquistata nel secolo XVI dalla no- bil famiglia senese de’ Vecchi, alla quale attualmente appertiene. Doveva essere una volta rinomato il IOLO vino moscadello di cotosta Piana, tosto- ché il pievano di S. Innocenza per patto det obbligare: pagare alla mensa arcivesonvile di Siena l'annuo canone di tina soma di uva moscadella. La pieve di S. Innocenza alla Piana nel 1833 contava Sgr abit INFERNO ( VALLE pete’). — Due profonde gole in Toscana sono designate col nome di /'alle dell'Inferno, la prima è queila che dallo stretto di Fondine, 0 sia dell'Imbuto, apre all'Arno il passaggio dal contado di Arezzo nel Val-d'Arno supe riore, la qual gola si schiude al ponte al Romito; la seconda Valle dell’ Inferno trovasi in un'insenatura dei monti fra Tirli e Castiglion della Pescaja, lungo il fosso denominato della Valle. Inraaccora.— Pel. Autasocoti, e Gor- 60 {S. Paoto rr). 10LO, già ASOLO ( Ajolum ) nella Valle dell’Ombrone pistojeso. — Contra- da composta «li più borgate, da cni dono il nome due popoli, cioè l'a pieve di S. Pietro di Ajolo, e la parroc- chia di S. Andrea di 4jolo, nella Com. Giur. e quasi tre migl. a lib. di Prato, Dice. di Pistoja, Comp. di Firenze. È posta in pianura presso il fosso di Ajalo confluente nell'Onibrone fra Prato e le cascine del Poggio a Cajano. La memoria più ontica che io abbia tuo vedere, spettante ad Ajolo, è un istrumeuto inedito del giugno 1055 ap- partenuto alla prepositara di Prato, nel quale si tratta di terre poste nel vico di Ajolo. Per contratto de'a8 Dic. 1098 Ildebran- dino figlio di Soffredo de Ajolo promise 878 a Ugo preposto del capitolo della cattedra- Fio: le di Fistoja di pagare alla soa canonica Pannuo censo di 48 denari per tutte le terre che egli e il di lai fratello Drudo tenevano a livello dalla chiesa pistojese. Fu poi rogato, nel maggio 1130, in 4jo- In contado di Pistoja, un istrumento re- Intivo alla vendita di diverse prese di ter- ra. (Anca. Det. Fox. loc. cit. e Carte della Badia di Montescalari). sale, tette nel distretto di Prato, cambiati IPPO con altri beni dei contorni di Pistoja. Nel quale contratto le terre coltivabili e li- dere furono valutate a ragione to 6 soldi to per ogni stioro, © quello sg- gravate di censo livellario , a ragione di lire 3 per ogni stajo di fitto. (Ancr. Drrt. Fron. Carte del Mon. di S. Bastolommeo di Pistoja.) La pieve di S. Pietro ad Ajolo è ram mentata nelle bolle pontificie state spe dite ai vescovi di P'istoja dai Pont. Pa squale IT, Innocenzio IT, Anastasio IV, Onorio III ec. Forse da questo Inogo tras: uno dei più antichi scrittori volgare, giacchè innanzi il 12,8 traduse i Trattati morali di Albertano gindiee di Brescia; quel Ser Soffredo del Grazia fi. glio di Soffrelo che si dichiare di $. Ajuolo nel territorio pistrjese: seppore $. Ajuolo non fa una delle villate, la cui chiesa parrocchiale era dedicata Agnolo, come, per es. $. Agnolo di Pix ciea, che per lunga età la Piecedi $. Agnuolo, oppure l’altra di S. Agnolo alla Piazia. IOVA. — Fed. Giona nel Val'd'Arno onventinese. JOVI, x TOVO..—= Fed. Gevi, e Giovo. Irrotiro ($.) 4 Accors, 01m Ansra mo. =Ved. Anme, e Manra (S.) a Mowre IPPOLITO (S.) a LATERINA. — Fed. Larrarna nel Val-d'Arno superiore. — a PIAZZANESE. — Fed. Primi nasa nella Valle dell'Ombrone pistojese. — (PIEVE pr S.) iu Val-di-Magra.— Ved. Baoxonz. — nt VAL-D' FLSA. — Fed. Casre- Fronzermso, e Pievr-Veccnia pr Casno ARATTNO. — — pi VAL-DI-PESA.— Pieve an. tica, il di cui baltistero è stato di corto traslocato in una delle sue chiese suffra- ganee (S. Giovanni Evaugelista ) a Moe- telupo, Com. e Ginr. cedesima , Dioc. e Comp. di Firenze. La vecchia chiesa plehana con l'an- niessa canouiea di S. Ippolito è situata al- la base meridionale dei poggi di Nalman- tile presso la strada provinciale tracciata sulla destra ripa del fi. Pesa. Il suo pi- re abbraccia un'esteso teiritorio fra il fi. Pesa e lo stretto della Golfolina, il prese di Montelupo e la montnosa cos- trada del Malmantile. ISCE la di 8. Ippolito ia Valdi-Pes è di to della patrizia famiglia dei Prescobaldi, la quale, oltre chesveva costà iurisdizione, da li vi Tusieie ile e sereni. Fa ber detrnio ucivescorile dei 25 aprile 1789, ch'eswa venne trasferita col Litolo nella chiesa di 8. Giovanni Evangelista a Montelupo, facendo dell'antica parrocchia plebena un annesso del popole di Montelupo con la ri. vedenza di un ca) ino cerato. Il piviere nel medio eve contava 16 parrocchie, oltre due spedali. Attual- mente trovansi riunite in otte care, cioè: x. Pieve di S. Ippoli n Moatelupo; a. S. Maria a Marliano, S. Andrea Coastratole, i SES Detto e Biondi 8. Stefano a Spicchiello; 3. S. Maria di Sammonta- ma con l'annemo di S. Giusto a Petro Sano de S. Maria a Pulica cou l'annesso S. Gaudenzio a Palica; $. S. Pietro ZLaciano. 6. S. Miniato a S. Miniatello, ossia a Montelupo; 7. SS. Quirico e Locia all'Ambrogiana, ; 8. S. Martina Carcheri . Il popolo di ‘quest'eltima ch. parr. con deervio del d gno 1769 fa segno vere 'incenzio » par vi la soppressa cura di SL Ras: Mebiola fa seeembrata dall'an tico piviere di S. I io, e unita alla chiesa parr. di S. Mi in peni entrambe finalmente in al popo- di Ciliaule. Pietro di Capraja nel di SMI niosello trovasi da piaga distret to.— Fed. Uonrmoro. IPPOLITO ($.) è $. POTO A VER- RIO. — Fed. Viano. IPPOLITO (SS.) £ CASSIANO. — Pod. Casciaso(S.); Casstaso(S.};0 Sax Casctaso. rallari i dell'Aulla, Dice. di Masso-ducale, già di Modena. ij Luni-Serzane, Due. di Riziede in uno dal Monte Orsejo, | che si distende torr. Monia « Be . cata coa le frenr. sino alla dialotra del & Magn. — dgr LTrla ta uno dei canelloni fe dei March. Malaspina di Viltufraa Tuora vi Ausssa in Bocca di Magra. — Fed. Maora fi. e Manrzazta se Leni. pren Prov. ppt Dice. di Luni Sarzana, R. Sardo. È una contrada stata un di coperta e quindi isolata dalle soque del golfo lunen- se, ossia della Spezia, tuttora assai pros sima ai marazzi di acque salse del conti- 30 seno di mare, chiamati /i Stagneni. Cotest' Isola consiste in un aggregato di case, essendochè la maggior popo- zione della sua perrucchia vieme costi- dagli abitanti del saperiore vill. di ,dove si contamo inlorno a 100 Svezia Comunità. de' SS. Jacopo e 'Zsola di Speria e Miglio rina nel 1832 contava 636 abit. 1ISOL ISOLA Samicello in ValdiTom. — Nasce nelle colline ri pisane sal fianco occidentale del poggio di S. Ermo 0 S. Ermete, nella Com. di Lorenzana, di dove, dirigendosi da scir. a sett., attra- ‘verm il così detto Pian d'Zsola, lasciando ella sua destra il Vill. di Tripalle; di là, il cammino a lev. di Colle vetti, corre quasi parallello alla strada R maremmana fino al Fosse Aeele, nel mperiore, Zoora nasi'Azso Vaccaro ne piso. — ed. Cuscus, "ISOLA SANTA nella Valle del Serchio Risiede sel dorso dell’, ‘Alpe pesi fea il Mont Altissimo e la Penne di Sombra, le ti della Zorrita di Castel. maovo, fra i faggi e le naturali pastore. La chiesa e il cas. d'Isola-Santa ebbero origine da un vecchiospedale, che nel 1360 fn tassato di tire 80 per le Crociate. Nel 1608, attesa la troppa distanza dalla parr. di Careggine, gli omini d'Isola-Sauta e di Capanne concorsero, ciascuno per metà, afle spese o mantenimento di un parroco conceduto dal vescovo di Lucca. Nel se- colo XVIII la parrocchia d'Zsola-Sanse fu traslatata in altro piccolo casale, chia- moto sino dalla sua origine le Capen- ne. — Wed. Caranm vi Ganraonana, All’Zsole-Senta esistono i ruderi di un edifzio, dove sì fondeva la vena di una vicina miniera di ferro ossidulato. la del cas. d'Isola-Santa, indi; te da quella delle Ca- ialire nel 183» riducevasi a 95 abit. Isocz per’ Amiranaco Toscaro. Le Isole sparse e appertenenti al Mar tirreno, stendo alla divisione geografica da noi adoltata, sono tutte quelle situate traesse ad una certa limitata distanza dal litio. rale della Toscana, a portire del promon- ferio di Portoveneri sno al di là del promontorio Cosmuno: nel quale spazio la ISOL 8835 pià settentrionale è l'Isola di Polmaria, la più meridionale quella di Giannutri, e la più occidentale. l'Isola di Capraja. La prima e l'ultima delle tre isole testà nominate appartengono al ducato di Ge mora, Regno Serdo; Giannutri con le isole del Giglio, di Monte-Cristo, di Pa- majola, dell Elba e della Gorgona di- pendono dal Granduca di Toscana insie- me con i minori isolotti di Pa/majola, Cerboli, di Troja, la Formica di Mon- te-Cristo, di Burano e quelle così dette di Grosseto, oltre lo scoglio in messo al banco della Meloria. Noa si conosce esattamente la super- di Genova, una volta di Lani , R.Sardo. L'isoletta di Capraja, la quale occupa appena 7 migl. di superficie quadr. e 16 incirca di circonferenza, è situata fra il gr. 87° 26° 5 e 27° 0 2°' di long., ed il gr. 43° ' 3 643° 44° 4" di latit — Tro- vasi 23 migl. a maest. dall'Isola dell'El- ba, 5a grec. dal Capo-Corto, 30 migl, da Bastia in Corsica, 42 a lib. di Livoruo, e 110 migl. a ostro da Genova. È di forma bislunga, montuosa, scosce- sm e di difficile accesso, meno che verso la cesta orientale. Da questo lato è il vil- laggio sopra un porto protetto da un'forte vwna rupe, stato fabbricato I principio del sec. XII. igl. circa distante al suo sett. havvi un altro piccolo scalo denominato il Porto vecelio, dove lultora apperiscono rederi di un antico e di una chiesa con momasiero dedicata a S. Stefano. hola Non è i bile che cotesta tracsse il tmpesiii Capraja delle molte capre, che tuttora salvatiche si trovano ceetà el peri che im altre iselcue più de verte dell'Arcipelago toscano. La qualità del tuo terreno è nella mas- 584 ISOL Sima parte di recce cristalline, crale quali sì noverano diversi marmi serpe graniti e delle lave, alehé più è più di ll lista dicbiarò quest'isola di origine Imeno plutoniana. Ermenegildo Pini, che molte fatture del nostro ua che el fuoco, di- chiarò, che l'isola di Capraja era certa- mente un prodotto del fuoco ; perciocchè la trovò sparsa intorno di lave, di scorie, di pozzolana e di ceneri valcaniche, e nella perte centrale della medesima vide un lughetto, il di cui bacino qualificò per un antico cratere di vulcano spento. (Pim, Osservazioni sulla miniera del fer- ro di Rio ec. 6. 38). Renlmente nella punta bite i ‘apo Zenopido «dal porto di Capraja circ. 4 migl. veno 1a specie di cratere vul. ta credito il terreno al- loeno cosperso di pozzolana mista a dei Srammenti di pomice. Sopra poi la sommità della piccola tena ni monti costà emersi dal mare, di- cai gl’isolini sogliono qualificare col vo eabolo di Stegnone. L'ossatura predominante dell'Isola è formata da una rorcia quarzosa di tin- -periccia, da uno stenschisto co- . nile, che da Portoferrajo giangone sl Capo di Fonsa, scorrendo \resversalmente all'Isola, cioè da sett. a estro, ne costi twiscono la parte media. Questa, mediate una specie d'istano formato da recce ser- pentinose, si unisce con la coriea- tale, ch'è la più estesa delle altre ; la quale, dopo aver dato origine, dal late di seit, 1SOL al seno di Portoferraio, vermini termina al Capo della Vite; mentre la medesima branca dal lato meridionale estendesi sino a le- vante del Golfo della Stella, dove forma il monte di Capoliveri e il Capo della Colamita ». < Qualtiro seno le rocce pietrose che post slim porzione del- Tacigno, il Perrucano carta (breccia direi Galan il Serpentino. » « L'altra porzione montuosa nella parte settentrionale dell'Elba, vale a dire, la piccola giogsna che sul lato di Portofer- raje si avanza da lib. verso grec.-lev.,ap- pertiene alla formazione del Alacigno, composta cioè di arenaria ( pietra serena), sie gino. marmereo ) edi schisto gelestrino base della stessa montuosilà noa stenti i serpentino e granitone, le quali separano i monti che voltano la froule a da quelli checostituiscono la costiera Srientale inosi Capo delle Colamite. Le sterma ossalura di quest'ullima costa ma- rittima consiste in te di calcere piùe © meno salino, e di quell'arenaria designata col nome di Merry cene, di cui crede il Savi che, a cagione delle rocce pistoniane che l'avricinszo, sia una à quel gneis altere menie a coniatto del Verruceno, o piut- tosto fra esso e la roccia calcarea, il Savi riscontrò i filoni metalliferi e le grandi masse del ferro dell'Elba, una delle quali costituisce l'antica ed inesaeribile minio ra di Rio » Nell'Isola stessa, come dissi poco sopra, non havvialcana fermazioneretleribile al- laserie di quelle che i geologi vogliono sp. pellare serreni serziarii. de terreni alluviali, e fra questi il pre lodato Savi include una P'udiage a mento calcareo, siiuala in due punti dia Costa settentrionale dell’Isole, il pri. cioè alli Scalieri nel Golfe Fiticcio,e l'al tro al Capo della Vita mella peula più prominente dell’ Isola verso la Terrafer ma. Entrano pare fra i terreni di allu- Viome i ciottoli di feldspato candido della spiaggia delle Ghieje, imprigionati fra i ISOL 587 cui depositi di tafo, che inorostanoed Steilapparo le siosse ghiaje feldspatiche soito il Capo bianco. Due anni dopo esser comparsa la moria geologica tesià indicate, fu pabilio cato in Siena per i torchi di Oaorato Porri un opuscolo del Prof. Giuseppe Gialj, che portava il te titolo: Progetto d'una ed. ticadella To- scans per servire ella tecmelegia, calmo do di rendere utili i minerali del Grandu- cato alle arti, ed alle manifatture; a cui fi paisce la carta topografica pregnastica ed orittognestica dell'Isola dell'Elba, ed isolette adiacenti colle necessarie spiego- sioni per dare una idea i del Progetto. La prima parte relativa al n fiorna- le di Belle-arti e Tecnologia di Lampato in Venezia. lenivernel spice ion ell esecuzione particolare del P. è presa per modello l'Zsola dell Elba ven ne alla luce ln prima volta nell'anno 1835. A questa ultima trovasi unita gas piccola Carta geognostica ed dell Elba e dei piocoli sata, re, ceduta da un'illustrazione per oso pinipanpina pirla Giuly vorrebbe eseguire il suo laborioso e gran- «le Progetto per tutta la Toscana da esso Jui a tal fine visitata. che è comune @ isolotto di Cerboli nel cutal di Piombino il Serpentino, 3° lo Schiste-calcarso, 4° il Granito, 5°.lo Sohisto-argilloso, tù le Miniere estece di Serro. Con une speciale avviso nella nota (2) 5, si avverte il lettore, che il Mo- cigno esiste soltanto nell'isola di Pel. mejola.. "Fra le specie minoeati, l'antore indien le i 18, cioà: 1° Maolino; 2° 4- line; i Menganere,8® Smeriglio; 9° Cie- nite; 10° Ferro sojfato. 11° Berille, 13° Granato mobile; 13° Rame; 1 *Fe 888 ISOL Altri, non io, potrà, se vuole istiluire confronti con le opere di quelli autori che Visitarono o che scrissero sulle varie cri- stallazioni minerali dell'Isola dell'Elba, (per es. il P. Pini nell'opera citata, e Ottaviano Targioni-Tozzetti nella sua de- scrizione dei minerali ritrovati in un sol masso di granito dell'Elba); dirò sola- mente, che, in quanto alla serie dei ter- reni dell'Elba, designati mel Progetto dal Prof. Giulj, a taluno forse non sembrerà giusto di vedere escluso il Macigno, tosto- chè molti nataralisti ve lo trovarono in tanta copia da occupare un posto impor- tante nella carta geognostica della stessa contrada. In quanto poi alle specie minera- li segnalate dal Prof. senese, non troverà coerente al principio ammesso dall'autore quello d’inserire fra i minerali il marmo statuario, e forse anche alcune altre so- ne, della qualità e classazione scientifica delle varie specie di quel minerale, del suotra a Follonica e altrove per fon- dere quella Yena in ghisa o ferraccio ec. L'isola dell’ Elba filoni nella storia mineralogica che non lo nella civile e politica: donde consegue che da tutti con enfasi si ripete quel noto ver» so di Virgilio, Insula inechaustis chalybum generosa metallis. Là dove il Prof. Savi na va della di- sposizione ostica e della natura delle rocce che costituiscono il monte della mi- miera di Rio e sue attinenze, volle anche riepilogare quel più che da lai stesso nel Cenno geologico del 1833 era siato an- munziato relativamente ad altri filoni di ferro che incontransi a qualche distanza dal monte della miniera di Rio. Fra i quali citava il filone della Cavina di Capo del Pero, che l'autore considera wna ri- ISOL petizione in piccolo della miuiera di Rio. Così al monte della Calamita indicava un grosso filone di ferro inserito , anzi posto a immediato contatto della roccia calcarea con quella del Verrucano, Quantanque, a parere del Prof, Savi, non siavi dubbio, che la miniera di Rio debba esser riguardata come appartenente alla serie delle miniere in filoni, pure sono, dic'egli, scusabili quei naturalisti, i quali hanno asserito altrimenti. Avvegna- chè oltre ad essere costà potentissime le di ramazioni del gran filone metallico, osi del complesso, 0 nodo di grossi filoni, quali in più direzioni attraversano molte porzioni delle rocce pietrose del gran filo. ne matrice, pure tali rocce trovansi sì fat- tamente dal ferro alterate che si con la miniera confondere; mentre altre porzioni pietrose del errucano Brecci restano tolalmente nascoste e sepolte sotto gli sterminati ammassi delle gettate, ossia degli spurghi della miniera medi Gli strati pietrosi che servono di tetto alla miniera di Rio appartengono a un Calcare compatto, in alcuni luoghi rato e convertito in Calcare cavernoro ripieno di piriti tessulari. © Tali strati hanno una generale incli- mazione da levante a ponente, la qual direzione fu riscontrata dal Prof. Savi comune a quella di tutte le rocce strali» formi sparse nell'isola dell'Elba. Gli stra- i delle rocce pietrose che costitui: i letto della miniera suddetta, in vici manza della marina, appartengono alla formazione del terreno di macigno alte rato, ossia al Zerrucano del Savi,cni ezli attribuisce l'Arenaria guarzo-talcosa eli Schisti siliceo-magnesiaci verdanri di quella località. A quest'altima formati riferisce anco l’Zsolotto davanti a Mio, ed tina perte del monte a destra della marina di Rio, su cui è fabbricata la Torre, come pure il selvoso Afoate Giove, il quale sl timo è separato verso grec. dal monticello della miniera per un assai scosceso burro ne.— Ped. Rio Comunità. La miniera del ferro ha dato, come dissi, una remota celebrità all'isola del VEIba; essendochè la sua scavazione era conosciuta fino dai tempi di Alessandro Magno, seppure il di lui maestro Aristo- tele fu il genuino autore dell’opera che porta per titolo De mirobilibus euscai- ISOL tationibur ; giacchè in essa la miniera di ferro dell'Elba è rammentata sotto nome di Perro Populonio, non solamente per- chè l'Isola stessa apparteneva al distretto di Populonia, ma perchè erano in Popu- Jonia i forni, nei quali anche nei primi secoli dell’ Era volgere quel minerale si fondeva. — Se Virgilio pertanto aveva ione di chiamare inesauribile la mi- niera dell’ Elba, ebbe torto altronde St bone a scrivere, che questo terreno aves: tele e tanta virtà da riprodurre le mi- niere nelle fosse, donde i metalli erano stati scavati (Geogr. Lib. V). Che se alla tradizione non prestò molta fede dodici secoli dopo Stabone, la rimise per altro. in campoil naturalista senese Yannoccio Bi- ringucci, dicendo: essere opiuione di mol- certo tempo in quel terreno, 310. Finalmente nel se- imo passato in una Memoria sul- la miniera di ferro cristalliscato dell'I- sola dell’ Elba , il francese 7ronsson de Condrai ritornò al aficciare Strabone, sppoggiandola al fatto pieconi incrostati di minerale, che egli vedde presso l'intendente di quell’esca- tazione; opinione che, senta negare il fetto di piocoui, fu dichiarate erronea dal P. Ermenegildo Pini nelle Osservazio- da ni mineralogiche su la miniera di Ferro di Rio (6. 30), da quello stesso naturali- sta, che dissentì pare dal sentimento del Ferber: che il monte cioè della mi ra di Rio potesse essere une continuazione di alcune montagne del vicino continen- te, e segnatamente del Campigliese, di Massa marittima ce. Vidi io uno strumento di ferro che fa dissepolto da alcuni di que! bandonati scavi, il quale arnese trovavasi da un'intousco ferraginuto. In- cerostazioni di tal fatta le vide cd esami- nò il prenominato Prof. Savi, il quale giustamente ne assegnò la cauca a quella stessa, per la quale si formano le stalattiti nei terreni calcarei, coll'attribuire un tal acque cariche di ossido di ferro ch Giltrado quotidiniamente dentro le re di Rio. Nelle viscere di quel monticello nasce e riceve i suoi principii salino-fer- roginosi l'acqua minerale di Rio, che sc turisce alla sua base oricut. Essa fu di- vor i mata dall'aggruppumento ISOL 589 ligentemente analizzata ncl 1828, e quin- di pubblicato il chimico risultamento dal farmucista Portoferrajese Giov. Battista Pandolfini-Barberi, in guisa da noo aver d’uopo che una suova aralisi venisse po- steriormente istituita nel 1834 da due al- tri farmacisti di Portoferrajo. Ned. Rio Comunità. Comecchè la marina di Rio non abbia uno scalo sicuro e sufficiente a ricoverare in tempo di traversie i molti legni desti nati al trasporto delle doviziose miniere, pure ad essi presta refugio opportuno il vicino sicuro golfo di Porto-Lungone. Dalla miniera di Rio si estraggono un cavò la miniera, di nuovo Ceci vece! Genova, e uel regno delle Due Sicilie. Già fino dal principio del presente ar- ticolo si disse, che l'Isola dell'Elba è for- lcune mon- tuosità emerse dal mare, li di cui scoscesi contrafforti in varia forma e direzione vanno ad immergersi nel mare Mediterra- neo, formando intorno all'Isola una costa frastagliata e spesso incavala da seni, e turali più o ineno estesi, pro- fondi e sicuri. Per quanto però quest’ Isola debba dirsi ri i ho terreno da coltura. In- i moi rocce graniliche A dell'Isola, al pari di “quelli esposti Paro ter. ed a sett. sono quasi per ogui dove vestiti di lecci, di querce, di castagni di alberi da frutto, soprattutto di noci wi quali monti faono pendice i colli sporsi di i, di oliveti, e di piante LI dei climi più meridionali. Sono di que- sto numero la palma da i «l'India (opunzia) l'aloe (agave ameri- cana), le quali ultime due piante nascono spontanee, e servono nell' Elba come a iombino per circondare i campi a guisa sicpi. Fra i suffrutici e i frulici abbou- dano i lentischi , il rosmarino, 33 ISOL mint, po, il timo, le scope, gli al- Datri, i citisi, le madri-selve, le sabine ee Nel 1816 il Prof. Antonio Targi Tozzetti nel visitare quest’ Isola raccolse lcune notizie statistiche, che fornirono argomento ad una sus memoria letta al. l'accademia dei Georgofili a Firenze. I vini del!" Isola dell'Elba, massime quelli che si ottengono dai vigneti tati nella parte orientale, riescono di olti- ma qualità, al pari dell'aceto fortissimo che vi si fabbrica: talchè ad annata pieni la raccolta arriva a 100,000 barili di vino di eccellente sapore e spiritoso, gran parte del quale si spedisce in Toscana e altrove. Scarseggiano i cereali ancora l'o- 590 3n0, ma il più copioso e é il caprino, del quale esistono all’ Jba fino a 1t00 capi. La Lonnie dell'Elbs fornisce latticini delicati, 1 un mele squisito in grazia dell” erbe e fo. ri aromatici dei quali si uatrono.— Scar- sissimo è il bestiame porcino ed il pol- lame. Fra gli animali salvatici vi sono lepri, igli, scojattoli, ghiri ec. I lupi edi ciog] a da gran tempo furono estir- pati dall'Elba. Vi nidificano, fra i vola- le tortore, le quaglie, le a''ri wocelli di simili specie. 11 mere intorno all'Issla ofre abbon- dantisiime e varinte pescagioni; fra le quali riescono le più lucrose quelle dei todini, delle acciughe e delle sardelle. Le saline del golfo di Portofer.ajo po- ste lungo la spiaggia, da libeccio a ostro del capoluogo dell'Isola, furono ordinata dal Granduca Francesco Il, e possono for- nire annuahoente perfino 260,000 sacca di sale di circa 140 li il sacco (8,400,000 libbre) che si deposita nei vicini magazzi- ni, il piu vasto dei quali fu fatto costrui- re alla punta del Capo-Bianco dal Gran- dua do IL Da pochi anni in quà ilchimico Giov. Battista Pandolfini-Barberi, previ: l'an- nuenza del ottenne dalle acque madri delle salime di Porioferrajo una vistosa quantità di ottimo sale purgativo 1SOL (solfato di magnesia ) la cui costante rac- solta non solo giovò a supplire agli efetti modicinali del sal Mahe slip od'Ep rino li Portoferrajo, che imanzi la cennata operazione soleva unirsi a quelo prodotto dalle acque madri. - Vi sono due tonnare, una nel golfo di Portoferrajo, e l’altra, che è la più estes., nel golfo di Procchio. presso il luogo de. nominato il Zagno. In esse dalla prims- vera sino al novembre si fa un’abbondao- te pesca di tonno. Si contano in utta l'Isola dell'Ella. Molti di essi sogliono costruirsi nel picco- lo coni tiere della mari coraggiosi marinari. In quanto alla storia civil: e politica dell’ Isola dell’Ziba mancano notizie si- cure dalla decadenza delle cose romane fino al secolo XI dell'Era volgare: ed an- che poco o punto se ne conosce dei tempi di Roma antica quando pure nua si vo- lesse prestar fede all’ enfatico Silio Ialiv. ed a certe altre legger.le create da troppo semplici, o da truppo maliziosi scrittori. Qmello che si sà di meno deb- bio è, che nel secolc VI dell'E. V. l'Isob dell'Elba dipendeva dal governo civile ed ecclesiastico di Popelonia, e che in ema il santo vescovo di quella chiesa, Cerbone, ed i suoi preti si refugiaruno dalla pers» cazione del duca longobardo Gumariti, quan:lo tutta la volterrana Maremma e la c gieni il buon ordine, e più osservate seno leggi, e rispettate. Risiode nel castello del Giglio wa vi- cario R. di quinta classe, la cui giurisdi- zione civile, inale e politica è circo- scritta dentro i limiti 10 Lola. Vi è anche un comandante col grado di capi tano, ed un sottotenente castellano della torre del porto. Il primo è pare depu- tato di sanità, ed entrambi ricevono gti ordini dal Governatore di Livorno co- mandante del littorale. Trovasi al Giglio la cancelleria dell'a- nica sua comunità. L’i di Cir. condario e l'ufizio del Registro stanno a. Orbetello; ix conservazione delle Ipoteche, e il tribunale di prima Istunza a Ttta l'Isola ba una sola perrocchia ar- cipretura (S. Pietro apostole), la cui chie- sa esisie nel su) castello, arri cappella curata nella soltoposta ta del'Forto. Per la giurisdizione ecclesia. stica vi tiene ragione il Cardinale Abate commendatario delle Tre Fontane. L'isola del Giglio nell'anno 1745 evera 859 abit.; nel 1633 ne contava 1502, che aumentarono fino a 1530 nel 1836. Essi erano distribuiti come appresso. Movimento della Popolazione della Conusira ssi’ Iseza pur Giovo « tre epoche diverse. ISOLA pitta GORGONA (Urgon o Gorgon degl i, poi Gorgona). Pic- cola isola dell pelago toscano posta fra la Corsica e Livorno, dal quale ultimo por- to è 22 migl. a pon.-lib. con chiesa pîrr. (S. Maria e S. Gorgonio) nella Com. e €00 ISOL Giur. di Liverno, Dior. medesima; già di Pisa, e anticamente sotto quella di Luni, Comp. pisano. La sua posizione geografica, presa dal cima più elevata e centrale dell mel gr. 7° 33° long. e 43° 26' lati È tutto un monte marsiccio che a gui. sa di pice sporge di mezzo al mare. Ha quasi 4 miglia di circonferenza, ed wa di superficie quadr. com un piccolo seno voltato a settentrione, mancante però di spiaggi alcuni magatziai ed una chiesa sotto la protezione di ena torre posta sullo sprone ino poggio. Nella cima del monte trovasi un fortino ewstodito da un presi- dio incaricato di dare gli opportani se- gnali al Fanale di Livorno. Le rovine dell' antico monastero de’ Certosini vaggonsi tuttora nel poggio ehc Piega verso il seno settente. in vicinenza della torre, dove sottentrò la Grancia o casa di fattoria dei Cortosini di Pisa. La ni fa mommentala, fra gli en- tichi geografi, da Plinio, Pompenio Mela e da Toleme6. A questi si potreb- be aggiungere Rutilio Nemaziano, come colui che pe perlò com maggior distin- zione per inveire centro quei solitari mitica e cristiana. Assurgit Ponti medio circumi/iua Gorgon, Inter Pisanum, Cyrniocumgue latus. Adversus scopulos, damni monimenta re- centis, Perditus hic vivo funere civis erat. Noster enim nupre juvenis mejoribus am 9, Nec censu inferior, conjugione minor, Impulsus furiis homines, di reli. quit, E tar pom laiebram credulus ezulavit. 1 cenobiti della Gorgona sono in altra quis rammentati da due luminari del ISOL Cristianesimo, S. Agostimo e S. Gregoriana; avvegnachè il primo vi fu acsolto în ospi- zio, allorehè alla Gorgona epprodò wel suo trpitto dall'Africa a Luni; ed il Pont. S. Gregorio rammentò cotest' Isola in al. cune leitere inviate al ven. S. Venazio nedeitimi di S. Maria e S. Gorgonio della Gorgena ottennero dal Pont. Alessandro IT un breve, spedito da Lucca li 16 agosto 1070 a quell’abbate Adamo, nel mentre dichiarava il monastero della Gorgona di S. Vito, la qual ai Se. Milziade e Gorgonio. claustrali della frequenti rapine dei corri, rone quasi che affatto l'Isola per riunirsi in Pisa alle nuova famiglia nel convento che eressero a contatto della cappella testà mominata. Ma snche questo claustro, a co- gione di guerre , di pestilenze e di altre traversie, andò di mamo in mamo deci- mandosi di claustrali, talchè nel 1374, non vi essendo rimasti che seli tre monaci, fu soppresso con bolla del 19 febbr. del Poot. Gregorio XI, e nell'atto medesime il suo locale insieme con i beni amneni venne assegnato si Frati Certosini, affio- chè questi ripopolassero e restaurassere il deserte cenobio dell' Isola di Gergona.— Nell'enunciata bolla il Poot. Gregorie XI ricordava, che fl monssiero della Gor- gona fu già di gran devozione, e popeleto di monaci. jose numero di vi sbarcarono i Barbareschi che presero e condussero aleumi di que (rati im schio vità. Ciò viene affermato dal Pont Mar tino V in usa lettera scritta mel 1423 ai menaci della Gorgona, € uell'anno susso- quente all'arcivescovo «di Pisa Giuliano Ricci, nella quale gli remmenta, che nel 1421 i corsari erano sbarcati alla Gorge- ma, dove tattociò ch'era distante dalla rocca 180L € dal presidio, cioè, chiesa, convento, case, malini, barche; e quanto altro capitò loro alle mani, tutto fu rubato, cppere distrutto; e due frati conversi, un lato, a pet ect y del monastero condotti in schiavità. In conseguenza di ciò i Cerivsini,al pari dei Benedeltini, do. vetiere abbandonare la dell'Italia. (Marraanii, Mistor. Eeol. Pi. san T. II. — Ance. verra Riroan. vi Fia.) I Pisani, che sino dal secolo XII avera- mo l'alto dominio della Gorgona, in vista «li tanta sciagura, esentarono i Certosini € Je lero possessioni dalle pubbliche gra- vesse, ad del Pont. Martino V che li esonerò dalle ecclesiastiche collette, Gorgona rentine, Vi seno bensì buone ragioni per mezmente all'acquisto di Pisa e del suo contado (anno 1406), 0 almeno all epoca Sella compra di Liverno e del suo capii sia, dipendenza della Gorgona al dominio fio- rertino, quanto ancora la spesa che vi voleva per la costruzione e mantenimento delle fortificazioni, e dei soldati che vi erano di presidio, come pere la quantità dei viveri che colà s’inviavane a sosien- tamento di quei poveri abitanti. ( Anca. Fnfaui mi . la Rep. lafatti in progresso di teca or. si determinò di abbandotere la di- fem della Gorgona alle cure dei frati Cer. tosini di Calci, ai quali tuttora = mevsmoi beni dell'antica shuzia di i, Ma- rin eS. Gergonio; ma anche questa volta «dovettero essi rinunziare all'impegno di custodire l'Isola, mancando loro mezzi adeguati al eopioso numero dei Berbere. schi che spesso La infestavano. Quindi è che la Gorgona, nel 1509, fu da prime con- cosa in eaftonsi a dee fratelli nobili pi ISOL 608 seni della casa Grill, e ciò fino a che Leo- ne X nel 15:8 con sua bolla dichiarò l'isola medesima esente e libera dal do- sità, perchè questa tro nvesse cesto di ponederla i conferì la temporale giurisdizione al Co- rico- mune di Firenze, riservando alla S. Sede ta giurisdizione spirituale. Frattanto con l'animo di veder cotest’ Isola ripopolata, con breve del 1520 il Pont. medesimo ne diede l' investitura al padre maestro Ste- fano di Bisignano dell'Ordine Carmeli- tano da goderla per sesuoi eredi o persone de esso lui nominate, a condizione pe- taltro, tanto egli quanto i suoi successori, di juramento di fedeltà alla Si- 'irenze , senza il di cui con- guardarsi come nulle lo nomine che dal pedre Stefano di Bisi- nano 0 dai ruoi succemori venissero fatte. Dondechè il religioso prenominato, sot to dì 4 lugl. 1530, davanti il magistrato degli Otto di Pratica, giurò sottomissione alla Rep. fior., nell'atto in cui ottenne da eun alcuni itolî, che esentavano gli abitanti della ogni fosse per servire al loro vitto ebbe miglior fortana dei claustrali che prima di lui avevano possedeto la Gor. gona; avi chè nel 1564 un’altra clas- se di ecclesiastici ottenne dal Granduca Cosimo I l'Isola medesima . Fa dietro le istanze dell'arcivescovo di Cirzico, il quale si obbligava di far custedire la Gor- gona dai suoi monsci Basiliani, che ven- me accordata facoltà a quei cocollati di abitare e difeudere la Gorgona, amegnan- do alla nuova colonia monastica l' annua pensione di scudi 00, peri alla somma, cui necendeva la spesa del presidio di det- ta Isola. Peraltro nell'atto d'infeudazio- ne il Granduca Cosimo I di proprio pegno ingiungera le clouosla seguente « che i » monaci possino. godere dell’ usufrutto » della Gorgona, dell’us lignendi per loro =» consumo; che nen possino peraliro aver » il diritto della pesca, riservando perpe: » tuemente il diretto dominio dell'Isola » a S. A. R.; che si dia loro (ai monaci » Baciliani) l'uso della foriezza e di » la sbitazione che vi è, e ne sbbino l'uso, » mentre che i deiti frati vi staranno ». 002 1S0L Ma anche cotesta colonia di monaci stra- ISOL nonostante le piante boschive, le viti gli dlivie gli abitanti forono nei tempi an- di og i il per e conto della R. Corona. Vegetano tuttora cosà i lecci, pochi oli. «astagni, con qualche altro albero po- i mifero. I vigneti della Gorgona, che for pel mantenimento di un presidio, e della fabbrica del Castelvecchio e Torre nuora, dovemero i Certosini lasciare alla pagata per lo studio di Pisa; 4° che in facoltà dei soldati della Torre loro uso, i da frutto; H; potere di $. A. R_di ordinare leggi, statuti e far amministrare giustizia ai secolari che an- famero a subiti nella Gorgona; 8°che fome permesso ai detti frati di poler pe- scare nel mare come tuiti gli altri sud. diti del Granducato. Nella stessa occasione furono disegnate le mappe dell'Isola, nelle qua- Di veniva his Ci cile de. marcazioni il terreno che S. À. R_ erssi riservato in vigore della saddetta conven- zione. (Ance. nerte Revenstacioni se Fi- nen). Dei pochi cenni istorici testè riportati ne consegue, che l'Isola della Gorgona fa sempre scarsa di abitazioni e di abitanti, € che la ragione principale dovè essere la sterilità del suo terreno, e forse anche la penuria di soque perenni e potabili. Ciò i gone, fn le varie pi nivano un liquore, ora sono resi sterili e in gran parte inselvatichiti per mancanza di braccia. 11 Prof. Antonio Targioni-Tozzetti, ap prodando nell'estate del 1836 alla Goe- erbacee vi rae- il Cheiranthus incanus , lUrtice pomini il Teuerinm marum , la Globaloria aispum, il Golium purpa- reum, il Gelium erectam, od altre Attualmente tutta la popolazione fissa della Gorgona si riduce a 50 individai, preso il presidio sotto il comando di un 'Epitano di linea. La risorsa precipas, e quasi umica del paese, consiste nella pesca delle ottime sc- ciughe, che in questo mare =pparisceno tra il principio di luglio e la metà di ago- sto. Alla stessa pesca prendono parte, e fanno il loro recapito alla Gorgosa, Goo berche di pescatori loscani, genovesi e tami. Sogliono costà salarsi wegli anni più ivorevoli ja appositi pipi da 900,000 libbre di acciughe le più stose e più ricercate di tatte dele Si si pescamo e si fattorano nelle altre isole e porti del mare Mediterraneo. La parr. di S. Gorgonio ella Gorgona nel 1833 contava 70 abit. limio, e secondo altri Zsola di Men pra ). — È cotesta isoletta tutto uno scoglie colossale eminente di granito, st- tuslmente disabitato, il quale sorge in mezzo al mare 28 migl. = poo. e mell'i- stessa latitodine dell'Isola del Giglio È ta più lontana dal Contisente fra le Isole dell'Arcipelago toscano, ls più elevata di tutte dopo il monte Capema dell Elba, grichi to ra jma trovasi più che a tree rello del mare. La sea posizione geografica è nel gr. 27° 57° long. e 42° a1° di latit., 20 migl a scir. dell'Isola di Pianosa, 3a ostro dell'Elba, e 39 migl.a pon. dal Mon- te-Argentaro, che è uno dei panti conti- mentali il più vicino a Monte Crisi. ISOL Si valuta che quest’ isoletta possa eccu- pare circa 4 migl. di superficie quadr. con 6 di perimetro. Essa ha una figura quasi cilindri_a senza spiaggia, senza seni, scalo volto a maestro, la dove precipita in mare l'unico borro, il coi alveo serve di strada per salire în rupe. In capo alla stessa via tro- vasi il dirulo monastero di Monte-Cristo con la chiesa, giacente in un piccolo ripia- no circondato da cape, frouJose € sempre verdi piante di lecci che coronano quelle scogliere, ed i cui rarai sull’onde del ma- re com romantico effetto si «pecchiano. Fsori della via Jel borro di Calamarrira tette Je rupi all’ intorno dell'isoletta si alzano quasi perpendicolari al pelago che le circonda, fa puis che a niuno, » cui mos si-no dati ali ed artigli, fia possibile il rmmpicarvisi. L''sola di MonteCristo non è rammen- tata da alcan romano scriltore, meno che da Plinio, il quale l'accenna di volo sotto nome di Slate. Non ne fece tam. [poco menzione Rutilio nel suo itinerario mariUtinzo ca Rcma a Luni, comecchè egli indubicatamente non avrìa tralasciato di descriverla, se fome veridica un' tradizione, cioè, che nell'Isola medesima gl'idolatri avessero innalzato un tampio Mic al loro Giove Ottimo Messimo. LL istoria pertanto di Monte-Cristo in- comincia dopo la metà del sec. V, cioè dep poichè in essa con alcuni fugionsi (circa l'anno 455 ) S. emilia no vescovo di Palenao, stato espulso dai Vandali dalla sua sede. Dopo tale emi grazione fa eretto in Monte-Cristo ua de- toto eremo con chiesuola ufiziata da quei prefachi Crist'aui, che vennero poscia Li e assistii tti da ricchi e pictosi personiggi. Molti documenti relativi a cospicne do- mazioni fatte dai dinasti della (Corsica ai monsci di Monte.Cristo furono ri «dal Maratori nelle rae Antichità del Me- dio Eco, e dagl: Aunalisti Camaldolensi. A questi ultimi inoltre dobbiamo quel poco che si conosce intorno. alle vicende del momastero di Monte.Cristo. Avvegnachè nel 1232 il Pont. Grego- rio IX, con sua bolla del 10 marzo diretta da Rieti al vescovo di Massa marittima, lo incaricò d'it re il Mon. di S. Mamiliano a Monte Gristo della sua dio- falsa l'istrazione ISOL 603 cesì all'Ordine Camaldolense, mentre cow altra bolla pontificia del 15 marzo dell’ anno istesso commetteva al Priore del S. Eremo di Casm:ld.li d'introdurre nel claustro di Monte-Cristo la regola di S. Romualdo tosto che il vescoro di Mussa avesse formalmente ammensato quel ce- nobio alla Congregazione di Campldot. Ma il Priore "el Seero Eremo noa semi bra che trovasse di sua convenienza un tale scquisto, in guisa che Gregorio IX cou nuova bolla degli & dicemire è 1335, diretta all'abbate Camaldolense di Can- deli presco Firenze, commise a questo la riforma del Mon. di Monte-Cristo,giacchè (soggiangeva il Pout. ) il Priore di Ca- muldoli noa solo noa aveva voluto esegui- re una simile commissione, ma ancora cos scandalo aveva quel luogo abbandonato. Nè l'abbate di Candeli fu più ubbi- diente del Priore di Camaldoli agli or- dini del Papa, donde che questi nell'anno susseguente (7 marzo 1238).diresse un breve al potestà del Comune di Piombino, ucciò costringesse i monsci di Monte Cristo a ne qu S Michele in Borge di Pisa, al quale aveva invisto riformarli. pae sn ma di S. Romualdo. (Asca. Dir. Fiona. Corte di $. Michele di Pisa). La nuova famiglia diCamaldolensi abi- tè mantenne nell’ Lsola di Moaote Cristo sino a che venne proce lalla di Pisa dominatrice puei pena accaduta la cessione dell'Isola agli Ap. i con Piombino, la Pianosa e l'Elba, rezza pirpioni ti di Moate-Cri- lando la difesa naturale € la imsccessibilità di quelle rupi, essi doret- teroabbandonure l'isolto ritiro alle capre salvatiche, alle martore, ai conigli ed ai «topi, i soli romiti abitatori superstiti di Monte-Cristo. Ul Prof. G. Giulj, che al pari delle al- tre isole del granducato visitò anche que- sta, fece inserire nell’ Zudicatore sane. luglio 1833 una sua deseri- 604 ISOL te-Cristo e della contigua chicsa, l'unica fabbrica che ivi resti luttora în piedi. La pianta del claustro, compreso il pic- colo tempio, è di forma quadra, che wi- sura 3a br. per ogui lato. La facciata della chiesa è voltata a poneute, nel suo in. terno a metà della navata vi sono due mori, dai quali viene quasì ad esser di- Visa in due parti. La luce vi penetra dalle pareti medianie finestre strette e costruite a guisa di feritoje. — Kei dintorni del diruto monastero s'in- contrano varie grotte, presso una delle quali sgorga copiosa fontana perenne. Sussistono ancora alcune murelle poste a sosteguo di piccoli campetti, dove vegetò la vite e l'ulivo. I viaggiatori che usero visitare quest'isola disubilata, e per conseguenza sottoposta alla contuma- cia, è d'aopo che si facciano accompa- guare da guandie di sanità, quali potran- no prendere all'Isola dell'Elba , oppure a quella del Giglio. ISOLA vi PALMARIA ( Palmoria), e isolette adiacenti di Tino (T'yrus major) e Tisorto ( Tyrus minor). — Tre isolet- te, ana più piccola dell'altra, la maggiore delle quali è la Pa/maria davanti a Por- to-Venere. Sono tulte tre situate davanti all'imboccatura del Golfo della Spezia (antico Golfo hanense ) dalla parte occi- dentale, ed assai vicine al promontorio golare quasi equilatera, che ba la ponta di un angolo veltala a maestro, e da que- sto Mato $i avvicina è 300 braccia dalle rapi di Porto-Venere, formando con esse la Bocca piccola del suo porto. L'angolo dell'Isola che guarda lev.-grec., costitui. sce la Zocca grande dello stesso Porto. Venere dirimpetto ul seno di Maralonga e a quello di Lerici. Davanti al prolonga- mento di quest'angolo della Pa/moria sorge dal mare a guisa di appendice uno scoglio, sul quale i Genovesi costruiro- no una torre che gl' Inglesi fecero salta- re in aria nel 1800, nota sotto il vocabalo d’Iolotto e Forte di Scuola. Finalmente il terzo angolo guarda l’aperto pelago a ostro; e da esso è distante 400. br.. 0 poco più, dall'isolotto di Tino, già detto Tiro ISOL maggiore, il quale ha quasi nn di Grconferenta. A questo di av per una bocca di mare di 150 braccia il è sparsa di scogli e di rupi difScilmeote accessibi W , mentre dalla parte interna che Sunrda il .seno di Porio-Venere i suoi colli archeggiando pianeggiano con pittoresca gradazione. Dalla giacitura, e uniformità delle roo- ce non è difficile di » cho la Palmaria insieme con le isolette di Ti. no e di Zinotto, situate una dietro l'al tra, formano un solo sistema ed ana cos- tinuazione dello siesto promontorio di Porto-Venere, il quale è disgiunto deb le tre isole mediante altrettanti avvalla- menti inferiori al livello del mare; ia guisa che da Porto-Venere sino nl Zieo to, secondo il « to fatto dal celebre astronomo barone di Zach, non vi è più lunga distanza di 3000 metri. La situazione geografica della Palmo- ii suo centro, è nel gr. Y 3° long. e-44° 2° 5” latit.; quasi 4 migl. a lev..groo. di Lerici; circa 5 migl a ostro della Spezi: migl. a lev. della Bocca di Magra.— intiera ba una circonferenza di tre migi. con una super- ficie di circa un migl. quadr. La strattara e indole delle rocce cale ree e dei marmi: neri venati di bianco e di giallo, che s'incontrano tanto nel pro montorio di Porto-Venere, quanto melle isole in discorso, chiamarono costà distis- ti naturalisti, come Spallanzani, Spade ni, Ferber, ico Viviani, Cordie e qualche altro. Ma le principali nozio- ni he della Palmariu le dob- biamo al naturalista Girolamo Firme: il quale fu il primo a sceoprire dei fossili nel calcareo bigio di Porto-Venere e delle sue isolette, come rivalta dalle sue Orson Spezii per l’anno 1827. To compagnia del Guidoni visitò mel 1829 le stesse locali ingle te De la Biche, il quale ne rese conto in una sua memoria, che fa perte deglà 1ISOL Annali delle scienze matorali che si pub- blicano a Parigi. Osservazioni ulteriori furono rese di pebblica ragione dallo stesso Guidoni (an- no 1830) nel giornale dei Letterati di Pi- sa, e due anni dopo nuove indagini sulle formazione dei monti del Golfo e delle Api Apuane fornirono al naturalista stes- so eda Lorenzo Parcto dei fatti ti che vennero inseriti nella Biblioteca ita- liana (T. 67). Donde ne conseguiva non solo la conferma sull’ esistenza dei fossili racchiusi fra il calcare compatto delle Iso- le, e del promoutorio di Porto-Venere ec., ma ancora fa osservato, che quelle rocce bene spesso perdono la tessitura compatta acquistandone una semigranosa sino al pento da modificarsi in una specie di bar- diglio (marmo nero venato di Porto-Ve. mere). Un esempio di questa modificazione di calcare fa incontrato nell’Isola del Ti- motto da Guidoni e Pareto, che segnalaro- non banco di calcare scuro contenente dei molluschi bivalvi, dei quali se ne perdere ogni vestigio di mano a mano che la rec- cia calcarea competta appariva più gra- nos e marmorins. À contatto del calcare trevavasi ua banco della stesse formazio- ne che racchiudeva mumerosi ammoniti, ed altre conchiglie concamerate. È infatti nell'Isola della Palmaria, dove esistono le antiche e moderne lapidicine del bel marmo di Porio-Venere, chiamato dai Francesi marbre Portor, perocchè ha ua fondo nero sparso di vene e di macchie giallo-dorate. Tali macchie per altro ta} volta mancano, opp ingono supplite da altre vene di un più moderno calcare bianco cristallino spatico. A cotesto marmo deve la Palmaria la qua celebrità, sebbene sia ancor dubbio, se le prime escavazioni rimontino più in- dietro del secolo XVI (Tancioni Yi ediz. a. T. XI); mentre altri, e fra questi Chabrol nella sua mensoria sul Golfo della Bpezia, e il Cav. di S. Quiutino nelle sue ire Jezioni sui Marmi lunensi, sono di parere, che i marmi delle lapidicine di Leni, adoprati dai Romani sino dai tempi di G. Cesare, si cavassero dai due moatorj del golfo di Luni, cioè dal Corro, dove esiste uva qualità di marmo giallo-rosso, prossimo ad un cal- care bianco saccaroide, e dal promontorio di Porto-Venere, non che dalla Palmari ec. vn ISOL 605 (Fedi i miei cenni sull'Alpe Apuana ed imarmi di Carrara pag. 84 a bi ) Allorché l’abile Vincenzo Barelli, capo di sezione nell’amministrazione dell'In- terno, pubblicò iu Torino (1835) i suvi Cenni di Statistica mineralogica degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, unche i marmi della Palmaria ebbero al loro posto la respettiva descrizione geogno- stica e mineralogica con i momi delle lo- calità donde si estraggono. Ivi pertanto fu avvertito ( pag. 357 ) « che il marmo detto Portoro ( Calcareo di Porto-Fenere ) è di tinta nera con ri- legature e venule gialle color d’oro, ro- ses-bianchiecie e bigio-violacee, e che la sua frattura è tra la granulare e la mi- mulamente scaglioss; che esso presentasi nella punta meridionale dell’ Isola Pal- maria disposto a strati, la cui grossezza varia da metri 0,50 a metri 3,00; e che la loro direzione è di gradi 65 a scirocco con l'inclinazione di gradi so a grecale. Dalle analisi fatte risulta, che la pasta scura o nera dei marmi sopra descrilli è colorata dall’ossido di manganese; la gialla poi è una marna ferruginosa in- durita. » « Una cava di marmo Zorforo di color bigio-scuro, quasi nero, e variegato da rilegature e venale biancastro-giallicce, esiste all'estremità occidentale dell’ Isola medesima. Consiste in un banco della grossezza di circa 4 metri, diretto a gra- di 50 a scirocco ed inclinato di gradi 15 a levante.» « Poco distante dalla medesizaa cava, denominata della Fornace, havvene una detta del Canale, dove gli strati di varia 1222 sono diretti a tramoniana, ed in- climati di gr. 33 a levante.» = La loro escavazione e lavorazione vie. ne effettuata da lavoranti Carraresi, tanio alla Palmaria, quanto nel seno delle Gra- zie, due località che somministrano alle quel Golfo.» isiture all'Isola pi di fossili, cioè molluschi bival: valvi e zoofiti, mentre nella estre: cidentale delle isole presccennate trovò la n ISOL lcare cangiata iri una specie janca e granulare. (Savi, Studii geotogici sulla Toscana nel gior nale dei Letter. di Pisa N° 31 anno 1833). Sotto un altro rapporto” scientifico la Palmaria è nota agli astronomi, dopo che costà fissò an punto della sua triangola- zione il matematico Antonio Rossi da Por- to-Venere; ed il semaforo, che ivi si vede, rammenta tuttora le operazioni geodetiche intraprese, e gli scandagli fatti nel 1812 da quello scieuziato e da lui notificati 1820 al baron di Zach, che li pubblicò nel Vol. IV delle Corrispondences Astro nomigues ( pag. 479 € 547). Il Rossi volle anche aggiungere ui suoi lavori geografici e idrografici un cenno storico-statistico della sua patria e dei luoghi prinripeli del Golfo della Spezia. i dirsi una conferma di blicuto dal benemerito Giov. Targioni Lina i nella seconda edizione dei suoi ditferenza però, che, se nel 1777 veva molti frutti, molti uli. veti e deliziosi vignali con alcane villette vicine alla marina, attualmente essa tro vasi quasi aflatto abbandonata ed insel- vita, per mancanza di breccia. Il Rossi sulla va, nella fiducia che alla tin paesetto sppellato Forgo $. Giovanni, per quasto pupi alcune ben- chè minime vestigie, e che tatte le fabbri- che della Palmaria ora siano ridotte aduns casetta abitata da un culto straniero. Sulle tracce di meno dubbie e assai più antiche memorie lo stesso Autore afferma- va,che l'Isoletta di Tino, ossia di Tiro mag- giore, era stata un tempo nella massima parte abhoschiia di pini. Altri ripeterono scrivendo, che costà vi fa un tempio dedicato a Venere, mentre alcuni storiografi, non saprei con qual fondamento, sono giunti a dire, che non si riscontra im queste isolette alcun antico vestigio di opera umana. non sono totalmente distrutti, e veli anche al giorno d'oggi gli ava. li un monastero che all' Loletta del 7ino esisteva fino dal cadere del secolo VI. Costà visse un santo eremita per nome Menerio, e costà fu ve. merato il suo corpo fino a che, nell'an- no 8s0 ai 13 novembre, venne dall' fso- Jetta del Tino trasportato nella badia di S. Prospero a Reggio in Lombardia. asserzione di alcuni morici, cra dai marchesi ISOL Ma le continue incursioni de'Saraceni, costrinsero alla fin fine i motaci dell'ere- mo di S. Venerio ad abbauilonare 1°: i Ziro muggiore, ed a ritirarsi in più stanza, nel fondo di un seno del Gol. fo della Spezia. Abitavano già essi da qual. che tempo il convento di S. Maria delle Grazie fabbricato nel nuovo locale preso l’attual Lazzeretto di Varignano, suando dal Pont. Eugenio IV vennero riiormati sotto la regola di Monte-Oliveto, el av torizzati a fruire degli antichi possessi, fra i quali erano comprese lc isulcite di Tiro maggiore,minore, € Palmaria ; sulle quali conservarono fino al 1796 il diretto lominio, medianic un piccolo censo che ritraevano dall'affittuario. Nella sommità dell’isolotto del Ziaoi Genovesi fabbricarono una torre per pedire gli sbarchi che ad ogni istante vi facevano i Barbareschi. Che cotesta isoletta, e non già la Pal- maria, si appellazse Tiro maggiore ce ne fornirono ripetuta prova le carte dei mo- maci di S. Vencrio reccolta dal Muratori € pubblicate nella Parte J delle 4 michità Etensi, come quelle, nelle quali si tratta di donzzioni fatte nei secoli XI e XU itori della casa d'Este, dei Malaspina, dei Pallavicini ec. di beni posti in Panigalia, » Parignano, in Fe sano, a Porto Venere, in Tiro maggio re cc., a favore del Mon. di S. Venerio posto nell’ Zeofa di Tiro maggiore. Fra le suddette è un istrumento rogato in Motte Rosso (di la da Purio- Venere) li 30 ciarzo 1056, mercò del quale il march. Guido figlio del fu march. Alberto, dopo varii atti di generosa pietà fai dello stesso luogo negli aoni 10: quando abituva nel suo castel di Arcola, I 1056 dissi, donò ai monaci di S. Ve nerio nell’ Zsola di Tiro mesgiore la por- zione di beoi che gli si «ppartenevano nelle tre Zsole di Porto- Venere. Sul quale proposito, sentendo io qui nominare le tre isole col nome d'/sole di Perto-Penere, mi fa rammentare di una lettera di S. Gregorio Magno responsiva ad altra di S. Venerio vescovo di Luni, per soggerirgli il contegno che dover tenere nel costigare ecclesiasticamente un diacono abbate di Porto-Venere, ch'era caduto in nua sv qual pecceto. Finalmente all’isolotto cel Timo nel ISOL 1833 con lieta brigata approdò uno spiri- toso erudito genovese, Davide che quando nel suo Piaggio per la Liguria marittima (T. LI. p. 153) ) erazionamente di questo Inogo scri IL’ isolotto del acui poscîn ap » prodammo, è pure tutto del marmo sies- » so (Zortoro). Ivi trovarzàmo « In ua luoghetto solitario e bello » posato un pranzo faltoci cortesemente 2 Fambandire de una grazia vennta anch' » ella a rallegrarlo col beante suo aspet- » to. L'erbe ed i fiori ci porgevano il » desco ed il seggio. Un pino ed un elce » facevano orabrello alla mensa. In altri » tempi io v'avrei con ben altri colori » dipinto questo desinare nel più capric- » cioso li eremi. » « Due oli abitatori ha l'isoletta del » Tino, ed è loro ufficio aver cura del » Faro che accendesi per servigio dei na- » vigaati sopra una vecchia torre eretta » dai Genovesi in una punta dell'Isola ». « Il Ziaotto, terza ed ultima isola a » mezzogiorno del Golfo, non è che un breve scoglio coronato da rovine di un ntico edifisio. Reca la tradizione (a detta del Lamorati) che vi albergassero licuni pii solitarii, ma niun documento lorico lo contesta e la disciplina eccle- fica forse non lo avrebbe permesso. » viene usar cautela, nè fia pradeute, che i naviganti si azzardino d’accostarvisi, giacchè l’angustia del luogo, e qualche secca GA l'acqua ne rendono periglioso il Prost 1 PIANOSA ( Planasia Insula, ed anche Planusia).—La Pianosa ha pre- so naturalmente il nome dalla sua figura quasi tutta piana, ad eccezione di un tu- mulo, piccola collinetta che si alza poche braccia sopra il livello del mare, volgar- mente appellata la collina di Gianfilippo. La parte centrale della Piunosa è nel gr. 37° 42° long. e 43° 35° latit. — Dalla sua spiaggia seltentr. è circa 15 migl. di- stante il litorale di Campo nell'Isola dell Elba, che è posta al suo grec., ed ha circa 20 migl. al suo scir. l'Isola di Monte-Cri- sto. — È di figura i triangolare con La base a ostro, e l'angolo opposto prolan- gua di terra che guarila li i do e Ottaviano. Fu ricevere i piccoli legni, comecchè se dia il bel titolo di poeto. — Contigua ad esso ha begin proporzionata allo scalo ed al paese che ivi fu. Dirimpetto al porto sorge dall'onde uno scoglio designa- to col nomi ‘medorimo di quell 7 tualo sulla punta della Palmaria greso gelo Rapina Spezia, cioè di Scuo- la. El pertanto Marziano Ca- la a pticcaalizà lo sbarco all'Isola di Mosa : Follaz navigantium, mentiens que propin- quitas. (De Nupt. philos. lib. 6.) La qualità del suolo della uniforme Pianosa risulta da strati orizzontali di tu- fo costituito da arena granitica collegata da un copioso cemento calcareo, e da in- mumerevoli avanzi di fossili marini, i quali appartennero a conchiglie univalvi bivalvi, a coralli, echini, ed altri radiati. Sotto gii strati di simile tufo talvolta scuopronsi dei banchi di argilla plastica. Questo terreno pertanto si presta fa- cilmente all'escavazione delle grotte ar- tificiali dei pochi isolani che nelle vi nanie del piccolo porto della Pianosa ne- Ti Inogo detto la Botte sulla riva occid. dell'Isola. La Pianosa è stata di recente illustrata dall’erudita penna del Dott. Attilio Zuc- cagni, il quale, dopo avere dato un repi. dissimo cenno istorico dell'Isola stessa nel suo Atlante loscano, più a dilungo ne ba discorso in una posteriore descrizione to- pografico-fisico-storica della Pianosa, alla Pole serve di corredo una Mappa deli- vesta in proporzioni maggiori di quaa- te altre finora comparvero alla luce. Il primo articolo dell’ opuscolo accen- nalo versa sulla ropografia fisica; il se- condo destinato alle notizie storiche di- chiara essere tuttora ignoto , se gli Etru- schi abbiano abitata la Pianosa, giacchè le se prime memorie non oltrepassano epoca del triumvirato di Pompeo, Lepi- fatti dopo che Ot- ivenuto l'unico taviano Augusto cra 608 1S0L imperante del mondo allorquando, dalle carezze e dal pianto dell'ambi: sima Livia, cacciò nella Pianosa Agrippa Postumo, di lui nipote per parte della fizliuola Giulia, comecchè il giovine esi- liato, per asserto di Tacito, rozzo in ve- ro d'ogni gentil costume, fosse altronde di ogni colpa innocente. ttanto Ottari sentendo rimorso i sparse voce in Roma che nasco- stamente, e solo con lui Fabio Massi; recasse nella Pianosa, e che costò scioltisi in pianto fra l'aro Augusto e l' infelice nipote, si dassero segni di tenerezza re- ciproca ; ond' era sorta speranza che ren. derebbesi Agrippa agli aviti lari. Tale abboccamento, svendo palesato Massimo alla sua moglie, e dessa a Livia, questa con frettolose lettere richiamò dall Illirico il figlio Tiberio Nerone allora Ce re, che arrivò in tem] 0 Augusto in Nola spira momento istesso proclamato Imperatore. Prima impresa del nuovo Augusto fu (soggiunge Tacito) l' eccisione di Agrip- pa Postumo alla Pianosa , cui sopraffatto ed inerme, quantunque d'animo saldo, ‘un centurione stentatamente ammazzò. Nella Pianosa il nome di Agrippa dopo 18 secoli non è ancora spenio, € questo solo fatto costituisce l’arvenimento sto- rico il più celebre che possa citarsi di co- test lola; giacchè rimontano al tempo del- la relegazione di Agrippa, gli avanti delle Terme giacenti sulla spiaggia appellata il Bagno di Agrippa, mezzo miglio a set. del 1 piccolo porto. iò che accadesse nella Pia nosa sotto ri impe dei Barbari tacque la storia. li nome di Pianosa ricomparisce nelle battagliatr nei primi tre secoli dopo il mille fra le due emule repubbliche. Nel 1112 una flotta genovese di sette galere navigò ella volta della Pianosa che tosto.invase, ma sopraggiunte poco dopo forze superiori pisane, i Genovesi dovette- ro ritirarsi da quella conquista dopo ave re distrutte le fortificazioni del castello e quelle del suo porto. Da un placito pronunziato in 9 Nov. 1138 ab Tncernetione dui giudici e consoli di quella lesa come il Comune di Pisa, riccequistata che eb- ISOL le l'Isola di Pianosa, la cedesse in feudo a diversi magnati, e fra questi Leone di Ca- nizo, il quale per atto pubblico rinunziò e donò la metà dell'Isola medesima a Baldui- no Are. di Pisa, Dondechè i giudici, e fra questi un tal Marchesio, restituirono all’ Arcivescovo il possesso della metà di Pis- nota. —(Munaroa, Ant. M. Aevi T. HIL) Perattro i Genovesi tornarono nel 1283 a sbarcare con numeroso naviglio nella Pianosa, quando, al dire dei loro Anpali- sti, l'Isola medesima era popolata da al- cuni coloni di crudele e pessima indo- le, che vivevano di prede di mare. In tale occasione furono distrutte Je nuove torri, posta a ferro e fuoco la borgata, condotti prigioni a Ge- questa fiata dopo pochi tornarono ad impadronirsi della Pianosa. A conferma degli nitimi fatti testà ci- tati si presta on istrumento inedito dell” archivio Roncioni di Pisa del 5 febbraio 1284 comunieatomi dall’eradito pisano dott. Gio. Battista Coletti. ‘una provvisione presa dagli anziani e dai collegii del perdi dai consoli di mare, e delle orti, dal capitauo, consiglie- ri e gonfaloniere della città di Pisa, pre- messo il gioramento di Filippo potestà dei Pisani, dietro l'istanza del loro arci- vescovo Ruggero. Aveva quest’ultimo esi- bite a que Signori alcune lettere dell’arci- vescovo di Genova, in cui si narrava, che Niccoloso del fu Tatone da Chiavari, chie. rico di S. Siro di Ponte, era detenuto nelle i pissne da quelli di Pianosa, e faceva istanza che fosse liberato. In vieta di ciò l'arcivescovo Ri proponeva al, governo di liberare il suddetto chie. rico genovese, a condizione per altro che il Comune di Genova facesse uscire dalle sue carceri, e rimandasse libero alla pa- tria Ugolino figlio di Uguccione Verna- galli chierico suddiacono, e Pievano del- l'Isola di Pianosa, stato preso nel mese di aprile o maggio ultimo passato, e fino da quel tempo detenuto nelle carceri di Genova coi laici pisani. La proposizione la fatale disfatta accaduta pochi mesi do- po alla Meloria, rese i Genovesi pedroni del mare toscano e insieme della Pianosa. ISOL Della quale Isola i Pisani tornarono nel secolo susseguente al possesso, a condizio. ne per altro (se dobbiamo prestare fede agli storici di Genova) di lasciare la Pia- nosa incolta e deserta di abitatori. Era in tale meschino stato cotest’ Isola, quando nel 1399 toccò a Gherardo Appia- ni insieme con le altre dell'Elba e di Mon- te-Cristo, oltre il paese di Piombino. Durante il dominio degli Apj bra che la Pianosa sì ripopolasse € che vi si riuttassero le abbattute forti- ficazioni; avregnachè un'armata navale Gallo-Turca nel tempo che depredava 1' I. sola dell'Elba, corse anche sulla Pianosa; € dopo di averne smantellata la torre po sta a difesa del piccolo , condusse schiavi quanti di quegl' isolani potè tro- vare. Da una lettera scritta su tale emergente da Deodato Spadari, stato pievano di quel- la lazione, a Ventura Bufalini ©. di Massa-maritlima, si rileva, che nella stessa occasione seguì la distruzione del paese della Pianosa abbenchè questo fosse circondato di muraglie, e nel mezzo avesse wna bellissima rocca, quale restò espa- guata per la rottura alito von cisterna, aggiungendo quel pievano, che il villaggio «di Pianosa era formato di 4o in 45 fuochi. ( Nina1, Stor. dell'Isola dell'Elba pag.93). Una pergamena dell'Archio.Dipl.Fior. mi ha dato a conoscere qual fu il santo ti- tolare della chie«a parrocchiale dell’ Isola di Pianosa. —È una bolla del primo di ot. tobre 1538, con la quale il Pont. Paolo III assegnavainbenefizioalCav.Giorgio Ugo- lini di Firenze castellano del Castel S. An- gelo di Roma la chiesa plebana di $.Gau- denzio dell'Isola di Pianosa, ossiano le sue rendite superstiti, assieme con quelle di Santo Pietro nelle Colline pisane, e di $. Maria a Chianni preso Gambassi. Per riparare l'Isola di Pianosa, e difen- dere il litorale toscano dalle incursioni dei Barbareschi, ilGranduca Ferdinando I nel 1594 fece istanza all'Imperatore di averla in fewlo insieme con l° Elba e Monte.Cristo; ed infatti gli furono pro messe, comecchè per altre ragioni la pro- messa non avesse effetto. Donile avvenne che la Pianosa, finchè stette sotto il domi leseria di popolo. Quindi non saprei con qual fondamento nto, mero, e 300 di loro condotti in sel ISOL 609 di verità fosse fatto credere a M. Zicbaut, che gli abitanti di Campo e di Marciana dell'Isola dell'Elba pervenissero a discac- ciare i Barbareschi eil a rendere alla Pia- nosa lo splendore suo primiero. « Ma sono ora circa 20 anni (scriveva Thiebaut, nel 1808 il suo viaggio all'Isola dell'Elba ) che, dopo una lunga resisten- za e una perdita considerevole da una par- te e l'altra, i coloni furono vinti dal nu- Questadisgrazia (soggiunge egli ) in poi allontanò il coltivatore dalla Pia- nosa, che non domanda altro che braccia per produrre delle ricche messi. » Il silenzio della storia sopra un fatto troppo vicino all'età in cui viviamo, ed i documenti dei tempi già scorsi ci fanno tenere in poco credito la raccontata di- sgrazia e molto meno si vorrà credere, che per effetto di ciò il coltivatore Elbano esc. non siasi più accostato a seminare i cereali nella deserta Pianosa, giacchè quest' uso fu continuato, in special modo dagli abi- tanti di Campo e di Marciana, fino al. l’anno 1834, e| cui tutta l'Isola di Pianosa fu condizionatamente dal gover. no toscano concessa in enfiteusi perpetua ad un solo proprietario. Nel principio del secolo che corre la Pianosa venne incorporata alla più municipalità dell'Isola dell'Elba (S. Pier in Campo); e dall'Elba parte tuttora men- sualmente la inuta del presidio destinato a guardare il piccolo scalo della Pianosa, difeso già da una torre, innanzi che que. sla fosse fatta saltare in aria dagl'Inglesi nel maggio del 1809. Nella rovinosa caduta di Napoleone dal seggio imperiale, allorchè il destino lo gui- dò all'Elba, fu unita a questa la si ria di Piauosa, la quale dopo 18 secoli v. de in lui un altro Augusto; e fu sì grata, dice il Zuccagni, l'impressione eccitatasi in Na ie alla vista di quel luogo di delizie, che formò tosto il diseguo di mam- darvi una colonia agricola. Quale si fosse lo stato agrario dell'Isola di Pianosa nei primi anni del secolo attoa- le lo disse il Prof. Antonio Targioni-Toz. zelti in una sua lezione all'accademia dei li, letta nell’anno 1817, allorchè arvisava, che la sua superficie irregolar- menie piana, coperta in gran parte da macchia di olivastri, di albatri, edi son Gio. 180L dagl i quali da molti anni solevano dalla loro Ieola dell’ Elba trasferirsi alla Pianosa nelle stagioni a taleoggetto più opportune. specie di lavoranti avventurie- ri andava scegliendo quà è là delle piazza. te di terreno capace alla sementa, quindi tappata la terra, e di rado sdoprendo Va ralro, vi spargeva sopra il grano nella uantità media di circa cento sacca, ossi; 300 staja. Dopo raccolta la messe si ino quei campi senza alcun’altra coltivazione per l'anno velà si trasportavano dall’Elba a pascere i bo- inmi, i quali consisterano per la mag- gior parte in capre e in un mi- nor uumero di bovi e cavalli, che nel to- tule ascendevano a circa:1600 capi. 11 grano alla Pianosa, benchè coltivato nel modo qui sopra annunziato, solev: «lare dell'otto per wno, ma la raccolta sof- ri grande scapito, se nella prima- vera non cadevano piogge a rinfrescare quelle aride campagne. Niun altro cereale, nè di bia. de nè di legumi, si raccoglieva in que st'Isola eccettuatone il grano. — chissime viti si trovano alla Pianosa, e quelle salvatiche e sterili verso la spiaggia occidentale nel li denominato le Can. nelle. Sotto il governo dei principi di Piombino i coltivatori di Marciana e di Campo, a titolo di fitto delle terre che seminavano nella Pianosa, pagavano lire due toscane per ogni sacco di sementa, il che portava all'erario del principe L. 2v0 l'anno. Restava bensì a carico dei col. tivatori la provvisione del deputato di ragione di L. 2 soldi 13 eden. 4, più per giorno, la page del op pellato a una lira il giorno per il tempo in cui gli Elbani erano obbligati a tratte nersi per le doro faccende nella Pianosa. 11 governo francese nel luglio 1807 seravò dell'incarico delle suddette spese i coltivatori e fittuarii della Pianosa, e addossandosi il myntenimento della sani- tà, sumentò il fitto del suolo col portarlo a lire 4 soldi 5 e den. 4 per ogni succata del terreno che occupa A quell'epoca il Prof. Targioni-Tozsetti valutò che vi fossero nella Piamosa da cir- 1SOL ca 20,000 piante grandissime di ulivastri, dalle quali non era stato mai ritratto al cun utile nè dal pubblico, nè dai partico tivatori che ne solevano fare strazio . Al- cuni agricoltori di Campo raccoglievano bensì dai sondri circa un cento di sscca di seme per estrarne olio da ardere , pote done ritrarre a un bel circa 24 barili. Inquale stato si trovasse nel 1836 l'Isola di Pianosa, e quali fossero le sue ultime eoudizioniagrarie, lo fa poi conoscere l'o- scolo del Dott. Attilio Zaccagni Orlan- lini poco sopra rammentato. In esso tro vansi riportate le condizioni, con le qua. li il governo toscano, nel ,, conceme inaflitto perpetuo al cav. Stichling coo- sole del Re di Prussia a Livorno talla l'Isola di Pianosa, col pagare il canone annuo di L. 1500 fior., esonerandolo per anni dieci da qualunque imposizione. In forza pertanto di quel contratto l'af- fittoario si è obbligato d'introdarre nella iro di dieci i non meno di so famiglie di contalini , pre parando loro altrettanti poderi con case € necessarii annessi.Gli corre altresì l'ob- bligo dentro lo stesso decennio di far di- shoscare e potare la vastissima inselva- jchita uliveta ( 30,000 piante ) onde va domestichezza. allignano e vi crescono in copia, piante bulbose, gli anagiridi, le cipolle scille, i porri domestici e salvatici, e questi ultimi in numero prodigioso. Anni:lano sempre nell» Pianosa, al pari che nelle altre isole disabitate del Mare tuscano, grossi e numerosi topi , conigli e lepri, benchè questi in più scare onpia. Non avera appena il nuovo ailituserio dell’ Isola di Pianusa incominciato a dare opera a una così importavie quanto Labo- riosa intrapresa, che già un battello a va- pore veleggiando da Livorno per le Tsole dell’Arcipelagotoscano con unacomiti va di Viaggiatori delle tre giornate, approdò an- ISOL che alla Pianosa per visitare la novella colonia e i nuovi lavori. Nò corsero mesi, che comparve nel giornale Agrario tosca- no la leitora di uno dei viaggiatori mede- simi, del Cav Commend. Lapo de’ Ricci iadiritta al console Cav. Carlo Sticling, con la quale si suggerivano al coraggioso proficua dell’ Jola: consigliandolo, per es., di non impe- gnarsi nella costruzione di molte fabbri- che, nè in affrettata coltivazione, ma di ii re dalle operazioni facili, delle quali il successo non sia dubbioso, senza lasciarsi illudere da mania di troppi ten- tativi, avendo veduto molle volte, che la passione di fare bella mostra in ugricoltu- ra nuoce alla buona € saggia: economia, quale deve aversi in mira in ogni sorta di "PISMLA ve LAGO si BIENTINA.— Ves. Birra, e Laco vi Biaxrina. ISOLA ROSSA davanti al Monte-Ar- gentaro. — Ped. Anexxrano ( Moxrr). ISOLA pi TINO, o Tino Maeotonz. — Fed. Inora vi Parmazza. ISOLA pi TINOTTO, 0 di 7ino Mf;- nesz.— Wed. lsora pi Parmanta. Isera pi Lospa in Val-di-Siere.— ed. Lousa. Zora sul Pincio, nella Valle dell'Om- brone pistojese. — Contrada che fu comu- nello e dice il nome alla chiesa parr. di 8. Pietro de Isola , annessa a S. Michele Piazza, nella Com. di Porta a! Borgo, oc. di Pistoja, da cui dista circa 4 migl. a maestr., nel Comp. di Firenze. A questa contrada, forse un dì stata ri- dottaad Tsoladall'Ombrone e daltorr. Pin- cio presso la vi!lr di Romagnaua , appel- laso molte membrane app:rienute all'0- pera di S. Jac di Pistoja, attualmente nell’Arch. Dipl. Fior. Tra quelle rogate li 30 apr. 1265, 1383, li 31 marzo 1298, eli 34 seit. 1329. Da quest'ultima si ri- leva, che il luogo d'Zsola anche in quel tempo formava un comuncilo del piviere di Groppoli ; è tale si mantenne sino al 7 giugno 1975, allorchè in aumento della legge dei ag Sett. 1774, che dovè servire di fondamento per Y' organizzazione eco nomica delle comunità della provincia pi; stojese, fu emanato il motup » pel quale vennero incorporati diversi comu. ISOL Ci nelli, fra i quali questo d'Zsola con S. An- gelo in Pinzsa alla nuova comunità della Cortina di Poria al Borgo. — Ned. Poara at Borco, Comunità. La Ch. d’Zsola fu confermata ai vesco. vi di Pistoja dalle bolle dei pontefici Pa- squale II, Innocenzo II, e Onorio III. Nel 1313 ill parroco di S. Pietro d'Zsola in Wincio fa tra quelli che concorsero al sinodo pistojese tenuto dal vescovo Er. mauno per tassare il clero della sua dio- cesì, che doveva coucorrere alle pubbliche gravezze. ( Zaocazia, Anecd. Psr: , ISOLANO, già Zasutaro in Val-di-Ma- gra.— Cas. con cappella (S. Martinv) com- presa nella pieve di Viano, Com. Giur.e circa 6 unigl. a ostro di Fivizzano, Die. di Lani-Sarzana, Comp. di Pisa. Risiede alla base sett. del monte Spol- verina sulla schiena del marmoreo pico del Sagro di Carrara fra la ripa del torr. Lucido di Vinca, che gli resta a lev., e la strada militare da Fosdinovo a Modena, sull'estremo confine del territorio zanese con l'exfeudo di Gragnola del di- stretto di Fosdinovo. Gli uomini d’Isolano dipendevano dal March. di Castel dell'Aquila, o di Gra. gnola, allora quanilo vollero liberamente sottomettersi alla Rep. fiorentina in com- pagnia degli ‘abitanti di Tenerano ( 20 aprile del 1504), dalla quale Rep. nell'atto medesimo ottennero diversi] privilegi e favorevoli esenzioni. La cappellania corata d'Isvlano dipende dalla pieve e fa parto della parr. diS. Mar- tino a l'Vieno, sebbene quest’ ultima sia compresa nel territorio Estense di Fosdi- novo. La cappellunia d' Isulano nel 1853 cou- tava solamente 79 abit. ISOLETTA, o FORMICA pi MONTE. CRISTO. — È mezzo a profondo mare tra l'Isola di mosa e quella di Mont:-Cristo, l’altima delle quali è circa g migl. al suo scir. Questa formica ha una circonferenza di quasi due terzi di miglio, ed è situata nel gr. 27° 49° 5” long. e 42° 13° 9° latit. ISOLETTE, o FORMICHE p: GROS- SETO. — Diconsi le Formiche di Gros- seto quattro o cinque piccolissi Ì, o scogli che spuntano dal mare disposti un dietro l'altro nella direzione da mae. ate. a scir. davanti alla spiaggia di Gros. lt) 1SOL seto, € di faccia alla bocca di Ombrone, che è 8 in 9 migl a grec. delle Formiche predette. 1 piloti non hanno costà da temere d' investire in secche né in baje, mentre il mare intorno alle Formiche di Grosseto, secondo gli scandagli (atti dal celebre geo- grafo nautico Cap. Smyth, è profondo dal- le 20 alle 180 br. ISOLOTTO pr CERBOLI. — È uno scoglio disubitato sporgente dalle onde a puisa di una cupola in mezzo al canale e 4 migl. a ostro di Piombino, el egualmen- te distante, per il lato di pon., dal Capo del Pero dell’ Isola di Elba. L'isolotto di Cerboli è in gran parte rivestito di mortelle, di lentischi e di ab tri fratici silvestri. — Sotto la dinastia dei principi Appiani sopra la rape di Cerboli fu edificata una torre, stata giù da gran tempo abbandonata, e le cui ro- vine servono di tranquillo ricovero ai ser- penti ed ai topi. Li , 0 SCOGLIO paura ME- LORIA. — Ped. Maronta (Banco pezza ) Livonzo, e Posro Pisano. ISOLOTTO pi PALMAJOLA. — Una rupe composta di macigno e beare compatto di doppia estensione dell’isolot- to di Cerboli (circa un miglio di perime- tr0)e di figara triangolare. Trovasi situata fra quella di Cerboli e il Capo della Vita, che è la punta più sett. dell'Elba, da cui Palmajola è appena a migl. distante. Rella sommità della Palmajola bavvi coste che l'avv no. Non molto lungi, e nella stessa latit. fra il Capodella Vita e quest’ isolotto di Palmajola, esiste un altro scoglio, che dai suoi naturali e più nume: ilatori porta il nome d'/sola de’ Topi. ISOLOTTO ni TROIA. = L'isolotto di Troja sporge dal mare dirimpetto al prossoniorio ed alla torre della Troja, si- tuata nella punta australe del seno di Scarlino, fra il littorale di Pian d'Alma € il fortino delle Rocchette, nel gr. 28° 22° long. e 42° 48" latit. Per quanto questo scoglio non sia più di messo miglio lontano dalla spiaggia TVaKk di Scarlino, pere esso ha per ogni intor- mo wa fomlo di ire non minore di 8 hr. che a luoghi pesca sino a 60 be. ISOLOTTO, o FORMICA se BURA- NO.—È uno scoglio che siede sopra un banco a fior d’acqua situato circa due mi glia discosto dal tombolo che chiude il Zago di Burano e dal fortino di Macckie- tonda, che gli resta di fronte. È l'isolotto più meridionale dell'Arci- pelago toscano speltanie al Grandugio. La sua posizione geografica stà nel gr. 28° 5g' long. e 42% 23' latit. ISTIA »'OMBRONE. — Fed. Leon mella Valle inferiore dell’Ombrone sc- mese. Fusciana, Usciana. — Ped. Guacuno Tutrano di Radicondoli in Val-di-Mer- se.— Cas. che diede il momignolo a es chiem perr. (£. Cristina de Juliano ) da lungo tempo distrutta, nel piviere, Com. € Giur. di Radicondoli , Dioc. di Volter- ra, Comp. di Siena. La chiesa di $. Cristina d' Juliano tro vesi designata fra quelle del pievanato di Radicondoli nel sinodo volterrano ce- lebrato nell'anno 1356. Juziazo nella Maremma grossetana. — Ved.Guisano e Gattiano nella Valle in- feriore dell’ Ombrone senese. IVARIO, Zruro, ed ora Avaec in Val-di-Nievole. — Cas. che fu comunello ed aveva la sua chiesa di S. Michele filiale della pieve di S. Leonardo alla Serre, ella « circa a migl a sett di Mar- iama, Giur. di Seravalle, Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. Risiede sul vertice del contrafferte che scende dai monti di sopra a Pistoja fra le sorgenti della Nievole e quelle della Pescia maggiore. — Vi ebbero podere i Lambardi di Montecatini stati patroai della chiesa di S. Michele d'/voyo, sieco- une apparisce da un atto di protesta fatte lie. 1243 a nome del pievano rel la pieve di Serra e degli womini della Com. d’Ivaye a cagione del giuspadrona- to della chiesa seddetta nel piviere preno- minato preteso dai Lambardi, mentre gl nomini d'Zreyo sostenevano, che non ai Lambardi, ma ad essi spettava il diritto di presentare al pievano il prete rettare della parrocchia. — ( Anca. Dir Foa Corse dell'Opera di S. Jacopo di Pi- stoja. ) — Ped. Avsario. 613 L Lunico, 0 LOBACO. — Ped. Lusa- co ( Piva pi) nei monti di Fievole. LABREVE (MONTE ). — Fed. Nos re-Lasae ve Lacora. — Ved. Acona e Lacuna. Zaconz. — Ved. Aconz. Lacuna. — Ped. Lavusa. Locran:s. — Ved. Larrara nella Valle inferiore dell'’Orabrone senese. LAGACCI ( Se. NARIA x PRUDEN. ZIO 11) nella Vaie del Reno. 2 Due villate (i Zagacci di sopra, ed i Za, di sotto ) nella Com. e circa migl.3a i. della Sambuca, Giur. di saio, Diee. di Pistoja, già di Bologna, Comp. di Firenze. Trovansi alla siistra del Reno lungo la strada inacstra che pessa per la foce dell" nino pistojese, diri i al Cast ils Sambec, @ di la peri Bagui della res: Chiesa pior. dei Lagacci li ti rr. dei nei secoli scorsi nave i sitola di | 8. Michele di Stagno nel piviere di S. Gio. Battista alle ci — dei sul de. GTI ol Vitta dico de. la diocesi di Bologas, e insieme con quelli della Sembuca, di Pavane, del Cassero e di Frassignoci fu riunito alla giurisdizio- mne vescovile di Pistoja, siccome già da lange tempo innanzi i lsoghi medesimi pel civile € per il politico dipendevano dei magistrati di quella stessa città. 1 vocaboli di Stagno e di Zagacci che comservansi in cotesta contrada, derivaro- no materalmente dai ristagni formati dal fame Reno, non tanto per la poca inclina- zione del suo alveo , come ancora per stmotte dei terreni che volte dila- mano dalle superiori halze di schisto mar- moso, e che trattengono în questa elevata Gonfolina dell'Appennino pistojese lo sco- lo libere alle scque fiventi. La parr. di S. Maria e S. Pradenzio ai Lagaeci nel 1833 contava 142 abit. LAGACCIOLI »: CAPALBIO nella Ma- remma orbeicllana. — Consistono in va- nii i d' acque ricche di carbonato Ciccio, Fi cui lembi e campi limit vu sono latamente incrostati da un traver- tino cellulare, il quale s'incontra lata- mente sparso a pochi piedi sotto la terra vegetabile per tutte quelle Marem i Zagaccioli distanti tre migl. a sett.-grec. di Capalbio, sul lato destro della strada comunitaliva i che cu a Mancia ook Canio, vi a ii deb- una pozzanghera piuttosto che meritare il titolo di lag. Quasi nello stesso meridiano, ma 5 in 6 migl. a pon. «le' Zagaccioli testè accen- mati, esiste tra piccola laguna d' ac- que stagnanti, la quale ema pure l'immeritato nome di Zago del Cutignolo. Più vasto di totti spande in mezzo al travertino le sue acque il Zago di S. Flo. riano, situato alla base meridionale del poggio di Capalbiaccio alla sinistra della strada maremmana che guida a Montalto nello stato Pontificio, quasi al bivio dove sbiocca la via vicinale che scende dal Cast. di Capalbio, da cui il Zago di $. Flo- . a lib. Ved. Gera (Bonco 01), e Anctra. LAGHETTO »r STAFFOLI nel Val che forma appendice verso scir. di Bientina dal lato più angusti st’ultimo, ed intorno al quale sono poste Je dogane di Farilere: "ae Grugno, delle Panora e di Vi Porta esso il 1 stintivo di Zaghetto di Staffoli dal nome del popolo în cui è com- preso, nella R. tenuta delle Panora a lev. della strada R. pistojese del Vald'Arno inferiore, nella Com. e 5 migl. a macst. di Santa-Croce, Gi li Castelfranco di sotto, Dinc. di Sauminiato, già di Lacca, Cop. di Firenze. del di 11 mor. 1736 il iste e conside rate le ragioni, Ti Zero fi Sf CIA LAGO foli di pertinenza della sua corona, e mon della mensa arcivescovile di Lucca, la quale sino a quel tempo ne aveva goduto il trutto. Leisiza, 0 Lancaniva — Ped. Ance Azcrmso, e Lanoramo nel Chianti. (CO. ATO. — Med. Lacaccioti ni Caraznio. LAGO D'ACQUA MARCIA. — Fed. Laco Scarasoro. LAGO pett' ACCESA. — led. Accesa ( Leno per) LAGO perta BASSA nella Maremma ln. — È un angusto lago pelu- ra bisluoga posto fra il Lago Burano e il fosso del Ckiarone nella deserta pianura dell'estrema Ma- remma toscana. Esso è alimentato horri e fossi che vi scolano dai poggi " periori di Crpalbio, il più copioro quali, al iiato il borro del Sarso, scorre tra Capalbio e il torr. Chierone. LAGO »i BIENTINA, o ni SESTO ( Zacus Sexti). — E il più esteso, e forse il più costante fra i Laghi della Toscann, noto dal secolo VIII in poi col nome di Lago di Sesto, perchè vicino sd esso dalla parte di maestr. Cast. che pre se il nome dalla sesta pietra migliare esi. stita sulla vicina strada waestra che da Lucca guida nel Val-d'Armo inferiore. La linea di confine fra lo stato di Lac- ca e il granducato di Toscana attraversa il Lago merlesimo quasi nel mozzo,mma in linea diagonale, a partire verso lev. dal rio dell'Altopascio simo alla dogana del pei verso lib. — H% dal lato di maestr. ianura di Lucca, dalla parte orientale al-di-Nievole percorm dalle due Pe ha sett. i porgi di Monte Carto e di Porcari, mentre le falde estreme delle servono al Lego . a lib. — Il Lago di Bientina o di , compreso il suo vasto lembo palu- ng superficie di circa 14 nigi. que, la metà della quale trovasi costantemente coperta dalle nedè distinta dal Pedule col nome di Chiaro. Esso è di figura irregolare e bislunga di- retta da maestr. a scir., fra il gr. 28° 19° al 38° 23° long. e il gr. 43° ar’ 7%al 43° 26° 4° latit. LAGO Comecrbi alcuni abbiano opinato, che nei tempi remoti questo Lago non csistes. te, perché non vien rammentato dai gro- grafi né dlalle memorie storiche anterior mente al sce. VIII, quantunque il mate- matico Ximenes abbia asserito, che il Ze- go di Sesto tino al secolo X\ son fu che un’angusta e bassa palude; pare la sua topnerafica giscitara, in un suolo assai depresso e mantenuto lacustre non sol. mente dalle «cque correnti dei fossi che vi flaiscono, ma dalle polle naturali che scaturiscono «Lal fondo del suo bacino, ci i per luro stesse a do. la sus origine nd en'e poca molto antericre al secolo VIII, allora quando cioè il suo fondo doveva enere mollo pià depresso di quello che attual menie apparisce. lo debbo astenermi da ‘qualsiasi rile» sione propria di un idraulico anzi che di uno storico; ma se è vero, che il pelo dio dell'acqua di questo Lago noa ; che s0 be. a gu iva superiore si livello del mare Mediterraneo; se è provato, che il piano della città di Lucca, e le “m del Serchio al Ponte S. Pietro sono se pit alte dello stesso mare se fu da geo metri e da insigni malemalici più d'una volta calcolato, che la livellazione del prova dall'esercito fiorentino mentre nel. l'anno 1430 accampeva nei contorni del piano di Capannori con inlenzione di al- lagare la città assediata, restando invece il campo degli assedianti invaso dalle ac- que artiticialmente dal Serchio deviate; se è vero, che la tendenza del Serchio a straripare verso il Lago di Sesto fu pare avvertita nel sec. XVII dal celebre idrae- lico ab. Castelli, e con lagrimevole deso- lazione recenterrente dall'effetto dime- strata, allorquando il Serchio setto la confluenza della Freddana nel 1810 reppe gli segini a San Quilico, e di 1a allageo do il piano di Lucea, prese naturaltyente la via di Sesto; se è vero tultociò, sea deve sembrare strana fa coorettura di chi altra volta opinò che il ramo del Serchio, conosciuto nelle amiiche carte col nome LAGO geme per Aniraccoli, S. Paolo in Gor 6°, e setto îl poggio di Porcari entrasse — Al che si aggiuo- Fabri quasi piccolo Auser, Auseresso- Seressa vecchia fu appellato: — dvszs:ssora, Braxton, Carannoa:, Osaza: è Sencano. Mom ostante che il livello del Lago di Bientina o di Sesto sia inferiore a lo del Serchio preso nello siesso gr. di lati costutiociò il fondo del di lui ino, la circostante pianura e il pelo delle sue ao- que dal secalo XII in poi debbono essersi sensibilmente rialzati e riempiti. Cosio- chè quell'Ozseri che si voltara verso lev. per voolarsi Lulta, 0 quasi tutto nel La- eo di Sesto, delle Chiane Liv quer sì rivolta a pon. per entrare nel fiume Serchio, e l'altra inca: ken. forse per il vecchio alveo si vesta mel Lago mediante un' fosso che perta il mederno nome e sparì quasi per mezzo al Lago di di LAGO 685 lo delle Lindgren pali: cpbat nale del Granducato. Il Zago di Burano dal lato di terra sc- coglie le acque terrestri che vi porta dalle parte australe il fosso Chiarene, e dal lato seit. il fosso Melone, il primo che scende dai forni delle ferriere della Pescia ro- mana, l'altro che pessa fra il poggio delle Tombe, ossia fra 11 Tricorto € Capalbiac. Pregate tombole il Lago di Burano comunica e promiscua le sue arse con quelle del mare mediante uma foce aperta quasi a nesta via presso la Torre di Burano. La diga intermedia fra il Lago e il mare è vestita di macchia bassa, che dà di Burano, mentre dalla parte di Terra- indeed ferma esistono due piccoli si Sesto odi Bientina, quell'Isota nella qua- confise le-farono misurate 15 colire di terra di imenza dei monaci dell'antichissima lia di Sesto e dov'è fama che fome en fortilizio presidiato da 300 Lucchesi, nel 1147 furono costà assalti dai Fissi ppi altresì el progressivo psc, e di rialzare talerite aci suoi emise mrii, affinchè le acque dell'Arno nei tem- pi di pi piena non si versino ed allaghino b Sara di Bientina. to alle motizie storiche cd co elle soniche.. vegetabi] ani mali di l'arresto rapporto ai diversi fossi suoi tribotarj ea quelli che gli servono di canali emissarii, Letra supplire in gran parte gli arti ra, Carammoni e coli Brrrrix, Mosre-Cazzo. LAGO Di Bunano mel Littorale di separato dal mare mediante una diga na- turale o tombolo che stendesi lungo il litiorale, a partire dalla torre di $. Fia- porta il vocabolo di Zago di £. Flerie- 10.— Wed. Lacsceion: ni Carazato. Îl Lago di Burano è nominate nei pri. Vilegi pontificii « favore del momasiero delle Tre fontane, = cui apparteneva col territorio dell’ Ansedonia anche coteste Lago sulso prima che fosse ceduto ia sub- feedo dagli abati commendatarii di quel Iwogo pio alla essa Aldobrandesca di Sova- n € da questa nell’anno 1331 venduto senese per il prezzo di fior. 1500. (Ance. Sex. Kalefo dell'Assunta ). LAGO ni CASTIGLIONE. — Ped. Pa- muta se Casricuion netta Puscasa. LAGO, o CHIARO se CHIUSI ( Zecus Clusinus) nella Val.di.Chiana. — Lago, conirasegnato col nome della cità che sopra vi si specchia, costituisce une dei rintagni più centrati del fame Chia- tia.—Esso attualmente irovasi posto quasi sul bilico, dove incomineia per due oppo- ste direzioni la pendenza fra le due Chia- ne, ci dello stato Pontificio che per l'antico alveo si dirige sino al fieme 646 LaGo Paglia verso il Pevore, e la Chiana gran. ducale che per forza di arte da Chiusi per un cammino inverse al suo corso an- Lico sino alla Chinss de' Monaci sotto le sue antiche fonti lentamente s'incammi- na, così chè di Ta presipita nel pisno in- feriore del Val.d'Arno aretino. — Fed. Corara fi. Tu cotesto pesto di pendenca incerta, nei contorni di Chinsi la Chiana spagliar dovera le sue acque fino dai tempi di Angnsto , testoché il geografo Sirshone rammentò il pescoso Zago ricine « Chiu- si. ll quale Lago non è improbabile che a quella remota età fese più profomlo di oggillì, siccome realmente ora assai più hasso il pelo delle sue acque e il fondo del suo hacino, in guisa che insieme con quello di Moniepalciano peteva per av- ventura costituire un selo corpo di ac- que. — Fed. l'Art. Comm. Attualmente il Lago,o Chiarodi Chiusi di circa igl. quade. nom valutando le sue gronde pain. Queste peraliro dlisten- donsi più che alirove dal lato di pon., e di ostro; talché da quella parte i suoi pe- glieti per quanto inuiti conservano tuttora il nome di padule delle Boste. Il Zago petali trovasi situato fra il er. mi 36 8 al i gr 43° 3° al 49° 4° a ripa meridionale, là dore si alzamo le due insuliaati torricelle di Beccati questo, e Beccati quest'altro resta un migi. circa a sett. prec. della città che gli dà il nome. A Chiusi nell'età di mezao riguardavasi con tale imporisuza cetesto piccolo Lago, che, ricopiando in tura la solenne funzione della i »posare il mare Adristico nel giorno dell' suono delle trombe e gii urli del bandi- tere, che ad alta voce proclamava essere il popelo e comune della città di Chiesi libero, unico e assolute signore di quel Lego. — Ved. Carra e Corvsi, Comunità, LAGO ser COTIGNOLO. — Ped. La- scacco ni Carazaro. LAGO LAGO nen’ EDIFIZIO, ossia SOL. FUREO in Val-di-Cornia fe Alba lac, 0 Aquae Calidoe), — Lap rinchiuso in wa incave di poggie due mil. circa a pon. e nella parr. di Mon- te-fiotondo sulla ripa destra del fi. Cor nia, nel quale Raise! 11 van cmiesario AI. secco, già sal Versitoriale del di- strutto castel di Cornia, a poca distanza dal castellare di Vecchiena. Esso presenta una figara quasi circolare di ma quarto di Miglio di saperficie; ed è situzto nel e. 28° 34° 5° di loag.e 43° g' di latit., circa igl. lungi dallaspiaggiadi Piombino. Prese il nome di Zego dell'Edifizio da uma vicina fabbrica, della quale esistono tuttora le rovine , fatta per la confezione del vetriolo verde che si estraeva da quel- le acque minerali. È alimentato da polle termali che pal Tulano dal fondo del sue becino, caldis- sime, fumanti, e che tramandano odore mio albiccie, per cui mei secoli bassi ad alcune di quelle Rolle venne datoil Vpgatole di Aguas Ca- sedi Arvvegnachè alcene carte dita medio evo tendone a farmi credere, che colesto Lago deil'Edifiio abbia per avventura a corri- spendere alle Acque elbule, e calde della fal-di-Cornia, quali furono designate sino dal secolo VII elle pergamene dell' deck. Arcio. Lucch. e in quelle appertemate alle comunità di Massa e di Volterra; e conse quentemente che esso Lage conti) sua ori. fime già da molti secoli. (Tascroni, Miag- get. 1V pag. 220). — Al'Art. Bagni infoniensi fu da me avvertito ( Pal. F di quest'opera, pag. 231) che sino dall'a no 754 erano rammeniate le Aopue 4/- bule nella valle di Cornia a confine col tt. si avvicina al Fagno del Re,da cui è aiquanto più settentrionale il Zago Sulfurco dell'Edifizio. Delle stesse Acque colde fanno menzio me più e diverse carte della commmità di Massa, fra lequali citerò un istramento dei 15 marzo 1031, rogato nell'abbedia di Pa- lazsuolo presso Monte- Verdi, all'eccasione che un Guido d' Oddone dosò sì Moo. suddetto tuttociò che porsedeva all'Acpse Calda. Con più precizone le rammentò il Pout. Gregorio VII in una bolla spe LAGO Gita al Vesc. di Populonia li so novem- bre 1075, con la quale vengono designati i confiui della diocesi di Populonia , che dal lato della Val-di-Cornia incontrava i seguenti luoghi: inde ad Sanctum Jokes- nem in Gualdum Domni Begis, et ed S. Philippum et inde ad Montem Viridem, ei inde ad fontem Foatignani per Faje Aquan Carpozan, 65 ad campura Sussianum, et erinde ad Viniale, ere. pubblico istrumento degli 21 sett 1254 relativo al possesso preso dal siudaco del comune di Mar del distrutto ‘astiglion Bernardi e il Val di Cornia, so- genn. 1105 celebrato ino castello della Leccia del distretto volterrano , quando la contessa Gisla vedova del C. Rodolfo nato dal C. Ugo, col consenso i Uguccione di lei figliuolo e mondualdo, ordine al testamento del predetto suo marito fra le altre possessioni all'abbadia di Palazzuolo a Monte-Verdi una massa, 0 lenvia, posta in Cafaggio e in Ague Albule, oltre la metà di altra massa situata nel luogo che denomina lerza massa in luogo Finalmente, che alle Acque calde di Val l'altual Zego Sul- non ne lascia dub- iarazione dei testimoni esami- olterra nel 1395 al oggetto di intracciare i confini territoriali del già istruito castello di Cornia. I quali te- imoni dovendo indicare i nomi delle dalla parte della corte di Lustiguano con questa mediante il Gume Cornia fino alla contluenza del borro di Micavo, e di là « cuse Mallicui,ci tendit ipsum cd Avvan LaGo 617 Carinsu et ipsum super Vecchenam et descendit ad S.Quilicum, et descendit ad pianum de Cagivoli , et trahit per viam Rii purridi (ora Riputine) usyue ad fon- tanellam , et trahit sursum ad podium Montis Cassiani, et descendit in botrum rivi Tassi (forse il così detto Ritasso) et trahit sursum ad Serram Stechariae, et inter dictos canfines est curia castri de Cornia. (Axe. Dir Fion. Carte di Polterra.) — ed. Conmia, Castello. Comunque sia, certo è, che il Zago del- ua , che porta il nome di Botte o Cantina del Re. Il Zago dell'Edifizio offre lo spettacolo proprio dei Zagoni del Volterrano e del Jassetano, cioè acqua caldissima, torbida fumante con strepito esterno e solterra: che fornisce acido borico, e solfati di mina, di calce, di ferro ec.—Fu gliere quest'uli cui havvene jor quantità, che costà nei secoli passati si eresse l’Edifizio per la sua estrazione stata interrolia e ripresa per varie volte, e finalinente affatto abbando- mata, sicchè dall'edifizio dove si confezio- nava il vetriolo prese nome il Lago. LAGO »: FUCECCHIO. — J°ed. Pa- vor vi Frosocaio. LAGO par GHIARACCIO. — ed. La- 00-Prroso. Laco pi Lar 4x0, 0 DI Lartazo nel Val d'Arno re.— Il Zago di Lavano, 0 di Zuviano io dubito che abbia esistito mel luogo detto attualm le Prata del- la Vajana sulla ripa tra dell'Arno fra il Castel del Bosco e la bucca «del tor- rente Cecinella.— Questo Lago da gran tempo sparito e colmato trovasi rammenta» to più fiate dalle antiche carte dell'Arch. Arciv. di Lucca, e da Tolomeo lucchese negli Aunali della sua patria, segnatamen- te allorchè quest’ultimo ne avrisò, che nel 1382 il Comune di Lucca fece la quantità di terreni palustri abbando- ti del padule di Zavano, dalla Gascia- ns, e dal padule di Sesto, come pure l’ae- quisto che si era fatto nella Cerbaja di ter- reni colmati dalle acque della Pescia. Ved. Lariano (Piava 1). LAGO ni MASSACIUCOOLI presso la Marina di Viareggio. — È il secondo Lago Lucca, com' è il Lago di Sesto sull’ estre- mo confine orientale dello stesso dominio. 13 Lago di Manacieccli giace fru il gr. 29° 56 al 28° 1° long. e il gr. 43° 49' al 43° 51° lazit., circa 8 migl. a pon..lib. di Lacca , e 4 in $ migl. a grec. di Viareg- gio. Occupa esso una superficie di 3 migl. quadr. com una periferia tre in qualiro volte più estesa; è compre:o per la massi. ima perie nella Com. e Giur. di Viareg- gio, nel di cui comale, mediante la Fossa Barlemacca, sbecca il suo emissario, men- tre una quinia del Lego medesimo dal lato seridicanio appartiene alla Com. di Vecchiano del territorio granducale. Questo Lago ha vastimime adincenze o poglieti palustri, per cui il suolo intorno, meno che dal late di sett. dove le sue groade vanno gradatamente ad alzarsi poggiando verso il moote di Quiesa, per Sutto altrove è intersecato da frequenti profonde fosse, perte delle quali tribu- tano le loro acque nel Lago, e parte ne ricevono il rifiuto per versarlo leatamen. te nelle gran fossa emissaria e navigabile cede entra in Viareggio. All’Articole Fossr Pariniave io ester. nai un dubbio, che la Fossa Burlemecca i almeno in parte, alle Fos- Bacino del Lago di Massaciuccoli è emi- menlemente silicen, mentire vasto lembo palustre consiste di terreni in gran ma argillosi e calcarei. La ato‘alla pendenza tra il Lago di Massaziucroli ed il livello del mare Me. diterranee, il primo, secondo i calcoli del matematico Li: , presenterebbe un declive ragguagliatamente di un'oncia di . per miglio. — Ped. Vianecaro. LAGO, 0 CHIARO pi MONTE-PUL- La, — Chiuma- trovò la Chiana in eotesta pianura del ter- ritorio Montepulcianese, nella stessa gui- ss che elle ristagnano sotto Chiusi, col di cui Lago questo di Montepulciano co- LAGO munica per mezzo del Canele denomina. i to il Passo alla Querce. Ul Chiaro di Montepulciano è di figara bislunga da sett. a ostro; egualmente che l’altro di Chiusi, ed ha il sco lembo oriea- tale a confine con lo stato Ecclesiastica. La sua posizione fica è tra iler. 29° 34%al 29° 352% long. e il gr. 43° 4'al 43° 6* 5% latit., sei iu sette migl. a lev. di Montepulciano, 5 migl. a sett-unaestr. della città di Chiusi, e sole tre migl. di. stante dal lembo inferiore del suo Chiare, la cui estensione poco diversifica da la del Zago Chiusino; e conservò finora al pari di esso i suoi paglieti, sebbene questi ‘mezzo dell’arte idraulica vada no gradatamente a ristringersi e colmarsi. Il Lago di Montepalciano fornisce in delicate tinche, anguille, lecci, he, e molti germani, per coi la dalla stessa comunità la gabella del pesce del Lago, per il qual dazio nell’anno 1417 ritrasse lire 340 da Berioldo Magi appal- tatore di quel Chiaro. — Ved. Carana e Comunità. tenze, perchè costassù fra le sorgenti del fiame tenna, e del Sestajone sì tro- vano a confine tre Stati e tre diverse Diocesi, cioè, Lucca, Modena e Pistoja pel Granducato. L'emissario del Zago Nero costituisce le prime fonti del torr. Seste- Jone noto per il grandioso ponte che lo cavalca sulla strada R. Modanese. LAGO, o STAGNO ni ORBETELLO. — Fed. Onseresto, Comunità. LAGO PELOSO, già Piscina Pelose, nell'Appennino pontremolese în Val-di- Magra. — È questo al pari del Zago Nere ‘uno dei piccoli laghetti di limpide e fre sche acque soliti a forinarsi iu una qualche concavità sulla cresta erbosa dell'A ppea- mino toscano. Il Zago Peloso ed il vicino laghetto Ghiaraceio, entrambi di piccoli». sima superficie, trovansi sull'erta groppa della così detta Pelata di Zeri fra monte Gottaro e monie Molinatico, vicino a ca- LAGO pe selve di cerri, nette di Pontremoli, nella cui gi no entrambi compresi, quantunque spei. tino" alla Com. .!i Zeri nelComp. di Pisa. Se io uon temewi di errare direi, che appellare volesse a questa Piscina ossi Lago Peloso, e forse anche all’ori dl paese di Zeri. un placito o giudizio pronunziato li so agosto dell’anno 972 «dsl March. Oberto autore degli Estensi, dei Malaspina, e dei Pallavicini, quando trovandosi egli investito dai due primi Ottoni dell'eminente grado di Conte del S. Palazzo in Italia, da quei rernanti ave- vaanche eltenuto in benefizio il dovizioso Mon. di S. Colombano di Bobbio.—Trat- tavasi di wna lite fra il monastero di S. Martino di Pavia, e quello di $. Colom. heno di Bobbio reclamando ques’ uhi- mo davanti a quel giudice supremo i suoi diriui ed il danno ricevuto in una sua foresta di cerri posta sull'Appennino pon- tremolese, dove erano siati tagliati arbi- trariamente da an cento di alberi d'ordi- me del Mon. di S. Martino, cioè: ia silva una guse est posita in loco qui dicitur Mosraoscun. Della qual vastisima sel- va farono indicati fra tri i confini seguenti: Silva deceri Cerro, ubi ab antiguis clavos ferreoe (sic) infizus sf ret; verum etiam de ipso Cerro, dein- de. .... per vites, quae ..... . Pisci- qui dicitur de Blide ete. tichità Estensi, Parte IL LAGO ne PEROTTO. molla spesa e di corta de- rata fabbricato nel vallone della Bruna fra i monti di ta, sl Lego dell'Accesa, ed il distretto settentrionale di Gavorrano. Fu denominato di tre, già sede di Nello marito della Pia. Gli avanzi del gren muraglione, sai quali gov Vattora si ia, incontransi lungo la fiamana Bruna, circa 3 migl. a sett.-grec. di Giuncarice, mel luogo appellato il Mu- lino del Muro. Fu preposte e deliberato dal Comune l'anno 1489, come fu scritto dai cro- nisti senesi, ma sivvero nell’anno 1169, mentre era architelto di quel Comane Francesco di Giorgio di Martino cittadi- no senese, allievo del sommo Brunelle- sco e maestro che fu dell'esimio Baldas- sarre Perazzi. Mercè le indagini fatte nell'archivio diplomatico di Siena dall’erudito Prof. Ettore Romagnoli, si è venuto a couosce- re, che all'architetto Francesco di Giorgio fa affidato l'incarico di diseguare la gran peuraglia del Lago di Pietra, ma che quel bell ingegno non assistà all' esecuzione dell’opera. Al qual muramento, computa- to 6000 canne di lavoro al prezzo di lire sei la canna, fu posta mano poco tempo dopo, precedendo il taglio delle (olle selve che rivestivano quei deserti. Fu scelta per. tanto un'apposita insenatura o ferre di poggi per attraversarla con uo leago gros. sissimo el elevato muraglione che potesse raccogliere e tenere in collo tanta popia di acqua dei torrenti tributari del fiu- ue sopraindicato; e tutto ciò ad oggetto di poter fornire in tutti i tempi alla città di Siena gran copia di pesce. Il prelodato Romagnoli tenendo dietro a tali ricercl trovò nell'archivio suddetto, al Vol. VIII. Ragioni rivedute, sotto l'anno 1473 no- tato, che il muramento del Lago artifi- ciale progrediva sotto l'ispezione di An- i tonio di Matteo Piazicajolo operajo del muremento del Lago, e che l'impresario del lavoro era un mastro Adamo di mastro Domenico da S. Vito Lombardo, cui era stata pagala dal Comu Siena in due acconti la somma di lire 10,800. — Quin- di Pietro dell' Abaco calcolatore della Re- pabblica fu incaricato di misurare il mu- faglione faito per il nuovo Lago, che fa ealeolato canne 3572. Rapporto alle spe- se della calcina, dei materiali, e degli ar rermanti di quella città, sotto di 25 la- glio di dettoamno, ordinarono che diversi maestri dell'arto andassero a visitare il Lago della Bruna; e finalmente mel di- cembre del 1492 scrimero lettere pressan- tisime al loro architetto Francesco di 690 Laco . Giorgio di Mariimo che icovavasi a Napo- lì, richiamandolo sollecitamente a Siena, e lufatti pochi mesi dopo la gran mare- glia cedò alla immensa pinta del gran volume di acque ivi raccolte, dove dove. vano essere trasportati 120,000 libbre di io sanese: come il 1 gennajo dell'anno ivò novella, qualmenie il Zago remma , nel quale noa si era anco cominciato a pescare, averacaccialo in ler- ra il muro, e allagato molto puese, e mor- to uomini e bestiame; e che questo era accaduto per difetto di chi l'aveva fatto. (Munar. Scripe. &, Italie. T. XXIII). LAGO, o STAGNO ni PORTA (Zacas de Porta Beltrami ). — Lago palustre, situato nel gr. 43° 59, 5 late 23° 491,8” long. il quale occupa la superficie di un migl. quadr. coo la periferia di circa 3 migl., presso il littorale e tre miglia a pou-maestr. di Pielramnta, egualmente distante, ma a scir. di Massa di Carrara. È alimentato da sorgeati che pullulano dalle vicinanze del dirato fortino della Porta di Beltrame e dalla pendice meri- dionale dei monti che stendonsi fra la roc- cadi Montignesoe la finmana di Seravezza. Nun vi è ricordo della sua esistenza an- teriore al sec. XIIL Fu regala dei signori di Corvaja, concesso in seguito dalla repub- blica di Lucca a un nobile lucchese, Pe rotto degli Streghi, per cui d'allora in poi lo Stagno di Porta denominossi Stagno di Perotto, sino a che, nel 1513, il Lago stesso unitoalterritorio di Pietrasanta vea- me sotto il dominio della Rep. di Firenze. L'estrazione che fu fatta recentemente dal letto del Lago di Porta di un termine marmoreo con le sigle E AR, più la cifra numerica CXIIX sollostanie, ed il tro- vansi nel fondo dello stesso letto coperto dalla cuora il selciato di una strada, sem- brano iudizii sufficienti a dovere con qualche ragione afermare, che le dune, e i riaterramenti lungo la vicina spiag- gia abbiano potuto far nascere nu lago dove evistevano campi e regie vie. ed. Fra Emizia ni Sceoso. Laco Presso, 0 Di Prinz. — Ped. Pa. pia me Casricnion mesta Pescasa. LAGO ser ROSARO nell'Appennino tengono.— Pe LAGO fivizzanose. —È forse questo il più piito resco fra tutti i laghelti dell'Appennino toscano, che dà origine € noese al fiume Bosaro, uno dei maggiori influenti Well Probabilmente a questo laghetto mon- lano diede il titolo che porta un vecchio cespuglio, © rosajo silvestre ( Mosa carina Linn.) le cui radici internansi nelli spao- chi matareli di un gran masso di maci che sorge in mezzo al Lago, dove è fame che la stessa pianta da tempo immemora. bile si riproduca, siccome annualmente nella primavera germoglia e fiorisce renza pericolo di essere manomessa, perchè Nè gregge nè pastor se le aovicina. È situato poco al di solto del giogo, e a scir. del varco per dove passa la ‘strada militare di Modena, in una insenatara del monte Ferame, che forma lo sprone occid. dell'Alpe di Mommio, sulla di cui schiena si raccoglie un più esieso Lago, quello di Cerreto dell'Alpi, di pretzenità della Lomburiia tnodanese. Il Zago del Rosaro presentasi in forma bislunga circondato ds olezzanti praterie, cui fanno ombra e cornice fronzeti rami di carpini e di ontani. La sua periferia è di circa un 4. lie, a una elevatezza di 1900 br. sopra il livello del mare Mediter- raneo, nel gr. 27 A 17° lait sulle 7 migl.a i Fivizzano, alla cui comuzii il Zagos il fume Rosare appar Fivistano, Comunità. Lac0 01 Rosta —Ved. Laico (Pian ser). LAGO: RUMIGLIANO,oss1a ne TOR- RE-NUOVA nel littorale di Piombino. È un Lago che va a sparire dalle mappe geografiche della Toscana, come quello cui receniemente fu aperto un emissario a li- vello del suo fondo, e con una pendenza sufficiente a condurre le sue acque 1n ma- re. Questo Lago della figura di un ange- sto parallelograsoso era lungo il tembolo, che per due miglia costeggiava fra la terre de'Coralleggieri e la Torre-nuova, presso al corno seit. del Porto Baratto, già di Popalonia, nella cui parrocchia lo stesso Lago è compreso, Com. Giur. e circa sette migl. a sett. di Piumbino, Dioc, di Masse- marittima, Comp. di Grosseto, una volta di Pisa. — Fed. Piomemno, Comunità. LAGO SANTO sull'Appennino di Ber- fa. — È un piccolo laghetto LAGO tuato sulla souamità dell Appeunino to- sano, denomiuato l'Alpe di Barga nel gr. 289 15° long. e 44° 8° 5° Iatit.S' Li da altissime rupi orizzontali fessi verti un Largo margine coperto di faggi. caltt gua veduta meciprizia perla grane trapelando la lure solamente fra netto ai folti rami dei faggi che l'attor- ni i) l'asturalista Carlo Amoretti, che questo lagbelto nell'estate del una lettera al celebre Spellazza cbe impropriamente gli fu attril denominazione di Lego Sunto, meritando questo piuttosto di esser chiamato Zugo dofernale. La sua figura bislunga è di circa 600 i larghezza e gi iglio. La limpidez- za delle sue acque permette di scorger- ne il fondo, tutto disseminato di pietre. 11 loro trabucca, sufficiente a far girare rime il cirie ii alla pianpre di so nome in quello di Panaro. I lerabi occidentali del Zago Santo ser- pascoli dei Bargbigia- indizione spetti alla vincia molanese del Frignano. Med. ca, Comunità. LAGO, e LAGHI pi SANT'ANTONIO AL BOSCO, detti anche di Savoia in Val-d'Elsa. — Sono due piccoli ristagoi di acque, uno dei quali chiammsi Zago Scuro, e l'altro Lato della Chiesa o di S. Antonio. Presero entrambi il nome dalla parrooci + nel cui distretto sono situati. Trovansi alla destra della strada ansestra che dda Monie-Riggioni guida a Colle, fm ‘Castiglioncelle” Staggia e la Badia di S. Salvatore dell'Zsola , cui tali Feat asei lempi trascorsi appartenevano vocabolo di Padule del Canneto. fu qual condizione si trovasse nei se- coli intorno al mille questa palustre con- Urada lo accentò un breve dei 23 apri. Le 1038 dato nella Badia dell'Zsola da Genfredo vescovo di Volterra , col quale confermò all'abate e monaci di quel mo- ven LAGO nastero le decime del vicino Padule. Ar- wa Jleliberazione presa nel 1245 abate dell'Zsolu di fare ap- . profondare La fossa emissari del Podule di Canneto, perchò le sue acque più facil- nente scolassero nel fiume Slapgia. Appel- ta allo stesso ristagno di e finalmente vi riferisce una provvisi dalla Signoria di Siena del primo agosto ou la quale ordinò ripulire la fos- ria di quel Podle, il di cui deposito iufestava l’aria della circostante contrada. — Fed. Asazia peru'Isora. Un terzo e più esteso laghetto palustre, nelle vicinanze dei prenominati, venue recentemente colmato el il suo terreno ridotto a cultura «di proprietà della no- fumiglia Bianchi di Rammentò i doe laghetti i dell'Abbadia a Isola Giorgio Merul nella sua Cusmo- grafia ( parte II lib. 4) come dotati essi di qualità prodigiose, allorché scrivera: che in Toscana presso il Vico della Badia tra i confini del territorio fiorentino e quello di Siena tono due Laghi di- Suoi Tuno dall'altro un tiro d'arcu, de' quali uno ha le acque chiarissiune, né al dire di quegli abitanti vi si trova fon- do; l'altro un poco più piccolo contiene uu' acqua nera come la pece, priva affitto di pesci; e se vi si getta «dentro un legno, questo va tosto al fondo uò più «pparisce. LAGO SCAFAJOLO sulla afontagna di Pistoja, — É forse il Lugo alpino più celebre di tutti gli altri posti sul dorso dell Appenniuo toscano, ed e più di vgui Lu stojese Antonio Matani, allorchè pubbli. cò nel secolo passato una sua Arlazione * istorica e filosofica delle produzioni na- turali del territorio pistojese. Giuoe il Lago Scufajolo vall''estremo confine della Toscana in una specie di mine Carso salle Seal che "Eli rete a scir. e dall Alpe alla Croce, la quale stà fra il Lego Scafajolo che guarda a lev. e il piccolo ristagno di acque denominato La- #0 d'Acqua Marcia situato al s00 macsir. 9 690 Lago Giorgio di Martino che icovavasi a Napo. li, richiamandolo sollecitamente a Siena, e lufatti pochi mesi dopo la gran mare: glia oedè alla immensa pinta del gran volume di acque ivi raccolte, dove dore- vano essere irasporiati 120,000 libbre di pesci dal Lago di Perugia. Racconta il cronista Allegretti nel sue diario sanese: come il 1 gennajo dell'anno 1493 arrivò novella, qualmente il Zago di Maremma, nel quale non si era anco comincialo a pescare,avevacacciato in ler- ra il muro, e allagato molto paese, e moc- to vomini e bestiame; e che questo era accaduto per difetto di chi l'aveva fatto. (Munar. Script. R. Italie. T. XXIN). LAGO, o STAGNO ni PORTA (Zacas de Porta Beltrami ). — Lago palustre, situato nel gr. 43° 5g‘, 5 lat, e 25° g49',8” long., il quale occupa la superficie di un anigl. quadr. con la periferia di circa 3 migl., presso il littorale e ire miglia a pon.-maestr. di Pietrasanta, cgrualmente distante, ma a scir. di Massa di Carrara. È alimentato da sorgenti che pullulano dalle vicinanze del diruto fortino della Porta di Beltrame e dalla pendice meri- dionale dei moati che stendonsi fra la roc- cadi Monlignesoe la finmana di Seravezza. Non vi è ricordo della sua esistenza an- teriore al sec. XIIL Fu regalìa dei signori di Corvaja, concesso in segzite dalla blica di Lucca a un mobile lucchese, Pe rotto degli Streghi, per cai d'allora in poi lo Stagno di dorte denominossi Stagno di Perotto, sino a che, nel 1513, il Lit stesounitoalterritoriodi Pietrasanta ven- me sotto il dominio della Rep. di Firenze. L'estrazione che fu fatta recentemente dal letto del Lago di Porta di un termine marmoreo con le sigle E AR, più la cifra numerica CKIIX soltostante, ed il tro- vanti nel fondo dello stesso letto coperto dalla cuora il selciato di una strada, sem- brano iudizii sufficienti a dovere con qualche ragione affermare, che le done, ci riaterramenti lungo la vicina spiag- gia abbiano potuto far nascere un lago dove esistevano campi e regie vie. Ped. Fra Emizia i Sceuno. Laco Passio, 0 vi Pace. — Wed. Pa. mia ni Casrrozion nesta Pescara. LAGO per ROSARO nell'Appennino tengono. — Fe LAGO Giviszanene. —È forse questo il più pito resco fra tutti i laghetti dell prigauLicaa tecno che di ci € nome al fiuase Aulalla, ricco \ibulatio del fiume Magra. Probabilmente a questo laghetto moe- tano diede il titolo che porta un vecchio cespuglio, © rosajo silvestre ( Mose cabina Lian.) le cui radici internansi melli speo- chi natareli di un gran masso di maci che serge in mezzo al Lago, dove è fama che la stessa pianta da empo immemora. bile si riproduca, siccome annualmente nella primavera germoglia e fiorisce senza pericolo di essere manomessa, perchè Nè gregge nè pastor se le aovicina. È situato poco al di solto del giogo, e a scie. del varco per dove pasta la ‘strada militare di Modena, in una insenatura schiena si raccoglie un più esteso Lago, quello di Cerreto dell’Alpi, di pertineaza della Lombanlia modanese. Il Zago del Rosaro presentasi in forma bislanga circondato da olezzanti praterie, i fanno ombra e cornice fronzati rami di carpinie di ontani. La sua periferia è di circa un 4° di miglio, a una elevatezza di 1900 br. sopra illivello del mare Moditer- raneo, nel gr. 27° 53 long.e 44°13" latit. sulle 7 migl.a grec. di Fivizzano, alta cai comunità il Zegoe il fume Zosare appar. Fivizzano, Comunità. Luco 01 Rosta Ped. Lico (Prax ner). LAGO s: RUMIGLIANO, cessa se TOR- RE.NUOVA nel littorale di Piombino.— È un Lago che va a sparire dalle mappe Geografiche della Toscana, come quello cui recentemente fu sperio um emissario a li. vello del suo fondo, e con una pendenza sufficiente a condurre le sue acque 1m ma- re. Questo Lago della figura di un auge sto parallelogrameso era lungo il tembolo, che per due miglia costeggiava fra la torre de'Covelleggieri e la Torre-nuoca, presso al corno seil. del Porto Baratto, già di Popalonia, nella cui parroochia lo stesso Lago è compreso, Com. Giur. e circa sette migl. a sett. di Piombino, Disc, di Massa- marittima, Comp. di Grosseto, una velta di Pisa. — Wed. Pionsino, Comunità. LAGO SANTO sull'Appennino di Ber (3. — È an piccolo laghetto montano si- LAGO tuato sulla sowmità dell' Appennino to- rano, denominato l'Alpe di Barga nel gr. a8® 15° long. e 44° 8° 5° 1 mai bissa in un cupo burrone chiuso a po da altissime rupi di maci gno in stra tali fessi en Largo margiue coperto di faggi. La sua veduta raocapriccia per la granle oscurità trapelando la lure solamente fra mezzo ai folti rami dei tai che l'attor- nisuo. questo prgn nell'estate del, run lettera al celebre Spallazzani cbe impropriamente gli fu attri denominazione di Zago Sunto, meritando questo piuttosto di esser chiamato Zugo Iofernale. La sua figura bislunga è di circa 600 br., tre quarti meno la sua larghezza e gi ra intorno quasi un miglio. La limpidez- za delle sue acque permette di scorger- ne il fondo, tutto disseminato di pietre. Il loro trabucco, sufficiente a far girare una grossa waciua da mulino, scende per % lembi occidentali dell Zago Santo ser. vono di confine comecchè la gi ione spei provincia molanese del Frignano, Ped. Banca , Comunità. LAGO, è LAGHI vi SANT'ANTONIO AL BOSCO, detti anche di Sracora in Val-d'Elsa. — Suno due piccoli ristugai di acque, uno dei quali chiamnsi Zago Scuro, e l'altro Lago della Chiesa o di S. Antonio. Presero entrambi il nome dalla parrocchiale, nel cui distretto sono situati. Trovansi alla destra della strada maestra che da Monie-Riggioni guida a Colle, fra Castiglioncello, Staggia e la Badia di S. Salvatore dell’Zsola, cui tali laghetti uwei tempi Urascorsi appartene vano solito il vocabolo di Padule del Canneto. lm qual condizione si trovasse nei se- coli intorno al mille questa palustre con- ted ccennò un breve dei 23 apri 38 dato nella Badia dell'Zsola da Gotireto vescovo di Volterra , col quale confermò all'abate e monaci di quel mo- ven LAGO 624 nastero le decime del vicino Pedule. Ar- tugea ciò una deliberazione presa nel 1345 da Lucherio abate dell'Zsolu di fare ap- profondare la fosse emissuria del Padule di Canneto, perchè le sue acque più facil- anente scolassero nel fiume Staggia. Appel- la allo stesso ristagno di acque presso l° Zsola una rubrica delli atntuti senesi del 1384 relutiva al Padule di Canneto; e finalmente vi riferisce una pros visione della Signoria di Siena del primo sposto cou lu quale ordinò ripulire la fos- i quel Podue, il di cui a depoaito iufestava l’aria della circostante contrada, — Fed. Asazia pat'isova. Un terzo e esteso laghetto palustre, nelle vicinanze dei prenominati, venne recentemente colmato el il suo terreno Rammnentò i due laghetti dell'Abbadia x Isola Giorgio Merula nella sua Cosmo- grafia ( parte II lib. 4) come dotati essi di qualità prodigiose , allorchè scrive che iu Toscana presso il Vico della Badia tra i confini del territorio fiorentino e quello di Siena esistono due Laghi di- stanti l'uno dall'altro un tiro d'arco, de' quali uno ha le acque chiarissinae, né al dire di quegli sbitan trova fon. do; l’altro un poco più piccolo coui uu'acqua ocra come la pece, priva affatto di pesci; e se vi si getta dentro un legno, questo va tosto al fondo ué più LAGO SCAFAJOLO sulla p' celebre di tuiti gli mltri posti sul dorso dell' Appenniuo toscano, ed è | altro rammentato dalli scrittori quali Buccaccio, Agricola. Gewero, Clau- dio, Fromond, Vai Saverio Ma- netti, e finalmente il giurcco; stojese Antonio Matani, allorchè p 6ò nel secolo pastato una sua Arlazione istorica e filocofica delle produzioni nu- turali del territorio pistojese. Giace il Zago Scufajolo sull'estremo confine della Toscana in una specie di mana o inenrvatura formata da due pro- minenti curna dell'Appennino, cioè dal Corno alle Scale che gli resta a scir. e dall’ Alpe alla Croce, la quale stà fra il Lago Scafajolo che guarda a lev. e il piccolo ristagno di acque denominato La- 59 d'Acqua Marcia situato al suo snaestr. "9 622 LAGO Il Zago Scafajolo è posto nel er. 38° |aSo hraeria 20° long. € 64° 2° 4” la sopra il livello del mi sul lembo della Com. = sett. di San-Marcello, Di Comp. di Firenze. La figura del Zago Scafafolo si avi- cina a quella di an parallelogrammmo della lunghezza di s60 br. e della lerghezza a un dipreno di 100 br. È invalsa nel volgo l'antica tradizione, che si sollevi sulle acque di questo Lago una orribile barrusca tostoché vi sia get- tata dentro una i un tronco di legname mente è inverisimile, ma è stato provato erroneo da tutti coloro, cui è venato il poi Lago Scafajolo sia costantemente coperto di toquel è da spera, che lo elimeota une sorgente perenne, e che vi scolano le acque e le nevi della arte occidentale del Corno alle Scale, e dei poggi più promi- menti , dai quali è contornato. LAGO Dans. Fros. Raccolta membranaccad' /stra. menti dell'Altpascio ). LAGO SOLFUREO » MONTI-RO. TONDO. — Fed. Luco dellEverizio, e Lacost del Volterrano e Massetano. LAGO SQUINCIO sull’ Appennino fi ‘Piccolo laghetto montano si- latit. ad una elevatezza spni i livello del mare, ardarsi come ì Tiaghi. lt, Appeunino toscano. Trovasi sull'estremo confine della To scana e del territorio fivizaanese con il ducato di Parma, il di cui fiume Ban imi e più loetani tributi dal VERDE sull’A, tsvmolse. = L'alto è Pa ioamai i: gbetto alpestre della Toscana occidentale che trovasi presso al confine del ducato di Piacenza. LAGO pi SCARLINO. — Fed. Paro Parma e Berra LAGO »i SIBOLLA in Val di-Nicvo- te. — Piocolo leghetto alimentato dalle soque che scaturiscono dal fondo del seo hacino Mia de destra della Pescia di Col lodi, Ma pianura delle Cer baje, fra il poggi poggio di Monte-Carlo e quello della Madonna della Queer pei lo e un migl. circa a lev. del te ie e eo. Bloc ai Pescia, già di Lucca, Comp. di Firenze. n canale emimario del Lago di Sibolle, a emo il fosso Sibolla, attra- picariger ci del Val d'An al Lego di Silella cd al mo fosso emissario un decreto del potestà di Lecca sotto li sa agosto 1363 relativo al L'ordine dato ai frati delli ANopereio di escavare il fomo o della Si- bolla mel terreno di loro proprietà, già stato incominciato, per la parie che le apparteneva, dalla comunità di omia del distretto che prese il nome di È posto nel gr. 27° 27' €" long. e 44° 24° 5" latit. Ha preso, o pinttosto egli fu che diede il nome al fiume Verde, il quale masce în coteste balze. DI Zago Perde ha la sua sede in senetera del monte Colombo, fra il Zego Pelose, che gli rosta a lib. e la chiesa di Certara, nella cui parr. è compreso, Com. Pinigi pi sigg di Zeri, Giur. Dioc. e 6 a maesir. di Poatsemoli, Ceto Pt Pali Zina Great Zaco val Monrs Mosstto in Valdi. Sieve. — Della corte del Zego donsta sino dal secolo X dal vescoro fiorentino Sichelmo alla canonica di S. Giovanai ne fanno mensione molti storici dell: Ni Reni Pra questi dii iecathi quale nel rammentare il prociiato de- cumento opina, che la corte del Monte Morello corrisponda sl luogo chia- malo. del Mogelle ( pag 184) fudica asintemte ia un podere detto il , fra Pimati e Scirabone, cioè, selle schiena già setvose del Monte-Marello. LAGO ( S. GIORGIO IN ) nella Valle del Lamone. — Cas. e ch. parr. che da il è nome a ua piccolo popolo nel pivicre ur. e circa 4 migl. a pon. di Mo. LAGO digliana, Dioe. di Faenza , Comp. di Fi- renze. È sitoeto nelle ultimo ini ceci. dentali del monte Pond ignora confine della Romagna granducale. La parr. di S. Giorgio in Lago nel 1833 contava 74 abit. Luco (S.Maxr150 4) in Valdi Sieve Contreda che portò il distintivo della sua chiesa parrocchiale, soppressa nel seco- 10XIV. edi ci popaofo riunito » quello di S. Michele a Ferrone, attualmente an- messo alla ch. prepositara di Scarperia, da cui dista circa a migl. a maesir., Com. e Giur. medesima, Dioe. © Comp. di Fl- renze. vene uno del so apri Sita mentione della pa pila . tino e Lego, è della Selve posta nello stesso popolo. Vi si trova pore una quietanza dei ag Dic. 1388 firmata nel Afercato de' Petro ni, (oggi detto a Petrone) dal notaro Guido Bouacchi del Zago; mercè la quale ilsin- «laco dei consoli dell’arte dei calaolai della città e contado fiorentino diede facoltà a Dino del fa Leone del popolo di S. Ge- vino sl Cornocchio, corte muovo Meestro Calzolaje, di esercitare il suo mestiere, stante l'aver pagato soldi dieci di fiorini piccoli per il libero esercizio della mode. sima arte. (Ancu. Dirt. Fioa./oc. cit.) — Fed. Funsonr A LAGO (PIAN ner) in Val-di.Merso.— una piccola pianura rinchiusa fre i pog- gi di Lecceto della Selva e la Monta nola, circa 4 migl. a pon. di Siena. Prese $l wome che tuttora poria da una quantità di acque,lequali, non trovando une libera foce, in questo piano ristagnavazo con grave danno delle campagne, dei limitroò Shion e perfino della città di Siena. Sotto il Granduca Leopolde I, Francesco Bin di-Serpandi gentiluomo” senese incorag- gito dalla protezione del Sovrano, diede opera all'ardita impresa trovare ua Gsitoalle sequecheimpedulavano nel Pioe del Lago. Ma avendo egli essuriti i mezzi senta compire l' irapresa , vi accorse ep- portana la mano genero del Gran Leo. poldo, mercè cui furono traforati monti e rupi in guisa che le seque pigre e sts- Quanti ebbero scolo costante e sicuro mel LAGO 623 inferiore della vallecola di Mosia. “tal modo sanificato e reso fertile il Pian del Lago, quasi Egntemente nei tempi andati coperto pei ne Veio Print demo i col a colui ehe nelle puoi pesipiniani sua fortuna aveva sacrificato. LAGO (SELVA pet). — Pod. Lecce 10 pesi Serra LAGO (TORRE 0) nella marina di Viareggio. — Contrada cca nuova ch. rr. (S. Giaseppe ) nel pievanato di assacioccoli , Com, Giur. e circa 3 migl. a scir.di Viareggio, Dioe.o Due. di Lucca, Questa contrada ha preso il pome della torre posta sul lembo occid. del Masseciuocoli, poco lungi dalla duntaita strada R. di Viareggio alla fine del seco- lo XVIII fu edificata una chiese, che tut- - tora si appella la Chiese nuore, e tosto dichiarata parrocchia per comodo delle circostanti al ul parr. di S. Giuseppe alla Torre di el 1832 contava 694 abit. enzo (VILLA par) o di Cosse-Ms «sone sotto la Valombrosa. — Villa in none di Calle Mignae ne popo di nome ‘olle-Mi, Miniato a Bibbiano, pi' di Diacceto, Com. e circa 4 migl. a lev. di Pelago, Giur. del Pootamiere, Dice. di Fiesole, Comp. di Firenze. La Willa del Lago è posta fra {l monte 'alombrosa e la Consuma, sulla ripa tra del torr. Piceno di S. Bilero, in @na selva ch’. era posseduta e riservata esccia dei principi di casa Medici, nata in seguito ai Beriolini, e da questi venduta ai monaci di Valombrosa. ° In tanta distanza di tempi e senza spe- ciali indicazioni e confronti non Vie damento da poter a questo luogo di Zego riferire an istramento dell’anno mille citato dall'abate P. L. Galletti nel suo Rg- gionemento sull'origine della Badia fi rentina, a pag. 149. Trattasi della dona. sione fatta alla Badia fiorentina di una II trovare corte delZago in un' dine dove sembra difici- VILLA n) preme Dicmano in Val-di-Sieve. — Villa signorile delle fa- miglia Vivaj. con oratorio (S. Maria, giù 5. Berbera ) nella perr. Com. e Giur. di Latini, nè le Selse de' Froncesi, ma civ- vero consistono in un fenomeno reolegice Che si affaccia particolarmente in sette ov- vera otto diverse località situate intorno ad una moniaosità dove si schiudono tre diverse valli, cioe, nelle faccia vetta a sot- fentrione la vette della Cenina, in quella olta a estro la valle delia Cornia è sut Forse la scienca nen chbe finora nn vocnhelo speciale @ adeguato per cspri- mer colest fenomeno meglio di quello ou cui gli abitanti indigeni. cotesti Lagoni cem gli epiteti di Sgffioni, di Balicami è di Fumecchi. Fu resità i vocaboli di Sofleni e di Fu: macchi danno a conescare benissimo l' of- fusto e le qualità distietive è precipne dii Legoni reltervani; avvoguenhò questi sbucano impernccamente del terreno con tn sibilo consimile sd ua mentice che sofi in un forno da ferriera, sibilo quasi da vrente vapore je volterrane. adore più e meno intenso di eva putre- SETTI non perso dissimatore = fatte ( gas idrogene solforato ). pappe pripreni gote get peglio sogliono È di bolle framenso ad ua terreno fangoso, colla alle China, al Giappone nd sì Thi sensi più umide di quallo proprio dei 6gf:- bet, come mai, io diceva, tali fencmeni ffeni . in tale condizione i Lageni, spo patevano iguecarsi , nd onor taciuti degli LAGO Lago €25 entini; il quale sul declinere del sec. XIV sunt ferveris , ut injoeti animelis vivi esendo stato inviate dalla Rep. fior. in. essa emenpie carne sudata sursum emer- sieme col suo cancelliere Celuccio Salutati di pei, eranati. ( Unscam, De Bolasis. ) e-fu egli che.vi trovò l'acido berico in Altrende se nea traveggo mi sembra, dose -veriebile. A una libbra | I È i HIHI Hi È i È Ai Î 3 i È È Ì Î È LI i 1 È È îl: 1t +73 H L È | I i i i i Hi H Ì ci, quando Bra (libro IV ) trattando delle Zocune vel. già andava tentando di trar profitto dal derreno , scrivere, come n lai era stato vapore, o piuttceto dall'acqua dei gorco- nerrato, che testochè il tempo si dispo. glianti Lagonivelterrani, quando nel 1810 seva alla pioggia, lo steepito, il gorgo- cercò ni governo di quel tempo un bre glio eil famodei nominati Zagasi piùson- vetto di privativa per la medilata immpre- sibile, più veemente e copiose apparira. i poco Un'secolo depo del Bacci Pasio Me- fuquesto dsl Mascagni ceduto sd altro rela nella Commografie generale ( Parte specalatore, il quale nom seppe ricavare AI. Lib. 4 Cap. 13 ) discorrendo dei La. del fenomeno dei i quel profitte ghi, Padali, Stagui-e Lecune della Tosco. che È mne, ed ncctansado i della Loecia bene sviluppota dal fisico’ testà lodato ; Monte Roteado, li descriveva mel- rapporte cioè al giovarsi del calore uremte mqnenie guiea: « Meud procui Lesia: chex guisa di vento sbuffa dai Lagoni; sio: 6% LAGO come la seppesviluppare con profitto l'at- tuale intraprenditore. Fra questo e quel. Io, cioè, dal 1814 nl 1818, si applicoalla stessa intrapresa della raccolta dell'acido borico, e dalla successiva lavorazione del borsce il chim. livornese Giuseppe Guer- razzi, il quale, dope aver otienato dal primo impressrio l'Edifizio dei Lagoni di Monte Rotondo, intorno a questi si occupò con tale industria, che essendosi accorto, come una parte dell'acido borico veniva trascinata fuori dei Lagoni dalla forza dei cocenti vapori, e quindi abhban- donata lungi dal cratere, ed che quelle acque erano suscetti ricarsi di una maggiore dose di acido bo. rico, egli cercò il meszo di saturare maggiormente quelle dei suoi Lagori; e vi pervenne coll’aprire nel terreno delle pendici superiori diverse cavità , onde saccogliervi e riunirvi le acque dei supo- riori Zagoni, o di altre polle per quindi imviarle di là nei sottostanti Bulica- mi. Per tal guisa il Guerrazzi ottenne dalle acque dei suoi Zagoni uns quantità di scido borico tre volte maggiore di quella che naturalmente nei tempi jente- riori avevano fornito i Zagoni volterrani. “Non fu questo però che un lampo pre- cariore di più estesa, più ingegnosa e più proficua scoperta , che l’arle e la scienza giustamente debbano all'ingegno d'en imtelligente negoziante francese, il Cav. Larderel. L'anno 1818 segna l'epoca della costa impresa Guerrazzi e della muova e più esesamente attivata dalla ditta Chemin, rono aggiuilicati a titolo di fitto perpetuo i Lagoni di Monte Cerboli, situati nel ter- ritorio di quella comunità; Zagoni che dirsi attualmente i più estesi e Pil ricchi di scido borieo di gli al tri dell’antico contado e diocesi di Vol- terra riuniti insieme. Quattro edifizi farono contemporanea- mente costruiti dalla nuova impresa, cioè = Monte Cerboli, a Castelnuovo, a Monte Rotondo ed a Lustignamo , e tatti furono assai presto in grado di somministrare in breve tempo tale quantità di acido boriog da poterlo fornir puro, 0 în stato di bora- ce alle fabbriche di tetraglie dell'Europa. LAGO Era d'ospo pertanto di aumentare l'e- sito con il ri!-asso del prezzc; lo che ace sarebbe mai senza trovare usa via più facile, al un metodo meno dispen- dioso per oliener dai Zagoni del Volter- rano l'acido che si ricercava. Noa starò qui a ripetere i varii tenta. ivi che in linea di prove farono intra. presi dall'iadustrioso Lerderel , quendo nno che vale per tutti è bastato ad esone- turlo dalla spesa del combustibile, e della metà almeno dei lsvoranti che v'impie- Pa Larderel si deve il meritato elogio ver saputo allacciare e quasi incep- pare e dirigere a sua voglia e lungi dalla sua sede l'arente ed elfrenato vapore dei Lagoni, indelo dal chiusino artifi- ciale per via sotterranea ristretto in com- dotti di piombo sino alla fabbrica del gran fornello riscaldato dal vapore mede- timo, nel mentre che questo stesso vapore trapassa sotto le numerose caldaje conte- menti l'acqua dei Lagoni. Una solo di questi soffioni vaporosi în tal guisa allacciato e diretto usero vafficiente » meltere in ebollizione fra brere spazio so ed anche 30 caldaje della capacità ciascuna di so barili di acque, e conseguentemente di far bollire al tem- po stesso 84,000 libbre di liquido salso. Dopo la primavera del 1833, epoca ia cui visitai per la seconda volta i Lagoai di MonteCerboli e di Castelamovo , en- trambi sulla strada provinciale di Mas. sa-marittima, avendo già vedati nel 1830 quelli lungo la Valle superiore della Cor- ria, dall'anno 1833, io diceva, all’aono 1837 le lavorazioni per il borace sono tal. mente sumentate da superare di ga i calcoli sino d'allora stati esibiti in rapporto, di cai io fai relatore invito Ficevato dall'Accademia dei Land sieme con il Prof. Gioracchino Taddei. E ciò ad oggetto di render conto di una me- moria sisia presentata dal Sig. Larderet sulla impresa dei suoi Legosi. i. — Infat ti nel 1833 le fabbricheerette a Zoatn Rotondo, a Castelnuovo, 31 Sasso ed a Serazzano non rendevano tutte insieme più che 300,000 libbre di acido borico per anno, mentre quelle sole di Afon- te-Cerboli in 45 caldaje disposte in due fabbriche producevano dello stesso aci- do 600,000 libbre. Del quale acido una LAGO ottava parle veniva combinato con la soda per ridurlo in borace artificiale identico, 0 quasi, a quello dell’ Indi rimaneni si spediva in natura all’estero per la di Livorno. Ma non è l'acido borico l'unico prodotto dei Zagoni volterrani, achè non mancauo di accoppiarsi alle si Lose altre sostanze, fra le quali lozolfo,: talvolta si separa isolato, ovvero uni ferro in stato di solfuro, oppur ido idro uida con- Il prodotto medio anaso dell'acido bo- rico, fornito nell'ultimo decennio dai cia- que Zagoni dei luoghi testà iodicati, trovasi riportato nella Statistica del Grao- ducato di Toscana recentemente pubbli- cata dal colonuello conte L. Seristori nel modo qui appreso. LAGU 627 4 LAGONI perca LECCIA. — Ned. Lucma in Val di-Cornia. 5 LAGONI si LUSTIGNANO. — Fed. Lusrignano iu Val-di-Cornia. 6 LAGONI pi MONTE CERBOLI. — ii Cecina. 7 LAGONI n MONTE-ROTONDO, LAGONE CERCHIAJO e SOLFUREO in Val di-Cornia. — Portano il nome di Lagoni di Monte-Rotendo tutti quei Fu. maschi e Bulicami compresi nel popo- lo di Monte-Rotondo, Dioc. di Volterra, Comp. di Grosseto. — Sono questi Za- goni situati salle pendici occidentali dei monti che servono di contrafforte alla Cornata di Gerfalco stendendo i suoi brao- i go le ripe della Cornia. Alla si- ci mistra di questa fiumana esiste il più noto per la scoperta dell'acido bori- co, cioè il Zago Cerchiajo. Di tatti i La. del territorio di Monte-Rotoado il grande e quello denominato dell'Edi- fizio da uua fabbrica erellavi nei secoli ti, di cai restano ancora le rovine. ‘a alzata, come dissi all'Art. Lago dell Edifizio, per estrarre da questo Zagone uno dei suoi ingredienti, qual'è il solfa- to di ferro (vetriolo verde). Appartengono pure ai Zagoni di Moe. te-Rotoado quelli detti del Bonifei e delle Pianocce descritti dal Santi, dal Guer. razzi, e da altri scieazi 8 LAGONI per SASSO. — Ped. Sauso di Vai-di-Cornia. 9 LAGONI ma SERAZZANO. — Fed. Svaaszazo di Val-di-Cornia. LAGUNA nella Valle del Montone in Romagna.—Piccola contrada,che pure fa una special signoria situata mila pendice del monte che resta a levante della Rocca S. Casciano, fra il popolo di Calbola e quello della Rocee presominata, che tro- vasi a un'incirca due migl. al suo pon. nella Com. e Giur. mede»ima, Dioc. di Ber- tinoro, Comp. di Firenze. Il piccolo distretto di Zegune sino al 1763 fa un ridotto di contrabandi, ben chè Kei luogo sia circondato per tatti i lati dal territ del Granducato 628 LAJA ducale togliere di casa sua cotanto abu- so, credè di huoua ragione sottoporre l'af- Alla partecipazione degli ordini invia- ti dalla reggenza del Granduca France sco II l’arcivescovo di Ravenna on Ira- lasciò di le sue ragioui, le qua li esaminate dal magistrato della Pratica segreta; furono trovate prive di appoggio e di ogni sorta di documento che porgesse un qualche indizio di privilegi ed eseuzio- ni sulla Zaguna della Rocca S. Cusciano. Frattanto nel 1774, dopo muovo dili- induca Leopolilo I con i 6 giugno dic! pertecipato al metropolituno di Ravenna, dal quale poscia uel 1776 fu pienamente approvato. Finalmente nel 1775, all’occasione dell” organizzazione economica della comunità della Rocca S. Casciano, gli abilaati del territorio di Lagana, mati nel di- stretto di Afonsignano, furono ripartiti fra il popolo di S. Maria a Calbola, e quello di S. Maria alla Rocca S. Casciano. Lasaro nella Valle inferiore del Ser chio. — Cas. che diede il some alla di strata chiesa di S. Maria a Zajano nell aulico mato di Pugnano, Com. di Vecchi + Giur. dei Bagni di S. Giu- liano, Dioc. € Comp. di Pisa. Ta questa contrada di Zajano pouedeva beni la primaziale di Pisa siuo dall’an- no 857, quando Giovanni vescovo di detta diocesi, cou istrumento de' »6 giugno, a nome e per conio della sua cattedralealli» vellò alcuni terreni situati in Zujuno. (Monaroni, Ant. Ml. devi ). La chiesa di $. Maria a Lajeno trovasi pra registrata nel catalogo di quelle della dio- cesi di Pisa, redatto uel 137 (Castr. Ajatici è Lejatici), —Cast. ca- poluogo di comunità com ch. plebana (SL Leonardo) nella Giur. di Peocioli, Diuc. spettante ad uso sprone interpmio fr i torr. Siersa e Regone alla sivistra del LASA fiume Era. — Trovasi nel gr. 28° 23° 5 Jong. e 43° a8’ 6" latit., circa 380 br. più elevato del li vello del mare Mediterrsuev, 5 migl. a astro di Peccioli, altrettante a Î Terricciuola, 8 migl n sett di n Vuliti-Cecina, e 14 migl. passando per la stra- al-d'Era. nooria in cui si fac u luogo denominato Lajatico trovasi iu una carta dell’archi- vio arcivescovile di Pisa dell’anno 891, già pubblicata dal Muratori; ma quel Ze- jatico esser doveva nel distretto di Livor- ‘no della diocesi di Pisa, e per conseguenza ben lugi, el affatto distinto dal Lajatico di Vabd'Era, che fu sempre della diocesi volterrana. Forse al Zajalico livornese appellurano Je parole di un istrumento del 21 age sto 1314, venuto nell'drch. Dipl. di Fir. dal Mon. di S. Lorenzo alla Rivolta di Pisa; nel quale atto pubblico si nomina un luogo di Zejatico presso Colle-Alber- ti in Val-di-Tora. Comuoque sia la bisogna, certo è che il castello di Lajatico di Val-d' Era nel secolo XII apparteneva ai conti Pannoo- chieschi d'Elci, giacchè il conte Ravieri Pannochia, figlio del C. Ugolino d'Ekci la contessa Sibilla sua comurie, medi zioue di Lajatico fu cedu 1160, dal coate Guglielmino, della stessa consorteria dei Paunocchieschi, a Galga. vescovo di Volterra, Finalmente il succes- sore di quest'ultimo prelato, il potente Ildebrando Pannocchiexchi vescovo e s- guore di Vollerra, potè ottenere da Arri- 186), nercò polilica so- patificamente ne godesse il Lo stochè sino dall'esondio del secolo XII do- minavano cosà santi , nogostauie che essi fossero ammoniti dal poutefice Inmo cenzo III, ricusendosia| ito di conse- guare i castelli di Peccioli, di Ghizzano, di Legoli e di Lajatico al Vesc. volterraso. A ciò essi tato più si riGulatano,in quan- LAJA toche lo stesso Imp. Arrigo VI aveva assi- curato ai Pisani con diploma dei 30 map- gio 1193 l'alto dominio noa solamente del Cat. di Zujazico, ma ancora di multe altre corti e puesi del vescurado di Volter- m. Un sinile privilegio fu_poverior- mente concesso al Comune di Pix: da O1- tuve IV (anno 1209) e da Carlo IV jauno 1335). Se uon che ilopo accaduta lu ter- ribile giornata navale alla Meloria, vali o nemici dei Pisani profilo della circostanza, tentarono di ritornare al pr sesso dei paesi stati lorv tolti da quel Cu- mune 0 di acqi i _Comparve fra i pretendenti nieri degli Ubertini, Vese. in il quale per procurarsi un valido protet- con atto pubblico dei s1 dicembre sé e la sua inema con 22 ca- Helli ’, fra i quali Zajatico e sei ville del vescovado volterrauo,solto l'accomandigia e di ergento di sua gi chè il vescovo di Volieri faceva batter: monela piccola, la repub- blica fiorentina ne ammise la circolazione nel territorio del suo dominio, a condi zione però che la moueta fosse della lega € buotà di quella della zecca di Firenze. Con lo stesso atto fu accordata facoltà al governo fiorentino di puter costruire un porto lungo correndo il vescovo nella metà della spe- sa. — Tu conseguenza di tale concordato, solto gli 12 gennajo 1285 (stile comune ) do stesso prelato Ranieri fece prender pos sesso da un sindaco del Comune di Fi- renze del castello di Lujatico, ed in con. seguenza di giuramento di fedeltà alla Rep. fiorentina. (Annnato, dei Vesc.di Pollerra.—Anca. mere Rarotmasioni. ) Noa era per corso ancora un decennio ehcalla pace di Fucecchio(12 luglio 1293) poese di Lajatico con molti altri della al d'Era furono dal governo di Firenze a quello di Pisa riconsegnati. o fior. Lib. 1 LASA 629 Ul cwtello di Lejation, nell'agosto 1362, ricadde nuovamente iu potere dei tini, all’occazione cioè di una nuova guer- ra contro i Pia quali però fu Leo »o con la morte del — Continuò versi. reggitori di Pisa fino alla cacciata di Gabbriello Ma- rin Visconti, allorauando (luglio 1105;, i Pisani si sollevaruno contro di quel ti- ranuo, che inaneggiavasi di vendere la loro pa .— Allora iu, che Pietro Gaelini, uno dei poteu pisani, occupò armata mano, e si per proprio conto i castelli di Lajatico, di Orciatico e di Pietra Cassa, tre luo- ghi che pochi mesi dopo lo stesso Gaetani Dopo cotaute peri stretto di Lajatico pisò nel Ance. Taxvion , Viaggi T. HI Non dirò zani di Lajatico e dei luogbi prenominati, accaduta nel 1431 per opera di Niccolò Picciniuo generale del duca di delle conseguenze che poco dopo accud- dero, quando in pena della ribellione la Rep. fior. ordinò al suo generale ( anno 1434) di smantellare le fortezze di Laja- tico, di i Pietra Cassa. Dirò bensì, come castelli con i loro distretti e pertinenze, mercè un diploma dei 10 giug.1644, dal Granduca Ferdinan- do Il furono concessi iu feudu con titolo di marchesato al nobile fiorentino Bario- Jlommeo del fu senatore Filippo Corsini per esso, per i di lui figli e discendenti ma- schi, cou ordine di primogenitura, cou- tro il prezzo di scudi llosso fior. AI marchesato di Lajatico lu qui corporata la vicina tenuta dello Spedale to, che lo stesso Bartolommeo Corsini sino dal febb. 1609 ( stil. cos. iu scqui. stata per scudi 31000 da Alberigo Crbo principe di Massa e Can ri toria dello Spedaletto, giù di Agnano, era stata comprata da Francesco Crbo avolo di Alberigo suddetto, ed autore dei princi So 650 LAJA pi, poi duchi di Massa e Carrara, sivoda quando ebbe luogo, e forse innanti il con- tratto di matrimonio fra lo stesso France sco Cybo e Maddalena de'Modici figlia di Lorenzo , chiamato il Magnifico. Hi, marchesato di Lajatico dopo la legge dei si aprile 1749 sopra i feudi grandu. LAJA cali ritornà, iu quanto alla giurisdizione civile, sotto l'autorità del sommo impe- rante, e finalmente conta moa delle c- comunità dell'antico dominio pisano. Movimento della Popolazione del Cusrerso Di Laterico « tre epoche diverse, divisa per famiglie. Comunità di Lajatico. Qaesta comu- nità abbraccia una superficie territoriale di 17,435 quadr., 1173 dei quali sono occupati da corsi d'acque e da strade. esisteva nel 1833 una popolazione di 1536 abit., « ragione di 7 individui Ì. quadr. i Essa confina con sei comunili figura iconografica potreLbe assomigliarsi ad un trapezio con un angolo proluogato verso selt., dove passa a guisa di tangente il Eru, il cui alveo dal lato di grec. tre dal lato di po: ì termini della Com. di Lajatico con quella di Terricciwola il torr. Steri imoniando questo dalla sua foce in Era sino al borro della Grillaja. Costà cessa il confine coa Terricciuola e sottentra la comunità di Chianni , con la quale la prisa prosegue ad andare centr’ acqua sa per il torrente sino el poatone di Strido , presso cui il braccio sinistro della Steraa si riunisce al destro, che appellasi la Stersuole. Lungo il vodi Riparbella, sino a cheallo sbocco di Micmo la comunità di Lejatico, piegan- borro . tano uno dopo l' do da lib. a cstro, lascia colla Stersaola il confine di Riperbella per dirigerai dalla enni Jugo i borro di Miemo i quest'ultima la Com. di Lajati diante il torr. Foscecchia si unisce al pa gone e con esso lui scende nel fiume Er; alla qual confluenza sottentra la Cora. di Peccioli servendo ad entrambe di confine, come dissi, lo stesso fiame sino allo sboc- co del torr. Stersa in Fra. 1 corsi d'acque più copiosi che per- corrono, re che rasentano il territo rio di Lajatico sono, dal lato di gree. il d Foscecchia, i quali due sl mi si va ‘altro nel toer. Magone te- sé sccennato, a lev. del capo-luogo. LAJA Tutte le strade comunitative di que- sto gibboso distretto sono pelonali, o a ne bastina, meno il trosico che ul ponte del. la Stersa staccasi dalla via nuova lungo V'Era, ossia dalla R. pro' ale delle Se- line per condurre al Cast. di Lajatico. L'indole e struttura geognostica del terrenu di questa comunità è complicate € sconvolia; stantechè dalla parte dei pog- gi che innoltransi verso le sorgenti della Stersa veggousi comparire ad intervalli rocce cristalline e massicce del genere o- Bolitico, oppure di natura calcarea o si- liceo argillosa, mentre sul loro confine furono sepolie intere selve di piante mo- mocoliledoni convertite attualmente in li- grnite. All'incontro le colline inferiori a Pietra Cassa sono formate di marne ce- rulee, ossia di biencane che rivestono continuimente le piagge orientali e set- tentrionali dei poggi di Lajatico, rico- perte esse medesime nei posti più emi. nenti di una panchina tufacea o renischio si copioso di fossili di varia specie. "i; 'oeulatisrimo Giovanni Targioni-Tor: setti, fino dal 1342 viaggiando boia fuoci di Lajatico testacei differentissimi, ed appena visi. bili coll'occhio nudo. — Non trovando per quelle biancane che pochissime case da Iavoratori, parta al preloda: di doverne attribuire le cause mancanza delle auque sane beribi Jo smotamento del terreno, e poca stabi. lità degli edifizii ; 3.% alla troppa magrezza LAJA 634 sivvero con l’ajato di cister- facendo sì che abbiano maggiore stabilità gli edifizii mediante palafitte @ sproni ai fondamenti, oppure collo sce- gliere i luoghi che consertano dei residui i tufo e di panchina per piaotarri sopra le case; 3° in quanto poi a correggere la mnagrezza e qualità argillosa del metiajone lo stesso Targioni suggeriva un metodo che dopo iettant'anni con tanta economia e successo fa praticato dal fattore Agosti- no Testaferrata nella vasta tenuta Ridolfi in Val-d'Elsa, quello cioè di marnare Ze creta, ossia il mattajone, per messo della rena del superiore disfatto ec. (Tan- eiom, Viaggi T. 3.° pag. 15 ealtrove).— Wed. Marxro di Valti Isa. Di un'acqua minerale idrosolforata e fredda che scaturisce nei contorni di Or- ciatico rese contezia un secolo fà me. diante una lettera filosofica il Dott. Carlo Taglini di Chianni, distinto Prof. nello stadio pisano. li del territorio cibo pia pFraipa ta il più delicato della Toscane. Si tiene in Lajati nuale di bestiame li 25 settembre. La comunità mantiene un medico chi- rargo, e due maestri di scuola, che uno residente in Lajatico e l'altro a Or delle diencane, ed alla mancanza o troppa ciatico. scarsità delle pasture. E considerando al modo di rendere frattifere ed abitabili eoleste vastissime cam) delle valli dell'Era, della Cecina, dell'Elsa ec. coper- fe nella massima perte della stessa creta + che appellasi metiajone o Per lo cause civili questa con ii compresa nella putesteria di Peccioli, ma inquanto al criminale vi fa ragione il Vicario R. di Lari, dov'è pere di esezione del Registro condario risiede in Peccioli; la conserva- zione delle Ipoieche in Livorno, e la Rvota in Pie, ' POPOLAZIONE della Comunità di Lasatico a tre epoche diverse. S. Leonardo, Piere S. Michele, idem Tora... LAMA me CALCI vel Val d'Arso pi sano, — Cas. con chiesa perr. (S. Andrea @ Lama) nel piviere di S. Gio i Evan glelista di Calci, Com. e Giur. di Pisa, da chi trovasi circa 7 mig]. a lev., nella Dioc. ° sella volta moscere all’ 4/t. Leccn (Moera Loco a), hi- di Bocco, sognerà ben dire, che sia siaia en poco guida io di Gangalendi alla chie- troppo severa , € forse ingiusta T'accusa sa pe: cena zi die data dal poeta delle tre visioni al suo mae- e quella pisena a pon. denso ingreso ci diro Rrubette che nelle bolpe dell'Inferno egieno all'antica sirsda RL di Fim che fra i peccatori più schifi e più motarati tragaava in mezzo al borgo della Le le figurò. stra, attualmente tracciata fuori delle me- All'art. Basta ser. Piso accennai un al ra dalla parte della collina. tro cittadino della Lastra (Maso di Dru- —La storia finalmente dope il lungo in- dolo lanajolo), il quale nel 135» assegnò la chiesa del Pino, da esso lui fondata e dotata, a benefizio dei monaci cistercensi della hadia a Settimo, che vi amine] un piccolo monasiero, stalo soppresso Poot Niccolò V.—Fed. Pro (S. Caocs a). LASTRA A SIGNA, ossia di GANGA- LANDI nel Val-J'Arno sotto Firenze. — Cast. già di Gangalandi, stato sempre sot- to la perrocchia di S. Murtino a Gasge- landi, della cui antica comunità è attuali Trovasi sulla ripa sinistra dell'Arno fra le pendici sett. del poggio di Gangalan- queste di è la ripa sinistra del Gimme Arno, vici mo al ponte di Signa e lungo la strada R. pisana, che ha la posta dei ca- valli presso le mura della Lesira; 7 migl. a poa. di Firenze, 10 migl. a ostro di Preto,e 11. a lev. di Empoli, nel gr. 38° stra. teutici, che riferiscamo direttamente a questo Cast. della Lesira con tutto ciò vi sono delle ragioni da far credere, che il Juogo dove è sorto questo Cast. ncquisias- Le dere dagli steti di macigno posti verso il poggio e coi quali il peese scoomunò il nome. — Per ora mi omienterò ripetere con all che cotesto Inogo nel 1365 dai Pisa ti alle compagnie Inglesi fu ssccheggiato fervallo di wn secolo e mezzo torna a dir ci una parola del castello della Lastra, quando nel 1529, all'occasione che l'eser- die imperiale stava assedisndo Firenze, fe postato alla Lestra un presidio mili- tare, perchè da tal bande venivano co modamente pro visioni alla città da Ee- dov'era commisario quel valoruso ‘rancesco Ferrucci, il quale di la ammi. sistrava gli ajuti per la con gna DE ap a elio stentato ri auimose consiglio. « Aveva csstui, scrive il Segni, mandate nella Lestra per com- missione dei Dieci di Balia tre olapegnie di soldati, le quali dovessero custodire perchè ET iainici ine imoi- guorcudcetse. noe chiudessero La qual cosa avendo presentito i placa d'Oranges generale în capo dell'esercito imperiale, staccò subito dal campo sei in- segne di Spagunoli per combatter la Le- arrivati sotto il castello e pre- tentati colle scale alle muraglie, fareno ributtati da quelli di dentro; ende ade quali i capitani chiesono all'Orange; l'ar- Foreign ‘battere la Terra, ed svatsle 0a più 500 Lanzi mandativi dal Principe, la batterono a due bande,e dipoi dieronvi lassalto. Mentre che agli nerdizti men cava la manizione da trarre, e ragionava- la i- gli Spogonoli salvisero la vita parte de'soldati, e si contentassino LAST tele teglie. Ed era to d'al Jera il castello, quando Otto da Montauto commissario proposto alla guardia di Pra- temarciava di la con quattro bande in mu difesa. » (Sexi, Storie fior. Lib. IV.). Dopo tale avvenimento bellico il Cast. della Zestra non sesabra che patisse altre marziali vicende; nè pere che nella storia civile si possano di lui contare fasti mag- fiori di quello di essere stato dichiarato a residenza di un potestà minore, allor. ché il 300 distretto insieme a quello della Com. di Casellina e Torri furono staccati dalla potesteria di Montelupo e dal Vi- cariato di Certaldo, mentre in quanto all amministrazione economica la Zastre a Signa diede il suo nome all'antica co- munità di Gangalendi. Solamente la giurisdizione ecolesiasti- cs, più ferma per molti rapporti nelle sue abiladiai e soddi visioni di plebanati, mo- ta di nea veve vario pento né poco porg nella denominazione e dependenza del Peng eri irpagig ivi rt fopolazione del suo castello sino dalla sua gine fece parte, Cita ei prepono di SMartino a Geagalandi. Ciò non ostsate non a chiara. menie manifesto che il ci dem landi fosse in poggio, dov'è la i tera di S. Martino, e mollo meso s'in- € tuttora si conserva il casiel LAST 653 comtrano futti per dire, che euo sia csi- stito più im alto, dove si sù che fu tro fortilizio conosciuto mella storia col nome di Cast. di Monte Orlando. Altron- da tutti i documenti superstiti concorrono & far credere che il ricercato Cast. di Gan. Galandi fosse nello stesso luogo della Lastra. All'ert. Gancatano:, fa rammentato tin documento dell'anno 1108, col quale diversi nobili fiorentini patroni delle chie- se di S. Michele e di S. Martino a Gan. pet , monio all’ammiuistrazione e governo del preposto di San Martino a Gangalandi, cui donarono fra le altre sostanze delle case e delle terre poste juzta ripam cestri i. Se si trattasse qui della ripe Kip piuttosto che di una ripe di uesiione si mostrerebbe decisa Treo dell Lastre. Concorre peraltro a corraborare quest'ultima opinione il se- pere, che da lunga mano esisteva dentro della Lastra un rioco ospedale per ricevere i pellegrini sotto il titolo di S. Antonio, che fa pure uno di quelli conservati dall'editto del 1751, comecchè dei suoi beni ne fosse già stata instituita una commenda per l'Ordine dei cavalieri di S.Stefano PP. e martire. Neimento dela Popolazione dele Pamsocesta persa Lussas,ortia di Gase. seni ‘a tre qpeche diverse, divisa per famiglie. Comunità della Lastra a Signa. — lì territorio di questa comunità i una saperficie di 12581 | gundr., dei quali dividui per ogni migl. quade. di snolo fretniterio di questa comunità presco- 530 sono presi da corsi d'acqua e da stre- ta la figura di un romboide coa uno dei de.— Nel 1833 vi stanziava una popola- suoi angoli (quello volto a grec.) troncato. tiene di 8023 abit, a ragione di 535 in- Faso è confinato fra cinque comunità. Dal "n (1 LAST Jato di sett. ba la Com. di Signa, median- te il fi. Arno, a partire dallo sbocco del fos- so Ri fino a quello del horro della Mocinaja, che è sull'ingresso della Golfo dina. Dal qual punto il tortuoso alveo del- T'Arno serve a separare la comunità della Lastra da quella di Carmignano sino alla fornace e alla nave di Camajone. Costà la- scia a destra il fiume, e voltando faccia da sett. a pon., trova la Com. di Montelupo, con la quale taglia la strada R. pisana e di la salendo il poggio di Luciano, at- traversa l'antica strada maestra di Pisa, che per breve tratto costeggia; quindi par sando a lev. del castello del Malmantile, entra nel borro Rimicchiese, e con esso l’altra della Lastra cammina di conserva su per i poggi della Romola; da primo ri- montando il rio Aitortola, qui pre mini artificiali arriva sulla cima del pog- gio di Careheri, e di lh per la via comu- nale della Ginestra riscende la pendice sett. del poggio medzsimo per avviarsi verso l'Arno, servendo alle due comunità di coufine, da primo il fosso di Valimor- ta, poi la così detta strada di Momunia, e quindi i termini artificiali, lungo i quali attraversa la strada R. pissna mezzo igl. circa a lev. della Lestra per av- viarti col fosso Zigone nell’Arnodi fronte alla Com. di Signs. Due girade messtre atiraverano da lev. pen. la comunità della Lastra a Signa, l'antica pisana che passa per il pog- li Matmentile, cla boderna R po stale, che stiualmente è praticata fuori del castello dalla parte del poggio di Gen- sii alla natura del terreno, per ciò che riguarda il piamo delle Lastra, ceo censisie Letto di terreno finitato, e colmeto dalle alluvioni dell'Arno, men- i. esottoalla Lastra, LAST di schisto marnoso, ossia di bisciajo, sic- come fu già avvertito all'Art. Gosroriza. Ivi pure fu detto che la superficie di co- teste ora popolose e ben coltivate colline era coperta di pinete e di selve di lecci, talchè col nomignolo di Zeccero viene indicato un so convento di Dome- nicani Gavotti. Porta il distintivo dell Selva la chiesa parrocchiale del Malma:i- tile (S. Pietro in Selea), ed il soppresso convento dei Carmelitani dell'Osservanza di Mantova, come pure la villa Salviati, , e l'altra detta anch'eca la el Cav. Strozzi, ora Chem:n. Il territurio comonitativo della Lastra dal secolo XIV in poi ha quasi totalmente cambiato di aspetto, sia dalla parte dei colli, dove alle folte pinete ed alle selve di campagna.— Altrettanto può dirsi che abbia variato di aspetto la pianura sopra un di il fume Ar- no, senza sponde, senza pignoni, e sem- 2’alcun argine, a suo capriccio correva per doppio alveo. Tofutti davanti al Cast, della Vastra, nel popolo di S. Martino a Gangalandi, il fiume nel secolo XIII formav: bi: come quello davanti alla bad)a a Settimo: € costà a Gangalandi basso gli sissi mo- maci di Settimo sino dal 1253 ottennero dal governo fiorentino licenza di fabbri- care una pescaja sulla 1ipa sinistra dol- l’Aruo, in luogo che appellavasi il Mer- catale di Signa. Quindi con atto pubblico dei quattro marto 1253 il prete Rognose pievano di S. Giovanni a Signa, previe il consenso dei canonici della sua pieve, vendà al mon. di Settimo una pescaja di Giuncheto, situata nel fiume Arno presso icello. realmente la prenorainata pescaja fosse dalla perte sinistra dell'Arno, e per nel distretto della Lastra, non ne lasciano dubitare tre altri contratti; cao dei quali fa celebrato ia Signa li so gennajo 1268, mercà cai tre possidenti venderono ai ‘monaci di Settimo la loro porzione di un malino con fa porta nel frao presso Signa in | | frame ere luogo mento del so nov. 1278 treiteta di une permuta di terre peste nel popolo di S. LAST col suo esercito armeggiava negli sccam- pamenti di Signa, concedà soito di 26 febb. un salvacondoite a favore dei mugnai, dei lavoranti, de' contadini , € di tutti coloro che si recavano si malini della badia a Settimo preso Signa a ma- cinare il grano e le biade darante la Guerra che facevasi dal capitano lucchese al Comune di Firesze. (Ance. Dirt. Fica. Carte della Badia e Settimo ). Alli stessi mulini ed alla pescaja fra Gangalandi e Signa sppellano eziasdio issime deliberazioni dei Laloniere di giustizia e della fior, discase fra il 1319 0 1900, sin0 a + previa una com; sui ce, pei ue congra npa terrere tatti i mulini tra Signa e Ganga- Ludi e di demolire le relative pescaje per declinare € rimettere nel corso natu- il decreto ) delle frequenti che per tali impedimenti accadesano tan- to parto destra della pianera tra Brezzi e Sigua, quanto dal lato opposto dopo la demelizione delle po sesje di Gangalandi molto terreno, che innanzi era coperto, e circondato dalle so- que dell'Arno, restò asciutto e libero alla coltara, talchè la Signoria di Firenze con riformegione degli 11 ag. 1361 comandò che gli-ufiziali del magistrato di Torre confinsssero e reperlimero, sia il terreno dell'Zsole che più non esisteva nell'Arso presso Signa, quanto le terre scoperte che avevano serrito di letto sd una parie dello stesso fiume, avvegnachè talmente diretto dall'altro lato. ( Ance. Dirt. Fior. l.cit. e Rivonmaeion ni Fin. ) Così quella pianura che fa sterile greto dell'Arno, a poco a poco bonificata dalle colmate dello stesso fume e da quelle si era to-* LAST (cd i ; l'agraria, nera Teatina 1 vini fa ato Pia 4 poa. il Valdarno inferiore; ed a ostre le Valli della Pesa e dell'Elea: colline tutte ridenti per la moltitodine dei . signorili , per frequenti giardini, accellari , boschetti e viali, è che coronano ua anfiteatro ederno di piante fruttifere di ogni Ma la ricchezza fiore degli abitan- ti della Lastra e di landi consiste nella manifattura dei cappelli di paglia, le cui trecce ivi ed a Signa dalle donae Specialment bbricano com tale mae- stria, che quei portano il lero ne- sto solo da la Dopo il mot: 3774 relativo maja; 3. S. Stefano elle Busche (di Ob trarao); 4. S, Pietro în Selne ; 5. $ Mar. tino a Gasgalandi con la sus Zega , cioè: 6. $. Maria a Pulica; 7. S. Martino a Fista RE irira Mertiane )i g- S. Maria a i Te. S. Dotato a Misciono (idem 12. Pietro a Mebbiatoli (idem); 12. $ Barto- lerameo a Brecciatice (idem). Mediante le riforme fatte nel 1833 véa- ne staccato dalla comunità della Lastra ed incluse nella Com. di Carmignano il territorio e la popolazione di S. Stelsno alle Busche situato alla destra dell'Arno, e viceversa farono incorporati alla prima dei tore. Fiagone @ Migone, divenne va ‘i popoli di Castagnolo, di S. Mario è di 556 LATE S. Romolo a Settimo, giù della Com. di Casellina e Torri. — Wed. Canmsosaso, Coserzima è Tona: Comunita. La comenità della Lastra a Signa man. tiene um medico chii pagni ata a quella co- tanto benemerita di Firenze. Si Gieue alla Lastra a Signa una Gera nel di 16 agosto. Da due snai ia quà vi è slato intredolto ogni 15 giorni un mer cato che cade nel mercaledì. A tal efett fu costraita Ù Ebbe i matali alla Lastra a Signa, e LATE sepolcro nella sua ch. perr. di Geugalan. di il Dott Alemandro Bicchierai medico varii scritti, fra i quali è ben conosciato bu inoso trattato sui Begmi di Mon- alta Lastra uno dei 7 potestà quberbni cosdintore del commisario del Quartiere di S. Spirito della città di Fi- renze;egli abbraccia nella sua giuriedizio ne civile, oltre la Com. della Lastra, quella della Casellina e Torri. — La sua cancel Veria comunitativa, l'ufizio di esazione del Registro e l'ingegnere di Circenda- rio trevansi in Empoli. La conservazione delle Ipeteche, e la Ruota sono a Firenze. POPOLAZIONE della Comunità della Lasras a Siero, già di Garcararoi, « tre epoche diverse. LASTRA ( POGGIO atta ) — Ped. Poocro arca Lasm nella Valle del-Savio in Romagno. LATERA in Val-di-Sieve. — Costelle- re, che fa wa forte rocca, della quale por ta ii vocabolo un'antica ch. perrecchiale (S. e] È Dl Li a = 3. b 113001G rs oueade ot + Abitanti 3.17375.5677 3.0023 Riccolò)cui fu annessa la soppressa cure di $ Moria a Casi, nel piviere di S. Giovan ni in Petreio, Com. Giur. e circa a migl. a estro di Berborino di Mugello, Disc. e Comp. di Firense. Le rovine delle rocca di Latera disfatta LATE nel 1352 per ordine della Rep. forenti rojo.. pabrnn il nome dallo stesse luogo di Latera ua altro popolo sotto il titolo di S. Maria a Latera, situsto dal lato opposto della Sieve, innanzi che quella cera, nel 2516, per comodità degli abitanti fosse trasferita nell'attuale chiesa di S. Jacopo posta nel borgo della Cavallina. Una delle memorie più autiche super- stili, in cui si rammenti questo luogo di Latera è stata riportata dai Lami nei sooi Monumenti della chiesa fiorentina a pag. 1420. È uu contratto di compra e veu- dita di beni fra Teuzio di Arduino e Pie- tro figlio di Farolfo, rogato in Zafera iudicoria fiorentina, anno Mo ab Iacernatio» ne 1034, Imperii Currodi octaro, mense e, +, indictione IL. Fa il castel di Letera dei Lambardì o Quitani da Barberino e da Combisie rino quando, nel 1052, (1 genn.) due fre- telli Uberto e Teaderigo Agli di Ugo, stande nel loro castello di Latera inve. stirono il rettore dello spedate di Selva- pinna prevso Africo in Vak-di-Marina di tica sirada da Firenze a Barberino, nel principio del secolo XIII, vi era ea lao- 69 destinato alle smercio delle vettora- Elie ec. che appellavasi il merosto di Motraceto di Latera; e fu costà mei di primo maggio del 1312, dore sa tal Gio- vanni rinanziò in mano di Cs - priere della canonica di S. Moria a Figerimo, che riceveva per la bedia di di giuspadronato dei Cattani da Berberi- no; alternativamente con i marchesi Gua sconi. Dai documenti citati dal Brocchi mella . da maestra aretina, ca) LATE 657 da Latera trame la sua prima origine : faraiglia magostisia dei Magalotti., quale tanti womini esimii fornì alle n tere, alla spada e alla toga. Di un'ercica, benchè povera donna da Latera, moglie e madre di 35 anni si rac- conta una scena lagrimevole dal Rondi- nelli nella sua relazione del contagio sta- to in Firenze dal 1630 al 1633, scena che dal ch. autore del romianzo, storico, la qei puvocioli, ebbe il coraggio di ab- re semiviva la casa del marito ed i suoi teneri figli per timore di nen co- manicar loro il contagioso morbo; sicché strascinatasi così malata all'abitazione del becchino della parrocchia, lo scongiurò per tema di non impestare gli oggetti del suo amore a volerla seppellire moriboada com'era. Questi sorpreso da sì straordina. rie affetto che la induceva a far ciò, pro- cerò invano conselarla, sicchè adagiatasi tina stanza presso la tomba, poche ore dopo rpirò la dove fu seppellita. parr. di S. Niccolòa moverava 3o4 LATERINA, già Zursarso e Le Tsors nel Val d'Arno superiore.—-Cast. com solte- posta borgataa cavaliere della vecchia stra- di comu. mità dello stesso nome e di una chiesa lebuna, che portò il vocabolo della sua a, denominata Campavane, Giur. & Montevarchi, Dive. e Comp. di Arezzo. Riziede il borgo sopra wa alto-pia presso la ripa destra dell'Arno, circondato da tre parti da corsi di acque; cioè, a pon. dal torr. Zoreno, a lev. dal torr. Bre gna, e dal lato di ostro dal fiume Arno. Trovasi quasi sullo sbocco della così detia Valle dell'Inferno , dirimpetto sl ponte al Romito, detto anche a Valle, nel gr. 29° n3° s'° long. e 43° 3r' latit., $ migl. a lev.--grec. di ,72 levscie. di Terrannota, e circa 9 migl. a pon - maestre. di Arezzo. Se fosse natentico un diplema attribuito all'imperatore Otione I, che pabblicò la prima volta il Zazzera nella sua Nobiltà d'Italia, e che nel corrente secolo fu ri- messo in campo da Giorgio Viani, il quale le stampò nell’appendice alle sue Memorie nel 1833 @58 LATE delle Famiglia Cybo, e delle Monete di Macsaedì Lunigiana, si direbbeche, tanto del cassello e distretto di Laterina, quanto dell'altro di Montevarchi (ose stato feu- datario un fedele di quell’imp. per no- ia , nominate nel. me Guidone C, 962, l'anno 26 del mo impero. Na oltre che un simile documento non coasuona per nessun rapporto com la storia, ha poi quello seritto troppi manifesti contrasse gui di falsità, per dichiararlo apocri(o, sia Tapporto all'anno dell'isapero di Ottone, sia perebò nel Dic. del g62 eglisi trovava a Pavia e non a Viterbo, come ancora per molte espressioni inverosimili e imusitate che i ji signori di Laterina conosciuti mell’istoria furono gli Ubertini di Arer- 90,— Già all'Art. Gasrna fu accennato un istrumento dell'agosto 1014, col quale due nobili di quella consorteria, Uberto figlio di Guido e Ranieri nato da altro Ranieri, stando nel loro castello di Soffena dona rono ai monaci di S. Trinita in Alpi l'o- Gastra con ultimi, guidati mino, della stessa prosapia deg mi, e da Guido Novello potestà di Arezzo, nel maggio del 1388 eransi sccampeti nella posizione vantaggiota di Laterina, posizione che fi come la chiave all'ingresso del Val d'Arno di Arezzo; e di costà la stessa oste aretina irascorrendo în sul contado Borentino pose a ruba tutto il paese intorno = Montevarchi e a Figline, ‘penetrando fino a S. Donato in Collina. Per ls qual cosa la Signoria di Firenze volendo rintuzzare cotanto ardire, bandì Ja guerra contro il comune di Arezzo e tuiti i soi aderenti; sicchè messa insieme un’ armata numerosa di tatte la Lega guelfa di Toscana, mosse questa verso il contado aretino, e in su le prime giunte prese ed abbatte alla sinistra dell'Arno il cast. vee chio di Zevone, chiemato cosiel Leona, quindi alla destra del fiame, fra Geaghe- reto e Laterina, i castelli delle Conte e di Castiglion degli Ubertini. Trovò l'oste maggiore estacnlo da superare a Laterina, alla evi guardia stava un valente copita- LATE no, Lupo gi Farinate degli Uberti di A- rezzo, quello stesso che tempo dopo ebbe il comando delle compaguie ghibel. line contro la città di Chiusi, da dove però fu cacciato dai Guelfi la gior. maia di Getpibiao. co Ped Chrom ee Ma il castel di Laterina, ad onta della sua favorevole situazione, per quanto for se di gentce di ogni cos guarnito da po ter reggere un assedio per tre mesi, noe fece resistenza più che otto giorni; e Lupe degli Uberti, al la guardia di Le- terina dgli Aretini affidata, senza rossore di sè e della sua ciltà resesi per vinto,sca- sandosi con chi lo rimproverava: noe esser costume dei lupi a lasciarsi rinchiudere. (Gro. Vitam, Cronica Lib. VII. c. 110). CadutoLateri poter dei Fiorentini, venne da essi guarnito di presidio e di nizioni; e dopo unanno(li 15 sett. 1388) i campi di Laterina furono per rinnovare la memoria di Alba Longa a tempo de- Gli Orazi e dei Cariazi. Avvegnachè sen- tendo gli Aretini la cavalcata che faceva verso Laterina l'oste dei Fiorentini, ani- mosi i primi spedirono ai secondi il gesa- to della disida, designando per i di pparato i Fiorentini s'armaromo ed usci- rono dal castello per schierarsi in sulla ripa destra dello stesso fiume sfidando l'e- ste aretina alla richiesta battaglia; ma questi anzi che dare risposta con le epre piuttosto che in parole, dopo inutili sus- novre senza muovere spada dal fodere vel tando le spalle, tornarono in Arezze. — (Gio. Vrcant, Cronies L cit. cap. 124). Cotesto fatto è di poche'settima- ne la giornata di Campaldino, che fa la gloria delle armi . Per la quale vit- toria sì ripristinò le mel la bilancia Politica della Feccane a favore della Rep. fior. D'allora in poi nos sele restò un presidio in Leterina, ma mel 1398 vi fa edificata una rocca, la quale nel 1304 dagli Aretini e dalle masnade de- gli Ubertini e dei Pazzi di Valdarno ven- ne assediata e pechi giorni stette ad st rendersi; perocchè essa era rimasta mal LATE fornita di viveri e di armati. ( Gio. Vn- nasa, Cromac. Lib. VIII. cap. 73.) Di quel falto in poi il Cast. di rina tornò in potere degli Uber lo custodirono per conto del Comune Arezzo. Sennonchè nel 1326 il potente Guido ili Pietramala, signore quasi as- soluto di quella città , poté accorgersi che Buuso degli Ubertiui,allora propusto della cattedrale di Arezzo, assistito dai parenti si maneggiava nella corie del Papa per fare sbalzare dalla cattedra di S. Donato il ghibellino Tarlati, nel tempo che tutia le consorteria degli Ubertini cercava di conciliarsi l'amicizia dei Fiore.ti ri col rimettere questi ul possesso di Laterir:. Allora il vescovo Guido corse con le suc milizie all'assedio del prenominato ca- sello, e conquistato che l'ebbe, lo fece disfare i.. guisa che, al dire di G. Villa ni, non vi rimase pietra sopra pietra. { . cit. Lib. IX cap. 343). fa appena che Buoso degli Ubertini fa eletto dal clero in vescovo di Arezzo, egli tanto per conto proprio che a none della sua prow pia, nel 1336, richiese l’a- micizia dulla Rep. fior. offrendole il pos sesso delle terre e castella degli Ubertini da poterle ritenere fino a guerra finita cumtro il Comune di Arezzo. Fra i Inoghi consegnati favvi anche il castello di La- terina, dove, attesa l'importanza del sito e specialmente perchè dominava la trada maestra sulla de:tre ripa dell'Arno, la Si- guoria di Firenze ordinò che la rocca fos- se ivi nuovamente riedificata. maneggi dei Tarlati fooru: mom togliessere ai Fiorentini il castello de esi rifatto; ra coperta la congiura, vi si riparò onl (ar mozzare il c«po ai ribelli. Finalmente il peese di Laterima, dopo la compra fstta per la seconda volta di Arezzo e del suo contado, mediante ua contratto rogate nel castello medesimo sotto li 5 Nov. del 1384, venne stabil- mente ii lo al distretto fiorenti (Aznarase. deter. fr.) no il nomignolo del H esiste la pieve vecchia, cioè di S. Cas- LATE 639 siano a Compavane. Essa talvolta si disse dell'Zsola stauie l'essere situata in un'umi- le collina dirimpetto al Ponte a Falle, : circoscritta a lev. dal torr. Sregna, a poo. da quello del Zoreso e dal borro Cam: parane è piultosto vasta, ed aveva in ori- gine tre navaie, sebbene al presente siu ridotta ad una sola. Nella parle esteriore esiste un’ iscrizione de’ secoli bassi con lo stemma della famiglia Bardi. Sulla pic- cola piazza all'ingresso della chiesa de uu residu>d'impiantito a pietre bi che e lurchine a guisa di mosaico, e nei coniorni molte vestigie di fabbriche che danno a conoscere esservi stato un vil. laggio. Al presente altro non resta în piedi, oltre la suddetta chiesa, fuorché la torre o campanile con due 0 tre case coloniche puco discoste di là. Di quest’ antica pieve fu falta inen- zione in una carta del 1051, li‘a marzo, con la quale un certo Gotizo figlio che fu di altro Gotizo vendè alla badia di S. Flora di Arezzo, siluuta prope Episcopio Sancti Donati , la sua porzione del pog- gio e castello di Monsoto con la parte del giespadronato che gli apparteneva della ch. di S. Gio. Battista edificata nello stesso castello, piviere di $. Cassiano a Cam- , con alcuni beni posti nella villa di Piano di Scò dirimpetto a Latcriua. Fu eziandio all'Art. Latiano fata men- zione di un' istrumento del icbb. 1054 appartenuto alla badia di S. Trinita Alpi, col quale, come bo dello poco so- pre, fa donata casa e podere in Laterina mo monastero. Salla fine del sec. XII il pievano di Laterina sernbra che continuasse a rise. dere nella chiesa mairice, tostochè la sua ch, plebana designavasi sempre col titolo di $. Cassiano a Campavane. Tale ancora venne indicata iu un istru- mento del mese di dic. 1196, rogato nello spedale di Monsoglio, col quale fu fatta ba Hi Ti di Pi viere di $. Cassiano a Campavane. (Anus. Din. Fio. Certe della bodia di Ripoli Doe anni depo il pievano di Laterin: ottenne an privilegio dal Pout. Clemente “0 LATE Ul, che gli confermava la giuri salle chiese suffraganee della se batiesi- male, dalla quale allori dipendevano le seguenti cappelle, cioè : 1. Ceggia detto dell'Usoletta (forse quello di Monsoglio); 2. S. Maria di Costa; 3. 5. Biagio di Cam. pavane ; 4. S. Lorenzo della Perna (esi stente); 5.5. Maria a Poggiacato (perduta); 6. S. Bartolommeo a Caselli (forse l’at- ii tuale parr. di Viterete }; 7. 8. Michele a Caprenne (distratta }; 8. S. Giorgio al Piano di Cestiglioa. Ubertini ( riunita alla parr. seguente, della quale porta il , titolo); g. S. Stefano al sg (annessa alla nie ); 10. S. Maria di Ser 2 Edna (dirota); 1.88 laopo e cr stoforo d' Zmpiano ( esistente ); 12. Ospo- dale di S. Cataldo al Ponte di Valle di ruto ); 13. S. Pietro di Soppioro, ossia di Casannova (esistente ); 14. $. Giov. Bat- LATE Vitta a Montote (esistente ); 15. SS. Flora € Lacilla alle Comie ( distratta ); 16. SL Maria a Valle (attualmente cappellauia aunessa alla prepositura di Laierima ); 19. S. Pietro a Mondine ( esistente ). Attualmente sono rimaste suffraganee i Concorrenza Fr i pievani nom residenti a Lato riua accennerò un mes. Giov. Beltista pella di ripepaintà mella chiesa di S. Miniato al Monte del Re presso Firenze. Movimento della Popolazione della Passoccuta vi Lereuna . @ tre epoche diverse , divisa per famiglie. si Comunità di Leterina. —LI territorio lì questa comunità occupa una superficie dii 7003 quadr, dei quali circa 30 veno ‘equi lenti a 33: abit. per egni jusdr. di suolo im com sci comunità. — Dal late di sett. ha di fronte il territorio della co- munità di Arezzo, a pertire dalla ripa de- stra dell'Arno fino alla strada che porta il nome di vecchia aretina, sl di la della quale subentra dal lato di sett. il terri- torio dei Zue comuni distrettuali di Le- terina, ossia di Castiglion. Fibeechi . Di Conserva cen eso, dope attravernato ii torrente Bregne, ci dirige verso pon. nei torr. Zereno, dove trova la Com. di Ter- masora Coe quent'ekima percorre pelle stessa direzione le Vitereta simo al terr. 4; uffi ITER A ini, e con esse dirigesi mell'Arno. Costà risontazido il corso del fimme cammina di comserva com il terri torio dei Cingue comuni di Val-d'Ambre sino a che al ponte sl Romito trmpessa selle ripe sinistra dell'Arno per correre contr’segue mel feno di Poggi. Quindi mediante una strade reiabile, € poscia per una pedonale si dirige verso ostro sulla via RL postale aretina , che percorre del pian di Pergine sino al fesso del Gen- scione. Costà sottentra la Com. di Ci vitella LATE rimonlando insieme per breve tratto il fosso preletto, e di li penetrando in quello di Zodola, piega con esso da ostro a scir. e quindi a lev. finchè ritorna in Arno col borro di Aimaggio. Fhai corsi d'acqua che altraversano il (erritorio comunilativo di Laterina, il iore di tutti è I’ Arno che gli, resta ti torr. Agna, che gli scor- poo. re il Zoreno ed il Bregna gli passano in mezzo, dirigendosi, il primo da sett. a ostro, e l’altro da grec. a lib. Due strade macsire traversano questa comunità: la Vecchia aretina che parle da Arezzo, e varcando l'Arno sul ponie a* Bariano, passa sotto il castello di Laterina i a quella detta Urbine» regia postale che lumbe le della stessa comunità. struttara del so0 ter. erale a due formazioni talvolta si Sorano dispersi i carcami for sili di grandi mammiferi apparienuti a razze perdute. L''ossatura visibile dei poggi che stan no alle spalle di Laterina, come di quelli situati nel lato opposto di Val-d'Ambra al- la sinistra dell'Arno, consiste nella massi- ma parte in macigno stratificato. Il quale macigno, se a luoghi emerge da un tufo giallastro che lo ricuopre, altrove resta tuttora nascosto da un terreno di tra- sporto , sotto wa sabbione che costituisce il suolo coltivabile di quelle piagge. — Il POPOLAZIONE della Comunità LATE 664 terreno terziario marino che preoedé que. sl'ultimo, e che deve aver ricoperto le rocce di grès antion e di calcareo compatto se non fu, come è supponibile, trascinato via dalle acque correnti , esso peraltro non comparisce come dovrebbe fra le due for- mazioni sopra enunciate. Di mezzo al lerreno superiore sgorgano di basso im alto Va ripa sinistra dell’ Arno varie polle di acque minerali solfo- rose ed acidale fredde, come sono quelle vicino al ponte al Romito , ed alla nave dell'Inferno.Taliacque furono analizzate, descritte e pubblicate nel 1827 dal chi- mico aretino Dott. Antonio Fabroni nella Storia ed analisi dell’ acqua ecidula.mi- merale di Montione e di varie altre di quel- le vicinanze. Ml clima di Laterina e del suo territo. rio è salubre e temperato; le produzioni del suolo varie e tutte squisite, fra le primeggiano i vini, i cereali, l'o- lio, i filugelli ec. La comunità di Laterina fu costituita dei cinque popoli che tattora conserva, quando ricevè la sua organizzazione eco. nomica col regolamento parziale dei 33 maggio1774.—Essa mantiene un medico, uo chirargo e un maestro di scuola. — La polesteria di Laterina nel declinare del Registro. L'ingegnere di Circondario stà in Sun-Giovauni , la conservazione delle Ipoteche, e la Ruota in Arezzo. di Lureusa a tre epoche diverse. Nome dei Luoghi | Titolo delle Chiese -_.— +— e] Casimmora, già a 5 Soppiore S.Pietro, Rettoria sis Impiano SS.Jacopo e Cristofano id. ni Larevu SS.Ippolito e Cassiano, gii 5% in Campavane, Pieve Fi Penna S. Lorenzo, Rettoria [i Vitereta S. Bastolomaseo, idem 44 Teraz........ ».. Abitanti n.1153n. 138; ma 8 062 LATT LATERINA (PORTA) — Ped. Sua. LATERONE (MONTE) — Med. Mon. m-Lamone. LATERRINE, o ave TERRINE (S. AGATA ) — Fed. Tuanns. LATICASTELLI nella Valle dell'Om- brone senese. — Villa che diede il titolo a un comusello nella parr. Com. e Giur. di Rapolano, Dice. di Arezzo, Comp. di na. Fa uno dei comuselli riuniti alla co- manità di Rapolano e cn regolamento spe- ciale dei a gii LATIGNANO nel Val-d'Arno pisano. — Gron borgata che du il nome slla sua rr. (S. Pietro) nel piviere, Com. e miete fr or ostro-.ir. di Cascina, Dioc. Cela in ana bassa pianura fra il rio di Possale, 0 Fosso Ar sonico, e la Fossa nuova, lango lo stradone che da Cascina dirigcoi pes Cello di vajano a Ponsacco. La parroccuia di S. Pietro a Latignano nel 1833 cootava g8a abit. LATRIANO. — Zed. Tatana e Turano. LATRONE (MONTE) — Fed. Moxre- mons. LATTAJA, e MONTE-LATTAJA nella grossetana Maremma. — Ca:tellare, ossia casa territa, che ha dato il titolo ad un un'antica pieve, attual- S. Andrea a nigi alb. di Roccastrada, Dioe. e Comp. i Porta poi il nome di Monte-Lattaja vua piccola eminenza coperta di ulivi e di vi- gue con casa di campagna fiancheggiata a pos. dal rio dei aj, el a lev. dal bor- ro Bandinella \ributario del torr. Fosse, fra Stieciano, Monte-Messi, Monte Pescali € Roccastrada, mentre quasi un miglio discosto dal Monte Latsaja trovasi il luo- (o di Lattaja che diede il nome alla sua. chiesa plebana già da un secolo profanata € dirata. n Cast di Lettaja nei noli trascorsi fe ebitato da villici, da servi e da padroni; e costà nella baronale torre di Laitaja le memorie superstiti hanno segnalato, all anno 973, un conte Ridolfo nato da altro lunq nome Gherardo che fu conte del lia, mentre un altro docu- mento ne avvisa, che all'anno 89 risie- deva nello stesso Cast. di Lattaja una con- LATT tesa Ermengarda vedova del marchese Lamberto d' lidebrando. Sono due perpamene pervenute nell’ Arch. Dipl. Fior. dalla badia di Mutua- mia"1, nella prima delle quali fu scritto un istrumento di compra e vemdlita di due peri i terra con una vigna posti nel ter- di Campagnatico, che un tal Gen nari del fa Amalperto alienò per il prezzo di venti soldi al conte Ridello figlio di Gherardo che fa conte «lel Palazzo. — Fat- to in luogo lo Lariaria nella Tor- re. — Rogò Giovanni muaro dell Ipo ratore. Con l'altro istrumento del 19 aprile 989, celebrato paririente in Zaftarie dallo stesso notaro Giovanni, Ermengarda fi ia del conte Ranieri, e vedura di Lam d'Ildebrando che fu marchese, dopo avere sollo suo vero giorno, per ‘rogito del medesimo notaro imperiale, ricomprato per diecimila lire 45 corti e castelli alie nati nel 973 dal suo marito, nel prevletto dì 17 aprile 989, col consenso di Oherto suo mondualdo, vendè per il prezzo di i a Guptardo prete figliv di Wal. età di una casa massari sia podere con sue atlinenze, posta mei contìni di Galliano. — Fed. Camracnan- co e Gattsano nella Valle dell' Ombrone senese. A qual prosapia appartenesse il primo ignore di Lat- residente co- stà 16 anni dopo, non è qui luogo a discu- terlo; dirò bensì che il castello, il monte € la corte di Lattaja tre secoli dopo era signoria dei conti Pannocchieschi , sicce- me fra gli altri lo dimostra rn istrumento del so marzo 1321, col quale la nobil donna Necchina figlia del conte Bonifazie di Travale e ie lasciata da Guccio di tignoria che questi avere per la sesta castello e corte di Ravi e nel Gatello è corte di Lattaja, a condizione che il Comune di M difendere i raccomandati pupilli da qua- insalto. ( Asca. Dirt. Str. Carte della città di Messa ) Ja quanto alla pieve di Lattaja esca ino dal secolo XII, siccome lo il Pont. Clemente III nella bol- LAVA la del 1188, con la quale confermava al vescovo di to fra le altre chiese an. che la battesimale di Zasraria con i suoi beni, decime e distretto. doro Essa pieve fu tra quelle soppresse entrato il secolo XVIII, allorchè il suo territorio fa diviso fra la cura di Monte Massi e quella di Sticciano. AUnalmente il cadente palazzo, ossia la casa-torrita di Lettaja con i terreni annessi appartiene ai marchesi Zondada- ri, mentre il Monte-Lattaja con le coltiva. zioni intorno spetta ai Brancadori, altra lia senese. La pieve di Lattaja nel 1640 era ri. dolta a sette poderi con soli 25 abit. LAVACCHIO (Zavecium ) nella valle. Risiede alla destra della fiumana del Frigido valla pendice meridionale del mente Bruciana fra le selve dei castagni «sopra vaghi terrazzi piantati a vigueti dirimpetto al lido del mare. Diversi luoghi in Toscana ehbero e conservano tuttora il nome di Zarecchi, ® Lovacchio, sebbene tatti siano stati sem- illate di poca considerazione. Sono fra questi uu Zereschio di Ce- stelvecchio nel Barghigiano , forse quel Zosaclo, posto in loco Corsania (o Corse ma), che fu rammentato in una membrana dell'Arch. Arciv. di Lucca dell’ 853 (24 agosto). Un Zavacchi inferiore, cai appella an altro istrumento dell'898 (9 maggio) entrambi licati melT.V, P.II delle Mem. iste va enaliro luogo di Zevecchio nella Com. di Sesto presso Firenze; ano in quella di Pelayo sopra il Pontassieve; uno nei monti di Cantagello; uno nel piviere dì Cintoja pella in Val di Greve; uno nell'Zsola dell'El- ba, comunità di Marciana; e finalmente un Luvacchio, ora Lecaggio Rosso nelle i di Lunigianh. Forse a questo ul. Fani piuttosto ‘che al Zevecchio del Fri- gido appellava quella corte di Zoroclum rammentala in un privilegio di ite. me I spedito nel 963 ai vescovi di Luni; tanto più che il villaggio di Zavaggio Rosse dia tuttora il titolo a una popola-. tti L LAVAJANO VECCHIO x NUOVO ia Val.d'Era. — Due villate che diedero il nome a due popoli (S. Michele di Ze- vajano vecchio e S. Martino di Levajeno nuoro) riuniti alla perr. di S, Lorenzo a Gello di Lavajano sottoposti anticemente alla distrutta pieve di Triana, attualmente son di Fonmoco lla Com. Giur. e irea migl. 34 a lib. di Pontedera, Dioc. di Seofinisto, già di Lecca, Comp. di isa. Trovavansi entrambe queste villate a pù dell'estrema base delle colline pisane fra Lari, Ponsacco e Ceuaja, in mezzo a una pianura già stata fondo di pedale, chiamato tuttora del Pescale, pedule che le torbe delle mperiori colline depositate :. dalle»equede) Fhrso Zenone edella For. 0-Nuova hanno di secole in secolo visio- Fra le memorie più antiche di Zeva- jano e del suo Agello, cuis Gollo, citerò un contralto dei 24 nov. 880, cel quale Gberardo recore di Luoca allivellò una cata padronale con certe e podere annes. Îs, posta in loco ubi dicitar ja prope dgello,!a qual casa era di inenza [oh RETTA ein soccann, Mem. Zucck. T. V. P. IL) Havvi on'altra carta dell'anno 986, ma questa riferisce più specialmente s una di- strutta pieve della Dioc. lucchese, detta a Laviano, talvolta a Zavajeno, 00 Lorano. Forse anche alla stessa perdata pieve ap- pile una permata fatta mel rarg tra abate e monaci della badia di Serena e il Vesc. di Lucca, quando questo a 114 rinunziò alcane piene erge Lariano, 0 Lovajano, a Mente-Castel- lo, ec. È per me dubbio ancora, se debba ap- ì castello e borgo di Zerajeno veniva del castello 6 borgo di Lovejano col sue distreito e cen tatto ciò che lo stesso Gualfredo temeva a titolo di pegno nella corte di Strido, nel castello e di- 664 LAVA stretto di Monte-Vaso ec. { Menar. Anf. M. Aevi T. II). Nè tampoco io credo che tratti del La- vajano di P..nsacco una pergamena dell' Areb. Arc. di Lucca dell’anno 731, re- lativa alla dotazione di una chiesa sotto il titolo di S. Meria fondata in Zaveria- ; mentre ana nola scritta a tergo della carla con caralteri del secolo XI o XII, porta la seguente nee in S. Maria de la indi giova piuttosto per la chiesa di S. Maria a Jajano o sila Pajana dell antico piviere di Montopoli, già di Mu- sciano, alla qual chiesa riferiscono molti altri documenti del medio evo. — Med. Fincwraso e Patsaro di Montopoli. AI Lavajano di Ponsacco appellano bensi le Cronache pisane all'anno 1369 (stile comune ), allorchè costà in Lavajano quel governo fece edificare una specie di rocca con fossi intorno e ponte levatojo. La qual rocca fu combattuta, presa ed atterrata dall’oste fiorentina pochi anni dopo (1388). —( Munar. Monum. Pir. in R. Ital. Scripr.T. XV.) I popolo di Lavajano si sottomesse e giuramento di fedeltà alla Rep. restò fior. sotto li 10 nov. 1406, e nell'alto me. desimo farono concesse alcune capitola» zioni a quel comunello insieme s1 popolo mo) di Perignano. (Rironx Portò il cognome di tria un distinto diplomatico Gasparri di Zavajano, i di nel 1406 frattarono a Giotani corti per oltenere dalla Signoria di Fi- renze nn largo partito all'occasione dela resa della citta di Pisa stretta da fame per lungo assedio. — Ved. Gato m Lu- vazino, LAVAJANO'GELLO pr).—Ped.Griso pi Lavasaso. La.Vasaso, Lar ano, 0 Larraro (Pre. #2 01) nel Vai-d'Arno inferiore. — Pieve distrutta fino dal secnlo XIII e traslatata fn Monte-Castello, nella Com. Giur.e cir- a 3! a lev. di Pontedera, Dioe. di Sen. to, una volta di Luera, Comp. di Pim. 11 luogo di Zeveno, 0 Zevieno, da cui il vocabolo l'antica chiesa bettesi- male di S. Maria e S. Giovan Battista, bo Loca: molivo di credere che esistesse presso la sponda sinistra dell'Arno fra il tore. Ce LAZZ cinella e Castel del Bosco, in una palustre pianura da luaga mano colmata e ridotta a poderi della fattoria di Varramista con praterie designate tuttora coll’ origiuaria denominazione di Prata della ojane, siccome fa già indicato all'Art. Zuco pr Laraso 0 di Lararaso. Fra i più antichi docamenti che ram- menlino cotesta pieve, harvene uno to in Lucca nell’anno 968, col quale it vescoro Adalongo , aruto il consenso dal suo capitolo , investì il chierico Garsone della pieve di S. Maria e 8. Gio. Battista di Laviano. (Ance. Anciv. ni Lucca ). Concorre eziandio a far riconoscere l’u- bicazione di cotesta perduta chiesa battesi- male un altro istramento della stessa pro- venienza, dato in Lucca nel 986; mercà cui il nobile lucchese Guido del fu Ten- degrimoricerè a livello da T. imo vescoro di Lucca alcuni terreni apparte. nenti alla pieve di S. Gervasio, i quali erano situati presso il casale di S. Ger- vasio, ed i rizie poste in loco Zaviano ie Lasi prope finvio Forse a questo stesso luogo di Zevigno riferince, come ho già detto, un contratto del 1119, col quale seguì una permota di beni, fra il Vesc. di Lucca € l'abate del Non. di S. Maria di Serena presso Chiu- sdino, Monte-Castello, a Colle Careli a Capannoli, nel /uoge i, a Forcol . di Zaviano, e altrove. La pieve di Laviano nel 1260 avera una sola chiesa succursale, dedicata a S. Remigio nella vallecola appellata Mami. sta, vallecola che col progredire dell'età per contrazione si disse Valramista ed ora di Verramista, nome della villa rma- gnifica del marchese Gino Capponi di Fi- rente posta su piccolo tumulo alla si. nistra del torr. Cecinella e della strada R. postale che guida a Pisa. — Yed. Mos- stento, Pasero (8. Mara 4), Van- namstA. Lurart, e Larano. — Ved. Arava, LaVasano e Loco pr Laramo. LAVELLO nella Valle del Montone in Romagna. — Ped. Avato. LAVENZA. — Ped. Avena. LAZZARO (S.)a LUCARDO.— Ped ao. — a LUNI in Val-di-Magra. — Pie cola borgta che conserva il nome di va LECC amtico ospedale di lebbrosi situato sulla strada R. postale di Genova viciuo al Por tone di Caniparola, nel lo, Com. e quasi due migl. a lib. di Castel-Nuovo di Magra, Mandamento e Dioc. di Serzana, Regno Sardo. La borgata con la chiesa di S. Lazzaro esiste alla base meridionale del poggio di Castel-Nuovo di Magra, (ra i campi dove fe Luni e la città di Sarzana, un migl. luoghi, ed anche alcuni pbi di città, conser taro; quasi sempre indizio che ivi no degli ospedali per lebbrosi, i quali a tewore degli statuti municipali solevano edificarsi e tenersi un miglio lungi dalla città, quando quella immonda ma- fattia catanes non era ancora estirpata dalla classe dei povi la propagarono per l° Ita spedale di S. Lazzaro presso Pontremoli, quello di S. Lazzaro fuori della porta Ro- mana a Siena, il S. Lazzaro fuori di Porta ai Sel i Volterra, il S. Lazzaro alle For- nasci di Porla a Lucca fuori di Pistoja ec. LAZZERETTO di S. Jacopo, di S. Leo- puee di S. Rocco a Livorno. — Fed. Teaso. LAZZERETTO »i VARIGNARO. — Ped. Vizienaro nel Golfo della Spezia. LECCETO ( ERENO e CONVENTO amche di Fcirieraro, uella Com. delle Mane di Città, Giur. Dioc. e Comp. di Siena, da cui Lecceto è distante quasi 5 migl. a pon. igne convento che fa sede principale, e che diede il nome alla cone degli Eremiti Ago- fianco orientale del Moaie-Maggio sopra un terreno calcareo. cavernoso, ed in mezzoa una folta oscura selva di lecci, che portò il distintivo del Zago da un subiscente pro:ciugato Lago fiuo al cadere del secolo XVIII esistito nel Pian di Rosìa. Quantunque alcuni scrittori abbiano @pinato, che la fondazione dell'Eremo di Lecceto risalga all'epoca remota di S. Ago- stino, ciò nonostante non si è Irovato in un documento che pos. 3. Con esso LECC 665 conte Uguecione figlio del fu C. Ar. dingo della cusa Ardenghesca donò alcu- ni soci terreni, vigne e selve alla chiesa di S. Leonardo posta nella Selva del La- gel 1a dove per altro non apparisce che al- lesse alcun claustro, o riunione br frati romiti. Riedificata poco lungi di là una nuova chiesa nel principio del secolo XII, fu questa consacrata, nel maggio del 1202, da Buono Vesc. di Siena, che la dedicò a S. Salvatore, alla B. V. Naria, ed a S. Benedetto, frattanto che l'altra di Leonardo alla Selva del Lago convei vasi un Eremo sotto la regola di S. Agostino. Tafatti mediante due contratti del so febb. e 29 agosto dello stesso snno 1233 il prete Giovanni priore della chiesa di S. Leonanito alla Selva del Lago fece due permute di beni immobili col cedere al- cune terre che il suo eremo possedeva nel vicino Piano di Arnano, e in luogo de- nominato Campo al Lago. Comecchè la chiesa con il convento di S. Salvatore a Leoceto fosse distinta da quella di S. Leonardo, e preseduta da persona religiosa diversa da quella dell'al- ciò non ostante enirambi i portarono il titolo di Zecceto, os sia della Selva del Zago. fra gli altri fatto nel tignano li g nov. 93, col quale frate Ugo del fu Ranieri, come sindaco degli Eremiti Agostiniani di S Salvatore di Faltignano della Selva del Lago, di Zeomardo della detta Selva, e degli Ere miti del poggio di $. Agata a Siena, diede a lavorare per la metà dei pro- doiti un podere posto nella contrada di Arnano e della Selva del Lago, comunità di Pastina di proprietà dei ire suuno- minati conventi di Eremitani. Ciò non ostante il convento maggiore € la casa generalizia della congregazione Leecetana era a S. Leonardo di Lecceto. Que:to fu in parie.edificato nel 1330 da un Fr. Giova: Incontri, indi a spese degli stessi claustrali circondato di mura, di torri e di altre fortificazioni per ripararlo dalle incursioni dei fworuscili e dalle compaguie di masnade, che in quell’ età solerano andare frequentemente a gi- reai. 068 LECC una porzione di selva fortilizio dei frati di $. elva del che il Co mune di Sicua diede ad enfilensi e quei religiosi Eremi i L' Eremo della Selva del Lago fu più di una volta visitato da S. Caterina da Siena, e varie sue lettere sono dirette a fr. Guglielmo da Lecceio. Anche S. Bernar- dino coa molti altri preclari rarono questo siesso eremo, nel 1387 capo d'Ordiue. Pi; tardi S. Pio V celebrò la messa in una di quelle cap pelle che poscia gli fu dedica Nel 1642 nel vasto locale del convento diS. Leosardo a Lecceto fu accolto in espi- zio con la sua corte il Pont. Eugenio IV, sitarono questo celebratissimo clausiro, Ta quanto alla Selva del Leo 7 documenti, oltre quelli poco sopra provano che fino dal secolo XIII pa ap parteneva al Comuue di Siena, dal quale, almeno in parle, venne concessa a titolo di enfilensi alli stesi Eremitani, siccome lo dimostrano varii provvedimenti della Signoria di Siena sito gli anni 1306, 1as1, 1949, 19 1258, 1266, 1291, mor € 1306, tutti relativi alla sorveglian- na e lavori richiesti per la conservazione della Selva del Lago. ( Ance. Don. Sx. Kelefe vecchio ). Nel 1433 al convento di Leccsto faro. no ammensati tutti i beni dell’eremo di S. Maria di Montespecchi per trovarsi ne- so allora quasi diruto, Nel 1514 di be mitani di Lecceto sumentareno le loro rendite mediante due contratti di compra fatta nel 13 ottobre dal magnate Borghese del fu Pandolfo Petrucci di una selva dell'estensione di 72 stiora, e di alcuni i di terra, il tutto situato nelle Masse di Città. (Asca. Dre. Fioa. Carte di $. « Lecceto). Malgra:o la sua isolata e selvesa situa. sione, malgrado la santità del Imogo che conla una trentina di besti , pure l' Ero mo di Leuceto mon fu escate da alcune Visite incomode e devastatrici. Tale sem- bra che fosse quella dei 17 merte 1554 fatta dalle treppe teutonico-spegnuele che LECC misera a rabe mche colesto pecifico asilo. L'Ecemo di S. Salvatore della Selva del Lago fu abolito nel 1783. II grandioso convento di S. topo epistolae i nel 1614 dal Restichino; quella dell'al- lare contiguo è epera fatta nel 1630 dal Petrazzi, Vi si trova anche un S. Pietro di Raffaello Vanni. Nella sagrestia erano quadri di sommo pregio che vedonsi attualmente mella rac- colta alle Belle arti in Siena , fra i i quali la bellissima Natività del doma. L'affresco del refettorio e tuto “da Appolionio Nassini, la Smeritane è pittara del Salimbeni. uoti, Cenni storico-artistici ST Siena e de’ suburbj ). LECCETO, 0 LIOCETO nel Val-d'Ar no sotto Fireaze. — Convento che fa di frati Domenicani Gavolti cui tut tora il locale bei L'oratorio de Taco. po e Filip] di S. Martino a EA ponga della Lastra a Signa, Dioc. e Comp. di Firenze. Siede presso le sommità dei poggi che stendonsi da quelli della A al Mak mantile, una volia coperti di Zecci, da cui prese il nome cotesta località, situsta circa 388 br. sopra il livello del mare Mediterraneo, Era in origine un piccolo romilorie con chiesa dedicata a S. Maria, che la popo- Inzione di lendi con il consense del- la Signoria di Firenze, nell'aprile del 1470, douò ai frati di S. Marce di Firenze dell'ordine dei Predicatori con l'obbligo di un annuo tribato alla loro comunità, consistente in usa libbra di cora, a titole di ricaguizione di dominio. Tentio il romitoriequanto la chiesa fe mne ampliati e riedificati, fra il 1475 e 1478, per elargità di Filippo di Matteo Strozzi, il quale va Costà vasta te- nota con la villa delle Se/ve; e lo stone benefattore son atte di ullima volootà, re- gato li 14 maggio 1494, lasciò alla chiese di S. Naria di Lecceto tsnte terre per il Valore di Soe fiorini d'ore, a condizione di fare ogni anno le festa dei 85, Filippo LECC e lacopo, ai quali due apostoli nel 1587 fu consacrata la chiesa attuale. LECCHI {MONTE LUCO a) o a LEG. CHIO nell: Va’ superiore dell’ À. Cas. gia castello posto sul risalto di un poggio che ha dato il vocabolo a due chiese parr. ( S. Martino e S. Michele ), nc! piviere di S. Marcellino, Com. di comunità di Gajole nel Chianti alto, sul coafine dell'aulico contado fiorentino con mezzo ue fortilizii, ora palazzi signorili, Brolio e Cacchiano: voglio dire il Monte Luco a Lecchi, ed il Monte Luco della Berardenga, Sicde quest'ultimo sulla uma del Nunte Benichi, 4 Gajo'e, già descritto Beranvexsa ( Mosrz-Luco pista ). — L'altro Afonte Luco a Lecchi è situato circa 3 migl. a lib. di Gejole iu un poggio bagnato a le torr. Massellone , ed " poo. dal fosso Paterno o di S. Giusto in Salcio, tatti tributarii superiori del fiume Arbia. Un lodo proferito in Poggibonsi dagli avbitri, cel giugno dell'anno 1203, per cons di coufini territoriali fra il coutado fioreatino e quello senese, rammenta il Monte Luco della Berardenga sì pari del Monte Luco a Lecchio per essere entram- bi citmati sulla linea di iemsarcazione dei sesmominati contadi. La quale linea fu tracciata od pedem Myntem Luci de Be- his usque ad Petram Grossam, mentre l'altro Monte Luco trovasi gato dalla parte più occident. del Chian- ti, rimontando da Paterno usgue ad fos- satum Montis Luc: ad Lecchium , et per Montem Lucum de Lech, Laciguanam, villam de Lerginino , Ci cte. Più tardi Monte-Luco a Lecchio diven. ne signoria della magnatiria famiglia de Ricasoli, ai quali apperteneva, poni LECC 667 Mosè, abate del Mon di Coltibrnno, con istrumento rogato i Siena nella piazza di S. Cristofano, li 8 dic, 1182, col cvasenso dei suoi monaci riavnziò a quanto posse- deva in Monte-Luco a Lecchio a favore di Drudol» figlio di Ruggiero da Cac- chiano. — Con altro contratto fatto pure in Siena li 6 genn tigri nella casa dei figli di Mal- volte Ruggiero di Sasso as- senò a donna parte della Torre di 'Monte-Luco a L'occhio con delle terre poste intorno a detta lor. Che infatti il sunnominato Dioti- lo dimostra un aito celebrato li 4 ot- tobre 1229 nel palazzo del Comune a Firenze, col quale Giovanni di Boccaccio potestà della citta medesima promise a Guarnellotto da Tornano . e a Diotisal da Cacchiuno e suoi consorti di restituire loro le torri del castello di Monte-Luco terminata che fosse la guerra tra i Senesi ed i Fiorentini. — (Ance. Dirt. Fion. Carte del Mon. di Fallombrosa ). Molti altri documenti della stessa pro- venienza parlano di questo loogo e dei loro signori; fra i quali uno dei 28 marzo 1240 riguardante la vendita (atta in Sie. na a favore di Drudolo di Diotisalvi da Cacchiuno di una casa con orto e tre per- zi di terra posti a Moate-Luco a Lecchio, nei confini del fossato di Ricavoe di quel lo del Massellone, fin dove si estemlera la strada che guida per il Mo::re-Zuco a Leechio alla pieve SPS: Polo Lo prova l'elezione del castellano della torredi Mon- te-Luco a Lecchio fatta li 3: dic. 1245 nella persona del suddetto ibrudolo da di- versi nobili da Ricasoli cousorti e condo sini dello stesso luogo; lo dichiara un istrumento dei 20 luglio 198;, col q. Salvi Druitolo da elemosina perpetuo di live sei l'anno a favore dei poveri delle pi rocchie di S. Lucia Oltrarno e di S. N renze; nella prima delle qua ‘hie egli aveva contratto matrimo- nio e nell'altra fissato il suo domicilio, mentre nell'atto medesimo assegnò una rendita di soldi 30 l'anno alle chiese di S. Martino a Monte-Luco a Lecchiv e a quelle di S. Lorenzo « Ama e di S. Mar. cellino in Chianti. Lo afiermi eziondio 688 LECC Lori di beni posti a Monse-Zuco @ Zecchio, fatta nel castello medesimo li EE; aprile 1289, tra Mem. Drasolo del fa Rinaldo del fu Ranieri da polo di Mess. Salvi di Drudolo da Aoate. Luco a Lecchie confermò per 39 anni il fitto di un suo re poste nel to ds Loren Piane Pr dere nti, e Caccrraro. Havvi pere fra le stesse membrane del- la Vallomi un’ istramento che nomi. ma un curatore legale, fatto in Firenze li 3 febb. 1303 per interesse di Pollo e di Ci ratll e figli pupiltidi Mew. Ciom- polo di Mess Sai Monte-Luco a Lec- chio;stautechè il predetto Ciampolo a vera abbandonato il mondo e si era vestito frate col nome di fra Domenice nel con- vento dei Domenicani di Siena, — Ped. Darvor. I nominati due fratelli Cione e Volto, essendo mancato ai vivi fr. Domenico, al secolo Mess. Ciampolo loro padre, con atto pabblico dei 23 aprile 1314, asse. guarono la dote a donne Geena loro so rella, proziessa i Tegghia figlio di Zono del fu Gentile de' Ritiri di Firenze. La qual dote fu costituita in um podere € terre vilale, posto il tutto nel popolo di S. Mertino « Ceci Finalmente ne icombe qui rammen- tare una scrittura del a sett 1331 rela. tiva al pagamento di Lire 3ose fatte nel popolo di S. Michele di Monte-Luco a Lecchio da Giovanni del fa Cione di Ciampolo di Salvi solvente per il def’ to seo padre nelle mani di Cino Nelli del del pope di di S. Simone di Firenze, che ualitò di rappresentante pos Latini del popolo di S. Maria Maggiore di detta città. — Vel. asta Loco. La per. di S. Martino di Monte-Laco a Lecchio, o a Lecchi con l'annemo di S. Michele mel 1833 contava 317 abit. LECCHI (S. MARU a) in Vald'El. sa. — Ces con ch. perr. ( £. Maria de Lecchis, cusia de deckis) mell'aniico pi. Viere di S. Agnem in Chieti, giù è Felcione , Cola. Giur: o quasi 4 Mmigl. a scir. di Poggibonsi, Diec. di Colle, una volta di Siena, Comp. senese. . della badia di S. Salvatore LECC Siede sopra una piaggia dei monti oc cideutali del Chianti, Ila destra del torr. Staggia e circa un a sett. del ca- stello di questo sesto nome. Era una delle chiese di giu: dronsie 11° Isola, sebbene dal Pont. Bonifazio IX nel 1339 fosse stata dala in benefizio ad un chie. rico fiorentino, siccome lo dà a conoscere fea gli altri un atto pubblico degli 8 nov. t40r, col quale quel beneficiato pontificio rinunziò la rettoria di S. Maria a Lecchi di con breve dei 25 agosto 1469 coa. ferì al prete Lolovico di Bernardo fiore. tino la ch. parr. Maria a Lecchi, per quanto ivi si ri essere di pei tinenza del Mon. di S. Salvatore dell'Lole. Alla soppressione della testè citata be- pit entrarono al dei beni e al to delle chiese di detta badia, frecusci di S. Eugenio sì Monastero, è più tardi i Camsineai di Siena. La perr. di S.Maria a Lecchi nel 1833 contorte. 183 abit. LECCHIO, o LECCHI (S. MARTI. NO 1).— Ped. Leccn ( Morr:-Loco 2). LECCIA nella Valle della Cornia. — Cos. già Cast. che di il titolo alla chiem pr di S. Bartolomeo, un di suffraganea Ila distrutta pieve a Morhe, nella Com. Giur. e circa 12 migl. a estro delle Po marance, Dioc. di Volterra, Comp. di Pisa. È situato sul dorso occidentale del mon- te che separa la vallecola della Cornia dal- la Val.di-Cecina, presso all’estreme peo- dici meridionali dei poggi che stendonsi da Serazzano sino alla riva destra del fiume Cornia, fre cupe selre di sugheri € di lecci, che gli diedero il titolo, e pe colungi dai Bulicami o Lazoni di Lee- cia descriti da Paolo Merela nella sua Epi it fia, e da noi accennati all dirt. DI L'istoria di questa biconca trovasi col- legata non solamente con quella di Vol. terra e dei suoi vescovi, ma ancora de’ costi Panpocchieschi e di altri illustri magnati della Maremma volierrana. prima a comparire signora ato castello di Leocia è nna contessa Gisle di vedova di un conte Ridelfo, nato da Ugo, ch'esso pere fu conte. La qual donna . mentre nel so genn. 1105 risiedeva mel vena pertila di terreni situati in Cefeggio, in Aeyse Albole, cea altro porzioni di terre poste im Wecchiena, e nel leogo denominate Gordeana. — Vel. Buon Verucomensi, e Goavo ses Re' in Valdi Cornia. Anche nel cast. di Leccia i monaci di Monte-Venli acquistarono una sesta per te di giurisdizione, siccome apparisco da un breve spedito dal Pont. Alessandro IMI nai trmugfio 1136 favore della nomi- ni tudo della Loccia trovasi quindi annoverato tra quelli dati in fesdo al Vesc. di Volterra Ildebrando Paenocchie- schi mediante un largo privilegio di Ar- rigo VI, nel tempo in Li viver limp. nesi Federigo I di lui pedre (sano 1186). E quantuaque l'alto decainio del Cast. di Leccia venime reclamato dal Comune di Volterra, cui nel 1204 e di nuore ne deu! gli amni 1252, 1354 e 1356 i suoi abitanti insieme con quelli dei casteetti limi trofi del Samo e di Seraszano giurarono fedeltà, pure alcuni vescovi di Volterra non mancarqno di reclamare sopra di quel- li dei diritii teziporali. Infatti esiste tuttora la scrittara di un trattato fra il Comune di Volterra da parte ed il Vescovo Alberto dall'altra, sti palato acì DENTATE e i oli di zano, Leccia e Sasso. — Fra le diverse comunità del distretto Voll ma degli statati di quella città, desoritte e allirete nei 1388, trovasi impostata quel- la del cast. di Leccia per lire 3800 d'im- posizione di fondiaria. (Asca. Dart. Fioe. Carte delle Comunità di Volterra. — Ce ua, Notizie Iter. di Volterra). Già all'Art. Consrs, castello, fa avver- tito, kr il territorio comunitativo di di Leccia confinara con il distrut- to cast. di Cornia mediznie il corso del fiume omonimo. Finalmente nel 131g,sottoli 24 di no- concorda di questa città per togliere di messo le Iunghe controversie esistite fra i presidi vai . LECC 609 della chiesa volterrana ed i rappresca. tanti del Comune a cagione di giuri sione lemparale calle casella dello Atipo: merence , di Monte-Certoli , di Serazia- ne, della Leccia, e del Sarso con le loro dadi i distrettuali medesimi tornarono a prestare giuramento di fedeltà dopo la Firenze del cacciata da Doca di Atene (anno 1343), quando i XIV reggitori della repubblica fiorentina restituirono al Comune di Volterra la sua pristina liber- tà. (loc. cit.) — Wed. Vorrama. La parr. di S. Bartolommeo a Leccia nel 1833 noverava 169 abit. Frane nei Monti livoc- i Vil rile di casa Sproni nel- Papi di Selvizno, Com. Giar. e Dioe. di Livorno, Comp. di Pisa. È situata sulle estreme pendici occi. deutali dei Monti livornesi fra lu strada maestra di Salviano per Val Benedetta c le spiaggia dell'Ardenza. Vari documenti pisani sppelano que a sto luogo di Zeccia, dove ebbero podere i canonici della cattedrale di Pisa, comc apparisce da una bolla ad essi dirt dl Pont Adriano È IV li g giugno 1156. Tuiti i Santi di Pisa celebrato nella chi na di quel mon. li 6 sett. 1360 (stile Oliveto, di Salviamo, di Leccio, di Tre- o e di Plescieno, contro l'annuo fitto staja 54 di grava, e lire 19 di deuari .— (Ance. Der. Fion. Carte di S. alla Rivolta). LECCIA x MILIANO in Val-di-Tora. — Due gas. riuniti in na antico comu- nello rr diede il titolo ad una distrutta Pa Con: "i Pi 'Sono attualmente due poderi di questo 85 ce LECC nome tri im ea pianera fra il Sasso di Crespina e il fiumicello Zsoia. AMa pieve di Leccio, osia di Miliano, appellano varie pergamene dell'Arch. Ar- civ. di Lucca, alcune delle quali sono state pubblicate nel temo quario (P.I e IL.) delle Memorie per servire alla storia luc- chese. Fra le altre mi giova citarne una del 998 relativa all'ordine di presbiterato da- t0 da Adalengo Vese. di Lucca ad Alberi- ce diacono figlio del fa Ropperio appel- Battista e Pietro di Miliano. — La stessa pieve è rammentata nel trattato di stabilito mel 1175 fra i Pisa edi Lee. chesi, allorchè vennero restitaite alla cat- tedrale di Lacca le pievi della sua diocesi peste nelle Colline pis ine, e segnatamente quelle di Miliano e Loocis, ripelle € di Triana. Rella visita diocesana, fatta nel 1383 da Giovamai vicario di Antonio vescovo di Lecca, fu avvertito, che il pie- vano della pieve di Leccia, o di Miliano, mon risiedeva che soli tre mesi dell'an- mo nella sua canonica, slempi alsen vizio in divimis U cerato di S. Michele di il aveva anche in bene. Aizio la ch. di 5. Stefano a Volparia suf. LECC ch. parr. (S. Salvatore) nel piviere di Ca- scia, Com. Giur. e quasi 4 migl.a maestre pon. di Reggello, Dioc. di Fiesole, Lor p. di Firenze. E posto alla destra dell'Arno prewo La nuova strada R. aretina, fra l'Incisa e Ri- grano, nel così delto pian del Leccio, dote di Leccio. Sono di tal numero tre contrat ti, che uno de 36 ottobre 1169, il secondo de' 27 febb. 1170 rogato nel chiostro di 8. Selvatore del cast. di Leccio, e il terzo to la dol testamento iti di Firenze, in cui si nm- Lecco (8. Mama 4) nel Vald'Arno fiosentino. — Era una delle chiese del pi- viere di S. Stefano in Pane situata presso il borgo di Petriolo, al cui popolo fe da miato al Mente del Re ILLEOGIO ( S. MAR! (I popoli (S. Romole, Firenze. La chiesa di È, Martino a Leccio è po , str nella vallocola di Morise sal sienco occidentale del Monte-Morello peco tuaci dal torr. Marinella che gli passa del oto di poomte. . ch. di 8. Romolo a Leccio la trovo rammentata in vn'istramento inedito dei 18 ott. 1314 regato da Gherardo di Ghe- rarde da Leccio, col quale Benino del fu Bernardo del popolo di £. Fomole e Zee- cio vendè » Francesco e a Dolce di Giun- LECO Ve di Bojerde dele famiglia de Sommaje va perso di terra posto nel di $. Maria tra le due Marine, ricerendoue il rà a quel castello di di Val.di-Bisenzio annoverato nel 13,6 da Carlo 1V (ra i luoghi dichiarati fedeli all'Impero eeetro la Lega guelfa toscana. $. Martino a Zeccio conta 204 abit. LECCIOLO è LICCIOLO in Val-di. Piviore di Biacexto, Com. e circa 3 migl moretti. di 3 Giur. del Pontessieve, Dice. di Comp. di Firenze. D gi to della chiesa di $. Sal- Priore dell Erumo di Comaldolil'intiare mo gi o giepicm gli chiedi Zola qgi, BE Ferla di Castel mere e dis. ar gherita i Tesina. (Ann mara. T. IV.) LECORE nel Val d’ Arno sotto Piren- ne. — Contrada dove ferono tre chie, da lenga età riunite in due, cioè Pietro di Lecore e S. Angelo in $. Bi: a Lecore, comprese tutte sei pi Com € intorno » migl. a sett. di Signa, Gier. di Campi, Dice. e Comp. di Firenze. 1 porsezsi che la menta vescovile di Fi renze teneva in Lecore sono rammentati LEFR 1 aticstato regate li a giugno 1383 da Agnolo di Latito da S. Dogaite, col quale i po recchiani della ch. di S. Biagio a sopra Fioa. Corte dell'' di Bonifario).. Fa que paola de Gio mella donazione fatta circa l’anno 930 dal Ricci vescoro Raimballo del giaspadronato del- la pieve di Signa con futti i suei diritti € possessioni a favore del capitolo della cattedrale fiorentina. Della chiesa poi di £. Pirtro di Lecore, come antica apperienonza della cosa me- guatizia de'Matziaghi, si accennano me. morie fine dall'anno 865. Tn quauto all'al- tra chicsa di S. Aagolo a Lecore stata do- Finalmente della chiesa di $, Biagio a Lesore, e della famsiglia Sodi di Compi che me fa un tempo patrona, ragiona wu 672 LEGN LEGNAJA (BORGO 1) nel suburbio occidentale di Firenze. — Grossa borgata servi stata una rocca. — Essa dà il nome ad una comunità, e a due popoli (S. Qui rico e S. Angelo ) suburbani della chiesa maggiore di Firenze, situati tra il primo Fireuze, nella Giur. del Galluzzo, Dioc. e Comp. della stessa città. Trovasi in una pianura poco distante la ripa sinistra dell'Arno, fra il borgo di Monticelli e quello di S. Lorenzo al Ponte di Greve, in mezzo a una popolosa e ben coltivata campagna, cui fanno co- roma dal lato di scir.a lib. i colli deliziosi di Bellosguardo, di Monte-Oliveto, di Marignolle e di Scandicci, mentre dalle parte di oltr* Arno ha di fronte da sett. a grec. le popolose colline di Sesto, di Ca- stello, di Careggi e di Fiesole. Io non starò a ripetere le tradizioni di coloro che credettero derivare l'etimolo- i i quantità dei legna- LH tre etimologie egnalmente vaghe ed in- certe, come quella di fare originare il suo nome dalla piantagione del lino (Zinaria) sul riflesso che nell'umida pianura di Le- eotesta pianta. trada di Leguaja fino dal secolo XII fa- ceva perteglel'coniado suburbano di F iccome lo provano di menti del monastero di S. Fel il Ponte-Verchio, pubblicati (Monum. Eccl. Flor.); due dei quali 1ott0 il 25 agosto 1136, e 37 nor. 1166 LEGN furono celebrati in Zignaria fiorentina judicaria. - Più antica memoria della chiesa di S. Quirico a Legnaja, trovandosi esa r«mmentata in un privilegio dell’ Imp. Corrado 11 del 1038 a favore «della badia fiorentina, cui confermò quidguid tenui et habuit in loco Lignaria in S. Quiri- 60, ere.— Presto la stessa chiesa di S. Qui- rico a Legnaja fu rogato nel o febbr un istrumento appartenuto Cistercensi a Sellimo, esistente hg mente nell’ Arch. Dipl. Fior. Il pedronato della chiesa di S. Quirico a Legnaja nel 1526 era di pertinenza del cardinale Lorenzo Pacci, mentre nel pre- citato anno fa da lui permatato con quel lo di S. Matteo a Granajolo dipendente dalla famiglia Frescobaldi. La quale fa- tniglia era signora di terreni, case-tor- rito e chiese fra l'Arno, le Grere e la Pesa, e nel 1560 teneva al governo della chiesa di S. Quirico in qualità di par» co un Giramonte di Francesco Frescobal- di. Il suddetto fatto induce a credere, che la rinunzia anteriormente fatta (anno 1486) dai Frescobaldi della chiesa di Gra- najolo a diversi individui delle casa Cor sini, come fu avvisato all'Arr. Gaza. to, fosse di corto effetto, mentre i Pucci realmente nel secolo te si tro- vevano posewori di vesti predii e patro. ni della ch. di S. Matteo a Granajolo, sio come lo sono tuttora i Frescobaldi di quel. la di S. Quirico a Legnaja. I parrochi delle due chiese di Legnaja sono nominati nel congresso del 3 a) le 1386 tenuto nella cattedrale fioreotina per ripartire la tassa imposta al clero di tutta la diocesi. Movimento della Popolazione delle due parrocchie di S. Anoto e di S. Quiarco @ Lecsasa a tre epoche diverse, divisa per famiglie. LEGN Comunità di Legnaja.— 11 territorio di questa comunità occupa una superficie di 12582 quadrati agrarii, dei quali 530 sono presi da consi ue e da pub. bliche strade. — Vi si trovava nel 1833 una popolazione Jenti a 544 indiv drato di suolo imponibile. Confins con sei comunità. Dal lato di grec., mediante il corso dell'Arno, ba di fronte la Com. del Pellegrino a partire dalla metà del nuoro te sospeso sull’ Arno, di fronte alle RR. Cascine dell’Iso- la, sino alla confluenza del torr. Mugno- ne, dove soltentra, piegando verso sett, la comunità di Brozzi, con la quale pro. segue il corso dell'Arno fino allo sbocco del fi. Greve. Costà abbandona l'Arno, e voltando faccia da sett. a pon. trova la Com. della Casel e Torrì, con la quale rimonta il corso del fi. Greve sino al di sopra della strada R. di Pisa; dopo di che oltrepassa Jo stesso fiume per entrare nel- la strada comunilativa che dirigen verso Mosciano sulla piccola giogaja dei colli della Romola, e lungh' essa innoltrasi sino sul poggio di Spassavento. In cotesta som- mità piegando da pon. a ostro-lib. entra nella così detla via della Querciola per arrivare salla provinciale volterrana. Me- diante quest'ultima il territorio di Le- gmaja si tocca dal lato di ostro con quello della Com. di San-Casciano , a cui dopo un breve tragitto sottentra dal lato di lev. la Com. del Galluzzo. Con quest’ ultima la nostra di Legnaja fronteggia dal lato di orientale per lungo tragilto, prima scen- dendo dai colli della Siombla col tore. Fingone, poscia per varii tronchi di stra- de comunitative, finchè ona di essela ri- conduce sul fi. Greve che cavalca sul ponte ell'Asse per passare ella destra ripa, e di la varcare la collina delle Campora sino al podere di S. Donato a Scopeto, già di- strutto Mon. dei Canonici Regolari | Lecce tani. A questo punto entra nella via det- ta del Guzzera, e con essa scende la costa orientale di Colombaja per sboccare nella regia romana presso la porta S. Pier Gai. telini. Costà voltando a lev. trova la Com. di Firenze, con la quale l'altra di Legnaja percorre lango la strada R. intorno alle 2mura della città sino alla porta San-Fre- diano, e di la proseguendo il corso delle mura sino al greto d'Arno, scende lungo LEGN 673 #ss0 al breve tragitto per dirigersi alla te- stata del nuovo ponie sospeso cui stà di fronte la comunità del Pellegrino. Fra i principali corsi di acqua che ba- gmano il territorio comunitativo di Le. gnaja, oltre l’Aruo che ne lambisce i con- fini dal lato di grec. e di sett., contasi il fiume Greve che în parte rasenta ed in parte attraversa, tagliando quasi in mez- zo il territorio di questa Comunità Rap- porto ai torrenti, il Zingone può dirsi il più copioso di tutti gli altri che percor- rouo cotesto territorio, tributarii del fiu- me Grere, ovvero dell’ Arno. Varie strade rotabili attraversano in molte direzioni il territorio di Legn: La principale fra quae è la via regia pi sana che passa per la comunità dalla por- ta San Frediano sino al ponte a Greve, So. no comunitative rotabili quelle di Scan- dicci, delle Campora, di Bellosguardo ce. La natura fisica del suolo può distin- guersi in due terreni di formazione di- versa; quello di alluvione che costituisce la pianura, ed il terreno appenninico for- mato delle solite tre rocce stratiformi; cioe, di calcarea compatta più o meno si- liceo-argillosa, di grés antico, ossia di ma- cigno, e di schisto marnoso. Coteste tre rocce costituiscono quasi generalmente I° ossatura dei poggi che fanno corona dal lato di ostro al Val-d’Arno fiorentino. Dissi quasi generalmente, poichè nelle pendici della piccola giogana della Romo- la, per es. nei colli di Mosciano, di Scan tati da un calcare carbonato, in guisa che la roccia simala talvolta l'aspetto di un granitello, suscettibile di essere lavorato per usi architettonici. Tale è quella spe- cie di pudinga di colore bigio-nerastro, composta di ghiajottoli di arenaria gros- solana e di no molti nummuliti, roti ti, ed altre specie di iglie polita- lamiche. Di questa sorta di granifello veg- gonsi attualmente in Firenze colonnini e grandi pioli ben ti posti davanti all'ingresso di alcuni palazzi. Sopra il testè descritto terreno strati. forme allignano a maraviglia le viti, gli ulivi ed ogni sorta di albero fruttifero. I cereali riescono di ottima qualità tanto in collina come nel terreno che cuopre il €74 LEGN piano di Legnaja. Quest'ultimo però è n giù per la miglior qualità, sivvero per la quesiti degli ormeri di ogni peci, il cui prodelio costituisce le ricchezza da Livorno sino sì n — o de toro serpe cine popolazione Piguosese, popolose bergo si- tasto lungo la ripa sinistra dell'Arno, tro- vasi per la maggior parte dedicsia al mo. came, e cassielli. Asehe il bergo di Monticelli, che è il imo ad esere attreveriato dalla strada Ch conta diverse masiletture, fra Je quali ena fabbrica di cristalli dei fra telli Bornioli, una di majoliche de' Can tagalli situata premo la porta Sen Fre. diano, mentre pià lungi di lè e segregata SAT datato: 10 iuego denominato il Pi Iuonsino, dai Baccicalapi fa giù da qual- che enne eretta una fabbrica di colla for- LEGN came dentro i confini medesimi esiste tet- tora il monastero di Monte-Oliveto, del Castagno, abitato da pochi religiosi di quella languente Congregazione. Vi éal tres nel borgo omonime il Comsertaterio di S. Pietro a Monticelli, già dela badia di 5. Antimo in Val-d'Orcia, stalo cedute pisana ine questa Soana ciro go 1331 a più del poggio A boschetto Sire Moato-Oliveto; i Tea ti i villa ripe contorai api sese una commemorazione storica, sia la persona che la fondò, sia per l° tetto che Ia costraì, sia per gli ospiti che vi faremo accolti, sia per i fatti che alcune di ese avvennero. Una sola queste situata a contatto della magnifica villa eretta da Michelozzo Michelorai, ac- colse in più fiate il divino Galileo; e lo de all'attuale possessore della medesima, Cav. Alberigo Albizzi che ba volute per- petserne meglio le memeriz con un bene boste marmereo dell’ astreneuo Ki distretto della TIT di Lagaaie nei tempi scorsi conlava mumoresi con- venti di varia € di vario seme. Noa dirò di quello di S. Duaate a Sco. peo sul poggio di Colombajs, disfatto per ordine del Comune di Firenze nel 1528, di Legnaja esisteva anche il convento dei Girolamini di 5. Maria alle Campora, sic- lodata gie 1774, relalivoall’erganizzazione evo- momica delle comunità del contado ti rentiso, i ino, i popoli, che dall'anno 18n9 in comunità di [plberigr sesamo pira tazza, del cui potestà essi dipendone tei- tora per le cause civili. Tn Monticelli, uno dei borghi giò ram meniati, ebbe i matali da poveri genitori il rinomate pittore Agnolo Allori, chis- malo il Frenzine. La Comunità di Leguzja mantiene un LEGN LEGO 675 maestro di scuola, menire le monache del irofe di Casellina e Torri, delle Lastra a Conservatorio di Monticelli provvedono Signa, del Galluzzo, del Bagno a Ripoli e all'educazione di multe fanciulle. di Rovezzano. — L'ingegnere di Circon- Nell'antico convento di S. Francesco di dario è quello del Galluzzo, residente pe- Paola, situato nel territorio di questa Com. rò in Firemze, dove trovasi l'ufizio di ew- solo di Legasja, ma delle comuaità limi- le Ipoteche e la Ruota. POPOLAZIONE della Comunità di Lecnasa & tre epoche diverse. Titolo delle Chiese Bellosguardo con l'annesso di Seo cli ino Pa F Ciatoja F [ossi ti Lecisr Ch) Morignolle 54 Marignolle i Moeticelli È Pignone sottestre- î s to a Verzaja (1) [I H Poute a Greve H Scandicci a Grove "R Scandicci (1) RL D. Nelle cifra dell'anno 1545 alle popolazione di S. Meria a Wersaja, era al Pigace, trovasi compresa Ia porzione di abitanti che la stessa par- vecchia aveva allora dentro le città di Firenze. Laczasa (Rocca D:). — Le istorie i sto di Giuntino da Cutigliano. Il secon- rentine mon rarameniano, ch' io sappia, do istramento riguarda egualmente al- tema rocca esistita sotto il vocabolo di Le- tra consegna della Rocca di Legnaja da- gueje, eppare noe vi fa un altro luogo te li 28 maggio 1341 da Venterimo di 0a questo sicsse nome. Guiduecio castellano della medesima a Ra- Due decamenti dell’ Arcd. Di) Pit mieri di Bindo Vecchietti di Firenze che provenienti da quello generale di eo i enirava nella qualità di umovo casi I primo è le presa li 23 aj LEGOLI (Castram Zeguli) in Val Fo da Tieri di Carruocio Agli di ù d'Era. — Cast. con per renze nuoto castellano della Rocco di meo © Giusto) giù Hliale dell'antica bet: Legnaje, per otte rogato dal notaro One- tesimnale di Tojano, nella Com. Giur. e €76 LEGO cir 4 2 lev. di Poscioli , Dice. di Volterra, Ò Sace, alle cui falde da lev. a sett. seorre il terr. Cerfelo, che divide le piagge di Legoli da quelle di Tojano e li to ragione da dubitare dalla conteme Willa madre del gran con te Ugo alla chiem di S. Ponziano di Lac ca, cui assegnò la vua corte de Liguli in- sieme con la terra che dioetasi Morte. dinga, e un' altra corte Seni miato, son vi sarebbe fra le memorie di Zegoli una più satica di tenne dietro un tampoco dere com coli simpre queto Tappi tive, pai trambi con chiesa dedicata a £. Bertolo meo, e l'uno e l'altro in Val.d'Era: poi chè il primo fe sempre della diocen di Volterra, e l'altro della diecesi di Lecca, attenlmente di quella di Senminiato. Quindi fe stare in guardia sol l'equivoco, nel quele incersere certi copi: ni di satiche carte, delle quali astinsero i sucosssivi scrittori, coll’ applicare al ca- stello di i documenti di Colleoli, oppere di Cigoli, come anche altri che volessero riferire al Villaggio di Celi, sul Gume Cascina, ossia di Cevoli, nella ripe destra dell’ Arno pisano. Quindi nou pomiamo citare relativa- mente al Cast. di Legoli istramento più antico di quello del 22 genm. 1:39 pub Micato dall'Amesirato nella ses opera dei vesori di Volterra, di Arezzo e di lie sole. Riguarda esso un contratie, col quale il conte Ranieri di Travale dei Pannoo chieschi figlio che fa del conte Ugolino, € la consessa Sibilla sua moglie, stendo nel loro castello di Travale, venderomo per il prezzo di cento lire ad Adimare Adi- mari fiorentino vescovo di Vokerra , che acquistava per ls sus chiesa, tutti i beni che eglino i n fiumicetlo Fosci che mette ip Cecina, e LEGO dallo stesso Cast. di Pigueno secondando il corse dell'Era sino sl seo sbocco in Arne, e di Da persino al mare. Nello stesso sitei dueconingi Pannocchicschi rinuaziarone al giuspadronato che ad essi competevasi della chies dei SS. Giusto e Bartelom meo nel castel di Legoli, e a tatteciò che potesse ap, loro mel distretto ane- desimo di Zegoli, in quelli di Vignale, X di Castel.Fal£, della vilta di Celle, di Ghizsano , di Lajatico, di 8. Ottaviano e di S. Pittore. — Ved. Casres-Fan, Garzzano, cc. Salito pertanto che fa sulla cattedra di Volterra il potente IJebrando della stema ia dei Pannocchieschi, gli riescì fa- cile di ama € rendere più valide le proprie forze con i diritti della sua chie- 1, allorchè nel 1186 egli ettenne da Ar- ia, fra i quali fendi fa compresa la met pera giurisdizione di Legoli, di Vignale, di Castel-Falfi ce. A fer meglio comoscere l' incostenta di quei tempi concerre un diploma spedite 2 favore dei Pisani dallo steso Arrigo VI, doposalito sul trone imperiale (snme1193), col quale furono assegnati dentro i confini del contado di Pisa, e conseguentemente seito la giurisdizione politica di quel Co melli di Peccioli, di Monte sfere il fortilizio di Legoli per timore che nei terrazzani v’introducessero de’ Guel- GI na fe diedero spenta li abit di i si die nesmente ai Fiorentini nel 1405, dai uali otlennero favorevoli capitolazioni. antenque mella posteriore sellevazio me di Pisa, (anno 1494) Legoli ritornasse setto il dominio pisano, non cersero molti mesi che la Signoria di Firenze in- ste con due commissarii di guerra ( Pier Capponi e Bernardo Nasi) a ricuperare in Val-d'Era le castella che tanto baldanzosamente dai Pisani ereno state tolte; talchè di prima giunta l'oste resse al castello di Legoli, i di cui , datisi liberamente ai Fiorentini, furono ricevuti senza far loro alcun dan- mo. (Ana. Zstor. fior. Lib. XX). La parr. de'SS. Giusto e Bariolommeo a Legoli nel 1551 contava 496 abit. Nel 1945 ne avera 423, e nel 1833 erano au- mentali fino a 658 abit. LEGRI ( Castrum Ligei ) nel Vald' Arno soto Firenze. — elet) a il nome la pieve di fron filiale (S. Pietro a Le gri) ora annessa alla prima, nella Com. € cia 6 mig a vile di Calenza: no, Giur. di i, Dice. e Comp. di Firenze. r È situato salle pendici meridionali del moate delle Croci di Combiate fra il terr. Rerinella, cha gli passa vicino verso lev., ed il fimaicello Neriss, che dà il nome 4 alla vallecola , il quale scorre a pon. di Legri. Hanno origine catrambi dallo stes- se monte delle Croci, e lungo la Marisa è iracciota la strada provinciale di Bar beriso di Mugello.— Fia vano rintrso- ciare l'etimologi: di questo nome di Ze pi, Legari © Ligari, che taluni sognare no poleme sfpetare = quella razza di an- tichimimi Liguri che dalla regione del Magello sino al monte delle Croci pene trareao molto prima che i Romani c.pi- tasero nelle Valli di Sieve e dell'Arno. Due documerti fra i più vetusti, che appellano alla ch. piebana di &. Severo de Ligori, furone rammentati dal Lami nei suoi Monum, Eccl. Flor. Il primo di esi, ora csistonte nell'Areh. Dip. fra le per- tamene della badia di Passignano, è un contratto dei 25 lagl. 1051, col quale Teuz- sese chiamato Rustico figlio del fu Gio- vanni, stano in Figlime del Valdarno di sopra, rinunziò a Rodolfo del fu Sigifre- de le ragioni che aveva su tutte le corti, castelli, chiese , case e terreni drca a Cersino, va LEO 677 però di $. Severo e Ligari , e di 8. Gavino @ Tassocle (poi detto Adimari). L'altro documento, del 1138, appella ad tana donazione di bun: fatta da Gotlifredo ti conti; avvegnachè Arrigo VI, nel 1191, e poscia Federigo Îl di lui figlio, nel 1450 e 1340, conf rono ai conti Guidi di Modigliana tatto ciò ch'essi possedevano nel monte More!- lo, nominanlovisi specialmente Malensa- num cum tcia curte Ina, et quariam par- tem castri de Ligari. Finalmente il giaspadronato della ve di Legri cadde nella famiglia patrizia Canigiani di Firenze, la quale dei beni di Legri costitui una commenda per l’Or- dine cavalleresco Gerosolimitano. La pieve di S. Severo a Legri era me- imensata al capitolo della' Metropolitana); 4. S. Martino a Zec- cia (esistente); 5. S. Romolo a Zeccie (annessa alla precedente ); 6. S. Michele « Cupe (annessa a Seeciano nel pievanato di S. Maria a Carraja). La parrocchia di S. Severo con l'an nesso di S. Pietro a Legri nel 1833 avera 547 abit LENTULA nella Monta zna pistojese.— Dogana di terza clavse nella frontiera del di Bologna, Comp. di Firenze, Risiede sulla schiena dei monti di Can- tagalio nella Valle del Reno bolognese, poco lungi dalla confluenza del lorr. Zi- mentra, valla strada maestra che da Trep- io si dirige nel territorio. verso gi e Stagno. TI deganiere di Lentala dipende da quello di seronda classe residente al Ponte Taviano sul Reno bolognese vicino al . Cast. della Sambuca, sotto il dipartimen to doganale di Pistoia. LEO (SAN) ner PIAN v'ANGHIARI nella Valle superiore del Tevere.—Vil- 86 678 LEOL lata con chiesa parr. che dì pare il nome a una dogana di frontiera di terza classe, nel piviere di Micciano, Com. Giur. e cir- ca due migl, a lev. di Anghiari, Dioc. e Comp. di Arezzo. È situata sulla nuova strada R. dell’A- driatico presso un ponte sul torr. Gora e circa 4 migl.a ostro di San-Scpolero, allo shorco delle strade che vengono costa da Citerna e da Anghiari. Non è certo, se a questa chiesa di S. 1,e0, 0 ad altra volesse appellare un istru- mento del giugno 103 pubblicato dagli Annalisti Camaldolensi (T. II), col qua- le un tal Bindo di Bulgaro, stando in Arez- 20, assegnò per testamento al S. Eremo di Camaldoli il giaspadronato di molte chie- se coi loro beni in Vai-Tiberina, fra le quali si trova pure et eccleziam S. Zeo. Il doganiere di Sau-Leo dipenile da quel. 10 di Il classe residente a San-Sepolcro sot- to il dipartimento doganale di Firenze. S. Leo nel 1833 contava 295 abit. LEO (S.) a MONTIONE.— ed. Mos. rioex presso Arezzo. Lnot: (Corte pr).— Ped. Cortacoui in Val-d'Era. LEOLINO (S.) o S. LEOVINO m CONIO, giù detto in Collina, nella Valle dell Elsa. — Pieve antica nella Com. e circa 4 I. a ostro della Castellina del Chianti, Giar. di Radda, Dioc. di Colle, già di Fiesole, Comp. di Siena. Risiede in collina sul fianco occiden- tale dei monti che separano la valle di Pesa da quelia dell'Elsa presso le scatu- rigini del torr. Gena. La pieve di S. Leolino in Conio fu stsc- cala nel 1592 dalla diocesi fiesolana per acsegmarla a quella di Colle insieme con gli annessi delle soppresse cure di Zoe- dinelle e di Lecci la. antica pieve sal declinare del secolo XVIII sotto il pievano Lelli fa in gran parte riedificata con la canonica. Un miglio a pot. e nel distretto della stenta ia vedesi un imponente fal bricsto che ha l'apparenza di wn forti zio, sebbene non serva che ad uso di villa jgnorile, denominata Campelli. Era dell’ es cas senese Francesconi, attual- mente dei fratelli Morelli di Siena. — Fed. Camo (S. Lentzo rx). LFOLINO (S.) pe. CONTE, o S. LEO. NINO m MONTI ( Castr. S. Liolimi ) in LEOL Val-di-Siere, detto volgarmente San Zo. rino. — Cast. che prese il nome dalla sua chiesa plebana , e che lo diede in seguito ad una coutea dei conti Guidi di Poppi e Bsuifolle; che poscia divenne un feudo granducale con titolo di marchesato, nella Com. e circa 1! a scir. di Londa , Giar. Le vestigia del vecchio fortilizio di Sn Leolino ed il moderno palazzo marchiona. le trovansi presso la pieve omonima sul vertice di an poggio alla sinistra del torr. Moscia, poggio che fa parte del comura'. forte dell'Appennino per cui si collega il monte della Falterona a quello della Con- suma, fra la Valle dell'Arno casentinese e la Vel.di Sieve. Tre pievi sotto l’inrocazione di S. Leo lino vescovo e martire conta tuttora la diocesi fiesolana , oltre quella di S. Zeo lino in Colliua, ossia îa Corio, passata nella diocesi di Colle; cioè questa di S. Leolino in Monti, l'altra di S. Leolino @ Pantano, una volta detta @ Flecienr, e la pieve di S. Leolino « Miguero. Tn quanto al dominio temporale del ca- stello di San Leolino in Afont', come an- co di quello di Fornace e di altri luoghi limitrofi, sino del secolo XI apparteseva ai conti , cor-fermato loro dall'Imr. Arrigo VI (anno 1191 ) e da Feserigo ÎI (anno 1220). Uns delle più stiti fu pubblicata negli Amnali Camal- dolensi sotto l'anno 1100. È una doss- zione al S. Eremo di Camaldoli fatta in detto anno dal C. Alberto del fa C. Tedi- cio, di Leni che egli posscdeva nel piviere . Leolino e in quello vicino di $. Detale. Nel Cast, di San Leolino risiedera nel 1239 il C. Guido Guerra di Modigliana figlio del fu C. Marcovaldo e della con- tessa Bentrice, quando egli rinunziò al di lui fratello C. Ruggeri alcuni castelli della Romagna . (Pao. Icsarmmo, Delis. degli Eruditi T. VII). Nel luogo medesimo troviamo nell'an- no successivo la stessa C. Beatrice sun- nominata, vedova del C. Maronvaldo, al- lorchè con istrumento rogato nel Cast. di S. Leolino li = marzo 1240 (stile fioren- )casa adira con benefizio d' imventa- rio all'eredità lasciata dal di lui pedre C. antiche memorie super. LEOL Rodolfo di Capraja.— ( Ance. Dore. Fion. Carte della Badia a Settimo). La coatea di S. Leolino in fosti fu compresa con molli altri castelli nell'ac- susliga ia che il conte Guido figlio del (C. Ugo di Battifolle, mediante scrittera dei 15 giugno 1367, ottenne dalla Rep. for, sccomaadigia che fu resa perpetua per le istanze del conte Francesco di Pop- pi solto dì 27 agosto 1439. Se non ché nell'anno sesseguente quel conte essendo- sifatto ribelle della ica, i saoi poli fmi Aperpirei aerei tag vennero liberamente riuniti al dominio fiorentino. In tale cocasione fu accettata la somsai di San Leoline con alcane apiiolazioni a favore degli abitanti, con- al senatore Neri Guadagni, a cui restaro mo i soli beni allodiali e pochi altri di- ritti dopo la lege sulla soppressione dei leedi IE ETIIAES. Leclino, fabbricata tetta di pietre quadre, era di giurisdizione dell popole, ora del Granduca; sebbene possa credersi che per qualche tempo vi stasse ragione il capitolo della basilica di S. Lorenso di Firenze, dal ale il Gran tro di S. Leolino del eo l'obbligo di riavesdre il prezzo in tanti luoghi di monte. La pieve di S. Leolino del Conte a quel tempo estendeva la saa giurisdizione spi- rituale sopra 5 popoli; cioè : S. Gauden- zio a Farena ( anneso alla perr. della ,, pieve); a. SS. Concezione a Zonda, cop- pella carala eretta in parr. cel 1795, ua tempo stata unita alla pieve; 3. S. Maria a Cajano, prioria; (esistente ) 4. S. Lo- renzo a Fierle, idesa; 5. S. Donato a Sam- dito und di qual conte. duchete, idem Un sigillo apparienute a una comuni- US Leolino fu pubblicato dal Broo- chi nella sua descrizione del Mugello a pe-s89. È Granduca Ferdinando II nel 1645 eresse nuovamente in feudo con titolo di marchesato il castello di Sen Leolino del Conte com tutta la comunità, cui aggiunse altri 4 comunelli, cioè, Sambuchera, Bu- sipna, Vierle e Verena, compreso il ca- mele della Rate, mentre soltoponera li stes- si luoghi in quanto al criminale al vicario di Poppi, e per le cause civili e misto all' atuiale residente nell nuovo marchesato di Koei Leolino in Val-di-Sieve. di Filippo Salviati Maggior-doma della Corte durante sua vita naturale. Ma suc ctsivamente con altro i o de 11 febbraio 1651 fu accordate all Arch di poteo lticiere dopo sort il mad detto marchesato sl di Jei fratello Tom: mato Guadagni, indi ai di lai figli Alle ceti pe sli Perpetna pri; Bd 1718 dal Granduca Francesco Il lo La piove di $. Zeolino del Conte, ossia in Monti, nel 1833 contava Sg abit. Lsotino ($)) 4 Fracciano. Ned. Leo tuno (S.) a Parsaxo. LEOLINO (S.) a PANZANO, già a Fiaeciaro iu Valdi-Pesa. — Pieve an Ea com sotlostante borgata nella Com. Î passa la strada pra una piaggia iapti, atroci dine provinciale del gl. a ostro del castello di Panzano. È un vasto tempioa tre navate e molto ITA Robbia, murati a corna cpistoles ine di nu evangelii dell'altar maggiore, fra i eacon quali specialmente quello a mano è di uno squisito e delicato lavora cs0 LEOL Le memorie della pieve di S. Leolino a Flacciano risalgono al secolo X, men- tre fra le pergamene della badia di Pas signano essa è ranmentala sino dal 982. Agli 4rt.Caraxn(S. Manra Novanta m), e Gaaanano di Val di Pesa citai due istra- menti del 1 199, in cui si perla di beni posseduti da cei nobili di contado, alcuni dei quali erano situzti a £. Zeo- lino a Flacciano. — In questa chiesa fa rogato nel 13 ag. 1196 en istramento di donazione a favore della hadia di Posi. gnano, La prima volta che la piove di Flacciano venne designata col vocabolo di Panzano, mi parve esere quella della bolla spedita nel 1103 dal Pont. Pasqua- le Il a Giovanni vescovo di Fiesole, alla cui mense vescovile, fra le altre gierisdi- zioni, confermò plebem 8. ini sitam in Panzano cum curte. (Uoment in Epise. Fesulan.) La pieve di San Leolino a Panzano dal secolo piatt al XVI inclusive contava suffraganee le seguenti 14 chiese: 1. She tro in Pesa (attoalmente annessa alla cura della pieve ); a. S. Maria nel castel di Panzano (esistente); 3. S. Giorgio a Gri , ora detto alla Piazsa (esistente ); 4.S Lacia in Favale (distratta); 5. S. Lorenzo a Grignano di sopra (esistente); 6. S. Maria a Monte Ripaldi (riunita al la precedente ); 7. S. Clemente a Grigna. ia alla Torricella (anmessa alla pie- Andrea a Grignonelio ( idem} g- S. Michele di Alontenino (ignota); To. S. Maria în Petriolo (esistente; 10.5 Pietro alle Stinche ( riunita a S. Marti- no a Monte Rinaldi); 12. S. Stefano di Bruotino (ignota); 13. Niccolò di Mee- te); 14. S. Jacopo a Pie ta otto parrocchie, cioè : 1. la pieve di S. i S. Maria a Pam- gnano; 4. le pri 5. la cura di 5. Gioegio alla Fissa; 6. La cura di S. Jacopo a Pietrafitta; 7. la cera di S. Niccolò a Montagliari; 8. e la cura di S. Pietro alle Stinche in Monte Rinaldi. Nel tempo che il certosino Leonardo LEON di S. Leolino a Panzano e la chiesa di S Pietro im Pesa com tutti i lore beni; dei quali ne fu formata una fattoria tuttora esistente, ed il cui fabbricato pormi quasi a contatto della canonica — Fl giespadro. mato peraltro della fe rilasciato sì vescoro di Fiesole, che lo cede mel 1787 Panzano nil 1833 contava 388 abit. S. LEOLINO a RIGNANO. — Fed. Rus nel Val-d’Arno sa; periore. m VAL-»° AMBRA nel con chie S. LEOLINO ValfArmo seperiore ernia sa che porta il nome sua parroco chiale, già saffragacea della pieve di C»- pannole, ora pieve essa stessa, nella Com. Giur. € circa due migl. a lib. del Becine, Dioc. e Comp. di Arezzo. Siede in collina fra il Cast. di Connina € la torre di Galatrona lungo la via comu- mitativa che varca i poggi alla destra del fiumicello Ambra per entrare mel Vald” Arno superi Anche questo S. Leolino entrava tra i fendi dei conti Guidi di Modigliana, «m- ministrato da cn loro vicarie col titolo di Visconte; il quale faceva siva alli, noa solamente di S. Leelino, me del Bacine, Pogi, Galatrona, Torre S. Re parata, 'Rendola, Mercatale, Tentennzno ed altri luoghi del Viscontado di Vald* Atabra. — Fed. Bocrse, e Amana ( Vascon- vaso se Var) La perr. di S. Leoliso sino all'anno 1764 era compresa nel piviere dei SS Quirico e Giulitta a Copennole. Eretta nel seddetto anno anch'essa in chiesa plebana, prestano il servizio alter nativamente ad esse e a quella di Capa» mole le parrocchie suffraganee descritte all'Art. Carson in Val.d'Ambra. La parr. di S. Zeolino o di S. Leemino di PadAmbre nel 1833 aveva son abit. Lsona ( Casrat DI ). — Ved. Lavasa vanno. LEONARDO:S.)a» AQUILEA. — Ned. Aquizza nella Valle del Serchio. — m ARCETRI. — Fed Ancera:. — 1° ARTIMINO. — Fed. Axrueran. —a CERRETO. — Fed. Canarro- Baonafede era spedalingo di S. Maria Nuo- Gusme va a Firenze, il Pont. Gialio II, cedendo alle di lui proghiere con bolla del 1508 ammensò all’ ospedale prodetto la pieve — m COLLINA. — Fed. Concma (S Laonanso m ). '— ves FRIGIDO. — Chiesa antica con LEON vasto fabbriento annesso, giù ospizio per i passeggeri sostitwito a un'antica mam- sione romana, situata lengo la via Emi- lia di Sceure in luogo denominato dd Tabernam frigidam, ospizio che fimalmen- te fa ammensatoagli Olivetani di S. Ma ria delle Grazie nel Golfo della Spezia, € che ora è ridotto ad use di villa privata. Trovasi sulla ripe sinian del fieme Frigi (LI lo cavalca pi pred apini Lai denomionta la Silcia, per essere selciato il suo antico fmpiantito, circa migl 1 ; a estroib. di Massa di Carrara, nella Com. Giur. e Dioc. medesima, Duc. di Modena. Cotesta mansione irovasi rammentata mella Tavola Itiveraria Teodosiana con Leccero l'indicazione di Teberna Frigida , ossia dell'Osteria sul Frigido —Esanelsec.XII era già ridotta ad ospizie sotto l'invo- cazione che conserva tattora di £. Zeo- mardo, siccome lo diede chiaramente a co- moscere l'itinerario di Augusto, icato dal Peterborough nella Vita i Arrigo II rè d'Inghilterra, quando quel nè di Francia, reduce dalla terza crociata, nel 1191, parti da Roma, e per il cammino della Toscana, passando per la via France- sos , arrivò a Zuece, di dove prosegui per il monte della Cervia, per $. Leonerdo, per Luni e Sarzana, Villafranca, Pontremo- Li ee. — (Fed. un mio articolo sull'An- damento della via Emilia di Scauro nell Antologia di Firenze del giug. 1823 = pag. 16€ 17). . Lascerò agli eruditi îl giudicare, se a izio di $. sul Fri. gido fosse preceduto wa più anlico spe dale con altra chiesa contigua sotto il ti- tolo di S. Meria Maddalena di Calco siccome fu dato a credere al Tar Gioni ; e se il vicino poute sul Frigido si appellame Ponre di S. Martino. Nè anche starò a ripetere l’altro supposto, che lo spedale di S. Leonardo in discorso fosse foudsio dai marchesi di Massa e dotato dalla marchesana Donzicella Benedetta, moglie di Barisone Giudice di Cagliari nella Sardegna, e figlia di Andrea March. di Massa. Alla quale marchesana fa adde- itato, che nel 1218 essa togliese l'ospi- zie di S. Leonardo ai cavalieri Gerosoli tani per darlo ai monsci Benedetti S. Venerio dell'Zsola di Tiro, di reno eredi gli Olivetani ne Golfo della LEON (1 Speriaco— Fed. Tanezost, Viaggi, T.XIl LI ‘anche ie et me bianco la porta ante l'ingresso trionfale di G. Cristo in Go rusalemme, e da due statue nella facciata della piccola chiesa di S. Leenetdo sul Frigido, dell'entichità di quelle gofle sculture. ed. Mama Ducare Comunità. LEONARDO (S.) rm GRETI, o a RI POLI. — Ped. Guari e Ruirota nel Val- darno inferiore. — a LAJATICO. — Ped. Lasanco. — a LUCARDO — Fed. Lucano. — asta SELVA ner LAGO — Fed. nerta Serva ner Luco. — azta SERRA in Val.di-Nievole — Pieve antica, ora senza chiese suffraganee, e sotto l'invocazione di S. Maria, nella Com. e circa 4 a sett-maeste. di Marliana, Giur. di Seravalle, Dioc. di Pistojs, Comp. di Firenze. Risiede fraîi contrafforti dei monti sel- vosi, donde si disserra la valle della Pescia ‘maggiore alla sinistra dello stesso fiame, fra Calamecoa, Vellano, Castelvecchio di S. Quirico el Avaglio. Esistono tnttera le vestigia con grosse tanra di macigno della pieve vecchia di 6. Leonardo alla Serra, circa un miglio distanti dalla ch. attuale. Essa era dedi- cata a S. Giov. Battista e a $. Leonardo melti secoli innanzi che fosse treslocata nell'attuale chiesa di S. Maria alla Serra, stata già di lei succarsale. La corte di Serre è rammentata in un diploma del 35 febbrajo 997 concesso da Ottone HI, ad Antonino vescoro di Pi- soja; ma più specialmente in wa altro Frigilerio spedito li » giugno 1155 da ’ederigo I a favore della chiesa pistojese, cui fra le altre cose confermò Ze corte di Serra col detto al ninlino. (Ames. Dir. Froa.Certe del Peseovedo pistojese). Tn quanto alla pieve di Serra essa fu rammentata nelle hole spedite da Pasqua- le HI, da Onorio II, le quali furono da tanti altri pontefici confermate ai vescovi € clero della caltedrale di Pistoja. All'Art. Ivano o Ivaro fn detto, che il comunello, essia il popolo di S. Michele d° Zearo nel secolo XIII trovavasi nel pi- fu viere di Serre, siccome lo fu ltra par- rocchia sotto il titolo di S. Maria di Col- ese LEON ina. Citerò è conferma di ciò un istru- mento regalo in Pistoja li 27 magg. 1299, «ol quale Corrado di Lanfranco da Cem- piglia di Cireglio si offrì in converso alle con tatti i suoi beni al rettore della chie se di $. Maria di Collina del piviere di 6. Giovanni di Serra.— Attusimente il distretto di questa pieve è limitato alla sola parrocchia plobena. Cale La pieve di Serra lesse sotto il com- sueto titolo di S. Giovanni Battista lo as- verisce ua altro istramento della stessa renienza , stipulato in Marliana li 19 luglio 1339. Traltasi ivi di una transa- le zione fatta per conto di certi interessi fra dl pievano di S. Giovanni di Serra e due fratelli da Marliana. (Ancu. Dare. Fion.Can te dell'Opera di S. Jacopo di Pistoja ). A quella suddetta età, mediante lo sta- tuto del 1330, il Comune di Pistoja in- viava a-risedere nel castello di Serra un polestà minore dipendente dal cepitano della Montagna pistoj Noa tutti gli Nascheciogi vorranno ara- mettere per auleutica un’ iscrizione lapi- daria scoperia nel secolo XVIII nel moo- tuose territorio di Serra, iscrizione che fa spiegata da Domenico Cini, e che può riscoatrarsi da chii , trovandosi mu- pa comuniltativo di Pistoja. Appella ad ua tempietto pa- no fondato e dedicato in colesta Serra un M. ditilio Serano nelle calende di maggio dell'Olimpiade CKLVII; co mese i Romani avessero dimenticato i E Fasti conselari per fare onore alla Grecia, preodendo ppta nen più dii Consoli, ma dalle Olimpiadi. La . di S. Laonerdo in S. Maria di Serra nel 1833 contava 380 abit. LEONARDO (S.) a S. ZENO.—Fed. Zeno (S.) in Val-di-Chiane. LEE CSTEL) = FVed.Lavara vac- — Pasca. — Mosracatsn di Val-di- Lose (Mosre)in Val Evola.— Pod. Mosrs-Lrons di Sax-Minare. LEONE (S.) A CELLE nel Val.d'Arno . Pod, Cozze ma Gavizza. NE (S.) a S. LEO. — Ped. Leo (S.) nel Piax ni Avemani in Val-Tiberina. — 4 MELAZZANO. — Ped. Miu saso in ValdiGreve. — a SATRIANO. — Ped. Sarzano iu Val Tiberino. LEPO LEONI (VILLA a) o IONI ta Val diSieve. — Villa signori (S. Francesco) nella pare. di Sì Lorenzo Croci, Com. Giur. e circa migl. 32 di Barberino di Mugello, Disc. e p. di Firenze. Rriziede questa villa sal. contrafforie dell'A, ino che stendesi dal del la Fato per Mosse Carelli ven li Feggie delle Maschere, lungo la strada R. bolo 4° Prese e conserva il nome di Lioni dalla quinta famiglia fiorentina Lioni,alle que: Pinete rr lato \trizia gente de’ Ricci. TA i fattoria dei marchesi Ghigi di Siena, com anusessa ch. perr. ($. Bartolomeo a Zeo- mina ) nel vicariato ecclesiastico di Mon- taroni, Com. Giur. e circa 8 migl. uo'amena collinetta ce Risiede sopra perta di tafo, alla cui base scorrone a ostro e a maesir. due borri tribatarii del Sino dal secolo XII eravi in Leonina na cappella del capitolo del Duomo di Siena, riedificata ed eretta in parrocchiale verso il 1600. La perr. di &. Rartolommee @ Leonim mel 1833 noverava 24 LEONINO SURE LEOLINO (Sì). LEOPOLDO (S.) a BOSCOLUNGO.— Fed. Boscorenco all’Ascrose. —a CINTOLESE. — Fed. Curreuem —a DOLCIANO. — ed. Dorcuso. — a PETRAJA. — Ped. Perassa nella Val-di-Chiana. —aru SALINE di Volterra. — Ped. Mose, 0 Sarina Vocrianaza. Lxr02414 (Castr. Leporariae ) in Val d'Etola.— Cas. perduto fra Sibbio, Cige- li e Montebicchieri alla sinistra della fiu- mana Evola, ed il cai suolo ora trovasi nella Cos. Giur. Dioc. e intorno a 4 mig. a poa. di Sen-Niniato, Comp. di Firenze. ‘Questo casale, sebbene noa shbia date mai titoload alcun popolo, figurò ua tem- lo, ed è ramimentato più di Giovanni Lelsi all’ se, di fazioni e di piccole guerre municipali ivi accadute nel prime irenienaio del secolo XIV. LEPO Na più che altro Leporaja ha figurato nel trattato del 1369 fra i Sanminiatesi ed il Comune di Firenze;allorchè fa convc. nuto, che le teere di Cigoli, di Monte- bicchieri e di Zeporaja con i loro abi- tanti intendessero più incluse nella ione e distretto di Sanmi giusdicente, cosicchè potessero corti 4 comune indipendentemente dai Sanmi- niatesi. — Wed. Cooots. Infatti ott'anni dopo, volendo la Signo- ria di Firenze riattare In strada maestra che da Sanminiato dirigesi a Castel-Fran- eodi Sotto, per trovarsi guasta în guisa che inmoiti punti non si riconoscevano i con- fini, con dichiarazione del sr io 138 il nobil uomo Lotto de' Castellani Vicario per il Comune di Firenze nel Val- d'Arno inferiore, ordinò alle comunità di Seni to, di Cigoli, di Stibbio e di ja il riattamento della sunnomi. nata strada. (Ancu. Dirt. Fior. Carte della Comunità di Sanminiato ). LEPORI ( MONASTERO n: ), ora S. HMarrso m Aroma, — contrada di Lepori che diede il nome ad un bagno da lmgo tempo perdato, altrimenti chia- mato il Bagno a Montici , servi di stanza da primo ai frati Romitani che vennero s stabilirsi in Firenze, più tardi ad un monastero di donne sotto l'invocazione di 8. Mateo a Lepori, nella parr. di S. Felice a Ema, Com. Giur. equasi a migl. a grec. del Galluzzo, Dioc. e Comp. di Firenze. Stà sopra un rialto di poggio che siede i rammentata dallo storico Ammirato, cadde nell'anno 1309, dopo che il vescovo Gio- vanni aveva dato licenza a sei fanciulle piccolo eremo, poichè pel principio del secolo XIII cost in Ze. pori abitavano i Romitani dell Arostiniamo. Tefatti nel 1251 i frati di S. Matteo a lepori avendo otlenuto una donazione di alqua oto terreno nel luogo dettoCasellina LEPO presso al Borgo S. Ji 683 sopra lo stesso ; ‘scopo, sopra | suolo essi fondarono la chiesa di S. Spi- rito e l'annesso convento, nel quale clau- terreni annessi posti a Zeporis in populo S. Felicis de Ema, in favore di tre donne fiorentine dai loro sindaci rappresentate. Quindi il vescovo di Firenze Giovan- ni volendo favorire quelle pinzochere, che insieme con tre altre donne avevano risoluto di ritirarsi in Lepori pe: ov- servare la povertà, la castità, e l'obbe- dienza, egli con breve spedito li a aprile 1269, nella ch. di S. Salvatore del Ve- scovado, concedè loro facoltà di racco gliersi in quel claustro di Lepori, di po- tervi celebrare e farvi celebrare i diviui ufizi, e di accrescere il loro numero fino a 13 compagne. Accordò alle medesime facoltà di eleggersi una badessa dalle reli- giose del monastero di Moatisoni, o da altre claustrali, e di poter fabbricare in detto luogo di Lepori una chiesa di nuovo con tutto ciò che fosse loro necessario, valval’obbedienza ai vescovi fiorenti! Nel 1970 era badessa di S. Matteo una delle fondatrici per nome Colomba figlia di Simone, la quale nel 16 dic. di detto anno acquistò un pezzo di terra con casa annessa per le Rinchiuse di S. Matteo presso al pian di Giullari nel piviere di $.Giovenni di Firenze. (Anca. Dirt. Fiox. Carte di detto Monastero ). Fra i pii iegati testamentarii lasciati nel 127$ dalla contessa Beatrice figlia del C. Rodolfo di Capraja e vedova del C. Marcovaldo dei CE. Gui li , fuvvene uno Lepori, di poche lire a favore delle monache di S. Matteo in Arcetri. Queste claustrali nella prima loro isti- tazione professarono la regole di S. Ago stiuo sino a che, nel 1391, fecero istanza ed ottennero licenza dal ponietice Bonifa- zio FX di abbracciare l'ordine di S. Fran- cesco. Soito colesta Je Clarisse di S. Matteo si sannienmero fino alla sop- pressione del loro monastero (anno 1809), i in dote ai Frati e irenze, che hanno ridoito quel fabbricato a quartieri da villeggiature. Meno nolo nell'istoria municipale, ma più antico del convento suddetto, era il perduto Fagno Nato Bugno di Monti stanro qualche volta richiamo lc cure del Comune di Firenze . Ciò lo dimostra fra le altre ama provvisione dei Signori e Collegii della Rep. dell’anno 1418, quan- do fu assegnata la somma di tiorini 600 d'oro per restaurare i Bagni di Morici. (Maiaziona , Firenze illustrata). Anche il Malespini, e più tardi il Var- chi, fecero menzione dei Bagni di Moati- ci, già tanto celebrati, e al secolo XV del tutto dismessi. — Che poi soito la quali di Montici s'intendessero i Ba- gni di Lepori sotto il Pian di Giullari, lo da a divedere lu stesso Malespini, tosto chi al capitolo 57 della «ua cronica, ac- cennando la Torre del Gallo sopra il Pian di Giullari, la dise situata presso ai Lepri. — Ped. Garso | Tonxx pc) Ma se il hagno di Zepori o di Montici da lunga mao è distratto, won si è frat- tanto perduta una rioca sorgente li acqua ile, che dalle colline sopra il poggio imperiale, fra Lepori ed i, Cosi mo Î fece arrivare per acquidotti nel giar- dino di Boboli e nella sua Reggia de’ Pit- ti. Cotest' operazione del primo Granduca di Toscana suggerì al Sanleolini urgora. n- to ad uno dei suoi epigrammi ia lode di quel sovrano, all cantò: Arcetri culmine ab alto Cosmi opera longis ducta fuere tubis. LERICI (Castrum et Portus Îlicis, talvolta Erycis) dentro l'antico seno la. mese, attualmente Golfo della Spezia. Terra, già castello, situata alla base di un monte omonimo, sul lembo di una cala che pori il distintivo di Porto di Leri. ci-Èa di Com, di piviere e I paese nel gr. 27° 34' long. latit., alla base interna del promentorio orientale del seno della Spe zia, nel conearo di una coavalle che co- stituisce una delle più vaste, più profonde e sicure cale del seno imato, gia Porto di Lui, di fronte al suo promon torio orientale, ossia di Porto-Venere, ii che è 4 migl. a ponlib. di Lerici ; meno distant: dalla n po sa al sco grec.; 5 migl. u scir. della Spe- LERI zia per la via di mare, e ro migl. per strada R. postale di Genova. Quando l'antica Luni non era per amo ridotta alla città dei sepolcri, non solo il promontorio del Capo-Corvo , ma la cal di Lerici con l'intiero seno della Sp. zia erano compresi nel distrelto territoriale Lanense, che prese più tardi il nome di Lunigiana. Dondechè, richiamando io il lettore a quanto disi nell'avvertimeu- to al primo volume della presente opera, spero ch'egli non vorrà addebitarmi di usare arbitrio, se în questo Dizionario geografico ho compreso ì principali luo ghi e paesi intorno al grandioso porto di Lani, oltre quelli situati alle spalle dei ‘monti che lo circondano dal lato della Fa. ra, fiumana tributaria di quella mag- Io non starò qui a ripetere la insaxsi- stenie congettura di chi esere stata nel monte o nel luogo di Lerici la città di Luni, filando forse Lroppu sopra tina espressione di Sirabone, che situò e Magra fra Pisa e Luna, dopo peraltro avere egli stesso avvertito i suoi lettori, che i greci «ppellavano egualmente Zane (EsAève) tanto la pircola città, stata sem- pre alla siui.tra della Magra, quanto il suo grandioso porto, situato alla destra della stessa fiumana. Molto meno mi appoggerò all di coloro che derivarono patrabe stag Lerici da un tempio stato eretto alla des Venere Ericina, \erapio immaginario, che alcuni serittori dalla Sicilia, altri dalla Poria Collatina di Roma trasportarome sul meaie di Lerici, ovvero sulla rupe del torio di Porto-Vesere; e che imu- tilmente cercarono appoggi = simili idee megli avanzi di una chi cristiana, e di sti evo, i quali avanzi veggonsi talora sopra 5 paese di Porto.Vesere. e da molli più tendi pebblicila in questo modo: Zeuse - Me- trusose * Incolis - Inquilinisgue * Pop. Rom. Anicitiam B.M.e Meri - ad di Direi quasi la stessa cosa chi nom vo. leue riscontrare nella città di Sarzana un'altra iscrizione marmorea, per quento tia si mostri fornita di tatte le caratte briini dalla diplomazia archeologica de- te. Parlo di wa catalogo di nomi di Pa troni edi Decurioni di una compagnia di artiui scolpito in uns tavola di marmo Itevata, per quanto sembra, nei contorni di Luni; la quale iscrizione conservasi nel vestibulo del palazzo Grif-Magni. Avvegnachè il Muratori, avendola fatta copiare, la pubblicò con Îa seguente inte- stzzione: Nomina Collegi Fabrum Îtic, invece di quella che ivi si legge: Nomine Collegi Fabrum ZIC. Quindi quel sommo astiquario interpellò l'ul sigla, che riferire ad un Collegio di Falei Pim al sopra designata otei nssice- carni, che non già la perola abbreviata ILIC, ma sirvero il memero romano IO seaz'slcuna intermedia lacana fa sco! tale, quale tuttora distintamente ivi si Vere — Podanzi È i miei Cenni sopra l lpe Apuana, 75. Molti eziandie ci 6 fidarono sopra la Geo- grafia di Tolomeo, e pochi avvertirono, chenel testo greco di quello scrittore man- caso le stazioni del Veneris e del Portus Eryoîs , state interpolate fn epo che assai posteriori dai traduttori e dagli interpetri pei MISS, e nelle edizioni latine. Che però se dobbiamo sbbandomare i sogni, i documenti apocrifi e la fettce la mitologia per esser guidati da torta, l'istoria , ci troveremo co tiretti a confessare, che Lerici deve il suo Some non già ad un tempio di Venere, o di un sue figlio Ziice, ma sivvero alla qua- lità della pianta (Quercas Zez)di cui era anticamente rivestito il monte che a Le- rici si atterga. Euendochè fino dai primi secoli dopo il mille portava il distintivo di Moss Îlicis il selvoso promoatorio lunen- teche da Lerici sino al Capo-Corvo si LI da selena ore LERI . 685 stende verso il mare; cosicchè Fezio degli Uberti nel secolo XIV lo indicava nel suo Dittamondo così : Da questa selea Toscana incomincia Che velve in mare al monte delloCorbo. Corrisponde a quello stesso Mons Ili- dis,che insieme col porto e coll'uso della paco nel 1185 fu dall'Imp. Federigo la di feudo confermato a Vesco ben Lusi ed ai suoi succenori. È quel Podium Ilicis, che il Com. di Genova nel 1174 dal March. Obizo Malaspina in per- te acquistò a ‘tolo di compra insieme col vicino castello di Petra-tecia. ( Carram, Anzal. Gensens. Lib. MI). Non avevano peraltro a quell'epoca i Genonvesi esteso il loro Jominio sul corno orientale del gollo della Spezia , sebbene vi vi affacciassero interpolatamente con le masnade comandate dai loro capitani e po- testà. Conciossiachè nei secoli XII e XIII signoseggiava sempre in Lerici la Rep. di uale sivo dal 1161 era stato riedizione sopra il mere e i diritti im- pinyin a ca e erntoo For Pins: Respira d'impedire che alcana persona , città o altra potenza eri- geme fortificazione verana nel littorale tre il monte del Corro e fa booca d'Aruo. Si vole inohre che sia opera dei Fi- seni la costruzione dei prime fortificazioni di Giogne del 1379 si riunirono gli amba- sciatori delle città di Pisa e di Genova per trattare, con la mediazione del cardi- male vessovo d'Ootia legato del Papa, quel fu con tanto treno giurata, corto tempo mantenuta. Îm. HR. di Genera, mentre era Patente ad estendere le gua polenza nas- rittima , non leva tampoco di mira I° occupazione di tutti i luoghi lungo la sua riviera di Levante fino alla Magra. oa erano infatti ancora trascorsi 40 anni dalla pace di Lerici, che nuore ini- micizie, frequenti insulti e fazioni (ra i Pisani cd i Genormi a cagione del Cast. è porto di Lerici si vidlero ripnenere. 696 LERI 11 vantaggio della posizione, considera- ta sotto il deppio rapport 10 delle relazioni commerciali e degli Pasbilimenti maril timi che offriva ai navigli il seno di Le- rici, non poteva passar di vista ad un po- polo altivo, industrioso e marittimo come il Genovese; sicchè la sua oste ritornata in Lerici, decise che il castello di mi- gliori difese si fortificasse. — Due iscri- zioni lapidarie, rimasie qualche tempo aflive nelle mura del Cast. di Lerici, provano nom solo il frequente passaggio di quel psese da uno in altro padrone, ma anche il caustico procedere di due po. li gelosi. L'iscrizione stata posta dai Fini in linguaggio antico volgare, era di scherno ai Zenoesi, Porto-veneresi ed ai Zucchesi. L'altra dettata in latino fu messa dai Genovesi per rimproverare la poca vigilanza a quei loro rivali, tosto- che il Comune di Genova resiò padrone di Lerici ( anco 1256 ); e fu allora che il castello venne circondato, di muraglie, lo attesta un'altra ioè, nel dicembre menire governavano in tolo di capitani del comune e del popolo Oherto Spinola e Oberto Do- ria, i quali fecerunt de novo fieri lune burzum et lioc opus Ilicis. Non per questo uno zelante vescovo di Luni, Enrico da Fucecchio, tralasciò la rivendicazione dei temporali diritti al suo untecessore ed alla sua chiesa dall'Imp. Federigo I concessi, rapporto specialmente al poggio e Cast. di Lerici, al suo porto e alla pecca. Ma le proteste di quel mitrato non potendo essere accompagnate dalla jone rispettabile delle bajonette, le lare rimasero vuole di effetto, e pre- della cattedrale quattro secoli e mezzo tardi dall U ghelli e dal Muratori. Dopo l'epoca testè accennata rare volte © per corto tempo le potenze limitrofe ri- tolsero ai Genovesi il Cast di Lerici; giae- che quella Repubblica, avendo riporiato la ta vittoria navale presso la Meloria, estese il suo dominio perfino alla Magra. E ad onta delle fazioni cittadine, che poste- riormente la tennero divisa, tarpandoleali LERI alle see giorione i japre matittime, e go. vernando quasi per proprio conto le sue castella ; d'ant nta che alla gelosia interna inisse quella dei potentati Ma Liguria vicini, contuttociò dal 1256 mente il dominio delle due Riviere da Lerici a Turbia. Dissi,quasi costantemen- te vi si mantennero i nella prima metà del secolo XIV vide e ubbidì a diversi padromi, ora a U- guccione Potestà di Pisa; ora a Castruccio Capitano di Lucca, ora a Luchino Viscoa. ti Signor di Milano; infine per pochi mesi (anno 1414 ) si Fiorentini. Ciò nonostante nel secolo XIV Lerici si contempla parte di dominio tosca- mo,siccome ne avvisava nell'Ztimerario Si- riaco il Petrarca, il quale vi capitò anche nel 1343, quando seriveva al Card. Gio- vanni Colonna : Dum recto tramite pre- ficisci vellem, haud procul Laventia erer- citus ambo ( milanese € pisamo ) consti- tuerani , tiranno graviter urgente com tra pisanis Mutronem suum summa vi tuentibus, coactus sum apud Erycem me- ri iterum me credere, et Corvum scopu- lum a colore nominatum, oc Rupem cas- didam, et Macroe ostium, ec olim famosam, potentemgue, nunc nudum et inane mumen, praeterventus, nocte com- cubui apud Matronem castrit expositus etc. — (Fa. Perna. Za Fam:l. Lib. V Epist. 3)) Non mi parre foori di proposito il ri- portare questo brano di lettera del cam tor di Laura, stantechè vi è descritte to- itorale da Lerici sino alla spiaggia di non lasciare che poco più da aggiungere; e quel poco che potesse maucare, relativa» mente alla parte idrografica € geoponica del seno lanense, era già stato detto dalle steo sulore nel sno poema dell'Africa e nell’/tinerario Siriaco. Anzi da que” ullima opera geografica ramente parisce, che a quel tempo Lerici noe di pendeva dalla Rep. genovese, tostoché i suoi confini distrettuali nel rientale non oltrepune 10 di Portovenere, mentre ivi si dichiara il Capo-Corvo posto contra eztremoes Je- nuenses fines; doro a aver appellato mostro il castello di Lerici. LERI Molte teste coronate in varii tempi ap- rono, 0 pertirono per oltremare da ici; fra le quali mom Ge da lasciare in silenzio Carlo V, il quale ds Genova, nei settembre del 1541, corteggiato da molti sotraai, al Golfo della Spezia si diresse, e di costà fece vela con numerosa armala navale per tentare l'impresa d' Al Fu pare in Lerici, dove poco innanzi l'ammiraglio genovese Andrea Doria ave- va frmato l'accordo di «bbandonere la cau- mdiFrancescol Re di Francia per favorire quella dell'Imperatore e Rà di Spagna già nominato. — Una la in um orto del fatto Ardreas eb daria hujus domus hospis ic e Gello foctus Nisponns. Un'altra trista memoria per decreto del terato di Genova fu murata nella faccia- te di une case sella piszza di Lerici. È u2’iscrizione, stata tolta di la, poch'anni dopo, che diceva: DI così mel gitrno se ile 1678 ta pie ia dai pi pr che gli venne tirata in piazza, per cagione di mere offeso, da Maria Antonio Botti de ma. della sue case. Meno antiche sono le memorie eccle sastiche della chiesa di Lerici; avvegna- chì, se dobbiamo dedurle dalla nota delle pievi o altre ie della diocesi di Lasi, che furono registrate nelle bolle spelile a quei vescovi dal Poot. Euge- nio III (sano 1149,) e de Innocenzio III (1020 1902), fa d'eopo credere, che in S. Maria Assunta siede appiè del colle innanzi di entrare nel borgo di Le- rici, a difesa del quale qualtro terrioni, che uno serve altualmente ad uo di pubblico orologio. Priste in Lerici wo conven peccini, e nella ch. cesco del genovese pi Degli uomini di un qualche merito che taequero, 0 che furono criundi da Le rici, fa data una lunga nota dall'autore delle Memorie storiche della Lunigiana, € prima di lai dal Targioni; ma pochi di quei momi, se si ecceltuino i due nau- tici Montini ed un Olundini, sopravvie sero alla loro età. LERI 687 Comunità di Lerici. Al territorio di questo comune fa dall'attunle governo ia- Sepe quello i Sae-Torenzo al Mare, di È. Lacia di Pagliola, e di S. Giovan ni della Serre, menire dal giesdicente del Mandamento di Lerici dij è» tre letre popolazioni testè indicate, queb- le del capo Taogo e dei due comusi limi. troli di Ameglia e di Trebiano. Non si conosce ancora la dimentione so. perficiale del territorio di Lerici, il quale confiue, a lev. con l'Amelia , a sett. con Trebiano ed Arcola, a maeste. con Vezza- no, e negli altri lati col seno della Spazi La cala che costitaisce il porto di Le- rici è circoscritta da una carva semicir colare di poggi che terminano a sinistra «on la rupe, sulla quale s’ innalza intorno alle betterie la solida torre di Lerici; ver- 23 ac del Golfo trovasi la batteria i Maraleaga, mentre lo sprone che chin- de la cala a sett. di Lerici, costitalsce lo scoglio di Occs pelata e la batteria di $. LE i Ì i sporge «quello poi che costituisce il corno sinistro = levante di Lerici, scende dalla sommità del Monte Marcello, giù Monte Caprio me, col quale forma l'estrema panta del promoatorio orientale lunense , desomi- mato Capo-Corvo. Fra quesio Capo e la calu di Lerici havvi una puota sporgente in mare a guisa di ua istmo che a| di oliveti, della Serre e di Barcole con altre pe- lazzine i piantagioni di oliveti e di viti im ta) gui- sa, che formano hella corona ai paesi di Lerici e di San-Fereaso el Mare. Una sola strada rotabile passa per que- sta comanità, varcando il sonte alle spalle di Lerici, ed è quella postale antica di Serina, aperta nel 1697, amplisia e ret Lificata nel secolo attuale, — Se uns via, pianeggiante potesse aprirsi lungo il mare 688 LERI da Lerici alla punta del Corvo, non vi se- rebbero forse spiagge più =mene dopo le poetiche sponde di Baja e di Posilippo da a confronto con queste del Golfo delle la. Per ciò che spetta alla struttura fisica del territorio di Lerici e alle rocce che enoprono la saperficie de'suoi monti, l'una e le altre furono abilmente descritte dal naturalista Girolamo Guidoni sino da quando egli rese di pubblica ragione quel» la sua fatica melianie il Giornale Zigu- stico per l'anno 1828. Presso l'estremità del Capo Corvo Gui. doni avverti, che lo scoglio denominato la Bianca, il quale sporge dal fondo del all'altezza di circa veuti metri, in una roccia calcarea saccarvide, uanto essa non ‘mettersi a con- Fronte con quella dA monti di Carrara e delle Panie di Seravezza. — Il masso iso lato della Bianca pertanto corrisponde a quella Rupe candida, che il Petrarca se- gnalò nel suo passaggio da Lerici a Mo- trone, appena ebbe oltrepassato il negro scoglio del Ca 0, dopo avere l'una e Taltro nel poema dell'Affric. descritto in- sieme con il banco, il quale a poche brac- cia soll’'acqua si stende a poca distanza dal Cipo-Corvo. Ecco le sue parole: Hoc mihi nunc cantanda loco, sulcantibus Geguor . Insula jam Venerique placens @ littore portus Ezroritur, contrague sedet fortissimus Eriz Ausonius siculae retinens cognomina ri- Coltua his ipsam perhibent habitare Mi- nervam, Spernentemquepatrias oleidulcedine dihe- nas Eroritur, Corvigue Caput, tumefaciague circum Dissiliun maria, et sazis fremit unda vadogis Candidior latè Phoebo feriente refulget. Post in secessa curvo maris ostia Ma- crae Cernuntur rapidi, etc. (Araicas Lib. VI). LERI La roccia di calcarea compatta color grigio nerastro che mostrasi al Capo Cor- vo, si riaffaccia nelle pendici opposte del moute di Lerici , ed è in varia direzione attraversata da frequenti e larghe vene di candido spato. Essa talvolla alterna, ma più spesso è ricoperta da strati di macigno calcareo, che è una specie di pietre farte consimile a quella dei contorni di Firenze, avche costà usata per lastricare le strade. Su questa specie di terreno posano i foa- damenti della fortezza e di molte abits- i situate a cavaliere intorno al porto di Lerici. I prodotti territoriali di questa Com. sono variatissimi,a cominciare dall'annoro leccio e dal castagno sino al cedro ed al limone. Tanto è tiepido il suo clima da favorire la vegetazione e fruitificazione delle piante le più delicate! La parte superiore del moaie, dove noa sorgono alberi , è coperla di praterie na- turali, di fragranti rameri alli mente ed alire erbe aromati; digeno il verde e cupo leccio poco lungi dal castagno. L'alivo e la vite primeggia no fra gli alberi da fru i varia © in guisa che ne fu ammirato lo stesso poeta di Valchiusa, tostochè costà segnalò la vere reggia della dea di Atene. la risorsa e il sostentamento mag giore del popolo di Lerici lo dà il mare, poichè di 5000 persone che costituiscono 4 un dipresso la popolazione della sua co- muniti, quasi la metà è dedicata alla mari- na, sia in qualità di pescatore, sia di ciun ma, sia facendo il piloto, oppure padrone € condattore per proprio conto di besti- menti da cabotaggio. È pare da notarsi, es- sere gli uomini di Lerici nel movero dei più coraggiosi ed abili marini della Li edi costà esirono eccellenti capi- tani di mare, fra i qu.li due ammiragli, Stefano e Lorenzo Montini. ° Le doone di Lerici e di Sam-Teremao al Mare disimpegmano non solo le faccende domestiche, ma con avvedotezza peri a quella degli uomini negosiano in dettaglio tutti i prodotti del loro paese e del vicino eolfo, con più le merci che i loro mariti portano dall'estero in patria, le qua continuo vanno ad esilarle nelle ci luoghi dalla loro patria distanti una mezza ed anche una intera giornata di comunino. Fra le manifattore principali di Lerici LEST contasi qualche fabbrica di conce di pelli, e il lavorio che fornisce quel cantiere per la costruzione dei legni merca comunale, un doga sotto quello principale della Spezia, e un giusdicieote di prima istanza che abbrac- LEVA 699 cia tatto il Mandamento, Il tribenale Prefettura è in Sarzana, l’ultima istanza al Senato di Genova. L'intendente della vincia di Levante stà alla Spezia, sono tutte le autorità militari , e l'ufizio del Registro unito a quello della Conser- vazione delle Ipoteche. Diocesi Popolazione Nome dei Luoghi Titolo delle Chiese cui dell'anno «ppartengono 1832 Lena, Terre SS. Annunziata e S. Fran | $ ne aBio Pagliola, Pill. £ Di . 20, Retloria Fs 69 San-Terenzo al Ms » & re , Borgo 8.n-Terenzo, Prepositura la 1005 Serra Fill. S.Giovanni decollato, Arci- Lo pretura bi bio Torat......... Abitanti n. 4844 LESTINE, o ESTINE nella Val-di. Merse.— Due casali , Estine alte, ed E- stine basse, che ico e Giulitta, attual- mente raccomandata al parroco de’SS. Vin- cenzio e Anastasio a Bagnaja nel vica: ecclesiastico di Corsano, Com. e mil. a pon. di Monteroni convento, Dioc. e Comp. di Lestine trovasi quasi 7 migl. a sett. Risiedono i due casali V'altro alle falde setteni slo fino al letto del torr. Serra. 1 casali di Zestine presero il titolo dal poggio omonimo, dove sino dall” anno 730 Waracfrida, castallo regio di Sicna, pos. sedeva alcune sostanze; fra le quali in in quell’ anno destinò in dote al monastero di S. Eugenio da esso lui fondato presso Siena una corticelia posta nel casale detto Feriano prope Montem Listine... et curti- cella (vel clausura) usque Filecta... simul Gagiolo nostro de Surra,etc. (fone to). Alla stessa corticella del monte Zistine testé nominata appella un privilegio deb l'Imp. Arrigo IV, spedito in Roma li 4 giugno dell’anno 1081, € confermato due volte dall'Ivp. Federigo I, nel 18 feb. 1189 e nel a agosto 1185, a favore dell abate e dei monaci di S. Eugenio iu Pi- losiano nel contado senese, cui farono concesse fra le altre possessioni anche que- sta di Lestine : et curtem delle Stine (0 i de Lestine) cum ipso castello, ecclesiam S. Anastasii in Baniaria etc. La qual corte di Lestine trovasi espres samente nominata nelle bolle concistoriali dal pontefice Alessandro INI (li 19 gno 1173) e da Innocenzio IÎI ( li 15 ot- tobre 1207 ) spedite agli abati di S. Eu- genio in Pelosiano, delto Mona- stero. (Anca. Dir. Fioa. Carte di $. Eu- - genio al Monastero) — Wed. Estinze Ba- rasa in Valdi Mense. LEVANE, s LEVANE ALTA, già C4 srer pi Lrova vel Val-d'Arno superio re. — Borgo, con vicino castlletto deno- Leona, stata lungo tempo succursal Pietro a Presciano, attualmei nella Com. Giur. e circa 3 migl Nontevarchi, Dioc.e Comp. di Arezzo. 084 LERI perduto Bagno di Zepori , volgarmente appellato Bugno di Monsici, il di cui re- stanro qualche volta richiamò lc cure del Cocsune di Firenze . Ciò lo dimostra fra le altre una isione dei Signori e Collegii della Rep. dell’anno 1418, quan- do fa assegnata la somma di fiorini 600 d'oro per restaurare i Bagni di Moasici. (Maczione , Firenze illustrata ). Anche il Malexpini, e più u chi, fecero menzione dei Bugni nto celebrati, e al secolo XV del ci, gi tuto dismessi. — Che poi soito la quali fica ; s'intendewero i Ba- gni di Zepori sotto il Pian di lo da a divedere lu stesso Malespini, Losto- chè al capitolo 57 della «ua cronica, ac- cennando la Torre del Gallo sopra il Pian di Giullari, la dime situata presso ci Lepri. — Ped. Garso | Tonsx DL) Ma se il hagno di Zepori o di Montici da lunga mao è distrutto, mon frat- tanto perduta una ricca sorgente di acqua fobile, che dalle colline “pr il poggio lmperiale, fra Zepori ed Arcetri, Cosi Arcetri culmine ab alto Cosmi opera longis ducta fuere tubis. LERICI (Castrum et Portus Îlicis, talvolta Erycis) dentro l'antico seno lu. nese, attualmente Golfo della Spezia. lo, situata alla base di sul lembo di una cala he porta il di ci.—£ capoluogo di Com, di di Mandamento nella Provincia di Levao» te, Dive. di Luni-Sarzana, R. Sardo. nel gr. 25° 34' long. latit., alla base interna del e 4404 6° promentorio orientale del seno della Spe i na convalle che co- nie, nel concave sta al soo grec.; 5 anigl. u scir. della Spe- LERI gia la via di Kiralla R, postale di Gi Quanilo l'antica Luni ridotta alla città dei sepolcri, promontorio ilel Capo-Corvo, st) di Lerici con l’intiero seno d' «azza erano compresi nel distrelto Lanense, che prese più tardi — "SM cum Lunigiana. Dondechè, rich' ==ma il lettore a quanto dissi nell = a to al primo volume della pre “Stam spero ch'egli non vorrà add. > «Ste ma usare arbitrio, se ju quesk ax geografico ho compreso i pri —mme .— hi e paesi intorno al grandi "tn: Lam ni , oltre quelli situati al Sn — To uon starò qui a ripetr —— stente congettura di chi ! me: stata nel monte o nel luog” >—— cità di Luni, filando fort mg ® »® nua Pe ione di Siraboe: = fazra fra Pisa e Luna =: avere egli stesso avveztito * ten A chei greci sppellavano cre n ” EEA iaia dell Mo TE tg) pre alla simi.tra tuo grandioso porto, sitar == nz della stessa fiumana. Molto meno mi «ppogfe 2° diEgloro che derivavano az" 23 Leri.i de a tempio siate > Sia promoni tilmente cercarono appop e» i i di una chè pubblici in queto me 2 frasese © Tacolis © Ing © > mu Rom. Anicitiom Bh > i _—= — 606 LER v 11 vantaggio della considera ta sotto il doppio rapporto cati relazioni commerciali e degli Pesbilimenti mnarit- che offriva ai navig! rici, non poteva passar di vista ad un po- 3 altivo, industrioso e marittimo come i sicché la sua oste ritornata ia Lerici, decise che il castello di mi- gliori fron si fortificasse. — Due iscri- zio +, rimaste qualche tempo alive Lo mura del Cast. di Lerici, provano nom solo il frequente passaggio di quel paese da uno in altro ft. ma anche il caustico procedere di due li gelosi. L'iscrizione steta posta Di Fin inguaggio antico volgare cera altra dettata in latino fu messa dai Genovesi per rimproverare la poca vigilanza a quei loro rivali, tosto- che il Comune di Genova restò padrone di Lerici ( anno 1256 ); e fu allora che il castello venne circondato di muraglie, e di torri. ( Carra. Continzar. Annal. Aunal. Pis. etc.) restassero compile le lo attesta un’ altra lapida ioè, nel dicembre dell’anno 12,3, mentre governavano iu Genova col tito'o di capitani del comune e del popolo berto Spinola e Oberto Do- ia, i quali fecerunt de novo fieri hunc burgum et lîoc opus Ilicis. Non per questo uno zelante vescovo di Luni, FEnrim da Fucecchio , tralasciò lu rivendicazione dei temporali diritti al suo antecessore ed alla sua chiesa dall Imp. Federigo I concessi, rapporto specialmente al poggio e Cast. di Lerici, al suo porto e alla pecca. Ma le proteste di quel mitrato non potendo esscre accompagnate dalla ragione rispettabile delle bajonette, le scrittore rimasero vuole di effetto, e pre- sto obliate negli arcbivii della cattedrale Sarzana, donde furono disseppellite ttro seroli e mezzo più tardi dall’ U- ghetti e dal Muratori. Dopo l'epoca testè accennata rare volte e per corto tempo le potenze limitrofe ri- Inlcero ai Genovesi il Cast di Lerici; alla Nagra. E ad onta delle fazioni cittadine, che poste- riormente la tennero divisa, tarpandoleali LERI alle sue gloriose imprese marittime, e po- vernando quasi per conto le sue castella ; ad anta che alla gelosia interna unisse quella dei poteut: Ma Liguria vicini, contuttociò dal 1356 in poi il Comune di Genova e per cise i di lui Ottimati tennero quasi costanie- mente il dominio delle due Riviere da Lerici a Turbia. Dissi, quasi costantemen- te vi si mantennero i Genovesi, poichè nella prima metà del secolo XIV Lerici vide e ubbidì a diversi padroni, ora a U- guccione Polestà di Pisa; ora a Castruccio Capitano di Lecca, ora a Lachiso Viscoa- ti Signor di Milano; infine rer pochi mesi (anno 1414 ) ai Fiorenti Ciò nonostante nel secolo XIV 1 Lerici si contemplava come parte di dominio losca- mo, siccome ne avvisava nell’Ztimerario Si. riaco il Petrarca, il quale vi capitò anche nel 1343, quando scriveva al Card. Gio- vanni Colonna : Dum recto o tramite pr Sicisci vellem, baud procul Laventia erer- citus ambo ( 'roilanese € pisamo ) consti. tuerani , tiranno graviter urgente com tra pisaris Mutronem suum summa vi tuentibus, coactus sum apud Erycem me- ri iterum me credere, et Corvum scopu- lum a colore nominature, oc Bupera cae- dilam, et Macroe ostium, ec Lunam olim fumosam, potentemque, nunc nudum et inane munea, praeterventus, nocte con- cubui apud Mutronem castrit erpositas etc. — (Fa. Perna. Za Fomil. Lib. V Epist. 3) Non mi parve fuori di proposito il ri- portare questo brano di lettera del can- tor di Laura, stantechè vi è descritte to- picamente e con tale esattezza il littorale da Lerici sino alla spiaggia di Luni da non lasciare che poco più da aggiungere; € quel poco che potesse mancare, relaliva- mente alla parte idrografica e ica del seno lamense, era già stato detto dalle Meno sulore nel soa poema dell'Agrica e nell'/tinerario Siriaco. Auzi da quest” ultima opera geografica chiaramente ap parisce, che a quel tempo Lerici noo pendeva dalla Rep. genovese, tostochè i auoi confini i gori il pia anita contra eztremos Je- nuenses fines; dopo aver appellato mestre il castello di Lerici. LERI Molte teste coronate in varii tempi ap- remo, 0 pertirono per oltremare la 3 fra le i mon fe da lasciare in silenzio Carlo V, il quale da Genowa, nei settembre del 1541, corteggiato da moli sovrani, al Golfo della Spezia si diresse, e di costà fece vela con uuzmerosa armala Tammiraglio genovese Andrea Doria ave ve firmato l'accordo di «bbendomere la cus» sa di Francescol Re di Francia per favorire quelle dell'Imperniore e Ri di Spugne gii nominato. — Una lapida, ja va orto di Lerici conserva riamenbeszza del fato in poche parole: Andreas eb Asria hujus domms hospis Hic e Gallo foctus Nisponas. Un'altra trista memoria per decreto del senato di Genova fu murata nella faccia di Lerici. È che gli venne tira!a in piazza, per cagione di onere offeso, da Maria Antonio Botti de uns della sue case. Meno aniiche sono le memorie eccle siastiche della chiesa di Lerici; avvegna- jiterale col ti- tolo di S. Maria Assanta sie.le appiè del colle innanzi di entrare nel borgo di Le ttro torrioni, che uno seree attualmente ad L'attual chiesa arci rici, a difesa del quale uso di pubblico orologio. Esiste in Lerici un convento di Cap Jaadro dî S, Fra- Domenico Piola. nacquero, o che furono oriundi da Le rici, fa data una lunga nota dall e prima di lui dal Turgi di quei nomi, se si eccettuino i due nau- tici Montini ed un Olandini, sopravvie sero alla loro età. pochi di Lerici, el è quella postale n LERI 687 Comunità di Lerici. Al territorio di Guesto comune fa dall'attuale governo în- STuegle i San-Torenzo al Mare, di $ Lacia di Pagliola, e di S. Giovan ni della Serra, menire dal giesdicente del Mandamento di Lerici dipendono, ol- {rriglre popolazioni testà indicate, que le del capo Inogo e dei due comuni limi- Noa si conosce ancora la dimensione su- perficiale del territorio di Lerici, il quale confiua, a lev. con l' Amelia, a seit. com Trebiano ed Arcola, a maestr. con Vezza- li alti lati col seno della Spezis. La cala che costituisce il porto di Le- rici è circoscritta da una carva semicir i trofi di Ameglia e di Trebiano. de la cala a sett. di Lerici, costitaisce lo Pri ! 1 i del Monte Marcello, giù Monte Caprio me, col quale forma l'estrema panta del promoatorio orientale lanense , desomi- nato Capo-Corvo. Fra questo Capo e la cala di Lerici havvi una puota sporgente in marea guisa di ua istmo che a; lasi Aeraluaga, istmo di oliveti, dot il fabbricato di ua monastero a questi ultimi tempi dagli Agostiniani Romitani,e quà si ricotrarono quelli che abbandonarono il elaestro di S Croce in bocce di Magra. Le ville di S. Zacia, o di Pugliola, della Serra e di Barcola con altre pe lezzitie di campagna, veggonsi sparse sul fianco dei colli ed ia mazzo o a delizione i piantagioni di oliveti e di viti ia tal sa, che formano canini pedi di Lerici e di Sen-Ferenzo el Mare. Una sola strada rotabile pesta per que- comuaiità, varcendo il monte alle spalle Mica di Siraina, aperta nel 1697, amplista e ret- tificata nel secolo attuale, — Se una via, pianeggiante potesse aprirsi lungo il mare 688 LERI da Lerici alla punta del Corvo, non vi sa- rebbero forse spiagge più amene dopo le poetiche sponde di Baja e di Posilippo da porre a confronto con queste del Golfo della Spetia. Per ciò che spetta alla struttura fisica del territorio di Lerici e alle more, che cuoprono la superficie de'suoi mooti,l'una € le altre furono abilmente descritte dal naturalista Girolamo Guidoni sino da quando egli rese di pubblica ragione quel- la sua fatica mediante il Giornale Zigu- stico per l'anno 1898. Presso l'estremità del Capo Corvo Gui- doni avvertì, che lo scoglio denominato la Bianca, il quale sporge dal fondo del mare sino all'altezza di circa veuti metri, consiste in una roccia calcarea saccarvide per quanto essa non possa mellersi a con- fronte con quella dei monti di Carrara edelle Panie di Seravezza. — i Taltro nel poema dell'Affric. descritto in- siemo con il banco, il quale a poche brac- sott'acqua si stenle a poca dal Cipo-Corto. Ecco lc sue parole: Hoc mihi mune cantanda loco, sulcantibus deguor Insula jam Venerique placens a littore portus Ezoritur , contraque sedet fortissimus Eriz Ausonius siculae retinens cognomina ri- pae Collibus his ipsam perhibent habitare Mi. nervam, Spernentemque patriasoleidulcedine dthe- nas Eroritur, Corvigue Caput, tumefeciague circum Dissiliunt marie, et sazis fremit unda Cognitus in medio nautis, dorsàque ni granti Arduns assurgit scopulus, eni prozima Rupes Candidior latè Phoebo feriente refulget. Post in secessa curvo maris ostia Ma- crae Cernuntur rapidi, eic. (Arnices Lib. VI). LERI La roccia di calcarea compatta color i al Capo Cor- dd monte di Lerici, ed è in varia direzione attraversata da frequenti e larghe venedì candido spato. Essa talvolta alterna , ma più spesso è ricoperta da strati di macigno calcareo, che è una specie di pietra forte consinaile a quella dei contorni di Firenze, anche costà usata per lastricare le strade. Sa questa specie di terreno posano i fo. damenti della fortezza e di molte abils- zioni situate a cavaliere intorno al porto di Lerici. I prodotti territoriali di questa Com. sono varialissimi,a cominciare dall'anno leccio e dal castagno sino al cedro ed sl limone. Tanto è tiepido il suo clima da favorire la vegetazione e fruttiGicazione delle piante le più delicate ! La parte superiore del monie, dove non sorgono alberi , è coperta di praterie na turali, di fragranti ramerini, serpilli, mente ed altre erbe aromatiche. Vi è i digeno il verde e capo leccio poco lungi dal castagno. L'ulivo e la vite primeggia no fra gli alberi da frutto di varia specie, in guisa che ne fu ammirato lo stesso poeta di Valchiusa, tostochè costà segnalò la vere reggia della dea di Atene. la risorsa e il sostentamento mag- giore del popolo di Lerici lo dà il mare, poichè di 5000 persone che costitwiscono a un dipresso la popolazione della sua co TI asi la metà è dedicata alla mari- na, sia in qualità di pescatore, sia di ci ma, sia facendo il piloto, oppare e conduttore per proprio conto di basti Le donne di Lerici e di San-Terrnso ai Mare disimpegnano noa solo le faccende domestiche ed anche una intera giornata di commine. Fra le manifattore principali Ù ' è ' ' r ' ’ ' f È D LEST contasi qualche fabbrica di conce di pelli, e il lavorio che fornisce quel cantiere per la costruzione dei legni mercanti isiedono in Lerici, oltre il magistrato comunale, un doganiere di terza classe sotto quello principale della Spezia, e un giusdiciente di prima istunza che abbrac- LEVA 689 cia tutto il Mandamento, Il tribenale di Prefettura è in Sarzana, l’ultima istanza al Senato di Genova. L'intendente della pro- vincia di Levante stà alla Spezia, dove sono tutte le autorità militari , e l'ufizio del Registro onito a quello della Conser- vazione delle Ipoteche. Nome dei Luoghi | Titolo delle Chiese Luna, Terra SS. Aonunziata e $. Fran- f cerco, Arcipretura CH 2810 Pagliola, Pi. Ss. Lucia, Niccola e Loren- pi 20, Retioria DI 619 Sap-Terenzo al Ms- £ re, Borgo Sin-Terenzo, Prepositura fi 1005 Serra Vill. S.Giovanni decollato, Arci- 9 pretora hi $ 410 Torare . ........ Abitanti m. 4844 LESTINE, o ESTINE nella Valdi. Merse. — Due casali, Estine alte, ed E- stine basse, che davano il vocabolo alla cura dei SS. Quirico e Giulitta, att ‘mente raccomandata al parrocode'SS. cenzio e Anastasio a Bagnaja nel vica ecclesiastico di Corsano, Com. e circa 6 migl. a pon. di Monteroni, i convento, Dioc. e Comp. Lestine trovasi quasi 7 migl. a sett. Risiedono i due ci l’altro alle falde settentrionali della pic- cola giogana dei monti chiamati di Murlo di Vescovado e che si alza fra la Merse e 1° Arbia fino al letto del torr. Serra. I casali di Zestine presero il titolo dal ggio omonimo, dove sino dall'anno 730 Vaia eastaldo regio di Siena, pos- sedeva alcune sostanze; fra le quali in quell’anno destinò in dote al monastero di S. Eapenio da esso lui fondato presso Siena una corticella posta nel casale detto Feriano Montem Listir cella (vel clausara) usque Fileci et de Gagiolo nostro de Surra, etc. (fone il Gaggiolo nella Com.di Buonconvento). Alla stessa corticella del monte Zistine testé nominata appella un privilegio del- I'Imp. Arrigo IV, spedito in Roma li 4 giugno dell'anno 1081, e confermato due volte dall’ Imp. Federigo I, nel 18 fchb. 1182 e nel a agosto 1185, a favore dell’ abate e dei monaci di S. Eugenio iu Pi- losiano nel contalo senese, cui farono concense fra le altre possessioni anche que- sta di Lestine : et curter delle Stine (0 i de Lestine) cum ipso castello, ecclesiam $. Anastasii in Baniaria etc. La qual corte di Lestine trovasi espres- samente nominata nelle bolle concistoriali dal pontefice Alessandro III (li gno 1173) e da Innocenzio Ill Pelosiano, detto stero. (Anca. Dir. Fioa. Carte di $. Eu- genio al Monastero) — Wed. Estinz e Ba- cuasa in Valdi Merse. LEVANE, s LEVANE ALTA, già C4- srer Di Leoxa nel Val-d'Arno superio re. — Borgo, con vicino Fioapisninrn minato Zevane alia, e chiesa parrocchiale (S. Martino) con l'annesso di S. Leona, stata lungo tempo succursale di Pietro a Presciano, attualmente pi nella Com. Giur. e circa 3 migl.a scie. di Nontevarchi, Dioc.e Comp. di Arezzo. 0 LEVA I borgo di Levane giace in pianara sul- la ripe destra del fiumicello Ambra all’ thims posta della via R. Arerima che l'at- traversa da 2 les, mentre in direzio- me opposta vi passe in mezze la strada che scende dalla Vald'Ambea fno cll'Arno, «be è de Levane quasi un miglio discosto. Poco lnagi de Levane siede in colline un quarto di migl, al ano grec. il diroccato castello di Zevane elia, già di Zeona, si- fusto fra l'Arno e la strada R. Aretina, 11 castello di Zeona, ossia il castelveo- chio di Tevere, è rammenizio fimo dolio cop. € dal di lei pedre, vendè al capitolo della cattedrale di Arezzo la porzione dei beni stati a lei donati dal saccero e dal marito nel contado aretize, fra i quali una Corte ® Zeona. (Ancu. zsza Carreza. na Anazzo). Non vi sone dati snfficienti a schiarire, se quel Ranieri isarito di Beria testò no- minato ;.e se quell’ Enrico di lei cognato npporienessero alla consorieria degli U- bertini di-Sofftna 0 sd altri magnati are- tini; dirò bendi, ehe alle prndette epoca non solo comperiscono gli Ubertini, ma ancora i lore parenti marchesi del Monte S. Maria possessori in questo castello me- desimo di Zeona. ra di ciò la fogmisce il Una patente testamento di ettebee 1098 nel Cosi. di Pleo dal merch, Enrico figlio march. Ugoaee altro ma Palmare bet Maria; col le atto di: 2 favore della sua ava Siate Sofie figlia del conte Berardo, contessa Sofia i \ppariene- ‘vano nel castello di panini in quelli di Zeome e di Moncione coi loro distretti, € cea tulto ciò che egli ponedeva nel ca- stello e corte del Yessonel Val-d'Arpo se- iore. (Sonvasi Mistor. Passinian. Lib. — Wed. Faassineroin Val-di-Chiana. Della pareniela fine dal secole XI con. traite fra la prosapia dei marchesi del Mente e gli Ubertini di Arezzo, ne diede un cenno S. Pier Daiano in una delle sue lettere diretta alla contessa Willa mo- lie di un march. Ragieri del Moote.àvi ci rammenta, che il di lei suocero LEVA march. ©, era fratello aterimo di quel conte Uberto di Soffeme, la di cui mo- glie, stante le sevizie usate verso Î poveri le rovine del dilamato seo castello di Soffe- ma. — Fed. Sorrzza, e Bavra di Sorvzsa. Una più chiara idea della famiglia ma- fuatizia che signereggiò net castel di Zoo ma, la può fornire un contratto del 3: licato dagli amnalisti Ca- . E un istrumento celebrato nel Cast. di Zeona, col quale il Maggiore del £. Eremo di Camaldoli rinunziò si figli del fu Ubertino, a Guglielmino e ad Ada lagia del fe Ubeldino il gi a jaspe domato della chiesa di S. Pietro în Perrine, sisio ceduto all'Eremo 1A pulrsò, Joro Era il Cost. di scovoGaglielmino degli Uberti quando, nel giugno del 1288 , fu prese dall’ cste fiorentina e disfatto Î 0 Costi glion Ubertini e le Conie. (G. Vizam, Cronica Lib. VII e. 150). Nel 1358, li 16 nov., Guido del fa Fran- cesco degli Ubertini vendè a Francesco del fa Bindo da Zeona, e a Domenico del fe Ghino da Capennole di Val.d'Ambra un pezzo di terra porto nella curia di Zeona in luogé detto Prunete per il zo di norini Sio d'ora. (Aeca. Dore. Pos. Carte dell'Osped. di Bonifasio. ) Dieci anni la Signoria di Firenze ordinò che si dille i ni poet pe cosirazione della creda che da Zeona qu de al Ponte a Falle sell’Arno. (Tareson i Viaggi T. VII). Contottociò i dinasti di Zeone trovansi ricevut sotto di 26-giugno 1385 meddante la per sona di Azzo Ubertini e di altri suoi con- sorti, non fanto per il suldetto castello, quanto ancora per altri luoghi di loro per- Linenza posti nel Valdarno superiore e mel Casentino. ( Ancu. razua se Fin ). Anche a quell'età la parrocchia di Le vane portava il distintivo di S. Mertimo rrocchiale da ‘altra parr. di S. Giovanni a Zeora, ossia a Levane alta. LEVI La chiesa di S. Martino a Levane fu eretta in pievania con decreto del vescoro la di Arezzo dei 27 ottobre 1736. Levane è pota ai naturalisti per la gran copia di palle geodiche di argilla ferrugi- mosa, delle volgarmente 4gorajole, per- chè nel loro interno sono ingemmate di cristalli di calcarea aragonite di figura aghiforme e radiata, geodi già descrilte dal Mervati, dal Cealpino, dal Targioni e da molti saturalisti moderni. — Ped. pipi Comunità. La parr. di S. Murlino a Levane nel 1531 aveva 343 abit., nel 145 erano 595, e nel 1833 contava 1471 abit. NELLA nel Val-d'Arno superio- re. — Borgata con nuora parrocchia ( S. Lacia ) suffraganea di S. Leolino e di $. Quirico a Capannole nella Com. Gi migl. 1!a scir-lev. di Montevarchi, Dice. Ai sulla strada R.aretina fra Levane e Non- tevarchi. — Sul riflesso che gli abitanti di questa campagna erano troppo distanti dalla loro parrocchia , il Granduca Leo- pokio I ordinò, che costà fosse edificata hiesa, nella quale vennero impie- gati molti materiali dell'abbandovata chiesina di S. Niccolò a Ganghereto. La chiesa di Levanella fu eretta in par rocchia con decreto del Vesc. di Arezzo, dato li 4 maggio del 1793. Essa nel 1833 noverava 595 abit. LEVIGLIANI nel Pietrasantino, ossia nella Fersilia. — Vill. con chiesa parr. (Visitazione di Maria SS. ) nella Com. e circa 3 migl.a maestr. di Stazzema, Giur. di Seravezza, Dioc. di Pisa, già di Luni Sarzana, Comp. pi Risiede sulle Falne. meridionali dell'Al Apuana, in quello sj che porta i E0ud di dlpe di Levigliani è che mo diante il cauale di Terrinca acquapende mella tiemana di Axosina o della Vezza, Ho detto che Levigliani una volta ap- perieneta alla Dioc. di Lu tostoche i questa si estendevano sino al. FAlpe di Levigliani e al canale di Zer- rinca , col quale arrivava nel fiumicello della Persilia,medianie il quale la diocesi di Luvi era divisa da quella di Lucc: Contaitociò la chiesa. parrocc] liani men sembra che sia di fonda- L1BB AH zione molto antica. L'incremento del vil € forse l'erezione della chiesa di Le- vigliani, derivarooo dalle sue miniere di Mercurio e di Cimabro esplorate sotto il gorerno Mediceo; verso le quali a più prese si rivolsero particolari speculatori, quantanque con poco favorevole successo. maggior profitto riescono le esca- wazioni nuovamente intraprese di bianchi e mischi sotio l'Alpe di Leviglia- ni.—l"ed.Srarzzzae Sena vezza Comunità. La parrocchia di Levigliani nel 1833 noverava 590 abit. LIBBIA, o LIBIA nel Val-d’Arno are- illa che diede il nome a una par- rocchia posta fra la Chiassa ed il torr. Ma- spino (S. Cecilia a Libia). soppressa per sovrano rescritto dei 30 giugno 1585, e con decreto della curia vescovile dei 31 agosto dello stewo anno riunita al popolo S Polo, Com. Giur. Dioc. e Comp. di di 20, da cui la villa di Libbiu trovasi quasi 3 migl. a sell. grecale. LIBBIANO , Castr. Zibiani ) in Val.di Cecina. —_Cast.con rocca e ch. plebana Ss. Simone e Giuda un di fi Michele a Micciano, nella Com. a e circa 4 migl, a lib. dalle Pomurance, Dioc. di Volterra, Comp. di Pisa. Siede sulla cima di uno scosceso poggio, chea ostro comunica con quello di Monte Ruffoli, mentre alla sua base, da oriente a sett., scorre il torr. Zrossa, e dal lato di occid. il torr. Ladio che influisce uel pri. mo, tributario esso medesimo del fiume Cecina. Jo non saprei, se a questo Libbiano, 0 ad altro castello omonimo del Volterrano di. stretto (giacchè tre popoli di Libbiano con- ta tottora la diocesi di Volterra}, volesse appellare il diplona spedito nel 1180 da Arrigo VI al vescovo di quella città lde- brando Pannocchieschi, alloraquando gli concesse tra i varj feudi ancora un Ca- strum de Libiano. Mi è moto bensì , che innanzi quel tempo nel castello di Lib- biano di Valdi-Cecina avevano giurisdi- zione i monaci dell'antica badia di Mou- teverdì. tostochè l' Imp. Arrigo II, nel 1014, © poscia il Pont. Alessandro Ill, con bolla del 1176, confermarono a quel Mon. nominatamente Castrum de Mic- i ciano cum ecclesiis et curte, Custrum de Libiano cum ecclesiis et curte,ete.Le quali en LIBB giurisdizioni di Micciano e di Libbiano, mediante ua atto pubblico del 27 ago- sto 1208, vennero rinanziate dai munaci di Monteverdì, e per essi dal loro abate Runieri, al Comane di Volterra, a condi. zione di non esigere de quelli abitanti al- tri dazii fuori di quelli che solevano im- porsi ai cittadini volterrani, Pochi anni dopo troviamo Libbiano sotie i suoi nobili o cattesi , che allo ste- rico Ammirato della conserteria Cavalcanti di Volterra. Erano di questo numero il milite Bernardino Castiglione, detto Tone, Barone e Gerardo figli del fa Tedice da Zibbiano, i quali d'accordo, con istrumento dei 28 aprile 1257, rogato nel castello di Libbiano, venderone al une di Volterra, tato dalsuo potestà dal Baoatccorso di Bllincione degli Adimari chiesa atto dei 13 genn. 1073, e posteriormente nel 1293, prestarono giuramento di fedel- tà e obbedienza al governo di Volterra cea la promessa di noe dare asilo ai ne- mici di quella città. Nella tassa prodialo del 1288 stretto volterrano il territorio di Libbiano fu impostate per lire 7300, € successiva mente ti delComune di Volterra redatti nel 1343, e in quelli del 1401. ( Lib. I. Rubrice 169. ) Il Cost. di Libbiano coe molti altri luo LIBB di S, Pietre a Libbiano nel piviere di Celloli, Com. Giur. e circe 3 migi. a pon di Sen-Gimignano, Disc. di Velterra, Corp. jena. Risiede sul monte del Castagno, alla destra del borro delle Velte e poco lungi dalla strada provinciale volterrana, la. le scende di la per Gambassi n CastelFie: rentino. Dirò di più, che lo stato delle forze pe trimoaiali giorerebbe a far conoscere, sa la- fa questa chiesa di S. Pietro a Libbisno sopra Gambassi , o piuttosto l'altra di S. Pietro a Libbiano di Val.d'Era, quella che veniva a preferenza chiesta in commenda dai prelati domestici, e che fe uno dei be- nefizi di Benodeito Baldovinetti, investito per bolla dei 3 agosto 1530 dal Pont Cle- mente VIIL (Ancu. Durz. Frea. Carte della famiglia docolti ). . di S. Pietro a Libbiano di Val-d) nel 1833 contava 128 abit. LIBBIANO iu Val-d'Era — Cast. con ieve (S. Pietro) già filiale di quella Pre dal Pino fa tresiocata ia Ghizzano, mella Com. Giur. e circa 4 migl a Jev. di Peccioli, Dioc. di Volterra, Comp. Gbi della giurisdizione di Volterra si ns Pisa. e ul dominio fiorentino nel luglio 1479, Ma coiesto peese igara amai più sell’i- storia maturale per le cave di solfo, per le giestaje, per l'alabastro, per il vetriolo ver- de e per altre prodazioni minerali che si nascondone sotto la superficie del suo pog- gio serpentinoo, il quale sembra emerso «di mezzo ad un ierreneo terziario marino sp.mo per ogei intorno di evsporazioni mefetiche. — Fed. Pomananta Comunità. La parrocchia de’ SS, Simone e Giuda a Libbiano, nell'anno 1551 neverava s02 abit.; nel 1745 ne aveva 166, mentre nel 1833 essa conta: i LIBBIANO i; cui porta tuttora il distiativo la chiesa *Siede sopra un peggio marnoso, alle cui falde scorre, da lev. a ostro il berre Melogio, e dal lato di lib. il torr. Moglia, che il Melogio accoglie lungo il vallea- cello fra Legoli e Ghiszano. pi padroneto di questa ch. di S. Pietro aLibbiano fino dal secote XII fu assegnato dai vescovi di Volterra si Camabioleni quale bacia la stessa chi dal Pont. Lucio If. mediante privilegio degli 8 marzo 1181, e dal Pont. Clomente III con altra bolla spodita da Pisa sotto di 17 genn. 1186, La pieve di S. Pietro a Libbiano di Val-d'Era nel 1833 noverava 275 abit LICC Liszisno nelle Colline pissne di Val. di-Cascina. — Cas. e chiesa che più nom esistono (£. Naserio de Zibiano), l'uno e l'altra aci soppreso pivire di $. Mare cca, ra di Sen-M jaiate, Comp. di Pim. — Fed. Sorictsana (Prive 01) € San-Manco (Vasta ne) sulla Cascina. LIBERATA (TORRE »i $.) nel Pro moatorio Argentaro. —/ed. Onserztto Comunità. LIBRO - APERTO, altrimenti detto Mowrs vetta Srtanara, in Valdi-Lima sull'Appennino Bistojee, Com. di Cuti. liano , Giur. di Sen-Marcelle, Dioc. di Bici, Comp. di Firenze. È una delle moatuosità più inemti dell’Appennino toscano, la cui elevatezza assoluta ammonta a br. fior. 3308, 8 al di LIGC es sieme com Pasicale un piccole fesdo all' erossione che, mel 1481, cinque fratelli nati da Giovaeni Spinetta March, di Vil lafranca si divisero il re Ferrerossa. — Allora Licciana, Panicale ad altre villete essendo toccate a Jacopo, uno dei 5 figli di Giov. questi nel 1549 ottenne na di d'investi ture del suo feudo dall'Imp. Ferdinando I. Mel 1573 sucsessero al marchese Jacopo i di lui figli, cioè Cornelio, che nen chbe prole mascolin», e Alfonso, che lasciò il marchesato di Licciana al di lui figlio per nome Obizzo.. Frattanto il march. Giulio Cesare Ma- luspina in proprie nome e del March. Ors- zio sun fratello, nel 1630, offriva al Gran duca Cosimo II el ai successori nel Gran- ducato di Toscana, salvo il beneplaci! . Cesareo, il marchesato e territorio di ciama appena gli fome perrenuto dopo la morie del march. Obizzo senza prole. La i ge offerta fu ratificata dal march. Ora. che zio, e quindi dai due fratelli nel 1625 meone, spettante alla ‘modenese, supera in elevatezza tutte le cime dell’ Ap pennino centrale, ed è del Libro-4perto più prominente di 390 br. La cima del Monte Rondinaja, compresm mello stato lucchese, trovasi alla 3325,3 br. sopra il mare, vale a dire br. 16,9 superiore al Libro. dperto, mentre il Corno alle dele lenente alla Momtagna pese pinna prcinirin init; Ceruaniano Comunità i Î tra, è vicariato codlzirtio | Gieceme) nel la Giur. e circa 4 migl. a grec. di Aulla, Diec. di Massa ducale, giù di Luni-Serra- ma, Dac. di Modena. Siede il fianco dell'A Gudo il Serarena ni sele giogo dell'Îp- mino prenominato. MPI Licciana ua merchessto dei Mata spina di Villafranca, che costiteiva in- vs confermata al Granduca Ferdinando II, salvo sempre l'assenso dell' Imperatore. Per altro tali disposizioni mon ebbero effetto, avvegnachè il march. Obizzo di Licciana, lasciò il marchesato a Jac u di lui figlio. Questi ebbe da Bianca goni sea moglie un Obizzo HI, che alla morte del padre (anno 1660) successe nel marchesato di Liciana;e quindi nel 1704, il nato da quei coningi, J: Questi ebbe, e qui nel 1746 laci feudo a tre figli; nel dominio del marchesato, e con eno lui si estinse la linea di quei Malaspina. Attualmente Licciana coa il suo terri- torio comunale fa perte del dominio E- stense in Luaigiana. Le produzioni rerali di questa comuni. tà consistono massimamente pella raccolia de castagni, di segale e di pochi altri ce- reali. Assai ristretto è il prodotto della vite, che raramente giunge a la na turità; in minor dee è il raccolte dell oli, come auche vi scarseggia li gelso. La peosaria , che dovrebb' essere I° industria maggiore di quegli aligiani, fa già da aliri avverlito emervi costà tratcurata.— Pod. Cartunanso Lunzsa. 88 cl LIBB giurisdizioni di Micciano e di Libbiano, mediante un alte pubblico del a7 ago di Monteverdì, e per essi dal Joro abate Ronieri, al Comune di Volierra, a condi. zione di non esigere de quelli abitanti al- tri fuori di quelli che solevano im- citadini volterrani. Pochi anni dopo troviamo Libbiano sotto i suoi nobili o cettesi , che allo sto- rico Ammi della couserieria mi detto Tone, Barone e Gerardo figli del fa Tedice da Zibbiano, i quali d'accordo, con istrumento dei 28 a, 1257, rogato nel al Comune di Firenze, la Borgo e terti @iurisdizione case, poderi, vomini, villa- mi ec, por il di lire Suv mon. pise- na. — Ved. Bavciaso in Val-li-Cocina, Peraltro gli womisi di Libbiano con atto dei 13 genn. 1073, e Lì nel 1293, inn to di fedel- nefizi 199 giuramento di e abbrdinaza si goverso di Volte cen la promessa di non dare ssile ai ne- mici di quelle cità. Nella tassa prodiale del 1288 por il di- stretto velterrano il territorio di Libbiano fu impostato per lire 7300, e successita- mente dipendenti dal Comune di Volterra redatti nel 1343, e în quelli del 1401, (Zib. I. Rubrice 1 Il Cost. di Libbiano com molti altri lno- Ma cotesio perse figura emai più nell'i- storia naturale per le cave di zolfo, per ie gessajo, por l'alabastre, per il vetriolo ver- de e per altre prodazioni minerali che si nascondone iotte la superficie del sno pog- gio serpentinose, il quale sembra emerso «di mezzo ad un lerrene terziario marino sp.rmo per ogai intorno di eva; ioni mefeliche. — Fed. Possnsnca Comualtà. de'SS. Simone e Giuda a 1833 essa contava 240 abit. LIBBIANO in Val-d'Eha. — Cast. di cui porta tultora il distintivo la chiesa L1B3 di S. Pietro a Libbiano nel piviere di: Celioli, Com. Giur. e circa 3 migl.a pon di imignano, Disc. di Veltere,. Corp. di Siena. Risiede sul monte del alla destra del borro delle Volte € poce lragiu dalla strada provinciale lagua > le scende dll per Gambani a Castella. rentino. n A questo luego e chies di 5. Pietre. x Libbiano dubito che poss riferire vm strumento 1088 lo în ° ok S Pilo e Comet uale Bolgarello figlio di Rodolfo ced. °° Catuatdolensi la chiem di S. Pietro a ziano per ridersi a monastero; a ses tamento del quale, fra i possemsi dea dal pio fondatore furoavi pur quelli & chia di 8. Piro e Laion ian = irò di più, che lo stato delle fort" trimoniali gicverchbe è far i S. Pietro a Li per bolla dei 3 agosto 1530 dal Pont "® mente VIIL (Ance. Ds. Fren. Corp Ù " . di S, Pietro a Libblena _ Vald'Elta nel 1833 contava 1288 = LIBBIANO in Vald'Era —Cel., 7 pieve (S. Pietro) già filiale & + che dal Pino fa traslocata în » TI pedromsto di questa ch. di 8°. ali iano fino dal secoloXIl fue, * a dai vescori di Volterre si Css — “» della bedia di S. Casciano a degli 8 marco 1181, e dal Pont.) - Mii con altra bolla spodita da TS di 17 geno. 1188, ° La pieve di S. Pietro a Li” Vald'Er nel 1833 noverava a, Latine sirene n di seger e hi pesto ri » e © ed da ssiistio - £ geubeto otto acanto rr tes gene - pelo PE dante n st nr - | sio A di sr ante < o se fo e pen Eri de Nome di. dei buoghi delle Chiem tanti Loociasa 8. Giecemo i +0 N° 450 635 Cisigliona =—$ Lereaso, idem . » 184 Forele ...... ssisir LICCIOLO. — Fed. Leociona. Locrosaro in Val.di-Pore. — Pod. Lo. cionane (S. Pascaazio a). LIERNA nel Val.d' Arno essentincee.— Cos. che ha date il nome a am castelleito esa chiesa perr. (S. Michele) nel piviere di Festinto Com. Gier e circa migl. 43 sett di i, Dice. e Comp. di Arezzo. 'Siode in. cepgia bango il terr. Sora sell alpestre via, merc cui de Moggiona a Camoldoli si viene. Tra i moli fendi dei conti Guidi re mei privilegi ad es i do Arrigo VI € da Foderigo Il concessi trovasi spocifi- cata questa biceces, cioè: Ziernom cam curte sua, Portinam cum curte sua, etc. Lierna esa Partina, Ragginopoli ed altri castellueci di cotest’ Appennino di Comaldeli nnero al ramo dei CC. Guidi di , G0ì apparteneva un cente Bendinn di Monte Graachii ia Ro- magna nato dal C. Uberto di Aghi: DI Far plate eri lecinae pda s0 fece menzione Mstico Villani nella sua cronica (lib. VHI cap. 9), allorché dime: che quel conie,con atto lioe di sestom- Bre 136, vendè allaSignerie di Firemes il Tori poli per esere divenuio fa : again aggregaia al di Zierna e di Portian. Allo sieno con- Arallo intervenne e prestò il suo consenso la meglio del suddetto coute Bandino, donna Lis di Uberto de' Pazzi. ( Annan Camera ) Alla morte di Bandino saccene un di lui figlio conte Giovanni; manceto il qua. le, nel 1406, ereditò i fendi il conte Nel 1440 non era restato di quella fa- La questa donna essendosi estinto il re- badia di Momena, e cuetelletti, designali solto i di Cor- time , Feggeta e Pionacee incino si Gio #0, di la insino sl Piano del Soglio e alle Scockette , Costa el Gufo, e Muase Cotezso. Li quale verienna fu decisa mo diante sentenza della Ruota Rorentime, sp provate dalla Signoria con deliberazione de' 18 aprile 156. ( Ancure, nenax Rores- maestosi pi Fez ). LIGL IUPOLI è LIFPOLI ia Val.d'Ela. — Cas. che diede il qualificato a una chiesa pere. (3. Martino) riunita in questo se- «olo a S. Margherita a Sciono nel piviere di S. Jerusalem, alias di $. Donzino a Lecardo, Com. e circa migl. » ! a lev.di Certaldo, Giur. di Castel.Fioreatino, Comunità. LIGA i iu Vald'Era, — Pod, Monr- aldi i Cecina, TA LILIANO (Zilianum) in Vald'Elsa. — Cas. con antica chies plo- dana (S Cristina) nella Com.ecirea dee gie della Castellina in Chianti, er. di Radde, Dice. di Colle, già di Sie: ta, Comp. senese. Posa in costa sulla pendice occidentale @ei monti del Chianti che scquapendono bell’Elsa, fra i tocr. Gagliano e Corfizi, Gatrambi tributarii della Steggio. In colesto Cas. di Ligliano possedeva Beni il gran conte Ugo merch. di Tosca. ma, il quale con gencrota fatta Li 35 luglio dell'anno g98, rimuzziò a fa- vere della badia di Poggibonsi molti suoi possessi, friuli mazzo; 0 picalo te Li rammentata fra quelle della di nella bolla concistoriale spedita li soapri- le 1269 dal Poat. Clemente Il score di Siena: € ciò poco innanzi che la giurisdizione temporale di questo stesso piviere fosse dichiarata com pel ter ritorio della Rep. di Firenze. Fu una co- del lodo proaunziato in Poggi- boasi li 4 i 4 giugno 1203, col quale vennero posti i confini fra il comtado senese e fi tentino. fe subilito, la trattato pertanto fe stabili! che i infra ine, de Comitatu ni fiorentino plebes et se s. desti ed Podio Boniss, et ui tolica del di 13 agosto 1573 pei della diocesi senese nella vicaria di Mouleriggioni, tre LIGL 805 vasi esritto, che il visitatore ad cocierione etiam occeszit parrecchialem £.Cristinae de diano semmerio disuoecia si dei unita hospitali 8. Mariae MPT Pavia se Pic 1838 passa trx: Cristina a Li- fiano contava 107 abit. LIGLIANO, o LILIANO in Valdi-Gre- o. Cas. che ha dato il nome a un po- polo (S. Lacia) nel piviere di Campoli, attualmente reccomandato sl di S, Martino a Cofleri, nella Com. Giur. e que ti 4 migl. a Lev. di San Casciano, Di oc. e Comp. di Firenze, Giace nella ripa sinistra del fumicello Greve ella base Srientaie delle colline di Monte-Cam; lungo la strada comu. nale che da Mercatale guida all'Impraneta. Si trovano memorie di questo luogo fra le membrane appartenute alia badia fu Guido, a Teuzio del fa vaste, di di terra posti nel piviere di S. Sani Campoli nei l appellati a Scalamito e a Liliano. ta altro istra- mento dell'aprile t0gs fa rogato nel ca- sello © cass,torrita dello stesso Ziliano. (Anos. Dirt. Fica. loc. cit.) 1 registri poi della cattedrale Rorentina ne avvisano, ebe nel castello e nelle adia- cenze di Monie.Campolese, come anche mel popolo di $. Zucia di Liliano, di $. Mortino a Cofferi, ed în altri loghi del piviere di Campoli, sino dal secolo XIIT aveva possessioni e ritraeva dei Îrutti la mensa vescovile di Firenze. Arroge a ciò, shend popolo di $. Lucia a Liliano fece uisti il Vese. Giovanni Sino dal ST Li i di S. Lucia a Liliano diven nero giaspedzonato della mobil famiglia LIMA 698 Pucci, dopochè al Card. Lorento Pucci , mmercè di un breve del Poni. Sisto IV, nei benefizi chiesa di beni cessa Liliano , i di cui guito si destinarono alla fondazio1 cavonicato nella Metropolitana TI popolo della soppressa cara di Liglie- no, e Liliano, nel 1551 contava 51 abil LIGNANO (POGGIO =) in Valdi Chiana. — Questo poggio, sulla cui som- mailà esisteva un eremo con chiesa dedi- cata a S Martino nel piviere di Bagnolo, Com. Giur. Dioc., e Comp. di Arezzo, co il trafforte sett. dell'Alta di SL Egidio, e cl di grecale: Si alza dirimpetto alle colline di Battifolle e di Monte, oct le quali me- dinnie îl poggetto intermedio di S. Flora a Torrita costitaisce la foce, mercè cai il Canal-rbaestro della Chiana scende per la chiusa de' Monaci nel Val-d'Arno eretino. > Ta cima del poggio di Lignano presa dal seguale alle Croce l'a trovata dal Pad. Inghirami superiore di 1431 ! br. Sor.al livello del mare Mediterraneo. LIGNANO pi Vacce-Anzara, ossia della Pescia di Collodi. — Cas. ch'ebbe chiesa pare. (S. Jacopo ) nel piviere di Medi; giù delto di Folle Ariana, Com: Giur. di Viha.Basilica, Dioc. è Duc. ‘di Lucca. - È posto sul moate ‘del Battifolle hue- chése, donde scende la fiumana della Po scii minore, omin di Collodi. |» AIlArt. Ansana ( Varta) fu fatta men- sioue di una membrana dell'Arck. dre. di Lucca dell'anno 976, relati va a'un'enfi. tesi di beni fra il pievaio di Valle-dria. ma e tre fratelli figli del fu Goffredo, alcuni dei quali beni tro in Fa questo Cas, uno dei comunelli occe- pati dall'esercito fiorentimo durante ha Gucrra mossa nel 1428 contro i Lacchesi, ai gazli fu restituito pel di 27 marzo 1449. — Ped. Anrana ( Vassa). | LILIANO. — Wed. Loctuso. LIMA (Lima f.) — Fiumana tribate se u tina. ria del Serchio, che nasce nella montagna - pistojese, e che dà il suo nome a un'imi- portante vallone dell'Appennino tosca- no. — Comincia la Lima a raccogliere le più remote sorgenti sul giogo di Bosco lungo, o dell' Abetone, sd una clevatezza Cast. 3 circa Soce br. sopra il livello del ma- ze. — Scende da primo in direzione da maciir. a scir. sul fianco meridionale del iude la Val-di-Chiana dal lato nella LIMA moute di Zibro- Aperto con un andamento parallelo alla strada R. modenese, che tro vasi alla sua destra; accoglie per via dalla parte della montagna il Rio maggiore, l'Arsiccio, e il Rifreddo , mentre dal lato posto riceve quasi dirimpetto a Cati. gliano, e poco sotto il grandiose ponte Ximeniano, il tri Sestajone. Un gliano la Lima torce il suo corso da scir.a stro, e dopo il cammino di altre due mi gliai tore. Volata e Verdiana precipitano ‘dall'Appennino attraverso dei i del L'Uccelliera e del Crocicchio per vaotani Lima sopra e sotto Lizzano. Alta bose occidentale del poggio di Ses- Marcello, passato il ponte che cavalca la Lima nella strada R. modenese, sbocca in essa il torr. Zimestre, di sotto al di cui confiuente la Lima cambia nuovamente direzione, e girando a semicerchio, volta da estro verso lib. e quindi a poo. s'ia- cammina nel territorio lucchese che trota il Cast.di Lucchio. Arrivata tra Ca- soli ‘e Palleggio la fiumana, ripiegaado verso lib., s'incammina ai Bagni di Lac ca, dove trova il ponte nuovo, e *» presso è cavalcata dal poote al Serraglio. Quindi dopo altre due migl. trova quello dirato di Chifenti innanzi che la Lima tri- “utile soe acque spumanti e perda il suo rome nel fiume Serchio, — Fa la Lima en corso arcuato di aa migl., fra terreni stra- tifornii di macigno, di alberese, e di ge- lestro con una discesa di circa 1700 piedi, lungo la quale va rodendo e dilamando i fianchi della strada che essa percorre a danno dei poggi, dei ponti e degli edifizii. Non meho di sette ponti attualmente cavalcano la Lima, quattro dei quali nella perte superiore compresa nel Granducaie, € tre (se non quattro ) nella sczione infe- riore del Ducato di Lucca. 11 primo poate appellasi di Catigliane, perchè piantato sotto quel È uno dei ponti più antichi della Lira superio re, comecchè anch' esso rovinasse due vel- te, e fosse rifabbricato nell'anno 1624. II secondo ponte è detto di Lizzano dalla vi- cinanza di quel paese. Restò allerreto in conseguenza dell’avvallarmento e frana del izzano, nel 1814, riedificato pe- chi anni dopo N d'appresso. TI terzo ponte detto alla Lima, ba un solo arco, bellissime e solidissimo, Esso è ornato di marmi e di LIMA due fonti, e conta'gli anni della strada R- modenese diretta dal matematico Ximenes sotto il Granduca Leopoldo I. — ll quarto ponte è quello di Popiglio presso la do- gna omonima sul confine del Granducato. Fra i ponti sulla Lima inferiore sì coa- ta quello vicino a Casoli di Lima; il pon- te nuovo dei Bagni lucchesi della Villa, e il ponte al Serraglio. Un quarto ponte davanti al paese di Chifenti cavalcava la Lima culla strada provinciale della Garfa- quana; ma questo rovinò in grazia dell' tragano terrestre dell'ottobre 1836, nè mi è noto se vi sia stato ancora riedificato. Fra i principati edifizi manifattorieri mossi dalle acque della Lima superiore o dei suoi confluenti, si contano, nel Se. stajone una ferriera e un distendino, nel la Licna alla coscia del ponte di Cutiglia- ne una ferriera con distendino; ed a Ma. iano sul Zimestre tre ferriore. Fra le cartiere havvene ana sisi grandiosa del- la ragione Giovanni e Cosimo Cini pres so il ponte alla Lima, e tre altre cartiere delli stessi proprietarii sul Zimestre. LIMA (DOGANA petra) ossia del PON. TE a POPIGLIO. — Dogana di frontie- ra del Granducato di tersa elame dipen- dente dal doganiere di Bosco-lungo nel dipartimento doganale di Pistoja, Com. di Piteglio,, Giur. di San-Marcello, Dioc. di Pistoja, Comp. di Firenze. È vitaata alla testa del ponte di Popi- glio che cavalca il fiume Lima, tando la strada maestra che dirigesi a chio, a Casoli di Lima, e quella che per l'Erta- d4betina entra nello Stato lacchese. LIMA (CASOLI si). — Dogana di fron- tiera di.ierza classe del Ducato di Lucca. Porta il nome della località dov'è situata, salla ripa sinistra della Lima, là dove attraversasi il fiume sopra wn ponte fra il Cas. di Palleggio e Casoli di Emo, nella Com. e circa 4 migl. a lev. dei Bagni di Lacca, del Borgo a Mozzano, Dioc. € Due, lecchese. — Fed. Casoui in Val di-Lima. parr. (S. Martino) nel pivi Com. e circa 5 migl. a grec. dei Bagni di Lucca, Giur. del Borgo a Mox zano, Dioc. e Duc. di Lucca. Risiede sulla ripa destra del fiame, da cui sembra derivasse il nome, lungo la stra- da che dai Bagni di Luoca rimontando la LIMI 697 Lima passa sotto Lucchie per entrare nei Granducato al ponte di Popiglio. Le carte dell’ Are. Arcio. di Lucca rammentano fino dal secolo X il Cas. di ZLimano col vico ad esso vicino di Cer- Baja, ora detto Cerbajola. Fra le quali carte havvene una relati in contratto enfiteutico di beni a| le pievi di Controne, di Montedì Villa, di Muzza- no ec, rilasciati da Gherardo Vese. di Lacca ai fratelli Ranieri e Fraolmo figli del visconte Fraolmo, che fu dei signori di Versilia. — Wed. Censasota, Cosraose e Gaazasoza in Val-di Lima. La ione di Limano fece parté costantemente della vicaria di Val-di-Li- ma; e per quanto questo luogo nella guer- ra del 1628 venisse occupato dall’ cste fio- rentina, fa Li to al dominio lucchese per atto pubblico dei 28 marzo 1449 rogato in Benabbio. — - La perr. di $. Martino a ni Kiba Furno Far IMENTRA nell’ Appennino pistoje- te. — Sono due fiumane omonime triba- tarie del fiume Reno, le quali nascono sul dorso dell'Appennino di Fonte Teona sv. pra Pistoja. Restano divise nel loro cono da un contrafforte che scende dalla schiena del giogo dello Spedaletto di S. Barto. lommeo în Alpi, nella direzione setten- Lrionale fra i monti di Treppio e di Torri sino nel. territorio bologuese. — La Zi mentra occidentale entra nel Reno oltre passato il Cas. di Pavane, sui confini della Com. della Sambuca e del Granducato; meutre la Zimentra orientale esce del Granducato sotto la dogana di Zentula nella Com. di Cantagallo, al di la della quale percorre verso sett. buon tralto di cammino innanzi di vaotarsi nel fiume Reno, che trova a 20 € più migl. distante dalla sua scaturigine. LIMISANO nella Valle del Montone. — Ces coi parr. (S. Maria) nella Cora. Giur. e circa a migl. a sett. della Rorca 8. Casciano, Dice, di Bertinore, Comp. di Firesze. Risiede in poggio alla sinistra del fiu- me Mootone fra la strada R. gna, che gli resta a lev., e la via provinciale di Modigliana , che gli pessa dal lato di lib. La parr. di $. (A Limsso nel appartenevano al lerritorio di Dovadola, cu LUMI quello di Sabocà È Messe " Gisce ia piazara salle ripe destra del fiume Arno, nella contrade denominata i Frati. quei dirimperio alla chiem e Ces — Questo nome di Limite, co- palestre gegio pri turale etimologia derivata, a quel che più «ragionevolmente ne sembra Sit creere n h i fu annuaziato all'Art. 4 Firr TI, Fines) .ed a quello di Casvacuma n Gezri. Infatti il territerio del piviere di SL Maria a Zimite la sempre, e si conserva tuttora nella diocesi pistojese, però sul ssaline di due alice gicilizioni paiiche vcclesiastiche. A ed vveguachè dal lato di ostro il Limite di Greti si tocca con il ter- ritorio della Diao, di Firenze, e dalla parte di pon.cca quello dell'entice Diec.di Lao ca, attualmente di San-Miniato. Ebbero pi : uno dei quali poderi lo dichie- rò situato in luego chismato Zimile. — (une, dei March. di Toscana ). AI benefizio della pieve di Limite com. correvano personaggi assai distinti, poi- ché nel 1531 lo fraiva il pievano Pielro del fu Taddeo dei nubili Gungalandi . (Ancu. Dirt. Free. Carte di $. Bernardo di Pi Usi rinunziò alla nuova mess vescovile di Colle, allorchè il Pont. Clemente VIII, con bolla dei 5 giugno 15ge decretà, che Casse all Lita macocti di Finase lo ti: gonpenm del potrimenio della na pue Seno aliusimente sucenryali della pieve di Zimite le chiese pare. di S. Biagio alla Costellina 0 di 6. Donato in Geuti. LIMO i contava 498 abit. LIMITE (CASTELLINA ne) — Vel. Carrarcisa di Gasn. LIMITE n SESTO. — ed. Sesso (Ben co pi) nel Val-d'Arno fiorentino. LIMITI. — Wed. Lamere in Valdi-Ser chio. LIMONE presso Livorno. — Villa si- Cnorile cea una vasta tenata che prese il titolo da una chiesa piebana dei pivieri di di Porto Piseno ( SS. Giovanni e Andrea € Limone ), il di cui territorio fo in gran perte incorporato » quello el'altuale pp. rocchia di S. Martino a Soltiano nelle Com.Giur.e circa 3 migl.a grer. di Livor- no, Dice. medesim:, già di Pie, Comp. medesime. La villa di Limone risiede sopra una collina che costituisce dal lato occidentale la prima scala ai Mouti livornesi, — Tre- vasi alla sinistra della strada maestra detta di al-Benedetia,fra il Rio-Maggiore che lambisce il fianco meridionale pig nel torr. Ugione. più aniiche memorie saper- stili delle villa di Limone conservasi in i em istrumento della Primaziale di Pisa de':5 maggio, anmo 949, per cui il vescore Zavobi concesse a livello a un conte Re dolfo figlio del fa Ghisolfe la terza perte di tutti i beni spettanti al pievanato della LIMO let de' Sa. Stefano, Cristofano e Gio- vanni di Purio Pisano, nel cui disiretio ginrizdizionale erano le ville di Senta Giulia, di Salviamo, di Li. mons, e di Ville Magna, comeschè tino d'allora coteste ville medesime avessero beltisioro è almeno una lero perrecchia lafatti la piove di $. Paolo Villa Magna, derta poi all'4; "i ramentala in alire carte pisane sine de il ani 823 e 94s. In quanto alle chiesa di I. Giulia di Porte Piseno, ossia Liverzo, se nen venne qualificata col ti- tolo di pieve in um istrumento dol giu- fo Bgr, fa specificata tale in altre carte della Primazialo di Pisa del dicembre dell'inno 996, novembre 1017. — Iuol- tre hesvene una del luglio 1005, conte- nenie ua contralto enfiieulico, col quale Grido vescavo di Pisa concesse ad enfileusi sun tale Cameredo, detto Cunizio tre pezzi di terra posti nei confini di Porto Pisawo, usò dei quali si dichiara situato presso alla chiesa di S, Stefano, confinante da un lo col rive di Cingla (Cigna), dal secca. de lato ceu la terra che portava il gni quelo di Aguliana, dal terzo lato di Mercianella danpresso sl fi. pinta (Ubi). e de ‘quarto lato con la riva del mare. Îl secondo pezze di terra è chia- mato a confine con la chiesa di S. Giulia, in luego delto Fondo Maggiore; il quale Verreno fronteggiava da une dal secondo lato con la Verra dei Comti Molinario, e i h detta Ferra-Pisana. Finalmente il terso dii mons un instrumento del 4 agosto ea col quale il prenominato Guide resento di Pisuaffitiò a tre fratelli figli del fe fe. Ma cirneri (sic) la sesta parte di tmiti li sta- Bi di proprietà della ch. piebana di S. Andrea e di S. Giovanni, che dicesi si- taala ari confini di Porto, eucia di Pian di Porto. — Qlire la sesta parte dei beni immobili, con quell' lady ga pied dute aftrettani di censi dita è decimo cio soleveno papere Piero di 8. Miadeca di Limone gh vo: Limone. ( Monar, dat. N. devi). Che la parrecchiole di Zimone fosse de- Î dicota a S. Andrea si deduce altresì de una carta del 1109 citata dal Targioni ( Li T. Il p. 339), cuncernenie l'alienazione fatta da Alberto del fa Alberto » Bernardo dl fa Tenzmo di un perso di rra puato nei ni mafzidi palriame presse la chiese di “sa specialmente si ragione della pieve di Zimone in una membrana inelita di CO 1197 apperienuta nl Mon. di Piso di Tutti i Sunti, alla Rivolta, attualmente, nell’Arch. Dipl. di Firenze. È un contratto ragato i Pile, ceì ale il conte Malsperuta figlio del C. Updi Malaperata donò silo sprdale di $. nardosl ponte di Stagno l'uso del procole, delle acque, dell’erbatico e delle legna mei suo. possessi situati nel piviere di Limone, e specialmente nella corte di Oliveto. — Acroge a ciò altre donazione del primu oi- tobre dello stesso anno 1399, folta da don- na Gasdia vedova del visconte Gouifredo ite, ii imato conte Mulaparuia dei fu C. Uge, abitando i mella sua villa di Oliveto, firmò un muovo atto di donazione a favore dello siemo spe- daledi Stagno, consistente nelle rinunzia icino al leto del fiume Auscione, in laugn appelleto Compo-Tor- mole. Als quale donszione prestò il ri. chiesto consenso donna Agnese madre del conte medesimo. Nel 1314, ni 6 genn., il pievono della rea pievedi Limena, orbite abeti dall peri, alle proferi va lode sopra una caasa che ver- eva fra lo spodale di Stegno e la chiese mo LIMO di E. Mosia di Murola a cagione di diritti. di coniare sepoltura. (loc. cit. ) Rel 1383 i monaci dell'Isola di Gorgona acquistarono beoi nelle carie di Limone e Otsoto della giurisdizione di Porto Pi- sano. Già si è veduto che la famiglia dei Cos- ri, detti poi della Gherardesca, fino dal mento possedeva delle selva ne distreito di Porto. Arroge a ciò usa partice- Je del testamento dei 19 luglio 1338 (stile pis), meroò cui il poiente conte Fasio esia Bonifazio Novello, conte di Dono- ratico, ordinò che fosse consegnato all’o- peraio della cettedeale di Pisa tatto il po- dere della macchie di Oliveto e di Limone del Pian di Porto coa le vor dipendenze, 1 ceadizione peraltro che l'operaio pre- detto restituisse agli eredi del testatore la somma di 1500 fiorini di oro puro e di imsto prestaiagi ” Tnfati la macchia di Oliveto e di Limo- vorne, abete del Mou. di S. Paolo a Ripa d'Arno di Pisa, come procuratore dell'Ope- ra della chiesa maggiore di delta città e delle monsche di Tuiti i Santi, affiltò ad alcuni Livornesi il pascolo, le terre e le possessioni situate nel distretto di Livor- no, € precisamente nelle corti delle ville di Oliveto e di Zimone. 1 quali pascoli apparienevauo per nn terso all'Opera deb la Primaziale, e per una metà alle eowa- che di Tutti i Santi di Pisa. Le quali ter- ree pasture confinavano, da una parte com la curia e territorio di Livorno, da un al- tro late con l'Ugione e lo iglio, e con i terreni che fummo dei marthesi di Massa Lunense, oenire dal terzo lato ser- viva di confine la via di S. Zucia de Men- te, la carie di Afonte Massime (ora Monte Mussi ) la terra di Anguilleria ( poi V'A- ilaja ) e in parte le terre degli uomini i Zetreto e di Conti. Fiunlmente dal quario lato gli stessi pascoli confinavano con le torre del piviere dell'Ardensa e iu parte con la terra appellata Gimesiroto e Popogna. (Tansions, Viaggi, T. M.) La pieve de'5S. Giovanni e Andrea Limone \rovasi regisirota moi estalogi delie chiese della Diversi pisana fatti ne Li « nol dei Modici, (poi LISA gli anni 1277, e 1371 (stil. pis... — Em nel secolo LIV comprendeva, oltre la pie- Pietro de Prassana, e S. Maria de Olicero. Nei tempi posteriori la perr. di Limo- ne fu rienita in perte quella di piierianiata la cappella iveto, nel mensati al mon. di Tutti i Senti di Pisa, per decreto della ceria arcivescovile dei 28 nor. 1418. In segeito il lerritorio di Monie-Massimo, cssia di Monte- Messi presso Limone, divenne commenda abe- 3iale, la quale sino dal 1623 trovavasi ia testa dell'abate Grifoni di Fireuse, il di cui patrimonio fa impostato all' Estime di Parrana nei seguenti termini: « Temata di terra lavorativa, soda , bo- « scata e macchiosa, cen una casa per il « lavoratore, della misura di atiora 4831 «e 46; compreso mel comune di « Monte-Massi, confiazate a 1° c0e Quer- « decimo, già comanello detto Guardie « Diecimi; a 3° col borro dell' Ugione; « dal 3° 4° e 5° lato coi beni del Cardi- tenuta di Suese) Nel 1785, ni So di ottobre si cancella dall'estimo veglianto di Parrana il nome dell'abate Grifoni, e si accende il cav. Mi- chele Grifoni come proprietario assolute della suddetta tenuta di Monte-Massi, cs- sia di Limone, dopo esserne siato im vesti- to con sovrano reseritto dei 4 aprile 1774. Sono pochi anni , dacchè la tenuta di Limone è passata per altrettante aliene- sioni dalla casa Grifoni al principe Rue to Demiduff, e finalmente nei 1835 al l'artual possessore livornese signor Berte- lomunei. — Ped. Menre-Masei,0 Masamse. Nei contorni di Limone presso il bivio delle due strade della Sami edi VaL Bereiletta scaturisce da un terremo mar- moso un’ scqua sell'area gesosa fredda, la perde nel vicine torr. Ugiane. VARI nella Val-l'Elsa. — Cast. il stretto abbracciava due popoli ( Se Andrea e Lorenzo, e S. Stefano ) attmel- utente raccomandati parte alla ch. piebana i S. Appiano, e perte alla cura di S. Ste- fano « Zimari insieme con quello di S Deouato a Catigaane, nella Com Giur. e usi 4 migi nostro lib, di Berberimo di Val-l' Else, Dioc. e Comp. di Firenze. 1 Cost. di Liuari siede sopra wa peggio LINA tufaceo sovrastante ai colli prossimi alla strada R_ postale che da Firenze guida a Siena , la quale passa sl suo lev., mentre dal lato di lib. è circa un miglio distante di li quella della Francesca, ossia strula R. traversa della Val-d'Elsa. Molti sono"nel Granducato i luoghi di Linari, la di coi etimologia sembrò a la. Juni poterla derivare dalla quaotità del lino che in detti paesi si coltivava, men- tre tali altri da qualcano di questi nostri Linari derivarono delle stirpi illustri. Del Cast di Linari fog i trovano memorie fino dal secolo XI fra gl'istramenti della badia di Passignano, due dei quali rogati in Linari nel mar- 203072,e nel sett. 1e8g. Una carta dell' no 1102 indica per avventura i primi si- gnori di cotesto castello nei conti Cado- lingi di Fucecchio; avvegnachò alla ste» tn prosspia qppertenera Ki quel conte Ugo del fu conte Ugaccione, che cou atto pub- Mico, celehento nell'ottobre del ses0, pel- la badia di diè licenza sd ua suo vassallo da Linari di renunziare al monsslero prenominale la terza perte di un manso situato in All'art. Cericnaro di 8. Arriaso in Val.d Elsa fu commemorata una dona. zione fatta nel 1126 da una vedova da Ca- Lignano, per nome Zaballina, a favore del- la mensa vescovile di Firenze, consistente im varie i, aleane delle quali si- Dore nella corte del castello di Linari. uell' epoca compariscono mei regi- pupi Arch. Arciv. di Firenze pr persone tributarie dei vescovi fiorentini per causa di fitti di terreni posti nel di- stretto di Linari, dove alcuno di quei ve. scovi fece anche edificare una cass-torrita a guisa di fortilizio, 11 Cast. di Linari figarò pere nell'isto- ria militare, giacchè nel maggio del 1432 esso fa investito e preso dalla compagnia diavventarieri comundata da Beruandino Saadita dal il capitano Niccolò da Tolentino. La ch. perr. di S. Stefano a Linari è di data della famiglia Frescobaldi di renze.— Essa nel 1833 contava 303 TLINARI in Val-d'Ema, alies di Rub vm LINA 704 biana. — Cas. con perr. (S. Andrea) nel piviere di S. Martino di Rubiana, Com. Giur. e circa 8 migl. a sett..grec. di Gre- ve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze. Risiede alla base meridionalede! mon- te che sepera la valle dell'Arno superiore dalla vallocola del fiumicello Ema, il cui ramo sinistro raccoglie le sue prame sor- genti poco i di sopra di Linari. La perr. di S. Andrea a Linari era di antico giuspadronato della casa Baondel- monte, oggidì residuata in un ultimo fia- to, la vi del march. Ubaldo Fero- ni. — Essa nel 1833 contava 80 abit. ILINARI nella Valle del Lamone in Ro- - magna.—Cas. consistente attualmente în tin podere cou casa colenica, nella parr. di S. Reparata di Valle-Acereta, Com. Giur. € intorno a a migl. a lib. di Moligliana, Dioc. li Faenza, Comp. di Firenze. Risiede lungo lu fiumana dcereta, vol. purmente detta della Palle, ed è gi di Linari, ramment: ma dell'Imp. Arrigo VI del re del conte Guido di Modigliana, cui cou- fermò in fendo Linare cum tota curte eju- sdem — Cotesto predio di Linari nelle divise di i Simone tempi più moderui cu- si jede il casato 2 una fami- glia cittadina di Modigliana, estiota sul declinare del secolo XVIII. Appella parimente al medesimo Linari di un istrumento di donazione dei 26 marzo 1088, celebrato in Zinari Ju- dicaria Faventina, riportato dal Lomi nei suoi Monum. Ecci. Plor. alla pag. 1435. LINARI ( ABAZIA p:) io Val-di-Ma- gra. — Antica badia di Benedettini dedi- cata a S, Salvatore e S..Bartolommeo , la diede il nome all Alpe di Linari sulla sommità dell’Appentino circa # migl. a maestr. di Fivizzano, dove eri- ine, nella parr. di Cre- . di Fivizzano, Dioc. Lani-Sarzana; Comp. Risiedono le sue rovine sopra un giogo posto fra l'Alpe di € Monte Orssjo, nell'estremo confine della Tusca- ma con il Ducato di Parma, fra le più alto sorgenti della Secchia e dell'Enza. 89 a LINA Di questa badia di Linari trovasi forse la prima ricordanaà in va privilegio dell’ IV del 1037 a favore dei mar- chesi Ugo e Folco di casa d'Este, cui con- fermò, fra gli altri feudi di Lunigiana, anche il giuspadrenato della bedia di $. Selvatore di Linari. Pià tardi la stessa badia è rammentata mei Registri romani di Cencio Camera. rio sotto le Diccesi di Leni. Molte membosne di questa bedia per- vennero pell’Arcà. Dipi. Fior. dal con- vento di 5. Gio. Rattista degli Agostinia- Fivia ino, cui il mon. di Linari in- Ò suoi beni fu ammensato dal Poat. Gregorio XI mediante bolla del prizno olt. 1583. Fra quelle scritture, la quali è dei 2 aprile 1207, esiote wn istru- mento dei 18 aprile 1338, rogato in Li. nari col quale l'abate ed i monsei die dero ad enfiteusi dui di quel luogo le terre e caso della loro badia poste = Camporaghena per l'annuo canone di staja 6 di grano. Cos istrumento dei 15 sett. 1343, cele- brato in Parma, l'abate di Linari a nome del suo monastero affitiò al milite Niccolò del fa Ghiberto da Corcggio di Parma di- versi terreni posti a Bagnone per l'annvo tribeto di Nirtrose soldi petali All art. Grorro-S.-Piuno si rammentò L'elezione fatta di un sindaco per dar fine ad alcane verienze fra la comunità € l'abate e monaci di $. lommeo di Linsri a cagione di confini territoriali. Con bolla dei 14 maggio 1477 il Pont. Sisto IV elesse im abate commendatario del mon. medesimo il retiore della chiesa più antica delle li LINA posta nella pieve di £ Pietro a Oli» n0.— Finalmente il Pont. MU com bolla spedita da Frascati il CS fobre del 1583, il moe. pepe agereganlo i beni gli oneri ala chie e contento di S. Gioven Battista dei Frati Agostiniani in Fivizzano. © LINARI ia Val-di Merse. — Vila con entica cappella ($. Lorenzo di Zinori) nel vicariato ecclesiastico di Baroatoli, al- la cai ia trovasi ansesa, nella Com. Gier. e circa 3 migl a lev. di So picill Dioc. e Comp d Siena, che è dele da vil i Linari circa 4 migl. a grec Siede sopra la collina di Beronioli pen. della strade R. grometana, dove si crede che cnticamente esisiesse um forti- i € che di costà sia derivata la mobil miglia Bolgherini di Siena. La villa attuale di Linari alla casa Bandini Piccolomini. contigue oratorio di S. Lorenzo vi è un buon que- dro di Stefano Volpi. Linaa: n: Cxsaxro nel Val d' Arno in feriore. — Car oto che diede îl nomi nolo alla chiesa di $. Lorenzo di Lineri, iviere , Com. e Giur. di Cerreto-Gui- ico. di Senminiato, già di Lucca, Comp. di Firenze.— La ch. di P. Zoro 10 di Limari trovasi ineerita mel catalogo delle chiese dell'antica diocesi lucchese sato redatto nel 1260. LINARI (CASTEL pi) 7ed. Lenani in Val-d' Els. Lirsano o Linisro in Valdi-Chiana — Cas perduto che diede Il ilolo ala chien di S. Giovanni a Zibiano o piviere di Monte Folonica, Com. e is di Temito, Dis. di Pienza, già di Aree, di S. Giorgio a Comano: e con privilegio Com, dei 13 aprile 1508 il Pont. Gialio II de. stinò in abate commendatario di Linari Pietro Angelo di Simone da no Kan di $. Pietro a ‘a Offano della Diec. di poi ad istanza del nuovo abate di Line, Pie lo stero Giulio Il con bolla dei 3 die. 1510 mimacciò l'imterdetto agli tori dei beni di quel moe. se den- tro wn termine assegnato non li resti! vani «Con bolla dei 20 marso 1599 mente VIII elesse in abate commendate. rio di Linari Gioranui d'Iscopo da Spis- zano; cantro il quale abate la comanità di Linari mosse lite, ju Roma nel 1543, a motivo dei beni di una cappella Elle signoria in questo Inogo la tia ng e la ia mel C. Ra ri RIA do, il quale, con teglia del 1006, fesa genero donazione io del 1040 genero al capitolo della cattedrale aretina di gio. spedronati di chiese, e di varie sostanze poste nelle Valli dell'Ombreme © della Chiana, fra le ge tre case masseriole LIPPIANO nella Val-Tiberina. — Cost. capoluogo di polesteria con chiem plobe- LITT ne (5. Michele) nella Com, e circa 3 migl. a maestr. del Monte S, Maria, alla sini- stra del torr. Fagriosiedi uno degli ultimi mentale nel testamento del march. Eari- eo del fe march. Ugo di Enrico del Men- te, fino dall’anno 1098 dettato nel suo castello di Piesle. Tess. di Lippisno, con altre fartezze e luoghi già compresi nel merchesato del Moate S. Maria, fu ricevato în sccomandi- fia dalla . fior. solte di 27 genn. 1424, Finsovata volte ad istanza di quei marchesi, — Wed. Monrx S, Mana. La perr. di S. Michele a Lippiano nel 17) coeì pai dos abit iù frequentemente Ls Posseregià — Fed. Rararmarta. LITTORALE TOSCANO. — La spiag- gia della Toscana che abbraccia i limiti di quest'opera può calcolarsi dal promonto. no occidentale del golfo lunense (orto- quo): compreso l'interno seno della pedi Barano, dove sbocca il torr. Chia rene. Riguardo il primo pet confine del. l'antica Etraria secondo il divisamento da principio specificato, menire il Ckie- di rone serve attualcsenie di limite alla Ma- remma della Toscana grandacale con quel- la pontificia. Tuna il littorale inerme: pa due penti testà designati trovasi frilgr. las: 044° 7° di latit. sett. Esso Mendesi in una dimensione lineare di 104 migl. geografiche, pari a migl. 116 tosca- ne: misura che aumenterebbe più della metà, se si calcolassero le sinuosità ed an- quli sporgenti intermedi, siccome sembra li valatasse Strabone, il quale dal porte lì Lani a Cosa misurò quasi 1rSgziadii sateoiià contigue al lembo del! mare, sproni dell’A; ligo- Simi p della Spezia sono: 1.°i monti dell’A/pe sel lido del Pieirasantino; 2° i livornesi a osìro di no lungo il canale di quest 14° i monti di Gavorrano e Tirli, che scen> LITT 705 done verso il mare, dal lato di po@, sino al Capo della Troja, e dalla otro sino al porte di Castiglion Si ops gi dell’ Uccellina è della Bolla farzilia, posti fra la bocca d'Ombrone fre PT 6° il Promos- torio dr che si alza colomale mel mare dirimpetto ad Orbetello; 2° Îl peg. god dell'Ansedonia, posto alla base dell’ orientale, la Feaiglia, che congiun- {e il moate Argentaro al continente. Fra le accennate montuesità quelle che si avanzano più delle altre nel mare to- soano sono: il Promoniorio del Capo-Cor- 19, fra il Golfo della Spezia e la bocca di Magra; il Promontorio di ia, fra Populonia, porto Baratto e il canale di Piombino; il Capo della Troja, fra il seno di Scarlino € quelle di Pian d'Alma , ed il _Promos. ino all'estremità meridionale del tempi i impeto all’ antico Porte-Pisaso; uello al Fanale di Ziverno, ed i due Levi fondi che stanno a difese del porto “I pnt seni, o bacini littoranei inter- posti fra i promoatorii ed i monti sopra- indicati, cominciando dal promostori. Capo Corvo sino al poggio dell'Ansedonia, possono ridursi a sei, cioè; 1° il bacino ossia Maremma di Lunigiana, fra la bocca di Magra e la foce del lago di Porta; 2.*il bacino, ossia Maremma Pi fra Monti. guoso ei Monti livoruesi; 3 *la Maremma Volterrana, la cui conla littoranea parte dalla pendioe meridionale dei. Mouti li- vornesi sino al Promontorio di Populo- 9 la Maremma Massetana, fra il Promentorio prenominato e fl Capo della Troja, nel cui intervallo vengono com prese le vallecole littoranee della Cornia € della Pecore; 5.° il bacino dell’ Ombro- ne, ossia la Maremma Grossetaza ,a pàr- tire dai monti di Gavorrano e Tirli fino = quelli dell’ Uccellina; 6° finalmente il bacino dell'Albegna, ossia la Maremma Orbetellana, circoscritta fra il monte del- 1°Uccellina e il poggio dell’ Absedonia, mentre al di la di quest'ultimo poggio 704 LITT comincia il bacino della Fiora, di cui la maggior parte oltrepassa i limiti della Toscana granducale. Nel primo e più occidentale bacino del Vittorale di Leni sbocca la Magra; nol se condo finiscono mediante il Serchio e l'Arno tutte le acque dell’ Appe toscano, a partire dalla Garfagnana sino a Camaldoli, con quelle delle balterne che il corso dei due fiumi fiam- cheggiano, cominciando dal Chianti, dal suburbio settentrionale di Siena e dai coa- torni di Volterra sii della Castellina marittima. Nel terzo più limitato e meno sinuoso bacino hanno il Toro corso e la loro foce le fiumane della Fine e della Cecina. Nel tquarto sporcano al lido la Corni la P. 1 qu fluiscono la Fiumara del cl Padule di co stiglion della Pescaja e il fiume Ombrone che accoglie nel suo alveo poesia le acque della provincia sul . Foal- mente hanno la ioro foce ‘nel hesto bacino le due fiumane Osa ed Albegno. Cal, oo d d'occhio sulle principali vicende isiche accadute prima e dopo il mille lungo il Littorale toscano. Cotesio argomento meritevole di altro libro e penna potrebbe divenire Un tema essai ira inte, se vi fowero meno lagune istoriche e maggiori doca- menti geografici, sui quali appoggiario. Al che se si nggiunga la mancanza assoluta degli antichi scandagli lungo il nosiro torale; l’inceriezza delle misure dla Polibio, Aa Strabone e da Tolomeo nei loro libri dicate; lo sheglio delle posizioni nellean- di; che errori delle tavole ro- ne degl'itinerarii peggio ri ‘estacoli ca- ziommente «n esatto confronto fra lo sato antico e moderno del Littorale toscano. Une dei più essenziali e più imporian- ti argomenti fisico-geografici relativo al- le vicende acendute dai tempi storici più remoli fino ai mosiri sarebbe quello di dimostrare ena falli inconcussi , se vera- slato, o nò, cangiamento sen- sibile di Livello nel mostro mare. All art. Gaessaro (Vol. II pag. 547 € stg:) mi trovai costretto ad entrare in co- al dorso dei monti con di LITT testo tema; e sebbene noa fossero molti 1 fatti che mi presentava il liltorale tosca- no, pare quei pochi mi persero sufficienti a potere coneludere: che dal secolo di Au- gristo fino al secolo di mon ap parivano variazioni sensibili mel livello dei nostri wari. e al prolungamento del suo littorale nei giro di pochi secoli in molti luoghi, ma accaduto. pigliando ad esame i soprade- scritti bacini, comincerò da quello della Lepigiana, per iare omersare : che dose i monti approfondansi dentro al mare, mom vi fa variazione sensibile nel conti- mente che gli avvicina; ma che all'incon- intermedi; quanto Sade ren lecimente. e più vicino allo iti dal Cap. Smith lango la spiaggia del mostro mare, e dal- la sua carta trascritti in quella geometri- ca del pedre laghirami, prestausi mirabil mente allo scopo. A vvegnachè la sonda get- tata davanti alla bocca di Magra e alla me rina di Lani, cirer em quarto di miglio in distanza dalla riva, nel 1824 non pe scava che Una lesa € mezzo, Cssiano g pie di parigini; e sole dae tese di fondo fe. rono riscontrate alla stessa distanza dal lido tanto davanti alla foce del torr. Per- m'ignola, quanto alla spiaggia delle fe- mune di dvenza e del Frigido, nom che peito all'emissario del lago di Perta, ossia alla torre del Cinquale. Volendo dare un'occhiata alle fisiche Vicende nel giro di pochi secoli accadute in prima sezione del littorale te- sano, si vedrà che, dove fu la città di Lani "no' primi secoli dell'Era volgare arrivavano ui del mare, poichè senza altra joverò di quella di Rutili Numaziano, che nell’anno pt: vi appredò con la sua feluca. Ma le rovine di quella etrusca città nel secolo XII nen potevano essersi allontanate di U lal lido, to- stochè dalle parole del privilegio, col qua- le l’imperatore Federigo I donava atno 1181)a Pietro vescovo di Luni gli avan ni della distruita sua sede, si concepisce, LiTT the a quell'età fre le mora di Luni e il mare nom eravi maggiore spazio di un pisazale, et plateam, quae est inter murume civitatis et mare; mentre ora il luogo dove fa Luni trovasi lontano quasi un miglio dalla spisggia, e wa miglio e mezzo dalla foce di Magra. In quento al litorale dell'Avenza, bor- go anch’ esso editicato nell'anno 1180 dai Carraresi presso al lembo del mare, da cui è distante attaalmente vi buon si presenta un fatto assei recente deli lontanamento progressivo del mare da quel lido. Essendochè non è compito an- cora un secolo, quando Ercole III duca di Modcna scerifco iu quelle arene una vi- stosa soenma di danaro per gettar: menti di un porto artificiale, e innalzarvi d'appresse grandiosi magazzini. Ma quelle cor l’ideato porto sobo rimaste are- mate un quarto stimoni costanti e sicuri del 1 littorale. inquale, 0 di gresso orientale del bacino lanense (il Salto della Cervia), rammen- terò al lettore ciò che dissi all’ Art. Laco mi Posra relativamente alla formazione poco sctusta di quel lago, agli avanzi di tina strada selciata esistente tultora nel suo cratere, ed alla recente estrazione falta di un termive marmoreo per tanti secoli stato sepolto in detto Lago, con le seguen. ti lettere in esso scolpite, £ A R, e sotto elle medesime il numero romano CKIIX. — Sarebbe questo un tema da solleticare la dottrina di un qualche archeologo volesse illestrare quel maruio, il quale fa depositato nei magazzini nh Pos sessioni a Livorno. 11 secondo bacino, ed il più esteso di tutti gli altri del litorale toscano, ha una corda che percorre dal Salto della Cervia ai Monti Livornesi, ia una lines di circa 3a miglia Erografiche, cioè, dal gr. 43° 28° ituiti dal Cap. Smith lango colesta spiaggia apperisce, che alla distanza di un quarti i Raglio pescara due tere da di Motrone; tese 3 { diri del Camajore, e tese 4 } alla destra del i canale e porto di Viareggio, mentre dal lato oppesto mon vi era fondo maggiore di tese 14. Arroge quì la notizia istorica che LITT 705 Ie torre di Viareggio, situaia attualmente dentro terra un mezze miglio, era otata edificata mel 1572 sulla riva del mare. (Annali. Lucchesi ). È facile anche da lungi che T' aumento del litorale circoscritto dal Delta pisano debba essere in proporzione assai maggiore degli altri bacini, testo chè si contempla l'ampiezza della sua val- le, l’insensibile inclinazione della sua ma- remma, la copia maggiore delle acque e delle materie terrestri che ivi costante mente vengono a depositarsi dalle piene del Serchio e dell'Arno. Non dirò della strada Regia che diede il nome al castello, ora città di Viareggio, sapendo quella via essere siala in origi. ne tracciata lungo la riva del mare, da cui attualmente è discosta, dove meno di un miglio, come nelle vicinanze di Viareg. gio, e dove due miglia, come nei contor- della loco del Serchio, di quel fiume, pritna del secolo quinto dell'Era i e forse molto più tardi, fa a- perto an alveo proprio ed uno sbocco par- ziale lungi da quello dell'Arno, al quale anticemente si univa presso le mura oc- cidentali di Pisa. Loscandaglio davanti alla foce del Ser- chio, preso a on quarto di miglio dalla riva, pesca doe tese @ mezzo, ed un con. simile fondo fu riscontrato dal prelodato nautico Inglese davanti al fortino del Gombo , cioè, fra la foce del Serchio e quella dell' Arno. Ja quanto agl'interrimenti, ed all'al- che loatanamento del mare dall'antica bocca dell Arno, ne ha fornito una prova solen- mo il geografo Strabone, quando valutò la navigazione per Arno da Pisa al mare essere di circa venti stadii di cammino. Qualunque fosse la misura itineraria adoprata da Strabone, o fose di stadii nautici è più arditi di tutti, perchè cor- rispondenti a 500 per ommizne stado geogra- fice, della qual misura pare che si giovas- se il geografo Tolomeo; o fossero, come i pie dotti ammettono stedii di prossima del mare vi è un tragitto poco minore di 5 migl. geografiche, e di circa 706 LITT migliae, quater i facial via dell'Arno vale a dire tre volte maggiore di quello the lo era si tempi di Strabone. pe qui di fap, si piegr>irnili antica chiesa di S. Rossore, Sendrta nell 1080 vicino al lido del mare litera moris , et juzta due miglia loniana dalla sus foce. — Ped. Azzo ( ila Dell. palustre tra Livorno e d'Arno non vi è d'uopo citare documenti di vecchia data. Bastano le memorie storiche della città di Pira, a partire dal sccolo XI, le quali ci avrise- 80; 1° che i tomboli, dove attualmente tanti corsi di nequa della pianura Livor- nese Labertia quindi nel mare median- te la foce di ivi per ampio cerchio internavasi quel seno marittimo dentro al quale esisteva il famoso tritor- rito Porto Pisano; 3.° che là dove passa at- tualmente la strada R. livornese al luogo denominato la Fonte di £. Stefano, ossia ai Zupi, frangevano i flutti marini che ora ne sono più di ua miglio lontani. — — Fed. Posro Pisano. Se si volesse poi valutare uno scanda- glio fatto verso il 1442 dal mercante fio- replino Giovanni da Uzzano, e da lui tra- scritto nel suo Compasso neutico, edito dal Pagnini, resulterebbe, che all'ingresso del seno pisano eravi un fondo piano di 5 passi,e che vi si trovavano in piedi tre torri, rifatte forse hen longi da quelle che diedero il nome alla villa di Triturrita nell'anno 415 dell'Era nostra da Ratilio visitata. Nèa questo solo ri limitarono le osser- vazioni del nautico fiorentino, non volendo tenere a rigoroso calcolo quell’au- tore in quanto alla direzione dei venti, varie nolizie egli aggiunse importanti me a far conoscere la carta idrografica e la situazione del distratto Porto pisano, che egli distingue col titolo di Porto de catena, « La comoscenza di Porto Pisano (cito il testo)è cotale, di fuori verso libec- LITT «io ha ceeca, che v'è una terre che ha nome Meloria, cà è lungi dal detto Porto $ mi- glia. Verso levante da Porto ha una secca, alla quale ha una torre, onde si fa (rmale, s fi gui vero levante ha una mootagni chiama Montenero. » Quindi prose- gue: « Da Porto pisano alla città di Pisa ha 16 miglia verso manestro; da Porto pisano all'Isola di Gorgona ha 3o miglia por tra- montana, Pisa ha wa gran fame, che ha nome Arno, e he foce in mare, per la le possono entrare legni sottili; e dalla pspi Porto Pisano ha 8 miglia per xi Tocco verse mezzo giorno. » Dalla eeposta reltzione pertanto sembra emergere non sclamente la conferma, che il Porto era poce langi dal porto attuale di Livorso, circa 8 migl. a scie. dell'antica foce dell'Arno,e 5 migl. lungi dalla torre della Meloris, ma che quel seno di mare aveva un’angusia bocca, il di csi sbarrarsi artificialmente, mio, volle far con- &epire col dare al Porto medesimo l'epite: to di Porto da catena. Ora chi volesse esaminare il taogo dove esisteva il seno del Porto pissno, trove- rebbe invece di fiatti marini e di gia del triterrito villaggio, occupato il luo- Go da peduletie e lagune, tramezzate da sterili dighe di arena, da frequenti fossi palustri, da inospite macchie, le quali tra- tisarono l'aspetto ditquel littorale im guisa tale che, dove fu Îl vero emporio pisaso sdemso tutto snnunzia desolazione, silen- gio e sepolcri, mentre a cinquecento passi di lì totto è movimento, tatto è vil, pe polazione e vi, Sopra so metemortos littoranea non indi pro: miuciata perlustrazione del littorale, sole- mente avvertirò, che nel restante di que sta sezione, fra Livorno e la base meridio nale di Montenero, il lido presenta un foe- do maggiore di tulta la linca, giacchè a va mezzo miglio lungi dal Fanale di Livor- alla distanza dalla riva, sp al Lazzerelio no, lo scandagi gia ara nano, e 14 davanti a Moe- iti cotesta spiaggia, al pari LITT di tatto il }embo meriitimo dei Monti Li- vornesi, sino a Castiglioncello di Rosi- guano, non offre indizio di alterazione sensibile sia rapporto 21 prolungamento, come all'erosione della sua ripe. Eatrando nel becino della Cecina, 09- sia nella Maremma che appello dacino Wolterrano in grazia del suo antico porte di Vada, la spiaggia va grado a grado de- clinando verso l'orizzonie al che, olirepassata di due miglia la punte estre- ima dei Menti Livornesi, non più che un quarto di migl. distante dal lido, davanti sila foce della fiwinana Fiee la sonda trova Parena alla profondità di 6 tese; e presso all'imboccatura del porto di Vada tese a { di fondo. Uno dei più estesi banchi, dopo quello della Meloria, nescondesi sotto la superfi- lì Vada alla distanza di circa dal porto emonimo. Dagli scandagli del pautico inglese la secca appari»ce di una lunghezza di quasi tre migl. da lev. 3: pos, in una lerghezza non maggiore di sn miglio da sett a estro. — La parte pi medesima si avvicina una tesa € mezzo al pelo del livello del mare. In questa secca, appellata 7el-di-Fetro, il Comune di Pisa nel 1380 decretò, che fosse inualzzia una torre per servire di fanale atto ad indi. care di potte ai piloti il pericolo di nas- fragore, cl vicino ingresso nella cala o porto di Vi Arssi Vela è l'altra secca, appellata i Catini, dalla quale ha origine il molo na- turale di Vada. Tn questa secca la pisana mantenne l'antico uso di tenervi due anienne, ossiano pali destinati ad ao- cennare ai navigli la bocca per entrare nel porto, siccome praticavasi si lempi romani per aiserzione di Rutilio, che nel suo iti- merarie con precisione li deseriveva così: da Folater ram vero, Vada nomine, Iagressaz, dubii tramitis alta lego. Despecta: prorae custos, clovumgue se- guentene Dirigit, et puppim voce monente regit Ancertas gemina discrimina arbore fuu- ces; Defrasque affert limes utergue sudes. Se a tulle ciò si agginagano le colino e Li stagni salci che fino da quell'età esi LITT 707 steramo ne lido di Vate, potrò compren» dersi la regione, quale fa desi- mare trascinano. Contuttociò è bastato l'aumento di po- chi tomboli per interporre fra lo stagno salso di Vada ed il mare una diga che con- è privo di angoli rientranti e sporgenti arri i e brevi corsi di fossì e torren. ti. E comecchè in questo tragitto di ven- po la ragione testè accennata dei piccoli influenti che izi sboccano al lido, € per l'andamento dei monti di Bibbona, della Gherardesca e di Campiglia, i" quali cor- rono quasi paralleli alla spiaggie distanza dalla medesima, e finalmente per Rep. letravce superstiti della via Aurelia ossia via Emilia di Scauro, che incontransi a poche tese distanti dalla riva. Se poi vogliamo fer conte dei docu ‘menti del medio evo, la torre di S. Vin- cenzio ce ue offre uno valevole a confer. renato il lido su cui usa nel secolo XIII fa dai Pisani edifi- cata, mentre la sua sede trovasi costante mente sul lembo del mare all'estrema base occidentale dei menti di Campiglia. " di Populonia, che del lato di poa. precipita quasi a picco nei mare, non lascia punto nè poco spiaggia intermedia. È altresì vero che be suc brau- che, © diramazioni laterali dirette, una verso selt. e l’altra verso estro col disten- dersi a guisa d'arco intorne al lembo dei mare, hanno dato erigine a due piccoli 708 LITT golfi. — Imperocchè devesi, io credo, a tale config rarazione, dal lato di sett. l'ori- gine pag porto di Populonia, ora Porto tto, mentre all'estrema puota meri- dionale si formò la cala o porto naturale di Falesia, detto più tardi Porto vecchio di Piombino, u di è conservato il sempre più importuoso e più pelustre il litorale Piombinese. Dissi sempre più palustre, non doven- do io pessare sotto silenzio la notizia de- taci dallo stesso Rutilio dell’esistenza di man pescoso stagno separato dal porto di Falesia mercè di wa capezzale di arena lango la spiaggia, intorno sila quale quel giatore volle passeggiare mom senza indispettire il querulo ed avaro affittuario del palizzato lagoa cagione degli seossi fru- fici e delle sconvolte alghe nei suoi lembi. Fra il promontorio di Piombino e il Capo della Troja il lido del mare offre un aperto seno che gira 25 migl. ad arco, la di cui corda da una all'altra punta è più breve della meti. Dai coatorni di Massa marittima s'inol- (rano verso il centro di questo seno le colline che scendono da Montione, le quali separano la vallecola della Cornia da quel- la della Pecora. In quest'ultima trovasi Follonicaa poneate del palustre lido, dove sbocca la fiumana della Pecore; al dit Ellie i pai dopo il mille dai ignalo col titolo peggio- rativo di Portiglione, nome rimasto tulto- ra ad una delle torri di quel littoralesitus- ta sull’estrema base occidentale dei poggi che fanno argine al padule di Scarlino. Da Portiglione gia sino al percorre il littorale palustre, detto del Pian d'Alma dal pie colo fiumicello omonimo che Îo attraver- sa, e nel di cui lido fino al secolo XII esi- sé ua villaggio com piccolo scalo, deno- LITT minato il castello e porto di Alme. Era ad esso contiguo fin d'allora uno stagno Valtora esistente, mentre nel luogo del di. strutto castello hanno oggi stanza i gulie le civette, che diedero il nome alla mo- derma torre di quella foce, detta delle Ci- vette. Ped. l'Art. Arma ed il Prospetto alla fine di ian d'Alora i fi il piede ai poggi E ilrena delle Rocchette ;oltrepessata la quale un’angusta spiaggia , appellete uri Rocca, si arriva al pers di Cantiglion della Pescaja. Tn tutta la costa marittima fra Porti lione e Costiglioa della Pescaja lo scan lio immerso alla distanza di un quarto di miglio dalla riva trovò il fondo, dove di 4,6 dove di 8 tese, ma davanti al Capo della Troja,e intorno alla vicina isoletta la sonda pescò sino a 16 € 22 lese. Allo sbocco della Fiumara esiste «n canale che fa le veci di porto. Per questa foce entrano in mare le acque del sovra. stante padule che fu giù uno stagno mari- no. È quello stagno medesimo che Cicero. reli © Plini Lao alia parte contra occidentem pergit per summitatem montis Tirli , inde descen- dente usque od Lutum (la badiola al Fan- 10); de Luto ad valle Impia ( la vallecola dell'Ampio), de valle Zmpia od Laserbe, de Laserbe venit in mare; deinde juzia l Zitus maris pervenit ad locum,ubi stagaus in mare miltit,etgue cum ipso stagno, et bercariis suis. Ez illo loco it ed terram S. Laurentii etc. ( cioè alle terre della cattedrale di Roselle che pusseseva nel tombolo di Castiglione ). — Wed. Ca- snorion verra Pascasa, Gaossero, e Ba- psona aL Faso. Quali fossero le vicende fisiche del Zago Prelio, convertito con le successive allu- vioni ia un limaccioso e 1nalsano padule, si diranno al suo articulo speciale. Îocom- be ora di esamiuare le vicende fisiche at- vennte lungo il lembo del tombolo, che guisa d'istmo separò lo stagno pre- LITT detto dal mare, non dirò dai tempi ro- mani, ma dall'epoca cui rimonta il soprac- cennato diploma di Lodovico Pio ( suno 815, oppure 830 ) fino alla nostra età. ai contempla pertanto lo spazio del (o Hogua di terra porta fra il pe dule e il mare, a partire dalla Zi fino a bocca d'’Ombrone, se guardiamo la forma di quell’istmo augustissimo nelle vicinanze di Castiglione, il quale grada- tamente si allarga quanto più si scosta dalla stessa Fiumara per avvicinarsi alla foce del fiume; se si riflette che in questo capezzale circa 20 secoli addietro fu tra ciata la strada consolare Aurelia Nuova randagio dis rto di io dalla mes fu trovato lo 34, e per sino 50 piedi i per oi alla distanza di mezso miglio dal lido; se si considera che la terre della Trappola e le antiche salime di Grosseto, situate una vol- ta presso la foce di Ombrone ,ora sono ri- maste circa due miglia lontane dal ma- re; questi soli semi sembrano a parer «mio tendenti a dimostrare, quanto poco pel corso di venti e iù secoli il mare siasi al lontanato dalla spiaggia presso la Fiuma- ra di Castiglione della Pescaja, menire vi- Stosissimo l'aumento del littora- le più prgn allo sbocco del fiume Otabrone, comecchè il lido formi nei due luoghi un angolo egualmente inclinato. A° tempi dell'impero di Roma l'imloo- Osbrone ofriva uno scalo a guisa di molo suscetti- bile di dare asilo ai piccoli legni, ed anche della di poterlo navigare mei primi mesi del- l'anno, siccome da T. Livio fu avvisato. (Mist. Boman. Lib. XXXV. Cap. 45) » Non comparirà spero fuori di propo sito illustrare le sopra espresse vedute calle analoghe opinioni esternate dal cua- te Fessembroni nel suo progetto sulla bo- mificazione delle Maremme toscane , pro getto concepito da Ini nell'anno 1628, e che vi eseguendosi colle più lusinghiere ve di utilissimi Poatromenti. Egli ha posto solto gli ecchi dei suoi Dettori la Ggera del lago di Castiglione in "u LITT 709 cinque epoche differenti; e le cinque rela- figure accuratamente disegnate,espou- gono gli inlerrimenti successivi che in quel vasto cratere bi to luogo per opera delle scque torbide ivi introdottesi. La figura prima è tirata dalla mappe Peuntigeriana esistente ia Vieana nella biblioteca Imprriale. Ed essendo tal car- ta dell’anno- 360 dell'Era nostra, dimo- stra, che allora cratere componeva un vasto seno di mare, quale presso a poco si conservava alquanto dopo, allor- chè Rutilio Numaziano vi navigando, come descri ve nel suo La figura seconda è estratta da un co- dice della geografia di Tolomeo nella biblioteca Laurenziana , il qual dice appartiene all'anno 1400. — 10 seno di mare si presenta quì come in- vaso da una gran ua di terra che lu separa iu due erateri, e la terra mostra chiaramente essere an tributo dell’ Om- brone che ivi si vede sboccare. La figura terza è estratta da un codice aplendidissimo della geografia di Tolo- meo colle carte disegnate da Enrico Mar- tello Tedesco esistente nella biblioteca Magliabechiaua di Firenze, e apparte nente ad un'epoca non meno di un se- colo posteriore di quella del codice pre cedentemente citato. Quì si manifesta dentemeni fiemza dei fiumi torbidi del mare, mentre quello quali nella figura prece- dente vedesi ridotto il vasto cratere di Castiglione , ed in cui si vele sboccare 1° ., questo seno io dico nello spa- zio di va secolo, 0 poco più, scompari»ce, € si trova manifestamente colmato colle torbe di quel fiume. La figura quarta è tirata da una carta incia senese dipinta da Or- lando tanto Utivotte circa ua secolo dopo alla di Enrico Martello. Si vedono uì i considerabili progressi delle torhe di Ombrone e degli altri torrenti, men- tre il residuo unico seno a destra di Ora- brone, che si osserva nella figura prece- dente,apparisce in questo ristretto alla sua estremità verso il mare con una lingua di terra,la uale si approssima allao, la al negso da lasciere soltanto ri te alla comunicazione tra il lago ed il lisce F 710 LITT La figura quiota finalmente redatta ai nostri giorni, mostra il Lago di Castiglio- ne sempre retto, ed in quello stato, in cui era allorchè dalla gran mente, e dal paterno cuore dell’ Augusto Laoro- vo Ii fu decretato il bonificamento di quella provincia. Il celebre fisico Humboldt esaminò il soprailescritto progetto del conte Fossom- broni, e considerando questa successiva invasione delle torbe fluviat egli riguardò l'esposizi gressi come una specie di anatomia del nostro littorale. Nello stesso progetto del conte Fossom- broni sono indicate le cause della mal- sanìa ch'esiste per lo più nel lido del Mediterraneo, mentre quasi tutto salubre è quello dell’ Adriatico. Tali cause stanno a confermare gl° dizii che ne ha di sopra somi proposito, cause che trovansi dettagliati mente esposte nel capitolo secondo della seconda parte di detto progetto; le quali sì riducono inso.tanz alla differente qua- poco lita dei venti che investono i due lidi Dassi fondi di mare adiaceoti al primo essi, mentre il secondo ha dei fondi mente, e perdono la neces luogo a traboo- « Seconda, che gli strati di terra, i quali cuoprono il pro- tratto lido del Nedilerraneo sono più sot- tili di quelli che generalmente aver luogo nel lido dell' Adriatico. Qu prodotti terrestri, e marini, che putrefatt restano sotto quegli strati di terra, infettarono meno fucilmente l'aria del littorale dell’ Adriatico, che quella delle Maremme ioscane, perché qui gli strati di terra non furono abbastanza gros si e compatti per impedire le sottoposte direzione di lev., trova ben presto la costa che fa parte del poggio detto di Colle-Lun- il quale scende in mare quasi a dirupo dal monte dell'Uccellina. Da questa punta fino al Capodi Talsmone il littorale mam- ca affatto di spiaggia, cssendochè i poggi LITT dell'Uccellina e della Bella-Marsilia tuf- fansi direttamente nelle onde, dove lo scandaglio a poca distanza dalla cosa pe- sca 10 fino a 16 tese di profondità. Le due ali opposte di cotesta mon - tà, a similitudine di quelle del promooto- rio tra Populonia e bino, cnstituisco- no colle loro propagini due cale diverse; cioè, quella verso sett. denominata Calo. di-Forno, e l'altra volta ad o4ro, che dicesi Porto di Talamone; la prima gusta, ma in ogni stagione innocua; l'al- tra assai più nmpla, ma confinante con una pestii ifera paduletta Sul estremità delle due pante che cir- coscrivono quest'ultima cala vedesi, a poo. DI castello di Talamone, a lev. la dire- appellata di Tal ll di cui base meridionale sbocca e 4 miglia più verso ostro il fiume Albe. gna. Fra queste due foci havvi wmo stret- issimo tombolo , sul quale fa tracciata l' jca via Anrelia sollevata dal suolo, os- a, la cai carreggiata è tuttora istante dalla riva del mare. Questo Elo documento peò far concepire quan. to poco costà si sumentasse la spiaggia, comecchè vi concorrano due grosse fio- mane. Arroge a tutto ciò, che nel litto rale fra I Osa e l' Albegna , alla distanza di un quarto di miglio dal tao lembo, lo scandaglio pesca tese 6 3 menire la pia- nura a lev..grec. del tombolo € della via Aurelia impedisce bero scolo alle sc- que plaviali nel mare, per csi vi si rista- gnano quasi ue. Traversata la foce dell'Albegma, comin. cia l’istmo occidentale di Orbetello, il quale percorrendo da sett. verso ostro una lingua di terra lunga circa sei migl. in una larghezza di poco meno d° un quarto di miglio, unisce alla Terraferma il pro montorio Argentaro. Quest’ isso, cono- sciuto volgarmente col nome specifico di Tombolo , potrebbe riguardarsi una com- tinuazione di quello fra l'Ose el se dall’alveo del fiume non fosse stato ta- gliato. Costà la spiaggia è declive al peri quella del vicino Tombolo, pescando anche qui lese € *, con la differenza, che dal lato opposto il Tombolo serve di mer- gine allo stagno talso di Orbeteita La costiera maritti del prossenterio Argentaro è tutta frastagliato im guisa da formare cale più e meno profende, circo LITT scritte da piccoli capi, che scendono a pic- co nel mare. Le più vaste cale sono quelle che esistono nei due fianchi opposti del i estro il Porto quello alla coda dell ossia del Tombolo, questo dell’ tale, denomiuato di Feniglia. Il quale i- umo di Feniglia , nel tempo che chiude verso pon. lo stagno di Orbetello, si sten- de laugo il mare in una piaggia dell'al- tro più spaziosa , 6 confonde la base cos quella del poggio su cui siedono le rovine di Cosa, ossia dell’Ansedonia. La faccia esteriore del promontorio Ar- qentaro, sembra conservarsi iolalta e con- forme a quella da Ratilio descritta, allor- chè costeggiando intorno a quella mon- tuosità, chiamò dubbioso mare, per essere anche allora quel lido sparso di scogliere, d'isolotti e di rupi. Debito ancora, se una qualche altera. rione dopo quell'epoca si sia accaduta nellit- torale che trovasi a lev. dell’ Argentaro e dell'istmo di Feniglia, cioè, fra il i poggio dell'Ausedonia e la foce del torr.Chiarone. Non potendo appoggiare una plumsibile congettura sull' itinerario di Rutilio, che da cotesta spiaggia girò largo, e solamente dell'alto mare vide le antiche rovine di Cos, conviene che io mi limiti alla prova del Lago salso di Burano, il quale oggidì cuopre una superficie di quasi 4 miglia uadre. Comecchè la sua giacitura sia tale indicare essere stato formato da una diga, o tombolo , che stendesi rasente al lembo estremo del mare in una lunglez- ta di circa 8 miglia, pure questo lugu fa rammentato nella donazione fatta da CarloMagno all'abbadia delle Zre- Fonta- ne, e tosto nell' 803 «al Pont. Leone Ill confermata a quei claustrali, cui aseguò in dote la città dell'Agsedonia cul viciuo porto della Fenilia, Port Ercole, il Moute Argentaro ivo a cento mig are, le î, il cnstello pere, che la spiaggia di Burano fu fora in poi, e si è man costante mente dipendente dalla giurisdizione ec- desiastica dell'abate delle Tre- Fontane, siccome lo è siata molti secoli rap- porto alla giurisdizione temporale; cotesti LITT 7 indizii, benchè non somminisirino pro- ve positive, sembrano però tali da far du. bitare, che il lungo capezzale di Mfac- chia-Tonda, interposto fra il mare e il Lago di Burano, dopo il secolo VIII dell’ E. V. non siasi di troppo in lunghezza, nè in larghezza dilatato. Da quanto finora è stato esposto ne sem- bra di tere concludere; 1.° Che fra i cini lungo il Littorale tosceno, superiore a tutti gli altri , sia per la waggiore confluenza delle acque terrestri , sia perchè il lido e più sottile, formanilo costà un angolo de- presso in guisa che le acque dei fiumi fu- cilmente depositano lungo la loro foce le materie che seco trascinano, nel lempo stesso che la pianeggiante spiaggia va ac- crescendo di tomboli stante il cumulo del- le arene sollevate dalle marde, e che il re- flusso non è capace di riprendere per ri- portarie dentro al pelago , 2° Che le pa- i marazzi e le Jagune presso la spiag. gia sono conseguenza dell’ interrisento dl litorale, e delle gibbose dune tendeu- ti ad accrescere il suo lembo. seni di mare lungi dai monti si riempi- rono affatto, oppure vanno di mano a mano colinaudosi in proporzione dell clinazione del suolo, della vicinanza dei fiumi e della copia delle loro acque. 4° Che dove i promontorii, o altre montuosi- tà scendono a picco nel mare, il littorale limitrofo trovasi più profondo, e meno esposto a fisiche variazioni. 5° Che i porti naturali, le secche, ossinno ban- chi, gli scogli e gl'isolotti, che incoa- trausi dirimpetto al Littorale toscano, sembrano tutti il resullamento di una stes- sa causa: cioè, le secche di propagini più basse e nascoste dei inouti della vicina Terraferma; gli scogli, di prominenze medesime; mentre i porti maturali indicano più chiaramente sere una conseguenza della configurazione di quei monti che estesero le bipartite ali deatro al mare. Per ciò che riguarda le vicende geo- uestiche ed istoriche avvenute lungo i il iltorale toscano, si troveranno queste in- dicate agli dei capoluoghi delle comunità, cui spettano le respellive se- zioni del già descritto Litorale. n° PROSPETTO delle Piazzs, Posti «nari e Dosarz sul littorale del Continente Toscano, a partire dalla foce della Magra sino a quella del torrente Chiarone, diviso per Bacini e Circondarii militari. Nome dei Posti armati | Circondarii Governi Piazze 4 Do, dai quali da cui dazse e Plogane dipendono dipendono Bocca di Magra (Ridotto) Spezia Amelia ‘Bocca Regno Sardo Marinella dlLuni ‘Batteria e! di Magn Dogana) idem Seriana | Miglia a idem Spiaggia di Avenza (Fortino e Dogana) [Massa ducale] - Carrara » sj Ducato di [Modena )) idem |Massadacale' » Cinquale (Forte) Pietrasanta | Pietrasanta |» Spineeia di ceti ig cin Ì 3 Somma .. ..... Miglia ti 10 diToscana SEOSDDA SEZIONE DEL BACINO Pisamo Scalo dei Marmi (Forte) Pietrasanta | Pietrasanta | » > idem Molrnne (Ridotto) ide idem » 3% idem Fortino di Ponente (Porte) | Viareggio | Viareggio » 3 Ducato di Viareggio (Batteria.e Dogana) idem idem » 1% idem Fortino di Levante (Forte) idem — idem » 14 idem Migliarino (Torre) Pietrasanta Pin » 2. Bocca di Serchio (Forte e Do-| gans) idem idem » 3 » Gombo (Torre) idem idem » 6 i Bocca d'Arno (Scale, Forte e) . ma) idem idem » 35 Mezza Piaggia (Torre) idem idem » 35] Calambrone (Ridetie) idem idea » sj Marzocco (Torre e Batteria) Livorno Livorao » 18 2 Livorno (Porto e Città) idem idem »ot a Malinaccio (Ridotto) idem idem »— 3 Cavalleggieri (Forte) idem idem » ZI £ (Torre) Rosignano | idem » 1 H Antignano (Forte) idem idem » i Boccale (Torre) idem idem » al Calaferia (Torre) idem idea » E Senma ........ Miglia BL TERZA SEZIONE DEL BACINO DELLA CECINA O VOLTERRARO Romito (Forte) Rosignano | Rosignano | Miglia a } Fortallino ( Casa pei Caval-| e Veggieri) idem idem » 3 Castiglioncello (Forte e Batt.)|] idem idem » 2} Mosie alla Rena (Casa pei Caralleggieri) idem idem » n Vada (Torre e Dogana) idem idem » ». Capo Cavallo (Casa pei Ca- . Valleggieri) + © Cecina (Forte e Dogama) | Bibbona (Forte e Dogana) Î ® i Porto Baratti (Torree Dogana) Rio Fanale (Bidotlo) Falcone di Scarlino ( Posto Wusoe0], Tp ojsonpuess) je otoSuzzieddy ‘orre) Capodella Troja(Torree Dog.) QUINTA SERIONE DEL BACINO GRONETANO Cala-Galera Grosseto Castiglion Appartengo- (Terr) delta Pecafa Miglia4 | noaiGran- Le Rocchette (Torre) idem idem » 3} | ducato di te e Ferte con Boguna) idem Toscana idem » 4 Somma e segue . .. Miglia gi RITA GESTIONE DEL BACIRO ORSETELLIRO Cannelle di Talamone (Torre), Capo d'Uomo (Torre) Talamone (Foriezza, Porto e! Dogaoa) Talamonaccio (Torre) Torre delle Saline (Forte e| Dogana) S Liberata (Torre) Calvello (Torre) Tre Natale (Fortino) Porto S. Stefano (Porto coni Castello e Dogana) Lividonia (Torre) Cacciarella (Torre) Cal»-Grande (Forte) Cala-Moresca (Torre) Cala-Piatti (Torre) Capo d' Uomo al Meate Ar gentaro (Torre) Torre della Maddalena (Torre) Cannelle del Monte Argenta-| ro (Torre) Ciana (Torre) Avvollojo (Torre) Forte-Stella (Castello) Port Ercole (Fortezza, Porio e Dogana) Moate Filippo (Fortezza) Senta Caterina (Torre) Orbetello | Orbetello | Mi idem idem idem idem idem idem — idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem idem Somma è segue figlia 3 14 . 4 5 ti 4 ni: tun i bui 2. Miglia 3St0 ouoduaeddy eusoog 1p opeanpusso) [e eunssog ip otvInpussr) jr cuoduasasdd y 745 YO S. Pancrazio (Torre) a piè del poggio dell'Ansedonia Torre della Tagliata Orbetello | Orbetello sturosog 1p oreanpueai 11 ouofuapi (Forte) A) d Macchia-Toada (Forte) (8) < Barano (Torre) Gratticciaja o Confine (Ridotto ) 1.9 Bacino di Lunigiana orientale Afi — Pisano... Ricapitolazione delle distanze ittorali di ciascun Bacino dalla foce della Magra a quella del torrente Chia- rone (A) N. B. Gli ultimi quattro posti armati del Bacino Orbetellano, cioè la Torre della Tagliata, quelle di Macchia.Tonda e di Burano con il ridotto alla Gratticciaja sal Confine, essendo tutti a levante del Poggio dell'Anscilo- mia, che è il punto più orieniale della Valle di 4/begna, non spettano a questa Rima Valle, ma sivvero alla Valle della Fiore. 76 LIVI SEVERI IVERI (CAPO)— Ved. Care-Livan:, * Timsonia cronne 2) nel Promoa- > e circa 7 miglia a Dioc, Nullius dell Abbadia delle Tre Fon: tane, Comp. di Grosseto. È una delle torri, cssiano posti arma- ti del littorale lungo la Terraferma del Granducato di Toscana. — Trovasi situa- ta sul capo seitemtriomale dal Promoalo- Tio lestè mominalo, sopra una rupe che costituisce l'estrema punta a poa.-anaestro del seno di Porto S. Stefano. — Ped. Lir ronsta Toscaso, Prospetto, a pag. 714 di resto volume. LIVIGLIANI nur Prrrnasanemo. — ed. Leviozum. ie Que Ganraenaza mella Valle so n io, — Cas. com per- sotchia (5. Giova Battista) nella Com. € antico pievanato di Piazza, N circa 4 migl. a sett. di Camporg Dioc. di Massa-Ducale, già di Luni-Sur- mana, tata, ererna, di Cane Castelavevo di Garfa- CULI in alle falde dell'A, pennino dell LI ossia dieci chio con i popoli di Cogna e di $. Ans. Masio. Le villa di Livignano era uno dei fen- gi spperteneni sino dei primi secoli dopo ai vescovi di Lecca, si quali esa i riecosfonzi dall'Imp QuonelV me- dianteva Priullegio di uf dice 14 dicembre 1s09, spedito da Faligno a Roberio vescovo di Lucca, e ripetete dall'Imp. Carlo IV, mentre trevavasi în na mel di 15 feb. braio 1355, avere di Berengario vescovo della stessa chiesa lucchese. pel dale Feo 1 quanee di Livi imcia di Garfi ui fedeli all’; . La por. di S. Giov. Bettina a Li vi nel 1832 noverava 104 abit. IVIZZANO in Valdi-Pesa. — Cos con chiesa perr. ( S. Donoto ) cui fa an- LIVO che tempo T° iaia nen di d'ario D Marano TE bn a sett-maestro di Prati; Dioc. e Comp. Risiede in una piaggia posta fra il terr. Virginio de gi scorre a lev., ed il fomo T'urbone i passa a lengo La Soda cossa tatiba rotsbita che de Sio. tespertoli guida a Moate-Lupo. — Wal. Moxrasraateti. La pare. di S. Donato a Livizzaso mel 1551 era ancora seperta da di Morzano, e contra esa sela 75 abit. mentre la cura di Sì Michele a Morcano, compresa allora nella comunità di Ses. Casciano, avera 94 sbit. — Nel 1745 le . due parrocchie riuuite noveravamo 158 anime, e nell'anno 1833 era aumentato il loro numero sino a 386 abit. Livoassso, Lirvaviato (Livurnanu), nel Chianti in Vald'Acbia. — Ces. per duto, che diede il vocabolo alla parroo- + chia di S. Aedrea @ Livornano, filiale che f' della chi chiesa plchena di 5. Giunto fn Sal Dice. di Fila Coop di Siena. Poche memorie si conoscono attinenti a questo luogo di Zivornano o Liver nano. Due sole volte mi accadde di tro varlo rammentato in due membrane .- partenute alla badia di Passignano di monaci Vallombresani, attualmente nel R. Arch. Dipl. di Fireoze, le quali ri- montano agli anni 1031 e 1358. — Que sYullima contiene l'atto di possesso re- gato in Livorsano li 26 aprile di detto anno, col quale il pievano di £. Gia. sto în Salcio, con licenza di Mainetto vescovo della chiesa fiesolana, diede l’in- vestitara ad uno dei canonici della piere medesima della rettoria della chiem di 8. Andres a Livurnano. — Ved. Sac (5 Gion Giuro 13). Sembra che a questo casale di Zirer- di Modigliana, ai quali conferme feudo fra i luoghi e casali del distretto della Castellina in Chianti, il borgo di Gene ( nome di un torrente iri- latario della Staggia), Livornano con la sua corte, Sierzi (Lnttora esisionie ) con la sua corìe ec. ec. LIVO LIVORNO ( Zisczr: Cie. talvolta Ls neo, Lisonn 4, e Lironna) — Ciità megni. fica, spaziora, altraversala da un canale savigahile, coa frequenialissinan porto è buona rada, mora sede ecorile , resi. denza di un governatore civile e militare, di tatti i consoli delle potenze amiche, di ta magistrato Je e conselare, di una camera di commercio, capoluogo di Com. e di Giur. nel Comp.Ali Pisa. è Risiede Livorno sull'esirensa lingua di terra che faceva riparo dal lato di ostro al colrasto seno del Parto pisano, fra la foce dell'Arno e le diramazioni più depresse dei Moati livornesi, nel gr. 27° 58" long. it. ci |. a ostro-lib. di Pisa; 26 da Laca nella stesa dire- zione; sa migl. a ostre di Viareggio lun- mir Îuttomie, altrettante a lib. di Pon. da Pistoja in simile di- pon. di Firenze la strada RL postale che passa per Pisa. Ogni qualvolta uno considera ciò che era Livorno innanzi il regso di Fenli- nendo I, e ciò che è divenuta reguando Lassocso Il; quamio lo storiro vaglia con- frontare Livorno del secolo XV, con: siente in un piccolo scale da pei sehimi marinari abitato, coa Livorno del secato XIX, ricco per fortaaa, per mu: ro e per lustro di abitatori , per q' e bellezza di edifizii ici e peiv: esa uaa popolazione che alls sola capitale detta Toscana può dirsi scooada, inarci rà di stepore le ciglia mel riscontsare in prova pi ne diteati frutti la tutela di uma costante libertà industriale possa divenire madre. L'elemento del commercio, che ilall' emporio di Livorno alle Toscana intiera vitalità tradfonde e vigoria, potrebbe equi- pororsi alle fanzioni del cuore in ua corpo animato, donde per due vie la circolazione si opera del sangue, quella cioù delle ar- terie che com mote talvolta memo, talvolia più accelerata, nelle parti tette del corpo lo spinge e diffonde, mentre al cuore me- desimo per la via delle vene il sangue ritorna, onde manlenere con tal mezzo nell’animale economia l'equilibrio, la sa- lute e la vita. A meglio contemplare l'isteria di Li- verno cul il suo pregremivo sviluppo eco- rea LIVO 717 nomico-materiale, dividerò il presente ar- Licolo in sette periodi, per esaminare que sto paese; 1.° sotto i Marchesi di Toscana; 2.° sotto la Repubblica di Pisa; 3. sotto il Governo di Genova; 4° sotto la Brpub- blica Fiorentina; 5.° sotto la Dinastia Me- dicea; 6° sotto i primi tre Granduchi della Casa d' Austria; 7° finalmente sotto Lao- vocso Il felicemente regnante. + Lavoazo sorro 1 Mancaes pi Toscana. gine più remota di quella che realmente gli si competa. Imperocchè resta tuttora indecisa la questione, se al suo porto piuttosto che sd un altro vetusto scalo del littorale to- É lor- pubblico impiegato in Sardegna, qual- mente un tal Lucejo doveva fra pochi giorni partire da Roma per quell’ isola e Mete imbarco nel porlo di Zabrone» quello di Pisa, qui aus Zabrone ent js conscenderet. — Che Cicerone con l'espressione, ant Pisis, intendere volesse del sno porto di mare, piuttosto che della ciltà situata dentro terra sulla confluenza impetuosa di due fiumi, non vi è d° dichiararlo. Ora se fia da spiegarsi quella frase nell’ enunciata guisa, come potremo ammneltere, che il romano oratore voles:e ill Salebrona dell'Iinerario di Antmino e della Tavola Teodosiana, situato ulle bocva della Brona, 0 Bruna, adesso foce della fiumana e porto di Castiglione della Pe. scaja.— Infatti di costà il tragitto perda Sanlegna veniva a riescire anche più di- retto, qualora Lucejo vi avesse trovato op- portuno imbarco, piuttosto che andare go miglia più lungi a eercarlo nel fre- quentato porto di Pisa. 718 LIvVO Che diremo poi del tempio eretto ia Livorno sd Ercole Labrone, a coloro, i [Panini primi , che il tempio di Ercole fu senza altro titola collocato da quel geografo, non già nella spiaggia di Livorno, ma sivvero vicino a quella dell'odierno Viareggio, cioè fra il Pro montorio di Luna e la foce dell'Arno; e diremo ai secondi, che la mansione ad Herculem segnata nell'itinerario, che va sotto nome di Antonino Augusto, era lungo la strada militare di Emilio ro tra Vada e Pisa, cioè dove furono trovati colonnini mi ed altri monumenti sufficienti a dirao- atrare, che la stazione ad Merculem do- veva essere in quella linea, e conseguen- Livorno e da Porto pisano pe- recchie migl. discosta. Fi fa chi cercò an quarto appoggio a favore del supposto Zabrone nel vocabolo di Calumbrone, col qual nome è designato lo sbocco palusire dei fossi ed altri corsi di acqua che per i ponti di Stagno e per la fetta fuori delle mura settentrio- nali di Livorno in mare si dirigono. —Ma ancora questa congeltupe di riene inferma, € priva affatto di forza, si rifletta la recente origine dell’ emissario di Ce lambrone, dove pochi gecoli addietro steva il seno del Porto pisano, in guisa che in quella poduletta e nel circostante suolo, tre in quattrocento anni fa, pene travano le ni ‘marine, cosicchè le dell'Ugione del Cigna e di totti gli alri fossi della pianura sett. oggi vanno a perdersi a queg] sboccevano non gi perda fog l'emissario di Ci + ma diretta- mente in quel seno di mare. Comunque sia di colali origini, quello che non ammette dubbiezza si è, che le prime memorie di Livornò compariscono Fitla Ano del secolo DX. Avvegnachè a quell'epoca troviamo nominata nel pi- viere di Porto pisano la chiesa di S. che ®, p cicà la prima parrocchia dei Livor- Che questa . chiesa col vicino peese giugno anno8g1, nel quale racimeotati BEdCHio SI mo LIVO quae citu esse videtur in Porto pisano; € lo confermano molti altri istrumenti ; foeteriori, confacenti a farci riconoscere vorno sino dai suoi incunabali. Con più precisione lo stesso luogo fa indicato È da altra pergamena dello stesso archivio arcivescovile, sotto l'anno 1. quando la chiesa di S. Gialia era gi iunalzata all'onorg di battesimale , aven- do per tale effetto associato al suo titolare qui del santo Precursore. La qual pieve ci e di S. Giovanni Battista non Porto pirano prope rau- presa nella giurisdizione di Porto pissno, ma si aggiunge, che facevano parte del suo pi viere varie ville soito i nomignoli di Sala, Fundo magno, Tribio, Peralda, ec. Tali documenti coincidono appunto con quando la pretende polente e quasi per difendere dalle i muovi pretendenti i beni di recente acqui- sto, solevano darsi lia alle mense vescovili, alle abezie, agli ospedali, 0 sd altri corpi moral quali corporazioni, per quanto da invasi quali col titolo di da padroni sulle pro- lla loro amministrazione affidate. quali premesse owervazioni ci pei- che dano a poco a poco a conoscere l'origine per la quale tanti luogbi di i nuovo soqui: sto, come sarebbero i i dei fiumi, i tuovi laghi o peduli, le spiagge del lib torale numentate ec, divenute per ragione di gius pubblico proprietà del principe © delle limitrofe comunità, venissero ar- bitreriamente e senza ostacolo dei vice gerenti imperiali occnpate, e quindi ai loro fedeli, 0 alle corporazioni ecclesia stiche a titolo di enfiteusi perpetua © di precaria cedute e donate. Fra i governanti della Toscana mel pri- mo secolo di T'istoria ta due matrone in Beatrice e Matikie, usa moglie, l’altra figlia del potente March. Bonifazio, Le quali feurmine in un modo Livo i assoluto per il lenge periodo di 64 pnngrrper tire provincia del- la Toscana governarono. Già all'Art. Lerronata Toscano si è ve sequisto sal mare; e l'istoris del medio evo è piena di donazioni di beni del-pa- trimonio regio, situati lungo gli alvei, e fra le foci del Serchio e dell'Armo—i starò a indagare, come du di ati origine potesse derivare l'acquisto del castello e corte di Livorno che la cceseem Matilde nel principio del secolo XII di sua libera volontà a titolo di dono asseguò all'opera del duomo di Pim, bensì dimostrerò che merchemma con simile allo non altro che i beni allodiali da ema posseduti in Lirorno, © nel suo distret- ta, deve aveva ua castello, vale a dire ua resedio dominicale con sunesta corte è macchia da pastura; non una reca , come quella che alcuai cronisti congettararono avere: la contessa fabbricata nel lnoge della Fortezza vecchia, 0 dere porro izine di Livorno, e gli articoli Biaxrina, e Conre. Rei 1103 quel esstello @ quella corte medesima di Livorno insieme con l'altra frrzione di Puppiane dalla contesa tilde furono assegnate in dote alla Pri. maziale di Pisa, affiachò il frutto di quei beni s’impiegnese in benefizio del tem- pio im costruzione. — Se non che gli am- ministratori della stema fabbrica, ra sentati da Illebrando console di Pisa, con istrumento dei g giugno 1191 (scil. pis. mille lire ed Aitone arcive- scovo di Pisa la donata ione della corte. di Livorno ecu tutti i diritti di proprietà, a ‘patto peraltro di potere den- tro un determinato tempo redimere quel poresso: ed in cato diverso di rilasciario ad Attone e agli Arciv. di lui successori nelmodo ed 1. i cessores praedicium castrum et curtem ( de Liburno) cum omni sua pertinentia per istam certelam vecvaszrazzo nomrmz, ed faciendum inde quicquià volueritis absque omni calumnia donec i mille librae vobis solutoe ab Operariiz erunt vel corum misso eic. LIVO “n9 Sa gli operi dela codesto pina _ sione del castello’ di Livorno, e se gli areivescovi di Pisa la codemero altrui ad enfilensi perpetua, 0 come allora sppel- lavasi a titolo di feudo , nom è noto, nò finora compervero scritture che lo dichia- rino. Ciò che non ammette dubbio si è, che nel 1138 la stessa ione di Li- vorno apparteneva ai figli del marchese Alberto Rufo, discendenti da una delle quattro liree di toparchi, il di cui stipite a Palazzo Infetti nello stesso anno 1138 l' imp. Corrado II, con diploma dei 19 luglio, spedite da Norinberga a favore della cat- tedrale di Pisa, dichiarò nullo il feudo di Livorno concesso irragionerolmente al merchese Guglielmo Francigena e ai di tai fratelli. i £ coloro cui importasse di conoscere chi fossero cotesti sugposti signori feu- dali del castello di Livorno, ramamenterò la lite con tento treno agitata fra Andreà Vese. di Luni e le quattro linee di mar chesi discesi dsl nominato Oberto conte del Palazzo , lite insorta a cagione di na fortilizio stato eretto da quei ber] sopra il monte Caprione ( Capo.Corvo), Nella qual cause, piatita in Lucca nel 1134 davanti a Go consoli, rap- presentava una delle quattro branche di marchesi lo stesso Guglielmo Francesco, o Francigena, figlio del march. Alberto ppre- Zxfo, eno di quelli designati da Corra- do Il'ch' erano irragienevolmente solten- ) trati nel possesso del feudo Maziidiano di w a ivorno. : È pure incerto, se gli ordini di quell'im- perante, rapporio ai feudatarii testà accen- mati, fossero eseguiti, oppure se restassero senza effeito, 0 se anche l'arcivescovo di Pise rinnovasse a favore dei marchesi me- desimi l'enfitensi del castello donato da Mazilie mella giariodizione di Livorno. ciò tuttora si tappiame altro dal di; sopra citate. be il nr. chese Guglicimo Francesco © Frencige. na aveva altri fratelli; e‘che di un Ober- to, altro figlio del rammentato marcî. 4/- berto Bufo, vi trovano memorie fra i do- cumenti pubblicati nelle Aatichità Esten- wi dal Muratori, cui pare dobbiamio la sco- perta di wa terso figlio del march, Alberto 720 LIVO Hufo, di quel marchese di Corsica. cui fu dalo il soprannome di Braftcparia:a , al Livorno. glio di questo terzo feu ‘Alberto marchese:in Corsica, } che della Corsica, il quale dopo mor- to îl palre, mentre egli abitava in Pisa preso la Porta à mare, per istrumentò pubblico dei 26 setterabre anno 1143 istil. pis.;,, cedè a titolo di pegno ai fratelli Sixmondo e Conetto, figli del fu Conetto, per mille soldi di Lucca la sua terza parte del castello e corte di Livorno cou i corsi d'acqua, selve, raccolte, albergarie, et quarcunigue mili per Feudum, vel alio modo pertinent ; dichiarando, che quel possesso gli era pervenuta titolo di feudo dall'arcivescovato di Piss. Le quale por- zione di feuilo egii consegnata con patto di prierla redimere dentro due anni me- ule la restituzione dei mille soldi di capitale, e del frufto corrispondente, a ra- gione di soldi 16 e den 8 per mese. Ora se questo possa dirsi un feudo con giurisdizione d' impero, 0 piuttosto una di quelle possessioni acquistate 0 eredi» tile con titolo che li statuti pisani. del 1161 ( Rubrica 24 ) qualificarone per Seudo, 0 come noi diremmo fidecom. ‘misso, ognuno meglio di me saprà giu- dicarlo. — Volendo poi tener dicire alle vperazioni del march. Alberto , cessio mario di una terza parte del feado Ma. i) quale în ultima analisi ri- dlucevasi a qualche podere cos macchie © parcoli fra Nénte-Nero, Limone e Sal giunti in matrimonio con una vedora lustre prosspia pisina de Yerasc- ci. Avvegnaché egli per contralto rogsie Ji 35 febbrajo 1150 nella torre di suo co- goato Ugaccione, presso la Porta S. Sal. valore altrimenti detta la Porte d'Oro, in Pisa, insieme con sua moglie doma di dagari lucchesi. (Munar. Ant. 4 meglio dimostrare di quali diritti si irsitame, e qual sorta di fendo fosse quello LIVO dti Livorno dalla cuntesa Matilda donaio alla chiesa pisana, € da questa pervenuto tclesi di Maxsa-lunense, di Cor- sica er. ec. oltre i molti documenti rip: tati dal Tai nel Tomo I dei suoi x h glichmo figlia del fu Aodres marc'i.di Mas sa-lunense, stando iv Pisa, lano peer pro- prio conto, cune per interesse del march. Alberto di lui fratello e di altri suoi con- jede a titolo di feudo, ossia di enfi- teusî perpetua, all'abate del mon. di S. Ni chele in Borgo di Pisa, che soguistara pel suo monastero, di terra eva vigna situato nei confini di-Selei. di stretto di Livorno, con obbligo di pagar toro l'annuo canoue di sei denari. Potrei rammentare una sentenza munziala in Pisa li 17 dic. 1261 contmil prenuminato Alberto figlio del fa Andres march. di Messa, con la quale soli” grivi pene gli si comandava di lasciuie in pace agenti del taonastero di S. Bernardo Croce alla foce d'Arno e di mom recar lo- ro più melestia rapporto al possesso di una Quarta le del territorio di Monte-Mas. sito, che quelle monache per legato tests. meniario dal eunie Ubaldo di Pisa ave vaso ereditato, (Anca. Dot. From. Ca se di detto Mon.) Potrei dire, che quel march. Alberto Siguore di Livorno era ridotto ia sì po- vera fortuna, che un di lui creditore, per atto pubblico dei 26 febb. 1270, rogato in Pica, cedé a terza ‘persona tulii i diritti el azioni che gli competevano per un credi- todi lire 25 geoovesi dovutegli dal march. Alberto di Massa-lunense. (Anca. car. Car- te della Primaziale di Pisa). u In una perula, da tatti i documenti co- nosciuti chiaramente risulta, che il perse di Livorno non fa mai nella condizione dei feudi di mero e misto impero; e con- segueutemente che il suo popolo noe di- venne, nè fu ia alcuna maniera vassillo dei marchesi di Toscana, nè degli arcive- scovi di Pisa, nè dei toparchi di i di ultra qualsiasi specie di Beroui. Luvoszo sorro La Rsrossica se Pm Dopo avere veduto Liverno col sue Stretto, tanto nello spirituale quanio nel LIVO temporale, far parte integrante della gie- Fistiione di Porto pitaco so8 fe d'uope domandare, da quale potestà iovrme i abitanti dipenuessero, lostochè poco dalle “epolte macerie Nat La, sorse a . e più belle e più grandioso |rorno. noe si potrebbe conoscere l’ori- uesia città senza riandare Je vi- cende istoriche del Porto pisano, di cui Livorno divenne in seguito il capoluogo. AIf anonimo autore del Breviur. Mist. * Pis. dobbiamo l'avviso , che all’imboc- catura del Porio pismno nell'anno 1157 furono comiuciate a costruirsi due i-srri, la pritaa delle quali, desominsta del Ma- gnan, restò compita nel 11%2, e la secon- da, chiamata della Formica, si terminò mell'aumo 1163. . Sono le siezse terri che rammentò il primo isterico fiorentino, all'anno 1268, allorchè disse « che il re Cesto di di ebbe Porto Pisano, eSeos disfare Le ter ri del Porto. (Ruccnnis. Marzo. Cr. @p. 189). Appella all'epoca medesima Zel 1163 la erezione di due aliri importanti edifiai mei contorni di Livorno, cioè, il Foe il pacee di Qui susseguente è di mantenersi accesa la Lee Ai Al qual cope gli fa nell'auto fissalo un congruo salerio, li e spend lerigali ed alte piùsei le di i Urimmustre per farardere i) Fanale. guado! Della determinazione di cotrire de pe vanti al Porto pimno, a Li di Pi, dea rd lie quelle di sopra rammeniale , si Lrova ricordo statuti pisani del 1984 ( Mur. 6: Lib. Non è questo ua Epesdeeli.trnter di far tesoro, uanio di troppi decamenti tai secoli XII, XIIT e XIV per dimostrare, che, se si eocettui la di Livorno, il Porte pisano a quell'epoca mom coniava aliro dote avessero re aidenza i pubblici funzionarii del Comune di Porto pisano; e che in Lirorne, a for ris ama degli statuti di Pim del 1284 (Mute. LIVO TA 85 del lib, I):nviavasi il enpiteno, csia giundiconta del Porto pimno del snodi stretto. i to di popolare il paese cdi immane i presero Porto medesimo, cue i Piseni pride à Si anni futuri si oo cati con le loro cose e famiglie ad abitare « fissare il loro domicilio in Livorno, in- torno al porto 0 nella comunità . Olire di ciò il potestà ed il capitano del popole pi- sano si obbligava di proporre al cossiglio degli anziani Îa prov visione di circondare la terra di Livorno di buone e convenienti Inura; ed in casoefferma ‘delibere. re su qual disegno e maniera si quelle castruires (Staror. Pr. Cover. Cod. nella Bibl. dell'Univers. Lib. I. Rubr..85). Melli stateti pisani del 1161 in wn'ag- Ginata pasteriore alla rubrica 54 trat: ‘vedimenti da prendersi, onde fa- tare il commercio la navigazione [ra ico porto di Livornee Pisa; avvegne si trova la deliberazione, che in- Ailigentemeni le dai periti : se fosse stato cotesti provvedi mu a perire difendere e tar proeperare encazione dedite | mancassero della Forni lì ammalisti ita pome È quat see gli main che erano è quer poppa ripetendo dagli pile: to e quelle recarono a Genova Feo. ( Casran. danel. Genuens.) af Il cronista Giov. Villani accrebbe fino An cinque il numero delle torri siale in quell'occasione rovesciate in mare fa le ft LIVO fu dificile si fesousciti di Pisa l'entrarvi nel 1326, ed ai Florentiai l'imposessar- seue nel 1364, anendo tulto d via, e solo poterensi salvare gli abitanti che in tempo sulle barche cercarono scam- po a sò e sile loro cose. (Marrzo Viucani Cron. Lib. XI e. go). — Tali riflessi fanno dubitare, che non sole mon avesse effetio at- il progetto registrato nel primo libro de- meute che la Rep. di Pisa obbligata da tanti disusiri = cercare pece, finalmente a dure condizioni l'ottenne nell'agosto del 1299. In conseguenza della quale i Pisaui procaratono tosto di risarcire | re- centi danni che alle torri del loro porto ed a Livorno i suoi nemici avevano recato. Le prime operazioni farono la costru- zione di una nuova e più solida torre del Fanale, non già nel banco della Meloria, ma nella secca a levante di Livorno, dove sino dal 1163 era stata eretta quella che cura del priore dei frati Agostigiani 282 dai consoli di mare venne data, torre stata in descritta dal Petrarca nel sno Itinerario Sirisco con il distintivo del vicino Livorno, et fere contiguum Liburnum ubi prasealida tur- ris est, cujus in vertice per no famma marigantibus tuti littoris signum pracbet. In quanto poi alleescavazioni da farsi nel Porto pisano, nulla si parla di lavori di pontoni atti a (ar concepire l'impedito ingresso di quel porto, bensi la repub- Blica di Pisa fece murare intorno alla tor- ed inoltre diede ordine che si gettanero in mere altre scogliere a difem della stessa torre, e che si rimettessero le catene con i consueti pancacci fra le due torri poste davanti alla hocca del Porto pisano, a se- conda di quanto trovasi pelli sta- tuti di Pisa dell'anno 1305, alla Rubr. 33. Frattanto che si provvedeva a ristabi- lire e assicurare l' ingresso del Porto pi- sano, il paese di Livorno, dovendo prestar fede a un cronisia coevo, era rimasto a gui- sa di villaggio privo di mera, e solamente fn qualche perie sieccato. Dondechè nen Gli statuti pisani del 1384, relati vamente al circondare di mora il borgo di Livor- no, ma dano motivo di credere, che nom vi fosse tampoce slcuna sorta di rocca, nel laogo dove fa eretta nel principio del secolo XV quella che più tardi fu ingraa- dita (la Fortessa vecchia ) all’ ingresso del porto che attualmente serve di darsena. Il disastro testè accennato fa precedato da un aliro assalto marittime che al Porto Il ammi» frone, e rotte in più pezzi farono raglio Perino Grimaldi inviate a Firenze, dove vennero appese come monumento di gloria sile colonne di porfido davanti al tempio di S. Giovendi, al palazzo della Signoria, a quello del Poiestà, e sile della città. (| . Vuzan. Cronic.Lib. XL cap. 30) Contattociò Livorno, ed il vicino suo porto lormarono ad essere dal governo di Pisa riperati ; talchè il Pont. Urbano V nel suo io da Avignone a Roma, servito da $ galere de’ Fiorentini, potò ap- prodare în quello scalo, deve i Pini avo- vano to quartieri per riceverio de- Guamente; e se quel gerarea, pel deside- rio di tosto continuare il suo viaggio me- rittimo, non discese a terra, peraltro vi approdò nel 1376 il di lui successore Gre- gorio XI, il quale fu accolto e per 10 gior- ni con grande onore dai Pisasì tratienato in Livorno; argomento confacente a far ennoscere qual fosse a quella età il capo luogo del contiguo emporio di Pise. Era in tale stato Livorno, allorquando Iscopo d' Appiano (anno 1392), tracidea- do Pietro Gambscorti suo signore, 1° im- padreniva di Pim e del suo territorio, Spronzie a tanta perfidia da Gian Galeazzo LIVO duca di Milano, cui poce o punto costava il dere opera ad un delitto, e molto meno il consigliario. In conseguenza di che nou selo Livorno col suo porto, ma tutta la Marerama toscana (avendo già ligii i ca, quando giunse a vviso del- la di lui accaduta morte O 1493), sicchè il laccio si ruppe e il colosso poli. {ico della biscia milanese per un momento andò in Per disposizione dell'estin- to duca, Pisa col suo distretto toccò in signoria x Gabbriello Mariasfiglio natu rale di Gian Galeazzo; nè molto tempo corse senza che si tenessero pratiche coi Genovesi, per di cui consiglio il nuovo signore "di Pisa e di Livorno pose sotto la protezione del re di Francia e del ma- resciallo Baccicaldo suo luogotenente în Genova, il quale di pritsa giunta occupò militarmente il Porto pisano e Livorno. Levonno sorro tr Govazzo »1 Gruova. Non era corso un anno dal trattato di protezione implorato da Gabbriello Ma- ria, quando egli stesso firmava iu Li- vorno (27 agosto 1405) la vendita di Pi sa e di tatto il distretto ai con giurisdizione di mero e misto impe: rro, eccettuato Livorno e Porto pisano, nel- l'atto istesso che consegnava questi due luoghi alla custodia e tutela dei Genovesi e del loro governatore Buccica/do. Costui nel giorno appresso, in Livorno medesimo, ratificò il trattato a nome del re di Fran. cia come signore di Genova, e ciò nel tem- po stesso che il luogotenente regio rila. sciava ai Fiorentini l’uso e e rendite del Porto pisano e di Livorno; promettendo che i Genovesi vrebhero in alcun tempo imposto dazii, gahelle, i gravii alle persone e mercanzie mare quanto di terra, sicchè fosse in fa- coltà renze, a condizione però che gli abitanti di Livorno non gravarsi di più di quelloche lo erano stati anteriormente io del Visconti. obbligava di pagare ogu'anno 631 fiori: « ero alle truppe Genovesi che presidia- Se- questo trattato rammentare la LIVO 725 vano il Porto pisano, Livorno ed i suoi fortilizii.* Uns circostariza debbo fare avvertire ai miei lettori, quella cioè di sentire in prima tol- ta, se noa m'inganno, i fortilizii in Li- vorno, dove pare che già fossero a quella età, o almeno, che sino d'allora vi si co- minciassero ad innalzare. Infatti l'iscrizione superstite nella cap- pella del mastio della Fortezza vecchie alla bocca del porto di Livorno, risale all'anno 1405, epoca in cui fu posta con l’arme del Buccicaldo quella memoria da Guglielmo Angiola primo castellano. Mentre i Genovesi con il loro gover- natore francese Buccicaldo rilasciavano chiamano all'anno 1407. Fra gli ordì di quel vicerè merita di esserne rammen- tato uno del di 31 aprile dello stesso anno 1409, mercè cui Buccicaldo assolvé lutti gli abitanti di Livorno dai deli! travvenzione e ribellione che avessero commesso nei tempi passati. Col secondo aito governativo, dato in Genova il «hi 15 del mese ed sono medesimo, Bucrical- do senza rispetto al io padi pure si Genovesi, aperamentes'iniitolo Signore della terra di Livorno, e fu, dic quell’atto, per mostrarsi benevolo vers» quel popolo, che esentò gli abitanti di ivorno e del suo distretto da tutti i dazii e gabelle. Questo stato di subdominio e di feuda- lità dei Livornesi uo maresciallo di Francia ebbe però stochè con atto pubblico dei 3 sett., nell’ i annoistesso 1407, Buccicaldo vendè si Gr- movesi la Terra e territorio di Livorno per a6o00 ducati d'ora. Finalmente con altro istramento, rogato in Savona li 16 ottobre 1407, il maresciallo medesimo, non più come Signore di Livorno, ma in qua- di luegolenente e governatore di Ge- Livorno e suo distretto, appartenuligli 724 Livo ome private signore, li aveva trasferiti e celuti al re di Francia ed alla Rep. di Genota , in nome delle quali poienze era stato invisio come plenipotenziario Gio- vanni Oltremare per ricevere dai Livon mesi il dovato giuramento di faleltà. — Quindi la comunità di Livorno ottenne dal senato di Genoa (dic. 1407 ) la con. dell'anteredente si Un atto di sapremazia del capitano re sidente in Livorno pel Comune di Genova conservasi tra le membrane dell'archivio Roncioni di Pisa. È un istrumento rela. tivo all'elezione del pievano di S. Giulia di Livorno fatta li a uov. 1411 în Livon no distretto di Genova, nel coro della chie- sa di S. Maria dal capitano per il Comu- ne dì Genova unitamente vene agli uomini del. leche in questo frattempo qual- he altra innovazione accadesse Fapporio al presidio delle torri del Porto pisano, tostochè queste passarono sotto la custodia immediata del governo fiorentino. Quia- di è che insorsero verlenze fra i due sta- ti, per terminare le quali furono dalla Rep. fior. nel sett. del 1408 a Livorno in Viati due cittadini di quelli della dalia dei Dieci di Pi Niccolè di Do- Non sembra però che tali differenze venis sero appianaie se non mediante un trat-- tato di pace che si concluse im Lucca li 27 aprile del 1413. In tale occasione furono determinati i confini della giuri; territoriale di Livorno e del Porto pisano dentro i seguenti termini, cioè; da un lato fo Stagno fino al mare: dullensuso tato i Monti livornesi sino Ito Chioma; dal terzo lato la linea ei mare, € dal quarto lato le terre che del luogo Chioma scquapendono verso i mari di Monte Massimo, e in parte nelle terre del romitorio di $. Maria della Sembura fino alla chiesa di S. Zucia del Aoeate, e di la proseguendo sino al luoge chiamato Acquavivà. Cotesto spazio territoriale fu dichiarato appartenere di’ piemo diritto ai governo di Genova. Nel .° articolo fu stabilito, che il restante del territorio LIVO vormo, dovesse rimanere di pieno dirit- to al Comune di Firenze. Nel 3.° art. fa Bastia e sl lido del mare lungo le torri del Porto, le quali si dichiararono dipen- denti dal Comune di Firenze, mentre il Porto pisano restava ai Genovesi in quel modo che era stato convenuto nel 1405 rifabbricare la Tre rossa di Porto pi- sano, stata rovinata dai Genovesi sine dal 1360. ‘5° Cha il Comune di Firenze per lo spazio di So suni non potesse im- Porre, nè riscaotere, siccome gli era siàte accordato nel 1405, gabelle o aliro dazie no; guod ipse portus parvas noti T' dice del farterdpepniva o usque aftarrim Fanalis, quae dicitur la Lanterna inclusive , et non ultra. 6.° Che fosse ia facoltà dei Genovesi, e non di ab tri, d'imporre tali gravezze ai Livoremi ca coloro che vi abitassero, eccettazii Fiorentini e i loro distrettuali. 7.9 Comune di Firenze potesse imporre g «bel le, e diritti di ancoraggio nel Porto ) pisa- no, tantoagli uomini come ai a. le mercanzie, eccettuate lle i vesiedei loro sudditi; asia di Firenze dovesse pagare a quello di Ge nova sano cento fioriai d'oro perl mentenimento del lame nella torre del Fasale di Porto pisano, volgarmente chia- mata la Zasterna, per provvisione del custode ed altro . 9.° Che dentre sa mese dopo la ratifica della pace i Fiorentini dovessero abl:attere le fortificazioni state da questi erette alla Bastia nel Porto pi- sano, coll’obbligo di riempire il fesso, vallo, e disfare lo steccato in guisa da non restarvi più idea di fortilizio, ma di po- ter lasciare la fabbrica del casone ad uso di magazzino; ben inteso che il dominio diretto del suolo e dell’ailifizio restasse al Tali fereno le principali condizioni di quel trattato, per efieito del quale la sio ria vide il Lizzarro fenomeno di dee ns x in questione, situnto a settentrione di Li- ici LIVO mente le pesprie forse csì promiscuzio fussesso di un poesa, deve cimsuna delle eserciliva una somi-pedro- sia dell'altra Dondechè i Fiorentini, dopo aequistata a ciuà di Pia, come di loro Jeprictà il Porto pueno e Livorno, di ma- amisto petetano selfrire che domiuase propria una nazione mala in mare, fante : zio È dell'Europa. Quiodi è che sl di vistose somune si Genovesi per la compra iverno. — Venne finalmente il tempo del bisegua,allorquindo il doge di Genova Tommaso ,, 001 preiesio della ne- cessità che si aveva di denare,ad oggetto di vuedersi contro gli esorciti, dal duca di ilamo inviati ai donni della propria pe- Aria, propose a quegli antiani di vend a coro prezzo Liver si Comune dl vense. Furono doyeva fare a di Genova di fiorini eocusione per casiela delle i Genovesi fu- rome obbligati a far constare legiitima- mente dell prossdentemente da eni pigiare del suo terri. torio, conforme dai documenti LiIvVO mei Allora por la secunda volta il territorio comunilalivo di Livorno fu determinato dai seguenti confini, da un lato, » principiare dalle Stagno per le così dette mura di 5. Silvestro e di la fino sl mare; dall'altro late dal luogo, o torr. chismato la Chioma; dal terzo leto dal mare; e finalmente dal querio lato sino alle Serre )i @ di li per le Serre verse sett. sino a Monie ‘tequapendono di Massimo, ed in parte ca i beni dell’ere- mo di S. Maria della Sembuca fino alla chiesa di S. Lucia del Monte, ec. proprie acoraggi dei loro legni, in crnferma di quanto ad eni fe concesso da Pietro Gambacorii quando era cipilano del di Piso. In seguito di tutto ciò, sotto li 30 giu- quo dello stesso anco, fu preso possesso a nome della Rep. fiorentina della terra, Surtificazioni e terri! Livor. all'universita medesima, farono concesse alcune capitolazioni in vigore delle quali venne per va irieanio accordato agli abi- tanti di Livorno l'esenzione da ogni dazio € gabella, occeltuate soltanto quelle delle porte; e nel tempo stesso si dichiarò che il loro territorio, perio e luoghi annessi fa- cessero perte integranie del coutado, e non giù del distretto fiorentino. Dondeché per tale alto, mom dovendo Livorno e il sue distretto considerarsi come pese di con- mi fiorentini a prete renza dei paesi distrettoali.— Ped. l'Art. Frazse, Compartimento, Vol. Il pug. 280. » (Ancn. nesta Ruroamav. ne Frasxse ). Livenso cervo La Rercasuca rionuntina. Quasichè il popolo fiurentino ose pre- sago di ciò che era per diventare Livorno setto i di lui reggitori, sì rallegrò somma- i mente di un nequisto da lauto tempo de- ciderato, perendo che pure uns volta i suoi negozianti, sparsi per Lutic le piazze Europe, di comunescio potessero vol. gi LIVO il loro anisto con fiducia alia navi- quiete per tal guisa emancipandosi dei vesi o dai Veneziani, E Tungo ereno stati ligii dei tene spo se nigi di È crescere, le forze pubbliche com le for- tane private. Qeladi Nicestò da Uzzano, essendo stato nel 1439 inviato ambasciatore al duce di Milano, come a colui che rimproverara i Fiorentini di avere scquisiio Livorno a un prezzo molto maggiere illo che valeva, seppe rispondergli n he La soa patria comperando Livorno erasi da mol Lnirint liberata, e per conseguente acqui. statone comodità grandissima per le pro- prio merci e per i nazionali trafichi, onde Fiorentini stimavano averne avuta buo- ma derrata, e tenevano quel molto più cero che non gli costò; nà chicchessia poteva di ciò sdomtarsi, avendo la Signo- ria di Firenze compro da chi poteva ven- furono dere quello che era già della giurisdizione di Pisa ». me Frazrea, Amin. Istor, fior. XVII) Coa quest'animo il governo della Rep. innanzi che terminase l’anno 1421,aven- bricesero dentro un'anno due ga- lere groue da mercanzie, e sei altre delle sottili per guardia e difesa del commer. cio marittimo, con facoltà ai consoli me- desîmi di destinare il luogo, o darsena da tenervi quelle galere e alici navigli a sver- no; quindi affidò agli stessi consoli la cura di di Hilsbbricare 1 marmorea 7or- re rosse, la quale fu-appellata Torre nuo- ve, conosciuta odieruamente soito il vo- cabolo del Merz00ce stante l'emblema del leone che fu mese per ventarola. Noa era ancora l’aono 1422 metà del suo corso, qufindo fi amenale di Livorno la prima galera ar- aggio di Ales. in tale circo. perla città di Firenze, & favorire la repubblica nelle cose di ma- re, com' era stato a lei favorevole in quelle di terra. Frattanto la Signoria, dopo avere nominato capitano della prima galera Za- per esercitarvisi in qualità di ufialali, in- LIVO viò consoli e.ambaseiadori @ moll' Africa con letiere patata Gran Mastro dell'Ordine gerosolimitano » Rodi, al signore di Atene e Corinto, al tiranno di Cefalonia, e al Soldano di Egit- to per aver da ciascano di quei principi salvocondotto perpetuo e piemissima si- curtà di ‘navigare, di stare, di traficare € mercanteggiare nei loro stati alla pari, se noa a preferenza, delle nazioni cristi». Corinto ed in Egiite, dice che i Se stitnarono esser cosa necessaria imdassero ambascia- dori al Pi di Babilonia coa ricchi presenti, avendo prima ridotto il al peso di quello di Fencsia; il guale fa chiamato. largo di galea. L'autore stesso aggiungeva che, gli ambasciatori ‘erlo Federighi e Felice Brae- casci, ai quali fu data potestà di fermer ‘convenzioni col Soldano guanto più benefizio della Repabblica fosse possibile. Cotesta notizia ci richiama per avven- tara ad una riformagione della Signori solto dì 6 maggio 1423, dal Vettori nel suo Sigillo d'oro a pag. 300 riportata; con la quale si avvisavano i consoli di mare, che i fiorini da coniarsi di nuovo dove. vano essere della consueta bontà, ma au- mentati di peso in guisa che g6 fioriai di sigillo vecchio dovessero sccrescersi della valuta di due quinti di fiorino ia oro. Fra le istruzioni date agli ambescis- dori, e le domande da farsi per utile del commercio dei Fiorentini al Soldamo di Egitto, eravi nei precisi termini la se quente: « che la moneia nostra d'ore e d'argento vi si spenda (in Egitto) e corra e sia ricevuta come gualungue altra, e mas- sime il fiorino nostro come il ducato vi- rigiano; essendo buono e micsioaz na ri- nizza D'oso, e di pero come quello mo strando ca nòù ron assottigliate quanto è possibi di farne la prova con mettere al fuoco e fondere i ‘brini © i ducati. E ingegno- i di avere notizia e dimestichezza com chi di ciò s' intenda. E questo è di =e gior im nza d'ogni altra com che biate a fare, e domnaderete che se ne fac- cia sperienza, mostrando,cua ru nesro rio- LIvO RASO MAI RON Pascionò DI vimzza, € che in molte parti è cognosciato di finezza e vietà come il ducata, e più... E ancora dello mostrate, ma insistete in sall'oro. E se per questo abbi fare alcuna spesa, eseguite ito di ciò siete informati dai consoli di mare, ec. » Del resto chi avesse bramosia di leg- gere quella informazione la troverà per intiero , ad eccezione di varianti, riportata nel codice Ji Gentium di Leibaitz Parte II, dal quale la trascrise fl Pagnioi sel T.II della sua opera della Decima, insieme con il ra fatto li 29 febb. 1493 (stile comune) alla Signo. ria dagli arabasciatori reduci dall'Egitto, Fraitanto che il 1 governo di. Firenze con ogni sua ra a rendere sem- più rido il prese alle sse cure si Li sia con l'ampliare l'autorità ai consoli di mare, ed scorescere loro baliz, sia con accordar privilegi e sgravare da eabelle per introdurre nel territorio della 1° repabblica nuovi artigiani, nuove arti tture; frattanto che si deve prie cipio 'irenze nl ricco mestiere filato, il quale ben presto ci periò a tale perfezione, che non vi fe a quel vempo lore in altro luoge del mondo, Matte l'arte deli seta nen lavorò mai tanti drappi quanto allora, nè mai si fe- cero i più ricchi beeocati d'ero nè stoffe di maggior pregi; nel tempo che si con- tavano fra i soli cambisti di Mercato nuo. vo due milioni.di fiorini d'oro in oro; mentre che in ogni genere di arti libera- li, di economia pubblica © privata sor. gevao in F r-oze vomini di genio, e cittadini ner prudenza e per senno vene- randi ; nel le. nochesi spenderano gros- se somme di danaro per costruire galere, che si ivano per ogni perle consoli e ambasciatori ondeappianare la via ai mer- mandor canti fiorenti vere per quanto era possibile ogn’impac- cio al commercio; allora quando si co- minciava a circondare Livorno delle sue prime mura merlate, e ce Firenze mi Tava con ogni sua possa to di venire un giornoa Fresleggibre con Gino. va e Venezia, nella speranza di diventare l'Inghilterra del medio evo; ecco che il duca Francesco Maria Visconti, educato alla torbida politica paterna, ora coperto, ora manifesto, ma sempre nemico impla- LIVO 297 cabile della repubblica fiorentina, Settato che fa sd Impadronini di Gensre, in messo alla pace poco innanzi da esso iarata, diede tosto oseasione si Fioren- tini di terbareela loro, mettendo a sog- quadro tutta l' Italia. Uno dei primi possi del doca mila nese alle ili contro il governo di Fi- renze fu quello di far catturare dai legni una nave mercantile di Luca merci in Porto-Fino. Invano la Signoria di Firenze inviò iale ambesciadore al Senato di coa pressani l'arresto fatto della nave e delle mercan- zie contro ogni diritto e ragione; ii invano per due volte si mandarono ambasciate d’illostri cittadini a Milano, prime, nel. inno del 1432, Mess. Nello di Giulia no Martini dottore. di legge con Averar- do de’Medici, e quindi nel settembre del 1433 lo stesto Nello con Barto- lommeo di Niccolò Valori, ingiungendo si medesimi l'obbligo di far conoscere e quel daca la mes malafede i veci artifizi Fi € tutte le cause esporgli, per le q popolo fiorentino era costretto a prepe- rarsì alla guerra, seppu: Signoria non provvedera con sollecita riparazione @ con effetto, seciocchè prima di tutto (per giovarmi giovani dle parole originali ) Jaco mostri panni indebitamente, bet mostro Porto pisano non sia’ molestato dai Genovesi, hi de altri soi sudditi, ma ci siano obeervati i i abbiamo coi Genocesi de lui come Signore di Genova, piane senago pie Et ancora do- maziale (iicera l'istruzione) il selvo- poter navigare, come ferse mess. pateng ded degli Strosai purdatAriad del marchese Niccolò d' Este, et ancore mese. Franchino nella prima ambasciate. tace. nerza Rivonmao, si Fia. — Aura. ve fr Li. XVII) varie am- Me Ni hate si risolvettero alla guerra, eleggendo Carlo Malatesta în lo- ro capitano, e chiamando molti altri prodi ufiziali nel loro esercito. Quindi la Signo- gia strinse lega con Alfonso re d'Aragona, br] LIVO al quale avera promesto 1500 fanti per susalire Genova com la ma armata nanne e strapperla dalle mani del Viscnati. Frattanto Alfonso indurestosi a Napo li e approdato a Livorné, von trovando pronti i 1500 soklati fiorentini, senza ja- dugio volle proseguire il suo viaggio per la Spagna Nella compra di Livorno del 1491 era pér aliro coru una condizione onerosissi- ana c di gran denno al commercio nazio come quella di obbligare i Fioren- tostochè volessero navigare nelle par- posente per l'Olanda, le Fiandre e T'Inghitterra con punai, lanc, o altre mer- canzie per condurle in Genova 0 nella sua riviera, e da Genova a Talamone, a do- verle caricare sopra navi de’ Genovesi con re le gabelle conforme erano tenuti mei tempi irasconi. Da colesta condizione umilizate il Co- mune di Fireme, dopo spesi in tre sani di guerra due milioni € mezzo di fiorini d'oro, cercò di liberarsi mediante il trat. tato stipulato in Venezia l'ultimo giorno dell’anno 1426; nel quale per la modis- zione del pontefice Martino V restò com- li Milano, come si- iberare i Fioren- tini da qualsiasi cbbliro di far condurre le lore merci dai porti dell’ Inghilterra e delle Fiandre sni legni dei Genovesi. co- une pure da ogni pene nella quale fe femero pori Visconti Pertioso ci la pace continuare la guerra ; sioche i dovettero ritornare in lizza e spendere mn altro milione di secchini innanzi di ini ridurre il daca di Miteno a chiedere quel. la pace, che finalmente restò fimala e conclusa in lerrara li 18 aprile dell'in ne 1438. Ciò nen ostante i Genovesi non dosi- sterono dille rappresagliedi nere, te quati solamente nel 1439 so«pesero per via di tregua, ricevendone il contraccambio per decreto della Signoria di Firenze. n questo mentire mei cantieri di Li vorno e di Pisa si costruivano galere gros- Le ds mercatura © galere sottili de guar: dia, con l'ordine si consoli di mare di fabbricerne ana ogni sei mesi. ssegnando psi puigiito l'anno de' deneri destinati allo siodio pieme. Infoti due LIvVO galere cariche di merci perti perio di Livorno nel di di febbrajo del 149, e due altre si primi di settembre dello stesso enno, la via di po nente per l'Inghilterra e per le Fiandre, monire diverse galere ci noleggivano dai mercanti forenlini pet dirigersi in Ro- mania, nel mare Jonio e nell Arcipelago con la mira di fare il commercio diretta mente sopra i propri proprii navigli, e nen pron- legge dalle potenze marittime del fartela R A Nè a questi soli si limitarono iprerve- dimenti della Repubblica, avvegnachè, ad oggetto di far prosperare il traffico, ri- chiamare a Livorno mercanti e nesicurare il passaggio alte loro merci, i comseli di mare elibero ordine dalia Signoria di sc- comodare fuste e gilere della Re; ai negozianti fiorentini. Delle quali ga- Vere nel 1429 ne fu dala una per cinque anni senza spess a Domenico Dolfai mer- ennie fiorentina, acciocchè facesse î1 viag gio di Ragusi almeno due volle l'anno, ou l'obbligo di tornare col muovo carico a Livorno. Le merci che portava iu Le vante consistevano in un migliajo di re 2 di penni di lana Frmacesca € ira, per la maggior parie fabbricati in Fireme, riportandose di là in combio argento, or, cera, pellemi ed altre mer pri fare i Hererntia nell'isola di Majerca, ec. (Pa- «mar, Bella Decimo T. Il). Nei tempo che ri bene cammina vano le faccearte commerciali, sopraggiansbe des- iarle ta guerra di Luoca ed wa allm più (ntale nemico, la pestilenza del 1430, quella che sumunse di forse e di denari la do, licarono , che in vista dei dimineiti abitanti venisse tidotlo a 100, invece di 150 siaja, il sale, che erano ehbligati a levare in ciaicun snno. Tale domanda, essendo siate accor- dala, ci dè chiaramente a comescere che la popolazione di Livorno a quell'epo- ca nen poleva essere molto maggiore di foo pense, ogniqualvolta conto staja di sele corrispondesano 2° Seco libbre, LIVO vale a dire ro libbre por individuo di consumo. Nè tampoco i Genovesi tennero Fa mo l'accordo delle poichico per proprio sata. in carri spinti dal Viscenti loro padrone, essi aje- tavano questo contr i Veneziani, mentre ni Lucchesi fornivano sussidii contro i Fiorentini. Si vendicerono i re i Ve meziani 'ioremtini, tostochè, nell'agosto del 1431, l'ammiraglio veneto Pietro Lo- redano alla testa di sedici palere di sua mazione giunto in Livorno, ed unitosi quivi ad upa flot fiorentina gover. mata da Paolo Rucellaj, si diresse verso Genuva » combaltere la fiotta dei ne. composta di ae galere e di una grossa capitanate da Francesco Spi- mela. incontraronsi le due armate nella riviera di Levante presso Perto-fiao, c senza l'una schivar l'altra, si eccommiroao mecce, {HEJIH i LiLiE E | frutto di questa giornata navale po- teva euer maggiore se l'armata vittoriosa avese preso immedistamente la via di Genova, onde ne fu biesimato il veneto primarie Big nprpndietrivta LIVO 729 SETE LITI pelato Rito, bee: na ino, ban Bata ponti a Venezia per + trofeo ed onere di quella repubblica fome Può dirsi questa la prima imprese ne- vole, nella quale prendessero una parte attiva capitsni fiorentini coa legni e ma- rinari livornesi. Fu poi pietosa ed onorevole la spedi- sione fatta nel 1434 d'ordice del Comu- ne di Firenze di due galere a Civitavee- chia per liberare Eugenio IV dai Bomani temuio quasi prigiene, sicchè non senza pe- ricolo salvatesi il Post. per il Tevere sulla quicezia della Repubblica , il di 10 di giugno srrivò a salvamento a Livorno. La qual cos fa repatate in Firenze » fo- hic augurio, per emersi in quel merlesi giorno serrato l'occhio della famera pie di dla di Filippo Brunelleschi. puliado n avvicinani più dappresso all non (reviamo ia Fagiolo pula toa iteeno che munzii una-qualche sorte di prosperità, forse a eigioni dell’interrotto commercio, € delle guerre lestè accennate, e forse an- che del crescente impaludameni com tiguo seno del Porto pisano, sicchè gli abi- tenti, per la cattiva disposizione dell'aria che quivi già de molli anni si manife slava, più presto mancavano, o infermi vivevano da mom potersi che malamente indestriare. Arroge a taltociò la guerra colinata che A Honso di Aragona mosse per mare € per terra alla Rep. fiorentina, e la vittoria nevale dagli Aragonesi fra Porto Baratto € la Torre di S. Vincenzio riportata (lu- glio 1448 ); dopo la quale ai Fiorentini mancò la speranza di acquistare impero nel mare, e al porto di Livorae, pe- rità e concorso. In tanti infortunii i Livornesi, all'eccasione di cadessero richiedere la triennale conferma dei pri- vilegii, nell'aprile del 14j9 domendavano di emere esonerati non selo dalle solita eunea tassa di 650 fiorini, ma ancora del debile arretrato, per la ragione, di- cerano csi, che il‘puese era molto dimi- maito di abitanti e di sostanze, messima- mento a cogione della guerra del re d'Are- ques, nella quale guerra Livorno aveva devato sostenere delle spese straondina- rie. Dondechè lo Signoria di Firenee, 750 Livo 0a deliberazione vinta li »8 aprile del 1449, nel tempo che sssolvè il Comune «di Livorno da ogni suo debito arretrato, «ordinò la conferma di tulle l'esenzioni precedentemente concesse, e lo asolvà dall'annua tassa per le gabolle del vino e del macello, salvo quella di dover pren- dere ceuto staja di sale e pagare in due rate lire 406 del suo valore. Questi stessi privilegi furono molle altre volte dal- Repubb! ica confermati con eriori provvisioni. (Tancrom, Fiaggi T. Il). Nè minore fu la cura, che ehbe la Rep. fior. di fortificare Livorno, e fornire nel tempo stesso mezzi di lavoro alla classe minuta del popolo, mentre la Signoria, nel 1458, diede ordine ai consoli dell'arte di Firenze, come quella che pertecipora dei vantaggi mercio con l'estero, di somministrare ai consoli di mare fiorini 4000 l'anno, fin» chè fossero erogati nelle fortifica melle mura castellane, che costruì lorno al primo cerchio di Livorno. ( Pa- 9 favore dei Li- beni posti nel territorio livornese, non ‘ostanie che gli atti si rogassero fuori della stessa sua giurisdizione. ( Ancu. pecte Ri roswso. pi Fia.) Tali concessioni erano altresì potente. mente reclamate dalle turbolenze del Le. vante per le conquiste del Tarco, sicchè la Rep. fior. fu costretta a sospendere leg spedizioni delle galere per le parti di Romania, ed a il traffico del Mar- nero sebbene nel 1460 le galenzze livor nesi, ov'erano sopra tre il i Fratceso» Vettori, Agosti € Bernardo Corbinelli cariche di drappi e broccati, di panni, di olj e saponi, ap- pena arrivate a Cost: li fossero sta- te da Maometto benignamente accolie. Decima, libro re ai Livornesi le consuete esenzioni, vi aggiunse quella delle gabelle delle porte per quei generi e merci che vi 1° introducessero per eso unicamente delle LIVO proprie famiglie, ( Amos. cre. — Tauerm. Pieggi T.M). In questo suddetto anno 1477 furono avprovati dal governo di Firenze li sta unicipali, in conseguenza dei queli ili ornesi non polerano essere conve 1] tribunale della Mercanzia di Fi renze, nè altrove. , Qualora peraltro si trattava di una soe- ma maggiore di scadi 500, era facoltà di appellare al tribunale dei consoli di mere, salto per quelle cause che involtenere articoli di ragione, per i quali l'appello era comune lanto ai consoli predeiti, co- me alla Ruota. U altra rubrica di quello statuto tende za, in coi era Li per Li « vi guadagni, si provvede che, per l'ar- ire le barche e i navigli di Livorso « sieno i « te le navi, e galeszie e altri navigli di « mercanzie ec. » La guerra riaccesa coi Genovesi Pietrasanta e di Sarzana, a soldare alcuni sbili capi galere, una parle delle quali capitanate dal francese ammiraglio Ricca sens nel novembre del 1484 escì dal porto di Livorno dirigendosi verso Genova, moto gli ordini di Niccolò Martelli, com- missario deli armata a tal uopo dalla Si- gmoria coo ampia autorità destinato. Ma, o perchè i Genovesi avessero maggiori fer ali, 0 perché il francese ammire resa di molto pericolo, pi verso donde era altre sei: 41 re l'atteso capitano Villama- fu risoluto che l'armata di genti e tutte le cose necessarie fornita, senza altra tardanza si levasse da Livorne, sic come esegaì nella notte di Natale, e si av- vinse alla volta di Genova; lo che acced- (Benzoerro Dar Cromic.— Pacamm, Della de dall’exloge Gio. Bal gos0, e della comparsa dava no di quella nemica. Per la qual com invece di assalire, fu gioco forza pre sare a difendersi dai Genovesi, i quali LIVO Beatarono per mezzo di wn punione di battere e conquistare la Torre nuova da- al Porto pisano, sebbene i Fioreu- i provvedessero sl ripuro col postare di contro altro pontone a sus difesa. Del resto noa vi era luogo da temere di perdere Livorno, essendo state falle ga- gliarde provrisioni e trovaadovisi molte genti d'arme comandate dal conte di Pi- Liglianoe da Ranuosio Farnese. Alle quali cose si' aggiunse il ritorno della gallo-Goreutina che costrinse i nemici a a levarsi frettolosamente di là, e con gran disordine darsi alla faga. Quattro anni doro, nell'apriledel 1489, Livorno festeggiò lo sbarco d'Isabella d'A- ragona figlia di Alfonso duca di Calabria, mentre andava a marito al duca di Mila. no. In tale occasione la Signorìa di Fi- i tre ambasdiadori a riceverla ed onorarla; ma questi restarono di gran lunga soperchiati dalla maguificenza di Piero de’ Medici, venuto a Livorno ordine di Lorenzo suo padre ad oggetto di farla sua corte con a pomposo sfoggio alla principessa Fa duci quel Piero de Medici, il qua de nel 1494 a Guisa di assolato sovrano senza auloriszazione del suo guverno, pena arrivato coni seo esercito Carlo VIII in Lunigiana, di proprio arbitrio, e te- mersriamente, fidandosi al debole pegno di ua foglio firmato da quel re, Irascorse a consegnare alle tru) francesi le for. rzanello e di Pie- mme che da quella perte ser ve al docinio fiorentino. lu questo modo, per la temerità di un giovane la Rep. fio- sentina pendè Livorno, talché all arrivo in Firenze di Carlo VIII e delle sue gen- ti, senza virtuosi sforzi, e le risolute parole di Pier Capponi la patria con dan- che fosse a no della sua libertà a troppo disoneste dominde avrebbe dovuto soggiacere. — re Frattanto Pisa, Livorno e le altre tre fortezze a sicarià del re in guardia ai fra i rimasero, con la promessa di restituire il tutto ai Fiorentini subito che fose finita feet del regno poli Ma non innanzi di mine di sa e Livorno ai Fioreatini. In que.to 731 tempo i Veneziani, il ducà di Milano cl i Genovesi, rivali della Rep. Goreutina di concerto deliberarono di ajutare i Pirani non già per assicurare a questi la propria libertà, e restituire loro | porto di Li. gorno, me per la cupidità d'insiguorini dell'ano e dell'aliro paese. Arrivarono però in Toscana più pron- tamente dei collegati le compagnie fran- cesi, e gli ordini del re senza dilazione, ma nom senza buona somma di fiorini, furovo adempiti dal comandante della terra e fortezze di Livorno, che conseguò nl commissario della Repabblica. n opposto procedere frattanto agiva il castellano della cittadella di Pisa, il quale invece di ubbidire ai voleri del conseguare la foriezza ai diede in piena balia di quel , che per suo consiglio dai fon- damenti la rovinò. Nè trascorse molto tempo che i comandanti francesi di Sar- cana e Sartanello, anzichè cedere quelle piazze alla soidatesca della Rep. fiorenti- na, le venderono ai Genovesi quasi con- temporaneamente alla cessione fatta dai cestellai francesi, di Motrone e di Pie- trasanta al governo di Lucca. Nel tempo che queste cose accadevano, andava da ogni parte crescendo il pericolo per Livori danno dei Fioreni un grandissimo incendio sorgeta. Avve- qmachè i Veneziani, il duca di Milavo, i Genovesi, i Senesi e lo stesso Imperatore di Germania, mossi tutti da diversi fini, ma tutti con il desiderio di farsi più po tei a scapito dei proietti, oppure dei i, concorsero con arii e per Ù diverse alla difesa di li Pia, e alla con. quista della terra e porto di Livoruo; nè vi era fra essi chi non sperasse con prontezza e facilmente impadronini di quest'ultima piazza; la quale, riunita Pisa, pareva agli alleati che dora di ogni speranza i Fio. re mai più ricuperare quel- la città i suo territorio. Ad acorescere cotante tarbazioni ecci- tate dai nemici esteri quel tempo il danno pi nemico interno, quale si era quello di, una gravissima pile che o uriagera Fi. rènze e Lutto il suo 732 Livo cittadini o i goreraonti di Firenze ste- vano per Umore più naili e concordi alla Conseri azione prepris libertà. Fu altera che La Signoria fra ie altre cose pro- pose, e i collegii della repubblica delibe- rareno, di nea aderive si consigli dati dai ministri della lega nemica, talché fu ri- fintato di fare dichiarazione alcona con Cessre,e mollo meno di rimettere ia suo arbitrio Je ragioni dei Fiorentini sopra Pisa, se nen dopo aver rioltenuto il pes- sesso di quella città. Quindi i Disei della uuerra con ogni solleziiadine allcsero a dirigeva i suoi eserciti nel conisdo di Pisa. Calava intento dalla Germania in Italia Livo tempo a prendere il lncga, vidersi entrar « vele gonfie nel perio con la cole pondi di un galsone carico di gremo, il qual: dupo pechi giorni venne pur eso ritolie ir rene me e ao: jnesio seccorse Glire al confermare ui Tanimo dei Fiorentini , dotte ardire a quelli di dentro di uscire fuori e ssmlire saimen- menie il compo degli assedianti, i quali furono battotì e respinti con perdite, gli uni fine sl ponte di +e gli alri fino cile sponde del mare. Nom per questo l' Imporsiore desistere dalla brama di conquistare per forsa Li- vorne, avanti a cui erano schierati mille cavalleggeri, 4oco fanti, e Seo uomini l' arme, senza le molte (ocne navali. Lo stes 10 Cesare, moniaio in sulle galere visitò deli- il sito in sino alla boscs delle Siagno; po in Val-d'Era. Ms niuna i + niun progetto mi- litare spercotà Ti governo di Firenae, il quale, dopo severe provveduto Liverno di armi e di artiglieria, cercava ogni via per fornirlo di viveri e di un maggioe soccorso di gente dalla parte di mare. AI quale wopo la Signoria aveliò militari Svitneri, Guasconi e Provenzali cm mesi pure in progresso fa tanto fevorita dalla fortune, che nel giorno, in cui arrivò la vanguandia dell'esercito Tedesoo-Itslimo per piantare gli sccnmpamenti intorno a Iivorno, in quel giorno sppunto (28 et- tobre 1496) si presentarono alla vista del porto in soccerse dei Livornesi sei nari cun dei galeoni provenienti de Mersilia, € fu quel viaggio accompagneto da ua vento Coianie presporo che, senza eppo- sizione delle fiolta memica, cosiseita dal scia cseminò da qual lato per terra si pote va con più opperirnità piantare il campo. Avera egli di già amegnata l'oppugns Bione della orientale al conte di Cajazzo, ch'era stato mandato dal duc: di Milano, e posteri l Lm medzime fatte pioggie, che non dirò nen combaitere e assaltare le mura di Livorno, ana nep- pere dentro i padiglioni potevano gli a dificeltà per la molestia che lore recavano Je artiglierie dei difensori. 1 primi assalti furouo direili contre la Terre di Magnano, la Torre nuova e que la detta del #elazaonio davanti at pisano, e ciò vel lnapo medestato che la flotta degli aliesti investi va Livorno della parte di mare. Ma l'oppuguazione delle se- praindicate terri riesciva di poce frate per ener munite in modo che l'artiglie. rie poco le offendevano, e quelli di des- tro spesso uecivano fuori a scaramasciare animosamente contro gli essalitori, i quali furono più volte a rischio di perdere i da campagna, siccome restarono pre da del presidio molti Alemanni ed Albe ne:i. — Anche Cesare andò quasi a ricebio LIvVO di lesciarvi la vita, avvegnochè fu vece, che un pezzo di mitraglia trapessere usa manica del suo abito. ( Guioctaneeni, Am- minato, € Nanni Zstor. Fior.) Ma era destinato che la speranza dei ti, continuata con il benefizio delle di- rotte piogge, avesse il suo com) nelle le di mare. i tusi in quel di ona gaglianda tempesta, fu da questa in tal modo agitate, dispersa è conquassala Ia flotta degli alleati, che la capilana genovese, sulla quale aveva fatto ggio la persona di Cesre, combettata Tinrilcete dai venti e dalle procelle, maufragò con tullo l'equipaggio e le arti- accidente acradle n due galere venezia che farono spiniea ira verso nella spiaggia s d'Acquativa, nel tempo che altri legni quà e fi ribuitati restarono tale mente sconci, che essi non fureno più atti allora a rimettersi in mare. Per le quali vicende dell'armata mo rittima, è rel» miua successo di quella di terra, dopo molte consulte fra l'i tore cd i suoi generali, di potere conquistare Livorne, fu delibe- rato di levarne gli accampamenti. Tal mel medesimo di che l'esercito si mosse Ta, l'Imperatore andò a Vico-Pisano, e il Giorno dopo si avviò verso Bientina per ricomorcere il paese; al qual luogo essen- dosi Cesare appressato, gli furono tira ldasso sette colpi di passatolante. Qui: tornato che fu addietro,egli fece ragu- di guerra, lerceltate, dell'ambdeciatore francese a Firenze, s'iu- tese dal contenuto, che qualora il re di Francia avesse mandato presto 4000 fanti im Toscana, i Fioreniivi facilmente avreb- bono prese FP Imperatore prigione: e acî pere, soggiunee Cesare, racconisado il fresco pesca i Bientina, e memore di bs allo Precedentemente avvenetogli solto ivorno : a soi pere che i Fiorentii vo; morte piuttosto che preso. ‘n monamento superstite, sebbene gua- sio dal tempo, rammeota il dei villici Livornesi nell'assedio dell’anno tante un 7 il/eno sopra la fonie pubblica vicina alia Pescheria ve LIVO 733 vecchia di Literno, con due cani che gli siniene accento, si TEcano ridolte a queto prato le pera: sioni. quando Massimili: iere generale di Vico-Pisano ava ordini agli eserciti alleati, come se volesse coatinaare l'impresa, tenendo però occulio ove mediliva d'iocamminarsi; quando egli coa miun profitto e com minore di- guità prese all'improvviso la via di Mon- te-Carlo, di Lucca e Sartema edi la va licande l' Appennino di Pontremoli, re- cossì a Pavia, col lasciare gli alleati nella lusinga di tornare all'assedio di Livorno un poco meglio sccompagnato. Im tal guisa si vide ogni deliberazi ostile svanire, mentre l'oste Fiorentina avendo preso maggior animo, si diresse a riconquistare le terre delle colline pisane, le quali in poler dei nesaici erano perse. mute, e ciò precipuamente ad oggetto di più diretta cou Livorno. La one riecì così pera, che Terriccieola cdi Sofane i in avi l DR nre di Sea. olo, Tre- cirie: ra Tora,e di là finalmente avviandosi ad as salire la Bertie di Stagno. Nom avevano ancora i Fiorentini ter- minato di riconquistare il perduto con- tado di Pisa, quando l'esercito della lega volgeva di nuovo una perte delle sue forze verso Livorno cna animo di ricuperare prima di tutto la perduia Ba: i Sta- gno. La quale impresa andò fallita, stante che 1500 fanti con 400 cavalleggeri del- l'esercito Veneto-Pisano, appena erauo giunti al ponte di Stagno per dar l'assalto a quel bastione, essi di molle tempo e all'impensata -dalle genti dei Fiorentini venmero ausaliti e sbaraglieti in guisa che, oltre ad essere rimasti molti di Jero pri; gionieri, sl resto dei vinti riuscì a coe frettolosa fuga di salvarsi. senza dubbio accadute dell altre fazioni nelle vicinanae di Livorno, combattendosi dall'una e dall'altra parte con ira e con rabbia, esme sono siate tulle Je guerre ira i Fiorentini e i Pisani, senza usa tregua, che fece la Spagna com la Fremeia (5 macso 1497); mercà la quale 9 per spgiuagere malmeute all'oste pisana di stia di Stagno, quantunque poce tempo dopo lo sleeso posto ritormasse in potere del Fiorentini, dalle cui mani mon escì iù. — Fed. Barma presso Livorno. "i acile peraltro argomentare, che tali vicende gravissimo danno recare dove- vano al commercio di Livorno bersagliato ghe ed ostinale; quin- nel 1503 di una squadra navale spagnuo- la, che accompagnava a Napoli il re Fer- dinando d'Aragona. — Spetta bensì all'i- storia municipale di Livorno una risol» zione presa dal cossiglio le di quel. la comunità, quando li 3 marne del 1507 (stil. fior.) elesse due sindaci per inviarli a Firenze a domandare l'approvazione e conferma de' suoi ststati municipali sino dal 1494 riformati. La quale inchiesta fu la, deliberata e onncessa dai Signori e Collegi della Repubblica mel giorno A dello stesto mese. Fra gli articoli di quelle tI i bavvi una rubrioe riguardan- to che sino d'allora ottennero inuri Livornesi : quelle ricare com le proprie Barche le mercenzie che recavano i legai esteri nel orto pisano. La quale ultima eupremione di Z'orto pisano velendoi mesa negli slatuti posteriori del 1509, e del 1544, ci di in certo modo a conn- Grandema e prodare nel contiguo LIVO dovessero necessariamente sp- porto, che attual- Sicure servedi daracas a quello di Livorso. Nel 1511 il governo della repubblica oltre le proroga per cinque a tichi privilegi, concerse facoltà di poter eglino senza dazio vende re a minuio i vini che raccoglierano nel loro territorio, con ebbligo però di rin- francare il Comene di Firenze di ciò che fasse per riscuotere di meno della gabella solita \garsi dagli osti e tnvernieri. (face. 'raginszionage m Fin) Ila proroga delle steme esenzioni, allo 1517, la Signoria di Firenze de. liberò, che non vendersi nel cir- condario della giurisdizione di Livorno vino forestiero nè nostrale sopra le barche a minuto senta il pagamento «elle antiche Eabelle, intendendo però di esentare da tale proibizione i Livornesi sopportesti gravezze ( loc. cit. ). Fra le poche ed nilime memorie di Livorno duranie la repubblica fiorentina rammenterò, quelmente all'anso 1531 son solo farono d.lla Signoria confer. mati a q abitant le solite immunità, ma eziandio essa .leliberò di demolire le case vicine nlla canonica e pieve di Li- vorno, nel che poi sì disse la pies- setta del commercio, onde prepersre vna Spianata davanti alla fortezze amore che il Comune di Firenze ern per fabbricare mel lungo della piccola rocca eretta alla Boeca del porto sotto il governo di Genova. Nell'anno 1593. quand era castellano della foriezza di Livorno Jaca Pietro Ginori, vi arrivò accompagnato da nu- merosa folta il nuovo poatefie Adriamo VI proveniente dalla Spagna, il'quale fn Coeli festasamente accolio, e con ì doveti ouori dagli ambasciadori del gorerno fio- rentino e da sei cardinali toscani corteg- fiato. Fra gli nitimi castellani di Livorno solto il regime della blica fioren- en capita le, dopo l'ultima espulsione dei Medici, invitato dalla Signoria = consegnare la fortezza ‘commis :rio Filippo Swea. Livo capitolare con quel Galeotto guardiano. Ciò monostanie nulla giovò a risequisiare Livorno alla moribonda ica, men- tre la stessa capitale, vadici mesi di euinato assedio, dovè abbamare la fronte @ cedere le ragioni del suo gererno agli espulsi discendenti del vecchio Cosimo e «i Lorenzo il Magnifico. Levoazo sorro 1a Dissena Masicsa Bersagliota quasi sempre ed afflitta la rpebblio fiorentina , ore delle guerre Sslerne epense volte dalle tarboleste ine terue, non di rade dalle pestilenze e dalle corestie, ginmmai essa .polò, siccome ar- luni le sgognava , divenire potenza i ed in conseguenza mancò a kei quel resuliato che dal dispendioso sc- quisto di Livorno poteva sperare. — Pare che un germe dovesse crescere in altra stagi ui en frate big pd Tiersi de linastia Medicea, DAL ieriglamnctte e css più cls. cia la stesa pianta fecoodare. "Le guerre lo divisi i inlestina,i tenti ani @ nì lunghi travagli, dei quali finalmente restò vittima il eorerno della Rep. di Fic renze, dovettero seuza dubbio influenzare salle sorte di Livorno e del suo commer cio, siccome nei più remoti gra- visimi danni aveva tito il Porto pi seno dalle battaglie marittime che fecero crollare la potenza di Pisa. Quindi è che la Signoria di Firenze dopo immene spe cene Araversie, senza potersi immagi- la piena iena di colanie calamità che do- verno È lterla, non potè in un modo pari sl desiderio le sue cure ri Lal ia importaute scalo della Toscana. Tie icopo peraltro si rivolse ll pri- mo duca di Firenze, Alemaniro dei Me- dici, per di cui comando (a posto in ese- cuzioce il progeltato disegno di fortifi. Site Livoras in miglior maniere coll'eri- gere all'ingresso del suo porte una specie di eiutasella , oggi detta la fortezza vec chie, ll mo steso fa tracidalo il sno fonda tere (1533). Nè 2 questo selo si limitò il primo so- vrano Maliceo in vantaggio di Livorno, mentre appena che quel = magistrato civico sale restò terminata nell’an- Samilicomente in Livorne o nel suo ca- berarono cel perre sopra una fortezza la bandiera con la Fioss, staniechè quel.duca la continuate afesio. prese dal saccessere del duca Alessandro per richiamare abitanti, mercanzie e com- mercio ia Livorno; specialmente dopo che tI duca Cosimo fu entrato al delle in favore di quelli che sbitore in Pisa, a Livorno e nel loro ter- . ritorio, coll'accordare immunità cd esen- zioni da certe gravezze, fra le quali ivi si novera quella dei grogsi nuovi, che i sudditi dello Stato erano tenuti e conti- nuavano a pagare per la fortezza stata eretta dal duca Alessandro in Firenze, Ioeltre nelle scopo di chiamer gente, - quell'indulto Cosime accondava ai fo- i, perchè fesero andati a stabilirsi tansto, olire i privilegii comuni [rimini papi puafiri ansi dalle gravezie ordinarie e sireerdi- marie rapporto si beni stabili che ivi fo sero per acquistare, In quanio poi spetta ad aggravii personali, col modori- del moi nuovi inquilini dichiaravanzi liberi Livo 736° pubblicata La 1548, che può dirsì il primo vabilimento del privilegio, volgarmente designato sot. to ome di Livornina; privilegio che Co- simo È concedé @ gualungne individuo di qualsiasi luogo, condizione, grado 0 qua- lità, che si fosse recato,o si volesse recare ad abitare familiarmente in Livorno, a Pisa 0 aci loro territorii con pisea pie- nos conseruenza essere pit stato nella persona © nei beni da esso ec- quistati in Livorno e nel sno Cosimo nel 1548 fose Livorno PortoSran- ca, e favore in Anche molli Greci orientali e. ci, da Cosimo I invitati, vennero a stabi- lirsi in Livorno, ma la renitonza del Pont. Pio V, nell’ acconlare a simili Cristisai la facoltà di usare riti diversi da quelli Seierminati dal concilio ecumenico di Firenze, fa cousa della loro di Nom dirò della idea di Co simo quando ordinò = Vaseri i girogno per fondare na gresdissime mele, nuova terre del Flea più e tifieasioni per sssioncere erlpo di mano; pursninaigigi zii fericusente stimolato dai dep- LIVO principi somministrati, cd alle esorbitanti spese che egli dovè sostenere per istabi- lirsi sul trono della Toscana. Livorno si vide tosto popelere urestieri di vario culle e religione, specie e comdizione diversa ; perte dei quali portavano seco ingegno e fortaua, quando altri men avevano stira dute fuor: ché le braccia e porn moralità. Fa per fre- mare le torbide e prave mire di questi el. timi che in seguite si dovettero sggivage- re alcune rubriche e muovi capitoli mezli statuti municipali di Livorno da Cosimo I nel 1545 e nel 1556 stati approvati. Tale era la riforma di uns rubrica che obbli- Gava il creditore a dovere iu volte il suo debitore innanzi i poter, vare i suoi effetti, rabrica che fu pic . steriori statali (anno 1583 Cop. 61) setto il Granduca Fraucesco I modificata nei «dei Portoghesi. scismati- tuto alcuno, ira provvedi nella lerrae distretto di Li verno pone vas si ad effetto, nen restava per questo i | teso l'arvczale vecchio di Piats deve per li della vicinanna delle foreste, per il numero de: gli astigiani, per le quantità degliarmri € per le comedità del locale, continua mente galese sottili ed siti legni da mo. vigare cosiraivansi; sicchè Cosimo I, well anno 1558 trovomi in grado di effrire a Filippo TT re di Spagna un beca samero di fabbricate megli arsenali di Pim ei Lavena evento Damzione di to tano ammiraglio il suo terze sventu- rate figlio, giovinetto di spirito cablime @ di attimo spersaae, ‘era Don Garzia Nel 156% lo stesso per testimo ianza dell Adriani, denò sì Papa due sì. tre galere nuovamente fabbricate in Pi Filed ella innanzi che torneme della principe Francomo cu quattro guisso, le quali feruno teste cos LIVO segnale alla condotta del ca Baccio Martelli, valente ammiraglio, ad oggetto di peroorrere ΰ neo per dar la caccia schi ed ai Turchi. Infati Ligli scaua ceruò quasi tutto Îl mare che si di sende fra la Barbera e la Soria, ritornan. rorno cun qualche proda di mono 1565, mentre da Cosimo in- situivasi l'ordine militare di $. Stefano, fu cunclasa una convenzione con le po- tenze in guerra contro il Turco, sbbligan- dosi il Granduca di somministrare per ciuque anni dieci galere bene equipag- giaie con 75 seldati sopra ciascuna. Succedute al dominio della Toscana nell anne 1574 Francesco I, egli pure nua mancò di rivolgere le see premure a favore di Liverso. Al quale oggetto in- trodusse coll'ambesciatore Tur. co a Venezia pra mira di ottenere dalla Porta la conferma degli antichi privi. ‘Arci lago ed i Meli legii commerciali, che fimo dal 1470 dal lazzi Sellano ai Fiorentini erano siali concessi, oltre la residenzz dei Boilo granducale ® piazze Co.-tantinopoli. Più incalzanti e più efficaci riescirono le istanze, che nell'aprile del 1577 fu- tono falte dallo steso Granduca medi in conseguenza del quale il di deci.e per la conferme dei Granduca Francesco domabdata. ché le galere della religione di 5. Sielano dovendo per institato andare in corso con- tro gl° infedeli, e il susseguente rapporto al ® ogni via di pacificazione. Ul coamercio di Livorne non restò per questo arrenato, poichè quanto si veniva a Fenice della parte della Turchi el vante , altreitanto si andava acq com le suore relazioni eommetciali nei porti della Spagua e nelle isole Baleari. In questo ssedesiono tempo Francesco I, con solenne apparaio militare, civile ed eoclesiaslico, ni 8 marzo 1577, gettava i fondamenti delle nuove mura di Livorno, dre approvò il disegue della pianta dal eo architelie Buontalesti , e si aver compralo dai respettivi priciarii il terreno che si voleva volta cimeli. Livo _T37 dere dentro la circonvallazione Nella quale circostanza fa instituito în Liverno uno scrittojo delle RR. fabbri- che con gli lumi menti Selinare matto, ego rieti è La: le uopo lo stesso Grauduca volle destinare assegnamenti opportuni anpra le rendite della sua corona. Comecché quel'opera non torti slo ra grandi resi, li fece per altro gran dinimi otto il terso Granduca. Ed eccoci giunti a quel sovr:no che può diri il vero fondatore di Livorno, Avvegnachè fu Ferdinando T, che immense spese im- rr, per circondare questa citò di so- idiscinne mura, di i lunete, di pali e bastioni di megai lì ponti Miles perg quin balia vasti comodi vedato, e da salutari discipline rego Di Tutto cià fa opera del primo Ferdi. mando, il quale bene spesso a tal'uopo per- ordinava, incorag- giva e promovera con lanto impegne, com (anto amore per la sua nuova ciltà, che soleva a buon diritto, e quasi per compis- cenza chiamare Livorno /a sue Dama. (Ancu. cscacro Menecto, Zert. delle G. D. Cristina al Segret. Curzio Pichena ). solo materiale della muova città arono le cure di Ferdinando L Tutlociò che puteva accreditare ed esten- Uere il suo comwercio , era oggetto delle wollecitudivi di quel principe per accre- scer fiducia alla mercatura, restituire la salubrità al clima, promuovere l'industria Le- manifatturiera, coniar monete d'intrinse. co valore, e allettare gente di ogni grado, di ogni rile, di culo, di ogni ma- zione a stabilirsi Literno; tatto que sto formara uno dei primi pensieri, dei vemmi oggetti, delle cure sconomiche di sovrano. — Si aggiunga il dispendio Lai sosteneva in una numeruse ma- na per csercitare i Li, proteg- pesi ii mercantili, e allontanare dalle coste della Toscana Barbareschi, od ogai corta di ladri di mare. È poi cos: mirabile, 738 LIVO che quanto maggiori sorgevano Gli cate- culi, anio più questi infendesano uovo vigore ia quel principe, che sspeva da tui- to ritrarre qualche profitto per la sua bella Livorno. Quindi è prepari lucro delle prede destinate sd accresoete le galere, procurava di attirere nella muova città i corsari Inglesi, Qieniesi € di qualunque altra nazione, i quali, arricchiti dello al- trui spoglie, venivano iraaquillamente a goderne il fretto in Toscana, purchè si stabilissero in Livorno. A tal fine fu coa- fermato il privilegio di Cosiaro 1 del 1548, con assicurar le persone, i loro capita! cui uva ingerirsi nel voler comosorte, e ruolto meno perseguitare l'autore di qua- lusque eccesso che fosso siate commesso fuori del Granducato in chi familiarmen- te aveva stabilito il suo domicilio easià. — Quindi poco dope (10 giug. 1593) fa pub Ilicato toe celebre indulto di a tri a fssarsi col lore traffico o nella eittà di PIPE Livorno. lu conseguenza Ferdinando I fu per Li voruo ciò ch'era stato Romolo per Roms; insperciacché, come questi com l'asilo a perio alle geuti di ogni classe intese prin- cipalmente a e ingrandire quella Mascenie città, così il benefice principe Madiceo col bando del 15y3 sumentò mi- rabilmente di gente e di dovizie il uo vello emporio del Mediterraneo. Ma il lano del 1593 più cheogni altro favoriva la nazione Ebraica, la quale quasi quasi credè di vedere in Ferdiofado I il desi- lì trovare iu Livorno i ac ceunare soltanto tulto quello che il terzo Mire, i gente e di stabilime: alcuno della sun eiù espresso diversamente da Ferdi allorchè, sembrando a questo principe sta- ta mossa sopra troppo vesie dimensioni la fabbrica della chiesa maggiore di Liver M0, quasi in alto di rimprovero di va All'aschitetto: credere tu forse pra i T'Italia code sotirani LIvO il Burmo di Firenze? Pochi altresì avre bero isemaginato vero il valicinio delle stesso i; lostachè al Granduca ri- spose: che guando si (anno fabbriche per muso pubblico | esse non sone mai grandi. Di fatti è arrivato il tempo ia cui, nom solamente si è veduto con ammi- presiezza compire intorno a Liver no ana circonvallazione di vob te più estesa di quelia della ciuà di Fer dinando,ma eziendio gettare i fondamenti di un tempio doppiamente maggiore del- l'antico Duomo , suscettibile a contenere una gran pariedì quella popolszione cello Îica per servire degnamente di cattedrale. Fino dal primo anno del smo innals- mento al trono Ferdinando I diede pria. al greu mole che doveva unire me diante un muraglione lunro 10500 breccia la torre del Fanale alla Terraferma Una delle più ardite e delle più gloriose rpedizioni marittime che contar pesa la Toscana greadurale, socadde nel 1607 sotto il governo di Ferdinando I, quesdo fa assalita e presa nello coste dell'Africa l'antica città d’Ippooa (Bona ); impresa Ebrei, che gli uomini istruiti come gl indelli, - i nazionali al peri dei forestieri Lornsno a rammentare, quante fiate conlemplaso in Firenze la statua equestre di Fendinza- do I fatta dei metalli rapiti al foro Tre ce, 0 che amanirano in Livorno le state: marmorea del sovrano medesimo cosior- la alla sua base de ro schievi ter ersa età fesi da Pietro Tacco i presi agli Arabi dell'Affrica cai si own combattuti e vinti mell'Ar cipelago. Per ordine e conto di Ferdi pd offrivano case in vendita, a Cri i i, che ndonavano l° Inghilerm i agli Ebrei che si sbalza La Spagna e si tetti danza malconienti del regime dei Genovesi ; si Fuorusciti che scorrevano raminghi per insidie ed sil persecuzione dei respettivi governi; fiaal- inente a tutti onlore che a Livorno si br fugiavano per vivere sotto le leggie petrocinio del . Ma chi ser imma degli altri corse a popolere Li ice Torno furseoi Proventali avveguachi ia quel tempo sppunte lalle le peovincit LIVO Sella Francia trovandosi agitate da nea gliesi coa molli proprietarii di i gbi della Provenza, diffidando di commer. cre i Piemontesi, con i Savojardì e i pet arte valido sostegno, un generoso proiettore. Nel 1608 Ferdinando accrebbe il cir. tondarie di Livorno, coll'estendere la sua giurisdizione al territorio designato in seguito col nome di Capitana/o nuovo. E fu nello siesso auno ch'egli inualsò Li- vorme all’unore di città Tale era lo stato uesto pese, allor- chè mancò alla Toscana e alla sua bella Liverno (anne 1609) quel munificentis Pieno di ilesiderio di compire le gran- diese idee del pare, Cosimo II rinno- và vi do lasingarsi di compire la troppo intrapresa del gran molo idesta di e continuata dal padre, deliberò di ri: vtringerio iu più moderate dimensi facendo costruire davanii Cosimo Il aumentò la marina al segno che teneva sempre proni squadra di dieci galere ad oggetto di veleggiare nel Mediterraneo, nell'Arcipelago e nel mare Jonio, e di conciliare nel tempo stesso il toleggio mercantile, la pirateria contre i berbereschi e la difesa delle cosie toscane. Arroge 2 ciò, che i legni fabbricati in Li- vorno, soito mome di ga/roni, erano i mi. PP. ospitalieri di S. Gi i dar loro l'investitura del nuovo spelale eretto nel 1613 solo l' invocazione di 5. Antonio shate. Anteriore di 13 anni era lo spedale detle donne sotte it titolo di S. Barbera © della Misericerdia, perchè fondato dalla pia confraternita «ella Mi- vericerdia di Livorno, che ne affidò l'asìi- stenza alle suore della carità. — Wed. il seguito dell'Art. Levonno Comunità. Mei _ in qualche rai accrebbe i pri. dagi legiii lavare dei Livornesi; né poteo- i, segno Quindi è che Corimo Il deter i la marina loscana se LIVO 7% Livorno; e nell’anno medesima con odit- to dei 30 agosto esaceme a lutti gli abi lenti del capitanato vecchio l'esenzione dalle gabelie per ogni sorta di Lepini pubblico gabelisbile, parchè l'atto ri- guordane situate in Livorno © nell'antico suo distretto. Inoltre, rap- porto alla gabella delle doti, dichiarò par- Vecipi dello siesso benefizio anche i sud. diti dello Stato fiorentino, purchè questi si fossero stabiliti in detta città. La prosperità delle mercatara nel porto prenominale, deve accorre vana principel- rente Tedeschi , logiesi, Olandesi ed Ebrei, era per Cosimo II un potente iu- centivo a vieppiù corredare quel fiorent emporio di comedi e di pubblici edi Allo stesse oggetto, e con il fine di po- polare e di arricchire Livorno; di bo- palustre e rinierrato seno del re le sterili so. di nità del- l'editto di Valenza dei 22 settembre 1609, da Filippo III emanato, quando si caccia- tono tulli i Mori dalla Spagna , lesciamio per altro a loro arbitrio il farsi condurre € sbarcare in qualanque parte fuori «el Ò di acquistare tremila di quegli oriumii Africani, lusingandosi che gente avverza a un governo aspro ed esercitala nel me stiere dell agricoltura , fosse per essere utilissima a bonificare e fertiliszare la malsana ed infeconla maremma posta = sett. di Livorno. Seunonchè dopo av esperimentata la ferocia, lo spirito d' subordinazione e la poca auitudine le vori campestri di quella stirpe fa costretto ad alleata ve e liberarsi da cotesti incomodi ospiti col fargli traspor- tare nell'antica sede loro n Il commercio di Livorao crescente, e impre gloriosa sotio i graaduchi Ferdinando I e Cosimo Il, pere che illanguidissero , 0 almeno si restassero, dersote la lunga reggenza 1621 al 1628) di Ferdinando Il. Il qual principe vedendo il mare Mediterraneo dominato da tante nazioni, che rendevano i suoi legni da guerra un oggetto dispen- diose più di Cesto che di utilità, ventà alla Francia (anno 1647) tutte le galere dello stato a riserva di due che desti i conceguensa di une simil misnra econo. Te Livo mien la Toscana ceci dal novero delle tenze marittime, sì qual grado dal € dall'avo di Ferdinando fl con tante cure @ fatiche era stata intelesta. Ciò nonestante Livorno ripetere deve da Ferdinando II importanti servigii, sia che si risguandi im lui il fondatore di sa munto amenale e di un secondo sei più vasto Lazzeretto (5. Jacopo ) eretto nei 1653 un miglio e metso distante delta città; sia che si considerino le grandi imure di quel principe per erigere ia ivorno il primo stabili (ano 1633) d'istruzione religiosa e letteraria mel col. legio di S. Sebastiano, affidandone ln di- rezione ai Chierici ri di $. Paolo, altrimenti chiamati i PP. Rarmabiti; sia che si contempli in eso lui il fondztore di quelfi porzione di città, cui in vista dei molti fossi navigubili che I' attraver- sano, fu dato il nome di Wenezie nuova; sin perchè a lui deve Livorno il più an- ico Monte Pio; sia che vogliasi riguar. dare nello stesso Granduca pro motore del sistema di meutralité per il be- ne della Toscana; oppare che si rifietta ul commercio meroè sua col Levae te, dopo la pece del 1664 tra la Porta e l'Imperatore; nella quale il Grendeca si fece comprendere come alleato della Cesa d° Austria. Fu conseguenza dello steso trattato il Firmano spedito nel 1668 dal Gran Signore, con il quale sì second» va sulvo-cosdolto a tatti i sedditi tescani per potere liberamente andare e navigare con bandiera e pussaporio imperiale, mer- canteggiare e stare megli scali e dominii della Sublime. Porta, pagando il dazio di per cento sopra le merci, tanio d'in- sbocco luzione, come d'estrazione. Forse co- testo Firmamo fa motore di ua grandio- da folti pelli pereri oli da molti lamti immagineto; quello cioè di formare una società ano- mima di tenti azionisti Îl capitale di due milioni di scudi, imendoli tetti al traffico del Levante. Ma la neova asse ciazione commerciale esigeva de' privile- gii e delle franchigie contrarie alle ve- glienti leggi toscane, e contraditiorie »ll'eguaglianza dalle medesime stabilita fra tutte le nazioni che trafficavano in Li- vorne; nè tali franchigie erano concilio» bili com il sistema della neutralità della Toscana verso lutte ie potenze che Ére- Livo queniavano © tenevano consoli in quel Porto franco. Tati ostscnli si sarebbero forse sermoniati; ma l'associazione ‘om mertiale rimase un desiderio, ed su bel concetto che la morie di Ferdianado Il edil governo del sno sucors- sore totalmente dissipò. Per quanto Cosimo INI fee luagi dalle Virtà peterne i a ristorare i sudditi della perdita fatta di Ferdinando If, pare fece egli i suoi sforzi per conservarsi ace- trale nella guerra che al suo inunizisece- to al trono granduesle andeva in Europe. Ja conseguenza delle sue pratiche la Fran- cia, la Spagna e l'Olanda, che na le lore fioîle interrompevano il commercio nei Reti del Mediterranea rispeitarono quel di Livorno, dove ogni bandiera trovas- do accoglienza, accorrerano a sopra oga' altro. Al che cosdiuvò sre- pie un trattato aperto in Livorno fra consoli esteri, che fu ratificato dai re ei sovraoi (ottobre 1691) bagni li prevenire le ostilità porto e nella rada di Livorno, prescrivendo ai vascelli da uno spazio di tempo per parti re mazione, tale da mon temere in quell'iniervallo di essere inseguiti dai nemici aocorati mella stessa rada. Que sto tratlato essendo stato confermato nelle soccessive, divenne la base più so- € più prezione della franchigia del porto di Livorno, tratiato che fu quasi costantemente rispettato da intte le poiea- ne marittime dell Inoltre Cosimo III nel quinte auno del seo governo ( anno 16,5 ) tentò un tendente ad aprire un nuove legni toscani sino ia America € negli stabilimenti Portoghesi dell'Asia. Trattavasi niente meno di formare una società mercaatile fra i negozianti di Li- vorno e di Lisbona con la promesa per perte dei Toscani di concorrervi per la vistositsima somma di quattro milioni di deceti d'oro, dando per mallevadoria il notissimo magistrato dei espilaai della Parte Guelfa, cesis la Camera delle co munità del Dominio fierentino. La quale ia mercantile doveva stabilire tre case di commercio, usa a Gone, l'alira a Lisbona c la terza a Li- vorno. (Giazuam £sser. del Grandacete Liber. VIN). Comecchè il lungo regno di Cosimo III LIvO dai grauducbi suoi aniecesori, precipus- menie rapporioa ua tribunale proprio, ma anche rispetto al regime civile ed al buon governo della nazione medesima,in gaisa che, cou motuproprio dei aodie. 1 © ampliò le omorificenze al panto da eri. gere fra gli ebrei di Livorno una specie di sensio ereditario composto di 6o nota- bili, per la cui entratura doveva ciascuno retribuire alla cassa del principe 200 pez- ne da oto reali, potendo suecedere di pa- dre in tiglio per ondine di primogenitara fino almeno alle serza generazione. Era nelle attribazioni di quella casta israeli- tica la sorveglianza della polizia, e l'am- ministrazione economica della loro ns zione, sicchè in essi governanti risiedeva la rappresentanza dell’ intierp corpo giu- saio livornese. tauto larghe, franchigie e im- cotanto ‘estese meritarono molti «logii alla dinastia Medicea, in guisa che celebre Montesquiew ebbe a dire, che Livorno era il loro capo d'opera, ln cou- seguenza di ciò non potevasi a meno con tante elargità di.mon richiamare in que- sto paese, oltre i factor di varie regioni, ed i mercanti di buona fede ‘e bene in- tenzionati, anche i male intenzionati, i falliti, i vagabondi , li fomentatori dim moralità Infatti questa peste della società vi accorse, come fu di sopra avvertito, fino dal tempo delle franchigie elargite da Cosmo I; tma sotto il governo di Co- simo III la ciurma dei bianti eravisi tal- mente propagat:, che il governatore di Livorno con bindo dci 27 marzo (Boy fu costretto di esiliarla dalla ciità, dal porto € da tutto quel capitanato, Tre monumenti pubblici rammentano im Livorno la munilicenza di Cosimo NI, cioò la casa pia dei mendicanti, un se- vendo monte di pietà e il gran magazzi- mo dei buttini da olio— La casa pis iu in origine (amun 1714) destinata a ricovrare, istruire e re al lavoro i poveri vin LIYO 744 ; fanciulli perefipnd e dell'altro semo; il moote di per far fronte e supplire, squello fondato nel 1636 da Pan pt do Il, mentre il magazzino dei bottini fu * edificato per ricevere e custodire in vasi murati e chiusi fino a 25000 barili di olio, che i negozianti con tenue retribuzione A coslantemente vi deposilano. Devesi pure a Cosisso III il trattato di neutralità Armato dalle bellige- anti per ‘mantener con le franchigie la neutralità al porto d Livorno. — Fu egli che chienò i Gouiti, da primo a predi. donargli un magnifico Sonia ua livornese ca la di farne un conservatorio per l’ed: ne di fanciulle spettanti alle De famiglie Pi facoltose della stessa città. Alla morte di Cosimo TII, salito ape na sul trono l’ultimo rampollo della nestia Medicea, le principali potenze del- I° Earopo, riunite più volte a congresso, cccsperonsi incessantemente della succes- sione eventuale al granducato di Toscani, quando finalmente a Cambray si accorda» rono esse di mettere in esecuzione l' arti- colo quinto del trattato concluso in Lon- dra vio dall'anno 1718; cioè, di far pre- cedere invio dell'Infante di don Carlo, destinato a succedere al duea Gio, Gustone, delle truppe spagnuole per guarnire le piazze forti delli Tosca- na, e segnatamente’ Livorno. Grandi armamenti navali nelle coste della Spagna, crescenti rinforzi di truppe e di artiglierie a Porto-Loogone nell'Isola dell'Elba, esploratori ed ingegoeri che segretamente arrivavano a Livorno, erano tutti apparati tendenti ad incuter tistore in Giovan-Gastone, e a fargli riiletiere più spesso al caso della sua morte, per deter- minarlo n ricevere il destinato successore al suo trono. —Ciò nonostante quel Gran- duca, fermo nelle sue risoluzioni, rigettà fungo tempo qualsiasi minaccia 0 propo- sizione di trattato, la quale fose nella benchè ima parte lesiva della sua li- bertà e delle sovrane prerogative. Nel 173: Livorno fu due fiate il teatro is cui si raccolse il fiore della no- biltà d'Italia e di una gran parte della Toscana; la prima volta di ottobre, quae do vide giungervi una numerosa flotta Anglo-Ispana di 41 vascelli da guerra con Gooo uomini da sbarco; la second quan- »” 74 LIVO Co) fra il rimbombo dei conno- si nav l'Infante don Carlo. Un'altrascena meno brillante, non però meno imponente, si aprì due anni appres- so nel cospetto di Livorno, allora quando mel sso molo sbarcarono 30,000 soldati spagnuoli, destimati sd agire nella guer- ra che per i troni vacanti, 0 per quelli che dovevano vacare in Italia, si bre 1935 ) i preliminari di que ; rel'unae l'al LIVO mei calcoli di Ferdinando I, che ia ogni modo voleva alletiare i negozianti esteri a cambinrio contro le loro merci. Conciossiachè egli fa il primo tra i grandochi a ordinare (21 luglio 1595), che si conisssero il Ducaro d'argento, al- trimenti chiamato Piastra di Pise, ed il Tallaro all'uso di Alemagna, per destina- ‘monela precipuamente per lo commercio marittimo, a condizione di spender la Piastra per lire 6 soldi 13 e den. 4 fior., sebbene (diceva la legge) che assegnò il Granducato di Toscana al- fosse di molto maggior valore. la cesa sovrana di Lorena, premessa co- me base la condizione di confermare al porto-frenco di Livorno la sua neutralità. Innanzi di escire dal periodo mediceo qualcuno forse potrebbe trovare conve- niente, che io dassi un cenno del sistema per il quale resta ceppeto anzichè incoraggito il commer cio, più che interno, esterno; del sistema che sotto gli ultimi sevrani dell'estini dinastia toscana, terminò per converti; danno dell’oniversale in una privativa per favorire pochi furbi denarosi:— Av- vegnachè in mezzo a tanti motupropri, a tanti ordini, a tanti statuti fatti per pro- l'industria langoiva i Toscana , e più che altrove in Liver. mo, — Ma questi giusti rilievi cadranno maluralmente e più opportunamente da- vanti agli occhi del leltore, allorché egli percorrerà le vicende del paese in discor- #0 sotto la dinastie regnante. isura politico dai tempi di Fer- i granduchiî Medicei che mise in commer- io bile all’estero senza scapito e senza dilazione. Parlo ora di quel genere di merce, che forma la base di un solido credito, voglio dire, della mouete, di quella misura comune e comoda di , di quella che sapplisce a ' n volle esse superano in valore î generi indigeni di estrazione. . L'oro e l'argento monetato entrarono Lostesso Tellaro fa coniato sotto i gran- duchi Cosimo II e Ferdinando II, aven- do di peso ciascuno di essi ventitrè danari e mezzo. La qual moneta vollero che si spendesse per lire 5. 13. 4, quantunque più tardi si valutasse lire 6 per una. Diverso dal 7allaro fa il Tollero, cor rispondente alla Pezza de otte reali, bat tuto con il busto e nome di Ferdinando I, nel rovescio con la veduta del porto di Livorno, e la leggenda intorno et patet et Savet. — Questa moneta fu comiata per or- dine di Ferdinando II, in data del a mar- 20 1655, di peso danari 23è, della bontà di once undici di fino, e un oncia di lega, stata prezzata in corso lire 6 l'una. Dieci anni dopo, previa ordinanza de- gli 8 maggio 1665, fu battuta la Pesss, detta della Rosa, con la data di Livorno, di peso d: i ss, a bontà di once1:dì 'essa da otto reali. Por- ritto l'improota dell'arme di casa Medici nel suo rovescio due piante di rose, e intorno il motto: gratia obvie, ultio quaesita — Liburni; quasichè fosse stata battuta in Livorno, dove per altre non fu mai zecca. li suo valore era di cevano i conteggi, sino all'editto del 17 genn. 1837, a preferenza di ogni altra moneta toscana corrente. La stessa Pessa da otto reali fa battuta sotto Cosimo III negli anni 1900 e 1707 con la solita leggenda e In data di Livorno. Anche il Tollero,così il mezzo e il quar to di Tollero furono fatti coniare da Co- simo TII a profitto del commercio liver nese în piu tempi nella zecca fiorentina. Se non che nel 7ollero del 1709 sopra il capo del sovrano manca la coroma gras- LIVO ducale, invece della quale vedesi nel suo rovescio usa corona reale sopra l’arme della città di Livorno, raffigarata da una fortezza a doppio torrione com la parola Fides alla base e la consueta epigrafe in- torno: et patet et favet. Nei mezzi Tolleri , invece dell'arme anzidetta di Livorno, bavvi scolpita una mave della forma delle antiche Ziburne, con le seguenti parole in giro: pressi dium et decus = Liburni — 1682. Ta quanto alle monete d'oro, destinate ad accreditare la piazza mercantile di Li- vorno, merita di esere rammentata quel- la del Fiorino, ossia Zecchino gigliato fatto coniare da Ferdinando I nell’ul- tim'anno del suo regno, della solita bon- tà di 24 carati, ma del peso di danari 3 e gr. 1, come quello che si disse ordinato dalla Rep. fior. nel 1432, onde fosse sc- esitato più volentieri mel commercio del Levante, Il quale secchino gigliatoa quel- la età si spendeva per sole lire 10. 3. 4. Se uoa che Cosimo II con legge del 10 dic. 1613 rimise il fiorino di oro al solito zione peso di 3 danari l'uno, com'era stato tsato di fabbricarlo dal 1596 al 1608. Una nuova moneta d’oro fu coniata’ sotto Ferdinando II (nno 1656 ) del peso di denari a e grani 23, a bontà di carati 23 }, uguale in tutto all’ anghero d'Alemagna, che chiamavasi Tollero, © Unghero è oro, avendo. per impronta il porto di Livorno, e la solita epigrafe, et patet et faret. Dell’ istessa bontà e peso fu battuto in più tempi il medesimo unghero d'oro da Cosimo Ill; ed è da avvertire, come una volte fu coniato con la figura intiera di Co- simo III vestito come uno spadacino del medio evo , coperto di corazza con elmo e coroma in capo, mentre nel rovescio della moneta in una cartella leggevasi: ad do- nitatem aurci uagarici.- Liburni - 1674. Parimente la Pessa della rosa di ore con la messa Pessa fu battuta da Così- mo Ill si Il covio della Pezza di ar- gento con la data di Livorno, e le parole fmtorno « gratia obvia,ultio quaesita ». La Pezza della rosa d'oro era del peso di dana. ri Segrani a: di oro, alla bontà di carati gi #1 { della valuta di lire 13 moueta fioreo- i tina, ttivo di 4 Pezze da otto reali. La mezza Pezza d'oro era rag- Guagliata nel peso e nel prezzo alla prima. LIVO 745 Fu assegnato per queste due nitime monete nuove tant’oro.per la somma di 2,450,000 lire toveane. Anche l’altimo Granduca della casa Me. dici foce battere i suoi Tolleri d'argento € le Pesse della rosa, i primi con la ve duta del le seconde con Îo stemma della fortezza e lo stendardo portante il motto Fides , impresa che onora il com. mercio ed i negozianti di Livorno. Lavozno sorto 1 rax mint: Grarpvoni metta casa »' Avsrara-Loazna. Allorebè la fortuns portò sul trono del- la Toscana la stia Lorenese (nel la- glio del 1737), l' i mala in pece, in guisa che il generoso del saccessore di Gian-Gastone seppe conciliarsi ben tosto fra le varie classi dei nuovi sudditi amore, fedeltà e fondata fidanza di una riforma di leggi che fossero per esere più confacenti al tempi, accompagnate da un'amministra- meno vessatori intralciate. Il sistema di un equilibrio politico che parve aver riannodato i vicoli fra le principali potenze europee, doveva ne» cessariamente influire il ben essere dei respettivi sudditi; e molto più sopra Livorno, che come franco attirava Inglesi, Spagonoli, Francesi, Tedeschi e Olandesi, mentre la capitale della Tosca- na col suo brio, con le sue maraviglie, com le la te , deliziose campagne, con gli spettacoli di vario genere gli accoglieva, gli divertiva, gli allettava. Quello spirito d’intolleranza mantenatosi darante il lup- go regno di Cosimo III contro i non Cat- tolici, non era più d'impedi de alla Toscana da quel esorbitanti tributi da giadici non infrersti troppo mumerosi erano i tribanali, sis» LLVO Livo Geppare ogni mezzo ogni di pasti egit civile società. operame quello del pedre; anzichè variare sistema legislivee giudiziario, finì col disper- cou l'agricoltura e a passo retrogrado cam- minava il commercio in Livorno. — E sio- come i mali che ne derivavano erano ra- dicati sotto il falso aspetto di un suppo- sto ico bene, non potevano pertanto essere quelli eliminati e distratti da una momentanea o repentina A tali cose apportare doveva qualche ritardo l'assenza del nuovo sovrano desti- nato poco dopo a salire sul trono delle casa più sugusta di Europa. Premesso tultociò, gioverà avvertire, che fra le principali cure dell'Augusto Granduca Francesco Il, a benefizio di Li- vorno potremo rammentare la facoltà a chiunque fosse (anno 1746) di consegnare € depositare nei magazzioi pubblici di quel porto , con lieve diritto di stalleg- gio, ogui sorta di merce straniera, e di poterla estrarre sopra mare senza alcun dazio, ointrodurla dentro terra con tenue dirittodi transito, passando perla Toscana. Può noverarsi fra i benefizj dello stes s0 Granduca l'editto del ro ottobre 1748 sulla navigazione marittima toscana; l'in- troduzione nel granducato di nuore ma- mifatture, inzamento delle già stabi- lite, la protezione dimostrata verso quei sudditi che ai applicavano più di propo- ‘sito alla mercatura , e le reciproche con- venzioni stabilite con le potenze sere; nelle quali il princi ferì sempre iaterche proprio quelo ci mol vela Potrei aggiungere la legge dei vembre 1758 destinata a frenare gli abusi dell'esercizio della professione di mes- zano in pregiudizio del commercio di Livorno; quella dei 33 nov. dello stes- zioni a quei forestieri che vi sì volessero < stabilire. Devesi finalmente al Greadec i Francesco Ii la fondazione della pia case i del Refagio per i ragazzi mendicanti, e l'istituzione delle prime scuole per le fanciulle che si raccolsero mel 1766 mell’educatorio di S. Giulia, più moto set- to il vocabolo del Paredisino. — Pel Quiodi è che moltisimi affari si fac» vano da pochi, i quali tesevano nelle lero mani l'esistenza di una gran parte della Popolazione livornese. riserv ra di tanto momento, mercò di un pizzo ‘economico, di an sistema legislativo cri e una dei beni di qualsiasi speci Allorchè il gran Leopoldo, con una fer. mezza che costiluisce la sua vera gloria, con una sapienza da non lasciarsi vincere dai clamori dei falsi ecomomisti, cos- templando le vere cause di tanto crosic smo civile, diede mano alla sublime im- presa di efficaci rimedii, a partire dalla graduale nazione dei metodi nativi che allora fu che incominciarono a peco a po to 1 risorgere la fiducia è il coruggi possidenti terrieri, negli tozianti , e che Livorno ehbe motivo di riaversi prima di ogui altro paese col ri sentire i buoni effetti di unta virtà. Uno pertanto dei maggiori catacoli $. manzieri resultava dal vetusto sistema de no- gli appalti di ogni soria di regia pome regalia; quindi erano di fisio impedimento le anguste malagevoli stre de comonitative e provinciali, la molti plicità dei dazii e delle dogane che per LIvQ inveterato abuso concervavanci nelle por ti interne dello stesso granducato. Per giungere al conseguimento di co- testo duplice scopo fu primo pensiero del graa legislatore di concedere ai Toscani libera circolazione per tuite le parti del granducato delle vettovaglie ed altri pro- dotti indigeni, di poter contrattare e ven- dere le saerci a qualsivoglia presto, peso per desti € misura senza alcuna servile dependenza dai magistrati d'arte, da quelli dell'an- mona o grascia. Fu Leopoldo che pensò a togliere di mezzo la maggior parte degli appalti, come pure a sopprimere molte pri vative, fra le quali a benefizio delle genti di mare è da conlarsi la pesca (16 gea- maio 1777). Egl corresse il modo di esigere i diritti di porto e di ancoraggio in Livorno (12 giug. 1779); che abo il privilegio del capitano della bocca di Porto sulle sevorre (8 maggio 1780); che tolse la moltiplicità delle gabel le, delle dogane, pes. 0 catene i termedie, per cui trova! Urettanie frazioni un medesimo stalo, un prima necessità, e alleg quelli atti a fornire mai pera, affinchè fossero essi di eccitamento all'industria dei Toscani. i Fu lo stesso principe che proscrisse dal foro inveterati abusi, che tolse di mezzo tuttociò che tendeva ad opporsi, 0 a ri- tardare il benefico di far godere ai suoi amministrati, pel loro benessere, sieu- rezza individualee vita tranquilla. Frut- - to di tali riforme era la legge del 36 no: vembre 1783, che aboli ti personale per i debiti ei dinava non pote: rrpocre delle cause decise nel tribuuale di Livor- mo fuori che davanti al magistrato conso- Iare di. Pisa, Mercà di misure fa pror- veduto (17 febbraio 1769) e posto un ri- lisordiui che allora regna vano nel della nazione ebrea di Livorno, togliendo il privilegio ad essa concesso da Casino Mi merci di quella specie di se- nato ereditario poco sopra ratamemorato, ni quaudo gli tolse il diritto di succedere per ordine di primogenitura sioo a lerza ge- nerazione; e volle nei casì di ritapiazio esonerare il candidato dal tributo di pez- tro i matoasalire sul trono ì co-lmperiale. e più ve vasto Lazzeretto del suo S. nome, alla cara delle persone ed allo spurgo delle mercanzie portate da be- stimenti di patente bruifa; mentre con le leggi del 30 dic. 1779, dei 15 lug.-1785, e 5.luglio 1787, si presrivevano regola. menti economici, politici e saniterii da doversi eseguire in ciascuno dei tre Laz. sereiti di quell'emporio. — Finalmente 66 deve Livornoailo stesso principe l'attuale delle lettere, fabbricato locale della com. a de' SS. Cosimo e Damiano. Pia appunto colesia soppressione di po polari compagnie, ordinata ed eseguita &- no dal 1785 in Lutto il granducato, fu le specioso pretesto di una insurrezione che suscitò in Livoroo la classe più facinoresa di quella plebe dopo che il gran Leopelde per la morte di Gitseppe Ilera stato chia: Austria». Noa erano scorse appena due settimane dacchè quell'imperanie, con editto del a marzo 1790, aveva proclamato la comser- vazione della legge del 1 agoste 1798 per tener ferma la neutralità della città è por. to di Livorno coa le potenze belligerauti, quando si suscitarono tumulti dei facchi. ni, getti dalla eontrada che abitano Ye gica annali istorici di Livorno maggio 1790, ie lo farei per tacere di tanti ie sulti, di tante violenze e di tante rupi- ne, cui mosse il furore popolare contro facinorosi ciao oa ore. dente 4 loro ‘modo. per Botto questi tristi auspioj di turbata imngeilità in Livorno (cui tennero die- città della Toscani) venne a cuo 146 Livo prire il trono eranducale Ferdinando TI di sempre gloriosa memoria. Mai si credè, per quietare il-basso po polo, di tornare = sopprimere la libera commerciabilità dei generi di pri #e normali sd oggetto di vendere alla plo- be îl pene venale, il vino e l'olio a ua prezzo inferiore al costo reale. Si dovè ri- stabilire il magistrato della Grascia per avere meno grascia, ‘© andar « rischio di ir la fame per mancanza di vettovaglie. altri prodotti indigeni nell grauducato, riprodessero ben presto il sto resaliato di velere quasi vuoti i 2zi dei commestibili, trattazione emanò il motaproprio del 17 agosto 1995, diretto a ristabilire la libertà del trasporto delle veltovaglie da una in altra parte del suo Granducato. Ad accrescere l'anguslie interne si ag- giunsero ben presto quelle politiche in- sorte dopo la rivoluzione francese che pre- parava ai Toscani ed al loro ben amato sovrano nuove disavventure. Si esigerano dal Grandaca condizioni contrarie all'in- dole pacifica della nazione, contrarie alle franchigie ed alla neutralità del porto e città di Livorno, benchè da lunga mano riconosciute e guarantite dalla fede dei trattati. Quando però agli avvenimenti sembrava riposare pece in mezzo al rim'‘ombo del cannone; mentre Livorno. la Toscana fatta superiore legni delle potenze belligeranti a sommo pro- fitto del commereio, ecco che in disga- stoso emergente pose a rischio la sua fe- licità in guisa che la legge fondamentale della neutralità del porto di Livorno dorà più per foraa, che per deliberazione del go- verno restare sospesa (dall'ottobre 1793 al febbrajo 1795), ed impedita alla bandiera della repubblica francese. Era appunto il tempo iu cui, trovandosi chiusi ai navigli delle poienze belligeranti gli altri mesoati LIVO del mar Mediterraneo, Livorno approfitte- ‘hilamento del commercio di le piazze marittime, ricchezza edivenne perentoriamente ano dei primi emporii dell'Earope. Frattanto crescendo ognora più il peri- colo dell’Italia e della Toscana, Ferdi- princi procera possibili la pace e il benessere dei suoi cari sadditi, pensò di concludere em trat- tato di amicizia col nuovo reggimento de' Francesi; sicchè riconobbe apertamon i tequello che già eseguiva con tscita mo. derazione; ciò facendo nella lusinga di ristabilire quiete e sicurezza al suo po; e maggiori affari al porto di Livorno. Bandissi la pace conclusa tra la Rep. francese e il Granduca (g febb. 1795) e 2 suoa di cannoni fa ata in Li. vorno in cospetto della fiotta inglese. « Si rallegrarono grandemente i popoli, (se dobbiamo credere allo storico più elo- ente de’ nostri tempi) massimamente i ivornesi, e tatti celebrarono la scienza di Ferdinando III, il quale, non lasciatosi trasportare dallo sdegno d'Europa, solo alla felicità dei suoi sudditi mirando, ave va loro quieto vivere, abbondanza di traf- fichi e sicuro stato acquistato ». A proporzione che la fortuna militare sotto la condotta di Bonaparte rendeva la Francia padrona di quasi tutta l'alta Ita- lia ‘andavano maturandosi i disegni del direttorio esecativo contro l’innocente Toscana, ma il principal fine del governo francese era quello di cacciare gl’ Inglesi da Livorno, di e di carpirne gl'Ingiesi tanto potessero in Livorno da mon avere il Grandaca forza bestante per frenargli, a tal segno che il commercio francese vi fosse angariato, e la bandiera repubblicana insultata. I fatti e le ragioni addotte non valsero lo sapesse il "lirettorio,e lo conosceme Bo. naparte, che a quel tempo era il generale in capo della loro armata in Italia. Ordinava intanto quest'ultimo da Re LIvO logne (»6 giugno 1796) che nen di visione dell’ esercito condotta celerameate del generale 1 eni ii Pistoja a sorprendere e i di Livorno. — Appena che stabiliti im questa piazza eb- Li bero avviso del fatto, lasciata con pro- stezza la città, trasportarono sulle navi, che a cotal fine tenevano nel molo e nella rada, le migliori proprietà loro.—Eatra- vano i Francesi in Livorno quendo ap- pento i bastimenti mercantili inglesi sot- to scorta di alcune fregate salpavano dal suo porto verso la Corsica, Poco dopo entrava Bonaparte: Agli ap- plausi , ai teatri gratoiti , Pile illumina tioni eseguite non per voglia, ma per or- dine è per paure, socosdettero bel. losto le ostili confische e le rovinose vendite lesi, mapoletane, e porioghesi. Si obbligarono negozianti di Livorno alla iu- e dura condizione, o di svelare le merci altrai, lo che aborrirono, o di pagare cinque milioni di lire per le mer- canzie estere, lo che accettarono. Si disarmava intanto la cittadinanza di Livorno, che fu la prima fra i Toscani adoffrirsi e al ottenere da Ferdinando III (22 luglio 1794) il privilegio di formare ua corpo di cacciatori voloatarj, onde mavtenere nella ciità il buon ordine, e presiare nei bisogni opportuno ajuto alla truppa regolare. Si cacciavano dai posti armali e dalle fortezze i soldati del Gran- duca, e per colmo di prepotenza si arre- i buon di matore del porto e della città. Mentre si eseguivano dai Francesi tali i le flotte inglesi ser no il porto di Livorno ed impedivano commercio in guisa che ione di fiorente, attiva e lil în fo breve ora inoperosa, angustiata ed op- Pai genio e l'attività di Bonaperte non perdendo occasioue di potenti nemici domi della sua patria, tene vorno al doppio scopo legali, e per tentare di costà la conquista della Corsica, dove sapeva che il mal umo- re contro gl' Inglesi andava ogni dì ay- ‘mentndo. — Frattanto i Corsì fuorusciti toncorrevano da ogni perte a Livorno, do- bere divenne pessaggio gione delle mavi britanniche che lo per- correvano, ma tanta fu la destrezza del francese a cui venne affidato l’incarico di quella traversa, che gli ri di ottobre 1796, mal far partire da Livorno una groma banda i comandati dal generale Casalta, edi sbarcarla felicemente in vicinanza del porto di Bastia. — Bentosto ai fuorusciti vennero a congiungersi partigiani in gran numero, e in breve tempo la Corsica sol- levata dovè abbandonarsi agli assalitori. In questo mezzo tempo (9 luglio 1299) una siaadra britannica, velendo pre mire l'intenzione dei Francesi, si era cpr sentata davanti a Portoferrajo nell” dell'Elba ad oggetto di obbligare quella guaroigione toscana a ricevere presidio inglese. Alla qual coss si dovette aderire mediante un onorevole capitolazione che accordò di conservareil paviglione,e! am ministrazione del governo granducale Portoferrajo, e che prometteva di far riti- rare Je truppe britanniche, e di rimettere la piazza nelle mani di S.A. R. all'epoca della pace, o quando l'invasione dle vorno e del littorale toscano per parie dei Frabcesi fosse cessata, , Ma già l'occupazione istentanea di due inzze forti, tolte da due potenze fra loro nemiche, aveva costretto Ferdinando III e al re d'In. ghilterra stendo sull'ingiustizia di Toscana, Ver ciò fino al pento di scam bievolmente convenire, che sarebbesì ef- fettuata l'evacuazione dei Francesi da Li- vorno nel giprno istesso che gl'Inglei avessero lasciato Portoferrajo. Infatti nel 16 aprile del 1797 questi dopo avere imbarcato provvisioni e artiglieria , posero alla vela dal porto, trattenendosi però nei paraggi dell'Isola dell’ Elba fintanto che non gli Ginnse sì curo riscontro dell'abbandono di Livor- Livo. truppe: Le insidie, le falce nocase, le violenze. contro la Toscana nelle raccontzie cose mom si rimasero; con-iuite che il popolo fedele al suo principe generosamente con- corteme a fornire tutto ciò che possibil ‘mente feceva d’uopo per combinare la si- corezza pubblico e riperare alla deficien- ta del R.erario da straordina- rii merifizj. Tattociò riescì vano; e forse (anto amore, tenta fedeltà fa un rimpro- vero tacito ai domatori di falsa libertà; sicchè ognuno spaventato dai tristi e no merosi esempj aveva forte motivo da le- mere che l’opere tremende'e le soperchie- rie politiche goa fossero compiute. Si vo- Neva o per un verso o per l’altro sloggiare dalla ia de' Pitti il fratello dell'Im peratore Francesco; si voleva si ia re senza ostacolo sul pacifico popolo to- scuno; si voleva eclaliere dalle seulrale città e porto.franco di Livorno ogni bes- diera non francese. Non mancarono pretesti al direttorio per adonestare coteste mire, ed umo dei maggiori appigli fa quello di non avere il Granduca sapato impedire lo sberco di truppe napoletane a Livorno (nov. 1798), comecchè queste ben preso (i got 12799) sì Timbercissero dopo la sconfitta del loro grosso esercito nelle compegne edi Roma, federai € il saccesivo arrivo a Pistoja di una di- visione francese destinata ad assalire la di- tislone napoletana sotto le mara di Livor- BO. Ad accrenere ri materia di lagnanza aggiungervi testo di segrete ade- sin del Grandis alla coslizione delle potenze armate Spies la Fravcia, e sotto tale aspetto si spiegavano Î preparativi guerrieri, con l'armamento delle milizie, che sotto il nome di Zande, l’editto gran- ducale dei 30 nov. 1798 comandò. . Si andava avvicinando le primavera del 1799, sorgeva l' alba del tristissimo 25 marzo, quando si lesse il tacito doloroso addio dell'ottimo Ferdinando, il quale per colmo di sue virtà, beuchè co- stretto a lasciare gli amati sudditi, chie deva da questi in ricambio di amore e di gratitudine un rispettoso cuntegno verso Hi suoi nemici, che a lorme rmretta ino Appennino contaminare la bella e fin allora placida Toscana. Enirava in Firenze una divisione fran- IVO cese il & 25 di marzo, nel lempo che sv- vicinavasi alle porte di Livorno una bri- Gata della medesime nazione. Tueerò dei cento giorni (dal 25 marzo al 4 nglio 1299), nei eda eziandio solto silenzio i nee meno lacrimevoli 15 mesi che si cento tristi giorni suecederono (dal 5 lugl. 1799 al 14 ott. 1f00), cioè, dalla insurrezione aretina alla ritirata dell' esercito austria. co dalla Toscana; ; svvegunché = essi troppo penoso lio a chi volesse scrivere la cronica di quell periodo, deve forse nou troverebbe altra materia da re- Gistrare se non che insulti 1,30 resti arbitrarii, sentenze po liszioni d'ogni specie , contribazioni in- sopportabili, imprestiti gratuiti forsesi, commercio estero annientato, carestie de- solatrici, casse pubbliche sempre sperte e sempre da umeve'arpie divorate. 8 altresì vero che durante l'occupazio- ne austriaca il porto di Livorno era di- venuto quasi l'unico emporio dei meri. facon: ‘varie cazioni, mentre i porti di ova edi Marsilia erano chiusi dai con- i. Tafatti il numero dei bastimenti mercantili, carichi di ogni sorta di pro duzioni, concorsero in questo tempoa Li- faroni sequestrati che da pasa quasi improvvisi gienge- vano (olt. 3800) a Livorno, nei tempo che tina divisione comandata da Dupoot oc- cupava senza ostacolo la capitale della To- seaua. In aumento di ciò ben altri danni più eravosi vennero a carico dei commer- cianti livornesi , sicchè farono essi cn stretti a somi trare in breve ora un imprestito forsoso di sopra 3oo,o00 fire per liberare dai sequestri le mercanzia presante nemiche, e gli imbarchi dei be stimenti. Quindi dovette Livorno fornire a titolo di contribuzione di guerra g0,000 sacca di grano. — Ad oggetto di sanere tali tali lacghe ferite, di evitare un abisso mag- giore e di provvedere per quanto era po sibile all'interesse dei creditori, la Co- Livo manità di Livorno dovè andare incontro # un altro abisso più pericoloso, quello cinè d'imporre (16 e 19 nov. 1600) un tributo del a per cento sulle mercanzie provenieati di sopra mare, che si scarica- vano nel porto, o che transitavano terra dalla città, escluse le sole granaglie. Finalmente nel febbrajo del 1801 fa concluso a Luneville un trattato di pace, pel quale il grandacato di Toscana fu. eretto in regno, e dato in appannaggio #I0 infante di Spagna don Lodovico Borbone figlio del «luca di Parma, nipot « genero di Carlo IV re delle Spagne. — Una dello prime cure di questo nuovo re- gnante a favore di Livorno può contarsi il motuproprio dei 19 dic. 1801, meroò cai convertì in Camera la deputazione di commercio, composta di negozianti di di- verse nazioni, purchè essi fossero stabiliti da qualche tempo in Livorno: e ridusse all’uno per cento il diritto sulle mercan- zio provenienti di sopra mare. lel settembro del 1802, nella rada di Livorno ancorò una numerosa flotta spe- guuola, destinata a imbarcare il ro e la regina di Etruria per trasportarli a Bar. cellona, donde poi ritornarono per la sles- se traversa in Toscana innanzi che spi- rasse quell'anno. Fu peraltro troppo funesto a' Livorne si e al loro iraffico l’anno 1804, median- te la strage di cui fu cagione un basti mento che da Malaga portò quivi il germe contagioso della febbre gialla; e che as- sai danneggiò il paese al onta delle ml- sure prese fra il di a nov. del 1804, e il 19 geun. del 1805, giorno in cui la re- gina reggente per suo figlio emanò l'or- dine dello scioglimento del cordone sani- tario, quantunque la guarnigione france- se fosse di gi tornata ad occupare le fortificazioni di Livorno. vvedimenti sa- ue mesi dal- febbre gialla, re- stando quasi tutti fra l'incertezza, l'erro- re e l''inazione; nel qual frattempo, a pro- porzione che lc comunicazioni crescera- no, aumentava cl estendevasi il morbo, il quale nel suo colmo uccise fino a 40 € Sa persone in un giorno. Ma dacchè l'interna polizia valida- mente si oppose per combattere e spegne- re quel fuoco micidiale, cioè dal 12 no- vot Livo 749 vetbre 1804, giorno in cni fu aperto lo spetalo provvisorio di S. Jacopo, sino al 19 del susseguente mese di gennajo, fn cui fa levato il cordone sanitario per la terraferma, non vi rimase vittima nep- e pure la terza parte în confronto di quella perita nei due mesi antecedenti : e tutto compatando fino dai primi inosservati momenti dello sviluppo det morbo in Li- vorno e nei suoi subborghi, vale a dire, in una popolazione di sopra 50,000 abitanti, non morirono di centagio più che 1500 * La storia medica non dimenticò di tra- mani alla posterità, che questa malat- tia esotica per l'Europa fu portata in Li- vorno per parziale inosservanza delle re- gole sanitarie, allorchè si volle dal gn- verno Borbonico togliere l’abituale contu- macia prescritta alle provenienze di Spa- gna ove la febbre gialla all’improvriso he titubanze, e contradizio- ni dei medici, come sempro avvi casi, spesso fatali a chi pubblica con franco giudizio una funesta verità, fa con formale processo riconosciuto, e dimostrato qual fosse stato il naviglio che fimportò a Livorno questo contagio; avu- tane la confessione, morendo, dal capi- tano stesso che lo comandava. Verificossi che da alcuni marinari del iscesi in terra, tal nei soli punti e nelle rono (in pescheria ‘a vento). Fu provato che alcuni oggetti levati da bordo, e luo dei nostri calafati, che entrarono i primi in quel bastimento, porlarono il conta- gio tropico in altre parti della città, dove certamente nascere non poteva neppor l'idea d'insalubrità e di nettezza di case, nò sospettare che ro troppo anguste e poco ventilate, come nella gran piazza di Livorno: prova evidente, d col celebre dottor Palloni, checchè mi ri lubre, può svilupparsi la febbre gialla, o altro male ‘contagioso, ove qualche ma- * rinaro ammalato, o delle merci contagiate vi siano depositate. — E se.esso incomincia per lo più nelle strade e nelle case prossinie al porto, assai 95 marinari sharcati, ed alla maggior facilità delle loro comunicazioni col mare; giac- «hè senza aver alla fatto per variare le lattia terminò quasi per incanto appena gl’infermi furono separati dai sani, iso- Isodo i più aggravati elle loro abilazio- mi, e trasportando gli altri in uno spedale espressamente situato lungi dall'abitato mare: finalmente sporgando ite e portando in Lazzeretto tetti gli oggetti e mobilie suscettibili di contagio. Dopo 1 tanto flagello, che decimò la po- polazione di Livoroo, e che quasi anni- suo commercio, non vi furono post giorni sereni, avvegnachè era per volgere al suo termine l'anno 1809, quan dora tavasi nel mondo politico l'ul- tima scena del giovane morente regno di Etruria da chì con eguale indifferenza creava repubbliche u. nome, sa va troni e scellri appareoti, e quindi appro- prisvasi vecchie e nuove corone. Veniva a prender possesso del regno d' Etruria a nome di Napoleone il gene- rale Reille, rimpiazzato poco dopo da Menou, capo di una giunta straordinaria, che aveva l'incarico di ridurre la To- scana a regime francese, e di farne tre nuori dipartimenti pel grande Impero. Allora la città di Livorno,a preferenza di Pisa, fa dichiarata capo-luogo di una di essi col nome di dipartimento del Mediter- raneo. Da indi io poi mairie, giandarme rie, leggi, tribunali, demanio, diritti ria- miti, contribazioni fondiarie, di porte e fi- mestre, personali, patenti ec., tutto fu mon- tato sul piede francese. Lasciavasi ai To. scani fra i pochi privilegi quello onore vole e siogolare di potere usare negli atti pobblici della lingua nazionale in con- correnza con la lingua conquistatrice. Pertanto la giunta francese non trascu- rava ogni via per eccitare i Toscani all’in- dustria, e aumentare il loro commercio in- terno, giacchè quello di importazione ed esportazione all'estero nel porto di Li. vorno era ridotto quasi a nulla, — Si ten- tè d' introdurre nelle Maremme la col vazione del cotone; si propagò in Val.Ti herina e in altre parti la sementa del gua- do; si permise a cerie condizioni la pian- LIVvVO tagione del tabacco; farono incoraggiti i DI proprietarj di armenti a migliorare le la- ne; solleticaroosi con premii ed emule zioni le manifatture toscane per estendere il commercio dei berretti di Prato, dei cappelli di paglia di Firenze, degli ala- bastri lavorati di Volterra, delle fabbri- che di corallo di Livorno. — Fu doman. data grazia al sommo imperaute, affinchè rmettesse le tratte delle sete nostrali da ivoruo per mantenere viva in Toscana la fabbricazione dei drappi e la coltiva- zione dei gelsi. Fu contemplata poi dagli adulatori come ana distiazione segnalata verso di noi, quando Napoleone, nell’atto di resti. tuire alla Toscana il nome, non l’esistea- za politica di granducato, nominò a que ata nuora gran 5 dignità dell'Impero la toa sorella Élixs, già principessa di Lucca e di Piombino. Per tal guisa la miseria del veniva abbagliata dallo splendore di una elegantissima corte, da ampollosi titoli, da imponenti parate ed esercizj milita Frattanto si avvicinava a gran passi i tempo in cui parve che nulla più resi stesse alla volontà dell'uomo straordina- rio. Solamente gl Inglesi fra tante poten 20 abbattute, fra tante battaglie ordinate e vinte, soli essi ricusavano ancora di porgere incensi all'ara dell'altissimo e potentissimo Imperatore; el î porti del- l'Europa napoleonica trovavausi chiasi al sno commercio dai numerosi navigli della Gran Brettagna. In conseguenza di ciò Livorno, dopo essere stato spogl di merci e di denaro, restò per più anni deserto di bastimenti mercantili e prito di quel traffico, da cui avera ricevuto tanta vita e prosperità. Inebriata la Francia, abbattuta la Ger- doma l'Ualia, sembrava strano tore di tanta parle di Europa che i1 fiero Spagnuolo ed il superbo Tnglese gli amareggiassero sì gloriosi trionfi. Ma già i fati del gran capitano erano giunti al suo apogèo; già la capricciosa fortuna lo rovesciava dall'altissimzo seggio. e ciò all'istante in cui egli medilava di. latare il suo dominio dalle coceuti arene Gaditane fino al mar Caspio e alle deserte regioni della Moscova, Era segnato nei destini, che nel selica- trione dell'Europa perissero le speranze Livo di Napoleone, che colh si cambiassero le sorti del mondo, colà dove il sarmmato gelo intirizai, assiderò, spense în pochi giorni va certo numerosi sein il più bel fio- redella parte iù culta e più bella dell” Padani n esercito pace di vincere gli womini, non mai di vincere il cielo, All'annunzio sussarrato di tanto fl. gello i popoli da ogni lato insorgevano, i fautori , gli stessi amici di Napoleone ti, comnosi, intimoriti pie erano i loro animi a salvare le accumu- vacchino Mi e quando, vedute le cose di Russia, e poi quelle di Germania andare in fascio,egli si voltò ella corte di Vien- sa, sperando in tal modo di assicurare esa la disgrazia di Nepoleone quel real seggio che la buona fortuna di Napoleone avevagli apportato. Infine il re Giovacchino, fermati i suoi casi con l'Imperatore Francesco, si obbli- gò di lar operare l'armi napoletane di concerto con quelle impe e con le trappe che andavano raccogliendo gl Iu- glesi per te. tare l'alta Îtalia.—Iufatti poco innanzi che Murat spingesse le sue teati sino al Taro per misurarsi contro l'e- sercito del principe Eugenio, compariva alla vista dì Livoruo una flotta brittao- nica convogliata da qualche migliajo di soldati, da seducenti proclami, da ban- diereesprimenti în parole, /ndipendenza saliana, e porianti impresse due mani Giunte, con l'idea di annunziare e LÌ credere nei nuovi conquistatori solida a- € sincera fratellanza. ni al pari, se non più degli I i, scotti da ripetuti eserpj di li allettative, non si fidarono né del variabile re Giovacchino, nè del poco generoso lord Bentink. Era sul terminare dell'anno1813 quan- do un migliujo di truppe colletlizie sbar- ca alla spiagi Viareggio per muo- vere verso Lucca e Livorno, nel tempo che Bentink, veleggiando con i suoi va- relli da guerra davanti a quel littorale, aspettava che il popolo cooperasse al suo scopo. Non molto dopo, entrarono in Fi- renze i soldati napoletani, una parte dei quali nel.di 18 di febb. 1814 occupò sen- LiIvO 751 1a ostacolo la città di Livorno, e due gior- ni del fortezza dalla Comunque andasse, fatto è che per Li analagevoli vie si liberò la Toscana dominio più odiato che dispotico; si li- berò Livorno da un blocco troppo lungo sua fortuna rovinoso; si liberò cià mente e maestra di Europa, dallo strazio, dal vilipendio, del timore di un polente conquistatore, che tripar- titala fra l'impero gallico, il regno italico ed il siculo, a suo arbitrio, solo per am- i maestrarla, per felicitarla, qual inesperta pupilla la dirigeva, la comandava. Così la più bella parte della nostra Penisola dopo una varia luttuosa catastro- fe di tre lustri, dopo fortunosi eventi non previsti nè da prevedersi dalla politica più recondita, e dalle menti più perspi i al lungo desideriv si ricompose al pacifico regime del suo be- namato Ferdinando; sicchè ad un'osti- nata sanguinosissima guerra terrestre e marittima succedendo giorni di calma e di serenità, Livoroo vide aprirsi dvauti ed ampliare latamente gli sbocchi per of- frire varie immense e durevoli risorse al suo commercio. Fra le prime misare governative di Ferdinando JII, dopo il suo ritorno al trono avito, essenzialissima per i nego- sianti livornesi fu quella detluta dal ino- tuproprio dei 13 ottobre 1814 , allorché il tribunale di commercio, stato eretto in Livorno sotto il governo napoleonico, fu rimpiazzato dal magistrato civile e consolare, traslatatovi da Pisa, dove sino dai tempi della repubblica era stabilito. Devesi a Ferdinando III l'attivazione del regolaraento della comera di commer- cio di Livorno, ordinata con editto degli 8 aprile 1815; siccome è opera dello stesso Granduca (7 aprile 1818) l'istituzione di due commissari di polizia in quella piazza, ano per l'interno e l’altro. per i popolosi subborghi della città. ina prova solenne della premura di quel sovrano nel favorire e proteggere il traffico di Livorno fu quella di esente. re nel 1823 con apposito motaproprio le merci venute di sopra mare, che si rispe- divano per terra all'estero, dal diritto dell’ uno per cento,— Frutto della sisuuificen- ta sua è pure uno dei più eleganti, te nos 72 LIVO più comodi edifizii moderni chè adorna- no Livorno, voglio dire la fabbrica mar- morea dell'ufizio di sanità che fu alzato sull'ingresso del molo alla bocca del porto. Finalmevte Livorno da lungo tempo scaregginote di buone fonti e di acque salubri deve a Ferdinando III l'immen- 20 benefizio di possedere una copiosa quan. tità di acque pereuni (circa 18,000 barili per giorno) che divise in diversi getti fra Lera Spal quo in tutte le pietzo, enei pali quadrivi della città. Avvegna» chè, se la cità di Livorno fu provreduta nella sua zione di una suffi- ciente quantità di acqua per gl'indis) sabili di della vita, mediante le pulbli» che cisterne e le sorgenti tartarose di Li- mone che vengono per i condotti vecchi sino alla città, ora non erano più queste nè quelle bastanti più numerosa popo! Farono esaminate le sorgenti migliori e più copiose dei monti livornesi, e fu ppreseutato al governo, che le sorgenti di Popogna gettavano a ragione di barili 156 l'ora, e quelle di Colognole nei mesi di maggiore arsura fornivano 400 bari- li per ora. Col motuproprio del dì 7 no- vembre 1992 Ferdinando III ordinò la costruzione del nuovo acquedotto di Li- vorno, affidandoue l'esecuzione al R. in gegnere ( Giuseppe Salvetti; e con altro mo- teproprio degli 11 nov. 1797 furono date ulteriori disposizioni per la continuazio- ne degli acquedotti di Colognole che cam- minavano circa 11 miglia, e pei quali era- mo spesi scudi la melk ® carico del R. erario e l'altra metà a carico del- la comunità di Livorno. — Zed. l'Art, Comonrra pi Livozzo, Luvoaxo sorto LEOPOLDO II FRLICEMENTE REGNANTE. Eccoci giunti all’epoca più brillaute, sì raomento più fortunato che la città Livorno offra alla storia dopo la sua pri- ma fondazione, fonti e piazze, se tatto ciò quasi pe canto sul finire del secolo XVI dal Grau- duca Ferdinando I si ordioò e restò vi- LIVO venle lui presso che compito, non recherà ai posteri minor ubi a uando s- pranno la con la quale Lauro 50 II medilò, decretò nuove cose, e come tosto incoragrì migliaja di operaj, intenti a fur sorgere intorno a Li vorno un nuovo cerchio di mura della periferia di circa iglia, ana più comoda e e pi grandiosa dare Lod in pavicelli, ampi iazze, lu stra: osi passeggi, Porte, de dogane, saperdi edifizj sacri e Fasi ruisa che bellezza, prontezza € comodità si Sitiero scambievolmente la mano per far nascere a contatto della veo chia una nuova città. Oltre a ciò non è cosa meno degna di essere tramandata alla posterità, che come il Granduca Ferdinando L, mentre (ab- di chi vi perni all'oppsto l'Augusto Leopoldo IT, dopo compite tante opere portentose, quella legge stessa la voluto abolire, ntuchè nella sua bella e illustre città marittima non venisse, come a de- turparla, gente vagabonda el itmurale. Taoto cangiossi in meglio e progredì cul pubblico costume la moderna Fra le prime benifiche disposizioni da Leorocso Îl onlinate a favore dei Livon nesi fuvvi quella di compire la volontà del suo benamato Genitore, allorchè iu dei possessi fondiari, dichiarò di portare a carico del governo il pagamento del de- bito creato dalla comunità di Li vorno per ni del 1825 furono posti all spetti vamente aggiudicati tanti stabili e rtinenza del R. erario, per la 270,000, da pagarsi in tante azioni di quei creditori. Già la Popolazione di Livorno, aumen. Aata di un terzo nel breve periodo di sv avni, trahoccava da ogni parte fuori del- le mura i de Livorno, ed i subborghi Cappuecini e di Acquaviva fabbricati dal Granduca Francesco II, quello amplissimo e popolatissimo del borgo Reale cresciuto solto l'immortale Avo del Granduca re guante, crano tutti pieni di popolo e di Ilorchè in mezzo a sì care memo- lavanti alla più elevata, più; ridente e più salubre pianura, Leorocvo II decre Livo Gava; nel s8 nov. 1828, nuove opere edi- fiestvrie grandiose e regolari, nuota porta nuoltrare dovevasi della città per il uascente subborgo della porta nuova di $. Leopoldo, quando si pubblicava l'ordine sovrano dei 31 ot- tubre 1829 per alienare circa 15,000 brac- cia quadre di terreno rasenie gli antichi spalti del Casone 0 di S. Cosimo, spet. tanti al dipariimento delle -RR. (abbri- che, del valore di 84418 lire toscane. Noa dirò dell istantaneo acquisto di tali fondi, noa dirò della metamorti ri dei tura degli orti, e che convertita in uno dei glio fabbricati quartieri; dirò bensì che fa celerità, con lu quale tanti e così paghi edifizj sono stati innalzati e compi tale da dovere sorprendere chiunque î quatte” anni non vide, e che ora torni irò che lanta ope- i fabbricaro, aven- ‘commerciale fissò sempre poi le vigili cure del Priucipe. Quindi caloo- lando Egli il bene che doveva produrre al commercio di Livorno in particolare, ed alla Toscana io generale, lu magnani- ma idea di concelcre una piena ed asso- Tata franchigi dere i privilegi di portofranco a tanta e sì bella parte di Livorno situata fuori delle antiche, e giù troppo anguste mura tirbane ; e convinl», che tale suo prorve- dimento dovesse elicacemente coutribuire ad accrescere con le industrie nazionali il commercio locale, emanò il memorando moteproprio dei 33 luglio1834, che fu per i Livornesi il fausto anvuuzio di un’ Era novella. Imperucché con quella legge ve- mivano tolti di mezzo i diritti di stal- lggio, quelli dell' uno per cento sulle merci, le tasse dei mezzani, sui caflettie- ri, locandieri, osti, ec, e fu levato I one re di servirsi dei pubblici pesatori. Nel tempo che tutti questi aggravj, questi osta- coli si andavano ad abolire, lo stesso Le- gislatore aununziava, che ben presto i nu- merosi abitauti dei subborghi, sino allora contemplati come alfalto staccati da quelli i bero parificati ed amalgamati coi LIVO 7535 della olttt, avrebbero partceipato delle franchigie di quel porto-franco, e cereb ciasse il fabbricato dei tre gra borghi della città (dei Cappuccini , del Borgo Reale, e del Casone); e che tutte queste operazioni si sarebbero eseguite a carico del R erario. A ciò si aggionga l'indennità che il governo ‘3 impegnava di dare ai possi- deuti dei campi, dei giardini, degli orti, per i quali dovevano attraversare le desi» goate mura, gui fossi ed il pomerio della città. Da un calcolo approssimativo, fatto allo spirare del 1826, resultò, che il valore i delle merci importate in detto anno a Li- ‘vorno, e conseguenlemente sottoposte al pa: gamento dei dazj, che toglievasi dalla legge del 23 lug.1834, ammontarono a 6,000,000 di pezze da olto reali, pari a 34,500,000 lire toscane. Sulla qual somma la dogana avrebbe dovuto percepire per stallaggio e diritto dell'uno per cento, coerispoa- denti cumulativamente al 3° per ceuto, pe- la somma di. ........L.1,035,00 Per diritti dei pesatori ec. . » 165,000 Toiale dei di condonati. L. 1,200,000 A compensare il R. erario di tanto sa- erifizio, veniva dall'altra perte il dazio consumo da pagarsi dalla numerosa popo» lazione di circa 35,000 abitanti dei sub- borghi che restavano inclusi nel imetro della città. Aggiungev di lire 300,000 annue repartibi » che la Camera del Commercio cava a pagare per le generose fran- finalmente |° mento della tariffa sopra i cereali esteri da introdursi in Toscana, o che fossero per attraversare il iereitorio del Granducato. Oltre a ciò importava anche riflettere al maggiore incasso doganale che doveva accadere, dopo che per tali provvedimenti restavano precluse molte vie e tolti i mex- zi a tanta gente, la quale da lunga mano cera abituata re di contenbbando a scapito del R. erario, a grave nocumento degli onesti negozianti, e a somma ver- gogna della pubblica morale. Inoltre avendo S. A. L e R, rivolto le sue cure al miglioramento dei sistemi sa- 756 LIVO vitarj, asl pensiero di mitigar le spese del- le quaraniene, e il tempo delle contuma- cie, con lostesso motuproprio del 23 luglio ordinò la redazione di una nuova tubella per la contumacia delle ‘mercanzie, E per rendere proporzionata ai valori correnti delle merci anche la lussa dei diritti di purga da percipeni nei tre diversi Lar zeretti di Livorno, fu comandata nel iem- po stesso la compilazione di una lari più confacente sopra tali diritti da do- versi rinnovare ogni anao, Per taute elargità che ouoreranno sem- pre mai la munificenza dell'Augusto Prin. cipe e la sapienza del suo governo, per tanla prontezza di numerose ed impor. tantissime disposizioni Leodenti tutte al “agevolare le transazioni commerciali , ed a sospiugere di bene în meglio la rità di Livorno, la Camera di Commercio di questa stessa città lle con cl neficenza verso la clase degli dimostrare il giubilo che riseni generose concessioni. È però, appena di vulgato l'editto del lugl. 1834, essa per collegiale determinazione decise di pre- Jerare lire 700 dai fondi destinati per le spe-e impreviste, e inolire si esibì di sc celtare quelle offerte, che per spontanee sottoscrizioni venissero fatte dai nego- zianti, per des ‘narne l’istesso scopo spontaneità in meno di sei giori Leuelizio dei poveri ammontarouo a circa mille scadi. Allo studio importantissimo dlel modo il più opportuno per recingere il nuovo porto-franco di Livorno, prese parte l'ot- timo Principe che ne governa, recandosi più volte in 0a a visitare i luoghi, sui quali erano stati segnati i progetti dei diversi perimetri di questa grand'o- pera, la direzione della quale venne af- fidata al commendatore Alessandro Ma- netti direttore del Corpo degl’ ingegneri € del bonificamento idraulico delle Ma- remme. Dovevasi alla città lasciare proporzio- nata ampiezza anche sulla fondala speran- za dei futuri incrementi, circondarla con un perimetro regolare, avere il maggior possibile rispetto per le proprietà, man- Venere le comunicazioni di Lerra e d'ac- que csistenti fra la campagna e i sabbor- Livo ghi, i quali tutti dovevano includere, tranne il più lontano della città, quello di S. Jacopo d'Aauariva.— Fed. Comos- ri ni Levonso, Cerchi diversi della città. Era già condotto a termine nel breve periodo di due anni, non ustante le tri- ste vicende frappostesi , il lavoro del più Molsproprio del 7 mari che fossero aperte per l'imminente apri- le le nuove barriere. Menire da oa lato cresceva di edifizi e di spazio Livorno, dall" vedeva sd uno fra i magg lu popolazione, alla lonificazione cioè del- In Paduletta fuori di Porta S. Marco, fo- mite inesausto di esalazioni perniciose, e aumentavano le opere dei nuovi acque. dotti per fornire ‘di fonti tutto l'ampi recinto della ciuà. Già si , che sal i declinaredelsecolo XVIII Ferdinando I faceva por mano dal R. ingegnere Salvetti agliacquedoiti dî Cologuole, e di la pure derivano divorse fonti di quelle acque torno. Dopo molti ripresa la grandiosa opera dal R. inpe- gnere attuale, cav. Pocci +» nè mollo tempo andrà, che ultimati desiderati la- si vedranno fluire tutte le sorgenti le nel magnifico e sorprenden- 10 del gran Cisteraone, onde far- una regolare e perenne distri. buzione in tutte le parti della città e por- do franco. Erano inoltre con tanti accrescimenti rimaste insufficienti ai bisogni della popo lazione le poche e nou mollo vaste chiese di Livorno; laonde per provvedere al servizio tuale, fu dal religioso Pria- cipe nel di 22 giugno del 1836 segnato moluproprio, col quale venne dispo- sto, affinchè venissero edificate deniro Li- vorno qualtro nuove chiese, compresa la maggiore, altualmente in costruzione a levante della ci € che lutte queste, come quella dei Cappurcini, di S. Bene detto e dei SS. Pietro e Panlo, dovessero erigersi in parrocchie auulule. Sonoaccessori all’increento in tal pui- 32 dato all’attuile cerchio di questa città marittima molte altre opere edificatorie, fra le quali la piazza e passeggio di Sì Benedetto, e quello più lontano dell'An LIVvO denza. — Entrano, nel numero delle so- praccennate, varie imprese della Comu- nità, il pelazzo del Goveruatore, le nuove strade foguate, lastricate e illuminate; mentre ai prì sii ne archi gaati abitazioni , che quasi per incanto da una stagione all'altra si veggono sor- gere dai fondamenti , ubbellirsi, e, senza riposo nè scrupolo da persone tosto abitarsi. Finalmente l' istituzione recente della Banca di Sconto (25 gennaio 1837), è divenuta per sua natura la moderatrice dei scontisti, nel tempo che giova mol- tissimo al maggior disbrigo degli affari commerciali, e all'onore della fede mer- cantile. XHovimento della popolazione di Lironro dentro le antiche mura, a tre epoche diverse, divisa per famiglie, esclusi i forestieri e la popolazione avveatizia del Pi orto. Conusacio pi Livorno oro L'asotizione DEI DAZI, Economisti , calcolatori, negozianti, dotti ed eruditi scrissero, predissero, sen- tenziarono, chi prò , chi contra la fortu- na commerciale di Livorno, e certo al dire degli uni e degli altri non mancava materi: icchè se da un lato i primi preconizzavano Livorno, în grazia delle larghe franchigie, in virtù della geogra- fica posizione 0 per effetto delle molte ed importanti cose in poco tempo fatte, de- slinata a diventare, se non lo è, il primo porto d'Italia; al contrario i secondi, con- templando e protestando di possedere una conoscenza intima della pubblica econo- mia, predicevano dello stesso porto-franco meno lusinghiere speranze. Era fra quest'ultimi l'anonimo autore di ua elaborato articolo snl Commercio di Livorno, stato inserito negli Avnali universali di Statistica a Milano nell’ ul timo mese dell'anno 1837. ( Vol. 54 pag. 350 e segg. ) " Vero è, che quando nascono controrer- sie, sopra circostanze complicate, come quelle che costituiscono il commercio di ipotetici, coi quali non fia difficile poter scendere a conclusioni tanto in favore, come in disfavore del quesito che ognu. na delle due parti opinanti cendosi, quello cioè: Se il commercio di Livorno sia in via di accrescimento o di deperi- mento? — Quesito «i a risolversi modo, se non positivo, almeno persuasivo; poiché chi sostiene la prima opi sentirà rinfacciare i tempi passa produce la seconda non vorrà tener esalto conto della posizione attuale delle cose commerciali di questo nostro emporio. 258, quando il go- interpelli spondere conscienziosamente a vari que- siti; fra i quali eravi quello di accenna- re le cagioni della decadenza del com- mercio marittimo di Livorno e il m iche o politiche imprevi- ste, Livorno andò quasi progressivamente rosperando în popolazione, in ricchezza, in attività commerciale. 756 LIvO Nel 1958 i negozianti livornesi trema: vano per le franchigie state concesse ai porti di Nizza, di Civitavecchia, di Na- poli e di Ancona ; adesso si trema por il deviato commercio di deposito e di com- missione, I° ‘unico lucro che dava da vivere a Livorno 80 anni fa.— (Fed. una Me moria dei Megosianti Olandesi stabi în Licorno posta tra i MSS, della Riblio- teca Marucelliana. A.CCXX. 23 ) Debbo qui esprimere la mia ricono: cl scenza al sig. Console C. 4. Dall figura fra i negozianti più sperimen "di Livorno, ed al si Direttore della Banca di Sconto di detta città, i quali si sono compiaciuti rispon- dere a varii miei quesiti, e comunicar- mi diversi apponti di statistica interes sul commercio attuale di quella istessa piazz Certamente si fa un tempo” "(riipon- proposto quesito) in cui si operavano da pochi e quasi ni briga. Ogni anno, per e- sempio, nelle debile stagi venivano gli ordini dal Nord per i prodotti del Levan- generi richiesti. I mezsani di mercanzie ne facevano la repartizione fra le diverse case esportatrici, 1 messani di caricazione assegnavano nd ognuna il po- in guisa che vendita, compra, spedizione, lutto si e- seguiva nella santa pace del monopoli Così andavano allora le facende; ma quei tempi passarono e non si rividero più. Venne altra epoca ; la guerra desolava l'Eoropa, e pochi erano i luoghi privile- giati che fossero rispettati da questo fl gello; Livorno era uno di questi, ed ivi affollavano le novi americane con i loro carichi. Le case di commercio in quel ramo di affari poterono contare alla loro soli specalatori sono più. — Furono hei momenti per po- ..00+, Quei tempi non guitati peraltro da lunga e crudele one per l'intiera città, Chi potreh- rarne il ritorno? Dacchè alle spaventose guerre desola- trici, alle imaravi battaglie di cen- tomila combattenti, alle grandi commo- zioni politiche soltentrarono giorni più Eduardo Mayer i sè, non vale csa meglio tell LIVO tranqi în coi gli studii delle scien. ze, gli esperimenti: dell'indostria, i cal- coli del commercio poterono riprendere il loro posto, anche Livorno svelò tra le città d’Italia tale movimento materiale, morale, manifattariero e commerciale da sorprendere non sola Î' economista e il calcolatore, ma il filomfo e chiunque al. tro seta nell'animo il pregio del pro gresso, sicchè ognono di essi dovrà alla 6- ne dei conti coucluilere, che di tutti quei i prodotti; saranno anche, sc si vuole, più incerti gli allari; le comunicazioni dirette fra le diverse contrade ilel mondo avranno tolto a Livorno il privilegi esser piazza di deposito; ed oltre a ciò i ranno, e sono «li fatto diverse da quelle di una volta, quando le cose camminava. no da sé. Oggi periauto governo e com- mercianti debbono stare all'erta per ri rare cautamente e solidamente gl di un fiume che faltosi gonfio minaccia di deviare dal suo letto per mille canali. circostanze fortuite fa vorisco- i mare; conviene gareggiare con i porti rivali, e attirare a sè quel maggior traffico possibile, mediante fran- meroè delle gi per non andare a rise seri il giorno dopo.Ogi Ve aver pre- cente la massima della più ricca cam mer- cantile della Rep. Senese (la casa Salim- heni), che portava per insegna della sua fortuna questo motto: 7a sos posWrs. Che se l' attività dell’ unmo è quella che adesso vien chiamata a far hell: di svegliarsi mi- dei trambusti poli inottici che si ponge no in calce al presente artionlo. La posizione peografica di Livorno è senza dubbio fra le più felici e favore voli «lel nostro Mediterraneo, perchè a ta più centrale delle coste ne, ed anche perchè harti costà tal LIVO , 00. » 3 — di Carta colorata . . . » 1] |Bagni pubblici... ..... » 8 e Carta straccia, . » 1] [Alberghi privcipali ere » to i sughero. . » 1| [Tentri,. Fa la N° VIII. QUADRO dei principali Paovorri Gascor e Mumrarronari Toscani che si esportano all'Estero per la via di Mare. . tà Luoghi, api | dove sono esportati Per l'Inghilterra, Fran i nostre. Dinimare e Bnata Per il Levante, Egitto, Grecia e America.” s Fagia per|Per cia e America 15. Coccole di Per Actarico aghilteroa 16. Dogarelle Per Francia e Spagna ghero 17. Pelli agnel-|Per Francia, Inghilter- 8. Acido bori.|Per l'Inghilterra, Frao- co e Borace| cia, Belgio e Olunda 18. Legnameda Fer loghitierra, Egit raffinato . 9. Marmi, A- |Per l'Inghilterra, Ame: labastri e | rica, Egitto, Francia,] jao.Ferro lavo-|Specialmente im lastre, Zolfo Belgio e Russia : vu 97 766 î MIX QUADRO STATISTICO approssimativo degl Inoiriowi occupati nel Com mencio e nella Mntna 01 Liroazo. re 100 a Lire 250 al mese Da Lire 80 alle 150 al mese Tre individui per ogni Casa di negozio Da L. 100 alle s00 al mese De L. 60 alle 150 al mese Un individuo siuto a ciascnn Meziano Tro individai per te- verna li . 5. "Negosiaoti sobaterai Da L. 60 alle 120 al delle tre ultime eatego- mese rie non tassati 6. Cassieri delle Stanze dei Da L. 80 alle 150 al gementi mese 3. Ravicaliei DaL. a elle 3 per gior. A L. a. 13.4. per gior. Individui determinati Lucro indeterminsio dalla logge Impiegati ai banchi e i i dei Ne- Da L. a. 13. g.alleL.5 il giorno Mi FRA pe Da Ls aL. 3.6.8 per . A AL 4 giorno + Bottaj AL 3. 6. 8. al giorno . Stivatori di bastimenti A L. 4 per giorno , Maestri d'ascia Da L.4a L Sal giorno 14. Costrettori di hesti. menti 25. — detti per restaura. come sopra menti 16. Calafattari e Tintori di De L, 4 a L. Sil giorno bastimenti Soxma degl Impiegati e segue". 767 Segue il N° IL. del Quasno Statistico approssimativo degl' Individui occupati nel Commercio e nella Marina di Livorno. Classe 13. Legnajoli, tatagliatori e idem 23 [Da L 0.13.40 L.4 a Locali nelle 5 fb Compresi EE GTO, pergior 18. Lavoranti nelle 5 i maestri Da L 3aL.4 à briche di chiodi de [De pre ia 5 officine di Fabbri idem sa Lù . idem 8o idem n as.— in g fabbriche di cor- idem 110 {DeL aa L.3 per gior. come sopra Luecro incerto 25.Spenditori, Bottajedal |. ........ . Da La aL. 3 6.8per tri mestieranti giorno 16.Zavorranti e Veneziani | . . ....... . Luero incerto per poctare ajuto ai he- i Slimenti 17. Berebettajoli . come sopra »8, Baroccianti vi come sopra s9-Guardie di Sanità de come sopra Perns degl Impiegati . . 3o. Popolazione avventizia del Porto di Livorno . » 3sce Tovara degli Uomini . . > . Desna ‘na vonanri mmecare 1. Alla séelta de’ Cenci, Gomme, Sena, Giaggiolo, 3'Per aucise le vale ed altro alla Marina Torss delle Dorne... . R.B. Sc al N° degli 11008 che resulta dalla somma deg! Individui occupati mel Commercio di Livorno si accorda una metà almeno di capi di famiglia, avremo con l'aumento di soli tre Iadividui per ogni padre di famiglia circa 27500 persone, che ricevono la sursistenza direttamente dal Commercio e dalla Marine di Livorno. N° X. NOTA SONMARIA dei Basrinveri & vara Quaoss e Levin a estrazi nel Porto di Licorno dall'anno 1768 a tutte il 1837, noa compresi i Bat- selli.a Vapore. “Negli ultimi 34 anni del secolo XVITL. _ 2356 n° n 1965 pisa 2686 17% ignoto ses: 1768 idem 1538 17% 1606 1896 Hai 1995. 0065 2992 1717 16 1938 176: 18460 77: 1589 - nn va 1659 > (Lit) 1776 1755 ss n 1685 n 1798 DL 45Sa 1779 1436 4396 1986 1567 4086 Bin 1508 Zoe ps 1700 3986 2385 1519 do 1964 1099 4397 2785 1495 2% 1386 1$s97 438 1387 Mb] billo tai ta si Kb 2746 Hrt asp 1998 4847 : 9: 3955 4598 ri i) 4465 1799 pes 4619 Bir cabo qasa 1706 915 4 2997 2792 4488 1798 164 4640 1” si ee; pine ' 3b0o 4356 | Fonms n° 08943 n° 126788 LIVO Ceuumii m Levonse. Il territorio della terraferma di questa Comenità, esclusi cioò gli scogli della Meioria , del Fanale e l'isola detla Gor- gun , abbraccia u quedî. agrarii , equi €] toscane, quali quede. dia AI seno eccapeti da corsi di scqua e da po biiche strade. i due comunità del Granducato, menire de maestro e scirocco ba per limite il ma- me. — Si tocca con îl territorio delle neo- LIYO 29 perte quel eperò il coverno ha segnato somma di lire 400,000 lescane. . Noa s’incontrarono, ch'e sappia, tracce di vie romane nel perimetro del territorio Livornese. — Wed. Via Eanzia pi Scav. no, Le altre vie sono comunitati ve, fra. le li frequentatissima è. la che sale al Boershitti di rp viene ‘teconda la strada provinciale maremma- na, che staccasi da Livorno dalla Porta di questo nome, e di Ia per Salvianodirigesi quo sui Moati livornesi per Val-Benedetta e Gabbro, donde scende in Val-di-Fine per miirsi alla stroda regia delle Maremme, già Emilia di Scsure. Piccoli e brevi corsi d’acqua mascono e € non oltrepessano il territorio di la ceri. Tali sono il Chioma, l'Arden- 20, l'Ugione « il 3 $ primi due portano rettaméote fi loro tributo al mare nel littorale a cstro di Livorno, e li altri due, che scendono dai monti me- lesimi verso seltentrione, attraversano mediante fossi la pedaletta a sett. di Li- vorno, finchè per il colmato seno del Per- to-Pisano le loro acque si mescolene coi fiutti marini all'ingreso, cppere essi d'apgreo alla foce stessa di mbrone. istituzione della giurisdizione comu- nitativa di Livorso si perde nella storia di Porto Pisana, o per dir meglio, usiì 6 tra fini quello che portà nome di Plabeneto di di-Porto. Avvegnschè alla giurisdi- >. zione civile di Livorno sino dai primi della repubblica pisana ti mevano tutte quelle chiese battesimali che frarono qualificate sotto la denominazio. . di Livorno; 3° quello di S.Peolo di Villa Magna, il quale corrisponde alla chiem iale dell'Ardenze i 4° la pieve di 5. Andres di Limone, siata vaita a quella : di 4: Afertino è Salvino. “© © tr.) LIVO T.distetto 4erritoriale qui sopra de- siguaie csincide a un dipresso con quello ceduto nel 1405 dal Visconti Fit onto scri di Catoni re di Francia,stato poi nel 1421 ven-” Jato alla repubblica fiorentina. E siccome fino dai tempi della Rep. di Pica soleva risiedere in Livorno un giudice col titolo di capitano, così il territorio della sua giurisdizione appellossi Capitaneto del Porte-Pisano; quindi, dopo il 1606, Ce- vecchio di Licorno. Che sulle tracce del Capitenare secchia di Livorno, me fornisce un documento palpabile la convenzione di Lmoca dei 37 aprile 1413, stata da noi riportata al principio di que- al’ articolo (a peg. 734); dalla quale ap- perisce, che il distretto livornese, già di Pian di Porto, terminava, dal lato di sett. con lo Stagno, e di là fino aHa foce dell'Ugione nel seno di Porto Pisano; dal lato di ostro, sulla sommità dei Monti li- vormesi scendendo il torr. Chioma; passando presto del Monte, la Sambuca e i muri di Afente Massimo, o Monte. Massi. Tale era il distretto livornese quando vermi il Granduca Ferdinando I, con motapro dei 14 aprile 1606, ne diletò nota- [diede] dalla parte di levante, corpo donde s quel Capitenato una più ester giurisdizione, per cui il suo territorio ap- pellossi da indi in poi Capitaneto nuove pei di Livorno a distimione del vicokio, ce sia di che ha costituito rin I confini pertanto del Capitanato nuo ingresso passe: ‘do davanti al Marzocso sino alla foce di Stagno. Costà piegava dentro terra per arvviarsi al primo Ponte di Stagno, aven- do a confine il, territorio di Pisa, col qua- attraversando arrivava sî Faso Bcele, il cui alveo ser- viva di linea di demarcazione fino alla streds di Collina. Per metzo di questa dirigendosi e Vicerelle me abbreccieve LIYO tutta la contrada © la vicina trnata di Colle Salvetti, n a adi passava il fiume Tora sel ponte Sentoro per innoltrarsi alla sm destre verso le villate di Crespina, Fos- glia, Tremoleto, Lorezzana, i di cui ter riterii vennero compresi nel nuove Ca pitensto. Dalla chiesa di S. Biagio a Se- letto, ritornando nella Tora, arrivava al la Pievaccia di Colle Pinzuti; poscia + vanzandosi a scir. perveniva mei borro, ja- che porta il nomignolo delle Palle, e cca emo estrava nel fame Fine, lungo il qur irpini ipdengeonri la questo circondario eramo compresi i Mooti livornesi ed il littorale, a partire dalla foce del fiume Fine sino a quella di Stagno, il porto di Liverno, le sseglio della Lanterna, ed ‘ellorgandosi in mare, anche la-sesta della Meloria com P'issh della Gorgeaa. — Peraliro, mentre am- pliavasi cotanto la giurisdizione civile e servavasi a un di preso al peri del so Capitanato vecchio; e ciò sino a che nel 1810 es dovè cedere una porzione del di loi territorio alla nuova comunità di Colle-Salvetti. — Ved. l'Art. Conzs Sax- ver Comunità. Con il regolamento del se marzo rz6o, relative all'orgniazazione economica del comunilativo di Livorne, il Gma- Sal Leopoldo I dichiaro, che confini del Capitanoto vecchio dovemero d'allora in costituire la muova Comunità di Li torne. Nella qusl congiuntare, volendo quel Legislatore neere di un favorerele della munione gi fndaica poiese intervenire tisedere tà . quiz if = prescotante, tato vice, quanto nel pene liagi nente nai gueerale, cn voto e 008 Iucce senza alcuma disperità de- gli altri priori. Clima di Livorno e della sua compo LIVO come più volle si è ripetuto, ha fatto per- te integrante, il clima non doveva essere sano, siccome tale divenne nei secoli successivi , allora quando andò grado » grado ostruendosi seno di mai 2 che si convertì in altrettanti pestilenti Teen tore She fosti recati a stabilire in Livorno o nel suo distretto, ad onta dei provvedimenti presi per correggere la cattiva disposizione del- ‘aria e del crescente impadulamento del litorale a seit. di Livorno, non ostante tuttociò nel clima di Porto-Pisano più presto i cittadini mancavano, o infermi vivevano.— Infatti non era ancora passa. to il primo decennio, dacchè i Fiorentii ebbero acquistato Livorno, che i rappre- sentanti di questa comunità, nell'atto di domandare allaSignoria di Firenze la con- ferma delle triennali esenzioni, espone- vano, come, in vista dei diminuiti abi- tanti; la quantità del sale, di cui erano abbligati a provvedersi , era divenuta di tua lerza parte superiore al loro consumo, e perciò chiedevano di ridurre a sole cen- to staja l'annua partita del sale da acqui- stare. ( Fed, in guesto Pol. a pag. 728). Non era frattanto pè punto nè poco mi- @liorato lo stato fisico del paese all’avvi- cinarsi alla metà del suo corso il secolo medesimo XV, tostochè i Livornesi, nell" anno 1449, domandavano alla Signoria di Firenze che volesse esonerarli , non solo ua imposizione di 630 fioriui d' incora dal debito arretrato. La quale inchiesta fu dalla Rep. fiorentina accordata, lasciando fermo il quantitativo delle cento staja di sale per l'anpuo con- sumo di quella scarsa popolazione. (Zoc. cit. peg. 739). Così 2° tempi del duca Alcssandro dei Medici e dei primi grandachi, che tanti indulti andarono concedendo a chi voleva abitare familiarmente in Li- suo capitanato, sembra che nta elargità profittassero, nà volessero, in grazia di tali allettative, preferire alla loro prospera salute una vita più breve, o almeno infermiccia per gio- vare alle generazioni future. Può servire di prova della scarsa popo- lazione di Livorno quella dell'epoca di Cosimo I, quando tuito il Capitenato eco LIVO TA chio , vale a dire la Comunité nei limiti repartiti in 194 Quudro del Movimento vorno a più del presente articolo.) Lo disse poetanilo uno dei giusdicenati di quell'età, i) capitano di Livorno Orsila: go, quando paragona va il suo clima ad ans vera bolgin dell'Inferno. — Lo dimostrò coslantemente la premura del governo nel far cambiare di frequente la guarnigione militare «di Livorno, stantechè quei sol- . dati trovavansi affitti da febbri tenti, e da quella specie di maremmana, che sino ai tempi nostri fu contrassegnata col nome topico di Zivornine. Giova peraltro avvertire, che coleste ita venivano dei ristagni palusi pagna situata a sett. di Livorno, e dalla troppa affluenza delle alghe e di altri corpi organici, i qual alle maree, «b- bandonati si lasci: spiaggia; finalmente fossi e delle fogne della citta, Tali erano le cause principali che concorrevano ad ii fettare l’aria di Livorno, cause tutte che vanno ora gradatamente distruggendosi dalle incessanti cure del governo, dalla vigilanza del magistrato civico,e dull'in- teresse comune di una sempre crescente, sempre più ricca ed isiruita popolazione. * Dalle Ricerche di statistica medica, traprese nel corso continuo di selte anni (dal 1818 nl 1825) dai sigg dott. Giusep- pe Gordi iccola Orsini, medici degli ospedali di Livorno, è resuliato, che la morialità in essa città, da Sv e più anni, proporzionatamente alla popolazione, era considerabilmente diminuita; lochè essi ripetevano,se non in tutto, almeno in gran parte, dal miglioramento dell'ari la progressiva bonificazione dei marazzi prossimità del lido e della contigua campagna posta alsettentrione di Livorno. Ciò nonostante le mal: servarono più spesso negl questa città, furono le febbri intermitten- ti; per modo che dei 24002 malati, capi- tati agli orpedali nel giro di quel setteu- nio, 3751 eramo stati colpiti da simili febbri. Depo le intermittenti, andando per ordine di nomero, vengono le febbri reumatiche, malattia comunissima in Li- mm LIVO vorno per il cambiamento istantaneo del. la temperatura ; non essendo raro il caso di sentire caldo e freddo io un'ora mede- sima. Inoltre Livorno, stante la sua sizione marittima, non avendo qu: cuu riparo dai mouti che l’avricinano dal lato di levante, e trovandosi sul lembo di un'aperta campagna, resta straordius- riamente esposto-si venti, specialmente a quelli che derivano dal mezzogiorno, da trumout:na e da libeccio. L'ultimo dei. del pelago e la asssì umida, cui suol designarzi costà con il vocabulo di spolverino. La acque che in gran copia circondano il paese, osservi nel 1899 il dott, G. Palloni, primo medico dell'ufizio tà, readono sempre an poco umida di Livorno, quand'è tranquilla, al tramon- tare del sole, con preeipitarsi dei vapori inuialzatisi nel giorno. Ciò rende forse (diceva egli ) ragione del predominio, cui sulle altre malattie febbrili, che spo- radicamente ostrano fra noi, tengon le intermittenti, ( Memoria sulle costitu zioni epidemiche e sui mali endemici del cav. dott. G. Palloni. — Livorno 1827), La stessa incostanza di clima rende assai fregnenti e molto pericolose le pleu- ritidi e le peripueumonie; avvegnachè mei soli due spedali della ci Di ni e donne, i sopranomi; in un seltennio, ne osservarono 1186, con mporialità del 22 per cento. Upa infermità molto comune, e più delle altre di sinistro successo, è la tise: della quale malattia negli ospedali di Li- ‘vorno iu sette anni furono curati 800, e morirono 4at individui: benchè tra que- sti alcuni vi fossero tornati per la seconda volta, onde essi figararono doppiumeute nelle cifre quì accennate La frequenza delle scrofole e dei mor- bi venerei, il poco riguardo nelle tos l'abuso dei liquori, l'esercizio di alcune professioni e la costituzione ereditaria si reputano le cause più palesi e più fre- quenti della tise in Livorno, ma forse vi concorre eziandio, almeno per le ma- lattie serofolose, la troppa coufidenza che i Livornesi hanno di abitare le case ap- pena fabbricate, nella fiducia che la loro pietra talacea assorbisca in guisa lumi LIVO dita della calcina da non nuocere alle salute, senza calcolare il mattonato. Struttara‘fisica del suolo livornese. — La struttara geognostica del terreno di questa comunità presenta delle varietà siogolarissime, massime dalla parte dei suoi monti. Al contrario la pianura, che Îà fino alla riva del mare, man- cante di tomboli o dune, sembra quasi di- visa dal litorale contiguo mediante una specie di Gronda , la quale principia dal luogo delle forn: ino al ponte d’Arcio- ne, La panchina, che dal lato di scirocco costituisce la base apparente i lo alquanto superiore alla pianura sitoata a ponti di Stagno, consiste in un tufo are mario ricco di resti organici palustri e ma- rini, tanto animali, quanto vegetali. Questo terreno che incomincia derzi nei eontorni di Antignano, e dirigendosi per l'Ardenza e Acqua: serve di bese alla città di Livorno, co lisce nom solamente una spezie di cor- ,, incrostando i lembi di detta spiag- gia, ma pare che si vada costantemenie formando sott'acqua nel contiguo litto- rale. Euo appartiene ad u na luusschella spagnoca, conchiglifera: e mo- sira chiaramente di essere un prodotto del ‘periodo attuale. . I frammenti di terra cotta, scoperti uh timamente in cotesto tufo presso al La seretto di S, Rocco, hanno fornito argo mento al naturalista pisano Paolo Savi assegna giusto posto che cos- Tiene . True roccia tufacea , ponendola cioè fra quelle formate da cause che sono anche a’ lempi nostri in azione. ato elle sua giacitura, € alle rocce che gli servono di base, possono darne us moati livornesi, la perte inferiore sem bra coperta în molti luoghi da un basco i di calcareo cerubeo com- traversata da grosi galestro fissile color laterizio; finalmee- te, salendo ai Mulini a vento di Val-Be LIYVO lì affacciano masse serpenlinose imprigionate nel calcareo compatto alte- rato, ma più spesso nel galestro, Tale terazione di suolo si riscontra ccial- mente intorno al paese che porta il nome topico della pietra sulla quale esso è fab- bricato. — Fed. Gassao dei Monti li- vornesi. Da un consimile terreno scaturiscono le limpide copiose polle pra Col i Camorra so- lognole, mezzo miglio a lev. delle iformi di Wallore, dove si ca- arenareo-micacee di grana di elementi minuti, e dì non inferiore alla pietra serena, ossia macigno di Fiesole. Scendendo di lassù verso le pendici che feardano maestro, continua ad affacci ‘arenaria, sebbene più grossolana di quel- la di Fallore, e sotto di essa il ealcareo corpatto alqnanto argilloso, aliernante con strati di schislo marnoso. — Nelle colline di Monte-Massi e di Limone alle rocce lestè accennate soltentrano quelle meno antiche di ‘marna argillosa e di calce solfata:e questa talora laminare e fibrosa (Specchio d'asino) ora granosa e candida (dlabastro) più spesso compatta e grigia (Gesso). È in mezzo a colesti formazione argillo-gessosa, donde pullala qualche ve- ma di acqua salina e di acqua solforosa epatica di qualità consimile a quella pus- solente di Limone. È forse da un consimile terreno ter- ziario donde scaturisce alte'scqua minera- Je salina di recente stata scoperta in un pozzo dei bagni di S. Rocco a Livorno, Folla quale il Prof. Antonio Targioni-Toz- getti fa istituito e pubblicato nel 1838 un’ esatta analisi chimica. AI Rio maggiore, e sull’ Ardenza torna a mostrarsi allo scoperto il calcareo com- patto attraversato da larghi filoni di spa- to, cui sta a ridosso, nella parte inferiore, en banco di ghiaja conglomerate. Se poi si esamina la natura del suolo di questa comunità dal lato di scir., dove i Monti livornesi scendono verso il lit- torale, veggonsi quelle pendici per la mas- sima parte coperte di macigno grossolano, bene spesso associarsi a schisti calcarei colorati in rosso e in verde con vene di manganese ferrifero. Del qual ultimo mi- nerale trovasi un potente filone nel fianco opposto dei monti medesimi, — Tali va- v. IL LIVO 773 rietà di arenarie e di schisti calcarei, che costà come nl Gabbro e ai Mul vento, furono alterute e semi-plutoniz- rate dalle masse serpentinose che le av- vicinano; cui fra le altre appartengono le grandi rupi e le scogliere della Torre 21 Romito. TI suolo della Comunità di Livorno ba richiamato iu pi le rocce e i resti organici‘che in essi rac- chiudonsi, Conterò tra i più noti, nel se- colo XVII, Cesalpino e il livornese Gia- cinto Cestoni; nel secolo XVIII, Vallisni vi, Micheli, Targioni e Giovani n cho, senza dire di tanti altri dotti che a'tempi nostri questa stessa contrada han- no già, o vanno tuttora perlustrando. {l mare di Livorno è ricco di ogni sor- ta di pesce, dall'acciuga sino allo sto- rione; talchè lu pescagione dei suoi pa- raggi provvede costantemente, oltre la vicina popolosa città, quelle di Pisa e di Firenze, con moltissime altre terre e paesi Intermedìi. Ciò che si ritrae dalla pesca delle sc- ciughe nel mare della Gorgona, fa già avvertito all’ articolo di quest’ Isola. Il passo dei muggini ba dato luogo a stabilire lungo le scogliere dei Monti vornesi due mugginaje una delle quali alla Torre «lel Romito, l'altra sulla punta di Castiglioncello. Sotto le scogliere di Monte-Nero si pescava anche il corallo, ma da qualche tempo siffatta pescagione fu abbandonata per non trovarvisi coral- lo, nè molto grosso, nè di colore acceso, în confronto di quello delle coste d'Affrica e della Sardegna, L’ agraria del territorio livornese, per [uanto essa, dopo gli eccitamenti promossi alle leggi Leopoldine, sia andata avan tandosi, pure non si può dire che vi abbia falto quei grandi progressi che dalla ricchezza e intelligenza dei possidenti, e dall'aumentata popolazione si potevano sperare.—Ma,o sia che i Livornesi rivol- gano quasi tutte le loro cure e la mag- ior parte dei capitali nella branca più + ad onta del maggior rischio che essi corrono, del commerci la natura del terreno si appalesi to ingrata; fatto è, che troppo arido ed arenoso apparisee il suolo posto fra i monti 98° 774 Livo è Livorno, mentre troppo wmido tin. tiensi quello situato a settentrione della “ttessa città; finalmente la qualità del ter- reno dei suoi mouti, comparendo d’indole in generale galestrina, gessosa o serpenti mosa, riesce per lo più sterile e in grato alle cure del suo cultore. Dondechò quasi rune mietà del territorio in discorso è rima- lie e a ortaggi con frutta saporitissime. hi Cerchi diversi delle mura di Livor- #0, «— Innanzi il 1421 Livorno, come è stato avvertito qui so era bl picco tiperto, Il primo giro ra merlate fa malte È fiorentina, che lo aveva compito alla metà del sec. XV. A quell'e- poca la ‘l'era di Livorno fu rinchiusa in un perimetro di circa due terzi i ‘con sole due porte, una delle li, verso Terraferma, difesa da n torricnoe Valtra verso il mare, dirimpetto a un piazzale fornito di comodo loggiato, dove ora cor- risponde la fortezza vecchia e la darsena. Il secondo cerchio della città di Livorno tbbe principio nel 1879 sotto Cosimo I, quando l'arcivescovo di Pisa, Bartolom- meo Giagni, benedì la prima pietra, nel iorno 28 marzo dell'anno atizidetto. — quella cinta di mura restò lunghi anni sospesa sino a che Ferdinando Ì, fra lo spirate del sec. XVI e il sorgere del XVIÎ, vi fece lavorare con tanto impegno, che Al nuovo giro di muraglie, i fossi che le contornano, i baluardi, i rivellini, le balterie e fortezze furono innalzate e com- ite nel periodo di un decennio — to Eecondo cerchio della città aveva pay riferia di braccia 10,500, corrispondente a circa miglia toscane 3, 31. L'area del suolo com) nel secondo cerchio ccue pe una superficie territoriale di circa un terso di miglio quadro toscano. Il terso, ultimo e più grandioso cerchio fu decretato nell'anno 1835 dal Granduca Lesrotso Il felicemente regnante, e que- Ma grand' opera si è veduta comincisre, progredire e restare compita nel breve spazio di due anni. < A seconda dell'andamento defini LIVO vamente adottato, e dopo le dispositi generali con notificazione del 6 marzo1835 ordinate l'esecuzione della nuova cinta di Livorno (la direzione della quale venne nffidata al Commend. Alessandro Manetti direttore del corpo degl’ ingegno ri, e del bonificamento idraulico delle Ma- remme ) si cominciarono i nuovi fonds- menti, a partire dal Bastione chiuso di S. Pietro, situato a settentrione delle vecchie mura, e di là dirigendosi verso grecale ” il tenimento dell'antica Fastia di 'orto-pisano, fu tagliata la strada regia di Pisa presso l'oratorio di S. Antonino. Da rotabile di Salviana, del Fanale, e in ultimo, costegrimado il canale dei Lazzeretti, arri vossi al Mulinace cio, dove il nuovo recinto va a terminare per quella parte nel littorale presso i fossi del Lazzeretto di S. Rocco. Tre porte e due barriere interrompono fl nuovo cerchio per dare il pesso alle comunicazioni di terra; cioè, la prima hartiera con triplice cancellata alla via R. fiorentina; l'altra barriera alla via pro- Vinciale maremmana. Le tre porte sono state aperte in tre diversi lati della città. Guarda il lato orientale la porta $, Leopoldo, dall qua- le esce la via di Selviano. Apresi dal lato meridionale la porta @ Mare, foori della quale si cavalca un nuovo ponte di pietra verso il M'ulinaccio, per la via che guida al ridente popoloso littorale di Acquaviva, dell'Ardenza e di Antignano. —È volta a settentrione la porta S. Marco, ricostrui- ta d'appresto, e sotto il nome che portava quella di Venezia nuova. Essa è situata fra la Bastia di Porto-pisano e la nuova Darsena dei navicelli le antiche maura la uella di S Trinita, per le quali si esce alla darsena e al molo. All'ingresso al all'egresso di ogni por- tao barriera barvi un ampio pinzzale, fntorno al quale è vietato di edificare, come pure è vietato d'innalzar case nau= mentare le esistenti ad una distanza mi. tore di cento braccia dal rio , oss dal confine-del suolo che fiancheggia la nuova cinta di Livorno. in La principale fra le diverse berriere, © porie, è quella solla strada R, fiorentina. LIvO Quivi sono due edifizii doganali, uno per la gabellazione delle merci che s'iu- troducono nel Granducato, l’altro per quella della maggior parte dei generi di consumo di città e delle produzioni che si estraggono dalla Terraferma per via di mare, La distribuzione dei suddetti edi. fizii, stati eretti eoll'upera dell'architetto fiorentino Carlo Reishamer, presenta j semodi più opportuni, specialmente per esere sialo seperalo l'ingresso dali" @ per trovarvisi costruiti due vasti Jocali coperti, nei quali possono ricoverarsi du. rantele isito doghaali, barocei,e veLture. La superficie quadrata della puova pin» twoccupa braccia cube fiorentine Box, 43}, equivalenti quasi a miglia 1 { quad, terzo eerehio non presenta, nè più gli conveniva come alle precedenti mora, l'aspetto di un’opera di fortificazio» ne; imperocchè, destinato com' è a recio- gere una città popolosa, un porto-franco teatrale di uno stato e di un principe pa- tifico, era necessario che esso ne portasse l'impronta, senza che pertanto fosse omes to quel carattere di edificatoria sorrispon» denteall’oggetto: cioè, di uno stile rusti» ee a bozze di breccia e di tufo rozze- mente tagliate nella faccia, ed in gui tale che ai frodatori vn osta 13 , le prinse otto delle quali hanno di Srossezza, in base braccia 2 e un sesto con scarpata solamente esterna di un decimo 4 braccio, All'altezza delle br. otto avvi tira modinatora di pietra, consistente in un cordone che ricorre andante all’ester» no, sopra il quale inalzasi altra porzione di muro a piombo alta br. 5. }. Dove ha ingresso in città il canal na vigabile, ossia il Fosso dei nevicelli che congiunge Pisa con Livorno, stà costruen» deci un altro importante uffzio doganale. È stato per esso srchitettato dal La - mer, in guisa tale che l'ingresso dei navi- celli resta separato dall’egresso ed i navi. gli hanno ricetto in unospazio eoperio da. rante le doganali operazioni, Cotest'ufizio nel centro di na'ampia darsena che una superficie di brae. 886,000 quadre, Le mura della nuova cinta gli passano in mezzo, e dividono il baciuo interno dall'esterno. Tanto in questo, quanto in LIVO 778 quello possono in gran numero aver sta» zione le barche che s'introducono y 0 che escono dal porio-franco. Un nuovo canale in comu. micazione il bacino Foterno della siena di Darsena col fosso del Rivellino offre una comoda circolazione ai navicelli; e quelle acque, per lo innanzi stagnanti. ed infet. te, attualmente parteci) al moto del riempifondo , sonasi efficacemente ravvi. vate al pari di quelle del fosso reale, che è situato alla bue delle fortificazioni. La muraglia della nuova cinta si esten- de nei prescconvati limiti per miglia tre € tre quarti in lunghezza, senza però salcolare quella estensione che è posta lungo il littorale, cioè, dalle antiche forti» ficazioni di porta-murata sino al bastione chiuso di S. Pietro, la quale può valutarsi della lunghezza di quasi un altro miglio. 1 fondamenti delle mura posano sopra uno stabile terreno, o ina di tufo ietroso, meno che dalla parte del seno di pisano , fra il fosso dei nayicelli e la bastia, dove i suoi fondamenti, per up tratto lungo 500 braccia, sono piantati sor pra palafitte con reticolato di legname. Le braceiatore cubiche di tali lavori, eseguiti fino al luglio del 1838, per la co siruzione della nuova cinta di mura e delle sue dipendenze, ammontano a brac- cia cube fiorentine 453,612; le quali sono da ripertirsi come appresso; Il movimento, sul quale è fondata la mura» glia di cinta della città e porto-franco di Livorno,ascende a .Bracc.eube 160,816 Le chiaviche e ponti. , , . Bi19 I muri a rivestimento della dar- sena per i navicellie annessi. » 121,607 I muri di ciuta sopra terra. . » 317,883 Le fabbriche sinora costruite per Je porte, per le harriare e la do- gene d'aequa . .,,.,.,> 50,895 [ETTI Totale, . Broec. cube 453,619 ‘Dopo compito il nuovo recinto delle mura urbane di Livorno, sono sfale de molite alcune fra le porte del sesondo cer- chio, come inutili ed imbarazzanti il pub- bli si porta a Pisa, quella del Rivellino di $. Marco, ed anche la più moderna del Co- one. La loro distruzione ha giorato, nom santo sotto il rapporto della salubrità, 776 LIVO quanto sotto quello di Piper i ein nia Numero delle case che costituivano il vecchio Livorno . N° 1459 Case riunite alla città ivorno nell’altima circonvallazione. . » 1477 Torara delle case nel 1839. N° 2936 Stabilimenti Sanitarii.—. questo rapporto non ha che ii principali città marittime del Mediter- raneo e dei mari dipendenti, poichè il suo porto fu provvisto di tre grandi Laz- collocati a diverse sulla spiaggia meridionale del porto; vale a dire, nella pianura più salubre livornese. Furono essi eretti l'uno dopo l'altro da tre Grando- chi,e quindi destinati appositamente, se- condo i gradi del pericolo, ai stimenti che venivano accompagnati da patente, così dette, metta, focca, e bratt- isa che ciascuno di quei treo- ra governato con regole efficaci e con discipline proporzionate della loro destinazione. Lazseretto di S. Rocco, il primo per auticl perchè edificato nel 1604 sotto Ferdinando I, è il più vicino al porto, anzi quello che solo da no large fosso viene isolato dalla città. — Dall'epo- ca dell'erezione del terzo Lazzeretto, di S. Leopoldo, sino a questi ullimi tempi il più antico di S. Rocco sertì alle prove- nienze con palente netta; ma, in grazia dei più recenti provvedimenti savitarii (anno 1834), esso attualmente è destinato a ricevere, eltre le merci e le persone delle provenienze suddette, anche quelle con petente così detta tocca. Dentro lo stesso locale, sul declinare del secolo pas- sato, per ke cur di Ferdinando ui fa a Lul lo porto ad oggetto di ser- aperto piste pia segua di line e di sliri piccoli navig] 11 Lazzeretto di S.Zecopo, distente qua- si un miglio dalla città, fa i 1643 sotto Ferdinando II col disegno del- l'architetto Antonio Cantagal] Esso ilnome di S.J; preso vicino ces vento dei Frati di S.de- in va, dov'è rimasta la chie- all'oggeti Cos ciale. vesondo Lezzeretto si riservò ai LIVO bestimenti con patente brutta, e 2! meate a quelli provenienti da paesi, dove soleva dominare la peste bubbonica. Nel Lazzeretto di $. Jacopo, l'anno 1754, per ordine dell'Imperatore Francesco 1, se- condo Granduca di questo nome, ven- nero eseguiti grandi accrescimenti in fab- briche, in logge e fonlaue con un recinto di fossi, oltre un canale naviglio destina- to a condurre deotro Livorno le merci, dopo essere state ammesse alla pratica. Fa quest'edifizio nella stesa occasione cir- condato e chiuso da una circonvallazione regolare e quadrilanga di mura con porta maggiore davanti a un ponte levatojo, pposta l'arme impe- riale con la seguente iscrizione, dettata dal celebre letterato Antonio Cocchi: Imp. Caes. Franciscus. Augustus. Dux. Lothar. M. D. Etr. Ut Liburni. Portu. Pestilentiae. Contagia. Quem. Tatissime. Arceentur. Insalam. Pur gericaibus. Hominum. Et. Mercium. Hebendis. Restituit. Ampliavit. Instruzit. Anno MDCCLIV. Dopo compito il terzo Lazzeretto, que sto di S. Jacopo venne'destinato alle sole provenienze con patente focca; e ciò fio chè, per sovrana disposizione so II, fu ripristinato l'antico sisterna di accogliervi tutte le merci e te sopra navigli con patente bratta. Fran Lezieretlo di S. Zeopol- do, il più distante di tutti (circa wa mi. lio e mezzo dalla città) rammenta wna elle più grandi opere edificatorie, e une dei tanti benefizj fatti da Fato vore del commercio e della salute pubblica dei Livornesi.— Era esso in origine desti- lo scioriso e alla contumacia di asseggeri provenienti da peesi appesta Coendochè il fabbricato dadi. sposto in modo che nel suo interne cos- tiensi un altro Lezzereito con na girodi mura isolato da quello esterno che le rac- ade. Nel qual secondo recinio veni- ‘vano perfettamente isolati tutti gli appe stati, per modo che il contagio bubbonice rimaneva costà obbligatamente estinto. Framezzo ai due primi Lameretti, di S. Rocco e di S. Jacopo, e perimente in riva al mare, esiste lo spedale di Os vervazione; il quale può isolarsi al mo mento che si vuole dalla Terraferma, e LIvO Mettersi tosto in una specie di quaranti- ma. Fu eretto provvisoriamente all’ epoca della comparsa in Livorno della febbre ialla (anno 1804); poscia venne perfezio- nato e reso più confacente allo scopo nei casi di sopravvenienza di malattie conta- giose, come accadde nel 1819 per il tifo tecchiale, e negli anni 1835e 1837 per Fisfosa comparsa del morbo asiatico. Esposto tutto l'edifizio ad una libera ventilazione, è anche suscettibile di sud- divisione peri diversi gradi di una stessa malattia contagiosa ; în guisa che questo può riguardarsi come uno degli stabilimenti in simi] genere che onorano Pumanità, la saviezza e la previdenza ‘dal governo toscano. A maggior comodità degli ufiziali di sanità, dopo il ritorno del Granduca Fer- dinando III, fa innalzata alla bocca -del porto di Livorno una elegante, se non ba- stantemente comoda, palazzina di “appellata I Ufizio della Sanità. Tempii sacri al culto Cattolico. — La città di Livorno proporzionatamente alla sua popolezione ed sl suo lustro scarseg- gia anzi che nò di chiese; e quelle che vi esistono non può dirsi che siano di una grande capacità. In vista di ciò il Granduca Laozozno II ha decretata la fon- dazione di qualtro nuove chiese da do- edifi- vale, per tosa cattedrale. Il duomo attuale, dedicato a S. Maria Assunta e a S, Francesco è tuttora.’ uni- «a parrocchia plebana , siccome lo fa fino da quando Livorno non contava che po- che centinaja di abitanti. Alla chiesa plebana .di S. Giulia di Porto-Pisano, ossia di Livorno, la quale in origine esisteva fuori del primo cer- chio, fu sino dal secolo XVI aggregata uu’opera, con altra chiesa sotto il titolo di S. Maria, situata dentro Livorno. Quin- di la chiesa plebana associò all'antico ti- tolo quello di S. Maria, finchè nell'occa- sione forse della consacrazione del duomo mituale, fu preso per contitolare del nuovo tempio e per santo compatrono di Livor- mo, S. Francesco d'Assisi. 1 pievano di Livorno venne decorato del di preposto nell'anno 1632, LIvO I all’epoca stessa in cui In-pieve di S, Me- ria, di S. Giolia e di S. Francesco fu erei: ta în insigne collegiata. Il titolare della prita parrocchia di . Livorno è stato couservato alla compagnia di S. Giulia, che è un pubblico oratorio imolto ornato situato di fianco al duomo, devotamente frequentato ed ufiziato. A proporzione che Livorno andò accre- scendo di popolazione, presterono ajuto al posto pievano diversi cappellani cu- rati di alcune chiese che di mano in ma- no si eressero in Livorno, le quali diven mero perciò altrettante cappelle succur- sali. Tali sono le cure della Madonna, di S. Giovanni, di $. Caterina , di S, Se- bastiano, di S. Ferdinando, ec. Il duomo è a croce jatina di una sola navata con sltar maggiore isolato e una grandiosa apside o tribuna. Evvi un capi- tolo com di venti canonici, fra i cinque dignità, e di altrettanti cappe! con un sufficiente numero di chierici. Mancavi tultora un seminario. Il duomo ha buoni a fresco nelle soffitte e quadri di pittori rinomati alle pareti ed agli alteri. La vasca del battistero è un lavoro di marmo bianco di qualche La Madonna (SS. Concezione, de’ frati Minori Osservanti), è dopo il duomo la chiesa più grende, la più centrale e la meglio uffiziata-di tutte. Conta l'epoca stessa della chiese maggiore, stantechè la sua fabbrica incominciò nell'anno 1598, Ha una sola navata, con l'aggianta poste- riore di un cappellone a corna epistolee. I caltori di belle arti vi troveranno due eccellenti quadri di Matteo Rowelli, e uno dipinto dal Franceschini, detto dalla sua patria, il Volterrano. La chiesa di S. Caterina, dei frati Domenicani Gavelti, veneti a Livorno dal convento di S. Marco di Firenze, fu edificata insieme col claustro fra il 1704 e il 1716. La forma del tempio è ottap- polare, ornato a stucchi con una capola grande a proporzione del vaso. All’incon- tro piccolissima e sproporzionata è la.cu- pola muova di una più vasta chiees, $. Be- 778 LIVO nelelto, stata innalzata con i fondi a tal destinati dalla pietà del negoziante livornese Benedetto Pogiuali. — © La chieza ed il collegio di S. Sebastiano furono edificati dopo il 1633 a spese della comunità. Nel quartiere di Venezia nuova esiste la chiesa dei soppressi religiosi Tri- nitarj Scalzi, edificata ed arricchita da un tano delle galere granducali. ‘Dei conventi superstiti fuori della cit- & di Livorno si conta attualmente il olo monastero della Madonna di Monte- {e piccolo ria della Sambuca, dei PP. Gesuati, ed il monastero di S. Gio. Gualberto di 7al-Be. nedetta, dei Vallombrosani. — Wed. Ac- quaviva (S. Jacoro pt) Banta pi Nuoota, Vas-Baxuerra , Monrs-Naso di Livorno, € Samsvca nei Monti livornesi. Altri culti praticati , o tollerati in Livorno.— lo Bon starò a porre in cam- tosto ai provvedimenti che una tolleranza religiosa, il maggior con- corso di gente e di ricchezze derivato a Livorno; ne giova bensì far rilevare, che le più forti case di commercio livornesi appariennero a famiglie professanti culti mon cattolici, e che la massima fortana mercantile sembra importatavi dallo spi- rito di tolleranza, siato costantemente manlenato da due e più secoli in questa città. Cheochè ne sia, dirò che, dopo il culto dominante cattolico apostolico ro- mano, si esercitano pubblicamente in Li- vorno Ure riti lossi, e tono tollerati privatamente altri tre culti eterodossi, Olire il maomettano e l'ebraico. Essi ri- duconsi ai seguenti 4.1 Greci uniti, quelli cioè di rito or- todosso, i quali professano obbedienza al pontefice romano. — La loro chiesa, do- vo si esercita il culto in lingua greca let- terale, è dedicata all’ Aununziazione di . Maria. Fu fondata fimo dsl 1601, quando i Greci vennero chiamati a Livorno da Ferdinando I per impiegarli nel servizio Jelle galere. La soddetta chiese è uffiziata LIVO da due preti nazionali, uno parroco e l’altro cappellano; mia non vi si potendo celebrare, a forma di quel rito, più d'una messa per gioruo, havvi una cappella nel chiostro del locale medesimo per comodo del cappellano e dei sacerdoti forestieri dello stesso rito. Concorrono pure a arabi, chiamati Mele scono dai Greci uniti in quanto che î Melchiti usano della liturgia in lingua araba, celebrano la messa con pane fer- mentalo, e si comunicano con le due specie. a. Gli Armeni cattolici. — Essi pro- fessano la religione cattolica romana con cerimonie diverse dal rito latino ; usano della lingua armena, e consacrano în pa- ne azimo, — La loro chiesa, dedicata a S. Gregorio, è uffiziata da tre sacerdoti, due dei quali fanno le veci di coatuttociò vi possono celebrare le messe latine anche i sacerdoti della città. 3, Gli Arabi maroniti. — Esiste in Li. vorno espressamente per gli Arabi maro. niti un monaco sacerdote del Monte Li. bano, che ba una cappella nel convento della Madonna dei frati Minori Osser- vanti. Egli dovrebbe celebrare la messa e gli uffizj divini in lingua siriaca; ma della SS. Trinità, si pratica il rito della chiesa greca scismalica , sebbene este riormente la loro liturgia armonizzi con quella dei Greci uniti, meno che nel Bitorgia sia lo pii Licata in lin- gun Tassa, o Mutend» Quindi è che nella chiesa medesima della SS. Trinità coo- corrono, oltre i Greci orientali , anche i Russi, il di cui Autocrate ne è il capo € protettore. LIVO 1 Greci scismatici baono il loro spe ciale cimiterio dentro la nuova circon- vallazione della città, fra il camposanto vecchio ed il nuovo cisternone. 5. Gli Anglicani, o Episcopali. —Nella cappella degl' Inglesi, nella quale si usa la liugua nazionale, si esercita private» mente il culto dominante in Inghilterra, ossia l' Episcopale. Havvi on ministro stipendiato dsl loro governo, comecchè în cu ca concorrino tutte le altre sette e riti soliti professarsi dagl'Inglesi, come: Presbiterani, Metodisti ec. — Nel modo che gl' Inglesi si servono a comune di uno stesso tempio, così hanno în comune un cimiterio, situato fuori degli spalti della distrutta porta del Casone; cioè, nella par- te più ridente e forse la meglio fabbricata a clità. 6. I Luterani eCalvinisti.—La nazione Olandese-Alemanna ebbe origine e cap- Ma) Ila propria sotto il regno di Ferdinan- do I, dal quale ottenne, nel 1607, per mez- 20 del console della nazione Fiamminga residente in Livorno, la facoltà di erigere nella chiesa della Madonna una cappella con altare sotto I’ invocazione di S. An- drea;e costà la nazione stesta ebbe anco se- i pi in Livorno, professassero la religione cattolica, e non la Voi te.— Fra i varj provvedimenti stati presi da quella casta, merita particolare men- zione ano del 5 dicembre 1679, per essere quello forse il primo documento che di a conoscere, come si associassero alla versità Olandese-Alemanna, persone atti- menti a diverse confessioni eterodosse. Ta- Je fa la deliberazione di acquistare un al- tro luogo conveniente ad uso di cimiterio, oltre la sepoltura che l'università stessa aveva nella cappella di Madonna. Infatti il gisrdi prò nel nov. del 1683, fu ridotto a cam- posanto, dopo che Cosimo III, con sovrano rescritto del 18 febb. 1695, ne approvò T'eso. Imembri della nazione Olandese Alemanna goderono în passato i gririienii + ed il governo soleva di co dei quesiti rel Ì commer- cio. — ( Fed. i Regolamenti di detta Nazione stampati in Livorno nel 1832, e 1° Art. Commercio di riportato). Attualmente nella sala, 0 cappella della LIVO 779 nazione Olandese-Alemanna , si pratica. in privato il culto protestante, tanto di rito luterano, quanto calvinista e di tatte le numerose diramazioni di queste doe riforme; le quali, sebbene in molti paesi disunite e avverse, in questa sala sem- brano fra loro perfettamente concordi. La liturgia è praticata in lingua tedesca, e ne ha la cura un loro predicatore o mi stro. — Anche gli Olaodesi hanno! a co- mune con lutti gli altri protestanti Te- deschi, Svisteri ec. il loro camposanto, il quale è situato in fondo al Borgo reale presso il quadrivio delle Spianaze. 9.7 Maomettani —Bencbè i Turchi non abbiano in Livorno una moschea, nè al- cuna sala destinata al loro culto, pure an- che a questi il tolleraute governo tosenno si degnò concedere un cimiterio murato, che può vedersi fuori della nuova porta a in luogo detto il Afulimacci Ebrei.— L'università, o nazione degli Israeliti è la più ricca e più nume- rosa fra le credenze tollerate in Livorno; ed è costà dopo quella di Arasterdam la più decantata sinagoga. — Mentre si agita ancora in Francia, in Inghilterra e in qualche altra parte di Europa la questio. ne, se convenga conferire agli Fri i diritti civili, essa fa già da gran tempo risoluta e stabilita in Toscana da Cosimo tare familiarmente a Pisa e a Livorno. Non vi fu per questi ultimi un ghetto io, ma sivvero un quartiere sugli Fehi meridionali, noo però circoscritto nè disgiunto dal restante della città, non ostante che da gran tem concessa facoltà di acquistare case in altre strade. Solamente nella pri- ma epoca venne loro interdetto di avere abitazione nella gran via Ferdi me quella che può considerarsi fra tutte le altre la strada più nobile di Col volgere però degli an: lirono e quindi svanirono le A gli sltri elementi, ve le ha quasi affatto -distratte. : L' interdizione maggiore che colpiva. in Livorno l'università giudaica era quel: 780 Livo la di non includere nella borsa del ma- gistrato civico, fra i nomi dei benestanti, d mercanti o possidenti ebrei; talchè que- sti ullimi non potevano essere eletti sappresentanti il corpo decurionale, sic- come non solevano lampoco essere am- nessi alle civiche stanze della città. Ma la prima interdizione fu tolta dalla saviezza di Leopoldo I, la seconda dalla .ittadi- manza francese; il di cui governo favorì tanto gli ebrei di Livorno da non appli- caro a danno loro il decreto napoleonico dei 17 marzo 1808, col quale sì sottopo- mevano gl'israeliti dell'impero francese a certe misure per frenare i poco caritate- voli asurai della nazione. istruzione del tem- lo d' Israello divenne cedettero all'elezione di 5 massari, sorta di magistrato, il quale presiede per l'eco. mnomico al culto, che ha la gestione delle pubbliche aziende, che una volta conosce- va delle cause civili e crii , le quali insorgerano tra i loro nazi eccetlua- te peraltro quelle che portavano alla pena capitale, o a punizioni infamanti, e le ause dove intervenivano come parte in. dividui di altra religione. Ma questo pri- vilegio gli ebrei da giudici nelle cause criminali fu tolto dal Granduca Leopoldo I, che limitò le attribazioni dei mmassari ai giudiaj civili e commerciali con l'appello all’auditore del governo, finchè tal privilegio fa abolito dal go- verno francese. La popolazione dei sette culti qui so- pra nominati non figura i Livorno, ap- pena per una quarta parie în peragone di quella israelitica; la quale ultima stà at- tnelmente in confronto della popolazione pattolica livornese, come uno a dodici. LIVO Nella statistica della popolazione del Granducato redalla nell’anno 1745, quan- do tatta la popolazione di Livorno, den- jim trole mura, contava 3836 famiglie con 28040 abitani a cifra degli ebrei figura per 993 fa Li Inoltre dallo stato dell’: apperisce, che la popolazione della città di Livorno, esclusi i passeggieri, e î condannati ai pubblici lavori, nello stes- so anno non superava 30349 abitanti, quando di questa stessa cifra facevano parte 8800 tra ebrei ed eterodossi. Finalmente nell'anno 1837, essendosi numerata la popolazione di Livorno den- tro la nuova circonvallazione , senza far conto dei forestieri e «lei forzati, ascende- va essa a 59564 ti, mentre quella della università israclitica non appariva più che di 4497 ebrei. Il qual ultimo numero d' israeliti trovavasi ripartito in 1350 fuochi, tra i quali si noveravano 687 famiglie miserabili, sussi versilà o da sovvenzioni ipotesi sal numero degl’israeliti i venuti familiarmente a Livor. no, dall'altro lato non possiamo negare il loro vistoso e progrenivo aumento nella prima metà del sec. XVII, tostocbè nell’ar- chivio della Comanità di Livorno ( Fil. sa 1a pag. 812) esiste la seguente nota delle bocche di quella città. Anno 1633 Bocche di Livornesi.non Ebrei compresi dentro la città di Livorno nell'anno 1633, .......... Abit. 7941 Bocche di Ebrei nell'anno stesso 700 Torna Abi von Anno 1642 Bocche esistenti in Livorno nel marzo dell'anno fior. 1643. N.° 10336 Ebrei non compresi in detta nu- merazione .......... 3195 Parte della soldatesca della guar. nigione sparsa per la città, e- scluso il presidio ‘delle for- terre... ......... 645 Somma e segue . N° 12146 LIVO Riporto . . Abit. N° 12146 Foruati mel Bagno (ne può der note tescrivano di quello) . . Nel muovo accrescimento di Li. persone che 3500 nel Porto copra 4 vascelli: (non si sono numerate perchè razzo e rerigono) . Toraza degli Abitemi in Li- gorno € N° 13300 Fuori di Livorno, ‘nel Capi uato ‘vecchio (camo medesimo 1642) » 857 Poraradegli Abit. della Cc di Livorno nel 1643. + N° 13139 Mella filza dell'archivio medesimo fu notato il numero degli ebrei stabiliti in Liverno nel 1645, i quali ascendevano Gida 1250 sicchè dal 363321 1645, vale a dire nel breve periodo di 1a anni, le popolazione iscaelitica di ii cità sù sarebbe aumentata quasi del di 256 periore tabella pertanto ci dareb- de che la popolazione israe- litica jn un secolo mom ri scerebbe sppe- vol LIVO tV, ma di una quarta perte, meutre ne) perio- do medesimo la popolazione cattolica que-- ai triplicò la soa cifra. Resterà a sapore, se i calcoli sono i i tempo esat- ti, e se chi comandò la formazione dei respettivi censimenti possa essere stato ‘e per perte i, nello sue. aspetta- tive defcaadato. =“ Prospetto comparativo degli ebrei - di Livorno negli anni 1745 e 1839. + Delle 1106 famiglie israclitiche esi- stenti nel 1837 in Livorno, più di ana quis parte è stata registrata nel ruolo li mendicità, sorvenuta come si disse, da sussidj mensuali oa determinate ricor- renze, nel tempo che una parte delle me. desime è soccorsa da me private. Quasi la decima parto degli ebrei pos. siede beni stabili in Livorno, e circa 4 quinti di loro vi hanno anche domicilio. tassati dalla camera di commercio, nel 1837 erano 345, e quelli paganti la tassa di famiglia 473. == I negozianti benesian- ti, i banchieri e quelli esercenti traffici maggiori, o professioni liberali, nel 1839; - ascendevano a 486 notabili; gli altri me- stieranti ammontavano a 933 persone; fra tatti 1409 individai. Riu ero) dell ultimo L'ucmpio cd dal Tae 00, ) ma esempio dato do intento sotto l'aspetto di speca. » lazione commerciale, il numero dei pro- Ti rigori non agi sce sciuto, nè in lata, nè relativa. Trovisi solezsente nella loro sta» tistica economica un qualche aumento. nella massa generale dell’entrate; ma niun fatto dimostra che l'impiego del denaro in immobili abbia presentato mai agli israeliti delle grandi alipttative. . 9 mi LIVO Minorarono forse alle case di ebrei sta: bilie costà i lucroci affari che esse face- vano mediante i banchi di scontisti, pa- rificati dopo l'apertura della Banca di sconto . Alla qual Banca si affrettarono molti ebrei di associarsi col prendere quabte più azioni potevano. Donde ne conseguì, che di 249: azioni dalla Banca medesima dispensa! assorbite 915 5 dagli israeliti, 445 quali spettanti a case livornesi. Stabilimenti Pii, e di pubblica carità esistenti in Livorno. — Fra le prime isti- tuzioni di beneficenza sono da noverarsi gli ospedali destinati a prestar soccorso alla languente umanità. — Livorno non me contava meno di quattro innanzi che Leopoldo I li riunisse nei due superstiti, cai più tardi fu anche aggiunto lo spe- dale di Osservazione destinato alle malat- tie contagiose. Del primo spedale di Li. verno otto l'invocizione di S. Ranieri incootransi memorie fino dal principio del secolo XIV. Esso venne accresciuto di beni nel 1671 con qaelli del soppresso convento dei Gesuati alla Sambuca, fin- chè per ordine del Granduca Leopoldo I, nel 1798, fu anch'ese ii o allo spedale delle doane, sotto il titolo della Misericordia : e ciò nel tempo che l'ospe- dale di S. Barbera, riservato ai militari, restò ri nello superstite di S. An- tonio. Que ultimo, destinato. per gli uomini, fa edificato nel principio del se- colo XVII nel bel centro della dittà, ed ai secondi piani di casa; quindi fu progres- sivamente accresciuto di alire corsie di- sposte in differenti direzioni e livelli, nè po ventilate. Trovasi assistito fino quasi dalla sua origine dai i Reafrnelli, Sititmiti da S. Giovanni di All ospedale degli uomini a racedà di nai quello nominato della Miseri- cordia, deve la sua origine alla pia associazione di quesio nome, a quella stessa caritatevole congregazione , fonda- ta nel 1595 con lo filantropico e con ì regolamenti presi dalla madre di tntte le arciconfraternite di carità, da quella cioè della Misericordia di Firenze. Questa di Livorno, negli a 1839, acquistò nuovi titoli alla pubblica jconoscenza , e pereggiò in selo ed in cristiane virtà la Misericordia fiorentina all'epoche delle pestilenze più micidiali. 1834 e dei LIivO Oltre il prestare assistenza ed accorrere in tatti i casi fortuiti di disgrazia, o di che avvengano nelle pubbliche strade, la stessa confraternita ‘procura soccorsi spiritnali e temporali ai carcerati , mediante una deputazione che porta il ben meritato titolo di Buomomi- i; e l'unico suo assegnamento per sup consiste nelle questoe, eroga: ‘avanzo a soccorrere le fami glie bi che restano vii euno di quei casi disgraziati. Monti Pii.— Livorno possiede due rie- due tempi di- versi;al q dal Granduca Ferdinando II, fa aggiunto nel 1681: un secondo Monte di Pietà per sovrano rescritto di Cosimo III — Essi trovansi riuniti itamente fabbricato in via Bor- turini, volgarm. pra Montini, per soddisfare in tutti festivi alle urgenze dei bisognosi. Fra gli stabilimenti ia beneficenza sone pure due Case pialo na desti nata a soltrarre dalle funeste ne della miseria le fanciulle delia classe del popolo nel così detto Zuogo Pio, e l’altra i poveri orfanelli nella Case def 2 Alla prima fa dato pri! nel con caritatevoli sovvenzioni dei ci ltadiai. Tre anni dopo Cosimo III, per rescritto del 16 marzo 1685, assegnò al Zuogo Pie tutto ciò che avesse potuto fruttare il diritto di registro delle polizze di sicar- tà. Nel 1714 restò compita l’ornatissima chiesa contigua, nella quale leggosi la se- guente iscrizione. Pai Templem , Pesperum Pe tris, gui Deus est, Domicilium venerari, Cosmi ZII M. E. D. Regii Pauperom Patroni in hoc Templo ercitando, e demirare munificentiam, et imilure. — 4. D. 1716. Nella prima casa ebbero per qualche tempo riceito i ragazzi poveri dei due sessi, e perciò era chiamata la Casa Pia poveri mendicanti, ma im di tempo essa fu limitata salle sole fsa- ciulle povere, oppure orfane Trovevasi di raguazi ociosi, figli è serabile gente, quasi piena la città, quas- LIVO do il governatore di Livorno, Carlo Gi- mori, mosse a pietà molti de' principali negozianti, acciocchè concorressero all’e- rezione di una fabbrica per accogliervi quei garzonoelli, alimentarli ed istruirli nelle arti e mestieri più comuni, col pre- cipuo lodevolissimo scopo di destinare poi il maggior numero di essi al servizio della marina toscana. Dalla clemenza dell’augusto Granduca Francesco II fu ottenuta la permissione di erigere a:ta1 uopo nel luogo del primo camposanto di Livorno la fabbrica pro- gettata, per la quale fu posta la prima pie- tra il dì 4 maggio 1755, e; dopo compita, datole il nome di Casa del Refugio. In questo stabilimento concorse effica- cemente la generosa pietà dei Livornesi tanto che, nel 1760, vi era raccolti del povero, i quali per la maggior parto farono impiegati sulle navi per far da ma- rinaro e il restante per garzoni di bottega. Dice tutto l'iscrizione collocata sopra la porta dello stabilimento. Eccone copia: Imp. Caes. Francisco P. F. Aug. M. Etruriae Duce, publicae felicitatis Pro- pagatore Adnuente , Pueris Orfanis, et Inopibus alendis, Vagantibus congregan- dis, Rudibus instituendis, quo formentur mores, tranquillitas constet, artes et ne- gotiatio civitatis augeantur, conlata pecunia, prochotrophion aedifi. candum curavere; Anno Cristi ortu 1756. Entra finalmente parte (sebbene indirettamente ) dell'istituto di pubblica beneficenza la cassa di risparmio aperta in Livorno dopo quella di Firenze, il coi scopo economico-morale è quello di allet- tare l’artigiano a depositarvi quell'obolo, che ai necessarii bisogni nei suoi gior- malieri guadagni gli avanza, per riaverlo con frutto al Giocho delle più pressanti sue urgenze. Stabilimenti d' istruzione Lo stato delle leitere e delle scienze, per verità, non si può dire che nei tempi an- dati fosse molto florido in Livorno, come non lo è generalmente nelle piazze mer- cantili, meno il caso che queste sieno attualmente, oppure lo fossero una vol. ta, città capitali, come Londra, bargo, Stocholm wezia ec. — I Li tutte le disposizio! LIVO 785 gredire 001 secolo, talchè anche in genere di pubblica istruzione sembra eh'essi non voglino restare indietro alle altre piu c0- spicue citta. ‘ Vediamo quello che era Livorno sotto questi due rapporti nei secoli trascorsi, e vediamo quello che è attualmente. prime scuole pubbliche furono quel- Je aperte sino dal 1633 in S. Sebasti a carico della Comunità, la qua mostrare la sua gratitudine aì PP. Bar- nabiti chiamati a Livorno vo di Pisa Giuliano dei Medi dò la suddetta chiesa, volle affidare alla loro cara l'istruzione dei gioranetti nella lingua latina, nelle lettere, nella fisica ec. Quindi, nel 1780, dal palazzo comunitati- vo fu trasportata nello stesso locale blica biblioteca, che conta il suo princi- pio dall'anno 1765, eche va gradatamente accrescendosi a spese della comunità, con- tandovisi adesso da circa 6000 volumi. La Comunità di Livorno oltre le scuole di leggere, scrivere e abbaco stabilite vel collegio di S. Sebastiano, provvede alla istruzione elementare della popolazione degli antichi subborghi, ora compresi nel muovo cerchio della città, mediante qu tro scuole primarie, due per i maschi @ due per le femmine. Istituto del Paradisino. — L'origine di questa scuola per le sittelle rimonta solamente all'anno 1746, quando per le cure del preposto Alamanni essa fu aperta alle fanciulle di varie classi del popolo. Vent'anni dopo il governatore di vorno, March. Bourbon del Monte, ecqui- side Vene ne per il nuovo istituto un pa- Francesco , che portava il vo di Paradisino. Soppresso seguito per debiti l' istitato, fu ripristi nato nel 1809 solto il medesimo nome Paredisino, coll’ addossarsi gran parte del mani imento la Comunità di Liv no, che gli assegnò, da primo una casa Venezia nuova, e quiudi, nel ui porzione del. già convento dei Gesuiti. Nel 1815 il conservatorio ricevò maggiori garauzie del Granduca Ferdinando III che gli destinò altri soccorsi, affidandone la sorveglianza a.una depatazione prese- duta dal vescovo. Finalmente l'Augusto regnante, oltre al rtirgli nuovi sus- sidj, ba fatto ampliare il locale, dopo aver- losgravatodella spesa annua della pigione. me LIVO Rell'istituto del Peradisino si raccul- gono tre ordini di fanciulle; quelle di prima classe vi hanno convitto; nella seconda classe sono comprese le giovinet- te civili che pagano un discreto salario alle maestre; il maggior numero peraltro spetta alla terza classe delle fi; i arti. giani e del povero. Quest’ uli ttual- mente-ascendono a circa 300, quelle di seconda classe sono poco più di 40, e sole cinque si contano di fanciulle a convitto. Scuole di carità de’ Ss. Pietro e Pao- lo. — Poco diverso dal precedente, e con lo scopo medesimo d' istruire cristiana- mente e civilmente le figlie dei Livoruesi di tutte le classi, fa fondato da un eccle- siastico pieno di zelo e di carità, con le elemosine da esso raccolte nelle predica- zioni, con i larghi sussidii ottenuti dalle Granduchesse Maria Anna e Maria Ferdi- nenda, e con l'assegno annuo di 2300 lire, concesso dalGrandoca regnante alle istan- ze del suo fondatore. È questi il prete Giovan Battista Qui quale nel 1838 fuori degli spalti » previa sacra solenne funzione , pose mano all'edifica zione del locale, il quale giò da trovasi apérto al caritatevole a Lo scopo delle scuole di carità consi ste nel fare apprendere alle fanciulle di ogni condizione ed età un’ educazione iosa e letteraria, ma specialmente nell’addestrarle a seconda della loro classe nei lavori femminili. — L'istruzione è gratuita; bensì le figlie dei benestanti retribuiscono un: mensuale spontanea oblazione, la quale viene impieguta (co- me nei conservatori delle Sulesiane } per dispensare giornalmente il vitto alle po- vere fanciulle, 0 a quelle di civile condi- zione decadute. Attualmente il numero delle alunne giunge quasi a 300, delle quali contansi un cento fra benestanti e artigiane, e sco della classe povera. Le maestre che le assistono attualmente non sono più di dieci. I Istituto per la marina e per i codetti di ortiglieria.— L'istituzione delle die marine nel Bagno vecchio di Liverno porta la data del 1766, quando Leopoldo I, con rescrilto dei 25 marzo, ordinò la scelta di ra giovani di iglie distinte da im- piegarli nel servizio della marina di guer- r: della Toscana, farli esercitare sulle mavi armate in tempo di campagna, e in guar domiciliati in Livorno e suo distretti LIVO tempo del disarmo poterli istruire mella matematica , nella nautica teorica , nella storia, geografia, disegno di fortificazio ni, lingua francese e inglese, come anche nel maneggio delle vele e del cannone. Oltre a ciò, nel 1769, lo stesso Granduos ordinò l’istitato per 1a cadetti militari in apposito locale, nella Fortezza eecchie di Livorno. — Essendo stati col vari: dei tempi ì entrambi cotesti tati,esi vennero in qualche modo da Fer. dinando III ripristinati, quando nel 1816 fu as to ai cadetti ascritti al batta dottrine opportune nei varj collegj e li- cei del Granducato, e quindi completare il loro corso teorico della nautica e della matematica in Livorno. Scuola di architettura ed ornato del cav. Carlo Michon.—Ecco un'altra utile istituzione degna del secolo XIX, istitu zione la quale onora il cuoce e la mente dell’uomo benemerito che nel 1835 la fondò, e che a tutto suo carico la mantie- me, mediante l'assegno di un capitale fisso di lire 34500, oltre la gratificazione an- nua di lire 700 ch'egli stesso, in aumento alla prima, và compartendo agli zelanti maestri del suo istituto. È una scuola tatla destinata ad istruire i giovinetti ed a perfezionare gli arti. nei mestieri meccanici, sieno mae ratori , ehanisti, legnajuoli , scar- Ferchivitara € l’agrimensura, e più, le zioni di disegno, di ornato, di architetta- ra, di agrimensura ce. Il numero degli scolari fa in origine limitato fra i 12 e i 18 giovanetti, de T'età almeno di 12 anni, parchè mativi il numero che vi concorse nom fa mai inore di 28 a 30 alunni. La scuola è provvista non solo di ar nesi necessarj per le lezioni di agrimen- sura e le livellazioni, ma possiede libri, disegni, stampe e bassirilievi confacenti allo scopo. Livo Alla fine di ogni biennio il maestro di ornato presenta al fondatore e direttore dell’istitato, cav. Michon, la nota degli alunni capaci di concorrere ai premj, con. sistenti in una medaglia di argento del cento allievi sono oggi in grado di eser- citare con gusto e capacità le arti e me- stieri di sopra accennati. Insegnamento mutuo, — Questo isti- tuto di carità reciproca può dirsi a buon diritto il modello Pielle renale primarie dell'insegnamento infantile, sia per la generosa concorrenza di coloro che lo mantengono, sia per la buona disci ma che vi si pratica, come anche per il mumeroso concorso dei figli più poveri del popolo, © per la proprietà e como- dità dello spazioso locale a tal effetto nel 1836 edificato. Dei progressi di cotesto istituto, dello slato suo economico, e dei provvedimenti che si vanno prendendo da una società composta di circa 140 individui, rende conto annualmente nel giorno della distri- i buzione dei premj agli alunni meritevoli il segretario della stessa società, mediante rn discorso che suole darsi alle stampe. Asili infantili. Anche questo mo- derno ricovero dell’ inferzia” indigente va facendo vistosi i, mercè lo spi- rito di filan sgli ottimi sentimenti di alconi cittadini ed una esemplare ce- rità di molte signore, le quali in numero di 120 concorrono sd alimentare e nobili- tare sì bella fondazione con sostenerne le provvedere ai bisogni, offrire in i lavori delle loro mani, ed assistere a torno le sale di asilo, La prima sala fa aperta nel sett. del 1834, in via S.Carlo, dove tuttora esiste. Il metodo che vi si pratica è modellato su quello dell'asilo infantile ch'era già stato aperto in Pisa. Fel 1836, fa aperta una seconde sala di asilo in via Erbosa. — Circa aco sono i fancialli del povero stati accolti nei due ricoveri di carità, diretti da esperte affettuose e pazienti maestre, intente ad insinuare in quelle innocenti creature buoni principj di educazione , dietro la scorta dell'esperienza e della ragione. Istituto dei padri di famiglia. — Nuo- vissimo e veramente meritevole di elogio LIVO 785 è N istitato letterario che fu aperto in Livorno il primo a; dell'anno 1833 da una società di padri di famiglia bene- stanti, con la mira di fare edacare nelle lettere e nelle scienze i propri figli, in- no nigi do a turno essi medesimi alla let- teraria loro educazione, a cominciare dal. l'età infantile sino alla loro prima gio vinezza. Gabinetto letterario. — Fa aperto in piazza d'arme a Livorno nel 1823 dai ramo scientifico, le cose d'ogni Jetteratora. Cotesto gabinetto letterario infatti per sua natura il nucleo, di germogliarono e sorsero diverse zioni filantropiche, le quali sotto i nomi di società medica, di società pel mutuo insegnamento, di quella per gli asili in- fantili, dei pedri di famiglia, e della cassa di rispermio, naquero successiva» ‘mente ed anche acquistarono forza e vita provata con sovrano scritto dei 19 novembre 1816, ed il civico magi strato l’ autorizzò a tenere le sue pubbli che adunanze nel salone comunitativo. Languiva ancora fanciulla quando, nell’ aprile del 1837, credè di rinvigorirsi col rifondere i suoi statuti e coll’ re le sue attribuzioni, proponendosi di pro- muovere in patria l'incoraggiamento, la sgazione delle cognizioni teoriche e pratiche, scientifiche ed artistiche, ri. guardanti l'industria, il commercio, l'a- gricoltura e qualungue altro ramo di eco- nomia lica e privata. L'Accademia è fornita di una bibliote- ca di circa 6000 volumi, dono per la mag- gior parte dei suoi membri , e precipua- mente di due benemeriti socj defunti, fl dottor Gaetano Palloni, ed il presidente, Pietro Carcuti. Non dirò delle varie accademie lette- versi tempi, come i, eretta nel 1644, e l'altra che gli succedà con il nome degli Aborriti, delle quale coatasi un volume di produzioni 796 LIVO in versi, dedicato a Cosizio III sotto il titolo di Gioje poetiche per la liberazio- ne di Vicuna. A queste due estinte di languore ten- nero dietro nel secolo XVIII le accede. Natura. Finalmentel'unica superstite fra quelle nate nei secoli XVII e XVIII è l'accade- mia dei Floridi , che ebbe vita dopo no 1797. — Etta è degna di e di lode, perchè fra gli altri oggetti che ai propose vi fa quello di stabilire e man- del pubblico due scuole, tra di lingua inglese; di provvedere i migliori giornali politici esteri per comodo del commercio; di dare due .volte l’anno accademie di musica o di poesia. — Possedeva a tal nopo un va- sto e magnifico locale accanto al teatro muovo che fu eretto nel 1806. Quello de- mominato il Giardinetto è stato di recen- te ricomprato da una nuova Accademia, detta del Casino, che lo (a restaurare e ri- pristinare all'antico uso. Anche l'altro teatro pubblico di Li. vorno fu ereito nel secolo passato da una società di filodrammatici, denominata gli A4vvalorati. i 11 più moderno di tutti è il teatro diur. 0,0 l'Arena, edificato nella parte orien- tale della città fuori degli antichi spalti. Livorno ebbe pare i suoi giornali let- terarij. Nel 1753 si diede opera alla men- suale pubblicazione del Aagazcino Zte- liano, il quale dopo un anno prese il ti- tolo di Magazzino Toscano, ed ebbe vita fino al 1957.—Sotte nome di Mercurio delle Scienze mediche comparve pel 183 tn giornale bimestrale, compilato e te- to vivo per cinque anni da èn numero li membri della nuova società medica di questa città. Finalmente viveefiorisee in Livorno sn giornale ebdomadario che son si occapa di « letteratura, nè di scoperte, nè di scienze, ma unicamente del commercio. Taleèil ti- tolo di quello compilato sino dal 1823 da Laigi Nardi , che si pubblica sotto la cen- ‘sura della Camera di commercio. Ha per LIVO ‘scopo di accennare il movimento di quel mercato, i prezzi correnti di varii generi, il corso de’cambii, il valore delle monete estere, e le osservazioni sul deposito, an- damento e vendita delle mercanzie diver se nel porto-franco di Livorno, oltre i mo- vimenti dei porti esteri, gli avvisi e le leg- gi sul commercio dei paesi che trafficano con Livorno medesimo, e cose simili. Quanto agli uomini scienziati e di let tere la lista dei Li vornesi non è molto lun. gs, se pere non si voglia riempire di no- mi sotto la mediocrità. — Trovansi alcusi di questi negli elogj pubblicati dal P.Gie- van Alberto De-Soria, livornese egli stesso, stato professore di filosofia in Pisa.— Cite. rò fra i più distinti un Giacinto Cestori, naturalista che meritò l'amicizia e le lodi di Francesco Redi; citerò fra i meno anti- chi un poeta compito in Salomone fiorer- tino, nclicbrio letterato in Ranie; mini bigi, uu classico cruscante nel bibli Gaetano Poggiali, an esimio maestro di Violino in Pietro Na , un fortunate poeta in Giovanni dei Gamura , succedato nella corte Cesarea al gran Metastasio. Fa un eloquente oratore sacro monsig. Ro berto Ranieri Costaguti, vescovo di molte goti fornito; così due Baldasseroni , cioè + autore dell opera sulle Leggi e Costumi delcambio, l’altro, Ascanio, scrit- tore del Dizionariocommercialee del Trat- tato delle operazioni marittime. — Vaole la modestia che io non parli di alcuni li- vornesi viveoti, per dottrina e per opere esimie da essi date allaloce,al pari che per azioni, meritevoli di non i elogi. Stabilimenti pubblici relativi al com- merci Sebbene all'articolo Comuner- iasi dato un breve cenno degli sta- bilimeuti pubblici destinati al commercio Livorno, pure dirò non senza mera ja che una piazza mercantile, qual'è Livorno, dove il commercio è lo scopo principale, e quasi l'unico pensiero dei Livornesi più facoltosi, fa lungo tempo priva non solo di un tribunale di com- n di negozianti, ma anco ra lo è di un edifizio destinato alla Borsa; sicomme può dirsi, contare essa da pochi ni una Camera di commercio, e da poco più di un anno una Banca di sconto. Fa tuttora le veci di Borsa una blica strada' ( via Ferdinanda ) nel pento più frequentato della città (la Trombe) LIVO în vicinanza della Darsena. Costà nelle ore della mattina si trattano i principali negonii; costà si fanno gl’incanti , costù si fissano le compre, le vendite, i com- bj, eo.— Esiste bensì un locale chiamato le Stanze dei pagamenti, stabilimento forse unico nel suo genere, che offre un comodo grandissimo e disbrigativoai ne- i, perebè vi si eseguiscono tutti î HI si li mercanzie, ec. in tre determinati giorni della settimana; ed è costà dove concorrono insieme debi- tori e creditori, i quali, mediante una recij compensazione .ai ragionieri e cassieri delle Stanze, trovano gli ni altri facilitate grandemente le operazioni di cassa le più laboriose e complicate, qualora eseguire si dovessero nei respet- tivi banchi , o individualmente. La Camera di commercio, istitoita nel qui delie varie nazioni, purchè siano la qualche tempo domiciliati in Livor- no. Cotesta Camera , che è la Trappresen- tanza legale del commercio, corris] col governo per tutti gli oggetti di sua Sfere. Ha la boprintendenta alla polizia della Banca 0 Stanze dei pagamenti, co- mè pure sopra i sensali o mezzani della città e porto di Livorno. Attualmente ilTribunale di commercio è formato dall'antico Magistrato consolare di Pisa, che venne nel 1816 traslocato in Livorno. Questo, oltre le cause ci giudica în prima istanza quelle di com mercio sulle tracce del codice francese, salve al modificazioni. Inoltre nell’anno corrente 1838, è sta- to aperto in uno dei tre palazzi della piaz- za d'arme, di fronte al duomo, un vago casino di commercio che conta 200 mer- canti contribuenti. — Si stà pure trat- tando di erigere una gran società per le assicurazioni marittime, per gl incendj, e per la vita dell’uomo, alla quale so- cietà corre voce che si voglia dare il nome esotico di Z/oyd toscano. Monumenti d'arte. — Per le ragioni di sopra avvertite Livorno conta pochi mo- numenti di belle arti degni di fissare l'at, jenzione dei suoi cultori. Primo di tutti, e soi dente mona- qpento, è quello davanti alla dersena fatto LIVO 787 innalzare da Cosimo II alla memoria di Ferdinando I suo pedre, dove, in una piazzetta troppo angusta ergesi la statua Tindatore della prima città, scultura in marmo dell'artista fiorentino incatenati quattro schiavi di bronzo co- Jossali, di età e di atteggiamenti diversi, gettati dallo scultore carrarese Pietro Tac- ca; e questi soli costituiscono tal mona- mento che non disdirebbe a una Roma. Fra le opere architettoniche contansi gii ora di Colognole, ed il gran- dioso Cisternone, entrambe le quali ram- quello della capitale del mondo, quello che a preferenza degli altri popoli si distinse specialmente nella costruzione di anfitea- tri, di acquedotti e di strade mili! È altresì vero, che mancava a Livorno l'acqua dei pozzi da potersi dire potabile, alloro quandonella prima fondazione a un tal difetto fa provveduto, non solamente col raccogliere quelle piovane in pubbli- che cisterne, ma col portare in ciltà per acquedotto della lunghezza ch’ esse contenevano e che strada facendo depositavano. Quindi è che nel dicembre il Granduca Ferdinando III in- \gegneri di visitare i terri- torj di Popogne e di Colognole, nel primo dei quali furono trovate sorgenti che get- tavano 156 berili di acqua per ora, mentre quelle di Colognole si calcolò che a vrebbe- ro fornito 400 barili d'acqua per ogni ora. Ta conseguenza di ciò fa emsnato da quel Granduca il motuproprio dei 7 nov. 1799, per l'esecuzione dei nuovi acquedotti e an- nessi, appoggiandone in seguito la gran- diosa spesa (salita a più che 4 milioni di lire toscane ) per metà al R. erario, e per l'altra metà alla Comunità di Livorno. ‘ Potrei annoverare, fra gli stabilimenti di pabblica utilità, ì va U dei bagni di mare, i qu Livorno nell’ estiva Stagione numeroso concorso di gente di vario ceto, di varia sesso e-di diversa patria, 788. Livo LIVO Livorno è residenza di un vescovo sul- fraganeo dell'arcivescovo di Pisa, di re civile © militare, presidente ea dell'anno 1806, Ja Rogi: i presti P per S. M. rocchie della Natività di Maria di Castell” Carlo Liza quelo # Znseimo, dei SS Martino e Giuse alle La Diocesi di Livormo, dalla sua erezie- ate alla diocesi pissna, può dirsi modellato ne in poi, è stata aumentata di dieci par- STE slo muro rocchie, perte delle quali furono cure tica e civile del capitanato nuovo Soccurasli delle vue cattedrale, mentre sl è 5 mestre la Diocesi di questo cune altre chiese parrocchiali si vanno polesine territorie della sua comu- attualmente edificando, o già some state nità, comprende quello di Rosignano, e fabbricate di nuove. PROSPETTO DELLA POPOLAZIONE È ella Conosira' vi Leroano e tre epoche diverse, aputri pa I9PIT"I se na SILLIOTI me quncov |] mia na n” "2 |20]| lar ** sars0g 1993]9 #22pjsuo9 19 040g fep epepruas an'rsjodod e] mmapenog a1eA #javpg +G — csauauogy non -g—ousuS1uy odoorg ‘g— sajaenboy Qpuoruy "S tp: N° Il. PROSPETTO STATISTICO della Popolazione della COMUNILÀ vi LIFORNO dal 1814 sino all'anno 839. MASCHI FEMMINE |. 120u01 va ILVA 170 OUINNN “logi 70 gigi cuvo JIPP ONUOATI ‘© PLINOMOI "IPP 2uomsDfodog DIP OLNIRIAON ‘MI sN N° IV. AISTRETTO pri Basrimenri venuti nel PORTO vi LIVORNO nell’ Anno 1897. o DA GUERRA _ MERCANTILI, PACCRETTI A Varonz SITTTT [vos osullilzas : 2 - & 2300.1111 1RE fuemeni — DI s a Del Portogallo. . . Della Francia Settentri Dell'Olanda, Amburgo ec.. IIICHII LILEILI IIDLIII PELLINI VILLITI orse N° TS CN I TIE RECAPITOLAZIONE par Basrrazsi — Da Guerra N° 67. Mercantili N° 5907. — Torace N° 5974 = Ii < È IIICIHIAHI 28° IIISIISIIIHI (i se r vos OLLAWIS 01 2ULTO . OINVUWILICAM 13N manicuzai AVVERTIMENTO DOVE LEGGESI Peg.53 col. a. Da wn calcolo appros- | ..... simativo fatto allo spirare del 1826 re- «sultò che il valore delle merci importa- le cc. (ivi) corrispondenti cumulativamente al 3 per cento. (ivi) Aggiungasi la'tassa di lire 300,000 annue repartibile fra i negozianti che la Camera del commercio si obbligava a pa- gare per le generose franchigie accorda- tele; e finalmente l'aumento delle tariffe . sopra i cereali ec. Pag. 58 col. 1. pure è rimasta ancora una porzione non indifferente di questi traffici ec. sf Peg. 759 col. 1. Manifatture I; sive Sì può calcolare che tre quarti ni importazioni ec. (ivi) col. a. Nel porto di Marsilia N.°350 Pag. 760 col. 1. (in principio) in oro per la Francia, e in francesconi per Ge- nova, appunto per bilanciare il valore di tali importazioni. AI Quae Srarmmco N. 1. col. 1, «ER, 71- Case di Commercio di prima cliue . . MER ($01) col. Da messosino 2 e milioni (ivi) 2,000,000 in effettivo ec. soi) coli 4. con un capitale effettivo di 12,000,000 di lire tosc, La Banca di Sconto però ec. AlQuasao Srarmco N. V.N.B... Si sv- verta che questo valore di lire 151,500,000 non comprende ec. AI Quapno Srarssrsco N° IX, col. 1... a. Negozianti e Fabbricanti In fine al Quadro stesso. Donne lavo- ranti alle 5 fabbriche di coralli . N° 190 SI CORREGGA --resultò , che i dazii sal valore delle merci importate nel 1826 calcolaronsi per circa 9,000,000 di pezze da otto reali, peri 2 52,000,000 di lire ec. corrispondenti camulativamente al due per cento. Aggiunpasi la tassa di lire 300,000 an- nue repartibile fra i negozianti, imposta a loro indicazione al commercio in corre- spettività delle generose franchigie ad essi accordate; fra le quali era quella che coo- cedeva Porto-franco anche per i cereali. mon indifferente di questi traf- fici, specialmente con la Soria, Cipro e l'Egitto. Manifatture Inglesi, ec. Si peò cal. colare che circa la metà delle importa zioni ec. Va aggiunta l'osservazione del Semo medesi; « LivornoeGenova che rapidamente creb- « bero all'ombra delle loro franchigie. » (si aggiunga) E ciò a cagione della crise americana, per la quale diminuì molto l'esportazione dei Prodotti toscani, mee- tre dall'altro canto gli arrivi delle gra- naglie dal Mar-Nero, essendo stati assai numerosi, vi fu nell'inverno e nella pri- mavera decorsa molta esportazione. 1. Cate di Commereio e fra queste So- cietà Commerciali ec. in tatto . N.° 393 anonime N.° 5, tra le quali ec. Da $0,000 sino a tre milioni N. B. Questa cifra riferisce unicamen- te alla Banca di Sconto. > con un capitale effettivo di 12,000,000 di lire toscane. Lo sconto era molto varia- bile, la Banca però ec. Si avverta che i valore delle impor tazioni e delle esporiazioni non compren e cc. a. Commercianti e Fabbricanti Donne lavoranti ale 5 fabbriche di coralli . . . N° 450 Pià uomini: | 1 1; i R®a50 LIZZ LIZZANELLO nella Valle dell'Ombro- ne pistojese. — Villa nel popolo di S. Giov. Battista a Satornana, Com. di Porta al Borgo, Giur. Dioc. e circa migl. 3 } a sett.-maestr. di Pistoja, Comp. di Firenze. jede in costa sulla ripa destra del fiume Ombrone, dirimpetto al ponte di S. Felice, e poco lungi dalla strada R. modenese che gli pa: LIZZANO in Val- LE vin, un dì castello con antica pieve (S. Maria Assan- ta) già capo-luogo della Montagna pisto- jese, attualmente com) nella Com. e Giur, di San-Marcello, dalla qual terra il Vi izzano è circa 3 migl. a sett. nella Dioc. di Pistoja, Comp. Trovasi sull’antica strada maestra che per Lizzano varcava l'Appennino di Ca- Figliano e del Frignano, donde dirigev verso Modena. Posava il castello sulla vetta di un poggio di schisto argilloso la di cui base dal lato di pun. a maestro è Bagnata dal torr. 7olata,e da pon. a lib. dal fiume Lima. Noa è questo paese da confondersi con altro Lizzano posto sul rovescio dello stes- #0 Appennino; molto meno con la Selva Litana della Gallia cispadana, designata da T. Livio (Histor. Rom. lib. XXI uesia conviene rintracciarla fra i Galli Boje quello si trova nel territorio bolognese. Altronde al Lizzano nel Fri- gano, ed alla sua corte applicare devesi tina donazione falta nel 776 da Carlo a- gno alla badia di Nonantola, confermata negli anni 859 e 879 dagl' Imp. Lodovi- co II, e Carlo Manno, suoi successori. diploma concesso del 26 feb. 997 dal- T Imp. Ottone III al vescovo di Pi convalidato nel 4 lugl. 1155 dall'T: derigo I, non che dai pontefici Urba- no IV , nel 1ego, Pasquale II, nel 1105, e da altri | papi e imperatori. Tn grazia di quello i vescori di pare che oltre i diritti ecclesiastici nei se- coli intorno al mille esercitassero sopra zzano un qualche diritto baronale. E infatti iamo che, nel sec. XIV, era di loro dominio diretto il corso di acque ad uso del mulino di Lizzano. La qual cos può desumersi da un lodo dei 15 apri! slell’anno 1343, pronunziato in Pistoja dal vescovo Baronto per terminare una L12z 795 controversia tra Lottinodi Lotto ed altri il Lizzanesi da una parle, ed e, villa di Lizzano, dall'altra, a cagione dell'uso del mulino di Lizzano, stato affittato dafla al detto Lotto per il ca- mone annuo di 26 mine di farina stagne. ( Ancw, Dirt. Fiox. Carte dell'Ope- ra di S. Jacopo di Pistoja.) Ma ben presto Lizzano, in grazia della sua Lasa centrale della Mont:gna pis! ivenne il paese principale di Suell'Appennino e la residenza del sdicente o ‘capitano, che dicevasi la Montagna, nel modo che la parr. di Liz- zano già lo era di un esteso piviere, i di cui bra che abbiano servito di morma anche al suo distretto civile. Che dal paese di Lizzano anticamente passasse la strada maestra modenese non ne cade dubbio, avvegnachè visibili si conservano gli avanzi della sua antica massicciata. Ma quando essi più non vi restassero, sono rimasti i capitoli stabiliti nello spedaletto di.Val di Lamula, li a4 nov. dell’anno 1235, mercè cui gli am- basciatori del comune di Modena e quelli del comune di Pistoja convennero reci- mente di mantenere sicaro e libero il delle strade nei tivi territorii. Per questi adunque si i obbtiga: rono le parti a rifare di nuovo, oppure a risarcire e maotenere praticabile la strada che da Pistoja conduceva fino a Modena, passando per Ziasano e per il Frignano; cioè, per la Palle di Lamale, Serrazzono, Trentino, Rocchetta, Val di Sasso, e pet . Paullo fivoa Ruota ea Modena, i, per i quali una del credesse bene di farla sare; obbligendosi le respettive perdi mantenere la siessa via in buon grado sicura per tutto il loro contado, prio ci re alcun nuovo dazio o passeggeria . (afmar. dat. BI. devi). Fa eretto in Lizzano nel 1433 perco- modo dei pellegrini un an cpedale; (Sha topo), so secolo XVIII, quas. do i snoi beni furono assegnati alle mo. nache peter in Lizzano, e di là tra. slocate in S. Pier Maggiore istoja dopo la rovina di quel paese. — Cotesta sventura accadde nel dì 26 gennajo pati allorchè, senza anteriori accidenti, dero a poco a poco ko mura di diverse 1796 LIZZ abitazioni squarciarsi, avvallani, rovi- tare, e finalmente venire trascinale col sottostante suolo a molta distanza dalla primiera loro posizione: € ciò nell'atto ia cui restarono ostrutte e sparirono otto È perenni che fiuivano iulorno al passe. La parte del poggio sopra cai gia- ceva mo, lo precipitò nella valle dal lato di poneote guisa per lasua mole rovinò il sottostante ponte predpetione la Lima, e si formò costà sn’ alta sieccaja al corso del fiume. In quanto all’ estensione distrettuale della comunità di Lizzano He parole di un a dimostrare, che il territorio di Lizzano si estendeva fino alla sommità dell'Ap- pennino del Corno alle Scale, dove t00- «avasi col territorio modenese del Frigna- mo. Tale si mantenne nel secolo susseguen- te inneltrato, siccome lo dà a divedere un lodo pronenziato in Pistoja li 28 genn. dell’anno 1362, dietro compromesso fatto terminare una differenza tra Andres li Alemanno dei Medici da una parte, e il comune e vicinanza di Cutigliano, di- stretto di Lizzano e contado di Pistoja, dall'altra. Nel qual lodo fu deciso, che il .comune di Cutigliano pagasse sl già no- minato Andrea di Alamanno de' Medici lire 66. 13, 4, dovategli tino da quando egli esercitava l'ufizio di capitano della Montagne di Pistoja. — ( Ana. Dori. ‘arte dell’ Opera di 8. Jocopo di Pistoja.) All'articolo testè citato ( pag-840), fa detto, che fino al 1419 la chiesa perroo- chiale di Cutigliano continuò a far del piviere di Lizzano, comecchè il suo distretto anche un secolo innanzi, non solo faceva corpo di comunità, ma sembra che divenisse ae invalsa tradizione che fosse quella di uo tamalto popolare momini assalirono i) pretorie, e dalle finestre quel giusdicente per avere abusato del suo potere verso nn’ onesta quanto avvenenie e ben nata giovinetta. La pieve di S, Maria Assunta a Lizza- mo aveva i suoi caneaici, ossia cappellani erati: siccome lo dà a conoscere, fra gli altri, un attestato del 27 sett. 1283 fatto insorto, per cai quegli grida gellarono LOBA in Lizzano, per asserire, qualmente va tal Riguccio di Diodato confinato pisto- jese si era presentato, a forma deglior- dini del potestà di Pistoja, al prete Togne, canonico della pieve di Lissono. ll pievano di Lizzano aveva inoltre Ma: di S. Giovanni a Celle, o a Petreto; di S. Andrea a Pratale, oltre la distratta chiesa di S. Francesco e S. Domenico delle 2monache Clarisse, rovinata nel 1814. popolo pieve di S. Maria di Lizzano nel 1833 contava 797 abit. LOBACO, LUBACO, OBACO, = CA- STEL-LUBACO nel Val-d'Arno fioren- tino. — Castellare con antica pieve ($. Gervasio d' Aipiniano in S. Martino a Lobaco ) nella Com. Giur. e circa 8 mi- di a maestro del Ponlassieve, Dioc. di iesole, Comp. di Firenze. Risiede in poggio fra Moate-Rotondo eil varco delle sureda delle Salajole, pres: so le sorgenti del tor. Sieci e poco lungi dal santuario della Madonna del Sasso. Tanto il castello quanio la pieve di Lobeco portavano il nome della corte di Alpiniano, siccome lo dimostrano le bolle dei Pasquale IT e Innocenzo Il (anno 1103, e 1134), che confermarono ai vescovi ficsolani la chiesa plebana di Ss. Gervasio con la corte posta in d/pi. niano e la vicina chiesa di S. Miniato, detta ora a Pagnolle. Troro ltro che sino dall'anno: il vescovo di Fiesole Jacopo Be assegnato la pieve di Aipinieno fizio al capitolo della muova cattedrale L( L een Gertazio, essendo forse per vecchiezza cadata in ro- visa, fu traslocato il battistero nella su Giiale di S. Martino a Lobaco, ii o parrocchia plebana bar. vi il devoto e assai frequentato oraierio della SS. Vergine del Sasso. La parrocchia di S. Martino a Lobec» nel 1833 conliva 591 abit, LOBACO (S. BRIGIDA A) nel Val. d'Arno fiorentino. — E una perrorchia filiale della pieve precedentemente de LOGO ceritta, dalla quale cirea migl.1 fa lev. nellaCom. Giur. Dioe. e Comp. medesimo. o La parr. di Se drigida a Lobaco nel 1833 noverava 597 ILOCANO nella Valle dell'Ombrone se. nese.— Uno degli antichi comunelli della comunità di Asciano specificato dal rego- lanento economico dei g dicembre 1777. — Fed. Arciazo Comunità. LOCIMBORGO. — Zed. Luciasunco. LOGGIA atta LASTRA, già detta LOGGIA pe’ PAZZI fuori della Porta S, Gallo. — Borgata unita a quella del Pi- no nella cara di S. Croceal Pino, già del- T’Abbadia Fiesolana, succursale della cat- tedrale di Fiesole, nella Com. del Pelle grino, Giur. e Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze, da cui la Loggia alla Lastra i jo e mezzo a selt. Porta il nome più petuliare di Loggia uns villa signorile che fa dei principi Cybo di Massa eCarrara, li la com- prò nell'anno 1566 Chiuppino Vitelli, ad oggetto di rinvestire il prezzo di scu- di 3500ricavato dalle possesioni di Mow- tegnana in Val-di Pesa, conferitegli in dono con di fidecommesso dal Granduca Cosimo I, che le aveva confi- scate li della aua corona Paolo An- ri tonio Soderini, e Bino degli Altovi della Loggia però ai tempi del- casa ll Rcpabblic dovà apperienere ella fa- Passi, che le diede il suo no- nh; pervenne nella nobil fami- si in questo secolo l'acquistò la celebre can- tante Catal \— Fed. Piuo (S. Caoce at) Loscra on71 Guio: vel Vald'Arno casentinese, —Sollo questo nome i diplo. mi dei conti Guidi rammeniauo un stretto che poi prese îl nome di MHontagna ratina o Comunità apra S. Nicco ; il qual distretto com) di 'Certce, Spalanni, Terselli, Canaleccia, Torricella, Montanino, Serelle, Selva, ed altre. Fed. Sruapa del Casentino. LOGONANO, LONGOMNANO, : LUO- istoja, Comp. di Firenze. e sulla schiena dei Monti pistoje, sì fra il Montale e Treppio,a stra del torr. Zrogola, tributario del fi. Bisenzio. vl fiorentina Pancietichi, dalla quale . a le ville Dioc. LOMB 797 La chiesa di S. Cristina a Logomano, o Luogomano, sembra che portasse îl tic tolo di S. Cristina a Capraja innanzi che fosse stata dichiarata parrocchi jano, — Wed. Camassa N Cassriza a) 11 territorio di Logomano era di gi ione dei conti Bardi di Vernio, ui eredi conti Guicciardini appartie- ne tuttora quella tenuta e aunesso palazzo, La perr. di S. Cristina a Logomano nel 1833 contava 81 abit. LOSANO — ì. LUJANO e LEGRI. LOMBARDA (CASTELLINA), Castel» lina Lombardorum nella Valle dell'Om- brone pistojese. — Questo resedio, già ig di antichi nobili di contado, di- stinti col nome generico di Zambardî, conservasi alla destra del fiume prenomi- nato, nel popolo di S. Giorgio di Ombro- ne, Com. di Porta al Borgo, Giur. Dioc, e circa migl. uno e mezzo a maestro di Pi. Comp. di Firenze. Di mene pistojesi ramme: tano il Casale di Castellina dei Zombar. di, o Lombarda, fra le quali una del aprile 1341 relativa alla vendita di ta uella Castellina dei Lombardi disteltto della città di Pistoja. — (Ance. Dire. Fioa. Carte dell'Opera di S. Jacopo di Pistoja.) LOMBARDO (CAMPO) — Fed. Cam. #0 Lomsanvo. LOMBRICI nella vallecola di Camajo- re.— Castellare antico, ora G (S. Bi. chiesa di S. Barbera di MonseCastresi,o Castrese presso Metaso, nel piviere, Com. Giur, e circa migl. a a greo. di Camajore, Duo. di Risiedo id poggio alla destra del rio Lombricese sul funco australe deli’ AI Apuana e da monte di Pomezzana , cl si propega di la. Non pai dell'origine di Lombrici, da alcuni archeologi data nen sppogrio PI Ombricio Li i Pisani, ai quali ultimi si attri l'annalista Tolomeo Jucche:e (anno 1225), la distruzione di questo un di forte ca- stello; dirò solamente di un’ urna rpare 10r 798 LONC. rmorea sepolcrale dei tempi nei tempi Tei erat pilota: ta coa la seguente iscrizione: D.M. fp arg U Ciauelli nelle sue Memorie per vire all istoria lucchese (T. I pre. va) rammenta una dell'Arcà. dr. Sie. Lacck. del 1831 nella guele si mo- minano i figli ed eredi del fu nobil Pa- ganello da' Lombrici figlio del fu Aldo. brandino. Essi erano degli antichi conti rerali o cattani di Lombrici, consorti di uelli di Corvaja, e Vallecchia, a favore de quali farone confermati i diritti sul distratto castello e distretto di Lombrici, mercè di un privilegio dell'Imp. Carlo IV pere. Biagio a Lombrici, con Metato, nel 183» contava 33p abit. LOMENA. — Fed. Lumzza. LONCASTRO. — Fed. Incaseno. LONCHIO ( VILLA pr) nella valle cola dell'Ema, di 8. Giorgio a Rubella, Com. Gior. e circa » miglia a er. scir. del Bagno a Ripoli, Dioc. e Comp. di Firenze. Risiede sulla pendice occidentale del monte Pili, non molto lungi dal luogo che appeliasi l'Apporita, perchè di co a prima vi chi vi per l'antica strada postale La villa di Lonchie è sista celebrata dalla elegante penna del conte Lorenzo Magaloti , il quale allorehè la possedeva volle descriverla sotte il triplice aspetto fisico, geoposico, e scenografico. = Quenta villa, scriveva agli nella deci- ma delle sue lettere scientifiche ed eru- dite, questo magnifico modello di uu gu- sto all'antica, risiede a mezzo il declive d' ua monte, di dove è levata e di dove è supplite via via la terra, © per servire al suo comedo , e al suo riparo. » « È il monte sessi alto ed ampio, e di falde così deviziose che nelle facce, dalle quali rimane isolato e rigirato da' proprj scoli im due torrentelli, si vedono dal mezzo in giù come inorespate a uso di girello da soene (crespe però da monte), racchiudendo ia alouno de'loro fondi e no' lati di grossi poderi , ed in altri, co- LONC me parimenti nelle rivolte esterne, © masse 0 lie, e spesso gli le altre insieme. Sopra il girello da ponen- to, dove ha l'aspetto principale la ‘oga ser- qualche scope o ginestra e altri simili sterni . ec. » bosco, ec.; de tramootana, su riguardo assi simile; da levante prato, vigna, giardino, cappella , e dietro a tutto que. sto la cima più bossa del monie; e in fin qai vita che entra per gli occhi sola- mente. — Per dir adesso di quella, che v'entra per valta la persona , da nu be gno che trovate da per tutto, e a tutte T'ore d'un' temperata (lasciatemi dire) 2 immortalità... A'Loethio, con veltarti LOND ANO d'Arno fiorentino. — Cas. che diede il Pon . titolo alla distrutta chiesa perrocchiale di 5. Leonardo a Lonciano, o all’ Zsola, nel piviere, Com. Giur. e circa 3 migl. a grec. di Sesto, Dioc. e Comp. di Firenze. Risiede presso la cima del Monte-Morel- lo in mezzo ai sterpeti e prati naturali.— 11 giuspedronato di Lonciano insieme coi vassalli fu venduto fino dal secolo XIII da Secco figlio di Pelagallo a Giovanni da Velletri vescovo di Firenze. Però in Zonciano sembra che innanzi vi avessero una qualche signoria i conti Cedolingi,ai quali appartenne quel C. Lot- tario figlio del C. Cadolo che donò alla badia di Seitimo, fra le altre cose, tre po- deri posti nel Monte-Morello, in luogo chiamato Lonciano ( Zuntiamo), stati poi confermati a quel monastero dall'imp. Ar rigo II con diploma del 1015. — ( Ance. Darx. Froa. Carte di Cestello) Un ser Albizzo di Baldovino de Zon- ciano notaro rogò ua istramento pubbli- co in Firenze li 31 marto 1292, (Lunz Monum. Eccì. Flor. pag. 973 è 1198). La perr. di Lonciano nel 155: contava 68 abit. e nel 1745 aveva 8a abit. LONDA, L'ONDA, alire volte detto Isota in Val-di-Siere. — Borghetto che di il nome a una comunità, il cui popolo fu compreso in quello di 8. Gaudenzio a Verena, stato per lungo tempo annesso alla pieve di S. Leolino ia Monte, presen- temente ha chiesa propria (SS. Concezio- ne di Londa)nel piviere saddetto, Giur. e circa a 3 a scir. di Dicomano, Dico. Fiesole, Comp. di Fireme. È posto a piè di una collina sulla con- fiuenza del torr. Rincine com la Moscie LOND 799 nell'antica strada maestra che per il fian- co della Falterona guida del Mugello nel Casentino, fra il gr. ag* 13° 6” long. e il gr. 43° 52° 8” latit., g migl. a greo. del tessieve, 8 miglia a pon. della s0m- mità della Falterona, e 13 migl. a mae- stro di bagoier Casentino. Questo rbetto portò, come dissi, an- che il nome d' Zsola per la ragione forse che restava isolato da varii corsi d'cqua che scendono dai moati superiori. — Lo storico parare è in dubbio, se al loogo di voglia riferire quell'Zsole solla strada del Mugello nel Casentino, per la toni passò la compagnia del conte Lan- » allorchè essa nel 1358 attraversare dovette il territorio di Dicomano senza toccare i confini della repubblica fioren- tina. — Wed. Dicomaxo. pertanto insieme con i castelli ino, di Fornace , di K i questa contra- da, a pertire almeno dal secolo XI, «pper- tenevano ai conti Guidi. Dondechà il di- stretto della Com. di Londa anche nel suo corpo venne fn seguito a comprendere T'antico fendo di S. Leoljao del Conte, di litica al suo mo (S.) ez. tro vandosi il di lei capitolo patrono della pieve di S. Leolino, quando, con istra- mento del ag ino in Mooti, per rinve- presso in tanti Laogbi di Monti. Note Mes. alla Descrizione MOFIMENTO della Popolazione della Parrocchia di Lousa nell'anno 1833. 800 LOND Comunità di Londa. — La Comunità di Londa, oltre il distretto dell'antica Con-tea di S. Lorino de' Conti, i appellata di i Marchesato di $. Lorino, comprend. sei lì, — Tutta la superficie del suo territorio occapa attualmente 15544 qua. drati agrari , dai quali sono da delrar- re 287 quadrati di nibile per conto di corsi d’acqua e di pubbliche strade. ° Vi stanziavano nell'anno 1833 nume- ro 2351 abitanti, a ragione, presso a poco, di 124 persone per ogni miglio quadrato di suolo imponibile. Coufina con quattro comunità, tre delle quali, Dicomano, Pelugo, e San-Goden- zo, versanti nella Valdi ve; mentre il distretto della quarta, di Stia, acque- pende nel Val-d’Arno caseulinese, — Il territorio di Londa ha per limite, dal lato di lev. escir. quello di Stia a partire, dalla Falterona dove ha origine il borro lungo il quale i due di- usi per la schiena del moute, quindi pel fosso di Aapale entra- no nel fiume Aruo, che percorrono insie- me per breve tragitto. Costa ripiegando con angolo rientrante da lev. a macsiro, i a ponente, camminauo di coo- serva per termini artificiali fino alla stra- da mulattiera del Casentino. Di quà, ri- voltando faccia a levante, il territorio di Lond: piega in Val-di-Sieve pel fosso Greina , e quindi nel suo tributario di he ai alle fon- iglianese. Ivi cambiando direzione da ostro a ponente abbandona la Com. di Stia e trova quella di Pela- go, con la quale scende la montagna lungo il torrente Moscia, dal di cui corso per breve tragitto esso devia, e quindi vi ritorna e lo seconda fino al borro suo tributario dell'Agna; il quale serve di comune confine ad entrambe le comu- nil che lo rimoniano fino alla sua ori- ine. Da quell’altura il territorio di Lon- Li dirigendosi a grecale mediante il bor- ro Fetrice, ritorna nel torrente Moscia, dove cessa la Com. di Pelago, e solten- tra quella di Dicomano. Con quest'ul- tima l'altra di Londa rimonta il torr. Moscia verso Jev. per entrare in due territorio non impo. ni LOND confluenti, che scenduno alla sus destra; cioè, il Rincine e il torr. Corni i alvei nella direzione da ostro a seit. fino al fosso di Piangianni servono di limite reciproco alle due comunità. Quà piegan- do di sett. a lev. i terrilorii medesimi 9° inoltrano verso la sommità del n risontando l'alveo del Derina: i quindi per termi no al Pian di Vajo. In questa sommità sottentra la Com. di San-Godenzo, con la quale l'altra di Londa percorre un tragitto di circa miglia s } dal lato di settentrione e di grecale, finchè ritrovano sulla Falterona i tre termini fra la Com. di Londa, di San-Godenzo e di Stia. Nella comunità di Londa non vi sono ili, bensì molti borri e tre foscia, il Rincine , e la Cornia, i quali in tempo di grosse piog- ge non solo trascinano seco gramdi massi di macigno da quelle scuscese e poco pra- ticabili balze, ma souo causa di rovinose frane, le quali non di rado trasportano seco grosse falde di terreno e boschi in- (ieri. — Zed. Farazona. La struttura del suolo di questa co- munità, appartenendo in gran parte fiauchi e diramazioni occidentali fa moa- te Falterona, fu avvertita agli art. Fa- runoxa, € Dicomano Comunità, cui rinvio il lettore anche rapporto ai prodotti più comuni del territorio di Il distretto della Comunità di Londa è presso a poco lo stesso di quello decre- tato dal Granduca Leopoldo I con il re- golamento parziale del 9 settembre 1776, in aumento al motu; io del ag set- temmbre 1724, sull'organizzazione ecouo- mica di tutte le comunità comprese nel distretto fiorentino. . La comunità in discorso mantiene un chirurgo condotto. La potesteria di Londa, stata sa nel 1835, fu riunita a quella comano, la quale dipende per la polizia e pel criminale dal.vicario Regio del Pon- tassieve, dove risiedono l' ingegnere di Circondario, il cancelliere comupitativo, e l'ufizio dell'esazione del Registro. La conservazione delle Ipoteche, ela Ruota trovansi a Firenze. LONN S. Andrea, Prioria S. Maria, idem S. Lorenzo, idem SS. Concezione, Cura S Stefano, Prioria S. Maria, Pieve S. Elena, idem S. Donato, Prioria S Lorenzo, idem Sawnbucheta Vierle Torare . . LONGONANO. — Fed. Locomazo. LONGONE. — Pel. Poxro-Loscons. LONGOTONO in Vald'Elsa. — Ped. Luncorvoso. LONNANO, già detto del Pataaro, nel Val.d'Arno casentinese. — Cas. con ch. per. (Ss. Vito e Modesto) nel pi ‘i Giur. e circa due migl. a lev. di Pro tovecchio, Dioc. di Fiesole, Comp. di Arezzo. > Risiede sul fianco del monte di Camal- doli fra selve di castagni e naturali pra- terie, lungo la strada che per Prato-vec- chio mena al sacro Eremo. La memoria più antica di Zonnano è rimasta, ch'io sappia, nell'atto di fonda- zione del monastero di S. Miniato al Monte sopra Firenze; quando cioè, uel- ‘anno 1013 da Ildebrando vescovo di Fi- renze fa donata al monastero predetto una corte di suo patrimonio situata in Low nano nel Casentino, con una cappella an- nessa sotto il titolo melesimo di S, Mi niato. — La qual donazione fu più tardi confermata dallo stesso prelato, mercè di un breve dato in Firenze, nell'aprile del 1024. ( Lam. Mon. Eccl. Flor.) Lonnano nel Guidi di Poppi, a favore dei quali gl'Imp. Arrigo VÌ e Federigo Il spe- dirono privilegi, mercè cui furono a fa- Titolo delle Chiese S. Leolino del Conte, Pieve LONN QUADRO della Popolazione della Comtnira' di Lonva a tre epoche diverse. «+ + Abitanti n. 1565u. 1962.2351 vore loro confermati , fra gli altri casali e castelli, anche Stia, Zonnano ec. Nello stesso secolo XI acquistarono po- dere in questa porzione di monte i mo- naci della badia di Prataglia, per legato lasciato loro nel gennajo del 1038, da Ugo figlio di ‘Alfredo, che onda quella badia las perte di padronato sulla chiesa di S. Mic sta nel casale di Selva, pi- viere di a, con diversi beni situati nei luoghi di Camensa, di Zonnano e di Camprina. (Anmat. Camaro, T. I ) Nel tempo che gli eremiti di Camal- doli ottenevano dal conte Guido e dalla contessa Emilia sua consorte, con istru- mento rogato nel 1116 nel mou. di S.Mi chele in Forcole presso Pistoja, la rinun- zia dell uso e del salito tributo che i due conjugi percepivano nella curia di Zom- nano, nell'auno medesimo dai cenobiti del sacro Eremo, con l'annuenza del feu- datario, furono acquistati i beni che pos sedeva nel Cas. di Lonnano il mon. di $. Miniato al Monte. Per la qual cosa il no- rinato C. Guido promise di non recare ai nuovi acquirenti alcuna molestia, salvo però l'antico uso che dovevano sl con- fe gli uomini di Lonnano per cagione delle possessioni di suo diretto dominio. (Oper. cit. T. IMI). La chiesa parr. dei S. Vito e Modesto a Lonnano esisteva fino dal secolo XITI, LOPE allora quando probabilmento era distrutta la cappella di S. Miniato di gias del ve- sopra rammentalo. Rel 1833 la parrocchia dei Ss. Vito e Modesto a Lonzano contava 347 abit. Zoerase nel Val-d'Arno casentine- se. — Cas. che diede il titolo alla chiesa di S. Andres a Lootrina nell'antico pi. gie Come Giu Giur. di Bibbiena, Dice. e u Pont nta I, pm li a mag- “gio 1155 al pievano di e più tardi un breve del dea: ocio, dato in Rieti mel 1289; dal quale ultimo Tegulta, che a quelle età pel casale di Lon- fi edificeto un Moa. di Benedetti- fia co MA dapeli ° ( nella Valle del Serchio. — Cas. psp] (8. Maria ), le quale comprende i casali di Batone è di Frenello, nel piriere di Momsagrati, Giur. Dice. e Duc. di ca da oi Loppeglia trovasi circa 8 mi Glia a maestrale. 1 Casale giace sul crine dei poggi che scendone da Monte-Magno fra il torr. Pa. @ la Freddana sino alla ripa destra | Serchio. © pecse di Loppeglia sino dall'anno 54 è rammentato in un istramento di per. mata di beni fre la men vesconile di S. Martino e altri di pertinenza pertinenza regia. Si perla dello stesso Inogo in altre carte scritte in Lucca ed esistenti nello giano archivio arcivescovile. Una di cose da data del 36 marzo Bio, tratta di un li HI vello di terreni in Zupeglia, tto Pps ty Fasano della sea mensa; e l'altra dell'854 verie inlorno rina donzzione a fatore della di 8. Maria forisportam, sita foris civitatem istam Incensem prope portam 8. Gervasi; i gui beni ui dichiarano siuuati în Joco, ubi dicitar Flajano prope Lupdie. (Mem. Lucck. Tom. IV e V, Parte IL} È altresì nota la ville di lia T'accoglienza con cai nei li andat si ricevevano i dotti dalla nobil pei glia Malpighi di Lucca, le quale cosà in Loppeglia aveva nna casa di campe- .— Nè con minore espitalità la gente Bonvisi faceva festa ai culti ingegni nel- la vicina villa di Fasci. Per modo che a LoPp oeste dee case riferir voleva lo storico Ppenoetnvg emaivazio Varchi, quando nel- He sue rime cantava: Or fia che col Menocchio e col gentile Reitano, e gli altri che nel cor mi stanno iveder possa un di Forci e Loppeglia. La parr. di S. Maria a Lopeglia, o lia, nel 189» contava 333 abit. — cui apparieneva la chiesa tera di 5 Gllnatono è Barga. dalln qual terso Patate Borgia di Lopie circa migi a scie. nella Con. Giur. predetta, Dioc. Din usa volta di Loco, Cont pio È sitnata alla sinistra del Serchio lungo la strada rotabile che al naci stsocasi dalla via pro Garfagnana per salire a Barga. Le memsorie più antiche del castello e di Loppia ce le forniscono le carte delle For- ciale della i Loe- partita td lucchese; tostochè per mezzo di esse sino dal secolo nono si pa minciano a conoscere i signori del Cast. di Loppia , e del sno vasto piviere, nella no. bile famiglia lucchese de’ Ro- landiaghi, che fe consorte alla casa ma- da Monte-Magno, da Corvara, cc. Cri penito rppate ni suoi beni di Loppia, era feadataria dei vescovi di Luc- «a, da tro dei quali, il Vesc. Teudegrimo nel 982, quindi il Vesc.Gherardo nel 994, e finalneate nel 1277 il Vesc. Paganello concederono ai caziazi di Loppia a titolo petiasens* Alla Sc di © Maio È e di e Giovanni Bettino di Loppio. Probabilmente sppella stessa consorteria di nobili gii celebrato in Lucca nel maggio dell'an- no 1077 (eb incarnatione) per comando della contessa Beatrice, a di una lite che verteva fra l'abate del Moo. di Ca- La pieve di Lepra sl gas: tinuarono per lunga età ad avere gius- ato i Rolandinghi di Lucca, nel secolo XIII aveva sogpette le seguenti 38 chiese: 1.S. Comizio di Pedone; ». S. La- cia di Colle-Bertiago; 3. S. Martino di LORE Ghivizzano; 4. S. Martino di Coreglia; CA $ Staten di Lucignano ; 6. S. Giusto io; 9. S. Andrea di Seggio; 8. S. Silvestro d'Ariana; p. Chiesa di Zocce- Pettorita (oggi di Pettori); 10. S. Pietro di Zupinaja; 11. $. Quirico di Casteloeo- chio 13. Spedale del Ponte.Populi (oggi rpoli ); 13. S. Maria di Tre) ignane; S. Michele d'Albiamo; 15. di Sommo-Cologna; 17. S. Regolo di Ca- tignane; 18. 5 Nicolso di Calevorsa; tro di Zitiana; 20. S. Mar- . S. Pa n 25.5. Simone; 26. Spedale di Calarorna; 27. Monastero delle donne di Campo S. Pietre; 28. Eremitorio di Giuncheto. Gli onori e la della pieve ds Toppi, mediante una bolla di Gio» Ca vanni vescovo di Lucca del 23 genn. dell’anno 1390, furono trasferiti nella chiesa de' Sc. Jacopo e Cristoforo a Berga, dove però da molto tempo innanzi trova. vasi il fonte battesimale, per la ra, dice la bolla, che la terra di eorasitua- ta ini iù domestico e assai lato. La pere della pieve dì Sì Matina Lop: pia nel 1833 coniava 1473 abit. LOPPIANO perz’ INCISA nel Val-d'- Arno superiore. — Fed. Oretano, e Scxn- cnano (Pieve Di). LORENTINO (SS.) e PERGENTINO Li »m FALTONA. — Ped. Fatroma. — pi GRAGNANO. — Fed. Gruczamo in Val-Tiberina. ‘ — se BRANCO. — Ped. Ranco sul Cer- fone. LORENZANA ( Zorentianum © Lau- rentiana ) in Val-di.Tora. — Vill. che fa castello, poi di una Contea, or di una Comuvità del Granducato Ci ilumsi Colline superiori pisane ; fan- iati a lev. dal tore. Borra, e = pon. «lal fiumicello Tore, mentre sulla veita del colle sovrastante al paese esisteva la rocca, di cui ora altro non resia che il mulo nome di castello, là dove in cià LORE 8903 più moderna fu eretto un già abbando- Malo mulino a vento. Questo paese si sente rammentato, non ima deliecolo decimo, dalle pergamene dell’Arch. Arciv. di Pisa; due delle quali, pubblicate del Muratori risalgono agli anni g37 € 934. Trattano entrambe di beni concessi ad enfiteusi dai vescovi di per conto della loro cattedrale, la iii fino d'allora possedeva ia Valdi. Fora, e segnatamente nei confini di Zo- renzana dei terrei e pei fondi posti lungo il torr. Zigone, fra Zorensana e Tremoleto. —Fa a conto di questo paese tenevasi in nia; ma, nel cipr, nè questo nè quel castello avevano più por testeria poichè la loro giurisdi- cenza a quell: nono e era già riunita a Lari. TI castello di Lorenzana si sssoggettò e prestò giuramento di fedeltà alla Forentina Vie authr 1406 sicché rità le li papitelazioni stesse degli altri comuni no che si erano resi dopo Sade cià di Pim o Ghio al di Lorenzama compilarono insieme con ta quei di Grespina nel 1416, i loro statati da essi rinnovati nel 1543. Altri provvedimenti statutarii furono presi nel 1595, nei quali, relativamente ai pescoli ‘pubblici e ai boschi riservativi si trova corporato il comunello di Calle-Alberti Gli womini di Lorenzana nel 1432, e di nooro nel 1498, si ribellarauo éo del contado pisano ai Fiorentini, dai rimessi a dovere. anoro di Livorno, cui venne riunito il distretto di questa comunità. — Fa quindi nel staccato dalla giurisdizione di Livorno, allorchè il Granduca Cosima III, con di- s0Ì LORE LORE i eotea, a favore del nobile fiorentino acquistato da on Angiolini. — ( Maarri, 3ah Francesco Loreazi , suoi Gigli e di- Odepor. delle Collins line pisane, MS. nella seendenti maschi per ordine di primogeni- Miccardiana, e Arch. delle Riformagioni tara.—L'atto del possesso preso li 18mag- di Firenze). gio 1622; fa rogato nel comunello di Tre L'antica parrocchiale di Lorenzama era moleto, nel palazzo denominato del Zos- compresa, e dipendeva dal pievanato di che servì poi di residenza Scotriano anche al linare del seco- al vicario del conte feudatario. lo XIV. — Iguorasi da me il tempo in La contea di Lorenzana renne formata cui la chiesa attuale dei SS. Bartolommeo bear Lorenzana, di Colle-Alber- e Cristofano a Lorenzana venne eretta in + di Tremoleto e di Vicchio. pieve; è noto bensì che essa nel:5graveva UVarii ordini del foverno granducale il suo pievano,e conseguentemente il suo farono inviati al giusdicente e feudatario battistero. di Lorenzana, affinchè si osserrasse in —L’antico tempio fabbricato sopra la quel feudo la legge del 1749. Se son che sommità della collina, fa consacrato il 5 hi caval. balì Francesco Orlando Loren- dicembre 1306, restaurato nel 1585, ab- zi, terzo conte di Lorenzana, essendo re- battato e riedificato di pianta fra il 1775 stato ultimo di sua famiglia, nel 1783 eil 1776. — La chiesa attuale ha uma sola alla corona lacale la sua navata, lunga br. 30, e larga be. 15 com un contea, per cui essa fu riunita allo stato, apside ottagona del diametro di 7 braccia. € quindi soltoposta di nuovo alla giuri- » Il paese è attraversato da une lunga sdizione civile e criminale di Lari, sotto strada, di fianco. alla quale si trovano Ja quale attualmente si conserva. i Fri ‘beni allodiali della coutea di Loren- sana abbiamo notizia che farono venduti tanto per gli abitauti del villvegio, ma ma al cavalier Testa di Pisa per il prezzo di ancora dei luoghi circonvicini.—In capo 18,000 scudi, ossiano di 126,000 lire fio- alin strada medesima avri una grandiosa rentine; comecchè il palazzo feudale di villa della nobil famiglia Lorenzani di Tremoleto, anticamente di proprietà di Pisa, la quale è credibile che di costà de. una famiglia dei Medici di Firenze, fosse rivasse il suo cognome. MOFIMENTO della Popolazione del Pinraocro di Loasusana e Ville annesse, @ tre epoche diverse, divisa per famiglie. Comunità di Lorenzano. — Il terri- i per ogni migl.quadro di suolo im- torio di questa ita cecapa 5761 ponibile. — Il suo territorio confina con quadrati agrarii, dei quali 329 quadr. quattro comunità. Verro ostro e libeccio sono presi da consi di scqua e da pub- tocca quella di Orciano; dal lato di scir. bliche strade. e iu parte di lev., ha di fronte la Com. Vi si trovava nel 1833 una popolazio- di Santa-Lace; seguitando da lev. e com- me di 1384 abit, corrispondente a 190 in- prendendo il lato di grec, confina con la LORE Com. Lari; verso sett., mentre dalla . tocca la Com. di Fauglia. confine a ostro-lib. fra la co- monità di Lorenzana e quella di Orciano il borro della Palle di S. Biagio, quindi i termini artificiali sino al poggio Gaddo, dove è posto il segnale dei tre termini, per- chè costà Lermina il confine della Com. di Orciano e sottentra quello della Com. di Santa-Luce, con la quale Com. l’altra di Lorenzana, dirigendosi da ostro a lov. grec., «inoltra lungo la strada che per le Case nuove conduce a Santa-Luce sino a - che al luogo appellato il Mulinaccio, pas- do il ponte sul fiume Tora, sottentra la . di Luri. Con questa cavalca il fosso del Giunco-Marino presso al suo sbocco iv Tora, e di 1a sale il poggio alle Tarpe che riscende dal lato del torr. Borra, il quale attraversa per risalire il colle Zi- ciocchi dirimpetto al casale di Colle-d!. berti. Fiunlmente, rientrando pel rio della Macera nel torr. Borra, progredi- sce lungh'esso sino alla confluenza dell’ iù lorr. Borra prende Varca anche que- at'ultimo per andare incontro alla strada che dal Pian dell'Isola couduce a Sant” Elmo, lungo la quale le due comunità camminano di conserva sino a che,-pel rio di Corzeta, montano da pon. a Jev. alla così detta Casa al Bosco. A questo punto, cambiando essse direzione da lev. a sett.-grec., entrano nella strada che guida da Tremoleto a Lari, quindi passano a rec. del poggio di Ficchio fino al luogo di Campo-Lungo. Quù cessa la Com. di Lari Putida sino passato l'mttino dell’ Zsola, dove cavalca il fiumicello di questo pome; finchè voltando faccia da grecale a mae- atro, entrambi orii fronteggiano lungo la via di Gagliano, quindi per la foua Dogaja e fiualmente per le Mor. tete, per dove arrivano al molin nuovo de'Lorenzani sul fiame Tora, Passata que- sta fomana i limiti delle due comunità si trovano sulla via regia maremmana, € costà voltando maestro a pon. per- corrono per termini artificiali, rasentano in parte la via viciuale di Santo-Regolo, sino al luogo chiamato la Chiaratana, presso cui truvano il horro di Colle-Pin- van LORE 805 sufi e'con esso entrano in quello della Valle di S. Biagio per andare a ritrovare la pietra dei tre termini sul confine della Comi, di Orciano. Fra i principali corsi di acqua, che at- traversano la Com. di Lorenzana, havvi il fiumicello Tora, e quello dell'Isola , il di cui primo trouco porta il titolo più mo- desto di torr. Borra. — Fra le strade co- munitative rotabili che passano per il medesimo territorio, havvi quella che staccasi dalla regia maremmang alla Tor. relta per inoltrarsi a Tremoleto e Loren. zana; e di costà parte un altro tronco di strada per le colline di Colle-Alberti, do- ve essa diramasi ia due vie vicina! una di loro dirigesi verso maestro, me tre l'altra verso grec. guida a Tripalle e a Sant'-Ermo. . Le nozioni geognostiche della comi nità di Lorenzana furono pubblicate sino dal 1833, nel principio del Tomo I. della Storia naturale di tutte l'acque‘minerali di Toscana, dal Prof. Giuseppe Giulj na: tivo di Lorenzana, allorchè egli trattar volle dell'acqua minerale del Bageolo del Giunco Marino, spettante a questa comunità. Che però, io mi credo in dove re di preferire le osservazioni del preno- minato professore naturalista, come di uno scienziato che ripetutamente vifità questo suolo, per giovarmi in proposito delle sue stesse parole. x « La Com. di Lorenzana ha il suo ter- la maggior parte di i marini, trovandovisi tà di spoglie i Lon possono vivere che e specialmente di tal ne- tura sono quasi tutte le colline (pisane). La perte pianeggiante poi è stala prodotta dalle alluvioni moderne delle acque tor. bide del fiume Tora, dal torr: Borra e dai loro piccoli influenti. La Borra entra nel Fosso nuovo che si trova al Nord-Est di Vicarello nella piabura pisana, dopo, aver preso il nome d' Zsola ». » Verso il lev. vi sono i monti di Gel. lo-Mattaccino, che si uniscono con quelli di S. Lace, i quali s'inoltrano verso il mezzo giorno, composti di pietra calcarea compatta bigia. Si sa che alla'ha- se dei monti si trovano le colline, ed in quelle appunto che formano la' base dei * monti di Gello, vi ha origine un torren» 108 206 LORE folle, che è chiamato Gizaco Marino; il quale in tempo po di piogeio accresce colle sue scque le piene della Tora, ove influi- sce presso il mulino che si trova nella superiore del piano di Lorenzana. fiano torreatello ha in principio il so alveo incassato dentro ruccie calcaree la natura stessa di quelle dei mooti che sotrestano alla sua origine, ed in seguito beata dentro il terreno di alle- Sella parte sivistra del Giunco Ma. circa 40 be. distante dal panto dove influisce nella Tora, vi è una piccola ca- vità artificiale, praticata fra il letto ghia- jera, di cisca un braccio e mezzo di pro- fendi cia me ii sequa mine Dall'analisi fatta dal Prof. Giuli risul ta, de gr minerale del Giunco Me- gradi TSO ra di soli 13 gradi, Patenti eni del suo voleme di rbonico da once 35 di detta sozaa, della qual dose egli ottenne grani cinque d’irecloreto LORE di soda ( sal comune), grani tre d'idre clorato di calce, grani otto di carbonate di soda, di quello di lce\grani due, e di carbonato di ferro grani uno. — Totale e, 19 di sale in 14400 grani di acqua ». I prodotti di suolo più abbondanti det- del- la comunità di Lorenzana consistono iu olio, in viso, in gramaglie ed in fratte d'ogui specie che si esitano in gran parte a Livorne. — Pochi somo i prati stabili, i i boschi cedui, e vi mancano alfaito quelli di alto fest. Gli antichi pascoli e i boschi comunali sono stati pressochè tetti ridotti a coltera. Essi nel sec. XVI cominciavano verso Colle-Alberti dal ms- lino di Palencita, e per la Torella in sino al piè del poggio di Fontana segui tavano per la strada che porta pe i Gabbo a Cologuole, e di là simo a S. Si faceva una velta ia Locana “n mercato ogni giovedì. Vi si pratica tuiter una fiera bestiame, di pemnine e me cerie nei giorni 24 e 25 agosto, all occe- sione della festività del santo titolare della pieve. — La Comunità mantiene ua medico chirurgo, e ua maestro di scuola. U suo gi tento per il civil some per primiaole è il viario A di QUADRO delle Popolazione della Comunita. di Leszuzsua a tre epoche diverse. LORE na, Com. Giur. e circa due migl. a scir. di Castel-Focognario, alias di Rassina, Dioc. e Comp. di Arezzo. 1 ruderi del castelletto di Lorenzano esistono in cima a un poggio ‘che dalla sua forma prese il nomignolo di Montau- to. È posto a cavaliere del torr. Saluti tributario a destra dell'Arno, mentre il paese di Lorenzano giace in piano presso la confluenza del torr. Zenna in Arno. Lorenzano è rammentato in molti istra- menti degli Annali Camaldolensi, il pri- mo dei quali è del 26 genn. 1089. È una locazione fatta dal priore di Camaldoli di beni posti în Lorenzano, in Valenzano, al Bagnolo, in Colbenzano e in altri ca- sali di quei contorni. Qaindi nell’otto- bre dell'auno 1111 uno dei compatroni del Cast. di Lorenzano offrì all'Eremo di Camaldoli la sua porzione di quel castello e corte, che sotto altro nomignolo appel- lavasi anche Rio Zoparelli, riserva la parte superiore o corona del me- Tesimo Ensichho di Lorenzano e Îl padro. nato della chiesa di S. Nicolao : riserva cui LORE 807 Lorenzano pel fiume Arno presso la chiesa di S. Vitale. (Axpar. Camaro. T. III. ) Leggeri parimente in una certa dei Co. maldolen: Arezzo, come nell’ an. no 1291 "Eito pievano di S. Eleuterio di Socana confermò l'elezione di Bonsi- ore in rettore della chiesa di S. Vitale i Lorenzano, incaricando il parroco di Bibbiano a metterlo in possesso in onore di Dio e del vescovo Ildebrandino di Arezzo. (Larreae Carrco-lsromose ni vx Anxrnio, pag. 38.) La parr. di S, Egidio ella Zenna, da lunga mano trovasi unita a questa di $. Vitale a Lorenzano, la quale nel 1833 contava 223 abit. ed. -Foce- onano Comunità. LORENZO (S.) a BALDIGNANO. — Fed. Barvionano in Val-Tiberina, — a BASCIANO. — Fed. Basciano. — ara BASTIA.— Fed. Basta (S. Lo losi nenzo atta). SIL n BATTIFOLLE. — Ved. Sranma ( 3) a. BIBBIANO. — Ved. Bastano Go. due anni dopo il dovatario medesimo ri- eusascar. putò con atto rogato li 25 dicembre del 1113. (Anx, Casato, T. II ) Poco dopo (marzo 1114) Griffone figli di altro Grifone dei nobili Ubertini Vogognano, stando în Arezzo, vendè allo stesso priore del S. Eremo la sua porzione di due mulini posti nel casale e corle Lorenzano, luogo detto Aemoli, per il prezzo. di soldi cento di argento; e qual- tr'anni dopo (marzo 1118) Ranieri, figlio del fa Grifone prenominato, rinunziò alle sue ragioni sopra uno dei mulini Lorenzano, posto nel laogo suddetto Remoli, per soldi 4o d'argento che ricerè dal priore di Camaldoli. ( Oper. cé Nell'aprile del 1130, con atto Lorenzano presso la chiesa di SN Renzo figlio del suddetto Ranie per il prezzo di 4o soldi all'Eremo di Ca- maldoli la sua porzione dei due mulini qui sopra rammentati. (Axca. Dart. Fior Carte di S. Mich. in Borgo di Pisa.) Nuovi acquisti fecero i Camaldolensi costa, quando uel genn, del 1:35, per istra- mento stipulato în Arezzo, Ugo del fa Tarzione e Berta del fu Azzo di lui mo- glie venderono al S. Eremo tutto ciò che essi conjugi possedevano di loro parle spetto a un mulino posto nel casale di — (BORGO SAN) — Fed, Bosoo-San Lonenzo. — a BOSSI. — Zed. Bosst, — a BOVECCHIO. — Fed. Borso caro. — a BRANCOLI. — Fed. Baancori. — 10 BULBANA. — Fed. Bozsana (S. Lonzzzo mm) — A CAMPI, — Fed. Cameri. — Di CANNETO. — Fed, Camaro di Val.di-Cecina, — atta CAPPELLA, ossia a Moxreca- rm nella Valle del Serchio. — Cas, che porta il nome generico della sun chiesa, che è una cappella succorsale del piviere di Torri, Com. Giur. Dioc. e Duc. di Lucca, da cui è 4 mi È posta fra il Serchio e la strada pro- vinciale che per Monte-Magno penetra nella Versilia , alla pendice meridionale del poggio di Montecatini di Val-di-Ser- chio, la cui popolazione, già detta a $. Maria della Ceppell sta di S. Lorenzo alla Cappel AI qual luogo della Copella | trebbe appartenere una carta dall’ Arch. 4rciv. lucchese, dell’anno 731, con la quale Pe redeo, che fu poi vescovo di Lucca, donò alla chiesa e monasiero di S. Michele pres- 808 LORE so Lucca fra gli altri beni uns sua casa colonica la im Cappelle. . ‘Ma e desta mon è le cappella di Moe. tecatini in Val-di-Serchio, ce la mostrano più chisramente tale tre pergamene edite recentemente nel T. VP. II delle Me. morie per servire alla Storia di Lucca. Tratta la prima di tail di beni posto pel li Cappelle di proprietà della die fr di Lucca, fatto li 4 ottobre dell’anno 872. La seconda membrana del 4 dic.874 tratta di un'al- tra enfiteosi di beni che aveva nel luogo Cappelle lx chiesa di S. Michele di Locca. Le terza è un istramento del 10 agosto 884 col quale Gherardo Vesc. di Lucca alli- vellò per 12 denari d'argento i beni della cbiesa di S. Pietro in Salisciamo di perti- © nenza della cappella soa manuale di $. Maria, quae dicitur Cappella, sottoposta alla cattedrale di S. Martino, con tutte le ioni e pertinenze situate in Sali- sciano , forse l'attuale Saliscina di Gat- tejaola. — Ved. Mowracarm di Val-di- Sentina. di S. Lorenzo sita Cappelli La . di S. nzo al la, ou è Montecatini di Valdi Serchio nel 1832 noverava 567 abit. LORENZO (S.)a CARGALLA. — Ped. Cancatta in Val-di.Magra. — a CASCIO. — Fed. Cascio della Garfagnana. — a CAPPIANO. — Fed. Carraro nel Val-d'Arno superiore. CASTEL-BONSI. — Ped. Carrer Bons. — (CASTEL-SAN ) detto anche Case di Morte San - Loaznzo in Val-di-Cor- nia. — Castellare che prese il titolo dalla sua chiesa nella . Cora. e circa tre scie. di Suvereto, di Cam. ia, Dioc. di Massa-marittima, Comp. di Grosseto. Risiede nella ripa sinistra del fi. Cor- mia sopra un colle, alle cni falde setten- trionali scorre il borro Ri; lo © la stra- da rotabile che da Savereto guida a Mon- tioni, circa. un miglio a sett. di Ca- soleppi. L'origine ele vicende istoriche di que- sto-castello si nascondono fra le tenebre al pari di quelle di moltissimi paesi, e specialmente di tanti che restano per la raaggior parte desolati o perduti fra i de- serli delle toscane maremme. ai LORE La memoria ch'io conosca più antica fra quelle reperiti, in cui si rammenti il castel di Moate S. Lorenzo, fu scoperta nell’Arch. Arciv. di Pisa dal Murai che la pubblicò nel T. III delle Antichità del medio evo. — È ua istramento del 19 giugno 1139 (stile comune) rogato im col quale il conte Iidebrando, figlio di altro conte IlJebrando, e Matilde figlia di Lanfranco sua consorte offrirono alla cattedrale di Pisa la metà dei beni perve- muti al suddelto coute per eredità paler- na e materna, 0 per aliro qualsiasi modo, tanto dei fondi posti nel distretto di Bi- serno, quanto nei castelli di Vignale, di Campiglia, e nel Castello del Monte di S. Lorenzo e sue pertinenze. nella sua Istoria del T. L peg. 141) in diversi istre- apparteneva alla mensa vescovile di Mas. sa-marittima; e che ciò trovasi anche ram- mentato in un breve di Papa Alessan dro IV al Comune di Massa. — Comun- 20, dita della mensa vescovile di Masse, con- per molto tempo ad appartenere ai i Biserno della consorteria di quelli della Gherardesca. Ciò viene anche dimo strato da due istrumenti rogati in Pisa, nel 16 giugno 1366 e 18 maggio 1368 (stile comune ); col primo dei quali donna Ber- narda del fu Tedice conte di Donoratico, e vedova di Tinaccio dells Rocca, prese a mutuo per un anno da Gherardo del fu ser Baldo da San-Cassiano di Pisa cento fiorini di oro, sottoponendosi alla penale del doppio pagamento mancando nel detto termine alla restituzione del capitale. Ap- pella l’altro documento alla sentenza pro- ferita in favore del prenominato credi- tore per il rimborso dei fiorini cento di capitale, e fiorini cento di penale, asse gnando al creditore della vedova di Ti naccio due terze parti delle soe poser sioni poste nei confini del Comune di $. Lorenzo dal Monte, in luogo chiame- to Cesalappi. — Nella stessa sentenza fo dichiarato che il territorio del Castel! di S. Lorenzo confinava; a 1°, con il Campiglia; a 4°, col comune di Mes LORE tioai. — (-Anca. Dr. Fioa. Carte del Mon. di Nicosia di Pisa.) La chiésa del Castello di S. Lorenzo, ul dire del Cesaretti, era filiale della Pie- ve vecchia di Suvereto: e lo stesso autore mggiunge, che di essa sino al 1770 esiste vano le vestigie nella sommità del pog- gio, e bandita del distratto castello. LORENZO (S). CASTELVECCHIO. — Fed. Casrervrocaro in Val-di-Pesa. — a CILIANO. — Fed. Ciuiano. — ar COLLE. — Fed. Corte Bucota- sasa. . — a COLLINA. — Fed, Cosuma (S. Lonerzo 2) — 4 COLTIBUONO, — Fed. Asama di Corrmsuoso. — a CORFINO. — Ped. Cosrmno di Garfagnana. fira CORTI. — Ped. Conn (S.Lo- nuo atte ) nel Val.d'Arno pisano. — a CORTINE. — ed. Conrme iu Val.d'Elta. — azza CROCI. Fi oa 8 le marzo ace) in Val-di-Sieve. — 4 DIACCETO. — Fed. Disccero. | — a DOZZANO. — Fed. Dossaro in Valdi-Magra. — a FARNETA. — Fed. Faxwera in Val-di-Serchio. — a FONTISTERNI. — Ved. Fomm- son. — a FORNACE. — Fed. Formaca (S. Loszzzo a) . — ax FOSSATO. — Wed. Fomaro nel la Montagna di Pistoja. — 4 FRONZOLA . — Fed. Fnos. sota nel Val.d'Arpo casentinese. — 4 GABBIANO, — Fed. Gaxsiazo. — a GALIGA. — Ped. Gatta. — a GELLO ni LAVAJANO. — Ped. Gaaso pi Lavazazo, — a GRIGNANO. — Ped, Gasanazo in Val.di-Pesa. — a MALAVENTRE, — ed. Mata- vawma in Vab-di-Serchio. — a MALGRATE. — Fed. Marcnare Val-di-Magra. — a MASSACIUCCOLI. — Ped. Ma ascroonotI. — a MASSA-MACINAJA.— ed. Mas sa-macimaza del Monte-pisano. — a MERSE. — Vill. già Cast. in Val. di-Merse, cui diede il nome la sua an- tica chiese plebana, Com. Giur. e circa L'ORE 809 8 mig]. a ostro di Sovicille, Dioc. e Comp- i Siena. Risiede sulla pendice di un poggio alla destra del fi. Merse, dirimpetto al ponte a Macereto, che è appena mezzo migl. al suo levante. Era uno dei castelli dei conti Arden gheschi sino dal secolo XII se non forse prima. Avvegnachè si rammenta questo fuogo in una bolla del pont. Celestino III spedita dal Laterano li 19 aprile 1194 all'abate e monaci della badia Ardenghe- sca, con la quale conferma loro, fra gli altri benefizj e possessioni, anche la chie- sa di S. Lorenzo in Val-di-Merse con doe parti di quel castello. ( Ance. Dir. Froa. Carte del Mon. degli Angeli di Siena) Pià chiaramente perlano di questo ca- stello e dei loro signori le istorie senesi all'anno 1203, in occasione di un lodo pronunziato lì 27 maggio di detto anno tra il Comune di Siena e i conti Arden. &beschi, mentre questi erano in guerra con la detta repabblica. I quali dinasti rimisero ogni vertenza relativamente alla giurisdizione e signoria dei loro castelli, © segnatamente del castello di S. Lorenzo in Merse, in Rustico orciprete della ch. cattedrale di Siena, € in don Bernardino abate del Mon. di S. Eugenio. Quindi con lodo fu deliberato, che la prosapia dei conti Arlengheschi dovesse gare alla Rep. di Siena un tenue tril per conto delle ville e ue giurisdizione, com dalla stirpe Au pri ssi stati ceduti nel da talia da Rao Badia S. Lo. renzo sul fiume Anzo. (Macavouri, Zstorie Senesi Parte I lib. 4.) Sino dall'anno 1271 risiedeva in S. Lo renzo a Merse un giusdicente; € costà fu segnalata per lengo tempo una casa sotto nome di me di pelato di giustizia. In seguito 8. Lorenzo a Merse fa riunito alla giuri. edizione di Pari pai vile mentre. nel criminale dipende dal vicario R. di Ca- sole. Col regolamento del 1579 ‘il Vill.di S. Lorenzo a Merse venne compreso nella potesteria di Sovicille, cui fu confermato dalla legge Leopoldina del 17 plebana di anti- cala di pietre conce a bianche e nere, In uno dei suoi al. tri bavvi una tela del Petruzzi, e il q‘ dro di S, Lorenzo è opera del cav. Nasini. 810 LORE Le sua perrocchia confina con quella di Tocchi, compresa nella Dioc. di Volterra, «con altre due di Recenza, e di Casciano, mella Com. di Murlo della Dioc. di Siena, Passa per il suo territorio la strada re- Gia grossetana, Essa attraversa unu lecceta sul poggio detto Cetini, che era un bosco della comunità di S. Lorenzo distribuito a preselle a diverse famiglie indigene paganti un annuo canone. — Un altro bosco di lecci cuopre l'antica bandita di Montaggi, appertenuto esso egualmente alla stessa comunità, dalla quale l’ottenue ad enfiteusi perpetua la nobil casa Bao- dinelli di Siena. La parr. di S. Lorenzo a Merse nel 1579 noverava 320 abi 235; nel 1745 ne contava soli 12. mente nel 1833 comprendeva 26; LORENZO ( PIEVE ni S.) a CIANO; 0 a Viracciaso nella Val gra. — Antica pieve sull’estremo confine crientale della Val-di-Magra, nella Com. Giur. e circa due migl. a maestr. di Mi- nueciano, Dic. di Luni-Sarzana, Duc. di Lucca. Risiede sulla ripa sinistra deltorr. 7as- sonara, tributario del fi. Aulella, alla base dei più eccelsi e ripidi monti dell'Alpe Apaana, presso il varco per dove dalla Lanigiana si penetra in Garfagnana e mella Valle superiore del Serchio. questa la stessa pieve che sotto il semplice titolo di S. Lorenzo i Pont. Eu- genio INT ed Innocenzo III , negli an- mi 1149 e 1202, confermarono ai vescovi € alla cattedrale di Luni. Il tempio è un edifizio dei secoli più vicini le. È diviso in tre navate con la facciata, secondo l'uso delle an- tiche chiese, voltata a ponente. L’ambu- latorio di mezzo ba quattro archi per par- te a sesto intero che girano sopra colonne di macigno, cui soprappongono capitelli ròzzamente lavorati. L'allar maggiore è isolato sotto l'arco di an'apside ornata in- torno di archetti nel giro esterno. Il tem- pio riceve il lume da diverse finestre nelle mura laterali sirette e a feritoje, in gran randite e rialzate. Sopra una finestra ad arco se- però in due luci me- a, salla quale posano due piocoli archi tondi, e imilito= dine di molle chiese antiche di Lucca, i nel 1643 ne avera final LORE di Pisa, di Pistoja ec, Tutta la fabbrica è di pietre conce di macigno non troppo bene commesse fra loro. Vi sono quadri di buona scuola dei secoli XVI e XVII. Castagnuola, gliano, idera; 5. S. Bartolommeo a Gre. molazzo, cappellani» curata. Oltre il casale di Vinacciano, in cai parrocchia i casali di Bergiola, di Merrs, di Renzano, di Novella e di Bugliatico. La parrocchia di S. Lorenzo nel 1832 LORENZO (S.) a MIRANSU. — Ped Misansò vi Casrettonenio, — a MONTALBANO. — Fed. Mos- tacnaro in Val-di-Cecina. — a MONTALBINO. — Fed. Mos- ratanro în Val.di-Pess. — a MONTE-FIESOLE. — Ped. Mon qa-Fimsore. — a MONTE-GUFONI. — Ved. Mon Monrs Lrszzo nella La ica, le vestigia della i sull’ ultimo sprone meridionale dei poggi che separano la vallecola del Frigido da quella di Avenza, nel confine della comunità di Massa con quella di Carrara, dalle quali città questo luogo è appena due miglia distante, già nella Dioc. di Luni-Sarzana, ora di Mas sa-ducale. È par questa di Aonte-Zibero una delle pievi antiche della cattedrale di Lani rammentata dal pontefice Eagenio III nel la bolla dell” 149,e confermata ai ve- soovi lunesi 1203 da Innocenzo III. Un nobile di contado, Corrado da Mos- te-Libero, nel 1202 assistà in Sarzana al lodo pronunziato in una causa vertente fra il vescovo di Luni e i nobil Ver sano, di Montignoso èc. da una,edi mar chesi Malaspina dall'altra parte. — Nel 1248 era lite fra Jursacca pievano di S. Lorenzo = Monie-Libero € Venuto pievs: Je di S. Vitale del Mirteto, a la pi cagione delle decime che ciascuno dei due parrochi preteodeva dagli abitanti del moatedi Codepino;ch'è una collina sul con- fine delle due parrocchie. Fu perciò fotto LORE qumpromeseo, fn prete Alberto cappellano S. Geminiano di dun, nel di 16 giu- e del nolaro Ugolino da Mama dei Mar- chesi, pronanziò il lodo e decise, che le . decime del monte di Codepino si divides- sero per metà fra i due pievani litiganti. ( Aaca. Dire. Froa. Certe della Zrime- sb siele di Pisa). Non mi è nota l'epoca della soppressio- me della pievi i S. Lorenzo in Monte Libero, della quale peraltro cessano le memorie dopo il secolo XIII. Timo po: polo pertanto fu di ino, uma porzione del — a NAVOLA. — Pod. Navora. — (SS.) x ANDREA a NOCICCHIO. — Wed. Nocsoceso. —a NOVEGIGOLA. — Fed, Nove eueosi. —a ORBICCIA NO — Wed. Osasocsano. — a ORENTANO. — Pod. Onartano. — a PACLANO. — Pod, Paciano. — 4 PERSIGNANO. — od. Puo Siaso. —a PEZZATOLE. — Pod. Pessarora. — as PIAN ni COREGLIA. — Ped. Comnenia. — a PIANTRAVIGNE, — Wod. Pun Ra venne. Zoszyso (8.) in Pross im Valdi.To- Pieve distratta, od il eni bettistero i di Bltera cdi LORE sii Gherardo da una perte, e Atiene arcivo- novo di Pisa e Mingarda del fa lidebres- do Visconti vedova del conte Ugo dalla. perte, per causa di divise sulle eoeti con le loco per vasto distretto nei. monti la perte che ta io Imperocché eraso enti della suddetta pieve le seguenti 19 chiese: 1.5. Macia di Monte Mattime: 3, $. Michele di Cotoae; 3. $. Michele di Faligaane;. 4. Sì Lucia di PoscioSigeri; 5 [ra drea di Nugola; Nugela; r SOI ca Selo di Ci S. Regolo di Filioarie; 10,8. di Cestell'Anrelmo; 13. S. Niccola a Far- . met&; 13.5. Michele alla Corte; 14.5. An drea di Postiguano; 15. S. Martino di Torciana; 16. S. Doasio; 17. S. Giesto di Colle-Romboli; 18. S, Pietro di Colo guele; 19. 5. Giusto di Parrena. LORENZO (S.) a PICCIORANA. — Wed. Piccionuna. = PIETRAMALA. — Pod. Pura nasa dell'Appennino di Firenzuola. IDIMONTE. — Ped. Pres: mu mosre. — a PORCIANO. — Pod. Poncuno. — a SCARZANA. — Pod. Scansano. — a PRACCHIA. — Ped. Pasconu. —(SS.) x MARTINO a PULICCIANO. — Fed. Purscciano in Valdi-Chiana. — 1 RAGGINOPOLI. — Pod. Racu moreni. — a BONA. — Fed. Rosa nol Vol. d'Arno superiore. — acts ROSE. — Ped. Rose (1a) del Geltezzo. — atzà SALA. — Pod. Basa ‘del Ca sentine. - — (95.) a BARBERA a SERAVEZZA. — Pod. Senavama. | — atua SERRE. — Pod. fenax me Ra- pecano. — a SETTIMO. — è Fed. Serrano (Ba pu 2 LORN LORENZO (S.) a SOVICILLE. — Ped. — a STARGIA.— Pod. Stanca ni — a SUGROMIGNO. — Fed. Suono misso. —ATERENZANO. — Ved.Tenazzaso. — a TREGOLE. — Fed. Tazeow. — a USELLA. — ed. Usezta. — a UZZO. — Fed. Uno. — a VACCOLE. — Fed. Vaccose. -— a VAJANO. — Ped. Pasaxo (Pie- rx raccara Di) — a VICCHIO. — ed. Vaccaro ne Ri- masso. — a VIERLE. — ed. Viana. — a VIGLIANO. — Fed. Viusiano, <— a VILLORE. — Fed. Varvoan. — (SS) a MARIA a VINCIGLIATA. — Fed: Vincraziaza. — a VOLPAJA. — Fed, Vosrasa. —— a ZERI. Pod. — Zen. LORETINO nel Val.d’Arno fiorenti. no. — Villa signorile nel popolo di S. An- drea a Rovezzano, Com. di questo nome, Giur. e circa migl. ano a sett. del Bagno a Ripoli, Dioc. e Comp. di Firenze. iede alla base meridionale del pog- Settignano presso la strada R. del contornata da numerose vil. late e da ridonti colline coltivate a olivi ea vigneti, È villa notabile per i maglioli di Zea- tico che fece venire-il primo e piantare fe) mei suoi pomessi uno della nobil iglia Frivomchi, giù della vila e di Loretino, INA LO! im Val-di Chiama.— Due vil. Îete, contrassegnate eon lo stesso vocabolo di Zereto, s'incontrano nella valle mede- Medi sima della Chiane, uni al suo ingresso sei- tenirionale che dava il néee a due chiese distrutte (S. Lorentive e S, Martino a Lo- rete) nel piviere del Toppe; l'altra di Lo- peto, esistente nella perte orientale della ‘valle, che dà il suo mome al rie di Loreto, ed al contiguo casale e chiesa di S. Cristo» foro a Bocena, nella Com. Giur. e Dios. di Cortona, Comp. d'Arezzo. — Ved. Bo- Com. LORNANO in Val-d'Elsa. — Cas. ce chiem piebana (S. Giov. Battista) ne Com. e circa due migl.a ev, di Monterig- LORO gioni, Giur. di Sovicille, Dioc. e Comp. di Siena, da cui Loruano è circa setle migl, a sett. situato in un poggetto, che diramasi dal monte balls na) del Chianti alla mali a pronunziare un lodo per terminare le controversie fra il vescovo di Voliera € l'abate del mon. di S. Salvatore dell'I. sola. (Axca. Dirt. Fion. Carte del mon.di &. Eugenio). Questa pieve è rammentata in una hol. la del Pont. Clemente LII, spedita nel 1169 a Bono vescovo di Siena. — La sua chien in gran perte fu riedificata nel principio del secolo XVIII e.consacrata dall'arcite scovo di Siena nel 1938. Fu in tal occasio. ne conservato nella ua un affresco del cav. Giuseppe Nasiui che rappresenta 8. Giovan Battista nel deserto. La parr. di S. Giov. Battista a Lorna no nel 1833 contava 194 abi LORO (Zaurum) nel Val-d'Arno sape riore. — Cast. che fece parte d'una con- tea dei CC. Guidi, la quale più tardi diede il titolo per breve tempo a un mar- chesato, allualmente capoluogo di comu- nità e di pieviere nella Giur. di Term Suora, Dive. € Comp. di Arezzo. Giace nel gr. 29° 17° 4“ loug.e 43°35* 6% latit., 5 migl. a sett-grec. di Term muove, mig]. 7 $ a sett. di Mootevarchi, migl. 8 4 a lev. di Figline, e 18 migl.a maestr. di Arezzo. Risiede nella pendice meridionale del monte di Prato-Maguo, ad una elevatezza di circa 560 br. sopra il livello del mare rraneo , fra ripide balze di maci- goo, in mezzo alle quali si è aperto il varco il torr. Ciufenna , poco lungi dal- l'antica sua pieve di Gropina. —lu si tuazione infelice anzichè nò di questo paese, nascosto in una profonda convalle, è resa anche più orrida dal meschino aspetto delle sue abitazi Si trova fatta menzione del Cast. di Loro fino dalla meti del secolo XI, quas- do esso dipendeva dai conti Guidi, siccome apparisce da una pergamena dell'archivio della catiedrale di Arezzo dell'anno 1059 mercè cui il castel di Loro fu dato in sub- feudo a un nobile Ugo figlio di Suppene (forse degli Ubertini) di Loro. LORO Alla stossa prosapia ppartenne quel Guizzardo da Loro che per pubblico istru- mento cedè ai conti Guidi le sue ragioni sul castello e corte di Loro; sulla Aoc- chetta, che da essa prese il nome di Aoc- ce Gaicciarda, su Lanciolina, Caposeloi e altre castella. — Ved. ( Dipl. di Fede «ric. II ai CC. Guidi da Battifolle). Infatti i conti Guidi, allorchè nel 1219 si obbligarono di tenere a onore del Co- mane di Firenze ilcastello di Montemar- lo, con riconoscerne nel governo fiorenti- no il suoalto domiuio, essi per assicura» zione della promessa, e a solidità della ale di 2000 marche che si erano esibiti i pagare, mancano ai patti, vollero che stessero obbligati i loro castelli di Mon- tevarchi, dè Loro, del Pozzo, di Lancioli- na, della Trappola, di Viesca con molti altri castelli e con tutti i fedeli che eglino avevano nel Valdarno superiore dall'una e dall'altra parte della Valle. I conti Guidi continuarono quasi per tutto il secolo X.IIIa dominare sul castello e abitaoti di Loro, finchè la Rep. fior., nel 1293, tolse ad essi ogni giurisdizione di mero e misto impero. Nella qual circo- stanza fu deliberato che si riunissero al distretto fiorentino, oltre il castello e ter- ritorio di Loro, anche quelli di Ganghe- seto, di Torre-Guicciarda, di Viesca, del Terrajo, di Moncioni e di Barbischio. (G. Viruam, Cronica. — Amm Zstor. fior. Lib. LelV) - Nel 1306 fa messa a partito dai signori e collegii della Rep. fior., quindi nel 19 agosto resiò vinta la fatta proposizione, che pon si dovesse altrimenti distroggere, siccome era stato progettato, stello di Loro: che anzi sì couserv: era insieme col palazzo baron: esso con tutte le possessioni, state già di ragione del conte Aghinolfo di Romena, tiranno di Loro, sia che queste fossero si- tuate dentro il castello medesimo, sia nel suo distretto, rimaner duvessero iv pro- prietà sì Comune di Firenze; e finalmen- te, che gli abitanti di Loro s° e fossero tratlati come lutti gli altri po- poli distrettuali fiorentini. — (Ance. pat- 13 Rironzavioni pi Fiam). Ma nel tempo che il Comune di Fi. renze era seriamente accopata nel Val. d'Arno di sotto per far fronte alle armi di Castruccio, il Val-d'Arno di sopra a0- vm Loro 813 davasi mettendo a soqquadro dagli Uber- tini di Soffena.— Apparteneva a questa famiglia quel Aghinolfo figlio di Beni no, detto il Grosso, il quale per parte di madre, aveva ereditato dal suo zio conte Aghinolfo di Romena dei conti Guidi if castello di Lanciolina; di dov coni suoi sgherri armato, sce no di Loro e di Castel-franco, sii ri popoli di questi due castelli riescì abbattere coi suoi seguaci il tiranno e di farlo prigione. — Ped. a Nel 1646 il castello e distretto di Loro fu convertito in feudo con titolo di mar chesato, assegnandolo per il criminale al jcariato di S. Giovaoni di sopra, mentre ludice baronale per le cause civi i danno dato risedeva in Loro. Ciò venne sotto il Granduca Ferdinando il quale, volendo remunerare i servigi prestatigli dal senatore Pietro Capponi, con diploma dei 26 dicembre 1646 con- cesse il feudo di Loro al medesimo sena- tore sua vita durante, e dopo di lui da pas- sare ad Alessandro cal cav. Scipione suoi figli e non più oltre. Onde avvenne che, accaduta la morte di quest'ultimo, il feu- do di Loro dei marchesi Capponi tornò a far parte integrante del Granducato. Della chicsa cappellanìa di S. Andrea a Loro ne diede notizia un istrumento del mese di luglio 1065, rogato in Loro ad Eccl. S. Andreae de Loro Judicaria ‘entina. Con tale atto pubblico Azzo di ritulo donò alla balìa di S. Trinita dell’Alpi, altrimenti appellata di Fon- te-benedetta, le case e ioni di suolo da esso lui possedute nel piviere di S Pie- tro a Gropina, oltre alcune altre sostan- 26; fra le quali eravi compreso il Castel- lare di Lanciolina con la chiesa ivi edi- ficata ad onore di Dio e di S. Michele Anca. Dart. Fros. Carte della Badia di Ripoli). la chiesa di S. Andrea di me coi suoi beni fu donata all’ Eremo di S. Bartolommeo a Gastra sul quale il Pont. Martino V incorporò la mes 103 s14 Loro desima al monastero di Vallombrosa con- temporaneamente all'abbandonato clau. stro diS. Trinita dell’Alpi coa tutti i suoi beni e giuspad: i chi L'attuale chiesa parrocchiale di S. Ma- alla ria a Loro fa staccata dalla pieve di Gro- pina ed eretta in arcipretura dal vescoro di Arezzo con decreto dei 7 maggio 1737. Essa è di collazione del Principe. Loro Sono suffraganee, e prestano il seni. zio reciprocamente alla suddetta arcipre- tara di Loro, alla prioria del Poggio di Loro, e alla pieve di Monte-Marciaso le S. Jacopo a Modine; S. Saia di gu ceto; 6.S. Margherita di Montalte 3. Maria di Monte-Lango. Movimento della Popolazione del Caststto di Loso a tre epoche diverse, divisa per famiglie. Comunità di Loro. — Il territorio di questa comanità abbraccia una superficie territoriale di 25583 quadrati, da' quali sono da detrarre 537 quadr. per corsi d'ac- qua e strade, — Nel 1833 itavano fissi sono poste sulla schiena dell’ Alpe di S. Trinita e di Prato-magno net Val-d'Ar- no casentinese, e tre alire acquapendono nell'opposta pendice spettante al Val-I' superiore. Da questo lato, a partire dalla sommità di Prato magno, la coma! Loro ha a confine verso maestro quella di Castel- franco di sopra, con la quale scende nella valle, dirigendosi verso lib. per il bor- ro Zigoli , quindi per la strada maestra che da Caspri guida a Moline, e di la va incontro al borro Certignano, che lascia sulla strada provinciale de' Sette ponti. Costà sottentra la Com. di Terra- nuora, con la quale l'altra di Loro cau- ione da mae- per alcuni in- fluenti, coi quali arri va sul torr. Cinfrene che attraversa alla distanza di circa mer. 20 migl. presso Loro. Passato il Cinforse ritorna la strada dei Sette ponti con la uale si avanza nella direzione di scir. ino al borro Zorenaccio , dove trova Li Com. dei due Comuni distrettuali di La terina, ossia di Castiglion-Fibocchi. Con questa rimonta il borro predetto sino al giogo, detto della Casa al vento sulla via pedonale che guida nel Casentino, A que sto punto entra a confine la Com. di Tal. la, con la quale percorre da sito il erine dell Alpe di S. T. al poggio «etto de' Capponi, dore solten- tra la Com. di Castel-Focognano, ossia di Bassina, e con essa prosegue n coster- giare per la giogana dell’ Alpe medesima € del contiguo monte siuo oltrepassato lo stretto dei Masserecchi. A quella sommità entra a confine la Com. di Castel-S, Niccolò, ossia di Strade del Casentino, con la quale la novira di Loro percorre di conserva lungo la velta Ita di Prato-magno innoltraniosi si- arco alla Fetrice, dove ritornam LORO i più alti confini della comunità di Ca- stel-franco di sopra. 1 principali corsi d’acqua che attraver- sano il territorio di Loro sono i torr. Cis- fenna ed Agna, entrambi i quali termi mano il loro corso nell'Arno fuori di essa comunità, — Un’antica strada provincia- Îe, e rotabile, quella dei Sette ponti, per- corre per questo territorio da pon. a lev.- scir. rasentando il capoluogo. È comuni- tativa la strada che staccasi da Terranuo- va e che rimonta la ripa destra del Ciu- Senna, sino alla rocca della Trrpole. Uno dei punti più elevati della comu- nità è la sommità di Prato-magno al se- quale trigonometrico fissato dal Prof. pa- dre Inghirami a br. 2707 sopra il livello del mare Mediterraneo-—La struttura fi. sica di questa montagna, almeno nella parte occapata dal territorio di Loro, con- siste in arenaria ,0 macigno più o meno compatto, i di cui strati alternano ti to con lo schisto marnoso, o biscia; solo in alcune insenature del moute me. desimo dove si affaccia il sottostante cal- careo compatto (alberese), scopèrto dalle acque correnti, mentre verso At sonine io feriore, al in cui il territorio di Soto o sevicina a quelli di Castel franco e di Terranuovà, sottentrano le col- Loro si Line marnose coperte di ghiaje e di minu- to renischio: ed è costà dove si nascondo mo corpi organici terrestri e specialmente carcami di mammiferi di specie perdute. I prodotti di suolo di questa Com. con- sistono in semente di granaglie, ed in pecie di segale; vi ha poco vino, e frulte serotine; molte sono le selve di castagni con vaste superiori faggete, che forniscono legname da lavoro e carbone. — Fra gli animali da frutto si contano nel territo rio comunitativo molte mandre di pecore e majali, i quali trovano in cotesta mon- tuosa contreda pascoli copiosissimi. La Comunità mantiene due medici, uno dei quali risiede nel capoluogo, e l'altro del Borro. " a) Cas. Si pratica in Loro un mercato setti- manale di bestiami, di granaglie e di al- tre merci nel giorno di Innedì. Fu contemporaneo del celebre Poggio Bracciolini un poeta burlesco chiamato Lori da Loro. — Molto più antico, e più illustre per nascita fa quel nobile Guiss sardo o Guicciardo da Loro,}1 quale fiori nel secolo XII, e diede il suo ‘nome alla Rocca Guicciarda, che egli alienò ai couti Guidi da Battifolle, siccome lo attestano 4 diplomi dell'Imp. Federigo Il a quei i .— Wed. Rovca-Guraciazna. QUADRO della Popolazione delle Comunrea' di Lowo a tre epoche diverse. Nome dei Luoghi Borro Chiussaje e Lan ciolina Poggio di Loro Pratovalle idem to Rea iticcionda Trappole 816 Lose - LORO (MONTE ) Mons Zaurus nel Val-d' Arno fiorentino. — Picve antica (S. Giovanni Battista) con castellare, ora Cas, del quale prese il nome la contrada be del contado fioren- tino, nella Com. Giur. e quasi 4 migl. a maestr, del Pontassieve, Dioc. di Fiesole, spingi che ne lambisor le falde a leve quello delle Falle che gli scorre a pon., entram- bi tribetarii dal lato destro del fi. Arno, dhe è circa un miglio e mezzo a ostro di Non «La ‘memoria più antica, che mi sia ca- duta sotto gli occhi di questo Monte-Lo- ro, ritengo che sia quella di un istra- mento rogato in Cercina li 24 aprile del Tenno 1043, col quale donna Waldrada del fa Roberto, moglie allora di Sigifredo figlio di Rodolfo, aotorizzata dal giudice e da altri buonomivi, rinunziò e figurò di vendere ai figli del secondo letto tutte le case, terre, corti castelli che godeva e fiesolano, di pro- fra-le quali possessioni eravi una cass e corte in Afonte-Loro, ed altre nel vicino Monte-Fano (Axca. Dirt. Fioa. Carte del- la Badia di Passignano). La pieve di Monte-Loro è rammentata nelle bolle dei Pont. Pasquale II, Innoceu- zio ILe Anastasio IV si vescovi di Fiesole. La pieve di Moote-Loro mel 1833 aveva una zione di 255 abit. RO (POGGIO n:) nel Vat.FArno . -— Cas. con chiem beltisero (S.Maria di Poggio) della pieve di Gropina, nella Com. e assi due migl. a sett. di Loro, Giar. di ‘erranuova, Dioc. e Comp. di Arezzo. È posta sul Monte di PratoMagno alla sinistra del torr. Ciufenna, e alla destra della rocca della Trappola nell’ ultima regione delle selve di castagni, e sul con- fine di quelle dei faggi. La parr. di S. Maria al Peggio di Zo- ro nel 1833 contava 267 abit. LOSCOVE, anticamente Zesgue, nel Val.d’Arno casentinese. — Cas. con chie- ì titanio sopra un poggio hagnet dov. del berro Neville . LOzz ica signoria dei conti Guidi, uno dei quali, il C. Guido figlio del fa C. Tegrimo insieme con la contessa Gilla di lui madre, per istramento degli 8 gia- no 1007, oppure del 992 secondo une stà della badia di Poppi, conferirono alla.bedia di S. Fedefe a Strumi quanto ano nella villa di n Scadente da on lato col Iuogo di Zosque, e dall'altro lato con la villa di Quorle— Due altri istramenti della stessa badia sotto gli anni 1071 di giugno, e 1113 di cembre, rammentano il casale di Loque nel piviere di S. Maria di Bujano, ora di Poppi, come possesso dei conti Guidi. Totatti mel diploma di Federigo II spe dito nel 1248 di aprile ai due fratelli Guido e Simone conti di Poppi farone Joro conferiaaie le corti e distretti di Losgue; Quorle, Filetto ec. La parr. di $. Maria a Zosgue, 0 Zo scove nel 16330 com tog abit. Losqor. — "ed. Loscove. LOZZOLE eri Valle del Senio ia Romagna. — Cast. con diruta rocce che la parr. di S. Bartolommee, leo, Com. Giar. e dir valle del possi e quella del uale a lev. si attacca col mon- ligo, a pos. con quello Celso tor da Eimone, te di Pr laro;e quest’ultimo mediante un contraf- forte meridionale si collega alla catena. centrale dell'Appennino di lia. La rocca di Lozzole era uno dei forti. Tizìi pià celebri degli Ubaldini, ram- mentlalo spesse volte nelle fio rentine da Matteo Villani, e specialmente sotto gli anni 1349 e 1353, Questo, castel. lo faceva parte della signoria degli Ubal- dini del ramo di Mainardo di Pagano, per cui fu questa tenuta designata dagli scri tori col nome di Podere dei Pagani, si- no a che, essendo venuto a morte Giovao chino di Mainardo degli Ubaldini sud- detti , la Repubblica fior., che aveva già requisito dei diritti di accomandigia se qui territorio, fa dichiarata libera ed assoluta erede dal suddetto dinesta me- istramento dei 30 agosto 1373 volle com- prare le ragioni che potevano pretendere LUCA sopra il castello di Lozzole e il villaggio delle Pignole i due fratelli Andrea ed Ugolino figli di Uhaldini con tutti i ai censi e mo mandigie. quest'ultima epoca il verso fiorentino qualificò il podere & Pagani Podere Fiorentino, di cui ne fu fatto un nuovo vicariato. Ved. Pars» svoto p: Romacna. La perr. di S, Bartolommeo a Lossole nel 1833 contava 241 abit. LUBACO. — Fed. Lonsco. LUCARDO in Val d'Elsa. — Conira- da che dà il nome a più popoli nelle co- munità di Certaldo e di Montespertoli, Dice. e Comp. di Firenze. Questa contrada, classica, tanto per la storia naturale, come per la storia politi- ca, occapa la parte più prominente dei colli che seperano la vallecola del Zirgi- nio tributario del fiume Pesa da quella det Aglio influente nell'Elsa. La villa Nuti posta sopra una delle più prominenti somizità del colli di Lacardo, dopo quella del castello omonimo, è br. 313 più elevata del livello del mare Me- diterraneo. Molte chiese parrocchiali portavano il distintivo di questa contrada. Tale è la di S. Panerazio in Val-di-Pesa, letta altre volte S. Pancrazio a Lucardo; tale fa la chiesa di S. Giusto, attualmente a quella di S. Martino a Lucardo; ttale l'altra di S. Maria Novella, annessa a quella superstite di S, Donato in La- cardo, tale la pieve di S. Donnino, alias di $. Gerusalem a Semifonte tuttora esi- stente, siccome esiste la pieve di S. Laz 103 Lacardo, corrispondente probebil- ica pieve di S. Zeomardo. PQuindi è che la contrada di Lacando, occupando un tralto di paese alquanto esteso, fu qualificata col titolo di conta- do dall’informe copia di un diploma Carlo Magno alla Badia di Nopauiola, poi- chi ri si legge, che Carlo donò: in Comi curte nostra $. Petri in Mercato, seu curte nostra Monte Calvo, et curte Campane, (sic) et curte Petronia- mo, piee S. Leonardi, etc. menzione iù antica e più muinadi Piena im nl mote brana apparienuta al Mon. di S. Barito lommeo a Pistoja, cui il sno fondatore Gundaallo medico dei re Longobardi, per LUCA I atto pubbliso rogato in Pistoja pell'an- no 1675, di febbrajo, assegnò in dote fra le altre possessioni una corte posta in La- cardo, ch'era di proprietà della sua con- sorte Rotperga, con tatte le pertinenze. Fa poi celebrato nelle pieve di 5. Leo- mando a PLucardo: chiesa rammentata nel diploma testè accennato, un istrumento del nov. g89, proveniente dalla badia di Passignano, ora nell’ Arch. Dipl. Fior. Fra le stesse membrane avvene altre due den. dic. 1029, e del a aprile 1076), n cai si rammenta la pieve di S. Pancre. zio a Lucardo. Vi è pare un istrumento del genn. 1035, rogato nel luogo detto al Castello, in cui si tratta di un livello di terreni da pagarsi l’annuo canone al pa- drone nel suo casale di Zucardo. Final. mente un altro documento della stessa provenienza, portante la data del a febb. 1046, fu fatto presso al castello di Lu- Parlasi più imentè della chies di 5. Doosio a Lucardo jn una perge- mena, dell he dia di 8. "i conte Adimaro figlio del March. Boaife- zio di Teobaldo ossia di Ubaldo, le donò il padronato della prevominata chiesa di S. Densto, confermatogli dopo il mille dal conte Lottario de'Cadolingi; e final. mente convalidato dall’ Imp. d dirigo I con diploma dato nel 1015 in Popiene (forse Poppiano di S. Casciano, nelle csn- fe antiche è seritto Papiano e Papiane). La metà però dei beni della stessa chio. wa di S, Donato a Lacardo dieci anni do. era nelle mani del March. Ugo, il qua- TA 998 asseguò alla badia di Il castello edistretto di Lucardo fa dan- neggiato dai Ghibellini dopo Ls battaglia di Monte; eco Ped, P. Icsaronso, De - lis. degli Eruditi T VII, la con li guasti ceadii don nia pievano della pieve di S. Lezzero a Lucardo, trovandosi di Velletri, nel sa 3286, patta) una Risi illa comunita della Toscana per il rifacimento dei dan- P.ti LUCA zia partito ghibellino recati sila mod sud i [atiderpi th DI ne; 4 cui dani eli d0 egli e Comteni di Toscana ricevuto foriai at pile e quietanza nel sed- detto giorno (Anca. Dirt. Fioa. Carte del- le Comunità di Volterra). Muovi guasti la contrada di Luc=rdo ricevò al io dell'esercito di Arri- &o VII (anno 1313), nella quale ocessio- ne il vescovo di Butrinto nel descrivere itinerario di quell’ imperatore, disse, che qoell'Angusio occupò e ritenne il ca- stello , dove facevansi buoni caci, tri castello di S. Maria Novella ( a Lacando), nel quale ultimo luogo fu fatto prigione il signore del castello, Corrado figlio di Giovan Figliacci, dopo emersi per altro difeso per alcuni giorni. TI castello di conserva tullora una perte delle sue mura castellane con Havvi costà sopra l'arme mu- i, la quale Locardo sotto i Grandu- ignoria chi de’ Medici, Nel distretto di Locardo esistevano i castelli di Pogna e di Semifonte, noti per le gaerre da quei popoli sulla fine del se- colo XII contro il Comune di Firenze so- stenute. — Fed. Pocna e Samironrs. Finalmente è celebre colesto paese per Ja quantità dei testacei fossili marini rin- chiusi nel terreno tufaceo e marnoso, € per esser costà il primo peese che fornì LUCA La perr. di S. Donato a Lacardo nel 1833 contava 370 abit. LUCARDO (S. LAZZARO a). — Pie ve nella e quasi 3 migl. a di Certaldo, Gi i Castel Fiogeutizo, Dice € Comp. di Firenze. Risiede collina fra la strada rote- bile Tavarnelle a Certaldo ed il torr. Agliena. ilmente, pesi fa la stessa, subentrò alla chie plc Pledena che innanzi il mille designavasi sotto il titolo di S. Zeonardo a Lucardo. — Veà. l'Art. primo. . Questa pieve insieme con i avci beni per breve del pont. Leone X fu costituita per d dote del canonicato Gianfigliazzi nel ttedrale fiorentina, attualmente rem inamovibile, con S. Pietro a T'ucciano, o Tugiano, parr. annesse alla te per decreto arcivese. de' 4 giug. 1784. La pieve di S. Lezzaro a Luoardo ave. va 16 chiese filiali, conta attualmente sei parrocchie sottopoete, cioè: 1. S. Tom- ‘maso a Certaldo con l'annesso di S. Pie tro a Monte-bello; 3. SS. Michele e Jacopo a Certaldo con l'anuesso di S. Andrea alla Canonica; 3. SS. Donato e Meria Novella a Zucardo; 4. S. Gaudenzio a Aubella, 0a Bacio con gli unnemi di S. Cristina a Metata e di S, Miniato a Mc 5. S, Maria a Casale con gli annessi ri S Vito in Jerusalem e di S. Lucia al Boiro, o a Casalecchio; 6. S. Martino a Majano con l'annesso di S. Michele è soito questo rapporto argomento a Gio- Afonte. i Boccaccio nelle opere. ne 'ilocopo, Fluminibus etc. per si della natura invitandoli a vi; sta imporiante contrada, —ed. Cuaratno. LUCARDO (CASTEL pi) — ed, l'art te, e Lonaavo (S. Manto da — {S. DONATO 1).— Chies con l'annesso di S. Maria Novella al = do, nel piviere di S. Lazzaro, Com. e cir- ca 4 migl. a grec. di Certaldo, Giur. di Castel-Fiorentino, Dico. e Comp. di Fi- renze. i amtichi patroni di S: Domato e na Novella « Lucardo si è fette cenno nell'articolo primo, cui gerò, che il giuspedronato di questa chie- - posteriormente passò nel pio istitato congregazione di S. Giov. Bettista prioni in qualità di erede dell’estin- ta nobil femiglia Marocelli, sua patrona. La chiesa plebana di S. Lezzaro a Le- cardo nel 1833 contava 506 abit. LUCARDO (S. MARTINO a). A prioria fuori le mura del castello omo- mimo con l'annesso di S. Giu; do vel piviere di S. Pancrazio in Val-di- joria Pesa, già detto pur esso a Zucardo, Com. Giur. e circa 3 migl. a scir. di Monte spertoli, Dioc. e Comp. di Firenze. Fa padronato una volta della famiglia Baldovinetti, che in Lacardo fino dal se- colo XIII ebbe resedio, quindi sottentra- rono quelli della casa Machiavelli , dai quali per due terzi pervenne questo com altri benefizii ecclesiastici nei marchesi Raagoni di Modena loro eredi. La proria di S. Martino a Lecerdo nel 1833 noverava 315 abit. LUCARDO (S. Pancuuno a). — Ped. Pancaazio (Pieve pi S.) in Val-di-Pesa, LUCC LUCCA, Zuc4, in Valdi Serchio. — Città insigne, di origine etrusca, poi ligu- re, quindi romana prefettura, colonia, e municipio: più tardi residenza di duchi G Longobardi, cui sottentrarono i conti e marchesi imperiali, sotto i quali Luoca si costituì in repubblica; e tale qua- si continuameute si resse fino al priuci- pio del secolo XIX, quando fu destinata capitale di un principato napoleonico, siccome attualmente lo è divenuta di un borhonico ducato. Trovasi la città di Lucca sulla ripa sinistra del fiume Serchio che lo passa circa un terzo di migl. distante, in mezzo ad una fertile e irrigati. 1) coscrilta, dal lato di sci per cui i Pi) non ponno; da pon. a maestro mediaute le branche 10° long. e 43° no appena 32 bracci del livello del mare Mediterraneo ; 13 migl. a sett..grec. di Pisa, passando per Ripafratta, e sole 10 migl. per l'antica strada del Monte pisano; 26 migl. per la stessa direzione lontana da Livorno; 24 migl. a lev.-scir. di Mussa-di-Carrara; 13 a pon.-lib, di Pescia; 14 a ostro dei Bagni di Lacca; e 46 migl. a pon. di Firenze. Senza far conto della congettura sull'e- Limologia del suo nome, di Lucca etrusca e ligure s'ignorano non solo le vicende, ma qualunque siasi rimembranza istorica al pari, se non più, di quelle che si desi- «erano per altre città antichissime della Toscana. Dondechè quel più che di Lucca si può sospettare, come un indizio dli ope- ra etrusca, sarebbero i fondamenti super- stiti delle sue antiche mura ciclopiche,che tuttora fra le muraglie di età si nascondono. — Zed, usa’. Non vi sono tampoco dati positivi, to- stochè gl’ istorici del tempo non ne par- lapo, pee farci conoscere, in quale anno le armi romane cacciassero da Luoca i Li- Lucc 819 guri che al loro arrivo nella Valle del Ser- chio dominavano. Nonostante rispetto a Lucca e Pisa, es- sendo queste le due città della Toscana che conservano a preferenza maggiori me- morie tanto dei tempi romani, quanto dei periodi più oscuri dell’istoria del medio evo, sarà gioco forza discorrerne più di uanto comporterebbe il nostro libro. i re Franchi e Italiani; 4.° sotto i re Sas- i; 5° durante il periodo della sua repubblica; 62 finalmente Lucca nei primi sette lustri del secolo XIX. Lucca sorro 1 Roman. Quantunque non manchino valenti scritiori, i quali, appoggiandosi a uu aned- doto di strategica mililare raccontato da S. Giulio Froutino nella sua opera degli Stratagemmi, opinarono, che Lucca era in potere dei Liguri, quando alla testa de' soldati romani un Gneo Domizio Calvi- no l’assediò, e poi con semplicissimo in- ganno le sue genti v'introdusse; contut- tociò, se io non temessi di porre il piè in fallo, azzarderei dire, che quella sola e troppo vaga asserzione non sia sufficiente a decifrare, se la comparsa ostile di Gneo zio Calvino sotto le mura di Lucca abbia a risalire all'epoca in cui i Romani conquistarono la prima volta sopra i Li- guri questa città; o sivvero, se lo strata- gemma raccontato da Frontino debba ri- rtarsi a qualcuna delle guerre civili e delle grandi fazioni di partito fra le città italiane sul declinare della repubblica ro- mana guerreggiate. Nè io credo che osterebbe alle mie dub- biezze l'avere Frontino qualificato Lucca oppidum Ligurum, volendo probabilmen- fe quello scrittore riferire alla contrada ligostica, nella quale Lucca fu per molti secoli dai Romani conservata; nella stessa guisa che il geografo Pomponio Mela, coe- taneodi Frontino, chiamò Zuna Ligurum, meno equivoci, relativi a chi: iI porto all’ epoca, nella quale Lucca venno 820. LUCC ta dalle armi romane, altronde i fatti istorici intorno alle prime guerre e al priso trioafo riportato dai cossoli nell’ anno 516 di Roma e quelli frmcnatiate mente posteriori si libri penluti, ci dan- no a divedere PINI, alla seconda querra punica i già ubbidiva- mo 0 elmeno erano alleati Si Roma; to. stochò dopo la battaglia della Trebbia (anno di Roma 536) in Lucca con sicarezza fissare i suoi alloggiamenti il console Sempronio. — E se è vero, come ne assicura lo storico palatino, che l'im- presa delle guerre ligustiche e galliche soleva dal senato affidarsi ai consoli, cui talvolta veniva prolangato il comando, è altresì noto, che niuno dei Domizj Cal: ottenne il consolato nel secolo sesto di Roma, tempo coi ci richiama la con- quista del paese fra l'Arno e lu Magra. Per altro di un Gn. Domizio Calvino, stretto in amicizia con Cesare e con Ot. taviano, parlano gl'istorici Diome Cassio e Ammiano Marcellino; talchè sembra Jo stesso personaggio che ottenne la pri- ma volta il consolato nell'anno di Roma 901, e la seconda nel 714: cioè, due anni dopo la battaglia di Filippi. Fa allora quando Qitaviano Augusto faceva dispen- Soc sue legioni, ip ricompensa della ta vi ittori: sostanze e terrei pilo degl'inquilini e dei loro legi possessori in tutta Italia, Si trattava temenò che di saziare l'avidità di circa 190 mila soldati a danno e a carico di vec- chie colonie, di nobili municipii, di rag- guardevolissime città. Ron è questo un libro, nè ia sono tale scrittore da dovermi quante volte manchino docamenti istorici, delle congetture, dopo che ho preso per mia nor- 2a € divisa quel passo di Ghrerone: Le monumentis testes ercitamus. Quindi io lascerò valentieri ai più valenti l'incari- «o d’indagare, se lo strattagemma raccon- tato da Frontino, relativamente alla città di Lucea dei Ligari, quando essa fu asse- diata da Gneo Domizio Calvino, fosse pos sibilmente accaduto in quella calamitosa età, in cui Piacenza davè a forza di de naro redimersi dali'avidità dei legiona- gii; allorchè Virgilio fu costretto ad ab- bandonare la patria per essergli stato ra- pito il piccolo suo podere, e ciò nel tem- po medesimo in cui molle altre città co- LUCC raggiosamente si oppone vano alle sfrenate coorti di Ottaviano. Rimetterò pure a chi ba fior di senno la soluzione del quesito: se il lac chese, a imitazione di quelli di Norcie, di Sentino e di Perugia, potè allora sen- tire di sè tal forza e tanto stimolo di pa- trio onore da chiudere le porte della città iu faccia alla prepotente milizia condotta da un luogotenente dei due primi Cesari, siccome più tardi ebbe coraggio di fare lo stesso contro un più numeroso esercito guidato dal vittorioso Narsete. Comecchè sia di tulto ciò, non vi ha dabbio che Loca sino da quell'età dove ra essere città di solide mura e di valide fese munita, siccome lo dà a coopeito: re la ritirata costà del Cons, Sem; dopo la sinistra giornata della Trel Dia Quello che fosse in tale delloste to politico e della condizione civile di Lucca, è tale ricerca che_rimansi ancora tra le cose da desiderare. Avregnachè di tante guerre ligustiche nei lucchesi coo- fini guerreggiate, di tanti fatti d'arme da TT. Livia con minute particolarità e con enfasi oratoria raccontate, neppure una ‘volta venne a lui fatto di nominare la città di Luoca. — Solamente, e quasi pei denta, la rammentò all'anno di 177, quando vi fu dedotta una colonia di tto romano, composta di 2000 cittadi. ni; a ciascuno dei quali vennero conse guati jugeri 51 } di terreno stato tolto ai Ligari, aggiungendo egli, che quel terri- forio, prima che fosse dei Liguri, apper- teneva agli antichi Etruschi. lite insorta nove anni contendeva era stato loro consegnato; nè dirò del luo go fra i due popoli controverso, non tro- vandosi specificata la località; nè altro re- sultato sapendosi dopo che il senato man. dò i periti a conoscere e giudicare dei confini fra i due paesi disputanti, non se ne può srguire da qual parte i Locchesi penetrassero nell’ Etruria, ossia nel ter- ritor della colonia di Pisa, spettante a tima regione. (Lav. Histor. Rom. Lib. L6. 43)e Bolamente aggiungerò che la LUCC Lucc s24 città di Locca anche innanzi la deduzione Liri, nel cui vasto territorio trovavasi della sua colonia possedeva senza dubbio fino dall'anno 569 di Roma dedotta una un territorio suo proprio, siccome avere colonia latina (Liv. Lib, XXX 5).— Ma doveva una magistraturacivica e leggi di- per lasciare tanti altri esempj gioverom- verse da quelle che erano peculiari della mi di quello solo che più direttamente sua colonia. spetta al caso nostro, citando il compen- Vi farono è vero molti, i quali opi- dio dell'opera di Pompeo Festo, scritto marono, che i Lucchesi all'arrivo della da Puolo Dincono, nel quale apparisce, romana colonia (177 anni avanti Gesù qualmente Lucca, Pisa, Bologna, Cristo ) dovessero restare spogliati delle e alire città godevano dei di leggi e dei loro magistrati mu- nicipio, e di quelli proprii del i pri (De Verborum Significatione MHunisipium ). Conchiudasi adunque che, dovendo a i buon diritto distinguere i coloni dai cit- contavano esempj da A. Gellio; ilquale ne tadini del luogo in cui la colonia fu de- isò che molti municipj, rinunziando dotta, nel caso nostro è buono di avver- alle proprie leggi, cercarono tire, qualmente il terreno dato ai 2000 co- di ottenere il diritto delle colonie. loni lucchesi, non fu tolto ai cittadini Quando però si vogliano contemplare le indigeni, mia sibbene venne mi essi distri espressioni di due autori non meno clas- buito tulto, 0 la maggior parte di quello sici di A, Gellio, si dorrà concedere che moniuoso lasciato deserto salle guerre, c più frequenti furono i casi, nei quali si dill' espulsione dei combinavano in un paese medesimo colo- Fri di altre si nie di diritto romano e magistrati muni- di Appennigeni fra loro cipali eon leggi proprie. Looca Ducsro, Lun: e Lumarara. 41 primo è Cicerone, il quale nell’ar- La colonia pertanto di Lucca andò pro- ringa a favore di P. Silla (cap. 21) chia- sperando insieme col municipio lucchese: ramente distingue i cittadini di Pompei nè pare che dappoi decimasse, 0 che la sua dai coloni stati colà inviati dal dittatore popolazione andasse declinando, siccome LL. Silla. Il secondo scrittore è S. Pompeo avvenne di tante altre città che sponta- Festo, alla voce Praefaecturae, la dote neechiescro, o forzate dovettero accogli: in modo generale egli si espresse, che le re nel loro seno colonie militari, non più prefetture erano città ridotte iu sogge- come quelle dei tempi della repubblict. zione dei Romani, e che perciò, se an- Fra queste ultime, dice Tacito, (-Arnal. che averano colot loro, erano in Inito Zip. XIV c.37)si vedevano legi da queste disferenziate. — Dopo le quali co’ lor tribuni, centurioni e soldati d'un testimonianze, (se la storia altro non di- corpo stesso, perchè «l'affetto coucordì, che cesse ) dovrà ognuno concedere, che in amorerolmenie avevano formato una pic- un paese medesimo polò trovarsi una co- Jonia con prefettura, cioè, senza i suoi magistrati, ed esservene aliri con magi. strati distinti da quelli della sua colonia. pagni Ecco perchè Cicerone în una lettera proche, quasi d'u scritta a Decimo Brato, quando questi che rinfusa insieme accozzavansi, tali corpi in fine, come in due parole quell” aureo seriltore si espresse, cioè, formati numeris magis quam colonia. Non ho ereduto totalmente inutile alla sloria colesta digressione, sul potrà essa fornire un til che Lucca per buona sorte restò una di tempo medesimo colonia. quelle colonie romane non più manome» Così A. Gellio appellò illastre muni- se da altre carovane di soldati faziosi. cipio la città di Teramo (Zaterenaa ) sul È altresì veroche di questa fatta la die- su 104 nate aveva qualificato col titolo di mun cipio le città di Piacenza, di Cossa Arpino, ec., ciascuna delle quali ern nel 822 LUCC de a conoscere anche il greco geografo Strabone; il quale, parlando della situa. zione di Lucca e dell’andole dei suoi abi» tanti, ne avrisà, come da questa contrada «tempi suoi si raccoglievano grandi com- pagnie di soldati e di cavalieri, donde il senato sceglieva le sue 1 Uno degli ultimi e cui Lucca, mentr'era divenne teatro, fa quando della Liguria, G. Cesare proconsole delle Gallie invitò 4 Lueca Crasso e Pompeo, per fissare la fa- mosa triumvirale allcanza che decise del- la sorte politica dell'orbe romano. (anno di Roma 698, avanti Gesù Cristo anno 56.) In tale occorrenza Lucca accolse fra le sue mura i primi magistrati di varie pro treno ai pati ai propretori ec. Al qual proposito non senza ragione uno sto- rico moderno ebbe a esclamare: « Tanto erano allora degenerati i romani dai pa- dri loro, che essi adopravansi a favorire la tirannide con eguale ardore con quanto pi i prischi travagliatoavevano per ispegner- lu ». — ( Piuraa. e Sveron. in Vit. Cae- sur, — Mazzanosa , St. di Zucca Lib. I.) Una città, com'era Lucca al tempo dei Cesari, centro di un paese molto esteso e popoloso, doveva necessariamenie essere fornita e decorata di indiosi monu- menti e di pubblici edifizj sacri e pro- fani. Che se ora non restuno di quella età altro che rarissimi avanzi e sepolte sostruzioni d' informi mura, vedesi però il suo anfiteatro, specialmente nei mori esterni, in gran parte conservato sino alla uosira età. E fu ben provvida la misura presa da quel corpo decurionale di lihe- rave da tanti imbarazzi di orride case uterna arena per convertirla in una PDA congresso di Cesare a Lucca finu alla disfatta dei Goti data da N cioé, durante il luogo periudo di circa 600 anni, tace la storia sulle vicende speciali al governo di questa città; e solamente per incidenza è rammentiata da Plinio il vecchio la colonia di Luccs, con avver tire che a' tempi suoi, Colonia Luca a ma- ri recedens, non si accostava, come poi atvenne, col suo territorio siuo al lido Jel mare, — Wed. Lucca Ducaro. LuUcc Sotto il regno di Teodorico gli ord delle magistratore continuarono però a come quelli introdotti durante il rosmano impero ; talché si può ben cre- dere, che Lucca al pari di P'isa e di altre primarie della Toscana snnonaria resse i suoi Decurioni, Duumviri, Edi. li, Questori, Censori, Quinquennali ed al- tri magistrati, molti dei quali sono ram- mentati ai 66. 5a e 53 nell'Editto di quel savio re dei Goti. Nell'uuno 553 dell'Era volgare la città di Lucca sostenne un lungo assedio coo. tro l’esercito dei Greci, condutto dal va- loroso Narsete. Cosicchè nel tempo, in cui le altre città della Toscana inviavanoi loro ambasciatori incontro all'arinata vil toriosa, Lucca sola osò chiudere le sue i porte al favorito eunuco di Giustiniano, Che se dopo una resistenza di tre mesi questa cillà fu costrella a capitolare, ciò noD ostante, 0 fosse in riguardo sl dimo strato valore, o fosse in vista dei vetusti suoi pregi, fatto è, che Lucca ottenne dal prode vincitore onorevolissime condizio ni, e tali da poler contare da quell'epo- ca'il suo primo governatore civile e mi- litare col titolo di duca; titolo che venue posteriormente, e forse con una più este. sa giurisdizione, sotto il regno de' Longo. bardi rinnovato. Locca so170 1 ac Lorcosaapi. Due quesiti lascia tuttora indecisi La storia all'oggetto di sapere; 1.° l'anno preciso dell'occupazione della Toscana per parte dei Longobardi; 2.° qual forma di governo politico nei primi tempi ess stabilirono. Quindi in tanto bujo e in certezza convien lisaitarsi a dire che, al- meno dal lato vccidentale della Tuscana, e conseguentemente i territorii di Pisa, di Lucca e di Luni dovevano essere caduti balia dei nuovi conquistatori dell'Ita- allora quando un loro duce, Gumme- rit, verso l'anno 574 0 575, melleva a ferme e fuoco le muremme di Populu quella contrada fu pui alta gi risdizione politica lucchese. — Fed. Con mia, e Conwino (Cox1svu e Stsvowisro.) Ignorasi egualmente, sc uno 0 più du- chi esistessero in questa Marca nel tempo medesimo; se vi | fossero conti, upprare, se i soli eastaldi regii presedessero nel prime secolo al governo delle città di Tosca LUCC na. — Avvegnachè ad eccezione del pas- seggero conquisiutore delle maremme di Pislahino, edi ui duca Allovisino ram- mentato nella n diploma del re Caniperto, d: nell'anno 686, riguardante la fondazione della ch. di S. Frediano a Lucca: ad eccezione di due let- tere di S. Gregorio Magno, che danno un cenno del ministero municipale di Pisa e di Sovana, poco più ne sappiamo dei Lon- gobardi e ‘del loro i governo nel secolo IV dell'Era cristiana introdotto in Toscana. To una penuria di tanta sproponsi in confronto del desiderio porgere qualche munuscolo all'isio: tria, mi converrà imitare quel villico, ehe per bisogno di pane va e poi torna iù volte a spigolare il sno piccolo cam; MEI omcatae oche be piace spighe: Per quanto Lucca dirsi fra tutte le ci” della Toscana la sede prediletta di alcuni duchi, pet quanto essa conservi negli archivii della ‘sua cattedrale docu- menti velusti e preziosissimi, pure con- viene ingenuamente confessare, che di Loccs longobarda e dei suoi duchi non si scuoprirono finora memorie sicare an- teriori al secolo VIII. Il primo frattanto a comparire alla Jace col titolo speciale di duca lucchese è quel Walperto, di cui troviamo fatta men- zione in un istramento di donazione sti- pulato in Lacca nel mese di agosto dell’ anno 13, cur gratia Domni Walperti Duci nostro ( sic) civitatis nostre Lucen sis. (Munaron. Ant. Med. Aevi.) Maneato ai vivi il duca Walperto, in- contrasi nella cronologia dei duchi di Lue- lacuna, dal 737 al 754, non ancora sappia, riempita da memorie coeve. Lo stesso Muratori trasse fuori da quel dovizioso venerando archivio arcivesco- vile una pergamena dell’anno 755, che il Bertini per intiero, esattamente copian- dola dall'originale, ristampò nel T. delle Mem. Zucch. Nella medesima carta si rammenta ua altro duca per nome Al. perio, il quale nell’anno 754 (diluglio) aveva preseduto a un contratto di permuta di beni che jllore Auriperto teneva dal patrimonio regio, per cambiarli con altri della chiesa lucchese. Nè vi sono documenti sufficienti a far ammettere fra i duchi lucchesi Deside- rio, che fu poi re, e il di lui figlio Adel chi IV sello, mentre al medesimo Lucc 823 chi, per quanto il primo tale venisse con- templato dal Sigouio, ed il secondo dallo storico lucchese Niccolò Tuoci. All’altimo periodo del regno dei Lon. gobardi dovrebbe bensì appartenere il du- ca Tachiperto rammentato con titolo di duca în una mena dell'Arch. Arciv. Lucch. del giugno 773. Sebbene anche in quella carta non sia specificato altro che una casa del duca Tachiperto dentro Lucca, pare alcune circostanze sembra che concurrano a dar proalla congettura, ioè, che il duca Packiperto corrisponda allo stesso personaggio, il quale assisteva come testimone a un istrumento celebrato nel luglio del 783 in Cantiguano nel luc- chese. Col quale atto Perprando figlio del fa Walperto ( forse di Walperio (° vammo nel 713 duca di Lucca ) donò ad una sua figlia terreni posti nel distretto di Rosignano, cui si sottoserisse come te- stimone, Zchiperto filius b. m.Rotcausi de Pisa testis. — (Anca. Anc, Pr.) Se io qui male non mi appongo, questo documento mi sembra di tale importanza da farci rintracciare nel donatario Per- prando, e nel testimone Tachiperto, i pro- genitori di due illustri famiglie longo- barde stabilite fino d'allora nella città di Pisa. Voglio lire, in Perprando il fratello del vescovo di Lucca Walprando e di Pe- trifanso, figli tutti uel Walperto che fra duca dell ti i Lucca; mentre in Tachi) del fu Ratcauso pisano, potria per avventura trovarsi ua fratello di S. Walfredo fondatore del monastero di Monteverdì , che nacque pur esso da Ratcausi cittadino di Pisa, e che pomedera insieme con Tachiperto corti, predii line nel territorio di Rosignano e di Var Fino a qui dei duchi lucchesi sotto il regno dei edi, darante il quale regime Lucea ci fornisce an pittore regio, qualche orefice e dei lavori d'oro e di ce- riodo gli ar- tempi. saziae contasi tra i privilegii più se gualati che gli ultimi re Lon, li cone cederono a egualmente che a Pisa, nello della zecca per battere in queste dae città moneta di argento e d’oro; giao- chè fino dull’anno 746 si contrattava in Toscana a soldi buoai nuovi lucchesi e pi- sani. —(Murat, dat. MI. devi Disscrt. 34.) 824 LUC.C ILuoca sorto 1 ne Faanca: e Frazuni. Se la storia mon fu generosa abbastan- na per indicarci il tempo preciso della della Toscana fatta dai Longo- tardi, essa per altro ne ha in qualche mo- do ricompensati col mostrarci fino dai pri- mi anni della venata di Carlo Magno in “Italia un duca di Pisa e di Lucca nella persona medesima e al tempo istesso. Intendo dire di quell’ Allone di na- zione loogoberdo, il quale verso l'anno 375 tentò di far uccidere l'abate Gausfri- do pisano, tornato ostaggio dalla Francia. Che cotesto Gausfrio fosse abate del Mon. di S. Pietro a Montevendi, e succeduto immediatamente al governo di quella ba- dia dopo la morte dell'abate Walfredo suo padre, ce lo disse il terzo abate di quel cenohio nella vita di S. Walfredo, ripor- tata egli Annali benedettini, e ce lo eva- fermano tre documenti dell’Arch, Arc. di Lucca pubblicati nel T. IV delle più volte rammentate Memorie. — Wed. l'Art Ana- zia pi Moxreveani> Noo si è a perer mio fatto quel conto che merita di una lettera del Poot. Adria- no a Carlo ino, registrata col numero 55 nel codice Carolimo: sia per rapporio al personaggio qui sopra nominato, che Adriano raccomanda va alla clemenza del re: sia per rintracciare l'epoca in cui do- và quella lettera essere scrilta, e a quali vittorie di Carto volesse appellare. Nella stessa occasione Adriano suppli- cava la benignità del re, affinchè, come aveva fatto di Gausfrido dopo le vittorie da lui riportate, col rimendario a casa, cneì volesse favorire i vescovi delle città” Leal va ia quel tempo alla chiese lue- chese il vescoro Peredeo, della di cui as- senza e richiamo in Francia fa egualmen- te fede una pergamena di quell’ Arch. del 16 gennajo 783. Ma poco dopo la sconfitta dell’ esercito di Ratoruso duca del Friuli . («anno 776) Peredeo dovè esere ritornato libero alla sun sede; a vvegnachè nel mar- 20 del 777, in Lucca egli stesso firmava un contratto di compra di beni per conto del- la cattedrale di S. Martino. (Banres:, Aem. Lucch. T. IV). Da questo ultimo fallo ne conseguita, Lucc cel le vittorie, coi appellava nella stola 55 Adriano I, debbono i all'anno 776, quando Carlo Magno viase e castigò i ribelli del Friuli. Alla stessa epoca perizuto doveva governare, se noa tutta, ona gran perte della Toscana quel duca Allone, coniro cui nuovamente il Pout. Adriano ebbe a reclamare presso il re Carto, allorchè nella lettera 65 del co- dice citato egli si lagnava di Allone mode. simo, = motivo che nom potè mai indurlo ad armare una flottiglia per dar la cso- cin e incendiare le navi dei Greci, i quali scendevano nel lido di Toscana Tacco. gliere i Loogobardì, costretti dall'indi. genza e dalla fame » sacrificare la libertà. Dalla quel lettera resulla, che l'autorità del ale Allone non ristringe- vasi al solo territorio di Lacca, tostochè Pisa e molta perte delle toscane marem- me dipendevano dagli ordini di un selo vernalore. 80 N Ciò sembra dimostrato eziandio dalla già indicata lettera 55 di Adriano L con ls quale pregava lo stesso re a erdinere al duca Allone di restituire le masse comecs- sea Gansfrido abate di Monteverdì. Lo pali posessioni è noto che mistevanoin e nelle sue maremme , là dove tut- fora conserva un vasto territorio la casa Fenire della Ghrririco discendente da quella prosepia. Inoltre sa confine dei beni della [rude to Vostes so duca Allone, palazzo che fa designato per molti secoli totto Îl nome speciale di Sala del Duca Allene.— Vod. Pacamsao della Gherardesca. L'ultima memoria del deca Allene sem- Rea quelo di un pico contro wa cho: rico, celebrato in Lucca nell'agosto del 785, cui presedè con il Vese. Giovanni soche il deca che si sottoscrizse: Siganm Allonis gloriosi ducis, qui hanc notitiam Judicati fieri elegit. — (Munszoni Aut. M. devi T.L.) Deve finalmente Lecca sì duca mede sime la fondazione di una delle one più autiche chiese com monastero, quella di S. Salvatore, alla quale nel secole te (ammo 851) fa dato il nome che porta tattora di 5. Giustina, e che l'Imp Lot tario I amegnò in benefizio ad Ermen- Garda sua consorte e a Gisla leso figlia, LUCG Seecesse ad Allone nel governò di Las- ca il duca Wicheramo, di cui si conser- vano ire documenti seriti primo dell anno 7986, il secondo dell'800, e il terzo dell' 810, tutti originali esistenti nell' Arcb. Arciv. Locch. Due fatti, per la storia dei tempi che percorriamo meriteroli di qualche siten- rione sono questi; cioè, l'intervento e l'annuenza (secundum Edicti paginam) dell'autorità regia per mezzo dei duchi, qastaldi oaltri messi regj, la maggior par- te delle volte, ne not di tutti i essi, in ui si trattava di permatare dei beni spet tanti al patrimonio ecclesiastico. L'altro fatto degno'di considerazione è quello di trovare Wicberamo (dall'anno 999 all’ 801) qualificato Duca, mentre in altra carta del 13 oltobre 810 si sottoscrivera col semplice titolo di Conte. Vero è che ii Conte , e tale altra quello di Duca, sic core sal progredire del secolo vi si ag- giunse anche il qualificato, forse con una Giurisdizione più estesa, di Marchese. Di un 2ucs e Conte nel tempo stesso può cilarsi in esempio quel famoso conte Bo- nifasio I che, nel marzo dell’anno 819, intervenne in qualità di Duca a an pla- cito celebrato in Pistoja, dove assistò Spure. come delegato del Pont. Leone III, Pietro Duca romgno: mentre in altro giudicato celebrato in Lucca nell'aprile dell'813, al testà rammentato Bonifazio fu dato il Litolo d''illustrissime cente nostro (cioè di Lucca); essendo intervenuto sl giudi- cato medesimo uno Scabino di Pisa in qualità di delegato di Bonifazio, che ivi la seconda volta è chiamato laudobilis Ducis, Coe il medesimo titolo di Conte, Boni- * fazio I è dichiarato nell'istrumento dell 823, quando Richilda del guondam conte Bonifasio fu ordinata badessa del Mon. de’ SS. Benedetto e Scolastica in Laccs;al quale atto prestò il sno consenso il di lei Îratello Bonifazio If, che ivi si sottoscris- se dopo Richilda così: Signum Bonifati Comitis germanus suprascriptae i gue, per cujus licentiam hoc factum est. Le quali altime espressioni denotano a parer mio, non solo il consenso dato da Bo- nifazio come fratello di Richilda, donna Libera, ma ancora la licenza dell'autorità LUCC 825 regia che Bonifazio II a quell’anno eser citava probabilmente in Lucca come conte della città. SGINZII Dopo Bonifazio II inccntrasi fra I' 838 € l'845 un conte Agano, del quale ci for- miscono notizie varj istrumenti lucchesi € pisani. — Il primo di essi consiste in un deposto di testimoni esaminati in Lucca nel mese di aprile all'anno 838; nella qual scrittura si dichiara 4gaso comes dstins civitatis, e con lo stesso titolo di Conte ivi si sottoscrisse. Il secondo atto rogato lì 31 marzo del- 1839, verte.sopra un cambio di beni fat- to da Berengario vescovo di Lucca a nome della sua chiesa, ricerendone altri posti in Sorbeno ; al qual contratto di permuta il conte Agano diresse i suoi messi e periti. Lo stesso conte nell'840, di febbrajo, se- devain giudizio in Lucca nella corte della Regina con i messi imperiali e con altri giudici straordinari per decidere di una lì controversia fra il Mon. di S. Silvestro e quello di S. Ponziano fuori di Lacca. Finalmente in due carte dell'843 e del 844 si rammentano le terre che va in Lacca il conte 4gano, chiamato tal- volta conte Aganone, Ma questo conte, non si sa per quat ceu- sa, privato che fa della sua carica, per contratto del s novembre dell’anno 845 ottenne da Ambrogio vescovo di Luoca ad enfiteusi precaria per sò e per la sua mo» Glie Teuberga pres anali beni che le chiesa di S. Michele in Foro possedeva in Cascio nella Garfs col to del- la stessa chiese obblign di retriboire ogn’auno un censo di s0 soldi d'argento. Finalmente in quella scrittura fa di. chiarato, che se l'ex-conte Agano, im la chiesa di S. Michele con i suoi beni vi- tornasse tosto in e dominio della cattedrale df8. ino senza alcun dan- no. (Bansoccena, Memor. Zaccà, T. V, P.IL pi 395.) — ne Come andassero tali bisogne nom losò; la verità è, che del conte Agano r anno 845 non se ne parla più, e sò rammenta in una carta dell’ Arch, Asciv, di Pisa all'anno 858, quando ti tenevano 896 LUCC 5 giudizii in città is sala olim Azenesis comitis; lo che è nuova con- ferma che i conti e duchi di Locca pre- sedevano al governo di queste due ciltà. Il successore più immediato di Agano, già conte di Lacca e di Pisi, lo presenta listoria nel te March. Adalberto! figlio di Bonifazio II, che trovammo nell’ 823 conte in Lacca. — La memoria più antica relativa al figlio di Bouifazio Il la fornisce un placito del 35 giugno 847 Lacca nella corte ducale gastaldo, da varii scabini gi tri personaggi, in causa di beni reclamati dall'avvocato della pieve di Controne.— Fed. Coxmmont in Val.di-Lima. Egli è quello stesso Adalberto, che col titolo e in qualità di Marchese, come in- viato dell'Imper. Lodovico IL, anitamen- te a Giovanni vescovo di Pisa, sentenziò in Locce in ana causa d'appello, nell’ aprile dell'853, sd oggetto di annullare un contratto enfiteutico. È quell’Adalberto medesimo, che nell’anno istesso e soc pri 'onte giorni innanzi (13 marto 853) come di Lacca, inviò i suoi messi a S. Gerra. Era per accordare il consen- so regio contratto di permuta di beni di na chiesa di quel pievanato ($. Maria di Pel-di-Chiesa) presso Ferumiano, si- tuata alla destra del fiumicello Aotta. Ne. Ja stessa qualità di conte di Lacca e per un consimile oggetto troviamo di nuovo Adalberto I nominato in altri istramenti di permate di beni ecclesiastici , fatti in Iacca li 29 giugno dell'855, e sotto i 26 agosto dell’ ey ( Bansoccan, Memor. Lucch. T. V. P. II) Per quanto dai documenti sopra accennati resulti che il figlio del conte Bonifszio II usasse, ora del titolo di mar- chese, orì di quello di duca, e più spesse volte di conte, non sempre per altro egli riunì le ingerenze di coore della qua di Lacca edi marchese della Toscana. vvegnachè, se nel giudicato del 25 giu. no 0867 egli Sgurava in Lacca come duca, nom comparisce però in un placitosiraor- dinario del dic. 858, celebrato nella corte ducali iudici dall Imp. Lodovico I vedere le cause nelle parti della Toscana, dove v'intervenne con Ge- remia vescovo di Lacea il conte Ildebran- LUCC do di fratello. All'incontro in qualità di duca il March. Adslberto, nel 27 gieg. 83, tornò a presedere nella corte ducale di Lucca in una causa promossa a nome di quella catiedrale. — (Munarowi, e Ban- soccami nelle Opere citate). Che il nominato conte lidebrando nel- 1°857, ed anche diversi anni dopo, eserci- i conte in Lucca, dove i fratello, e dove tene. va la sua più costante residenza il di li amico Adalberto marchese di Toscana, confortano a crederlo due altri documenti di questa stessa città. Il primo è un contratto del g ottobre 863, fatto in Lucca e firmato dal conte Ildebrando figlio del fa Eriprando, ri- sguardante un cambio di beni che la men- sa vescovile lucchese possedeva nelle ma- remme di Roselle, cambiati con altri pos- sessi del conte Ildebrando situati in Val- di-Serchio, e che il contraente medesizzo tilasciò a Geremia, il le ivi si lifica gratia Dei hujas Libane eceleiiae kumilis episcopus germano mee.— Wed. Tscaa p'Oxmone. Verte il secondo contratto intorno ad altri beni, che il vescovo li »9 marzo 863, af- fittà al di lui fratello conte lidebrando, biate con altre della chiesa lacchese si- tuate nelle Maremme. In ‘questo saddetto anno nel è di 20 diage sto, trovavasi pare in Lacea il berto, la di cai annuenza pal fn una delle solite permute di beni spet tanti a una chiesa di Marlia; e nella stes sa città due anni dopo capitò, inviato dal i messo straondi- si, quello stesso che più tardi ritroveremo conte ordinario della città di Siena e del suo contado. Come duca viene il March. Adalberto designato in altra memoria dell’ ato 866 (11 ottobre), e con doppio titolo di cos- bi e di marchese trovasi qualificato in ito celebrato in Lecca li 17 di- cembre dell’anno 871 ; al quale atto fa- rono presenti non solo i vescovi di Leo «a, di Pisa, di Pistoja e di Firenze, ma ancora il conte Zidebrando ed Ubaldo fe il Li LUCcc Adalberto 1 sono celebrati dagl'istorici di quell'età : mentre il March, Adalbere to l'figura per un sempre più crescente pr tere, non che per la sua versatile pol megli affari diplomatici dell Ual coudo personaggio ci richiama a quel con- te Fidebraudo che lo storico Liutprando disse conte assai potente, e che fu custan- teamico ed alleato dei due marchesi Adul- berti; dal quale Ildebrandò trasse la sua origine la casa principesca dei conti Aldo- brendeschi di S. Fiore è li Sovana. Nel terzo personaggio veggo quel Mar- ch. Tenbaldo di legge ripuaria, umia quel valoroso Ubaldo, che Cosimo della Rena segnalò padre del March. Bonifaziodi Spo- leto e Camerino; cioè lo stesso di quello che nell’ 892 alla presenza di tre eserciti regi nci campi di Pavia con la spada fece valere l'onore italiano vilipeso da un’ i solente soldato tedesco (Lurtraanor, Z/i- stor. Lib. I. cap. 9.) In una parola dai documenti del scco- ira ragione dal Muratori o dagli Ac- cademici lucchesi nelle Memorie per ser- vire alla storia del ducato di Lucca, si ha iutivo di concludere, cho non solo il Merch. Adalberto I fece in Lucca la sua più ordinaria residenza, ma che egli qua. lificossi senza alcuna distinzione di tem- P9, conte, duca cd anche marchese. Basta per tutti il contratto del 35 apr. dante una delle consuete per- beni spettanti alla chiesa di Donato fuori la porta di Lucca, beni che confinaveno con il prato e le terre della contessa Rotilde conjuz Adalberti comi- tig; ad esaminare l'utilità della quale per- muta .fdalbertus Dux direzit missos suos. Questo docunento giova anche a scuoprirci l'epoca, nella quale il prato di S. Donato, attualmente detto il prato del Circo e comertò per lunga età il e di prato del Marchese. Fra le pergamene inedite pubblicate li corto nelle Memorie lucchesi trovai diploma di Carlomanno spedito in Vero na li 22 nov. dell'877, a favore e ad in stanza del vescovo di Lucca Glicrardo che trovossi presente a quell’atto—Se in com. pagnia del Vesc. si recasse a Verona pres- s0 Carloraauno anche i) conte della citta non è noto. Furono bensì rese note dalla storia le violenze che il marchese Adal- Lucc 827 berto I usò contro il Pont. Giovanni VII per favorire il partito di Carlouauno, al ‘hè nell’anno 878 insieme col suo co- gnato Lamberto duca di Spoleto corse a Kuma con gente armata per indurre quel soumino gerarca a porre la corona impe- riale sul capo del re Carolingio, Il qua. le affronto tirò addossu ai due principi l'eceleziastiche censure, benchè restussero nell'anno dopo assoluti. — In questo mer- zo tempo il March. Adalberto ritor= nato alla sua residenza ordinaria di Luc- ca, dove lo ritroviamo nel nov. dell’anno 878, ed anche nel settembre successivo, insieme col suo potente ainico il conte Il- debrando degli Aldobrandeschi. — Dissi alla sua sede ordinaria di Lucca, mentre lo stesso 1oarchese rnava agche altre città, e forse fia d'allora da lui dipen. deva tutta la Toscana. Tufatti in una del- le consuete permute di beni, fatta nell’ ott, dell’anno 878 da di Pisa, v' intervenne un messo d’ Adal- berto, che in quella carta viene qualifi- calo col semplice titolo di conte, quasi per dirci che un solo conte presedeva, come ua solo duca si tempi dei Longo. ha alle due città e contadi lucchese e pisano. —(Munar. Ant. 2. Aevi T. IMI). Dal sett. dell’879 al giug. dell'881, è quindi da questo mese al maggio dell'an- no 885, mancano istrumenti che diano un qualche cenno del governo di Lucca e del suo reggitore March, Adalberto; ed è ben S. pochissimo ciò che le pergamene super lell’Arch. Arciv. lucchese accennano di lui, del suo figlio e molto meno dei di lui nipoti succeduti quasi a titolo ere ditario nel marchesato della Toscana. Uno fra i più importanti documenti relativi al March, Adalberto 1 è quello della fondazione della Badia dell’ Aulla, rogato in Lucca li 26 maggio dell'884; documento, in cui si nomiuano tre gene- razioni di quella polente prosapia; cioè, il conte Bonifazio e la contessa Berta sua mo- lie, dai quali nacque Adalberio I che eb- fia prime nozze An:suare, ed in secon. da moglie Rotilde » glia di Guido duca i Spoleto, Quest’ ulti 11 ed un altro conte Bonifazio, entrambi di fondazione testè citato. Quando precisamente cessasse di vivere Adalberto 1 non è ben chiarito. Gi LUCC 228 bensì + qualmente fra 1888 e 1889, Adalberto I cominciò a dar saggio della cua torbida politica ; mentre, dopo aver giurato fedellà al re Berengario, ri- bellò la Toscana affidata al suo governo per favorire il re Guido zio della sua se. conda moglie, a di cai sostegno accorse alla testa di 300 corezze anche il roso Ubaido, quello stesso che tre anni dopo ritornò sotto Pavia seguace sem) del re Guido. — (Anosma, Panegirie. rengarii in Rer. Ital. Script. T. Il. P.I.) ne segno indubitato del riportato trionfo sopra Berengario, e della gratitu- dine del re Guido verso il marchese Adel: berto I, paò contarsi un diploma spedito da questo re li 26 maggio 890 dal conta- do di Pavia, ad istanza del March. Adal- berto suo diletto nipote in favore di Za- mobi vescovo di Fiesole. — ed. Fissote. Frattanto andavano di male in peg- gio gli affari del re Berengario, troppo soperchiato da maggiori forze dell'Imp. Guido e dei molti principi suoi fautori. Altro ripiego non svendo, egli si ri. volse al potente Arnolfo re di Alemagna, dal quale, nell’anno 893, ottenne vali. do ajuto, coll’ inviare un'armata sotto il comando di un figlio, il quale s’incami mò a dirittura alla volta di Pavia, dove era postato col nerbo delle sue genti lo stesso Imp. Guido. Fu in questa circostanza , e in mezzo agli sccarapamenti di Pavia, quando il valoroso Ubaldo, non volendo soffrire le invettive di un soldato dell’esereito di Arnolfo contro gl'Italiani, sndò sd in- contrarlo nel campo, e venuto seco a duel- lo, gli trapassò con la lancia il caore. Da questo fatto ardire gl’ Ita- Nani, terrore i Bavaresi, ed il figlio del re Arnolfo, o per pecunia avuta, 0 com” altri vogliono, per richiamo del padre, se ne tornò con le sue tru) in Baviera: cui tenne ben tosto dietro Berengario per supplicare con più efficacia il re Arnolfo di venire egli stesso io Italia a prendere del regno che gli avrebbe rinun. siato. Alla qual risoluzione Arnolfo fa in- dotto dalle istanze eziandio di molti ha ropi italiani con lettere piene di sioni fatte dall'Imp. Guido alla chiesa ro- mana , per cui caldamente lo invitava a rollecitare quelle spedizione. LUCC Boodechè Arnolfo avendo raccolto was formidabile armata, sulla fine dell'anno 893 si mosse verso l'Italia, accompagnato dal suo protetto Berengario. — le prime favorevoli imprese nella Lomber- dia, corsero rchesi d'Italia a solto mettersi al vittorioso re; fra i quali spe- lo- cialmente si contarono Adalberto II mar- chese di Toscana, e Bonifazio suo fratello. E perchè non piacquero ad Arnolfo le indiscrete pretensioni di questi, che vole vano l'investitura di varìi feudi o gover- ni, prima di tutto li fece arrestare, poi liberare, previo giuramento di fedeltà.; comecchè i due fratelli se ne forgisere di là senza far caso della giurata (Munr. 4anol. all'ana. 894.) Gl'istorici lasciaron con tuttociò a desi- derare, se fa per non dispiacere ad Arnolfo, 0 piuttosto per qualche altra ra che fn Lucca al pari che in altre città della Toscana si lasciò di votare il nome e i titoli del re Berengario, dopo morto l'im. per. Guido (dicembre dell'894). Impe rocchè an istramento dell’ archivio Ar civ. Locch., rogato li So nor. di quell'an- no, segna la data cronica: regnante do. mino mostro JPido gratia Dei Imp. 4u- anno imperis ejustertio, pridie Kal. Eiceniri Talia XII e in altro di data posteriore leggesi : 4ano ab Zacermatione Dom. nostri J. Xti 894 post ovito Dai. nostri Fidoni imperatoris anno primo. Edl. januorii , Indit, XIII. Dorò bensì pochi mesi a stare Lucca in siffatta incertezza di regnanti, tosto chè nell'aprile deli’ 595 essa già ricono seeva per sovrano Lamberto , siccome lo dimostra una carta del citato Arch. Arciv. scritta, Regnante Dno. nostro Lamberto Dei Imp. Aug. anno imperii ejus 10, quinto idas a Indit. XIII. stessa nota leggesi tra menti lucchesi posteriori all'aprile dell 895, mentre quelli del più volte citato archivio arcivescovile, all'anno 896, non banno data cronaca di alcun regnante, no- tandovisi solamente quella dell'Era vol. gare. (Aemor. Luoch. T. V. P. II.) Ciò starebbe in armonia con la istoria del tempo, la quale ne insegna, che il re Arnolfo stimolato da nuove € calde istanze del papa Formoso, nel seitembre dell'on no 895 s’incamminò per la secnada volta com numeroso esercito nell' alta Italia, cho LUCC presto soggiogò; in modo tale che, nel di- cembre dell'anno medesimo, con una grossa divisione varcando l'Appennino di Pontremoli egli recavasi in Toscana, dove attendeva il March. Adalberto Il per de- gnamente festeggiarlo, non a Luni, ma nella città di Lucca, dove Arnolfo celebrò il S. Natale. (Munar. Aanal.all'ann. 895.) Mentre però questo monarca con parte del suo esercito svernava in Toscana, egli ebbe sentore che il marchese Adalberto II, forse mal soddisfatto del procedere del re bavaro, segretamente si maneggiava con Berengario per ribellarsi contro esso lui; sicchè Aruolfo avviatosi a Roma, dopo essere stato dal Pont. Forinoso incoronato imperatore, se ne ritornò in Germania, la- i di risorgere Infatti da un documento daio alla luce nel T. V. P. IL delle Memorie lucchesi, si conosce, che sul finire dell'anno 896 l'autorità dell'Imp. Lamberto era nuova- mente riconosciuta iu Lucca, siccome lo doveva essere per tutta la marca, e segna» tamente in Firenze. Realmeute in quest’ ultima cità, nel 4 marzo dell'897, fu le- muto au placito da Amedeo coute del S. pa- lazzo, in qualità di messo sirsurdinario, inviato dall'imperatore Lamberto in To- scava, dove sedè cul giudice imperiale il March. Adalberto I. È lucchesi, solamente l'epoca dell'Era volgare, tacen- do il nome e gli auni del sovrano che al lora dominava ia Iulia. Alla primuvera dell’anno 88, per isti- qazione della principessa Berta figlia del defunto Lottario re della Lorena, il di lei marito Adalberto Il wraò ad alicnarsi dall'augusto Lamberto; per modo che egli con il suo amico coute Ildebrando, dopo aver ragunalo per la Toscana un esercito tumaltuarios'incamminarono insieme per Pontremoli e munte Bardunie fino a Borgo S. Dounino Intanto avvertito di questa mossa l'Imp. con una muno di genie a cavallo venne da Marengo incontro ai ribelli, i quali al primo impeio si dispersero cou la fuga vi LUCC s29 del conte Ildebrando, e la prigionia del dalberto, C} e conseguì che, priora del set- tembre dell'848, Lamberto toruò ad esse- re riconosciuto imperatore în Lucca e nel- la Toscana, siccome lo dimostrano le note cronologiche tedrale lucchese, sot. senza dire degli di settembre dell’auno 898, celebrai la stessa ciltà o nel suo territorio, atti portano tulti la nota cronica: Ze- gnante Dorno nostro Lamberto gr. Dei Imperatore Augusto,anno regni ejus sep- timo,— Simili avvertenze giovano a con- fermare, che realmente al principio di ot- tobre dell'898 dovè accadere il caso fune- ato che tolse di vita il giovine imperatore. Tale inaspettato accidente fece risorge- re la fortuna del re Bereugario suo emulo, il di 13 agosto 897, ri, dal marzo alla fine città della Toscana prestarono a Bereuga- rio obbedienza ed omaggio. Il primo fra gl’istrumenti ti alla luce, con il nome di Berengario segha l’anno XII del suo regno, € porta la data del 24 oltobre dell'8g9, nella città di Pavia, dove quel sovrano liberò dalla lucchesi da- March. Adalberto, per riu- viarlo «l suo pristino governo della mar- ca di Toscana. Che realmente questa provincia di buon ora si assoggellasse, e ricouoscesse in Bu- rengario il suo monarca, ne fanno piena fede i documenti lucchesi comparsi recen- temente alla luce; dai quali si ha pure iudizio che, nel novembre dello stesso anno, il March. Adalberto H era tornato alla sua residenza di Lucca. provare tutta la loro rabbia c furore ad un esercito numerosissimo comandato dal re Berengario; l'altra fu la comparsa di quà dalle Alpi di un'armata di Provenca- lì e Borgogaoni condotta da Lodovico IMI figlio di Bosone re di Provenza; il quale. per bruglio di alcuni magnati ilali, la fazione dei due estinti imperatori, due Lamberto, fu invilto a calare in Lom 10j 850 LUcC bardia, comecchè dovesse egli tosto rivali- care le Alpi per esser corso a combatterlo ov forze molto maggiori il re Berengario assistito eziandio dal March. Adalberto. Furvi anche chi scrisse, esser nato seguito di ciò qualche dissapore fra rengario ed Adalberin ; sicchè questi instigazione specialmente dell’ ambiti sissima sua moglie Berta, movesse desi- derio in altri princi di nuovo Lodovico di Borgogna e unire in comune le forze e manneggi, per assi- sterlo alla coni o Comunque sin è tornò a ripassare di quà dalle Alpi, e già nell’ ottobre dell'anno goo egli era signo- re della capitale di Lombordia. Fa costà in uma gran dieta di vescovi, di marchesi, di conti e notabili del regno, quando sd istanza di Adalberto illustre marchese del- pida la Toscana il muovo re d° Italia concedà un privilegio a Pietro vescoro di Arezzo, con la data del ra otiebre sano primo del suo regno. Hl qual privilegio venne poi dallo stesso monarca riconfermato 2 marzo dell'anno successi vo (901) davan- ti al Post Benedetto IV in Roms, dove Lodovico erasi recato a ricevere la coro- ne imperiale. Accadde bilmente al ritorno dall’ alma città, allorchè l'Imp, Lodotice HI, si trasferì com tutta la sue corte a Lucca. Tale fa la magnificenza e lo sfarzo, di cai in la circostanza il rieco marche se Adal volle far mostre, che l'Impe- ratore dovè prerompere in non equivo che perele di sorprese, quasi dicendo: che cotesto signore in nulla codeva a un se, toltone il nome. ° Ciò bastò ad Adalbarto e all’ accortis- sima sua donna per combiare nuovamen- te bandiera, e rivolgere più benigni il loro stimo verse l'ahbattato Berengario, col fine di ajutarlo a scneciere d’Italia il rè cmnale. nom dicesse la storia in qual tempo preciso ciò socadeva, teramo. negli Con chivii scritture sufficienti a indicarci che l’anno 903 era tornata a riconoscere in sotrano quello stesso Berengario che fu poi dal March. Arlalberto, nel giorno 10 nov, dell’anno 915, accolto im una sua illa suburbana di Lucca, memtre nell Aggi Ò Si storie dì Laitprando LUCC amno XXVIIL® del suo regno quel re pes sava di Toscana per recarsi a Roma a prendere dal Pont. Giovanni X la corea ) titolo d'imperatore. Intorno a questo tempo alcuni scrittori pongono un sito di donazione, col quale il March. Adalberto II, per rimedio dell’ anima sua, rilasciò a favore della catte drale lucchese le decime di 5 corti che egli ra in Lucce, a Brancoli, in Gar) , & Pescia e nel Borgo $. Genesio. Comecchè non si sa) con sicerezza L'anno della morte del Murch. Adalberto II, la quale da molti per congettura fu fissata all'anno 917, è certo per altro ch'egli mancò di vita in Lecca il mese di settem bre: « in sertodecimo septembre notante oalendas ». Così almeno leggesi in una la- li in quella cattedrale contenen- te un lungo elogio di quel marchese, per quanto egli forse stato frequenti volle ten rore dei papi, degl' itaperatori e dei re si ehe an scorretto delle dato appiglio a molti scrittori per parlare di questo rio chissimo principe anche coa più discre- dito di quel che voleva la verità; e ciò aver confaso il March. Adalberto di 'escuna con il March. Alberico di Roma stantechè queste e non quello maritemi alla famom Marozia patrizia romana. — (Munar. dani. ad enno 813.— Rusa De' Merch. di Toscana). Se la morte del March. Adalberto SI non fu tento presto investito nel ge- verno di Lucca e della Toscana il March. Geido con la di lui madre dachessa Berta, «id accadde probebilmente per trovarsi ea- trambi arrestati în Mantova d'ordine del re Berengario. Ma non potetlo contesto se- vrano cavare dalle mani dei mimistri fo deli all'accortissima duchessa le città e i popoli della Toscana, duvè finalmente ri- colversi a rimettore madre e figlio in li hertà col rinviarti in Toscana per gover- neri a nome di Bereegario, e nom giù del re Rodolfo sopraggianto di Borgogna. Imperocchè sebbene questi con'T' gio di varii principi avesse cosciato Milno e da Pavia il vecchio Auguste, fa- cendosi ricenoscere per re è’ liufia (nono 921), el'istromenti lucchesi ne accerieno, che il duce Guide nel nese di marso del 924 risiedeva in Lunnce, dove egli gover LUCC nava a nome dell' imperatore Berengario, cioò nel mese medesimo, in cui un ingrato traditore a Verona barbaramente trafig- geva il Nestore degl’imperatori itali Fa compienta dui più la morte di così buon principe, sicchè negli atti pubblici di Lucca e di altri luoghi della Toscana, dal marzo dlel 924 fino al settembre del 937, riguardavasi come vacante il regno d'Italia. E sebbene Rodolfo credesse di vere în pugno questo regno, egli non do- vera oramai ignorare che aspirara a sa- lire sullo stesso trono un figlio del pri- mo letto della duchessa Berta vedova del March. Adalberto II. Però questa donna dopo sessantatrè anni di clamorose vicen- de, nel di 8 marzo del 925, mancò alla vita in Lucca, dove fa sepolta presso le ossa del marito nella cattedrale con un epitaffio che onora quella duchessa dei titoli di benigna e pia con molte altre pompose, e adulatorie attribuzioni. Era in questo mezzo tempo restata ve- dova per la morte di Adalberto marchese d'Ivrea la di lui consorte Ermengarda, fi- glia del fa A.talberto il Ricco, e di Berta duchessa di Toscana , la sorella in conse- quenza del marchese Guido. Ella dunque non meno intrigante, uè meno ardita dei tuoi genitori, prevalendosi dell'assenza del re Rodolfo dall'Italia, seppe far tanto che, entrata în Pavia, sollevò contro quel monarca Lutta la Lombardia perquindi go- veruare il regnoa suo arbitrio. Per la qual coss accorso Rodolfo dalla Borgogna, ed as- sedi; ja Ermengarda, questa seppe <0 seducenti lusinghe chiama: se Ro- dolfo e staccarlo dalle sue genti in guisa che, sbandatosi l’esercito, fu liberata dall assedio la città. Laonde sdegnati di tanta leggerezza del re borgognoue, i principi i, ad insinuazione di papa Gio. X, nell ‘anno 926 elessero in re d'Italia Ugo duca di Provenza fratello della stessa don- na Ermengarda e di Guido marchese di Toscana. Partì bentosto Ugo dalle coste della Francia per la Toscana, e nell estate del 926 approdò insieme col fratello Bosone a Pisa, 0 piuttosto al Porto-pisano, dove il March. Guido attendeva il fratello uteri- no eletto re. Appena si seppe il di lui ar- rivoin Italia, accorsero da Roma e da mol- tealtre parti della penisola ambasciatori, principi e magnati a Pisa; la quale città LUCC 831 pare che anche allora avvicendasse cou Lucca la sede dei duchi di Toscana; don- dechè Luitprando scrittore quasi contem- poraneo qualificò Pisa, Tusciae provinciae caput. — (Lurrer. Histor. Lib. NI c. 5). La prima scrittura pubblica, trovata in Lucca con l'intitolazione del testè no- minato re d’Italia, è un contratto del 3 settembre dell’anno primo del regno di Ugo, indizione XV: vale a dire dell’ era volgare, anno 926—-Immediatamente do- po la suddetta epoca gli atti pubblici lue- chesi e dell'intiera Toscana portarono la nota dello stesso regnante, a nome del qua- le continuò a governare la provini duca Guido figlio di Adalberto Jb sicco- me lo dimostra, tra gli altri, un istramen- to di permuta di beni ecclesiastici, pre- via la disamina dei messi di quel duca. Il qualeistrumento di permuta fu rogato in Lucca il di primo di gennajo del 928, nell’ anno secondo del regno di Ugo : ipsa die Kalend. Januarii, Indictione prima.—Ma nell'anno medesimo 928 il marchese Gui. do dovè allontanarsi da Lucca e dal verno della Toscana per recarsi in Roma a operare inique cose insieme con la pre- potente donna Marozia, dopo essersi unito a lei în matrimonio. Imperocchè entram- bi, nel 928, uvendo segretamente armato una mato di sgherri, penetrarono nel pa- lazzo del Laterano per trucidare sugli oc- chi del Pont. Giovanni il di lui fratello; e fu allora, quando per colmo le genti di Gaio posero le mani addosso e cacciarono în un’oscura prigione a fini- re in brevi giorni una vita agitata il ge. rarca della chiesa apostolica romana. È ignoto se, dopo tante abominevoli azioni, Guido tornasse a Lucca e al suo marchesato, come pure resta a sapere l'an- no preciso, în cui egli tessò di vivere, poi- chè nulla dicono su di ciò li scrittori del tempo, e în alcuna memoria, ch'io sap- pia, tra quelle finora venute alla luce, ydopo il 928 si fà di quel marchese menzione. Si crede da multi che al March. Guido * succedesse nel goterno di Lucca e nel du- cato di Toscana il suo fratello Lamberto, i sn di ciò non presentano do- cumenti fuori di quanto raccontò nella sua il pavese Luitprando ( Lib. III cap. 13) che descrisse in Lamberio un uomo bellicoso capace di gran fatti, e una spina i occhi del re Ugo, che temeva in lui LUCC un possibile rivale alla corona d'Italia, mentre dall'altro canto il fratello Bosone ardentemente anelava rimpiazzario nel governo della Toscana. Arrage a ciò che il re Ugo, essendosi deciso di sposare la principessa Marozia fue, se non di più mai ca ere rado e verso di levar di mezzo l'im. pedimento «ella pareutela col mezzo di una calunnia sparsa a disonore di sua ma- dre. Andossi perianto vociferando, che Beria giù duchessa di Toscana non aveva avuto dal marchese Adalberto II alcun figliuol», e che i tre fratelli, Guido, Lam- berio ed Ermengarda, erano tutti figli di altre donne, finti da Berta di averli essa rtoriti , onde potere continuare anche morto il marito la utorità sulla To- scana. Poco dopo essersi sparsa per la corle le ciarla, il re Ugo intimò ò al di Lambertoche non ardisse di appellarsi più suo fratello. Allora quel duca, trovandosi colpito nell'ouore, non meno che diffaraa in quello dei genitori, fece sapere al re di esser pronto a provare con la spada che, tanto Lamberto come Ugo, erano stati par- toriti da una medesima madre. Destinato dal sovrano il suo campione, si venne alla prova dell'onore coll’accettato duello; nel quale Lamberto restò vincitore. Ma non per questo cessò la persecuzione regia con- tro il March. di Toscana: fino a che Ugo, ‘adiato fratellastro, fece aocecarlo, e cacciarlo dil suo governo per ei rca 120 anui senza intervallo sul- la provincia della Toscana, Lucca dorè accogliere un principe di Provenza. Del dominio peraltro di Lamberto nella sud. detta città, o in altri luoghi di Toscana, non esistono, ripeto, documenti che gio- vino a confermare quanto fu scritto su ta- le rapporto dallo storico Luitpraudo. Si trova bensì un primo indizio del du- ca Bosone, eletto marchese della Toscana, in un diplomx dato in Lucca nel di pri mo di luglio dell’anno 933, indizione Vi col quale il.re Ugo ad istanza del March. Bosone donò al capitolo della cattedrale di S.Martiuo lu corte di Massarosa, quel- Ia possessione, cioè, che fu ili proprietà della duchessa Berta loro madre. Il quale Bosone troviamo insieme col LUCC fratello monarca in altre parti della To- scana, e precisamente nel gennajo dello stesso anno 933 in Arezzo, dove il re Ugo, per ad alle istanze del sc0 fratello Bosone, inclito marchese, confermò ai ca- nonici della cattedrale aretina i beni la- cessori il titolo di marchese promiscua. mente a quello di daca, siccome da allri istrumenti lucchesi degli anni 935 e 936 apparisce. Quello del 16 settembre 936 è per avventura l’altimo documento che fuccia fede della presenza e del dominio del marchese Bosone in Lucca ; conciossiachè dopo il settembre di detto anno accade un'atto di soperchieria del re Ugo coutro il già ben amato fratello. Aveva questi ner moglie Willa, nata da nobile famiglia di Borgogna, la quale partorì a Bosone quattro femmine senza maschi. Pervenne all'orecchio del re Ugo, che Bosone, ad isti- gazione della moglie, macchinasse contro di lui delle novità. Trovò bene Ugo la ma- niera di far imprigionare il March. di To- scana, e di spogliare i due conjugi delle accumulate ricchezze, ordinando che la moglie di Bosone fosse ricondotta in Bor- gogna. (Lurrenano. Mist, Lib. IV, c. 5.— Fazvoato. Chron. ed ann. 936). Dopo la cadnta di Bosone mancano per molti anni i nomi dei governatori che ressero la Toscana. Esisiouo, è vero, negli ‘lucchesi e pisani due carte con. iudicati dei re Ugo € Lottario, i quelle due città. Dai quali documeuti s'intende, che il March. Uber to figliuolo spurio del re Ugo, era in quel tempo duca della Toscana, e conte del sa- ero paluzzo; e quasi fosse poco tanto onore egli dal monarca padre fa due anni dopo innalzato al governo della marca di Spo- leto e di Camerino. Peraltro all'anno 944 la sorte sembra che cominciasse u distaccarsi dal re Ugo, reso ormai odioso a tutte le classi della na- zione; e già Berengario marchese d' Ivrea wipote dell’ Imperatore di questo nome, sospirato dall'universale, con poche ti pe era calato dal Tirolo in Italia (anno 945) acclamato e festerolmente accolto qual liberatore da molle città della Ve- nezia e ili Lomba Questa repentina metazione di cose in- LUGC fici pon poco sulla fortuna del March. Uberto figlio del re Ugo, tostochè intoruo al 946 troviamo investito del ducato di Spoleto e di Camerino un Bonifuzio che fu figlio del March. Teobaldo o Ubaldo, ché Cosimo della Rena ebbe ragione di eredere lo stesso personaggio di quel va- loroso Ubaldo amico del March. Adalber- tol, più di ana volta da noi qui sopra agli anni 871, e 893 rammentato. Nel 947 il re Ugo tormossene in Pro- venza dopo aver raccomandato il re Lot- tario suo figlio alla fede dell' acclamato Berengario, che in lui qualche altro tem- po consersò la dignità insieme con la Potestà regia. Infatti Lottario era in Luc- «a nel 5 luglio del 948, nel qual giorno ad istanza del conte Aledramo egli firmò uo privilegio a favore di un suo fedele. (Moroni Annal, all'anno 948). È ignoto in quale città il conse Ale dramo governasse, se nella marca di To- scana, 0 seppure egli era un personaggio medesimo di quello che fu poi marchese in Piemonte, nato dal conte Guglielmo e da Gelberga figlia dello stesso re Beren- gario, personaggio che tiensi per il pro- genitore dei marchesi di Monferrato. Sì trovano bensì nell'archivio Arciv. lacchese altre pergamene, dalle quali si apprende, che il re Lottario nel marzo del g50, e forse fintantochè egli visse (nov. dello stesso anno), contiuuò a essere rico- nosciuto in Lacca per.il legilîmo sovrano. Poco dopo (15 dic. 950) fu coronato in Pavia come re d'Italia Berengario IT insieme col figliuolo Adalberto e con Wil- la di lui madre nata da quel Bosone che fu March. di Toscana, Se il March. Uberto riavesse il governo della Toscana in nome dei nuovi due re, non ci si offrono memorie da poterlo as- serire; bensì da utt istrumento di vendita di beni posti a Pozzevoli ea Porcari, fatta dal March. Uberto a favore del nobile Teudimundo figlio dì Fraolmo, si com- prende, che nel 3 maggio del 942 în Luc- «a non sì riconosceva ancora l'autorità dei due sovrani novelli, e neppur quella del re Ottone, che era di corto disceso la prima volta in [tal iacchè l’istrumento porta unicamente la data dell' Era volga- re.— Che anzi in quel documento’ no- minandosi Uberto col semplice titolo di Marchio filio bonae memoriae domni U. Lucc 833 goni regi, senza specificare di qual mare ca egli fosse duca, ciò indurrebbe a far credere che il March. Uberto si fosse ri- tirato dal governo di Lucca e della To- scana. Molto meno vien fatta parola di lui in tutto il tempo che regnarono Ber gario II e Adalberto, sotto il cui dominio alcuni credettero che signoreggiasse per , per poco, avvegnachè il conte Al- bert'Azzo fu quegli che ben presto si tirò addosso l’odio di Berengario, specialmen- te dopo che il re fu chi: avere il C. Al- bert’ Azzo ricovrata nella sua rocca di Ca- nossa Adelaide restata vedova in fresca età del re Lottario, e dallo stesso conte of- ferta al grande Ottone, che sulla fine del 951 la sposò in Pavia. Nè corse molto tem- po dacchè Berengario II, dopo il ritorno di Ottone in Sassonia, saputo che la regina Adelaide era in Canosa, si portò con un esercito all’assedio di quella rocca, în cui Albert’ Azzo per tre anni e mezzo si tenne saldo, finchè nel 956 accadde la sua libe- razione mercè di un esercito inviato di Germania dal re Ottone. Non ba la storia nostra autore alcono, nè comparvero finora alla luce scritture, dalle quali possa ricavarsi chi fossero î marchesi, che dal 951 al 960 dominarono Lucca. Perciocchè del March. Uberto, fi- gliuolo spurio del re Ugo, non se ne parla più dopo il meggio del 952, almeno nelle carte sincronerlacchesi. Infatti in un istramento dell’Arch. Ar- civesc. di Lucca dell'11 gen. glio, sopra una rinunzia fatta in mano del Vese. Cor- rado du Teuderada vecchia badessa del Mon. di S. Salvatore di Lucca, adesso di S. Giustina, a favore della monaca Gri- ma eletta in sua vece a) governo di quell’ asceterio , si dichiara fatto quel rogito in Lucea, regnando Berengario e Adal. berto, senza accennarsi l'intervento d' cun duca, marchese o .conte speciale di questa città. Il più che è da dire intorno si gover. matori di Toscana durante il regno Berengario II e del suo figlio, sarebbe di rammentare un diploma, dato in Verona nel 30 maggio g6r,a favore dell’abbudia di Vangadizza, per le premure fatte ai due re, da Ugo marchese di Toscana, cioè, interventu ac petitione Ugonis marchio 834 LUCC mis Thusciae nostri dilectissimi fidelis. Dal che venghiamo a scuoprire, non solo che il March. Uberto non risiedeva più in Toscana, ma che gli era sueceduto un March, Ugo dal Muratori tenuto per il gran conte Ugo figliuolo dello stesso Uber- to, quando il Rena aveva opinato, che qui si trattava di un personaggio affatto di- verso e forse a parere mio, del March. Ugo di legge ripuaria autore dei marchesi di Petrella, di Sorbello e del Monte S. Maria. Loca sorro 1 ae Sassoni = Svevi Stava sempre a cuore del re Ottone, dopo la sua prima discesa in Italia (an- no 951), di tornarvi con maggiori forze e con più stabilità, richiesto ed anche stimo- lato dalle ripetute istanze dei principi Iaicali ed ecclesiastici, che desideravano di avere un sovrano cotanto saggio non solamente re d’Italia, ma anche di ve- derlo Augusto, essendo l'imperio vacante sino dalla morte di Bereugario I. Era già stato dalla dieta germanica di- chiarato re d'Alemagna Ottone II, sebbene nella tenera età di sette anni, allorchè il di lui padre nel g61 calò per la valle di Trento coll’ esercito sui Lombardia, dove fu ben accolto dall’universale, e în Milauo proclamato re d'Italia. Recatosi quindi Ottone I a Roma, fra gli applausi del popolo con gran solennità nel di a febbr. dell'anno 962 fu dal Pont. Gioran- mi XII incoronato Imperatore Augusto. Reduce di lì in Toscana e in Lombar- dia, egli trovi i 13 marzo dello stesso anno in Lucca; nel qual giorno spedì due diplomi, uno a favore di Uberto vescovo di Parma, che lo dichiarò conte, ossia go- vernatore di quella città, l'altro ai cano. mici della cattedrale lucchese, cui confer- imò le donazioni delle corti lasciate loro da Ugo e Lotario. Un terzo privilegio a favore della badessa Grima e delle sue monache in S. Giustina di Lucca lo stesso Aogosto compartì nel ag luglio dell’an- no 964 all’occasione di un secondo suo ritorno ds Roma in quella medesima città. Anche nel 3 agosto dell’anno stesso 964 Ottone I continuava a stare in Lucca, tostochè porta la data di esso giorno un di- ploma compartitoa! Mon.del Moute-Amia- ta. —(Anca. Dirt. Fioa. Carte della Ba- dia Amiatina). Oltre i documenti qui sopra accennati LUCC e quelli citati dal Rena e dai Fiorentini non trovo altre uotizie della condizione civile di Lucca sotto il regno dei due pri- mi Ottoni, nè di alcan'altro dei suoi go- eccetto il gran conte Ugo figliuo- lo del March. Oberto salico e della còn- — Non sto a dire di un pla- cito dato in Lucca nel 964 dal March. Oberto conte del S. palazzo, sotto i due primi Ououi, trattandosi qui di an giu- giustizia ai reclami che all' Imperatore presentavansi nelle varie parti dell'Italia. Il gran conte Ugo pertanto dovè go- vernare, finchè visse, la marca di Toscana oltre quella dell'Umbria, e fare di Lucca la sede principale. Infatti abitava in que- sta città la di lui madre quando essa, nel dì 8 luglio del 969, acquistò da un tal Zanobi la chiesa di S, Stefano in Firenze con case e terre annesse,situate nel luogo stesso dove quella pia donna fondò la ba- dia fiorentina. Troviamo lo stesso March. Ugo, nell'aprile del 970, e di nuovo nel marzo del 971, ad esercitare atli gover nativi in Lucca, dove diede solennissime prove del suo polere, non solamente sopra la città ma sopra tutta la Toscana. Ap- pella infatti ad una delle principali pre rogative riservate ai regnauti quella per la quale il March. Ugo fece battere nella zecca di Lucca moneta in nome proprio. Tali sono appunto quei due denari di ar- fento illustrati dal cav. San-Quintino, uno dei quali porta il monogramma di Ugo, e nel giro Marchio, mentre uel ro. vescio sono le lettere di Zuca con la parola in giro, Civitate. Nell' altro denaro sta il nome di Ugo in mezzo e nel contorno Dur Tuscii; nella faccia opposta la parola Ze- ca e intorno il nome della consorte di Ugo, cioè: Dux Judita, — (Atti dell de cademia di Lucca T. I.). In realtà il marchese Ugo figurò sopra ogni altro principe italiano alla corte ima- periale, tanto durante il regno di Ot ne IT, quanto sotto la reggenza e la norità di Ottone III. Dopo la morte accaduta în Sassonia, nel iugno del gg1, dell'imperatrice madre del terzo Ottone, è credibile che il mar- Lucc chese Ugo tornasse da quella corte al go- verno delle sue provincie in Italia, to- stochè nell’anno 993 Ottone HIT mandò ordine al gran conte Ugo di mettere in- sieme un esercito per condurlo, come fece, a punire i ribelli e gli assassini di Lan- dolfo principe di Capua. Di li reduce in Toscana, troviamo nel- l'aprile del gg5 lo stesso March. in Lucca, eqvivi firmò un atto di donazione da esso fatta alla badia di Firenze fondata dalla C. Willa defunta sna madre. Ma sulla fi. ne dell'anno medesimo egli passava dal. la maremma di Orbetello, dove nel luogo per ricevervi e onorare l'Irp. Ottove III redace da Roma; e fu nella villa di Vico poco lungi dalla stesta città, dove quel- l'Augusto a preghiere del gran conte ema. un diploma per confernfre' all'abate . Salvatore a Sesto, fra le altre cose, il castello della Verruca che quel prin- cipe aveva rinunziato al suddette mons- stero. Nuovamente nella villa di Marlia, fral': e il settembre dei 996, Otto. ne II] fa festeggiato dal suo dilettissimo marchese, e ciò dopo avere lo stesso to- parce lasciato in Poggibonsi un' insigne testimonianza della sua pietà verso l'or- dine monastico con una vistosissima do- tazione all’abbadia da esso fondata nel poggio di Martari ( Poggiboasi ). 1 docamenti posteriori al 998 danno a conoscere, che il March. Ugo continnò fino all’altima ora a fare la sua corte ad Otto- Tale ce lo mostrano due privilegii Ù i dato in Roma ottobre del 999, e l’altro in Bologna settembre del roor . Con l’ultimo di Ufo, donò a un di Iui vassallo una pos. sessione del patrimonio regio situsta mella villa di Rigoli del territorio pisano. (Ca- mict, dei Duchi di Toscana T. L) TI privilegio ora citato sembra por av- vontara l’ultimo relativo agli affari del i del conte Alberto, che può dii Lucc 835 marchese Ugo in Toscena, Infatti egli mel novembre del 1001 corteggia va l'augu- sto sovrano a Bologna e a Ravenna; quin- di nell'ultimo raese dell'anno essendosi egli recato insieme con l'imperatore a Roma, insorse costà una rivoluzione, nel- la quale tnolti cortigiani, e probabilmen- te lo stesso March. Ugo, per salvare Au- gusto furond fatti prigionieri o rimasero dai rivoltosi tracidati. Accaduta la morte eziandio il marchese Arduino Ui da questo re d' Italia fa spedito in Pavia, li 20 agosto reo, ua privilegio a favore del monastero di S. Giustina, già di S. Salvatore di Lucca. Sennonchè due anni dopo il Ino chese e lo altre città della Toscana , cam- + biando consiglio, risolvettero di ricono. scere în legittimo re d'Italia Arrigo di Sassonia, detto il Santo, che fa primo re e secondo imperatore di questo nome. Quindi è che a mome del popolo toscano, nel mese di luglio del 1004, tazione recosti in Lombardia a prestare ubbidienza al monarca alemanno; lo che parve al Maratori indizio non dubbie, che allora la provincia della Toscana fosse seo- govername. Realmente a quest’: gli annali riportano an fatto d'armi com- battuto fra i Lucchesi e i Pisani poco lungi da Ripafratta, fatto che per avven- tera può designarsi per il prime embrio- ne di due nascenti repabbliche e di due città che rimasero per tanti secoli ri Se per altro la città di Lucca restò qual- che acno priva del suo governatore, son è per questo che alla maggior parte dei Toscani mancasse il suo bassà. Tale ci sembra ra; tato dall'istoria quel March. Booifazio di legge ripuaria figlio iù remoto dei conti Alberti di Mangona. feniva ad essere cotesto Bonifazio, per rie della contessa Willa , nipote del di i marito, il March. Ugo, talché, 0 fosse astio e mal animo ceniro ‘il defuuto zio, © che i beni da quen'altimo alla badia di fibonsi denati, appartencssere alla di lei moglie; sorella del C. Alberto e figlia 836 Lucc di Boaifezio March. di Spoleto, cosicchè vi fosse ragione di riguardarli come beni al- Jodiali della casa dei conti Alberti (la quale eostà ne'contorni di Poggibonsi e per tutta la Val-d'Elsa ebbe e mantenne per molto tempo estesa signoria ); fatto è, che dopo entrato al governo della Toscana il March. Bonifazio, questi spogliò la badia di Pog- gibonsi d'ogni sostanza, costringendo i monaci ed il loro venerando abate Bono nio ad abbandonare quel claustro. —(Ax- satiCamazo. T.I. act Opera citata). Le quali violenze contro i claustrali del Poggio-Martari doverano tre anni do- po essere cessate, seppure un'azione em- pia con un'azione pia mon si voleva con- temporaneamente offuscare oppure conì trappesare; iostochè nel settembre dell’an- no 1004 troviamo lo stesso March. Boni- fazio nella montagna pistojese, per con- cedere in dono ai monaci di S. Salvatore di pertinenza, situate in toja. — Ped. Bacaro. un' altra donazione fatta, li 1» sgosto 1009, nel castello di Pianoro nel territorio bolognese dal marchese me- desimo alla badia fondata in Firenze dalla sua zia , alla qual badia egli cedà alcune corti poste nel Chianti e nella Val-d'Elsa; donazione che fa poi confermata dall'Imp. i quando il March. Bo tra i storici non si trovino l'ultimo mar chese per governatore della Toscana, pure per tale ci confortano a crederlo due atti, ii luglio 1008, e di ottobre 1014, esercitati alla presenza di due gastaldi del March. prenomivato. (Camec1. Oper. cit.) Che più im una scrittura contemporanea apparle- muta alla badia di Poggibonsi, quindi alle monache del Paradiso in Pian di Ripoli, ora nell’Arch. Dipl. Fior. si legge, HA. tuo Ugo Marchio, cum Bonifatius filius Alberti factus esset Marchio, et monaste- rium, quod Ugo eedificaverat, devastaret, venit Marturi, ete. Comunque sembra cerio però che, dal 1002 sino almeno al 1016, in Lucca non fore riconoscisto per cupo del go- verno alcun marchese o duca di Toscana, mentre, nè il marchese Bonifazio di legge ripuaria, vé un marchese Adalberto di ori- cine , che in Lueca nel 1uos, LUCC enel suo contado nel 1011 alienò dei be- ni avili, nessano di questi due signori sembra avere esercitato mai alcun domi- nio nella città e contado di lacchese. Ve lo esercitò bensì il March. Ranieri figlio del conte Guido, progenitore dei marchesi del Monte S. Maria e di Sorbel- lo, nominato da S. Pier Damiano; il qua- Ne Ranieri sino dal 1014 figurava in qua lità di marchese di Toscana; e come tale in nome dell’ Imp. Arrigo II, nell'ottobre del 1016, celebrò in Arezzo un placito sr sistito da Ugo conte della città, Acinerius Morchio et Duz Tuscanus. i storici agli anni 1026 e 1027, il qua- le risiedeva in Lucca nel tempo in cui quasi tutta l'alta Italia, eccetto la To scana, si era sottomessa ali’ impero del re Corrado.— Infatti fu nell’iaverno dell’ anno 1026, mentre questo re si avanzava dal Piemonte verso Roma per sottomette re strada facendo i Toscani, ed il ribelle March. Ranieri che in Loca erasi forti- ficato, fu allora quando i Lucchesi col loro governatore, agosto 1370) di 16 cittadini, cui fu dato il meme di conservatori della pub Blica sicuressa , ridotti più tardi (18 et- tobre 1375) al nemero di 12 cee titolo di consernateri della libertà; ‘ngn di TRICITZ tuta cl, cecpilevaasipli e: tuti del 1372, nel cni preemio fa ram- mentato quello dae dai Pisani mel 1342, come il fretto della tiramaide, e perciò incompatibile col nuovo ordine di cose. Infatti le statuto Incchese del 1373, Lucc qua sicancaddizioni del 1381, 01298 per ta una forma più regelere di sia de Bagimine; pennone val codice e procedura criminale; il terso appartiene al gius privato e alla proce dura civile; od il quarto tiene luogo de' statuti delle diverse curie di sopra ram mentate ; le quali curie di tribunali spe ciali per tal effetto cessarono dalle loro funzioni. Oît: uattro libri qui ram mentati, sonovi le aggiunte degli anni 1382 e 1393, e quelle dell'ultimo anne del secolo XIV, state dal senato lucchese ordinate. Però l'erudito Sig. Girolamo ista di Stato, è sui libri delle rifer magioni delle repabblice, che lo estate Si, fierimine redatto valla fine del secele XIV, appena messo în gato oa provvisione dei 1 iter re tigiani, i del Poggio, © tatti gli minelli; ia guise che più d'uno per velta di quelle carte non poteva esere eletto suziazo , e ogni due enni solamente une per aguazione, fra le famiglie designate, gonfaloniere. pompa lico si era sistemato il governo dopo la sua liberetione dai Pisani. Cotesti provvedimenti però, nolle serie degli anni che soscedettero non ebbero quel felice successo che sembrave doverne conseguire; sia por le che, nel 1371 e 1373, alflissero la città © il conta do; sia per le militari compagnic di me- sadieri di varie nazioni, le quali isf staromo le Toscana, e, specialmente mel 1380, recarono aggravio semo e rorisa ‘alle stato di Lucca ; sis finarmente per le intestine civili discordie che tehero ala repubblica la quiete desiderata. LuUcc Sono troppo palesi nella istoria luo. Chese per nom ridire tante icione di- scordie che, sal finire del secolo XIV, in special modo si accesero fra alcune fami- i di Lucca; solamente dirò, che dopo replicate agitazioni e congiure terminò la tragica scena con la morte di Bartolommeo Forteguerra e ia di Lax- trarie fazioni, ia mezzo alle quali potè farsi innanzi Paolo Guinigi tantochè, per intrigo e più di tutti del Ser-Cambi, nell' ettobre del 1400, venne gridato per Lao cin capitano . del P Primo pensiero del Guinigi fu quello onorevole re wu ambasciata per notificare il suo esaltamento al duca di Milauo, e cercare la contimuazione della benevolenza di Iui. All’istante Paolo nulla cambiò negli ordini dello stato, lasciando che gli anziani dell’altimo bimestre di quell’anno entrassero in carica, e dimo rando con essi loro in palazzo. Queste mo- do modesto fece di il pri gli contro tentarone di levarlo prodito- riamente dal monde. La trama fu scoperta, me un solo de' congiurati pagò la pena con repatare e facile da op- altri con l'esilio 0 un poco di Ma da cotesto primo tentativo di balìa di essere nominato in signore as- soluto di Lucca. Niuno csando contradir- gli, Paolo diede principio ad wa governo assoluto quasi un mese dopo essere stato acclamato difensore del popolo, coll’ abo- il senato degli anziani ed ogni ce. Hel di comizii consueti ad adunar- si per l'elezione dei collegi; alla man canta delle quali magistratore egli fece supi qualche medo da ua vicario e da un consiglio di state di sua elezione. Comeochè altri passi fatti dal Guini- gi fossero quelli di rimettere in patria nn baoe numero di esali politici median- te lo sborso di una data somma di danaro, € coll'ottenere dal Pont. Benedetto XII 1° assoluzione dalle censure ecclesiastiche che gravavano sui Lucchesi sino dai tem- poro imersi; per lo che alcuni congiurando- poche Luce 859 ri di Castruecio, per cagione di Lodovico | Bavaro: com tatto ciò, conoscendo egli di avere in cass e fuori assai nemici, pen- sò alla propria sicurezza; sicchè, imitando per questo lato il suo antecessore Castruc- cio, ordinò che s'innalzasse con solleci- tudine dentro le mura e a scirocco della città ( dal maggio all'ottobre del 1407, ) ua fortilizio nel quartiere che porta tut- tora il nome di Cittadella. Poco per altro è da dire del governo di Paolo Guinigi, sebbene da assoluto si- guore per 30'anni dominasse nella patria. Imperocchè , qualora si eccettuino le mi- sure prese per provvedere ai casi di care. stia, per incoraggire le prime sorgenti del- la ricchezza nazionale, sia allorchè eseniò per dieci anni dalle liche gravezzo coloro che venivano dall'estero a coltiva. re il suolo lucchese, sia col promuovere ione, per cotesta contrada pre- castagno; sia col purgare il paese dagli eziosi i sia finalmente quando egli proibì l'espatriazione dei la- Vorauti di seta ; sd eccezione di tali e di quel. Io che i politici appel rebbero oggidi del di giusto messo. Dondechè tut! dio consisteva nel cercare per essere amato dai suoi e per non i micarsi i governi esteri, mancando al ti. ranno lucchese la forza per farsi da quelli rispettare. farono encomiatori di un uomo di tal fatta, che loderono fino alle stelle bontà di cuore e le doki Il irono altresì molti che, con- templando il carattere e il governo soste- nuto per un trentennio dat Guinigi, tro. varono il primo debole, di contegno sema- pre sospettoso, in lulli i casì perplesso, costantemente dappoco; e paragonarono il secondo a un lungo sobno Prliterbito da continue paure, le quali finalmente si convertireno per il governante e per i go vermati in mali evidentissimi. Dal suo carteggio epistolare, dal con- tenuto delle sue ambascierie, dalle rispo- ate ai reclami delle varie potenze, risce anche meglio la nullità di queto. surpatore, collocato sul seggio della signo. ria di Lucca più per l'astuzia degli ade. renti; che pei meriti suoi. « Questa debo- Hezza di caratiere ( concludeva lo storico 860 Lucc Mazzarosa) serviva di per se stessà a ren- der molio probabili i sospetti, che i ne- mici destramente s'ii su di lui, col fine di perderlo; ed esso poi venne a confermarli in qualche modo coa La sua avarizia; difetto che infine lo ave. va acciecato. Insocama Paolo Guinigi se- rebbe stato degno di regnare per le qua- «Ha del cuore, ma difettava di quelle del- lo spirito. » Il carattere di Paolo si adattava più che ad altro a intromettersi mediatore in qualche accordo fra principi e che; ed egli ne adempì le parti in v: circostanze. Rammenteroò fra le altre quel- la del 1413, allorchè con soddisfazione delle parti ripianò fra il governo di Ge nova e Firenze ogni difficoltà rapporto all acquisto di Livorno, con usa trattativa conclusa ia Locca nell'anno i Fed. Lavoso. 1 solo da mediatore, ma anche da politico qualche volta il Guinigi volle fi- gurare tra due potenze nemiche. Tale ce lo rappresenta una risposta data alla Si. ii Firease dal vecchio Cosimo dei quale sino dal 20 di maggio del 1423 fa inviato ambasciatore straordina- rio al magnifico Peolo Guinigi Signor di Zucca, per notificargli 1° otite del duca di Milano contre il trattato di pace verso l'Ordelali di Ferh, de' Fio- rentini raccomand: ica ttosto che lasciarsi ag- girare dal duca di Milano. (Ammar. Istor. fior. Lib. XVIIL e ( Ancniv. asta Riroa- mazioni Di Fiaexez.) Finchè un complesso di fortunate cir-' costanze favorì il sistema del giusto mer s0, Gui potè riescire a irarsi d' im- peccio în varie emergenze politiche assai delicate; ma alla lunga è bea difficile ad principe, seppur non è per se stesso fortissimo, lo starsi di mezzo tra due con- tendenti di maggiori forse delle sue, ‘mentre non solo Ron può guadagnare da alcuna perte, ma rischi fortemente di cader vittima di oso dei due rivi alla fine del gioco accadde al Allsrmati i Fiorentini dal vedere Fi- Lippo Maria Visconti , ora sotio uno, ora sello altro pretesto, inviare le sue genti gegnarono spargere dopo LUCC in Romagna, in Lunigiana e impacciarsi assai delle cose di Toscana e di Bologna, i impadronito di Genova, f- malmente la Siguoria si decise alla guer- ti ualche ajato nel tempo che a lui faceva una simi manda il duca milanese. Sulle prime il signor di Locca si schermi con l'una e cou l'altro, ma alla fine stretto dalle i- stanze del Visconti , spedì in di lui soc- coro in Lombardia 700 somini a cavallo sotto la condotta del figlio. Cotesto pro- cedere offese i Fiorentini, lanto più in quanto che, col pretesto di voler essere il riconciliatore fra le doe potenze, Guinigi aveva ricusato l'offerta di un'alleanza of- fensiva. Ciò bastò alla Sigooria di Firen- ze per vendicarsi con Paolo alla prima oc- casione, e questa venne, allorchè nell'apr. del 1428 fu conclusa in Ferrara la pace fri il Visconti e i-Fiorentini , compresi gli aderenti delle parti belligeranti, sen- ta 'però rammentare ignor di Lucca. Nè per questa sola misura impolitica fia da sddebitersi il dominatore di Lucca, mentre altre molle concorsero a perderlo, ura. - Al qual fuoco aggiungevan' esca più essenziali dissapori per conto di confini territoriali; dondechè, ai 15 dicembre del 1429, fu decretata la guerra dalla Si- gnoria e dal popolo di Firenze al gover- no di Lucca, e tosto furono in campagna jura di questa città 16000 no- te Sorentina. — Visio però sollecito a procurare la s1 di Lucca, forse per non aver forze suf- cienti da contraporre in campo aperto, i commissari di guerra fiorentini ordinaro- no i preparativi per i lavori i Aveva incontrato favore l'opinione del celebre architetto Brunelleschi, che spac- ciava per sicura la presa di Lucca, vol. li contro il Serchie; e non ostante mesi a fare un fosso assai Letto del fiume verso la città. Si cercò sn- che di attenere l’acqua nel letto del Ser- chie inferiormente all'imboccatura del fosso per averne in maggior copia nel LUCC giorno destinato all’innondazione della città assediata, Ma i Lucche: iu pratici dei dotti, e «dei forestieri architetti nelle cose di cere, mon erano stati dal cante loro eziosi, con- ciossiachè essi alzarono un arginealla de- stra del fesso ariefatto per salvarsi dall allagamento miviacciato: Nè a questo solo gipero si arrestaroao, fema, che dopo terminati dagli sssedianti gle argini libertà. del cansie, e questo essendosi pieno d'ac.! qua pr scaricarla ria in vere opportuno scopra la “Botte gli asse- diati, esci buon nemero da Lucca, - reppero l'argine alla sinistra del fosso, in gisa che.l'acqua, correndo verso il piano di Lenata e di Capanmori, inoadò coe tal violenza il cempo degli assedianti, posto all’oriente di Luoca, che questi vi dovettero lasciare armi, bandiere. e mac- chine de guerre per salvare il personale nei colli più vicini. Noa estanie l'accadeto tristo successo, i Fiorentini mom desisterono dall'amedio; che ansi vi s'impegnavano ognor più, decisi di volere ed ogni modo enirare Locce, qusndo chbero avvisa, che dal aa della imavasi ona nu- iriienena *ppressimav merosa banda di seldati a piedi e a ce- vallo sotto la condotta di Fraasesce Sfor- ma, fiutosi licenziato del’ seldo del duca cootui realmente di Milano, comecchè da un tal soccorre venisse i, perchè aveva chiesto al Visconti il s00 rivale Niccolò Picciaino a condottie- ro delle forse inviate. Al primo scontro peralire dei due eserciti, il fiorentino es senile rimasto perdente, devè in fretta è furia levarsi dal campo isterno a Lecca € comteutarsi di wa lirgo hlocce, trasio- cando i suoi quartieri a Ripafratta. 11 signor di Lucca, per timore di per dere il principato, avesdo ricusato di met- tere lo Sforza: con i suoi deutro la città, cotesto rifiato fa segnale della perdi Geinigi: giacchè alcuni dei principati Lucchesi sospettando che egli volesse ven. dergli agli odiati Fiorentini, e lasiage- ti dall'idea di potor riacquistare la pende ta libertà, si focero caporioni di ‘una con- giura, della quale misero a parte lo Sfor- mm non solo l’approvò, ma lemea- «do anch'esso della vendita di Lacca alla Vv. iL del i LUCCG sero priezao, € superate fe , pe netrarono melle sianze dove riposava il Goinigi; del quale facilmente padre. mirene sel tempo medesimo che Ieri griderano per le vie della cità popolo è La mattina depo catrò in Lucon lo Sfor- ta, ricevuto come liberatore con le sue sol. dalesche. Bisognò peralire consentire loro il sacco al palazze del deposto signore, benchè il tumulteante Incchese lo avesse rispettato: e inoltre dovè sborsare Jero la somma di poco fiorini d'ero. Paolo fu consegnato al generale del Vi. sconti per inviarlo a Milano a quel duca, che lo fac spore e rinchiudere nel qaetello via, dote, di aver perduto Ia signoria della ma patria, Guinigi, all’età di Sp anni, nel 1432 ter. minò la vita. Ione ei, ta2so tezsone nerta Rerosuca suo atta recce Manriziazi ser 1596. . Pià validamente di.ogni altra forza con- corsero alla rovina del igi 50,000 di cati dai Fiorentiai esibiti & presto pagati al conte Francesco Sforza, a condizione però ch'egli ritirasse le soe genti dal ter- ritorio di Lecca; siochè con la di quel coaquisioi reggitori di miravano di buon occhio luttociò che ten dere potesse ad allontanare il dittatore ed suche il prottettore dei Lucchesi. Tornati questi ultimi al regime repuli- blicana, cresroco ben presto il collegio, il consiglio dic credenza e quello genera no cittadini, afidando ST tun governo su- apr Ma i ‘Fiorentini, appena partito Sforza, stante il convegno fatto e i da- nari pagati, termerono a stringere d'ar sedio la città, perché ricusava di riceverti Ricorsero Bat Fior, pretioò Masini vete pon scondendo la mano che tuoce, sempre con l'aria di non mancare ai petti giurati. E, come poco innanzi aveva mandato le Sfor.. sa a soccorrere Lucca, col dichiararlo fuo. ri del di lui servizio, così questa Gata fi: 109 962 LUCC gurò, che i Genovesi, allora suoi sudditi, assoklassero il Piccinino e genti armate per inviarle prestamente verso ran già queste, li a dicembre 1430, arriva- te con 3oco cavalli, e 6ueo fanti presso la città al panto che il solo fiume dividera i due eserciti , quando di notte tempo il capitano milanese guadando il Serchio fa improvvisamente addosso ai Fior 13 wesì i Piazlio, viddersi cembre 1430) da un molesto nemico. D'ab lora in poi per decreto pubblico ogni anno una festa popolare celebrò in quel giorno tal memoria ai Lucchesi faustissima. Alla fine di febbrajo sel 1432 tornaro- mo i Fiorentini per tentare un subito as- salto sopra Lucca, ma inutilmente; per miodo che abbattuti dalla guerra, e dispo rando della conquista, aprirono un tral- tato di pece, quale resiò conclusa nell’a- prile del 1433, a condizione che Lucca zioltenese i persi perdoti vell' ultima guerra, Ma questa piuttosto che pace rie- scà wna tregua, poichè nei primi mesi del 1439, veduto che i Lucchesi erano rima- ati privi di ajuti esterni, e sapendo, che questi dalla perte dei Genovesi si trora- vano sopranmodo infevoliti , credettero i Fiorentini esser giunto il tempo oppor- tuno di ritornere setto Lucca, a ciò pre- cipusmente consigliati da Cosimo de' Me- dici, tornato di corto in Firenze dall'esi- lio, mercè gli amici e l'aura popolare. Fu perciò decretata la guerra contro Locca, e Francesco Sforza, preso a! soldo dai Fio ’incamminò con l'armata nel territorio iucchese, dove di prima giunta ocenpò, dsl lato della marina i paesi di Viareggio e Camaiore, e dalla perte dei monti diversi villaggi e castella in Garfa. guana; dopo di che si occupò a situare gli alloggiamenti intorno a Lucca. Erano i Lucchesi a tutto disposti, salvo a soggiacere ai Fiorentini. Ricorsero per- tanto, ed ebbero validi soccorsi dal Vi- sconti, il quale usara ogni mezze affinchè solesta ciltà non cadesse nelle mani di tal nemico. Infatti mel tenapo che il Piccini- mo con le masnade del Visconti marciava LUcc ad ostaggiare nell’ ino fra MARTE TI deo ino sere E . E- re largo guiderdone allo Sforza , per fer lo tornare al suo serrizio. Non potevano questi due modi mancare di difetto desiderato, cosicchè la tr Firenze, valendosi da un lato attaconta scorgeado a disposiziene del suo capitano sa ad accettare il periito ti DI duca, si piegò a trattative uale venne conclusa in prile del 1436, € quand era sel terminare del triennio, per altri cinquant'anni venne putin “i chesi ostilmente derante T' ullisa guerra occapeti, meno la terra di. Monte-Carlo, € la fortezza di Molrone, — Tecquero ghi storici la causa che indosse la Signorie di Firenze a si fatta generosa restituzione; ma qualunque fosse la ragione di ua tal in egni modo il fatto stà a di- mostrare: che se i Fiorentimi, per il cono rare volte interrotto di 123 anni, dissea- tendo nei pripcipii politici, furono in urto è guerreggiarono contro i Lecchesi, ciò non accadde mica per edio che aves sero agli abitanti, ma Pirrero al gore uo ghibellino, da cui Lacca per sì leago tempo era stala domiosta. — Infatti i Fie- rentini , dopo la pece del 1438, on sele dentro il termine dai iti preseritio re rove della loro filucia © amerevoleza. ben corrisposero dal canto loro i Les chesi, allorehè Firenze difettando di gra- naglie , di eni Lecca , per misnra di ae- vista, ai richie ie loro cure a dare na miglior ordine agi fari laterni per la conservazione di em viver libero. Le qual cose appariaco de una Nuov: Resi ee promulgsta mel 1446 uliva potestà, e l’altra perte, che fa pei pubblicata in Lecca mel 31490 da Arrigo LUCC di Golonte, comprendeva le leggi civili e crini res i con le regole delle procedure Live, ndech qualora si vogliano ecceltua. tentate da Ladislao figlio di Paolo Guinigi, con-lo scopo di riscqui- stare la paterna signoria, Lucca non eb- be più scontri pericolosi ua quiete e governo fino alla venuta. di Carlo VIII re di Francia in Toscana. Realmente alla discesa di quei Francesi in Itali: cesero le estinte amarezze fra i Fiorenti mi e i Lecchesi, perchè a quest'ultimi il re franco per pecunia aveva consegnato L terra e rocca di Pietrasanta, stata pre- ualche tempo innanzi dai Fiorentini renovesi ; € Pia ancora contribuirono fra le due repubbliche gli copertemente si ri ‘somminisirarono. jane che, dopo avere i Fio- iconquistato Pisa ( suno 1509 ) are bstilmente fortemente ri. schiato di perdere la sua indipendenza senza l'a appoggio dell'impera soldati la strada lo sborso di forio che fruttarono un ampio di loma in fi vore della lucchese libertà. î Îì qual privi- legio fu rinnovato nel 1532 da Carlo V, confermando non solamente quanto era stato ai Lucchesi dai Cesari autecessori ac- cordato, ma di più dichiarò nulla la ces sione di alcune terre obbligatemente fdtia al Comune di Firenze. L'assedio peraltro € la caduta di quest’ultima città con la per dita della sua dibertà svegliò l'allarme pel popolo lucchese per timore di un'egual sorte, E tanto più ne temeva in che la somma del potere e gl‘impie Jocrosi, stando fra le mani dei pas; peo ppetoavansi fra loro in ogni rinnoyazione di governo. Al che si aggiungevano i so- prusi per conto di altre misure economi» che, tendenti a inceppare, anzi che inco. raggire l'industria principale del quale si era quella dell’arte della seta; sconcerti tutti che contribuirono a ina- sprire la plebe contro i graadi, il popole mainuto contro il popolo grasso. Con questa zione d'animi ae cadde che, nell le del 1531, i tessitori da leggi oppressive indispettili, e da go anto . Lucc 863 vernanti orgogliosi vilipesi, si sdunaro» ‘marono e gridarono inorte al go- tocratico.—-Fu allora che Luoca so0i Ciompi, cui fu dato il nome traccioni, perchè sotto le insegne di un vessillo nero striccisto, formati in fichele Maocavagli però un di Lando, a voler chei Straccioni di Luo- ca polewero; «riuscire uel progetto di ri- stabilire nella loro patria il governo popo» lare.— L' irresolutezza dei sediziosi cal- mò a poco a poco il limore dei senatori, che tito tuitî dal partito dei magnati; e dellaccitti lungo andò il gioco, che di molte tempo, d' l'intelligenza degli anziani, s'in- trodussero in città da mille vomini mati del contado di Cemajore, sorpresero, viusero e dissiparono gli am- mutinali, Allora il senato lucchese in be. nemerenza del servigio dai Camajoresi prestato, decretarono che si esigesse a me- moria di ciò dentro Camajore una specie di arco trionfale — Wed. Camasone. Altre penose cure il governo di Lacca «bbe a sopportare , allorchè la quiete in- terna della città fu nuovamente nel 1549 in procinto di perdersi, se non andava fal- Vita altra congiura di un nobile lucchese. Pietro Fatinelli andò ‘meditando di farò arbitro della patria, credendo gli potesse ianere fa via il favore che egli godeva la corte di Carlo V, presso cel dagli so- di Locca era stato più d'una volta lo; ma aj scoperta la macchine- zione, fu incarcerato l'autore, e dopo aver confessato fra i tormenti il delitto, de- vò lasciare sul patibolo il capo. In questo mezzo tempo andava aerpe genio, per Lucca un altro più serio male. eresia di Latero vi'era stata introdotta per opera specialmente di varii ecelesia stici regolari; per oni si agì contro i set tarii con tale rigore, che quelli i quali eransi da Lueca preventivamente allonta. mati, vennero dichiarati ribelli, ed i ho- ni loro coufiscati e- pubblicati. A siffatto convulsioni civi ne succedè ben preso una dissime che mise il governo del. la repubblica pio imbarazzo per la sicurezza propria e dei potentati d’Ite- lia. Comparve nel 1546 un altro Co» 8904 Lucc la di Riento in Francesco Burlamacchi, nato di cospicua famiglia lucchese, il quale, infatuato delle eroiche gesta dei capitani della Grecia, che con piccoli mezzi avevsno operato cose grandi, nien- temenò agognò che rivendicare a libertà i popoli italiani. 'Sentiva egli con pena la servitù di Fi- sense, lo strazio di Siena, l’abiezione di Pisa; compiangeva Perugia percossa, Bo- Jogna in catene; in una perola imaginava che dovesse tornare libera Itali tempi delle repubbliche del Peloponneso, i popoli dell'Italia o per vizio degli uo- più non si reggevano a giù andavano assucfacendosi ai sistemi dell’ aristocrazia e dell’assolatisnzo. Per conseguenza l'idea del Burlemacchi potè paragonarsi al soguo di un febbricitanie che vaneggia negli accessi della sua ma- lattia.— Un falso amico del Cola lucche- se rivelò al daca di Firenze l'ardito pro- getto del Burlamacchi, quasi nel tempo medesimo che un, cittadino senese, stato. messo a parte del segreto, lo palesava agli anziani del governo di Giò bastò, perché il Burlamecchi fosse preso, sostenuto in palazzo, ed în sa di un commissario dell’Im sulla tortura processato: fino a cl egli dal dolore, confessare dovi rico disegno da esso immagiuato. Allo- ra per ordine di Carlo V il reo di stato fu condotto a Ni gostà con altre persone implicate in le pensamento , venne in pubblico giustiziato. Dopo di tutto ciò si aggiunse la caduta della repubblica di Siena, colpo fatale per quei popoli che contavano di manienersi fiero € molto più per i vinti che spera gere a regime repubblicano. prese eratore vece di giovare al subbietto promossa; il disegno del Bar- lamacchi, e la caduta di due repubbliche vicine, avvertivano i signori di Lucca dei pericoli che da ogui parle li mioso ciavano. — Nel 1556 il gon(aloniere Mar- tino Bernardini fu per i nobili lucchesi uale era stato nel 1297 il doge Pietro Eradenigo per i veneziani. Egli propose al senato di converlire in legge la seguente riforma statuaria: « Ammettere alle ca- riche del governo solamente quelle fami. LUCC glie che allora di tali omori, col diritto di trasferirli alla loro disces- densa; escluso però da questo diritto chiun. gue fosse nato in Lucca da padre forestie. ro, e tutti i figli di persone del salvi quelli tra loro, i quali all'epoca della proposta riforma | partecipavano ast impieghi governatioi. ».Il progetio più- cque agli anziani talmente, che lo conver. tirono in quella legge organica della re- pubblica, la s grate ad esempio del sensio di Roma, chiamossi col nome dell'autore, i Zegge Martiniana. Colesta legge, pubbli. al Sal dicembre del 1556, fece schia- matto tra il popolo, ma furono voci senza effetto, La memoria fresca dei mali arpa per la ribellione degli Steaccioni, i ricoli cui erano scampati per le pretesto ri ‘congiure, la cadota non antica della repubblica di Firenze , e quella recentis. sima di Siena, servirono di esempio al po- polo lucchese per adattarsi alle circostan- se. — In conseguenza gli statuti de Begimine, l'ultimo dei quali era stato compilato nel 1539, riceverono da questa legge un'allerazione di gravi Lacce d'allora i poi divenne di diritto quello che già da molto tempo indietro lo era di fatto, cis ci ILooc watt’ vLTISIO reRIonO peLzA sua ANTICA REPURELICA SINO AL 1799. Se la legge Martiniana, soggerita senza dubbio dall'orgoglio, riescisse in effetto utile piuttosto che dannosa, o viceversa, non seppe deciderlo un erudito autore mo- derno; il quale con disinvoltura ed im- parzialità, scrivendo della sua patria, sa tal ito diceva: « che forse la quiete che ne venne a riguardo di rosi della libertà non avrebbero mancato di portarsi quà con le loro fotune dai proprii psesi ridolli in serità, quando fossero sali a suo tempo ricevali come veri cittadini i loro figli ».— (Mazzanosa, Storia di Lucca Lib. VII). A rendere pi bile il regime dell'or- dine interno cosdiavò una prudente coe- LUCC tenza fa accresciuta in acquisto di Siena e del suo eedutogli da Filippo II re di Spagna. — M trattato di pace nel 1559, firmato tra la Spagna e la Francia, concorse vieppiù ad assicurare l'aristocrazia lucchese, to- sochè in delta pace fa compresa anche Lacca come peese libero e neutrale. Cosiechè il gorerno, tranquillo sl di fuori e in casa, potè occuparsi de'lavori di pubblica utilità, sia coll’ arginare il Serchio di contro alla città, sia col risve- Gliare maggior operosità nella costrazione delle attuali sue mura, sia col far scavare mn fosso navigabile per mettere in comu- icazione Lucca coll'Ozzeri, e di là conti- muando il cammino a levante enirare nel gando verso Firenze 0 a Pisa. Tante spese però avendo depauperato pubblico erario, impossibilitarono il governo di soddisfare per intiero alle in- chieste dell'Imp, Massimiliano Il, che nel 1565 avera domandato alla repubblica seudi 70,000, a titolo di sussidio per la guerra contro il Turco; per modo che soli 35,000 scudi gli furono dati: In tar restante del secolo XVI i Lucchesi ebbero calma interna e pace al bl: LUCC 8965 iglio la provvisione seguente: « che il iritto di governare, salva una grazia del potere supremo, dotesse d'allora in poi risiedere nelle sole famiglie che ne erano al possesso dall'epoca della legge Marti» miana. . Quindi è che in ordine alla stesca prov. visione in un libro, chiamato libro d' oro, furono registrati i nomi e learmi di tutti coloro, cui fino a quel suddetto giorno wu tale diritto si apparteneva. Si volle dare una qualche apparenza di ragione a siffatta restrizione, disostran- do tutto ciò esere di al fine d'im- ire, che qualcune iglie senatorie con nomi falsi e perso ne supposte. Ma piuttosto che ragione, dice il prelodato storico lucchese, era questo un pretesto, atteso che molti altri più facili espedienti avrebbero potuto, se mai, le- juesio male decantato, in vista delle città non grande, e del proporzio- nato ristretto numero degli eligibili. La vera ragione stava nel volere quelle fa- miglie, che allora moderavano lo stato, perpetuare fra loro il comando a somi: glianza di ciò che to si era nelle due repubbliche di Venezia e di Genova. — Dal libro d'oro, che tuttora consertasi mell’archivio di stato, apparisce, che 226 erano a di epoca le casate con: armi e soni diversi fra loro, tra le quali ara di fuori. cognome differenziato. Per tnrbare quest'ultima coi Nuovi dispiaceri poco dopo si aggiun- mel 1607 a risuscitare antichi i serv ad amareggiare i Lucchesi, la prepo- pori tra i reggitori della repubblica e il duca di Modena , uno per conservare 0 accre- acere, gli altri per far valere dei diritti disusati sopra una porzione di Garfagna- ma da lungo tempo perduta. rono fra le due parti preti piuttosto ladronerie, le qu Ue sospese da coria pace, si converlirouo poscia in una manifesta guerra, sino a che per ordine dell'Imperatore i Lucche- si e i Modanesi dovettero sospendere la guerra e quindi starsene alla sentenza che dalla corte cesarea di Milano sarebbesi provuuziata. — Fed. Ganracmana. Li Posate le armi, il governo di Lucca si occupò a ristringere la borsa degli eligi- bili alle pubbliche cariche: e bene scirono gli anziani che sedevamo signo. ri nel primo semestre del 1628, quando essi nel a1 gennajo, fecero approvare dal tenza di un loro conciltadino vescovo car- dinale, Marc'Antonio Franciotti; il quale, non volendo uniformarsi alla legge comu- ne del paese, ricusò costantemente di far punire an suo familiare, perchè con den- no del lerzo aveva abusato del privilegio di portare la faoco. — L'altra più generale e più funesta sciagura fu la mo ria che in Lacca e nel suo contado ripe- pietà paterna, e forse anche dalla politica di gratificarsi la moltitudine per accostumaria vie me- bedienza di una classe distinta‘ 868 Lucc Quello però che stava più a cuore ci padri coscritti lnochesi era di allontana rre chicchessia, a furia di punizioni severe, e non di rado ingiuste, dall'idea di ma- €hinare contro il nuovo regime. La storia ba tramandato ai posteri la tirannica ma- miera, con la quale un Agostino Mansi, un del Poggio, un Vincenza Altogradi, pero maggi tutti distinti e nobilissi per lievi cause politiche, quello mandato per dieci anni alla galera, e questi per un pensiero libero manifestato, condannati a lasciar la testa sul patibolo. Del resto non furonvi dappoi turba menti politici di grande importanza, o di qualche grave na; sicchè il go- ‘verno, dalla metà del secolo XVII ino al 1700, visse quieto. — Lie d'inconsiderata violenza e di parziali in- rie recarono ai senatori di Lucca, nel 1700, un qualche imbarazzo per parte di Cai mo III granduca di Toscana, poi i li Mas Ma le corti mediatrici fecero posare lo- ro il corraccio con rimettere in calma i popoli insieme coi governi allarmati. Diede pur motivo di qualche amarezza fra il senato lucchese e la corte di Roma inchiesta stata dal primo avanzata per avere il diritto di presentare ol pape une terna di tre soggeiti idonei ad 0g! cinza della sede vescovile di Lucca; chiesta che finalmente nel 1754 dal Pont. Benedetto XIV fu secondala.—Mosse mag- giore ramore per coeto del clero lucchese una dalla ragione politica e civile sulle Afani-morte consigliata, la quale fa discussa, e finalmente li 7 settembre del 1764 decretata, per modo che niuno po- temweiper l'avvenire alle corporazioni mo- rali donare o testare un valsente superio re alla ventesima parte del sno patrimo- nio, nè mai una somma maggiore di scu- di sco. La qual legge si credè comandata dal vedere la classe degli ecclesiastici a so- vrabbondenza provvista di beni; i quali si calcolò che seperassero il valore di no- ve milioni di scadi, goduti da circa 1500 individui dei due sessi; lo che veniva a equiparare circa la metà del patrimonio de’ privati di tutto lo stato, il quale fu calcolato essere di venti milioni di scudi, LUCC 71 tempo aveva fatto scorgere un vizio grande nel sistema aristocratico, vizio che a guisa di larlo a poco a poco si nelle famiglie senatorie il midollo della loro repubblica. LUCC vittorie riportate dai Francesi in Italia cambiarono affatto le sorti della penisola; siechè i padri coscritti di Lcd în inotil mente con l’ambascerie e con l'oro trave- gliavansi di are la del direttorio di Francia, di acquistare la be- mevolenza del loro generalissimo im Italia, soria di blamdire le fervidissime neonate repub- bliche Cispadana 6 Transpadana. Lasio- ghe vane, danari e parole gettate; porcioo- chè l'occupazione di Laces, per parte dei Francesi da lungo tempo meditate, ebbe finalmente il suo effetto nei primi giorni del 17 uando vi entrò con una parie della ses divisione i general Serrarier; rete ecabioniai vettovaglie, di pe- coni edi È vestiario scoompagnale di da mi- maoce terribili, vealavano oso) Soc preme ri rta ogni ceto. Pare Lbiezioni è ira si gra vose imposizioni, cotanti spogli violenti, sopporiavansi da quei senatori nella diffi- cile speranza di continuare a diri- Gere il timone della repubblica. Che però, pensando essi al modo di riescirvi, nel 15 gennajo del 1799, deliberarono di far ri- torno all'antica costituzione dersoeratica, coll’ annullare la legge Marticiana del 1556, e le riforme posteriori. Si fecg an- che di più. Dalla classe privilegiata dei mobili furono eletti dodiei personaggi col- l’incarico di modificare, adattando alle circostanze le antiche costituzioni; e que sti, nel di 38 dello stesso gennajo, decre- tarono, che per le fatare-elezioni verreb- bero dai comizi coloro destinati a il nuovo regime della rigenera sione lacchese. Ciononostante i voti e la scelta degli elettori cadde sopra eri ven ‘fron preoccu- pati da spirito di novità, sopra persone specchiate e meritevoli della fiducia co- mune, patriotti se ne lagnarono, scon- giurano il general francese di provre- dere alle causa loro, che era pur quella della Francia; ed egli vi. provvide alla maniera orientale. Farono invitati a pa- lazzo per la seattina del 4 febbràjo 1799, a un ora medesima, e in due sale sepe- rete, tauto quelli da lui segretamente de- stinati a prendere le redini del nuovo go. verno, come anco i senatori ed il gonfa- loaiere della vecchia repubblica. Al LUCG 8907 determinata Serrurier accompagnato. dal suo seguito recessi ai due corpi da lui con. gregati per dichiarare a nome del gene rale in eapo dell’ esercito d'Italia, al veo- chio semsto, che d'allora în poi restara sbolita Tiebli i Leechesi la tà e ogoi ivilegiata, e dirgli nel egli aveva scelto da ogni quelli destinati a go- un modo provvisorio la re Lucca Fielp sica, classe di cittadii Pal re il voto di tu! "Di i ccandosi nella sala, dove eransi raccolti i nuovi da esso eletti, disse:che per gli ordini potere esecutivo di Francia, capo aveva partecipato al Sela come il direttorio francese per -secondare i voti degli abitanti per una co- stituzlone intieremente democratica, ouole che io (Serrurier) la componga di quei soli, î quali, per l'attaccamento toro alle massime repubblicane, per la vastità dei loro lumi, € per la saviessa dello spirito Toro, compariranno i più adattati 4 man- tenere la libertà sensa reazione e la quiete senza terrore, Quindi soggiunse: To vi consegno la carta del sistema d'organiz sezione proovisoria, cui invito voi tutti di conformarvi. Così fin) dopo 243 anni il ari. stocratico di Locea, non per facchecza di vetustà, ma per quella forza irresistibi n calata dalle a rovesciare da capo a fondo non meno che i regni e le duchee, le vecchie repubbliche. La costituzione data ai Lucchesi dal Serrurier fu la stessa di quella della 7 re. pabblica Ligure. La parte organica.rid n potere legislstivo diviso în due consigli, quello dei giuniori di 48, l'altro di seniori di 34 membri, oltre un esecativo quinquerirale, che si no- Koeioò diveltorio,anlaito da cinque mi: mistri di stato. — Non tacque nei naovi reggitori il sentimento del ben pabblice, e varie buone leggi sino dei primi mesi farona proposte, discusse el emanate; ma non si Lod) passo nell'ordine gover. nativo senza l'a tI comandate e del distri fivnazse. Era. no i ra| tanti della repabblica di Lucca tanti automi, che venivano tamente o visibilmente maneggiati dal- ora la maestria dei rigenerajori. Avvegnachè 208 LUCC mulla si secordava ai consigli e alle dr deliberazioni, ogni cose doveva fa voglia dei Francesi, verno e cittadini ubbi: lisereta 0 indiscreta voglia. vile al pari della politica non si comosceva che per iroi ia, o ‘per sfregio del suo mome; oppressi i mobili, perse- gui gli ecclesiastici, smunti di nume- i facoltesi e i mercanti, versati i cit- da esigentissima seldotosca di guar. nigione, tali furono i fratti prisatioci e iù manifesti della lucche- E° Quindi not è de ececigioe i Francesi erano costà assai inalvisti ed o- diati dall'universale, Trovandosi in tal guisa mu disposti gli animi degli abitaati di Lucca, e più anco. ra delle genti di contado, queste c'incalori. rono vieraaggiormente, e si ammutinaro. no all’ansuszio del primo successo otte- muto in Lombardia dall'esercito alleato: e più ancora dopo la notizia svata delle tre giornate della Trebbia (1, 18, 19 giugno del 1799 ) contro }d battagliate. Appena avnto sentore dell'arrivo degli erano Austriaci in Toseanz, fu vano esigere dal popolo ubbidienza al governo e tranquil- lità. Le falangi tedesche, nel taglio del 1799, faromo accolte in Lecca .con en sizsmo. Se non che la prima misura dei muovi arrivati fu quella di dover conse. Gare tutte le armi da faoco detl'arsenale © i bellissimi grossi cannoni di bronzo, che in numero di 130 goarnivano gli ua- dici bestioni sulle mura della città. Presto i tripadii si convertirone in la- goanze, e quindi ia angustie, perse forti esigenze che si richiedevano dalle trappe arrivate. AI che si agginnse wa abisso di mali maggiori, quando si vollero annul- lare tutte le leggi democratico, posci: passate azioni politiche e perfino i pen- sieri. Ma giù Je sorti di Lecca e dell'intiera Tralia stavano un'altra volta per pendere a favore dei Francesi, meroî il genio di Bonsperte. Il quale, Hope avere divieto spento il direttorio, comparve qual fal- mine con na rinnovato arileulissimo eser- cito sui gioghi dell'A: ls calando in LUCC quistò a Marengo in un giorne, (14 giu- a gno 1800) quanto i generali suoi prede cessori avevano perduto in ua anno. Looca we: vanti serra nuera: BEL stcoLe sacmenOnO. Sarebbe mojoso il ridire le tante me tazioni di reggimento, e le varie impe rice centribazioni che a cortissimi pe sorsero e gravitarone sopra il lo locohese.— Leuney generale di re cia, che, nel 7 laglio del 1800, anunazia l'imminente arrivo delle sua brigata ia Lacca ; Massena maresciallo, il quale co- manda da Genova gli si sborsi un mi Lione di frenchi, la metà tempo 34 ore, giorni per l'altra metà, ordinando di sequestrare le pubbliche casse e di ar restare i rappresanti del governo che re- clamavano contro tanta jeiquità. Si ce stringevano i nobili a tornare a Lucca, e si confiscavano i i coloro che a un tel comando non abbiditano. Tutto ciò sì operava alla vigilia in cui altre forze riunite dal general tedesco Sommariva r ritornare costà, Infatti ai 13 di dello stesso anwo, appena arri- vata ia Lucca an'altra sorta di padroei, pito il mese, che dovettero di qua riper- tirsese (9 ottobre) per dae Inogo si Fras- cesì tornati in maggior mumero sotto va altro genera! di brigata, ma con le stesse molestissime intenzioni di spolpare perf no al midollo i bersagliati popoli italiani. Dorissimi e rovinosi erano talti i mo di che essi adoprarono, cude lucrare de maro dai Lacchesi ridoiti alla miseria. Tn mezzo a queste anj copcla a eaevile (rg (Mb stette l’altra tra la Francia e Napoli, segnata in Firenze il 38 merso dello stesso ammo, fa- cavano sperare a questo popolo wn vic mo sollievo. Se nosi che gii restava tai- tavia cn gran crepacuore nell'animo per la incertezza della sua sorte. — Piacque perallora a Napoleone di ridonare a Luc ca una tal quale esistenza politica medias- te an reggimento repubblicano, di cui or dinò l'organizzazione at Saliceti coa l'i struzione, che si badasse, mella scelta dri governanti, aÌ maggior censo, e per il re sto si desse la preferenza ai letierati, si megosianti e agli artisti più furaigersli. LUCC Lo preparata costituzione, pubblicata nel 31 dicembre successivo, in generale fu ken accolta, perchè basata sui principii na repubblica democratica temperata, en nella scella dei soggetti designati a governarla eranvene parecchi rispelti- bili per dottrina, per probità e per amor di patria. Entrò il potere esecutivo in attività il primo giorno dell’anno 1802. — Il go- verno comiociò le sue operazioni con un pieno perdono e un'assoluta dimentican- za su qualsivoglia delitto politico; al che rono utilissime cose. Fra feal- ponderata e reita giustizia rispetto a Generale proporzionata reparlizione della tassa fondi Infatti la quiete interna andava a ri- stabilirsi, io goisa che le antipatie poli- tiche, se non affatto svanite, erano assai scemate, e la benevolenza del primo con- la repubblica francese da parole lusioghiere e affettuose veniva pubblica- mente dimostrata al governo lucchese, sic- chè questo incoraggito occapavasi con sa. vieta e con lode degli affari, e special. iù Gl' interessi pertanto di questa piccola repubblica procedevano, non solo con re- golarità, ma con profitto della generalità: utadino non fanatico pre- inire nell’iccordo co- € nel buon effetto di provvide isti- tuzioni decretate. — Ma cum’ era piaciuto al sommo imperante di rispettare fino al- Jora i sacri diritti dei Lucchesi, venuto il maggio del 1805, epoca dell'incorona- zione dell imperatore de’ Francesi in re d’ Italia, menire Genova con le solite ap- parere spontanee costringevasi a chiede- re a Napoleone la sua aggregazione sila Francia, nel letapo medesimo il mi Talleyrand per insinuazione vlell'orecolo, cui allora porgera incenso, dovè far sea- tire al ministro Girolamo Lucchesini que- sta imperatoria senienza: e voi altri « Lucca non farete nulla? Favvi tosto chi spiegò il mistero, e che suggerì il modo di coonestare il pretesto, che la costituzione della repubblica luc- chese non era più adattata ai tempi, al vm LUCC 869 sistema delle altre nazioni e alle circo stanze generali dell’ Europa. Bisoguava pregare il sommo imperante a dare uno statuto politico speciale per Lucca, e fidarne il governo a uno dei principi del- la ipoleonica prospis..A lenore della suggerita inchiesta fu redatta una costitu- gione semi-liberale, per l'accettazione del- la quale sì apersero i registri in tutte le parrocchie dello stato lucchese, onde ri- cevere dai volanti nel termine di tre gior- dichiarazione della propria provi la condizione, che chi non firma to gov pprovaro- no. Ognuno stava in aspettazione Rel priv. peratore de' Francesi e re d’ aveva în menle sua a tale piccola so- ato. Ma presto fu appagala la curiosità . conciossinchè il goveruo di Lucca, per insinuazione altissima, il 13 gingno manifestò al pubblico, che avrebbe chiesto per capo S. À. S. Felice Baciocchi principe di Piombino, sposo di Elisa s0- rella di Napoleone. Uu' apposita deputa- zione in Bologna presentò a quest' l'ultimo dl voto della nazione lucchese, e costà sotto i ladirezione dell'imperiale segreieria di stato fa redatto il nuovo statuto organico di Locca, nel quale, per salutevole accor- gimento dei deputati fa inserito -un ui colo riguardante l'esenzione dei Lucche- si dalla coscriszione militare francese. cotal maniera accadde che, chi ave- vaal popolo di Lucca ridonato la liberià, fece sparire la più vecchia repubblica to- acana, per quanto al paese consertasso quella indipendenta che tarte volta per brighe domestiche, o per propria de lezza, 0 per ragioni di gato | i Lucchesi Italico. Da quest’ ul con decreto napolconico de' 30 marzo 1808, dichiarandolo feudo imperiale, ma per l'arministrazione governativa fu ri co la Garfagnana (eccetto Barga) al cipatodi Lucca.Dopo il qualeaccrescimen- to si ordinò ai principi di Imcca, non solamente di porre in vigore in tutto il sio 870 Luce loro dominio il codice di Napoleone, lo che poteva dirsi un altro benefizio, ma fa ingiunto l'obbligo di valere nel loro stato il concordato per gli affari ecclesia- stici fatto e sottoscritto fra la corte di Ro- ma e il fegno italico; lo che riuscì non poco discaro ai Locchesi, massimamente. si corpì religiosi dell'uno e dell’ altro sesso. Non si contavano allora in Lucca meno i uomini e 19 di don- ne: e ad eccezione di sette, spettanti a men- dicanti, gli altri tutti possedevano più o Aggiangansi i be- i quali tutti vennero colpiti da una sola sentenza pronvuziata da più alto scanno che non era quello dei principi di Lucca. La quale seutenza comandava la soppres- indei sione dei luoghi pii, e la delle loro sostanze mobili e immobili. grazia di ciò il dominio di Lucca accu mulò un patrimonio di sopra venti mni- lioni di frauchi. Vero è che questa risorsa vistosissima pose in grado il governo parte un uso benefico ed atile dei beni in- demaniati senza per questo agyravare di troppo i sudditi di contribuzioni e di dotere spedali nere gl'invali i e somministrare i mer zi oppuoti ine di rendere più utili e incoraggire le arti belle, le scienze e le industrie nazionali. Cosicché si dotarono le accademie, si accrebbero di cattedre gli studii, si fondarono collegii, istituti € conservatorii per educare la gioventù dei due se: di varie classi nelle scien- ze, nelle lettere e nella morale. Si ridusse rono rese si aprirono di nuovo r lo stato e in varie direzioni molle e le strade, nel tempo che altre vie trop- po angoste si ampliarano dentro la città, dove furono fatte più spaziose varie | ze con qualche pubblico paluzzo, Si argi carono canali e fiurui: ma specialmente si lavorò intorno al Serchio, trovandosi a livello del piano ‘minecciava ad ogni piena straordinaria LUCC annegare gli abitanti dei sabborghi e le loro case. Fa istituita una commissione d° inco- raggimento per l'agricoltura e per l'arti con facoltà di comprare macchine e di per- fezionare le antiche onde animare il genio naturalmente industrioso dei Loochesi. Con l'idea benefica di provvedere Loo- ca di acqua potabile, sotto i principi Bs- ciocchi fu dato principio alla fahbrica de- gli acqued che l'attual governo du- cale borbonico con vistoso dispendio e più grandiovamente condusse dentro Lue- «ca dalle falde settentrionali del Monte pi- sano a utilità e decoro della città. Tali furono le somme opere dei prin- cipi napoleonici; molte attre ne fecero utili in generale per una pronta e più retta amministrazione della giostizia, € dell’ entrate municipali, per la libertà commerciale, ec. ec. Tutte queste «ose fa- ceva Felice Baciocc! nome, Elisa Bo- naparte di fatto e di suo arbitrio, sebbe- ne esse avessero l'appareoza di essere sta- te deliberate, come la costituzione pre- scriveva, previo il consiglio e approvs zione del senato lucchese; il qual corpo stelle interi aoni senza essere lampoco congrepalo. Dopu trentaquattro mesi di stabile di- mora nel principato, in virià di an de creto di Napoleone, del 3 marzo 1809, Eli. i sa recossi a Firenze col litolo di grande chessa governatrice della Toscana. Im) cioeché il regno di Etru inciato il 1a agosto 180r, essendo finito col 10 di- cembre del 1807, fu per volere dell'on- nipolente imperatore, levata di la Maria Luisa, regina reggente quel regno pel te- nem figlio Infante don Carlo rico di Borbone, e tosto la Toscana dichiarata viucia del grande impero. Lr avtunque però i principi Baciocchi, le del 1809 in poi, risedessero in Firenze, Elisa non rinunziò totalmente al suo pi to soggiorno di Lucca, dove gli pareva di essere în mezzo alla sua fa- miglia. E veramente ella ambiva, e si sti. mava di aver rigenerato colesto paese, giacchè le scienze, le urti, il gentil coste- me, la eleganza del vestire, um ere vivere e molte altre cose anche più im- portanti, tutte si attribuivano al grande impalso da essa dato, non che alla docile indole del popolo lucchese ed alla corri LUCC bi pre trovata nei zelanti suoi mini stri che vi coadiurarono. i fatali per dare il crollo al grande editizio napoleonico si scoostava- no. Dopo Ja terribile campagna di Mosca, pris il mondo parve destarsi per avventarsi contro colui che lo voleva tuito per sò. Mentre pericolava in Lomberdia la sorte del regno italico, si affacciarono devanti alla spiaggia di Viareggio (9 dicembre del 1813) navi inglesi per eseguirvi lo sberco di una fazione di armati; i qua- MH in numero di uo migliaje murcisro- no presiamente verso Luoca con bemliera spiegata, che indicar voleva ei balordi: Indipendenza d' Italia. Ma la popolazione giù ammaestrata da simile esca, non curando le parole, fu in- differente e muta all'apparire dei sedi- Pi fortemente di i Che acquistare Uli altri, il giorao ‘dopo, per le vis dosde quelli erano a Luecs La: ‘venuti se ne ritornarono per metterti in mare. > Non corsero però molte settimane che 51 re Giovacchino, alleato di corte con l’ Imperatore d’ Austria, inviava una divi- sione dell'esercito napoletano în Toscima per cacciarne Elisa sua cognata, la quale principesse dovà abbandonare snche la sua Lucca innanzi che si affacciame il gior- mo 14 marzo del 1814, avendo affidato la cara del psese al consiglio di stato. Eatrarono ia questa città i Na nel giorno stesso 14 marzo; ma sto vennero piazzarli (5 ben 1824) gli Austrisci, che tenvere Loc da pe troni, finché Maria Luisa di Borbone, già regina di Etruria, non dichiarò di accettare per se e per l'Infante don Car lo Lodovico suo figlio Lucca con l'anlico suo territorio sotto titolo di Ducato; e in conformità degli articoli i deli berati col trattato di Viezus ogie «mo, anno 1815; di tener fermo il diritto di subentrare nell’avito dncato di Parma pi nando fosse vacato per morte o per altra #1 linazione dell'ex-imperatrice di Fran cia, Maria Luisa di Austria. — Verificato che sarà un tal caso, il ducato di Lucca, salvo alcuni distretti distaccati , a tenore dello stesso trattato dev'essere incorpo- rato al granducato della Toscana. perdere se stessi piuttosto i pre- diosissima degli LUCC 871. Maria Luisa di Borboze con l'Infante suo figlio ed erede entrò in Lucca no 9 dicembre del 1819. Le prime care di quella sovrana furono dirette alla ri- zione dei conventi, monasteri @ compagnie soppresse. Fa pagato ai cor- pi morali l’usufrutto dei fai ecclesiasti. ci invenduti, il cui capitale asceudeva si valore di circa àndici milioni di lire lac-. chesi; al che poco dopo si aggiuase l'abo- lizione della legge sulle mari-morte fatta dalla repubblica lucchese , per modo che. i corpi morali di cotesto ducate sono nuo- ‘vamente in grado di ritornare i possidenti più ricchi del ducato. Fa istituita più tardi (sono (gono 1809) le la confrateraita detta della Corità, dello di quella esemplarissima e entichis- sima della Misericordia di Fireaze, della quale volle il Resle Tolaute farsene capo all'Istituto fondato da Elise, la figlia Luisa Carlotta dichiaravasi pro- fettrice del conservatorio delle fanciulle in 8. Nicolao. —Si riprisiinò all'antico uso .nel palazzo de’ Borghi, osia nelle Quarquonia, il deposito di mendicità; &- malmente furono riattivate Je cessate sov- vevzioni alle famiglie -civili eadate in bussa fortuna, che anticamente pagava ad esse loro la repubblica lucchese. Solto il di Maria Larisa, in quan- to alle opere di pubblica utilità, fe sopra i ognialtra press di mira quella dispen. ti, stata inter quale vennero allacciate ppt vene nel Moote- pisano, € portale per acque- datto a ua livello tale che Je aeque pote». vero innalzarzi sino si prinri piani delle ca- ve. Nella quale impresa il governo ba con- sumato finora la vistose some di circa 1,600,000 lire lucebesi. ed, Aozuazor- + Looonesi. Anche l'orto botanico ebbe imcomia- ciamento nell’anno 1839, e solto gli auspieii del duca felicemente re- quante. S°jnolire fu terminato il R. teatro che porta il uome del Giglio, fondato sello 872 LUCC vertigia di quello mezionale davanti a una moderna piazza, col disegno dell'architet- to Giovanni Lazzarini. nobilit palazzo apposi rate per il Liceo, dalla stesa sovrana dotalo e corredato di mac- chine; e finalmente ad impulso del cele )bre baron di Zach, fu TI dora ed Infente don Carlo Lodevico &i Borbone, succeduto nel 1894 nel trono di Lucca, ha nano, ° feriale della città. - Uno dei prevredi menti diretti a que- sl'oltimo scope fu il moteproprio del 33 aprile 1828, col quale venne ordinato, che tuti gli edifizii sipubblici e privati della città di Lucca deniro l’anno 1830 fossero intonscati e datogli di tinta o di bianco, e che ltima operazione a i de Seaniosi Tinnovasse ; che fomero fatti i canali ai tetti fino in terra, fognate le strade, ed altre eccellenti disposizioni cir € al morare all'esterso, Inoltre fa cresta un'apposita commissione, nominata degli Edili , affiochè vigilasse sulle fabbriche pubbliche e private; allo sele della quale devesi il vantaggio di aver restituito a molti vetusti edifizii sacri la loro antica fisonomis, sis cel fare togliere l'intonaco sovrapposte alle interne pareti di marmo, sia coll aver ordinato che si sgombrasse da orride botteghe, e da meschine casa- pale l'arena dell'antico anfiteatro per ri- donergli la pristina sua forma, e per coo- vertire quell'area in una coctmods piazza. DOC ATO, ossia STATO DI LUCCA Noa parlo per era delle vicende acca- date al ierritorio di Locca dope i tempi romeni; solumente mi limito qui a con- templare il dominio lecchese mello stato attuale, — Sotto tal ra si deve di- atioguere il Duento di in dee perti: una pnita, e l'altra disunita, perchè dalla prima affatto isolata. Sono in tuite undici comunità suddivise in 351 sezioni, ossia. mo parrocchie. Fra i capolnaghi delle 11 comunità si contano due ciltà, Lacce e Viareggio: le elire hanno per residenza delle terre, de’ castelli, o dei villaggi. LUcc Mel territorio unito del Ducato lecchese trovasi la sua capitale con nove comuni- tà. Esso è circondato quasi da ogni luto i- dal Granducato di Toscana, meno che da seltentrione e da pomente.— Dilla parte di tramontana ba a confine la Garfagua- ma granducale ed estense, e dal lato di ponente termina col lido del mare To- sco per il tragitto di dieci miglia. Tn quanto al territorio disunito lucebe- se, eno è attualmente ridolto a due vice. rie e comunità, Coinmeciano e Montigno- 10) situate sopre due fianchi opposti dell Alpe Apunas.Minuociamo è nel lato di tenirione, e Montignoso dalla meztgiorne prin di cu fl Gar a estense e la Lunigiana granduca ati le seconda fra il ducato di Massa e il vicariato granducale di Pietrasanta. L'Apponsine toscano , dal laio di gre- cale, serve di confine al lerrilorio unite lucchese, mentre a leranie viene chiaso dalle diremazioni che dall'A ppennino me- desimo si avvallano fra le fiumane delle due Pescie sino all Altopascio. Costà il Aerritorio Incchese aliraversa de CI Tib. il Jago di Bientina o di Sesto; quia- di, volgendosi 2 ostro, serve al Piseno eal Lacchese di confine la cresta dela ta del Monte-piseno sino ella ri; Serchio: alla destra del quale iucdernsi per la palesire pianura di Massaciuccoli € nella direzione da lev. a pon. attrever- se il lago omonimo per quindi arrivare alla spiaggia del mare. Di cosà, sadundo verso maestro , percorre il littorale fino ® Motrone, fischè voltando direzione ver so selt.-grecale fra Pietrasanta e Camajo re sale per woo sprone meridionale dell Alpe Aj ,, e varcando il giogo, ritorna nella valle del Serchio lungo il torrente di Torrita Cova. 11 territorio anito del Dacato di Lecca è posto fra il er. 29° SN e 26° 24° longi eil gr. 43° 65° 4" e il gr. 44° 75° dilo tit. — Gli passa in mezzo il fiume Sen chie; la porzione più settentrionale è be- gnala dall'ultimo tronco della Lima eda quelli della Petrosciana, e della Porri ta-Cava tre fiumane, che una a simistra e Taltre due a destra del Serchio, le quali tette si vermpo nel mominalo fiume sull ii della Garfagnana. To strattore fisica della pirnura Ino chese va progressi vamente rialzandosi se- LuUCcc un terreno di recente allevione. — ET Lolino che fanno spalliera -si monti sono formate delle loro live roccie costituenti la superficiale ossatura, le qua- li a mano a mano dagli agenti meieorici più che dall'arte vengono disfatte e s0- pra quelle peodici arrestale e convertite fn terreno coltivabile. . Stante la variata situszione ed eleva. tezza del suolo che cuopre il territorio lucchese, il suo al peri de’ suoi pro dotti mostrasi variatissimo; perocchè dal- Jo osserva: termometriche e barome- triche, nel periodo di 30 anni, sp- perisce, che la temperatura media di Leo LUCC 873 cn e dei luoghi più bassi, mella sera e nel maltino segna il gr. 14 di Resumar 6 il er. 16 nel mezzogiorno; che il mas- simo caldo fa salire l'istrumento mede- simo a gr. 39,60, e che nel massimo fred- do discende a gr. 6 sotto il sero. Nei tuo- gbi per altro più elevati dell'Appennino e della Pania lucchese le nevi, se nom o di perpetne, in alcune si- tuazioni vi iano più mesi dell'an- Itezza media del berometro, si- 9 nima fu di 36,11,75: Arrssze assorore di cari punti della Pranona e della Cirrì Di Locca al di sopra del livello del Mare Mediterraneo, dedotte trigonometrica- mente e partecipatemi dal Prof. P. Michele Bertini nell'anno 1838. Cupola degli de- guedotti, alla loro| del Monte S. origine Lammari,vvmamità|Piamera orien- del campanile Lammari,nel piss- zale dell: chiesa Antraccoli, pella del campanile Autroccoli, nel pi-| susa Le Nave, palla del|Pinmura occid. Campani di Laces gana di $. Gene-| se di Compito Guame, iù del del Lagodi Bien. tina, o di Sesto Pelo del Lago sud. detto diresse mente di varie Mowrvosrrs del Ducaro si Lucca al di sopra del livello del Mare Mediterraneo , calcolate e comunicatemi dalla cortesia . Michele Bertini di Lucca in braccia lucchesi, ia fiorentine came 10,000 e 10,117. Bargilio, sommità delle 24938 torre Croce delle Pizzorne . 13737 Gaglione soi menti di 23368 Brancoli Gombitelli, sommità del 2186,7 monie . RBrancoli, sommità della 2353,3 torre. . Tereglio/ sommità del 1013,5 campanile Penna del Monte-Piseno 9317 Monte di S. Cerbone quiò Vaccoli, sommità del 6339 campenile Rocra, sommità del cez- 579,8 mile Castelluccio di Compito 496,5 8. Giuese, sommità del 1790 campanile Pieve 5. Stefano 4934 Marlia, sommità del der 2684 rapieno della Ultimosprone austra- | i 1166 le dell'Alpe Apuana LUCC Fra Je produzioni naturali sono cele- bei per l'Europa non'che in Italia le a0- que termali di Corsena, note sulto il no- me generico de' Bagni di Lucca; mentre 11 paese abbonda di marmie di macigni. Cavarisi i primi dal fianco settentrionale del Monte S. Giuliano, dove pure si lavo- i Jota di Guamno. L'esca- la buse occidentale e rocce di diaspro nel Monte Fegatese e a Gello sotto il Monte di Pescaglia. Tn un ragionamentosulla peste del 1596 ub meilico lucchese di quell'epoca scri- vendo ad un amico lo informava: « che co, Lucca, essendo da tutte le bande circon- data dai monti, è dominata più dai venti caldi che freddi merliante la foce aperta verso Ripafratta, per la quale spesso piglia strada il libeccio, vento pessimo, pati ca. Quanto spetta all'aria voi sapete be- nissimo essere molto umida, e perciò sono mella nostra città tante scese, lanli catar ri, tanti dolori di fianchi , tante ernie e tante febbri lunghe cc. » È altresì vero che le condizioni fisiche del clima di Lucca dal secolo XVI a que- sta parte sono assai migliorate in grazia di una maggior cura nelle opere idrauli- che, sia perchè si tengono più puliti i fossi e canali di scolo, quanto ancora per la custodia degli argini e il prosciuga- mento della pianura traversata dall'Òz- zeri e dal Serchio. Altronde la città di Lucca avendo una'lunga foce dal lato di settentrione, e largheggiando la sua pianura dalla parte di levante, riceve conforio dai venti salutiferi che soffia- no da oriente per cacciar via gli umidi vapori. In quanto all’i i mod, paesi, essa tre porzioni , sia per la lel suolo, sia per la posizione ed elevazione respelliva del paese. In vista di cià i Lucchesi distinguono il loro ter- ritorio agricola in ire maniere; la prima nel contado delle sei miglia, che compren- de il piano intorno alla citta di Lucca con le adiacenti colline; la seconda nel territorio ilella marina, in coi è Massa- rosa, Moutramito, Viareggio e Camajore mscigni è pressoChi- d: Lucc 875 con la sua ubertosa vallecola; la terza è compresa nell’agrionltora dell'Appenai- no, cui spettano , ii comunità di Villa-Ba Mozzano, di Gallicano e dei Bagni di ca.— Dalla prima si hanno nella pianura granì, ortaggi, ani, legami, fieni, foglia di gelso € Île col! ruente nei colli esposti a i generosi. Nella parte po € la mai suole racco» gliersi grandissima quantità di eranture fieno, e di giunchi per uso di seg- giolame ed stro con vaste pinete, Il vino fiacco. — Nei poggi delle interne vallevo- le, oltre il vino e l'olio, abbondano selve i porzione, ppennino, nelle parli meglio esposte e meno elevale, olio e ‘vino ec- cellente; in generale poi una gran quan- tità di cistagne, superiore quasi sempre al consumo del contado lucchese, talchè nel le buone annate se: ne fa un commercio anche all’ estero. Le (erre nella pianura di Lucca sono per lo più date a livello agli stessi colti vatori mediante un annuo canone. Nelle colline ba luogo il sistema della mezzeria. Ala marina i possidenti ordina costumano di far i loro fondi pos sono per lo più mentre nella por- zione spettante ppevnino molti col- tivatori sono padroni diretti o affittuarii per l'utile dominio. Non si conosce ancora con esaltezza la superficie quadrata del territorio unito lucchese , comecchè esso approssimati mente sia calcolata insieme con la zione staccata del suo territorio a circa . quadrate toscane. Nella stessa anno 1832, si trovavano tanti; i quali, proporzione= tamente ripartiti, darebbero 415 indivi. dui per ogni miglio quadrato a misura toscana, lo che starebbe a confermare |° opinione invalsa, che il territorio lucche- sc sia uno dei più popolati che conlino gli Stati di Europa. 876 LUCC LUCC . Popolazione totale del Fssatrowo svo- Ai, +. N° 3003 cazsz in epoche diverse. Fora’ armata di Lita, » N00 600 Bell anno 1733 la popolaz. era di 113,190 resi ue battaglioni di guar. sio ; Impiegati civil < +» 1370 z Possidenti terrieri e livellarii » Addetti alle arti e mestieri . » 6,300 7 Addetti alla pesca alla niarina »__ ‘450 » » » » » . 165,95 » 147,080 » 350,225 » 166158 Dall’ enunziato prospetto pertanto ap- parisce, che la popolazione in 104 anni aumentò di 50,961 abitanti, quasi uu ter- ‘0 maggiore di quella del 1733, e del e che negli ultimi 19 anni (dal 1817) fas ilo e straordina- aumento da Lrovare un soprappià ba 37,506. abit. — Rapporto alle respettive comunita il Docaro pi Lucca nel 183n sommi- mistrò i seguenti resulisti. Nel Territorio unito - . — diGallicano ... » 3078 -— di Camajore .,. » 13,720 — di Viareggio... è 13,166 * Nel Territorio disunito Comanità di Montignoso, . . » 1,338 —. diMinucciamo, . . » 2,083 Toras . Abit. 150,235 . — Divisa per classi la popolazione del Ducaro si Lucca nell’ anno 1832 presentò i seguenti resultamenti. Famiglie nobili . . . - . N° Clero secolare e regolare Somma e segue . N° 105 20098 zoo Somma degl’ individui delle classi suddette . . .'. N° 50,393 “Salle quali classi vivevano gli altri abitanti dei due semi di tatto il ducato, cioè. » 99,43. Porae . .. NSS0a35 tria. Avvegoschè dne mila uomini con ne fc delle loro famiglie passano nelle de e temperale siagioni per lavorare im altri paesi, un migliajo nell'isola della Corsica , sette centinaja a un circa nelle grandocali maremme; il restante poi gira attorno all'Europa, e per fino al di lì di questa, dove vendono figurine di gesto e di stucco, per quiudi recare îl profitto che ne ritraggono in patria. . Vacexna r20° antascuzvozi nezzo Sraro Loocazsa Una questione di alta e difficile lena si addoserebbe colui che volesse dimo- strare, quali fossero stati i confini dello stato di anteriormente all'im romano, Avvegnachè poco più vi è da ss. ‘pere che il territorio in questione, quan- do faceva parte della Liguria dipendeva dal governo provinciale della Gallia-Ci- salpina, e ciò nel tempo in cui Pise col stretto era compresa nella Toscana, ultima provincia occidentale dell'Ilalia proprie LUCC mente detta, durante il dominio della ro- mana repubblica. — Che se Polibio nelle sue istorie, se Sillace nel suo Periplo, fe- cero dell’ Arno il confiue occidentale del. T'Etruria; niuno di essi due, nè alcun al tro scrittore, che a me sia moto, sesabra essersi occupato di tramandare ai posteri, se il territorio antico pisano a quell'età oltrepassasse o nò il fiume maggiore della Toscana. Ciò non ostaple vi ha qualche ragione per indurci a credere, che il con- tado all'ootidente della città di Pisa verso la mariva di Viareggio s'innoltrasse. Per dar peso a tale congettura, quando altra testimonianza non vi fosse, le parole di T. Livio, il quale ne avvisò, che all'anno 561 di Roma il territorio di Luni confinava luugo il mare irmmedia- tamente con quello di Pisa. Un tal vero più che altrove ci si rende manifesto la dove lo storico, (libro XXXIV. cap. 56) racconta, come M. Cincio, allora prefetto în Pisa, mandò avviso per lettere al se- mato, che ventimila Liguri dì varie teibù avevano improvvisamente invaso e deva- stato le di Luni, e di la oltre passando nel confine pisano fatta incur- Bione in tutta quella spiaggia, cioè: Zu- nensen primum agrum depopulatos , Pi- tanum deinde, r finem transgressos, omness grasse. — Wed, Aura A- muasa Vol. I. peg. 93. Inoltre dalle stesse espressioni, non che da altri riscontri dello storico menzionato sembra’resuliare, che la città di Luni sino d'allora son solo dipendeva dal prefetto residente in Pisa, Luni verso il rare attaccava con quello Pisano, e per conseguenza la città col por- to lunese dovevano allora far parle del- Jetrusca e non della ligustica regione. A convalidare an tal fatto qui si presta opportanamente Strabone, il quale nella sua geografia istorica, sebbene scrilta sot- to l'impero, e ne' primi amni di Tiberio, egli conservò la divisione politica delle incie italiane secondo Li repartizione fatta dalla repubblica romana, piuttosto che adottare le innovazioni attribuite al- 1° Irap. Ottaviano, Atvegnacchè nella To- «cans, e con nella Liguria, dal greco gev- di-Luni, comecchè quest” tino si trovi alla destra del fiume Ma- gra, e conseguentemente nella provincia mil . i ma che il lerritorie di fia LUCccC 877 l'igustica, Per lo contrario, rapporto al ter- rilorio lucchese , Strabone seguitando le traoce degli tichi storici romani situò nella Gallia Cisalpina o Togsta la città di Lucca insieme al suo lerritorio com tutto il restante della vecchia Liguria. In ogui caso ne conseguita, che l'A. nei secoli VI e VII di Roma aos era pi ) € forse non servì mai di coafiue precisa Tra la Toscana e la proviveia dei Liguri, siccome sembra che un lo divenisse nep- pure il fiume Bagra all’occasione che la città insieme col porto di Loni fu riunita io romano. Molto meno poi dore- ll'età fra la Liguria e l'Etru- re di limite il Serchio, siccome fa d seppia dall’erudito storico fiorenti» no Vinoenzio-Borghini; sia perchè questo va coll’Arno a Pisa; sia per- emo allraversata,a partire inenza dei due Serchii, cioè, da quello di Soraggio cou l'altro ‘di Mi nucciano, fino da lempo immemorabile fu sotto la giurisdizione di Lucca. Frattanto se mi venisse falto il quesito: qual di demarcazione di Negri Aerritorio ligustico di Lucca da scano di Luni e di Pisa?-ris troppi ostacoli si fra, e soddi» alata a coleta donde, lsto che niuno a quel che ne sembra prese finora di mi- ra la dilacidazione di cotesto importante subbietto di aulica geografia patria. Se però vogliamo affidarci alle coma da T. Livio asserite; e se dobbiamo tener con- to delle espressioni di Plinio il vecchio, gioco forza concedere, che il territorio della colonia di Lucca, punto aè poco si accostasse al littorale pietrasantina, ossia della Versilia, siccome avvenne realmente posteriori. amiamo di stare alla pecul re divisione fra la Toscana e la Gallia Ci- filpina indicataci da Strabone nel quinto della sua 0/ storico-geografica , vedremo, che egliaa traceia in termini ai confini qui rpernino ( dice Stra- cad dalla Liguria well E truria lascia un angusta spiaggia alla sua base, finchè dal mare a poco @ poco si , appena che arriva nel territorio bone) 878 LUCC Quindi l’autore medesimo soggiunge: Co- testa traversa montuose la Tosca. separa na e l' Umbria dalla Gallia Cisalpina ». Se dobbiamo tener conto, io diceva, di ooleste indicazioni , credo che non ande- rebbe molto langi dal vero colui che sup- ponesse aver servito in quel tempo di li- mea di confine la piccola giogana dell’Al- pe Apuana, la cui pendice meridionale, cammiuando da Fosdino Pietrasanta, fu sempre della jsdizione lunease; sio- chè essa servisse di limite fra la toscana e la ligustica contrada, fra il litorale della Versilia, di Massa e Carrara e la valle di Garfaguana dal Serchio: in ‘ua parola fra il distretto di Luni e quel- Jo di Lucca. L'ultimo de’ quali intorno al- l’anno 538 di Roma(216 anni inusnai G. Cristo) venne compreso nella' provincia della Gallia Cisalpina, nel tempo, cioè, in cai la regi dal romano senato fa dichiarata provincia ale. In tale stato continuò a restare la città di Lucca con tutto il suo distretto, fino a che la Gallia Cisalpina, per Senatus con- sulto dell’anno 713 di Roma, e 4: avanti G.C, fa rianita all'Italia propriamente detta, affinchè dipendesse immediatamen- te dalle leggi ed istituzioni di Roma. (Dox. Cas. Histor. Hom. Lib. XLVII.) Resteri non ostante una grandissima difficoltà da soperare, come sarebbe quel- le di sapere: quali fouero i confini fra il territorio lucchese e il distretto pisano dalla parte meridionale di Lacca: e se mai poteva esser quello, che servì poi di linea di demarcazione lappo il giogo del Moate-pisano; in guisa che avvallandosi a Bientina, dovesse poi voltare faccia per andare incontro ai contrafforti dell’Ap- penuino pesciatinò © pistojese? Tn quanto spetta al territorio della co- fonia di Lacca verso settentrione, al tmo d'onde arguire, ch'esso arrivasse sul- a schiena dell’ Appennino di Parma e di Piacenza dalla Tavola alimentaria scoper- ta nel 1747 presso la ripe del finme Nara nell’ antico territorio di Veleja. Nel quale monumento dell'età di Trajano veggonsi incisi, non solo i nomi di molte famiglie che ipotecarono i loro fondi per sicurez- na del denaro preso a frutto, sa ancora vi si legge la loro patria ed i titoli dei vici, 0 pagi , in cui i detti fondi LUCC guati, avvene' ano (i/ pago Afinervio) si. tuato nella parte monluosa dell’Appeoni. no velejate, il quale apperteneva alla co- lonia lucchese. Inoltre ivi si avvisa, cheil pago Valerio, il pago Pellejo, il pago di- bense, e molti boschi compresi nel territo- rio di Veleja, a quella età confinavano con il territorio della repubblica lucchese; ef obbligare fundos Terentiamos et Malapo- cios, qui sunt in Velejate pago Staticllo, 45 rinzs Rurrosuicar Locension. Item fundos Lucilianos, Didianos, qui cunt in Pelejate pago Valerio, ad fines Locxs- sisvs.... Item fundum Satrianum .... in Velejate pago Vellejo , od rivss Lo- cems120us ....Îtem saltum Bittuniam 4l- bitemium, qui xsr in Varzsare stia Lo- cansi pagis Alberse, et Minervio, et Sta- tiello, 40 rinas Rui. Lucansiva, etc. Dopo letta quella preziosa Tavola chi oserebbe contradire che l'antico agro del- la colonia lucchese non oltrepassasse di là di ti poatremolesi e di Borgo-Taro onde giungere sino al territorio di Veleja? Cotesta Ti alimentaria potrebbe a scuoprirci la sede delle tribù di quei Ligari, i quali tra l'anno 565 e 575 di R. fareno combaltuti ed espulsi dalle valli superiori del Taro e della Magra, ed il cui territorio, per l'e stensione di 303,000 jageri, nell'anno 539 di R., d'ordine del senato venne distri- ito fra i duemila cittadini romani della colonia dedotta a Locca. . Forse qualcun'altro domanderà: da qual! parte il territorio, che fu mel 577 2ue- gnato alla mentovata colonia di Lecca, fronteggiasse con quello dato tre anni is- nanzi alls colonia di diritto latino dedot- tx a Pisa? E come mai il territorio della lucchese colonia, indo nel rovescio dell'Appennino verso la Lombardia, coo- ciliare si potrebbe con le parole dì T. Li- vio, il quale ne assicura, che i 303,000 jugeri del terreno assegnato alla coloai di Lucca, sebbene fosse stato tolto ai Li. guri, innanzi tutto esso apparteneva agli Etruschi ? Questi importantissime, ma no confaceuti a un dizionario isterico — Dirò solo, in quanto all’ultiseo quesito, che le parole di Livio e la Tavola Vele jate concordar potrebbero cou le vicende istoriche, quante volle l'erud bene i tempi e le cose, richiami alli su LUCC memotia altri fatti di natura consi Giterò a modo di esempio, il caso non in- frequente pel quale i legislatori del Cam- pidoglio costumavano concedere ad una stessa colonia terreni distaccati dal terri- torio distrettuale della ciltà, o espoluogo, da cui prendevano nome i coloni. — Per tal guisa non sembrerà strano, se Cicero- ne raccomandava a Decimo Bruto la sor- veglianza e tutela sugli affitti ed entrate provenienti dei terreni che il municipio di Arpino, posto negli Abruzzi, possede- va nell'alta Italia. ( Epist. Fumtl. Lib. XIII. 0° 116 19). Né tampoco fa opposizione il detto di Livio in quanto al territorio assegnato colonix lucchese , per aver detto, tol- “to ai Liguri sebbene in origine stato degli Etraschi. Avvegnachè abche costassù nei contorni di Modena, di Parma ec. prima dei Liguri e dei Galli vi signoreggiò per lunga età quella confederazione che si 2p- peltò degli Eeruschi Circompadani. È nel- la guisa che lo storico patavino disse, es- sere stato dei Toscani innanzi che fosse occupato dai Galli Boj il ‘territorio, sul jaale farono deilotte le colonie romane li Bologna, di Modena e di Parma (Hi- stor. Lib. XXXVII, e XXXIX), per la ragione medesima quello consegnato alla colonia di Lucca polè per avventura es- li Etruschi Cin compadani 0 Trantap] i; vede i dai contceni di Pisconza edi Liguri Montani, Levi, Apoa- mi, Briniati, e da altre simili tribù. Dove spparisce anche meno chiara la verità, mi sembra dalla parte orientale del territorio lucchese ; tostochè ignorasi affatto quali fossero i seoi confini sotto il romano dominio con quelli della Toscana. Comunque vada la bisogna, ad ogni modo non mancano ragioni da conchiu. dere, che il territorio lucchese all'epo- ca romana abbracciava un'assai grande estensione di prese. E questa doveva tro- varsi ben popolata alla decadenza della R. repubblica, essendochè la contrada di Lacca, per asserto di Strabone, era sparsa di frequenti casali e borgate abitate da gente rinemata per probità: e dalla quale $1 senato romano traeva gran moltitudine di scelte milizie a piedi e a cavallo: Re- gio tamen probitate virorum (disse quello scrittore ) fioret, ef robur militare ma- LUCC 879 guum hine educitur, et eguitum multita- do, ex quibus senatus militares capit or- dines, etc. (Grocnara. Vi) Da quali colonie si scegliessero le le- gioni e le coorti del senato di Roma ai tempi del greco geografo lo diede a co- noscere Cornelio Tacito per bocea dell’ imperatore Tiberio (4anal. Lib. IV c. 5), quando avverti dall’Umbria, dal vec. chio Lazio.e dalle colonie anticamente ro. mane (et coloaiis antiguitus romanis). Le quali ultime espressioni, a parere dell’ erulitissimo istorico Borghini, vanuo in- tese per colonie romane non state mai ma- nomesse, nè riformate. Da quanto ho quì accennato può quasi stabilirsi, che il decreto sulla nuova di- visione politico-geografica, che staccò dal- la Gallia Cisalpina il territorio lucchese per rianirlo alla Toscana, dovò pubbli- carsi verso il principio del triumvirato di Ottaviano con Marcantonio e Lepido; cioè, 38 anni innanzi Gesù Cristo. È seb- bene il più volte nominato Strabone nella sua geografia adottasse l'antica divisione, € descrivesse Locca col sno contado nella Gallia Citeriore, egli pertanto non mancò d ire, che fino da'suoi tempi molti scrittori designavano la Magra per confi- ne fra la Liguria e la Toscana, per quanto le città di Lucca e di Luni, anche nei tem- pi posteriori al romano i tenessero una parte del loro territorio nella ligu= stica regione. — Zed. Lum e Lumsorama. Altronde vi fa più di uno scrittore il qu apinò, che non solo dal lato dell’ ppennino anticamente s' innoltrasse il Aerritorio lucchese, ma eziandio credè che si estendesse di qua verso la Toscana fino nel volterrano e nelle grossetane marera- me. Alla quale opinione presentavano un baos appoggio varii documenti dei secoli intorno al mille, apperienenti alla chiesa cattedrale di Lucca. Ma per aderire a tale opinione troppe difficoltà mi si affaccia. mo, quali mi riserbo di esternare qui ap- presso. Fed. Art. Diocasi si Locca. Se nel trascorrere i terapi romani noa troppo copiose fareno le memorie che ri- ferire potevano al territorio lucchese, an- che più scarse mi si presentano quelle re- LUCC i secoli barbiri, Darante i quali, risdizione civile ed ecclesiastica della città di Lucca venne accorciata e visa dal lato settentri #!° incontro che essi andasse allargando dalla parte occidente. Ie e meridionale sino al punto da per- venire verso ponente sul lido del mare, e dalla prrte dj ‘scirocco arrivare nel Val d'Arno inferiore sulle colline dell'Evola mel territorio sanministese, e verso la Val- Ie dell'Era attraversare la vallecola. della Cascina fino îa Val-di-Tora. * Mancano è vero docementi anieriori a) secolo VITI per dimostrare l'acquisto fatto dai Lecchesi nella marina di Via- reggio e di Pietrasanta. — Che se non fosse perduta la pergamena originale della fondazione della badia di Monte-verdì, fatta nell'anno 754 da due signori longo. Bardi, ano di Pisa, l'altro di Larca, forse Cora parrocchisle di S. Salvatore presso le mora di Pi santa), LI qual monastero ivi si dichiara edificato nei predii di Wal- fredo nobile pisano situati sul confine del- T'agro pisano e laneuse: guem mos (Wal- fredo) edificavimus super campo Pisani- cn et Luniensi. Infatti il fiume Versilia per lunga età cervi di confine orientale alla diocesi e i urisdizione lanense, siccome sembra che £ fosse durante il dominio romano ra porto al contiguo distretto civile di Pi. mm. Se nom che col progredire dei secoli, a principiare almeno dalla dinastia Caro- lingia, dubito che le divisioni territoriali di alcune città della Toscane, e special. mente di quelle di Luoca e di Pisa, sof- Îrimero una sensibile variazione. Alla qual epoca certamente ne ricbiamzuo le carte dell'Arch. Are. Lucch., le quali dimostra» mo, come al secolo IX i corifini dello stato Jacchese, simeno per la giurisdizione spi- rituale, eransi dilatati al di là della base meridionale dei mosti di Camajore e di Pietrasanta, comecché la diocesi ecclesia- stica di Lecca avesse giù da lenga mono elirepamaio i confini dell'Arno ed esteso fl suo dominio alla sinistra di questo fia- me ‘antica Tescana, = scapito ve- se ielimente del territorio di Pisa. Infatti il distretto di San-Miniato, ce LUCC sia l'antico ed esteso pieranato di 8. Ge nesio, nel secolo IX dipendeva dal goren mo di Lueca anche nel civile, siccome da CIESSTIIOS son anesyne Fi valle, per diritto di coe- dliteanto rimento del fisco, fa ca fra il re e i duchi, dai quali per dono, 0 per successione Collina altri potenti rdi piseni e lucchesi. Ved. Conmro (Carrase e Sossoziso) Per lo stesso modo, come paese di pri mì aggressione de’ Longobardi, Leni col suo territorio di dovè nel civile olire la carta di donazione del March. Adalberto TI qui sopra ramzsenizta, colle quale si dichiarano le corti di £. Genesio 6 di Pescia del contado lucchese, io giù feci conto, all' Art. Cannero-Guase, di en' gitogi dimostrare, che a quelle lo giova » , che a territorio lucchese esteodevasi nel Val. d'Arno inferiore fino alle falde del Mce- te-Albano; comecchè all'Art. Pooscen non ommettesi di accennare eu istrumen- to del 1034,in cui si dichiarava alti mo castello della giarisdizione di Pistoja. Lucc Per egual modo la chiesa di £. Donnino j Castel-Mortini , posta lell'autica Dioc. Lacch., ndeva nel politico da Fi- stoja,—Fed.Doxziz0(S.)a Casrar-Manrmma. Confinando pertanto il territorio di Locca con quelli di Pisa e di Firenze, mei secoli posteriori al mille dorè andar soggetto a frequenti variazioni, secondo gli eventi delle per cagione appun- (o di castella scambievolmente pretese e Guerreggiate , tanto nella Val-di-Nievole come nella Versilia e sella Lunigiana, e ciò per sinoa che la repubblica di Luo- ca, dell’anno 1439 al 1513, dovè lssciare affatto, dal lato orientale il dominio della ‘vicaria di Val lievole, ossia di Pescia, e Je cinque terre -d'Arno; dal lato settentrionale le vicarie di Barga, di Co- stelnuovo,e di Camporgiano, tutte in Gar fagoana; e dal lato di ponente le vicarie QUA DRO della Popolazione del Docaro Di Locca a tre epoche diverse. Nome dei Capiluoghi Cestiglione di Garfagnana | -.... LUCC 8 dl Masse-Lunense, Carrara 6 Pietrasanta, Furono erette posteriormente in vica- rie, Gallicano, Minucciano e Montignoso. Quelle di Capannori e di Viareggio sono di più moderna institazione; la prima di use venne formata con una perte del eon- tado delle sei miglia, e l'altra con por- zione della vicaria di Camajore. La comunità di Pescaglia conta la sue figine dall'anno corrente 1838. Essa com- ponesi di 17 sezioni © parrocchie con una Popolazione di 5455 abitanti, che figura Quedro qui 21 insieme com la io lo di cate comenlià di , di Borgo e di Camaj Tl più recente smembramento del ter- ritorio lucchese è stato fatto dalla dina- Garfagnana, circon- dato per ogni lato dagli Siti Esiensi. , Tera asse dsstanti . : . N° 106,599 150,235 164,151 39,545 (33 Lucc DIOCESI DI LUCCA. La diocesi di Lucca è una delle più antiche, siccome lo era tra le più vaste della Toscana , il di cui gerarca, prima di essere arcivescovo ( cioè nel 1726) fu sempre.immediatamente soggelto alla Ch. maggiore del cristianesimo, a quella cioè di Roma, come lo furono fino dal 4 seco- Io dell'Era volgare tutte le cattedrali del. le provincia etrusca. Quindi è che i ve- scovi di Lucca si trovano talvolta solto- scritti nei sinodi romani del secolo IV come suffraganei del sommo pontefice. Che il martire S. Paolino, uno dei scepoli di S. Pietro, fosse il primo bat matore dei Lucchesi venuti dal pagane: mo alla fede di Cristo, ritiensi da ognuno per tal vero da on aver duopo di rian- darvi sopra, Benzì non tutti la penseran- no come la pensò cinque secoli addietro il fiorentino Fazio degli Uberti, il quale mel suo Dittamondo scriveva di Lucca: Ma perchè illuminata dalla fede Fu pria ch'alira cittede di Toscana, Ceagiò il quo nome, e Loca sele diude. Sebbene posteriormente all'epoca diS. Paolino la storia ecclesi abbia tro- vato qualche nome di aliri presidi delli chiesa Inochese, non avendo noi intorno a ciò dati posi ci conviene scendere serie dei più antichi vescovi di land quel Massimo che nell'anno 347 di G. 'dcitto assistò al concilio di Sardice celebrato nell'Illirio contro gli Ariani, e negli atti del quale si trovò up guele i! segnato jone dei più, le dio- cesì ecclesiastiche all’epoca della loro pri ma istitezione costituironsi sal perimetro al IV secolo dell’ Era cristiana, al- lora quando cioè esisteva egualmente che a Locca il pontefice della diocesi di Pisa. Certo è che dal terzo all'ottavo secolo uns profonds lacona si pone iunanzi » colaì che leniasse cimeniarsi ad attraver- nè io penso, che fesse per truvare plausibili da persuaderci colui «el aerciase dodurlo del perimetro che LUcc mostrava la diocesi lucchese sotto il regao dei Longobardi ; cioè allora quando en io medesimo col titolo al governo di persone affini, e veni vano promossi alla prima dignità del- la chiesa lucchese, in guisa che eglino a tri vescovi furono be capito forse delle vi- cine diocesi. Non ha 1 pertanto a do- mandare, te, trovando nol di secolo VIIE Luoca nelle colline di San- laja e di Lari, il territorio lucchese fosse lo stesso dell'epoca roma la, © conseguentemente che si; allora vesse oltrepassato gli antichi limili per entrare in Toscana? Arroge a ciò, che l’uso d invadere ar- bitrariamente le parrocchis continuava eziandio ai tempi di Carlo Magno, sicce- me lo dimostrò Adriano I., testochè egli chiedeva assistenza e cooperazione al nuo- vo re di Lombardia, acciocchè comandas- se a certi vescovi d'Italia, e specialmente della Toscana, che mon invadessero le dio- cesi e pievi antiche degli altri prelati, ce. (Baroni, Annal. Eccles. ad ann. 399) Dopo tali premesse repato superfluo di quì trattenermi per rispondere ad alcuni per altro rispettabili scrittori, i quali non contenti di dare alla diocesi lucchese, nei secoli anteriori al mille, un'estensione maggiore di quanto realmente se gli ap- parteneva, ne portarono i lr lamente dentro i contadi stoja « di Volterra e di in mezzo ad altre diocesi dalla lucchese af- atto distaccate. — Il quale equivoco fa mo- tivato segnatamente dal riscoatrare nelle diocesi di Volterra, di Populonia, di Ro- selle.e perfino di Sovana delle chiese, era- torii e cappelle di giuspedronato dei ve scori di Lucca, cui erano pervenute per donazioni, ossia per diritto ereditario. Ce- risdizione episcopale, quello, intendo dire, di non riscontrarsi mai nelle die- cesì e contali sopra rammentati alcuna chiesa battesimale, o altra parrocchiale, dipendente dalla giurisdizione ecclesia- stica di Lucca. Che però in ogni case non credo che la diocesi di Lucca fosse maggiore di quel LUCC 1a dimostrata in un catalogo delle sue chie- se, monasteri e pivieri redatto nel 1260 per ordine del Pont. Alessaodro IV. Da quel registro si conoscono non solamente î varii luoghi con chicsa succursale, i di- cora le respetlive rendite di esse e dei luoghi pii posti dentro i confini della diocesi, Del prospetto medesimo re- salta, che nel sec. XIII lu diocesi di Lucca moverava 526 chiese; 58 di esse dentro la città con 4 canoniche, 13 ospedaletti, e 5 monasteri; altre 22 chiese erano suburs bane con 6 monasleri € 3 speduli; men- tre nel restante della diocesi esistevano 419°chiese, fra le quali 5g pievi, 32 spe- daletti e 38 fra monasteri celle e romitori Tote coteste chiese e stabilimenti sacri al culto, all'anno 1260, possedevano la rendita annua di 164,433 lire senza con- Uare l'entrate speciali del vescovato, che erano di 3500 lire all'anno. Cosicchè, com- putandosi allora il forino d'oro a poco più di lire due e mezzo per ciascuno, la ren- dita annuale del patrimonio ecclesiastico della diocesi di Lucca veniva a corrispon- dere intorno a 120,000 scudi di lire sette per scudo, dell moveta corrente; per cui si richiedevi le di, vale a dire 16,800,000 Sappiamo frattadto da Paolo Warne. frido ( De Reb. Langobard. Lib. IP. 6.) che i Longobardi al loro apparire in Îta- lia impossessaronsi della massima parte dei beni di chiesa; e con tulto che la re- gina Teodolinda fosse la prima sd impe- trare dal re Agilulfo la restituzione di ‘vina parte del patrimonio alle chiese cat toliche, queste non lornarono ad ai irsi se non spariti i vescovi . Fiaalmente a favorire le pie istituzioni di Lucca concorsero i devoti magnati di questa città e molli véscovi eletti tra le principali famiglie. Doudechè non deve far meraviglia, se la cattedrale lucchese giunse ad acquistare molli beni e giuspa- dronati dichiese, non solo dentro i coufi- ni della sua, ma ancora nei territorii di altre diocesi della Toscana, e specialmeni nelle picne e rosellane maremme. - Jeagere i 150 documenti lucchesi spettanti all’epoca longoharda, che furono pabblicati nei Prolumi IV è V delle Me: morie per servire alla storia di questo du- cato, onde persuadersi delle ricchezze dal- LuUcc 883 Ja cattedrale di S. Martino scequistate, e della grande quantità di oratori, mona- steri e spedali dentro fuori di Lucca fon- dati. Delle quali chiese, sebbene molte siano state ad altro uso destinate, o di- strutle, pure ve ue restano tante anche i oggidi aperte, e vonservale al culto, da po- tere dar a Lucca l'epiteto di Città devota. Che se poi si voglia discendere dal se- colo VIII sino al X per esaminare altri 1300 documenti di quel tempo, sempre più si farà manifesto, quanto il patrimo- nio della chiesa lucchese andasse aumen. tando: in guisa che per causa di livelli si resero dei vescovi Iributarie nou solo le primarie famiglie della città e del contado, che figarano dopo il mille nella storia di quale atto il vescovo Gherardo enfileusi a Kanomino del fa Gi; Samuele del fu Isacco, cotrambi es Ebreorun, beni in Sorbenello di perti- nenza della ch. di S.Maria Forisportan, Essendo i vescovi riguardati fra i mi diguitarii del regno longobardo combeva ad essi l'obbligo in tempo di guerra di recarsi all'armata per far la corte al re, o per incoraggire cou la loro presenza i soldati, Fu-di questo numero il vescovo lucchese Walprando nato dal duca Walperto, il quale innanzi di parti- re per l'esercito, nd Jaglio dell'anno 754, fece il suo ultimo testameuto in Lueca, che più noa si rivide, Con tale atto egli asse guò il suo pingue patrimonio s Lunigiana, in Gurfagosna, iu Versi nelle pisane maremme, per metà alla men» sa vescovilé di S, Martino, e per l’allra metà alle chiese di S. Frediano e di S. Reparata di Lucea, dichiarando il testa- tore che i suoi fratelli superstiti si coo- tentassero di un legato in denaro. ricchezze e per lustro di Wulprando, il quale destinò alla sua chiesa cattedrale il vasto patrimonio, ch' gli avera ereditato dal di lui padre Per- tualdo posto nel lucchese mel pisano, vol- terrano, populonieuse, e perfino nel ro- sellano, e sovanese territorio. QUADRO SINOTTICO delle Pieri, Capitoli, Monasteri, Cappelle e Spedeli della Diocesi vr Lucca con le loro rendite all'anno 1360. Porta S. Gervasio 19 a 4 |Valkdi-Serchio Loc Porta S. Pietro 9 - 3 idem ® Y Porta S. Donato so 4 3 idem Porta S, Frediano so - , idem Suburbio della città di Lucca es Li 3 idem 1 di Compito 1 4 . idem 2 di Vorno 3 ' 3 idem 3 di Maise-pisana u s . i 4 di Vico-pelago | 3 a} idem 5 di Flero, ora di to a _ idem Montuolo . 6 di Arliano . «|- idora 3 di S. Macario I} a idem 8 di S. Stefano 6 -_ |- idem 9 di Mostesigradi sl 1 idem 10 di Torri 5 - t idem. 11 di Sestoa Moriano | ss _ -_ idem 12 di Brancoli [LI -_ , ‘idem |13 di S. Pancrazio a|-{- idem 04 di Ma 8 _ -_ idem 15 di Lamameri ' -— |. idea 16 di Segromigne -_ . Lui Pievi < 17 di S. Gennaro : -_ -_ idem 18 di Lanata 5 - -_ idem 19 di S. Paolo s{-|- idem [ao di Camajore 15 3 a |Valdi-Versilia! ‘nt di S, Felicita 13 LI a La) sa d'Ilici +6 _ -_ idem ‘3 di Villa-Basilica sq 1 | Valle-Ariana . -_ . Idi 25 Avellana oellano ri - -_ 36 di VicoPancelloro | ‘« | — 1 i 10 -_ |- 7 - LI 6 r -_ 17 _ ‘ 6 - LI Loppia 24 s a 33 di Gallicano 19 a 3 34 di Fosciana (*) 4 | . Souna e segue n° 279 n° 31 #°45. Nome delle Chiere della Diocesi lucchese situate in campagna distinte per pivieri 24910 p 45... 885 Segue il Quaono Stsorrico delle Pievi, Capitoli, Monasteri, Cappelle e Spedali della Drocssi pi Locca, e luro rendita nell'anno 1260. le Chiese cui sì trovano | 4; ciascun situate piviere eee 8° 138,942 Val-di-Serchio Val-d'Arno idem idem idem idem Val-d'Era Val-di-Tora e Val-d'Era Valdi-Tora e Val.d'Era idem idem Val.d'Aruo idem 135 820 3,733 1,743 2,302 765 4265 1097 So 1,846 230 810 1,345 271 650 185 606 2,338 220 2,30 1,350 634 1,300 6348 2,018 ore e #3 164,633 NB. Ze pievi contrassegnate con l'asterisco (*) spettano ora ad ultre Diocesi. « specialmente a quelle di Sanminiato, di Pescia e di Masse di Carrara, ven 886 Lucc Vicerss vinatroniari parta Diocra mi Luooca poro 11 secoLo xu. Fi Loca € Pistoja, facilmeote apparirà, che la giurisdizione ecclesiastica lucchese nel secolo XIII, al pari di quella di Arezzo, era senza dubbio la più estesa in Toscana. Poichè, se l'aretina toccava gli estremi suoi confini dal gr. 42° 58’ al 43° 48' la. gr. 29° 15 al ag° 45" long.i que. nella sua più langa estensione ivava dal gr. 43° 32° al 44° 12° latit., © dal gr. 27° 53’ sino al gr. 28° 35' long. Tale fu, ed in simile guisa il territo» rio ecclesiastico lucchese intatto si man- tenne, finchè il Pont, Leone X separò dall’ antica sua cattedrale (anno 1519) la pie- ve di Pescia per dichiarare il suo parroco Preposto Nullius Dioecesis. Alla quale chiesa semi-episcopale lo stesso Papa vol- le assoggeltare, olire le consuete chiese saddite, ossia filiali della pieve pesciati- ma, molte altre parrocchie della Val-di- Nierole e di Valle-Ariana, a partire dalla pieve Avellana, o di Castel-vecchio, sino ai confini di quella di Vajano, ora di Mon- te-Vettolini; per modo tale che la prepo- sitara e collegiata di Pescia, nel 1737, dal Pont. Benedetto XIII fa eretta in chiesa cattedrale.— ed. Pescia Diocest. Il secondo e più vasto smembramento della Diocesi di Lucca accadile nel 1622, quando il Pont. Gregorio XI, per erigere io sede qescorile la prepositura di S. M. i lucchese i pivieri della giuri- i vile del Gi lacato di Toscana com nella Valle inferiore dell'Arno, in Val-d'Evola, in Val-d'Era e in Val-di- Lucca seguì sotto il pontificato di Pio VI; il quale per bolla del 18 luglio 1789 di- staccò dalle parrocchie lucchesi quelle dei vicariati granducali di Barga e di Pietra- santa, oltre il distretto di Ripafratta, che LUCC assegnò tatti alla diocesi di Pim, dalla quale la lacchese ebbe in cambio 7 chiese sostituenti il piviere di Massaciuccoli. Finalmente l’ ullimo e recentissimo smembramento fu decretato nel 1833 dal Pont. Leone XII, nel tempo in cui fu @- retta in cattedrale la collegiata di Massa di Carrara a carico delle diocesi di Luni- Sarzana e di Lucca. L'ultima delle qualî dovè perdere tutte le chiese comprese ne- gli antichi pivieri della Garfagnana; cioè, accennati la Diocesi Lacca trovasi attual- mente ristretta dentro i limiti del terri. torio unito del mo Dorato. Essendochè la comanità staccata di Montignoso dipende per l’ecclesiastico dal vescovo di Massa, e l’altra di Minucciano conservasi costan- temenie sotto i suoi pastori, che sono i vescovi di Luni-Sarzana. Nello stato presente la Diocesi lucchese uadici del conta 25: chiese parrocchi Vi sono in città quattro capitoli, ossia chi 3” cn la caue i una dignità. Tra quelle fuori della capitale vi è Camaiore, la que- le è decorata di un'insigne collegiata com 14 canonici e una digoità, il Priore, cui fu concewo il privilegio dei pontifcali. Conservansi in Lucca due semin: uno addetto al io della cattedrale, l'altro alla collegiata di S. Michele. I vescovi di Lucoa ottenuero il privi legio del pallio dal Pont. Calisto Il (anno 1120) e, per concessione del papa Alessaa- dro II, quello della croce come gli arci- vescovi. Finalmente per bolla del di 11 selt. 1726, Benedetto XIN innalzò la cat- tedra di S. Martino all’onore di sede ar- civescovile, ma senza suffraganei lino Anticcheno, l'apostolo dei Lucchesi; S. Frediano, insigne loro patrono; 7al- prando e Peredeo per influenza politica € per vistose donazioni alla loro chie; LUCC £. Anselmo che col nome di Alessandro 11 riedificò l'attuale cattedrale, accrescendo onori e privilegii alla città di Lucca ed al suo clero; e S. Anselmo ZI, il consi. Gliere della contessa Matilde, ec Furo- mne famosi per doltrina e per esemplarità di costumi un vescovo Sandonnini nel se- colo XV, un Gwidiccioni nel declinare del secolo XVI, nn 2fansi nel secolo XVIII; un Sardi al principio del secolo attuale, eee COMUNITÀ DI LUCCA La Comunità di Lacca abbraccia, ol tre la città, una campagia d'irregolere periferìa, la di cui superficie non è stata ancora completamente misurata dai geo metri che al presente si occupano nei la- veri del catasto lacchese. — Innanzi la erezione della nuova comunità di Pesca- glia , cioò alla fine dell’anno 1837, que- eta di Lucca abbracciava, nella campa. gua 89 sezioni , con una popolazione 42,192 abit, ripartita in g110 famiglie, mentre la città era abitata da 23167 indi- widui; sicchè nel 1837 tutta la popolazio- ne della Comonità di Luoca ascendeva al 65359 persone appartenenti a 11888 fa- miglie; lo che, equivale a Eri per ogni capo di casa. Quinta seddetto Comunità confina con altre sette, cinque delle quali apparte menti al suo Ducato e le altre due spet- ì Granducato di Toscana. —Infatti, di scie. e di grec, essa tocca dalla 4 confini della Com. di Capannori; dal lato di sett. rasenta la Com. del Borgo a Mor sano; dalla parte di maestro ha la Com. di Camajore , dal lato di ponente quella di i parte volta a lib. tocca la Fecohiano, apparienente al Gran- ducato; alla quale sottentra l'altra Com. dei Bagni a $. Giuliano, pure del Gran- ducato, e quest’ ultima confina dal lato di estro con la Cow. di Lucca mediante la criniera del Moate-pivno. . Il tertitorio della Comunità in discor- do coasisie in ui era. profondamen- te coperta di ghiaja terre di recente alluvione, coronata ‘alla destra del Ser- chio, cioè dal lato di grec. e di sett. da co line di macigno (arenaria), di ‘bisciajo (schisto-marnoso), di grès color castagnuo» lo, di calcarca-corapatia e ili galestro; que- LUCC 887 so le superiore, e quella in- feriore alli ‘strati di macigno. Dietro alle stesse colline si alzano le così dette Pis- sorne, e il monte di Braneoli, mentre dal lato di maestro, di pon. e di grec. gli fan- no spalliera l’alpe di Pascoro, di Monte- magno, e il monte di Quiesa ; la cui 06- satura è formata di rocce di calcarea-semi- Priqpetirrice vene metallifere , di schi- sto argilloso e di macigno; il tatto spesse volte da galestro e da schisto mar- noso alterato. Dal lato poi di ostro serre di coraice alla stessa pianura il marmo- reo-verrucano monte di S. Giuliano, ossia Pisano, anch'esso sovrapposto nei fianchi, € alla base da un macigno a grossi ele- menti (selagite) dal grès castagnolo, e dal galestro. — Fed. Moxme-Prsaro. * Tl territorio comunitativo di Lucca, e LI glia intorno alla città. Quali fossero le bor- gate, ville, popoli e pivieri di esso con- tado, lo dichiarò un altro diploma di Ar- rigo VI dato nel Borgo S. Donnino li 30 aprile del 1186. Col qual privilegio son solo fa confermata ai Lucchesi la giuri- adizione dentro le sei miglia. aitorno la città, ma affinchè non nascesse duhbio sulle ville comprese in, detto conta volle a sufficiente cautela, che fossero « i stesigradi (ora Monsagrati ), di S.- Sl fano, di S. Macario, di Arliano, di sa (pisana), di Forno, di Compito, di 5. Paolo, di Lunata, di Lammari, di Mar- lia, di S. Pancrazio, di Subgromigno, ‘e di S. Gennaro con tutte le ville e bor- gate comprese dentro i confini dei 15 pi- ieri, fra i quali però non si trova quel- lo di Ripafratta. (Memor. Zucch. T. I.) I siaggiori corsi d'acqua che altraver- sano il territorio della Comunità di Luc- ea, dopo it Serchio che scorre -fra le e- streme falde occidentali delle Pizzorne e quelle orientali dell'Alpe di Pascoso, di Monte-magno e det moute di Quiesa, si contano i torreati Ziachiana, Frage, Freddana , Cerchia e Contesora, che due.prisni scendono a sinistra, e gli all tre a destra per vuotarii nel fiume su mominato. : Considerando ora il Serchio nella sola sczione spettante al territorio comunita. 898 LUCE tivo di Lecca, a partire dai secoli porte riori all’ VIII dell’Era volgare, mi sem- bea rilevare dalle scritture del tempo, che questo fiume discenilesse a Lucca tri- partito, in guisa che il primo ramo pas- sata a pon. poco lungi da Lucca , presso a poon com'ora succede, lambenilo il mon- ticello di S. Qurico, davanti al quale era il ponte omonimo , altre volte «ietto del Marchese. Il ramo di mezzo rasevtava le ‘mura occidentali dei primi due cerchi del- la città, e questo appellossi parimente Ser- chio, o talvolta Auserclo; mentre il terzo ramo, che passava a levante di Lace, fu dl to costantemente Auxer, Auxere, poscia Ozzeri. + To non rimonterò ad Aroppo re- condite, quando una delle tro diramazio- ni del Serchio, conosciuta toltora eol no- me suo vetusto di Ozzeri (Auzer) seorre- va da maestro a scir. nella pianura orien- tale di Lacca per vaotarsi nel Lago Bientina, e di la per l'emissario pf Auxerizeola ( vecchia Seressa ) nel fiume Arno. Ma qui non debbo ommettere di rammentare la mirabile direzione data per me di S. Frediano nel sesto secolo del- I'Era volgare, forse al sinistro piuttosto che al. ramo destro del Serchio, affine di liberare dalle inondazioni la pianura di Lucca, quando cioè questo medesimo 4u- ser. discostandosi dalla città prese la di. rezione di Lammari, di Antraccoli, della pieve di S. Paolo in Gurgite, di ec.— Di tale maratigliosa 0) zione e dell'andamento dell'Aurer (Ozzeri) dopo il sesto secolo più non esistono Iracce, se non è forse quella accennata dall'alveo ilel fiumicello Osseretto, il gel scorre per Antraecoli, per la pieve di S, Paolo, per Turingo e Sorbano, finchè sottentra l’at- tuale canale dell’ Ozzeri. Sal qual proposi ioverò della non dubbia tes inza di un antico e sap- to scrittore, cioè di S, Gregorio Magno, il quie al lib. IL cap. g dei suoi dialoghi liede a conoscere, che 1° Aurer innanzi l’epoca di S. Fredisno scorreva vicino alle mura della città, e che spesse volte traboc- cava dal suo alveo con danno delle vicine campagoe. Che poi lo stesso Auzer, ira- dotto în Ozzerî, fosse diverso dal Serchio, il quale passava dal lato occidentale della città, anche meglio lo movirava un rozzo poria,.scrittore del secolo XII, allorchè, di 1a del corso dell'Ox Lucc decanttando le azioni di S. Frediano, dis- se che, dopo il prodigioso deviamento dell'Anzer, piacque 215. Vescoro di re. catsi nella campagna di Lunata, vicoqua- ja a levante di Lucca; nella quale circostanza slcani villani di quella vicinanza fecero al sento vescoro nali in solti da giungere persino a percuoterlo, il Bertini, di vedere oc- vo alveo dell'Auzer i loro 44 cupato terreni —(Baarini. Memor. Lucck. pag. 260 e 261.) Infatti moltissime perganiene lacchesi posteriori al secolo VII danno bastante- ‘mente a diverlere l'andamento del nuoro alveo dell'Aurer, nelle vicinanze di S. Paolo, di Turingo, di Sorbano ec., siccome fa accennato all Art. Gonso (S. Paotò 17) — Fed. Laco vr Brawrmma, Orsza:, Sen caro, Soasano ee. Che però limitandomi qui a far paro- , che attraversa at- che in grazia delle antiche naturali co- mate di cotesta pianura posia lungo la be- ‘se settentrionale del Monte pisano, Kirsond corso d'acqua ha una doppia, guida inclinazione; tostochè la cidentale scola nel Serchio, mentre il ra- mo orientale dell'Ozzeri fivisce nel Lago portoni di Sesto, ossia di Bientina, solto nome di canale Riogio. Contuttociò la livellazione del piano di Lucca e dell'alveo del Serchio, essendo decisamente sa; al livello del Lago suddetto (Ved. fe due Tavolette dell'dl. tezze a pagg. 873 e 874), si dovette ricor” rere nel 1786 alla costruzione delle cate ratte in bocca d'Ozzeri, onde con esse ri- quere al rigurgito del Serchio fluente nel go, e così impedire le frequenti innos- dationi, cui era soggetta la pianura oriea- tale di Lacca, — Ped. Ozma: e Sencase. Allo scopo di rimediare in per te a simili incoavenienti dello spaglia- mento delle acque, che per l'antico alveo dell'Ozseri scorrevano vaganti e senza ri- pe nella pianura di Lacca, il governo del- la repubblica nei secoli andati riseltè di ridurre il Serci n solo alveo col dare a questo un'ampiezza maggiore. Nel 156» pertanto incominciossi la co- strozione del grande argine di Saltocchio, chesi continuò fin verso la città, di manie Luec ta che ia una estensione di quasi quattro miglia furono restitniti aHa cultura circa mille quadrati agrarii di terreno giù stato scoperto da ciottoli e da grosse ghiaje, — La quale arginazione fu com maggiore impegno accresciuta dopo che le straoedi- narie piene del 1624 diressero gran parte dell’acque del Serchio nel Lago di Bien- Lina; donde avvenne che ne conseguirono forti reclami per parte del governo di Firenze, in guisa che la repubblica di Lucca nel 1627 deliberò di far di nuovo allargare l'alveo del Serchio sino a 300 braccia, e di di lena dalla pai al Jato destro del fe ca soi Finalmente neppare argini es- sendo riesciti a comteriere il Serchio nel- le sue maggiori escrescenze, © veduti i danni da esso apporiati nella piena del 1812 alle campagne di Lucca, per ordine della prineipessa Elisa furono rifatti im- portantissimi e dispendiosissimi ine quindi rialtati gli argini tre braccia più che non lo erano nel 1812. Resta a dire del cansle denominato il Fosso, il quale entra ed attraversa la cit- tà di Lucca da tempi remotissimi, seb- bene abbia variato direzione, e sia stato to dalla repubblica lucchese per be» della popolazione e degli edifizii manifatturieri. — Cotesto Fosso prende da grecale a libeccio in guisa di ana co- piosissima gora, ora scoperto, ora coper- to, ma sempre difeso de parapetti e fornito di frequenti ponti per attraversario. LL origine di questo canale, come dis- si, è antichissima, tostochè le memorie di una gora che entrava in cità presso la Porta S.Gervasio, rimontano al secolo IX. La qual gora a quell'epoca passava per la corte della Regina, mentre (ra S.Gi lino spetta Fineula, siccome lo prova un contratto di fitto di quell'’edifizio fatto nel 5 nov. dell'anno 862.(Memor. Zucck.T. V.P.II.) Lùcc 889 Le stesa gora, 0 Foesa dirigevasi dalla corte della Regina verso la piazza di S. Michele in Foro, dov’ era attraversata da an ponticello e quindi da una seconda pescaja, nel modo che leggesi in uu istru- mento del 1134 dell’ Arch. di S, Paolino, in cui sono descritti i confini di una casa posta in' Lucca juxfa pontem, gui dicitur ad Forum, ab alia parte coheret cum se- pe,eto. In altri documenti di poco poste» riori, sotto gli anni 1169, 1183, e 1206, lx chiesa medesima è designata con questa Indicazione: Ecclesia S. Michaclis de Ponte ad Forum, et juta pontem $. dn geli in Foro. (Monscont , Dell antichità di Lucca ec. Lib. FL MS.) . A rintracciare la continuazione dell’ antico fosso giova al caso nostro un istru- mento del 1198, ii colesta gora ma- cinante nella sezione tra la chiesa di S. Michele e quella.di S. Maiteo appellavasi la Fossa di Natale, dicendosi: in Ecc. $. Mathaei in civitate lucana juzta fos- sam, quae dicitur Natalis. . Era probabilmente una derivazione del- la stessa Fosse quella di cui si fa parola nello statato lucchese del 1308 al capito- 10 33,-» Finalmente con visione del 29 agosto 1369 la Signoria di Lacca or- dinò, che comodo de'cittadini, per‘ difesa e splendore della città, e per van- e facilità delle manifatture si co- struisse uh acquedotto che traesse l’acqua dal Serchio, e sul quale si fabbricassero dei mulini, ed altri atili edifisj. La deli- berazione peraliro non specificò il punto: donde l'acquedotto dovesse partire, se dal Serchio direttamente, o dalla continua- zione di quello che negli Statuti del 1308 trovasi rammentato. . Noa essendo però quel fosso difeso de cateratie e da argini sufficienti ad assica- si dalle escre. scenze del medesimo, con pro: 21 febb. 1505, dei 13 agosto 1507 fa deliberato, che la presa delle sue acque ni facesse di contro alla pieve di Sesto a Moriano. Ma meppor qui potè sussistere la cangiata imboccatura dell'acquedotto, la quale nel 1585 fu tolta di là e aperta sopra il pacse di Sesto a Moriano, onde ndurre il canale nella che tutta- sussiste con grande vantaggio delle adiacenti campagne e della città. Essendo chè il fosso mette in moto akuni mulini, 299 .LUCC e diversi edifisii manifatturieri, oltre il benefizio.che apporta alle tintorie, alli fabbriche di conce, ai lavandari, e all' irrigazione di molti giardini. Dovendo' rammentare i posti che at. tualmente cavalcano il Serchio e 1’ Ozze- ri, dirò, che il primo nel tragiuo che fa per il. territorio della Comunità di Lucca, cioè da Brancoli sino al di sotto di Noz- ano, viene attraversato da tre ponti di pietra. Il più alto è detto Ponse a Moria- mo, di cai si hanno memorie fino dal se- colo VIIL Era anticamente di legname, poi di macigno, rifatto nel-1490 da Matteo Gi li; ma nel 1580 essendo in parte rovinato, farono riedificati i due archi nel 1582 da Vincenzio Civitali nipote del pri- mmo artista. . Nel secolo però che corre (anno 1833) ‘un nuovo ponte vi è stato edificato di pie- tra serena levata delle vicine cave. È del primo più largo e più pianeggiante, di- [ala diretto "ir rchitento lucchese Giovaoni Lazzarini. Ii secondo ponte, che prese nome dall opposta collina di S. Quirico, è il più prosimo di tutti a Lucca. Esso trovasi fuori della Porta al Borgo circa 1250 brao- cia lontano dalla città.Era egoalmente del primo tutto di legname, talchè molte volte nelle guerre della repubblica lucchese, per impedire ai nemici il passaggio del fiame, veniva appositamente disfatto; ma nel 1363, scrive il Donati, farooo fatti i piloni di pietra , servendosi, a detta di quell’autore, dei materiali della distratta cittadella dell Augusta ; lo che, se fosse vero, converrebbe ammettere che l'Au- Gusta venisse demolita innanzi il 1369, siccome ne informa la storia. Peraltro nep- pur questo ponte resistè all’arto violento delle acque, sicchè în una straordinaria «ircostante po! fe repabbliche a Luoca limitrofe, il pon- te minacciando di rovinare fu ordinato - perla ragione LUCC € 1818; al quale anno appella la lapida lettere d’oro posta in mezzo al pooie medesimo davanti a un’ edicola avente una statuina di S. Frediano. Il terzo ponte è quello detto di S. Pie tro, distante più di due mi di di questi toparchi la sua fondazione , e» sendochè fu chiamato il ponte del Mer- chese, seppure non ebbe tale indicazione delle possessioni che i mar- chesi Adlalberti e i Bonifazii tenevano fra la Porta $, Pietro e il Serchio, — Comun. que fosse. la bisogna, innanzi la fondazio- ne del poate S. Pietro, costà presso dore- va esservi per il passaggio del Serchio uua Nave, il cui vocabolo è rimasto slla contigua contrada di S. Marteo alla Ne- ve — Ped. Nava. (S. Marrao ata). Dall'anno 1372 al 1375 il poute S Pietro fu rifatto, e nell'anno 1535 nuo vamente ricostraito, ma sempre di legua- me, fino a che nel principio del secolo XVIII si riedificò tutto di pietra. In quanto si ponti dell Quaeri meo cano i docamenti per far parola di quelli che dovevano cavalcare l’antichissimo re mo dell’Auzer che scendeva dal Serchio, a lev. della città, deviato dalle sue mara per opera, come si disse, di Sì Fredisno. I ponti pertanto che attraversano si- tualmente il canale dell'Ozserî, a partire dalle pendici settentrionali del moote S. Giuliano sino al perno variabile, dore le acque dell’ Ozserf bilancia ino con quelle che fiuiscono per il Zogio nel Lago di Bientina, souo i segnenti, 1.9il ponte Stre- da di 10 alla chiesa di Guamo; 2 il te de' Frati, il quale è posto solto Eoafienta dell” Ln dove termina lo stradello lungo il canale della Formica. Poco distinte di là trovasi il terzo ponte ia famoso di tutti, sella strada maestra di Eaters del Giudice, o del Moate S. Gis liano, Questo poate, che porta il nome di Poste+tetto, era difeso da due torri, e o stà l'Ozzeri doveva avere un alveo assi più largo del fosso attuale, tostochè alesni archi dell’antico ponte trovamsi solterre- angosti. Iufatti l'ae- LUCC Corradino, il quale si mosse da Pisa per la via del Monte S. Giuliano contro Luc- ca; ma dovè retrocedere per aver trovato il passo di Ponte-tetto difeso dai Lucchesi, soggiangendo: che ivi est Auzeris agua profunda et lata , neque vadabilis. — Il #2 e il 5.° ponte sull Ozzeri diconsi di Salissimo e di Gattajola dalla contrada compresi în quest'ultima parrocchia. Il 62 cavalca il canale fra le chiese di Fa- nano e di Meati; finalmente il 7.° ponte è sella strada postale fra Ripafratta e Luo ca presso la pieve di Montuolo, già del 4Flesso; la quale chiesa innanzi il mille era situata sulla ripa sinistra, e non già, come lo è adesso, sulla destra dell’ Ozse- ri. — Fed. Moxrvoto. Strade maestre mantenute e carico del- lo stato nel Ducato di Lucca. 1. Le 4 strade postali che escono dal- le 4 porte della città di Lucca sono, la strada Pisana, la strada Pesciatina o Fio- genfina, la strada de' Bagni e la strada Massese o di Genova. s. La straila detta delle Tagliate; per Ja porziene che gira al largo degli spalti di lev. sett. e maestro. — Essa staccasi dalla strada postale Pesciatina, passando dalla chiesa di S. Marco, dal luogo deno- LI i Giannotti e dal Campo santo i alla postale Pisana. Il restan- te della strada medesima dal lato di pon. e di ostro è a carico della Com. di Lucca. 3. La sirada traversa di Merlio, che dalla postale Pesciatina condace alla R. villa e parco di Mari 4. Altra strada traversa per Marlia, che staccusi da quella postale de' Bagni e con- duce lungo il torrente Fraga alla stessa R. villa, © 5. Strada dell'Altopascio, ossia l'anti- ca strada Francesca, che stazcasi dalla po- stale Pesciatina fuori di Porta auova, e per S. Paolo, Paganico e Turchetto entra mel Granducato al porto dell’ Altopascio. 6. Straila del Tiglio che si parte dalla Francesco, al di là della pieve di S. Pao- lo, e varcando il Kogio sul Ponte Mag- giore passa per la Badia a Sesto, sotto Ca- stel-vecchio di Compito, e al Tiglio sul Lago di Bientina, dove soiteatra il terri- torio granducale. 2- Strada del Monte S. Giuliano. — È con LUCC 8% l'antica via maestra che esce dalla Porta S. Pietro, per dirigersi a Vaccoli, quindi passa l'Ozseri sul Ponte-tetto, e di lè per Massa-pisana sale il monte S. Giuliano; sul cai vertice continua il cammino nel_ territorio granducale dei Bagni di S. Giu liano. ii Lueca presso alla confluenza dlel- ta Lima .sul ponte di Chifenti, rasentando la sponda sinistra del Serchio, sino alla confluenza dell'Ania, dove coritinna nel territorio granducale sino a Barga. — La strada poi di Castelnuovo traversa it Ser chio sul te di Cal edilà {1 borgo di Gallicano r'incammina è Ce. stelnuovo dello Stato Estense. 9g. Strada da Montramito a Viareggio. — Staccasi a Montramito dalla postale Massese per condurre a Via 10. Strada da Afontramito alla A. villa di Stiava. — È ua breve tratto di due migl. a grec. di Montramito. 11. Strada A. Modanese aperta da Ma- ria Luisa di Borbone nella terza decade del secolo attuale. — Staccasi dalla stra- da di Barga fra la Zima e Ia Fegana, e rimonta lungo la ripa sinistra di quest ultimo torrente sul fianco occidentale del monte Fegatese; di là trapassando diversi ponti sale per tortuosi giri sino al varco occidentale del Rondinajo, che è il monte più elevato di tutto l'Appennino toscano. Costassù alla foce al Giogo, sottentra il ter- ritorio modanese, nel quale la strada scen- ‘de lango le- prime fonti del fiume Scol- tenna per di Pieve a Pelago, dove si riunisce alla postale che viene da Bo- sco-lungo dell' Abetone nel Granducato. 12. Finalmente la strada per Camajore lungo la Freddana, per la fiumana di Mocchi, va ad ampliarsi per la parte di Val.di-Serchio a carico della Com. di Luc- ca, e per la parte della vallecola di Ca- majore sarà tenuta dallo Stato. Una nuova strada, che chiamerò pro vineiale, perebè ampia rotabile e utilissi- ma a pi è quella che sta attualmente per compirsi fra Lucca e Massaciuccoli. La medesima si stacca dal- la postale Aassesà passato il pante S. Pie. tro, di là dirigési sotto il colle di Nozza- passa per Balbano, e sale i poggi che corrono fra il monte di Quiesa e Casti. 292 LuUcc glioncello, i quali poggi servono di anello di comunicazione fra l'Alpe Apuaua ed il Monte-Pisano. Di là la stessa strada scen- de fra le masse di calcarea semigranosa sino all'orlo del lago di Massaciuccoli, do- ve per via di fosse trasportansi le merci venute di oltremare a Viareggio. Fin qui del territorio comunitativo, ora della città. — Ogni qual volla si tessero avere dati sicuri, che il lastrico in quest’ anno ed anche nei tempi addio. tro scoperto a quattro e perfino a braccia sei e mezzo sotto le strade attuali della città di Lucca, ogni qualvolta dico quel lastrico fosse appartenato ad antiche vie, voi arremmo un dato positivo per con- chiudere, che il piano più vetasto di Luc- ca e della circostante vra era almeno cinque in sei braccia inferiore all'attua- le. Alla qual conclusione mi sembra che in perte si prestino le vestigia dell’anfi- teatro lacehese: avvegnachè lo zoccolo dei suoi archi esteriori trovasi basato qual- che braccio sotto la strada che fiancheg- gia queli'edifizio eretto nei primi secoli dell'impero romano. Primo cerchio delle mura di Lucca.— Tre sono i successivi cerchi delle mura di questa città, — A qual epoca risalga il primo, ignorasi assolutamente; poichè, seb- bene qualcuno abbia sospettato essere sta- ta quell’ opera ese lurante di Probo, e qualcun altro ne abbia fatto iderio, vi ioni per credere il primo cer- antico, sia perchè Froolino diede a conoscere Lucca monita di mura sino dai tempi della repubblica romana, sia perchè non poche vestigia di quel cerchio di costruzione all’etrusca incontraronsi nei secoli ullimi scorsi, ed anche alla no- stra età. Infatti delle antiche mura sus sistono visibili tracce sul canto del pa- Jazzo arcivescovile nella parte volta a scir, che guards il bastione di S. Colombano, € sul muro cui si appoggia l'oratorio di S. Naria della Ros. La quale venerata immagine fa dipinta sulla vecchia mura- glia dalla parte esterna della città, nel luo- go istesso dove fu costruita mel 1309 quelo la graziosa chiesina che Lultora vi resta. Sono visibili costà grandi massi di pie- forana parallelepippeda, sca» vati dal Monte S. Giuliano. Dei quali mas- si recentemente se n'estrassero alcuni dal- LuUcc a parete dello stesso oraterio, della ero» sezza di quattro e più braccia. Attualmen- te, sopra la maraglia medesima pose la facciata posteriore del palazzo arcivesco vile. Di altre consimili pietre, cavate in al- tri luoghi dai fondamenti dello stesse mu- ra, fece testimonianza quasi due secoli in po- dietro il caconien Libertà Moricnni nel- la sua opera MS. delle Antichità dl Lucca. -Dall'oratorio suddetto, dirigeodosi în linea retta a settentrione lungo la strada della Rosa, il muro del primo cerchio do- veva attraversare la piazza di S. Maria del Presepe, ossia di S. Maria Maggiore, detta Forisportam, per essere stata fab- bricata faori di città insieme colla di- strutta cl coaligua di S. Gervasio. Da quest’ultima prese il nome la porta di SL Gervasio, già romana, per dore esciva la via Franeesca, o Romèa. Stanno in ep- poggio di ciò molti istrumenti dell’ Arch. Arciv. Lucch. dal secolo VIN al XII, i quali rammentano la chiesa di S.. Maria €S. Gervasio posta juste murum civitatis Zueze. — E meglio ancora ce lo manife- sta altra pergamena dell’anno 1063 dello spedale della Misericordia, in coi si leg- ge: Ecclesiae S. Marice, quae dicitar Majoris , aedificata extra civitatem Le censem, prope muros ipsius civitatis, et prope portam , guae dicitur S. Gervasi. Coalinuando l'andamento del primo giro, questo dirigerasi lango la strada og- gi detta dell'Angelo Custode fino dietro la chiesa di S. Simose, che dal lato della tribuna eppoggiavasi al muro della città Cio vien provato, fra i molti, da un istre- mento del sa aprile 839, col quale il pre- prietar: unziò al vescoro di Ecclesia mea 8. Simeonis sita infra hane civitalem recta muro istius civitatis, ete. (Mem. Luock. T. V. P. IL.) A questo paolo pare che terminasse la linea orientale, sicchè voltando faccia da lev. a grecale, le vecchie mura della città per una traversa dirette a macsiro pese vano dal canto oggi detto dell /mprese sulla via del Fil-lungo,là quale escir do- |a Porta setteutrionale che prese . Frediano. Costà il muro piegando alquanto ia faori pes se Boccella e distrutta chiesa A Giovanni in Muro, preso alla quale nel LUCC secolo XIV fà eretto il Moa. con la chiesa di S. Agostino. In cotesta traversa veniva incluso den- tre la città il teatro romano, i di cui incontrano lultora fra la chiesa ino e il convento di S. Maria ruderi i . Pietro Soma! Cigoli, di S. Andrea, di $. Micbeletio, di 8. Frediano, di S. Leonardo e molte altre restavano nei bocghi fuori del primo cer-. chio della citt. . x 4 S. Giovanni in Muro, co dello per esser contiguo alle mura settentrionali, peste volta vano direzione de maestro a li- io, passando rasenti alla chiesa di $. Tommaso, situata, come dice wa docamea- to del 924, infra hanc civitatem et re- eta muro istius civitatis. — Pregredendo di là le muta lasciavano denico la chiem e > monastero di S. Giorgio, sicceme ne visano diverie membrane dell'Arcà iorgi mezio al.qualo tragitto, nel canto corrispondente a uu dipresso alla moderna piazza dei Melcoatenti , doveva trovarmi la porta occidentale, alquanto più indeniro di quella del secondo e del terzo cerchio, cui fù dato il some di S. Donato da an’autica chiesa che restava fuori della città insieme con quelle di S Giustina (già S. Salvatore in Brisciano) di S. Be Lora del Crocifisso dei rule dal luogo della Cistedella Le mura dirigendosi verso levante e gre- «ale arrivavano al palazzo vescovile dopo aver rasentato l'orte, ossia il Brolio della canonica di $. Martivo ; dalla qual linea restavano cselusi dalla città il monastero di 8. Maria del Corso, fondato nel 722,6 le chiese ora distrutte di S. Pietro ad in ceula, de' SS. Filippo e Giacomo, di S. Co- lombano, di S. Stirentro e della esistente di S. Bartolommen in Silice. Tu mezzo a quest'ultimo lato trovavasi la porta S. Pietro, presso cui sino dall' pun nd fu eretta la chiesa di S. Silve- @ l'annesso ospedale per alloggiarti © mutrievi ini. —(Memor. Lucch. ati iueesiazioni x LA poca distanza dalla porta S. Pietre esisteva una portieciuola , che nel secolo vu : LUCC 893 XI dioevasi fa postieria di Zeone Giudice, cesia che costà fossero Place ren magnate luochese, 0 è da tale po- stierla esciva la strada maestra che colta in linea retta a S. Maria di Leone Giu- dice, e di là per il Moote S. Giuliano a Pi sa. Forse era la icciuola stessa che in- manti l'epoca di Zeone appollavasi Poste. rule Maggiore, della quale è fatta men- zione in ua documento degli 11 genn. dell'anno 951. (Memor. cit. T.IV.P. 11). A confermare l'andamento del testè de- signato perimetro del primo cerchio di Laocca giovano varie scritture anteriori all'epoca del secondo girodella stessa cit-_ tà, molte delle quali furono gii so per pubblicarsi, mercé l' opero! de li secademici lncchesi, nelle Memorie servire alla storia della loro patria. Tooltre lo di ia qualche modo s dive- dere un rituale della cattedrale di Lucca cui irovasi registrato hè qui ne dia PN Paimogiorno delle rogazioni la cessione esciva dalla orientale dell ciuà per recarsi alla chiesa di S, Maggiore (civè di Forisporiam » di 8. Pietro Semaldi, poi a S. Frediano, quindi a S. Giustina e a S. Donato e fi- mie a S. Ponziano, dopodi che rien- città è nella chiesa di S. Repara- visitara la chicsa di S. Michele di Bor- gbieciuolo (ora 5. Micheletto) e rientra- va in città per la porta S. Gervasio ». _ » Li terso giornola precemione pertéa- LUI 8% LUCC do delle cattedrale esciva dalla città per la Pasto S. Pietro, dove visitava la chiesa di Pietro Maggiore e quella di S. Maria (del Corso), indi l’altra di S. Bomano e di S. Benedei ipoi rientrava in cità (della porta S. Donato) per visitare È chiesa di S. Giorgio, poscis quelle di S. Alessandro Meggiore e di S. Michele in ale recavasi alla Corte def predica, finalmente, data la bene- «lizione, ritornava alla cattedrale ». Secondo cerchio di Lucca. — Col secon- do cerchio delle mura restarono rinchiuse nella città diversi subborghi , varie stra- de e case che avvicinavano il primo giro, massimamente dela parte di oriente sai grecale. La popolazione di cotesti sui ghi dopo il secolo XII costi nel re gime della repubblica una sezione delle città, designata ta col titolo di Quartiere dei Borghi, e te diversa dall altra denominata dalla Porta $. Fredie- no, ossia del Borgo. Wed. gui a pag. 845 e segg. È opinione che il secondo cerchio di Lucca venisse decretato dal governo nell ambo 1200, e che resteme Aerminato zo 60, interiore confacenti s dimostrare, & finò dal 1095 si era presa qualche misura da cerchio la cià, siccome fra gli sitri lo di a conoscere un isirumento dell’ Arch, de' canonici di ino dell'auno 1095, nel quale si par S. Colombano e S. Alessandro (detto poi S. Alessandretto), il unle orto confinata con una via, guae est Juxta murum veteris civiteti. Comunque sia, l'annalista Tolomeo ne avvisò, che all'anno 1184 Alcherio di Pa- gano, allora console di Laces, fece esce- vare i fossi attorno alla città, dicendo, che solto di lui costruironsi le cerbonaje. Già poco sopra, a pag. 845, fu accennato ma diploma dell'anno 1209 da Ottone IV concesso ai Lucchesi, nel quale si ram mente, non solo il muro vecchio, ma an- cora il amovo della città di Liicca. Dovendo pertanto rintracciare il giro del secondo cerchio, sembra che esso dal lato di scirocco, a incominciare ora detto la Scese di piaggic rane lungo la strada, che vien percorsa dal fosso, dirigendosi contr'acqua da osiro indiriz- i a settentrione quasi luogo detto Ze Fratta: costà dove nel se- colo trapassato fu innalzata in mezzo ad una crociata di strade la colonna della Na- donna dello Stellario. Questa porzione di mura non può realmente contare un'età più antica del secolo XIII; e lo prova fra iti un contratto del 1197 dell'archi- Fc ora nella biblioteca di S. Frediano in cui si legge: Actum extra muros civitatis, videlicet in ecciesia S. Mariae Forisportam, sicchè sila fine del secolo XII la chiesa di S. Ma- ria Maggiore, oggi detta S. Norie Bian ca, era sempre fori di città. — Esiste tuttora la grandiosa porta di S. Gervasio, sttosimente sp appellata il portone dei Ser- vi, oppure il portone dell''Anaunziata da usa chiesa coatigua di tal titolo; la qual porta, oltre l’incaseatara fatta per la Se- nacinesca, trovasi in a due torrie- ni circolari, tutti ds capo a fondo leve. rati con mirabile arte di pietra squadrata, nella guisa appunto che essi con la porta medesima furono descritti da Ciriaco An- continano, quando nell’anno 1542 pr» sò da Locca. Ecco le sue parole: Vidimas praeterea in pracfata egregia civitate Lu. cana moenia ez vivo lapide circum noviter recensita conspicua arte elaborata, sed e- ligna er parte vetustotum vestigia non mella videntur , et inter petiora pertan duabus rotundis turribus inziguem vivie S. ex lapidibus mirifice instruetam; et hinc inde ab utrague sumnitatis listarum per- te leonem mermoreum habentera ; quem vero portam Romanan antigui vocarunt indigenae, nune vero S. Gervazii nomine incertum vulgus appellat; ete. (Crana Arcon. Commentar, Nova Pragmeata.) - Proseguendo il giro del secondo cerchi coteste mara da sett,a maestro dirigevansi verso il borgo S. Leonardo, il quale in- sieme con la sua chiese, allora in Capite Burgi, restava escluso dalla città, mentre venivano dal cerchio medesimo rinchiuse le chiese di S. Maria Forisportem, di S. Pietro Somaldi, di S. Pier Cigoli, di S li S, Micheletto, Andrea, detta allora im Melleria, perchè iu quella contrada vi eraeo le con- nel fosso che per i Inoghi di sopra indicati.—Esistera probabilmente da questo lato le postierta LUCC che si disse di Pagano, forse dal pedre del console che nel 1184 edificò le carbonaje, fatta testè menzione. — Il Mo- vio dei canonici di S. Martino, segnato (NY. 102) con la seguente indicazione: Domus juzia posterulam, guae dicitur Pogani, in contrata S. Petri Cigoli: te- net unum latus in muro civitatis, etc. Continuando l'andamento del secondo giro della città, sembra che al principio del borgo di S. Leonardo il muro doves- se piegare da maesiro a pon. e vollasse faccia a settentrione. In questa linea fa aperta la nuova porta di S. Frediano, che vedesi tuttora nel così detto Portone dei Borghi, difesa, L i io, da due lorrioni. Se non che questa di S. Frediano ha doppio ingresso, i cui archi tuttora sussistono della forma rotonda e * pietra concia. Se non che È lel Portone dei Borghi sono stati gran parte nascosli fra le a- jlazioni. Nella facciata esterio» tra porta S. Ger- l'emblema della forma di croce quadra di anarmo bianco iu campo di pietra nera. Dal Portone dei Borghi le mura pro- seguivano verso pon_-lib. fra il bastione attuale di S. Frediano e la chiesa di S. Agostino. E qui giova avvertire, che nel amuro del terzo cerchio, posto fra la porta di Borgo e il bastione di S. Frediano, una porla murata costruila nou già di mattoni, né a sdrajo come souo i muri del terzo cerchio, ma di pietra squadrata simile alle muraglia «el secondo cerchio, cioè a quelle mura conspicua arte elabo- rata, che Ciriaco Ascouitano all'anno 1442 disse, aoviter recensita. Sarebbe mai questo un tratto del muro del secondo cerchio conservato per cortina nella riedi- ficazione del terzo gico della città? Niuno altronde, ch'io sappia, parlò della porta murata, seppure non fu questa una po- stierla. Certo è che all’esti dnita del bor diacenti pellegrini, un poate e noo spedale per chiamato di $. Giovanni in Capu di Bor- 59, per essere appartenuto alla distrutta. chiesa di S. Giovanni in Muro, manuale ua con , di quella di S. Frediano. Infati 895 tratto dell'archivio di S. Frediano del dì 8 dicembre 1260, seguato (.B. 65. Ar- ca 2.) tratta di ua livello perpetuo fatto da un canonico rettore della chiesa e spe- dale di S. Giovanni de Capite Poatis, col consenso del priore e capitolo di S. Fre- diauo, a favore di un tal Luparello abi- tate in detta contrada di Capo di Borgo fuori della porta, per cui il rettore con- cede al fittuario per l'annao canone di soldi aa lucchesi un orlo posto presso È nuovi muri di Lucca, vicino al ponte del- la porta di Borgo $. Frediano. A S. Giovanoi ia Muro il secondo re- ciato della città dubito che aniasse paral- leloai bastioni attuali fino presso alla por- ta S. Donato, nel qual tragitto fucluder in città la chiesa col monastero di S. stina, e quella di S. Benedetto, ora il Crocifisso de' Bianchi. Costà le mura dirigendosi a scir. pas. savano fra la porta altusle-di S. Donato quella del primo cerchio, la quale si do- veva trovare in capo alla via di S. Puo- lino.— A sinistra della porta medesima il muro, rasentindo d'appres.o la chiesa dl S, Luca e lo spedale della Misericord lasciava fuori di città il prato del chese, onsia del Corso, per arriva la così detta Cittadella, dove voltand faccia a ostro dirigevasi verso Ievante si. no al bastione Columbano, dietro il palazzo vescovile. In questo lungo tra. gitto, di fronte a lib. e ostro esistevano oltre le porte di S. Donato e di S. Pietro alcane postierle, per le quali, a forma del- li statuti antichi di Lucca (Lib. ultimo, cap. 55.) non era permesso il passaggio ai carri. Da questo lato il secondo cerchio rinchiuse in città le chiese di S. Romano, di S. Maria del Corso, di S. Alessandro, ossia di S. Alessandretto insi nesso ospizio, ed alire antiche chiese sta- te fino allora suburbane, Terzo cerchio delle mura di Lucca, — Uterzo e l’attuale più gran. giro del- le mura di Lucca fu decretato nell’an- mo 1504, dalla repubblica, che vi fece la- vorare dalla parte di levante e di mezzodì sino al 1544. Per altro fattisi accorti, che quel inodo di costruire i bastioni circo- lari e le mura forse coa poca scarpa, 10m era il più coufacentg a ridurre Lucca, co- me si voleva, una piazza forte, gli Auziani affidarono l'esecuzione al altri ingegne- letto 896 LUCC ri, fra i quali meritossi maggior lode Wincenzio Civitali. la grandiosa opera non restò com- pita intieramente prima dell’anno 1645, mediante la spesa di scudi 955,162, peri a 5,510,550 franchi, senza contare il valore di 130 grossi cannoni di bronto che gasr- gli 11 bastioni dai queli è difesa la città. — Le mura dalla parle che gonr- dano la ciltà sono fornNe di hi ter rapieni, luogo i quali campeg ziosa strada carrozzabile. È questa cheggiata dal lato della campagna da un comodo marciapiede, mentre dalla parte e- sterna le mura sono difese da opere avan- zate contornate da fossi e da terra) monti sparsi di ville signorili, di chiese, di torri e di borgate. Il passeggio sopra le mura non è lampoco interrotto dalle porte della città, poichè l'ampia strada vi passa sopra pianeggiante Jango tutto il giro della citià che misura 7100 br. lucchesi, pari a metri 4199,55. < La superficie del suolo ‘ccenpata dal fabbricato di Lecca, compreso il giro e- sterno delle mura e delle fortificazioni _ degli spalti, corrisponde a coltre luechesi 81,3, equivalenti a quadrati fio- 566,6, ossiano a undici sedicesimi di miglia toscane quad In questo terzo cerchio di Lucca esiste- vano tre sole porte, (Porta al Borgo, Porta ‘S. Donato e Porta S. Pietro) innanzi che dirimpetto a una magnifica, veramente strada regia, fosse aperia la Porta Nuova, .0 di S. Croce, giù detta Elisa, perchè que- sta principessa la ordinò nel 1806. Da cotesta Porta meova, volia a levan- te, esce l'ampia strada postale Pesciarina fiancheggiata da doppio marciapiede e di- fesa da quadrupla linea di alberi.— Dalla Porta al Borgo, detta anche $. Naria, esce ln strada nuova dei Bagni e di Bar 3; dalla Porta S. Donato, escono le stra de postali di Pisa e di Genova; e dalla Porta S. Pietro parie la strada vecchia del Moote di S. Gicliano. “quei documenti LUCC Eoen s Sraeinom roma verza crrra' si Looca. Chiese più grandiose e più celebri del- la città. — Quaotunque sussistino melti documenti scritti innanzi al mille, nei quali si rammeniano fra e molte chiese alcune delle più insigni tuttora esistenti in Lucea, se debbasi ecceltuare la cotte drale di S. Martino, e dirò anche la chie di S. Frediano, non sembra che le altre fossero di quella dimensione e sirattara architettonica che dopo il secolo X hagmo acquistato; lanio più che poche di eme prima di quel tempo furono de più di va prete, o da più d'una persona ecelesi» stica dirette e governate. Che lu chi; or iusigne i di S. Michele in Piazza, nel secolo IX fos- se poco più di un oratorio, lo danno a divedere le carte state recentemente pob- blicnte nelle Aemor, Zacch. T. IV. ef. V. P. IL e HI; alle quali aggiungere si può quel poco che fa accennato qui so alla . 895. — Fa bensì il time che si riunirono nell pai Michele in Piazza alcuni preti per vive re canonicamente, finché poi vi i monaci Benedettini; per opera dei quali nell’anno 1142 quel tempio si restaurò, e forse nl fa nella grandezza e forma attuale rieilificato. Realmente la facciata trovasi eseguita perla massima parie nell’anno 1188, per opera dell’architetto Guidetto, autore di quella della cattedrale. Il second'ordise però «delle colonnette del lato sinistro del- la facciata è mia fatta nel 1379. Il campanile, e gli ornati dalla parte volta a levante, al pari che l’esterna tribesa dal di settentrione, contano l'epoca della moria, di Paolo Guinigi, per ordine del quale furono fatti, — (Zed, Duo St cao delle chiese di Lucca, di Mons. Non si, eccresciuto dal Barsocchini. — Ger. na Di Lucca del Massarosa). Della chiesa di S. Maria Fbrisporton si hanno nolizie fino dall’ anno 788 nelle carte dell'Arch. Are. ed anche da altri an chivii; due delle quali, del 7 marzo 844 € del 31 dicembre 854, sono state cate nel supplemento ni T. IV delle più volte citate Memorie lucchesi. Perocchè da apperisce, che le chiese riunite di S. Moria e S, Gervasio, LUCC sitae sunt prope murum istius civi. pred lucense: o come dice l’altro istra. mento, foras civitate ista lucense prope portare 8. Gervasii, quelle chiese cioè che rispondono a S. Maria Forisportam, non erano altro che meri oratorii dal vescovo concessi in benefizio a un ecclesiastico, coi era ingiunto l'obbligo d'uffiziarli, di tenervi il lume giorno e notte, e di pagare ogn’ anno g0 denari alla mensa vescovile , più qualel' aliro tributo ivi specificato. Anche nell’anno 900 la chie sa medesima di S. Maria e SS. Gerws- sîo e Proiasio, situata foras civilate ista Zucense, lu concessa in benefizio da Pie tro vescoro di Lucca per I’ annuo cen- so di 20 denari d’argento (loc. cit). Ap- pella alla stessa chiesa di Forisportam aa calendario della cattedrale di S. Martino, . VIII era già rovinata, mentre, trattandosi ivi del vescovo Jacopo che presedò alla chiesa lucchese sul prio- cipiare del secolo IX, si dice, che egli ri- costruì questa chiesa di Forisportam tut ta di materiale, la quale innanzi era una chiesupola: quae nuper diruta fuerat, ei cum columnis ligneis (episco] ipsum altare fecit, nec offici. weinaria, nisi tantum in die dominicae ae- stivo tempore missa celebrabatur. Modo mumero.... sacerdotes ibidem diurno et mocturno officium plenum peragunt siout in ecclesia $. Martini, eto. Infatti in un libro di contratti dell’ Arch, capitolare Martino esiste un istromento del 1330, în cui si rammenta il prete Orlanilo Maestro di scuola e Ca- nonico di S. Maria Forisportam. (Memoa. Loccs. T. IX. pag. 31). Del luogo dove fu la distratta chiesa di S. Gervasio ne dà notizia un istrumen- to del 23 giugno 1034, col quale Gioran- mi II vescovo di Lucca alli vellò fundamene tum illud, ubi jam fui: ecclesia $$. Ger- vasii et Protasii, quod est posito et funda to foris hane urbem Lucoe prope eccle- siam S. Mariae et prope Poriam, guae dicitur S. Gervasii. — (Bamui, Memor, Lucch. T. IV. P. IL.) Cattedrale di S. Martino, — Troppe ' memorie confermano a colesta chiesa ma- trice l'onorificenza fra le più antiche cat- tedrali dell'Italia, comecchè il bel tempio LUCC 897 attuale sfa stato riedificato in dimensio. ni assai più grandiose dal vescovo Ansel- mo di Bsdagio, mentre egli sedeva con- temporaneamente nella cattedra di S. Pie- tro sotto nome di Alessandro fa lo cattedrale medesima solennemente consa- er. In quella occasione fu collocato îl si- malsero del Volto Santo nella cappella, in cui attualmente si trova. Questa elegan- te cappella in forma di tempielto ottago- no venne rifatta nel 1484 col disegno e di. rezione del Fidia lucchese, voglio dire di Matteo Civitali, ch° è pure l’autore della bellissima statua di S. Sebastiano nella nicchia esterna dietro l'altare del Volto Santo. — La facciata esteriore del duomo fa eseguita nel 1204 dall'architetto Gui- detto, da quello stesso che nel 1188 di. resse l'architettura della facciata di S. Michele in = Gli ornamenti dell’ atrio sopra la poria minore, a sinistra en trando nel duomo di S. Martino, sono del celebre Niccola Pisano. Questo grandioso tempio , della prima maniera così detta gotica, è a tre navate divise da nove grandi archi otto de’quali a mezzo-tondo; di essi, che ibava , essen- do a sesto acuto fece dubitare essere stata un' aggiunta principio del se- colo XIV.La lunghezza interna della roag- gior navata è di braccia lucchesi 140,6; la larghezza di be. 44,5; la crociate be. 61,9, € l'altezza della nave di mezzo brae- cis 45,3.—Nella navata maggiore è pra- ticato un second’ ordine di archi in nu- mero doppio dî quelli del primo ordine, figurati da altrettanti finestroni in due gallerie che percorrono tutta la chiesa sino alla tribana, Ciascuno di cotesti ar- chi è suddiviso da due sottili colonnette gotiche che sostengono degli ornati tra- forati in archivolto di sesto semi-acuto. L'edifizio al di fuori è tatto incrostato ‘di marmo del vicino Monte pisano, e nell’ insieme ta all'occhio un’ srmonia € regolarità che per il tempo in cui fa fatto può dirsi ul La cattedrale lacchese abbonda di bel. le opere di sealtara, di pittura e di ori ceria. All'altare del Volto-Santo esistona preziosi lavori di cesello in argento dore- to; così în sagrestia, dove si custodisce una croce d’argento dorato del peso di libbre 898 Luce 3o, detta la Croce dei Pisani, lavoro del «secolo XIV assai delicato, e ricco di figu. rine. Nell’ altare della stessa sagrestia hav- «vi una bella tavola di Domenico Ghirlan- Aajo, ed in una stanza contigua va visi tato il sarcofago d’Ilaria del Carretto, mo- glie di Paolo Guinigi, per essere un pre- «giato lavoro d' Jacopo della Quercia. Dentro alla chiesa poi si ammira sopra «tutte le opere di scalpello il monumento sepolerale di Pietro da Noceto, e vicino a questo il ritratto parlante di Domenico mecenate dell° arlefice i tali, cui si debbono ezi: levi del pulpito, li due angeletti «di marmo al tabernacolo dèl Sacramento, e le tre statue coi basso-rilievi nell’aliare di S. Regolo, mentre le figure scolpite a Cornu Evangelii sull'altare della Li- bertà sono lavorate da Giovan Bologna. Rapporto agli oggetti di pittura, tro- «vasi di fronte al sarcofaco di Pietro da Noceto una tavola di Fra Bartolommeo del- la Porta rappresentante la B. Vergine, ope- ra delle più pregiate di quell'insigne pit tore, fatta nel 1509, e contornata da pila- marmo scolpiti ad ornato dallo delle navate una po tazione al tempio, di Alessandro Allori; la Cena del Signore del Tintoretto; la Crocifissione e la Natività, due tele del Passignano, l'Adorazione dei Magi, di Fe- derigo Zuccari, e una bella Resurrezione, del vivente Michele Ridolfi lucchese. In quanto alla fabbrica della contigua canonica , essa conta la sua prima fonda- ‘zione sotto il vescoro Giovanni Il, il qua- Je nell'anno 1048 prescrisse al clero de sun catiedrale la' vita comune secondo regole canoniche, per cui concedè al pitolo di S. Martino un pezzo di terreno con casa contigua alla cattedrale e all'epi- scopio; al quale dono fa da Alessandro II, nel 1063, agginuto un altro pezzo di terra posto presso la stessa cattedrale. ( Memor. Lucch. T. IV. P. IL.) Chiesa di S. Frediano. — È dopo la cattedrale una delle più antiche e più va- ste chiese di Lucca, giacchè In sua pri riedificazione rimonta all'anno 685, seb- bene vi sia da dubitare che non fosse tale come ora la si vede. Ciò nonostante essa è atato segnalata per un'opera dei tempi :longobardici, e quasi la sola chiesa che Lucc sis rimasta in Halia di quell'epoca fa meno alterata nell'interno; qualora si ec- cettuino le cappelle in fondo alla chiesi, e il presbitero visibilmente rialzato il gradino posto verso la metà della na- vata maggiore, e del quale abbiamo con- S. Croce, ed ia S. Ma- renze ec. Già da qualche tempo esisteva la chie- sa dei SS., Lorenzo, Vincenzio e Stefano MM. nella quale sol declinare del sesto secolo fu sepolto il corpo del santo vesco- vo Frediano, quando la stessa chiesa nel 685 fa riedificata da Faulone, creduto maggiordomo del re Cuniberto, e da esso lui dotata e assegnata a Babbino abate ed ni suoi monaci, lo che indica esservi stato fino d'allora costà presso un monastero di claustrali. Infatti nell'anno stesso Felice vescovo di Lucca diò facoltà a quei mo- naci di vivere conventaalmente, e di am- ministrare la loro chiesa, promettendo ai medesimi di non assegnare ad altro luogo pio alcana parte della pecunia e dei beni che Faulone aveva donati tessa chie- sa, e di lasciare all’arbitrio di quei clu- strali la nomine dell'abate dopo che fos- rente abate Babbino. gt istere io credito, to- stochè Walfredo nella fondazione della badia di S. Pietro a Monte-vendi nell'ao- no 754, nominò fra gli altri l'abate del- la chiesa di S. Frediano di Lucca, ubi ef ejus corpus quiescit iumatum. Beosì nel secolo IX, alcuni testimoni esaminati nell 838 deposero che la chiesa di S. Fredia- no molto innanzi quel tempo era stata data în benefizio dal vescovo Giovanni al di lui fratello Jacopo; il quale a, to vescovo, nell’anno Sor, rinuuziò il be nefizio della chiesa medesima in favore di un preiee di un diacono, cui diede an- cora facoltà di amministrare il di lei pa- trimonio. Anche nel secolo X, e segnatamente nell’anno 923, con istromento del 5 set- tembre, il vescovo Pietro ordiuò il Willerodo rettore della chiesa di Sì Fre tin tua (egli dice) sit potestate una cum secrelario, seu et oasis recta ipsa ecclesi prope candem cc- clesiam cum edificiis suis, seu curte e orto, ete. ( Mao. Lucca. Tom. IV. P. Il. eT.V.P.Il e IM.) LUCC Ya conclesione, fino all’epoca del 923 si perla di S. Frediano come di una chiesa semplice, senza dichiararla parrocchiale, e molto meno battesimale. All'onore altro di parrocebia picbana era stata in- malzata , quando con atto pubblico del s dicembre, nell’anno 1043, il veseoro di Lacca Giovanni Il ordinò il chierico Be- riedeito e lo investi della chiesa battesi- male de'SS. Vincenzio, Frediano, Stefano e Lorenzo, la qual chiesa, (dice il testo) est aedi) foris civitatera istam lucen- sem prope flavio Serclo. (loc. cit.) Posto adenque ciò, converrebbe cre dere che non prima del secolo XI la chiesa di S. Frediano divenisse pieve, e conse- guentemente, che l’uso in essa introdot- to della benedizione del fonte nel saba- to santo della Pentecoste von contasse un' molto più antica dell'accennata. Alla qual fnazione della benedizi del S, fonte appella un privilegi squale LI del 24 maggio 1 di altra bolla dello stesso lefice, data in Laterano il 38 ottobre delttos, quan do egli, ad istanza di Rotene preposto € pievano di S. Frediano, instituì în mezzo a quella famiglia di preti e curati una nuova congregazione di canonici, denominati poi Zateraaensi di S. Fre- care in più ampia forma la sua chiesa, come venne registrato in un'antica scrit- tura di quell'archivio, ora smarrita.— Tale poi era l'impegno del Pont. Pusqua- le II nel favorire cotesto instituto, che molte lettere su di ciò furono pubblicate mel T. IV delle Miscetlonee del Baluzio mostrarsi più propensi verso i eamonici di S. Frediano. Infatti mancato di vita il priore Roto- me, e poco depo anche il Pont. Pasquale If, la congregazione sgostiniana di S. Fre- diano, o per saodali eccitati , o per in- sistente persecuzione, coee diue il Pont. Calisto Il, restò per poco tempo soppressa, finchè sotto il priore Attone successore di Rotose dallo stesso Pont. Calisto II venne ripristinata. D' allora in poi creb- ‘be in fama quell’ordine di canonici re- qolari lanto, che solto i Papi Innocengo II LUCC 899 ed Eugenio ITI riesci loro di ottenere dal vescovo di Lucca la chiesa di S, Salvatore in Mustiolo con le chiese ed eremi di S. Antonio e di S. Giuliano, e poscia il con- vento di S. Pantaleone nel Monte pisano; dal vescovo di Luni la pieve di Carra ra; da quello di Siena la chiesa di S. Mar- tino, e dal Pont. Adriano IV il Mon. di S. Maria di Bagno in Romagna, Non deve perciò far maravigli, se în tanta prosperità di quei claastrali venne con maggiore lustro restaurata o rifatta la chiesa di S. Salvatore in Mustiolo; di presso ritengo ancora che da essi fosse rifatto la ch. di S. Frediano, il cui altare, per al- testato del Pont. Alessandro III, consacrò per parte a iutiero sesto, sostenuti da co- lonne di marmi diversi, e alcune diseguali per l'altezza , con capitelli e basi di an- tico stile, tutte sproporzionate rispetto al- la mole ed all'altezza del muro che soc- reggono. — Danno luce alla stessa navata delle finestre a strombo, divise da un co- Jonnino di marmo, alla maniera usata pei primi secoli dopo il mille. Vi si vede tuttora una gran vasca mar morena che serviva pel battistero d’im- mersione, nella quale sono scolpite varie storie del testamento vecchio, e sull’ orlo saperiore il nome di chi !a fece, cioè Ro- bertas magister la... forse uno scultore del secolo XII o XIII Il moderno batti- siero è di Nicolao Civitali, nipote dell’ egregio Matteo. Fra le slire opere di scultura esistono in questa chiesa alcune figurine sd alto ri- lievo sall’ altare del Secramento, e due statee sopra i sepolcri della stessa cappel- la, lavori credali dei meno pregiati di Jacopo della Quercia. Assi più pregevole bensì è il sarcofago che l'amicizia ha di corto innalzato in S. Frediano al defunto letterato lucchese Lazzaro Papi, scallura esprimentissimna del fiorentino Luigi Pampaloai. 200 Lucc Bon spenderò parole sopra mette altre chiese di antica età e fettura, come quel- Ne di S. Alessandro, di 5. Piciro Somaldi, di S.Giovanni, di S. Pier Ci del i, cesìa Lan zata nel secolo XVI col disegoo di Baccio da Moatelaps; nè finalmente parlerò del- - la chiesa di S. Romano rifatta nel secolo XVII, gisechè ognuno che il voglia può trovare assai meglio che io mol potrei ma- teria da soddisfare alle see indagiui nelle Guide di Lucca , che due nobili ‘ed ere diti lucchesi, Toimesso Trenta nel 1820, e Antonio Mazzaresa nel 1529, hause pubblicato. Dirò solamente, che fra leta- vole pittoriche più segnalate, di che sono agli adorni i tempii di Luoce, nem si può a0- mirare tanto che basta jl capo d'opera di Fi 'Bartolenameo della Porta nella chiesa Romano che dipinse per questa chie- altro meno quadro. Seconde per merito possono dirsi deo tavole di Guido Reni ia S. Maria Con te-Lai s l'Ascunta del lucchese br chia il vecchie ia S. Agostino; al piltore speltano altre dee tavole a . Salvatore in fusiiole, e a 5. Pietro Somaldi, Ia quest’ allima chicsa esisie nn- he una tavola di Palma il | vecchio; due del re i monumenti rammentare l'antica residenza del Goefa- Boniere e dei Signori detia repubblica luc- chese, attualmente reggia ducale. Ebbe principio quesio pelazze met 1578 col disegno e direzione del celebre Berto- tela lommce Ammanneto, cai spperijene il portico interno e l'esterna facciala, a per- tire dal lato meridionele sino alla graa porta d'ingresso. Tuito il restante della facciata davanti alla piszza, e quella laie- rule volta a setienirione, resiò terminato verso l’anve 1729 dall'architetto lucche se Francesco Pini secondo il disegno, seh ene alquanio alierato, del primo autore, Quantengue il.palazzo nello stato at- LUCC tuale, fornito di due grandi atri, compo risca grandioso, e sia divenaio uno dei più comodi e dei più confacenti a una reggia, pere esso è un buon terzo minore di quel. Lin origine ine idento dall Ammannato. La pciocipale facciata doveva esser vel tata a mezzogiorno, ed è quella perto che si trova sell'inierno del secondo cortile, portico simile al primo atrio. Fra que sti dee è stalo aperio un Sugaifio peri stilio di coloane doriche della pietra di Guamo (Selazite) esso dà l'accesso ad una grandiosa scala con gradini di mermo bi. anco carratese di sei braccia, tutti di vm Tale opera fa eseguita, per ordias Tolle dechese Maria Luisa di Borbone, dall'architetto lecchese Loreszo Nottoliai. i quali ferono |rapperie e mo- bilie, quasi teite ordinate e lavorate da fabbricanti fattori lacchesi. Madoona de'Candelabri, di Raflacilo; ona tavole della B. Vergine coo S. Anne e nal quattro Seoti, ch'ect in S. Frodinco, die piota dal Francia; ana a Vergine col bam bine, di Leonardo da Vinci; nos piccola lorita dal Coreggio; tante Cristo in croce con la Vergiae e S Gievausi, di Michel Angelo Buoserseti; la Strage degl'Innccenti, di Niccolò Pons cin vas $. Cocilia, merza Ggera im telo, di Geido Resi, e una S. A; & pinta sel rome, dello eco Gide; va me taazere, del Berocci; una merz: figora della Vergine, del Sassoferrete; sa quadro della S, Casa di Loreto, del Do ‘menichine; ce Cristo davanti al giodice, di Gherardo delle Molti; tre quadri in tanti tre miracoli di Gesù Cristo, dipinti dei ire Carscci ec. Fra le tele moderne ivi figurono il Cs- muccini di Roma, il Landi di Piacesza, 31 Necebi, ii Giovenpelli od il Rideli in O o daoatie petezo police Lucc ebo richiama alla memoria ilcecondo magi. strato della repubblica lucchese. Tale è il palazzo pretorio, giù residenza del po- nato nella piaz- fabbrica , inco- minciata nel secolo XV e terminata i rincipio del XVI, presenta unosti Padre scuola dell'Orcagna, tra il gotico-italico e il gusto moderno. — Essa io sro parte si regge sopra una loggia che ha dirimpetto alla piasza tre arcata a sesto na meatre aa solo arco tro- vasi dal Jato della strada, per la quale si và al palazzo ducale. Deli valina all'edificio della zecca non dizio alcuno, essendo già scorsi begli] secoli dalla distruzione di quello che servì simile uso al tem Pe de’ Longobardi. Essendo che la zecca lucchese , la quale, come già fu avvertito alle pagina 833, era la più accreditata per la nei secoli intorno al mille esisteva presso la chiesa di S. Giu- sto, siccome ne avvisa fra lo altre voa carta dell’Arch. dre. ‘Lucch. dell'anno 1o4o, ed on istrameato scritto li 15 giu «uo dell'anno 1068, presso al monastero ii di S. Ponziauo, allora fuori di Lucca. Tear in esso dell'affitto di una di proprietà della badia di Poggibonsi la qual casa si dichiara situata dentro la città di Locca in vicinanza della chie- sa di S. Giasto prope Monetam, etc. (Ance. Dirs. Fion. Carte dello Spedale di Bonifasio). Assai tardi la fabbbica della zecca Ivo chese fu eretta dove attualmente si tro- nella via del Fosso fra la porta S. Pietro e quella di S. Donato. Tra le fabbriche destinate all'uso pub- blico deve rammnentarsi la Zbrre, che appellasi delle Ore, perchè sopra di essa è collocato uno dei più antichi orologi a peso. Fu deliberato questo meccanismo con provvisione del giugno anno 1391, € ne fa commessa l'esecuzione all'artefi. ee lucchese Labruccio Cerloti con l’ob- bligo di compire quel lavoro dentro il mese di febbrajo del 1392; a condizione che egli dovesse fabbricare un orologio della grandezza di quello di Pisa al prez- zo di fiorini sco d'oro, e collocarlo al posto sulla torre della cata Diversi, stata dal governo a tale oggetto spaginata. — (Cianati, Memor. Zucch. T. IL.) vm LuUcc 90Ì Stabilimenti pii e di pubblica carità, Ospedali, Orfanotrofi, e Diposici di Men à.—I Lucchesi diedero antiche e co- pen prove di questi due generi d'isti- tuzioni , sopra tutto rapporto alla fonda. zione di spedali presso le porte della città < lungo le strade maestre del contado. Da Grau tempo però quegli li, e simili fio cessati, destinando il loro pa- trimonio ad altri usi di pubblica utilità, o riunendoli ad Spedali superstiti.—Tale siè quello della Misericardia dotato dall’ arte dei mercauti lucchesi sotto la tezione di S. Luca, cui è dedicata la chie- va. Fa edificato presso i beni dei mar- chiesi Adalberti e della gran contessa Ma- Ide, giacchè il:suo locale trovasi acco sto at Prato del Marchese,'ossia al Circo di porta S. Donato. dobbiamo credere all'iscrizione po- sta nel muro esteriio della strada che va da S. Paolino alla porta prenominata, l'e Ila fondazione di quest’ ospedale sarebbe dell’anno 1289;essendochè ce lo-di- ce una lapida ivi murata con l'arme dell’ ale della Misericordia, simboleggiata alla di seta, sotto una M con queste parole: Anno Domini MCCLXXEFII, i Mercanti d'Arti. — Itra lapida più ì canto della chiesa di S. Luca, dell’ + per opera del quale l'ospedale mele- pag fu eretto: Hoc Hospitale fecit fieri Dominus Bonaccursus Rector Hospitalis Misericordiae. An: MCCLXXXFIII. Sal fianco esteriore del portico della chie- sa ‘edesi scolpita altra iscrizione con l'ar- me suddetta per avvisare che, nel 1340, sotto il vescoro Fr. Gaglielmo fu riedii- cato, 0 piuttosto ingrandita l'ospedale del- la Misericordia dall’Arte dei Mercadanti. La chiesa però è stata rimoderoata nel 1735, col futne in gran perle le spese lo spedalingo , 0 rettore di quel tempo, il nobile lucchese Francesco Balbani. Le nomina dello spedalingo dipendeva probabilmente dai consoli della curia, os- E dell'arte" de mercanti lucchesi per vi- gilare sull’amministrazione di questo sta. sottentrò în Lucca il reggimento dei principi Baciocchi, quel governo avocò a se ii giuspadroosto di questo e di ugni altro luogo pio. La fabbrica è divisa in due separate e * spaziose corsie, una ‘per gli uomini 6 14 902 LUCC l’altra per le donne; cui formano anpesso le sale per la clinica medica e chirurgica. Contiguo all'ospedale degli uomini csi- ate l'ospizio dei fauciulli esposti, e quello dei maschi orfani, Sino dall'anno 180y fu ridotto per ri- covero delle feramine orfane l'autichissi mo monastero di S. Giastina, giù di SL Salvatore in Bresciano , dopo uvere ser- vito per il lungo periodo di dieci seculi alle monache che professuvano la regola di to, Altualmeate colesto de- posito è popolato da circa 550 ragazze fi Eifane, figlie esposte, oppure dai propri genitori abba bbeudon te. In mezzo però a i trova buon ordine, net- educazione. 'Spedele, de’ Pazzi, All'assistenza dell’ compassionevole, dall' anno 1770î0 presso convento dei canouici regolari Lo teranensi. — Questo bel claasiro è di di Lacca, sopra uns collinetta che porta il nome di Fregionaja; il sito, e per In sa- LUCC Paulus Guinisius 4 fundamentis ana. CID CCCC XI Priacipis splendidissi 4à popali voluptates scenicis ludis cessi. Religione et veterum Patrum pictate In Pauperum custodia Varietate temporum deserta Dehine ad Triremes clausit, Maria Aloysia Borbonia Pia clemens benefica ingenti cara Vogantium «genorum mtriusque sera Findicavit Baz vestigiis magnifice everit. An. Dom. sui Serto R. SCO IOCCCXXIIL Confraternita della Carità. — Fu isti tuita dal generale goverastore austriaco nel 1816, e quindi avvalorata dal duca regoabte che ne prese la proiezione. Sem- bra modellata su quella della Misericor dia di Firenze, perchè i confratelli accon rono ai casi di disgrazie, si prestano all assistenza de' malati, non che al Lrasporio dei defunti. Monte di Pietà. — Col fine di riparare che al disonline delle gravose usure che gli peclama maggiori ajuti e comodità il copioso numero dei dementi ‘menie sopra cento ) coi mostrasi angusia la fabbrica a tal uopo destinate. Deposito di Mendicità. Nel vasto pa- lazio de Borghi , il quale fu fondato nel 1413, con disegno gotico-moderno, da Pao- Jo Guinigi che lo destinò pei divertimenti di popolo, tre secoli dopo venne converti- a più mo e carilatevole uso, quan- pai repubblica lucchese nel 1936 vi rac- colse gl’ invalidi e questaanti della città, per apprendervi le arti e mestieri onde Eentaroe la vita. Soppressa quella pia instituzione, che portò il nome di Quar conia, venne convertito il locale in un bagno di galeotti; fino a che nel 1823 de' Borghi fa ripristinato all’ Aia, € mantenimento dei poveri vagabondi di ambedue i sessi , per occa- i in mestieri confacenti alla loro ca- sità, Gli usì, a cui nei di palazzo fu destinato, sono ricordati da an’ iscrizione ivi affidata a uu legno, meri- tevole però di essere scolpita in marmo. Essa fu dettata dal celebre Cesare Lucche- sini nelle espressioni seguenti: ebrei andavano esercitando in Lucca a pregiudizio dei bisognosi, il governo della repubblica, nell’anno 1489, fondò os Monte di pietà sulla piazza di S. Marti no, ove manliensi costantemente attivo Stabilimenti d' istruzione pubblica, — Fra le concessioni nel 1369 dall'Imp. Car lo IV fatte alla repubblica di Lucca vi fa quella di possedere una università; loché poi nel 1387 venne confermato dal poe tefice Urbano VI per tutte le facoltà, trance la teologale. — Contuttociò Liso- gna confessare, che il governo di Luca non si valse di questi privilegii prima del 1780. Imperocchè , se dalle lauree di dottorati state conferite dal vescovo di Lacca meroè i pri dio lucchese, nondimeuo dalla storia let- teraria dell'erudito Cesare Lucchesini, pubblicata nei volumi [X e X delle Me morie lucchesi , sì rileva che il governo sì limitò a chiamare in Lucca, 0 n pes- nare qualche maestro di umane Jettere di geumetrià, di calcolo, e poco più. Ar roge a ciò, che per le indagini fatte nei libri della repubblica da quel diligente LUCC archivista di Stato ( il signor Girolamo Tommi ), ne conseguita , che, sebbene nell’anno 1455 e-di nuovo nel 1477 si penponesse dal gnofaloniere al senato, e da questo si approvame lo shbilimento del suddetto studio nel modo consueto di altre città d' iuma realmente del- le due deliberazioni ebbe il suo effetto. Avvegnachè la Signoria di Lacca nel 1521 adotiò provvedimenti affatto contrarii all esistenza del ridetto studio generale, quan- do cioè fa deliberato di somministrare mezzi e soccorsi ai giovani bene istruiti nella Jiogua latina, onde si ponemero in grado di recarsi presso qualche università lare le nazioni scientifiche, In i eapitoti ia varii tempi sopra bbliche approvati, chiaramen- te resnita, che anteriormente al 1780 non insegnavasi in Lecca a spese pubbliche altro che grammatica, retorica, priucipii d’aritmetica, e talvolla musica, geome- tria, logica, elementi di filosofia, e le i- stitazioni civili. A dimostrare però che anche in tempi di barbarie il clero lucchese veniva -i- del teologia, citerò non solamente 'ietro da Lucca distinto. oralore sacro che in una sua ‘stem pata în Bologna nel 1506 si qualifica ca- nonico regolare di 8. Frediano indegno professore di sacra Teologia, ma dirò, che fino dal principio del secolo XIII nel. la canonica del Duomo di Lucca tenevau- si scuole per il clero. Avvegnachè nell' archivio di quel capitolo bavvi-una car- ta del 1226, în coi si rammenta il prei Orlando magistro scolerum S. Martini. 11 quale prete Orlando era nel tempo stes- s0 canonico ilella chiesa di S. Maria Fo- ricpartam , siccome viene meglio specifi cato da un documento dell'anno 1331 e da altro contratto del 1239, fatto în Lno- ca nel clsastro di S.Martino, in presen. za fra gli altri del maestro delle scuole. (Zemor. Lueck. T. DX) Che si professasero în-Lneca anche fuori del clero di S. Martino scuole di u- mene lettere fino dal secolo XIT, ne ab. amo una luminosa prova in quel te Eorion, benemerito noa che dlizio ma stro di grammatica e di canto, di coi conserva memoria in un'iscrizione sepol- crale in versi leonini posta nella facciata LUCC 905 esteriore della chiesa de' SS. Vincenzio e Anasissio in Lucca , dove quel prete era rettore, e dove morì nell’anno 1167. Ba- steranno i seguenti versi; Clauditur hoc parvo vita venerandus in arve Presbiter Henricus sapiene pius atque padicue, — — . Grammaticus, Cantor, Scholas tenuitgue magister, — Istius Ecclesiae splendor, decns , otgue minister, ete. __ Ad on aliro più famigerato profemore di belle lettere la repubblica fece grande onore, cioè, a Gie, Pietro d'Avenza, deito da Lucca, il quale ebbe egli stesso ai mae- stro il celebre Vittorino da Feltre. Impo- rocchè Gio. Pietro riescì valente nelle gre- ché e nelle Intine lettere al segno che, dopo avere egli citeneto, nel 1446, la caltedra di umanità în Vevezia , la Rep. Tucchese, per decretò del 22 giugno 1456, lo volle in patria a precettore di eloquen- a coa.l’onorario di di Bhe di scolari. Ma in quell’an desimo (3 ottobre 1457 ) essendo ri vittima del contagio, in Duomo furono celebrati a Gio. Pietrn.soleoni funerali coll'’assistenza della Siguoris, incoronan- do îl suo capo di allora, e perpetuando la sua memoria medaglione di mar. mo, il quale scolpito si vede nel poriico della cattedrale cou questa iscrizione attor- uo:'« Jo. Petrus Lucensis doctus Grae- ce et Latine ingenio miti probogue. Liceo di Lucca.— Il governo della e. stiota repubblica domandò ed ottenne dal Papa nel 1780 la soppressione dei canoni- ci regolari Lateranensi di S. Frediano, a condizione d'impiegare il loro patrimonio e destinare il vasto € beu disposto locale del convento per pabblica istrazioar. TI nuoro liceo, che non fa da prima molto nameroso di cattedre pel caricò delle pensioni vitalizie pressi, di prima giunta poriò d'Istituto de' pubblici studii, poi nel 1802 quello troppo fastoso di Uaiversità. Colesto Liceo attualmente è foruito di 26 cattedre, compresevi due di teologia 91. LUCG dogmatica e morale. È repartito in tre Facoltà; legale, medico chirurgica, e fisico- matemalica, con un gabiuetto di macchi. ne e un orto bola La laurea in leg- ge si conferisce dall'arcivescovo; nelle sì- tre fecolià la dà il direttore della pubbli- ‘ea imrucione, delegato dal sovrano. Scuole dei chierici regolari della Ma- dre di Dio. — Nel-convento di S. Maria in Corfelaodini, dove chia origine nel 1583 questa dotta e ne,'si dauno pubbliche Pioni di umano etere *, specialmente si seminaristi di um' istruzione religiona e scien- confacente alla loro carriera. Inoltre esisie nel convento medesimo una pregevole biblioteca corredata di cir- ca goso volumi, molti dei quali apper- tenuti a Mom. Gio. Domenico Meusi, al Frenciotti, al Beverini, al Paoli, che fu rono altrettanti luminari di quella fami- glia di regolari. Scuola del disegno e pubblica bibliote. a. — Accanto alla chiesa di S. Frediano sino dal 1802-fu aperta una scuola del di- segno direita da un professore di pittora lacchese, provvista di sufficienti modelli con le studio del wudo. Le sala della biblioteca, che fa perte del fabbricato ‘di S. Frediano, può meglio poleva dirsi provvisia i e di codici inuauzi che vi si appiccusse il fanco la seru.del 30 gennajo 1822; dal quale accidente taltora arcano restò dan- neggiato ssssisimoanche un quadrogran- dio sorappresentante il convite dato da S. Gregorio ai poveri, dipintura di Pietro Paolini di Lucca, che seute della maniera di Paolo Veronese. Ha questa biblioteca esistono circa 15000 velumi stampati, melti libri MSS, e to stà furono riunite le pergamene dei con- venti e monasteri soppressi al tempo dei principi Baciocchi. Collegio ico. — Sino dal Cerlo-Lodoo, 1809 nel claustro di S. Frediano, olire.il mico nel 1819, cambiando il nome di Fe lice in quello di Collegio Carlo-Lodovi- co, accrebbe mezzi e locale, quando fu traslocato il licev-nel palazzo già Lucche- sini, a tale scopo acquistato, per lascia- re esclusivamente il fabbricato di S. Fre. iano ad uso delle pubbliche scuole di LUCC umane lettore, e per teo solamente de' collegiali. La R. bibliotera palatina , sebbene de poco Lemj» creata. conta sopra 2560n ro. lami, molti dei quali sono pregevoli per ne, per il merito degli autori,o per l'importanze dei MSS. Conservatorii.—Sebbene Lucca pei se- coli scorsi non mancasse di stabilimenti per le fanciulle, conosciuti sotto mome di di S. Poaziano, per cedere tutto il locale alle loro vicine, che sono ronache Ago stiniane in S. Nicolao. Archivii di Lucca. — Nom vi è erodito £he noa conosca per fama, e che capitao- do a Lacca non visiti il ricchissimo 4r- ehivio arcivescovile e quello dei Camosi- ci. Fu specialmente dal primo donde tra» iero tesori i più celebri diplomatici, ed è cosà dove per le core dell'Accademia lucchese, e coi mezzi che fornisce il teso ro si vanno da quei dotli con di ara copiande le molle ment ori quindi tutte si pubblicano e s° Viestrano per ondine cronologico, sieno o no altre volte state date alle stampe. Nell'Archivio poi dello Stato, ossia del. le Riformagioni della repubblica lacche se furono riuniti i docamenti officiali del- lu Sizto, tanto quelli in copie sutentiche, quanto ia originale, i quali ultimi sono LUCC posteriori a Castraccio: e tatti con som- ma diligenza e perizia dall'attuale archi- vista disposti e registrati. pure di essere rammentato. 1° governo iNastre famigli i. Questo che può dirsi uno dei buoni palazzi di Lucca, fa fabbricato sulla fiue del secolo XVI col disegno di Vincenzo Civitali.— Resta so- pra una piazzetta dicontro al pala wo de Sanminiati , ora detto degli Uffisa', es sendo costà attualmente riunite le s-gre- terie di stato, e i primi dicasteri polivici, amministrativi anzieri del Ducato Accade e letterarie.—- nie sé La R. Accademia lucchese, appellata pet. doé secoli degli Oscuri, fu tra le più il- Instri di quante altre società letterario sonero in nei tempi trapassati sotto i variati vocaboli degli di dei Fred di, dei Balordi , deì Principianti , e: dei Raffreddati sito a quella che chiamomi A4ccademie dell'Asca. Quest siltima ot- tenne cortese ricovero fra i chierici ro- gulari della Madre di Dio in Cortelandi- ni, dove pur nacque verso la metà del secolo XVIII un'altra società dedicata alla storia ecclesiastica. a i docamenti perser vire alla storia della città e territorio di Lacca; impresa che onora assaisimo chi il governo attuale che la proteg- &e, ed i zelanti illastri soci dell’ Accade mia, ai quali fa o trovasi affidata. * Nè a questo solamente si lisaitano gli aocade:sici Iuochesi, mentre nelle loro adenanze measuali leggono componimen- ti letterarii e scientifici di vario argo- mento, gran parte dei quali sono fatti degni della stampa nella collezione dei loro Atti. Non dirò di un gabinetto letterario a- perto di corto da mna società di cultori promotori delle indastrie na- sionali, poichè esso trovasi aucora nella inzia — Piuttosto sarebbe da dire ltra patriottica associazione de incoraggire con apposite com- missioni gli artisti più abili della città, » buiscono, mediante una LUCC 905 coll'esporne. annualmente lavori per di speusarli ai socîi medesimi che vi pootri- Nè meno utile fia 1° Cassa di risparmio, pe L 1837; sicchè anche costà trovando il suo tto l'onesto artigiano, il sobrio figlio di famiglia e ls giovane lavoratrice, na- ‘turalmente ne consegue che ogni giorno vanno aumentando i concorrenti per de- positar alla Casse e rendere fruttifero il loro cholo di risparmio... Teatri, Di questi stabilimenti: fon- dati col lodevole scopo d'istruire il popo- Jo dilettando, Lucca ne conta tre; il Tee. sro del Giglio: per fa Musica, il Teatro della Pantera, e queto di Note, giàCasti- glioncelli, per la prosa; comecchè mai tatti ‘insieme aperti, e non di rado tutti chiesi. “. Manifatture nazionali: — Dopo l'agri- coltara, ans delle pri industrie dei Lucchesi, e di antichissiona data è l'arte delle seta, la quale va ognor più cstea- dendosi nella città © nel territorio. Av- mente si opina. Conciossiachè comparvero documenti atti a provare, che perfino dal secolo IX in Lucca si tessevamo drappi in seta e lana, e tappeti. Citerò fra gli altri ma istrumento celebrato costà nel di ro maggio dell’846, col quale Ghisollo del fa Simone protsise al vercoro Ambrogio, finchè vivesse Ildeconda abbadessa del mo- nastero di S. Pietro posto dentro la stessa città, di consegnargli ogn’anno a vestito. di lana tessuto in seta, un tappeto, ed. un il collegio generi e di pre- dotti lucchesi fino dal principio del se- colo XII stabilito, come fu avvertito a ag. 843, nei contorni del Duomo di S. listino; poscia un secolo dopo i mer- 906 LUCC canti di seta spposero la'loro insegna della balla all'ospedale della Misericoniia; e ciò «nel tempo che essi tenevano case e wu di commercio noa solo nell'alta Italia, tea velle città. principali dell'Europa. E altresì vero che la maggior prosperità dell’arte della ceta per Lucca dovè essere verso la metà del secolo XVI, tempo i lie ricche, megozi: drappi, alla caduta della Rep. Fior. si rienvrarono in delta ciltà, dove sì conta che vi fassero allora fino a Sono telaja di drappi coa una popolazione di 3o,oooabitanti, dei quali ena gran parte lavorara alla manifattura della seta.— Al- l'incontronel priacipio del sec. XVII l'arte medesima era decaduta al segno che, nel 1614, si contavane in Lacca in 700 telai. Dei dati statist. che esistono allualmente in questa città cinque grandi fabbriche di stoffe li seta, con altrettanti Silatoj e torcitoj, il mag- giore dei quali si compone di 2400 roo- chetti. Tali fabbriche danno continuo la- voro a 2500 ==Vi sono mille telai, fra i quali 17 alla Jocguard. Due fabbri- che di galloni e nastri di seta impiegano ne, e a un migliajo di uomini e ragazzi. Si contano inoltre nel restante del du- cato aliri 1600 telaj che tessono tele di canapa, di lino, e altre di filo e lana, dei bordatini di cotone con canapa 0 lino, ec. Terza dopo l'arte del tessere si distin- . gne in Lucca per gusto e precisione quel. h der cha intarsiatori e lavoraoti di legno. — Vi sono tre prin- Sipoli fabbriche di cappelli di feltro, Sdi cappelli di paglia, una fornace di vetri, e una di terraglie; e sparse per il territo. rio 3o cartiere, varie conce e 3 ferriere, ec. Commercio di Lucca. — Il commercio de' cereali, meno che alle fiere, si fa uni- camente in Laoca. — I mercati sellima- mali calono nel giorno di subato; il com- mercio per aitro del hestinme grosso si fa ancora nei mercati di Viareggio, Il.he- stiame bovino dello stato lucchese ancen- de a circa 4000 capi, senza dire di quello pecorino, porcino ec. — Il principale, e più ricco articolo di erportaziune consiste mell'olio d'oliva, la di cui ostima qualità è LUcc' hestantemente famigerata, pre l'olio in apecie raccolto nel distretto delle sei mi glia nttarnaalla città, L1 media esporiazio ne sanva del melesimo paò calcolani circa 700,000 lire loscane. Uomini illustri lucchesi. — Non dirò qui degli nomini saliti a eminenti digni tà, essendo hastantemente note che Luo ca diede doe pontefici, due principi as lati della sca petria, nom compresivi il march, Ranifazio, la gran contessa Matil- ‘de, gli Adalberti ce., oltre i molti cardi nali, ua maggior numero di vescori e sn Nè dirò dei tanti dotti il novero, il: merilo e le te posa dei quali hamno empile volesse pertanto da quella loderole fatica coglierne il più bel fiore trovereb be nel primo di quei volumi mollisi- mi letterati anteriori al secolo XVI, fm i quali per opere edite di maggior grido meritano di esere citati un Bonagiunta Orbiciani, poeta del sec. XIII to dall nel suo Purg. (canto 24); nn Fr. tore «dei primi annali lucchesi; an Nicolan Tegrimi, primo bio grafo del valoroso Castracria; un Giovan. ni Guidicciosi, oratore e poeta; un Fr Santi Pagnivi, celebre orientalista; no Simone Candlella, e un Bartolommeo Ci- viuli, primi tipografia Roma e a Lac (anno 1671 € 1477); finalmente ma insi- gne scultore in Mateo Civitali. Nei secoli che succederono al XVI la lista dei dotti lucchesi è anche più copio 8a; basta che il Beverini, il Fran ciotti, Gi ti i Paoli e ta scirono.tuiti dalla Congregazione di Cor- telandinì, che fu per Loca une pepivie LI giureconsulio Lelio Aliogradi, idraulico Attilio Arnolfini, l'eraditisian medico e illustre storicn Francese Maria pochi anni «del P. Bertini, dei due fratelli Girolamo e Ce sare Lucchesini, cui venne dietro la vele rana improvvisatrice Bawdebtini, ec. cc. 907 QUADRO della, Popolazione della COMUNITA' vi LUCCA a due epoche diverse. _——_-_r—eey== Popolazione | Fami- Nome Titolo e | A Anno | dano |glie nel delle Sezioni delle Chiese 1832 | 1837 | 1837 Totale degli Abitanti delle! 10 chiese parrocchiali |21,829 [23,167 LUCCA, città capitale 4,778 Alessio (Sì) S. Alessio, Rettoria 6,6 sa Aona (S.) S. Anna, idem 1,852 319 Annuoziata (Santissima) |SS. Annunziata, i 294 53 Antraccoli S. Michele, ii 694 193 Aquilea S. Leonardo, idem 474 93 Arancio S. Bartolommeoia Silice, id.| 275 46 Arliano S. Gio. Batista, Pieve 127 si Arsina S. Frediano, Reltoria 263 43 Bslbano S. Donato, Pieve 513 g6 Brancoli (Decelo di) S. Frediano, Reltoria 191 3; — (S. Giusto e S. Lorenzo di)| SS. Giusto e Lorenzo, idem | 391 bu — (S. Ilario S. Mario, idem 86 83 — (Ombreglio di) S. Pietro, idem 154 28 — (Piazza di) S. Maria Assuvta, idem 306 6y — (Pieve di) con Gignano |S. Giorgio, con l'annesso di S. Genesio, Pieve 358 67 — (Tramonte di) s Martino, Rettoria (ri Busdagno e Carignano Ss 6 Campo (S. Angelo in) 163 Cappella e Montecatino S. Lorenzo, idea 95 Castagnori S. Tommaso, 13) 17 Castiglioncello S. Martino, 160 33 Cerasomma S. Pietro, idem 360 6 Chintri SS. Giusto e Barbera, idem | 253 sr Ciciana S. Bartolomeo, idem 174° 3a Colombano (S.), S. Concor- io, Pulta, S. Pietro mag- giore e S. Ponziano S. Concordio, idem 1,564 280 Colle e Fregionaja S. Maria a Colle, idero 939 167 Convalle SS. Simone e Giuda, idem | 375 87 Donato (S.) nel suburbio s - Donato, idem 138 Escheto î 30 Fagnano 59 Farnela sa Fisno 88 Filippo (S.) nel suburbio xi Focchia e Burbamento Ri Baar: Cappellania -_ 38 Formentale S Bartolomnieo, Rettoria 78 1a Fredduna S, Martino, idem 337 47 Gattajola e Salissimo S. Andrea, idem 316 48 Gugliano S. Stefano, idem 135. 23 Loppeglia, Batone e Freuello| S. Muria Assunti, idem 333 6a Macario (S.) S. Macario, Pieve 607 105 Maggiauo S. Andrea, Rettoria 192 dr Segue a tergo .-. . . N°38,561 41,678 7,663" Segue il Quapso della Popolezione della Comunira' vi Lucca e @ due epoche diverse. Fami Nome À delle Sesioni tie nel 1839 Marco (S.) nel suburbio Maria (S.) del Giudice 48 4 3» bo 260 S. Gio. Battista, Pieve 117 Moriano (S. Cassiano di) |S, Cassiano, Rettoria » — (S. Concordio di) S. Concordio, idem si — (S. Gemignano di) So — (S. Lorenzo eS.Michele di) bri — (S. Quirico di) “a — (S. Stefano di) Co — (Sesto 2) 60 Magnano » Mutigliano tr Nave ns Nozzano 295 Palmata S. Maria Assunta, idea . 3o Pancrazio (S.) £. Pancrazio, Pieve 392] 58 Pascoso S. Maria Assunta, Rettoria 18) -Pascoso ( S. Rueco di ) 5 Roc Cappellania “ Pescaglia ietro € Paolo, 196 Firmino S. Frediano, Retta 4 Picciorana S. Lorenzo, idem 85 Piegajo S. Bartolommeo, idem 85 Ponte S. Pietro 55 Pontetetto 6 Pozzuolo 18 Saltocchio 199 Sorbano del Giudice “ — del Vescoro 6 Stefano (S.) Forci e Greco |S. Stefano, Pieve 58 Stabbiano S. Donato, Rettoria 29 Tempagnano di Lunata —|S.Andres, idem bi Torcigliano di Monsagrati |S. Bartolommeo, idem So T jeve e Cerreto S. Nicolao, Pieve *% i sd Vecol » Vico (S. Cassiano a) 206 Vico (S. Pietro a) Vico-Pelago Vigoale Vito (S.) a Zunata LUCC LUCCHESE, (PORTA) ni PISTOJA, cea Sussorcui nesta Coxrina pi Poxra a Lecca. — Ved. Pisrosa. LUCCHESE (S.) in Val-d'Elsa. — Con- wento di Francescavi dell’ Osservanza , che prende il titolo dalla sua chiesa parr, nel piv. Com. Giur, e circa mezzo migl. a scir. di Poggibonsi, Dioc. di Calle, già di Firenze, Comp. di Siena, Trovasi nel poggio dove fanno tuttora mostra di sè le fortificazioni di Cosimo I, e dove fu la badia di Poggiomarturi, 0s- sia di Poggibonsi; nel quale limp. Arrigo VII reduce dall’inutile assedio di nze, piantò gli accampamenti, e lo chiamò Poggio Imperiale. Diede il suo nome al convento prese. cennato un discepolo di S. Francesco, di nome Zucehese, che si vuole nativo di $,- Gasciano in Val-di-Greve, il quale insie ume con Bona sua moglie si aserisse fra i primi al .terz’ordine del Serafico d’Assi- si, e costassù egli e la sua donna rilira- rronsi per condurre vita penitente, ed esere citare opere di misericordia. Scrisse di questo venerabile Lucchese l' Arciv. fior, S. Aotouino nelle sue Istorie (Part. IN sit. 24 Cap. 7), dicendo che dopo la sua morte, accaduta li 29 aprile del 123y, tan- ta fu l'affluenza de fedeli richiamati af Poggio Bonizi dai miracoli del B. Lue- chese, che potè ben presto con le elemo- sine edificarsi costà una chiesa più gran- de dell'antica e dedicarla a quel Beato che ivi si venera con indulgenze concesse dal Pout. Gregorio X nella domenica di Passione, (Wapinc, Annal. Minor. T. V.) La parr. di S. Lucchese nel 1833 cou- (‘ tava 317 abit, LUCCHIO (Zucchium) in Val-di-Li- ma. — Antico castello con ch. parr, (S. Pietro) nel piviere di Vico-Pancelloro, una volta di Valle-Arigna, Com, Giur. e circa 5 migl, a lev-grec. dei Bagni, Dioc. € Due. di Lucca, Risiede io sulla ripa sinistra del fiume diga al mm di Po- piglio, che è sul confine del Granducato, Taluni che tengono dietro, e si confon- dono con l’ etimologie credono derivato il nome di Lucchio da Zuco ( foresta), ed slcuai persino applicarono # colesto paete quel Zucus Feroniae, che altri for- se troppo francamente assegnavano alla terra di Pietrasanta in Versilia, LUCE 909 Nelle storie municipali di Pistoja e dî Lucca viene fatta frequenti volte men: zione di questo Zucclio cume castello di froutiera , bersagliato ora da uno ora da altro nemico. Fra gli uneddoti però rela- tivi alla rocca di Lucchio passa per me- morando nei Commentarii del Beverini quello di due giovinette di Vico.-Pancel- laro, le quali un'anno innanzi la pice fatta coi Fiorentini (dei 28 aprile 1438) salvarono cotesto castello dalle del nemico, per essersi accorte quelle zittelle del tradimento che ordiva il castellano di Lucchio. Sicchè, figurando esse di nuo» reggiare con quel militare, poterono fa- gilmente adescarlo in luogo segregato; costà legatolo d'altri lacci fuor che quel- li d'amore, chiamarono ajuto manifestan- do al po popolo la cagione del loro ingan- no. Donde che quelle donzelle, soggiuuge il Beverini, per decreto del senato luc- chese, quasi novelle Giuditte, ebbero lode e dote dal pubblico tesoro. La parr. di S. Pietro a Lucchio uel 1832 conta va 349 abit. LUCCI (CAMPO) — Fed. Caxro.Loc- «1 nel Val.d'Arno aretino. ‘ LUCCI (MONTE) — Zed. Muxre-Lu- a in Vald'Aubra LUCCIANA. — Ped. Luciana. LUCCIANO — Fed. Luciano. LUCCIMBURGO — ed. Lucrmoravo. LUCE ; SANTA) Ved. Si Luce delle Colline pisune in Vuledi-Fine. LUCEMBURGO, LUCCIMBURGO, EMBURGO nella Valle transap- na della Foglia — Cas. con patr. ia) fl cui dista circa 3 mig) a ed alla quale Com, e Giur. il suo popolo apparticue, nella Dioc. di San-Sepolero , i Monte-Feltro, Comp. di Arezzo. de sopra un aspro monte, fra le el fiume Foglia, ossia dell antico Isauro, nella provincia dell A/pe Appenni 1a descritta du Puolo Diacono, e da nvi all'Art. Bapra Tepatva stata de- bolmente delineata, Questa località probabilwente fece par- te del territorio, che Ottone I nell’anno 967 donò ad un suo fedele con la Mas sa Verona, il monte dell'Alveruia, il ca- stello di Chiusi e le foreste del Trivio e di Caprile nell «Alpe fra il Tevere e la Foglia. lu seguito vi acquistarono ragiu- 115 dio LUCE me per diritto di eredità o per effetto di conquista nori della Yal di. consorti dei conti di Montedog] iramala, dai quali molte bicocche dello stesso Appennino vennero o per diritto 0 a rovescio in potere di Uguccione della Figgiuola e quindi di Neri suo figlio. Infatti nel trattato coucinso a Sarzana nel 1353 fra la repubblica di Firenze e Giovanni Visconti arcivescovo di Milano, fra gli aderenti di quest ultimo fu com- preso anche Neri di Uguccione della Fag- nservando a lui tutti i castel- le che possedeva il di lui padre per privilegio di Lodovico il Bavaro, È quali castelletti si riscontrano per la mag- gior parte situati nella provincia dell'4/- pe Appennina, cioè, fra le valli superiori del Savio, della Foglia, del Metauro, della Marecchia e del Tevere, in mezzo a cui esiste ancora il prenominato casale, o dir glia castello di Zucemburgo. Mancato Neri della Faggiuola, il castel- Jo di Lucemburgo fu dalla Rep. fioreo- tina confermato ai Tarlati di Moutedoglio atto di accomandigia dell'agosto 1385. onchè cotesti irrequieti magnati, es- sendosi di nuovo gettatl nel partito dei Visconti, quando mossero nel 1440 altra guerra alla Rep. fiorentina, queste di buoo diritto s° impossessò di tutti i dominii ba ronali dei conti di Montedoglio, ad esclu- sione de' i è proprietà allodi quali cose a titolo ereditario verso il 1500 passarono nella casa Schianteschi di San- sepolcro insieme con Je tenute di Mon- te-Rotondo, di Gorga-Scura e di S. Sofia di Marecchia. — Wed. Soria (Sì) di Ma- meccani e Moxra-Roronso di Sestino. In quanto all'origine e derivazione del nome dato al Cast. di Zucembargo, si po- trebbe credere che essa non' fosse più an- tica del 1310, quando cioè i nobili di con- tado, e specialmente i Pietramalesi mevano ogni sperauza nella venuta io fi lia dell'Imp. Arrigo VII di Luxesaburgo; in guisa che Saccon Tarlati diede il nome di Zuzembargo a un figlio suo, nato pro- Lubilmente nel tempo che Arrigo VII era sceso in Italia. Infatti i figli di questo Zuremburgo de' Tarlati erano signori del castelletto di Montanina nel Casentino, quando cotesti, per atto pubblico del 1385, vollero met- Aersi sotto l' accomandigia della Rep. fio LUCE fentina insieme con diversi altri eonsotti della stessa numero prompia. pare. di S. Maria a Lucemburgo sel 1833 cont 45 abit. LUCENTE (S. STEFANO a) ia Val di-Sieve. — Chiesa che fu parr. del pi- viere e Com. di Pelago, Giur. del Pontss- sieve, Dioc. di Fiesole, Comp. di Firenze. Questa parrocchia è stata sopprema sel 1818, ed il suo popolo ditiso fra le dee nuove chiese parrocchiali di S. Martino alla Rufina e di S. Francesco de' Minori Osservanti al Pontassieve. 11 popolo di Lucente esisteva fino dal secolo XIII, poichè la sua chiesa fu regi atrata nel catalogo della diocesi ficsolana del 1999; e costà in S. Stefano a Zucente, © Lucenti, fu rogato un contratto five dal 16 aprile 1222 per interesse dei monsci della Vallorobrosa. — ( Anca. Dirt. Fien. Carte di Pallombrosa ). Costà presso la chiesa di Lacente chbe ro case e podere i da Quoma, sic come può dedursi dall'estimo fatto per or dine della Rep. Fior. dei danni cagionati dai Ghibellini ai Guelfi cacciati da Fi. renze dopo la disfatta di Moataperto. Nel ual estimo sì registrarono in contado, due care distrutte nel popolo di S. Ste Sano a Lucente di Gianni de' Bucelli po- ste a confine con i beni degli eredi di Filippo da Cuona e la chiesa suddetta— Le (P.iserunso, Deliz. degli Eruditi T.VIN). ‘Alla suddetta epoca la chiesa di S.Sle- fano a Lucente soleva pagare alla mena vescovile di Firenze, per quaato il suo popolo fosse di altra divcesi, un fitto per petuo di sei staja di grano coo un pjo di capponi- per anno. ( Ls, Mor. Fed. Flor. p. 244). Dalle stesse carte edite dal Lanmi si ri- Jeva, che uo altro luogo chiamato Zucre- ana di S. S. Stefano a Lueceute nel 1551 aveva 176 abit. e cel 1545 me cos tava att. LUCENTE ( CROCIFISSO n FON- TE). — Devoto oratorio con annessa ra- noniea posto sulla pendice occidentale del poggio di Fiesole, alla cui parr., Com. Giur. e Dioc. appartiene, nel Comp. di Firenze, da cui trovasi due migl. luntaso. Del Fonte Zucente fiesolanu, che roca LUCI Be dall'alto, pessanilo fra i massi di me- cigno ombreggiati da nIberi e da arbusti i i, parlò Angelo Poliziano nel tem. Kiitinco Fonte Lucente. Matite il Poliziano seri- Vera nella sua Zamia così: Ficinus quo que adhwe Fesulano Rusculo Locens Fow- gicurus est; ita enim nomen Lt, se creta in umbra delitescens, ubi sedem esse nunc quogue Lamiarum narrant mu- lierculae, gquaecumque aquatum ventitant, La chiesa di Fonte-Zucente col suo por- tico fa fabbricata dalla pietà dei fedel al cadere del secolo XVII per collocarvi sotto ricco tabernacolo un miracoloso cro- cifisso scolpito în pietra nel secolo stesso. Vi sono due cappelle interne che fanno . AI altare di quella în cornu evangelii si vede una tavola pinta nel 1498, rappresentante l'Assun- zione di Maria con sotto i santi Girolamo Giovanni Evangelista, che ivi si di slocata nel 1793 dalla cl di S. Giovanni Decollato nel none. A piè della medesima è scritto: 4. M.D.G—A.D.HCCCCLXXXXVIII. LUCIA (S.) an ALTOMENA — Zed. Aroma. — sI ANTIGNANO. — Fed. Axmianazo. — A ASINALUNGA. — Fed. Asina- suse - — a BARBIANO. — Wed. Banziano di Val.d' Elsa. . —a BOLSANO. — Fed. Botsano, — 4 BORGHETTO. — Fed. Boscarr 0 me Tavansetue. — 4 CALENZANO.— ed. Carenzano mel Val-d'Arno inferiore. — a CASAROMANA. — Fed. Casa momana. . — a CATABBIO. — /ed. Carazzio, — 1 CENNINA. — Ped. Carmina, — a CICOGNA. — 7elk Crcocna. — a COLLECCHIA. — Ped. Coruso ua n Finizsaro. — atta COLLINA. — Ped, Courma (S. Loca ata). —ar GALLUZZO. — Fed. Gaszuzzo. — 1 LEVANELLA.— ed. Levanazta. — a S. LUCE. — Fed. Saxra-Luos. —a LUCIANA. — Ved. Luciaza. —a MASSA-PAGANI. — ed. Gav sono. . — ar MONTE nella Val-di-Bisenzio.— «di Prato, lssciò fra gli all LUCI UL Borgata e villa con chiesa prioria subor- hana della Prato, da cui è disco sta due in tre ia, nella Com. Giur..e Dioc. medesima, di Firenze. Risiede alla base meridionale del mon- te della Costa che serra la valle, la donde si schiude dai monti per atan. ibera pianura. Trovasi sulla stra- iale di Vernio tra lungo la ripa destra del prenominato fiume, Questa chiesa, per quanto di anlica strattura, siccome apparisce dalla facciata fabbricata di pietre squadrate, non offre lcun chè di singolare, meno un affresco, che sembra della scuola dei Gaddi , ‘esi. stente nella contigua sagrestia. Un documento del 1129, in cui si fa i S. Luci: ‘essere importante per la storia, come quel- lo che dà a conoscere la dominio che fin d'allora [i conti Alberti avevano sulle acque del Bisenzio. — È un rogito duplicato del 24 e 35 settembre di quell’anno, mercè cui i due fratelli conte Bernardo, chiamato Montigiova ‘conte Malabranca, figli del C. Alberto, in- ,me con la contessa Aldigarda che fu mo- glie del conte Albertino (forse l'autore de. Gli Albertini di Prato) rinunziarono nelle maoi d' Ildebrando, to della piere S, Stefano, a.favore della stessa pieve i diritti loro sulla gora che conduce l’ae- qua al mulino della villa di S. Luci condizione che il pievano e smoi succes- sori pagassero ai prenominati concessio- parli iunuo canone di 24 staja di gra- — (Ance. Dirt. Fioa. Carte della . Propositura di Prato). Con testamento fatto in Prato, li 19 ‘dicembre del 1366, Cambino del fu Bon- naccio della villa di S. Lucia, distretto legati alla chiesa predetta an pezzo di terra. posto dentro i confini della parrocchia , ed of- frî alla compagnia della stessa chiesa ed a quella parr, di S. Pietro a Fi, zi di terra. Finalmente le legato alle monache di S. delle Sacca , ora villa del colle gio Cicogi i Prato. (Anca. Dirt. Froa. Carte de' Ceppi di Prato). polo di S. Lucia al Monte com. prio le molte ville signorili. Esso fino dal sec. XIII costituiva una delle 45 ville del contado di Prato. Nell'anno 155: conta. 2 LUCI xa_157 abit, nel 1745. ne aveva 133, e mel 1833 noverava 326 abit. LUCIA (S.)a MONTE-CASTELLO.— Ped. Camverto ( Movre). — a MONTECCHIO. — ed. Moxrec- mo vi Preso. — a MONTENERO. — /ed. Mowrim-. no di Val.d' Orcia. — x MONTESCUDAJO.— Zed. Mon- TisctDAs0. — att'OSTALE. — Ped. Osrare. — 4 PATERNO. — ed. Parenzo nel Val-d' Arno inferiore. — a PERIGNANO. — Fed. Pratoxazio pr Lan. — a PIETRA-VIVA, — Fed. Prerm- viva in Val-l'Ambra. — a PIEVE-VECCHIA. — Fed. Pravs- vaccala il Pontassieve. — a PRATO-VALLE. — Ped. Puro vaxza nel Val-d'Arno superi * — at POGGIO D' ACONA. — Fed. Acoxa {Pocsio Di). — pi RIPOLI. — Ped. Riot: nel Val. d' Arno pisano. — atta SALA. — Wed. Sata pi Buozzi. — i SANTA-SOFIA.—ed. Sanra-So- ma pi Mansocsra. — a SETTIMELLO. — Fed. Sern- muto pi Cavanzano. — a TERRIROSSA.— Fed. Tuana- nossa di Val-di-Nievole. — a TERZANO. — Ped. Trazaxo del Pian di Ripoli. — atta TORTA, ossia rn PINZANO.— Ped. Piszano e Tosra in Val.di-Sieve. — a TRESPIANO. — Wed. Tursriano. — a VILLA -TOLUI. — Fed. Vrca- Tot in Val-d' Orci; LUCIANA in Val-di Tor. — Vill. fon. dato forse in una possessione della gente dei Lucii , con chiesa parr. (S. Luci) già filiale della re dî Scolriano, nel- la Com. e un miglio a ostro di Fauglia, Giur. e Dioc. di Livorno, già di Pisa, Comp. medesimo. . Risiede sopra va umile poggetto alla Ma destra del torr. Morra, che resta a ca liere della strada Emilia di Scouro, os- sis R. Maremmana. Nel 1538 farono aggregati allo stesso popolo di Luciana e Scotriano quelli di S. Regolo e di S. Andrea a Posti, per cui il primo distretto parrocchiale estese molto la sua periferia. Confima dal LUCI lato di lev. con Lorenzana, a ostro com la pieve vecchia d'Orcisno, a pon. ca Castell’-Anselmo, e a selt. con Fauglia mediante il finme Tora. Te carte dell’.frch. Arcio. di Pisa hao- no fatto conoscere che, sino dal secolo XV, cioè dal 1424 al 1476, la cara della pieve 0 fu raccomandata al parroce comecchè la soppressione del- eve non acrsdeste prima del 1575; e cid ad oggetto di re i suoi beni a quelli del Seminario arcivescovile. La chiesa attuale di Luciana fa eret- ta nel 1740 poco più în basso dell'antica, la quale era molto piccola e minacciava — Essa ha tre altari; in quello maggiore evvi un quadro rappresentante S. Ranieri o Domenico Tempe sti; nella tribuna una S. Lucia, copia di due altari laterali duo altri quadri esciti dalla scuola di Pietro da Cortona. Questa chiesa ha il fonte battesimale, quantonque noa sia pieve; talchè il sso reltore in segno di dipendenza deve dare ogni anno una candela di mezza libba al pievano di Lorenzana. È di libera col. lazione dell'arcivescovo; anticamente ge- deva il giuspadronato della ch. di Lacis- na la nobil famiglia Gaetani di Pisa. Il torr. della Morra scorre dal suo lato orientale, dov'è il casale di Postignano;e forma il confine fra Luciana e la cura di Castell Anselmo. Scendendo lungh' ese torrente si cavalca la Morra sopra un pse- te presso una villa e l’annessa osteri» chiamata la Torretta, poste ontrambe sl sinistra delle Zia Emilia, andandoaPi Colesto luogo della Torretta frattanto mi dà motivo di dubitare che possa corri- spondere sd una stazione dell'antica stre- da testè nominata, e forse al Tarrita strato nella Tavola Peotingeriena fra Va- a, lungo il am percorso nel ler- ritorio di Luciana, fra la Torretta e il jo, furono trovati diversi coloe- nini migliari, uno dei quali esiste tultor sul posto, ed è di marmo bianco lamellare, cousimile a quelli che somrninistrano i monti della Gherardesca e di Campiglia. Rammenterò tra Ieri contrato dal Tai Marmigliajo, nel quale legge: ZENILIA A ROMA, M. P. CLXXXVIN, LUCI enme copiò il capitan Mariti , e non M. P. CLXXXVII, come lesse il ‘dott. Zano bi Pomi.—(Ved. Tanoion, Viaggi T. I.) Arroge a questa colonna migliaria un' altra più importante di tatte, che fu tro- vata solla strada medesima an migl. più a lev. del Marmigliajo, trasportata nel Camposanto di Pisa. Tn essa trovasi scol- pito, non so se duplicato, o per sbaglio Se Ispidario, lo steso nemero di miglia cioè: M. P. CLKXXVIII, come nell'altra trovata alla villa di Rimazzano, sul finire del sec. XVII framezzo alle macerie, che . agi de Poggibonsi rdino farono messi in opera molti marmi guonsi altri cippi la vicina via consolare, la quale costà per Val-di-Tora e Vald-Fine conserva il no- medi Via Emilia.— ed. Manuoziazoe Toaxerra di Val-di-Tora. La parr. di S\ Lucia a Laciane nel 1833 contava 627 abit. LUCIANA or VERNIO. — Cas. ch » be ch. parr. (S, Martino) annessa a $. Mi. chele alle Poggiole, nel piviere Com. e mestro del Cast. di Vernio, Dioc. di Pistoja, Comp. di Fi- renze.— Trovasi sul fianco del te pia- no, detto forse Monte-Lucianese fra le sorgenti del Bisenzio. Fece perte questa villa della contea di Vernio, della quale fa menzione na istrumento del 26 ag. 1453, rogato nel borgo di S. Quirico, contado di Vernio, mercè cui Alberto del fa Nanni «li Notto, Sozzo del fu Roberto, Alessandro € Guallerotto fratelli e figli del fu Gio- vanni di Sozzo, tutti della nobil casa de’ Bardi, elessero il reitore della chiesa di $. Martino di Luciana contado di Ver- nio, Dioc. pistojese, come patroni della medesima. — (Ance. Dir. Fio. Carte Bonifazio). LUCIANA, o LUCIANO (Lucianum) di Sax-Cascrano in Valdi-Greve. — Cut. con Castellare e parr. (S. Donato) cui è an- nessa la soppressa cora di S. Martino a Por ino, nel piviere di Campoli, Com. circa 5 migl. a scir. di San-Ca- 0, spi joe. e Comp. di Firenze. lla base di una collina sulla ripa pin del fiume Greve, fra Campoli e Vicchio-maggio. LUCI Elibem signoria intorno al 93 Cascioli e di Focecchio, uno dei quali, il conte Uguccione del fa C. Bulgaro, nel luglio dell’anno 1093, stando in Ca- tignano diVal-d'Elsa, a none anche del C. Ugo suo fratello investì Ndebrandino «el fu Pagano di Ghisolfo delle terre che quest'ultimo avevagli date in pegno, po- ste nella corie di Luciano. (Asca. Dirt. Fion. Carte della Bedia di Passignano). Un'altra pergamena della stessa prove- son dell’anno 1288, verte intorno ad un affitto di terreni i nel lo di $. Donato a Zsciano” fatto dall’ PaPate di Pavsignano, con obbligo al fittuario di piantarvi della viti, scassarle, ricalsarle, € scapestarle. Nel Bollettone della chiesa fiorentina, all'anno 1130 è rammentato un Guido di Luciano, il quale nel 2g agosto di delto anno ricevè iu affiito dal vescoro renze alcune terre poste in Zuciano. recisamente in loco dieto Popiano. (La- Loti Monum. Eccl. Flor.) tao. La parr. di S. Donato a Luciano nel 1833 Roverava ana abit LUCIANA, o LUCCIANA nella Val. di-Cecina. — Cas. con parr, (SS. e Lucia) nel piviere, Com. e Giur. sole, Dioe. di Volterra, Comp. di La chiesa parr. dei SS. Giusto e Lucia fra quelle del olo vollerrano del 1356, — Eun è di data del scoVO per concorso. — Nel secolo XVI un'altra chiesa di Laciano esisteva nella stessa dio- cesì volterrana e nella valle medesima della Cecina , ma solto il piviere di Sila- 10. — Fed. Stturo di Val.di-Cecina. Il popolo de’ SS. Giusto e Loris aLe ciana nel 1833 aveva soli 61 Locranzsa ( Mosre ) li ppennino di Vernio. — Rocca da Tanga mano di- stratta corrispondente forse a Zuciana di FPernio. Sopra questa rocca versano tre lettere dirette a Fazio conte di Monta- grana esistenti nell'Archivio delle Rifon magioni di Firenze, dalle quali si rileva che Monte Zucianese tornava sul confine i bolognese s0 l' Appennino del Vernio. — Ved. La. rana di Vaxnro, ICIANO vetta GOLFOLINA ( Zu- cianum) nel Val-d'Arno sotto Fireoze.— Hi LUCI Villa signorile con estesa tentîe che ha preso il nome da una chiesa parrocchiale, (85. Pitee Modesto a Luciano) altrimen- ti appellata in Fior-di-Seloa, più l'an- nesso di £. Michele e Luciano, spettante al piviere di Signa, Com. e quasi 3 migl, x grec. di Montelupo, Dioc. e Comp. di bey escita cotidentate della foce e delle i di macigno della Golfolina. ‘a questo Zuciano una vasta tenota della nobil casa Frescobaldi, che fre Gan- galandi e Montelopo nei secoli della re ibblica Fior. ebbe castelli, chiese ini con vaste possessioni territoriali. Il palazzo signorile di Luciano chia- mavasi il Castello , essendo fara averlo possedato i conti Alberti di Pontormo, se mon piattosto i conti Cadolingi loro consorti. — Pervenuto ia potere della re- pabblica foreotina fu dalla Signoria, ver 1363, concesso a Melano Rastrelli d'Asti eoudottiere di seguito dagli eredi Marcello figlio di Strozza di Pino Stromsi di Fireaze, finchè gli Strozzi alienarono Ja tenuta di Laciano per istramento del. ng novembre 1448, a favore dei fratelli Bernardo e Antonio di.Tommase Antitio- pi. Dai discendenti di questi la villa di Laociano fa ridotta in più elegante forma, giovandosi del materiale tolto dalle grosse moraglie che servirono di recinto alla fortificazione del castello. La contrada di Laciano, essendo tet- fora in qualche perte selvosa, ricevà il more che le si conveniva di Fior-di-Sef. va. — Ped. Marmamnia. La parr. dei SS. Vito e Modesto a La- ino, 0 a Fior-di-Seloe , nel 1833 con- tava s80 abit. LUCIANO , sella Valle deli’ Ombrone pistojese.— Vili. con chiesa perr. (S. Ste- feno) del piviere di Quarrate, mella Com. Giur. e circa 3 migl. a lib. di Tizzana, Dioc. di Pistoja , Comp. di Fireose. È poste sel dorso del Monte- Albano presso la sus sommità, dove traggono ori- gine le sorgenti del rio Formalle uno dei tributarii La rettoria +e 1833 chbe 614 abit LUCI Lucio ve Marzans. Ved. Lusso e Toscrazo nella Valle.dell' Albegna. LUCIGLIANO me MUGELLO in Val di-Sieve. — Cas. la cai parr. (S. Michele) nel 1783 fa riunita al popolo di S. Maria a Soli nel piviere di Petrojo, Cor. e due migl. circa a sett-maestr. di Sen-Piero a Sieve, Gier. di Scarperia, Dioc. e Comp. * di Firme. posa sopra un’umile collinetta fra cubico, la villa delle Maschere e il con- vento del Bosco si Frati compreso nel popolo di Locig! A questo stesso popolo, prima che fome soppressa la sua parrocchia, fu riunite la chiesa corata di Gabbiane//o; ch' erano ea- trambe di giespedronato di quel ramo de- gli Ubaldini, che si dissero de” Bettini da en Bettino figlio di quell’ Acerrino degli Ubaldini, att elionato per pad nel giugno del 1302 da Cante de' Gab- brielli da Gubbio potestà di Firenze.— Ped. Soa (S, Mana a). LUCIGNANA o LUCIGNANO in Val. , nella Dioe. e Duc. di Lecca. Trovasi in uu risalto di poggio spet- tante a uno sprose di Appennino del moe- te Rondinejo fiw-i torr. Ania e Fegena, a sett. della nuova strada R. modenese. Lascerò ad altri il decidere, se debba riferirsi a questo luogo di Zacignane, p- pere.favvi an altro Zuciniano di Sesto a Moriano quelto reramentato in une carta Iocobese dell'823, 11 Taglio, colla qule il pievano di S. Maria a Seste diede cazione per l'anomo canone di dic tieni d'argento cesa et res suprascripree Ecd. quae ast in loco Luciniano. (Bansccons, Memor. Luceh. T. V.P. ns Anche un’altra carta del 926, 3 sett. dello stesso Arch. Areie. Lucch. tratta del livello di un casslino posto ia foce Ze ciziano che il vescoto Pietro în nome potrebbe * riferire piuttosto al S. Vito di ColleGe- Li, presso cui è tetlora il leogo, com la chie- sa di Carignano. — Fed. Concnaso. Comunque, sia il casale o castello di Locignapo di Val.di-Serchio, ossia di Za. cignana, fa compreso sempre nel diretto giurisdizionale di Coreglia; in guisa che LUCI ira è nominato tra Ì casali 0 castelli dall’ up. Carto IV ccucessi con titolo di con- ta 2 Francesco Castracani degli Anlel- gi a La parr. di S. Stefano a Lucignana mel 1832 comprendeva 339 abit, LUCIGNANELLO, già Luciarano (Zi. cinianum) nel Val-d'Arno Aretino.— Vil- 1a spettante alla cure e popolo di S. Egi- dio a Campriano, nel piviere di S. Polo, Com. Giur., Dice. e Comp. d'Arezzo, che è circa 4 migl. a ostro di Luciguanello. Trovasi questa villata sù di un poggio, alta base occid. scorre il torr. C/ Gli uomini della villa di Luciguano nelle Caroperie di Arezzo, per alto pub- Blico del 6 dicembre 1342, elessero il lo- ro mandatario all'effetto di prestare giu- ramento di fedeltà e obbedienza al vicario di Gualtieri duca d’Atene, signor generale del dominio fiorentino e aretino. (Ancw. Dart. Fion. Carte dell’Arck. generale). Tucignanello era una delle 6y ville delle Camperìe di Arezzo, rammentata nel motuproprio del 9 dicembre 1772; allor- chè Leopoldo I accontò a quella comuni- tà la facoltà di poter governare diretta Questi nomi di Lucignano, Zucigna- nello, Licignano » Liciniano, ec. che tro- viamo tullora in molte contrade della To- scana, © più che altrove nel territorio genna (Hisse T. Livio) praepotens divitia» rum invidia pelli armis coeptum fuit. LUCIGNANELLO di Val- d'Asso. — Ved. Lucicnano D'Asso. LUCIGNANELLO, o Locrcnano pit Cuarni, altrimenti detto Lucionaso prr- ta Bananpenca in Val-d'Arbia. — Cas. che ebbe nome di castello da un: torrita; dal quale presero anche due chiese parc. ora riunite (S. Cristina € S. Cristofano) nel piviere di S. Marce . e circa 6 migl. a ostro di Gajo- r.di Radda, Dioc, di Arezzo, Comp. Risiede sulla cresta de’ monti che di- vidono il Chianti dalla contrada della Berardenga, fra S. Giusto alle Monache . . Rentennanum, etc. E più sotto Luci 5. € 8. Marcellino, scorrenidole a pon. l'Ar- bia, a lev. l'Ombrone.—È" no, che nella pace del 1196 Sanesi uel Lucigna- ceduto dai Fiorentini con altri luoghi del Avveguachè datori ivi odi fra gli altri luoghi sul confine del Chiani guenti : Montemlucum de Lecchi cignanum, villam de Larginino, Cacchia- num, Monte-Castellum, Torricella, Brolio, Ecclesiam et villam $.Justi ad Iter (Senenses) dabunt Florentinis teni- tam, et possessionem corporalem de Li- ciniano et ejus casa-turris expeditem con quel che segue. Dall' ultime purole per- tanto si viene a conoscere, che al secolo XIV in cotesto Lucignano esisteva wua torre annessa a qualche casa padronale; lo che equivarrebbe ad un castello signo- rile designato sotto il nomignolo di casa- torre, 0 casa-torrita. Tu questa contrada di Lucignano ci bero podere i monaci Vallombrosani Coltibuono ed i Camaldolensi della Di lia Berardenga. Infatti all'abate di quest'ul- tima, nell'unno 1097, i figli del conte Balgarello promisero di non recar mole- stia sessi che quel monastero te- neve nelle corti di Brofio, di Lucigna- no e di Campi. padronato della stesa ba è Guido abate di “que li Pietro vescovo di Arezzo sino dal se- colo XI l'aveva ceduta alle mouache di- Rentennano. Nell'archivio della stessa badia Berar- denga esisteva una convenzione, fatta l’an- no 1154 fra Niccola Ab. di quel Mou, © Aldiarda bades: S. Giusto a Ren. tennano, colla quale prometteransi re- ciprocamente di tenere umbedue in co- mune la chiesa di S, Cristina di Luciena- no, a condizione che la badessa di Ren- teonano pagasse ai monaci della Berar- denga l'anvuo censo di 18 denari luc- chesi. Quindi è che la Ch. di S. Cristina in Zuciniano Berardengo trovasi confer- mata allu badia prenominata con bolla del Pont, Urbano INI, data in Verona li 15 mnarto del 1185, (Aumar. Camaro.) 946 LUCI Per ciò che spetta ai possessi in Luci quanello di pertinenza della badia di Col- tibuono, lo attesta fra gli altri uo istru- mento del maggio, anno 1121, fatto in lano, giudiciaria fiorentina.Riguar- la donazione di un pezzo di bowo i Coltibuono da donna O- dierna figlia del fu Ridolfo, e vedova di Federigo di nazione longobarda ; la qual donna era passata alle seconde nozze con Uberto del fa Rapieri di nazione salica. (Asca. Dirt. Fion., Corte della Badia di Coltibuono. ) Nel tempo che giravano per la Toscana i giudici incaricati dalla contesea Matilde stizia, uno di costoro aven- te, probabilmente della contessa medesima, nel luglio del 1103, sedendo in tribunale prope castro de Zu- cignano juzta ecclesiam S. Christinae, proferì seutenza a favore dell'abazia di Coltibuono per beni statile donati da Ugo fi del nobile Azzo e da Ailelagia di lui madre. — (Camici, Dei March. e du- chi di Toscana T. III.) Forse fa questo il Lucignano di Val- d'Ambra, di cui fece menzione Giovanni Villani all’anno 1339, allorchè. scrisse, che, a dì 6 novembre di detto anno a Luci- guuno di Val-d'Ambra i Fiorentini fecero lega e compagnia co' Peragini per mezzo del vescovo di Firenze e di altri ambe- aciatori di Perugia, In conseguenza del ual trattato i Perugini rinanziaronoai iorentini egni ragione sopra la città di Arezzo, mentre questi rilasciarono ai pri- mi Zucignano d'Arezzo, il Monte a Sen Savi altre castella di quel contado. (G. Victani, Cronac. Lib. XL.) La parr. di S. Cristofano a Lucignano con decreto del vescovo d'Arezzo, in date del ax settembre 1784, fu incorporata in parte al popolo di S. Marcellino in Chian- ti, wentre pel restante restò unita a quella di S. Cristina @ Lucignano, detta anche in Rentennano dal vicino soppresso mo: mastero che ne godeva il padronato. La parr. de' SS. Cristina e Cristofano a Lucignano nel 1833 contava 185 abit, LUCIGNANELLO pi PIENZA. — Fed. Lucicuaso p' Asso, e Monnicuetio. LUCIGNANO »' ASSO, 0 Lucicuanezto ni Pienza in Val-d'Ass0. — Cistelletto con villa siguorile della nubil casa Bandini- Piocolomini-Naldi , e chiesa. prepositura LUCI sotto il titolo di S. Biagio a Lucignano d'Asso, nella Com, e due po aostro diS, Giovanni d' Asso, Giur. di Montalcino, Dioc, di Pienza, già di Arezzo, Comp. di Siena, da cui a un circa 20 migl. a scir. È posto fra S. Giovan d'Asso e Cosona sopra un'ala pi sovrasiante al fami cello Asso, che gli scorre a pon., mentre dat lato di sett, îl torr. 7rove bagna le pendici del suo poggio creloso. Era costà presso una delle anliche chie- se della diocesi aretina, rammentata dai testimoni esaminati nell’anno 714, all’oo- easione della lite intentata la prima volla dal vescovo senese contro quello di Arezzo. Non di questo Lucignano d'Asso, ma del Zucignanello fra Pienza e Monticchiello trattasi nella più antica carta fra quelle della badia Camaldolense di S. Mustiola a Siena. È uu contratto del lativo alla vendita nel piviere di S Vito a Corsigoano, in luogo detto Zucignano, Quell'atto fu ro- gato in Lacignano stesso dal notaro Rol landino, (Axca. Dirt. Fioa. 2. cit.) ano d’Asso ebbe un giusdicente rammentato el 1291 fra le Ri i della Rep. di Siena al libro Consigli della campana. La sua comunità fu riunita a quella di S. Giovanni d'Asso con motuproprio del » giugno 1777. — Ped. so (5. Giovan 0°) e Nome cuneo. La perr. della chiesa prepositura di SL Biagio a Lucignano d'Asso nel 1833 com- prendeva 206 abit. Lucicnano pi Castiorron-Fisoccs: nel Val d'Arno aretino. — Cas. che diede il nome alla soppressa parr. di S. Giorgi nel piviere di Pontenano, Com. di Casti- glion-Fibocchi, ossia dei Due comuni di- strettuali di Laterina , Giur. e circa st migl.a lev. di Mootevarchi, Dioc, e Comp. di Arezzo, da cui questo Lucignano è cir- ca 7 migl. a maesiro. dei castelletti del ramo de- , derivato dai figli di Bocchi dii q il more il vicino castello di Castiglion-Fibocchi. — Prova me sia ‘una donazione fatta nel marzo del n per la quale i figli di Bocchi, signori Castel- Fibocchi, svando preno la chima di S_ Gennaro di Capolona, dunarome al- la badia di S. Flora e S. Lacilla di Aresro . LUCI alcuni beni posti in questo castello di Lu- ciynano, iu Censocelle (Cincelli), in Guil- liano, to, Vigneto ec. — Dei duchi e march. di Toscana T.1.) LUCIGNANO per CHIANTI. — Ped. Lvcicmanetto per Caraxri in Val-d'Arbia. LUCIGNANO di Val-d'Arbia. — Bor- gbetto cou villa signorile, già cavello, di lunga mano fu unita un'altra parrocchia (S. Maria dei Pini). — Spetta alla Com. di Monterui , che è circa un miglio a maesir.-sett. di Luciguan d Giur. di Buobconvento , di Siena da cui è circa g Nel luogo dove fu il castello trovasi ln chiesa plebana due ville signorili. Siede sopra uo’ umile collinetta isol ta, a più della quale sa la strada R. romina, e alal lato oppo- ato scorregli vicino il fiume Arbia', sulla confluenza del torr. Biena. L'esistenza di due Lucignani in una stessa valle dell’ Arbia, cioè il Lucignano del Chianti e il Lucignano di Moateroui, ha fatto probabilmente attribuire a uno di essi i documenti rela all'altro, Infatti debbono restii mo della Berardenga e nun a Monteroni due istrumenti vanni rett. di S.Cristina a Tucignano con- venne con Teodorico vescovo di Siena di tenere la sua chiesa parrocchiale sotto la giarisdizione del prelato senese . In con- seguenza di che, nell'anno 947, (e questo è il secondo istrumento) il parroco di Cri: di pagare a uella mensa vescovile l'annuo tributo .) Ma la chiesa di Lecignano di Arbià sotto | Monteroni non fu mai, che io mi sappia, dedicata a S. Cristina; bensì sotto I'invocazione di detta santa era l'altra parr. di Lucignano del Chianti che è pure a S. Cristofano, come si è avvisato all'articolo Lucie: mesto pe Cna, per decreto del vesco- vo di Arezza, alla quale diocesi il Lucigna- po del Chianti quasi sempre appasicune. Ho detto che quasi sempre appartenne “n (Cams, © le. pievi LUCI giscchè di tunti giudicati re, ze pubblicate dai romani coi 917 sanese, non si couta che il ‘giudicato e- manato nell’anno 853 dul concilio ro- mano da l Pont. Levne IV e l'hup. Loduvito 11; quando fu deliberato, che le Nine nel distretto di Siena, (e fra queste la pieve di S. Marcellino di Chianti) dovessero dipendere d'allora in poi dal diocesano di Siena. — Tale delibe- razione pare che si mantenesse in vigore fino a una nuova scotenza proferita nel mese dî maggio dell’anno 1029 uella ca- nonica di S. Marcellino in Chianti dai delegati del Punt. Giovanni XVII, si come ivi si dichiara, guod i!las pleber I lato di ponente pas piu narons, dat. M. devi. T. VI.) La chie. plebana di S. Giovau Betti- sta di Locignano fu restaurata, o riedi ficata nell'av iscrizione del no vi si aminirs una tavola di maestro Riccio sanvse rappresentante ‘la crocifis- sione, e descritta del Padre della Valle nel- le sue Letiere sanesi. — Appella a questo Lucignano un decreto del 29 giùgno,anno 1186, col quale Gontamo vescovo di Sie- on elesse in suo procoratore Palmerio di Milagalla per comporre le differenze ver. tenti fra esso e i conti Guillieschi e Ar dengheschi a cagione delle possessioni di Monte.Caprile e di Lucignano — Di que. sto stesso anno 1186 è il diploma dato S. in Cesena li a5 ottobre da Arrigo VI, a favore dei Sanesi, cui unlinò la distru- zione di Monte-Ca) , che era pressu cu stel d'Orgia; e quella dell'edifizio inco ‘ato in Licignano, yund in podiv Li- ciniano est incep'um, et ulterius non ae dificabitur.—(Munr. Art. M. devi). > Che a quella siessa età avessero domi- nio in Lucignsuo anche 1 vescovi di Sio na, lo ussicura la bolla spedita nel 1189 dal Pont. Clemente III al vescovo di Sie- na, nella quale trovasi nominato fra $ possessi della mensa vescovile anche um 1] accor don Buonincoatro ti Guastellone fratello» della celebre Pia moglie di Netto della 16 AS LUCI Pietra, la carica di giosdicente în Luci- nano d'Arbia. — Lo statuto di Siena dell'anno 1270 rammenta il ponte che fin d'allora cavalcava l’Arbia sotto il ca- stello di Lucignano. Dopo la suddetta epoca sembra che que sto cavelletto andasse in deperimento, seppure nou vuolii riferire a qualch' al- tro Lucignano, una partita del 1373 re gi»trata nell’ Arch. delle Riformagi Siena al Vol. III delle ‘rai sopra le fubbriche dei castelli Trattasi io essa della spesa di fivrini 118 d'oro, e di Sorini 805 piccoli, futta nel restaurare le mura di Lucignano, che ivi hiarano già da s00 anui rovinate; alla qual epoca a u@ circa pe richiama l'ordine del re Arrigo VI poco sopra enun- Dir. Sen. Lib. B. N°243.) Era giù qualche tempo che il Cast. di Lucignano apparteneva alla famiglia Pe- troai di Siena , siccome spparisce dal te. stamento di Franoesco di Nicselò Petroni, rogalo in Siena nel 1176; seppare non vi si perlava del Lucignamodi Val d'Asso re esso nel contado sameve. (daca. Dire. Fia Corte di &. Francesco di Siena). Lo statutello dî Leei d'Arbia fa compilato nel 14»9 da Nanni di Goro San- sedoni , quando questo passe era gover- mato da un giusdicente di seconda classe. Alî’eccasione della peste manifestatasi In Siena nel 1430, e nuovamente nel 1436, fa atta la proposizione di trasportare lo stadio senese in Lucìgnano di Val-d'Ar- bia, nel lempo into im cui s'inqui- siva il dottor Franessco Casali per aver tentato di uccidere il celebre Filelfo(/. cit.) Attualmente le due ville signorili di Locignano d'Arbis ia apportcagono alle fa e Landi. (8.6 Gio Battista a Luci. l'altare del-Crocifissu è gesso d'Arl opera ia tissima del senese: Arcangelo Salimbeni. La sua parrocchia nel 1833 cuatava 703 abit. LUCIGNANO (Zic'nsanom), in Val-di-_ Pesa. — Cast distrutto da cui ha il titolo una contrada che ablraccia due i , cioè la pieve di S. Pancrnaio în Vetai È Pesa, e la parrvochia di S. Stefano no, nella Com. Giur: e dario in rec. di Montespertoli , Dioc. e Comp. di Firenze. Tento la pieve di S. Pascrazio, quanto LUCI la sua chiesa filiale di S. Stefano » Laci- gnano risiedono sopra i poggi che per corruno la Val di-Pesa fra il torr. nio, ela fiumana Pesa, non 1 incrociatura delle strade comuni vanno da Sap-Casciano a Lucando, e da S. Piero iu Bouolo » Montespertoli. Della pieve di S. Pancrazio n Lucigae no, o a Zicignazo, si hanno mesmurie sino dal secolo XI nelle carie della badia la Passignano, solto gli anni 1056, to: 1076, 1079, € 1089. — Quella del son, (due aprile ) rammenta ae Ignore e proposto della chiesa € pieve pri S. Pancrazio a Lucardo, raevire in tutte l'altre carie la stesa pieve porta il ve cibolo del distrutto castelletto di Zici- grano. Quest ultimo, al peri di molti altri castelli delle valli di Posa e dell'Ela, i Veruio e 1 privilegio dell Imp. Pederigo lo mel 1164, fu puri to il castello di Licigrano con quelli di Salivolpe, di Pogna , di Fondagnazo ce. Infalti costà in Zicigasmo di Val Pes, nel sa Febb. 1908, fu seguato l'i strumento di divise fra il conte Maghi- mardo e il suo fratello rgbl Rinaldo, figli Bellafante moglie di detto C. Magi arl, rasi pel sno castello di Moa- te-Rotondo in Maremma.(Anca. Dart. Fio. Carte della Bodia di Passignano, e del- lo Spedale di Bonifazio). Ma il documento più curioso per como scere una pratica di giurisprudenza di quel tempo leggesi in un atto pubblico spettante all'emancipazione di una figlia. Con quell’'atto prin ia Moniesper- toli 1027 dicembre 1348, all’ epoca cioò della famosa peste descritta dal Boccae- cio, Stefano figlio del fu Villano del po polo di S. Stefano a Zicignemo, mercà l' interposizione dell'autorità , cun deereto del notaro infrascritto emancipò, e liberò dalla patria potestà donne Mari sua f- e licendole: Sii cittadina Bomans, ed uomo libero. In conseguenza di che la donna medesima fu dichiarate autorizzata a tutti i contratti, come se fowe un pedro di famiglia, rilusciavdule in segno di ciò il peculio avventizio castrease, e quasi LUCI castrense, e inoltre le fu dato in premio dell'emancipazione, ed a zione, dallo stesso padre di lei un pezzo di terra posto nel popolo di S. Stefano a Zi- cignano, luogo detto in Villa , descritto nei suoi vocaboli e confini. Del qual pez- zo di terra la donna suddetta fu messa al possesso nel giorno 28 dello stesso mese di dicembre 1348. — Rogò l’istrumento ser Nuccio del fu Mazza da Montalbino nel popolo di S. Giustc (a Montalbino) Dice. Fior. (Anca. Dirt. Fion. Carte dell'Arch. Generale ). Hi vite Una delle principali ville, com) nel popolo di 5: Sielano a Lucignano, spetta alla nobil casa Guicciardini, co. mecchè avessero cosà possessioni anche il Gianfigliazzi, i Cavalcanti, i Macchia- ec. — Fed. Pancanmo (Pieve pi S.) Val di-Pesa. La parr. della chiesa prioria di S. Ste- fano a Lucignano nel 1833 noverava 381 abit. LUCIGNANO in Val-di-Magra. — Ped. Lunsonano, 0 Luscianano. LUCIGNANO in Val-li-Chiana, detto altre volte Lucionano D' Anszzo. — Terra nobile murata, giù castello di grande im. portanza per trovarsi sul controverso con. fine sanessaretino. — È capoluogo di cr- munità, residenza di un potestà sotto il vicariato R. del Monte S. Savino, nella Dioc. e Comp. di Arezzo. Risiede in cima a uno sprone di monte rerso il centro della valle da quelli più elevati del poggio S. Ceci- lia e di Palazzuolo, a br. 701 sopra il li vello del mare Mediterraneo, fra il gr. 21 25° a” long. e 43° 16° 8" latit. 17 migl. nmostro-lib. di. Arezzo; 12 e pon. di Cor tona, 14 a sett. di Montepulciano, e 24 mig]. a lev. di Si Offre per tal guisa Lucignano uno dei punti di prospettiva la più estesa per con- templare quasi (tutta la bellissima valle della Chiana, in guisa che di custassi si gole della vista di quasi tutti i presi, terre, castelli e città, dalle quali è popo lata cotesta ricce valli Per quauto di Lucignano non restino molte memorie vetuste, pure dal poco che fu di sopra accennato, sull'etimologia del nome di Lucignano e Liciniano, np- parisce che l'origine di questa terra dev” tnere remotissima.— Ciò premewo, dirò LUCI 29 che uno de' documenti più antichi e più positivi supersti quello spettanie alla sua chiesa battesimale di S. Felice, tosto- chè essa viene raninevtata fino dal secolo ZI nelle pergamene appartenute alla ba- dia di Agnano in Val-d'Ambra.—Non fia per altro da credere che questo Lucigua- no appartenesse, come alcuni alla contessa Matilde, per avere incontra- lo nell’anno risiedere un suo Vi. sconte in gi in Lucignano, von già in questo di Val.di-Chiana, ma nel Lu @uano della Berardenga, ossia del Chianti Molto meno è da credere che questo In Val-di-Chiana appartenesse ai coni berli, siccome da qualche scrittore fu sup- posto, confondendolo col Lucignano di Val-di-Pesa. — Ped. i loro respettivi Ar- ticali ta del secolo XIII, qi prendere doveva non solamente per la par- te ecclesiastica, ma ancora per la civile, «lal comune di Arezzo. . Reslmente un mese dopo la giornata di Monte Aperto troviamo costà in Luci gnano il vescovo Guglielmino Uberi Hora capo del governo di Arezzo; il qua- le nel dì 14 ottobre 1260 costà firmò un decreto come esecutore apostolico, con la mira di conferire il priorato di S. Bario- Jommeo a Scampato presso Figline nel Val«l’Arno » un chierico suo bene affetto, a quello stesso Cavalcanti , che ire anni innanzi da Guglielmino fu inviato al Pont. Alessandro IV per accomadare le vertenze fra esso vescovo el i Corlone. si. — Wed. Contorni. Dopo però la vittoria di Campaldino i Fiorentini coi Sanesi loro alleati s'im- possessarono di molli castelli della Val di * Chiana fino allora tenuti dagli Aretini, Erano di questo numero Monte S. Savi. no e Lucignano, rilasciati ni Sanesi. In. fatti nell’Arch. Dipl. di Siena ( alefo dell'Assunta ) esistono varii documenti , 23 giugno, del 32 dicembre 1289 26 agosto 1290, tutti relativi alla sottomissione dei Luciguanesi alla repub- blica di Siena. Citerò fra questi l'atto del 23 giugno 13%g;stipulato nel padiglione e nel campo dell'esercito sanese sotto Lucignano,e com- fermato nella chiesa di S, Franecsco de’ polesià e capiinno di Siena, dirvimila marche d'argento, fait, nel segacale capitolo; sei mesi il loco potestà fra i cit. con pegargli di salario fe rini cento. Lo quale condizione nel 14 »g. del 1299 fu confermata dugli abitanti di Lucignano, allorché il nobile uomo Vee- però fa eletto in potestà previo il consenso dei s0 consiglieri mapginri e del consiglio dei Go. Quest'ultima tatto, del consenso richiesto e dato dai due consi mostra, che il paese dli Lucignano fino d'allora si reggeva a comune, cioè, con le proprie leggi ; e ebe l'infivenza dei Se. neri, riducevasi ad una specie inttostochè ad rina sud tio di eapitauo in Lucignano. Dal 1438 in di Siena mandò a Lu cignano di Val-di-Chispa non più un vo- bile col titolo di capitano. ma un cittadi- Do rivestito delle ingerenze di potestà. Che il castello di Lacigaano tornasse inio degli Areti perchè a'lempi suoi questo di Val-di Chiana appellavasi Za- cignanod'Aresso,sin perchè all'anno1336, razionando della guerra fra gli Aretini e * i Perugini, lo stento storico soggiunge come appena fu rotto dai Fiorenti Li trattato di lega coi Pen: pet! conquista di Arezzo e del suo terrilorio , quelli di Lucignano € Aresio essendo molto i dai Perugini le loro mrinedl Pre arene sl Rome $ Sins. » inviarono a Fireme i loro amba- sciatori con pieno mandato per dani a questo Comune (Cronie. Lib. XI. cap. Sg). mon che in conformità di va nuovo “accordo, dopo che i Fiorentini ebbero Ia città di Arezzo, fu sonvenuto che il comu- regi - (Ammn. Sfor. fier, Lib. VII). î i Fi LucI me di P.rugia rilene-se sotto la suo gior risdizione per un icmpo delerminato cetielli e terre di Fojana, di Lucignano, di Munte S. Sarino e di Anghiari iacieme nile luro re detti capitoli , ec, — ( Asca. Durt. Ses Kalefo nero e rosso). Fersltro dopo tulle celeste solenaità profesata si Sanesi dagli vomini di Loci- questi dovellero tornore di hel nuevo solto la tetela delle Rep. Fiorenti- ma, allorquando Arezzo cou il restante del suo contado e antico distretto, fa vendnio alla Signoria di Firenze nel 1384 dalle milizie straniere,che l'avevano avidamene te quasi dirò messo all'incanto. ste) i fon che anno 1386) Sanesi per un Lander per l'al tro, affacciarono le Joro respeitive preten moti sopra Lucignano contre i Fiorea- tini che se lo tenevano in tuite pace. Ciò diede la mossa sd una lite politica, la cui decisione fa rimesse all'arbitrio del giudici convorlemente dalle parti nomi- Nati fra quelli del coniglio pirpresente . Infalti mel 26 ollobre del 1386 in Bologna fu promonziato il luo, col quale restò decisa la conserve. i zivne di Lacignauo alla Rep. fiorentiua, a condizione di dover quesia slorsare ai Sauesi Bono fiorini d'oro. (lee. cis.) Ta tale stato erano le faccende politiche, quando nel 1390 i Lucigasnesi si on iutto il loro territorio sotto la pro- tezione di Giovanni Galeazzo Visconti da. no, l'acerrimo nemico dei Fio- rentini. Per modo che dopo un breve in- tervallo le milizie del Visconti con le ban- de sanesi corsero sopra Lucignano ( anno 1390) dove fecero prigioni isoldati che vi atuvano di guardia, il vicario e il potestà che reggevano la terra per i Fioreutioi. Nel Kale rosso delle Riformagioni di Siena sono rate le condizioni in detto anno stabi fra i siodaci del co mune di Lucignano e la Rep. sanese; me- diaate un atto sti el castello di Lucignano e roga molare Antonio del fu Bertinueci di Lucigna Fi i stabi Uto; 13 che È fl Cast. è cenere în ii sotto li giurisdizione di Siena; 2.° che esso debba tener per potestà di sei ludino sabese con la alla cattedrale di Siena un palio di scarlatto del valore almeno di 60 fiorini, 222 LUCI accompagnato ds 8 massari, ciascuno dei quali fornito di un cero di libbre; 4° che il comune di Lucignauo debba ogn'anno levare du Siena Goo staja di sale, al prez- so di 3o soldi lo stajo; 5° di Si ca, 0 cassero nella terra di Lucignano ; 2° che lo stesso comune paghii ogni anuo per censo alla Rep. di Sieua 300 fiorini d'oro; 8.° che i Lucignane, 9° che si Luciguanesi ter liberamente re nello stato 10.° che tutti la suddetta agita che vi si stabi raono in fuluro, siano e »' intendano veri munita, privilegi, ce. votari nativi di Lucigns- mo, presenti e futuri, s° se fossero matricolati nell’ univei Siena, e godano de' medesimi pri ‘In quanto al castello o cassero di Lu- uno, si apprende da un libro de' dimenti di conto nell’ Arch. Dipl. Sen. che dopo la suddetta convenzione in Ire anni di lavoro l'operajo senese Bariolo Bartoli vi spese la somora di 6825 fiv L'acquisto poi guoria e i Priori della Rep. fiorentina. Composti in tal guisa gli affari nesi pretesero che gli abitanti di Luci- gnano, governati dalle proprie leggi, do- venero pagare le gabelle de' generi che entravano nel loro territorio. Alla quale pretesa essendosi opposti i Lucignanesi, fu portata la lite davanti il Pontefice, e quindi , interpellato il celebre giurecon- sulto Psolo di Castro, fu pronuuziato il voto fuvorevole ai Luciguanesi. ( Pau: Casmens. Consil. n° 85 e 342) La terra per altro di Lucignano col progredire del secolo XV andò deterio rando di fortuna e di popolazione, l se- gno che i suvi abitanti dovettero ricor- rere alla Sigu da quel governo una diminuzione del ceu- 10, € della tassa per la quantità del sale, cui nel 1404 si erano ubbligati. Tali mo- tivi son resi mauifesti dall: convenzio. ne del 1440, nel cui preambolo si dichia. ra, che ciò fu concesso, attesa la povertà - Luci Negli somini di Lucignano della Valdi Chiana , e la mancanza del numero: e sendoché di 600 uomini che ivi erano, allora tròvavansi ridutti a circa 3ou, e D ta annua che essi sostenevano fra ces- palio, potestà, cancelleria , maestro di‘scuola, offerta alle chiese, ammootava a fiorini mille; oltre fiorini 400 per spese strsondinarie. E poiché la loro comunità ra enirata, eccetto uo mu- in vista di Lutto ciò la Rep. di Siena coe. cedè al comune di Lucignano Ve seguenti esenzioni ; 1° che venire si po ghino al polestà, per sei mesi solamente che i 3on fiorini soliti pe pi gli sltri 200 în restaurare le mura e le por te di essa lerra; 3° che di Goo stajadis> i le la comunità di Imcignano per l'arte . nire ne prendesse solamente staja 300, ec ec. (Ance. Durr. Sen. Kaleffetto). Finalmente le capitolazioni del 1440 faruno dal governo di Siena, nel 1448, 6 nuovamente. nel 1467, confermate e peral tri otto anni, con l'ingiunzione ai Lac. «lell'entrate della loro terra essi dovessero spendere soli So fiv più nei risarcimenti delle mura caselle ne. (loc. cit.) È da vedersi vu lodo proferito nel di 20 dicembre del 1472 dal cardinale Pa piense sopra le controversie che spesso su- ac favansi tra questa e la comunità trofa di Fojano, rispetto ai fiumi ed altri corsi d' acqua del loro terri Arropo a ciò una deliberazione della Signoria di Firenze dei 15 giug. 1502, con la quale per terminare lali vertenze fa ordina di mantenere in osservanza il suddelto lodo. —Già dissi all'Art. Fosso, che dal 13671 1512 non meno di sei sentenze a cagione di confini furono pronunziate de gli arbitri fra la comunità di Fojano e questa di Luciguano, Ciò non ostante l'Imp. Carlo IV, me diante nno dei soliti suoi diplomi , dato in Siena nel magrio del 1366. confermo agli Aretini, per quanto noa li riavessero i, i castelli di Lucignano, di Foje- uo, di Monte S. Savino ec. LUCI + Sotto il dominio di Siena per aliro Lu- cignano si mantenne sino alls guerra mos- sa dalle armi cesareo-medicee contro quel. la repubblica. A»vegnachè Lucignano fu dopo Asinalunga la seconds terra de' Sa- pesi, che nel principio del 1553 cadde in potere delle soliatesche austro-jspano- Uacali; e fu cost, dov’ essi trovarono di guarnigione 300 fanti dell'esercito fran- co-sanese, comandati da un calabrese. Ma costui avendo dato ordine, di.abbandonare il castello, che si sbbra- ciauero le provvisioni Auttoci v'era da vivere, i lerraziani aecorti: ciò gliel vielarono armata mano: sicchè chiamati i soldati imperiali, questi iena ita ebbero in dellare il castello, per non avere a lasciar- vi un presidio. Ma Len presto il ducs Cu simo mandò = Lucignano una compagoia che lo cusiodisse per conto suo; iù che a lui gioravano le antiche ragioni che avevi su questa terra la Rep. fioreotina. Infatti i Lucignanesi con di- versi capii soltemisero volentierosi, sotto dì 4 uprile 1553, al secondo duca di Firenze, Nella Iogarono rotte le i franchigie fatte antece. de quali uns mantiensi tuttora io vig di poter, cioé, la Comunità di Lucignano mominare ua suo cittadino per essere mmapienuto allo studio di Pisa. ha cooquisia e cessione formale di Siena, gli momini di generose capitolazi: Appena che fu Locignano liberamente ceduto a Cosimo de’ Medici , questo duca ordinò lu fondazione di una nuova for- tezza (anno 1558) fuori del paese dal lato di libeccio. I bwstioni che restano nel luogo dei due mulini a vento sono gli sv: di quell’opera di difesa non mai compita. Furono bensì da quel princi lucciate vene di acq costantemente la guarnigione e gli abi. tanti, che ne pen ignauo dala la riforma de'suoi sta- tuti dal primo anno del granducato di uale circostanza si riepi- ‘ LUCI 93 Cosimo I (anno 1569), comecchi: dei -pi antichi ne avesse fino dall'anno 1340, e forse anche prima, (Ancu. peste Riroama- cion: pi Strana). — Di quelli dell'anno 1569 una copia comerva MSS. della Biblioteca M; rucelliana , st dal consiglio della Pratica segreta d s gennaio 1572. Sono partiti in 4 Capi inzioni, La prima di 39 rubriche obbligbi de- gli ufîiziali, dei dello spedale e della fraterni! marliugo generale, del soprastante alle fosse, ai fiumi e ai fonti, del medico, del rcia € di quella dei Frati minori di S. Francesco. 4 quali uf- si onlina ) debbono ritenere im i (i mano la chiave dell'Albero (cioè del famo- so reliquiario detto l'Albero di S. Fran- eesco) come si è costumato sempre, e sor- vegliare all’ entrate e uscite dei boni di chiesa , ec. La seconda parte verte sugli ‘obblighi sua corte, non che sulla procedura delle cause civili, prescrivendo nella. rubrica 67 e altima, che: in difetto delli Statuti della Terra suddetta, si ricorra elli Sta tuti della città superiore, ed in difetto di questi clle leggi imperiali. La terza Distinzione divien in 55 ru- briche tratta del modo di reader ragione ai Lucignanesi nelle cause crimi mune, del giuramento da prestarsi dagli ariefici e bottegai , delle penali agli che non tengono misure giuste, e a cl fa corruccio dietro al morto, ec. Finalmeate nel 1583 furono conferma- ti al comune di Lucignano i privilegiù per la fiera solita fa Per ciò che speti icu delle chiese menzione della sua antica pieve sotto l'in. vocazione di S. Felice, ora S. Biagio, fino dall'anno 1083, in un istrumento > appartenuto alla badi Agnano in Val- d'Ambra. Essendochè in quell'anno tre fratelli conversi Camuldolensi , Raginie ro, Morando e Guglielmo, figli del lu 926 Tewso, LUCI previo il consenso del lero su re Guinizzone abile del Mon. di Agna. no, densrono a questa stesa balia i loro beni situati nel coutado aretino, e segna- tamente nelle pievi di S. Savino di Far- di S. Maria in Toppo, in Felice a Lucignano e di Agello (ora a Marciano ) er. Nel 1094 un altro possidente della Val di-Chiana donò alla badia di S. Quirico delle Rose, ossi a Nasciano, quanto eg possedeva nei pivieri di S Pietro in 4- File di 8, Felice prevo Lucigano e el casale di Nasciano. (Ammar. Camato,e Ance. brr Carramaate pi Asezzo.) © La pieve vecchia posta mezzo miglio fuori di Lecignano più del poggio, è ea ma fonte battesimale; la sua 00 decreto vescovile del 21 luglio 1,88, Su riunita ad altra (S. Biagio) ch'era dentro Lucignano. Le onorificenze della pieve di S. Felice “vennero date alla ch. di S. Michele dentro Lucignano, cui fu associato il titolo dell’ altra allorchè essa fu dichiarata arcipre- tara per bolla del Pont. Pio Il dei 31 rie glio 1470.— Finalmente per erigere la pieve di S. Michele in collegiata con oi- to canonici, compresa la dignità dell'ar ciprete, Urbano: VIII con bolla del 1638 decretò, che vi fossero it te le ren. dite della chiesa battesimale di S. Felice, della soppressa parrocchiale di S. Maria Crispignano, e di cioque cappelle con mefizio semplice; cioè di decollato, di S. Auna, di S. Giusto, di S. LUCI Scacraldo, e della SS. Concezione ; tatte chiese noverate fra quelle del piviere di Lucignano nel registro delle chiese are- tine compilato circa la fine del secolo XV, e poc'anzi ranimenlato. Appreudesi da quel regine che allen erano compresi nello steso pivi . Lucignano, oltre le chiese palati ri sto de' PIOZA 9° fb DI n la £ n k DI tespioni l'Ordine; è un lavoro, singolare e fore unico. La chiesa della SS. Annunziata è de- MOFIMENTO della Popolazione della Trana v: Locicnano @ due epoche diverse. (*) [Femme |due sessi lega e La popolazione del 1551 manca, stante che a quell'epoca Lucignano era comprese nella Giurisdizione della Rep. vanese, indipendente dal regime fiorentino. LUCI Comunità di. Lucignano. — Il distretto di questa comunità occupa una superficie lorinle di 12616 quadrati, dei quali 418 sonu presi da corsi d' acqua e da stra- de. — Nel 1833 vi era una popolazione di 3846 . a ragione repartilamente di 856 di suolo persone per ogni miglio quadre ponibile. Ml territorio della comunità di Loci- quano presenta una figura irregolare più lung» nella linea da scir. a rasestro che mel lato opposto, la cui maggior larghezza trovasi sal meridiano del cspoluogo. — Confina con cinque comunità. Dal lato minore voltandoa estro tocca la comunità di Asinalaoga, a partire dalla Caso-rossa, e di 1h per il borre del Posso sino alla strada comenitativa pedonale, che rimon- ta per breve tragitio da osieo a sett. fia- chè trova quella della Caselle Piselli ri, verso pon. per scen: la abbia Raziel peas nella li- nea di lib. cootro la correute di detta fio mana, arriva sino alla via che passa dalla collinetta di Monte-chiari, ed ivi lascia a lev. la Foenea per andare ® Urovare © sitreversare il terr. Pertege, donde inol- trersi lungo la sponda destra del borro del Rigajo e di quello di Forniete. Quio. di per termi riificiali va incontro al fosso del Molinello, che oltrepassa dopo corto cammino, piegando a por. fino alla strada rotabile del Calcione, al di la del- la quale rientra nella Foenna. Costà vol. tasido a lib. sotteutra a confine la Com. di Rapolzno medianie la fiumana anzi- detta, cui và contr'acqua salendo il pog- gio da scir. a maestro, finchè, piegando mella direzione da maestro a lev., tocca il quale riscende il monte dalla perte di grecale. Dopo il corso di circa tre miglia oltrepassa il tor. preaccennato, poscia la strada provinciale che da Luci gui da al Moate S: Savino, finchè luage il borro di Zielto va a trovare il Bamicello alla strada comunitativa rotabile de' Tre Posti. Lungh' essa dopo il cammino di quasi due migl, sottentra dal leto di la Com. di Fojano, cca la quale la nesira Vi . lev. levanteca LUCI 925 di Lucignano frenteggia per due buone migl. mediante il corso alil'Ene, e poi per quasi un altre saiglio mediaute let. mini artificiali posti luago la destra ripa del fiumicello prenominato, finchè alla rossa ritrova la Com. melunga. . 1 maggiori corsi d’ acqua che attraver. fano © che costeggiano il territorio di Lucignano sono, a lev. l'Esse, a lib. il Fertege; a sett., 0 di nuovo a ostro, quelle della Foeme. Fra la Asi ‘altra che de Fojauo porta a Lucigauno passando per la Pieve vecchia; fa quale. Ultima continua da Lucignano per Moute 8. Savino. —Sneo comunitalive rotabili la strada che da Luciguano porta a Asi- nalunga, quella detta Senese che passa pee Rigomagno, e che presso il mulino di Pa- lazzuoto si unisce alla strada provinciale Lauretana delle Folci, la via che staccasi da quella del Galcione per andare a Moda. nella sul Poggio S. Cecilia, la strada del Calciove, e l'allacciatura della provia» ciale, che dalla Pievevecchia passanito dalla chiesa di Scerpella si unisee com l'altra rotabile dei 7re-Poetî. HI suolo che cuopre la superficie comu nitativa di Lucignano appertiene a tro «poche e formazioni diverse, — Del laio del monte il terrene consiste principal. mente in calcaria straliforme compatta (alberese) ed în arenaria, o macigno. Cus teste rocce sono coperie da quelle mene antiche tanto al di sopra, quanto a piò del poggio di Lueignano; mentre dove il poggio di Lecignano va a collegarsi con quelli della piccola piagana del Calcione e di Rigomagno, alla calcaria alterare, ed alla pietra serena sovrappeogono sirati di gres castagnuolo, e di schisto argillo-” siliceo; alla base poi del poggio medo- simo le rocee di calcaria o di macigno si nascondono sotto un tufo te dalle umane dell'Es focnna , von che dal casole 10 20, della 926 LUCI della Chiana. — Fed. Curana, e Fosano Comunità. Finalmente una terza specie di terre. mo, il più moderno di tutti, è quello di trasporto che insieme con cstesi banchi di gbiajs ricuopre le parli più depresse della valle, a partire dal piè del poggio di Lucignano, e dell'alti-piano preoo- minato, oltrepassando il confine orientale - di questa stessa comudità, La perte dove siede la terra di Luci- nano è coperta per la massima parte di grandi strati di calcaria appenninica, in qualche punto ricoperti dall'arenaria a &rana fine, e tale da prestarsi ai lavori di architettura quanto la pietra serena di Fiesole. — Quindi è che due arti prin» cipali si contano in Lucignano, i forna- che hanno in casa materiale inesau- Vini, cui fornisce ottimo pietrame i! te stesso di Lucignano; il quale insieme con il Monte S. Savino forma uno degli sproni orientali del vicino monte di Palazzuolo, che è esso stesso formato di schisto argilloso, di macigno, e di are maria-calcaria ( pietra forte di Firenze) Se debbo dire qualche parola sulla cul- tora del suolo di questa comunità, avver- tirò, che il poggio di Lucignano, s la sua posizione isolata da tre per la natura del terreno che lo ricuopre, sin per la temperatura della valle i ’ risiede, prestasi a marariglia alla vii ivo; piante che forniscono due pro- dotti squisiti. Il vino segnatamente del poggio di Lucignano potrebbe stare a con- fronto con i migliori della Val-di-Chiana, seppure non si voglia col nostro Redi anettere alla testa Montepulciano d' ogni vino è il re, Ubertosa a fratte, a vino, 4 granaglie, a praterie è la pianura percorsa dall’ Esse, € dalla Foerna, come pure l'alli-piano, cui esse fiamane vanno lambendo intoroo. calcoli datici nel 1838 Giulj, nella sua Statistica agraria della Val-di-Chiana, la sementa mopuale dei cereali i del terreno di questa comunità sarebbe di staja Booo. Fra le arti e manifatture, oltre quelle de'fornaciaj e scarpellini bavvi qualcuno ehe si occupa uel far trecce e lavorare LUCI cappelli di paglia; vi sono due tintorie, una fsbbrica di cappelli di fornice di vasellami ordinarii; poche in- dustrie in confronto della popolazione, oude poter bastare alla classe iudigente ed ozioss, cui prestano alironde mezzi da Conta Lucignano, oltre l'ospedale, due luoghi pii. La Fraternita, di antica fom- dazione, e l’Eredità Spagna, attualmente riunita alla Fraternita, Porla essa il nome del fondatore Stefano Spagna che fu me- dico nel secolo XVII del Sultano a Co- stantinopoli, dove fece le sue ricchezze che ricoudusse con esso în patria per la- sciarle ai poveri e dotare delle oneste fan- ciulle, Que uomo benemerito del suo paese è sepolto nella chiesa de' Cappoe- cini a Lucignano. Delle persone salite in dignità e native di Lucignano pubblicò una luoga lista nella sua opera Antigaitatue » seu De situ Clanarum. Se di quelle pi fare il novero, di fu il cardinal Bruoi, creato nel 1060 dal Poot. Niccolò Il, e la cui famiglia si estinse di corto nel dott, Bruno Brani ia- fermiere nel R. Spedale di Bouif. Firenze. Rummeoteroi un Giuseppe foli professore all'università di Pisa, am. basciatore a Parigi per la Rep. sanese, € scrittore latino elegaotissimo; un Fraa- Î reconsulto distinto del se colo XVIII, e autore del libro testè cita to; un padre Baffi Francescano Conven- tuale che figurò al Concilio di Trento eo. Fra gli artisti Lucignanesi si conta per faraoso intagliatore in legno un tal Pietro da Lucignano, il quale fiorì Del secolo XIV, e lavorò principalmente in Pera. gia. Del iglia dei Minori Conven- tueli di ignano , nel secola XV fu il padre Pietro Pulcetta che il della Valle dopo aver visitato i sei libri corali del suddetto convento, dipinti e scritti tutti dal detto frate, lo decaniò per un eccel- lente miniatore. La fami; Brocci di Lucignane foraì molti scultori in pietra; e da quella de’ Salvi eseirona buoni scul- tori in legno,» La Com. di Lucignano mantiene » moe- stri di scuola, un medico e uu chirurga i tengono in questa terra tre fiore aa- LUco LUco 927 nuali, le quali cadono nel maggio (a dl 3), cembre (a di a1). I languidi mercati set- nel settembre ( primo giovedì ) e nel di- timanali si fanno nel giorno di giovedì. POPOLAZIONE della Comunirà di Lucicnaso a due epoche diverse (*). S. Pietro, Rettorìa " Appartengo- S. Mi no tutte alla Diocesi di A- forate... . Abitanti N° 340n F*3846 . :(%) Za popolazione’ del 1551 manca, stante che a quell'epoca Lucignano era compreso nella Giurisdizione della Rep. sanese, indipendente del regime fiorentino. . Loco ($, Anozzo tn), 0 Loco di Caro. avez. — Wed. Carosune nella Valle dell' Ombrone sancire, LUCO (Lucas ) nel Val-d'Arno supe riore. — Castellare che diede il titolo alla distrutta chiesa parr. di S. Clemente, glio 11 mareb. Ugo; il quale ultimo per istrumento, dato in Lucca li 27 aprile ng”, donò al monastero sudiletto una casa con corte dominicale, quam kabeo infra comitatum et territorium florentiaum, lo co qui dicitur Luco, cum castello illo, quod ibidem aedificatura est, et cum ec- clesia 8. Clementis ibi constructa, insie- me con le lerre, vigne ed altre 208 tra case, casine, e masserizie, che alla sud- detta corte, castello. e chiesa di Luco ap- partenevano, ec. (Pocciuetii, Croaica del- la Badia fiorentina ). . “Rovato nel 1074 dall’ Lo stesso Cast. di Luco venne pure con- fermato alla badia fior. dall’Imp. Ottone INI in suffragio dell'anirin del Merch. Ugo, medisuie un diploma spedito da Paterno li 8 genn. 1003, innanzi la di lui morte; il quale privilegio fn ria-_ a Tap. Arrigo IV. Pià tordi il castello di Luco dagli aba- ti della badia fiorentina fu concesso con titolo d'enfiteusi all'illusire famiglia de' signori nel Vald'Arno superiore insieme col ‘vicino castello di Osti le loro pertinenze. I quali nobil smesso di pagarne il censo ® furono costretti, verso il 1220, Bartolommeo, primo di questo nome,quan- do obbligò que'signori a soddisfare i frutti arretrati. — A chi cercasse stello, risponderei col Borghini , che ap- pena si potria indicare dove esso fosse stato; se non che un rio che sotto vi scor- reva, ritenendo il nome di Ecel. Flor.) Da quanto si è detto sembra apparire non molto esatta la lezione del P. abate Galletti , il quale nel suo ragionamento dell'Origine della Badia fiorentina , alla citata donazione del 995, lesse Ziclo in- vece di Zuco, come avevano ben copiato il Luco ini, il Puccinelli ed il Lomi. di Firenze , Comp. di Siena. Aoche in questo Luco ebbe signoria e giurisdizione il lestè nominato march. Uro, il quale fra le malte cose nell'anno 998 donate alla badia da esso lui in Pog- Fibomsi fondata, vi furono anche diversi predii posti in Zuco, insieme-col giuspa- dronato della cappella di 5, Martino. Infatti nella chiesa di S. Martino a Lu- % + per quanto molti roma fici nei seroli XI e XII confermasere al pievano di S. Maria di Poggibonsi, ol- tre le altre chiese di quel pi » guico quid juris babetis in appella '$ Mortin de Luco. — Fra le carte di quella had riunite nell'Arch. Dipl. Fior. esiste un at- to di donazione fatto 1 Mon. medesimo; il quale fu rogato li 18 maggiv 1130 inZuco, giudicaria fiorentine, consistente in un ‘pezzo di terra posto nel horgo di Zalcione. La parr. di S. Martino a Luco nel 1833 coniata 262 abit. z LUCO di MUGELLO in Val-di.Sie- ve. — Cas. già castello con annessa contra- da che diè il titolo a tre chiese (S. Niccolò, 8 Giorgia e S. Pietro) oltre l'iusigne an- tico monastero loane Camakilolensi, alla cui parrocchiale di S_ Pietro a Luco furona da lungs mano ammentate le tre due, parr, nel piviere di S. Gi Maggiore, Com. Fire circa 4 mi sett. del Borgo S. Lorenzo, Dioc. e Comp. di Firenze. Di questo Cast, non sussistono attual- mente se non che pochi gruppi di case, uno dei quali vicino al clausiro del sop- presso monastero di S. Pietro a Luco, che è sulla ripe destra del Fosso, e che hu alla sinistra il torr. Bagnone, e alle sue spalle la hase deil' Appennino di Casaglia. Era anticamente di dominio dei cnoli Guidi, cui fa confermato dagli impera. tori Arrigo VI e Federipo Îl (anui 1186 € 1240), —Ciò anche più chiaramente sp- perisce da due documenti del 1086 e del ti01, col primo dei quali il C. Guido in- sieme con la cootessa Ermelline sua m0- lie, e due loro figli, Tegrimo e Guitlo, < promisero a Ridolfo priore di Camalii Luco che avrelbero concertato imimune dagli usi haronali, e accordata la loro prutetio- ‘di S. Pietro di Leco. mento rogalo presso la badia di Strumi, ossia di Poppi, une dei sudiletti figli, il C.Guido d confermò la siessa dichia a favore delle monache Camaldolensi di Laco. (Ax mt. Camaro. — Ped. ne. Non solamente i conti Guidi, di legge e di origine ripwaria, sino dal secolo XI risdizione in Laco, ma altri a quell'etò siguoreggiavano nell'Appeneino del Mo- geello, tostochè alcuni di essi dosarono la donne ch'era per A una di tali famiglie appartenne quel C. Gotidio del fu C. Gotidio, il quale in sieme con la contessa Cunizza figlia del conte Orrigo di lui moglie, nel febb. 1085 donò il luogo denominato Lasciaso presso la corte e castello di Luco con Pila posti nei pivieri di S.Giovanni i di RioCornacchiajo, ce. all'istesso Rido fo priore dell’ Eremo di Camaldoli. Batodi nel luglio del 1086 quel prio. re de Camaldolen: tò com Pietro ubate della badia de' Vallombrossni di Moscheto alcune terre poste in Zusciano presso Luco; e ciò nel mentre che si da- va principio all'edificazione dell'ascete- rio, nel quale poco dopo entrarono le monache a professare l'istituto di 9. Ro inualdo, — Coleste claustrali , nel laglio del 1094, ad istanza della lore badesm Beatrice figlia della pia donataria ces tessa Canizza, essa pure di quel Monzsie ro, ottennero da Ranieri vescovo di Fi- renze la conferma del loro istituto e il libero possesso dei beni stati offerti in dote 0 che fossero per esere donati e quelle claustrali. Chi volesse, potrà negli A: mal.lolensi riscontrare i princi donazione, e i nori dei magnati che re eslarono, son che quelli delle badese che per foolti secoli presiederono il mo nasiero delle Camaldolensi di Luco, » partire dalla sua prima hencfritrice cos- Aessa Cunizza e dalle sue figlie, Beatrice € Matilde, sino al declinare del see, XVIII, in cui quel claustro-fa soppresso. Luco Manifesterò beni) un dubbio, che mi è corso per la mente nel leggere le dona- zioni e possessioni di tanti nohili e conti, i quali nel secolo XI e XII concorsero =Iia dotazione di quel già facoltoso ascete- io; ed è questo, che per avventora si deblia ricercare ia alcuni de' prenominati sigriori di Luco i progenitori noo solo della potente prosspia dei conti Guidi, ma ancora i primi ceppi degli Ubaldini i tardi figurarono colanto nella AI principio del secolo XIII la chiesa di S. Pietro a Luco dovà.restaurarsi, 0 riedificarsi dai fondamenti , poichè irovo che essa nel 10 settembre del 1223 fu so- Jennemente consacrata da Simone arcive- scovo-di Ravenna e da Giovanni da Vel- Jetri vescovo fiorentino. . Esisteva all’altar maggiore la famosa tavola di S. Pietro e di altri santi., capo d'opera dal celebre Andrea del Sarto, tra- sporiata sul declimare del -secolo XVIII nella R. residenza del paluzzo Pitti, dove si può più agevolmente che a Luco da ogueno avamirare. Delle chiese di S. Giorgio e di S. Nio colò a Luro si banno. memorie fino dal secolo X. Furono entrambe cedute. dronato con altre chiese del Nugello a quelle monache Camaldolenzi fino dal lo- to primo siubilimento in Luco. chiesa di S. Niccolò esiste tuttora sopra un poggelto distante circa un quar. to di miglio dal monastero e chiesa di S. Pietro. Fu dal Pont. Martino V, con breve del s0 luglio 1423, incorporata a quella di S. Giorgio a Leco, che è un miglio a sett. del munsstero. Ma l'una e I'altra chiesa vennero ammensale a que- sta di S. Pietro a Luco mediante una bolla del Pont, Sisto IV, sotto di 30 aprile 1473. ( Duse Ocna, Aggiunte alla De- scrizione del Mugello Brocchi, MS. nella biblioteca del Semin. di Firenze. La parr. di S, Pietro a Luco nel 1833 contava 623 al LUCOLENA (quasi Lucus Zenoe ) nel Val-d'Arno Contrada che ha ve, Dive. di Fiesole, Comp. di Firenze. LUCO 229 Risiede presso la sommità del Monte Domini, dove ha origine il torr. Cesto di Figline, fra le soppresse badie di Moa- tescalari e di Montemuro, sul del. le strade comunilative provenienti ‘da Radda e da Greve, e che a Lucolena si fungono per scendere a Guville e a igline, sopra una piaggia sparsa di vi- gmeti, che forniscono un liquore dei più pregiati del Val-d'Arno superiore. Forse i più antichi ricordi di questo csstelletto, e dei casali compresi nella sua corte (Piscina e Torre), trovansi fra le pergamene appartenute alle hadie di Passignano e di Montescalari. Il primo documento, scritto nel luogo dett» S. Cri-, stofano a Lucolena , rimonta all’ del 989. Traltusi della cessione 20 di terra di dodici posto chiamato Zavaclo nel piviere di Cintoja, che Rachiperio del fu Azzo rinanziò ad Azzo di Teuzzope per prezzo di soldi tre. Con altro cnatratto del dicembre 1005, Teuzzone del fa. Gherardo acquistò in compra per 3o soldi d'argento da Alberto - del fu Giovanni la metà di una cass mas- ent terreni annessi, posta in Lu- n, dove appellasi in Piscina; nel piviere di S. Romolo a Cortale (Gaville) giudicaria fiorentina. — Nel 1036 dol mese di dicembre lo stesso Teazzone del fu Gherardo con la sus consorte Ermeu- garda del fa-Riceardo, stando nel luogo di Celle presso Gaville, donò alla badia di Passignano la quarta parte delle cue e sorti che possedeva in Tuoolena, nel vo- cabolo Piscina. — Finalmente portano la data alla Torredi ue istru- menti dello stesso mese, di gennajo del 1059; uno dei quali versa sulla donazione di tre di terra situati nel piviere di Campoli, che Pietrò del-fu Gugliehuo fece alla bydia di Passigunno; l'altro è ua atto di consenso per tal donazione pre» stato da donna Itta del fu Ugo muglie del suddetto donatario, cerziorata da Azzo di Pietro, come il prossimo di lei pe- rente. (Anca. Dirt. Fica. Carte dellu Ba- dia di Passignano). — - Anche i monaci di S. Casciano a Mon- tescalari possedevano beni io Lucolena, siccome. apparisce da una promessa del 6 novembre r088 falta dai fratelli Gio. vanni ed Ugo, figli del fu Rigaccio, cioè, nen recar molestia a quei monaci per i i di 950 LUCO possessi che la loro hedia aveva în Loco Nena. (Arch. cit.) Forse «la questi signori della Zorre e LUGL colena, delicato n un principe 1 cam Medici dal suo autore Michele di Lando, del ostello di Lucolema discesero alcuni Ser magnati del contade fiorentino, che «liesero da Lacolena , consorti de” Soola: e dei Bardi. Fra i quali alla pace di Fi- renze del 1280 fatta fra i Guelfi e i Ghi- bellini per cura del Cardinal Latino, fu compreso anche un Cante de' Signori da Laucolena ; così pore nella rifermagione delia Signoria, emanata nel setterabre del 1311, nota più comunemente sotto nome di riformagione di messer Beldo d'Agu- glione, fra i nobili da quell'arpistia fusi on Ti un Cante da Lacolena coi figli, consorti. — Non per questo Lecolena re. stò sempre immone dalla rabbia ghibel- lina, mentre alcuni della consorteria de. gli Ubertini di Gaville, e di quella dei Cerchi, nel a giugno del 1303, corsero a saccheggiare e sd abbruciare la villa di Lecolena , guastando tutto intorno quel prese. (Boncami, Spogli ASS. nella Ma- gliabechiana, Class. XXV. Cod. 45.) Fu solo dopo la cacciata del duca d° tene, quando il governo «ella Rep. Fi speota che fa la rivolta dei Bardi, mod! ficò la legge che escludeva i magnati ds- gli impieghi, quando a certe condizioni, sscrisse 500 di loro fra i popolani, tra i quali si annoverarono anche i signori da Lacolena. (Annia. [sor fio, Lib. JE.) _ Pafai ra di opprimere la liberta della patria (Asca. nata Rironmactoni pi Finuxse ). Nel catologo delle chiese della diocesi fiesolana, redatto nel 1299, la parrocchia di S. Cristofano a Lucoleua era compresa. ch. nel piviere di S. Pietro a Cintoja, men- tre quella di S. Stefa tuttora nel piviere di È di Lucolena invecchiato di quattr'anni pasta fra i migliori del Val- d'Arao speriore, e li che fanno co- roma alla contrada vinifera del Chi: Nella biblioteca Maglinbechiana con- servasi (ra le Misc. MSS. (CI. F4LI. Cod. 43.) ua cspilolo in lode del vino di La- la capricciosa etimologia data a Lucolena le seguenti lerzine. Side tra Monte Domini e Lisone . Una piccol valletta al Tosco lito Da Bacco amata, odiata da Giunone, Perchè una Lena amica del marito Condustrice di Semel vi s'ascose Mossa da Giove per miglior partito; Quivi ella a Bacco un Luogo sacre pose, Dal quale e dal suo nome Luce Lesa, Nome oggi detto del luogo compose. La parr..di S. Stefano » Lecolena pel 1833 contava 641 abit. LUGLIANO (Zuliamm) in Val di Li- ma. — Cas. ch’ ebbe nome di castello con parr. (S. Jacopo, giù S. Martino ) filiale della pieve de’ Moati di Villa, Com. Giur. e cires due migl. a lib. del Bagno, Dice € Due. di Lucca. Risiede in poggio alla sinistra del fre- me Lima a cavaliere della strada postale dei Bagni, la quale passa al suo sett. Due peesi, Lugliano e Lugnano, desi. guati anticamente coi vocaboli di Lulie- nun, Zulianum, e Lunianum, e compresi entrambi nel piviere medesimo, ci rce- dono attualmente dabbiosi per decidere, quale fra i documenti che parlano di uno di essi possano spettare a Zuglione piot tosto che al Zugnano di Valdi-Lima. Dirò bensì che mel molti beni delle chiese tolo di enfiteusi alla nobil famiglia de’ Soffrediaghi consorti dei signori da Cor- vaja. A ciò segnatamente riferisce un i. siramento degli 11 ottobre 939, col quale il Vesc. Corrado concesse in feudo a Ro dilanio del fa Cunimundo beni della Ss. Frediano di Lucca i in Ger. fognana, nei luoghi Chifenti, Luliano ce. si Le quali possessioni, nell'anno 991, fe- rono dal vescoto Gheranio confermate si due fratelli Ranieri e Fraolmo, figli di tro Fraolmo che fu Visconte, com espadronato della chiesa di Luglis- no, cui vocabulura est S. Martimi. ( Me- mor. Lucch. T. V. P. III.) La perr. di S. Jacopo a Legliano nel 1832 aveva 410 abit LUGN LUGNANO x BUGNAN iu Val-di-Li. due parrocchie adesso ri S. Donato ) nello si pre cedenie Zugliano , Villa-Teren- de’ Monti di Villa, Com, e . a grec, del Borgo, Giur. del . e Due, di Lucca. Siedono in costa sulla faccia occiden- tale del Monte-Fegatese e di Prato-Fio- torr. Fegana e questo Lugnano, 0 Luniano, se non è il Zugliano precedente, fa menzione una carta dell Arch. Arciv, di Lucca del 20 luglio 891, con la qual rardo concede ad entiteusi per l’annuo censo di 26 danari d'argento una casa ed orto annesso, ch'era di proprietà della chiesa di S. Frediano di Lucca, idest ca- sa et res illas in loco et finibus Luniano, ubi dicitur a Colle. Uo'altra pergamena del 13 giug. got, bblicata nelle Memorie si, (T. . P. IT.) tratta dell’enfiteusi di due case mmansarizie di pertinenza della stessa ch. di S. Frediano, poste in Zoco et finibus ubi dicitur a Lugnano finitus Contro nente. Certo è, che dei poderi e case poste in Luniano, Bugliano, Montefegatese, For- noli, Chifenti e altre ville, go anni dopo, cioè, ggr, furouo date a livello da un altro vescovo Gherardi guori di Versi cum singulis hominibus, qui sunt (ad cas res) astinentibus in villis illis nuncupan= te, Domatiano, Montefegatese, Lunia- no, Buliano, Granajolo , Biscolle, Fur- mule, Chifenti, Luliano, Corsena, Boza- no, Retiano, Mutiano, Bargi, Vetelgia, Zipitiano, Controne, Cucurajo, Panule gio, Colle , Galicana, Menablacha (sic), Sala, Cerbaja, vel in aliis villis etc. (Maxon. Luocs, T. V P. HI.) In quanto spetta al dominio politico del Cast. di Lugliano, che eo apparle. nesse-al comune di Luoca nou lascia dub- bio il diploma concesso nel giugno del 1244 a quei signori, nell'occasione che avevano supplicata la maestà sua: uf ca- strum Motronis, Montis fegatensis, et castrum Luliani, quae surt de Garfagna. na, cum omnibus jurisdictionibus et di- strictu eis concederes in perpetuum. (Mx- mona. Lucca. T. U.) pe LUGN 934 Un fatto anche meno incerto si è que- sto, che tanto il Cast. di Zugrano quanto l'altro di Bugauno, furono compresi nella vicaria di Coreglia, allorchè con titolo di contea venne concessa a Francesco de- gli Antelminelli dull' Imp. Caro IV, me- diante ua privilegio spedito Ji 12 maggio 1353, — Ved, Contora. Le parr. riunite di S. Maria a Lugna- no e S. Donato » Buglisno nel 1832 uo- veravano 485 abit. LUGNANO nel Val-d'Arno pisano. — Borgata con antica parr. (SS. Quirico e Giulitta ) nel Com. Giur. e quasi 4 migl. sano, Dic. e Comp. di Pisa. Trovasi ls chiess con l'annessa borguta lungo la strida provinciale di Calci sulla destra ripa del fi. Arco, alla ‘base meri- dionale del monte della Verruca , quasi un migl.a lev. della villa di Noce. Ebbe podere in questo: luogo fino dal secolo XIII la badia de' Camaldolensi di S. Michele in Borgo a Pisa. Tofatti esiste tuttora sopra Lugnanò una he fu di quei monaci. E si fra gli oliveti nel sovrastante poggio spesso abitata dul celebre P. abate Grandi, dondechè essa porta anche adesso il nome di Villa Grandiana. La nuora torre sd uso di campanile della chiesa di Lugnano è stata fabbricata quasi tutta con i marmi e le grandi pietro state barbaramente tolte dalla disfatta an- tichissima chiesa del monastero di S. Mi- chele della Verruca. Lugnano, S. Giovanni alla Vena e No- ce vennero all'obbedienza della Rep. fio- rentina sotto di 27 luglio 1406, è no stesso ottennero una capitola: esentava quei popoli dalle pubbliche gra- vezze per dieci anni. (Anca. peLLe Rurva- mao, di Finenze.)” La parr. de SS. Quirico e Giulitta a Lugnano nel 1833 contava 440 a LUGNANO uella Valle inferiore del Serchio. — Due borgate che diedero il titolo a due chiese parr. (S. Michele e SL Lucia) riunite alla parrocchiale di S. Fa- biano alle Zulina di Quosa, nel. piviere di Pugnano, Com. Giur. e circa due wigl. a sell-maeste, dei Bagni di S, Giuliano, Dioc. e Com. di Pisa. Fa raenzione-di questa borgata un i- strumegio della Metropolitana di Pisa, ss LUJA togato li 13 Cit dol 1355. — È na atte ‘di compra e vendiis di ve pezzo di terra nel comune di Laguaso in Val-di- posto Serchio, luogo chiamato alle Covelle, (An- cu. Dun. Fin. Carte delle Primaziale € Comp. di Firenze. Rammsento ai lettori questa villata per dire cea lo storico Buonsecorso Pitti, che co-tà fino del tempo della Repubblice si a stare uno dei ire rami della ille stre famiglia fiorentina de' Pitti, e pro cisamente dopo che tutta quelle schiaita venne cacciata da Somifonie dal pertito dei Ghibellini che sulla fne del sec. XU vi signoreggiava. « Pare (dice lo siorica endà.) che delia mostra famiglia si facessero Lré porti. La prima si pore a siare a un luogo, che sichiama Zaje, e aggidì di loro discen- denti vi sono grandi famiglie, e eno reveli di contado, et hanso di ricche e buone sioni , e il nome lore, cioè di tutta la famiglia, oggidì si chia- muuo i Zojesi . . . e l'arme come noi ESRI] SUI dello Semifonti, il quale fu diato to per lo Comune di Firense negli an mi 1908; la qual famiglia porta Lin « Pitti, ce. > ° 11 some del casle di Luja conservesi (utiera nelle vicinanze del distrutto ca- siclle di Semifonie; per mode che fa un aquivor dal ch. Domenico Manni ullerchè al Vol. III dei Sigilli antichi (n°6) egli scambiò il Zuja:di Certaldo iva Zajano dell'Impraneta ,‘cossle che vien descritto qui appresa. LUIARO ia Valli. Grove. —- Gr com perr. (Si Andres) nel pivirre del- f' Impruneta, Com. Gier. e circa migl. i disett ha l'Appenaiue di LUIC strada comunale che da Sen-Casciamo gui- da all'Impraneta. Dubito che a questo luogo, pisttosto che al Cas, di Ligliano della stessa Co- munità, debba riferire voa mena imedita apperienata alla bedia di Passi- dolingi di Fucecchio, previo sache il coe- senso del conie Ugo fratello dello stesso si fece ii mano d'Ildebrando 6 nella corte di Zugiano, 0 Zujemo, rice- vendo a titolo di Leunechil, un pajo di Guanti. (Anca. Dirt. Fios. loc. cit.) Il pettimonie della chiesa di S An deea a Lujeno fu destinato a uno dei primi 4 cappellani corali , attuntmente camonico nella insigne collegiata detl’Im- prupeta , dal quale canonico dipende i ©) carato di Laj jane. parr. di S. Andrea a Le net :833 contava 13: al Zoonse ( Pisrs 8) in Valdi Merse. — Ped. Lenaro e Scatvasa. LUICCIANA . è LUVICCIANA nella Valle del Bisenzio, — Cas. com castell:re e chiem prioria (S. Michele) a Zaviecia- na e Torricella, con l'annesa cappella di meziole levi Cantagallo, Giur. e cirm $ migi. a lib. di Mercatale, Dioc. di Pi. sofa, Comp. Risiode uo poggio che dal lie un poggio Pi Moate-Piano, « detro il monte Javello, a pon, il moste di Ceo ea lev, i poggi di Griciglia ne 0 di $, Peto, 0 S. Ippolito di Versia. I tor. tributario del Trogola , grouo Bagna le falde orientali e sett. età fa parto della giuriodi ‘ politica di Pistoja. Fra gli altri doce- menti lo:dimosira il trattite concheso in Firenze li 33 maggio 1329 fra i sindaci pistojoci e la Signoria fiorentina ; quichò LUMB mao degli articoli preserive, che il Comu ne di Firenze debba iare diberamen te al Comune di Pistoja il possesso delle terre di Luvicciana di Val-di-Bisenzio. (Zacimanra daeodol. Pister.) . . Presso Laicciana nel secolo XIV esi steva un castello, chiamato Castel Aoe- rardi. iccome a pparisoe da. na istrumen- to del gingno xi) fasto in Luvicciana, di dell'opera di S, Jacopo di Pistoja, or ca mel Arch. Dipl. Fior, Alla a ficera comu- za il cumento del s1 luglio 1376 fatto nella villa di Logomauo. È un atto di aranci» iome dalla patria potestà fatto da Posto del fa Francione in favore del figlio, per nome Francione ( loc. ci.). Lo prova anche meglio uu' altro istrumento pubblico del 31 big 1382, stipulato nella casa del potestà di Bisenzio in Luvicciana. ( Ance: Dirs. Fiona. Carte del Vescovedo di Pistoja). La chiesa di Luicciana nel sinod tojese dell'aprile 1313.è desig: distinti vo del luogo alla Torricella. Lousucara ( Fonpo ) in Val-di-Ma- gro. — Predio che fu nell'antico territo. rio e circa due miglin a ponente dalla di- strutta città di Luni, probabilmente nel la Com.d'Amelia, Mandamento di Lerici, Dioe. di Luni-Sarzana, Provincia di Le. vante, R. Sardo. Il fondo di Lumbricata è rammentato da 5; Gregorio Magno in una lettera serit- ta nel nov. del 598 4 Venanzio vescoro di Luni, cui concedè licenza di fondare un monastero di monache (forse.l'asceterio più antico della Toscana tulta) nelle case stesso vescovo poste deniro la città dira) doti Sa faina ap pella a S. Pietro Apostolo e ad altri ssati, via legale donazione di beni sta- ili e di sacri arredi ivi distintamente nominati, cioè: Fundum Faborianum et ILumbricata in integrum constitutum in territorio Lunensi milliaria ab urbe cadem plui minus secundo, juzia fiurium Ma. cram cum servis duobus , et boum paria duo tanium .. calice argentenm unu Nabentem uncias sez, palesa palenem argenteo babenicim libras duas, sindones duas, coo- "n LUNA 935 pertoriunm super altare unune, etc Wed. Lon ciuà. LUMBRICI di Camajore, — Ped. Low. mici nella vallecola di.Camajore. , LUMENA , è LOMÈNA in Vai-di,Sie. ve. — Ces. con rasteliare e ch. parr..(S. Michele ) sel piviere di S. Agata in Mu- gello, Com. Giur. e quesi 3 migl. a mse- stro di Scarperia, Dice. e Comp. di Fi- va to posto al. 1a base del Monte Calvi, ono degli speoni meridiouali che scende dall’ Appeonino Mougellano, fra Castel-Guerrino e il Gio- 40 di Scarperia, circa un miglio e mezzo a maestro della pieve di S. Agata. Del castello di Lamana si fa menzione fino dal 1159 nelle carte della chigsa fio. rentina, al cui capitolo fu enito il patri- monio e giu: Lo della chiesa di La- ména fino dall'anno 1489, per bolla del Pont. Inuocenzo VIII. La parr. di S. Michele a Lumòna, o Londl. nel 1833 contava 18 abit LUNA ciuà. — 7ed. Lo, LUNA (ALPE sella), = _ Iciad Aura vetta Loma. Lona {Pura peLtA ) sul poggio di Arcetri nel suburbio meridionale di Fi. renze. — Il Varchi nella soa storia fio- rentina, all'oceasione dell’accampamento dell'esetcito venuto nel 1528 ad assediare tò questa 7illa nei con- li Giullari è di-Arcetri, ma senza dire a chi appartenesse, nè qual fosse precisamente la sua posizione; co- sicobè resta tattora ignoto il vocabolo che prese dopò, o a qual resedio campestre tuttora esistente essa debbasi riferire. LUNATA nella pianura oricatale di Lucca. — Contrada con antica pieve (S, Fred ano) wella Com. Giur. e circa due incontrasi sulla strada tale pesciatina , fra l' alveo tériuowo dell'Osseretto, che le. scorre a pon. e la Fossa-nuwa che scenile dalle Pizzorno al s00 levante; il primo tributarie del Ser. chio mediante il canale d' Osseri, l’altra del fame Arno mercà del lago di Biea- Lina e dell'emimario delle Seretse. Della contrada di Lunata si bunno no: Lizie sino del scosle VI fre le gesta del 138 934 LUNA vescoro S. Frediano , Il quale vine riti rato qualebe tempo in Lunata, dove poi fu eretta la chiesa parrocchiale sotto la finvocazione dello stesso santo patrono, Uno dei più autichi documenti relati- vo a questo luogo fa rogato nel vico me desimo di Lurate vel novembre del 967. Consiste in ana donazione di terre a fa- wore della chiesa di S. Martino a Zunata. Un aliro isirumento, scritto in Lucca li 14 novembre dell'anno 969, risguarda Pofferta di altri beni alla chiesa di S. Frediano in Lunata fuita dal prete Aut- perto rettore della medesima, riservan» dosi di quelli l'usufrutto. — Molte altre carte dei vecoli VIII, IX e X trattano della ebiesa di S. Frediano, sita loco ubi dici- tiur Lunata, e alcune di esse carte farono scritte nella stessa chiesa di S. Frediano a Lonata. ( Meuon. Loccz, T. IV e V. ) - Ta quanto alla chiesa di S. Nartino a Lunata, esse torna ad esse: ricordata col bi- tolo di moanstero, nell'anno 810, quando 11 vescoro Jacopo per carta dei 3 ni Tivellò monastrrium nostrum S. Mi “sito in suprascripto loco Lunato, qui fuit guondam Crispinuli, et nane est perti. nente Eccl. episcopatui nostri S. Har- tini, etc. La qual cniem,e annesso mona- etero probabilmente si trasformarono in i Lunata per i pellegrini, registrato nel 1260 fra le chie- we, motasteri e ospizii suburbani di Lucca. ‘Quando nella chiesa di S. Fred Lanata fosse eretto îl battistero nou che io sappia, dalle scrittare supersiti accennato: bentì la prim» volla che In chiesa di Lunata viene appellata pieve battesimale, mi dò a credere che sia in un istromento dei so aprile Bra, mercè cui wo chierico abitante in Lunata offrì tutti i soci beni alla pieve bartesimale sita in suprascripto loco Lunata ubi Ostrifonsus diaconus recior esse videtur. ( Mumon. cir. T.VP.il.) Dal catalogo delle chiese della diocesi di Locca del 1360, rilevasi, che il pivie re di Lunata a quel tempo comprendeva Je seguenti chiese, cioè: S. Andrea a Tem- pegnano; S. Quirico a Caparnmre, S. Mi chele d'Antraccole, e S. Lorenzo di Pic- ciorana. — Nei secoli più vicini a noi fu rono aggianie alla pieve medesima, oltre le chiese parrocchiali prenominate, quelì di $. Vito a Fompagnano, detta.comune- LUNG mente a &. ito, più ancora le chiese di $. ro alla Badia di Posseveri e di S. i usto @ Porcari. Importerà forse alla storia idraulica di questa contrada il sapere, che ì varii coni i acqua, dai quali era attra versata cotesta ara, costi ano nella contrada di ata un'Zsola, e una Piscina, rammen fate 10 varie pergamene dell'Arch. Arcio. Itcchiese dei secoli IX e X, fra le quali una del 16 aprile 815; in cui si accenna pezzo di vigos in Zasole prope Lunata, e inaltra scrittura del a giug. 874 indi. cante il luogo Lunata ubi dicitura Pi- scina. —(Mznoa. ar. T. V P. degli ANlacingoli, la quale diede al mondocattolico un pepe in Lacio IVe cou esso due cardinali, creature e parenti dello stesso pontefice, cioè Uberto e Ghe- rando del sitolo di S. Allriano, l'ultimo de' quali da Cesare Lucchesini fa riven dicato alla casa Alluciogoli. La parr. plebana di S. Freliano aLe naix nel 1832 noverava 881 abit. LUNATA (TEMPAGNANO p:)— Fed. Truracnano. . . LUNATA (S. Vrro a) — Wed, Vrro(S.) nella piscora orientale di Lucca. Lonz (Viza perte) a S. Domenico sotto Fiesole. — Villa celebre, perchè apper- tenne allo storico e segietarin della re- pubblica Fior. Bario'otme» Scala, attual- mente de'marchesi Guadagni di Firenze. Trorasi pochi centi di passi a ostro del- la chiesa e del soppresso amvento di SL Dmenico di Fiesole, dalla ittà dista quasi due miglia nelle perr. di S. Dome ico suddetto, Com. Gior. e Dioc. fieso- lana, Comp, di Firenze. Questa villa fu edificata dal segretario egli scri vesse 1700 cotesta prietà dei marchesi Goadagni di Firenze, da uno di essi ( Donato Maria) fa restaura. tx, umpliata e ornata nella forma che oggi si vede, e come lo richiedeva l'arnenità del luogo. — Fal, Muanni, Dei Contorai di Firenze.—Banorm, Lettere Fiesolane. LUNGA (ACQUA ) — Ped. Aoqua ros. C Val.di-Serchio, e in Val-d'Onbro ne pistojese. LUNGAGNANA (Zonganiane), in Val LUNG LUNI Strata, per quam itur a lac de le Sarre Com. versus Cojanum, seu Sancium Minia Giur. e circa 7 migl. a lib. di Fivizzaoo, fem... usque ie strotom publicam errsue Dioc. di Poniremoli , già ddi Luni-Sarza- Zevantem per locum , gui dicitur Sylva na, Comp di Pisa. — Ved. Crsanuso. Gherardi, ot eb ipro loce reniondo versus LUNGO (MONTE) — ed. Monra-zun. Seprentrionem per ipsem stratam usque 0 nel Val-d'Arno superi idem vella Vabdi-Magra. — Fed. Montaunco pi l'ormaamoci. — (PONTE) — Fed. Orzsaome muto. CCA LUNGONE, « PORTO-LONGONE. — Ved. Poaro-Leveose. ad'viam , qua itur ed Bccsessan &. Ma mar pe Loneorow versus Castrum Flo rentinum ei eb inde usque ad fiuviun Els0e, sicut jaoet guacdam fovea, vel via nsgue in strada gua itur atta Docana, ‘et est guardam viottola, qua itur ud mo- leadinum plebis de Cajano, pariter in LUNGOTONO. in Val.l'Elm.— Vill. fuvium Elsse. Per dicia cosfnia et lesa con ch. parr. (S. Maria ad Nives oua l'an: Seri foceruni plures palos,et figi loco ter- tico uniuezse della cancuice di S. Niccolò “misorum cic. ( Lum, Moe. Zecl. Flor. a Collepatti ) nel piviere di $. Pietro a Cojuno, Com. Giur. e circa un miglio a tnaesir. di Cestel-fiorentimo, Dice. di Vol. (era, Comp. di L'irenze. Trovasi alle sinistra del fi. Ela pres 10 la strada com. Liva rotabile traccia - ta Jungo l'Elsa, sull'estremo confine della diocesi vollerraea con la fiorentina, alla Kiro ima appertemera ana porzione distretto di Collepolii. ° Fino al regno di una delle tanie cai ie doga- mali, dalle quali veniva intralciato e in- catenato Îl commercio interno del Gran- ducsia. Colesta in, che apparten- né all'antico distretto di Sanminiato, ba lasciato l'originario mome di Zogone a tn horgheilo tattora esisionie presso Lun- gotone. — Ped. Carena. tiubilita nel 1397 fra il territorio della Rep. forentina e quello dol Comune di Senminiato, la dove sono desigunti i ler- mini del distretto Saaminiaiese a con- tatto con quelli della comunità di Cartel- Gerentino , fa escluso da quest Hime il territorio di Cellepatti , come quello che I fa cosà, nella demarozzione dei confisi,. T. L pag. 404 e 405.) i Nel borghetto di Dogane esisteva sino dal secolo XIV una cappella, che crede n bblica tI iaveoione di meo x Lo perr. di S. Maria € S. Niccolò n Langoioso pel 1833 aveva 1049 abit. LUNI(Zews) nella Veldi-Magro. Pio- cola città distrutta di origine etrusca, por quanto sia sita ‘per molle tempo domi- nata dai Liguri, cui soltenirarono i Ro- mani, dai quali la città col suo distretto fa riacita al governò di Pisa, e come vuentemeate alla provincia Lescana.Quin- di Luni sotto il Lriuavireto di Ottaviano, M. Antonio e Lepido dové accogliere una colonia militare: Del dominio imperiale im potere dei Visigoti, quindi lurnò ligia degl Impersiori d'Oriente, tai fu Aolta al principio del secolo VII dai Loa- Guberdì che la rinsirono pecifcamente al loro regno. Vinti cotesti, ed espulsi dai Frenchi, Loni desadde ogni giorno più setto il regno de' Cerelingi. Fiazimente saccheggiata varie volte da di ma re € disertata di abitatori dei ristagni pe tustri, che scesero egni giorno più melezno 936 LONI quel suolo , nel secolo XV fu totalmente abbandonata anche dal clero, quando si trasporiarovo a Sirzans con le reliquie di Luvi le onorificenze di città. Rare, e meschine macerie, di cui l'edi- fizio maggiore attualmente si riduce alla semidirula ossatura di un mediocre anfi. teatro, trovansi quà e > sepolie nell are- nosa campagna fra la strada postale di Ge- mova e il littorale della così detta Mari- igl. a pon. della fiumana Par- a lev, del fiume Magra; raiglio distanti montorio del Corro, g da quello tovenere, 5 migl. a lib. di Carrai 8 dalle cave dei suoi marmi, e migl, a } a pon. di Avenza, nella parr. di Com. e circa a migl. a lib, di Ortonovo, Naudamegto, Dioc. e migl. 3 4 a scir. di tre migl. a grec. del pro- P Sarzana, Provincia di Levante, R. S:rdo. long.e |. appena on. migl. lontana re— In conseguenza dal- ruardando a ostro la vista si spazia sopra un vasto pelago; mentre da i corrisponde al gr. 25° 4o' 44° 4' 3" lai dal lembo del le arene di Luni sett. le fanno spalliera.i poggi di Fosdi- novo, Castelnuovo e Ortonovo; dal lato di grecale e di levante la sublime e nuda rape marmorea dell'Alpe Apuana; e rollando l’occhio verso lib. la visuale confina coi i di Porto-Venere, e del Cor udono il magnifico golfo di Luni, ora detto della Spezia. I castelli di Amelia, di Sarzanelto, di Fo situati sui poggi testè accenna! dente corona al piano di Loni, e sono un opposto contrasto a quella spopolata e insalubre spiaggia. Se di non poche città dirate scarreg. giano monumenti al punto che si di.puta nora dagli arc! la loro più pro- abile ubicazione, Luni è certamente di questo numero una, Conciossischè, tro- tandosì essa: collocata sul confine di due ioni nemiche, ia 0n suolo controver- e! tempi fu disputato non sola- mente dell'origine e vicende, ma ancora della vera posizione di questa citià. | ni sulla ubicazione di Lani, troverebbe, LUNI che Frate Annio «la Viterbo la confise con Carrara, che l'archeologo perugino Gia- cinto Vincioli la scambiò cum l'Avenza; che Cluverio, Lami, e Chabrol la poser alla destra del fiume Magra, che Luigi Bossi lu traslocò nel sito di Sarzana, e che fuvvi- perfino chi la mandò nel foudo del golfo, là dove è sorta la moderna città di Spezia, come è stato di corto conget- turato da un dotto storico e da un lette rato genovese.— Finalmente per una sira- ha combinazione Scipione Maffei disse, che dopo essersi aggirato più volte nei luo;hi che furono sede alla stessa città, non solo non gli riescì di trovare il suo anfiteatro, ma né tampoco alcuna di quelle ch'egli chiama pretese rovine di Luni. nio si favoleggiò leto; questa pove ra città, che Fazio degli Uberti, Giova Villani, Francesco Petrarca e Leandro Alberti fecero delle avventure di Luni un'altra romanzesca Troja, sicchè per ca. gione di un amoroso inirigo contavano di essa, che Fa alla fine disfatta e confusa. A mostrare tulte le stranezze che dagli scritiori di diverse età si dissero di Luni, non tacerò di Giulio Cesare Scaligero, che la suppose subissata .nell’onde, men- tre galleggiante sopra l’onde, per conto del matematico Domenico Vanilelli, do- veva restare, losl una sua memo ria-Della vera posizione di Luni e della vasta e reale posizione del suo porto, de- lineò il cratere di questo golfo, a partire dal promontorio del Corte sino alla rape di Montignoso, lambendo la base dei poggi che gli fanno corona. (Fed. la stessa Ne moria HS. nella Bibl. Marucelliana Firenze A. CCKXIX. 2). Giunge opportuno fra tanti dispareri il giudizio accompagnato dall' ispezione locale di un erudito R. antiquario pio moniese, qual è il sig. Carlo Promic Av- vegnaché egli dopo avere visitato i campi di Luni, i monumenti e le Inpide state scoperte nei recenti sca , chbe ordine di proseguire nuove escavazioni per conto di 5 M. Sarda nel terreno donato dal March. Remedi, Reduce nella capitale il sig. Pro- ris, dopo reso conto al suo Re dell’ 9 vole missione, ha fatto dî puliblico ‘un’opera che ba per titolo Memorie della : è di Luni, destinata a far parte del T.I, LUNI Serie TI degli Atti della R. Acoulemia delle scienze di Torino. Avendo potuto per gentilezza di quei scienziati ottenere una copia di csse morie per mia istruzione, mi è grato rao- comandarle a coloro i quali bramassero in poche pagine aver sott'occhio quanto fu scritto di vero e di falso sopra quella di ILA e sue atlinenze. inte lavoro diviso ii tro capitoli , nel primo dei qua scorre della topografia della città e del portoili Luni; nel secondo vien trattata in succinio Ja sua storia; il terzo è destinato ® far conoscere l'antico suo commercio ; finalmente nel quarto si riportano i mo- mumentì superstiti, cui fa appeadice il corpo epigrafico delle iscrizioni genuine sceverate da quelle spurie, che pur esse vengono riportate in calce del libro. _ Ta quanto alla topografia della città di Luni sembrò al sig. Promis oscuro per lo meno, se noa anche rorrolto, quel pas- s0 di Strabone (Geogr. lib. P.) dove dice, che tra Luni e Pisa è v0 luogo (Y/050V) detto Macra, che molti scrittori pongono fea l'Etroria ela Ligoria. Ma con la po- sitiva asserzione di Plinio, soggiunse il sig. Promis, e di altri antichi autori che presero per Macra quel fiume» . «+ + « Che per cammin corto Lo Genovese parte dal Toscano, è forza concludere emervi in quel prsso di Strabone un'ertore, il studiare quel testo di Strabone, all'occa- sione in cni fa pabblicato nell’ Aniolo- gin del settembre 1829, Vol. KXXV, un mio articolo relativo » una memoria snl Golfo della Spezia, pubblicata dal conte Chabrol de Volvic: nella quale questo dot- to economista, volendo stare alla nuda let- tera di Strabone, pose a Lerici la città di Luni, per sitaare fra questa e Pisa il Ywpsoy, ossia la contrada della Val-di- Magra. To nou dirò se la greca voce di Ywproy (piccola regione) debba spiegarsi per luo. 0, 0 per il fiume stesso Magra; dirò bensì che a me sembrò più coerente alla parola Xwpiov la contrada piuttosto che il fiu- le- di Luni. LUNI 937 me posto fra la Liguria. e l' Etruria, da cui prende nome la /ul-di-Magra; que la stessa vallata che sta fra Pisa e il porto. Arroge anche allra espressio- Strabone volle servire d'in- to la ci stesso collettivo senso lo usasse T. Livio, Ilorchè, al libro XII cap. 19, e nuova- e al libro XIV cap. g, parlava della sola città di Zuna; come ancora quando diceva delsolo porto, allorchè scrisse al lib. XXXIV cap. 8, e al Jib. XXXIX cap. a Luna proficisceni Nà io penso che sia da imputarsi a Sira- bone ignoranza sulla vera ubicazione del. la città di Zuna, tostochè, discorrendo egli di quel gruppo di monti, che separano la valle superiore del Serchio dalla Luni. giana marittima, scriveva, che /a città di Lucca trovasi poco distante dai monti. che vanno a poggiare sopra Luna, volendo dire di quella giogana dell'Alpe Apuana, il di cui fianco occidentale anche dal di. vino poeta delle tre visioni fu attribuito a Luni, dove ronca Zo Carrarese che di sotto alberga, siccome e Luni appairien- nero le carrai pidicine, mercè delle quali la memoria della distratta ciità sa- rà durevole quanto quella della nuova sua figlia, Correre. . Una delle principali avvertenze da far sì, se mal non'mi appongo, fia quella di dover noi contemplare l'estensione del- rEt marittima secondo la misira stabilita dal greco gengrafo. Essendochè egli comprese nella Toscana, non solo la città di Luni posta fra l’Alpe Apuaua, il mare e il fiume Magra, ma ancora il ma: @nifico porto lunense, sebbene si trovi illa destra del fiume e più che cento sta- dii discosto dalla città. Infatti Strabone segnò fra Luca e Pisa una distanza di più di 400 stadii; la qual misura riusci- rebbe'onninamente erronea per coloro che non volessero comprendere nella parola Luna anche il porto lunense; mentre dal luogo dove fa Luni fino a Pisa si cou- tano appena ag6 stadii, pari a 37 mij romane. — Di più lo stesso geosrafo lo- sto soggiunse, ehe in cotesta sudd: ita di- stanza evvi Luna città e Luna porto. La qual dichiarazione, a parer sio, è suffi- perio dai quali vedesi il mare, la Sardegna e Gran parie dell'uno e dell'altro lido, (cioè del mere Tosco, e Ligustico ) ec. Rettificato alla meglio che da mesi m- pera na di geografi antica lescane, Sato asesì valle messo io osaltoversia a danno di Strabone, io ritorno etls perte istorien per dere na accenso di eniesta distruita città. — Non volendo abusare dei maiwi lettori, io lascerò alle immagini dei poeti le glorie di Zues see per cominciare dove priacipiano i documenti di Luni romana, è terminare con Zuni del Medio Evo. . Losi serre 1 Rousui stvo att'rnrasone nei Basan. on dirò della erigine, nè del nome di Zune, che taluni alla figura fnlcate del suo porto, altri alla pagana divinità, che iede all'astro metiurmo, vollero attri- Tifo in puis che dagli abita i di Loni inma è fama che s'imprimense l'emblema della Luna selle grandi forme dei loro ce- see. . Checchi pe sia, nè il porto lunense peò i marillima effetivala venl'aeni LUNI fatti comprovati da serittosi meritevoli di fede, 0 a monumenti meno che equi voci, citerò fra i primi il notissimo ver so di Enaio, ripetuto da A. Persio, poichè con quelle parole l'epico latino ne richie ma alla seconda puoice, quando seil'anno 537 di Roma il console T. Man: Lie Torquato recossi con le remane legioni si porte di Luti per imbarcare e salpore «i ta in Sardegua; e nelle quali legioni Ee- nio era uno dei ceniurioni, sioche il quasi sorpreso dalle naiarali belleane del graniliose porto di Luni, dove la mstera ha fatto tuito da se sula, invitava i suoi concittadini a visitarlo: Lunai ceci , Noa dirò di una spconda spedizione sotte 11 comando del console M. Porcio Catone, allorchè un'slira armaia navale dai porte di Luna pose alla vele per quello del Pi- renev (Moses ) in Spagaa. Ii quale ultimo faito precedè di soli due amui la repentina sullevazione di varie tribi dei Lugeri, ehe iu numero di 20,000 penetrarono fieo a Lani devastando, non solo quesio territorio, ma di la lengo la spiaggi: avanzandosi sino a Pisa. Con la scorta delle stesse parole di T.Li- vio, all'art. Loou mi parte di rilevere da quelle frasi, che il territorio lunense dal lato della marina doveva essere immediata mente a contatto col Jistrette pisano, senza cheallora vi s'iuterponesse quello di Lao ca, siccome avvenne nei tempi posteriori. Bope discarse ie guesre che i Romani chbero a sostenere contro i Liguri Gaiti- mi della Lunigiana, finchè nom me estir parono la razza col treslecacli lutti wol È prelodato autore delle Mfemo Luini si sofferma alquanto all'anso 597 (177 avanti L'E. V.) por cercare di provare che a Zusi e nona ILucsa foma sista delotta La colonia di i i il'anno stesso LUNI Dell’opinione di questi ultimi io mi ero dichiarato agli art. Are Arvana e Loo- ca, indottovi prima di tutto ilalle concordi senienze de due classici sturici, testè ram. mentati; poscia dalla Tavola alimentaria scoperia nel secolo passato presso la di- sirutta Veleja; e finsliente ila una com- pagnia d'illustri intevpetri, che sostenne» ione di Lucca e non di Luni, schiera fanno parte Sig io, Gronovio, Borghini, Clavi lario, Muratori, Lami, Targion:, il di Poggio, Oderico, il Pad. Cianel molti aliri; senza tampoco voler far con- to di avere il luneuse territorio ascritto a quella siessa tribù Galeria, cui fu asso- gato il distretto di Pisa. Non giù che alcuno neghi alla città di Lani i) titolo e le condizioni di col essa lo fu, non però di diritto romano i Lacca, ma colonia di i to Antonio e di Lepido, sella ua sec, e $ do] di cittadini Hedotti da Roma a Nella speranza di assicurare a Looi T'onore di essere stata colonia di cittadini to tolto ai Liguri, sebbene ii prricneme agli Etruscl Quind romis soggiunge: il terri mon poteva essere stato toli guri, nun evendolo essi mai pecupato, cosicchè È monti Apuani ad aliri non potevano es- sere aggiudicati che alla colonia lunense, essendo il territorio di Lucca ben da que. sto diviso per giusti e naturali confini. — (Meoa. cir.) Non starò ad aggiungere parole a-quel- Te dette su tal proposito all’ Artie, Lucca, dove mi sembra di avere a suffic na di mostrato , come Don solo il manicipio, 0 sia territorio commnitativo di Lucca, ma ancora quello della sua colonia faceva par- te della Ligoria, alla cui provincia dal senato di Roma Ja città e contado lucche- se farono date nel tempo, in cui la città di Luni, il suo porto e distretto vennero as segnati al pretore romano di Pica e conse- Quentemente alla regione Toscana, comec- chè la contrada lunense fosse alla destra dell’Arnoe in parte anche oltre la Magra. LUNI 959 All’anno 902 di Roma, nel tempo del. la goerra civile fra Cesare e Pompeo, vennero in Italia varii prodigii , sicchè per placare gli Dei, a detta del peta Li cano, si ricorse all’oracolo di un aruspi: etrusco , affinchè spiegasse quei porteni Ta scelta cadde nel più anziano di tuti che fa Aronte, abitante di Luni, alla q le dal poeta fu dato l'epiteto di deserta, «+ + + Quorum qui mazimus evo Aruns, incoluit desertae moenia Lunae. Saria vano di voler indovinare la ca- gione della scarsezza di abitanti in Luni a quella età, ma qualunque essa fosse, fatto è che poco dopo (anno 713 dli Roma) vi fa condotta a rinfrescare la vecchia città una colonia di veterani reduci dalla vitioria di Azio. Tale fu quella i Luni, di cui fecero special menzione Sesto Giu- lio Frontino e Balbo nelle loro opere 2 Coloniis. Uno di questi autori av: l’agro luvense fu repartito con la pren legge Giulia e nel modo medesimo, com cui si stabili la colonia militare a ze; cioè, per centurie di 200 jugeri cia- scuna, apponenilori i limili con termini di legno a una distanza di pieli 40 dal iedi 20 dal tato Car. ad distinctionem numeri positi sunt, rali ed recturas li nearum ‘monstrandas. A triumvirale per li i) tani, e quei luc furono con ti al coloni dj jus nditario. ia Sul qual proposito mi sembra di non dover passare in silenzio resultante da quei lil Vimiti delle colonie mi quell'occasione nella Campania e nelle toscane maremme. Imperocchè nella stessa opera si notifica qualmente: « in origine « dal divo Augustofa ripartita si vete. « rani dei suoi eserciti una parte dei cam- « pi e delle selve nella regione di Cam. « panir, e lungo tutta lu via Aurelia » ( cioè vecchia e nuova, ossia Emilia di Scauro ). « Nelle quali contrade nn si « di pietra, mu di legno rificali, distribuiti cost sino dallo bilimento delle colonie. Però dopo qualche tempo, cioè, per ordine del- l'Imp. Adriano; invece di n quo, "iurcavi collocati dei termini Sapi- LURI LUNI quali regolarmente vennero scol- IMP. CAFSARI - D. F « piti i numeri per ordine progressivo fi- INP. V. COS. VL .« no al confine dell'agro alla rospeitiva Ul Via - RP. « colonia assegnato. » (Oper. cit.) PATRONO. quelli di legno impecia Comecchè colesta iscrizione, a giudizio parallclepippoda, lo disse-Frontino mede- dell'erudito sig. Promis, non vada affatto simo a proposito dei limiti a tempo sue esenie da censura, pare gli aalichi ci siati rimessi nel territorio di Veii per co- lini, non meno che i nuovi ospiti arri- mando date dall'imperatore Trajeno; per vati ia Lusi, aver dovevano delle buone ordine del quale Augusto fa'anche. scol: ragioni per accarezzare e venerare in de: pita in tavole di bronzo la forma e reper- gesto il loro patrono, Avveguachè ione del contado assegnato alla calonia vivente, la città di Luni devè nom pai litare di Veii: Postea variis in loci: aumentare di popolazione, ma meroì di deficientibus veteranis, jussu i imperatoris hugasto l'escavazione, il traffico ed il tre Coesaris Trajani, agri ter. 13 lapidei sporto dei marmi lanensi tanto bianchi. sunt assignati: qui termini recipiuat men- ordinari, come quelli bianco-serulei (bar. suram perallelogrammam. digli) ebbero ad essere copiosissimi, to- Io avrei liberato i miei lettori dalla stochè, se Oltaviano coa una mano chi: noja di oesie incidente letterarie, se nea deva il tempio di Giano, con l'altra mano fosse accaduta apriva il tempio delle Arti belle, nell'am- scoperta di unodi quei termini marmorei bizione in cui si mantenae fio alla mor- della figura di sopra designata, da me an- te, di poter dire : 7ropai Zama, nunziata all'articolo Laco si Poxra; di mationi , ed io l'he folta di marmo. Dello straordinario uso dei mermi lu- nensi a Roma e in altri luoghi del ro i mano dominio ai tempi di Aagusto diede una solenne testimonianza Stra! lorchè, sul proposito delle grandi moli ri miglianza di quelle che, al dire leZgino, marmi bianchi e di quelli teudenti al ce- { De conditionibus agrorum ) sui termini ruleo che in grosse colonne e lastroni sca- specialmente delle colonie di Toscana so- vavansi dai monti di Luni, diceva: che levano incidersi. La qual cosa mi forai- colesti massi trasportavansi in gran co sce argomento da credere, che il termine pia non solo a Roma, ma che all'età sua pescato nel Lago di Porte, fosse uno di Kok care di Lusi ne prorvedevano mel- etti ‘appartenuti alla colonia militare te altre li Lami. Avvalora colesta mia congettara = Un rai smercio andò visibilmente au quella pietra scolpito mentando,allorchè al tempo dei Neroni fa sotto le lettere 2 AR una specie di li scoperio nelle stesse cave luuensi quel tuo e di susorpita, quasi per coofermarci finissimo marmo siatuario da Plinio gie- essere sale uno dei feraini sacrificali, stamente qualificato per più candido e più che i per coufinare le centarie bello del Pario, soggiungendo che del Pa. delle colonie. rio marmo fino allora gli scullori svera- Ace i marmi scritti vengono in ap- no quasi unicamente adoprato; menire del marmo lunense,e specialmente del bia neo. cerulco e venato fu impiegnio la prima scoperte gio- volta in Roma, nelle sue ‘case peste mel le una trovata a Luni l'an: Monte Celio, da Mamarra Formiano Pro 1° 1706, attua nte esisienie a Serza- feito dei Fabbri sotto G. Cesare. me in case Picedi. Era una hese che do. Però fino dal regno di Augusto dove vera sorreggere una qualche statua dal vano presedere, per conto del Fisco impe- megisieato di Luni eretta al sorrauo e riale, alle compagnie di Iavoranti e cava- patrono Cesare Augusto uel 6.° suo csa- tori dei marmi lunensi de Meostri, o Ca- solata, vale a dire nell'anno 756 di Ruma, pocavi, ticcome io ln deduceva da una «38 eventi G.C. — Buco leswe perole: " lapide dei tempi di Tiberio, che pabbli= LUNI cai nel 1820 nei miei Cenni sopra P.AI- pe Apuana, e che trovasi nelle Memorie del sig. Promis riportata e spiegata, Al- prratori i ragio! Ile cave’ lunensi e 21 luogo dello scarico dei marmi al Por- 20 Claulio e in Roma, affinchè si tenesse registro delle spese e del prodotto, Sono mote specialmente dueiscrizioni sepolcrali asoperte preso Roma, una delle quali fatta erigere agli Dei Mani di un perdu- to liberto, da 7. Fluvio Successo, ch'era pur Ziberto di Augusto (della casa de’ Flavii), il quale è qualificato 7ubala. rius Marmorum Lunensium, L'altea iscri. sione fu posta da Arctia Capillata i Dei padre C. Arti berto di C. Zerho, che fu Tabulario a Rationibus marinorunm * Lunensium. Realmente all’età del poetaGiovenale,e precipuarmente durante l'impero di Traja- mo, si recavano dalle cave di Luni a Ro- ana marmi in s) graude quantità e di tal anole per innalzare la colossale Colonna Trajana, ed il grandioso cortiguo Foro, sicchè il poeta ebbe rigione di esclamare mella sua terza Satira: Nam si procubuit qui sara Ligustica por © Aziovet eversum fudit super agmina montem " Quid superest de corporibus? Dondechè, il vecchio Plinio asseriva * esser tale a suo tempo il traffico dei mar mi con Roma, che per il trasporto dei me- desi iecarono barche di una for issima e affatto muova, (Mist. Natur. Lib. XXXVI. C. 1.) Le quali barche a tal uopo costrulte, e distinte col vocabolo di marmorarie, caricavano al. porto di Luni, come disse Sirabone, e non come suppone il sig. Pro- mis, alla fossa di Carrara, guoe dicitur antigua, cui appella una carta della Pri- mmaziale di Pisa dell'auno 1116; giacchè questa tratta di una donazionefatta da Pie- tro vescovo di Pisa alla chiesa de' SS. Sto-1 fano € Cristofano de Carraria , presso it lido del mare — Aggiungasi che la fossa antica con quella.chiesa di S. Stefano de Corraja esisteva al Porto-Pisano, cime av Art. Cannara dI Poaro Pisano ( Vol. I, pag. 481) e in questo volume II ® pag. 769, solito l'Art. Livonso, |» von LUNI sa Caricati i marmi sopra coteste navi, conducevansi alla foce occidentale del Te vere, come ora pure sticcede, chiumate allora Porto Claudio, adesso semplicemen- te Porto, ossia Fiumicino Ragionieri destitiali a ricevere i marmi per riscontrare le doppie marche numerî- che, che ogni masso poriava impresse; una del peso respettivo, l’altra del numero pro. gressivo. mente al Porto Claudio'i marmi si ricaricavano sopra una specie di zaitere per rimontare il Tevere. fino presso lu porta Ostieusé, dove si deposi-i in luogo deno= minato tuttora la. Marmorata. Loetanei o pusteriori a quella splendida età sono da dirsi i monumenti superstiti stati finora dissepolli dal suolo di Lu- i.— Consistono essi nella massima par- iscrizioni votive, sepolcrali e di fa- , la maggior partedellequali vengo ino pubblicate più corrette e parte di esse la prima volta dal [renominato archeologo torinese. — Fra le lapide volive cilerò uella in onore di Nerone e di Poppea, ledicata da L. Titino L. F. della tribù scritta nell’anno 66 dell’ E. V., rovata nel villaggio di Cecina al sett. del poggio di Fo. sdinovo. Citerò un’ iscrizione dedicata è Trajano, in cui sono commemorate Plo- tina moglie, e Marciana sorella dello stes- s0 Trajano, mentre era console la quiota volta, cioè, nell'anno 105 dell'E.V.— Una iscrizione a onore dell’Imp. Adriano, l- tra a Settimio Severo, a‘Giulia Augusta! loro figli, dell'anno 200 di G. C. Ua- imimento di altra lapida spettante a Ful- via Plautille, sposa dell'Imp. Cara € finalmente una tavola di brouzo rela! va ad ou collegio di artisti, stata scolpita nell'anno 255. Quest'ultim: insieme con: an candelabro di bronzo fu trovata nel - 3838 negli scavi-fatti alquanto a lev. di Luni e poco luigi dalle mura fatte ne'bassi tempi uella già desolata città. Costà pure sino dal 1834 presso una pixcina fu dise- mento a mosaico lungo da argo circa 10 metri. , Arroge alle scoperte di tali ruderi quel le posteriormente futte Del marzo del 1837: dal March, Rerbedi-di Sarzana in un suo: fondo situato a pon. dell'anfiteatro di Luw ni. Costà casualmente da primo fu scas- sato un'piede di bronzo ancora impiom “159 942 LUNI ‘beto nella sua pianta; dipoi essendosi ap- profondato e dilatato | escavamento del suolo, si scuoprì an pavimento antico, con parte di un edifizio lungo metri 3g, il quale riducevasi a un peristilio largo 5 metri arditi, il di cui lato orier tro di 0,610 di metro, che avevano tra gl'intercolonii altrettanti piedi edifizio che il Promi sn Teatro. Di quei piedistalli non vi era fa posto che uno solo, dove leggevasi il mome di chi lo pose, nelle Memurie del Prowis pubblicato, cioè: L. Tires L. L. Parzasovare Basm Dar. TI tato occidentale del dissepolto edifi- sio era formato da sette pilastri Interizi - Jacghi metri 0,014 e tre quarti, i Il dovevano sostenere sei arcate. La faccia lei pilastri che guarda il portico di metze culoune, el ognuna sato un basamento di statu: esi conservavano le segueni L, Hervivs L. F. Gar. Porsia. Più importante però è la seconda isori- ‘ione che dice: M. Tonrecio C..F. Ruro Dvo » Vino + INT. Ta, Mi, IL Cocosi. Er Inconas. Voltato lo scavo a sett., si scoprì una linea di colnune grosse metri 0,910; quali sebbene attualmente siano ridotte = sole Quattro, prima dovettero essere più nume- rose. Poggiauo esse sopra nna base attica senza plinto, € sono costrutle a zooe di suationi e pietre (Collyria) al pari delle al- lonne del portico, e come quelle che P i, Fra una colonna e l'al- lanza di metri 5,g00: sicchè fassi manitesto che ene non potevano reggere architravi, nè arcuazioni. Qui il sig. Promisa buon diriito opinava, che fiali coloane non potevano servire se non che al una decorizione onoraria, soppor- seggere de busti o delle figure. Cotesta serie di colonne alla distanze l'un dal T'alita di quasi sei metri erano fiaucheg- LUNI finto dda un muro che si profungava non gi sa quanto, ed il cui /ambrì era stato ornato da lastre di mirmo. i vedere meglio dirette tali escavazioni, offri in dono quel suolo insieme coi ritrovati oggetti n S, M. Sar ds. Infatti quella Maestà, appena sccet- . tata l'offerta, volle asseguare una con- rus somma affinchè si eseguissero ulle riori ricerche, sotto l'ispezione della R. commissione di antichità e belle arti. lei esendo nominato il sig. Promis, questi reogssi sul luogo; e nel ino con tale successo che il dotto is tore fu in grado di present: sno Re, ed alla Commissiune di antichità dovi- iosi resuliamenti; dei quali è merito dell'opera fare conoscere ai miei lettori le cose principali , come quelle che sono vuffivienti esse sole per avere della Zusi romana una qualche idee. Avendo l’archeolago torinese diretto gli scavi nei campi del March. Remedi, me diante una fossa larga 144, fu ei Aracciala una vastissima area lastricata di armo bianco, fino allora intatta, della larghezza di metri 19 j,in una lunghes- ta indefinita. I lastroni marmorei erano sostenati e Quattro riprese da piccoli muriccivoli contenenti nelle intereapedini della ter ta battuta, ÎI limite meridionale termi. Nava in un i ro com nicchia nel mezzo; di fronte alla quale il piano di opers Si- op gnina si abbassava alla profondità di me tri 3,855 nella larghezza di metri 0,980. statue ncefale con nna base, e non pochi tronchi di colonne striate del diametro me- Uri 0,585. A tali colonne apperienev stupendo capitello fonico romano, n lavoro in terra Ti gusto di ragione al sig. Promis da giudicare uli LUNI Baroni dell'epoca le’ Vespe cui restano le seguenti pa- parte mulilate: Lilli (1.1! Lil me. FA L).) 11 /oRD PREFE ... Dl Dx RYPACIS-I )/ 7 Lil. LI Un altro pezzo di lapida avera la pa- rola PUBLICE; ed un terzo marino tut- to infranto appens'lasciò al prelodato ar- cheolugo comporre questo poco: L. (VOLUM4a/US + FAVONIUS A teamontana del muro suddescritto si scoprirono alcune camere, in una delle quali erano ammontirchiati pressoché tut- ti i bronzi, che furono trasportati alla Accalemia delle scienze a Torino. 1 cnmere s'rapionbanulo, diedero cagione al Promis di pemare che ne fosse culuto il apelianti a un ca Il'archeologo stesso suppusto, che omtà vi fosse una fucina fioria. è lampoco iu piccola quaniità furono scultura scavati dal suolo di mx aggelti di gran. pregio non sa piedi di brouzo sopra rammenta! ottima scultura, e di gelto nitidissimo si rinvennero invlte statuette parimente le di bronzo, diverse membra ili statue, de' capitelli marmo, e moltissimi al frammenti se, come di tuute altre che io irala mccennare, poirannao i mici lettori av Promis, del più al quanti altri Dondechè tanta uberiosa mewe, ed in bre. mo spazio raccolla, è divenuta a tempo stesso documento syenne dello 4) rito patrio e della generosità del Mach. LUNI Car. Remedi. ma ancora della za di S.M.Carlo Alberto, per servire di ra alla continuazione di tali ricerche, de- glinate a illustrare, se non la storia di Zuai eirusca, al certo quella di Zuni romana. l'Università di Bologna. Essa consiste un decreto di patronato deliberato nell’ auno 355 dell'E. V. da un collegio e «enlpito in bronto a onore di £. Cor. Proculo, come colui che ivi è ap- pellato: Pir Splendidus Civitatis Lunen sis, Homo simpl. vitae. Unde credimus .. . si cum nobis Patron.-cooptemus . . . place» re cunctis universisque tam salubri rela- tione Magistror. nostr consentiri, prae- sertim cum sit et dignitate acci onore fascium repletus. Unde sati. deque gratulari possit N. N. si eum nob. Patr.adsumamus ... Et nos gloriosi gau- dentesyne offerimus, tabulamque. aeneam hujus Decreti N. scriptura adfigi prae- cipia! utinam jusserit, testem futurum in aevo hujus consensus nostri relationem cenmerunt. — Feliciter. Questo maguiloquo decreto di patro. nato ci ‘hiama a far menzione di altra iscrizione marmorea spettante a un colle- Fabbri, selibene di qualche tempo iure al decreto suddetto. Fu essa pu- I secolo XVII trovata io due pezzi nei campi di Luni e di la traspor- tala in casa Magni a Sarzana — Lu co- piò e pubblicò il Muratori , quindi la ri diede il Targioni sulle schede «ell riograîo sarzanese Rossi , il quale ultimo lesse nella prima linea, come quno 1819) leggeva , e caj seguenti parole: NOMIVA COLLEGI FABRUM IIC, e non FABRUM 1LIC come fu data dal Muratori ae, che le tre letiere IIC, invece di essere Aue II avanti a un C, dovevano riguar la prima per un To per un L, è sicuramente per un G. i Irsse quella parola mossa in dur come abbreviatura di FABRUM LiGaiferorum, o sivero di FABRUM TI- Guur rum. dé LUNI Adottando io quest’ultima lezione del l'archeologo piemontese, ne av so qui i miei lettori, perché troveranno . Linici rammentata colesta tavola ri lunensi, quando calcolai quell’ 1C per nuruero romano, in vece di una pa- rola un poco iroppo mones. Mi gode I° animo però di aver comune l'opinione coll'erudito sig, Promis in quanto all'età della tavola predetta, la quale sebbene senza indicazione cronica, non dovrebbe essere anleriore al secolo IV, sul riflesso che si.trova in essa riunito ai Fabri Ti. ‘gnarii anche il collegio dei Dendrofuri, rinnione che fu comandata da una legge dell Imp. Costantino, stata inserita nel Cod. Teodos. { lib. 14 tit. 8.) Finalmente al deel are del IV secolo nense dei tempi dell'impero di Graziano, Valente e Valentiniano, la quale consiste in un creduto cippo migliarin. Essa può dirsi l' ultima dei tempi romani , e forse la sola si faccia menzione dell’ intera uni. versità di Luni, cioè del suo civico ma. gistrato. Questo colonnino assai malconcio fu traslocato a Nocchi, villaggio sopra Ca- majore, in una casa signorile, ma attual mente conservasi in quella chiesa parroc- chiale. L'epigrafe copiata dal P. Sebastiano Paoli della Madre di Dio inviata al Muratori, che la pubblicò nel suo Tesoro (a pag. MLV. 3.} e dopo lui fu ripetuta dal Targioni e da me allorché ne fec N° 14, non crede affalto esente da-difetti queli ,e poro esatta la sua lezione, sia perchè in essa è dato il titolo di Divo a Graziano impera- tore cristiano e ancor sirenie, come an- cora per irovarvisi lur. Cass. D. N. Va- nanni; mentre questi fu imperatore d'O. riente. Quindi nasce motivo di dubitare che il colonnino possa essere ( com° fatto) in quei punti corroso, e che. 10 agziungore per ultime lettere Vatrermiziano E; il quale imperatore re- gnà dall'anno 364 al 355. L'epigrafe re. lativa a Graziano e a Valentiniano II in tal caso surelibe sata ivi scolpita sotto il nome e dopo la morte di Palentiniano I loro padre. Per la stessa ragione l'ultima produrla sotto LUNI fu fatta incidere nello stesso rip: insieme regnanti. Come estremo documento della storia spettante a Lun gli ultimi versi dell’ Numaziano, se non fosse Lroppo poetica la descrizione da esso fatta nel mentre approdava alla mariua di Luni, di eui cantò: 4dvchimur celeri candentia moenia lapsu Nominis est auetor sole corrusca soror. Indigenis superat ridentia lilia sozis, Et levi radiat picta nitore silez. Dives marmoribus tellus,quaeluce coloris Provocat intacias luzuriosa nives. Imperocchè quel candentia moenia a giudizio del sig. Promis non deve essere preso in senso di mura di ma sì do- gli edifizi massimamente pubblici in essa compresi, — Frattanto che le mura di Luni fossero costruite, come dixse Ci Li di graudi | tiquario torinese ha delle ragioni per non convenire su di ciò, sia perché un recio» a non potrebbe sì facilmente spa- a perché nelle escarazioni e lavo. ri stati fin qui , non furono m discoperti costà muraglioni mar- morei. rv: voro L'armro Der Barnazi e To- SCASA SINO AL SUO AVMICHILANENTO Mancano affalto notizie di questa citta dopo il passaggio di Rutilio Numaziano (anni 416, 0 420 dell'E. V.) sino alla fine del secolo VI; sicchè nulla sappiamo delle sue vicende sotio la dominazione Golica, come tampoco nelle tre prime decadi del regno de' Longobardi ja Tta- lia. — L'unico scrittore coeianeo che al ato una qualche rimembranze di è $. Gregorio Nagno. Un testimone lo illustre, un) autorità sod solcnn ri renza sopra sinti pochi, i quali luugi dal- la nostra penisola fecero da cronibti del. i Lungobandi, senza dire come essi scrissero la storia di tal LURI perindo non giù, come da quel pontefice fu narrata, nella caldezza delle guerre 0 invasioni di que' barbari, ma circa due secoli dopo. L'investigazione per tanto dei falli slo- rici proprj a fissare, se non con precisio- ne, almeno approssimativamente l'epo- ca dell’ irruzione de'Longobardì nelle no- stre maremme, e Del lerril: Luni, serobra che non possa riniracciarsi me- glio che nelle epistole e nei dialoghi di S. Gregorio il Grande, cui dalla corte di Costantinopoli per le virtù di lui, e per la meritata e ine che ne ebbe, grau parte degli d'Italia venne affilata. Fra le molte epistole del santo ponte. fice sceglierò specialmente quelle diret- teal venerabile vescovo Venanzio che sedè nella cattedra di Luni durante il pontifi- cato «del Gran Greg È quel medesimo Venanzio cliato nei dialoghi da quel Papa, sia allorchè rac- conta il miracolo dell’ Auzer falto da S. Frediano vescovo di Lucca, sia «le' pro- digiie predizioni attribuite a S. Cerbone Populonia. L'ultimo de'quali all'arrivo de' Longobardi in Italia insi me cu'suoi preti abbondonò la residenza di Terraferma per mettersi in salvo nella Isola dell'Elba dipendente dalla sua dio- cosi. Comerché s' ignori l'anno preciso della morte di quest ultimo tescoro, per quanto da alcuni six supposta verso l'an no 5,5, egli è certo però che S. Gregorio nell'opera citata ne parla come di un tatto acculuto innanzi il suo pontificato. Alla qual epoca per conseguenza conver- rebbe riportare l'irruzione delle populo- miensi maremme fatta dal crudi o duca Gummaritt. In quale stato deplorabile la ferocia de’ Longobandi avesse ridotto quella dio. sì può facilmente congetturare dal- l'ordine che S, Gregorio nel primo auuo del suo pontiticato inviò a Balbino vesco- vo della di dargli la vicina chiesa di Populonia, ch'era rimasta senza pastore e senza par- onde amministrare a chi nasceva e @ chi moriva i SS. Sacramenti. ( Epist. lib. 1. N15.) Ma in mezzo a Lanta crudeltà, mentre i Longobardi, come disse lo stesso san Gre- gorio ( Dialog. lib. II cap, 38), incrude- poli di Roselle per raccoman- pei LUNI 05 livano sopra i iani da disertare abitanti le compagne, le terre ele ci truggere chiese e monasieri, io non sa- +piegare come in mezzo a questi fl welli polesse un vescovo recarsi tranqui lamente alla visita apostolica e all’ord nazione di varii preti e diaconi in un'al- nel caso che questa fosse stai in preda di soldatescu eretica e crudeli ma: dico, di non sapere spiegare ciò se 2a animeltere che le genti Longobarde al anno 5go dell'E. V., cui appunto corri- vio del vescovo di Roselle a + si fossero ritirate da quelle maremme, 0 che quei barbari dall'iucen» . Altronde come Pisa i ci ralori, sic- come può comprendersi dalle lettere «lel- lo stesso Ponietice agl cito longobardo stabilito nelle loscane maremme ? Comunque sia di tulto cià, non debbo io escire dall'insestigazione propostumi, da quella, cioè, tracciare dalle Jet- tere di S. Gregorio Magno qual fosse ne- gli ultimi anni del secolo VI lo vile e politico di Luni e della trade, Non meno di otto lettere contansi fra quelle sicuramente da S. Gregorio dirette a Venanzio vescovo di Luni, il di a, dell’anno 594, interdisce È di stare a-servire gli ebrei abi. tanti nella città di Luni, e nel tempo me» accorda a questi ultimi la fa» nuare a tenere i primi ncl- i agricoltori delle terre di pro. prietà degli ebrei, purchè i lavoratori vi stieno come veri coloni e senza apgravio di altri oneri da dirsi serv Cotesto documento, escito dalla penna di un santo ponictice, è importanti. loria legislativa; concioniucì parte di essa cpistola stà a coni sMra, come i giudei a quel lempo | mamente possedevano beni-immobi «fronte anche di un'altra legge, che dovè esere di corta durata, la quale ordinava 96 LUNI la coutisca de' beni di coloro che non fu sero battezzati. (Cod. lib. X De Pugan.) Il drito pertanto della proprietà im- tuobile pare che venisse conservato Ta a 2 favore della nazione isruelit auche uci secoli posterivri al reguo lon- gobundico. Su di che è da esaminare quan. to fu seceunato iu questo Vol. a pag. 383 per conoscere, non solo del diritto mante. nuto in Lueca negli ebrei, cioè, scilere beni immobili, ma anche della fa- colà di poterne liberamente teslure per tramandarli ai Jorv ereil Non sueno meritevoli di attenzione so- no due altre lettere scritte nell'anno 595 da quel sommo Pont.al vescoro Vensuzi Ju una delle quali si ragivua della peui- tenta da iulligzeni all'abate di Porio-Ve- onasteri dell'Iole di Capraja, CI dello Gorgona; entrambe le quali isole dovevano perciò esere allora sotto la giu- risdizione spirituale del vescovo di Lun cui il S. Pontefice con l'altra lettera ip- giunge di recarsi cola per sorvegliare i due peniteuziati. Inoltre iu una di quelle lettere S. Gre gurio Magno da avviso » Venanzio di a- vergli inviato una copia della sus Aego- la Pastorale, e più una veste, la quale era destinata a servire al buttesimodi una Entrambi colesti documenti frattanto ci fanno strada a conoscere il libero eser- dei vescovi di Luni nelle cose atti. tanto nella terraferma della Toscana, come nelle iso- le di Capraia e della Gorgou , mentre nel politico queste dipendevano dalla cor te imperiale di Cntautinopoli. — Inoltre galle stese lettere si può erguire della li- che il re Autari, contemporaneo di S. Gre- gorio, prvibi ai suoi Longobardi di bat teszarsi nella fede cattolica Al ee di novembre dell'anvo 598 isponde la quarta lettera, con la qua- le il S. Pontefice approva il divissinento del vexcovo Venanzio di fondare va inv mastero di vergini nella sua propria cav denise la città di Lupi € di delicarlo cou ma por monaca per costituirla in badessa a diri- LUNI la cappella anpeva a S. Pietro Apatolo, ai SS. Gio. e Paolo Martiri, a S. Era» @ 2 S. Sebastiano ia però una lezi ma donazione di due foudi rustici, che il vescora possedeva in proprio, posti nei vocaboli Fubroniano e paio sl tre un assegno di arrali sacri ivi s specifi. cati. Al qual'oggeito S. Gregorio due anni dopa, richiesto da Venanzio, iuviogli pere quel ssero ritiro di monache, (Fpist. (Lib. X n° ° 43). Harvi un'altra lettera dell’anno 599 relativa a una nuora cunvertila inonsca (forse la ueolita del 595), la quale essen- retta ul Papa cou una petizione di «loglisnze contro sua walre, fu rinviata essa medesima cou la petizione a Vena: ziu, sciocche, verificata la cow, egli chia- masse u se la madre dolla monac4, e pre- curasse di persuaderla picificame Cie se poi ella non volesse alerire alle i officio:e di Venzazio, allora dispo» vescovo assister del.ba e a la cletta figlia davanti al giudice. 0 a chiunque altra persona se- conilo l'uso legale, atfiuché la madre della jcante venisse cusirella di efelluare ‘23 ciò che ricusava spouisueamente. Fiuulmente 1° ultima Jeltera fu scritta da quel glorioso Pontefice nell'anno 600, € la diresse al vescovo luvense mediante prete e un discono di Fiesole, lutori Per la qual cosa S. Gregorio i il vescovo Venanzio a dare ni pet. una ventina di soldi di quel dellu sua chiesa. Inoltre aggiunger. prucurasse di aver cura del lesro sj te al patrimonio ecclesiastico lunense, finche (diceva S. Gregorio) quando Dio Ù senza al- 0 controversia venghiuo te € ricmumvegnate alle chiese, cui e apparienzone. DI pra) a queto tempo, v puo deu ia uti di dea Gre LUNI rin Magno io tengo che sia da riportar- f l'oceuiazione longobandica della Lu- Wigiana. Forse altri prima di me avrà fatte con. sîmili osservazioni desunte da uno scrit- tore cotanto rispettabile da anteporsi di gran lunga a Paolo Warnefrido , che ci ca sno anni dopo scriveva; come la guria marittima, a partire dalla città di Tuni nella Toscana, sino ni confini della Francia, cadde in potere dei Longobardi gno di Rotari ( fra il 636 e il 653): civitates ab urbe Tusciae Lunensi mniversas, quae in littore maris sunt, usque ad Francorum fines cepit.(De Gest. Langob. lib. IV.c. 47). E qui merita es ser poste a confronto una consimile fra- se usque ad Tusciam dallo stesso Paolo adloprata , allorchè (al lib. Il c..36) seri. vendo egli del re Alhoino nel tempo che ava Pavia (anvo 569-571) attribui- jane di gran parte dell Jtalia , invasit omnia usgue ad Tusciam praeter Romom et Ravennam. Comecchè fino da quel tempo alcuni scrittori riguar- dino la provincia dell'Umbria quasi par: te della Toscana, è certo per altro che ciò non necadde sotto il regime de’ Longo berdi. . Quando precisamente Loni fosse cccu- pala dalle armi longobardiche, e qual sorta di regime governalivo v° intradu. cessero, tuttociò resta ignoto. Quello che sembra certo è, che a Vei piuttosto che precedere dovette nella sele di Luni il santo vescoro e martire Si- «ardo, o Cecrarilo; sia perchè il nome di quest'ultimo è decisamente longobardo, sia perchè nell'anno 6oo, a cui l'Ughe!li, sulla fede di un'iscrizione posta in tempi più recenti alla cassa sepolcrale di S. Ceo cardo nella ciiesa di Carrara, che segna all'anno Goo il suo martirio, il rese. Ve. mabzio in quell’anno medesimo continua- va a carleggiare con S. Greg. Maguo. Una notizia che sarebbe impor tanza per decidere della prima disgrazia e desolstione di Luni, fu data per av- ventura de un aaiore contemporaneo # ; ma che dalle lontane provincie della Fran- cia scriveva delle cose d' Italia. Intendo di appellare a un paso della Cronica di Fredezarin tata dal Duchesne (Fran. cor. Script. Vol. I cap. 71), la dive di- acurrendu della: conquista della Liguris LUNI 947 marittima fatta dal re Clotario, n Potari, rittime di Genova, di Albegna, di getti, di Savona, di Ubitergio e di Luna, = mettendole tutto a ferro e foco, spoglian» do quei popoli, comlannandali alla schia- vità, e finalmente distruzgendo fino ai fondamenti Je mara delle pronnminate città: muros civisatibus subscripiis usque ad fundamentum destruens, vicos has ci- vita'es nominare praecepit. Quantanque alcuni dotti, fra i quali 11 sig. Carlo Promis, facciano buon conto, e diano una grande imparinnta alle citate role segontamente per indicare l'epoca delta prima distruzione di Luni, pare qual- euno trovò ragione da dubitare che nelle descrizione di tutte quelle brutte cose, fatte dl re Roteri a danno di Lani e del-* la Ligaria, vi sia una gran dose di ess geruzione, e forse, anche molta parte di romanzo, specialmente ciò che «petta sebizeità de' popoli rovine dici liguatiche, tra le quali quella di Ubitergio escita di getto dul cervello di quel fran cese scrittore. Ad opporsi al racconto di Fredegario Trpino ‘allo smantellimento delle mura di Luni, alla schinvità del suo popolo, all'essere stata tolia dal novero delle cit- tà ec. ec. stanno i fatti posteriori all'età di Rota bellicnso sì, ma netalen del. fe oppressioni dei Longohardi prepotenti ‘n danno dei sudditi sicchè frenare quelli e tatelar questi, egli fu il primo re di sua nazione in Îialin, che riunisse le un corpo di leggi il codice longo- bardico. Luni frattanto continuò non solamente sd essere sede de' suoi vescori, ed a chia. marsi costantemente ciltà , ma nello stes- 30 sun distretto ehbero case e posessioni 1 duchi longobardi di Lucca, al cui go- verno politico Lani con tutta la Lunigia- ma sembra che restasse incorporata. Arroge a ciò, che l'antico castello di Montigamo, detto allora di Agi/ulfo, seb- bene nel distretto di Luni, a' tempi del re Astolfo doveva dipendere dulla Corte regia di Lucca. ERO D.mdechè fra le sostanze del re Astolfo, con diploma del 753-donate a S Anselmo perla badia da questo suo cagnato crella a, 2948 LUNI Nonabtola, sì trova nominato ua oliveto punto pressa il castello di Agilulfo, con sue poderi e respettivi coloni , il tutto spettante alla sun Corte Zegia di Zuc- ca. ( Tiuscecai, Histor. Nonant. T. Il pag. 15.) Che i ducbi Longobardi di Luoca pre- sedessero anche al governo di Luni e di tutto il suo contado è un tal vero che non ainiette discussione; e che i duchi me- desimi possedemero case e terreni in La- migiana lo annunziò prima di tutti il Fio- rentini nelle Memoric della gran contessa il quale trovò il glorioso duca WPalperto nel ventesimo anno del regno di Luitprando, e primo del re Ilprando, cioè nel marzo del 736, nella città di Lu- ni, mediaote però un suo rappresentante, per acquistare in compra una casa con deîrenì, servi, ancille, campi, vigne, selve, mobili e immobili. La carta che è stata recentemente pubblicata nelle Me- morie Lucchesi (T.V P. II pag..13), fu rogata in Zunensi civitate in mense sus prascripto alla presenza mii, fra i quali due cit A Conoscendo ora il testamento .del ve- servo Walprando figlio del duca Il 4€ Wlperto, col quale aito lasciò sho patrim chiesa di S. Martine, a quelledì S. Frediano e di S. Reparata di Lucca, si viene a scuoprire una delle cau- ie per le quali la mensa vescovile lucchese e la chiesa di S, Frediano permutavano o ano beni di loro pertinenza in La- per esempio è un contratto del sett. 816, rogato in Luni da Giovanni prete e notaro della stessa chiesa alla seuza di due vescovi, Pietro di Luni e Jacopo di Lucca, mercè cui quest’ultimo diede a livello sl vescovo lunense totti i beni che le chiese di S. Martino e di S. Frediano di Lucca possedevano del. l'eredità del vescoro Walprando in loco et finibus Eunense, — Con tutto ciò. i v i Lucca auche nei tempi sti in Lunigiana, Essendochè nel 19 mag- gio dell'843 Berengario vescoro lucchese fece un cambio con Rodiperio de Zuaa ivi icerè due poderi posti cedeudi verve ana casa massarizia con lerre incol te, selva cc. posta bi dicilur Culimaulo f- LUNI nibue Lunense civitatis, pertinente ipsinr «piscopatu vestri S. Martini , ecc. Che il luopo di Coliunulo qui sopra ramaientato corrisponiler potesse al vico di Colagnola, o Colugrola ia Val di-Ma- gra, ne induce a crederlo un'altra carta lucchese del 9 sett. 8795 la quale sì ag- gira intorno alla permuta che Gherardo vescovo di Lucca fece di alcuni beni della sua chiesa, situati in /oco ubi dicitur Pu- licha prope Colugnule, finibus Lunen- i talcbè designandone i confini, rammentala la selva del vesco- Maria di Luni, la Pesciola {tor- rente) Zugnatica e Ciceriano (Cesera- 10). — Med. Coruonora di Val-di-Magra. Ad esaminare la convenienza di cole- P. Il.) lè tampoco mancano docnmenti poste ‘riori confacenti a dimostrare, che i ve ghi della Lunigia gen najo dell’ 883, Gherardo del fu Gottifre- do vescovo di Lucca allivellò una casa com terre annesse, situate în /oco ubi dicitur Mossa prope Frigido, ingiungendo I ob- bligo al fittuario di recare l'annuo censo di dodici buoni danari di argento alla corte dominicale dello stesso vescovo, po- sta in loco ubi dicitur Quarantula prope Frigido. (Oper. cit.) ‘nte con altro istramento del 986 Teodegrimo vescovo di per conto della sua calte- i terra posti alla destra det s0 la pieve di S. Vitale, loco et finibus Longobardi in Toscana, il cammino si rende talmente malagevole'e oscuro che fa duopo auidare Lasioni co} rischio cao. tiuuo di cadere o di perderne la traccia. Che Luni sotto il regime lougobardo dipendesse da un castalido, sottoposto egli medesimo sl duca di Liqoca c di Fis, LURI: perisce, che il duca Allone aveva l'inge- renza e il comando di tutto il littorale toscano. — Ped. l'Art. Lucca. Se si cerca di Luni sotto il regno de Carolingi, mi sembra di vederla conti muamenie non solo sede tranquilla de'suoi prelati, ome lo di a conoscere il docu- mento del sett. 816 di a passi ma eziaadio dipendente periore di Lacca. Per ciò che pe part que. mo quesito stà in suo furore il fat- dell'apparizione del porlenioso nati» glio che senza pilolo € senza alcuna guida dai mari del Le + terso l’anno 782 portò alla spiag; Luni fra le altre io- signi reliquie quella del Vocro Sanro che si venera io Lucca, Frattauto noi ci avanziamo verso l'an- mo 840, epoca nella quale Luni protò dai Nori e Saraceni tali disavventure, che questa città ne restò desolata al segno da nom poter più d'allora in poi risorgere dalle sue rovine. Però il graude Annali jano ebbe ragione di uon fare al- ri racconiai Astingo capo de' Normanni permanenza, poscia dell" scovo e della prig Lani, accompagnata dalla distruzione fa- tale della citta. Tanta barbarie facevasi dalle genti del Nord che veleggiarono del- T'Oceano fino alla Magra, credendo di aver e devastato invece della piccola tà di Luni l'eterna metropoli di Roma, altre favolose bizzarrie di simile fetta, ripetute a sazietà da scrittori di troppa buona fede e di epoca posteriore alla sup- posta avventora. Quindi «dopo avere passat i principali autori che discorsero di quegli accidenti, e dopo aver delto, che un'astu- nia similea quella di Astingo fu attribuita a Roberto Guiscard oggetto d'i impor sessarsi di un castello in Calabria siccome vien narrato da Gi pensa a buon ture troppo ripetute svelino un' origine romanzesca. Un nuovo imbroglio è messo in campo ve o no 860 ivi si legge, che i Dunesi, ossia LUNI %9 dall'annalica Bertiniana, iscchiall'an. Magione venaero al indi penetrati per l° altrecittà. Ma ne ciò fia vero, dirò È tori, ben poea cura doreano avere elIialiani di tewer fortificate e guornite di buove muraglie le loro citta, massima. mente in tempi, nei quali ogni dilesa ba- stava a fermar l'impeto di eserciti i più eros. Comecché dopo tanti racconti di bar- bari pirati, Mori, Saraceni e Xorman scesi ira l'84o e l'860 a mettere i rale toscano a ferro e fuoco, Luui devesse ine e deohazio. intorno al mille — fata Luni si tenevauo fiere n mercati, arvegna- chè in quell'anuo-dall'Imp. Ottone I fu- rono donati al vescovo i diritti regii sul mercato medesimo insieme com la corte, o dir si voglia il distretto della citt di Lu- al 963 in ni, ec. E iu qualche modo il nuove sbarco e- seguito fra l'Arno e la Magra, nel 1016 dai Mori condotti da Musetto principe ddel- la Sardegna e delle isole Baleari con dan- no di Luni, serve a confermare che que- sta città era sempre abituta e abitabi Nè tampoco al primo secolo dopo il mil- Je si potrebbe dire ebe il commercio € lo scavo dei marmi Lunensi fosse affatto nul- lo, tostoché, se l'abute Bono nel 1040 per costruire la prima chiesa e monastero di S, Michele in Borgo a Pisa si recò a Ro- ma a comprare colonne antichi elifi oche, per fub- fece venire per mare da Luni il legua- me di castagno: e che poch' anni appresso ridusse la fabbrica del suo monastero sì ben fornita |li colonne che aveva pror- veduto da Luni e dall Isola d'Elba, in guisa che lo stesso abate dich il Mon. di S. Michele di Pisa portò i suoi reclami a i Rcocielia Arrigo III, per dirgli che un tal signorot- to lucchese, Gandolfo del fu Enrico, ave- vagli rapito ua terza perte del monte 10 Ù30 UUNI della corte e castello Ji Agilulfo, citunto prope porta quae dicitur Beltrami, che era di proprietà della cattedrale di Luni ; talchè l'avvocato era pronto a cimentare le sue ragioni mediante il giulizio della Pugna. Naove rappresaglie soffrirono mel secolo XII i vescovi di Leni per parte de' pià potenti dinasti della Lunigiana, Dicn Jei marchesi Malaspina, che arhi- trariamente nel 1124 avevano fabbricato un fortilizio nel monte Caprione, po- i poveni e giorisdizione della chiesa di Luni. Per Ja quale aggressione fa portata la causa davanti ai consoli Treguani di Lucca nel. la chiem di S. Alessandro; ls quale ver tenza fornisce un altro indizio confecen- te a confersenre la supremazia del governo lecchese sopra Lani e la Luni Però a coatrariare la sorte di Loni pià di ogn'altra cosa vi contribul ia malvagi. © area interposta fra Luni.e il lembo del mare, il luogo che fe sede della desolata città con i fomi ed i suburbj, il dirittodel ripetico e del telonze com varii castelli del contado lunense, fra i quali Cerrara de sue e le lapidicine de marmi, ec. Frrfegitt età il vescovo sil clero lunense vagavano dall ica sede a Ser- € spesso a Ca selnuovo di Magra per fori ire un nemi- bile, ma più formidabile dei Mori, dei Saraceni e dei Normanni, come era la crescente corrotiela dell’ sere ca. giooata dai paduli, dai ristagni delle scque marine, e da quelli dell’acqua dol. ce che spingeva nei campi di Luni la va- Guate fumana della Magra e che i cre- scenti rinterri e le progresive dune sen- scolo ivi arrestavano. Ju vista per tento della malaria fu dal Post. -Inuscenzo II, nel 1304 conceuo, «he la cattedrale di Luai si teasportesm im S Andeso di Sernena eb ceri: intem- LURI perieni. Con tutto ciò il capitolo di Le ni nom sembra che si stabilisse in Serza- na, mentre lo troviamo anche dopo il se- cole XII ad ufiziare in Cestelnuove di Magra, pecse situato in io, e assi ticino a Lami. Difatti in novo fa- trono redatti gli statuti più sotichi del capitolo di Leni, e in Castelnuovo nel 6 otiubre del 1306 capitò Dante Alighieri, incaricato dei marchesi Malaspina per trattare la pace con Antonio da Canella vescovo di Luni,malato inquell'epi; ca L'abbandono totale Toni per perte del smo clero, e il di lai stabilimento fi male in Serzana, data veramente dal 1465, anno in cai il Pont. Paolo IL ai at lu pr segnò la bolla di traslazione forms- della sede vescovile di Luni ma; sul riflemo, dice il privi residenza di quel clero era vagante. Che però, conservato il nome di città alla stes tu deserta Zani, ordina che sia traslatata a Sarzana îl titolo di città: mec noe di- etum oppidum Sarsanoe in civitotem cum jure civilitatis, ct cunctis aliis privile. n... crigims. 4 Coucala Leni del mondo politico e dalle i storia ecclesiastica, dopo avere trasfare le sue oaorificenze in Sarzani il lettore all'Art. di questa città dove sa- ranno secennate le vicende della sua die- cesi, mon che le politiche del suo terri- torio. 1 più attribwiscono a Leni l'onore di essere stala patria del Pont. S. Eatichi» no, siccome coa maggior sicurezza si peò dire emere stato suo cittadino il vescoro S, Venanzio, tosiochè egli la propria casa di Lani coeverti in un monastero. LUXI (PORTO x). — Fed. Lena, Ponro-Vaxrar, e Srezia (Goiro seta). LUNIGIANA ( Zaniziana ). — Piccola regione posta fra liguria e la Toocana, la maggior perte ome ispre e fi wuoi influenti, a cui diede il nome che tuttera conserva di Lenigia- na, la città di Leni antico cspo Imago dell eontule e discesi omonima. - Se noi potessimo esser in grado di ca rscere il perimetro di ques'antico com- tado, avremo nel tempo stemo donde as. dei limiti precisi delle Lani- LUNI glana,iquali peraltro oltrepassare dore- venoquelli del ywe;oy Macra di Stra- done , ossia della Val-di-Magra. Ai secoli XI, XIl e XIII il contado del- qu Marca con la Ri. la Lonigiana gli ul soro (Lib. III c. 3) diceudo; che il primo vescovo di Toscana è quello di Luna, ch' è Marca con li Genovesi. Contuttochè corra per invalsa o) di essere i vescovi di Luni stati investiti del titolo e prerogutive di conti della Lu- migiana sino dal tempo dei Carolingi; miuno fra i documenti finora pubblicati specialmente di quelli estratti dul di zioso archivio arcivescovile di Lucca, nè tampoco dall'archivio della cattedrale di Sarzana, presentò una lestimonianza che possa dirsi coeva al regno dei Caroliogi per dare a tale opinione il grado di verità. Certo è che al secolo XI portavano il titolo di Conti della Lunigiana i prone- ti del march. Oberto, che fu Conte del alazzo sotto Ottone il Grande. Della qual cosa ne abbisino la conferma in ua do- eumento dell’anno 1050 edito dal Mura- tori nelle soe Anlchità Estensi { Parte I cap. a) dove si legge, che 11 March. Azzo II, tola Comes istius Lunensis Comitatus. Altronde non risultando dai diplomi periali , e nè tampoco da quelli ela dall’Imp. Federigo I al suo ben alfetto Pietro vescovo di Luni, nè dal lodo del 2202 sulla questione dei castelli venduti dai marchesi Estensi ai Malaspina, e nep. re dal trattato di pace del 1306 fra An- io Vese. di Luni e i marchesi Mala. spina rappresentati dal loro procuratore Dante Alighieri, nè avendo io incontrato alcun utto solenne di epoca anteriore al sec. XIV, non saprei fissare un gio regio, mediaute il quale i vescovi di Luni godettero prima del secolo XIV del- le prerogative di Conte. : Venne bensì nell'auno 1355 accordato loro il titolo di Principi dall'Imperato- re Carlo IV con uno di quei tanti diplo- mi, coi quali si concedevano spesse volte li stessi paesi ed onorificenze a due ed an- che a più persone, o comunità nel tempo amelesimo. Uno dei vescovi più allivi per riven- LUNI 91 dicare ai prelati della diocesi lanense i diritti stati trascurati o perduti, fu il ve- dei nobili di Fucecchio, il nella cattedra di Luni dall’ anno 1376 al 1296. A lui si deve la ruc- colta, o copia Î raccolta che fu e si conserva tuttora riu. mila in un libro di proprietà della calle. drale di Sarzana‘, not eruditi sotlo Fra i molti documenti che il Muratori estrasse da quella collezione fuvvi auche Tarbitrio lodato nel 1208 dui giudici ti im uns causa vertente fra Gualterio vescovo lunense du una parte e i marchesi Malaspina dall'altra parte; nel quale lodo per avventura si descri- vono in succinto i confini della Zuni- giana, ossia del contado e diocesi di Luni che meritano di essere qui appresso ripor= tati con la stessa ortografia e parole: Hi sunt confines. d Ponte de Strada (il poaticino detto fottere di Strada, po chi passi a ‘pon. di Pietrasanta ) conpre- iendo fotam curiam Corvarie e Valle- cle usque ad montem , qui dicitur Juva et ab co monte usque ad summitatem Al- piu (dell'Appennino di Garfagnana fra Mommio e Sillano ).eundo per sumunita- tem Alpium usque ad Cisam, et inde comprekendendo totun districtum Ponti. eli ( Ponticli per Pontremuli ) et Mulaz- si, et Lovagli, et Calese (Calice), et eundo asque ad Padulvarinum, et in eundo usque ad Carpenam compreliendendo to- tam curiam et distriotum Carpene, We- sani, Foli, Vallerani, Bevelini, Vesigne, ‘esndo (Tivegna ?) et Pulverarie, et inde per maris litora usque subter Brancalia- nura (borgo di Brancaliano esistito sul fiu- et inde usque ad pontem de st in capite Brancaliani. — rescritti confini ( soggiunge quel lodo ) tanto i marchesi Alberto, Gu- glielmo e Corrado dei Mulaspina, quanto il Vescovo e i loro respettivi no- bili e vassalli si obbligavauo di prestarsi reciproco ajulo ec. Dalle sopraespresse parole perlanto, nea che dalle bolle pontificie apedite da Eu io II (anno 1149) e da Innocenzo Ill (anno 1202) ai vescovi di Luni, sem. bra resaltare, che la chiesa luocase als» pe LUNI colo duodeciaso, non avesse più giurisdi zione alcuna sulle isole di Capraja e di la Gorgona, come la ebbe ul tempo di Gregorio Magno; e che, se dal lato di po- mente la diocesi Luni al secolo XII aveva già perduto uma porzione di terri- torio, sembra che non venisse egualmente scorciata dalla parte di levanito, dove per lungo tempo abbracciò il distretto di Cor- vaja e di Vallecchia in Versilia, Infatti questa fiumana sino al declinare del seco- lo XVIII formò l'estremo limite meri- dionale della diocesi di Luni-Sarzana, si come dal lato di grecale i suoi confini , valicando il monte del Giogo, verso la Pania di Terripca, percorrevano nella valle superiore del Serchio, ossia nella Gurfagnana alla, dote abbracciava tutto i torio comunitativo di Minucciano no. Costa oltrepassando il Serchio saliva sull'Appennino dell’ Ospitaletto, ed ivi premdemlo la direzione di maestro per- correva la stessa giogama fino al di là della Cisa'e trapassato wppena l'Appeni Zeri, scendeva per Calice in Val-di quindi per i monti del Golfo della Spe- zia, e di la per mare tornava sul lido del la Versilia al Ponte di Strada. Che poi la contrada della Lunigiana fosse molto più estesa di quella che porta il nome di ValJi.Magra , si rileva anco- ra ilalla notizia pubblicata dal Zambecio delle città e castella della Toscana descrit- te all'anno 1376 per valli, e per conirale. Essendo che (ra i csstelli, i quali ade- risano allora all'Impero, si trova wella vincia di Lonigiana segnato per il pri- Po quello delle Perrucola de' Quosi col suo distretto (cioè di- Fivizzauo) e per l'ultimo il comme di Montignoso; men- tre per parte della Garfagnana lo stesso registro comprende fra i camelli di que- slultima provincia, a partire dalla valle del Serchio sotto la Lima dal castello di Pescaglia risalendo nella valle superiore sino al confine della comumitî e plebanato di Pieve-Foseiam, il cui distretto confi- mava € confina col crine dell' Appennino di S. Pellegrino. Perciò che spetta alle psteriori vicen- de della diocesi di Larui-Sarzana vedasi P.frt. Sanzaza, Coi per fa parte fisica della Valle di LUPE Magra, e territorio di Luni invierò i miei lettori agli Art. Aura Aruasa, Connana, Lirronate Toscano, Macna, Maainurta se Lum, Piernasanta ec. LUPETA nel Val.d'Arno Pisano. — Cas. che diede il nome a due antichi mo- nasteri , di cui restano luttora le chiese con qualche annesso. — Il primo è in- titolato « S. Jacopo, l’altro a S. Andrea, eutrambi compresi nella Cor. e Giur. di Vico Pisano, du cui le stesse chiese trovan- si poco più o poco meno di mezzo miglio a grec. nella Dioc. e Comp. di Pisa. Risiede il Mon. di S. Jacopo sopra ui viltima propagine orientale del Monte. sano. Era la sua chiesa divisa in tre cor- pi, ora residuati sl solo ambulatorio mag- giore con una traversa senza tribuna, del- la figura del T con uu solo altire. Con- servasi però la facciata, che è tulla di pie- tra verrucana di an’ architettura forse del secondo secolo il mille. Con questo monumento della storia architettonica sì conservò sino ul secolo decorso, quasi per far prova della di lui antichità, una cam- frana nella contigua torre che portava scol- pito l'anno 1186. Il Mon. di S. Jacopo a Lupeta aveva titolo di priorato. Sembra che un tempo l'abitassero gli Eremitani di S. Agostino, i quali nel 1294 dall'Eremo da Lurpeta si recrrono nel convento di S, Niccola a Pise. A viemaggiormente convalidare la no- Vizia di una numerosa famiglia monastica che costà dovè abilare restano gli avanzi dell'annesso claustro e dei corridori si- tuati di fianco alla suddetta chiesa. Co testo locale attualmente serve ad uso deb la famiglia colonica, che lavora i contigui terreni, i quali insieme con la chiesa fu- rono dati al capitolo della cattedrale di Pescia. L’aftro monastero con la contigua chie- sa di S. Andrea a Lupeta, trovasi distan- te un 400 passi da quello di S. Jacopo, scendenilo verso grec, alla base estrema del monte, e poco lungi dal canale della Seressa. — Del Mon. di S. Andrea di La- trova menzione sino dal 1 marzo 43 fra le pergamene della Primazialo di Pisa, ora nell'Arch. Dipl. Fior. Nella facciata di questa chiesa di tica stritttura circa alla metà dell’alzato veggonsi quattro leste d'ariete scolpite in maciguo al pari di tutto il restante «dell LORI elifizio. La chiesa è di forma quadrilun- ga con ampia tribuna rotonda, e presso alla medesima sono gli avanzi del Mon. abitato da religiose, le quali si trasferiro- no più tardi in quello di S. Marta a Pisa, LUPI presso Livorno. — Villa con an- messa lenuta nel popolo di S. Matteo, Com. Giur. Dine. e citea un migl. a sett. di Li- vorno, Comp. ili Pisa. 1a Torni sulla strada R. pisana presso’ la ripa destra del torr. Cigna e la Fonte di S. Stefano, così detta da una polla d'acqua che prese il nome dal chiesa battesimale di $* Stefano in Car- raja presso il l'orto Pisano, stata consa- crata e dotata nel 1116 da Pietro vescovo di Pisa. —/"ed. Livonno Comunità, e Por ro Pisano. LUPINAJA nella Valle-tel.Serchio,— Cas. con ch. parr. 6 Pietro) nella Com. Giur. e circa 4 migl. a sett. di Gallicano, Dive. e Duc. di Lucca. È situato in poggio alla destra del fi. Serchio sopra uno sprone occidentale del- l'Appennino di Barga, dal cui piviere e giurisdizione il popolo di S. Pietro a Lu» naja anche nel secolo XIII dipendeva, A memoria più autica del casale di Lu. pinaja risale all'anno 754, mentre nel istrumento di fondazione della badia di Monteverdì il suo fondatore S. Walfredo assegnò al monasicro medesimo, fra le altre sostanze, le porzioni di case e ter- reni che teneva in loco gui vocitatur Bar- ga, Ghemio, Zupinario etc. ed. Banca. La par etro a Lupinaja nel 1832 aveva 196 abit LUPO (CO' pi). — Fed. Conruuro — LUPO (MONTE). — Fed. Monratoro. LUPONMPESI, o LUPOMPRESO nel. la Valle dell'Ombrone sanese. — Villa nel popolo di S. Fortunato a Murlo, Com, € Giur. medesima, Dioc. e Comp. di Sie — Ped. Mono. LURIANO ( Zugrianum ) nella Valle della Merse. — Cas. già Cast. con solto l’invocazione di S. Gio. Battista nella Com. Giur. e circa 4 migl. a scir. di Chiusdino, Dioc. di Volterra , "Comp. di Siena. iede sopra unta diremazione dei pog- usi che propagansi a lev. ale Bocchegiann, pei quali è sepa- rat la valle superiore della Merse dalla vallecola percorsa dal torr. Farma. Lusc 955 Alla chiesa di Lariano furono riunite quelle di Folgori o Scalvaja e di Far- 1a, disperse villate situate fra le due e igl. a scie. di Luriano. Luriano nel secolo XIW + oltre le chiese testè no: La pare. rivi nel 1833 contava 245 abit. LUSANA in Val-di-Magra. — Cas. con chiesa par. (S. Andrea) nella Com. Giur. li Luriano e Scalvaja scir. di Bagnone, Dico. di Lani-Sarzana, Comp. e qua: Ponzano gi Pisa, Giace sul dorso dei poggi che separano il torr. Civiglia di Cessolana da quello del Tavarone. Le ville di Zusana, Busseto e Pagliac- cio, per alto dei 16 maggio 1566, si sot- tomisero al G. D. Cosimo L e sei anni de 1833 del 168 abit. LUSCIANO ( VILLA pr) sopra Rsoce- noti nel suburbio orientale di Firenze. Ped. Rusciano (Vara m) Luscrano di Mucenuo, attuatmeote Car- sctano. — Wed. Luco pi Mvustuo. Lusciaso e Tuscrazo nella Valle dell’ Albegna. — Di questi due casali uno vi- cino all’altro, dove furono due chiesuole sotto il titolo di S. Eusebio e di £. Gre- gorio nel distretto di Manciano, territo» rio della città di Sovana, è fatta menzio- ne in molte pergamene dei secoli VIII © TX della mensa vescovile di Lucca, alla quale le suddette chiese e vici a quell epoca appartenevano. — Fra quelle per- gamene perlanto ve ne sono due, del gior gno 752, e del 25 marzo anno 753, le quali ci seuoprono per avventura la ca- gione, per cui la Ch. cattedrale di Lao. ca sotto il governo dei duchi longobardi estese il suo patrimonio perfino nelle ma. remme di Orbetello, mentre con queè due istrumenti, rogati in Lucce, Perpran- do e Petrifunso figli del duca Walperio venderono al loro fratello Walprando ve- scovo di Lucca Îa porzione di beni Legion tenevano a Tusciano e a sisteuti in case, in terreni colti ra i QUL Luso «colti, pomiferi, vignati, olivati, selve, ec. 1 quali beni uniti al ricco patrimonio di quel Vesc. passarono , per metà ulla cat- tedrale, e per l'altia metà alle chiese di 8. Frediano e di S. Reparata di Locc4, ‘mercèil testatmentodi Walprandodel754. — Fed. Trsciano e Lusciano, Sovana. LUSCIGNANO, 0 LUSIGANO in Val + di-Magra.—Cas. c00 parroschia (S. Mer. tino) nella Com. eun migl. a pon. di Ca sola, Giur, di Fivizzano, Dioc. di Pontre- zioli, giò di Lani-Sarzana, Comp. di Pisa. È posto in costa sopra i poggi che fian- cheggiano a destra il torrente .dulella, allorchè scende dal soprapposto Appenni- mo, appellato l'Alpe di Mommio. La parr.di Luscignano nell'auno 1833 contava 328 abi LUSIGNANA in Valdi L— Ab tro casale del distretto e giuri ione di Bugnone, con chiesa parr. (SS. Viucenzio € Atastasio) nella Dioc. di Pontremoli, già di Luni-Sarzana , Comp. di Pisa, Trovasi alle radici del Mont Orsajo sopra lo sprone che scende alla siuistra del torr. Caprio, sul canale chiamato Pos- ponte , mezzo migl. a lev.-scir. della Roo- ca-Sigillina , e circa 4 migl. a maestr. di Baguone, confivaute a lev. coll ex-feudo Estense di Treschietto, mentre dal lato Fato si unisce alla Com. granducale di ilattiera , cui Appartiene una porzione della popolazione di Lusignuna. Pa perte della parr. di Lusignana una piccola villata che porta il nome di Vi- nola (Fineola), della quale villa cadi bccasione di far parola al suo speciale articolo + 11 Cas. di Lusignaoa fu già di dominio del March. Spinetta Maluspina di Fosdi- novo, dalla cui obbedienza quel popolo si allontanò per mettersi solto la Rep. Fior., che gli concesse capilolazioni assai van. taggione în data del 7 marzo 1477. * La parr. di Lusignana nel 1833 conta- lagiti, gr dei quali spelta! i Filattiera. — Fed. Bacnore € Firarruna. LUSIGNANO.— Ped. Lecsonaro, Los- Grana, e Lusciona! coi LUSOLO, LUSUOLO (Zuzolune) in Val.di-Magra.— Villa cou ch. parr.(S.Mat- teo) nelle Com. Giur. è circa 4 migl. Mib. di Baguone, Dioc. di Pontremoli, gi di Luni-Sarzana, Comp. di Piss: LUST Cotesta villata insieme con Campoli stu alla destra del fi. Magra in un suolo serpeatiroso, totalmente diverso e stac- cato da quello di Baguone; che è situato alla sinistra del fiume prenominato. La villa di Lusolo con quelle di Rie- de di Giovagallo, situate pur esse alla destra della Magra, per atto de' 25 lu- glio 1424 si diedero a titolo di semplice accomandigia per anni 5 alla protezione della Rep. Fior. mediante i March. Opiz- zino e Jacopo fratelli e figli del March. Gio. Jacopo Malaspina. Quindi con atto de’26 agosto 1458 fu rinnovata con la Rep. la stessa uccomandizia per anni dieci me- nie la marchesana donna Caterina di Bartolommeo da Campo-freguso. Final. mente nel 1574, ai 13 die. il March. Er- cole di Guglielmo Malaspina trasferi e cedè liberamente al Granduca Francesco I Je ville suddette , salvo il beneplacito di S. M. imperiale, e a riserva dei beni allodiuli. Posteriormente il Narch. Lodo- Vico figlio del March, Ercole Malaspina, per istrumento de’ 31 maggio 1608, n ‘atto di ratificare cotesta alienszion e il prezzo di scudi go0. La parr. di È Matteo a Luslo nel l'anno 1833 contava 229 ubit LUSTIGNANO in Val-di-Cornia — Cast. con chiesa plebana (S. Martino) nella Com. Giur. ecirca 1a migl. a ostro.. lib. delle Pomarance, Dioc. di Volterra, Comp. di Pisa. È situato sul fianco orientale dei poggi che fiancheggiano la ripa destra del fiu- me Cornia, cui restano «di fronte dal lato sinistro del fiume i castelli e luogbi di Moute Rotondo e la Leccia,a sett. Seraz- zano. a pou. Canueto e Monte-Verdì. Alcune notizie relative a questo castel letto souo fra le pergamene appartenate alla comunità di Volterra, ora nell'Arck. Dipl. Fior.— Un este pertsato esulta, che nel 29 marzo 1346 costà in Lustiguano i Larbardi,0 nobili di Castelnuovo di Val- di-Cecina, venderono e si v0g che nel di primo giugno raunello della villa di Lusi diante procura rinanziò a favore del co- mune di Volterra al diritto di eleggersi LUST Lool alla signo. da REIT di gra dat e dei suoi magistrati; che mel 7 sett. 1264 li stessi abitanti di Lustignano fecero istan- esenzioni ta al comune di Volierra per aver ajuto e consiglio onde rifabbeicare il castello in detta villa di Lastiguano; la quale do- manda fa emedita dai Volterra mi, sicco» mme apparisce da un allo 14 giugno : fatto in Castelnuovo ; che consiste mandato di procura per riscuotere dal Com. di Volterra il salario del lavoro fatto nella ricostruzione delia porta del eastello di Lastignano, e per riscuotere il itsebbioli. Anche nel 1a/giugno 186, per istrumento che si rogò nel Cast. di Lestignano, Bernardo del fa Sigherio vicario del giudicente di Lustignano, col consenso dei consigli costituisce un pro. curatore ad oggetto di riscuolere dal co. mune di Volterra lire So in sussidio del ri. facimento delle mura del castello predetto, Negli statui Volterra del 1388 il comune di Lustignano trovasi tassato per la quota prediale nella somma di L.3725. mente in un deposto di testimoni del 31 marzo 1296, fatlo per riconoscere gli antichi confini del distrutto cestello di Cornia, furono esaminati diversi uo. mini anche del limitrofo castello di Za- ati; — Wed. Cossra Casratto. Me poche notizie autentiche qui so- sccenuale tull' altro appariscono che Pilicini di padronsaza avuti 0 pretesi in Lastignano da Rapieri de'Paanocchieschi vescovo di Volterra, come scrisse il Cecina. Nell'agosto del 1430 le soldatesche del duca di Milano condotte dal Piccinino in Maremana occaperono e diedero il gua- sto anche a questo piccolo castello;il quale Fa neovamente lartassato nel 1447 dalle truppe d'Alfonso d'Aragona re di Kapoli. Nel distretto di Lustignano, al pari che in quelli limitrofi della Leccia, del Sesso, di $ e di Moaterotondo nella Val. Ve della Cornia esistono i Lagoni, dei quali fu fatta menzione agli drt. -Noovo di Valdi-Cocina,e Lacom del Volterrano € Manscisno. della distretta [a a Lestiguano sieme con altri Ubaldini giurave famiglia 1833 contava 157 abit. Fins sur Wosume Srcisvo pgizssty Google